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SPETTACOLI Il mancato successo con gli Europe e le divergenze artistiche, lo fanno desistere

Sogni di rock’n’roll Mimmo Fasano, la popolarità anni ‘80 senza i reality La verità sugli Europe italiani Perchè finì prima di cominciare

di Charles N. Papa ROMA - Spesso i sogni si realizzano. A volte si raggiunge l’obiettivo prefissato. In pochi diventano star. Negli anni ‘80 non esistevano reality di alcun genere a scoprire nuovi talenti. In quegli anni era davvero complicato arrivare al popolo. Oggi, inutile dirlo, è tutto più facile e immediato. Certo questo aiuta i talentuosi, ma anche chi di artistico, nulla ha. Ma noi oggi, parliamo di Mimmo Fasano, affermato architetto molisano, trapiantato a Roma dai tempi dell’università con un passato che ha rasentato la popolarità nazionale. Un passato quasi da rockstar con un gruppo che, prima dell’avvvento di Joey Tempest, si chiamava Europe. E’ una bella storia, finita solo per una mancata distribuzione di un album (e non cd) di pregevole fattura. Un buon disco di rock con propaggini prog, che poteva essere un successo, non foss’altro per la promozione adeguata che si era fatta. Ma andiamo con ordine, parliamo con Mimmo Fasano al telefono: Mimmo Fasano, quali sono i suoi esordi? “Autodidatta, cominciai ad avere le prime esperienze nei primi anni ’70 con il Gifra Group a Campobasso. Col tempo e dopo molte prove con Mario, Pierluigi, Carletto e successivamente Bruno, il nostro divenne un gruppo molto apprezzato nelle esibizioni dal vivo dove suonavamo cover dall’hard rock al pop”.

C’era una tecnica per imparare a suonare allora? “Io allora imparavo i pezzi restando caparbiamente incollato per ore al mangiacassette cercando di capire gli accordi e riprodurre nota per nota gli assoli che mi interessavano”. Come era l’ambiente musicale dell’epoca? “In quegli anni ci conoscevamo un po’ tutti. Ricordo tutti con affetto, non faccio nomi per non dimenticarne nessuno, anche perché non eravamo molti ed eravamo campobassocentrici, non avevamo idea di come si suonasse fuori del Molise. Per dire, al massimo sapevo che esisteva un bravo chitarrista ad Isernia e basta, il mondo finiva lì! Concerti di artisti importanti zero…Ricordo che si parlava ancora di un gruppo mitico di Campobasso che io non ho mai visto all’opera, i Devils se non sbaglio, che era riuscito a incidere “addirittura” un 45 giri (“Riflessa”), un pezzo melodico da mattonella! Non c’era altro, non c’erano professionisti (a

Skin con gli Skunk Anansie live in Italia MILANO - Il tour promozionale di “Smashes & trashes”, la raccolta di hit degli Skunk Anansie (“Hedonism” ,”You’ll follow me down), toccherà l’Italia con due date a novembre. Skin e la sua band saranno il 15 a Milano e il 16 a Firenze. I fans possono già acquistare i biglietti.

parte Bongusto…).Parlare di concerti era una parola grossa, diciamo che si facevano feste di piazza con il clou della stagione rappresentato dai faticosissimi e affollati veglioni ,4/5 ore e più di musica! tra il ‘73 e il ‘75 eravamo sostanzialmente tre gruppi a dividerci le serate: Gifra, POA e Ipotesi”. Nel corso degli anni si trasferisce a Roma, comincia ad avere contatti con la grande musica, assiste ai primi concerti di big come Banco, Pfm, Van der graaf. Dopo l’esperienza Europe cosa accade? “Fondai insieme a Joe i Modem, cui si aggiunse un bassista di Bologna, Max Turone. Cercavamo una nostra strada, suonando tantissimo e registrando provini su provini. Alla fine ci autoproducemmo un singolo (New town) che servì più che altro da biglietto da visita per entrare nel giro di Roma. Infatti, grazie anche ai contatti con l’ex tastierista degli Europe, cominciammo a partecipare a diverse registrazioni ad es.empio per Heather Parisi. Apparimmo tra l’altro anche in una se-

ROMA - “Conobbi casualmente Joe de Luca, giovanissimo batterista di Caserta, il quale mi presentò a Stefano Urso, bassista del Rovescio della Medaglia, gruppo rock all’epoca piuttosto conosciuto che aveva fatto diversi album per poi sciogliersi pochi anni prima. Stefano, figura chiave di quel gruppo e musicista allora molto conosciuto a Roma soprattutto per le sue doti tecniche, voleva fondare un nuovo gruppo dal nome Europe e aveva già alcuni pezzi pronti e molte idee. Per mesi provammo in trio più un cantante, perfezionando gli arrangiamenti e lavorando molto sulle voci (i riferimenti erano i Queen), comunque divertendoci molto e suonando a volumi assurdi (lì ho lasciato buona parte del mio udito!). Una cosa però non mi garbava molto: i testi erano in inglese. Intanto cercavamo un tastierista, indispensabile per quei pezzi. Ne sentimmo tanti. Ricordo che una volta mi capitò fare un provino con un giovanissimo Danilo Rea (si, proprio lui), che alla fine disse gentilmente di non essere interessato a far parte di un gruppo. Mi venne allora in mente di chiamare Pierluigi Armagno, ex GifraGroup, con il quale facemmo diverse prove fino a quando lui dovette rinunciare causa servizio militare. Alla fine trovammo un tastierista di Roma, Marco Colucci, e un produttore, Marco Marati, grazie al quale registrammo un primo pezzo, “Someday”, con il quale nel 1980 facemmo la prima apparizione televisiva in uno spettacolo del sabato sera con Nadia Cassini. Dopo aver trovato un cantante inglese (Ricky, ballerino di passaggio a Roma), tra l’80 e l’81 registrammo, l’album intitolato “Eurata televisiva con Baudo per accompagnare un certo Manuel, allora il ballerino preferito della Parisi. Nel 1986, infine, le esperienze più importanti: Venditti e Scialpi. Con Venditti e l’onnipresente Gaetano Ria lavorammo dapprima alle musiche per il film “Troppo forte” di Verdone, in cui io suonai con l’acustica il tema principale del film “Love theme blues”. E oggi? “Da allora ho continuato a suonare da solo, divertendomi comunque, perché la chitarra è una malattia benigna che ho trasmesso ai miei

Il Jacko postumo si scontra con Anka LOS ANGELES - Chissà se Michael Jackson voleva pubblicare “This is it”, se voleva i suoi cinque fratelli nei cori. Fatto sta che il singolo è uscito e Paul Anka (quello di Diana) ne recrimina la paternità con il vero titolo “I never heard” scritta nel 1983 e cantata da Safire nel 1990 con scarsi risultati.

rope” che venne pubblicato a metà dell’82, preceduto da un 45 giri con “Don’t let them die” al lato A e “Queen bee” al B. Si trattava di brani non semplici da eseguire e, anche se possono non piacere, a distanza di tempo risultano non banali armonicamente. Erano tutte composizioni di Stefano il quale mi dava comunque molto spazio, c’erano molte chitarre elettriche e acustiche, insomma lavoravo molto in sovraincisione…Solo, c’erano anche troppe tastiere e troppi cori per i miei gusti, non c’era un attimo di tregua nei pezzi che, e non solo a me, risultavano troppo pieni… Seguì una intensa promozione televisiva (Discoring, Domenica In, Fresco Fresco per una settimana intera) e interviste; non altrettanto buona fu però la distribuzione, anzi fu pessima. Il disco non decollò e man mano vennero fuori dei problemi, c’era insoddisfazione e mancavano idee chiare su quello che si voleva continuare a suonare. Per quanto mi riguardava, ad esempio, all’epoca sentivo tutt’altro tipo di musica, chitarristi come Pat Metheny, McLauglin, ecc. e mi sentivo quindi sempre più a disagio con la musica degli Europe, proiettata verso un progetto da rock star che non era il mio, un progetto ambizioso ma un po’ confuso. In poche parole, il gruppo si divise. Stefano continuò con il marchio Europe con un altro musicista seguendo la strada “dance” anni ’80 fino a quando comparvero gli Europe svedesi che, a quanto mi risulta, dovettero accordarsi con lui per diventare i proprietari unici del “marchio”. Rimasi in contatto solo con Joe e Marco, ma nell’83 dovetti partire militare”. Mimmo Fasano nipoti, Luca, chitarra della “Via d’Uscita” e l’ancora acerbo bassista Dario e a mio figlio, che da poco è caduto fatalmente nella rete che gli avevo preparato fin da piccolo. Ho aspettato pazientemente, senza mai insistere, facendogli vedere e ascoltare le mie belle chitarre (Gibson, Strato e Ovation) e soprattutto facendogli sentire di tutto, dagli Zeppelin a Bill Frisell, da Paolo Conte a Django Reinhardt passando per Ry Cooder e finendo a Ben Harper...ovviamento privilegiando il repertorio chitarristico. E adesso gli ho regalato una Telecaster…”

11 ANNO II - N° 228 GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2009


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