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A L L A N

K A P R O W

YARD, New York, Martha Jackson Gallery, 1961

Il termine Environment si riferisce ad una forma d’arte che coinvolge l’intera stanza (o uno spazio esterno) che circonda lo spettatore e del quale fa parte ogni singolo materiale comprese luci, suoni e colori” (A. Kaprow, 1962). Gli Environment sono spazi ideati da Allan Kaprow, dove il pubblico è chiamato a intervenire direttamente sui materiali, che non vengono più considerati semplici installazioni, poiché in continuo mutamento. Nel maggio del 1961 Kaprow fu invitato dalla Martha Jackson Gallery di New York a contribuire ad una mostra collettiva chiamata Environments Situations Spaces. Riempì il cortile della galleria con centinaia di copertoni usati di automobili, avvolse le sculture di bronzo eseguite da Barbara Hepworth e Alberto Giacometti con della carta nera catramata sia per proteggerle sia per cancellarle. All’inaugurazione il cortile si presentò come una discarica di quartiere. I visitatori dopo un iniziale disorientamento, cominciarono a spostare, camminare, sdraiarsi sulle cataste di copertoni seguendo le dimostrazioni dell’artista. Le fotografie in cui Kaprow sposta i copertoni sono da considerarsi un’ istruzione tanto quanto un documento. Karpow chiamò l’ambiente di copertoni Yard, successivamente nel corso degli anni gli fu chiesto di ricrearlo, come avvenne nelle seguenti occasioni: 1970 Happening&Fluxus, Kunstverein, Colonia, Germania 1991 Fondazione Mudima Milano 1998 The Museum of Contemporaney, Los Angeles, California

A R T A S L I F E

Gli spazi della galleria, puliti e luminosi, simmetrici e lineari, gli angoli retti e severi del cortile, i cartelli vietato toccare erano infranti da Yard che non era solo una massa fisica, una sporca e unta montagna di copertoni, ma rappresentava dinamicità-movimento evidenziato dall’invito esci e gioca, “Come out and play”. Questa installazione trasformò il giardino della galleria in un terreno fertile per zanzare e insetti vari. Kaprow invitava il pubblico a giocare, a condividere lo stesso spazio occupato dall’Environment ricreando così la stretta corrispondenza tra artista e pubblico che precedentemente aveva caratterizzato anche gli action paintings di Pollock. I pneumatici che Kaprow utilizzò per la sua installazione erano usati e consumati, dismessi e privati di qualsiasi altro impiego. Erano in effetti anche facilmente reperibili, infatti in quel periodo si parlava molto di obsolescenza e Yard era un commento vivente alla spazzatura prodotta dalla società.. Kaprow scoprì che era praticamente impossibile disfarsi dei copertoni e lo staff della galleria impiegò settimane a svuotare il cortile. Per questo motivo, Yard finì di essere una critica alla cultura del consumismo e divenne, invece, parte di essa, poiché liberarsi dei pneumatici significò contribuire al circolo di consumo e spreco.

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