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score CARPETS (version 10 of YARD, 1961)

Walls stapled-over with tarpaper Floor covered with used tires, laid flat, treads touching 2nd tire layer, starting one row behind first (like a stair step) until 1st layer is covered, as if it were a carpet 3rd, 4th layers, and so on, each a beginning row behind previous one until there are no more carpets or tires to lay *

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Reassembling carpets anywhere outside until There are no more carpets or tires remaining

- AK 2003

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CARPETS (versione 10 di YARD, 1961)

Muri ricoperti di carta catramata Pavimento ricoperto di copertoni usati, posati orizzontalmente, in modo che i battistrada si tocchino 2° strato di copertoni, iniziando una fila dietro l’altra (come fossero gradini di una scala) finché il 1° strato è coperto, come se fosse un tappeto 3°, 4° strato, e così via, ciascuno inizia con una fila in meno finché non ci sono più tappeti o copertoni da mettere a terra *

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Radunare i tappeti all’esterno finché non rimangono più tappeti o copertoni

- AK 2003


YARD, New York, Martha Jackson Gallery, 1961 Il termine Enviroment si riferisce ad una forma d’arte che coinvolge l’intera stanza (o uno spazio esterno) che circonda lo spettatore e del quale fa parte ogni materiale comprese luci, suoni e colori” (A. Kaprow, 1962). Gli Environment sono spazi ideati da Allan Kaprow, in cui il pubblico è chiamato a intervenire direttamente sui materiali, non semplici installazioni, poiché in continuo mutamento. Invitato a partecipare a una mostra collettiva alla Martha Jackson Gallery, Allan Kaprow riempì il cortile retrostante la galleria con centinaia di pneumatici usati. Lo spazio così trasformato ricordava una discarica più che una galleria d’arte, spiazzando i visitatori che erano invitati a camminare, sedersi, sdraiarsi sulle cataste di copertoni, con la facoltà di spostarli a piacimento per poi rimetterli a posto. Yard divenne un lavoro cruciale nell’opera di Kaprow, per l’uso dissacrante e la messa in discussione dello spazio espositivo. Era importante che il pubblico toccasse e modificasse l’opera: un invito a giocare che univa la visione dell’artista e dei visitatori chiamati ad agire in uno spazio comune. Con questa distesa di copertoni, quasi un moderno giardino industrial-zen, Kaprow suggeriva la capacità dell’artista di confondere i piani e di giocare non solo con l’arte, ma con la vita stessa. A proposito di Yard sono stati evidenziati i legami con il modo di lavorare di Jackson Pollock, artista che Kaprow trovava “straordinariamente infantile, in grado di farsi coinvolgere totalmente dalla sua arte”. Accanto a questa dimensione totalizzante e giocosa, c’è anche posto per un atteggiamento ironico nel riutilizzo dei copertoni: rifiuti usati per inquinare il mondo dell’arte, ma anche materiale faticoso da rimuovere alla fine dell’environment.

Loggia della Mercanzia di piazza Banchi, 19 gennaio-10 febbraio 2008 All’interno di una recinzione costruita nella storica Loggia della Mercanzia sono ammucchiati vecchi copertoni. Ognuno è libero di prenderli, spostarli, camminarvi, sdraiarvisi. L’happening è realizzato nella versione Carpets che consiste nel formare “tappeti”, trasportando i copertoni fuori dalla struttura e deponendoli a terra creando vari strati, sfalsati uno sull’altro, fino al loro esaurimento. Le gomme formeranno una specie di pila di tappeti, come in un bazar, richiamando l’uso originario dello spazio della Loggia. Tutti i visitatori sono invitati ad agire sull’environment, rimettendo infine i copertoni all’interno dello spazio della recinzione.

A cura di Franco Sborgi, Leo Lecci e Paola Valenti Università degli Studi di Genova, DIRAS - Sezione Arte, ADAC – Archivio di Arte Contemporanea con la collaborazione di Alessandra Visentin Progettazione e allestimento: Geoffrey Hendricks e Pietro Millefiore All’allestimento e all’environment hanno partecipato gli studenti dei corsi di Storia dell’arte contemporanea e di Storia della grafica in età contemporanea della Facoltà di Lettere coordinati da Luca Bochicchio: Jessica Bergstein-Collay, Rossana Borroni, Samyra Bova, Sonia Braga, Chiara Carratino, Francesca Bulina, Lydie Durand, Marta Guagnozzi, Margherita Guidi, Francesco Iacometti, Luisa


Jacquemin, Daniela Legotta, Roberta Lucentini, Chiara Luminati, Alessandra Piatti, Mattia Pietrozotto, Rita Ronchetti, Ilaria Sechi, Alessio Stretti, Amanda Vallis, Luca Villani, Giulia Zito.

Si ringraziano per la collaborazione: Coop Sette Scrl, Dondi Gomme e Mauro Gaggero Orario: martedĂŹ-sabato, 15.00-19.00; domenica e lunedĂŹ chiuso Per informazioni: 010/2095978; 010/2099755


A L L A N

K A P R O W

YARD, New York, Martha Jackson Gallery, 1961

Il termine Environment si riferisce ad una forma d’arte che coinvolge l’intera stanza (o uno spazio esterno) che circonda lo spettatore e del quale fa parte ogni singolo materiale comprese luci, suoni e colori” (A. Kaprow, 1962). Gli Environment sono spazi ideati da Allan Kaprow, dove il pubblico è chiamato a intervenire direttamente sui materiali, che non vengono più considerati semplici installazioni, poiché in continuo mutamento. Nel maggio del 1961 Kaprow fu invitato dalla Martha Jackson Gallery di New York a contribuire ad una mostra collettiva chiamata Environments Situations Spaces. Riempì il cortile della galleria con centinaia di copertoni usati di automobili, avvolse le sculture di bronzo eseguite da Barbara Hepworth e Alberto Giacometti con della carta nera catramata sia per proteggerle sia per cancellarle. All’inaugurazione il cortile si presentò come una discarica di quartiere. I visitatori dopo un iniziale disorientamento, cominciarono a spostare, camminare, sdraiarsi sulle cataste di copertoni seguendo le dimostrazioni dell’artista. Le fotografie in cui Kaprow sposta i copertoni sono da considerarsi un’ istruzione tanto quanto un documento. Karpow chiamò l’ambiente di copertoni Yard, successivamente nel corso degli anni gli fu chiesto di ricrearlo, come avvenne nelle seguenti occasioni: 1970 Happening&Fluxus, Kunstverein, Colonia, Germania 1991 Fondazione Mudima Milano 1998 The Museum of Contemporaney, Los Angeles, California

A R T A S L I F E

Gli spazi della galleria, puliti e luminosi, simmetrici e lineari, gli angoli retti e severi del cortile, i cartelli vietato toccare erano infranti da Yard che non era solo una massa fisica, una sporca e unta montagna di copertoni, ma rappresentava dinamicità-movimento evidenziato dall’invito esci e gioca, “Come out and play”. Questa installazione trasformò il giardino della galleria in un terreno fertile per zanzare e insetti vari. Kaprow invitava il pubblico a giocare, a condividere lo stesso spazio occupato dall’Environment ricreando così la stretta corrispondenza tra artista e pubblico che precedentemente aveva caratterizzato anche gli action paintings di Pollock. I pneumatici che Kaprow utilizzò per la sua installazione erano usati e consumati, dismessi e privati di qualsiasi altro impiego. Erano in effetti anche facilmente reperibili, infatti in quel periodo si parlava molto di obsolescenza e Yard era un commento vivente alla spazzatura prodotta dalla società.. Kaprow scoprì che era praticamente impossibile disfarsi dei copertoni e lo staff della galleria impiegò settimane a svuotare il cortile. Per questo motivo, Yard finì di essere una critica alla cultura del consumismo e divenne, invece, parte di essa, poiché liberarsi dei pneumatici significò contribuire al circolo di consumo e spreco.


A L L A N

L’idea dei pneumatici deriva dalla passione, che Kaprow aveva da bambino, di giocare con vecchie gomme, tanto intensa che un giorno lo portò a far rotolare un copertone giù per una collina, a Tucson, urtando la fiancata di una macchina e mettendosi nei guai. Adesso, poteva far rotolare tutti i pneumatici liberamente, gli unici ostacoli presenti erano le sculture di bronzo della galleria, trasformate in strane rocce di un giardino zen post-industriale. Yard portò Kaprow a una riflessione riguardo il binomio gioco-vita: “Stava cominciando a darsi il permesso di giocare nella vita oppure al gioco della vita”.

Loggia della Mercanzia di piazza Banchi, 19 gennaio-10 febbraio 2008

K A P R O W

All’interno di una recinzione costruita nella storica Loggia della Mercanzia sono ammucchiati vecchi copertoni. Ognuno è libero di prenderli, spostarli, camminarci sopra, sdraiarvisi. L’happening è realizzato nella versione Carpets che consiste nel formare “tappeti”, trasportando i copertoni fuori dalla struttura e deponendoli a terra creando vari strati, sfalsati uno sull’altro, fino al loro esaurimento. Le gomme formeranno una specie di pila di tappeti, come in un bazar, richiamando l’uso originario dello spazio della Loggia. Tutti i visitatori sono invitati ad agire sull’environment, rimettendo infine i copertoni all’interno dello spazio della recinzione.

A cura di Franco Sborgi, Leo Lecci e Paola Valenti Università degli Studi di Genova, DIRAS - Sezione Arte, ADAC – Archivio di Arte Contemporanea con la collaborazione di Alessandra Visentin Progettazione e allestimento: Geoffrey Hendricks e Pietro Millefiore

A R T A S L I F E

All’allestimento e all’environment hanno partecipato gli studenti dei corsi di Storia dell’arte contemporanea e di Storia della grafica in età contemporanea della Facoltà di Lettere coordinati da Luca Bochicchio: Jessica Bergstein-Collay, Rossana Borroni, Samyra Bova, Sonia Braga, Chiara Carratino, Francesca Bulina, Lydie Durand, Marta Guagnozzi, Margherita Guidi, Francesco Iacometti, Luisa Jacquemin, Daniela Legotta, Roberta Lucentini, Chiara Luminati, Alessandra Piatti, Mattia Pietro zotto, Rita Ronchetti, Ilaria Sechi, Alessio Stretti, Amanda Vallis, Luca Villani, Giulia Zito.


Allan Kaprow - ART AS LIFE

YARD Genova, Loggia della Mercanzia 19 Gennaio – 10 Febbario 2008-03-16 Envirnoment’s Diary



yard 2008