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VOCE per la COMUNITA´ NOTIZIARIO PASTORALE - PASQUA 2008

Parrocchie di Botticino Sera, Mattina e San Gallo 1


RECAPITODEISACERDOTIEISTITUTI Licini don Raffaele, parroco tel. e fax 0302691105 - cell. 3283108944 e-mail:rafaellic@tin.it e-mail parrocchia: parrocchiasera@alice.it fax segreteria: 0302193343 Capoferri don Mauro tel. 0302691105 - 43 e-mail: donmaurocapo@libero.it Loda don Bruno tel. 0302199768 Pietro Oprandi, diacono, tel 0302199881 ORATORIO tel. 0302692094 Scuola don Orione tel. 0302691141 Suore Operaie tel. 0302691138

BATTESIMI BOTTICINO SERA

Sabato 22 marzo alla Veglia Pasquale Domeniche 30 marzo, 27 aprile , 1 giugno, 15 giugno ore 11,00 sabato 12 aprile ,sabato20 maggio ore 18,30

BATTESIMI SAN GALLO

sabato 20 marzo ore 18,30 - domenica 27 aprile ore 10,00

PRIME COMUNIONI

- A SAN GALLO DOMENICA 4 MAGGIO ORE 10,00 - A BOTTICINO SERA DOMENICA 11 MAGGIO ORE 10,30

CRESIME

Anche questo notiziario è stato realizzato per le parrocchie di Botticino Sera e Sangallo. Parecchie di queste pagine sono anche per il notiziario di Botticino Mattina. Gli argomenti comuni riguardano, l’intervento del nostro Vescovo sui ministeri nella chiesa e in parrocchia,agli oepratori pastorale delle tre parrocchie di Botticino; la seconda parte del Direttorio Diocesano per la Celebrazione dei Sacramenti, le iniziative del Centro famiglia e del don Orione, le attività estive per ragazzi, adolescenti e famiglie, i pellegrinaggi e le gite. Le altre pagine riguardano sia la comunità di Sera che di Sangallo, iniziative, bilanci e il programma delle Celebrazioni per la Settimana Santa.

- A Botticino Sera e San Gallo sabato 8 o domenica 9 novembre 2008 Orari confessioni Botticino sera Il sabato e le vigilie di festa dalle ore 15 ,00 alle 17,00 San Gallo primo o dopo le S.Messe

la busta per l’offerta in occasione della Pasqua Da tradizione, anche in occasione della Pasqua, viene ricordato ad ogni famiglia l’invito a contribuire ai bisogni della parrocchia mediante un offerta strordinaria. Anche questo è un modo per esprimere la propria appartenenza alla comunità parrocchiale. Gli impegni economici non sono pochi sia per la parrocchia di Botticino Sera che per quella di San Gallo. In occasione del Natale c’è stata una buona risposta, dandone merito a quanti hanno aderito sia nel tanto che nel poco. In occasione della Pasqua viene rilanciata la sottoscrizione “della mattonella “ sia per San Gallo che per Botticino Sera.

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VOI CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E’ VIVO, NON E’ QUI. E’ RISUSCITATO! La Pasqua di Gesù è la Buona Notizia assoluta. E’ la Buona Notizia che rende possibile tutte le altre perché è la sorgente della Speranza. Ogni desiderio e ogni realizzazione si schianterebbe e si spegnerebbe contro la definitività della morte e l’ineluttabilità del male. Oggi risuona in tutto il mondo l’annuncio che la morte è stata sconfitta e il peccato è stato avvolto dalla misericordia. Non c’è annuncio più bello e liberante. I peccati, gli individualismi, le divisioni e le guerre nascono proprio da un cuore pieno di paura della morte, paura della solitudine, paura di non contare nulla, paura della malattia, paura di perdere il possesso dei beni materiali, paura di perdere il potere di comandare, paura di perdere la soddisfazione di apparire il più grande, paura di non essere amati da nessuno. Il male ci suggerisce di tenerci stretta la vita calpestando gli altri, accumulando soldi, cercando successo. E più teniamo stretta la vita per costruirci il monumento ai noi stessi, più la perdiamo. Ma se oggi, spinti da questa buona notizia, prendiamo coraggio e ci avviciniamo al sepolcro… Vediamo la pietra ribaltata! …Se ci chiPASQUA...FESTA DEI MACIGNI. niamo, ed entriamo nel sepolcro pieno di morte, scopriamo all’interno una luce vivissima che ci riconsegna la Speranza, ci fa sperimentare la gioia Ognuno di noi ha il suo macigno. del perdono, ci fa scoprire nella paura della nostra Una pietra enorme, solitudine, la presenza certa e fedele del Risorto. messa all’imboccatura dell’anima, Il Figlio di Dio fatto uomo, Crocifisso e Risorto, piagato e segnato dalle trafitture dei chiodi e della lancia, che non lascia filtrare l’ossigeno, scende agli inferi per liberare tutti e poi risale alla che opprime in una morsa di gelo, destra del Padre portando per sempre la nostra umache blocca ogni lama di luce, nità nel cuore della Trinità. Se accolgo il meraviglioso annuncio del mattino di che impedisce la comunicazione con l’altro. Pasqua e mi lascio salvare da questo amore senza conE’ il macigno della solitudine, dizioni entro anch’io nella logica della Croce e della della miseria, della malattia, dell’odio, Risurrezione. E’ il regalo più grande, bello e potente di Pasqua: ridella disperazione, del peccato. cevere in dono lo sguardo della Fede, la forza della Siamo tombe allineate. Speranza, la passione della vera Carità. Ognuna col suo sigillo di morte. Fede, Speranza e Carità custodite nel cuore scardinano il potere assoluto delle nostre paure e ci permetPASQUA, allora, sia per tutti tono di attraversare ogni difficoltà, ci donano di desiil rotolare del macigno, derare i desideri di Dio per una vera e piena felcità… la fine degli incubi, che è sempre felicità di tutti. La Pasqua è sempre un fatto comunitario: se accolgo l’inizio della luce, il Risorto, accolgo tutti. la primavera dei rapporti nuovi. Avvolti da questa misericordia e raggiunti da questo E se ognuno di noi, sguardo dolcissimo del Risorto percorriamo le strade di questo mondo raccontando questo incontro con Lui uscito dal sepolcro, e con la comunità dei suoi discepoli, peccatori perdosi adopererà per rimuovere il macigno nati. del sepolcro accanto, Ogni occasione di questo giorno diventi “possibilità” per questo rinnovato annuncio di fede che rigenera si ripeterà finalmente il miracolo ogni famiglia e ogni comunità: la preghiera prima del del terremoto che contrassegnò pranzo di Pasqua, gli auguri ai parenti e agli amici, il la prima Pasqua di Cristo. trovarsi pasquetta, lo scambio informale di battute tra colleghi o le considerazioni davanti alla televisioPASQUA è la festa dei macigni rotolati. ne, e perchè no, un piccolo SMS o una telefonata… E’ la festa del terremoto. don Raffaele 3


Celebriamo il Triduo Pasquale c

ome preludio al Solenne Triduo Pasquale la mattina del Giovedì Santo tutti i sacerdoti si ritrovano attorno al Vescovo, nella chiesa Cattedrale, per la S. Messa Crismale durante la quale, in un momento molto commovente, rinnovano le promesse formulate il giorno dell’Ordinazione sacerdotale. Si tratta, anno dopo anno, di un momento di forte comunione ecclesiale, che pone in rilievo il dono del sacerdozio ministeriale lasciato da Cristo alla sua Chiesa, la vigilia della sua morte in croce. Nella stessa celebrazione vengono benedetti gli Olii per la celebrazione dei Sacramenti: l’Olio dei Catecumeni, l’Olio degli Infermi e il Sacro Crisma. Questi olii verranno poi portati nelle varie comunità della Diocesi e, alla sera, presentati ai fedeli durante la S. Messa della Cena del Signore. Con la Messa in Coena Domini ha inizio ufficialmente il Triduo Pasquale della Passione e della Risurrezione del Signore che trova il suo fulcro nella Veglia Pasquale e termina con i Vespri della Domenica di Risurrezione. La Cena del Signore è la celebrazione che riunisce tutta la comunità locale. I momenti che caratterizzano questa liturgia sono: • la celebrazione del rito dell’Ultima Cena durante la quale Gesù volle anticipare, nel Sacramento del pane e del vino mutati nel suo Corpo e nel suo Sangue, il sacrificio della sua vita: egli anticipa questa sua morte, dona liberamente la sua vita, offre il dono definitivo di sé all’umanità; • la lavanda dei piedi, memoria viva del comandamento del Signore sull’ amore fraterno e sul servizio; Dopo la Messa in Coena Domini, la liturgia invita i fedeli a sostare in adorazione del Santissimo Sacramento, rivivendo l’agonia di Gesù nel Getsemani. Come visto il Giovedì Santo ingloba il triplice sommo dono del Sacerdozio ministeriale, dell’Eucaristia e del Comandamento nuovo dell’amore.

Il Venerdì Santo, che commemora gli eventi che vanno dalla condanna a morte alla crocifissione di Cristo, è una giornata di penitenza, di digiuno e di preghiera, di partecipazione alla Passione del Signore. La comunità cristiana in questo giorno non celebra l’Eucaristia; essa, in silenzio, contempla il suo Signore crocifisso e morto: manifestazione luminosa dell’infinito amore di Dio per l’umanità. L’elemento centrale verso il quale tutto converge è la solenne Azione liturgica della Passione del Signore che si articola attorno a tre momenti: la liturgia della Parola e la solenne preghiera dei fedeli per le grandi intenzioni della Chiesa e del mondo; l’adorazione della croce, la comunione consumando le sacre specie conservate dalla Messa in Cena Domini del giorno precedente. Commentando il Venerdì Santo, san Giovanni Crisostomo osserva: “Prima la croce significava disprezzo, ma oggi essa è cosa venerabile, prima era simbolo di condanna, oggi è speranza di salvezza. E’ diventata davvero sorgente d’infiniti beni; ci ha 4


liberati dall’errore, ha diradato le nostre tenebre, ci ha riconciliati con Dio, da nemici di Dio ci ha fatti suoi familiari, da stranieri ci ha fatto suoi vicini: questa croce è la distruzione dell’inimicizia, la sorgente della pace, lo scrigno del nostro tesoro” (De cruce et latrone 1,1,4). Il Sabato Santo è giorno in cui la liturgia tace, il giorno del grande silenzio, ed i cristiani sono invitati a custodire un interiore raccoglimento, spesso difficile da coltivare in questo nostro tempo, per meglio prepararsi alla Veglia pasquale. La Veglia Pasquale, che culmina nell’offerta del sacrificio pasquale di Cristo, è il cuore dell’Anno liturgico; da cui si irradia ogni altra celebrazione. C R I S T O È RISORTO. ALLELUJA! Colta nella sua globalità, con i gesti, i simboli e È VERAMENTE RISORTO! BUONA PASQUA! i testi che la caratterizzano è la più grande catechesi di storia della salvezza. Nella Veglia paLe campane suonano a distesa, il canto dell’Alleluja squale il velo di mestizia, che avvolge la Chiesa riempie ogni preghiera. L’annuncio del Signore Risorto per la morte e la sepoltura del Signore, verrà desideraraggiungere i cuori di tutti e donare la Speranza. Facciamoci testimoni con i gesti e le parole infranto dal grido della vittoria: Cristo è risorto di questo annuncio sconvolgente: ed ha sconfitto per sempre la morte! Cristo Gesù, il Crocifisso per amore,è risuscitato. La Veglia si struttura in quattro grandi moHa sconfitto definitivamente il peccato e la morte. menti: liturgia della luce, liturgia della Parola, La nostra fede cristiana non è sostenitrice di un generico liturgia Battesimale, e liturgia Eucaristica. “vogliamoci bene” o “diamoci da fare”. Noi siamo cristiani perché Cristo Gesù, il Crocifisso Risorto, c’entra con la Ci vogliamo augurare di vivere con fede nostra vita, le nostre scelte quotidiane, la nostra famiglia, queste grandi celebrazioni con le parole di i nostri amici, il nostro studio, il nostro lavoro, il nostro Papa Benedetto XVI: tempo libero. La sua Parola potente si compie nei Sacramenti e partico“Cari fratelli e sorelle, il Mistero pasquale, che il larmente nell’Eucarestia: partecipando tutti insieme come Chiesa ci viene donata la forza di amare e di perdonare con Triduo Santo ci farà rivivere, non è solo ricordo la logica di Dio, la follia dell’amore. Ci viene donata la di una realtà passata, è realtà attuale: Cristo anche oggi vince con il suo amore il peccato e capacità di giudicare i fatti di ogni giornata e della vicenda umana con il criterio della Storia della Salvezza. la morte. Il Male, in tutte le sue forme, non ha Questo grande regalo non è per noi, è per tutti. l’ultima parola. Il trionfo finale è di Cristo, della L’Eucarestia di ogni Domenica, la gioia di una preghiera, verità e dell’amore! Se con Lui siamo disposti a tutto il tempo dedicato ad un atto di verà Carità, il sostegno dato ad una sofferenza fisica o spirituale, il soffrire ed a morire, ci ricorderà san Paolo nella Battesimo, le prime Confessioni o le prime Comunioni Veglia pasquale, la sua vita diventa la nostra per decine di bambini, il Sacramento del Matrimonio… vita (cfr Rm 6,9). Su questa certezza riposa e sono doni dati a qualcuno perché si trasformino si costruisce la nostra esistenza cristiana. Invoin doni per tutti. cando l’intercessione di Maria Santissima, che Portiamo nel cuore la gioia dell’annuncio della Pasqua, afferrati da Cristo e pellegrini per le strade del mondo, ha seguito Gesù sulla via della Passione e della tracciando i sentieri della Speranza. Croce e lo ha abbracciato dopo la sua deposizione, auguro a tutti voi di partecipare devotaBUONA PASQUA A TUTTI! mente al Triduo Pasquale per gustare la gioia della Pasqua insieme con tutti i vostri cari.“ 5


IL SIGNIFICATO DELLA PASQUA Il termine pasqua, è una traslitterazione intesa oggi, è assolutamente estranea al Nuovo Tedell’antica parola ebraica “pèsach”, che significa stamento. Un’autorevole enciclopedia afferma che: “Non c’è nessuna indicazione nel Nuovo Testamen“passare oltre, passaggio” (Esodo 12:13,23). to o negli scritti dei Padri apostolici che fosse osser La Pasqua veniva chiamata dagli ebrei an- vata la festa di Pasqua. La santità di tempi speciali fu che “festa degli azzimi” (Esodo 23:15). La Pasqua un’idea assente nella mente dei primi cristiani”. ebraica fu istituita in Egitto per commemorare Di conseguenza molti riti pasquali sono estranei al l’avvenimento fondamentale della liberazione de- ricordo della vera Pasqua, come ad esempio il famogli israeliti (Esodo 12:1,14,42; 23:14-17). Per Israele so uovo di cioccolata. Ora, le uova erano considerate simbolo di fertilità e di vita. I persiani le regalavano fu “Un nuovo inizio” (Esodo 12:2), l’inizio della sua nell’equinozio di primavera. Anche gli egiziani, i greci e nascita, allorché come nazione, dopo 430 anni, i romani le coloravano e ne mangiavano nelle festivifu spinto fuori dal grembo tà del periodo primaverile. Persino studiosi cattolici lo egiziano di schiavitù, per se- confermano: “Un gran numero di usanze pagane per guire il sentiero che Dio ave- celebrare il ritorno della primavera gravitarono sulla Pasqua. L’uovo è il simbolo della vita che germina va loro assegnato. La festa cominciava il 14 del all’inizio della primavera... Il coniglio è un simbolo pamese Nisan (Marzo-Aprile) gano ed è sempre stato simbolo di fertilità” . Ecco che e si prolungava per set- l’idea delle uova pasquali portate dal coniglio (simbolo te giorni (Esodo 12:14-20). scelto nel Nord America) si dimostra essere completaGià il decimo giorno di quel mente pagana. mese, però, essi doveva- Conclusione no scegliere un agnello dal Da questi accennisideducechespessolacelebragregge, senza macchia, e dovevano tenerlo fino alla zione della Pasqua ha poco a che fare con il ricordo della sera del quattordicesimo giorno. Quindi, dovevano morte e risurrezione di cui si è detto. Spesso la cristianità mangiarlo, e il suo sangue doveva essere sparso so- professante, quella che ha solo il nome ma non la sostanpra l’architrave e sopra i due stipiti di ogni porta di za del cristianesimo, mischia usi pagani ad insegnamenti tutte le loro case. Questo doveva essere il segno della cristiani. Oggi la Pasqua non è solo una festività cristiana, loro salvezza in vista del giudizio di Dio che in quella nè solo una ricorrenza o una liturgia, anzi, piuttosto, alla notte sarebbe passato per l’Egitto. La promessa che luce del Nuovo Testamento la Pasqua è la Persona stessa Dio fece loro fu: “Quando vedrò il sangue passerò di Cristo Gesù (1 Cor.5:7,8). oltre” (Esodo 12:13). In seguito gli israeliti aggiunsero a questa festa diverse tradizioni. Il significato della Pasqua Anche Gesù Cristo sottostava alle ricorrenze ebraiche, ma con la Sua opera di salvezza (morte e risurrezione), Lui ne adempie pienamente i significati profetici (Mat. 5:17,18; Gal. 4:1-11; Col. 1:16,17). Ecco perché l’apostolo Paolo dice espressamente che il Signore Gesù Cristo è la nostra pasqua immolata per noi (1 Cor. 5:7,8). Gesù Cristo è l’Agnello senza difetto (Giov. 1:29; 1 Piet. 1:17-21; Apoc. 5:6,12) che bisogna “mangiare” per la nostra salvezza (Giov. 6:51-63), e in cui bisogna “dimorare” (Giov. 15:4; 1 Giov. 2:27,28). Tutto ciò i primi cristiani lo esprimevano visibilmente nella Cena del Signore che commemora, annuncia, e anticipa il sacrificio di Gesù (1 Cor. 11:23-26). Gli usi della Pasqua Quindi, la festività di Pasqua, come essa è 6


La Pasqua è mobile... Cattolica,ortodossa,ebraica:differenzeesomiglianzediritietradizioni, nelle religioni che celebrano Pasqua

L’abbiamo letto sicuramente più di una volta, personalmente ho perso il conto delle volte in cui qualcuno ha provato a spiegarmelo. Ma è una di quelle cose che proprio non riusciamo a fissare alungonellamemoria.Così,inevitabilmente,all’avvicinarsidellaricorrenza,ladomandaèsemprela stessa: come mai Natale è sempre il 25 dicembre e Pasqua invece cambia giorno - e spesso anche mese – ogni anno? Dopo la luna piena Tuttoècominciatonel325d.C.conilconciliodiNicea.Aglialboridelcristianesimolaresurrezioneeracelebrataognidomenica.Successivamentelachiesacristianadecisedicelebrarlasoltanto unavoltal’anno,maitantimovimenticristianinonriuscirono amettersid’accordosulladata.IlconciliodiNiceaposefine alla questione, stabilendo che la Pasqua dovesse cadere la domenica seguente alla prima luna piena di primavera. Ancora oggisicalcolasullabasedell’equinozioprimaverile(21marzo)edellalunapiena,utilizzandoperilcalcoloilmeridianodi Gerusalemme, luogo della morte e resurrezione di Cristo. La Pasquaortodossanoncoincideconquellacattolicaperchéla chiesaortodossaperisuoicontiutilizzailcalendariogiuliano (ilvecchiocalendariodiGiulioCesare),anzichéquellogregoriano.Capita,ditantointanto,checoincidano:èsuccessonel 2004, nel 2007.

Simboli e tradizioni L’uovoel’agnelloappartengonoallatradizionepasqualecristianaesonoduesimboliintorno aiqualiruotatuttoilritualedellafesta,trasacroeprofano.Leuova,lessate,vengonobenedettedurante la messa solenne del sabato sera (la funzione si celebra nella notte e capita spesso che ospiti il battesimo di uno o più bambini), per poi essere consumate nel pranzo pasquale.La tradizione ha originiantichissime.Icontadinidell’anticaRomausavanosotterrareneicampiunuovodipintodirosso, simbolodifeconditàequindipropizioperilraccolto.Edèproprioconilsignificato divitachel’uovoèentratoafarpartedellatradizionecristiana,legandosialla vittoriadiCristosullamorteequindiallavitaeterna,simboleggiataanchedalla luce delle candele e dai falò che in molte campagne si accendono ancora la notte di Pasqua. La Pasqua ortodossa Per gli ortodossi è la festa per eccellenza,datrascorrereinsiemeallafamiglia,agliamici,agliaffettipiùcari,comepericattoliciilNatale. Tutta la settimana santa viene celebrata con una solennitàparticolare, cheha il suoculminenella cerimonia del sabato, quando, a mezzanotte in punto,il“pope”(sacerdote)bussandodall’esternoper trevolteallaportamaggioredellachiesaannuncerà “Cristoèrisorto”(ingrecoChristosanesti,inrusso Christos voskrès) e spalancando le porte della chiesa intonerà l’inno della resurrezione lanciando foglie di alloro. Lacerimoniaèresaparticolarmentesuggestivadallalucedelle candele che tutti i fedeli tengono in mano. Tradizione vuole che la candela sia poi portata, accesa, fino a casa. In Grecia si mangiano le uova benedette, dal guscio dipinto di rosso, ma prima ognuno deve battereilpropriouovoconquellodelvicinopronunciandolafrasedi rito,Christosanesti,acuil’altrorisponderàalithosanesti(èveramente risorto). Lefamiglie,gliamici,ivicinidicasasiritrovanoinungiardino,inun prato, in un bosco attrezzato per il barbecue e mettono a cuocere l’agnello,intero.Intornoalfocolaresimangia,sicanta,siballa,insomma, si fa festa! 7


Lo zoccolo in fiore Racconto di pasqua a cura di Avelino Busi

Era là, davanti al Sepolcro. Era là con dentro il grano delicato e bianco. Era là lo zoccolo, davanti all’altare della piccola chiesetta di montagna. Il ragazzo era incantato, gli pareva di sognare, ma era proprio il suo. Era partito di buon’ora con i suoi compagni, trascinando le catene dei caminetti per viottoli e sentieri e passando davanti alla Chiesa aveva approfittato di un attimo di sosta per entrare furtivamente a pregare Gesù deposto nel Sepolcro, fuori i ragazzi lo chiamavano: Giovanni, noi andiamo. Cosi è finito davanti a Gesù, sopra un tappeto ricamato, in mezzo ai vasi di fiori, in mezzo alle primule, alle viole e ai rami di pesco in fiore. La Chiesa odorava di cera e d’incenso, c’era un silenzio misterioso, rotto soltanto da qualche tarlo che abitava nei banchi vecchi e scoloriti dal tempo. Al ragazzo bastava un’attimo per correre col pensiero a ritroso nel tempo, si ricorda benissimo sette mesi prima, quando la sera del nove agosto suo padre disse a lui e alle sorelle Marta e Maria: domani vi porto alla fiera di S. Lorenzo. Chi ha dormito quella notte? Giovanni no di certo e nemmeno le sorelle. Così la mattina dopo, prima dello spuntar del sole, giù di corsa verso il piano, passando per viottoli e scorciatoie con il padre davanti che faceva passi da sette leghe. Che meravigli la fiera, quante bancarelle, con zucchero filato, caramelle, frutta candita, mandorlato e altre leccornie che facevano venire l’acquolina in bocca ai ragazzi che si fermavano ad ammirare tutto questo ben di Dio: Giovanni pensava, forse mio padre mi comprerà lo zufolo, da tanto tempo lo desiderava; e alle mie sorelle una bambola ciascuna. Non fu cosi. Dopo aver acquistato una grossa anguria, comprò due cappellini di paglia per Marta e Maria e un paio di zoccoli per lui. Giovanni apprezzò talmente quel regalo da indossarli subito all’istante. Verso le undici riprendono la strada di ritorno, nuvole nere e minacciose si accavallano in fondo alla pianura spinte da un forte vento, il tuono si sente a breve distanza. Suo padre davanti, quasi di corsa e loro dietro ansanti, e dopo circa venti minuti di scorciatoie e capitane sono sommersi da un forte acquazzone: Ansanti arrivano a ripararsi sotto il portico di un cascinale situato a circa mezz’ora di strada da casa. Ed è li che Giovanni si accorge di aver perduto uno zoccolo, nella corsa si era sfilato dal piede ed era rotolato giù per il canalone, che gonfiato dalla pioggia torrenziale l’aveva trascinato a valle. Ed ora dopo tanto tempo eccolo lì ancora lucido. Veronica è appena entrata silenziosamente in chiesa, vede il ragazzo e in un attimo capisce tutto, si avvicina, gli accarezza la bionda testa sudata sorride. Era lei che lo aveva trovato impigliato nei cespugli che costeggiano la valle, era lei che all’inizio della quaresima vi aveva seminato il grano, era lei che lo aveva deposto davanti al sepolcro di Gesù. Se vuoi: disse Veronica quasi sussurrando, se vuoi leviamo il grano e te lo puoi riprendere. Giovanni si guardò i piedi nudi e rispose: ormai è arrivata la primavera, posso farne benissimo a meno, lui sta bene lì, dove l’hai messo tu, farà compagnia a Gesù. Usci di chiesa sorridente e contento!

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ANCHE COSÌ SI FA COMUNITÁ Per il terzo anno consecutivo la parrocchia di San Gallo ha organizzato il carnevale, preparando il carro, animando la sfilata a Botticino sera, mentre martedì pomeriggio, i bambini con i loro genitori hanno girando per la frazione, concludendo la festa in oratorio. Gli abiti e gli addobbi sono stati tutti preparati artigianalmente da un gruppo di genitori, nonne e mamme che hanno accolto l’invito della parrocchia, impegnandosi a realizzare il tema “le magie del bosco” ( preparato in quattro mesi di lavoro) .Abbiamo che lavorare insieme per un obbiettivo, aiuta a creare legami caldi e positivi, favorendo l’incontro di famiglie con bambini e giovani che si divertono, in un ambiente sano e positivo, dove si può fare esperienza di amare il prossimo come se stessi È così che la festa di carnevale diventa, insieme ad altre iniziative(festa di San Bartolomeo, mezza estate, ultimo dell’anno ecc..) un momento di raduno e di festa, dove molte persone partecipano. Da qui nasce spontanea una domanda:” cosa centra una festa di carnevale o altro con la fede e la testimonianza cristiana?” Sentendo il parere di alcuni, sembrerebbe niente, mentre altri vorrebbero che questi momenti si moltiplicassero, diventando motivo per stare insieme in semplicità, superando il rischio della comunità di restare ai margini della vita della gente, perdendo il contatto con gli abitanti del territorio. Perché non approfittare delle occasioni di festa in oratorio, dove spesso sono presenti persone che non frequentano la celebrazione domenicale o i nostri luoghi, mettendo così alla prova la nostra creatività per una testimonianza e annuncio del vangelo, in grado di risvegliare la fede? Credo che di fronte ai cambiamenti sociali e culturali del nostro tempo, sia necessario per la nostra comunità parrocchiale, trovare altri luoghi, altre strade per farsi vicini alla vita della gente, avendo sempre meno tempo per uscire ed incontrarsi, dobbiamo sfruttare le occasioni che ci sono o si possono creare. Non serve chissà quale formazione, basta tirar fuori le buone maniere, avvicinando e accogliendo , con discrezione con un sorriso un piccolo gesto, dimostrando il nostro entusiasmo, la gioia di essere cristiani e di far parte della chiesa. Non basta essere presenti nei luoghi educativi,dipende molto da come ci siamo e da come viviamo la nostra fede in rapporto con gli altri. Lasciamo a casa la faccia dei seriosi degli arrabbiati della vita, i finti sorrisi. Una stretta di mano due chiacchiere,piccoli gesti di cortesia, riescono ad aprire il cuore anche più dubbioso, indurito e chiuso, dell’uomo contemporaneo (cfr. CFAP) potrebbe essere il sentiero non solo per arrivare alla mente ma al cuore del nostro prossimo! Gesù dice: “ Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto io, facciate anche voi ( Gv. 13,15) basti vedere gli incontri con Zaccheo o con la Samaritana, il matrimonio di Cana e tutti gli altri descritti nei vangeli, occasioni buone per avvicinarsi e parlare d’amore, con lo sguardo attento su tutti, credenti e non credenti, praticanti e non praticanti. Ecco che ogni proposta, e ogni incontro,diventano o potrebbero diventare ( questo dipende da noi) il terreno fertile per una efficace testimonianza, e attraverso l’accoglienza e l’amicizia , trovare Dio e fare comunità . diacono Pietro

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LA LIETA NOTIZIA NELLA SPERANZA CHE SALVA Con il cuore e con la vita ci avvicianiamo al mistero della nostra

fede: la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù: un Uomo, un Fratello, un Amico, che ci ha rivelato l’amore di Dio e che ci chiede di risorgere con Lui per essere persone credenti e rinnovate. La lieta notizia della Pasqua raggiunge tutti: non è qualcosa di convenzionale, non sono “cose che si dicono”, non è solo qualcosa da ricordare, da ripetere; é molto di più: un incontro vitale con l’Autore della vita che sconfigge la morte e apre alla vita nuova; che strappa il velo della stanchezza e di grigiore che nasconde e impedisce di vedere in modo nitido il bello che c’è in ognuno di noi e attorno a noi. Questa notizia è per l’uomo concreto: per me, per te, oggi. E’ per chi cerca un senso di fronte a un lutto, ad una sofferenza, ad una malattia, per non cedere alla tentazione di disperarsi; ma aprirsi alla speranza che non delude, che accompagna un percorso buio, per illuminarlo e renderlo sereno e fecondo. Questa bella notizia è per chi ha bisogno di rinnovare la sua gioia di vivere il matrimonio, perché il passare degli anni non logori l’amore sincerno che lo rinnovi e lo rinsaldi. Questa notizia è per chi si è donato a Dio nel DAL 17 AL 18 MAGGIO servizio ai fratelli, perché sia animato da pensieri di coe il 21 la memoria liturgica munione, di corresponsabilità, di testimonianza, per non scivolare nell’abitudine che non dice più la freSi svolgerà a Botticino Sera. schezza e la gioia della fede e dell’amore. Ricordando la bella esperienza degli anni Questa notizia è per chi si affaccia alla vita: fanscorsi non mancheranno ciullo o adolescente, perché si renda conto del dono le celebrazioni, gli incontri di festa e di gioco. che è la vita posta nelle sue mani e abbia il coraggio di Il Beato continua a vegliare sulla sua parviverla per gli altri, spendendosi nel dono sincero di se, rocchia. Abbiamo bisogno di tenere sem Pasqua dice ancora una volta che la morte non pre vivo il suo ricordo in è l’ultima parola! mezzo a noi, di invoca Pasqua è desiderio e ricerca di novità che re la sua protezione, riempia di senso nuovo la storia personale e comunitadi ammirarne la sua ria. esemplarità di pasto Pasqua è e sarà ogni giorno vedere l’aurora della re e guida, speranza nella risurrezio ne di Cristo. di celebrare la sua A tutti l’augurio di udire e vivere la buona e lieta memoria. notizia della Pasqua! Suor Mariaregina e la comunità delle suore operaie

TA D I N I F E S T

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EVENTO STRAORDINARIO NELLA NOSTRA COMUNITÀ PARROCCHIALE Il giorno 30 marzo verrà celebrata, nella

chiesa parrocchiale di Botticino Sera, con l’Eucaristia delle ore 18.30, l'apertura del Capitolo Generale delle Suore Operaie. La celebrazione eucaristica sarà presieduta da S. E. Mons. Francesco Beschi e da sacerdoti concelebranti con la partecipazione delle Suore Operaie e delle comunità cristiane che saranno presenti per unirsi in preghiera e invocare i doni dello Spirito. Il tema del XII Capitolo Generale è: "LA COMUNIONE: DONO E PROFEZIA PER L'UMANITÀ". La comunione è infatti elemento fondamentale e irrinunciabile della vita consacrata ed è il segno più grande e eloquente lasciatoci da Gesù:" da questo sapranno che siete miei discepoli" GV.13,35. La nsotra Regola di Vita al Nr. 79 recita : "Consapevoli che la carità, sostanza e vertice del Vangelo di Gesù Cristo, é l'anima della Congregazione, vogliamo farne il cardine del nostro progetto di comunione lo scopo di ogni lavoro apostolico l'impegno inderogabile della nostra esistenza". Ma la nostra curiosità ci fa domandare: c h e c o s ' è u n C AP I TOLO ? Rispondiamo con semplicità: Esso è un'assemblea di una trentina di suore operaie elette dalla base e che rappresentano l'intero Istituto e si svolge nel segno della sua unità nella carità. Esso è un evento di Chiesa perché ogni Congregazione, piccola o grande che sia, appariene alla Chiesa e interessa la Chiesa. Per questo il nostro Capitolo lo inaugureremo nella Chiesa parrocchiale, perché noi suore operaie apparteniamo in radice a questa comnunità e siamo frutto della sua fecondità, dello zelo pastorale del parroco Beato Arcangelo Tadini e della originale intuizione dello Spirito. In questa chiesa particolare e nel mondo intero, a nome della Chiesa, portiamo la santità del Vangelo nello specifico carisma voluto dal suo Fondatore Beato Arcangelo Tadini. Esso è una ri-fondazione dell’Istituto, perché ci immerge con particolare e speciale impegno nell’interiorizzazione delle Scritture, nella lettura e ascolto dei segni dei tempi per rispondere alle sollecitazioni della Chiesa e del Mondo nella fedeltà dinamica del nostro carisma di Suore Operaie e nello spirito della Santa Famiglia di Nazarteh, caratterizzato a vivere la presenza di Cristo nell’anonimato di una quotidianità di condivisione. Compiti che che competono al Capitolo Generale sono, secondo il Codice di diritto Canonico al nr. 631: - tutelare il patrimonio dell’Istituto - promuovere un adeguato rinnovamento che ad esso si armonizzi - eleggere il governo dell’Istituto: Superiora generale e suo Consiglio - emanare norme che l’Istituto è tenuto ad osservare - programmare il cammino spirituale, comunitario e apostolico per il prossimo sessennio. La Congregazione religiosa si sta preparando a questo momento da più di un anno, per viverlo con grande senso di responsabilità e un forte impegno di preghiera, di riflessione, di verifica, di dialogo e di ricerca fatta comunitariamente. Ci affidiamo anche alla preghiera della comunità cristiana di Botticino e di altre presenti, perché i lavori si svolgano nella trasparenza sincera della volontà di Dio e nella speranza che il nostro futuro si gioca sul valore della comunione fraterna, ecclesiale e laicale. Suor Mariaregina e la comunità delle suore operaie 11


Mercoledì 9 gennaio 2008

Il Vescovo Luciano ai Consigli Pastorali, ai catechisti e agli animatori pastorali di Botticino Sera, Mattina e San Gallo sul tema della ministerialità Dopo la preghiera iniziale, Don Raffaele ha brevemente illustrato le scelte fatte dalla comunità in questi ultimi anni sottolineando l’importanza dei centri di ascolto che dovrebbero diventare, in futuro, piccole comunità ecclesiali. Ha inoltre sottolineato la buona riuscita degli incontri formativi per gli animatori pastorali che hanno visto la partecipazione di un discreto numero di persone. Qui di seguito viene riportato il testo trascritto dell’intervento al quale è seguito il dibattito di approfondimento . Sono contento del tentativo delle tre parrocchie di camminare insieme, di creare legami di comunione e collaborazione, perché questo consentono di fare esperienza di Chiesa, infatti questa è tale quando fa esperienza di comunione con altre parrocchie, così come la diocesi di Brescia è autenticamente Chiesa se vive in comunione con le altre diocesi e queste con Roma. Quando tre parrocchie cercano di perseguire questa via, si dimostrano le une attente alle esigenze delle altre, il cammino della Chiesa si irrobustisce e cresce. Due testi di San Paolo ci aiutano a capire questo, uno dalla prima lettere ai Corinti, l'altro dalla lettera agli Efesini: Prima Corinti, cap12 "Come infatti il corpo pur essendo uno ha molte membra e tutte le membra pur essendo molte sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi siamo stati battezzati in un solo spirito per formare un solo corpo ( .... ) il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra ( .... ) molte sono le membra, ma uno solo è il corpo, non può l'occhio dire alla mano: non ho bisogno di te, ne la testa ai piedi: non ho bisogno di voi, anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie e alle parti del corpo che riteniamo meno autorevoli le circondiamo di più rispetto e quelle indecorose si trattano con decenza ( .... ) Dio ha composto il corpo conferendo maggior onore a ciò che ne mancava perchè non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le una delle altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme e se un membro è onorato tutte le membra gioiscono con lui. Voi siete corpo di Cristo, le sue membra.” Paolo si rivolge alla comunità cristiana

della Chiesa di Corinto, che vivono in comunità, così anche voi abitanti di San Gallo, Sera e Mattina siete corpo di Cristo. Ciò significa che io sono presente nel mondo ed entro in relazione con esso attraverso il corpo. Il mistero di Cristo, dunque, è presente in noi, Gesù si fa vedere e spera in noi: Noi siamo la sua persona visibile. In questo è chiuso il senso della nostra vocazione cristiana: essere presenza visibile, attuale, attiva di Gesù Cristo. In questo compito, dice San Paolo nessuno può dire:" non c'è bisogno di me" e nessuno può dire" non c'è bisogno degli altri" nessuno è Gesu Cristo da solo. Perché il mistero di Gesù Cristo si esprima c'è bisogno di tutti, secondo una legge di comunione, secondo la quale un soggetto è tanto più se stesso quanto più vive la relazione di rispetto, dialogo e amore con gli altri. Così come San Paolo dice che Dio ha conferito maggior amore a ciò che ne mancava, perché ogni membra avesse cura le une delle altre, cosi pure la comunità cristiana deve porre al proprio centro le membra deboli ( ammalati, anziani, bambini) e prendersi cura di esse. Gesù lo ha voluto. Così la comunità si compatta, al contrario, se al centro ci fossero persone forti e ricche ci sarebbe il rischio di una lotta per occupare i posti centrali, istinto naturale dell 'uomo. Con un centro debole, tutta la comunità si mette al servizio di chi ha bisogno, perché l’atteggiamento di attenzione, servizio e disponibilità è caratteristico di una comunità cristiana. San Paolo dice che le varie membra abbiano cura le une delle altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme e se un membro è onorato tutte le membra gioiscono con lui. Questo è un miracolo, quando una persona è onorata, 12


gli altri sono contenti, gioiscono del suo onore, vuol dire che siamo dentro a una società e a un nuovo modo di pensare. Siamo dentro Gesù Cristo. L’altro brano è quello della lettera agli Efesini e dice: “ A ciascuno di noi tuttavia è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo, per questo sta scritto: ascendendo in alto ha portato con se i prigionieri , ha distribuito doni agli uomini ( ..... ) colui che discese è lo stesso che ascese al di sopra di tutti i cieli per riempire tutte le cose.È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, finche arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del figlio di io, all’uomo perfetto, alla statura della pienezza di Cristo”. Gesù Cristo è salito in alto con la sua morte , risurrezione e ascensione e ha conquistato un potere eterno universale:” mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”, ma perché lo ha acquistato? Per essere grande? No! Dice San Paolo:” lo ha acquistato per riempire tutte le cose e tutti gli uomini, di quella gioia, vita e santità. Il Cristo risorto è sorgente di una corrente di vita, di amore, di gioia e di santità che da noi arriva a tutti gli uomini per trasformare l’umanità intera, mettendo in essa tutto l’amore che viene da Dio: Questo è il motivo del mistero pasquale. Ma come avviene questo? San Paolo dice :” è lui, questo Cristo risorto, che ha stabilito nella sua Chiesa, apostoli, evangelisti, profeti, pastori, maestri per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero al fine di edificare il corpo di Cristo. Quindi,tutti voi battezzati avete un compito fondamentale che è edificare il corpo di Cristo, vivete in modo che per mezzo di voi si veda Gesù Cristo, trasformando la nostra vita in amore, come ha fatto Gesù. Questo è un ministero che riguarda tutti i cristiani, chiamati ad esserlo dove vivono e lavorano. Nel caso di chi è medico, se lo fa con rispetto per le persone, impegno, competenze, che gli permettono di guarire un ammalato, quello mi fa vedere l’amore di Cristo, anche l’insegnante: se nel suo modo d’insegnare ha a cuore il bene dei ragazzi e non la sua soddisfazione personale, ma quello che è meglio per loro, in questo modo mi fa vedere Gesù Cristo, e questo vale per qualsiasi lavoro e attività dell’uomo: quando il lavoro è fatto come Dio comanda,quando vivete la vita di famiglia con amore e fedeltà, educate i figli con amore, rispetto e le capacità educative. Anche per chi ha impegni sociali politici, se non ricercano il potere, il successo, ma hanno come scopo il bene comune, in questo modo edificano il corpo di Cristo, in questa edificazione

ci sta tutta la vita del cristiano e si manifesta Gesù. Però perché i cristiani siano capaci di fare questo, Cristo risorto, dice san Paolo, stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti pastori e maestri per rendere capaci fratelli di compiere il proprio ministero, la loro vocazione al fine di edificare il corpo di Cristo e far vedere il corpo di Cristo. Con la vostra volontà, non andate lontano, per fare questo dovete essere toccati, guariti da lui, riempiti della sua parola, del suo spirito, sentimenti, desideri, senza di questo non potete cavarvela, neanche a piangere. Se i vostri sentimenti diventano quelli di Gesù Cristo, allora poco alla volta i vostri sentimenti diventano i suoi. Per far si che la vita diventi così c’è bisogno di chi annuncia la Parola, perché senza il vangelo Gesù non lo si conosce. Oppure lo conoscete solamente secondo i vostri desideri e interessi, ma il vero Gesù Cristo è quello che stà scritto nei vangeli e in tutta la Bibbia dalla prima all’ultima pagina. Noi dobbiamo seguire la Parola di Dio, altrimenti le moltitudini di parole che sentiamo ogni giorno dai media dicono una mentalità che ha ben poco a che fare con il vangelo. Abbiamo bisogno di quella Parola per conoscere Gesù Cristo ed interiorizzarlo, c’è quindi bisogno di tutti quelli che annunciano la Parola di Dio. I vostri 70 “centri di ascolto” sono un grande patrimonio, per tre parrocchie come le vostre . Ci vogliono persone che aiutino a capire il vangelo e a entrarci dentro, il più profondamente possibile. Quando venite a Messa la domenica e ascoltate la parola di Dio ci vuole qualcuno che la proclami. Proclamare le letture non è solamente un saper leggere, bisogna saperlo leggere, bisogna averlo letto prima, bisogna amarla quella parola, perché proprio amandola viene annunciata con quella forza e quella efficacia di sentimento e di grazia che la rende viva, e allora ci vogliono lettori preparati, perché quando la Parola vine annunciata è Dio che parla in quel momento alla

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comunità. La comunità di Botticino viene istruita, tutte le volte che viene proclamato il vangelo. Quello che vedo è un povero prete che annuncia, ma quello che ascolto è Gesù Cristo che mi raggiunge attraverso il prete. Poi dobbiamo mettere altre dimensioni come la catechesi, che è il modo di far conoscere la fede in modo sistematico e completo a tutti. C’è tutta una quantità di ministeri nella Chiesa, che sono legati alla parola, nella liturgia, nei centri di ascolto, nell’ annuncio missionario, quindi persone che il Signore chiama per rendere la comunità cristiana viva .. Oltre alla parola ci sono i sacramenti e il sacramento dell’Eucaristia, che è il culmine, perché nell’ Eucaristia c’è la vita di Cristo donata e voi ricevete questa vita, la vostra vita diventa una vita donata come quella di Gesù Cristo, e ricevete da lui il desiderio e la forza di trasformare la vita in amore. Quindi bisogna che ci sia chi celebra l’Eucaristia, altrimenti la comunità cristiana non vive, perché non ha in se abbastanza amore. Ci vuole il prete ma anche tutto quel complesso di ministeri che rendono la celebrazione più bella ed efficace possibile in modo che si possa partecipare attivamente, essendo nel rito e nelle preghiere con tutta la propria vita, e qui i ministeri sarebbero tanti: chi accoglie quando si entra in chiesa, ci saluta, ci chiede come stiamo, in modo tale che quando uno entra in chiesa si rende conto di entrare in famiglia, non in un edificio freddo o astratto, ma in un edificio che è la casa dei figli di Dio che sono legati fra di loro da un vincolo. Ci vuole qualcuno che scelga le letture, altri che intonano il salmo, ci vuole un coro che canti e che faccia cantare. Ci vuole la processione offertoriale portando l’essenziale, aiutando a comprendere il significato di quel pane e vino che si porta: Questo

vuol dire che la comunità cristiana porta la sua vita, perché il pane e il vino sono il frutto della terra e del lavoro dell ‘uomo, per cui quel lavoro che avete vissuto durante la settimana lo portate sull’ altare. La comunità di Botticino presenta la sua vita, le sue gioie, le sue sofferenze, questo vale anche per quelli che raccolgono la questua, che va per il culto e per i poveri, e la comunità deve sapere che ha delle responsabilità nei confronti della chiesa e dei poveri. E quindi deve contribuire, anche questo è un piccolo ministero, così come quello dell’accolito, del cerimoniere e dell’ organista. Ci sono quindi una serie di piccoli servizi che rendono l’Eucaristia più efficace e bella. E’ importante che ci sia qualcuno che porti la comunione ai malati o a quelle persone che non possono venire in chiesa la domenica, perché fanno parte della comunità e devono saperlo. Se i ministri portano la comunione la domenica dopo la Messa agli ammalati non si sentono abbandonati e si rendono conto che la comunità cristiana pensa a loro e ha mandato qualcuno a cercarli e ha portato loro la presenza sacramentale del Signore e in questo modo partecipano in modo personale e vero al cammino della comunità cristiana. Questi ministeri sono importanti, perché costituiscono una rete di conoscenza e di amore tra tutte le persone della parrocchia. Nelle comunità cristiane i legami di conoscenza sono fondamentali, non ci devono essere persone isolate che nessuno ricorda. Una comunità dove le persone si riconoscono e si vogliono bene, sono attente ai bisogni degli altri. Non vi dico che in una comunità tutti devono conoscere tutti, l’importante è che tutti conoscano almeno qualcuno, che abbiano un numero abbastanza importante di legami, che faccia sentire ognuno parte di una comunità viva. Se c’è uno in difficoltà, gli altri lo 14


possono aiutare, questo è molto bello sia per chi riceve sia per chi dona. Allora ci vogliono una serie di persone disponibili a fare questo servizio, possono essere membri della caritas o persone incaricate, ma altre volte non necessariamente, possono essere persone che vivono nello stesso caseggiato e sono spinte dalla carità cristiana. Sarebbe bello che i centri di ascolto, diventino col tempo piccole comunità, luoghi dove ci si trova insieme per pregare e affrontare la Parola di Dio. Preghiamo insieme ci riconosciamo fratelli, abbiamo lo stesso Dio, ascoltiamo la stessa parola. Se viviamo questo momento di preghiera con sincerità, nasce un legame tra le persone,e se domani uno è ammalato lo si va trovare o per lo meno si cerca di sapere coma sta. La creazione di questa rete è fondamentale per edificare il corpo di Cristo, dove si vede la forza che viene dall’amore, fino a raggiungere tutti. L’amore di Dio ha prodotto Gesù Cristo, questo amore oggi lo si dovrebbe trovare nella comunità cristiana corpo di Cristo, e anche se spesso non si vede non ci si deve scoraggiare, bisogna andare avanti e superare le difficoltà, la santità delle persone e la disponibilità, aiuteranno a raggiungere questo traguardo. Riassumo le cose che ho detto: quando sono partito dicevo che voi siete il corpo di Cristo e che nel corpo di Cristo, nella comunità cristiana, nessuno può dire: non c’è bisogno di te, al contrario c’è bisogno di tutti e tutti hanno bisogno degli altri. La legge della comunità dice che al centro ci stiano i più deboli, perché gli altri prima di tutto devono prendersi cura di loro. Questo vuol dire edificare il corpo di Cristo. Questa edificazione avviene nella vita quotidiana dei cristiani, avviene con il lavoro, avviene con l’amore degli sposi, con l’educazione dei figli, avviene con la vita sociale, con tutta l’esistenza cristiana, dal primo momento in cui ci svegliamo, a quando andiamo a letto, tutto deve entrare dentro l’edificazione del corpo di Cristo. Questo è il compito di tutti, e all’intero di questo tutto ci sono i ministeri, in particolare quelli che riguardano la parola, i sacramenti, la vita di carità nella comunità cristiana, tutto quello che sarà perché si incontri la Parola nell’Eucaristia, nei gruppi di vangelo, di catechesi, nella lettura personale o in tutti i modi che potete immaginare e che serve all’edificazione della chiesa. Voi che conoscete le vostre comunità di Botticino, vi fermate e guardate quanto le vostre comunità corrispondano al disegno del Signore e quanto deve essere migliorato per far vedere meglio la sua presenza: nelle nostre comunità la parola è annunciata 15

sufficientemente o deve essere fatto qualcosa di più, o qualcosa di meglio? Le persone che ci sono, sono sufficienti o dobbiamo cercarne delle altre? Se alla fine di questo ragionamento vediamo che mancano per esempio persone, per guidare i centri di ascolto, per fare la catechesi, ci guardiamo in giro, e troviamo persone che siano piene di santità e grazia e gli diciamo che abbiamo bisogno di loro, per guidare i nostri gruppi o per altro che serve alla comunità. In seguito se ci sarà bisogno farete fare dei cammini di preparazione di formazione in modo che la Parola di Dio sia annunciata efficacemente. Questo discorso vale anche per l’Eucaristia: la celebrazione è bella, fa vedere l’amore del Signore che ci costituisce in un unico popolo? O invece è stanca, trascurata,c’ è qualcosa che non funziona? Esempio, se c’è bisogno di pregare meglio il salmo, troviamo il modo di farlo pregare meglio, o si faccia cantare il ritornello. Di che cosa c’è bisogno perché la nostra Eucaristia sia in grado di edificare la nostra comunità? E ancora: di che cosa c’è bisogno perché non ci siano persone sole, abbandonate, dimenticate? Cosa possiamo fare per raggiungere questo obbiettivo? I ministeri nascono cosi, in quel modo che racconta Luca negli Atti degli Apostoli, cap 6,1-6, quando c’e un bisogno, gli apostoli non sono in grado di soddisfare quella necessità, si raduna la comunità e si dice noi abbiamo bisogno di persone che facciano questo servizio. Dobbiamo tirarle fuori da noi, attraverso un’elezione o una designazione, o chiedendo alle persone che ci sembrano adatte. Bisogna chiedere quello che il Signore chiede alle nostre comunità e mettere la nostra disponibilità affichè, le nostre comunità diventino sempre più corpo di Cristo. Le ultime mie parole sono: auguri!, perché le vostre comunità vengano trasformate e così anche la vostra vita.


IL NUOVO DIRETTORIO PER LA CELEBRAZIONE E LA PASTORALE DEI SACRAMENTI NELLA DIOCESI DI BRESCIA ( 2 PA RT E ) Dopo aver presentato nel notiziario di Natale la prima parte del Direttorio Diocesano, riguardante i sacramenti del Battesimo, Cresima e Eucarestia,nelle pagine seguenti seguono le indicazioni riguardo ai Sacramenti della Confessione, dell’ Ordine, del Matrimonio e dell’Unzione degli Infermi. Vengono poi aggiunte le note riguardo alla Liturgia delle Ore, i Ministri Straordinari dell’Eucarstia e il rito delle Esequie. Le indicazioni riportate sono già state oggetto di riflessione da parte dei Consigli Pastorali,degli operatori pastorali e verranno attuate progressivamente.

I sacramenti di guarigione 100. «Attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, l’uomo riceve la vita nuova in Cristo. Ora, questa vita, noi la potiamo “in vasi di creta” (2 Cor 4, 7). Adesso è ancora “nascosta con Cristo in Dio” (Col 3, 3). Noi siamo ancora nella “nostra abitazione sulla terra” (2 Cor 5, 1), sottomessa alla sofferenza, alla malattia e alla morte. Questa vita nuova di figlio di Dio può essere indebolita e persino perduta a causa del peccato. 101. Il Signore Gesù Cristo, medico delle nostre anime e dei nostri corpi, colui che ha rimesso i peccati al paralitico e gli ha reso la salute del corpo (cfr. Mc 2, 1-12), ha voluto che la sua Chiesa continui, nella forza dello Spirito Santo, la sua opera di guarigione e di salvezza anche presso le proprie membra. è lo scopo dei due sacramenti di guarigione: del sacramento della Penitenza e dell’Unzione degli infermi» (CCC 1420-1421).

1. IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA 102. Il sacramento della Penitenza o Confessione o Riconciliazione20 si inserisce nella prassi penitenziale della Chiesa, la quale è santa, ma i suoi membri possono peccare e, quindi, mai tralascia di fare penitenza e di rinnovarsi (cfr. RP, Introduzione 3). Esso è il perdono sacramentale di Dio in Cristo per coloro che, grazie ai sacramenti dell’IC, sono diventati cristiani, membra del corpo di Cristo che è la Chiesa. Pertanto «quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui, e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita con il peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera» (LG 11). INDICAZIONI GENERALI 103. In questo tempo di evidente disaffezione circa il sacramento della Penitenza, vanno particolarmente ricuperate, oltre alla necessità e all’importanza del sacramento stesso (cfr. RP, Introduzione 7), sia la dimensione penitenziale di tutta la vita cristiana sia la dimensione ecclesiale del sacramento e, più in generale, della prassi penitenziale e della conversione (cfr. SC 27). L’educazione alla virtù e al sacramento della Penitenza è essenziale nel cammino di fede del cristiano. È importante perciò che la catechesi delle varie età si preoccupi di tale educazione ed evidenzi soprattutto il significato delle celebrazioni comunitarie del sacramento, indicandone l’indole, la 16


struttura, l’utilità e l’importanza. 104. Gli atti essenziali di questo sacramento sono: la contrizione, la confessione, la soddisfazione e l’assoluzione. Essi vanno ben conosciuti e fatti conoscere (cfr. RP, Introduzione 6). Tuttavia, prima che si accosti al sacramento della Penitenza, va richiesto al penitente un serio esame di coscienza. Potrà essere aiutato in ciò da appositi sussidi indicati direttamente dal sacerdote confessore o messi a disposizione di tutti in luogo apposito: brani della Parola di Dio, domande per l’esame di coscienza. Inoltre, terminata la Confessione, è bene educare i fedeli a ringraziare il Signore per il perdono ricevuto e a mantenere nel tempo il ricordo grato di quell’incontro di grazia, che si esprime in una vita rinnovata secondo il Vangelo della carità. 105. Il luogo della celebrazione del sacramento della Penitenza è la chiesa o un altro luogo di preghiera. La sede sia decorosa e tale da favorire l’autentica celebrazione della misericordia del Signore (cfr. RP, Introduzione 12)21. 106. «La Riconciliazione dei penitenti si può celebrare in qualsiasi giorno e tempo» (RP, Introduzione 13). Tuttavia è bene che i fedeli conoscano il giorno e l’orario della disponibilità dei confessori, preferendo la celebrazionedelsacramento della Penitenza al di fuori della Santa Messa22. è importante che, come ribadisce il papa Benedetto XVI, «tutti i sacerdoti si dedichino con generosità, impegno e competenza all’amministrazione del sacramento della Riconciliazione» (ScC 21). 107. In diocesi va fatta conoscere l’esistenza e la funzione del Canonico Penitenziere, come pure l’esistenza di quei presbiteri che sono incaricati dal Vescovo per il servizio di esorcisti: la lotta contro il maligno, pur essendo distinta, è infatti collegata al ministero della Penitenza. 108. Vanno mantenute la differenza e la distinzione tra la celebrazione del sacramento della Penitenza e il dialogo della direzione spirituale. Tuttavia, soprattutto in alcuni casi, è opportuno offrire maggior spazio al colloquio con il confessore perché nasca il desiderio (o si scopra il bisogno) di essere guidati e così si introduca all’importanza e al valore della direzione spirituale, aspetto particolarmente importante della vita cristiana.

PER LA CELEBRAZIONE 109. Il Rito della Penitenza (1974) indica tre forme di celebrazione del sacramento: riconciliazione dei singoli penitenti, riconciliazione di più penitenti con confessione e assoluzione individuale, assoluzione generale. 110. La Riconciliazione di più penitenti, nella forma di una celebrazione comunitaria con assoluzione individuale, sia proposta ai fedeli soprattutto nel tempo di Avvento e di Quaresima. Queste celebrazioni devono contribuire a far vivere un incontro fiducioso e liberante col Signore e a sottolineare altresì la dimensione ecclesiale del peccato e della perdono (RP, Introduzione 36-37). 111. Non manchi mai nel contesto della celebrazione un riferimento esplicito alla Parola di Dio. è la Parola che illumina il fedele a riconoscere i suoi peccati, lo chiama alla conversione e gli infonde fiducia nella misericordia (RP, Introduzione 17.24). 112. La preghiera del penitente che manifesta la sua contrizione e il proposito di una vita nuova sia ispirata ai testi della Sacra Scrittura: il Rito della Penitenza propone ben dieci formulari. 113. L’esercizio penitenziale affidato dopo l’accusa dei peccati (soddisfazione) corrisponda alla gravità e alla natura dei peccati accusati e si concretizzi non solo nella preghiera, ma anche nella lettura o meditazione della Parola di Dio, nel servizio del prossimo e nelle opere di misericordia (RP, Introduzione 18). 114. La formula di assoluzione deve essere proclamata dal ministro nella sua interezza e in modo che sia udita dal penitente. Mentre dice la formula il ministro tiene stese le mani sul penitente (RP, Introduzione 19). 115. I confessori abbiano un atteggiamento di accoglienza di fronte alle situazioni matrimoniali irregolari (conviventi, sposati solo civilmente, separati/ divorziati risposati); tuttavia a nessun confessore è lecito andare contro le indicazioni del Magistero ecclesiale circa i casi in cui non può essere data l’assoluzione sacramentale. 116. Circa il caso eccezionale del rito per la riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione generale (cfr. RP, Introduzione 31-35 e 60-66), occorre attenersi alle disposizione del CIC, cann. 961-963 e del Motu Proprio di papa Giovanni Paolo II Misericordia Dei (7 aprile 2002). 117. Per l’assoluzione dalle censure (per es. il caso di scomunica per il peccato di aborto) e per la dispensa dall’irregolarità si faccia riferimento all’Appendice I di RP. 118. La veste liturgica per la celebrazione del Sacramento di più penitenti in forma comunitaria è il camice o la cotta e la stola viola. 17


LA CELEBRAZIONE DELLA PRIMA CONFESSIONE DEI FANCIULLI 119. La prima Confessione esercita un influsso salutare sulla vita dei fanciulli, se ben preparata e adattata alla loro età e sensibilità. È quindi indispensabile che essi vivano questa esperienza come incontro gioioso con la misericordia del Padre e siano adeguatamente aiutati e accompagnati dalle loro famiglie. 120. Come appare dallo schema generale, la celebrazione della prima Confessione è collocata verso la fine del “secondo tempo”, dopo circa tre anni di cammino (cfr. n. 53 del presente Direttorio), in un giorno in cui sia favorita la partecipazione comunitaria. Sia curata nel suo aspetto celebrativo con canti, preghiere e monizioni. La presenza dei genitori e dei catechisti favorisca un clima sereno e raccolto. Sarà significativo dopo la celebrazione vivere un momento di festa comunitario. 121. Pur dovendo precedere la prima Comunione (cfr. CIC, can. 914) e pur avendo un profondo legame con l’Eucaristia (cfr. ScC 20-21), la celebrazione della prima Confessione non sia presentata come “passaporto” per la Messa di prima Comunione. Infatti, tranne che nel caso di un peccato grave, la Confessione non è una condizione preliminare per accostarsi all’Eucaristia. La celebrazione della prima Confessione sia perciò opportunamente distanziata dalla Messa di prima Comunione. 122. Nel cammino di catechesi in preparazione alla prima Confessione vanno ricuperati alcuni importanti elementi pedagogici per la formazione della coscienza in stretto rapporto con l’ascolto della Parola di Dio; soprattutto va fatto emergere che il sacramento della Penitenza è essenzialmente dono di grazia, azione di Dio e della Chiesa. Va altresì confermata l’educazione alla Confessione frequente (RP, Introduzione 7b). In questa ottica è opportuno accompagnare il cammino di fede dei fanciulli che hanno già fatto l’esperienza della prima Confessione non solo con alcune celebrazioni penitenziali adatte a loro, ma anche con l’invito a ripetere l’esperienza del perdono sacramentale.

2. IL SACRAMENTO DELL’UNZIONE DEGLI INFERMI 123. «Il Sacramento dell’Unzione conferisce al malato la grazia dello Spirito Santo; tutto l’uomo ne riceve l’aiuto per la sua salvezza, si sente rinfrancato dalla fiducia di Dio e ottiene forze nuove contro le tentazioni del maligno e l’ansietà della morte; egli può così non solo sopportare validamente il male, ma combatterlo e conseguire anche la salute, qualora ne derivasse un vantaggio per la sua salvezza spirituale; il sacramento dona inoltre, se necessario, il perdono dei peccati e porta a termine il cammino penitenziale del cristiano» (SUI, Introduzione 6). INDICAZIONI GENERALI 124. Destinatari del sacramento dell’Unzione sono quei fedeli il cui stato di salute risulta seriamente compromesso per malattia o vecchiaia (cfr. CIC, can. 1004). In particolare le situazioni contemplate dal rito sono le seguenti: prima di un’operazione chirurgica a causa di un 18


male pericoloso; gli anziani per l’indebolimento accentuato delle loro forze; i bambini quando abbiano raggiunto un uso sufficiente di ragione e rientrino nella situazione citata come grave; i malati gravi che si trovano in stato di incoscienza e che, come credenti, avrebbero richiesto l’Unzione. Non ha senso, invece, l’amministrazione del sacramento a persone che sono già decedute. Così come è riprovata la consuetudine di amministrare il sacramento indiscriminatamente a coloro che hanno superato una certa età (cfr. SUI, Introduzione 8-14). 125. Spetta al ministro del sacramento informarsi sulle condizioni dell’infermo, scegliere i testi biblici e le orazioni per la celebrazione, chiedendo la partecipazione del malato e dei familiari e tenendo conto dello stato della persona inferma e del luogo in cui si trova (casa, ospedale) (cfr. SUI, Introduzione 35-37). La prudenza e la saggezza pastorale dovrebbero condurre a valutare prima la necessità e l’opportunità di una solida catechesi sul sacramento che ne evidenzi la finalità e i contenuti. 126. Il sacramento è reiterabile qualora il malato guarisca dalla malattia durante la quale ha ricevuto l’Unzione o se, nel corso della stessa malattia, si constata un aggravamento (cfr. can. 1004 § 2; SUI, Introduzione 9). 127. Dopo un’opportuna catechesi è bene proporre una o più celebrazioni comunitarie del sacramento dell’Unzione nel corso dell’Anno liturgico, privilegiando soprattutto il tempo di Avvento e di Pasqua, con la possibilità di inserirle nella Santa Messa: in Avvento, affinché sia colto l’aspetto della vigilanza e dell’attesa del Signore Gesù come atteggiamento del credente; nel tempo pasquale perché maggiormente si evidenzi la verità della risurrezione alla luce della Croce. 128. Nelle celebrazioni comunitarie, onde evitare un accesso indiscriminato al sacramento, è necessario che le persone interessate manifestino il loro desiderio prima della celebrazione, così che il parroco possa esercitare un adeguato discernimento (cfr. SUI, Introduzione 36). 129. È da favorire e da promuovere una continua e fattiva collaborazione reciproca, tenendo salda la discrezione, tra il cappellano dell’ospedale o della casa di cura e il parroco dell’ammalato. 130. Per l’ammissione al sacramento della santa Unzione delle persone in situazione matrimoniale irregolare vale, tranne che in pericolo di morte, la stessa normativa indicata per l’assoluzione sacramentale e l’ammissione alla Comunione eucaristica. 19

PER LA CELEBRAZIONE DELL’UNZIONE DEGLI INFERMI 131. La Chiesa è presente a ogni suo fedele nella malattia e nel momento supremo del passaggio dalla vita terrena a quella celeste per confortarlo con la speranza beata, per sostenerlo ed eventualmente per presentarlo alla misericordia di Dio. Tale assistenza orante è assicurata dalla celebrazione comunitaria del sacramento della santa Unzione con la presenza soprattutto dei familiari e conoscenti (cfr. SUI, Introduzione 7.33-34). Anche quando viene fatta nella casa del malato, la celebrazione del sacramento abbia sempre possibilmente un carattere comunitario, che coinvolga almeno i familiari e quanti assistono l’infermo. 132. La celebrazione della santa Unzione avvenga secondo le indicazioni del Rituale Romano sul sacramento dell’Unzione degli infermi (1974). 133. Insieme al sacramento della santa Unzione, la cura pastorale dei malati si preoccuperà di offrire al malato grave o moribondo anche la grazia del “viatico”, da ricevere, se possibile, durante una celebrazione dell’Eucaristia, sotto le due specie. Ministri sono il parroco, il vicario parrocchiale, il cappellano di ospedale e il superiore di una comunità religiosa clericale. In caso di necessità, ministro del Viatico può essere anche qualsiasi sacerdote o altro ministro della Comunione eucaristica (cfr. CIC, can. 911; SUI Introduzione 16). 134. L’esperienza vissuta nell’amministrazione del sacramento dell’Unzione deve portare la comunità: a manifestare maggiormente il suo amore verso i fratelli che soffrono; ad approfondire il significato e il valore particolare della sofferenza come mezzo di purificazione, santificazione e vera adesione alla sofferenza di Cristo; ad annunciare che i malati hanno una preziosa missione e un’efficace testimonianza da offrire.


I SACRAMENTI DEL SERVIZIO DELLA COMUNIONE 135. «Il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia sono i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Essi fondano la vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo, vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo. Conferiscono le grazie necessarie per vivere secondo lo Spirito in questa vita di pellegrini in cammino verso la patria. Due altri sacramenti, l’Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all’edificazione del popolo di Dio. In questi sacramenti, coloro che sono già stati consacrati mediante il Battesimo e la Confermazione per il sacerdozio comune di tutti i fedeli (cfr. LG 10), possono ricevere consacrazioni particolari. Coloro che ricevono il sacramento dell’Ordine sono consacrati per essere “posti, in nome di Cristo, a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio” (LG 11). Da parte loro, “i coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato” (GS 48)» (CCC 1533-1535).

1. IL SACRAMENTO DELL’ORDINE

136. L’Ordine è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi. È, dunque, il sacramento del ministero apostolico. Comporta tre gradi: l’episcopato, il presbiterato e i diaconato (cfr. CCC 1536). Come afferma LG 28, «il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini, da quelli che già anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri e diaconi». Pertanto «la dottrina cattolica insegna che i gradi di partecipazione sacerdotale (episcopato e presbiterato) e il grado di servizio (diaconato) sono tutti e tre conferiti da un atto sacramentale chiamato “ordinazione”, cioè dal sacramento dell’Ordine» (CCC 1554).

INDICAZIONI GENERALI 137. Gli “ordini” di episcopato, presbiterato e diaconato «vengono conferiti mediante l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, che i libri liturgici prescrivono per i singoli gradi» (CIC, can. 1009 § 2). 138. La celebrazione dell’ordinazione di un Vescovo, di presbiteri o diaconi, data la sua importanza per la vita della Chiesa particolare, richiede il concorso del maggior numero possibile di fedeli. «Avrà luogo preferibilmente la domenica e nella cattedrale, con quella solennità che si addice alla circostanza» (CCC 1572; cfr. CIC, cann. 1010-1011). 139. Poiché il sacramento dell’Ordine è il sacramento del ministero apostolico, spetta ai Vescovi in quanto successori degli Apostoli trasmettere “questo dono dello Spirito” (cfr. CCC 1576). Pertanto «ministro della sacra ordinazione è il Vescovo consacrato» (CIC, can. 1012). 140. «Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile» (CIC, can. 1024). 141. Tutti i ministri ordinati della Chiesa latina, ad eccezione dei diaconi permanenti, «sono normalmente scelti tra gli uomini credenti che vivono da celibi e che intendono conservare il celibato “per il Regno dei cieli” (Mt 19, 12)» (CCC 1579). 142. «Chi viene ordinato deve godere della debita libertà; non è assolutamente lecito costringere alcuno, in qualunque modo, per qualsiasi causa, a ricevere gli ordini, oppure distogliere un candidato canonicamente idoneo a riceverli» (CIC, can. 1026). 143. Il ministero ordinato è un dono costitutivo della Chiesa da chiedere continuamente al Signore. Nello stesso tempo la pastorale delle vocazioni a tale ministero va sempre più coltivata e valorizzata nelle zone pastorali e nelle singole parrocchie, tenendo conto anche delle indicazioni e proposte dell’Ufficio diocesano competente. 20


144. La celebrazione del sacramento dell’Ordine è, per natura sua, un dono per tutta la Chiesa. In particolare, è importante che, in occasione della celebrazione diocesana del sacramento dell’Ordine (consacrazione episcopale, ordinazioni presbiterali e diaconali), tutte le parrocchie della diocesi siano informate e invitate a partecipare almeno con la preghiera. 145. Nelle parrocchie direttamente interessate all’ordinazione di qualche presbitero o diacono si cerchi di coinvolgere tutta la comunità, attraverso anche opportuni incontri di catechesi per le varie età. È sempre un momento di grazia per una più efficace proposta vocazionale. Nel caso di un’ordinazione episcopale, presbiterale o diaconale in parrocchia, è bene che il parroco faccia riferimento all’Ufficio Liturgico diocesano. 146. L’anniversario della propria ordinazione (episcopale, presbiterale o diaconale) sia vissuto con gratitudine come memoria ecclesiale della scelta definitiva del dono di sé, per Cristo e con Cristo, alla Chiesa e al mondo.

L’episcopato 147. Il Concilio Vaticano II insegna che «con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza

del sacramento dell’Ordine» (LG 21). 148. In virtù della consacrazione episcopale e mediante la comunione gerarchica col capo del collegio e con i suoi membri, uno viene costituito membro del corpo episcopale (cfr. LG 22). Tale natura collegiale dell’ordine episcopale si manifesta, tra l’altro, nell’antica prassi della Chiesa che per la consacrazione di un nuovo Vescovo ci vuole la partecipazione di più Vescovi. 149. Per l’ordinazione legittima di un Vescovo, oggi è richiesto un intervento speciale del Vescovo di Roma, per il fatto che egli è il supremo vincolo visibile della comunione delle Chiese particolari nell’unica Chiesa e il garante della loro libertà (cfr. CCC 1559). 150. Ogni Vescovo ha, quale vicario di Cristo, l’ufficio pastorale della Chiesa particolare che gli è stata affidata, ma nello stesso tempo porta collegialmente con tutti i fratelli nell’episcopato la sollecitudine per tutte le Chiese (cfr. CCC 1560). Questo spiega anche perché l’Eucaristia celebrata dal Vescovo ha un significato tutto speciale come espressione della Chiesa.

Il presbiterato 151. Il Concilio Vaticano II insegna che la funzione ministeriale dei Vescovi «fu trasmessa in grado

subordinato ai presbiteri, affinché questi, costituiti nell’ordine del presbiterato, fossero cooperatori dell’ordine episcopale, per il retto assolvimento della missione apostolica affidata da Cristo» (PO 2). 152. I presbiteri, saggi collaboratori dell’ordine episcopale, chiamati al servizio del Popolo di Dio, «costituiscono col loro Vescovo un unico presbiterio, sebbene destinati a uffici diversi» (LG 21). I presbiteri «non possono esercitare il loro ministero se non in dipendenza dal Vescovo e in comunione con lui» (CCC 1567). Lo lasciano capire chiaramente anche la promessa di obbedienza che essi fanno al Vescovo durante il rito di ordinazione e il bacio di pace da parte del Vescovo al termine di tale liturgia. 153. I presbiteri, costituiti nell’ordine del presbiterato, sono tutti uniti tra loro da intima fraternità sacramentale. «Ma in modo speciale essi formano un unico presbiterio nella diocesi al cui servizio sono assegnati sotto il proprio Vescovo» (PO 8). Questa unità del presbiterio trova la sua espressione liturgica nella consuetudine secondo la quale, durante il rito dell’ordinazione, «i presbiteri, dopo il Vescovo [ordinante], impongono anch’essi le mani» (CCC 1568), mentre non è prevista l’imposizione delle mani di eventuali altri Vescovi presenti alla celebrazione. È bene che questa fraternità presbiterale sia coltivata anche attraverso la partecipazione alle ‘congregazioni’ e ai ritiri zonali e mediante la disponibilità al servizio pastorale sia a livello di unità pastorale che a livello zonale e diocesano. 154. L’ordinazione presbiterale, oltre al rito essenziale della imposizione delle mani da parte del Vescovo e della preghiera consacratoria, prevede alcuni riti annessi che esprimono i molteplici aspetti della grazia sacramentale. In particolare: i riti di introduzione (la presentazione e l’elezione degli ordinandi, l’interrogatorio degli ordinandi, le litanie dei santi), i quali attestano che la scelta dei candidati è stata fatta in conformità alla prassi della Chiesa; i riti che esprimono e completano in maniera simbolica il mistero che si è compiuto (la consegna dei paramenti sacerdotali; l’unzione col sacro crisma; la consegna della patena e del calice). 155. Il Seminario diocesano è la comunità ecclesiale deputata alla formazione dei futuri presbiteri. I ragazzi e i giovani che manifestano attenzione e apertura alla vocazione presbiterale siano indicati agli animatori vocazionali perché, attraverso il discernimento, siano accompagnati nel cammino che li porterà all’ordinazione presbiterale. 156. Nel tempo della preparazione all’ordinazione sono previsti alcuni riti di 21


passaggio e di graduale esperienza nel servizio: il rito dell’Ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato, i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato. È importante che anche questi riti vengano valorizzati a livello diocesano e soprattutto nelle comunità parrocchiali direttamente interessate.

Il diaconato 157. «In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani “non per il

sacerdozio, ma per il servizio”» (LG 29). 158. I diaconi sono ministri ordinati per gli incarichi di servizio della Chiesa. «Non ricevono il sacerdozio ministeriale, ma l’ordinazione conferisce loro funzioni importanti nel ministero della Parola, del culto divino, del governo pastorale e del servizio della carità» (CCC 1596). Pertanto anche l’ordinazione dei diaconi è un evento da riscoprire e da valorizzare nella Chiesa locale. 159. Per l’ordinazione del diacono «soltanto il Vescovo impone le mani, significando così che il diacono è legato in modo speciale al Vescovo nei compiti della sua “diaconia”» (CCC 1569). 160. Come rito annesso alla ordinazione è prevista la consegna del libro dei Vangeli al neo-diacono, il quale ha ricevuto la missione di annunziare il Vangelo di Cristo (cfr. CCC 1574). 161. Dopo il Concilio Vaticano II il diaconato non costituisce più soltanto un gradino di passaggio al presbiterato. La Chiesa latina, infatti, ha ripristinato il diaconato «come un grado proprio e permanente della gerarchia» (LG 29). 162. «Il diaconato permanente, che può essere conferito a uomini sposati, costituisce un importante arricchimento per la missione della Chiesa» (CCC 1571). Va perciò coltivato, apprezzato e proposto anche nella Chiesa locale. Segno di tale apprezzamento nella diocesi di Brescia è la costituzione, a partire dal 1982, della Comunità dei diaconi permanenti, guidata da specifici responsabili nominati dal Vescovo.

2. IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO 163. Con il sacramento del Matrimonio i coniugi cristiani partecipano al mistero di unità e di amore fecondo tra Cristo e la Chiesa e lo esprimono sia nell’abbracciare la vita coniugale sia nell’accogliere ed educare la prole. In tal modo si aiutano scambievolmente nel cammino verso la santità e nel popolo di Dio occupano anch’essi il loro posto ed esercitano il loro specifico carisma (cfr. RM, Presentazione 8). LA PREPARAZIONE 164. Soprattutto in questo tempo in cui la famiglia non garantisce più una adeguata introduzione alla fede e una precisa educazione all’amore delle nuove generazioni, diventa indispensabile che la comunità cristiana locale si faccia carico di preparare i nubendi prima del Matrimonio. 165. Per la preparazione al Matrimonio i fidanzati devono rivolgersi al parroco della parrocchia di cui entrambi, o anche uno solo, hanno il domicilio o il quasi domicilio (cfr. CIC, can. 1115). 166. La preparazione immediata può comprendere almeno due momenti: la presentazione dei nubendi alla comunità e l’itinerario di catechesi. La presentazione alla comunità può avvenire in una domenica, con rito molto semplice, affinché essa possa pregare per i suoi figli. Potrebbe essere l’occasione per consegnare ai nubendi un testo-guida o il Catechismo degli adulti. Questa presentazione non sostituisce ma completa il valore delle pubblicazioni matrimoniali. Per l’itinerario di catechesi è necessario da parte di tutti attenersi alle indicazioni dell’Ufficio diocesano per la famiglia. 167. I “corsi” prematrimoniali siano dei veri percorsi di fede e siano organizzati dalla parrocchia o dalla Zona pastorale, così da esprimere la dimensione comunitaria e facilitare l’inserimento dei nubendi nella comunità cristiana locale. È utile in proposito richiamare le indicazioni del Direttorio di Pastorale familiare della CEI (22 luglio 1993) riguardanti questo impegno pastorale: «Per quanto riguarda i corsi o gli itinerari di preparazione al Matrimonio, essi rientrino nel progetto educativo di ogni Chiesa particolare ed assumano sempre più la caratteristica di itinerari educativi. A tale scopo ci si preoccupi perché possibilmente ogni comunità parrocchiale o ogni Zona pastorale siano in grado di offrire questi itinerari di fede durante il corso dell’anno. Perché gli itinerari proposti possano essere appropriati alle diverse coppie di fidanzati, si provveda a promuovere molteplici e diversificanti percorsi catechistici almeno in ambito zonale o di unità pastorale» (n. 56). 22


LA CELEBRAZIONE 168. Nella diocesi di Brescia il Matrimonio può essere celebrato solo nella chiesa parrocchiale o in un’altra chiesa della parrocchia fissata stabilmente per questo servizio, e nel santuario della Madonna delle Grazie in Brescia. Qualora motivi pastorali consiglino diversamente, si chiederà per il singolo caso all’Ordinario diocesano l’autorizzazione, la quale sarà allegata al fascicolo matrimoniale (cfr. LS, cost. 355). L’Ordinario diocesano concede tale autorizzazione solo alla parrocchia propria degli sposi. 169. Qualora motivi pastorali consiglino di celebrare il Matrimonio in giorno di domenica o in una festa di precetto, tale rito avvenga durante una celebrazione eucaristica di orario, con la presenza della comunità23. 170. In via ordinaria la celebrazione del sacramento sia compiuta durante la S. Messa; tuttavia, per una giusta causa, esso può essere celebrato durante la Liturgia della Parola. 171. Durante la celebrazione del Matrimonio, la memoria del Battesimo evidenzia il fondamento teologico dell’atto del consenso, elemento costitutivo del sacramento. In forza del sacerdozio battesimale gli sposi partecipano al mistero dell’alleanza pasquale e compiono un atto propriamente ecclesiale. Il consenso degli sposi è la risposta a una parola di amore che, in quanto proveniente da Dio, li precede. 172. La celebrazione del Matrimonio è attuata “nello Spirito Santo”. Anche alcune scelte rituali, in particolare la possibilità di collocare la benedizione nuziale dopo il consenso, rivelano l’opera dello Spirito Santo nel sacramen- 186. L’amore degli sposi, iniziato nel fito. La benedizione è infatti atto di riconoscenza al Dio danzamento e maturato nell’itinerario della creazione e dell’alleanza, è memoria dell’opera di di catechesi, trova la sua espressione più Cristo-sposo, è invocazione fiduciosa dello Spirito, nella alta nella celebrazione sacramentale; ma cui forza soltanto il mistero si realizza nell’oggi celebra- si sviluppa e cresce quotidianamente in una vita sempre più cristiana. La soggettivo. 173. Gli sposi, nell’esprimere il loro consenso, sono mini- tività della coppia cresce nella ecclesiastri della grazia di Cristo. essi vivono compiutamente la lità della fede. Dio, che ha chiamato gli loro ministerialità partecipando in modo attivo ai diversi sposi ‘al’ Matrimonio, continua a chiamomenti della celebrazione. Nel nuovo Rito del Matrimo- marli ‘nel’ Matrimonio. nio sono state messe in evidenza le diverse possibilità con 187. Da parte della comunità è necessacui gli sposi sono coinvolti in prima persona nell’azione rio aiutare le giovani coppie alla testimonianza d’amore, alla preghiera domestica rituale. e all’offerta del sacrificio, all’impegno per In particolare ciò si attua: - con la loro partecipazione alla processione al fonte l’educazione dei figli attraverso la partecipazione ai gruppi degli sposi. battesimale nella memoria del Battesimo; - con la venerazione del Vangelo: infatti dopo la pro- 188. Anche all’esterno della loro famiclamazione del brano evangelico gli sposi baciano, in se- glia, le coppie vanno opportunamente invogliate a partecipare alla catechesi gno di venerazione, il libro dei Vangeli; - con la scelta di formule diverse per esprimere il parrocchiale e familiare, alla preparazione dei fidanzati, agli incontri in preconsenso e per invocare la benedizione; - con la presentazione delle offerte all’altare: è parazione al Battesimo dei figli di altre bene, infatti, che siano gli sposi stessi a portare all’alta- coppie, ai gruppi di spiritualità familiare re il pane e il vino per l’Eucaristia; essi possono eventual- e di sensibilità sociale e culturale propria mente accompagnare il gesto con una breve monizione. della professione di ciascuno. È bene invece che non siano gli sposi a proclamare i testi 189. L’accompagnamento risulta necesbiblici della Parola di Dio, poiché di questa essi, in quel sario per rafforzare la capacità di dialogo degli sposi, offrire occasioni di confronto momento, sono i destinatari. Lo scambio di pace tra gli sposi, con il presidente della e sostegno tra coppie di sposi, rendere gli sposi coscienti e responsabili del proprio celebrazione, con i genitori e con i familiari sia sobrio. Accostandosi all’altare per la Comunione eucaristica gli ruolo nella Chiesa e aiutarli a vivere il sposi ricevano dal sacerdote presidente il Corpo e il San- loro ministero in armonica collaborazione con tutti gli altri ministeri (cfr. RM, gue di Cristo. 174. Se il Matrimonio è celebrato tra un cattolico e un Introduzione 9). battezzato non cattolico, esso avvenga all’interno di una Liturgia della Parola (cfr. RM, pag. 36). 175. Nell’esperienza pastorale italiana si verifica sempre più il caso di coppie che, pur non avendo maturato un chiaro orientamento cristiano e non vivendo una piena appartenenza alla Chiesa, desiderano la celebrazione religiosa del Matrimonio essendo battezzati e non rifiutando esplicitamente la fede. È opportuno in tali situazioni celebrare il sacramento del Matrimonio secondo le indicazioni del Capitolo II del nuovo Rito, che in questo caso prevede il “Rito del Matrimonio nella celebrazione della Parola”. 176. Nella celebrazione non si faccia distinzione alcuna di persone o di condizioni sociali né nel rito né nell’apparato esteriore. 177. Nei tempi di Avvento e di Quaresima si raccomanda la sobrietà e il rispetto del tempo liturgico.

PER LA VITA

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178. Per la celebrazione cristiana del Matrimonio si eviti ogni forma di accentramento o di protagonismo degli sposi. 179. Gli eventuali sussidi che sempre più frequentemente vengono preparati per la celebrazione del Matrimonio mantengano il carattere di essenzialità. Per facilitare maggiormente la partecipazione si riportino i testi dei canti che saranno proposti nella celebrazione. È bene invece che i testi della Parola di Dio siano ascoltati. 180. Si eseguano unicamente canti e musiche che rispettino il contenuto della celebrazione del sacramento. Ci si attenga in proposito alle indicazioni offerte dall’Ufficio Liturgico diocesano. 181. La celebrazione sia dignitosa, con la partecipazione piena degli sposi, dei testimoni e degli amici; abbia il tono di festa cristiana. Sarebbe auspicabile legare alla celebrazione un gesto concreto di carità come segno di condivisione che va oltre ogni cultura di sfarzo o di inutili sprechi. 182. Le firme sul registro dei Matrimoni si rimandano al termine della celebrazione presso un tavolo, non sull’altare, unitamente alla lettura degli articoli del Codice Civile. 183. Nel caso di richiesta di celebrazione religiosa del matrimonio da parte di persone conviventi o sposate civilmente, si sarà ben disposti ad accoglierla, proponendo comunque un cammino penitenziale che aiuti a comprendere la difformità di quella prassi. 184. Si ricordi che il matrimonio naturale (civile o religioso) tra due non battezzati è ritenuto valido dalla Chiesa. Pertanto quando questi coniugi ricevessero i sacramenti dell’IC il loro Matrimonio diventa sacramento e non c’è bisogno di celebrare il Matrimonio canonico. Semplicemente si annoti nel registro di Matrimonio che: In data…, i due, sposati con matrimonio civile [o religioso] il…, a…, avendo ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana il …, sono diventati marito e moglie secondo il sacramento del Matrimonio cristiano. 185. Per quanto riguarda invece un matrimonio celebrato secondo la forma canonica con regolare dispensa vescovile per disparità di culto fra una parte battezzata e una non battezzata (matrimonio ritenuto valido, anche se non sacramento), qualora la parte non battezzata riceva i sacramenti dell’IC, tale matrimonio diviene ipso facto sacramento; pertanto si annoti semplicemente sul registro dei Matrimoni del luogo dove venne registrato l’atto matrimoniale che: In data …, avendo il coniuge … ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il presente Matrimonio è divenuto sacramento.

APPENDICI

I . LA LITURGIA DELLE ORE

190. Nella Liturgia delle Ore la Chiesa, esercitando l’ufficio sacerdotale del suo Capo, offre a Dio ‘incessantemente’ il sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. Questa preghiera è «la voce della stessa Sposa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera che Cristo, unito al suo Corpo, eleva al Padre. Tutti coloro, pertanto, che compiono questa preghiera, adempiono, da una parte, l’obbligo proprio della Chiesa e, dall’altra, partecipano al sommo onore della Sposa di Cristo perché, celebrando le lodi di Dio, stanno dinanzi al suo trono a nome della Madre Chiesa» (PNLO 15). 191. La Liturgia delle Ore, santificazione del tempo e dell’uomo, prolungamento della gioia sacramentale nel quotidiano e da sempre denominata ‘sacrificio di lode’, è per eccellenza una liturgia gioiosa, in cui l’uomo esprime con la Parola di Dio, con Salmi, inni e cantici la sua riconoscenza al Creatore e la sua attonita meraviglia di fronte alla salvezza operata da Cristo. Una Chiesa che prega è una Chiesa di cristiani che entrano insieme nella preghiera stessa del Cristo risorto, nella sua lode e nella sua intercessione. 192. Va incoraggiata la prassi di celebrare comunitariamente le Lodi mattutine e i Vespri, duplice cardine della Liturgia delle Ore. Soprattutto nelle domeniche è opportuno mantenere la tradizione della celebrazione delle Lodi mattutine (celebrazione della risurrezione di Cristo) e dei Secondi Vespri (celebrazione del Sacrificio redentore). Ugualmente si torni a valorizzare la Liturgia delle Ore con il popolo durante il Triduo pasquale, soprattutto l’Ufficio delle Letture e le Lodi mattutine. 193. Perché i fedeli possano veramente ricavare da questa preghiera tutto il beneficio spirituale necessario, è utile che vi sia il costante riferimento all’Eucaristia. Celebrare comunitariamente la Liturgia delle Ore nei giorni di festa non significa affatto impoverire l’Eucaristia o sminuirne il senso: significa, anzi, prepararla e proseguirla nella lode e nell’intercessione per tutta la Chiesa. Al n. 12 di PNLO si afferma che «la Liturgia delle Ore estende alle diverse ore del giorno le prerogative del mistero eucaristico, centro e culmine di tutta la vita della comunità cristiana: la lode e il rendimento di grazie, la memoria dei misteri della salvezza, le suppliche e la pregustazione della gloria celeste». 24


194. Qualora la Liturgia delle Ore fosse celebrata unitamente all’Eucaristia, cosa sempre possibile ma non necessaria, si tenga conto delle indicazioni date da PNLO ai numeri 93-98. 195. Nella Chiesa particolare, l’espressione diocesana dell’impegno nel celebrare e valorizzare il culto divino e la Liturgia delle Ore è costituita dal Capitolo della chiesa Cattedrale. 196. Tra i laici va incoraggiata la celebrazione anche individuale della Liturgia delle Ore. Pure le famiglie e le coppie di sposi siano educate a celebrare i giorni festivi e alcuni giorni significativi della loro vita familiare con questa preghiera. 197. «Sia per santificare veramente il giorno sia per recitare con frutto spirituale le stesse Ore, conviene che nella recita delle Ore si osservi il tempo che corrisponde più da vicino al tempo vero di ciascuna Ora canonica» (PNLO, 11). L’indicazione circa la fedeltà all’orario vale anche per le celebrazioni comunitarie e parrocchiali. 198. Data l’importanza, l’ecclesialità e la profondità della celebrazione della liturgia delle Ore, è ovvio che essa non potrà ridursi ad una recitazione meccanica e frettolosa; nel limite del possibile, si introducano degli elementi cantati: si canti sempre almeno l’inno e il cantico evangelico, tenendo presente che i Salmi sono anche voce di Cristo, voce della Chiesa e voce dell’uomo.

II. IL MINISTERO STRAORDINARIO DELLA COMUNIONE EUCARISTICA

199. Il ministero “straordinario” della Comunione eucaristica – così chiamato in quanto suppletivo e integrativo degli altri ministeri ordinati e istituti - richiama il significato di un servizio liturgico intimamente connesso con la carità e destinato soprattutto ai malati e alle assemblee numerose. Esso impegna i laici o i consacrati dediti a questo ministero a una più stretta unità spirituale e pastorale con le comunità nelle quali svolgono il loro apostolato. 200. «Il fedele designato come ministro straordinario della santa Comunione deve essere debitamente preparato e distinguersi per fede, vita cristiana e condotta morale. Si sforzi di essere all’altezza di questo grande ufficio, coltivi la pietà eucaristica e sia di esempio a tutti i fedeli per il rispetto e la devozione verso il Santissimo Sacramento dell’altare. Non si faccia mai cadere la scelta su persone la cui designazione possa essere motivo di stupore per i fedeli» (ImC VI). 201. La Comunione ai malati, a partire dalla Messa domenicale, è un’espressione della presa di coscienza da parte della comunità che anche i fratelli involontariamente assenti sono incorporati a cristo, e che una profonda esigenza di solidarietà li unisce alla Chiesa che celebra l’Eucaristia. 202. Il ministero straordinario della Comunione eucaristica viene conferito dal Vescovo, su indicazione del parroco, per un triennio; può essere rinnovato e si può esercitare solo all’interno della comunità per la quale è stato assegnato; diversamente è per i ministri accoliti, i quali, in virtù di un’apposita certificazione, esercitano tale servizio in forma stabile e senza limite territoriale. 203. L’Ufficio liturgico diocesano propone alcuni incontri di formazione in vista del conferimento o del rinnovo del ministero, ed organizza gli adempimenti necessari. 204. È permesso ai presbiteri in cura d’anime di affidare a una persona idonea, volta per volta e in caso di vera necessità, l’incarico di distribuire l’Eucaristia (cfr. ImC III); per questo rito è prevista una specifica benedizione (come da MRI pag. 1046). 205. Poiché queste facoltà sono state concesse solo per il bene spirituale dei fedeli e per casi di vera necessità, i presbiteri si ricordino che non sono affatto esonerati dal loro compito di distribuire la divina Eucaristia ai fedeli che ne fanno legittima richiesta, e specialmente di recarla ai malati (cfr. ImC VI; CIC, can. 910 § 2); ogni ministro straordinario sa che può lecitamente svolgere il suo servizio soltanto in aiuto e non in sostituzione dei ministri ordinati presenti. 206. L’atto liturgico di portare il Santissimo Sacramento ai fratelli scaturisce da un vero amore all’Eucaristia coltivato anche attraverso una profonda conoscenza del rito della Messa e da una generosa adorazione eucaristica personale e comunitaria. 207. Il ministro straordinario sia fornito del rituale specifico (al quale attenersi) e di una teca che avrà cura di mantenere pulita. Quando egli svolge il suo ministero nell’assemblea radunata in chiesa, se si comunica riceve l’Eucaristia dal ministro ordinato e non da sé, ed è opportuno che vesta un segno distintivo adatto. 208. È opportuno che il ministro straordinario riceva dal presbitero, durante la celebrazione liturgica, l’Eucaristia sufficiente da portare ai fratelli infermi. Anche al di fuori della celebrazione, è corretto che siano i ministri ordinati presenti in chiesa a consegnare ai ministri straordinari la santissima Eucaristia. 209. Durante il tragitto tra le strade o nelle case è importante che il ministro straordinario custodisca la teca sul petto, portando con cura e raccoglimento l’Eucaristia contenuta. Conclusa, poi, la visita ai malati, i ministri straordinari avranno sempre premura di riportare in chiesa l’Eucaristia eventualmente avanzata, senza trattenerla presso la propria abitazione. 25


III IL RITO DELLE ESEQUIE 210. «La liturgia cristiana dei funerali è una celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore. Nelle Esequie la Chiesa prega perché i suoi figli, incorporati per il Battesimo a Cristo morto e risorto, passino con lui dalla morte alla vita. È per questo che la Chiesa, madre pietosa, offre per i defunti il Sacrificio eucaristico, memoriale della Pasqua di Cristo, innalza preghiere e compie suffragi; e poiché tutti i fedeli sono uniti in Cristo, tutti ne risentano vantaggio: aiuto spirituale i defunti, consolazione e speranza quanti ne piangono la scomparsa» (RE, Introduzione 1).

INDICAZIONI GENERALI 211. Un posto di rilievo assume la veglia di preghiera nella casa del defunto. Qualora il sacerdote non possa essere presente si deputino laici che, attraverso appositi sussidi, animino la veglia. Essa non sia mai tralasciata: è un momento forte di comunione e di evangelizzazione (cfr. RE, Introduzione 3.19). 212. L’Ordinario diocesano può concedere il permesso di celebrare le Esequie anche di un piccolo, morto prima che i genitori potessero battezzarlo, com’era loro intenzione (cfr. CIC, can. 1183 § 2); come pure di un battezzato non cattolico, qualora manchi il proprio ministro e non consti la sua volontà contraria (cfr. CIC, can. 1183 § 3). 213. Sarà necessaria un’opera di saggia persuasione perché i familiari evitino spese eccessive per le onoranze funebri. Si potranno suggerire autentici gesti di solidarietà a vantaggio di necessità reali e bisogni presenti. 214. Quand’anche gli accordi vengano presi tramite organizzazioni apposite, il pastore non trascurerà mai il contatto personale con i familiari del defunto. 215. Per la celebrazione delle Esequie di una persona proveniente da altra parrocchia, è necessario avvisare il parroco della parrocchia di provenienza e informarsi del defunto.

PER LA CELEBRAZIONE 216. La liturgia funebre è espressione della comunione dei santi, perciò la celebrazione sia sostenuta dalla luce della fede cristiana. 217. La celebrazione completa delle Esequie si struttura attorno a questi elementi: preghiera nella casa del defunto, processione alla chiesa, celebrazione eucaristica in chiesa, ultima raccomandazione e commiato, processione al cimitero, preghiere al sepolcro (cfr. RE, Introduzione 3). 218. Particolare attenzione va riservata alle orazioni, ai testi biblici e alle monizioni nella loro vasta possibilità di scelta (cfr. RE, Introduzione 11-13), tenendo presente che la Messa esequiale non può essere celebrata nel Triduo sacro, nelle solennità di precetto, nelle Domeniche di Avvento, di Quaresima e di Pasqua (cfr. RE, Introduzione 6). 219. Nella celebrazione si curi particolarmente l’omelia, la quale non deve avere il carattere di elogio funebre, ma deve essere un aiuto alla comprensione e un approfondimento del mistero della morte alla luce del Signore Gesù crocifisso e risorto. I testi biblici in tal senso offrono ampie prospettive. è sempre possibile, e la domenica vincolante, utilizzare le letture bibliche della liturgia del giorno. 220. Nella Messa esequiale non si tralasci mai la “preghiera dei fedeli” (che sia preparata e sia preghiera) e si richiami il valore della Comunione eucaristica durante la Messa (cfr. RE 64. 66). 221. Prima della celebrazione occorre manifestare con molta fermezza l’assoluta inopportunità, nel rito liturgico, dei vari interventi commemorativi, i quali possono invece trovare migliore collocazione presso il cimitero. 222. Attenzione particolare va riservata anche ai segni: la collocazione del defunto rivolto verso l’altare (ma, se ministro ordinato, rivolto verso l’assemblea); il testo dell’Evangelo o della Bibbia sul feretro, la presenza del cero pasquale (cfr. RE 59). 223. L’abbondante proposta che il Rituale offre circa la preghiera dei Salmi, soprattutto nel contesto delle due processioni (dalla casa alla chiesa; dalla chiesa al cimitero), permette una scelta di testi adatti alle varie circostanze (cfr. RE, Introduzione 24). Nella casa del defunto e durante il funerale vi sia l’invito alla preghiera comune. Durante il trasporto della salma in chiesa si inviti alla partecipazione orante attraverso la forma litanica. Andando al cimitero si preghi con il S. Rosario o con altre forme di supplica (cfr. RE 80. 82), e al camposanto la celebrazione sia sobria, come dal Rituale, senza ulteriori aggiunte da parte del celebrante. 26


CELEBRAZIONE DEL RITO DELLE ESEQUIE SEGUITO O PRECEDUTO DALLA CREMAZIONE 224. Il Rito delle Esequie (1974), recependo quanto è stabilito dall’Istruzione della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio “De cadaverum crematione” dell’8 maggio 1963, afferma al n. 15 dell’Introduzione: «A coloro che avessero scelto la cremazione del loro cadavere si può concedere il rito delle esequie cristiane, a meno che la loro scelta non risulti dettata da motivazioni contrarie alla dottrina cristiana. …Le esequie siano celebrate secondo il tipo in uso nella regione, in modo che non ne resti offuscata la preferenza della Chiesa per la sepoltura dei corpi, come il Signore stesso volle essere sepolto»24. 225. Il primo problema pastorale che emerge è il rapporto tra la celebrazione dell’Eucaristia e la cremazione. La Presidenza CEI ha deciso25 con voto unanime che in linea di principio le esequie precedano la cremazione. Ne consegue che nella prassi ordinaria l’Eucaristia viene celebrata prima della cremazione, presente la salma. 226. Alcune volte si pone però il problema della richiesta di funerale religioso dopo la cremazione. Tale eventualità si verifica normalmente solo per motivi pratici nel caso di decesso all’estero. La richiesta da parte dei fedeli di celebrare la Messa esequiale, anche quando si è compiuta la cremazione o arrivano dall’estero le urne cinerarie di emigrati che intendono trovare riposo nella terra di origine, non può essere negata, ben consci che la S. Messa resta il cuore di tutto il rito. 227. Il Rito delle Esequie ricorda anche che «i riti previsti nella cappella del cimitero o presso la tomba si possono fare nella stessa sala crematoria, cercando di evitare con la debita prudenza ogni pericolo di scandalo o di indifferentismo religioso» (RE, Introduzione 15).

CELEBRAZIONE DELLE ESEQUIE IN SITUAZIONI MATRIMONIALI IRREGOLARI 228. Come principio generale vale quanto è detto nei “praenotanda” al Rito delle Esequie: «Nel predisporre e nell’ordinare la celebrazione delle Esequie, i sacerdoti tengano conto non solo della persona del defunto e delle circostanze della sua morte, ma anche del dolore dei familiari, senza dimenticare il dovere di sostenerli, con delicata carità, nelle necessità della loro vita di cristiani. …I sacerdoti sono ministri del Vangelo di Cristo, e lo sono per tutti» (Re, Introduzione 18). 229. Più specificamente sul problema delle Esequie di chi si trova in situazione matrimoniale irregolare ci si attenga a quanto indicato nel Direttorio di Pastorale familiare per la Chiesa italiana (1993) al n. 234: «Poiché il senso del funerale cristiano consiste propriamente nel ringraziare il Signore per il dono del Battesimo concesso al defunto, nell’implorazione della misericordia di Dio su di lui, nella professione di fede nella risurrezione e nella vita eterna, nell’invocazione per tutti, e in particolare per i familiari, della consolazione e della speranza cristiane, la celebrazione del rito delle Esequie non è vietata per questi fedeli, purché non ci sia stata una loro esplicita opposizione…»26.

CELEBRAZIONE DELLE ESEQUIE IN CASO DI SUICIDIO 230. Per la celebrazione delle Esequie dei cristiani suicidi: riconoscendo che in questi casi è difficile escludere il turbamento mentale del soggetto, di norma si proceda alle Esequie complete, a meno che la persona suicida, prima della morte, abbia fatto percepire in forma manifesta, o con le parole o con gli scritti, di non volere le esequie cristiane. 231. Nella circostanza dei funerali dei suicidi il buon senso sconsiglia con fermezza tutte quelle iniziative che potrebbero creare equivoci e non lasciare intuire la contrarietà della comunità cristiana al suicidio. In tal modo la fede nella misericordia di Dio è accompagnata dal senso del rispetto della sacralità ed inviolabilità della vita. 27


“Punto famiglia e dintorni”

Si è costituita ufficialmente l’Associazione voluta dalle nostre Parrocchie per fare sempre di più della famiglia il “punto di riferimento” della nostra attenzione pastorale. Si chiama “Punto famiglia e dintorni” l’Associazione che la Commissione Famiglia delle Parrocchie di Botticino Sera, Mattina e S.Gallo hanno costituito come strumento di “promozione del valore della vita umana, della coppia e della famiglia in continuità con l’operato della Parrocchia” al fine di “Offrire iniziative di solidarietà e proposte formative attente ai bisogni e alle complesse situazioni relazionali attuali delle coppie e delle famiglie, con particolare riguardo a quelle che vivono esperienze di emarginazione” (articolo 2 dello statuto). Nell’ultimo anno l’Associazione ha già promosso alcune iniziative di formazione (fra cui il corso “due per o per due? di cui leggete il programma qui a lato) e altre sono in programma.

Famiglia in cammino

momenti di vita diocesana

Tre giorni per giovani coppie di sposi

Tempo di comunione, relax e formazione S. NICOLÒ DI VAL FURVA VILLAGGIO PER FAMIGLIE AIN KARIM 25-27 APRILE

“Nella Speranza la nostra Promessa!”

Venerdì 25 La speranza cristiana e il matrimonio sacramento Sabato 26 La preghiera coniugale e familiare come luogo di speranza domenica 27 Alle sorgenti della nostra speranza

Note organizzative: Destinazione: S. Nicolò di Val Furva (5 Km da Bormio direzione S. Caterina – SO), Villaggio per famiglie AIN KARIM. Costi per l’intero soggiorno: dal pranzo del 25 al pranzo del 27 aprile, con servizio di biancheria per la camera e per il bagno (lenzuola e salviette) si distinguono due prezzi, per adulti e per bambini (sotto i sedici anni). ADULTO: € 70,00 BAMBINO: € 42,00 Prenotazioni: è obbligatorio iscriversi presso il Consultorio diocesano (030/396613), chiedendo di Francesca. Le iscrizioni termineranno a fi ne marzo. Non è richiesta alcuna caparra; solamente, in caso si voglia disdire l’iscrizione, si prega di farlo per tempo. Responsabile iniziativa: Don Giorgio Comini, Direttore Uffi cio Famiglia di Brescia. Relatore invitato per il giorno 26 aprile: Don Pierluigi Gusmitta– direttore Uffi cio Famiglia di Vigevano.

SI APRE L’INFORMA-FAMIGLIA In modo particolare dal prossimo 2 aprile apri-

rà presso la sede dell’Associazione, all’Istituto Don Orione l’”InformaFamiglia”, una sorta di “ufficio informazioni – sportello per le famiglie”, dove sarà possibile trovare informazioni e indicazioni relativamente a proposte di formazione, uffici e sportelli attivi sul nostro territorio, iniziative ed eventi promossi da enti e associazioni. Per i primi mesi l’InformaFamiglia sarà aperto tutti i mercoledì pomeriggio dalle 14,30 alle 16,30. L’InformaFamiglia sarà anche il punto di riferimento per tutte le iniziative che l’Associazione vorrebbe promuovere, che riguardano quattro ambiti:  Ambito formativo. Iniziative di aggiornamento per animatori, educatori, insegnanti e operatori pastorali sui temi della famiglia, della coppia e dei soggetti in età evolutiva; proposte formative per fidanzati, coppie, famiglie e genitori.  Ambito missionario-caritativo. Iniziative per aiutare a soddisfare urgenze materiali, delle famiglie, delle coppie e delle persone.  Ambito spirituale. Diffusione della conoscenza di strumenti utili ad organizzare appuntamenti di spiritualità, oasi di preghiera, occasioni di incontro.  Ambito psicologico-relazionale. Attività di orientamento, colloqui psicologici per la comprensione delle situazioni e interventi di sostegno. In riferimento al tema della diversità, e con la finalità di promuovere la cultura dell’integrazione e la tutela dei diritti delle persone in situazione di handicap, l’associazione “Punto Famiglia e dintorni” lavora in collaborazione con il gruppo “For Cinzia” che già da tempo promuove iniziative ed eventi specifici su questi temi. 28


due per o per due ? Quattro incontri per migliorare la propria capacità di relazionarsi all’interno della coppia. Una proposta per fidanzati, coppie e genitori La vita di coppia, l’esperienza di genitori ci offre l’opportunità di vivere in pienezza la nostra vita. Non sempre però, nella quotidianità di ogni giorno, abbiamo la capacità di ascoltare, di comprendere, di affrontare e superare le difficoltà. Spesso mancano alle coppie e ai genitori occasioni per riflettere insieme su quanto sia affascinante e complessa la vita di una famiglia. Questo breve percorso di formazione vuole offrire ai fidanzati, alle coppie e ai genitori alcuni strumenti per “saper comprendere e farsi comprendere” un po’ meglio. A condurre gli incontri e a guidare il percorso formativo sarà uno Psico-Pedagogista, il dott. Renato Riva, che da anni accompagna coppie e genitori in corsi di formazione e percorsi di orientamento. Gli incontri non sono semplici “conferenze”, ma momenti di confronto dove oltre all’intervento del relatore sono previsti momenti di scambio, esercitazioni e la possibilità di “sperimentare” ciò che viene “raccontato”, anche per questo è consigliabile la presenza della coppia.

Martedì Martedì Martedì Martedì

Calendario degli incontri - ore 20.30

1 aprile 2008 “La stima di sé e la vita di coppia” 15 aprile 2008 “Dialogare in coppia è possibile? Come?” 29 aprile 2008 “Che caratterino! Conoscersi e farsi conoscere” 13 maggio 2008 “Imparare ad amare: gesti di attenzione all’altro”

Chi, come, dove, quando... ●

Sede degli incontri è il “Punto famiglia e dintorni” presso l’Istituto don Orione di Botticino Sera ● Destinatari della proposta sono fidanzati, coppie già sposate o conviventi, genitori. ● A condurre gli incontri, sarà il Dott. Renato Riva, Psico-Pedagogista esperto in tematiche educative e relazionali. ● Informazioni e iscrizioni presso - la Segreteria della Scuola Don Orione (Tel 030 2991141 -orario scolastico), - la Segreteria della Parrocchia di Botticino Sera (Oratorio Don Bosco - Tel 030 2692094 tutti i pomeriggi) o contattando direttamente - don Raffaele (parrocchiasera@alice.it tel 328 3108944) o Nicoletta (348 0539499 / ale.nik@alice.it)

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Pomeriggi di Spiritualità Si è svolto lo scorso 24 febbraio l’ultimo dei quattro “Pomeriggi di Spiritualità” dedicati alle coppie. Quest’anno i brani biblici che hanno accompagnato i “pomeriggi” avevano come tema “La casa: dimora o appartamento”. A conclusione del percorso, più che il racconto degli incontri e il resoconto del lavoro fatto dalle coppie presenti, vorremmo condividere con tutte le coppie della nostra comunità una delle preghiere che ci hanno “consegnato” durante i pomeriggi vissuti insieme. Con l’augurio che possa diventare la preghiera di ogni famiglia.

Signore, fa che noi siamo la nostra casa. Che non siano solo i muri a costruirla. Non solo i muratori e gli architetti a darle vita. Non gli urbanisti ad aprirla al mondo e agli uomini. Fa’ che ad abitarla e a darle vita siano i nostri sguardi e le nostre coscienze. Fa’ che in essa i nostri occhi mai temano di incontrarsi e che le nostre coscienze mai temano la trasparenza. Fa’ che le nostre pupille siano il luogo dove non ci stanchiamo mai di innamorarci e riconoscerci, di crescere l’uno nella vita dell’altro. Giornata di spiritualità per famiglie Fa’ che nella nostra casa faccia la sua tenda la parola, il gusto di raccontarci i cammini percorsi, che in essa le nostre parole sappiano sempre veramente farsi carne e vita, racconto e progetto. Impedisci, Signore, che nella nostra casa abiti il silenzio, quello sordo della sfiducia e del conflitto, quello gelido dell’indifferenza. Fa che nessuna parola sia mai scontata, che nessuna ripetizione nasca dalla noia, “Briciole di pane, briciole d’amore: che anche i balbettii siano amore ripetuto, la forma eucaristica nella vita degli sposi e stupore ritrovato. delle famiglie cristiane” La nostra casa sia la terra dell’ideale: Ore 10.00 Ritrovo e inizio dalla chiesa della tempo e luogo dove l’astratto viva di concretezza, Fantasia “La Santa Famiglia di Nazareth”. dove l’ultimo sia il primo, Ore 10.30 Inizio del cammino a piedi dove il “tu” sia il primo pronome della nostra vita. passando da S. Rocco e zona Campiani, Quando, o Signore, vedremo il tuo volto, con due stazioni di preghiera e rifl essione. fa che nei nostri occhi possiamo ritrovare, Ore 12.00 S. Messa presso il Santuario ancora più bella, vera e nostra, “Madonna della Stella” la casa delle nostre giornate e delle nostre notti. Ore 12.45 Pranzo al sacco Che nel tuo sguardo essa risorga come carne e corpo Ore 14.00 Animazione per ragazzi e bambini; dei nostri legami possibilità di gruppo di discussione per adulti. e del nostro aprirci quotidiano alla vita. Ore 16.00 Incontro con il vescovo Luciano, Amen! benedizione e mandato. (Gigi e Rosy)

CELLATICA (BS) DALLACHIESA “SANTAFAMIGLIADI NAZARETH” AL SANTUARIO “MADONNA DELLA STELLA” 1 MAGGIO

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restauro della chiesa parrocchiale di Botticino Sera

BELLEZZA E TRIONFO DI CRISTO RISORTO

I

n questi giorni è terminato il ponteggio della navata nella nostra bella parrocchiale. Questo significa la ripresa dei lavori della seconda fase (pulitura degli affreschi; asportazione dei sali affiorati, che sono stati causati dalle passate infiltrazioni provenienti dal tetto; chiusura della fessura in facciata allargatasi con il terremoto). Sono interessantissimi i nuovi punti di vista che si creano passando sui vari livelli delle passerelle dei ponteggi. Gli angeli marmorei che reggono le trabeazioni degli altari laterali appaiono improvvisamente di proporzione umana nella loro finissima e classica fattura, così è anche per gli angeli paffuti in gesso, collocati alle reni della volta, che volteggiano tra festoni di frutta ingigantita (che sia un’anticipazione dell’o.g.m.) I misteri del rosario (gaudiosi, dolorosi, e gloriosi), che coronano l’altare della Madonna, appaiono improvvisamente leggibili e fruibili nonostante il precario stato di conservazione. Anche l’Ascensione e il trionfo di Cristo nel medaglione centrale della volta di navata del pittore Bevilacqua (forse la sua ultima opera prima della dipartita) merita una riflessione ed una visita dal nuovo punto di vista che si è creato. Gli effetti ottici, di spostamento e deformazione delle figure per essere fuori dal piano prospettico convenzionale, evidenziano quale maestria ci deve essere nel concepire ed eseguire una prospettiva per essere vista dal pavimento nelle giuste proporzioni. In questo medaglione colpisce tra gli altri episodi il Cristo trionfante accolto da un Padre barbuto con il triangolo in fronte, alla sommità di una scala avvolta dalle nuvole. Queste figure che appartengono alla iconografia classica, con il tema della scala in cielo richiama il sogno di Giacobbe. Secondo tradizione pare che da questo episodio abbia origine il primo luogo di culto israelitico Babel. Il tempio fu eretto sulla verticalizzaaio ne della pietra usata come guanciale dopo il sogno di Giacobbe. Il cuore del racconto è in quella scala percorsa dagli angeli, ed è un’immagine che prende spunto dai templi mesopotanici a gradini (ziqqurrat) e che è stata trasformata dalla tradizione in un simbolo mistico. particolare del dipinto chiesa parrocchiale Botticino Sera In questa parabola della preghiera (dialogo tra Dio e l’uomo) è contenuta una promessa divina, sorgente di speranza per un futuro glorioso, impensabile per un profugo che ha solo una pietra ove posare il capo. Così a richiamo dovrebbero essere le nostre chiese e l’affresco del medaglione centrale lo ricorda, il luogo ove si incontra il Signore, si riposa lo spirito e si spera. Con questa interpretazione e lettura dell’affresco centrale di epoca “moderna’’ si vuole rimarcare la funzione dell’arte e della tradizione che hanno avuto nella storia (quale legame non statico ma dinamico) e nonostante lo strappo avvenuto nel corso del tempo si spera di far continuare anche con la conoscenza del patrimonio storico esistente. L’arte è una funzione decisiva nell’esaltare sensi e intelletto conducendoli verso la teofania. “questo intreccio annodandolo attorno al motivo centraSabato 29 marzo le della bellezza (per non sprofondare nella disperazione) è la più grande ore 15.00 potenza espressiva data all’uomo, veicolo di trascendenza, perché la masi organizza teria che prende forma nell’opera riceve il sigillo dello Spirito.’’ (1) “La Beluna visita guidata lezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente …. I vostri molteplici dallo storico ing. sentieri, artisti del mondo, possono condurre tutti a quell’Oceano infinito Alessandro Guerrini di bellezza ove lo stupore si fa ammirazione, ebrezza, indicibile gioia’’.(2) “le per approfondire sacre sritture sono l’alfabeto della speranza in cui per secoli i pittori hanno la conoscenza intinto il loro pennello’’ , così sicuramente il pittore dell’affresco centrale delle opere d’arte ha intinto il suo pennello nei colori delle sacre scritture e della tradizione trasmettendoci con questo affresco, di epoca moderna, la bellezza della presenti nella nostra speranza pasquale! parrocchiale. arch.Sforza Roberto Per aderire iscriversi (1)dal discorso di Paolo VI agli artisti in sacrestia (2)dalla lettera agli artisti di Giovanni Paolo II (3)M. Chagall

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I 60 giorni più importanti della mia vita 1. Ecco la mia foto (foto 1) a 90 giorni (cioè a tre mesi della mia vita prenatale) ingrandita circa due volte. Sono lungo appena 8 centimetri e peso solo 25 grammi, eppure sono completo in tutti i miei organi perfettamente funzionanti. Il cuore pulsa regolarmente, polmoni e bronchi sono pronti per respirare, inghiotto il liquido amniotico in cui sono immerso, digerisco, assimilo, urino; muovo gli occhi sotto le palpebre, ho le corde vocali complete. Muscoli e nervi operano in armonia e muovo Foto 1. Feto di 90 giorni le dita, giro la testa, faccio capriole, tiro calci. È vero: mia madre percepirà questi miei movimenti solo fra due mesi, quando avrò rafforzato i miei muscoli. Ma io sono già ben vivo: la mia vera “biografia” non inizia alla mia nascita, ma molto prima. Quanto prima? In questa mia foto, sei mesi prima del parto, si può già cominciare a vedere quanto io assomigli ai miei genitori nei lineamenti e nelle espressioni. Ma, ad esempio, le linee della mano e le impronte digitali, che rimarranno fino alla morte uno dei miei segni distintivi e individuanti, sono già evidenti venti giorni prima, verso il 70° giorno. Anzi, già al 60° giorno io sono dotato di tutti i miei organi. Ecco perché sono i 60 giorni (i 2 mesi, le 8 settimane) più importanti della mia vita. 2. E questa prodigiosa costruzione che mi occupa per 8 settimane, inizia al momento stesso della fecondazione. L’ovocellula (un ottavo di millimetro!) fecondato Foto 2. Ovocellula fecondal “seme di vita” (lo spermatozoo, un seicentesimo di millimetro!) costituisce una delle più straordinarie meraviglie della natura, dotato com’è di un fantastico dinamismo perfettamente finalizzato. Se non è “vita” questa, cos’è la vita? Ed è vita già umana: in soli due mesi questa unica cellula microscopica e indifferenziata si moltiplica in miliardi di cellule (il neonato ne conta oltre 6 mila miliardi e si differenzia in modo da originare tessuti tanto diversi, quasi opposti, quali sono quelli che formano le ossa solide e il sangue liquido. I muscoli e i nervi, i denti e le cartilagini, gli arti e gli occhi... Eccolo Foto 3.Morula di 32 cellule (foto 2), ingrandito circa 700 volte. Io già esisto: essere umano, unico, irripetibile, non più « in potenza » ma già in attuale divenire, mi attuo cioè attivamente per forza intrinseca. Sono infatti evidenti i due pro-nuclei (uno dell’ovulo, l’altro dello spermatozoo): nella loro fusione i 23 cromosomi paterni si uniscono cori i 23 materni: questi 46 cromosomi, presenti in tutte le mie cellule, caratteristici della specie umana, in essa mi determinano fin nei minimi particolari: sesso, colore e tipo dei capelli, colore e forma degli occhi, del naso, della pelle, statura, peso, proporzioni.... Essi infatti portano con sè circa 6 milioni di informazioni genetiche (i cosiddetti « geni »), dell’ordine di un miliardesimo di millimetro: sono questi che presiedono a tutto il processo di formazione e crescita del mio organismo. Allora l’ovocellula fecondato (zigote) ci appare come un perfezionatissimo cervello elettronico che ha immagazzinato un complicatissimo programma operativo e che inoltre è fornito di selettori, cronometri ed elaboratori di materia vivente ad altissima precisione. Insomma là c’è il mio più completo identikit. 3. L’ovocellula fecondato si divide in due cellule. Ognuna di queste, nel giro di 10 ore, si suddivide ulteriormente in due. Così al terzo giorno si forma un insieme di 32-64 cellule detto “morula” (foto 3). Al quinto giorno, oltre 32


la moltiplicazione, inizia la differenziazione in tre foglietti germinali e insieme si riduce il ritmo vertiginoso della produzione di nuove cellule: in tre settimane se ne produrrebbero oltre 4 mila miliardi. Tra il quarto e il quinto giorno l’ovulo si annida nell’utero. 4. Eccomi alla terza settimana (foto 4) i foglietti germinali ripiegandosi su se stessi, originano il fegato (macchia rossa inferiore, che presiede alla produzione del sangue) e il cuore (macchia rossa superiore). Si abbozza la parte dorsale e, in alto, la porzione cefalica. Inizio la formazione dei polmoni, dell’intestino, dello stomaco, del sistema nervoso. Il cuore, già formato al 18° giorno, inizia delle pulsazioni irregolari che, nel giro di una settimana si regolarizzano sul ritmo cardiaco di mia madre. E mia madre non sa ancora nulla della mia esistenza. Difatti le mie due prime settimane di vita coincidono con la seconda parte del ciclo mestruale, dopo l’ovulazione, avvenuta al 14° giorno del ciclo Foto 4. Embrione di 3 settimane medio normale; perciò alla fine della mia terza settimana di vita mia madre nota soltanto il ritardo del flusso di appena una settimana. 5. Ed è solo alla fine della mia quarta settimana (foto 5) che mia madre, dato il ritardo di due settimane del flusso mestruale sospetta di essere incinta. In questa foto io sono ingrandito 150 volte. In realtà sono lungo solo 6 millimetri e peso poco più di mezzo grammo ma ho gia evidenti le principali strutture: la testa con l’invaginazione auricolare (l’orecchio, circoletto in alto) e l’evaginazione ottica (l’occhio, circoletto in basso) il bottone polmonare biforcato, gli abbozzi degli arti (le braccia come piccole protuberanze a forma di pinne): il tutto gia connesso da una rete di esili fibre nervose. Foto 5. Embrione di 4 settimane 6. Alla mia quinta settimana (foto 6) cioè la terza dopo la mestruazione la mia forma umana è riconoscibile dall’occhio con il pigmento retineo e le palpebre, il naso, i vari organi interni, le gonadi differenziate, le braccia e le gambe conformate in rapido sviluppo e con i raggi digitali. Ho raddoppiato in una settimana la mia statura: ora misuro un centimetro e peso circa un grammo. E tutti questi organi vanno sviluppando le loro funzioni. Per esempio ora e già possibile registrare il mio elettrocardiogramma. 7. Eccomi a sette settimane (foto 7) sono lungo due centimetri e peso due grammi, ormai un ometto in miniatura con le dita esili come un punto escla- Foto 6. Embrione di 5 settimane mativo. La parte dell’encefalo è superdimensionata, tanto che già al 40°- 45° giorno è possibile registrare, su un normale elettroencefalogramma, le mie onde cerebrali, che indicano l’attività del mio cervello. 8. Sono terminati i 60 giorni più importanti della mia vita (foto 8), il mio organismo è completo. Negli altri 7 mesi (210 giorni) raffinerò le funzioni e aumenterò fino alle dimensioni di un normale neonato (50 centimetri e circa 3.250 grammi), ma non formerò più alcun nuovo organo: l’organogenesi (cioè la fabbricazione miniaturizzata del mio organismo) è definitivamente conclusa. Ora sono lungo appena tre centimetri (nella foto ingrandito due volte) e peso tre grammi, cioè circa un ventesimo, del mio mignolo da adulto. Potrei essere contenuto in una fialetta, Foto 7. Embrione di 7 settimane ma sono ben diverso da un banale «grumo di cellule ». Vari milioni di cellule mi compongono, essere umano già perfettamente organizzato, che si va sviluppando per sua intrinseca vitalità, distinta da quella di mia madre. Sono anzi io che la condiziono, emettendo ordini attraverso ormoni e impulsi per ogni mia necessità. Essa è come una perfetta macchina cardiaca, polmonare e renale tanto che teoricamente non è impossibile un mio sviluppo « in vitro » e di fatto si hanno dei feti di 5 mesi, cioè quattro mesi prima della maturità, che con opportune cure si sono dimostrati perfettamente vitali. Di contro è ben vero che fin dal mio concepimento io sono entrato in un dialogo fisiologico di partecipazione e di amore con mia madre e, tramite lei, con tutta la mia famiglia.

“La mia vita è nelle tue mani!” 33

Foto 8. Embrione di 8 settimane


News dalla scuola

parrocchiale Don Orione

Scuola parrocchiale. Opportunità o... Si sta concludendo con grande soddisfazione delle famiglie dei nostri cinque piccoli pionieri il primo anno di scuola primaria, nella quale “coraggiosamente” la parrocchia, particolarmente attenta alla formazione umana e cristiana, ha voluto credere al punto di avviarla e sostenerla, nonostante il numero esiguo di adesioni. E per il prossimo anno? Nonostante l'impegno di insegnanti e dirigenza nell'offrire un servizio altamente qualificato,peraltro testimoniato dagli stessi genitori dei nostri alunni , le iscrizioni sono ancora poche, per reticenza e pregiudizi duri a morire. Ma non disperiamo , sappiamo infatti che occorrono sempre tempi lunghi prima che una nuova realtà sia conosciuta e presa in considerazione ; non vogliamo che la scuola primaria del Don Orione venga considerata come una bella o brutta copia dell'apprezzata scuola pubblica operante su territorio, ma vista come opportunità per le famiglie che possono operare una scelta libera e responsabile. Non ci sono problemi per le iscrizioni alla scuola secondaria di primo grado che procede su canali ormai consolidati e in questi 28 anni di presenza nella zona pastorale della Valverde ha avuto modo di essere conosciuta e apprezzata da un buon numero di famiglie che l'hanno scelta per l'offerta formativa improntata al metodo cristiano paterno di Don Orione che aveva particolarmente a cuore il bene delle giovani generazioni.

“DON ORIONE” non solo scuola Interessanti corsi serali per adulti sono stati avviati , altri sono in cantiere ed attendono di concretizzarsi , li richiamiamo alla vostra attenzione in modo che qualcuno a cui sono sfuggiti possa venirne a conoscenza . Continuano i corsi di ginnastica per adulti, Yoga, laboratorio di arte e manualità ( gratuito) , sono stati avviati il corso di cucina e quello sull'arte della fotografia, che potrebbe essere completato con alcune lezioni sull'uso del computer per i ritocchi fografici. Partiranno in aprile il corso di cucito ; rilanciamo il corso di shatsu e decoro su ceramica. Sottolineiamo in modo particolare il corso avente per tema “Alla ricerca di Dio, quali strade?” a partire da mercoledì 30 aprile e per 4 mercoledì di maggio, organizzato in collaborazione con l'Ufficio Missionario e l'ufficio scolastico della Diocesi. Vuole essere un'opportunità offerta a chiunque intendesse approfondire la conoscenza della nostra religione in confronto con alcune delle principali religioni orientali con le quali quotidianamente siamo chiamati a convivere nella realtà storica multietnica e pluralista dei nostri tempi. Altro corso impegnativo, ma crediamo estremamente coinvolgente e di grande spessore culturale , è quello dell'iconografia cristiana proposto a chi vuol fare un percorso di spiritualità e di preghiera usando i colori come mezzo per esprimere la verità rivelata. Condotto da maestri iconografi, il corso verrà attuato in base al numero degli iscritti. Per informazioni e iscrizioni è possibile rivolgersi alla segreteria della scuola 030 2691141 o al n 338848251

E..STATE CON NOI Visto il successo della passata edizione, riproponiamo anche per questo inizio di estate 2008 l'esperienza dell' ENGLISH CAMP rivolto a bambini della scuola primaria e ai ragazzi di prima e seconda media. Si tratta di due settimane trascorse in compagnia di educatori madrelingua che propongono attività ludiche parlando rigorosamente in lingua inglese; le due settimane di attività ,dal 9 al 20 giugno , si concluderanno con uno spettacolo sul tema proposto: “I pirati dei Caraibi”. Forse qualcuno potrebbe pensare a un prolungamento della scuola e quindi rifiutare a priori la proposta, attratti da 34


esperienze più leggere e divertenti, ma vi assicuriamo che il divertimento, anche in Inglese è garantito.

ESIGENZA DI UN'AUTENTICA EDUCAZIONE dalla lettera del papa Benedetto alla diocesi di Roma- 21 gennaio 2008 Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani, sappiamo infatti che da loro dipende il futuro della nostra città. Non possiamo dunque non essere solleciti per la formazione delle giovani generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non solo fisica ma anche morale. Educare però non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile. Si parla di una grande “emergenza educativa”, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita. E' forte certamente sia tra i genitori che tra gli insegnanti e in genere tra gli educatori la tentazione di rinunciare e ancor prima il rischio di non comprendere nemmeno quale sia il ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. Diventa difficile trasmettere da una generazione all'altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita. Tutte queste difficoltà non sono però insormontabili. Sono piuttosto , per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l'accompagna. Arriviamo così al punto forse più delicato dell’opera educativa. Trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. Senza regole di comportamento e di vita fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro. L’educatore è quindi un testimone della verità e del bene, certo, anch’egli è fragile e può mancare,ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione. Anima dell’educazione, come dell’intera vita può essere solo una speranza affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi come gli antichi pagani, uomini “senza speranza e senza Dio in questo mondo”. Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita.

ALLA

RICERCA DI DIO: QUALI STRADE?

Dalla conoscenza al dialogo tra religioni diverse

Interpellati dalla realtà storica multietnica e pluralista vogliamo offrire l’occasione di approfondire la conoscenza della nostra religione in confronto con alcune delle principali religioni orientali e riscoprire l’identità della nostra appartenenza alla civiltà cristiana. Il corso si articolerà in 5 incontri: 30 aprile 2008 - Una sfida . Il mond o è entrato in casa nostra-etnie- culture- religioni diverse relatore Dott. Franco Valenti responsabile dell’ufficio stranieri- Comune di Brescia 7 maggio 2008 - Il volto dell’Islam relatore : P. Marcello Storgato - saveriano direttore di “Missionari “Saveriani” 14 maggio – Il volto religioso dell’oriente relatore d.Pierluigi Pizzamiglio docente di teologia- Università Cattolica di Brescia 21 maggio 2008 – Il dialogo ecumenico- le confessioni cristiane non cattoliche Relatore d. Claudio Zanardini direttore dell’ufficio per l’Ecumenismo- Diocesi di Brescia 28 maggio Il dialogo interreligioso- Indicazioni operative equipe diocesana dell’ufficio per il dialogo interreligioso- Diocesi di brescia presso il don Orione ore 20,30 NB : ai docenti di religione cattolica sarà rilasciato l’attestato di partecipazione valido come aggiornamento per l’Ufficio Scuola della Diocesi di Brescia

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grand’estate! 2008-PARROCCHIE DI BOTTICINO

Ancora un’altra Estate all’Orizzonte, ancora un mare di gioia, di festa, di incontro, di amici, di animatori nascosti in un tempo che si sta avvicinando, annunciato da un sole che si fa sempre più caldo e da giornate di luce che fanno uscire la voglia di correre, di ballare, di cantare, di giocare che c’è in noi. Ecco l’estate che ci sta davanti ed ecco sicuramente il desiderio che ci spinge a pensare cosa fare? Come viverla? Fuggiamo la tentazione di pensarla da soli, di viverla da soli, lasciamoci coinvolgere dalle proposte che la nostra Comunità Cristiana per aiutarci a rialzarci e riaccendere la vita in noi, e la voglia di fare gratuitamente per il vicino e il lontano, per l’amico e il nemico…la voglia di stare insieme, la voglia di crescere e di educarci a vicenda. Il pensiero di Dio è grande perché il suo amore per noi è illimitato, così la comunità cristiana a immagine e somiglianza del suo Signore pensa in grande, pensa il lungo, pensa per tutti!! Pensa in grande, perché serio e attento è il progetto che sta dietro alle varie iniziative in cantiere, Pensa in lungo, perché pensa per tutta l’estate, per dare la possibilità a tutti di non isolarsi e di provare gioie grandi, da giugno a settembre. Pensa per tutti, perché le iniziative sono molto diversificate per i destinatari che intende raggiungere: tutte le età sono coinvolte. Ecco allora il Menù di questo ricco piatto.

BABY GREST

Lunedì 16 - Venerdì 20 giugno

GIOCHEST 23- 27giugno, 30 giugno- 4 luglio

Un Grest pensato per i più piccoli (I,II,III elementare) dalle 8.30 alle 17.30 in Oratorio, in un ambiente dove il sole e l’ombra non mancano, seguiti da educatori particolarmente attenti a questa fascia d’età. Durerà una settimana, per cinque giorni, da Lunedì 16 a Venerdì 20 giugno . E’ la formula classica e sperimentata da anni del Grest in Oratorio, aperto a tutti i ragazzi in età scolare, dalla I elementare alla III Media, dalle 8.30 alle 17.30 per cinque giorni alla settimana, da lunedì a venerdì, in cui il gioco e le attività saranno costruite riflettendo attorno al tema che la nostra Diocesi propone. Nella giornata sono previsti momenti di gioco e animazione a piccoli gruppi, grandi giochi, laboratori vari, uscite in piscina e in zone verdi e ombreggiate della nostra campagna. Ci sarà la possibilità di accoglienza sorvegliata dei bambini fin dalle ore 8.00 come anche il pranzo potrà essere una scelta facoltativa. L’iscrizione al Giochest è settimanale e sono previste due settimane da lunedì 23 a venerdì 27giugno, da lunedì 30 giugno a venerdì 4 luglio.

SOLEAND 7 -11 luglio

E’ stata la novità dell’estate 2007 e lo sarà anche per l’estate 2008, nel senso che questo Grest pensato solo per i ragazzi delle medie, realizzato e aperto alle tre Comunità Parrocchiali di Botticino, è un Grest itinerante che si perfeziona di anno in anno, carico di novità perché cerca di raggiungere il desiderio di gioco, amicizia e divertimento per una fascia particolare di ragazzi, quella delle medie, fatto di grandi giochi e di avventura, di musica e di sfide. Il Soleland inizierà lunedì 7 luglio e si concluderà venerdì 11 luglio, dalle 8.30 alle 17.30. 36


CAMPUS

CAMPI

FOLLEST

Presso la scuola don Orione, settimane di gioco con la possibilità di fare i compiti seguiti da educatori e insegnati adeguatamente preparati. Per gli adolescenti, la proposta estiva si arricchisce di esperienze sempre uniche e importanti, quali la settimana del campo vacanza, quest’anno in VAL D’ALGONE (TN). Due saranno i campi vacanza, il primo per i cresimandi da sabato 12 luglio a sabato 19 Luglio, l’altro per gli adolescenti da sabato 19 Luglio a venerdì 25 Luglio. Inoltre per le famiglie, a grande richiesta, si ripropone un Weekend di vita insieme in montagna da Venerdì 25 a Domenica 27 Luglio. Nelle serate di Luglio per adolescenti saranno proposte momenti di animazione, di gioco e di festa per valorizzare il tempo libero delle lunghe serate estive. IN CAMMINO CON LA PAROLA Per adolescenti e giovani da martedì 29 luglio a venerdì 1 agosto si propone un cammino in alta montagna e precisamente l’Alta via camuna in cui si proporrà l’ascolto, all’inizio della giornata del Vangelo e la condivisione fraterna, al termine del cammino, di ciò che la Parola di Dio ha suscitato in noi. LE FORZE IN CAMPO: Il progetto è ambizioso, perché in gioco c’è un periodo troppo importante, ma ci chiediamo con quali forze potremmo realizzare tutto ciò? La Parrocchia chiede a tutti la collaborazione, innanzitutto agli adolescenti e ai giovani che possono e vogliono (volere è potere!!) mettere a disposizione del tempo per seguire come ANIMATORI i ragazzi, magari tra un esame e l’altro. Tra questi giovani, ricordiamo che da un anno ogni 15 giorni un buon numero di adolescenti e giovani si stanno preparando con un corso appositamente pensato per FORMARE animatori competenti. Un corso impegnativo ma che dimostra l’attenzione che la Parrocchia ha nel fornire ai propri educatori gli strumenti necessari per svolgere un servizio di Qualità!! Ma chiediamo anche la disponibilità a genitori e adulti per collaborare in cucina e in altri ambiti in cui la presenza degli adulti è fondamentale. Dunque l’invito è a dare con generosità la propria disponibilità lasciando il proprio nominativo in segreteria Parrocchiale o presso i sacerdoti.

presso gli oratori delle tre parrocchie di Botticino

SETTIMANE (da Lunedì a venerdì) ATTIVITA’ 9-20 GIUGNO ENGLISH CAMP 16-20 GIUGNO BABYGREST 23-27 GIUGNO GIOCHEST 23-27 GIUGNO GIOCHEST 30-4 LUGLIO GIOCHEST 30-4 LUGLIO GIOCHEST 7-11 LUGLIO SOLELAND 7 -11 LUGLIO CAMPUS 14-18 LUGLIO GIOCHEST 14-18 LUGLIO CAMPUS 21-25 LUGLIO GIOCHEST 21-25 LUGLIO CAMPUS 28 LU-1 AGO CAMPUS 25-29 AGOSTO CAMPUS 1-5 SETTEMBRE CAMPUS 1-5 SETTEMBRE SOLELAND

LUOGO ORARI DESTINATARI don Orione 9-16,30 elem-1-2 media Oratorio Sera 8.30-17.30 I,II,III elem Oratorio Sera 8.30-17.30 ele e medie Orat Mattina 14,30-18,00 ele e medie Orat Sera 8.30-17.30 ele e medie Orat Mattina 14,30-18,00 ele e medie Itinerante 8.30-17.30 medie don Orione 8-17,30 elementari Orat San Gallo 14,30 -18,00 elem -medie don Orione 8-17,30 ele.-medie Orat San Gallo 14,30 -18,00 elem -medie don Orione 8-17,30 ele.-medie don Orione 8-17,30 ele.-medie don Orione 8-17,30 ele.-medie don Orione 8-17,30 elementari Oratorio Sera 14.00-17.30 medie 37


UN PONTE TRA BOTTICINO E LA TERRA SANTA L’INCONTRO CON MONS. FOUAD TWAL, COADIUTORE DEL PATRIARCA DI GERUSALEMME “Mi fa piacere che ci siano giovani. E’ bello vedere che vi interessate della Terra Santa”, ha esordito così Mons. Fouad Twal, prima ancora di salutare i presenti alla serata destinata alle tre parrocchie di Botticino, rivolgendosi a noi, ragazzi e ragazze del gruppo Addo, decisi a spendere il sabato sera in modo “alternativo”. In un attimo, gli echi della Palestina ci sono apparsi chiari, comprensibili, vicini. La testimonianza autentica del vescovo Twal ci è scivolata dentro, ci ha accarezzati e ci ha spinti con la mente in quelle terre di nessuno, dove ebrei, cristiani e islamici dividono confini mai definiti, dove due popoli si incontrano e scontrano di fronte a una politica dal polso debole. La situazione di quei territori rimbalza, ogni giorno, nei tg nazionali, ma sfugge, perché, come dicono in molti: “non ci riguarda”. E invece, Mons. Twal ha puntato il dito anche contro di noi, cristiani occidentali, perché quello che succede nei tre stati di competenza della sua diocesi è un problema di tutti, perché il conflitto insanabile che lacera quei lembi di Medio Oriente può essere, se non risolto, reso meno gravoso. La soluzione non è semplice, certo, ma è sotto i nostri occhi: “se si vuole si può! - ci ha detto il futuro patriarca di Gerusalemme – con quella che noi chiamiamo la regola delle tre P: Preghiera, Pellegrinaggio e Progetti”. Già, perché ricordare, tra le tante cose, anche chi sta peggio di noi non è poi così difficile, continuare a dare dignità a quelle terre è comunque possibile, con le visite – in costante aumento – agli ambienti vissuti da Gesù, e provare ad intessere progetti per un futuro migliore, in fondo, è anche dimostrazione di responsabilità e altruismo. E responsabile è stata, alla fine, anche la nostra presenza: avremmo potuto “saltare” l’appuntamento dedican- combricola teatrale botticinese doci ad attività più consone ai giovani della nostra età, ma provare, anche solo per un’ora, ad aprire i nostri orizzonti, presenta ad uscire dalle quattro mura di casa e a sentire quello che una sparuta minoranza di cristiani (2% della popolazione in LA COMMEDIA DIALETTALE Palestina) ha da gridare al mondo non è stato poi così spia“ e l m i n i s t r u ’” cevole, anzi…e i ringraziamenti di Mons. Twal per la nostra testo e regia di Gio Pietro Biemmi presenza hanno accresciuto ancor di più l’entusiasmo. La serata è stata un’occasione unica, esserci era importante, ora continuare a riflettere su ciò che abbiamo senORATORIO SAN GALLO tito lo sarà ancor di più. SABATO 29 MARZO 2008 GRUPPO ADOLESCENTI DI SAN GALLO

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ORE 20,30


Un bel premio ad un bel gruppo…

Il primo premio provinciale categoria oratori, per il presepio di San Gallo, assegnato dal movimento cristiano lavoratori, merita di essere ricordato anche se ormai siamo già a Pasqua, era dal 2002 che non avevamo questo riconoscimento, anche se a dire il vero, dopo il primo premio assoluto del 1999 siamo sempre stati premiati nei primi tre “gradini” di questa categoria, oltre a questi risultati ci da gran soddisfazione l’affluenza di visitatori, che d’anno in anno è sempre maggiore, circa duemila persone sono salite a trovarci quest’anno… Il punto di forza di questo presepio sta sicuramente nel gruppo che lo allestisce e non sto dicendo una banalità, una cosa scontata o una frase di circostanza, ripensando al cammino che abbiamo percorso dal 1985, alle tante persone che hanno collaborato, chi saltuariamente chi con gran passione d’anno in anno fino ad oggi, mi sembra di poter affermare che questo gruppo si regge con uno spirito diverso da altri cui io stesso ho aderito, mi sembra che ci siano dei punti di forza che debbano essere messi in risalto e condivisi. -Questo gruppo ha imparato fin da subito a chiedere collaborazione a tutti coloro che potevano essere capaci o interessati, abbiamo bussato a parecchie porte anche per avere competenze di un certo livello e tuttora chiediamo sempre, non ci siamo mai chiusi in noi stessi -Abbiamo avuto fiducia confidato nella generosità della gente, con la certezza che quando il fine è buono, non possono che arrivare risposte valide. -Vi è molta chiarezza sui ruoli e nelle aspettative che ognuno ha dell’altro sono date delle indicazioni, un progetto base, che deve essere poi arricchito, portando esperienza e competenza personale, in questi anni non ricordo che ci siano mai stati tensioni, musi lunghi o abbandoni polemici… -Pari dignità per tutti il nostro gruppo integra giovani dai 17 anni, fino a adulti oltre i 50 e da ambo le parti c’è disponibilità ad ascoltare e gran rispetto. -Non abbiamo mai tradito il fine primo…mai abbiamo pensato, che fare il presepio, potesse essere il presupposto per raccogliere del denaro, come avviene tal volta per altre iniziative parrocchiali, eliminando idee più costose a favore di altre più vantaggiose, il nostro desiderio è sempre quello di proporre uno spazio bello che, possa aiutare tutti a cogliere aspetti e sensibilità diverse che sono in noi… -Ci siamo sempre finanziati grazie alle vostre offerte, ed ogni anno ciò che avanzava dato alla parrocchia per utilizzarlo come meglio crede… Queste sono alcune caratteristiche del gruppo presepio che nel tempo si sono delineate, non voglio vendere nulla, ne convincervi che siamo i migliori, ma solo esternare la mia soddisfazione e portare ancora il mio grazie a quelli che lavorano in silenzio e con serietà, con la speranza di ritrovarci ancora da ottobre per delle belle serate insieme. Buona Pasqua da Renzo

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Ecco cosa è rimasto del presepio… lo spazio è già pronto per una nuova idea


PARROCCHIA BOTTICINO SERA BILANCIO 2007

PARROCCHIA S.MARIA ASSUNTA BOTTICINO SERA

La Commissione per gli Affari economici, in data 11/1/2008, ha preso visione del bilancio parrocchiale dell’anno 2007 che presenta i seguenti dati: ENTRATE Interessi attivi 481,79 Offerte messe e candele 58.743,13 Oblazioni da Enti e Fondaz. 200.735,00 Mattonelle per rest. chiesa 30.000,00 Contributi e convenz. Enti 38.139,10 Iniziative Parrocchiali ( 48.055.18 Oratorio (bar-grest-ecc…..) 27.868.34 Rimborsi (assicuraz.-utenze..) 13.540.75 Residuo x vendita area 35.000,00 Contrib. Statale terremoto 173.103.31 Contrib. Diocesi x canonica 54.396.18 Entrata da prestiti privati da rimborsare 106.000,00 Entrata per prestito da curia “ 50.000,00 ----------------------------- totale ENTRATE= 867.635,49 USCITA Interessi passivi 13.985.37 Spese liturgiche (ostie-vino-ceri-arredi sacri-stmpa….) 6.132,86 Cancelleria 2.354,00 Varie 3.395,79 Siae e musica 898,00 Bollettino 2.800,00 Sacerdoti – religiosi – relatori laici 8.434,00 Tasse e Denuncia Redditi 30.089,59 Assicurazioni 7.636,20 Utenze gas, luce, acqua, N.U.- telefono… 43.142.97 Rate mutui 123.761,59 Manutenzione ordinaria 6.720.38 A curia 800,00 RESIDUO LAVORI ORATORIO 87.597.71 LAVORI RESTAURO CANONICA E CHIESA 626.918,85 ----------------------------- totale USCITE = 964.667.31 POSIZIONE DEBITORIA DELLA PARROCCHIA AL 31/12/2007: DARE CONTO CORRENTE ……….317.509,00 Prestiti personali da rimborsare… 181.500,00 Prestito curia……………………… 50.000,00 Residuo mutui (10 anni) ………. 874.437,00

... MATTONELLE PER LA NOSTRA CHIESA

Dal mese di Novembre 2007 è partita l’iniziativa “Una mattonella per la nostra chiesa” finalizzata alla raccolta di fondi per far fronte ai lavori di ristrutturazione a seguito dei danni causati dal terremoto del 2004.

Tale iniziativa prevede l’offerta di € 100 per ogni “mattonella” che può essere sottoscritta alla memoria di persone care, viventi o defunte In occasione di un anniversario (Matrimonio, Battesimo …) in occasione di ricorrenze personali, familiari, di classe, di gruppo (compleanno, onomastico …) ...altro Le modalità di offerta possono avvenire: in contanti con assegno con bonifico bancario Si fa presente che le offerte eseguite tramite assegno o bonifico bancario possono essere detratte dalla denuncia dei redditi fino alla concorrenza del 19% dell’importo erogato. Le offerte (contanti e assegni) vengono raccolte presso la sacrestia o utilizzando la busta come quella consegnata in occasione della Pasqua. L’iniziativa “Mattonelle” in occasione del Natale ha raccolto la somma di Euro 30.000,00.

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ENTRATE

interessi bancari elemosine fer.e fest. serv.liturgico straordinarie off.candele uso strutture feste varie festa patronale bar contributi partite giro totale entrate

PARROCCHIA S.GALLO BILANCIO 2007 1369,00 5002,00 1500,00 5573,00 1692,00 1010,00 3257,00 16.922,00 9.100,00 23700,00 725,00 69.850,00

USCITE

tasse/imposte 1535,00 culto 1431,00 oblazioni zona past. 650,00 remuneraz. sacerdoti e rel. 1996,00 assicurazioni 3446,00 varie 276,00 Ris.luce,ac,gas,tel. 12.242,00 bollettini e stampe 500,00 manutenzioni varie 1098,00 ristrutt. organo e oratorio 56.955,00 attrezz. (cucina e arredi) 23.508,00 totale uscite 103.637,00

Con il residuo attivo di cassa dello scorso anno si sono pareggiati i conti. Alla data 13 marzo servono Euro 55000,00 per saldare il conto delle ditte (muratori, serramenti,elettricista,fabbro,idraulico)che hanno lavorato per la ristrutturazione dell’oratorio e in piu’ ciò che servirà per sitemazione della chiesa danneggiata dal terremoto.

SAN GALLO CONTINUA L’INIZIATIVA “UNA MATTONELLA PER LA NOSTRA CHIESA E L’ORATORIO” “Una mattonella per la nostra chiesa e l’oratorio” finalizzata alla raccolta di fondi per far fronte ai lavori di ristrutturazione a seguito dei danni causati dal terremoto del 2004 e della necessaria sistemazione dei luoghi dell’oratorio. Tale iniziativa prevede l’offerta di € 50,00 per ogni “mattonella” che può essere sottoscritta alla memoria di persone care, viventi o defunte in occasione di un anniversario (Matrimonio, Battesimo …) in occasione di ricorrenze personali, familiari, di classe, di gruppo (compleanno, onomastico …)...altro. Le modalità di offerta possono avvenire: in contanti/ con assegno/ con bonifico bancario Si fa presente che le offerte eseguite tramite assegno o bonifico bancario possono essere detratte dalla denuncia dei redditi fino alla concorrenza del 19% dell’importo erogato. Le offerte (contanti e assegni) vengono raccolte presso la sacrestia o utilizzando la busta come quella consegnata in occasione della Pasqua. L’offerta tramite assegno, da utilizzare per la detrazione fiscale necessita del numero di Codice Fiscale dell’offerente e della successiva dichiarazione rilasciata dalla Parrocchia. L’offerta può essere anche anonima; per chi lo desidera, viene segnato su apposito scritto sia il nome dell’offerente sia le persone o la circostanza per la quale viene fatta. Tale documento verrà conservato copia nell’archivio parrocchiale e copia in apposito luogo della chiesa a perenne memoria. Alla fine dell’anno 2007 l’iniziativa ha raccolto Euro 2500,00. Confidiamo nel rilancio in occasione della prossima Pasqua.

TORNEO DI CALCIO dal 26 maggio al 14 giugno

VI° TORNEO NOTTURNO MEMORIAL “ELIANO TOGNAZZI e GIUSEPPE MASETTI”. La manifestazione calcistica vedrà la partecipazione di 16 squadre che si affronteranno nelle varie fasi eliminatorie fino alla semifinale e finali del 14giugno. quest’anno sarà il MINI-TORNEO a 4 squadre composte dai bambini nalti nel 1997, inserito tra le partite delle semifinali e finali. Come tutti ormai sanno, durante ll torneo sarà in funzione lo stend gastronomico che offrirà la possibilità di consumare pasti per tutta la manifestazione calcistica. Gli organizzatori sono fortemente impegnati per la buona riuscita dell’evento che richiede grandi sforzi ed energie da parte di ognuno. A tale proposito si accetta ‘aiuto di chi è disponibile. Si confida in una numerosa partecipazione di pubblico. Santo Tavelli, presidente USO Botticino Sera 41


ANAGRAFE PARROCCHIALE 2007

BRUNO DEFUNTI CASALI FRAMBELLINI MARIA

SAN GALLO BUSI GIACOMO BUSI MASSIMO BUSI MODESTA BUSI BENEDETTO

BOTTICINO SERA

BELLINGHIERI MARCO VENTURELLI CAROLINA LOBINA EFISIO LAMBERTI ANGELA NAPOLEONE CAROLINA BUSI TERESA DORA GIOVANNI FRANZONI JAMES FABIO APOSTOLI MARIA BOLPAGNI MAURO F APPANI CESARE BUSI RENATO GIANFROCCA GIACOMINA BUSSENI BRUNO COCCOLI GIOV ANNI GHIDONI EMMA BOLDORIFRANCESCO DAMONTI GIOVANNI ZILIANI GIACOMO BATTAGLIOLA PIETRO

CORRADI EL VIRA GARESBRUNA GORNI EUGENIO RICCARDI TERESA ZAPPA DA VIDE CREMONESI CARLO SOLDI MARIO BOLPAGNI RICCARDO RAGNOLI FEDELE MICHELINI ELDA BONERA CATERINA

MATRIMONI

Botticino Sera

BONIOTTI LUCA -CODENOTTI SANDRA GIUDICI ANDREA - PORTESI ROBERTA BONFADELLI ALBERTO -ZANOLA EMANUELA BAZZANA PAOLO -BONIOTTI LAURA CANNUSCIO MASSIMO - BONINI STEFANIA MAGHELLA GIORGIO -ALBERTI MONICA COLOSIO MAURIZIO -BUSI LAURA MARINA BONOMETTI SIMONE LUCA -FURRI FRANCESCA SOLDI STEFANO -MINO ANNALISA

San Gallo

MASSETTI STEFANO – LONATI FEDERICA LONATI GILBERTO – SOROKINA NATALIA

BATTESIMI

SAN GALLO

BUSI BEATRICE di Eduardo e Mara RAGNOLI NICOLAS di Alfredo e Katia CORVI LUCA di Claudio e Alina RAFFAELLI ERIKA di Fabio e Sara

BOTTICINO SERA

MILANO TOMMASO di Oreste e liliana PICCHIONI MARCO di Massimiliano e Sara VERGARI GRETA di Raffaele e Stefania ZANI GAIA e NICOLE di Simone e Loredana BACCARELLO ELISA di Angelo e Sara DELVECCHIO LORENZO di Andrea e Roberta AlME BENEDETTA di Carlo e Veronica QUECCHIA SIMONE di Roberto e Lorenza NODARI GIORGIO do Luca e Roberta KALOSCHI VILMA di Bujar e Durime HINDI GEZIM di Fitim e Kaplani Kade HINDI GABRIELE e ELSONIA di Gezin e Vilma FARINA CAROLINA di GianPaolo e Silvia NIZZINI MATTEO di Emanuela e Enrico MARENCO MARGHERITA di Stefano e Nada SALA LORENZO di Dario e Anna APOSTOLI MATTEO di Claudio e Sonia LOCATELLI LUCIA di Luca e Paloa ZANETTI NICOLA di Giordano e Claudia GALIZIOLI GIORGIO di Massimo e Michela MARCHETTI CRISTIAN di Marco e Paola FOGLIATA ALESSIO di Lorenzo e Elisabetta MARCHIONI SIMONE LUIGI di Riccardo e Graziella 42

BIEMMI FRANCESCO di Giuseppe e Annamaria GADALDI PIETRO di Stefano e Annalisa CAZZANIGA CHIARA di Guido e Paola TAVELLI BENEDETTA di Renato e Chiara TAVELLI SEBASTIANO di Cristian e Roberta SORSOLI V ANESSA di Severino e Jennifer KANSAH STEFANO di Kofi e Elisabeth BUSI LINDA di Raffaele e Flora CANTONI DAVIDE di Enrico e Sara RABAIOLI LUDOVICA di Paolo e Simona RIVA EDOARDO di Giuliano e Cristina BORGHINO FRANCESCO di Mirco e Alessandra FILIPPINI VITTORIA di Marcello e Milena FOFF A LORENZO di Roberto e Laura BOCCHI CLARA di Emanuele e Luisa MOGLIA STEFANO di Davide e Grancesca CREPALDI GIULIA di Mirco e Francesca BANFI ELISA di Walter e Elena TEDOLDI NICOLO’di Claudio e Genny BUSI ANNA di Gianluigi e Alesandra NOVENTA NICOLO’e EMMA di Roberto e Daniela DE MARCO GIULIA di Martino e Monica GOTTI NICOLO’ di Fabio e Barbara BA TII ROSSELLA di Morris e Cattina LAVI ELI DALA di Yaw e Hagan BERARDELLIALESSANDRO di Cristian e Daniela DUSI CAMILLA di Angelo e Monica COLOSIO ANDREA di Ares e Barbara LONATI ALESSIA di GianPaolo e Nicoletta


2008: anno paolino per celebrare i 2000 anni della nascita dell’apostolo Paolo

TURCHIA

SULLE TRACCE DELLE PRIME COMUNITA’ CRISTIANE

dal 23 al 30 giugno

1° giorno: Milano - Istanbul. Ritrovo all’aeroporto e partenza per Istanbul. Trasferimento all’albergo: sistemazione, cena e pernottamento. 2° giorno: Istanbul. Visita della città sul Corno d’Oro ed il Bosforo: la moschea Blu, l’ippodromo, Santa Sofia, chiesa bizantina di San Salvatore in Chora che conserva preziosi mosaici, il gran bazaar. 3° giorno: Istanbul - Bandirma - Smirne (o Kusadasi). Visita del palazzo di Topkapi che fu residenza dei sultani Ottomani. Partenza in traghetto per Bandirma oltre il Mar di Marmara. Continuazione in pullman verso Smirne (o Kusadasi). 4° giorno: Smirne (o Kusadasi) - Efeso - Pamukkale. Presto al mattino partenza per Efeso, alla cui comunità cristiana S. Paolo si indirizzò con toni vivaci. Visita ai monumenti dell’antica città romana: biblioteca di Celso, il teatro, uno degli edifici più scenografici della città che poteva contenere venticinquemila spettatori, il tempio di Adriano, la basilica dell’omonimo Concilio che proclamò la divina maternità di Maria, la basilica di San Giovanni e salita alla “collina degli usignoli” dove si venera la casa della Madonna, secondo la tradizione efesina. Continuazione per Pamukkale: visita alle “cascate pietrificate”, bianche rupi frastagliate create da depositi calcarei sui fianchi della collina, ed alle imponenti rovine di Hierapolis, con i resti della chiesa che ricorda il martirio di San Filippo. 5° giorno: Pamukkale - Konya - Cappadocia - Urgup.Presto al mattino partenza per una lunga tappa di trasferimento attraverso la regione dei Laghi. Arrivo a Konya.Visita del mausoleo di Mevlana, figura della spiritualità musulmana. Sosta alla chiesa di San Paolo. Continuazione per la Cappadocia. Sosta al Caravan Serraglio di Sultan Hani del XIII sec. 6° giorno: Cappadocia. Giornata dedicata alla visita di questa regione posta sull’altopiano anatolico, uno dei luoghi più affascinanti del Paese per il suo caratteristico paesaggio lunare, le abitazioni troglodite e le chiese rupestri ricche di affreschi bizantini. Visita della valle di Goreme con il museo all’aperto e della città sotterranea di Kaymakli. Sosta a Zelve ed ai villaggi trogloditi di Avcilar ed Uchisar. 7° giorno: Cappadocia - Ankara (o Bolu). Colazione. Partenza per Ankara seguendo il vasto lago salato. Pranzo. Visita del museo delle civiltà anatoliche che si svilupparono nell’Asia Minore. 8° giorno: Ankara (o Bolu) - Istanbul - Milano. Partenza per l’aeroporto di Istanbul per il rientro. Quota di partecipazione da Milano: € 935,00 +Quota di iscrizione al viaggio: € 30,00 camera singola € 210,00 informazioni e iscrizioni (al piu’ presto!) presso i sacerdoti o diacono

La quota comprende: Passaggio aereo in classe turistica Milano / Istanbul / Milano con voli di linea - Tasse aeroportuali (tasse d’imbarco / tasse di sicurezza / tasse comunali / adeguamento carburante) € 70,00 - Trasferimenti da/per gli aeroporti in Turchia in pullman - Alloggio in alberghi di 4 stelle (5 stelle a Smirne o Kusadasi e Cappadocia) in camere a due letti con bagno o doccia - Vitto dalla cena del 1° giorno alla colazione dell’8° giorno - Visite, escursioni, ingressi come da programma - Guida locale parlante italiano per tutto il tour in pullman in Turchia - Mance a ristoranti e alberghi - Assistenza sanitaria, assicurazione bagaglio e annullamento viaggio Europ Assistance. N.B.: È necessario un documento d’identità valido.

inoltre giovedi 22 maggio - pellegrinaggio mariano di una giornata e 1-3 settembre gita-pellegrinnagio con meta ancora da decidere. 43


DOMENICA DELLE PALME XXII Giornata Mondiale della Gioventù

SAN GALLO ore 10,00 benedizione ulivi e S.Messa BOTTICINO SERA ore 10,00 presso Suore Operaie,Benedizione degli ulivi e processione alla chiesa per la Messa

Giornata penitenziale Celebrazioni comunitarie della Riconciliazione con la presenza di più sacerdoti per laConfessione SAN GALLO LUNEDÌ' SANTO ore 20,00 BOTTICINO SERA MERCOLEDI’ SANTO alle ore 8,30 (villaggio)—16,30- 20,00 (chiesa parrocchiale)

GIOVEDI’ SANTO Solenne celebrazione della Cena del Signore con lavanda dei piedi

SAN GALLO ore 20,00 BOTTICINO SERA ore 20.30 (Ogni famiglia è invitata a consegnare la cassettina-salvadanaio per le missioni frutto dell'impegno quaresimale) segue adorazione eucaristica ore 21,00 a San Gallo e ore 22,00 a Botticino Sera: adorazione eucaristica per adolescenti.giovani

VENERDI’ SANTO

Durante il giorno adorazione al Santissimo Sacramento Ufficio delle letture e lodi ore 9.00 . Incontro per i ragazzi in chiesa ore 10.30 . Confessioni individuali ore 16-18 (Botticino Sera) . Via crucis chiesa ore 15.00

Solenne celebrazione della passione e morte del Signore

SAN GALLO ore 20,00 BOTTICINO SERA ore 2O.3O (Adorazione e bacio del Crocifisso. Comunione.) A Botticino Sera dopo la funzione segue breve processione con la statua del Cristo morto che insieme alla Croce rimarrà espota in chiesa per la preghiera la meditazione nella notte e nel giorno seguente.

SABATO SANTO

Giornata di preghiera e adorazione alla Croce Ufficio delle letture e lodi ore 9.00 Incontro per i ragazzi ore 10.30 Confessioni individuali 9,30-11 e 15-19 a Botticino Sera 17,00-19,00 a San Gallo

Solenne Celebrazione della Veglia Pasquale

SAN GALLO ore 20,00 BOTTICINO SERA ore 21.30

DOMENICA DI PASQUA

*S.MESSE come orario festivo

Ore 16,00: Vespri e Benedizione

LUNEDÌ DI PASQUA Botticino Sera: S.Messe ore 8,30 e 10,30 (chiesa par) ore 9,00 (villaggio) - ore 11,00 in Maddalena San Gallo:ore 11,00 S.Messa al Monte Dragone 44


Voce della Comunità