GartMagazine n. 0/2020

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gattmagazine ~ ~ o Onde e dintorni, Giosuè Allegrini L'arte contemporanea nei giardini, Alberta Campitelli

Il respiro, attitudine del cuore, Annamaria Gyoetsu EpifanĂŹa Adorazione dell'istante, Tiziano Fratus Amazing Amazon, Ruggero Magg i

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TerrAria editoriale di Katia PAOLETTI “Non puoi trovare la bellezza,

e l’albero non può dartela; ma se guardi, la vedi ovunque” J. Krishnamurti

Un’avventura bellissima il viaggio tra la terra e l’aria, tra le radici e il cielo, filo d’erba. Davvero ci muoviamo, “saltiamo”, dall’uno all’altro come in sogno? Di certo in mezzo vi è lo scambio - partecipazione, condivisione - anche quando tutto sembra dissolversi, separarsi. Ciò che apparentemente si mette in moto, vive una propria dinamicità. Abita un tempo e uno spazio visibili quando ci avviciniamo all’arte, l’attitudine che tutto crea e rigenera, alla bellezza compassionevole della natura che tutto compenetra. Ci percepiamo mutati in questo apparente spostamento, trasformati attraverso i sensi. Il corpo si fa leggero e, tra i piedi e l’attaccatura della nuca, si radica e insieme si eleva. Cerca la luce come un fiore e capta il vento. Così creiamo in ogni istante il nostro paesaggio. A volte siamo alberi che fanno spazio ad altri alberi, o rami che si spezzano sotto il peso della neve, o funghi che proteggono i semi. Qualunque sia la nostra espressione creativa, cambia costantemente forma. Un’onda continua lungo un tragitto invisibile, colmo di infinite possibilità; lì sono tutti i suoni conosciuti e non conosciuti. Se ascoltiamo attentamente, pian piano si perdono i confini corporei e ci immergiamo nell’infinito, in ogni esistenza, come un fiume che giunge al mare. Ci sentiamo a casa, il cuore pulsa al ritmo del respiro. Ci adagiamo sull’erba fresca e gli occhi sono chiusi. Tutto sembra immobile, eppure dentro di noi si muove l’universo che genera passato e futuro. Traccia i contorni di ciò che ancora non sappiamo. Allora una preghiera si erge dal nulla, non si rivolge al cielo né alle radici. Canta gioiosa la bellezza delle montagne, dei fiumi, dei laghi, dei grandi alberi, delle spighe, di tutti gli esseri che, silenti, partoriscono la vita. Li sentiamo scorrere nelle nostre vene e, come scrisse un amico monaco zen, essi sono i nostri antenati! Tra le pagine, a inizio di ogni stagione, si percorrono i gesti artistici e i movimenti di chi non dimentica di fermarsi a contemplare, ringraziare, celebrare e onorare la nostra natura meravigliosa che, frammento dell’universo e della Terra, madre, all’unisono accompagna l’invisibile flusso.

Katia Paoletti (Roma 1974) consegue la laurea in Lettere e Filosofia a La Sapienza e un Master in Publishing Management. La sua tesi è citata e pubblicata nel volume di Péter Sarközy, “Cultura e società in Ungheria tra medioevo ed età moderna” con il saggio “Il Danubio di Claudio Magris e di Péter Esterházy”, Lithos, Roma 2003. Dal 2000 è attiva nel campo dell’editoria, occupandosi di editing e traduzione. Ha diretto l’area editoriale di un consorzio universitario ed è autrice di diversi contributi per periodici - tra tutti RSU, Rivista

di Studi Ungheresi de La Sapienza - e convegni. Ha curato il volume “Se respiri, stai danzando” di Annamaria Gyoetsu Epifanìa, Lindau, 2020 Torino. Ha fondato nel 2016 e presiede l’associazione Gart-GardenArt, con cui si intende ispirare – attraverso l’arte contemporanea, anche nelle forme più sperimentali – un intimo ritorno alle radici, alla natura, al seme sotto terra che germoglia quando tutte le condizioni necessarie al suo sviluppo sono in sinergia tra loro e con il cosmo.

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Si ringraziano tutti coloro che hanno accolto con gioia e partecipato al numero Zero del nostro Magazine. Per la passione, la disponibilità, la sinergia con la redazione Gart e, tra di loro, nella filosofia della rete e dello scambio che sviluppa germogli e traccia vie condivise. Un particolare e sentito ringraziamento per gli educatori di Bergamo, a cui abbiamo dedicato il giusto spazio, che hanno portato a nostra conoscenza pratiche ed esperienze svolte durante il difficile periodo dell’emergenza sanitaria. Un sentito grazie ai nostri soci onorari, Giosuè Allegrini, Alberta Campitelli e Ruggero Maggi, che da oltre trenta anni operano e spendono i propri talenti per amore della natura, della bellezza e dell’arte. Grazie a Aldo Biazzetti per il supporto tecnico.

© autunno 2020 Gart- GardenArt, Roma Associazione culturale senza scopo di lucro (cf n. 97903760581) www.gart.bio - gartbio@pec.it - gartbio@gmail.com - redazionegart@gmail.com Progetto grafico e impaginazione: Katia Paoletti Stampa: BcGraph snc - Pomezia (RM)

In copertina: “Salteador” - illustrazione di Alefes Silva Alefes Silva (Bogotá, 1981) è un illustratore e scrittore. Ha partecipato alla 37ma edizione della Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia “Le immagini della Fantasia” di Sàrmede (Treviso), ottobre 2019 - febbraio 2020. Ha curato numerose illustrazioni e racconti su riviste e libri. “Il mio lavoro si ispira, principalmente, ai sogni e alle sensazioni che essi provocano. I miei personaggi, ad esempio, passano continuamente dalla realtà alla fantasia. Con questo in mente racconto della mia esperienza, di come vedo le cose. Per me, la fantasia è presente nella vita di tutti i giorni. La percepisco nelle persone che conosco. Se i miei personaggi hanno un insetto o l'aspetto di un uccello è proprio per enfatizzare i gesti che già vedo in loro”.

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Sommario

Il respiro, attitudine del cuore, preghiera dell’universo di Annamaria Gyoetsu Epifanìa Se tu mi sentissi, opera di Manuela Scannavini e Haiku di Laura Anfuso

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Onde e dintorni di Giosuè Allegrini

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Le ali del cuore di Renée Fabbiocchi

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Architetture emotive di Evandro Gabrieli

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Le Attese, Empty Space Mom 3, opera di Laura Fusco

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Germoglio, opera di Lia Malfermoni e Haiku di Laura Anfuso

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Adorazione dell’istante di Tiziano Fratus

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Amazing Amazon di Ruggero Maggi

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Entrare nel respiro degli alberi di Diana Tedoldi

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L’arte contemporanea nei giardini di Alberta Campitelli

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Il respiro dei Fiori di Rosa Veronica Leccese

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Dalla pestilenza alla fragranza di Caterina Greppi e Giuseppe Paliotta

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Vivere senza piante è come vivere senza amici di Renato Reggiani

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Si srotola il paesaggio. Ecoprinting e tinture vegetali di Doriana Incitti

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I semi dell’ascolto inedito. Lo Yoga dei bimbi di Miriam Pizza

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#LaudatoSì Francesco di Maria Paola Gargiulo

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Racconti di un progetto educativo in natura di Ilaria Bianchini

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Intelligenza emotiva di Giusy Cinquanta, Mary Gioffrè, Lucia Giovannini

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L’Erbario di Emily Dickinson di Valerio Marini, Elisabetta Pagnani, Maurizio Perissinotto

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Per rendere qualcosa speciale, occorre credere sia speciale di Maria Montecalvo

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Consigli di lettura - Eventi

78-80

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Dal ventre che si espande e contrae, grida d’amore per ogni essere. Svegliatevi! Svegliatevi! Svegliatevi! Non perdiamo un attimo senza amarci perdutamente. Ognuno di noi frutto del ventre l’uno dell’altro, respiro l’uno dell’altro. Da sempre, per sempre, sempre.

Annamaria Gyoetsu Epifanìa è monaca e maestra zen, danzatrice, danzaterapeuta e insegnante di Tai Chi - Qi Gong. Diplomata presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, ha danzato come solista accanto a Carla Fracci, Rudolf Nurejev, per l’Aterballetto, l’Arena di Verona e i più prestigiosi teatri ed Enti lirici. Ha integrato la sua formazione artistica con esperienze di teatro d’avanguardia e tecniche psicomotorie, arti marziali, terapie olistiche, studiando tra gli altri con Lindsay Kemp e Kazuo Ono. Ha iniziato il suo percorso nella Via del Buddha nel 1985, sperimentando diverse scuole di Buddhismo con insegnanti autorevoli. Dal 1997 si dedica completamente alla pratica dello Zen Soto, ordinata monaca nel 1999. Ha ricevuto nel 2016 la Trasmissione del Dharma dal suo Maestro Okumura Rohi.


Il respiro, attitudine del cuore 1, preghiera dell’universo di Annamaria Gyoetsu EPIFANÌA “Io sono la pioggia che fa ridere l’erba con la gioia della vita” S. Ildegarda di Bingen

Dono, silenzio, protezione. Universo, respiro. Gioiello immodificato nel Tutto che cambia. Dono del silenzio che tutto accoglie. Ritmo costante, canto inudibile di ogni esistenza visibile e invisibile. Possiamo abbandonare il corpo alle onde del mare, sentirci cullare adagiati. Noi acqua a fior d’acqua. Forse era questo il segreto, camminare sulle acque… il respiro di un abbandono incondizionato, ritmato, fluttuante. Da grande, imparando a nuotare, ho guardato in volto la paura. Trattenuto, il respiro generava l’annaspare della melodia dei muscoli; il blu delle parole non sposava più il vento nel corpo. La mente agitata vagava, aggrappandosi al nulla senza alcuna consapevolezza di ciò che accadeva mentre accadeva. Viandante esperto, da sempre con passo invariato, in ogni sua forma unico, sapientemente il respiro respira lo sguardo, respira i gesti, respira le emozioni, respira le foglie di salice e la frutta matura. Il suo tempo attraversa con ritmo inarrestabile fiumi di innumerevoli vite, esistenze tutte. Danziamo, meditiamo, sostenuti in leggerezza da un fior di loto bianco, accolti da colei che pone la sua volontà nel piegarsi come un ramo di bambù alle voci che invocano il suo aiuto e dona gocce di nettare di immortalità2. Emanazione compassionevole del Risvegliato, la Bodhisattva Kannon, respiro, cuore, preghiera. Accogliamola, lasciamola andare, impalpabile manifestazione d’amore. Ciò che ci racconta ogni seme, ogni albero, nella sua semplice esistenza infinita. Durante Zazen3 mi attraversò il pensiero che il respiro di oggi sia indissolubilmente connesso con il respiro di 2500 anni fa, il respiro del Buddha. Nessuna distanza, nessuna separazione. L’attimo del risveglio chiamò la Terra a testimone, insieme a tutto ciò che c’è in ogni spazio e in ogni tempo. Un brivido intenso pervase il corpo. Respiriamo tutti il respiro del Buddha e… solo un Buddha respira il respiro del Buddha!

Il respiro è il cuore dell’universo. Il tempo di una vita che si conclude in Giappone si legge dal cuore che cessa di battere e non dal cervello come per noi occidentali. 2 Illuminazione. 3 Meditazione seduta Zen. Pagina accanto: autoscatto di Annamaria Gyoetsu Epifanìa. 1

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Se tu mi sentissi acrilico su cartone vegetale

crede silenzio trama d’Uomo tramuta bianca di vene

Laura Anfuso indaga la pienezza della parola poetica che emerge per sintesi e sottrazione ed è sempre fedele alla sua poetica che vive anche nei testi critici che cura. La sua scrittura si muove tra la necessità di dire liberamente, senza “costringere” le parole a volersi piegare ad un significato rigido, imposto come tema, e una continua lettura critica della realtà, con la costante volontà di accogliere il dolore e la fragilità umana e di sollecitare una condivisione più che sollevare una troppo facile e mortificante denuncia. In questo senso, la parola poetica è nido di un sentire autentico che custodisce una molteplicità di livelli e trame sensibili e gode di una luce singolare nello spazio originale del libro d’artista che la interpreta e la rinnova, facendola risuonare in modo imprevedibile, anche delle sfumature più sottili.

Manuela Scannavini inizia il suo percorso nel 2007, frequentando studi di artisti che stimolano la sua ricerca. Spazia tra corsi di artigianato e pittura; in particolare si avvicina al mondo della decorazione dei finti marmi per passare alle varie tecniche di disegno, pittura, stampa manuale su stoffa, carta e litografia su supporto sintetico. Socia sostenitrice Gart. In continua evoluzione, la sua arte si muove tra l’astratto e il concettuale, utilizzando tecniche miste di assemblaggio e installazioni. Oggi è impegnata nella creazione di gioielli d’artista, utilizzando la tecnica della cera persa. Apprezzata già da collezionisti tra Roma e Torino. Ha collaborato con la poetessa Laura Anfuso per la realizzazione di un quadro scultura dal forte impatto tattile donato a scopo benefico all’associazione Gian Franco Lupo in occasione della collettiva tenutasi a Matera nel 2017.

Ha già collaborato con l’Atelier InSigna, Marcella Basso, Brunella Baldi, Valeria Brancaforte, Vito Capone, Loretta Cappanera, Luisella Carretta, Daniele Catalli, Alessia Consiglio, Eleonora Cumer, Elisabetta Diamanti, Alfonso Filieri, Salvatore Giunta, Silvana Leonardi, le MagnificheEditrici, Lia Malfermoni, Roberto Mannino, Yurika Nakaema, John David O’Brien, Lydia Predominato, Luciano Ragozzino, Paola Sapori, Stefano Turrini. La scrittura poetica, sempre tesa a indagare il silenzio e ad abbracciare tessiture inedite, continua a svilupparsi anche attraverso altre collaborazioni come quelle con Rosetta Messori, Mirta Carroli, Manuela Scannavini.

Artista riconosciuta Aiapi - Associazione Internazionale delle Arti Plastiche Italia - fa parte del progetto SCART, una rete che coinvolge architetti, artisti e designer. Nel 2020 viene inserita nella seconda edizione del prestigioso Atlante dell’Arte Contemporanea De Agostini.

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Onde e dintorni

di Giosuè ALLEGRINI

Chiedere, da parte delle valentissime divulgatrici culturali, Katia Paoletti e Maria Montecalvo, di affrontare il tema delle onde ad una persona che, come il sottoscritto, ha trascorso trentacinque anni a contatto con il mare, formandosi all’Accademia Navale di Livorno, navigando sopra e sotto le onde, su navi e sommergibili, operando in cantieri e uffici tecnici, arsenali, musei, editoria e archivi storici navali è un po’ come chiedere alla squadra di calcio del cuore di affrontare in casa la finale di Champions League. Trentacinque anni… esattamente lo stesso periodo trascorso nel mondo dell’arte, a contatto con artisti, musei, fondazioni, archivi, mostre, case editrici d’arte, uffici stampa e altro ancora. Sebbene lo specifico argomento sia ampio, come pure vasta e variegata è la molteplicità di aspetti ad esso connessi (fisici, scientifico-tecnologici, naturalistici o artisticoculturali), è altrettanto vero che il tema delle onde, nell’accezione più istintiva e naturale, è antico quanto il mondo. Tale trasferimento di energia ha sfiorato varie branche del sapere umano: dalle onde marine alle telluriche, alle sonore, alle elettromagnetiche; pur tuttavia il tema correlato alle onde per antonomasia, e quindi all’elemento fluido, è già presente nelle tracce archeologiche legate all’esigenza dell’uomo di spostarsi sull’acqua e risalenti all’8000 a.C., come pure nelle antiche testimonianze egizie, fenicie, greche, romane, arabe e orientali. Ma volendo limitare il campo d’indagine agli ultimi cinque secoli di storia (per confinarci indicativamente alla scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo), è sufficiente ricordare che già sul finire del Quattrocento, Leonardo da Vinci, affrontando gli studi di idrodinamica relativi al moto in acqua di un’imbarcazione, era giunto a paragonare i treni ondosi che si generano intorno al natante durante la navigazione, alle varie tipologie di capelli delle donne: lisci, piuttosto che mossi, anziché ricci. Leonardo, da buon esperienziale post-aristotelico qual era, aveva intuito quattro secoli prima di William Froude, ingegnere e architetto inglese nonché padre dell’idrodinamica moderna nata sul finire dell’Ottocento, come la Resistenza Totale al moto di una nave fosse costituita dalla somma di due componenti: la Resistenza di Attrito, generata dall’azione dei filetti fluidi intorno allo scafo in navigazione, e la Resistenza Residua, creata dall’interazione della forza gravitazionale terrestre sulla nave in movimento, che a sua volta dava origine a tre diverse tipologie di onde. Le Onde Trasversali (che si sviluppano trasversalmente allo scafo della nave), le Onde Divergenti (che si formano dalle onde trasversali a circa 3 lunghezze-nave di distanza dall’imbarcazione, sguardate di 45 gradi rispetto alle onde trasversali e alla direzione del moto della nave) e le Onde Frangenti (che si generano sulla prora della nave, frangendosi su di essa).

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Con Leonardo si ribalta così la visione del mondo d’impronta medioevale, la Ragione prende il sopravvento sull’Emozione, o quantomeno inizia a competere ad armi pari, spalancando le porte a Spinoza, al razionalismo filosofico e all’Illuminismo, da cui discende la società moderna. Giungendo, poi, al secolo breve va ricordato che lo stesso Vassily Kandinsky, padre indiscusso dell’Astrattismo, asseriva come lo scafo della nave, fosse tra gli umani manufatti quanto di più prossimo all’opera d’arte. La nave, al di là della seducente plasticità delle forme di carena, rimandanti alle sculture di Costantin Brancusi, e della dinamica potenza espressa dalle ossature dello scafo, inossidabile intreccio di lucenti costole e paramezzali, bagli e madieri, per dirla alla maniera futurista, è metaforicamente fatta della stessa sostanza dei propri equipaggi, volendo parafrasare il noto passo di Shakespeare (La tempesta – Atto IV). Essa fonde il proprio corpo metallico con quello in carne e ossa degli uomini che la vivono e la governano, legandosi ad essi simbioticamente come un’unica armonica esistenza, percorrendo un inseparabile destino che da sempre suggestiona l’immaginario collettivo e che si rispecchia allegorica-

una molteplicità di aspetti, teorici e pratici, accompagnati da una profonda consapevolezza: per perlustrare e analizzare questo infinito universo liquido era, ed è, necessario coniugare a sé, in ambito percettivo, sia l’accezione razionale sia la connotazione emozionale del pensiero umano. Questa considerazione è assolutamente intellegibile quando si parla di onde. Paiono mobili e al contempo immobili, lineari ovvero cicliche, palesi e altrimenti occulte, proprio perché solo apparentemente si spostano, in realtà non lo fanno: non vi è trasferimento di massa liquida nel loro manifestarsi, ma solo fittizio cammino. Un moto orbitale circolare delle particelle d’acqua, generato dalla spinta del vento, lungo una circonferenza fissa, di diametro decrescente da qualche metro lineare fino allo zero, muovendo dalla superficie del mare al fondale marino. Da qui la percezione fallace del movimento in avanti delle creste d’onda, che non esiste ma viene indotto dalla percezione visiva. Una volta percorsa la propria orbita, la particella ritorna nella posizione originaria, pronta a ripartire per un nuovo ciclo, e un altro ancora, in attesa della bonaccia per potersi finalmente riposare. Potenti e beffarde sono quindi le onde. Un po’ come le opere di Optical Art, che inducono ma non producono. Possiamo essere ammaliati dalla bianca cresta di un flutto, trasportati da un’ondata d’ispirazione creativa, o essere trascinati a riva al culmine dell’eccitazione; tant’è vero che il tema delle onde è stato affrontato, anche in Arte, ad ogni latitudine del globo, in ogni epoca, da ogni cultura, sia essa occidentale

mente nella vita stessa. Il mare, gli oceani, al pari dell’arte, fungono così da invisibili ponti mentali che tendono ad accomunare gli abitanti della terra, abbattendone le barriere culturali e trasportandoli verso un comune denominatore, un binomio tanto intuitivo quanto ostico da perseguire: libertà e conoscenza.

piuttosto che orientale. Senza andare a scomodare le raffigurazioni delle onde presenti nei sigilli sumeri del III secolo a.C. basti pensare, ad esempio, alle

La società moderna è stata foriera di una cultura che ha esplorato e rappresentato l’ambiente marino e i mezzi che lo attraversano sotto

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Le onde sembrano spostarsi ma non lo fanno.


coraggio courage valor courage

CalendArt Lia Malfermoni e Laura Anfuso

calendario d’artista Carta Favini “Echo Shiro” fibre riciclate 100% Energia Pura certificata FSC

Haiku

Laura Anfuso

Opere

Lia Malfermoni

Accompagna l’anno 2021 con 12 fogli scultura: ogni mese dona una parola in 4 lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese) e un’opera di Lia Malfermoni. Da un’idea di Laura Anfuso Progetto artistico di Lia Malfermoni Immagini e Pieghe d’Arte di Lia Malfermoni Testi di Laura Anfuso Realizzazione digitale di Paolo Favero

© ottobre 2020 - Gart-GardenArt

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© Attesa, Manuela Scannavini

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