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Sindacale

Parte la trattativa per la campagna 2010 Piacenza fa da capofila, ma per il pomodoro serve trasparenza lungo la filiera, con le Organizzazioni di prodotto che dovranno svolgere un ruolo fondamentale nelle trattative

È

al lavoro in queste settimane la commissione pomodoro di Coldiretti Piacenza, che continua a vedere una gremita presenza di imprenditori agricoli, determinati a partecipare attivamente alla fase di trattativa di quest’anno per ritornare ad essere protagonisti delle decisioni economiche che riguardano il proprio reddito. In particolare, durante i primi incontri, coordinati dai segretari di zona Giovanni Morini, Franco Fittavolini e Claudio Maschi, sono stati a lungo analizzati i costi di produzione, che vengono confermati in costante aumento anche per la prossima campagna, mentre il prezzo del pomodoro pagato ai produttori è rimasto fermo attorno agli 80 euro a tonnellata ormai da due anni. Le aspettative dei produttori per la prossima campagna salgono ancora di più in considerazione dei dati positivi che provengono dal mercato che confermano gli aumenti dei consumi e un prezzo dei trasformati in crescita del 22% per i pomodori pelati e addirittura del 24% per quello della passata. Gli studi di settore fatti dagli esperti del mercato, attestano un aumento degli introiti per la parte industriale pari al 18%, mentre la marginalità della parte agricola continua a ridursi inesorabilmente. Il comparto del “rosso”, con i suoi trasformati, rappresenta anche all’estero, uno dei primati dell’agroalimentare italiano maggiormente apprezzati e, per non perdere questa leadership, sarà necessario che la coltura del pomodoro torni a riconoscere un reddito anche alle aziende produttrici. E’ quindi indispensabile una trasparenza lungo la filiera, con una più equa ripartizione del valore tra i vari soggetti e regole certe di comportamento. Parlando di chiarezza, sarà fondamentale che i parametri utilizzati dalle OP per attribuire gli obiettivi di produzione tengano conto delle rese storiche di ciascun imprenditore evitando l’esubero di prodotto e quindi il tracollo del mercato, dissuadendo chi ancora continua ad usare rese per ettaro calcolate a tavolino. E’ pertanto prematuro parlare di riduzione o aumento dei quantitativi da seminare, perché su questo si stanno ancora aspettando le indicazioni

FEBBRAIO 2010

della parte industriale, ma sarà necessario vigilare per un corretto funzionamento della filiera, affinché il momento della produzione e quello della trasformazione, sappiano assecondare e leggere le richieste del mercato. Del resto, come Coldiretti, non possiamo più assistere ai tagli di prezzo indiscriminati che abbiamo visto la scorsa estate a seguito dell’applicazione di una griglia di valutazione, che veniva “interpretata”, a piacimento dalle industrie di trasformazione a causa della presenza di una abbondante offerta. Questa situazione ha determinato non solo un danno agli agricoltori ma anche alle industrie serie, penalizzate da questi comportamenti che poi hanno “inquinato” il prezzo di mercato attraverso una concorrenza sleale. La commissione, rispetto a questo punto, continua a ribadire la propria perplessità e vuole riproporre una vecchia soluzione sempre rimasta inascoltata dalla parte industriale e cioè quella di considerare la possibilità di affidare la valutazione qualitativa del prodotto ad un unico ente certificatore esterno che garantisca finalmente la necessaria imparzialità. Dopo la riforma europea che, a partire dal 2011, porterà alla completa eliminazione degli aiuti accoppiati al prodotto, il destino del settore è affidato esclusivamente alla definizione delle reciproche convenienze tra agricoltori e trasformatori e alla loro capacità di programmare le quantità e le tipologie di trasformati in funzione delle richieste del mercato. La coltivazione e la trasformazione del pomodoro da industria, che ha ormai raggiunto livelli qualitativi di primissimo piano, rappresentano uno dei punti di forza dell’agroalimentare emiliano-romagnolo e caratterizzano in modo notevole l’economia della nostra provincia. L’agricoltura, ha concluso Bisi in un recente incontro, non può continuare ad essere il soggetto debole ovunque; basti dire che sul costo complessivo di una bottiglia di passata, pagato dal consumatore, solo il 9% rappresenta il valore del pomodoro in esso contenuta, dato che evidenzia come il reddito, nella distribuzione del valore all’interno della filiera, avvenga in maniera del tutto inadeguata.

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La Voce dei Coltivatori  

La Voce dei Coltivatori - Coldiretti di Piacenza

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La Voce dei Coltivatori - Coldiretti di Piacenza

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