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Sindacale

Tremonti: il 15 % del PIL dipende da primato italiano nel cibo

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’agroalimentare Made in Italy rappresenta circa il 15 per cento del Prodotto Interno lordo (PIL), secondo solo al comparto manifatturiero, ma esprime livelli qualitativi da primato con la conquista nel 2009 della leadership nei prodotti tipici in Europa, il maggior numero di imprese biologiche e il primo posto nella sanità e nella sicurezza alimentare, con un record del 99 per cento di campioni con residui chimici al di sotto dei limiti di legge. E’ quanto afferma la Coldiretti nell’apprezzare le dichiarazioni del ministro dell’Economia Giulio Tremonti ad un convegno dell’Aspen, sul fatto che “se si calcolassero nel Pil il cibo, la cultura, l’ambiente, saremmo in un imbarazzante primo posto. Purtroppo non è così”. Il modello agricolo italiano è vincente nel mondo dove ha conquistato primati nella qualità, tipicità e nella salubrità delle produzioni, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno, ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana, che è oltre il triplo di quella Usa, doppia di quella inglese, e superiore del 70 per cento di quelle di Francia e Spagna. Il fatturato nazionale (agricoltura, industria, distribuzione e servizi) vale oltre 180 miliardi di Euro. Oltre 45 miliardi di Euro è il valore della produzione del solo settore agricolo. In agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese (il 16% del totale delle imprese italiane) mentre circa 70.000 sono quelle dell’industria alimentare. La superficie agricola coltivata è di circa 15 milioni di ettari, che rappresenta quasi la metà dell’intera superficie nazionale. Una attività che ha consentito di raggiungere primati quantitativi con l’agricoltura italiana che è in Europa la prima produttrice di riso, tabacco, frutta fresca e ortaggi freschi; la seconda per vino e mosti, fiori, uova e pollame; la terza per carne bovina, barbabietola da zucchero,

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di frumento. L’agricoltura italiana ha compiutp la scelta di una campagna libera da organismi geneticamente modificati, che ha conquistato: • la leadership europea nel biologico. In Italia si trovano un terzo delle imprese biologiche europee e un quarto della superficie bio dell’Unione superando il milione di ettari (1.067.102 ettari ) con 49.859 imprese agricole. • 123 Dop e 72 Igp (70 prodotti ortofrutticoli, 38 oli extravergini di oliva, 36 formaggi, 32 prodotti a base di carne, 5 prodotti da panetteria, 4 spezie o essenze, 3 aceti, 3 prodotti di carne e frattaglie fresche, 2 prodotti della pesca e 1 miele); • un ruolo di primissimo piano in campo enologico. Sono 478 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (316 vini Doc, 42 Docg e 120 Igt pari ad oltre il 60% della produzione vinicola nazionale); • il record del 99 per cento di campioni regolari di frutta, verdura, vino e olio, con residui chimici al di sotto dei limiti di legge, riconosce il primato della sanità e sicurezza alimentare del made in Italy alimentare. • una ricchezza unica nei prodotti agroalimentari tradizionali. Nell’ultimo, recentissimo elenco (ottava revisione) sono 4.471 le specialità tradizionali censite dalle Regioni in quanto ottenute secondo metodiche praticate sul territorio in modo omogeneo e regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni. • un patrimonio di 18.480 aziende agrituristiche delle quali 13.854 offrono alloggio, 7.898 ristorazione, 2.664 degustazioni e ben 9.643 altre attività tra le quali prevalgono quelle escursionistiche (986), quelle sportive (831), corsi di degustazione, centri benessere, osservazioni naturalistiche, equitazione trekking e mountain bike;

• un paesaggio unico che è metà di un crescente flusso turistico nei 772 parchi e aree protette presenti in Italia che coprono ben il 10 per cento del territorio nazionale. • una grande credibilità e responsabilità nei confronti dei consumatori. La provenienza nazionale degli alimenti gioca un ruolo importante nella percezione di sicurezza alimentare con quasi 9 italiani su 10 che si fidano di più se ciò che arriva sulle loro tavole è stato prodotto entro i confini nazionali con un atteggiamento in aumento nel corso degli ultimi 3 anni secondo quanto emerge dall’ Indagine COLDIRETTI-SWG “Le opinioni di italiani e europei sull’alimentazione”. Si tratta di un patrimonio da difendere e salvaguardare cogliendo l’occasione dell’auspicabile ripresa per cambiare le regole del gioco a cominciare dalle due grandi ingiustizie di cui è vittima il settore agricolo. Da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio come italiano cibo proveniente da chissà quale parte del mondo, un inganno enorme ai danni del consumatore e un modo scientifico per uccidere la nostra sana e onesta agricoltura di qualità. Dall’altra parte, il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli a causa di uno strapotere contrattuale da parte dei nuovi poteri forti della filiera agroalimentare.

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Coltivatori

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La Voce dei Coltivatori - Coldiretti di Piacenza

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