Page 1


GAL MOLISE VERSO IL 2000 IL DIARIO DELLE IDEE - CUP D85C12008370006 – CIG 4932956411 Documento redatto da Sinergheia Gruppo Srl Professionisti per lo sviluppo Locale Viale Matteotti n.49 43039 Salsomaggiore Terme (PR) Tel. e Fax +39 0524.573833 P.Iva 02099240349 - C.F. 00936850700 Coordinatore e Responsabile di Progetto: Ing. Luca Di Domenico Staff di Progetto: Ing. Luca Di Domenico - Dott.ssa Marina Castaldini

Con il supporto e la collaborazione del GAL Molise verso il 2000 srl via Monsignor Bologna, 15 C/O Incubatore Incontra 86100 Campobasso Tel. 0874.484508 – Fax 0874.618337 P. Iva: 00875480709 www.moliseversoil2000.it Presidente: Eldo Fierro Direttore Tecnico – Responsabile di Progetto: Antonio Di Lallo Si ringraziano per la preziosa collaborazione ed il supporto alla realizzazione dei laboratori intercomunali dell’innovazione i sindaci e gli amministratori dei comuni di Baranello, Campochiaro, Campodipietra, Cercemaggiore, Colle d’Anchise, Guardiaregia, Limosano, Macchia Val Fortore, Matrice, Monacilioni, Montagano, Montefalcone del Sannio, Montemitro, Morrone del Sannio, Petrella Tifernina, Pietracatella, Riccia, Ripalimosani, Roccavivara, San Biase, San Giuliano del Sannio, San Polo Matese, San Giovanni in Galdo, Spinete, Torella del Sannio, Toro, Trivento, Vinchiaturo, e tutti i cittadini, i professionisti e le imprese che hanno partecipato agli incontri sul territorio contribuendo agli stessi con idee, proposte ed esperienze. Le fotografie contenute all’interno della presente relazione sono tratte dal sito istituzionale del Gal Molise Verso il 2000 o sono state scattate durante i laboratori dell’econinnovazione con espressa autorizzazione all’uso.


SOMMARIO 1. PREMESSA ................................................................................

5

2. IL PERCORSO DEI LABORATORI DELL’INNOVAZIONE ........

6

3. INQUADRAMENTO METODOLOGICO ................................ 11 4. IL QUADRO SINOTTICO DEI RISULTATI ................................ 13 5. CONTESTO PROGRAMMATICO DI RIFERIMENTO .............. 24 5.1. Programma di Sviluppo rurale Molise 2014-2020............................

25

5.2. Programma Operativo Regionale (POR) FESR-FSE Molise 2014-2020 ..................................................

31

6. STRATEGIA DI VALORIZZAZIONE DEL PROGETTO ............ 35 6.1. Raggruppare in cluster i risultati stessi, secondo il grado di maturità dell’idea ed il grado di aderenza alla mission del progetto ........ 35 6.2. Definire una linea guida per la profittabilità dell’investimento ....

39

6.3. Calare il partenariato del progetto nelle partnership di investimento ..

41

7. SCENARIO APPLICATIVO DEL MODELLO: GLI INTERVENTI INNOVATIVI .............................................................................. 42 7.1. La strategia nazionale per l’innovazione e la ricerca ......................

42

7.2. Le serre ad emissioni “zero” ............................................................

44

7.3. La filiera della Canapa Industriale: una opportunità per l’agricoltura in Molise .................................................................................................. 49 7.4. Tecnologie innovative per l’agricoltura di precisione ....................

55

7.5. La gestione delle reti intelligenti a servizio delle utilities ..............

61

7.6 I Progetti Pilota del GAL MOLISE VERSO IL 2000 ..........................

68

8. CONCLUSIONI ...................................................................... 75

3


1. PREMESSA TERRITORI CHE FANNO LA COSA GIUSTA è un progetto di cooperazione nell’ambito della Misura 421 ” Cooperazione interterritoriale e transnazionale” del PSR Molise 2007-2013 che si prefigge l’obiettivo di favorire lo sviluppo di conoscenze nell’ambiente rurale ove si registrano maggiori ritardi nell’eco innovazione con iniziative di divulgazione, informazione e disseminazione favorendo, in questo modo, nuovi stili di vita. Al progetto hanno aderito, oltre al GAL MOLISE VERSO IL 2000 e al GAL INNOVA PLUS dal Molise, il GAL OGLIASTRA della Sardegna, il GAL OLTRE PO PAVESE della Lombardia, il GAL SILA GRECA – BASSO JONIO COSENTINO dalla Calabria. Sono inoltre importanti partner di progetto FUTURIDEA, associazione per l’innovazione utile e sostenibile e Borghi Autentici d’Italia. Nell’ambito dell’azione di divulgazione del progetto il Gal Molise verso il 2000 con la collaborazione di Sinergheia Gruppo Srl ha promosso una serie di incontri nei territori delle amministrazioni comunali che hanno aderito al progetto. I cicli di incontri, con ospiti e testimoni di casi reali di eccellenza della green economy, hanno avuto l’obiettivo di stimolare ed orientare le comunità rurali e gli operatori economici e pubblici verso soluzioni facilmente replicabili e in grado di generare circuiti virtuosi di nuova economia. Agli incontri sono stati invitati sia gli amministratori ma anche i cittadini, le imprese i portatori di interesse di un’area territoriale omogenea con la presenza di tecnici ed esperti di risparmio energetico e di utilizzo di tecniche innovative per la produzione di energia da fonte rinnovabile che attraverso attività di team working hanno creato un canale privilegiato di ascolto delle tematiche energetiche vissute dal territorio sug-

5


ISTITUTI SCOLASTICI

Task 1: Laboratori intercomunali. Progettazione materiale informativo e divulgazione sul territorio Pianificazione incontri Realizzazione laboratori e sintesi attività Evento conclusivo diffusione risultati

Task 2: Dialoghi sullo sviluppo sostenibile Progettazione materiale informativo e divulgazione nelle scuole Pianificazione incontri e contatto presidi e docenti Realizzazione laboratori didattici Promozione concorso

Task 3: Diario delle idee Stesura del diario sulla base dei Laboratori intercomunali Preparazione realizzazione workshop di discussione e condivisione dei contenuti del diario Realizzazione evento f inale di presentazione dei risultati

ISTITUZIONI, CITTADINI, PMI, STAKEHOLDERS del TERRITORIO

gerendo possibili scenari e soluzioni concrete il cui risultato finale è raccolto nel presente documento denominato “Diario delle Idee” fondamentale strumento per la lettura dei “territori che fanno la cosa giusta”. Il ciclo di incontri nei territori si è inserito in una più ampia strategia di divulgazione del progetto che ha previsto,oltre ai laboratori intercomunali, anche una specifica attività di comunicazione nelle scuole secondarie di primo e secondo grado ricadenti nei comuni dell’area Leader del Gal Molise verso il 2000.

2. IL PERCORSO DEI LABORATORI DELL’INNOVAZIONE Il GAL Molise Verso il 2000 ha affidato alla società Sinergheia Gruppo srl, le attività di progetto di seguito riportate: a) Attività di divulgazione - azione 1.1 e 1.2; b) Attività di sviluppo di interventi per la diffusione della sostenibilità – azione 2.1; c) Attività di disseminazione - azione 4.

6


Le attività di progetto sono state declinate in un percorso di divulgazione, diffusione e disseminazione delle tematiche della sostenibilità ambientale e dell’innovazione nel settore dell’energia, in tre fasi di cui la seconda è stata orientata alle comunità del territorio dell’area Leader. Al fine di ottenere un efficace azione di coinvolgimento dei territori, sono stati invitati tutti i sindaci dei comuni dell’area LEADER a sottoscrivere una manifestazione di interesse per l’adesione al programma dei Laboratori dell’Eco Innovazione che sono stati presentati agli amministratori in un primo incontro di approfondimento. I comuni che hanno aderito sono stati: - Baranello - Campochiaro - Campodipietra - Guardiaregia - Limosano - Macchia Val Fortore - Montagano - Montemitro - Montefalcone del Sannio - Petrella Tifernina - Pietracatella - Riccia - Ripalimosani - Roccavivara - San Giovanni in Galdo - San Biase - San Giuliano del Sannio - Toro - Trivento - Vinchiaturo

7


Sulla base delle adesioni riportate sono stati definiti circa 4 aggregazioni territoriali: Area Matese, Area Fortore, Area medio Biferno, Area medio Trigno. All’interno delle quattro aree sono stati programmati tre incontri partecipati seguendo un percorso logico per l’elaborazione finale delle proposte progettuali da candidare nel cosiddetto “DIARIO delle IDEE”

Un primo incontro di orientamento attraverso un workshop facilitato mediante l’uso di tecniche di visualizzazione utili per affrontare in maniera condivisa e partecipata la risoluzione di un tema proposto (a titolo di esempio uso della tecnica del Metaplan). Un secondo incontro con una testimonianza da Territori che hanno già fatto la cosa giusta e che riportano la loro esperienza di amministratori, di cittadini, di imprese raccontando come e secondo quale approccio hanno risolto e sciolto il nodo dello sviluppo locale legato all’innovazione tecnologica e al tema della sostenibilità ambientale. Infine il terzo incontro per elaborare all’interno dell’area di riferimento proposte, idee e progetti pilota da sostenere anche attraverso il supporto del GAL per dimostrane l’efficacia e la potenzialità di scala o da candidare attraverso il percorso dell’approccio leader nell’ambito delle azioni di supporto alle imprese ed alle amministrazioni all’interno della nuova programmazione 2014-2020.

8


Gli incontri si sono tenuti, in collaborazione con i comuni, presso sale consiliari, centri polifunzionali e altre strutture pubbliche delle amministrazioni aderenti. Il calendario degli incontri è stato il seguente: AREA

Orientamento

Fortore

Pietracatella

Campodipietra

Toro

21/12/2013

16/04/2014

12/06/2014

Vinchiaturo

Baranello

San Giuliano del

14/02/2014

21/03/2014

Sannio

Matese

Testimonianza

Proposta

19/09/2014 Medio Biferno

Medio Trigno

Petrella Tifernina

Montagano

Ripalimosani

5/10/2013

15/03/2014

5/06/2014

Roccavivara

Trivento

28/01/2014

1/02/2014

Inoltre sono stati organizzati, con la collaborazione dell’associazione Borghi Autentici d’Italia1, partner di progetto, tre workshop di approfondimento specifico su singoli temi emersi durante gli incontri con gli amministratori ed i cittadini: - Campobasso 11 gennaio 2014 – La raccolta differenziata: nuovo paradigma di sviluppo locale - Campobasso 1 dicembre 2014 – La Canapa Industriale nel Molise : prospettive ed opportunità di una filiera innovativa - Campobasso 20 febbraio 2015 - Facilitare, Accumulare, Selezionare le Innovazioni per lo sviluppo sostenibile per il Molise che cambia. L’intero ciclo dei laboratori dell’ecoinnovazione ha interessato oltre 800 tra cittadini, amministratori, tecnici e professionisti ed ha rappresentato un momento importante di discussione e di condivisione di buone prassi e di raccolta dei differenti livelli di sensibilità e di esperienza sul tema 1

www.borghiautenticiditalia.it

9


Figura 1: le locandine degli eventi sul tema della raccolta differenziata e della canapa industriale organizzati nell’ambito del percorso dei laboratori dell’ecoinnovazione.

dell’innovazione nel settore del risparmio energetico e dell’uso delle energie rinnovabili e più in generale sulla sostenibilità ambientale nelle aree rurali del Molise. In occasione di molti laboratori è stato possibile confrontarsi con realtà locali ed extra regionali che rappresentano un riferimento di eccellenza sul tema affrontato. A titolo di esempio i partecipanti ai workshop hanno avuto la possibilità di ascoltare direttamente dai protagonisti di casi di successo sul tema della raccolta differenziata porta a porta (Rossano Ercolini della rete Rifiuti Zero e Pietro Piva del Consorzio Contarina), sulla valorizzazione dei prodotti locali attraverso l’uso del marchio collettivo (Italo Bianculli, Vice Sindaco di Casalbuono), sull’uso di colture antiche ma innovative quali la canapa industriale (Rachele Invernizzi di Southemp e Cesare Quaglia di Assocanapa nazionale), sulla costruzione di percorsi virtuosi di economia sociale e partecipata (Lino Gentile, sindaco di Castel del Giudice), sull’innovazione nel settore dell’edilizia e dell’architettura attraverso l’uso di bio-materiali (Hemp Design, giovane start-up molisana), sulle ultime tecnologie innovative nel comparto agricolo (Carmine Nardone di Futuridea).

10


Le testimonianze, tutte di alto profilo professionale, hanno reso più solide le basi del dibattito attivato con i primi incontri di orientamento, rappresentando realtà già “che fanno la cosa giusta”, stimolando non semplicemente la replica di iniziative di successo, ma l’integrazione delle esperienze virtuose nel proprio contesto socio-economico attraverso il coinvolgimento dei cittadini e delle imprese e con la collaborazione delle amministrazioni. In questo modo la fase di proposta, il terzo ciclo di incontri, è stata caratterizzata da un elevato dinamismo dei partecipanti. Il presente documento ha l’obiettivo di leggere le proposte e le idee aggregando temi e suggerimenti simili, valutandone il grado di maturità, le potenzialità e le opportunità anche in relazione agli strumenti di sostegno alle imprese ed alle pubbliche amministrazioni che sono in fase di approvazione definitiva quali il programma POR-FESR 2014-2020 ed il Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Molise.

3. INQUADRAMENTO METODOLOGICO Il presente documento (di seguito anche rapporto o report) si integra, costituendone uno dei principali strumenti analitici, nel set dei materiali informativi previsti per l’attività di disseminazione del progetto TERRITORI CHE FANNO LA COSA GIUSTA. Più in particolare, il rapporto: i. espone in sintesi i risultati delle attività sperimentali realizzate e le relative buone prassi, quali opportunità per tutti coloro (enti locali, imprese, stakeholders) che condividono le strategie generali sul-

2

Per l’apprendimento delle informazioni di dettaglio, si confrontino http://www.svilup-

poeconomico.gov.it/images/stories/normativa/20130314_Strategia_Energetica_Nazionale.pdf e European Union strategic guidelines for rural development.

11


la sostenibilità2; ii. si focalizza diffusamente sulla definizione di una strategia di valorizzazione dell’esperienza maturata, tesa a configurare il partenariato in materia di eco innovazione come la “cifra”(ovvero il capitale) delle politiche di sviluppo locale. Il documento, pertanto, riporta, al successivo paragrafo, un “Quadro sinottico dei risultati” delle precedenti fasi progettuali e, successivamente, tenta di calare i due elementi fondanti dell’esperienza espletata, il Partenariato (l’attore) e l’eco innovazione (il tema), nel contesto della Programmazione dei fondi SIE 2014 – 20203. Per far questo, oltreché intercettare i sistemi di regole e le architetture programmatiche ed attuative di ciascun fondo, il report ha bisogno di integrarsi nelle strategie di sviluppo e nelle scelte di policy della Regione Molise, al fine di facilitare l’incontro tra le idee progettuali emergenti e le opportunità finanziarie presenti nei Programmi Regionali (in primis PSR FEASR, Programma di elezione, ma anche, per quello che si dirà più avanti, POR FESR-FSE), e di prefigurare l’implementazione di un solido ambiente negoziale di governance, in cui sviluppare, a geometria variabile e su logiche di lungo periodo, una progettualità realmente stra-

3

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/FondiStrutturali_2014-2020/

12


tegica e condivisa, da spingere anche verso le opportunità nazionali e comunitarie. A questo scopo: il paragrafo 5 fornisce la descrizione del “Contesto Programmatico di riferimento”. Il paragrafo 6 declina la “Strategia di valorizzazione del progetto”, in termini di : - definizione del modello di investimento in R&SI in agricoltura - ruolo del Partenariato e della cd. geometria variabile Il paragrafo 7 fornisce uno “Scenario applicativo del modello”, riferito, al momento, prevalentemente agli strumenti Regionali di Programmazione, per ciascuno degli interventi eco-innovativi suggeriti.

4.

IL QUADRO SINOTTICO DEI RISULTATI

I laboratori di orientamento, la prima fase, sono stati condotti, con il supporto della direzione del GAL MOLISE VERSO IL 2000, con la stessa metodologia operativa. Ogni incontro è stato coordinato dall’ing. Luca Di Domenico e dal direttore del GAL Antonio Di Lallo che, dopo avere illustrato il progetto Territori che Fanno la Cosa giusta e richiamato il percorso di incontri programmato, hanno lanciato l’attività di gruppo al fine di declinare nel territorio le possibili azioni di rilancio dell’economia legata alla sostenibilità ambientale (la cosiddetta green economy). L’attività di gruppo è stata facilitata dall’uso di cartelloni e dalla distribuzione di post-it e pennarelli per dare modo ad ogni partecipante

13


di esprimere la propria idea attraverso un percorso partecipato ispirato alla tecnica del Metaplan. Il tema proposto era “come può tradursi l’opportunità della green economy nei nostri territori?”. La risposta richiesta ai partecipanti doveva rientrare all’interno di tre macro-aree di possibile attuazione: - Il sistema imprese - Le amministrazioni pubbliche - L’uso delle fonti rinnovabili Concessi quindici minuti per fare una riflessione individuale, ogni partecipante ha espresso su un foglio tipo post-it la propria proposta concreta per rispondere alla domanda posta, andando a collocare il post-it nei cartelloni suddivisi per aree tematiche. Nessun commento e/o proposta è stata modificata o censurata : ogni partecipante aveva la possibilità di apporre un post-it di colore viola motivando eventuali obiezioni alla proposta di un altro interlocutore. Al termine della prima sessione tutti i partecipanti hanno avuto modo di commentare il proprio commento/ idea e riposta e mettere al centro della discussione il tema proposto. Quindi si è proceduto alla fase di aggregazione delle idee che avesse-

14


ro un elemento, uno strumento, una metodologia comune per sottolineare i temi più forti emersi e/o discutere della corretta interpretazione delle proposte illustrate. A tutti i partecipanti è stato quindi suggerito di apporre un bollino rosso sulle idee e/o sui gruppi di proposte che apparivano come più concrete e realizzabili e che necessitavano di un ulteriore sessione di approfondimento che si terrà in occasione del secondo laboratorio intercomunale. Di seguito si riporta il Quadro sinottico dei risultati conseguiti nelle precedenti fasi progettuali dei principali incontri di orientamento tenutisi nelle quattro aree territoriali prima descritte. Attività progettuale: Laboratori intercomunali per la gestione energetica sostenibile e l’ecoinnovazione.

15


4

Suggerito nell’ambito del Laboratorio dedicato alle fonti rinnovabili

16


17


18


19


In parallelo all’attività condotta da Sinergheia Gruppo Srl, il GAL Molise verso il 2000, in collaborazione con FUTURIDEA, ha condotto un’azione di sensibilizzazione e scouting presso imprese del comparto agricolo ed agroalimentare al fine di individuarne le potenzialità di inserimento ed applicazione di innovazioni tecnologiche che consentissero risparmi di vettori energetici.

20


Le innovazioni utili e sostenibili sono state oggetto di una specifica pubblicazione realizzata nell’ambito del progetto Territori che Fanno la Cosa Giusta da Futuridea. Durante la fase di scouting energetico presso le imprese l’approccio metodologico ha previsto una fase preliminare di screening delle potenziali innovazioni da applicare alle imprese oggetto di valutazione secondo criteri di:

21


- facilità di applicazione, particolarmente nel campo dell’agricoltura; elevato contenuto di innovazione; - assenza di modifiche strutturali agli ordinamenti produttivi; - elevata efficienza energetica; - costi di installazione, esercizio e manutenzione contenuti; - breve periodo di ritorno dell’investimento; - risparmio economico per l’approvvigionamento energetico; - incremento dell’eco-compatibilità; - facilità di gestione da parte dell’utente finale. Al fine di realizzare un’analisi preliminare, di natura qualitativa e quantitativa, delle caratteristiche energetiche peculiari delle attività produttive in esame, si è proceduto alla stesura di un apposito format di scouting, ovvero di un questionario preliminare, somministrato alle aziende interessate. La sezione “energia” del format di scouting ha consentito di raccogliere informazioni in merito a: - l’individuazione delle aziende interessate; - la descrizione dei processi produttivi; - la caratterizzazione dei fabbisogni energetici; - l’esplicitazione degli andamenti dei consumi energetici, per ogni vettore energetico in uso, su base annua; - la descrizione dei sistemi di approvvigionamento energetico in uso (taglia, rendimento, ecc...); - la comprensione delle problematiche peculiari di ogni attività produttiva, in riferimento alle esigenze di natura energetica; Il catalogo delle innovazioni proposto da Futuridea è stato promosso ed illustrato anche durante gli incontri dei laboratori intercomunali del-

22


l’eco innovazione, al fine di amplificarne la diffusione nei territori e valutare se alcune delle innovazioni potessero essere di immediata applicazione in realtà e contesti dell’area leader. Attività progettuale: Catalogo delle innovazioni, dei prototipi e delle buone prassi

23


5.

CONTESTO PROGRAMMATICO DI RIFERIMENTO

Nel presente paragrafo è illustrato l’ambito Programmatico entro il quale il dibattito sui temi sopra proposti e gli interventi che ne discendono dovranno muoversi per trovare opportunità di finanziamento. In un panorama amplissimo di policy, l’attenzione sarà focalizzata sulle opportunità regionali che meglio incontrano la mission del progetto, riassunta nella locuzione: il partenariato in materia di eco innovazione come la “cifra”(ovvero il capitale) delle politiche di sviluppo locale. La scelta di concentrare l’attenzione sui Programmi Regionali è dettata dal riconoscere in questi ultimi il nocciolo duro della strategia di innovazione del territorio, della sua agricoltura e del suo sviluppo rurale, nonché l’ambiente di prima sperimentazione e di sedimentazione progressiva delle prassi partenariali. Fatta questa premessa, rilevano, quali elementi programmatici cardine e terminali delle piramidi regolamentari e documentali di riferimento: A. Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Molise 2014-2020; B. Programma Operativo Regionale (POR) FESR-FSE Molise 2014-2020. Il nuovo programma relativo al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, che pure dovrà intercettare alcuni fabbisogni espressi (es. gestione dei rifiuti e contrasto del rischio idrogeologico), non è qui considerato in quanto attualmente non maturo né in termini di architettura regolamentare, né, conseguentemente, di puntuale dettaglio di Programmazione Regionale.

24


5.1. PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE MOLISE 2014-2020 A livello regionale, il PSR 2014-2020 è certamente il Programma di elezione per tutto ciò che riguarda agricoltura e sviluppo rurale. Al momento di redazione del presente rapporto, il PSR Molise è nello status di versione provvisoria, essendo in corso il processo di negoziato, attraverso il quale si perverrà alla Decisione di approvazione da parte della Commissione Europea. Esso, pertanto, deve attualmente ritenersi non definitivo e ancora suscettibile di variazioni. Nella considerazione di quanto precisato, il pannello delle opzioni contenute nel programma è molto ampio e tende ad aggredire le problematiche del mondo rurale da diverse prospettive: 1. facendo crescere il know how delle aziende agricole (Misura 1 “Trasferimento di conoscenze e azioni di informazione” e Misura 2 “Servizi di consulenza, di sostituzione e di assistenza alla gestione delle aziende agricole”); 2. migliorando e promuovendo la qualità e le relazioni produttive in chiave di deframmentazione dell’offerta (Misura 3 “Regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari”, Misura 9 “Costituzione di Associazioni ed Organizzazioni di produttori” e Misura 16 “Cooperazione”); 3. ampliando e modernizzando gli asset di processo ed innovando le tecniche di produzione (Misura 4 “Investimenti in immobilizzazioni materiali” e Misura 16 “Cooperazione”); 4. ampliando e diversificando la base produttiva (Misura 6 “Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese”); 5. rafforzando le condizioni di servizio per una migliore qualità della vita nelle aree rurali (Misura 7 “Servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali”); 6. sostenendo l’economia e l’ecosostenibilità forestale, agricola ed antropica (Misura 8 “Investimenti nello sviluppo delle aree forestali

25


e nel miglioramento della redditività”, Misura 10 “Pagamenti agro climatico ambientali”, Misura 11 “Agricoltura biologica”, Misura 12 “Indennità Natura 2000 ed indennità connesse alla direttiva quadro sulle acque” e Misura 13 “Pagamenti compensativi per le aree montane”); 7. valorizzando approcci partenariali di sviluppo locale ormai consolidati (Misura 19 “Sostegno allo sviluppo locale LEADER”). Dalla disamina effettuata, si evince chiaramente come molte delle pratiche suggerite e delle soluzioni prospettate in esito alle attività 2 “Laboratori” e 3 “Catalogo delle innovazioni” siano riferibili alle misure di intervento attualmente previste dal PSR, ma è altrettanto chiaro che, pur non potendosi trascurare Misure di importanza tattica complementare, l’azione di interesse strategico per il progetto, ossia quella che prioritamente ne intercetta la mission, sia identificabile nella Misura 16 “Cooperazione”, che valorizza entrambi gli elementi fondanti dell’esperienza espletata, il Partenariato (l’attore) e l’eco innovazione (il tema). In tale considerazione, se ne forniscono, di seguito, aspetti di maggior dettaglio. Rileva innanzitutto la sub misura 16.1 “Sostegno per la costituzione e il funzionamento dei gruppi operativi del PEI in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura”, mediante la quale il PSR sostiene la creazione e l’operatività dei gruppi operativi aventi per finalità quelle definite dalla European Innovation Partnership (EIP o, in acronimo italiano, PEI) cioè quelle di facilitare, validare e diffondere le innovazioni dal basso. La sub misura concede contributi7 a Gruppi Operativi formalmente co7

Risultano ammissibili i costi di costituzione, di gestione del gruppo operativo e del pro-

getto (comprese le attività e gli studi propedeutici), di realizzazione delle attività, di divulgazione e promozione delle attività e dei risultati, di cooperazione con altri gruppi operativi nazionali ed europei. I contributi sono concessi entro i seguenti massimali: 100% per le spese di costituzione, coordinamento e gestione dei progetti e per le attività di divulgazione.

26


stituiti8 mediante forme giuridiche legalmente riconosciute (ATS, ATI, contratti di rete, ecc..). Il gruppo operativo deve rispondere ai requisiti di cui all’articolo 56 del regolamento UE 1305/13 e deve essere costituito da almeno tre soggetti appartenenti rispettivamente alle categorie di: • impresa del settore agricolo, forestale o loro associazioni; • enti o imprese operanti nel settore della ricerca e/o dell’innovazione; • attori del sistema della conoscenza, consulenza e formatori. Il gruppo operativo deve presentare un piano recante gli elementi di cui all’articolo 57 del regolamento UE 1305/13, paragrafo 19. Dal punto di vista procedurale, sono previsti bandi attuativi e specifiche linee guida. Pari rilevanza riveste la sub misura 16.2 “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie” che sostiene investimenti finalizzati ai progetti pilota aventi per oggetto l’innovazione organizzativa, di prodotto e di processo. La sub misura concede contributi10 per la realizzazione di progetti pi-

Per gli altri interventi il sostegno è concesso nel rispetto dei massimali previsti dal programma di sviluppo rurale 2014 – 2020 – Molise. Il valore minimo per i progetti pilota presentati dai gruppi operativi è pari a 50.000 euro. Il valore massimo è pari a 1.000.000 di euro. 8

La costituzione potrà intervenire anche dopo l’approvazione del progetto ed entro i

termini previsti dal decreto di concessione. 9

I gruppi operativi PEI elaborano un piano recante i seguenti elementi: a) descrizione

del progetto innovativo che intendono sviluppare, collaudare, adattare o realizzare; b) descrizione dei risultati attesi e contributo all'obiettivo del PEI di incrementare la produttività e migliorare la gestione sostenibile delle risorse. 10

Risultano ammissibili i costi di costituzione del partenariato, di gestione e realizzazione

del progetto pilota (comprese le attività e gli studi propedeutici), di divulgazione e promozione delle attività e dei risultati. Il sostegno è erogato in conto capitale. Vige il massimale del 100% della spesa ammissibile con riferimento ai costi di cui all’articolo 35 del regolamento UE 1305/2013. Per le altre voci di costo il sostegno è concesso nel rispetto dei massimali previsti dal programma di sviluppo rurale 2014 – 2020 – Molise riferiti alle specifiche tipologie di intervento. L’importo minimo per i progetti pilota presentati dalle partnership è pari a 50.000 euro. Il valore massimo è pari a 300.000 di euro.

27


lota presentati da Partenariati composti da almeno due soggetti che perseguono le finalità della sub-misura, in presenza di un accordo formalizzato e sottoscritto, contenente ruoli e costi di ciascun partecipante. I progetti pilota potranno riguardare: 1. migliorare l’organizzazione della filiera e l’integrazione delle imprese sul territorio; 2. migliorare l’efficienza ambientale, la qualità dei prodotti, la sicurezza degli alimenti in tutta la catena alimentare; 3. migliorare la gestione sostenibile delle risorse suolo e acqua; 4. sperimentare soluzioni per migliorare la qualità della vita nei borghi rurali; 5. introdurre e sperimentare nuove tecnologie e soluzioni funzionali all’erogazione dei servizi attraverso l’ICT; 6. migliorare il benessere degli animali e ridurre l’impatto dei sistemi agro-zootecnici sull’ambiente; 7. migliorare l’autonomia energetica e alimentare dei sistemi agricoli regionali. Sono previsti bandi di evidenza pubblica. Non necessariamente focalizzata sull’innovazione, ma comunque da osservare, sia per la funzione che ricopre all’interno della complessiva strategia di irrobustimento regionale, sia, specificatamente per il progetto, in quanto principale campo di applicazione del management relazionale, è la cooperazione di filiera. A tal proposito, però, la sub misura 16.4 “Sostegno alla cooperazione di filiera, sia orizzontale che verticale, per la creazione e lo sviluppo di

28


filiere corte e mercati locali e sostegno ad attività promozionali a raggio locale connesse allo sviluppo delle filiere corte e dei mercati locali”, ancorché perfettamente il linea con le pratiche suggerite nel corso dei “Laboratori” del progetto, circa i circuiti brevi di produzione-consumo e filiera corta, non sembra cogliere appieno la portata delle suddette relazioni, trascurando l’osmosi che dovrebbe, ad esempio, caratterizzare funzioni produttive comuni, nei casi di cooperazione orizzontale, o la logistica integrata, i requisiti di sicurezza e tracciabilità, soltanto per citarne alcuni, in quelli di cooperazione verticale. Nella stessa linea pensiero, sembra, peraltro, che la sub misura non sia del tutto idonea a fare da sponda, per la parte agricola, a ciò che si sta immaginando, dal punto di vista dell’industria agroalimentare, mediante l’intervento del POR FESR a sostegno della Smart Specialisation Strategy di cui si dirà in seguito. Ulteriore e conclusivo ambito di applicazione della cooperazione è individuato dal PSR nell’oggetto della sub misura 16.5 “Sostegno per azioni congiunte per la mitigazione del cambiamento climatico e l’adattamento ad esso e sostegno per approcci comuni ai progetti e alle pratiche ambientali in corso”. Essa concede contributi11 ad imprese agricole singole e associate, attori del mondo rurale con attività che hanno un im-

11

Sono ammissibili i costi di elaborazione del progetto di cooperazione (studio della

problematica e sviluppo delle soluzioni; definizione delle modalità di adesione alle misure proposte); realizzazione del progetto (definizione delle procedure, verifiche ed autocontrollo, monitoraggio anche attraverso strumenti informatizzati); costi di animazione per la raccolta delle adesioni e per la diffusione dei risultati. Sono, inoltre, ammissibili per la realizzazione di singoli interventi se previsti nell’ambito delle misure e delle operazioni specifiche delle tipologie di riferimento.Il progetto di fattibilità non potrà superare i 30.000 euro. Il costo di realizzazione del progetto di cooperazione esecutivo non potrà superare i 80.000 euro l’anno escluso le indennità degli agricoltori che saranno valutate rispetto al numero dei soggetti agricoli partecipanti. La durata del progetto esecutivo non può superare i due anni. Il sostegno è erogato entro il massimale del 100% della spesa ammissibile.

29


patto sull’ambiente e sul paesaggio, e gestiscono o possono gestire azioni per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Requisiti di finanziabilità sono: 1. presenza di un accordo formalizzato e sottoscritto da tutti i soggetti richiedenti contenente ruoli ed impegni per ciascun partecipante; 2. Presentazione di un progetto di fattibilità contenente l’analisi di contesto con le criticità di tipo agro climatico ambientali, degli obiettivi che si intendono raggiungere; 3. Presentazione di un progetto esecutivo12 da elaborare nell’arco dei 6 mesi dall’approvazione della fattibilità. La sub misura sarà attuata attraverso bandi pubblici. Da questo rapido excursus si comprende come, a titolo del PSR, le azioni di maggior interesse per il progetto restino identificate nelle sub misure 16.1, 16.2 e 16.5. Resta ovviamente impregiudicato l’interesse per le altre Misure e sub misure declinate nel Programma, ciascuna per la propria area tematica di riferimento. I possibili link a tema saranno presi in considerazione nel successivo paragrafo 4.

12

Il progetto esecutivo dovrà contenere gli obiettivi agro-climatico ambientali defini-

tivi, gli impegni per raggiungere tali obiettivi declinati per tipologia di partecipante all’accordo; il numero de le tipologie di partecipanti all’accordo con eventuale calcolo degli indennizzi per gli agricoltori coinvolti in linea con quanto previsto dalle misure agro climatico ambientali; gli indicatori di impatto e le modalità di misurazione; la struttura e le modalità di governance e controllo ed i relativi costi.

30


5.2. PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE (POR) FESR-FSE MOLISE 2014-2020 Il POR FESR-FSE 2014-2020 è l’altro Programma in grado di sostenere, già nel breve-medio periodo, l’evoluzione in interventi delle idee emerse. Al pari del PSR, al momento di redazione del presente rapporto, il POR FESR-FSE è nello status di versione provvisoria, essendo in corso il relativo processo di negoziato, attraverso il quale si perverrà alla Decisione di approvazione da parte della Commissione Europea. Esso, pertanto, deve attualmente ritenersi non definitivo e ancora suscettibile di variazioni. Nella considerazione di quanto precisato, il pannello delle opzioni contenute nel programma è concentrato e tuttavia sufficientemente ampio in termini di: - contrasto dei ritardi e delle debolezze del mondo rurale (coincidente, in una nomenclatura più aderente al mondo della politica di coesione nazionale, con le Aree interne); - spinta intelligente alle Specializzazioni produttive regionali. Per tali finalità, le azioni programmate riguardano, in sintesi: (i-a) politiche di efficientamento e diversificazione energetica (Asse IV – Obiettivo tematico 4);(i-b) servizi di smart communities, di e-government ed e-health (Asse II – Obiettivo Tematico 2); (i-c) sostegno agli asset pubblici e privati del turismo di matrice ambientale e culturale (rispettivamente Asse V – Obiettivo tematico 6 e Asse III – Obiettivo Tematico 3); (ii-a) ricerca industriale, sviluppo sperimentale e industrializzazione dei risultati, prioritariamente in ottica collaborativa (Asse I – Obiettivo Tematico 1); (ii-b) creazione di nuova impresa e nuova imprenditorialità tecnologica, anche mediante strumenti di ingegneria finanziaria dedicati al capitale di rischio (Asse III – Obiettivo Tematico 3 e Asse I – Obiettivo Tematico 1) ; (ii-c) innovazione di prodotto, processo ed organizzativa e sostegno dell’export (Asse III – Obiettivo Tematico 3).

31


Anche il POR FESR, come il PSR, fornisce dunque, nell’ambito del proprio quadro di intervento, un sostegno variegato allo sviluppo del mondo “rurale” (nel senso sopra precisato), abbracciando alcune delle pratiche suggerite e delle soluzioni prospettate in esito alle attività “Laboratori” e “Catalogo delle innovazioni”. Anche in questo caso è però evidente che, pur non potendosi trascurare quelle di importanza tattica complementare, le azioni di interesse strategico per il progetto, ossia quelle che prioritariamente ne intercettano la mission, siano identificabili negli AssiObiettivi tematici che valorizzano entrambi gli elementi fondanti dell’esperienza espletata, il Partenariato (l’attore) e l’eco innovazione (il tema). Da questo punto di vista rileverebbero, proprio in quanto entrambi incentrati sull’innovazione, gli Assi I e III, di competenza del FESR. A tal proposito, sebbene in linea di principio ugualmente inserite nel medesimo alveo, si impone un ragionamento distintivo tra le due politiche, secondo la “capacità” di ciascuna di esse di intercettare i fabbisogni emergenti in agricoltura. È bene, infatti, precisare che, in linea generale, per propria missione, il FESR non investe in agricoltura, oggetto di intervento tipico del FEASR, che finanzia il PSR. Ciò implica che l’agricoltura possa essere “coinvolta” da un investimento FESR soltanto di rimando e non come beneficiario diretto. Rispetto a questa condizione, gli Assi I e III sopra citati non risultano egualmente valorizzabili, qualificandosi l’uno (Asse I) come sostegno allo sviluppo di nuovi prodotti industriali, suscettibili di impiego (anche) in agricoltura e l’altro (Asse III) fondamentalmente come sostegno all’ammodernamento di lay out industriali produttivi e/o organizzativi. In queste qualificazioni emerge la sostanziale differenza tra le due politiche in quanto a capacità di “attrarre” gli apparati produttivi del settore primario, con evidente maggiore affinità dell’Asse I.

32


Essendo spinto in “ambiente cooperativo”, il supporto fornito dall’Asse I del POR FESR-FSE 2014-2020 appare dunque in grado di valorizzare la prosecuzione naturale del progetto, per quelle idee innovative di matrice industriale, che troverebbero applicazione in agricoltura. Un’altra questione tuttavia si pone, che potrebbe anche elidere gli elementi favorevoli finora enucleati: la declinazione regionale della Smart Specialisation Strategy – S3. Essa è la Strategia di specializzazione che l’Unione Europea ha richiesto alla Regioni, al fine di concentrare gli sforzi su asset produttivi capaci di esprimere, concretamente o potenzialmente, dei vantaggi competitivi sostenibili, nel paradigma secondo cui poche e ben circostanziate traiettorie di sviluppo dell’economia regionale condurrebbero, nella loro capacità di generare effetti indotti, a benefici meglio preventivabili e soprattutto alla massimizzazione dei ritorni degli investimenti, in termini di valore aggiunto. La S3 è così diffusamente richiamata nel POR, da poter essere definita, al pari delle strategie territoriali, pervasiva del Programma. Nel rispetto di quanto espresso nei riferimenti regolamentari e documentali applicabili, per l’Asse I, essa costituisce addirittura vincolo obbligatorio di esclusività. Da ciò si comprende come quanto sopra esplicitato, in termini di possibilità di sviluppo industriale di soluzioni per l’agricoltura, non troverebbe applicazione, laddove la S3 non contemplasse i relativi interventi, come ipotesi di specializzazione regionale. Dal punto di vista pratico, tale ostacolo deve ritenersi disattivato dalla previsione, contenuta in S3, di considerare il Sistema agro-alimentare come uno dei pochi ambienti recettori degli interventi verticali e delle relative risorse finanziarie. Tale caratterizzazione dovrebbe poter innescare le dotazioni programmatiche e finanziarie dell’Asse I del POR FESR – FSE 2014-2020 sulle idee innovative di matrice industriale maturate in seno al progetto.

33


A livello di maggior dettaglio, l’Asse I POR si articola nelle seguenti azioni: • Azione 1.1.1 – Sostegno alle attività collaborative di R&S per lo sviluppo di nuove tecnologie sostenibili, di nuovi prodotti e servizi (1.1.4 AdP); • Azione 1.2.1 – Azioni di sistema per il sostegno alla partecipazione degli attori dei territori a piattaforme di concertazione e reti nazionali di specializzazione tecnologica, come i cluster tecnologici nazionali, e a progetti finanziati con altri programmi europei per la ricerca e l’innovazione (come Horizon 2020) (1.2.1 AdP); • Azione 1.2.2 – Supporto alla realizzazione di progetti complessi di attività di R&S su poche aree tematiche di rilievo e all’applicazione di soluzioni tecnologiche funzionali alla realizzazione delle strategie S3 (1.2.3 AdP); • Azione 1.3.1– Sostegno alla creazione ed al consolidamento di start up innovative ad alta intensità di applicazione di conoscenza e alle iniziative di spin-off della ricerca (1.4.1 AdP) Le prime tre Azioni valorizzano al meglio anche l’esperienza partenariale attuandosi, prevalentemente, in ambiente cooperativo; l’ultima è per definizione riservata all’impresa singola. Non per questo, tuttavia, essa esclude, soprattutto nella caratterizzazione di spin-off da ricerca, le collaborazioni con i migliori contesti di fertilità dell’innovazione e, in tale considerazione, risulta, come le altre, ascrivibile al portafoglio delle opportunità fornite dal POR FESR-FSE alle idee del progetto.

34


6.

STRATEGIA DI VALORIZZAZIONE DEL PROGETTO

Al fine di definire una strategia di valorizzazione del progetto, ossia di prefigurare la concretizzazione, nel periodo di programmazione 2014-2020, dei relativi risultati, occorre: A. Raggruppare in cluster i risultati, secondo il grado di maturità dell’idea ed il grado di aderenza alla mission del progetto; B. Definire una linea guida per la profittabilità dell’investimento; C. Calare il partenariato del progetto nelle partnership di investimento 6.1. RAGGRUPPARE IN CLUSTER I RISULTATI STESSI, SECONDO IL GRADO DI MATURITÀ DELL’IDEA ED IL GRADO DI ADERENZA ALLA MISSION DEL PROGETTO I cluster dei risultati (pratiche suggerite e soluzioni, rinvenienti, rispettivamente da attività progettuali dei laboratori intercomunali e del repertorio delle innovazioni) sono determinabili posizionando questi ultimi su una mappa definita da assi ortogonali in cui: - il grado di maturità dell’idea proceda da basso (ascissa negativa) ad alto (ascissa positiva), associando al livello basso la semplice indicazione di policy ed al livello alto l’idea progetto; - il grado di aderenza alla mission proceda, anch’esso, da basso (ordinata negativa) ad alto (ordinata positiva), associando al livello basso pratiche o soluzioni da innovatore “me too (lo faccio anch’io)” o da “not innovator”, per modelli già superati, ed al livello alto pratiche o soluzioni da innovatore “follower” o addirittura “pioniere”. Naturalmente, il metodo si configura come analisi qualitativa e per questo non ha la pretesa di compiere una operazione matematica di clustering. Serve soltanto a focalizzare l’attenzione su quei risultati meglio e più immediatamente ascrivibili a “portafoglio risorse” da capitalizzare da parte del partenariato dell’eco-innovazione costituito in seno al progetto.

35


Figura 2 : mappa di orientamento dei cluster delle proposte e idee progettuali emerse durante i laboratori dell’eco innovazione

Figura 3: mappa di orientamento con indicazione sulla maturità dell’idea progettuale e la tipologia di impresa disposta ad utilizzare l’innovazione per grado di maturità e disponibilità sul mercato e posizionamento delle pubbliche amministrazioni come utente finale dell’innovazione già disponibile e “collaudata”

36


È da sottolineare come nel partenariato che ha partecipato ai laboratori dell’eco innovazione erano presenti anche le pubbliche amministrazioni che, a differenza delle imprese, sono alla ricerca di processi e tecnologie innovative ma già “ready to be used” cioè disponibili sul mercato da un numero plurimo di attori e che siano governabili sia nell’applicazione che nella gestione senza diventare un ulteriore costo per i comuni. In sostanza sindaci ed amministratori difficilmente potranno farsi carico di una fase di pre-industrializzazione e/o sperimentazione di una nuova tecnologia sulle utenze e/o gli edifici comunali al fine di promuovere il risparmio e l’efficientamento energetico assieme alla produzione di energia da fonti rinnovabili, ma saranno più orientati a replicare buone prassi consolidate aggiungendo alle stesse contenuti di innovazione di dettaglio che danno valore aggiunto alla soluzione tecnica senza stravolgerne l’impalcatura generale e non inserendo variabili di sviluppo e ricerca difficilmente gestibili dall’amministrazione pubblica. Ovviamente, in ragione della strutturazione stessa delle attività progettuali, più canalizzata verso l’innovazione l’una (il catalogo delle innovazioni), più “libera” l’altra (i laboratori intercomunali), nel cluster di punta sono iscritte tutte le soluzioni del catalogo e solo poche pratiche suggerite nei laboratori. Ciò, ribadiamo, potrà significare: - alcune idee, ancorché interessanti e calzanti per il territorio, in quanto espressione di un approccio bottom up che ha visti coinvolti gli stakeholders, non risultano particolarmente innovative e sono valorizzabili “fuori” da un contesto di innovazione, mediante le misure PSR che danno spazio ad un partenariato di sviluppo locale generale (ad es. nell’ambito dell’approccio Leader); - in alternativa, che le suddette idee potranno evolvere in pratiche o soluzioni innovative e così essere capitalizzate soltanto in un secondo momento, mediante un successivo processo di maturazione.

37


Figura 4: procedimento di clusterizzazione delle idee/proposte raccolte nei laboratori secondo il modello proposto.

La linea guida per la profittabilità dell’investimento, che ci accingiamo a definire, riguarderà, pertanto, unicamente gli interventi: • Serre ad emissione zero • Filiera della canapa per lo sviluppo di nuovi bio-materiali • Uso delle tecnologie innovative per l’agricoltura di precisione • Sistemi avanzati per la gestione dei consumi energetici delle utilities pubbliche e nelle imprese in quanto componenti del cluster di punta. Nella chiave di lettura fornita dalla suddetta linee guida, ciascuno di essi sarà discusso nel successivo paragrafo. Gli altri interventi suggeriti saranno, come sopra accennato, semplicemente linkati alle misure PSR di riferimento.

38


6.2. DEFINIRE UNA LINEA GUIDA PER LA PROFITTABILITÀ DELL’INVESTIMENTO Qui non si intende far riferimento ad una voluminosa manualistica di contabilità industriale, né alla copiosa letteratura disponibile in tema di analisi di bilancio; si vogliono soltanto evidenziare, in linea di principio, i comportamenti opportuni che un partenariato ben orientato ha bisogno di praticare nella coesistenza dei due mondi di policy interessati dai temi del progetto. Comprendere innanzitutto quali sono i soggetti che hanno interesse ad investire; azienda agricola o azienda industriale? Per le questioni tipicamente agronomiche non v’è dubbio che l’interesse prioritario sia localizzato presso l’azienda agricola, anche se non si nega, nella logica di filiera o comunque negli anelli della supply chain, un interesse dell’azienda industriale, così da poter essere dirimente, per l’intervento dell’uno o dell’altro fondo, l’inclusione o l’esclusione dall’Allegato I al Trattato13.

13

Il mercato comune comprende l’agricoltura e il commercio dei prodotti agricoli. Per

prodotti agricoli si intendono i prodotti del suolo, dell’allevamento e della pesca, come pure i prodotti di prima trasformazione che sono in diretta connessione con tali prodotti (rif. Art. 32 del Trattato CE) – Pertanto la politica agricola europea è indirizzata ai soli prodotti richiamati nel cosiddetto Allegato I a cui sono dedicate le misure di supporto e di sostegno della Unione Europea. (http://www.dps.mef.gov.it/documentazione/qcs/trattato_istitutivo.pdf)

39


Per le applicazioni tecnologiche la questione è profondamente diversa e va indagata sotto il profilo della proprietà brevettuale collegata alla natura del soggetto investitore. Si supponga di parlare, ad esempio, di soluzioni tecnologiche per l’agricoltura di precisione, basate su sviluppo di sensoristica. In questo caso, il modello profittevole è il finanziamento, a valere sul FEASR, dell’azienda agricola che diventa proprietaria della soluzione e che poi non ha né mission, né know per industrializzarne i risultati o, invece, il finanziamento FESR di Ricerca Industriale con applicazione in agricoltura, modello che vede l’investimento, e quindi la proprietà della soluzione, in capo all’azienda tecnologica e il beneficio della sola sperimentazione in capo all’azienda agricola, magari con successiva azione di trasferimento tecnologico per una crescita complessiva del sistema agricolo, anche in logica di filiera? Propendiamo, ovviamente, per quest’ultima ipotesi, che ci guiderà anche nella definizione dello scenario applicativo per i singoli interventi di cui al successivo paragrafo 7. Ci sono però due corollari importanti a questo assunto, entrambi impattanti sulla programmazione dei due mondi FEASR e FESR, la cui integrazione andrebbe adeguatamente attenzionata, affinché non sia vanificata questa linea guida: a) la cooperazione di filiera, come attualmente intesa nell’ambito della sub misura 16.4 è debole; andrebbe rinforzata, prevedendo non soltanto la parte commerciale relativa alla filiera corta; b) ancora più importante, nel processo di definizione della Smart Specialisation Strategy, la verticalizzazione sull’agroalimentare va chiaramente riferita anche alla platea di tutte le Università, centri di ricerca e imprese tecnologiche che possono offrire servizi avanzati e soluzioni di innovazione alle aziende agricole e dell’industria agroalimentare.

40


Qualora ciò non accadrà, stante il dominio esclusivo di S3 sulle misure del FESR dedicate a ricerca e innovazione, la suggerita linea guida non potrà essere applicata. 6.3. CALARE IL PARTENARIATO DEL PROGETTO NELLE PARTNERSHIP DI INVESTIMENTO Il partenariato del progetto è una grande risorsa. Lo è in quanto istituzionalmente impiantato sul dialogo pubblico-privato, lo è dal punto di vista del radicamento sul territorio, essendo ormai pluriennale l’esperienza Leader, lo è dal punto di vista della rete, essendo la pratica dell’interscambio informativo e della crescita reciproca largamente sperimentata. Come costruito è quindi prioritariamente un ambiente di governance, un costruttore di policy, un facilitatore. Il prossimo passo, affinché si passi dall’idea-progetto al progetto, è introdurre la prassi dell’aggregazione per “geometrie variabili”. Sarà opportuno, pertanto, che il partenariato, pur senza disperdersi, si dia delle regole di auto-scrematura, in chiave di profittabilità. Ciò per proporsi in maniera compatta ed appetibile, con classi performan-

41


ti di attori (sostanzialmente le aziende agricole raggruppate secondo le esigenze della singola idea-progetto) alle compagini multitasking, che devono essere impegnate nei progetti di innovazione, sia che si tratti dei Gruppi Operativi previsti nel FEASR, sia che si tratti delle reti previste nel FESR. Tale aspetto, al pari di quello trattato al precedente punto 6.2, sarà declinato, per ciascun progetto innovativo, al successivo paragrafo 7.

7.

SCENARIO APPLICATIVO DEL MODELLO: GLI INTERVENTI

INNOVATIVI 7.1. LA STRATEGIA NAZIONALE PER L’INNOVAZIONE E LA RICERCA La definizione di innovazione secondo l’Unione europea nell’ambito dei documenti elaborati per l’attuazione delle politiche agricole nel quinquennio 2014-2020 hanno una ampia accezione: “ attuazione di un prodotto (bene o servizio) nuovo o significativamente migliorato o di un processo o di un metodo di commercializzazione o di un metodo organizzativo relativo alla gestione economico-finanziaria, dell’ambiente di lavoro o delle relazioni esterne14” e inoltre “l’innovazione è […] una nuova idea che trova successo nella pratica. La nuova idea può essere un nuovo prodotto, pratica, servizio, processo produttivo e un nuovo modo di organizzare le cose…15”. Si sposta quindi l’asse dell’innovazione che non costituisce più il solo ter-

14

Standing Commitee of Agricolture Research – “Agricultural Knowledge and Innova-

tion systems in transition – a reflection paper” – Bruxelles 2012 15

EC Draft on EIP 06/2013

42


minale delle attività di ricerca e sviluppo16 (la cui importanza e necessità risulta comunque essenziale ai fini della creazione del nuovo percorso di conoscenza), ed aumenta il riconoscimento di un necessario livello di compartecipazione degli attori del territorio al fine di contribuire, già nella fase di sviluppo dell’innovazione, alla sua buona riuscita ed applicazione. Si parla cioè di innovazione utile e sostenibile ovvero disponibile.

Figura 5: il processo multi actor approach (MAA) come illustrato alla presentazione del Piano strategico per l’innovazione e la ricerca nel settore agricolo alimentare e forestale (fonte MIPAF) 16

“L’innovazione è tale perché viene attuata e trova corrispondenza nella pratica pro-

duttiva. Essa non riguarda solo la sfera tecnologica ma tutte le fasi del processo produttivo, nonché il contesto interno ed esterno nel quale si realizza. Con riferimento all’approccio, le politiche comunitarie 2014-2020 promuovono con forza l’utilizzo di un modello a rete, capace di coinvolgere e mettere in relazione tutti gli attori della filiera della conoscenza, sia nella fase di rilevazione delle esigenze d’innovazione che in quella di diffusione delle novità. I bisogni delle imprese costituiscono il punto di partenza per l’individuazione dell’innovazione necessaria, ma si coniugano necessariamente con le strategie di sostenibilità e redditività dettate dall’agenda comunitaria. Le attività che ruotano attorno all’innovazione non si limitano alla ricerca e allo sviluppo tecnologico ma coinvolgono anche gruppi di attività nettamente distinte ma fortemente interrelate a queste: la formazione professionale, i servizi tecnici di supporto, la consulenza. Piano Strategico per l’innovazione e la Ricerca nel settore agricolo e forestale” – MIPAF – Bozza Luglio 2014

43


Il modello circolare, che è alla base dell’AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System), è incentrato sullo scambio di informazioni tra gli utilizzatori e i produttori di conoscenza ed è reso più agevole dall’utilizzo delle tecnologie informatiche. Ciò consente di colmare il gap esistente tra domanda e offerta di innovazione e di superare le difficoltà incontrate nella fase di trasferimento dei risultati della ricerca17. La strategia nazionale per l’innovazione e la ricerca nel comparto agricolo e forestale individua sei contesti tematici a carattere trasversale di cui uno specificatamente articolato sul tema della conoscenza: - Area 1: Aumento sostenibile della produttività, della redditività e dell’efficienza delle risorse negli agro sistemi - Area 2: Cambiamento climatico, biodiversità, funzionalità dei suoli e altri servizi ecologici e sociali dell’agricoltura - Area 3: Coordinamento e integrazione dei processi di filiera e potenziamento del ruolo dell’agricoltura - Area 4: Qualità, tipicità e sicurezza degli alimenti e stili di vita sani - Area 5: Utilizzo sostenibile delle risorse biologiche a fini energetici ed industriali - Area 6 Sviluppo e riorganizzazione del sistema della conoscenza per il settore agricolo, alimentare e forestale Nei paragrafi successivi, si proverà ad inquadrare le innovazioni ed i cluster analizzati all’interno di queste sei aree strategiche di azione della politica nazionale per la diffusione dell’innovazione e la promozione della ricerca. 7.2. LE SERRE AD EMISSIONI “ZERO” Il settore orticolo in Italia impegna oltre 111.000 aziende agricole di cui oltre 22.000 operano in cosiddetta coltura protetta ovvero con coltivazione in serra.

17

Ibidem

44


Il comparto dell’agricoltura protetta (serre in vetro, serre in plastica, tunnel e tunnellini) si trova oggi a operare in un mercato internazionale caratterizzato da una costante evoluzione rispetto sia alla richiesta dei consumatori per le garanzie di “food safety” e sia alla necessità di ridurre i costi energetici per la climatizzazione delle serre. Pertanto, l’impiego da parte delle aziende agricole di modelli produttivi caratterizzati da un lato dalla più ampia diversificazione dei prodotti vegetali e dall’altro lato da una maggiore efficienza energetica e all’applicazione di tecnologie di climatizzazione che utilizzano energie rinnovabili, rappresentano le risposte più efficaci all’evoluzione del mercato globale. Le priorità di innovazione per il comparto sono prioritariamente quelle relative al processo produttivo e cioè: - avviare attività sperimentale locale per verificare l’adattabilità a territori e climi nazionali di sementi provenienti da ditte estere; - avviare processo di miglioramento genetico (interventi mirati, basati sui nuovi approcci biotecnologici a basso impatto – approcci “cisgenici”) e di produzione varietale nazionale con riferimento a specie tradizionali italiane o a varietà tipiche; - mettere a punto, sul fronte della ricerca, prodotti orticoli funzionali in grado di rispondere a esigenze nutraceutiche, a carenze alimentari e/o a necessità dell’industria alimentare. D’altro canto occorre investire in tecnologie per la riduzione dei consumi energetici attraverso la messa a punto di strutture e materiali utili alla riduzione dei costi, alla semplificazione dei processi colturali, all’abbattimento dell’uso di energia, nonché al miglioramento delle qualità e delle quantità prodotte per unità di superficie. Per contrastare le spese di energia da un lato e la necessità di ridurre le emissioni di CO2 è ormai improrogabile, per le imprese dell’agri-

45


coltura protetta, sia l’introduzione di tecnologie energetiche eco-compatibili e sia il ricorso a pratiche colturali, sistemi e processi produttivi in grado di massimizzare da un lato l’efficienza energetica dei cicli colturali e da un altro lato di favorire l’impiego di energie rinnovabili localmente disponibili per la climatizzazione microclimatica. Con specifico riferimento all’efficienza energetica, tale parametro per l’agricoltura protetta si definisce, in generale, come il rapporto tra il consumo di energia diretta e la produzione per unità di prodotto oppure per unità di cicli colturali Tradizionalmente in questo comparto si è proceduti sempre attraverso l’applicazione di singole tecnologie ed innovazioni a realtà già mature con un sostanziale adattamento della tecnologia alla singola problematica senza una vera re-ingegnerizzazione del sistema-impianto serra.

Figura 6 Principali sistemi ed accorgimenti per la riduzione dei consumi nelle colture protette18 18

Efficienza energetica e fonti rinnovabili per l’agricoltura protetta : Carlo Alberto Cam-

piotti, Carlo Bibbiani, Francesca Dondi, Corinna Viola – Ambiente Risorsa e Salute n°126 / 2010

46


L’approccio tradizionale ha quindi visto un sostanziale trasferimento di innovazioni disponibili, anche da altri comparti non agricoli, alle serre di tipo convenzionale mediante la sostituzione di un sistema/componente che ne consentisse la riduzione dei consumi. Ciò che invece è stato raccolto come elemento di necessità del comparto regionale è un tipo di serra completamente nuovo e progettato, sin dall’inizio, per accogliere tutte le necessità tecniche e gestionali al fine della riduzione dei consumi in grado cioè di - produrre energia da fonte rinnovabile (termica ed elettrica) razionalizzandone l’uso - utilizzare l’acqua piovana per l’irrigazione riciclando, ove possibile, quella di coltivazione - garantire la condizioni di temperatura ed umidità e illuminazione ideali in modo da ridurre l’uso di trattamenti fitosanitari - garantire il monitoraggio delle performance ambientali in modo da favorire un controllo di processo in grado di valorizzare e standardizzare le rese per le differenti varietà colturali. Un esempio che viene dal settore della ricerca applicata per questo tipo di soluzioni è la EcoSerra sviluppata dai ricercatori di Futuridea che raccoglie una serie di innovazioni di processo e di prodotto realizzando una nuova tipologia di serra a bassissime emissioni. Dal punto di vista del sistema imprese questo modello rappresenta l’occasione per realizzare un progetto innovativo di rete mettendo insieme competenze già presenti nel territorio molisano ma che difficilmente operano insieme su un progetto trasversale. La realizzazione di un progetto di serra ecologica necessita di un gruppo di imprese operante in settori diversi dall’agricoltura, ma che sia in grado di dialogare con l’agricoltura per la definizione degli standard di performance necessari all’utente finale (l’azienda agricola).

47


Il vantaggio competitivo di una “ecoserra” consiste nella possibilità di controllare i parametri di climatizzazione e illuminazione dell’impianto senza che questi costituiscano una voce di costo di gestione significativa in quanto l’energia viene prodotta da sistemi alimentati da fonti rinnovabili ad alta efficienza. L’uso di pannelli combinanti per la produzione di acqua calda ed energia elettrica da fonte solare, l’inserimento di pompe di calore con sistema di scambio geotermico, accompagnato all’uso selettivo della tecnologia led per l’illuminazione, costituiscono l’ossatura di base di tipo impiantistico che andrà associata ad una struttura di carpenteria dotata di pannellatura mediante sistemi basso emissivi per la riduzione delle dispersioni. Il cluster di imprese che può generare tale sistema-impianto è costituito da: - imprese del settore carpenteria metallica anche di estrazione per la produzione di infissi e carpenterie leggere - impresa per la produzione di componentistica elettrica - progettista termoidraulico - azienda per la produzione di sistemi di illuminazione a led Sono tutte figure già presenti nel tessuto regionale e che in parte hanno già sviluppato singole soluzioni progettuali per il comparto. Occorre individuare un soggetto industriale in grado di promuovere il progetto nel suo complesso ponendosi come capo commessa per la produzione del sistema e la sua commercializzazione tra le imprese agricole del settore. Un modo per sostenere e favorire l’incubazione di questa idea progettuale potrebbe risiedere nella sub misura 16.2 del PSR 2014-2020 “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie” che sostiene investimenti finalizzati ai progetti pilota aventi per oggetto l’innovazione organizzativa, di prodotto e di processo.

48


7.3. LA FILIERA DELLA CANAPA INDUSTRIALE: UNA OPPORTUNITÀ PER L’AGRICOLTURA IN MOLISE Storicamente la canapa è considerata una delle più antiche colture per usi non alimentari e ha avuto un ruolo importante nel nostro Paese per ricavare fibre tenaci e resistenti da cui ottenere tessuti, cordami, sacchi, ecc. La sua coltivazione ha raggiunto la massima estensione in Italia (quasi 90.000 ha) intorno al 1940, per poi subire un rapido calo e il totale abbandono all’inizio degli anni 80. Tutto ciò a causa principalmente dell’aumento dei costi di produzione, in relazione alle difficoltà di meccanizzazione e alla forte incidenza della manodopera, della crescente competizione di altre colture da fibra meno costose (cotone) e dell’affermarsi delle fibre sintetiche. Al totale abbandono della coltura ha contribuito anche l’accentuarsi dei problemi relativi all’utilizzo della pianta per la produzione di sostanze stupefacenti che ha comportato l’emanazione nel nostro Paese di una legge molto restrittiva (legge 685 del 22-12-1975) che ne ha vietato la coltivazione. Dalla stagione agraria 1998 la coltivazione della canapa è nuovamente consentita in Italia per gli agricoltori, nel rispetto delle seguenti condizioni: - la coltivazione deve essere inserita nella denuncia PAC - deve essere seminata canapa di una cultivar compresa nell’elenco europeo delle varietà con tenore di THC inferiore allo 0,2%, certificata dal cartellino rilasciato dall’ENSE (Ente Nazionale Sementi Elette) - all’emergenza delle piante, comunicazione della coltivazione alla più vicina stazione delle Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Finanza, Forestale) - il quantitativo di seme impiegato non deve essere inferiore ai 35 kg per ettaro

49


- l’agricoltore deve avere stipulato contratto di coltivazione con un primo trasformatore autorizzato - la resa in bacchetta secca ottenuta non deve essere inferiore ai 15 q.li per ettaro. Durante i laboratori intercomunali dell’ecoinnovazione è emerso, in differenti aree coinvolte, un nuovo e crescente interesse per la coltivazione e la trasformazione della canapa industriale anche grazie alla costante azione di informazione sul territorio promossa da operatori ed animatori di alcune associazioni tra le quali Assocanapa e Sativa Molise. Il Molise è stata, nei primi anni del 900, terra di funai, di produttori di funi da utilizzarsi nei più disparati settori realizzate con fibra di canapa coltivata sia localmente che importata dalle regioni limitrofe. Nella stagione agraria 2014 in Molise si sono registrati circa 50 ettari di coltivazione di canapa industriale e se ne prevedono circa il doppio per l’annata 2015 a dimostrazione di un sempre maggiore interesse seppure ancora le estensioni sono limitate. L’elemento di innovazione da introdurre nel territorio non è legato tanto alla coltivazione che non necessita di particolari investimenti in quanto la lavorazione in campo comporta l’uso delle stesse macchine e tecniche già estese al fieno (nel caso di raccolta per sole fibre) ed al grano (nel caso di raccolta di fibre e semi), ma alla possibilità di creare una filiera per la prima trasformazione e la produzione di semilavorati e prodotti finiti derivati dalla canapa ed in particolare: - semilavorati derivati dal canapulo (parte lignea della bacchetta di canapa) destinati all’industria dei bio-materiali per l’edilizia ed isolanti, al settore zootecnico e quello energetico (produzione di pellet) ; - semilavorati derivati dalla parte fibra per il settore tessile e dei pannelli isolanti, della carta o di materiali compositi in miscela con polimeri; - farine e olii derivati dalla lavorazione del seme per l’industria alimentare.

50


Figura 7 destinazione finale prodotti da canapa industriale – dato Europa anno 2010 – sul totale di 26000 tonnellate raccolte (EIHA 2012

In Italia sono in avanzato stato di applicazione delle ricerche sulle cosiddette bio-plastiche che rappresentano la nuova frontiera per il materiale più di largo uso nei beni di consumo, la plastica. L’esigenza di utilizzare sempre meno componenti e parti in plastica tradizionale al fine di ridurre i costi e gli impatti ambientali sia durante l’uso che dopo l’utilizzo dei componenti (analisi del ciclo vita dei prodotti), sta orientando i costruttori ed i progettisti dei beni di consumo quali elettrodomestici, dispositivi mobili, automotive, all’uso sempre più esteso delle bio-plastiche. La richiesta di materiali plastici non derivati dal petrolio e le caratteristiche agronomiche della canapa industriale possono costituire i due elementi per costruire in Molise una nuova, antica, filiera che abbia un elemento di forza nel centro di trasformazione primario delle bacchette a servizio di un sistema di agricoltori consociati in grado di fornire annualmente la materia prima. Intorno al centro di prima trasformazione ci sono le reali condizioni per costruire un distretto innovativo della canapa che spazi dall’applicazione nel settore tessile a quello del settore dei prodotti alimentari (con tecnologie e competenze già presenti sul terri-

51


torio), per allargarsi a quello della bioedilizia e della produzione di semilavorati e materie prime per l’industria della plastica. Dal punto di vista della fattibilità economica occorre analizzare due scenari: - quello della filiera per la competitività della canapa industriale rispetto ad altre colture - quello del centro di trasformazione primaria, tassello indispensabile per la creazione ed il mantenimento della filiera Per quanto riguarda la parte agronomica è importante richiamare il fatto che la canapa industriale si adatta bene ai terreni marginali e non irrigui consentendo quindi il recupero di aree incolte nelle cosiddette areeinterne della regione ove le colture cerealicole tradizionali non hanno rese interessanti dal punto di vista economico. Le rese per ettaro sono ovviamente condizionate dalla preparazione del terreno, dalle e condizioni metereologiche e dalle tempistiche e modalità di semina, ma soprattutto dalla tipologia di coltivazione definita dall’agricoltore tra la scelta di coltivare fibra e quella di ottenere fibra e semi. Nel caso di coltura per produzione di seme alimentare il prezzo di acquisto sul mercato è di circa 180 €/q.le per il seme certificato biologico e 150 €/q.le per il seme convenzionale. La trebbiatura assiale o convenzionale consente la raccolta utilizzando i macchinari per il grano opportunamente tarati per una resa di raccolta del seme di circa 6-8 q.li/ha ai quali si deve sommare una raccolta di 30-50 q.le/ha delle cosiddette paglie. Nel caso di produzione di sole paglie il prezzo di acquisto delle stesse presso i centri di trasformazione è pari a circa 15€/q.le con raccolta da realizzarsi a mezzo sfalcio + pressatura (roto-presse e prismatiche) + trasporto e rese che possono variare da un minimo di 70q.li/ha fino a 130 q.li/ha. Attualmente la filiera è limitata dall’assenza di un centro di prima trasformazione in un raggio inferiore ai 100km che consenta di limitare i costi di trasporto; i coltivatori associati ad Assocanapa conferiscono al cen-

52


tro di trasformazione a Crispiano in provincia di Taranto. I costi di trasporto delle rotoballe di bacchette di canapa incidono anche fino al 20 -25% dei costi complessivi sostenuFigura 8: campo di canapa cv Carmagnola – Petrella Tifernina anno 2014 (fonte AssocanapaMolise)

ti dall’imprenditore agricolo.

L’investimento per un primo centro di trasformazione è stimato in circa 1.000.000€ con un impianto in grado di trattare almeno 10 q.li/hr per una potenzialità di assorbimento di circa 560-600 ha di coltivazione. L’output di produzione è pari a circa l’80% in peso di canapulo ed il 20% in fibra. Il canapulo “pulito depolverato e calibrato” può essere destinato alla vendita diretta in big bag o ballette, mentre la parte con calibrazione inferiore (circa il 15% in peso) può essere destinato alla produzione di intonaci per la bioedilizia. La parte più leggera e polverulenta della lavorazione consente la produzione di pellet e lettiere per la zootecnia. La proposta di costituire una filiera agricola completa che parta dalla coltivazione e termini nella lavorazione e preparazione di semilavorati e prodotti finiti ad alto valore aggiunto, può essere quindi inquadrata negli scenari di sostegno alle imprese agricole e non attraverso le misure del POR-FESR e del PSR. Il percorso da attuare deve prevedere: a) una fase di coinvolgimento e sviluppo del partenariato con il coinvolgimento delle imprese agricole e di quelle dei settori della trasformazione interessati ai semilavorati ed ai prodotti derivati dalla canapa industriale

53


b) la creazione di un coordinamento regionale per la filiera della canapa con il coinvolgimento anche dell’Università del Molise e dell’Arsiam per garantire il supporto tecnico scientifico sia sul fronte agricolo che su quello delle nuove tecnologie e dei biomateriali c) l’individuazione di un soggetto aggregatore che si faccia promotore dell’iniziativa di localizzazione di un centro di prima trasformazione in Molise valutandone la posizione di insediamento in funzione della disponibilità dei terreni e delle imprese agricole fornitrici di materia prima in modo da ridurre i costi di trasporto d) la creazione di un distretto tecnologico e di processo in grado di supportare il centro di prima trasformazione per la creazione di prodotti semilavorati e finiti ad alto valore aggiunto Relativamente al PSR appare indicata, relativamente alla costituzione della filiera agricola di sostegno ed alla realizzazione del primo centro di trasformazione, la sub misura 16.4 “Sostegno alla cooperazione di filiera, sia orizzontale che verticale, per la creazione e lo sviluppo di filiere corte e mercati locali e sostegno ad attività promozionali a raggio locale connesse allo sviluppo delle filiere corte e dei mercati locali”. Parimenti l’asse I del POR FESR – FSE 2014-2020 sulle idee innovative di matrice industriale dovrebbe invece sostenere iniziative di start-up e nuove imprese dedicate al cosiddetto distretto di prossimità della canapa per la valorizzazione dei prodotti e delle lavorazioni innovative a partire dall’uso della fibra come matrice di base per le bio plastiche.

54


7.4. TECNOLOGIE INNOVATIVE PER L’AGRICOLTURA DI PRECISIONE L’ agricoltura di precisione è un concetto di gestione aziendale basata sull’osservazione e sulla valutazione della risposta produttiva a variazioni intraziendali, con l’obiettivo di ottimizzare gli utili, preservando le risorse.Nonostante ciò, i suoli vengono tradizionalmente trattati come omogenei, dal punto di vista agronomico, con possibili, negative ripercussioni sui costi di gestione e sulla resa delle produzioni. La gestione agronomica dovrebbe essere, invece, opportunamente differenziata sulla base della variabilità della coltre pedologica (Agricoltura di precisione), al fine di migliorare il rendimento economico delle colture e, nel contempo, ridurre l’impatto ambientale dell’uso agricolo. La conoscenza della variabilità spaziale dei suoli (e delle produzioni) diventa, pertanto, un pre-requisito essenziale per la gestione agricola sostenibile , sia dal punto di vista economico che ambientale19. L’agricoltura di precisione diventa quindi tecnica di gestione aziendale in grado di aumentare la competitività della stessa attraverso una migliore gestione dei suoli e l’ottimizzazione dei costi aziendali. Durante i laboratori dell’eco innovazione il tema è stato sottoposto ed analizzato anche attraverso testimonianze di professionisti e ricercatori che ne hanno illustrato le potenzialità e le nuove tecnologie a disposizione, raccogliendo un forte interesse da parte degli imprenditori agricoli e dei rappresentanti delle associazioni di categoria.

19

Atti del convegno – Gal Innovaplus 22/11/2013 Larino - Proximal sensing applicato

all’agricoltura di precisione per la gestione agricola sostenibile – Prof. A. Leone CNR - ISAFoM

55


La conoscenza delle differenti proprietà del suolo all’interno degli appezzamenti solo apparentemente omogenei, la valutazione dell’indice di vegetazione (Normalized Difference Vegetation Index) NDVI20 delle colture in campo anche mediante l’uso di aeromobili a pilotaggio remoto (cosiddetti droni) , l’uso di stazioni agrometeorologiche connesse al centro aziendale con modelli di previsione e simulazione agrometeorologici come supporto decisionale alle attività aziendali, sono solo alcuni esempi di tecnologie hardware e software a disposizione delle aziende agricole del nostro territorio.

20

NDVI: Normalized difference vegetation Index è l’indice , che sfrutta la diversa risposta

della copertura vegetale alle bande spettrali del visibile (rosso) e del vicino infrarosso e fornisce un valore numerico adimensionale, teoricamente compreso tra −1 e +1, che nel caso della vegetazione è normalmente compreso tra +0,1 e +0,9. Tale valore è in stretta relazione con lo stato di salute della vegetazione, intesa come biomassa e area fogliare per unità di superficie (Leaf area index - Lai) e all’attività fotosintetica, dunque al vigore della coltura. La caratteristica del comportamento dei pigmenti delle foglie non sottoposte a stress è infatti quella di riflettere soltanto circa il 10% della radiazione ricevuta nella regione spettrale della luce visibile (rosso), e allo stesso tempo di riflettere oltre il 40% di quella ricevuta nell’infrarosso vicino. Nella mappe elaborate valori bassi di NDVI si verificano in aree a bassa o assente copertura vegetale, o dove la vegetazione presente è senescente o soff erente, mentre gli alti valori dell’indice rispecchiano una situazione di forte attività fotosintetica e quindi elevata presenza di biomassa.

56


Un grosso limite nell’applicazione di queste soluzioni nel contesto regionale è la ridotta dimensione delle estensioni colturali delle aziende.

Figura 9: ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) Regione Molise 2000-2010

Le imprese agricole, a causa della ridotta estensione colturale, desistono nell’investire in strutture e impianti o tecnologie fisse per il rilevamento dei dati metereologici o di caratterizzazione delle valenze dei terreni e delle colture.

Figura 10 Ettari di SAU per classe di superficie agricola – Regione Molise 2010 – fonte Istat

57


Figura 11 distribuzione percentuale degli ettari di SAU per classe di superficie agricola – Regione Molise 2010 – elaborazione su dati Istat

Come si può desumere dalle figure precedenti oltre l’90% della SAU utilizzata in Molise è detenuta da aziende agricole con titolo di possesso per estensioni inferiori ai 30 ettari. Occorre rompere questa barriera all’innovazione favorendo la creazione di agenzie/strutture per la fornitura di servizi innovativi di diagnostica e controllo alle aziende agricole attraverso ad esempio l’uso di droni dotati di sensori per il rilevamento dei parametri definiti in funzione della tipologia di coltura. In particolare il comparto vitivinicolo e quello oleario potrebbero beneficiare della presenza sul territorio di soggetti imprenditoriali in grado di fornire servizi di assistenza e di orientamento alla gestione delle aziende agricole attraverso pratiche e strumenti innovativi. La domanda emersa durante i laboratori dell’eco innovazione è se nel territorio ci siano le condizioni affinché più soggetti appartenenti alla medesima filiera, sia essa cerealicola che vitivinicola o olearia, possano generare una spinta propulsiva per l’aggregazione e la creazione di un sog-

58


getto nuovo, cooperativo, in grado di fornire ai soci questo tipo di servizi facendosi carico dell’investimento iniziale e dotandosi di una struttura tecnica permanente in grado di supportare le imprese e garantire il continuo aggiornamento dei livelli di competenze e di conoscenze necessarie. Le tecnologie e le metodiche illustrate in realtà sono ormai disponibili come componenti “di serie” e già ampiamente in uso in altre realtà nazionali dei comparti vitivinicoli21 e cerealicoli22. Nell’ambito delle strategie regionali per il supporto alla nascita di nuove realtà imprenditoriali contigue al settore agricolo sono quindi da prevedersi misure e azioni dedicate a questi cluster di applicazione dell’innovazione utile in cui si mescolano competenze e tecnologie provenienti da altri settori. La collaborazione di questi cluster con il mondo universitario è fondamentale per mantenere aggiornate le tecnologie e le metodiche e offrire alle stesse applicazioni nuove in funzione dell’evoluzione della conoscenza. Campagne di monitoraggio dei parametri di qualità del suolo o dell’NDVI hanno senso se condotte a distanza di tempo tra una misura e quella successiva con intervalli temporali anche dell’ordine dell’anno solare mettendo a confronto annate agrarie differenti per metodo di lavorazione/coltivazione dei terreni. Per tale motivo il modello

21

L’Informatore Agrario 29/2011 Ridurre i costi in vigneto e aumentare la qualità con una

gestione di precisione 22

http://www.ambienteterritorio.coldiretti.it/TEMATICHE/AgricolturaBiologica/Pagine/Ar-

riva-ildronecontrolapiralidedelmais.aspx

59


cooperativo suggerito dovrà costituirsi avendo l’obiettivo di fornire questa tipologia di servizi per un periodo di almeno 5-7 anni: la base associativa quindi deve essere fortemente motivata e la governance del soggetto attuatore definita sia come ambito operativo che modalità e condizioni di ingaggio da parte dei soci. La definizione di una prima valutazione dell’investimento e della profittabilità è in tale fase piuttosto difficile in quanto la scelta della componentistica di campo, dei sensori e delle metodiche di analisi condiziona di molto i costi di start-up di iniziative di questo tipo. Il presente paragrafo vuole essere la sintesi degli elementi emersi durante i laboratori dell’eco innovazione sul tema dell’agricoltura di precisione e della diffusione degli strumenti di analisi che ne favoriscono l’applicazione soprattutto nel campo dell’uso sostenibile dei presidi fitosanitari e dei nutrienti di natura biotica ed abiotica sulle filiere e le coltivazioni presenti in Molise alla ricerca di una sempre maggiore visibilità delle valenze qualitative legate ad un territorio praticamente incontaminato in termini di qualità dell’aria. Nella bozza del nuovo P.S.R. della Regione Molise 2014-2020 viene evidenziato come “la regione intende creare uno stretto collegamento tra questi e le strutture di ricerca e di diffusione delle innovazioni esistenti in regione (ARSIAM, Università, ecc..). Tale collegamento riguarderà l’assistenza all’individuazione dei partner e delle soluzioni/metodologie per lo sviluppo dell’idea di innovazione che deve rimanere, invece, di competenza delle imprese e degli operatori locali in una logica di innovazione dal basso. Per le attività di assistenza allo sviluppo ed introduzione di innovazioni verranno sperimentati servizi che fanno capo alla figura del broker delle innovazioni forniti direttamente dall’ARSIAM e/o da enti e società private appositamente selezionate. La regione intende utilizzare il sostegno all’innovazione anche come strumento per creare nuove forme di collaborazione e di consolidamento

60


delle relazioni tra le imprese che appartengono ai diversi segmenti della filiera, a territori omogenei e che condividono analoghe problematiche ambientali e tecnologiche”. La strategia indicata appare in linea con quanto emerso nell’ascolto delle esigenze del territorio attraverso i laboratori dell’eco innovazione ed in particolare alle forme di aggregazione che consentano di superare il fattore di scala che rappresenta, in molti casi, la barriera di accesso all’innovazione per larga parte delle imprese agricole molisane. 7.5. LA GESTIONE DELLE RETI INTELLIGENTI A SERVIZIO DELLE UTILITIES Il programma degli interventi dei laboratori intercomunali ha interessato oltre le imprese e semplici cittadini, anche gli stessi comuni che hanno aderito attraverso la partecipazione dei decisori politici, sindaci ed assessori, e dei tecnici e del personale amministrativo. L’approfondimento sul tema dell’innovazione di metodo e degli strumenti connessi alla raccolta differenziata è stato organizzato proprio sulla base della richiesta di maggiori informazioni di dettaglio che gli amministratori hanno posto in un momento in cui, nella regione Molise, sta per essere attuata in maniera diffusa e capillare il servizio di raccolta dei rifiuti con il sistema del cosiddetto “porta a porta”. Allo stesso modo durante i laboratori è emerso che per i cittadini e gli amministratori una pubblica amministrazione “green” non potesse non contemplare l’applicazione delle migliori tecnologie e sistemi avanzati per - la riduzione dei consumi energetici per la pubblica illuminazione - la riduzione dello spreco della risorsa idrica attraverso una riqualificazione della rete di adduzione dell’acqua potabile - un miglioramento delle performance ambientali dei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue. Sugli impianti di pubblica illuminazione l’attesa lato utente è di ave-

61


re un servizio più efficiente in termini di qualità della luce per la valorizzazione del contesto urbano nelle ore notturne ed allo stesso tempo una riduzione dei costi per l’amministrazione come segnale di buona gestione della cosa pubblica: in realtà si sottovalutano una serie di servizi aggiuntivi che l’adeguamento tecnologico dell’impianto di illuminazione consente con le tecnologie attualmente disponibili. In questo caso, come illustrato nella fase di clustering delle idee raccolte, si tratta di adottare tecnologie ready to be used a contesti di piccole dimensione e spesso solo a valle di specifiche linee di intervento a cabina di regia regionale o nazionale, (la regione Molise con i fondi della programmazione 2007-2013 a valere sulle linee di intervento della programmazione territoriale con gli strumenti dei PIT PISU e PAI ha finanziato alcuni di questi interventi di efficientamento) o attraverso l’uso del finanziamento tramite terzi (alcuni comuni hanno adottato questa modalità). Il tema quindi è stato prioritariamente affrontato per ridurre i consumi energetici e in secondo luogo per ripristinare i corretti livelli di sicurezza intrinseca dell’impianto sia con l’adeguamento dei quadri elettrici che dei supporti fisici dei punti luce. Nessun comune ha introdotto ad esempio sui progetti di riqualificazione i contenuti relativi all’uso delle linee elettriche per la trasmissione di dati digitali : un sistema che apre prospettive nuove con l’adozione delle tecnologie PLC (Power Line Communication) a banda larga, una tecnologia che permette di trasferire dati in forma digitale, utilizzando una classica linea elettrica trasformandola in un supporto di comunicazione. Si tratta di dispositivi, di recente sviluppo, che consentono di far viaggiare sulle linee elettriche contenuti digitali a banda larga (fino a 9 immagini di telecamere in tempo reale su una sola linea). Attraverso questa tecnologia, il cui payback si aggira intorno ai 5/6 anni nel caso della illuminazione pubblica con controllo punto-punto è possibile agganciare

62


una ampia serie di sensori che possono andare dalla misura della qualità dell’aria, alla videosorveglianza, dalla comunicazione wi-fi o cellulare alla comunicazione su display, dal monitoraggio dei consumi energetici di edifici pubblici al monitoraggio del traffico. Questo permetterebbe l’aggregazione sulla linea della illuminazione di molti “smart services” con la conseguenza di abbattere i costi e moltiplicare le prestazioni. A titolo di esempio il controllo della performance illuminotecnica in funzione del reale livello del traffico in essere su una determinata arteria di comunicazione, consentirebbe risparmi di energia elettrica per le PA di molto superiori a quelli ottenibili con la semplice sostituzione dei corpi illuminanti23. Per i centri urbani più significativi questa evoluzione verso il cosiddetto smart street può rappresentare una sfida oltre che tecnologica, soprattutto per l’erogazione di servizi immateriali ai cittadini attraverso l’applicazione dei più disparati sensori di rilevamento connessi attraverso piattaforme web ai portali pubblici di informazione. L’Enea ha condotto anche uno studio tecnico-economico su un caso tipo di un centro urbano con circa 620 punti luce (a titolo di riferimento il comune di Riccia ne ha oltre 1050, il comune di Roccamandolfi circa 430, il comune di Toro 380) mettendo a confronto cinque ipotesi progettuali: a) soluzione convenzionale:sostituzione tradizionale da lampade a vapori di mercurio a lampade a vapori di sodio ad alta pressione b) soluzione proposta: in aggiunta alla soluzione a) controllo del flusso a bordo quadro per la riduzione dell’intensità luminosa

21

Si legga in proposito : Sviluppo sistemi intelligenti per la gestione della “Smart Stre-

et” M. Annunziato, F. Bucci, C. Meloni, F. Moretti, S. Pizzuti ENEA Report RdS/2011/198 – settembre 2011 24

Ibidem

63


c) soluzione avanzata: sostituzione come a) e inserimento controllo e telegestione per la riduzione di flusso punto-punto su ogni singola testa palo d) soluzione innovativa: sostituzione come a) e Illuminazione di tipo adattiva e) soluzione smart: sistema completo di videosorveglianza e sistemi smart per i cittadini con controllo attivo delle condizioni del traffico e servizi aggiuntivi. Ăˆ interessante notare come il confronto del VAN relativo ai cinque livelli di investimento ed il risparmio atteso commisurato anche al comfort illuminotecnico delle cinque soluzioni consenta di fare scelte molto piĂš chiare per le PA.

64


Allo stesso modo la percezione degli utenti e delle amministrazioni circa l’elevato livello di perdite delle reti idriche di fornitura di acqua potabile non ha corrisposto, negli ultimi anni, alla definizione di progetti con contenuti innovativi da parte delle PA per l’inserimento di contenuti tecnici che consentissero il monitoraggio delle performance essenziali delle stesse reti quali - livelli di riempimento e svuotamento dei serbatoi di adduzione - portate e consumi idrici in ingresso alle reti comunali - consumi e pressioni dei principali tratti delle reti comunali - monitoraggio in remoto dei consumi delle utenze pubbliche e private I sistemi di smart metering sulle reti idriche oggi sono una realtà ormai consolidata e disponibile: nella regione si contano già alcune esperienze di amministrazioni che si sono dotati di un sistema di controllo delle reti attraverso il monitoraggio delle portate nei punti di connessione alla rete regionale gestita da Molise Acque ed il monitoraggio dei sistemi di livello dei serbatoi e delle stazioni di disinfezione. Dove installati e ge-

65


stiti dagli uffici tecnici incaricati, i sistemi di monitoraggio hanno consentito importanti risparmi grazie all’individuazione più puntuale delle perdite e soprattutto a tempi di reazione molto ridotti grazie ai sistemi di allarme che questo tipo di piattaforme fornisce. Ad oggi però manca l’estensione della misura dei consumi degli utenti finali che costituirebbe il vero salto di qualità dei sistemi integrati di monitoraggio delle reti idriche. L’installazione presso le utenze residenziali e pubbliche di contatori digitali dotati di moduli di comunicazione, sia con soluzioni con radio frequenza fissa che con lettura mobile con sistemi walk-by, consente di analizzare le reali necessità del parco utenze, modulare i carichi delle reti in funzione dei reali output ed individuare in maniera molto più precisa la localizzazione delle perdite evitando sistemi invasivi di ricerca. Inoltre l’uso dei contatori smart consente di evitare la lettura manuale degli stessi ed indirizzare ad un unico sistema, che potrebbe essere anche una infrastruttura web realizzata dal gestore Molise Acque e messo a disposizione dei singoli comuni, per l’elaborazione delle fatture relative. Quello che qui si auspica è la creazione di misure del POR-FESR dedicate non solo all’incremento ed il miglioramento delle reti infrastrutturali per la fornitura di un bene essenziale come l’acqua, ma anche per il supporto necessario alla creazione ad una prima rete di monitoraggio intelligente dei consumi della risorsa idrica, la prima in Italia su base re-

66


gionale: portare il tema dell’acqua su livelli di eccellenza come modelli di gestione attraverso l’estensione di tecnologie e competenze già presenti sul territorio appare come una leva di posizionamento strategica per una regione che tradizionalmente ha “esportato” acqua alle regioni limitrofe, forte di un livello di portata delle sorgenti e di una qualità chimico-fisica di primo piano. Un primo tassello nella strategia della Smart Specialization verso una regione che fa dell’acqua e del suo uso un elemento di supporto allo sviluppo sostenibile del territorio e nella razionalizzazione dei consumi un elemento di miglioramento delle performance di gestione della pubblica amministrazione regionale e di quelle comunali con elevati risparmi di risorse da orientare su differenti driver di sviluppo. Al tema delle acque potabili si associa idealmente quello delle acque reflue e della gestione degli impianti di depurazione comunali: oltre 150 impianti di trattamento, quasi tutti di tipo biologico a fanghi attivi, dislocati sul territorio, molti dei quali progettati e realizzati prima degli anni ottanta ed il cui carico effettivo, rispetto a quello di progetto, è di molto inferiore. Le perfomance energetiche ed ambientali di alcuni di questi impianti sono lontane dai parametri di riferimento della normativa tecnica ed in alcuni casi sono anche al limite rispetto ai parametri della normativa ambientale. Durante i lavori dei laboratori è emersa,solo dopo specifici interventi di stimolo e di dibattito, la consapevolezza della tematica dei consumi elettrici connessi al ciclo delle acque reflue che in alcuni comuni ha lo stesso ordine di grandezza di quelli per la pubblica illuminazione. L’integrazione delle tecnologie intelligenti di gestione delle acque attraverso sistemi di rilevamento e controllo e processi di implementazione sono in grado di fornire immediati risultati visibili e misurabili nella distribuzione delle acque urbane e la gestione delle acque reflue: i benefici sono evidenti e significativi. L’applicazione del cosiddetto Smart Water

67


Managment consente di migliorare sia l’affidabilità che la sostenibilità dei sistemi di trattamento dei reflui civili aumentando la resilienza delle infrastrutture idriche, riducendo i sovraccarichi dei sistemi di acque reflue, riducendo il consumo di energia, riducendo i costi operativi. I recenti progressi nella tecnologia e nelle reti di connessione, applicate alle reti idriche e di depurazione, favoriscono le condizioni necessarie a promuovere una gestione sostenibile delle risorse idriche a fronte della rapida urbanizzazione, la scarsità d’acqua e il cambiamento climatico. Ciò consentirà ai comuni: - Raccogliere facilmente i dati in tempo reale e le misure attraverso le reti di sensori e comunicazioni innovative a basso costo e protocolli. - Prendere decisioni più consapevoli attraverso l’utilizzo di analisi avanzate che si traducono i dati grezzi in informazioni fruibili. - Migliorare l’efficienza, le prestazioni e l’ottimizzazione delle infrastrutture attraverso sistemi di gestione in tempo reale. Occorre quindi dialogare tra le amministrazioni periferiche e quella regionale per la creazione di un nuovo protocollo per il monitoraggio e la tele-gestione degli impianti di depurazione da affiancare ai più semplici interventi di riqualificazione delle parti elettromeccaniche e funzionali degli impianti. 7.6 I PROGETTI PILOTA DEL GAL MOLISE VERSO IL 2000 Sui temi delle tecnologie utili e disponibili alle PA per l’efficientamento energetico delle utilities ed ai privati per il miglioramento della competitività attraverso l’introduzione di sistemi innovativi, il Gal Molise verso il 2000 ha condotto un’azione specifica di sostegno nell’area leader finanziando interventi pilota per verificare sul campo la validità di alcune tecnologie ed amplificarne l’applicazione. In particolare un piccolo caseificio, un impianto di depurazione co-

68


munale sono stati dotati di un dispositivo che sfrutta l’attenuazione delle correnti armoniche attraverso circuiti elettronici attivi in grado di ridurre i consumi elettrici: in questo modo, a parità di carico dell’utenza, il consumo di energia elettrica sarà ridotto con percentuali molto variabili in funzione dell’applicazione. Scopo del GAL Molise verso il 2000 è testare questa innovazione in due scenari tecnici differenti in modo da validarne i risultati in termine di risparmio e consentire in questo modo alle pubbliche amministrazioni ed ai privati di scegliere, dopo un’analisi costi benefici basata su casi reali, se utilizzare questa soluzione. La tecnologia “Enerkeeper” proposta sull’impianto di depurazione del Comune di Toro e per il caseificio Barone di Vinchiaturo fonda la sua efficacia sul principio secondo cui, a parità di utilizzo dei carichi, occorre ridurre la potenza impegnata dagli stessi, agendo su fattori quali la tensione, la corrente, le armoniche ed il coefficiente di resa energetica (cos_fi), per garantire sia un miglioramento sensibile dell’efficienza dei carichi sia una riduzione dei consumi energetici. La scelta del sistema “Enerkeeper” più adatto per l’ottimizzazione del network di rete elettrica di un’azienda comporta la necessità di attuare una verifica dello “status attuale” dell’azienda stessa, fotografandone la composizione del network elettrico e delle sue peculiarità attraverso l’indicazione della quantità e della tipologia dei carichi presenti, della tipologia di fornitura, ed attraverso l’esame dei consumi storici di energia elettrica e delle potenze di picco impegnate durante gli ultimi 3 anni. Attraverso questa analisi preventiva è stato sviluppato un progetto di efficientamento energetico indicando quale sia il sistema “Enerkeeper” più adeguato a sostenere le caratteristiche ed i carichi presenti. Per il depuratore comunale di Toro è stato predisposto un sistema che agisse sui consumi dell’utenza elettrica più importante ovvero l’unità di compressione dell’aria a servizio della vasca di ossidazione del depuratore.

69


L’ossidazione mediante insuflaggio di aria attraverso dei distributori all’interno della vasca in cemento armato, costituisce una delle fasi più energivore dei processi di depurazione con impianti mono o bi-stadio di tipo biologico. I sistemi di pressurizzazione dell’aria (sia che siano soffianti a canale laterale che compressori a vite o a lobi o soffianti immerse in vasca di tipo flow-jet) funzionano circa 22 ore al giorno per 365 giorni all’anno con carichi elettrici variabili tra i 5-7 kW e i 25 kW in funzione delle dimensioni e della portata dell’impianto di depurazione.

Nel caso specifico di Toro il sistema è realizzato con un compressore a lobi da 14kW posizionato a margine delle vasche di processo. L’inserimento del sistema di controllo e utilizzo dei carichi fornito dalla Elettrosannio Tecnologia Srl consentirà un risparmio medio di circa il 6% come riportato nella tabella in figura. Nel caso del caseificio Barone di Vinchiaturo, a seguito dell’analisi dei dati dei consumi in funzione delle fasce di utilizzo, è stato previsto l’in-

70


serimento di un sistema a monte del quadro di alimentazione dei reparti produttivi. In questo caso il risparmio atteso è di circa 9.400 kWh/anno grazie all’inserimento del sistema di rifasamento innovativo.

Rimanendo nel settore agroalimentare il GAL, a seguito di un avviso pubblico aperto a tutte le imprese operanti nei territori dell’area Leader, ha inteso attuare una progetto pilota anche per un comparto importante come quello avicolo che in Molise vede la presenza di oltre 160 operatori con allevamenti di medie dimensioni (superiori ai 20.000 capi) ed una problematica sempre più evidente relativa ai costi di gestione dell’energia per il riscaldamento e l’illuminazione dei capannoni. La costruzione di molti capannoni avicoli risale agli anni 70-80 del secolo scorso con soluzioni edili per la muratura perimetrale e la copertura poco efficienti dal punto di vista del contenimento della dispersione termica. Molti allevamenti si sono dotati, negli ultimi anni, di impianti fo-

71


tovoltaici per la produzione in situ dell’energia elettrica da immettersi in rete compensando in questo modo i costi di gestione dovuti alle utenze elettriche (illuminazione, sistemi di dosaggio mangime, ventole ricircolo aria). Sul fronte del contenimento delle dispersioni termiche ed il miglioramento degli impianti per la produzione di acqua calda e climatizzazione poco però è stato fatto; molti capannoni hanno ancora caldaie di vecchia generazione alimentate a GPL / gasolio con sistemi di distribuzione dell’acqua calda e scambiatori acqua/aria all’interno per la climatizzazione degli ambienti destinati alla crescita degli animali. Negli anni 80 si sono diffusi i cosiddetti cikki ovvero dei bruciatori alimentati a Gpl che immettono direttamente nel capannone aria calda attraverso delle opportune griglie regolabili posti su un lato del capannone i cui consumi specifici sono molto elevati. L’azienda avicola Ranallo di Vinchiaturo è attiva nello svezzamento e vendita di pulcini per il mercato locale. Il sistema innovativo proposto in questo caso prevede l’integrazione del circuito dell’acqua calda mediante l’uso di pannelli solari termici e caldaia a condensazione al fine di ridurre il consumo di combustibile tradizionale per il riscaldamento delle sale di svezzamento dei pulcini. L’ impianto è costituito da 2 pannelli solari piani collegati direttamente, tramite una tubazione, ad un serbatoio di accumulo del calore, con l’ ausilio di un circolatore e di una centralina dotata di sonde digitali per il rilevamento delle temperature sul pannello e nel serbatoio. L’ impianto è inoltre affiancato ad una coppia di caldaie a condensazione collegate in cascata per l’ integrazione del calore nei momenti di bassa produzione del pannello solare rimuovendo quindi le

72


caldaie tradizionali a basso rendimento e consentendo un cospicuo risparmio di GPL. Ancora un progetto è stato finanziato nel comparto zootecnico finalizzato all’aumento di competitività dell’industria della trasformazione del latte attraverso un metodo innovativo per l’ alimentazione degli ovini per la produzione di formaggi ad alto valore nutrizionale in sostanze ad attività nutraceutica (Acido linoleico coniugato (CLA)). Durante la lattazione, gli animali, saranno condotti al pascolo, sui prati seminati , dove attraverso la tecnica del pascolo turnato, si alterneranno sulle varie parcelle create per indagare sulle caratteristiche nutrizionali del latte , come previsto dal protocollo approvato in fase di progettazione. L’alimentazione degli ovini, oltre al pascolamento su essenze ben definite, viene integrata con un pellettato, a base di sostanze proteaginose, di semi integrale di lino, girasole e soia, al fine di arricchire nel latte di sostanze omega 3, in acidi grassi polinsaturi, che saranno monitorati, con analisi opportune, durante tutto il corso della lattazione. Attraverso dei controlli periodici , campioni massale di latte, sono stati prelevati secondo adeguata tecnica di prelievo e portati in laboratorio accreditato, per testare la composizione quanti qualitativa , del latte , in relazione alle differenti essenze foraggere che caratterizzano l’alimentazione di base degli ovini. Infine tra i progetti pilota un ultimo ha interessato l’uso delle reti di monitoraggio attivo attraverso l’IOT (Internet Of Things) per il comune di Montefalcone ed in particolare per il nodo idrico Madonnella di alimentazione delle reti idriche del centro urbano ed il nodo idrico di contrada Sterparo. Attraverso il progetto, realizzato dalla ditta Idrosfera S.r.l.. sono stati inseriti dei punti di misura attraverso l’installazione di contatori per la misura delle portate e di sensori di livello, realizzato un impianto telecontrollato di disinfezione con dosaggio proporzionale automatico di ipo-

73


clorito di sodio (NaClO) ed implementato un sistema di monitoraggio e controlli con tecnologie smart IoT (Internet of Things) delle portate, dei livelli idrici, della disinfezione. Il progetto pilota si è prefissato l’obiettivo di: • prevenire o ridurre al minimo i disservizi • ridurre i costi operativi della gestione • controllare le perdite amministrative (consumi non fatturati) • controllare gli sprechi di acqua (perdite fisiche) • controllare la disinfezione Prima dell’intervento le reti idriche del comune di Montefalcone non erano controllate “in continuo”, cioè monitorate; tale carenza non consentiva al Comune-gestore di prevenire (ovvero di rimediarvi con tempestività) le situazioni accidentali che compromettono la continua e la regolare erogazione dell’acqua e tantomeno di prevenire/contenere gli sprechi finanziari ed ambientali dovuti a dispersioni d’acqua da rotture di tubazioni o apparecchiature. La realizzazione del progetto pilota sostenuto dal Gal Molise Verso il 2000 ha colmato questa carenza attraverso un oggettivo beneficio per il Comune-gestore ed il cittadino-utente in quanto contribuirà alla riduzione dei costi di produzione del servizio idrico ed al miglioramento della qualità del servizio stesso.

74


8. CONCLUSIONI I laboratori dell’eco innovazione condotti durante il progetto Territori che Fanno la Cosa Giusta hanno coinvolto oltre 800 persone tra amministratori, semplici cittadini, imprenditori, tecnici e professionisti del settore del risparmio energetico. Un percorso che ha attraversato l’intero territorio dell’area leader del Gal Molise verso il 2000 consentendo l’ascolto ed il confronto con il territorio sul tema dell’uso delle tecnologie innovative per il risparmio energetico ed in generale per la sostenibilità ambientale. La metodologia utilizzata ha consentito di raccogliere molte di queste istanze ed allo stesso tempo di trasferire nei territori gli elementi utili alla comprensione di talune innovazioni e tecnologie che consentono alle imprese di migliorare non solo le performance energetiche ma più in generale la competitività. L’azione sinergica di progetto attraverso i laboratori e la contestuale azione di divulgazione dell’inventario delle innovazioni curato da Futuridea , la promozione delle attività di orientamento alle imprese sull’uso corretto dell’energia e la realizzazione di piccoli interventi pilota, ha consentito di raccogliere informazioni e spunti utili alla definizione di azioni e proposte progettuali da inserire all’interno degli strumenti di sostegno allo sviluppo locale per il prossimo ciclo di programmazione 20142020 orami già ai nastri di partenza. L’uso di strumenti innovativi quali i Gruppi Operativi che danno operatività ai Partenariati Europei dell’Innovazione, e la creazione di reti di impresa che si facciano carico di interpretare e risolvere alcuni bisogni di innovazione delle imprese agricole e non solo del territorio molisano sono le due chiavi di lettura del presente documento che vuole essere un brogliaccio di lavoro per gli stakeholders ed i decisori politici messo a loro disposizione dai territori dell’area leader sul tema dell’innovazione utile e disponibile in materia di energia e ambiente.

75


Il diario delle idee  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you