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Giuseppe Pittàno Rosanna Bonafede Storie di parole disegni di Alessandro Sanna ISBN 978-88-6145-618-1 Prima edizione gennaio 2015 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0

anno 2015 2016 2017 2018 2019

© 2015 Carlo Gallucci editore srl - Roma per le illustrazioni © 2015 Alessandro Sanna

Il marchio FSC® garantisce che la carta di questo volume contiene cellulosa proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. L’FSC® (Forest Stewardship Council®) è una Organizzazione non governativa internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali, comunità indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno, scienziati e tecnici che operano insieme per migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo. Per maggiori informazioni vai su www.fsc.org e www.fsc-italia.it Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.


Giuseppe PittĂ no

Rosanna Bonafede

disegni di Alessandro Sanna


premessa

onostante l’incalzare delle immagini, le parole sono e restano il nostro strumento primario di comunicazione. Conoscerle, quindi, è davvero importante. La didattica ci insegna che l’arricchimento del lessico è alla base dell’apprendimento linguistico. Per questo negli anni passati sono stati pubblicati, anche in Italia, diversi dizionari elementari che supportano l’approccio dei ragazzi alla lingua. Sulla stessa matrice didattica si innesta la proposta di questo dizionario etimologico, che ha l’obiettivo di avvicinare i ragazzi della scuola dell’obbligo (dagli 8 ai 13 anni) alla storia delle parole. Non è un libro fatto con la mentalità del dizionario grande ridotto per i bambini, né del dizionario metalinguistico (che spiega cioè le parole usandone altre più difficili). Se è vero che l’apprendimento è esplorazione (Jean Piaget ce lo insegna nella sua Teoria del linguaggio infantile), bisogna allora che le parole diventino terreno da esplorare. Questo dizionario etimologico invita a intraprendere un viaggio attraverso le parole; a percorrere un itinerario costruito utilizzando i termini che più si prestano per far capire ai ragazzi che cos’è l’etimologia. Sapere che “sole” deriva dal latino solem non stimola la conoscenza della lingua. Prendiamo invece una paro-

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la come “ringhiera”: il percorso dell’autodromo si chiama anche “ring”, “anello”. L’arringa era in origine il discorso tenuto davanti a un cerchio di persone. Di qui il verbo “arringare” (parlare al pubblico) e “arringhiera” (tribuna dell’oratore, podio con parapetto), da cui deriva appunto il nostro vocabolo “ringhiera”. Prendiamo “letame” e “letizia”: queste due parole, apparentemente così lontane, vengono entrambe da laetus, “fertile”, “fecondo”, quindi “lieto”. “Egregio”, dal latino ex-grege, vuol dire “fuori dal gregge, fuori dal comune”; gregario è chi invece sta nel branco, nella squadra. “Rubinetto” deriva dal francese robinet che risale a Robin (Robertino), diminutivo dato al montone delle favole. Anticamente, infatti, i rubinetti erano ornati con teste di caproni: ecco spiegata l’origine di una parola che ha una storia bellissima... Come quella di tante altre parole che troverete raccontate in questo libro. Le parole sono state scelte con un’attenzione specifica a quelle che hanno dentro immagini, storie, sapori e umori, tenendo presente il lessico che i ragazzi incontrano nella vita quotidiana, attraverso i mass-media, e nell’esperienza scolastica, attraverso lo studio delle materie curricolari. I giovani lettori scopriranno così che esistono parole preziose con radici che affondano nel passato e altre appena nate; alcune che provengono da lontano e altre coniate in territori a noi vicini. Parole antichissime, anche se non sembra, che il tempo non ha corroso ma, al contrario, ha restaurato e reso ancora vitali. Parole che hanno viaggiato nello spazio e nel tempo e che oggi si offrono come materiali capaci di fornire preziose competenze linguistiche. Tutte hanno una storia: sono nate e cresciute. Se alcune di esse sono morte (come bellum o verbum), si dà conto di ciò che ha determinato la loro fine (in “guerra” e “parola”)

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ma anche del fatto che sopravvivono in altri termini (come “bellicoso” e “verbale”). Le definizioni sono volutamente discorsive, per consentire una lettura facile e gradevole; contengono precisi riferimenti etimologici formulati in modo accessibile; sono calibrate in rapporto alle competenze di lettura dei ragazzi e, infine, sono prive di abbreviazioni e rimandi, che spezzano la linearità della lettura allentando l’attenzione. Un taglio divulgativo, dunque, che si pone come obiettivo la comprensione diretta, senza intermediari, e il potenziamento del patrimonio linguistico e culturale dei lettori.

Rosanna Bonafede

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guida alla consultazione

bbiamo qui raccolto un’ampia scelta di parole della lingua italiana che “hanno una storia”. L’obiettivo degli autori è di raccontare il percorso etimologico dei vocaboli attraverso l’evolversi dei significati, dunque con finalità semantiche, dando conto di curiosità, migrazioni e intrecci. Ogni lemma è presentato in grassetto con l’accentazione italiana; a esso fa seguito un testo discorsivo che, bandite le abbreviazioni e le caratteristiche morfologicosintattiche, dà spazio alla definizione seguita o anticipata dalla parte etimologica. Nel testo sono sempre in corsivo le parole di origine. Le derivazioni greche sono trascritte in caratteri latini nelle loro accentazioni classiche; quelle latine presentano le indicazioni di quantità vocaliche per una maggiore valenza pratica e agevolazione della lettura, poiché indicano la pronuncia corretta. I sostantivi latini sono proposti nelle forme del nominativo o dell’accusativo, ma più spesso nella forma nata dall’accusativo che propone la lettera finale (m) tra parentesi, nei casi in cui questa consonante non veniva più pronunciata, per esempio: Cicerone(m) = Cicerone.

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Si sono volutamente tralasciate le derivazioni in sanscrito dando invece spazio alle lingue arabe, ebraiche, slave, orientali e ai ceppi linguistici indoeuropei. Tutto ciò senza fare sconti alla scientificità, perché l’etimologia è una scienza rigorosa e, come la storia vera e propria, si basa su fonti intenzionali e preterintenzionali.

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A

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abàte

anche i frati di un convento hanno un padre tra loro, una persona ricca di esperienza e capace di guidare la comunità. Costui è l’abate, il padre superiore, colui che all’interno del monastero svolge lo stesso ruolo che nella famiglia è proprio del padre. “Abate” è una parola di provenienza aramaica dove ab significa appunto “padre”. Passato poi al greco come abbà, il vocabolo ha dato vita ad altre parole quali “abbazia” e “abbadessa”.

àbaco (o àbbaco) è uno strumento per il calcolo che ha più di duemila anni; il suo nome deriva dalla parola ebraica ¯ab¯aq che significa “polvere”. L’abbaco consisteva infatti in una tavoletta ricoperta di sabbia sulla quale, con un’asticciola appuntita, venivano tracciati segni per indicare numeri e figure. Passata attraverso il greco ábakos e il latino ab˘acus, la parola è giunta fino a noi e oggi sta a indicare, oltre che la calcolatrice preistorica, una tavoletta per il calcolo a mano usatissima particolarmente in Russia e in Giappone per eseguire rapidamente conti di estrema precisione. Si chiama “abaco”, in architettura, la lastra quadrangolare che forma la parte superiore del capitello di una colonna su cui poggia l’arco o l’architrave. accènto

questa parola nasce da due termini latini, ˘ad che significa “vicino” e c˘antu(m) cioè “canto”. L’accento è dunque un’intonazione della voce molto simile al canto. Ma la ad latina viene anche interpretata come “per” e dunque la traduzione letterale potrebbe essere “per servire al canto”. Qualunque sia l’interpretazione, l’accento sta comunque a indicare un’elevazione della voce quando si pronuncia una sillaba. Esso non è soltanto un segno grafico, ma una precisa indicazione che permette di cogliere la musicalità delle parole. Si chiama per questo anche “accento ritmico”.

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acùleo

è il pericoloso pungiglione con cui api, vespe e altri insetti si vendicano di chi le tormenta. Il pungiglione è infatti molto acuto e inietta nella pelle dell’uomo una sostanza tossica che può essere anche mortale. “Aculeo” viene dal latino acul˘eu(m), derivato dall’antica radice indoeuropea ac che indicava qualcosa di appuntito, sia in caso concreto sia figurato, come per esempio nelle parole “acuto”, “acume”, “acido” o “ago”. Anche la parola “aceto” (condimento con un sapore un po’ pungente) rientra in questa famiglia di parole.

achillèa

è una piantina dai minuscoli fiori bianchi o rosa pallido. Conosciuta come “pianta di Achille”, deve il suo nome proprio a uno dei più celebri eroi greci. Il giovane Achille aveva infatti appreso dal virtuoso e saggio centauro Chirone che la piantina possedeva alti poteri disinfettanti e vi ricorse spesso per curare le ferite dei suoi amici guerrieri, durante le sanguinose battaglie narrate da Omero. Passata alla storia con un nome così altisonante, questa umile piantina è tuttora ampiamente usata in erboristeria come ricostituente e curativo per le ferite.

addìo

quando salutiamo un amico che parte per un lungo viaggio gli diciamo addio. Lo stesso saluto rivolgiamo con tristezza a chi lascia questo mondo. “Addio” è un po’ una benedizione che ci scambiamo allontanandoci da qualcuno che non vedremo per un po’ di tempo o mai più. La parola nasce dalla contrazione della frase “vi raccomando a Dio”. Anche l’inglese “goodbye” altro non è che la contrazione di “God be with you” che vuol dire “Dio sia con te”; così il saluto tedesco “Grüss Gott” esprime un concetto identico, “Dio ti protegga”, come lo spagnolo “adiós” (da “va a Dios”) e il francese “adieu” (da

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ascensóre

è la struttura mobile che collega i vari piani di un edificio, risparmiando scale e fatica alle nostre gambe. Deriva dal verbo latino ascend˘ere che significa “salire”.

assassìno è una persona poco raccomandabile, un criminale capace di qualsiasi delitto. Vuol dire letteralmente “fumatore di hashish”, una droga ricavata dalla pianta di canapa indiana. Si chiamavano così i membri di una setta, che operavano in Persia nel XII e XIII secolo. Sotto gli effetti di questa droga, essi scorrazzavano qua e là commettendo omicidi di ogni tipo. àsta

è un bastone liscio e dritto come quello usato per sostenere le bandiere. Asta è anche quel tipo particolare di vendita pubblica che assegna qualcosa al miglior offerente. Questa parola risale al latino h˘asta(m) (lancia). Il modo di dire “vendita all’asta” è dovuto all’antico uso romano di vendere i prigionieri e il bottino di guerra piantando una lancia (simbolo di potere) sul luogo di questa improvvisata vendita pubblica. Dall’uso militare il modo di dire passò poi a quello civile per indicare la vendita di qualcosa a chi offre di più.

astronàuta

è colui che viaggia nello spazio sugli straordinari veicoli messi in orbita intorno al nostro pianeta e agli altri corpi celesti. La parola “astronauta” è moderna, perché soltanto nel nostro secolo la scienza e la tecnica più avanzata hanno reso possibili i viaggi spaziali. Le matrici di questa parola sono comunque molto antiche in quanto è composta dal greco àstron (astro) e dal latino nauta (navigatore). L’astronauta è dunque “il navigatore dello spazio”.

atlànte

usiamo questa parola soprattutto nel significato più comune di “libro” in cui sono raccolte le carte geografiche che ci permettono di conoscere e studiare il

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nostro pianeta. Il nome risale al mitico Atlante, il titano che si ribellò a Giove, re degli dèi, e fu da questi costretto a sostenere sulle spalle il peso della sfera celeste.

atlèta

è colui che pratica uno sport. La parola atleta risale al greco athletès (lottatore), da áthlos (lotta). La lotta fu il primo tra gli sport praticati dall’uomo in quanto collegata alla necessità di superare nello scontro fisico gli altri esseri umani, per sopravvivere.

auguràre

fare gli auguri a qualcuno vuol dire desiderare che la fortuna lo assista. Presso gli antichi Romani l’àugure, dal latino aug˘ure(m), era il sacerdote capace di predire il futuro osservando fenomeni naturali, come il volo degli uccelli o il percorso degli astri. Augurare è quindi un modo per tentare di leggere la buona sorte nel destino di chi ci sta a cuore.

àutobus

è un mezzo di trasporto pubblico che collega i quartieri di una città o vari paesi tra loro. La parola è moderna: fu coniata in Francia nel 1907 utilizzando il vocabolo automobile e il latino omnibus che vuol dire “per tutti”, e che ricorda anche il signor Omnès, l’inventore della prima carrozza pubblica. Abbreviando auto(mobile) e (omni)bus si ottiene infatti “autobus”.

autostop

quando si chiede un passaggio fermando un’automobile per farsi trasportare gratuitamente da qualche parte, si fa l’autostop. Questa parola di uso internazionale è composta da auto abbreviazione di auto(mobile) e dall’inglese stop cioè “ferma!”, per cui esprime molto bene il concetto di fermare i veicoli che stanno transitando.

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B

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babbùccia

è un tipo di pantofola morbida e comoda, di uso orientale, con le punte spesso rivolte all’insù. La parola risale al persiano p¯ap¯ush formato da pa (piede) e pus (coperta), per cui letteralmente significa “coperta per i piedi”.

babilònia questa parola che è sinonimo di “caos”, “confusione”, risale al latino Babyloni˘am, nome di un’antica città sorta, secondo il racconto biblico, sui resti della leggendaria Torre di Babele. Questa torre era stata innalzata dagli uomini nel tentativo di raggiungere il cielo. Per punire l’orgoglio umano, Dio escogitò un singolare stratagemma: confuse le lingue degli uomini impedendo loro di capirsi, di comunicare. Con le espressioni: “Che babilonia!” oppure: “Che babele!” ci si riferisce quindi alla confusione della tradizione biblica. baccàno Bacco per gli antichi Romani era il dio del vino e a lui erano dedicate grandi feste chiamate “Bacchanal˘ıa”, famose per il chiasso e la confusione, un po’ come le nostre feste di Carnevale. I Baccanali erano dunque giorni festosi pieni di canti e balli. “Baccano” deriva proprio dal baccanale, in quanto sta a indicare il rumore prodotto da tanta gente che parla, urla o si agita contemporaneamente. bacùcco

oggi significa “vecchio, rimbambito, rimbecillito, decrepito”. Deriva da Habacuc, nome di uno dei 12 profeti di Israele, rappresentato quasi sempre negli affreschi e nelle stampe come un vecchio pensoso dalla barba lunghissima.

bàffo

sono i peli che crescono sopra il labbro superiore della bocca. Nel viso di chi se li fa crescere, i baffi risaltano come una macchia

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scura sull’incarnato del viso. Baffo deriva dal greco baph¯e (tintura, macchia) e sta a indicare un tocco di colore scuro.

baionétta

è un’arma da taglio, corta e affilata, che si può innestare sul fucile permettendo di utilizzarlo anche nel combattimento corpo a corpo. Fin dal 1500 quest’arma veniva fabbricata nella città di Bayonne in Francia, dalla quale prese il nome di bayonette. Conobbe un’ampia diffusione nel XVII secolo, quando giunse anche in Italia e il suo nome fu italianizzato appunto in “baionetta”.

baldacchìno

è un addobbo formato da ricchi drappi decorati e ornati di frange, sorretto da quattro aste. Nel Medioevo erano assai diffusi troni e letti a baldacchino, mentre nella nostra epoca è usato in occasione di cerimonie per lo più di carattere religioso, come copertura di immagini sacre o di oggetti di culto portati in processione. L’origine orientale del baldacchino è evidente già nel nome. La parola infatti deriva dalla voce bagdadi (di Bagdad) con cui si indicavano le preziose stoffe tessute in questa città che anticamente si chiamava Baldac, da cui l’italiano “baldacchino”.

bambìno

deriva da bambo, parola di chiara origine onomatopeica che riprende il balbettio tipico dei fanciulli. “Bambo” aveva originariamente un’accezione negativa e significava “sciocco”, “ingenuo”.

bar

è un locale pubblico in cui si servono bibite, vino, liquori, caffè, al banco o seduti. Si tratta di un vocabolo inglese che significa, etimologicamente, “barriera”,

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narcìso

il nome del bel fiore dai delicati petali gialli o bianchi deriva da quello di un personaggio della mitologia greca che lo scrittore Ovidio ha raccontato nelle Metamorfosi. Narciso era un giovane di straordinaria bellezza, ammirato e amato da tanti ma incapace di amare. La bella ninfa Eco se ne innamorò perdutamente e, non essendo ricambiata, per lui si consumò fino a diventare un esile filo di voce. Un giorno, specchiandosi nelle acque di una fonte, Narciso si innamorò invece della propria immagine e, incapace di staccarsene, vi cadde dentro, annegando. Gli dèi, impietositi, lo mutarono nel delicato fiore che porta il suo nome. Prendendo spunto da questo mito, la parola “narciso” è usata per indicare chi ama solo se stesso ed è insensibile all’amore degli altri. Un individuo pieno di sé è detto anche “narcisista”.

natàle è una festività cristiana, che cade il 25 dicembre. Questa parola risale al latino nat¯ale(m), che significa “giorno della nascita”. I cristiani la scelsero per indicare il giorno in cui nacque Gesù e che si cominciò a festeggiare dal IV secolo d.C. nìchel

viene dallo svedese nickel, forma accorciata del tedesco Kupfernickel, una parola composta da Kupfer (rame) e Nickel (genio maligno) che significa quindi “rame del diavolo”. Furono i minatori a chiamarlo così, perché il nichel contenuto nella lega rendeva difficile il ritrovamento del rame.

nicotìna

la storia di questa parola è alquanto curiosa. Infatti il nome del pericoloso alcaloide che annerisce i polmoni di tante persone non è uscito dal laboratorio di un chimico, ma dall’estro di un diplomatico e precisamente dal signor Jean Nicot de Villemain, ambasciatore di sua maestà Francesco II di Francia alla corte portoghese verso

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la metà del secolo XVI. Il Nicot, che era anche un sagace erborista, si accorse che la pianta del tabacco, coltivata allora a Lisbona solo come curiosità botanica, aveva delle virtù terapeutiche eccezionali e ne spedì alcuni campioni alla regina madre, Caterina de’ Medici, raccomandandoglieli come disinfettante. In onore del diplomatico francese, lo scienziato Carlo Linneo chiamò la nuova pianta Nicotiana herba, e anche l’alcaloide, ottenuto per distillazione nella prima metà dell’Ottocento, ebbe il nome di “nicotina”. Nicot passò così alla Storia. Quanto al tabacco, esso fu importato in Europa da Cristoforo Colombo; gli antichi Romani quindi non conoscevano il rischio del fumo.

ninfèa la pianta acquatica con foglie rotonde tondeggianti e fiori vistosi deve il suo nome alla mitologia. Deriva infatti dal greco nymphaía che vuol dire “pianta delle ninfe”. Secondo la mitologia, una ninfa delle fonti, innamorata di Ercole ma non corrisposta, morì di dolore. Gli dèi allora, presi da pietà, la tramutarono in quel fiore che schiude sulle acque la sua splendida coppa dorata. La ninfea è simbolo della dolce malinconia, della innocenza e della purezza.

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Storie di parole  

Un viaggio tra le parole, alla ricerca delle storie che le hanno originate. “Il vocabolario è un grande romanzo d’appendice da leggere in mi...