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Galleria Teatro Manzoni A cura di / curated by Viapiranesi Progetto grafico / Graphic design Davide Gamba Viapiranesi Redazione / Editing Viapiranesi Impaginazione / Layout Davide Gamba Viapiranesi Disegni di progetto / Project Drawings One Works Render MQ35 Studio Plastico / Maquette Stefano Rossi modelli Foto plastico / Maquette Photos Stefano Topuntoli I testi di pagg. 21-23, 39-41 sono di / The texts on pages 21-23, 39-41 are by Eugenio Stortis Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore. No part of this book may be reproduced or transmitted in any form or with any electronic, mechanical or other means without written authorizaton from the publisher and the owners of publishing rights. Finito di stampare nel mese di dicembre 2013 per conto di Social & Public Initiaves – Fondo Comune di Investimento Immobiliare Speculativo gestito da Prelios SGR S.p.A., Milano presso CTS grafica, Città di Castello, Perugia Finished printing in December 2013 for Social & Public Initiaves – Speculative Real Estate Mutual Investment Fund managed by Prelios SGR S.p.A., Milan at CTS Grafica, Città di Castello, Perugia


a cura di Viapiranesi


INDICE / INDEX 7

Premessa / Foreword Ada Lucia De Cesaris

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Recuperare il patrimonio moderno. La Galleria Teatro Manzoni come occasione per Milano / Recover the modern heritage. The Galleria Teatro Manzoni as an opportunity for Milan Luca Molinari

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Le gallerie commerciali nella storia della cittĂ contemporanea / Commercial galleries and the history of the contemporary city Philippe Daverio

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Il teatro contemporaneo. Un nuovo spazio performativo / Contemporary theatre as a new performative space Gianni Morelenbaum Gualberto

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La storia del Cinema Teatro Manzoni / The history of Cinema Teatro Manzoni

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Il Cinema Teatro Manzoni oggi / Cinema Teatro Manzoni today

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Il progetto di recupero della Galleria Teatro Manzoni / The restoration project of the Galleria Teatro Manzoni

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Crediti / Credits


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I lavori di restauro dell’edificio di quattro piani che ospita la Galleria Manzoni saranno una grande occasione di ricucitura di questa porzione del tessuto urbano adiacente al Quadrilatero della moda. Come spesso accade nei centri storici, edifici che furono al momento della loro edificazione rappresentativi per l’ingente impiego di capitali e per il carattere innovativo delle tecniche costruttive e decorative utilizzate, quando la funzione urbana d’eccellenza viene dismessa perdono vitalità e funzionalità, smarrendo la propria identità. Questo è accaduto anche alla Galleria Manzoni che fu progettata da Alziro Bergonzo alla fine degli anni 40 e suscitò, all’epoca, interesse e ammirazione anche a livello europeo. Pensato come luogo d’incontro e di transito tra via Manzoni e via Borgospesso, nonché lussuoso atrio del cinema e del teatro, da tempo - con la chiusura del cinema e a seguito dei falliti tentativi di riattivazione di questa attività - anche la Galleria Manzoni ha infatti perso il suo ruolo di loisir urbano e il lustro originario. Lo spirito con cui l’amministrazione guarda al progetto di ristrutturazione presentato da Prelios non mira a proporre alla città la realizzazione di una semplice galleria commerciale, ma a cogliere questa trasformazione come un’opportunità per valorizzare la struttura architettonica e renderla nuovamente fruibile al pubblico, sottolineando la centralità del teatro a rafforzamento della vocazione culturale dell’edificio. Particolare attenzione vorremmo venisse dedicata alla memoria dell’antica destinazione cinematografica del luogo. Ridare vita a luoghi oggi spenti, creando una continuità tra il passato e il futuro, è una sfida che stiamo affrontando con impegno, in sinergia con gli operatori privati e i cittadini, con l’obiettivo comune di ridurre il numero degli immobili in disuso e riutilizzare al meglio il patrimonio edilizio non valorizzato della nostra città.

The restoration of the four-story building that hosts the Galleria Manzoni will be an excellent opportunity to reintegrate the patch of the urban fabric adjacent to the Via Montenapoleone fashion district, or ‘Quadrilatero della Moda’. As often happens in historic city centers, buildings which were important at the time of their construction, whether for the significant capital required to build them or the innovative nature of the construction methods or decorative techniques employed, lose their identity when their original urban function becomes obsolete. This is what happened to the Galleria Manzoni, which was designed by Alziro Bergonzo in the late ‘40s, earning interest and admiration at the European level. Conceived as a social space connecting Via Manzoni and Via Borgospesso, as well as the luxurious setting for the prestigious Cinema Manzoni – the Galleria lost its original identity as an urban loisir when the cinema closed, and could not recover its splendour despite a number of attempts to re-open it. The spirit with which the city administration has embraced the restoration plan proposed by Prelios is not intended to provide yet another shopping area, but to use this transformation as an opportunity to valorize the architectural quality of the space and render it once again inviting for the public, while at the same time emphasizing the centrality of the cinema and reinforcing the cultural significance of the building itself. In short, we would like the focus to be on the memory of the original purpose of the site, with the cinema at its heart. Restoring life to sites that have faded over time, creating a continuity between the past and the future, is a challenge to which we are deeply committed, working together with private contractors and the citizens of Milan, with the shared aim of reducing the number of buildings in disuse and reviving the overlooked architectural heritage of our city.

Ada Lucia De Cesaris

Deputy Mayor and Commissioner of Urban Planning, Private Construction and

Vicesindaco, assessore Urbanistica, Edilizia Privata e Agricoltura Comune di Milano

Ada Lucia De Cesaris Agriculture for the Municipality of Milan

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recuperare il patrimonio moderno la galleria teatro manzoni come occasione per milano

recover the modern heritage the galleria teatro manzoni as an opportunity for milan

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Negli ultimi due secoli la città moderna è cresciuta con una rapidità straordinaria rispetto alla storia dell’uomo con un consumo di territorio e di risorse senza precedenti, ma anche dotando i nostri centri di tutta una lunga serie di spazi e infrastrutture collettive che accogliessero i desideri e le esigenze di vita in comune. Teatri, musei, biblioteche, gallerie commerciali, cinema, spazi per lo sport sono stati solamente alcuni dei nuovi, importanti manufatti architettonici con cui la società e l’economia borghese hanno risposto al crescente bisogno di consumo, tempo libero e di nuove esperienze delle classi sociali urbane emergenti. Le città si sono così trasformate in giganteschi laboratori di progettazione in cui la visione e il disegno degli spazi collettivi hanno progressivamente trasformato la loro immagine e il nostro modo di vivere quotidianamente la metropoli. Uno dei temi di maggior interesse introdotto da questi manufatti fu quello d’interpretare il concetto di densità urbana concentrando nello stesso edificio più funzioni compresenti e rispondendo, così, a esigenze e tempi di frequentazione differenti. Quando alla fine dell’Ottocento Adler e Sullivan progettarono l’Auditorium di Chicago, un imponente edificio che concentrava dentro di sé spazi commerciali, uffici, un albergo e un grande spazio per concerti, guardavano già a una metropoli capace di vivere 24 ore su 24 e di offrire a utenti diversi luoghi differenti. Questa opera guardava al modello delle grandi gallerie commerciali di Londra, Parigi e Berlino portandole a una scala di complessità ambiziosa e fortemente contemporanea. Da quel momento in poi nella maggior parte delle grandi città si moltiplicarono questi dispositivi urbani rendendo più ricche e dense le nostre vite. Oggi la situazione è completamente cambiata e soprattutto nelle città occidentali consolidate assistiamo a un fenomeno opposto, quello dell’abbandono o dello stravolgimento di un patrimonio architettonico che non riesce più rispondere a una domanda sociale ed economica profondamente mutata. La frammentazione su scala regionale di molti dei servizi collettivi ha trasformato alcuni

Over the past two centuries, the modern city has expanded extraordinarily rapidly by comparison to the previous millennia of human history, with an unprecedented consumption of territory and resources, yet at the same time endowing our metropolises with an overlapping of collective spaces and infrastructures designed to accommodate the needs of our communal life. Theaters, museums, libraries, shopping centers, cinemas and sports facilities are just a few of the new and significant architectural products with which society and the bourgeois economy have responded to the increasing demands of the emerging urban social classes for consumption, leisure time and new experiences. Cities have thus been transformed into colossal architectural laboratories whose vision and design of collective spaces have progressively transformed the image of the city and our way of living in them. One of the most interesting issues in this regard has always been how to interpret the concept of urban density in terms of concentrating multiple simultaneous uses within the same building in order to respond to different needs and schedules of utilization. When Adler and Sullivan designed their Auditorium in Chicago in the late 19th century - an imposing structure that incorporated commercial spaces, offices, a hotel and a major concert hall - they were envisioning a metropolis capable of operating 24 hours a day, offering a range of spaces to a variety of users. They were looking at the great commercial galleries of London, Paris and Berlin, applying a new scale of ambitious and consummately contemporary complexity. Since then, these urban devices multiplied in the majority of the world's great cities, making our lives both richer and more diverse. Today the situation has changed completely, and in Western cities in particular we are witnessing the opposite phenomenon, which is to say the abandonment or misuse of an architectural heritage that no longer responds to the profound changes in social and 9


recuperare il patrimonio moderno

di questi splendidi manufatti in opere appesantite dal tempo e non sempre capaci di rispondere alle esigenze di cambiamento che la città ha periodicamente espresso. Ma questa condizione ha anche attivato una serie di esperienze progettuali ed economiche di grande interesse di recupero e rigenerazione urbana che hanno rimesso in circolo una serie di edifici che sembravano definitivamente perduti. Nella maggior parte di questi casi il complesso storico viene mantenuto nella sua scala volumetrica, nella scelta dei materiali caratterizzanti e nella conservazione attenta del suo patrimonio artistico e artigianale considerando questi elementi come un cuore identitario che non poteva essere tradito ma, invece, rivalutato. L’interesse crescente per la cura di questo grande patrimonio determinato da un controllo pubblico attivo, l’attenzione della società civile e una maturazione significativa degli strumenti e delle esperienze dell’architettura contemporanea stanno trasformando gli interventi più recenti in occasioni importanti per dare un senso al futuro del patrimonio moderno delle nostre città. La buona pratica del riuso è entrata prepotentemente nell’agenda dell’architettura contemporanea e, insieme, viene sempre più considerata una questione economica centrale sia per il capitale pubblico che per gli investitori privati. Il caso della Galleria Teatro Manzoni di Milano può diventare una di quelle esperienze pilota importanti per una metropoli che sta dialogando in maniera problematica con il suo patrimonio esistente. Dopo la scomparsa di diversi grandi cinema storici presenti nel cuore della città senza che si potesse intervenire in maniera attenta e consapevole di quello che si andava a toccare, credo che il progetto di riforma della Galleria e del Cinema a spazi commerciali di nuova generazione possa diventare una risposta interessante allo stato d’incuria in cui versa da anni questo complesso. Il potenziamento della galleria come passage pubblico capace di accedere a una nuova, piccola piazza retrostante, attualmente 10

economic demands. The fragmentation at the regional level of many collective services has transformed some of these splendid structures into architectures burdened with time, incapable of serving society's needs. But this has also provoked a series of very interesting architectural and economic undertakings aimed at urban renovation that have brought back into circulation a significant number of structures that had seemed definitively lost. Most of the times, the historic structure is preserved in terms of volumetric scale, characteristic materials and artistic/artisanal content, insofar as these elements are considered the heart and soul of the structure, not to be betrayed but rather reevaluated. The growing interest in the preservation of this architectural heritage, reflected in active public involvement, along with the conscientiousness of civil society and a significant evolution of the means and values in the field of contemporary architecture are transforming the latest interventions into important opportunities to give meaning to the modern legacy of our future cities. The good practice of reuse has assumed a major importance in the agenda of contemporary architecture, and it is also increasingly considered a central economic issue, both for public capital and private investors. The Galleria Teatro Manzoni could become an important pilot project for a city engaged in a problematic dialogue with its own existing heritage. After the disappearance of several great historic cinemas in the heart of the city, without anything resembling careful intervention or awareness of what was at stake, we feel that the project to bring the Galleria and Cinema back to life in the form of new-generation commercial spaces is an interesting response to the state of neglect that the complex has been suffering for years. The development of the Galleria as a public passage that provides access to a small, new piazza, still to be built, and the revival and expansion of the activities of the Teatro Manzoni, continuing a wellknown Milanese tradition, will be able to coexist perfectly with the


recover the modern heritage

inesistente, e il mantenimento e potenziamento delle attività del teatro Manzoni che continua una tradizione riconosciuta a Milano, potranno perfettamente convivere con la nuova funzione commerciale prevista per l’attuale cinema. Il dialogo costante e attivo con il Comune di Milano e con la Soprintendenza ha consentito il monitoraggio di tutti i passaggi progettuali che garantiranno il recupero e il restauro del patrimonio d’arte e artigianato esistente, oltre che verificare che il nuovo progetto dialoghi attivamente con il grande spazio della sala cinematografica. Il progetto generale lavora per la prima volta sul sistema di Galleria e cinema guardandoli come a un elemento unitario capace di offrire alla città spazi pubblici rianimati dal progressivo abbandono in cui sono costretti. Trattandosi di un patrimonio privato, e dovendoci confrontare con una situazione generale delle risorse pubbliche in profonda crisi, crediamo che questa strategia d’intervento sia una delle strade possibili per garantire, da una parte, riuso e mantenimento di un grande patrimonio dell’architettura milanese e, dall’altra, la possibilità che tutta l’operazione abbia una sostenibilità finanziaria di cui ogni opera d’architettura ha bisogno. Lavorare e riflettere sul patrimonio edilizio esistente delle nostre città guardandole come a un “bene comune” che sappia cambiare e sopravvivere a questa difficile fase della nostra storia vuol dire avere il coraggio di produrre visioni inattese e trasversali che sappiano mettere insieme le migliori risorse progettuali, economiche, culturali e politiche del nostro Paese cercando di andare oltre steccati idealizzanti che rischierebbero di paralizzare la città. L’augurio è che anche il progetto per la Galleria Teatro Manzoni possa diventare una di quelle storie virtuose a cui guardare tra pochi anni, quando tutti noi potremo tornare a riabitare questi luoghi amati della nostra città.

new commercial function of the cinema. The ongoing and active dialogue with the Milan municipality and monuments and fine arts office has made it possible to monitor every phase of the project, which will not only ensure the recovery and restoration of the existing artistic and artisanal heritage, but will also guarantee that the renovated architecture will actively establish a dialogue with the vast space of the cinema. The general plan is conceived for the first time as a system, approaching the Galleria and cinema as a unique element finally offering the city a renovated public space saved form decline. Since it is privately owned, and faced with a situation where public funding is in severe crisis, we feel that this strategy is one of the possible ways to ensure the reuse and preservation of an important piece of Milan's architectural heritage on the one hand, and a model of the financial sustainability that every work of architecture needs on the other. Working and reflecting on the existing architectural heritage of our cities seing as a 'common good' capable of surviving and adapting to this difficult period in our history means having the courage to think transversally and come up with unexpected visions that bring together the best architectural, economic, cultural and political resources of our country, reaching beyond the simple idealism that could paralyze the city. Our hope is that this project for the Galleria Teatro Manzoni can become one of those virtuous examples to which we can look back a few years from now, when we will return to reinhabit the beloved sites of our city. Luca Molinari Architect and architecture historian, Professor by the Architecture Second Faculty of Naples

Luca Molinari Architetto e storico dell’architettura, Professore Associato presso la Seconda Facoltà di Architettura di Napoli

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LE GALLERIE COMMERciALI NELLA STORIA DELLA CITTà CONTEMPORANEA commercial galleries and the history of the contemporary city

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C’era una volta un’epoca nella quale non esisteva ancora l’aria condizionata. Eppure lo stesso faceva caldo e freddo, d’estate e d’inverno. E così nacque la climatizzazione delle aree commerciali. I romani antichi poco soffrivano il caldo e istallavano le loro aree di botteghe nel ponentino di Roma come nel calore della Palestina: bastava vestirsi in modo leggero. Il freddo era già di più un freno alla deambulazione fra le decine di commercianti che ponevano i loro negozi nelle aree cittadine. Aosta romana conserva ancora una vasta area ipogea nella quale anticamente si deambulava sotto l’area delle botteghe in una seconda zona quasi identica dove si era protetti dal freddo e dalla neve. In modo quasi analogo è stata costruita recentemente, ovviamente con l’aumento delle volumetrie dovute ai tempi moderni, la galleria commerciale di Potsdamer Platz a Berlino, un vastissimo sistema commerciale che sfida il tempo rigoroso degli inverni berlinesi. I grandi Mall coperti degli Stati Uniti hanno generato quelli di Hong Kong, ma l’antenato del sistema commerciale è sulla penisola, da dove migra nella Spagna settecentesca quando Madrid diventa capitale e Plaza Mayor ne diventa il cuore, con i suoi accessi coperti. E viene ripreso a Milano agli inizi del XIX secolo con la lunga galleria de Cristoforis che s’inaugura nel 1832 collegando con una crociera la Corsia dei Servi e Montenapoleone: è quella la prima galleria commerciale d’Europa, voluta da un governo austriaco che vedeva in Milano la sua città più opulenta e commerciale, quella dalla quale traeva il massimo suo contributo fiscale. L’Impero asburgico era entusiasta d’una invenzione urbanistica che consentiva di sopportare un clima più umido d’inverno e ben più caldo d’estate di quello viennese. La faccenda ebbe tale successo che una delle maggiori compagnie immobiliari inglesi dell’epoca ebbe il coraggio di imbarcarsi nell’avventura fallimentare di costruire la prima galleria

There was once a time when air conditioning still didn’t exist. Yet it was still hot in the summer, cold in the winter. And so the air conditioning of commercial areas was born. The ancient Romans did not suffer the heat much and built their shops in the west winds of Rome as in the heat of Palestine: one needed only to dress lightly. The cold was more of an impediment to strolling among the dozens of vendors who set up their shops in the cities. Roman Aosta still conserves a vast underground area where prospective buyers would walk below the shops above ground, in a second, almost identical area, protected from the cold and the snow. The new Potsdamer Platz shopping mall was built in a nearly analogous way, obviously with the increased scale of modern times, creating a vast commercial system that defies the hardy weather of the Berlin winter. The great covered malls of the United States generated those of Hong Kong, but the ancestor of the system is in Italy, having migrated from 18th-century Spain when Madrid became the capital and Plaza Mayor, with its covered entrances, became its heart. And it was taken up by Milan in the early 19th century with the long de Cristoforis gallery, which was opened in 1832, connecting the Corsia dei Servi and Montenapoleone with a ferry: this was the first shopping gallery in Europe, built by an Austrian government that considered Milan its most opulent and commercial city, the one from which it earned the highest taxes. The Hapsburg Empire was enthused by an urban invention that enabled one to tolerate a more humid winter and much warmer summer climate than that of Vienna. The project was such a success that one of the foremost English real estate companies of the time had the courage to embark on the failed adventure of building the first commercial gallery in postUnification Italy, the competition for which was announced in Milan just after the victory at Solferino, then inaugurated in an already unified Italy in 1865 and named after King Vittorio Emanuele II. 13


LE GALLERIE COMMERCIALI NELLA STORIA DELLA CITTà CONTEMPORANEA

commerciale postunitaria, quella che fu messa a concorso in Milano subito dopo la vittoria di Solferino poi inaugurata in una Italia già Unita nel 1865 e intitolata a re Vittorio Emanuele II. Il modello tecnico costruttivo era allora quello preso dal Crystal Palace di Londra, quello della Prima Expo Universale del 1851 ma la mutazione ingegneristica della copertura fu talmente innovativa da diventare modello di riferimento per Gustave Eiffel quando dovette convincere la sua committenza a costruire la torre per l’Expo parigina del 1889. Il modello milanese migrava; nel 1906 Théophile Bader e Alphonse Kahn, due commercianti alsaziani migrati a Parigi dopo l’annessione alla Germania della loro patria d’origine, inventano le Galeries Lafayettes su un modello architettonico analogo, altrettanto esaltato nella distribuzione della copertura in ferro e vetro ovviamente in gusto Art Nouveau. Lo stesso nome della loro impresa commerciale viene dall’edificio che la ospita. Ma era proprio in Italia, sicuramente per una combinazione di necessità climatiche e di mutazioni urbanistiche, che il modello aveva ottenuto il maggior successo ancora in quegli anni a cavallo fra Ottocento e Novecento. E quanto servirà quell’immagine diversa e rinnovata della città ad influenzare il pensiero modernista dei futuristi, visto che uno dei primi dipinti di Boccioni si riferisce proprio alla Rissa in Galleria del 1910. Nel frattempo l’Italia moderna e unita si era già dotata d’una costellazione di gallerie commerciali. A Pavia era sorta nel 1882 una galleria analoga con la Cupola Arnaboldi. Negli stessi anni Genova si dota della Galleria Mazzini e sorge nella ex capitale partenopea la Galleria Principe di Napoli. A Torino si inaugura la Galleria Umberto I. Nella ricostruzione di Messina dopo il catastrofico terremoto verrà progettata fra il 1924 e il 1929 la mirabile Galleria Vittorio Emanuele III. Trieste, appena diventa italiana s’era già dotata d’una sua galleria. A Roma i tempi sono più complessi: appena diventata la città Capitale definitiva d’Italia dopo la Breccia di Porta Pia, si lancia il 14

The technical model for its construction was taken from the Crystal Palace in London, built for the First Universal Expo in 1851, but the mutation of the engineering of the roof was so innovative as to become in turn the model for Gustave Eiffel when he sought to convince his patrons to erect a tower for the Paris Expo of 1889. The Milanese model migrated elsewhere as well: in 1906 Théophile Bader and Alphonse Kahn, two Alsatian merchants who fled to Paris after the German annexation of their homeland, invented the Galeries Lafayettes on a similar architectural model, likewise extravagant in the distribution of glass and iron roof, obviously in the Art Nouveau style. The name of their business undertaking comes from the building that housed it. But it was in Italy, certainly due to a combination of climatic necessities and urban mutations, that the model had its greatest success yet in the years straddling the 19th and 20th centuries. And it would have a great influence on the modernist thought of the Futurists and their new and different image of the city, given that one of the first paintings by Boccioni depicts the Riot in the Galleria of 1910. Meanwhile, a modern and unified Italy had already built a constellation of commercial galleries. In Pavia, a gallery similar to the Cupola Arnaboldi had been erected in 1882. Around the same time Genoa built the Galleria Mazzini, and in the former Neopolitan capital rose the Galleria Principe di Napoli. Turin inaugurated the Galleria Umberto I. In the reconstruction of Messina following the catastrophic earthquake, the remarkable Galleria Vittorio Emanuele III was built between 1924 and ’29. Trieste built its own gallery as soon as it became officially Italian. In Rome the timeline is more complex: once it had become the definitive national capital after the Breach of Porta Pia, the city launched a project for a grand Galleria that would take many decades to realize. It found its definitive articulation in 1922, and is now named after Alberto Sordi. Modern and unified Italy seems to have been the most lively architectural laboratory in the renewal of commercial urban planning. The city of overlapping layers was a


COMMERCIAL GALLERIES AND THE HISTORY OF THE CONTEMPORARY CITY

progetto d’una grande Galleria che avrà tempi lunghi per la sua realizzazione: la sua articolazione definitiva è quella del 1922 e ora è intitolata ad Alberto Sordi. L’Italia moderna e unitaria sembra essere stata il laboratorio architettonico più vivace nel rinnovamento urbanistico commerciale. La città a livelli sovrapposti si fece sogno per il futurismo di Sant’Elia ma era già prevista nella pittura di Mantegna. Il tessuto teatrale seguì negli anni l’evoluzione di questa tendenza, anche talvolta in conseguenza degli eventi nefasti legati alle storie cittadine. I bombardamenti di Milano dell’agosto del 1943 ne sono stati forse l’esempio più drammatico: per piegare l’opinione pubblica italiana nell’immediata vicinanza di quell’8 settembre 1943 nel quale Badoglio avrebbe proclamato l’armistizio furono decisi una serie di bombardamenti alleati volti ad essere estremamente “teatrali”, dimostrativi nell’ampiezza, contenuti nel numero delle vittime civili ma suscettibili di colpire l’immaginario d’una nazione che si reputava particolarmente legata alla propria storia culturale. Furono così colpiti quasi tutti i teatri milanesi, compreso quello della Scala e il Conservatorio, molti degli edifici museali, compreso il Museo di Brera e il Poldi Pezzoli, e delle biblioteche. Fra gli altri venne distrutto il teatro Manzoni sito in Piazza San Fedele; era uno dei principali teatri a palchi della città. Si decise di ricostruirlo a poca distanza in Via Manzoni in un’area anch’essa danneggiata. E nacque una nuova galleria che avrebbe collegato via Manzoni appunto al quadrilatero neoclassico retrostante. Il primo teatro era stato inaugurato come teatro sociale il 15 maggio del 1850; quello rinato fu inaugurato il 20 ottobre 1950. Curiosa magia dei numeri e dei secoli. Il nuovo edificio andava a colmare una ferita nel tessuto architettonico della città e si trovava nel cuore d’una nuova “galleria” che aveva consentito, nella parte sovrastante, il recupero di gran parte della cubatura preesistente. La città tornava ad una vita nuova.

dream for the Futurism of Sant’Elia, but had already been foreseen in the painting of Mantegna. The world of the theater evolved along with this trend during this period, sometimes as a consequence of the more unfortunate events of the city’s history. The bombardment of Milan in August of 1943 is perhaps the most dramatic example: in order to sway Italian public opinion just prior to the moment when Badoglio proclaimed the armistice on 8 September 1943, the Allies planned a series of bombings aimed at being extremely ‘theatrical’, demonstrative in their extent and contained in the number of civilian casualties while at the same time targeting the identity of a country particularly invested in its own cultural history. As such, nearly all the theaters in Milan were hit, including La Scala and the Conservatorio, along with several libraries and museums, notably the Brera and the Poldi Pezzoli. Among the worst hit was the Teatro Manzoni in Piazza San Fedele, one of the principal theaters a palchi in the city, which was completely destroyed. It was decided to rebuild it in nearby Via Manzoni, in an area that had also been damaged by the bombs. Thus the birth of a new gallery that would connect Via Manzoni to the Neoclassical square just behind. In a curious coincidence of numbers and destiny, the first iteration had been inaugurated as a social theater on 15 May, 1850; the second opened one hundred years later on 20 October, 1950. The new building sutured a wound in the architectural fabric of the city, finding itself in the heart of a new ‘galleria’ that made it possible to recover, in the upper part of the structure, most of the pre-existing volume. The city returned to a new life.

Alla pagina precedente: Galleria De Cristoforis, Milano, 1832. In questa pagina: Galleria Arnaboldi, Pavia, 1880-1882; Galleria Alberto Sordi, Roma, 1922. Previous page: Galleria De Cristoforis, Milano, 1832. This page: Galleria Arnaboldi, Pavia, 1880-1882; Galleria Alberto Sordi, Roma, 1922.

Philippe Daverio Art historian, Professor by the University of Palermo

Philippe Daverio Storico dell’arte, Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Palermo

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il teatro contemporaneo un nuovo spazio performativo THE CONTEMPORARY THEATRE A NEW PERFORMAnce SPACE

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Cambia fisionomia la Galleria Manzoni di Milano e il Teatro Manzoni avvia al contempo un’opera di rinnovamento dei suoi tradizionali cartelloni. Potrebbe sembrare un caso di serendipità, è qualcosa di più. Perché, all’interno di un progetto particolare come quello che darà una fisionomia completamente nuova ad un luogo storico e storicizzato della città come la Galleria Manzoni, il teatro andrà incontro ad un mutamento che deve rispondere a esigenze attuali, ormai imprescindibili. Il Teatro Manzoni ha, come la Galleria, una sua storia, che ha attraversato le vicende culturali di Milano, città che è stata e tuttora è la capitale culturale italiana: nulla pesa come la propria storia, soprattutto per un’entità che tratta un bene immateriale come la cultura. Perché non è necessario adeguarsi ai tempi, è obbligatorio anticiparli. L’occasione che si prospetta, cioè la nuova fisionomia di un luogo “classico” e, perciò, apparentemente immutabile perché consolidato nel tempo, è dunque preziosa. Un teatro occupa uno spazio apparentemente ben preciso, cioè una realtà che però è solo fisicamente statica. Esso vive, infatti, di un complesso mutevole di sovrapposizioni che ne alterano la percezione: non è solo “grande”, è ampio e profondo e permette una continua esplorazione di dimensioni che non giunge mai ad una definitiva conclusione. Il teatro, anche come luogo fisico, esplora lo spazio in termini di oggetto, soggetto e forme di rappresentazioni. Il nostro linguaggio e i nostri processi cognitivi ci permettono di costruire idee di spazio attraverso un codice “spaziale” fatto di parole e idee. Il teatro elabora, perciò, una triade concettuale: prassi spaziale, rappresentazione dello spazio e spazio rappresentazionale. Uno spazio performativo è il luogo ideale per l’interazione, che include l’interazione con il pubblico: uno spazio polifunzionale in cui il reciproco rapporto fra performer e performance può dare vita a una fitta quanto contraddittoria e vitale fusione fra narrazione, corpo e spazio, che può sottolineare e illustrare l’ironia e la complessità che caratterizzano la trattazione di temi

The Galleria Manzoni is changing its look while the Teatro Manzoni of Milan is launching a restyling of its traditional posters. It might seem like a case of serendipity, but it is something more. Because in the case of such a particular project, one that will give a whole new physiognomy to an historical site and context such as the Galleria Manzoni, the changes it undergoes must respond to current and by now indispensible needs. The Teatro Manzoni, like the Galleria, has a history that belongs to the cultural identity of Milan, a city that was and still is the capital of Italian culture: nothing is so heavy as one’s own history, especially for an entity that deals with something as immaterial as culture. Because it is not necessary to adapt to the times, it is instead mandatory to anticipate them. The opportunity that lies ahead, meaning the new physiognomy of a ‘classic’ and therefore apparently immutable site, is thus all the more valuable. A theater occupies a seemingly well-defined space, which is to say a reality that is only physically static. Instead it is a constantly shifting complex of overlapping phenomena that alter our perception: it is not only ‘big’, but wide and deep as well, inviting a continuous exploration of dimensions that never comes to a final conclusion. The theater as a physical place explores space in terms of the objects, subjects and forms of representation. Our language and our cognitive processes allow us to construct notions of space through a ‘spatial’ code comprised of words and ideas. The theater thus represents a conceptual triad: spatial practices, representation of space, and representational space. A performance space is the perfect place for interaction , including interaction with the public: a multifunctional space where the reciprocal relationship between performer and performance gives rise to a dense as well as vital and contradictory fusion of storytelling, body and space, one that emphasizes and illustrates the irony and complexity that characterize the debate surrounding issues such as belonging and ‘localization’ (both for the performer and the audience, without suggesting static reactions). The contemporary theater is increasingly measured by questioning its own limits as well as the limits of its areas of action as part of an attempt to (re)define its place and eventual possibilities of different 17


Il teatro contemporaneo. un nuovo spazio performativo

come l’appartenenza e la “localizzazione” (sia per il performer che per lo spettatore senza suggerire reazioni statiche). Il teatro contemporaneo si misura sempre di più con la messa in discussione dei propri limiti e dei limiti delle proprie aree d’azione, nel tentativo di (ri)definire i propri luoghi e le possibilità di diversa allocazione in rapporto alla rappresentazione. A tutto questo si aggiunga che la tecnologia, con la multimedialità, permette di estendere lo spazio immaginario ben oltre il palcoscenico. Ciò crea nuovi spazi narrativi in cui protagonisti virtuali e diverse rappresentazioni narrative vengono introdotti allo scopo di esplorare più ampiamente la struttura di un lavoro messo in scena, perché quel mondo rappresentato possa muoversi e “riallocarsi” ovunque all’interno dello spazio fisico teatrale o in più diverse aree dello stesso spazio, estendendolo pressoché all’infinito. In questi ultimi anni, come in tutti i grandi momenti di rivoluzione e di criticità della società, il teatro è tornato a essere in stretto contatto con le vicende quotidiane degli uomini, con aspirazioni e necessità individuali e collettive; si è riproposto come luogo di riunione della città, spazio di messa in discussione di idee e concetti. Un teatro contemporaneo, dunque, non solo in termini di repertorio ma di vero e proprio spazio fisico, può e deve essere un luogo di particolari dinamiche nell’interazione e nell’aggregazione di individui, costituendo un territorio in cui la produzione non può limitarsi solo ed esclusivamente ad eventi teatrali, ma ad una serie di eventi e di funzioni che debbono e possono parlare alla città e ben oltre (basti pensare alle possibilità che possono scaturire dall’Expo 2015). La narrazione non può, dunque, limitarsi ad essere un fatto locale, deve essere internazionale, assecondando la vocazione della città e delle sue dialettiche con il mondo produttivo (moda, design) e turistico. Un teatro come il Manzoni diventa così luogo privilegiato per ospitare una molteplicità di eventi di carattere e prestigio internazionali, dall’intrattenimento alle cosiddette performing arts, proiettandosi ben aldilà della stessa 18

allocation with respect to representation. One must also consider that technology and its concomitant multimedia culture enables the imaginary space to be extended well beyond the stage. This creates new narrative spaces wherein virtual characters and different narrative representations are introduced with the aim of exploring more fully the structure of a stage production, so that the represented world can move and ‘relocate’ anywhere within the physical space of the theater, or in any number of different areas of the same space, extending it more or less indefinitely. In recent years, as in all the major episodes of revolution and societal breakdown, the theater is once again in close contact with the our daily affairs, with individual and collective needs and aspirations. In has, in a word, recast itself as a meeting place for the city, a space to question ideas and values together. A contemporary theater can and must therefore be, not only in terms of repertoire but of actual physical space, a place whose purpose lies in the particular dynamics of the interactions between assembled individuals, constituting a territory where production can not be limited merely and exclusively to theatrical events, but to a series of events and functions that can and must speak to the city and beyond (one need only think of the possibilities that may arise from Expo 2015). The narrative cannot, therefore, be limited to local matters, but must be international, an extension of the city’s mission and its dialogue with industry (fashion and design) and tourism. A theater like the Manzoni thus becomes the privileged locus of a variety of internationally prestigious events, from entertainment to the performing arts, projecting itself well beyond the size of the auditorium itself to occupy a prominent place among the cultural features that a city like Milan has to offer. Given its location within the Fashion District, and given the intention of its future programming to capture an ever wider audience – i.e. not just theatrical, nor just local – the Teatro Manzoni assumes the role of a veritable ‘hub’ in a city with a vast and highly diversified range of offerings in the field of entertainment and culture. Indeed, the goal is to provide a highly demanding and sophisticated international audience with completely original productions characterized by the highest quality and execution, maximum


THE contemporary theatre. a new performance space

dimensione di sala teatrale per andare ad occupare un posto di rilievo nell’offerta più ampia di cui una città come Milano dispone. Vista la sua posizione all’interno del cosiddetto Quadrilatero della Moda, e vista la sua futura programmazione, che va disponendosi verso un’utenza sempre più ampia, non solo teatrale e non solo locale, il Teatro Manzoni assume un ruolo di vero e proprio “pivot”, in una città dall’offerta vastissima e fortemente diversificata nel campo dell’intrattenimento e della cultura: l’obiettivo è infatti offrire ad una platea internazionale esigente e di grande sofisticazione produzioni di ideazione del tutto originale, di altissima qualità e fattura, di fortissima spettacolarità, di appeal slegato da dinamiche puramente cittadine. Il palcoscenico si fa così specchio di una città votata all’internazionalizzazione, che irradia verso l’esterno una capacità ideativa fuori del comune. Ben venga, dunque, la nuova Galleria Manzoni come segno di quel rinnovamento che il Teatro Manzoni già sta vivendo: la narrazione di un patrimonio storico proiettata verso il futuro, nel continuo allargamento di uno spazio in cui tutti possano essere protagonisti della creatività e dell’immaginazione. Come scriveva Meyerhold: “Voglio bruciare con lo spirito dei tempi. (…) Sì, il teatro può avere un enorme ruolo nella trasformazione della nostra intera esistenza.”

showmanship, and an appeal that goes beyond strictly local concerns. The stage thus becomes the mirror of a city dedicated to internationalization, one that radiates an extraordinary creative capacity to the rest of the world. Let us welcome, then, the new Galleria Manzoni as a beacon of the renewal that the Teatro Manzoni is already experiencing: the narration of an historical heritage projected into the future, in the continuous expansion of a space where everyone can participate in creativity and imagination. As Meyerhold wrote, “I want to burn with the spirit of the times. (…) Yes, the theater can play a huge role in the transformation of our entire existence”. Gianni Morelenbaum Gualberto Artistic Director, Aperitivo in Concerto, Teatro Manzoni, Milan

Gianni Morelenbaum Gualberto Direttore Artistico, Aperitivo in Concerto, Teatro Manzoni, Milano

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la STORIA DEL CINEMA TEATRO MANZONI the HISTORY OF CINEMA TEATRO MANZONI

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Le vicende del Cinema Teatro Manzoni, sorto tra il 1947 e il 1950 al numero 40 dell’omonima via, partecipano di tante storie milanesi. Innanzitutto la storia del boom delle sale cinematografiche, che tocca il picco tra gli anni ’50 e la metà dei ’70 (quando in città se ne contano almeno 140) e subito declina rapidamente, con le riconversioni a luci rosse negli anni ’80 e l’affermazione dei multisala nei decenni successivi; ma anche la storia dell’antico Teatro Manzoni – nato Teatro della Commedia nel 1850 ma distrutto in Piazza San Fedele dalle bombe dell’agosto ’43, e senza fissa dimora per i sette anni successivi; la storia delle gallerie commerciali che innervano gli isolati del centro, e non solo, eredi di quel glorioso episodio di costruzione dello spazio pubblico che è la Galleria Vittorio Emanuele II; infine, più in generale, la storia della sostituzione edilizia e della densificazione della città storica durante la ricostruzione. Nella Milano alle soglie del boom, i poveri resti della casa Soragna (palazzotto nobiliare ottocentesco con giardino, di cui le bombe hanno fatto scempio), non possono che cedere il passo a quello che diventerà il “cinema dei record”. A costruirlo è chiamato dalla società Centro Eva Alziro Bergonzo (1906-1997), architetto bergamasco della generazione di Albini e Palanti (con i quali studia), laureato al Politecnico di Milano con Piero Portaluppi. Prima della guerra il giovane Bergonzo realizza, tra le altre cose, diverse Case del Fascio – notevole quella di Caravaggio (1934-35), l’aeroporto militare di Orio al Serio (1937) futuro ombelico low-cost della Pianura Padana - e la Torre dei Venti a Bergamo (1940) – iconico landmark che regala agli automobilisti un brivido cinetico lungo gli interminabili rettilinei dell’autostrada A4. Alziro Bergonzo progetta un complesso edilizio dalle dimensioni monumentali e dalla composizione elementare: organizzato su tre livelli, l’edificio è attraversato al piano terra da una galleria, su cui affacciano una sequenza di attività commerciali, un night club

The vicissitudes of the Cinema Teatro Manzoni, which was built between 1947 and 1950 at number 40 of the street of the same name, partake in a number of Milanese stories. First and foremost, in the history of the movie theater boom, which hit its peak between the '50s and the mid-'70s, when there were at least 140 of them in the city and then began its rapid decline with the conversion into porn theaters of the '80s and the rise of the cineplex phenomenon in the decades that followed. Also significant was the history of the original Teatro Manzoni, born in Piazza San Fedele as the Teatro della Commedia in 1850, then destroyed by bombing in August of 1943, without a fixed address for the following seven years. Then there is the history of commercial galleries that wind through the city center and elsewhere, the progeny of that glorious episode of public space construction that is the Galleria Vittorio Emanuele II. Lastly, and more generally, the history of architectural replacement and the densification of the city center during the postwar reconstruction. As Milan perched on the threshold of the economic boom, the few remains of the Soragna residence (a noble 19th-century dwelling with a garden, leveled by bombs) gave way to what would become the "record-breaking cinema" . Called upon to build it by a company called Centro Eva was Alziro Bergonzo (1906-1997), an architect from Bergamo of the generation of Albini and Palanti (with whom he studied), graduate of the Politecnico di Milano along with Piero Portaluppi. Before the war, the young Bergonzo designed, among other buildings, a number of Fascist Clubs, notable among which is the one in Caravaggio (1934-35). He also designed the military airport of Orio al Serio (1937), future low-cost hub of the Po Valley, and the Torre dei Venti in Bergamo (1940), iconic landmark that delights motorists with a kinetic thrill along the interminable straight lines of the A4 autostrada. Alziro Bergonzo designed an architectural complex of monumental scale and elementary composition: distributed over three stories, 21


STORIA DEL CINEMA TEATRO MANZONI

e il vestibolo d’ingresso al cinema – sopraelevato - e al teatro – interrato. Le complessità tecnologiche da affrontare, legate soprattutto alla collocazione ipogea del teatro e all’ampiezza delle due sale, suggeriscono di affiancare a Bergonzo l’ingegner Mario Cavallé (1895-1982). Autore scanzonato delle “Case dei Puffi” alla Maggiolina, Cavallé si afferma a livello europeo come prolifico costruttore di cinematografi: alla fine della sua carriera ne avrà realizzati più di 136 in tutto il continente, tra cui l’Astra di Milano (1941). Secondo le sue indicazioni, la sala sotterranea s’immerge nella falda acquifera fino alla profondità di - 8 metri, protetta da un colossale catino impermeabile di 800 metri quadri di base, mentre, in corrispondenza dell’atrio di accesso al teatro, la necessità di superare una luce di ben 30 metri impone a Cavallé l’adozione di un’enorme trave Vierendeel. Queste e altre soluzioni avanguardistiche fanno del Cinema Teatro Manzoni un esempio particolarmente virtuoso di collaborazione tra la sfera architettonica e quella ingegneristica. Ma il Manzoni è anche e soprattutto testimonianza di un felice dialogo tra l’architetto Bergonzo e la squadra di artisti che con lui collabora: così, alla sobrietà e all’apparente “monoliticità” dell’involucro esterno, si contrappone la ricchezza esuberante e la cura del dettaglio negli spazi interni. L’ingresso sulla via Manzoni è segnalato da un pilastro scultoreo di Gino Oliva (autore anche del tondo a bassorilievo sul soffitto) che anticipa lo sfarzo dei pavimenti in marmi policromi, delle maniglie scolpite in lega di alluminio (dello stesso Oliva) e dei sottilissimi profili di sostegno delle vetrine, in ottone lavorato. Nell’atrio, fulcro compositivo e funzionale dell’edificio, il visitatore è accolto da un colossale Apollo bronzeo che schiaccia la testa di Medusa, dello scultore Leone Lodi, che spicca sulla parete di fondo dipinta da Ghino Baragatti. Ancora Lodi realizza il tondo riccamente scolpito che arricchisce il cielo del teatro, a cui si accede attraverso il lussuosissimo foyer con cicli pittorici di Funi e Rossi. Nei primi anni di apertura del cinema, infine, un gruppo scultoreo 22

the building was crossed at ground level by a gallery lined with a series of commercial spaces, a night club, the raised entrance vestibule of the cinema and the underground theater itself. The technological complexities he had to face were represented above all by the placement below ground of the theater and the amplitude of the two halls, drove the architect to co-operate with engineer Mario Cavallé (1895-1982). Free-spirited creator of the so-called “Case dei Puffi” ('Smurf Houses') in the Maggiolina quarter of Milan, Cavallé established himself at the European level as a prolific builder of cinemas. By the end of his career he would realize 136 all over the continent, including the Astra in Milan (1941). Following his indications, the underground hall was immersed in an aquifer at a depth of 8 meters, protected by a colossal water-tight basin of 800 square meters, while at the level of the entrance vestibule the necessity of covering a span of 30 meters compelled Cavallé to adopt an enormous Vierendeel truss. These and other avant-garde solutions made the Cinema Teatro Manzoni a particularly virtuous example of collaboration between the domains of architecture and engineering. But the Manzoni is perhaps most of all the outcome of the fruitful dialogue between the architect Bergonzo and the team of artists who worked with him, resulting in the extraordinary contrast between the apparent monolithic sobriety of the exterior and exuberant richness and attention to detail of the interior spaces. The Via Manzoni entrance is marked by a pilaster sculpted by Gino Oliva (also the author of the bas-relief tondo on the ceiling), which anticipates the opulence of the polychrome marble floors, the carved aluminum alloy door handles (also by Oliva) and the ultrathin, handcrafted brass profiles of the display cases. In the hall, compositional and functional fulcrum of the building, the visitor is welcomed by sculptor Leone Lodi's colossal bronze Apollo who is crushing the head of Medusa, which stands against a painted wall by Ghino Baragatti. Lodi also curved the rich tondo that enriches the ceiling of the theater, which is accessed by the luxurious foyer


THE HISTORY OF CINEMA TEATRO MANZONI

raffigurante il Ratto di Proserpina, modellato da Francesco Messina nel 1949, affianca scenograficamente lo schermo di proiezione. Nel giro di qualche mese dall’inaugurazione il Cinema Teatro Manzoni entra nelle grazie della buona borghesia milanese, mentre i quotidiani dell’epoca lo rinominano ambiziosamente “il salotto d’Europa”. Sul palco del teatro, sotto l’abile gestione di Remigio Paone, si esibiscono mostri sacri del calibro di De Filippo, Gassman, Albertazzi, Volonté e Monica Vitti, ma anche Ombretta Colli e la Vanoni; contemporaneamente, la programmazione del cinema punta tutto sul genere del kolossal spettacolare, in perfetta sintonia con la scala “colossale” della sala (1600 posti). L’aggiornamento tecnologico è continuo tanto che, nel 1955, il Manzoni è il terzo cinematografo al mondo, e primo in Italia, ad adottare il sistema Cinerama, che utilizza tre macchine di proiezione per creare un’immagine “panoramica”. Oggi, a distanza di molti decenni dall’epoca d’oro dell’intrattenimento di massa, il Manzoni ne rappresenta a Milano l’eredità più maestosa e di gestione più complessa. Se il teatro prosegue la sua attività con grande fortuna, il cinema ha chiuso i battenti nel 2006, e con esso molti degli esercizi commerciali un tempo ospitati nella galleria. Emerge dunque un tema delicato ed estremamente contemporaneo, ossia quello della rifunzionalizzazione di un’architettura dall’innegabile valore storico-artistico, dalle forti valenze simboliche e dalla collocazione strategica all’interno della città. Il rischio, da scongiurare, è la lenta decadenza, nel disinteresse generale, di un luogo urbano dalle enormi potenzialità.

featuring pictorial cycles by Funi and Rossi. In the early years after its opening, a sculptural group created by Francesco Messina in 1949 depicting the Rape of Proserpina was placed next to the projection screen. After just a few months from its inauguration, the Cinema Teatro Manzoni entered the graces of the Milanese upper middle class, while the newspapers of the day ambitiously named it "the living room of Europe". On the theater stage, under the able direction of Remigio Paone, legends of the caliber of De Filippo, Gassman, Albertazzi, Volonté and Monica Vitti performed, as did Ombretta Colli and Ornella Vanoni. Meanwhile, the programming of the cinema focused on the blockbuster genre, in perfect keeping with the gargantuan scale of the hall (1,600 seats). Technological updating was continuous, to the point when in 1955 the Manzoni was the third cinema in the world and the first in Italy to adopt the Cinerama system, which used three projectors to create a 'panoramic' image. Today, at a distance of decades from the golden age of mass entertainment, the Manzoni represents Milan's most majestic legacy, and also the most complex to manage. While the theater continues to work successfully, the cinema closed its doors in 2006, and with it many of the businesses once hosted in the Galleria. From this history emerges a delicate and consummately contemporary issue, and that is restoring functionality to a structure of undeniable historical and artistic importance, charged with powerful symbolism and strategically located in the city center. The risk, which the restoration hopes to forestall, is the slow decay, fueled by general disinterest, of an urban landmark with enormous potential.

Alla pagina precedente: Via Manzoni attorno al 1900. In questa pagina: il Cinema Manzoni nel 1950. Previous page: Via Manzoni around 1900. This page: the Cinema Manzoni in 1950.

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IL CINEMA TEATRO MANZONI OGGI CINEMA TEATRO MANZONI TODAY

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Vista del Cinema Teatro Manzoni da via Manzoni / View of the Cinema Teatro Manzoni from Via Manzoni 25


La Galleria vista da via Manzoni / The Galleria seen from Via Manzoni 26


La Galleria vista da via Borgospesso / The Galleria seen from Via Borgospesso 27


Dettaglio di Apollo che schiaccia la testa di Medusa. Gruppo scultoreo di Leone Lodi / Detail of Apollo crushing the head of Medusa. Sculpture group by Leone Lodi 28


L’atrio del Cinema Teatro Manzoni / The hall of the Cinema Teatro Manzoni 29


Il bar del Cinema Manzoni / The bar of the Cinema Manzoni 30


Il foyer del Cinema Manzoni / The foyer of the Cinema Manzoni 31


L’interno del Cinema Manzoni / Interior of the Cinema Manzoni 32


L’interno del Cinema Manzoni / Interior of the Cinema Manzoni 33


La discesa al Teatro Manzoni / The stairway to the Teatro Manzoni 34


Il foyer del Teatro Manzoni / The foyer of the Teatro Manzoni 35


Il Teatro Manzoni / The Teatro Manzoni 36


I palchi del Teatro Manzoni / The boxes of the Teatro Manzoni 37


IL PROGETTO DI RECUPERO DELLA GALLERIA TEATRO MANZONI the restoration project of the galleria teatro manzoni

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Ri-progettare la Galleria Manzoni è il tema complesso che si trova ad affrontare lo studio milanese One Works. O, meglio, progettare per la Nuova Galleria Manzoni uno spazio inedito che reagisca alle esigenze della Milano di oggi. Il nuovo Manzoni ambisce a ritrovare quel ruolo di primo piano che certe dinamiche contemporanee rifiutano al più ingombrante pachiderma meneghino dell’intrattenimento di massa. Nelle notti di Brera e del Quadrilatero della Moda, solo le luci del teatro segnalano che il gigante sopito è ancora in vita. I piani superiori, come gli interni dei negozi lungo la galleria, si defilano nell’oscurità, mentre tutt’attorno brillano Palazzo Armani, l’Istituto Svizzero di Piazza Cavour e, in lontananza, il via vai di Piazza della Scala. L’approccio al tema dello studio One Works è positivamente “critico”, coerentemente con la complessità dei temi da affrontare. Sotto la necessaria e attenta tutela della Soprintendenza ai Beni Culturali, il complesso edilizio di via Manzoni 40 è, infatti, un “anno zero” impegnativo per il progetto. Se al tempo della costruzione l’architetto Bergonzo non esitò ad infarcire di opulenza il “cinema dei record”, senza lesinare sulle superfici marmoree, gli apparati scultorei e pittorici, gli ottoni e le luminarie, oggi ciascuno di questi elementi costituisce un’eredità preziosa quanto fragile. Parallelamente, gli anni d’oro del Manzoni, quelli in cui fu un polo di primaria importanza nel sistema cinematografico-teatrale milanese, hanno delineato i molteplici valori di cui l’edificio è diventato simbolo: l’eccellenza culturale della programmazione, l’avanguardia tecnologica dei dispositivi d’intrattenimento, la “milanesità” della galleria commerciale, la consacrazione a “salotto buono” del centro città. All’istanza di conservazione del patrimonio, materiale e culturale, fa da contraltare logico la necessità urgente di rifunzionalizzarlo, scongiurando due pericolose derive di segno opposto: da un lato la musealizzazione (per la verità improbabile) di un episodio urbano che dovrebbe giocare un ruolo attivo nella metropoli del XXI

Restructuring the Galleria Manzoni is the complex project that the Milanese studio One Works has been entrusted to think again. Or better, the new Galleria Manzoni, a space capable of responding to the needs of today's Milan. The new Manzoni aims to recover the foreground role that certain contemporary dynamics have denied to Milan's most cumbersome pachyderm of mass entertainment. On a given night in the Brera district or the 'Quadrilatero della Moda', the lights of the theater are the only indication that the sleeping giant is still breathing. The upper floors, like the shops that line the Galleria, are cloaked in darkness, while around them glow Palazzo Armani, the Swiss Institute in Piazza Cavour, and further away, the bustle of Piazza della Scala. The approach chosen by One Works is positively 'critical', in keeping with the critical nature of the issues to be addressed. Under the careful tutelage of the Superintendency of Cultural Heritage, the architectural complex in Via Manzoni 40 is a challenging “year zero”. At the time of its construction, the architect Bergonzo did not hesitate to fill the "record-breaking cinema" with opulence, without skimping on marble surfaces, sculptural and pictorial decorations, extravagant lighting and brass fixtures, such that today each of these elements constitutes a legacy as precious as they are fragile. In parallel, during the golden era of the Manzoni, back when it was a hub of primary importance in the city's film and theater system, the multiple values which the building came to symbolize were delineated: the cultural excellence of its programming, the cuttingedge technology of the equipment, the milanesità of the shopping gallery, its recognition as the elite 'living room' of the city center. The logical counterpart to the material and cultural conservation of such a legacy is the urgent need to restore its functionality, avoiding two potentially dangerous and opposite consequences: the 'museum-ization' (unlikely) of an urban treasure that should still play a role in 21st-century Milan on the one hand; the far more 39


IL PROGETTO DI RECUPERO DEL CINEMA TEATRO MANZONI

secolo; dall’altro il rischio, ben più concreto, del degrado e della perdita irrimediabile. La proposta di One Works è al tempo stesso rispettosa delle strutture materiali dell’esistente e decisa nel ridefinire integralmente le gerarchie spaziali dell’edificio. Nato per ospitare innanzitutto un cinema e un teatro, il Manzoni è concepito da Bergonzo come un organismo introverso: due spazi di dimensioni consistenti (le sale da spettacolo), vi sono completamente racchiusi e comunicano con l’esterno unicamente attraverso il percorso di accesso-uscita che conduce all’atrio, da questo alla Galleria e infine alla pubblica via. Pochi accorgimenti sono sufficienti a ribaltare tale configurazione, sul piano percettivo come della fruizione: la Galleria Teatro Manzoni vuole essere uno spazio inclusivo e in continua relazione con le dinamiche della città circostante. L’esperienza spaziale che propone One Works ha inizio in corrispondenza degli accessi alla Galleria. La difficoltà, in questo caso, consiste nel garantire la massima visibilità all’edificio lungo le rues-corridor su cui affaccia, le cui sezioni stradali ridotte impongono una visione scorciata dei fronti costruiti. Su via Manzoni l’attenzione del passante è richiamata dal portale in vetro nero retro smaltato (con dettagli color ottone, in assonanza con le finiture interne), su cui campeggia a grandi lettere il nome del complesso. Il portale integra anche uno schermo multifunzione destinato alle comunicazioni rivolte al pubblico del teatro. I visitatori provenienti da via Borgospesso sono accolti nella piazzetta di Largo Montagna, che si riscopre luogo d’incontro e aggregazione. L’apertura di un punto ristoro (servizio carente nel Quadrilatero della Moda) e la ritrovata continuità con l’interno del passage, ottenuta visivamente attraverso il prolungamento delle vetrine, configurano la piazzetta come naturale punto di snodo anche nella strada retrostante. Quest’ultima, attualmente uno spazio accogliente ma angusto e male illuminato, trova un nuovo respiro urbano: la nuova apertura verso lo spazio soprastante 40

concrete risk, on the other hand, of its decay and irremediable loss. The proposal submitted by One Works is at once respectful of the existing material structures and revolutionary in completely redefining the spatial hierarchies of the building. Created to host a cinema and a theater, the Manzoni was conceived by Bergonzo as an introverted organism: two spaces of formidable dimensions (the two halls)are entirely contained within, communicating with the outside exclusively through the entrance/ exit that conducts to the atrium, then from there to the Galleria and finally to the public street. Very few adjustments would need to be made to invert this configuration in terms of both perception and use, such that the Galleria Teatro Manzoni becomes an openly inclusive space, in continuous relation with the dynamics of the surrounding city. The spatial experience proposed by One Works starts with the access points to the Galleria. The difficulty in this case consists in ensuring maximum visibility to the building along the passageways facing it, whose streetfront sections restrict the view of the facades. On Via Manzoni the attention of the passerby is captured by the main glass door, painted black on back side (with details in tones of brass, harmonized with the interior fixtures), upon which one reads the name of the complex writ large. The door also incorporates a multifunctional screen that communicates information to the theaters patrons. Visitors arriving from Via Borgospesso encounter the building in the small piazza of Largo Montagna, which is recast here as a new social space. The presence of a food service facility (sorely lacking in the Via Montenapoleone fashion district) and the restored continuity with the interior of the Galleria, obtained visually through the elongation of the display windows, configure the little piazza as a natural intersection with the street behind as well. The latter, currently a potentially welcoming place but bare and rather dark, finds a new urban identity: the new opening toward the space above transforms the relationships between open and


the restoration project of the CINEMA TEATRO MANZONI

modifica i rapporti fra spazi aperti e chiusi mettendo in connessione visuale diretta la Galleria, quindi lo spazio pubblico, con l’interno un tempo invisibile. Lungo la Galleria, l’atrio si configura come ancora commerciale, invitando i visitatori ad inoltrarsi fino all’area di vendita principale, al primo piano, ottenuta dalla riconversione del cinematografo. Dallo stesso atrio si accede anche al teatro, che è così posto in continuità con il nuovo sistema degli spazi, pur mantenendo la conformazione attuale. Al secondo piano sarà localizzato uno spazio di memoria che racconti con chiarezza la storia di questa architettura milanese. Collocato esattamente all’interno della sagoma dell’ex-cinema, esso rappresenta un ulteriore elemento di attenzione al patrimonio recuperato alla città. Un volume per uffici, inserito con discrezione in copertura e chiaramente distinto dalla pre-esistenza, anche in virtù dei prospetti interamente vetrati, completa la stratigrafia delle funzioni ospitate nella Galleria Teatro Manzoni. Si tratta, in buona sostanza, delle stesse attività terziarie - cultura e spettacolo, commercio e uffici - con le quali Bergonzo aveva, a suo tempo, “congestionato” il vecchio Manzoni, solo ridisposte e ricalibrate in base alle trasformazioni a cui la città è sottoposta. Secondo la stessa ottica di continuità, il progetto di One Works si rivolge ai milanesi, oltre che ai variegati city users che animano il centro città, offrendo loro il pregiato apparato decorativo dello storico Manzoni in tutta la sua integrità, fino nel minimo dettaglio. Questo nella convinzione che esso possa tuttora configurarsi a emblema di quel lusso, eccellenza e gusto italiano di cui la Galleria Teatro Manzoni vuole farsi portavoce.

closed spaces, generating direct visual connection between the public space of the Galleria and the once invisible interior. Along the Galleria, the atrium retains its commercial set, inviting visitors to cross through into the main sales area, obtained by repurposing the cinema hall. One also accesses the theater from this same atrium, thereby creating continuity with the new system of spaces while maintaining its current conformation. The second floor will host a space of memory that explicitly recounts the history of this work of Milanese architecture. Situated inside the volume of the former cinema, it represents a further demonstration of the attention being given to the city’s recovered heritage. A new volume for offices, tastefully inserted on the roof and clearly distinct from the original structure (thanks in large part to the entirely glass facades), completes the organigram of functions hosted within the Galleria Teatro Manzoni. We are dealing here for the most part with the same tertiary activities - culture and entertainment, commerce and offices - with which Bergonzo had, in his own era, 'clogged' the original Manzoni. They are simply redistributed and recalibrated in response to the needs of the new urban populations to whom the project is targeted. In keeping with this same principle of continuity, the One Works project is addressed to the people of Milan, as well as to the city users who animate its center, offering them the extraordinary decorative program of the historic Manzoni in its entirety, down to the last detail, with the conviction that it can still stand as an emblem of the luxury, excellence and uniquely Italian taste embodied by the Galleria Teatro Manzoni.

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Planimetria urbana / Urban plan 42


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VIA MANZONI

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Pianta piano terra / Ground floor plan

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Pianta piano -2 / Plan level -2 44


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Pianta piano -1 / Plan level -1 45


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Pianta piano +1 / Plan level +1 46


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Pianta piano +2 / Plan level +2 47


Sezione A-A’ / Section A-A’ 48


Sezione B-B’ / Section B-B’ 49


Assonometria di progetto: vista da via Manzoni / Project axonometry: view from Via Manzoni 50


Assonometria di progetto: vista da via Borgospesso / Project axonometry: view from Via Borgospesso 51


Pavimentazione Galleria: stato di fatto / Pavement of the Galleria: current state 52


Pavimentazione Galleria: progetto / Pavement of the Galleria: project 53


La Galleria Teatro Manzoni: vista da via Manzoni. Stato di fatto e progetto / The Galleria Teatro Manzoni: seen from Via Manzoni. Current state and project 54


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L’interno della Galleria. Stato di fatto e progetto / Interior of the Galleria. Current state and project 56


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La Galleria Teatro Manzoni: vista da via Borgospesso. Stato di fatto e progetto / The Galleria Teatro Manzoni: seen from Via Borgospesso. Current state and project 58


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Modello della Galleria Teatro Manzoni / Model of the Galleria Teatro Manzoni 60


Modello della Galleria Teatro Manzoni / Model of the Galleria Teatro Manzoni 61


Modello della Galleria Teatro Manzoni / Model of the Galleria Teatro Manzoni 62


Modello della Galleria Teatro Manzoni / Model of the Galleria Teatro Manzoni 63


Modello della Galleria Teatro Manzoni / Model of the Galleria Teatro Manzoni 64


Modello della Galleria Teatro Manzoni / Model of the Galleria Teatro Manzoni 65


La Galleria Teatro Manzoni: vista notturna da via Borgospesso / The Galleria Teatro Manzoni: night view from Via Borgospesso 66


CREDITI / credits GALLERIA MANZONI. Via Manzoni 40-42 / Via Borgospesso 19, Milano Proprietà / Owner Prelios S.G.R. SpA– In nome per conto del Fondo / In the name and on the behalf of the Fund Social & Public Initiatives Progetto Architettonico / Architectural project One Works Coordinamento Generale / General Management PRELIOS Integra SpA

Consulenza legale / Legal consultant Studio Amministrativisti Associati Avv. Alessandra Bazzani – Avv. Guido Bardelli Consulenza tecnico-scientifica relativa all’autorizzazione commerciale / Consultant for commercial authorization Prof. Luca Tamini Consulenza relativa alla commercializzazione / Commercialization consultant Larry Smith Srl

Progetto Strutturale / Structural engineering Prof. Lorenzo Jurina - Studio Jurina Progetto Impianti Elettrici / Electrical engineering Deerns SpA Progetto Impianti Meccanici / Mechanical engineering Deern SpA Progetto Ambientale / Environmental project Deerns SpA Opere di Urbanizzazione / Urban planning One Works Progetto VV.F. / Fire safety project Huges Associates Europe srl Consulenza storico-artistica e per le attività di tutela / Consultant for historical, artistic and conservation matters Prof. Paolo Gasparoli - Gasparoli Srl

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Galleria Teatro Manzoni  

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