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n. 11 free magazine - Galleria civica di Modena


FERMO IMMAGINE FREEZE FRAME

La nuova stagione della Galleria civica si apre ancora sotto il segno delle collezioni. Dopo il confortante riscontro ottenuto dalla retrospettiva di Gabriele Basilico e da Macchine per abitare, l’esplorazione del fondo di opere su carta della Galleria prosegue con un allestimento di fotografie dedicate al fotogiornalismo e al reportage e con una selezione di disegni e incisioni di artisti italiani che agirono nell’ambito dell’Informale. Nei racconti per immagini realizzati dai reporter tornano protagonisti Che Guevara, Fidel Castro, Konrad Adenauer, Bill Clinton e Nelson Mandela; si riaffacciano alla memoria conflitti ed episodi cruciali della storia recente, dalla rivolta ungherese del 1956 alla caduta del muro di Berlino; si ripercorrono sentieri battuti in viaggi avventurosi, si incontrano o riscoprono usi, costumi, modi

The new season opens once again with the Galleria civica’s own collections. In the light of the positive response to the Gabriele Basilico retrospective and Macchine per abitare, our exploration of the Gallery’s body of paper-based works continues with a display of photographs dedicated to photojournalism and reportage, with a selection of drawings and etchings by those Italian artists who took part in the Informal movement. The narrative images produced by reporters feature figures such as Che Guevara, Fidel Castro, Konrad Adenauer, Bill Clinton and Nelson Mandela; conflicts and crucial episodes of recent history are brought back to mind, from the Hungarian revolt of 1956 to the fall of the Berlin Wall; paths beaten on adventurous journeys are retraced, along with various traditions, customs and lifestyles 3


di vivere. Ma l’allestimento, che attinge in gran parte al fondo Franco Fontana, è soprattutto un omaggio alla “professione reporter” e ai suoi frutti: le stampe, quasi sempre in bianco e nero, inviate alle redazioni, oggetti ai nostri giorni totalmente caduti in disuso, radicalmente soppiantati dalla velocità d’esecuzione e di trasmissione delle immagini digitali. Anche in questa occasione la raccolta del disegno rivela la sua ricchezza: pur avendo scelto, per l’attuale allestimento, un periodo cronologico limitato e un ambito di ricerca assai specifico, la rassegna sull’Informale in Italia ambisce infatti – se non alla completezza – almeno a offrire un panorama vasto e rappresentativo, reso ancora più articolato da alcune opere grafiche della collezione di Don Casimiro Bettelli, affidate al nostro museo in comodato dalla Curia modenese dal 1999. La Palazzina dei Giardini riaprirà invece il 15 marzo con la mostra del collettivo sloveno IRWIN, curata da Julia Draganović e Claudia Löffelholz di LaRete Art Projects, associazione alla quale si deve anche il ciclo di incontri Talk | Show, dedicato ai temi dello spazio e delle pratiche collaborative. La mostra di IRWIN sarà invece concentrata sui lavori condotti dal gruppo in collaborazione con altri artisti, tra i quali Marina Abramovic, Joseph Beuys e Andres Serrano. La diversa calendarizzazione progettata per quest’anno, in virtù della quale la collezione inaugurerà i propri allestimenti 4

encountered or rediscovered. Yet the display, mostly from the Franco Fontana archive group, is above all a homage to the figure of the ‘professional reporter’ and his/her images: the prints, almost always in black & white, sent to editors, a medium that these days has almost entirely fallen into disuse, radically overtaken by the speed of creation and transmission of digital images. Also on this occasion, the Drawing Collection showcases some of its gems: despite having chosen a restricted chronological period and a fairly specific field of research for the current show, the display presenting the Informal in Italy sets out to offer a vast and representative (albeit not complete) panorama of the movement, enhanced by a number of graphic works from the Don Casimiro Bettelli collection, entrusted to our Museum on loan from the Modenese Curia in 1999. The Palazzina dei Giardini will reopen on 15th March with an exhibition of works by the Slovenian collective IRWIN, curated by Julia Draganović and Claudia Löffelholz of the LaRete Art Projects, the association also responsible for the cycle of talks entitled Talk | Show, dedicated to the themes of collaborative spaces and practices. The IRWIN exhibition will instead focus on the works carried out by the group in collaboration with other artists, such as Marina Abramovic, Joseph Beuys and Andres Serrano. The new scheduling decided for this year, according to which the collection shows / febbraio 2014


a febbraio e ad aprile, mentre le mostre temporanee apriranno a marzo e giugno, consentirà alla Galleria di non avere mai entrambe le sedi chiuse per allestimento e poter rimanere così aperti tutto l’anno. Una novità importante riguarda anche “civico 103” che da questo numero sospende la pubblicazione sotto forma di applicazione per iPad per trasformarsi in una WebApp ancora più accessibile. La redazione è infinitamente grata a Carmen Pellegrino per averci voluto regalare Estella o del borgo abbandonato, attraverso il quale si viene introdotti al tema portante di questo undicesimo numero di “civico 103”.

will open in February and April, while the temporary exhibitions will open in March and June, will allow the Gallery never to have both venues closed for the preparation of exhibitions, and may thus remain open all year round. Another important novelty concerns ‘civico 103’ itself, which from this issue will no longer be published as an iPad App but rather as a Web App, making it even more widely accessible. The editors are eternally grateful to Carmen Pellegrino for having provided us with the short story Estella or the Tale of the Abandoned Village, through which to introduce the main theme of this, the eleventh edition of ‘civico 103’.

Fotogiornalisamo e Reportage L'Informale in Italia 22 febbraio-13 aprile 2014 Palazzo Santa Margherita corso Canalgrande 103 mer-ven 10.30-13.00 e 15.00-18.00 sab e dom 10.30-19.00 lun e mar chiuso, ingresso gratuito

p. 2 Gianfranco Gorgoni, The Oval Office (Jimmy Carter) Washington D.C., 1978 p. 6 Gina Lollobrigida, Baguio, anziana donna Igorot, Filippine, 1976 p. 10 Afro, senza titolo, 1960

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ESTELLA

O DEL BORGO ABBANDONATO Carmen Pellegrino

Quando Estella tornò al paese aveva all’incirca diciotto anni. Da dove venisse e per quale ragione, negli anni precedenti, si era allontanata non è importante ricordarlo ora. Si era a febbraio quel giorno, e nevicava. Il paese non era ancora desolato, non del tutto. Qualche famiglia resisteva. Poche, a dire il vero. Se ne sarebbero andate tutte nel volgere di pochi anni, compresi i De Paolis, nella cui casa sarebbe rimasta Estella, segreta guardiana dei muri, l’ultima abitante del paese abbandonato. Era tornata convinta di potersi sistemare nella vecchia casa dove aveva abitato con la madre fino a un certo punto, ma non trovò più niente. La casupola non aveva retto al pastone della terra molle e si era consegnata al suolo, alla sua fiorente collezione di morte. Vagò per un po’; faceva freddo ma voleva rivedere il paese, nonostante i lamenti di Gedeone, il suo vecchio cane, che voleva mettersi al riparo. Sicché, solo per accontentarlo, quando fu notte forzò il portone della chiesa, ma non ci volle molto a vincerlo perché era quasi del tutto marcito. L’indomani, forse avvisati dal parroco, vennero da Napoli a riprendersi l’abito monacale: glielo strapparono di dosso, senza indugio, e lei restò seminuda sul sagrato, con il cane che faceva del suo meglio per impedire ai passanti la vista delle vergogne. Rimase in quello stato fino a quando una vecchia non le diede una veste come ne portano le donne in campagna, una specie di lisesa a fiorami che la donna teneva di scorta in una gerla. Così, per il solo fatto di ritrovarsi nuovamente coperta, Estella si sentì meglio e riprese a camminare, poggiandosi di tanto in tanto a qualche albero che, stento e illividito dal freddo 7


quanto lei, l’accoglieva con aria di modesta protezione. Pian piano – con Gedeone che saltava i fossi con l’agilità di un bracco – si spinse fino al vicolo storto da cui cominciava la salita verso il monte e, con un’occhiata in basso, tutto si svolse, tutto le fu chiaro in un momento. Il paese che aveva sempre camminato, ora sembrava aver camminato di più nella sua chiusa coperta di fango, sicché gli abitanti si erano ritirati più a nord, sopra una porzione di terra abbastanza buona, meno incerta e tremolante. C’era un forte odore di pane appena sfornato là dove non c’erano mai stati forni; c’erano fuochi e comignoli fumanti dove prima non viveva nessuno. L’intrico dei vicoli a valle era in progressivo ritiro – lo mostravano anche le insegne scolorate di botteghe e fucine che sbattevano lugubri contro il vento, e certe porte d’ingresso spalancate sui cortili, vuoti anch’essi – mentre si erano popolate le vie a monte. Estella avvertì una punta di rimorso per essersene andata proprio quando il paese, come per un misterioso accordo con la morte, aveva dovuto di nuovo mettersi in moto, lottando contro i ristagni del suolo, contro le gobbe di ghiaia e la terra rossa, contro i tanti precipizi a sghembo. Un vago sentimento la colse di sorpresa e non lo sapeva ancora capire. Poco dopo, uno schiaffo di vento la sferzò in pieno volto e la riportò là dove si trovava, in una malora che aveva le montagne da tutte le parti, incorruttibili guardiani di una gora dove si andava a morire, mai a nascere. Tornò a valle attraverso un piccolo andito e constatò che la vita continuava come poteva, specialmente nella piazza che aveva dirimpetto la chiesa dove le vecchie, macerate dalle notti di umido, si trascinavano a fatica dal primo mattino. Sarebbe durato ancora per poco quel via vai nel paese. E fu per questo che quando finì del tutto Estella sentì ancora più inconsolabile la sua solitudine, destinata ad accrescersi ogni giorno di più, sensibile a ogni pietà o rimpianto. Come fare per non cadere nella trappola della vittimona che soccombe all’abbandono? Non era mai bastata a nessuno la sola volontà. Ma allora come salvare se stessa e il paese, senza farsi ingannare dalle falene che dietro i vetri ancora e ancora simulavano la vita? Con il gioco della memoria, ecco tutto. Prese a risuscitare uno a uno i gesti e i volti di chi aveva abitato il paese, compiacendosi ogni volta nel ritrovarli così carini ed educati, e chiedendo loro solo questo: Onestà, cari morti, onestà, o perlomeno un po’ di riguardo verso di lei, solo abbastanza morta.

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ESTELLA

OR THE TALE OF THE ABANDONED VILLAGE Carmen Pellegrino

When Estella returned to the village, she was about 18 years old. Just where she arrived from and why she had been away from the village in the previous years is of no importance at this stage. It was a February day, and it was snowing. The town was not yet quite deserted, not completely: a few families still held out. But very few to tell the truth. They would all leave in due course, including the De Paolis, in whose house Estella was to stay, as the secret guardian of those walls, and the last inhabitant of the abandoned town. She had come back in the belief that she would be able to settle down in the old house where she had lived with her mother up to a certain point, but she found nothing there. The ramshackle dwelling had been unable to stand up to the voracious muddy land and was all but lying on the ground, in the midst of the town’s spreading sense of death. She wandered around for a while; it was cold but she wanted to see the town once more, despite the remonstrations of Gedeone, her old dog, who was more interested in seeking shelter. And so just for his sake, once night had fallen, she forced open the main door of the church, which didn’t actually take much forcing for it was as good as rotten. The day after, perhaps having been informed by the priest, they came up from Naples to take away the monastic habit: they snatched it right off her, without so much as a by-your-leave, and she was left half-naked in the churchyard, her dog 9


doing his best to protect her honour from the eyes of passers-by. They crouched there in that pitiful state until an old lady gave her a dress like those worn by women in the countryside, a kind of flowered gown that the woman kept as a spare in her basket. And so, by the mere virtue of finding herself covered once more, Estella felt better and started walking anew, leaning from time to time again the odd tree which, as battered and bruised by the cold just as much as she was, welcomed her with an air of feeble protection. Little by little – with Gedeone jumping the ditches with all the agility of a bloodhound – she reached the winding alley from which the climb towards the mountaintop began and, casting her gaze downwards, everything seemed to turn around, to become suddenly all too clear. The village which had always shifted around, now seemed to have shifted even further under its blanket of mud, for the inhabitants had taken refuge to the north, on a piece of more solid ground, less uncertain than the previous site. There was a strong smell of freshly baked bread where there had never been bakeries; there were fires and smoking chimneystacks where nobody had lived before. The meandering alleyways further downhill were receding progressively – as 10

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could also be seen from the faded signs hanging outside stores and workshops, rattling eerily in the wind, and certain doors standing open on empty courtyards – while the streets on the upper side were full of people. Estella felt a pang of remorse for having left just when the town, as if by some mysterious pact with death, had had to start moving once more, clawing its way out of the waterlogged terrain, moving up against the mounds of gravel and red earth, against the many slanting precipices. A vague sentiment took her by surprise but she could not quite work out what it was. Then a blast of wind blowing straight into her face brought her right back to where she was: in a rut sealed in by mountains on every side, the eternal guardians of a swampland where people might go to die, but never again to be born. She made her way back down to the valley along a narrow passage and saw that life was carrying on as best it could, especially in the square alongside the church to which the old women, worn down by so many damp nights, slowly made their weary way from daybreak onwards. Even the remains of that hustle and bustle had their days numbered in the town. And this was why, when it all finished and everyone had gone for good, Estella felt even more inconsolable in her solitude, destined to grow day after day, sensitive as she was to every sense of regret. How is it possible not to fall into the trap of the victim figure, slowly succumbing to her own abandonment? Nobody had ever managed to do so by virtue of their will alone. And so quite how might she save herself and the town, without being taken in by the moths that continued to mimic life from behind the windowpanes? With the use of memory, that’s how. One by one, she began to re-evoke the gestures and faces of those who had inhabited the town, delighting each time in how sweet and polite she found them, asking only this of them: honesty, my dear departed, honesty, or at least a little respect towards her, she who was only fairly dead.

Carmen Pellegrino si occupa di storia contemporanea, di studi sulla marginalità e paesi abbandonati. Ha pubblicato il libro ’68 Napoletano (Sassari, 2008); i saggi contenuti nelle raccolte Qui si chiama fatica (L’Ancora del Mediterraneo, 2010), Strozzateci tutti (Aliberti, 2010), Novantadue (Castelvecchi, 2012). Ha curato l’antologia Non è un paese per donne (Mondadori, 2011). Scrive racconti. Collabora con il portale Book Detector. com e con “il Mattino”.

Carmen Pellegrino deals with contemporary history, and studies marginality and abandoned areas. She is the author of the book “’68 Napoletano” (Sassari, 2008); the essays to be found in the collection entitled “Qui si chiama fatica” (L’Ancora del Mediterraneo, 2010), as well as “Strozzateci tutti” (Aliberti, 2010) and “Novantadue” (Castelvecchi, 2012). She was the editor of the anthology “Non è un paese per donne” (Mondadori, 2011). She writes short stories, and contributes to both the portal “Book Detector.com” and the newspaper “il Mattino”.

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GLI SCATTI DELLA STORIA SNAPSHOTS FROM HISTORY

Silvia Ferrari

“Un racconto fotografico implica un impegno congiunto di mente, occhio e cuore”. Così scriveva Henri Cartier-Bresson, uno dei grandi protagonisti del reportage fotografico del Novecento, con una espressione capace di condensare in poche parole l’intera sua esperienza sulla fotografia. Per il fondatore dell’agenzia Magnum il primo proposito era cogliere in un’immagine il “momento decisivo”, racchiudere cioè in un istante il più ampio contesto narrativo di una situazione insieme al momento più intenso dell’azione stessa. Un tema che può essere letto come filo conduttore della mostra che la Galleria civica di Modena dedica al fotogiornalismo e al reportage: sono un centinaio le opere selezionate per le sale di Palazzo Santa Margherita, tutte provenienti

“The picture-story involves a joint operation of the brain, the eye, and the heart.” These were the words of Henri Cartier-Bresson, one of the great protagonists of 20th-century photo reportage, with an expression capable of condensing in only a few words his entire experience of photography. For the founder of the Magnum photo agency, the first thing was to grasp an image in the “decisive moment,” i.e. to envelop in a single instant the broader narrative context of a situation even more intense than the action itself. And this theme may be looked upon as a common thread holding together the exhibition that the Galleria Civica di Modena is dedicating to photojournalism and reportage: there are around 100 works on show in the rooms of Palazzo Santa Margherita, all from the Modene13


dal patrimonio del museo modenese, e ognuna di esse racconta brani di storia. La storia ufficiale che i libri e i giornali hanno restituito alla memoria del tempo, e le storie meno note al grande pubblico, quelle private e quelle fatte di racconti minimi e lontani dal sensazionalismo e dai clamori scandalistici. Il percorso affronta sotto vari aspetti il potenziale di comunicazione e di testimonianza propri del documento fotografico e offre diversi spunti di riflessione sul difficile e spesso contraddittorio rapporto con l’informazione e l’editoria, così come su quello tra l’immagine e la ‘verità’ dell’evento, oltre a riportare centralità sul ruolo del fotoreporter, la cui obiettività deve fare i conti con scelte di ordine etico, estetico e fatti contingenti. Il ritratto è un soggetto ampiamente rappresentato grazie ai volti dei grandi protagonisti della storia (da Che Guevara a Konrad Adenauer, da Jimmy Carter a Bill Clinton, dal subcomandante Marcos a Fidel Castro) che scorrono in una serie di memorabili scatti di cronaca; accanto a questi, altri ritratti, come quelli di Nelson Mandela realizzati da Alf Kumalo o di Madre Teresa di Calcutta firmati da Mary Ellen Mark, sono l’esito di reportage seguiti per lunghi periodi dagli autori e denotano una conoscenza profonda e ravvicinata dei personaggi e dei relativi contesti storici. Ampio respiro acquista poi una sezione dedicata al ritratto come esperienza di viaggio, come studio antropologico 14

se museum’s own heritage, and each of them tells a snippet of history. Both the ‘official’ history that books and newspapers have inscribed in the memories of time, and those histories lesser known to the public at large; private histories and those made up of minimal stories, a far cry from the scandalmongering sensationalism and clamour. The exhibition itinerary deals with the potential for communication and testimony innate in the photographic medium from various points of view, and offers various points of reflection on the difficult and often contradictory relationship with news and publishing, as well as that between the image and the ‘truth’ of the event, as well as bringing the photo-reporter back to centre-stage, whose objectivity must be weighed up against choices of an ethical and aesthetic nature, as well as contingent factors. The portrait is a subject widely represented thanks to the faces of the great protagonists of history (from Che Guevara to Konrad Adenauer, from Jimmy Carter to Bill Clinton, from Subcomandante Marcos to Fidel Castro) featured in a series of memorable shots from news articles; other portraits also stand alongside these – such as those of Nelson Mandela produced by Alf Kumalo, or of Mother Teresa of Calcutta taken by Mary Ellen Mark – as the outcome of reportage projects followed for a long time by the artists and which denote a profound and intimate knowledge of the subjects and / febbraio 2014


di culture lontane (si vedano i ritratti di Andrea Annessi Mecci, Selva Barni, Fabio Boni). Fra le immagini che documentano l’indagine antropologica è significativa una selezione della serie Native Americans di Adam Clark Vroman che racconta la vita quotidiana delle popolazioni indigene della zona di confine fra Messico e Stati Uniti d’America alla fine dell’Ottocento. Il reportage sociale porta le firme di grandi autori italiani, la cui oggettività non cela in taluni casi la partecipazione umana: valgano ad esempio i lavori di Ferdinando Scianna sulle feste religiose nell'Italia meridionale, quelli di Mimmo Jodice sui quartieri più poveri di Napoli, le immagini di Gianni Berengo

the historical contexts in which they were to be found. Ample space is also given over to a section dedicated to the portrait as a travel experience, as an anthropological study of faraway cultures (see the portraits by Andrea Annessi Mecci, Selva Barni and Fabio Boni). Among the images that document anthropological studies, there is a significant selection from the series ‘Native Americans’ by Adam Clark Vroman telling of the everyday lives of the indigenous peoples in the border zone between Mexico and the United States of America at the end of the 19th century. Social reportage also bears the names of great Italian artists, whose objectivity, in some cases, does not hide their human 15


Gardin dedicate alle comunità di zingari a Palermo. In questo ambito si inserisce anche lo scatto di Josef Koudelka a un giovane zingaro nel momento del suo arresto da parte della polizia Cecoslovacca, immagine simbolo del suo interesse nei confronti di una comunità, di cui registrò ogni momento di vita quotidiana, che giorno per giorno veniva minacciata da leggi governative sempre più restrittive. Sono diversi gli autori che lavorano mossi da un impegno sociale e politico, talvolta fino a diventare strumenti di campagne per i diritti civili di intere popolazioni o minoranze: i ritratti delle donne algerine senza velo, ripresi da 18

participation: for example, in the works of Ferdinando Scianna on religious feasts in the South of Italy; those by Mimmo Jodice on the poorest neighbourhoods of Naples, and the images of Gianni Berengo Gardin dedicated to the Gypsy communities of Palermo. In this field, we may also include the shot by Josef Koudelka of a young Gypsy while he is being arrested by the Czech police, an image which symbolises his interest in a community, of which he documents every moment of everyday life, threatened on a daily basis by ever more restrictive government laws. The work of various artists has been spurred on by their social and political commitment, if not indeed to become / febbraio 2014


Marc Garanger (soldato di leva nell’esercito francese durante la colonizzazione in Algeria) sono da un lato semplici fotografie destinate alla funzione di documenti d’identificazione – divenuti obbligatori per gli abitanti dei villaggi controllati dai militari francesi – ma vogliono essere anche un veicolo per dare voce alla protesta muta di che non ha avuto modo di esprimersi più ufficialmente. Sotto questa luce si collocano anche le opere di Sebastião Salgado, di cui è presentato un celebre scatto sui lavoratori nelle cave in Brasile; e così i reportage di Romano Cagnoni in Nigeria o di Ross Baughman in Rhodesia, e infine di Daniel Schwarz in Cambogia non possono che essere interpretati anche come denuncia dello sfruttamento di intere popolazioni. Si apre quindi un capitolo sulla fotografia di guerra, di conflitti e sommosse, documentati per sommi capi ancora una volta da episodi meno protagonisti delle prime pagine della stampa occidentale, come le drammatiche vicende del Cile durante la dittatura di Pinochet, le condizioni del Chapas, la rivoluzione ungherese del ’56, la strage dei Watussi in Burundi nel ’64. Tra gli oltre sessanta protagonisti presenti nella selezione odierna, certamente non esaustiva dell’arco cronologico che copre, compaiono comunque alcuni dei nomi che hanno fatto la storia della fotografia di reportage a livello mondiale come Weegee, Henri Cartier-Bresson,

instruments of campaigns for the civil rights of entire populations or minorities: the portraits of the Algerian women without their veil, shot by Marc Garanger (a conscript in the French army during the colonisation of Algeria) are on one hand simple photographs destined for use as identity documents – made compulsory for the inhabitants of the villages controlled by the French military – but they also serve as a vehicle to give voice to a silent protest against a situation which had no official channels of expression. In this light, we may also look at the works of Sebastião Salgado, by whom a famous work is on display on Brazilian quarry workers; likewise the reportage by Romano Cagnoni in Nigeria or by Ross Baughman in Rhodesia, and lastly by Daniel Schwarz in Cambodia cannot but also be interpreted as the denouncement of the exploitation of entire populations. And thus a chapter opens on war photography, of conflicts and riots, documented briefly once again by episodes that were as often as not overlooked by the Western press, such as the dramatic vicissitudes of Chile during the Pinochet dictatorship; the living conditions in Chapas; the Hungarian revolution of ‘56; and the Watussi massacre in Burundi in ‘64. Among the more than 60 protagonists featured in the present selection – one far from offering complete documentation of the time span covered – many of the names that have marked the history of reportage photography on a world level ap19


Tim N. Gidal, Robert Capa, William Klein, oppure, per stare sul versante italiano, Caio Mario Garrubba, e firme che hanno fatto la storia dell’editoria italiana come Mario De Biasi, Giorgio Lotti e Mauro Galligani, tutti protagonisti di annate storiche di “Epoca”, oltre a esponenti delle ultime generazioni del reportage come Aldo Soligno, che aprono la riflessione su un genere oggi spesso soppiantato dalla velocità d’esecuzione e di trasmissione delle immagini digitali.

pear, such as Weegee, Henri Cartier-Bresson, Tim N. Gidal, Robert Capa, William Klein, or on the Italian side, Caio Mario Garrubba, as well as other names that shaped the history of Italian publishing, such as Mario De Biasi, Giorgio Lotti and Mauro Galligani, all collaborators during the golden years of ‘Epoca’, as well as exponents of the more recent generations of reportage photography, like Aldo Soligno, opening reflections on a genre which today in many respects has been overtaken by the speed of execution and transmission of digital images.

p. 12 Marc Garanger, Femme Algerienne, 1960 p. 15 Ferdinando Scianna, Tre castagni, 1963 p. 16 Sebastião Salgado, Brasil, 1996 p. 18 Alf Kumalo, Mandela, Treason Trial Acquital, 1961 Mario De Biasi, Linciaggio del cadavere di un agente dell’Ahv, Budapest, ottobre 1956 p. 22 William Klein, Il giorno di San Patrizio, New York, 1955 p. 27 Caio Mario Garrubba, Casablanca, 1954

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FOTOGIORNALISMO E REPORTAGE IMMAGINI DALLA COLLEZIONE DELLA GALLERIA CIVICA DI MODENA

opere in mostra / works on show Andrea Annessi Mecci (Roma 1970) Ritratti. Rajasthan, 2000 [nn. archivio 3113-3118] Luis Arnez (Arica 1930) Campesino. Reforma Agraria, Ñuble, 1971 [2377] Selva Barni (Pistoia 1975) Ritratti irakeni – Bagnanti irakeni, Daraid, Nassar, Zakaria, Mohannad, Bagdad, 2000 [3188] Ritratti irakeni – Talep Hammed venditore di piccioni, Monsul, 2000 [3191]

Avenue Clichy, 1949 [548] Afrique ‘60, Mali, 1960 [594] Roberto Brancolini (Modena 1964) Berlino, 1990 [1263, 1264, 1269] Caduta del muro di Berlino, 1990 [1267, 1268] John Ross Baughman (Dearborn 1953) From Rhodesia Kihidou, 1977 [223]

Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure 1930) Zingari a Palermo, 1995 [2648, 2649]

Patrich Bruchet (Francia) Funérailles de Joséphine Baker, Paris, 1975 [240]

Ferenc Berko (Nagyvàrad 1916-Aspen 2000) French family at seaside holidays, Trouville, 1937 [610]

Romano Cagnoni (Pietrasanta 1935) Wounded Israeli soldier and his wife, 1973 [281]

Werner Bischof (Zurigo 1916-Trujillo 1954) Crying child, Hungary, 1947 [173]

Nigeria, 1968 [505]

Fabio Boni (Reggio Emilia 1965) Saharawi, aprile 1996 [2183]

Andrea Cairone (Milano 1961) Bill Clinton Campaign, Cheyenne Wyoming, 1992 (1995) [1612]

Édouard Boubat (Parigi 1923-Montrouge 1999) Lella, Bretagne, 1947 [239]

Robert Capa (Budapest 1913-Thai Binh 1954) Palermo, 1944 [351]

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Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie 1908-Alpesde-Haute-Provence 2004) Mexico, 1934 [357]

Josè Francisco Gàlvez Jurado (Còrdoba 1949) Senza titolo, 1993 [714]

Shanghai, s.d. [591]

Marc Garanger (Ezy-sur-Eure 1935) Femme Algerienne, 1960 [238, 1342]

Agustì Centelles Ossò (Valencia 1909-Barcellona 1985) Senza titolo [Barcellona], 1937 [178]

Caio Mario Garrubba (Napoli 1923) Casablanca, 1954 [568]

Chargesheimer (Carl-Heinz Hargesheimer) (Köln 1924-Ebenda 1971) Konrad Adenauer, 1959 [266]

Paolo Gasparini (Gorizia 1934) Senza titolo, 1978 [445]

Francesco Cocco (Recanati 1960) Finale Emilia, 2012 [3840]

Tim N. Gidal (Ignatz Nachum Gidalewitsch) (Monaco 1909-Gerusalemme 1996) Red Light District, Hamburg, 1929 [196]

Kabul, 2008 [3841]

Fear, the stars look down, London, 1940 [197]

Angelo Cozzi (Milano 1934) Guerra dei sei giorni, 1967 (1984) [282]

Javier Godoy (Santiago 1965) Copa Libertadores, Estadio Nazionale, Santiago, 1995 [2409]

Pino Dal Gal (Verona 1936) Mensa aziendale, 1964 [275] Mario De Biasi (Sois 1923-Milano 2013) Linciaggio del cadavere di un agente dell’Ahv, Budapest, ottobre 1956 [358]

Gianfranco Gorgoni (Roma 1941) The Oval Office (Jimmy Carter), Washington D.C., 1978 [771] Fidel Castro, La Havana, 1979 [778] The longest Walk, Washington D.C., 1978 [777]

Mosca, s.d. [508] Strage di Watussi, Burundi, 1964 [2035]

Mark Greenberger Rajhesh [Osho], 1985 [110]

Alain Desvergnes (Pèrigord 1931) Yoknapatawana, carcerato, Missisipi 1963 [468]

Paula Haro Poniatowska (Città del Messico, 1970) Senza titolo, s.d. [2442]

Paolo Ferrari Manifestazione 24 marzo, Roma, 1980 [1243]

Frida Hartz (Città del Messico 1960) Subcomandante Marcos en algùn lugar de la selva Lacandona, 1994 [2446]

Mauro Galligani (Farnetella, Siena 1940) Mozambico, 1994 [718] Kabul, Afghanistan, 1979 [3844] Samarcanda, Uzbekistan, 2002 [3845]

Senza titolo, s.d. [2445] Alejandro Hoppe (Santiago 1961) Funeral del fotografo Rodrigo Rojas Denegri, quemado vivo por militares, Santiago [2397]

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Repartición de alimentos, población La Victoria, Santiago, 1986 [2394]

Juan Domingo Marinello (Inquique 1948) Parada militar, 1972 [2383]

Estudiantes aguardan la llegada de Pinochet, Santiago, 1984 [2402]

Mary Ellen Mark (Filadelfia 1940) Madre Teresa, Calcutta, 1980 [222]

Manifestación contra la tortura, Biblioteca Nacional, Santiago, 1988 [2408]

Ramon Masats (Barcellona 1931) Senza titolo, s.d. [180]

Funeral de Clotario Blest, lider sindacal, Santiago, 1990 [2410]

Marcelo Montecino (Santiago 1943) Escuela Militar, Santiago, 1983 [2401]

Alvaro Hoppe (Santiago 1956) Te Deum, Catedral de Santiago, 1988 [2400]

Melina Mulas (Milano 1960) Dharamsala, India, 1990-2005 [3376]

Funeral del padre André Jarlan, muerto por policias en la población, La Victoria, Santiago, 1984 [2396]

Dharamsala, India, 1990-2005 [3381]

Mimmo Jodice (Napoli 1934) Napoli, 1975 [3092]

Oscar Navarro (Santiago 1960) No + porque somos más. Dia internacional dela Mujer. Santiago, 1986 [2395]

William Klein (New York 1928) Il giorno di San Patrizio, New York, 1955 [140] Josef Koudelka (Boskovice 1938) Jarabina, Cecoslovacchia, 1963 [231] Alf Kumalo (Alfred Mangalito Kumalo) (Johannesburg 1930-2012) Mandela says goodbye to the people of South Africa. As he retires, 1999 [2731] Mandela, Treason Trial Acquital, 1961 [2732] Jorge Laniszewski (Santiago 1949) Funeral de Josè Manuel Parada, militante comunista degollado, Santiago, 1985 [2399] Gina Lollobrigida (Subiaco 1927) Baguio, anziana donna Igorot, Filippine, 1976 [677] Héctor Lopez (Santiago 1955) Catedral de Santiago. Hommenaje a los Detenidos Desaparesidos, 1984 [2404] Giorgio Lotti (Milano 1937) Senza titolo, s.d. [624] Shanghai, 1974 [545]

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Gregers Nielsen (Danimarca 1931-2002) Senza titolo, s.d. [60] Ulises Nilo (Santiago 1968) Casa central, Universidad Católica de Chile, Santiago, 1987 [2398] Raùl Ortega (Città del Messico 1963) La risa y el fusil. Selva Lacandona, Chapas, Mexico, 1994 [2448] John Phillips (Bouïra 1914-New York 1996) Stalin, Roosvelt (con il suo capo della sicurezza), Churchill, Teheran 1943 [608] Roger Pic (Parigi 1920-2001) Il Che, 1962 [1355] Javier Raventos Costa Rica, 1981 [908] Marc Riboud (Lione 1923) Nepal, 1956 [549] Ghana, s.d. [681] Sebastião Salgado (Aimorés 1944) Brasil, 1996 [499]

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August Sander (Herdorf 1876-Köln 1961) Senza titolo, s.d. (1978) [356]

Adam Clark Vroman (La Salle 1856-Altadena 1916) Madre Zuni, 1902 [2463]

Daniel Schwartz (Olten 1955) Un sopravvissuto ai campi di sterminio cambogiani. Alle spalle la testimonianza del genocidio dei Khmer Rossi, Kompong Cham, Cambogia, 1992 [1988]

Navajo, 1902 [2466] Moki Towns, interno a Metata, 1895 [2505] Hopi Towns, danza del serpente, 1901 [2508]

Ufficiali del regime militare controllano monaci fedeli in pellegrinaggio, Mawtinsun, Burma, 1992 [1989] Ferdinando Scianna (Bagheria 1943) Tre castagni, 1963 [293]

Snapshots (istantanea), 1898 [2512] Danza del serpente. Oraibe, sacerdoti serpente, 1900 [2514] Nei pressi degli Zuni, danza della pioggia, 1900 [2522]

Aldo Soligno (Napoli 1983) Gaza, 2011 [3712a-f ] Ángeles Torrejón (Messico 1970) Resguardo zapatista. Selva de Chapas, Mexico, 1994 [2444]

Pettinatura, 1901 [2529] Hopi Towns, danza del serpente, 1901 [2539] Enchanted Mesa, la difficile ascesa, 1897 [2558]

Chapas, Mexico, s.d. [2443] Weegee (Arthur Fellig) (Złoczew 1899-New York 1968) People, 1950 ca. [598]

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TUTTO VA RIMESSO IN CAUSA EVERYTHING MUST BE CALLED INTO QUESTION ONCE MORE

Marco Pierini

“Tutto va rimesso in causa. L’artista è libero per la sua libera esplorazione, come lo è lo scienziato che non domanda il permesso a nessuno per una scoperta. Non esistono soltanto scoperte scientifiche, esistono scoperte poetiche”. Con queste parole Emilio Vedova, in un breve scritto del 1954, condensò lo spirito del tempo e dei fermenti artistici che lo andavano scuotendo. Rimettere tutto in causa voleva dire una cosa profondamente diversa da ciò che avevano inteso le avanguardie del primo Novecento. Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale nessuno poteva consentire – a sé stesso e agli altri – alcun tipo di rivoluzione meramente estetica, un rinnovamento

“Everything must be called into question once more. The artist is free by virtue of his free exploration, just as the scientist is when he asks nobody’s permission before making a discovery. There are not just scientific discoveries but also poetic ones.” It was with these words that Emilio Vedova, in a brief essay of 1954, summed up the spirit of the day and the artistic ferments that he had been shaken by. Calling things into question once more entailed saying something profoundly different from that which had been meant by the avant-garde movements of the early 20th century. In the immediate post-war years, nobody could afford – for themselves or others – any type of merely aesthetic revolution, or any form of renewal that did 29


che non rimettesse in discussione il senso stesso del fare arte, la funzione sociale dell’artista. La libertà d’espressione, dunque, il rifiuto delle norme – tanto quelle dettate dalla tradizione, quanto quelle ormai ridotte a formalismo stabilite dalle avanguardie storiche – la forte componente esistenziale furono i principali elementi comuni che condussero gli artisti a sperimentare tecniche, materiali e modalità espressive molto diverse tra loro. I risultati di questa incessante sperimentazione sono leggibili anche nelle opere su carta, esiti spesso perfettamente compiuti e autonomi, piuttosto che abbozzi e appunti di carattere progettuale. I principali orientamenti linguistici dell’Informale italiano sono ben rappresentati all’interno della collezione della Galleria civica, i cui fogli testimoniano il prevalere, di volta in volta, del segno, del gesto, della materia, dell’articolazione spaziale. Una sala è dedicata alla grafica di Alberto Burri, sempre innovativa e sorprendente per i materiali e le tecniche utilizzate, una a Lucio Fontana, dove oltre a sette disegni di periodi e soggetti diversi, si possono ammirare numerose incisioni, comprese le splendide tavole realizzate per un libro di favole di La Fontaine pubblicato nel 1964 e per Apocalissi e sedici traduzioni di Giuseppe Ungaretti, stampato nel 1965 in 150 esemplari. La raccolta del disegno della Galleria civica di Modena possiede anche nume30

not also question the very sense of making art, and the social function of the artist. Freedom of expression, and thus the refusal of norms – both those dictated by tradition and those reduced to mere formalisms established by the historical avant-garde movements – and the strong existential component were the main common elements that led the artists to experiment with a diverse range of media, materials and means of expression. The results of this ceaseless experimentation are wholly legible also in their paper-based works, of which the outcomes are often perfectly complete and autonomous, rather than being sketches or notes of a given stage of development. The main linguistic orientations of the Italian Informal movement are well represented within the Galleria Civica’s own collection, the sheets of which testify to the alternating prevalence of the stroke, gesture, matter or spatial articulation in the movement. One room is given over to the graphics of Alberto Burri, forever innovative and surprising by virtue of the materials and the techniques adopted; one to Lucio Fontana, where along with works from seven different periods with seven different subjects, a number of engravings will be on display, including the splendid boards produced for ‘Six contes de La Fontaine’, a book of fables published in 1964 for ‘Apocalissi e sedici traduzioni’ by Giuseppe Ungaretti, of which a limited edition of 150 copies was printed in 1965. / febbraio 2014


p. 28 Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1968 p. 31 Giuseppe Capogrossi, Cartella da sei, tavola sei, 1968 p. 32 Afro, senza titolo, 1958 ca. p. 34 Piero Dorazio, senza titolo, 1964 p. 37 Cesare Peverelli, Les Mouettes, 1960 p. 38 Gastone Novelli, senza titolo, 1963

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rose testimonianze degli esordi, di stampo chiaramente informale, di artisti che nella fase matura del loro cammino seguirono strade diverse come Vasco Bendini, Concetto Pozzati e Claudio Verna. Fogli poco noti che, al pari dei lavori di artisti ingiustamente relegati ai margini della storiografia come Annibale Biglione o Mario Nanni, rappresentano forse uno dei maggiori motivi d’interesse di questo allestimento. L’esposizione dedicata all’Informale in Italia è, infine, anche un modo per rileggere la storia della Galleria civica e quella del formarsi della sua collezione, dal momento che nel corso degli ultimi trent’anni sono state allestite dal museo modenese personali dedicate ad Accardi, Afro, Bendini, Fontana, Novelli, Peverelli, Pozzati, Scanavino, Scialoja e Turcato. Tra gli artisti presenti in mostra si ricordano: Carla Accardi, Afro, Vasco Bendini, Annibale Biglione, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Mino Ceretti, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Pinot Gallizio, Virgilio Guidi, Bice Lazzari, Leoncillo, Mario Nanni, Gastone Novelli, Cesare Peverelli, Concetto Pozzati, Bepi Romagnoni, Antonio Sanfilippo, Emilio Scanavino, Tancredi, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Claudio Verna, Giuseppe Zigaina.

The Drawing Collection of the Galleria Civica di Modena also features numerous testimonies of the early works, of a clearly informal nature, of artists who in the later years of their lives were to follow very different paths, such as Vasco Bendini, Concetto Pozzati and Claudio Verna. These are little known sheets which, alongside the works of artists often unfairly relegated to the margins of historiography such as Annibale Biglione or Mario Nanni, represent perhaps one of the greatest sources of interest in this display. The exhibition on Italian Informalism also offers the chance to reflect on the history of the Galleria Civica itself and the formation of its collection, given than over the last 30 years, solo shows have been staged at the Modenese museum dedicated to Accardi, Afro, Bendini, Fontana, Novelli, Peverelli, Pozzati, Scanavino, Scialoja and Turcato. The artists present in the exhibition include: Carla Accardi, Afro, Vasco Bendini, Annibale Biglione, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Mino Ceretti, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Pinot Gallizio, Virgilio Guidi, Bice Lazzari, Leoncillo, Mario Nanni, Gastone Novelli, Cesare Peverelli, Concetto Pozzati, Bepi Romagnoni, Antonio Sanfilippo, Emilio Scanavino, Tancredi, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Claudio Verna and Giuseppe Zigaina.

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L'INFORMALE IN ITALIA OPERE SU CARTA DALLA COLLEZIONE DALLA GALLERIA CIVICA DI MODENA opere in mostra / works on show Carla Accardi (Trapani 1924) Chiuso sospeso, 1962 inchiostro su cartoncino [n. archivio 135]

con 3 incisioni, acquaforte, acquatinta e collage con foglia oro edizione Stamperia 2RC, Roma [DB 655]

Senza titolo, 1964 litografia su carta in cartella AA.VV. The lithograph, Galleria La Salita, Roma [collezione Don Casimiro Bettelli DB 501]

Muffa, 1957 acquaforte, litografia e tecnica mista su carta Edizioni Castelli, Roma [DB 37/a]

Afro (Afro Basaldella) (Udine 1912-Zurigo 1976) Senza titolo, 1960 tempera e inchiostro su carta [523] Senza titolo, 1958 ca. tempera e china su carta [937] Vasco Bendini (Bologna 1922) Senza titolo, 1957 grafite su carta uso pergamena [327] Senza titolo, 1957 grafite su carta uso pergamena [328] Senza titolo, 1956 tempera su carta intelata [342] Annibale Biglione (Settimo Vittone 1923-Pietra Ligure 1981) Senza titolo, 1961 inchiostro su carta [DB 595] Alberto Burri (Città di Castello 1915-Nizza 1995) 17 variazioni su temi proposti per una pura ideologia fonetica, 1962, di Emilio Villa

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Bianchi e neri I– tavv. A-F, 1967-1968 6 litografie, calcografie e collage d’acetato su carta edizione Stamperia 2RC, Roma [DB 622/b] Lettere A-F, 1969 6 serigrafie su carta edizione Stamperia 2RC, Roma [DB 646] Cretto E, 1971 acquatinta e acquaforte su lastra di zinco edizione Stamperia 2RC, Roma [DB 68] Giuseppe Capogrossi (Roma 1900-1972) Cartella da sei, 1968 6 litografie, calcografie e stampe a secco edizione Stamperia 2RC e Marlborough, Roma [DB 620] Mino Ceretti (Milano 1930) Anatomia, 1959 inchiostro, matita, graffi su carta [101] Studi di corpi, 1958 inchiostro su carta [102]

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Piero Dorazio (Roma 1927-Perugia 2005) Senza titolo, 1964 tempera su carta [368] Lucio Fontana (Rosario 1899-Comabbio 1968) Studi per soffitto spaziale, 1951 inchiostro e matita su carta [091] Studi per due ceramiche, 1942 ca. inchiostro su carta [092]

Studio di nudo femminile seduto, 1947 matita su carta [097] Senza titolo, 1958 litografia su carta contenuta in cartella AA.VV. The lithograph [DB 501] Concetto spaziale, 1960 litografia [DB 13]

Studio per concetto spaziale, 1951 ca. inchiostro su carta [093]

Apocalissi, 1965 di Giuseppe Ungaretti con 2 Concetti spaziali, Brenno Bucciarelli, Ancona [DB 656]

Studio per decorazione, 1950-1955 penna biro su carta [094]

Six contes de La Fontaine, 1964 Edizioni del Cinquale, Camaiore [DB 500]

Studi per teatrini, 1964-1965 penna biro su carta [095]

Nudo azzurro, 1967 acquaforte e litografia, edizione Stamperia 2RC Roma [DB 10]

Studio per un artista spaziale-ambiente spaziale, 1949 ca. Inchiostro su carta [096]

Nudo rosa, 1967 acquaforte, edizione Stamperia 2RC, Roma [DB 12]

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Senza titolo, 1963 acquaforte [DB 627] Incisione bianca, 1967 acquaforte e strappi su carta [DB 11] Senza titolo, suite di 6, tavola 6 acquaforte e incisioni su lastra di zinco, stamperia 2RC e Marlborough, Roma [DB 621] Senza titolo, s.d. acquaforte [DB 24] Vite, 1968 acquaforte, acquatinta e fori su carta verde [DB 16] Concetto spaziale, 1968 litografia [DB 20] Pinot Gallizio (Giuseppe Gallizio) (Alba 1902-1964) Senza titolo, 1959 inchiostro su carta [007] Virgilio Guidi (Roma 1891-Venezia 1984) Senza titolo, 1962 tecnica mista su carta [1129]

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Bice Lazzari (Venezia 1900-Roma 1981) D 164/bis, 1959 carboncino su carta [082] L/40, 1957 carboncino su carta [083] Leoncillo (Leoncillo Leonardi) (Spoleto 1915-Roma 1968) Senza titolo, s. d. tecnica mista su carta [230] Senza titolo, 1958 tempera su carta [231] Mario Nanni (Castellina in Chianti 1922) Senza titolo, 1957-1959 ca. acquerello, inchiostri acquerellati e graffiti su cartoncino [988] Senza titolo, 1957-1959 ca. acquerello, inchiostri acquerellati e graffiti su cartoncino [989] Senza titolo, 1957-1959 china e inchiostri acquerellati su cartoncino [983]

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Gastone Novelli (Vienna 1925-Milano 1968) Senza titolo, 1963 matita, pastello e tempera su cartoncino [114]

Senza titolo, 1968 litografia su carta in cartella AA.VV. The lithograph [DB 501]

Senza titolo, 1963 matita su carta [115]

Emilio Scanavino (Genova 1922-Milano 1986) Senza titolo, 1955-1956 inchiostro e pastello su carta [401]

El vino tinto, 1963 matita e tempera su carta [116] Senza titolo, 1958 matita e combustioni su carta [117] Cesare Peverelli (Milano 1922-Parigi 2000) Prisonnier de soi-meme, 1958 inchiostro su carta [1386] Personnage, 1959 acrilico su carta [1387] Les Mouettes, 1960 inchiostro su carta [1388, 1389] Concetto Pozzati (Vò di Padova 1935) Senza titolo, 1959 matita, pastelli e tempera su carta [656] Muro bolognese, 1958 matita e tempera su carta [660] Senza titolo, 1958 matita e carboncino su carta [661] Senza titolo, 1958 matita e carboncino su carta [675] Senza titolo, 1960 carboncino e pastello su carta [677] Senza titolo, 1960 carboncino e pastello su carta [678] Bepi Romagnoni (Milano 1930-Capo Carbonara 1964) Senza titolo, 1957 china su carta [209]

Senza titolo, 1954 inchiostro acquerellato su carta [694] Senza titolo, 1961 inchiostro e tempera su carta [695] Toti Scialoja (Antonio Scialoja) (Roma 1914-1998) Senza titolo, 1956 tempera su carta giapponese [128] Tancredi (Tancredi Parmeggiani) (Feltre 1927-Roma 1964) Composizione astratta, s.d. grafite e pastello su carta [DB 142] Giulio Turcato (Mantova 1912-Roma 1995) Senza titolo, 1969 due serigrafie in cartella di 11, edizione Il Foglio, Macerata [DB 624] Emilio Vedova (Venezia 1919-2006) Senza titolo, 1971 acquaforte, acquatinta, puntasecca [DB 596] Claudio Verna (Guardiagrele 1937) Senza titolo, 1961 carboncino e pastelli su carta [843] Senza titolo, 1959 pennarello, tempera e acquerello su carta [845] Giuseppe Zigaina (Cervignano del Friuli 1924) Senza titolo, 1960 inchiostro e matita grassa su carta [1208] Figure, 1963 carboncino su carta intelata [DB 400]

Antonio Sanfilippo (Partanna 1923-Roma 1980) Senza titolo, 1962 pennarelli su carta [100] 39


IRWIN

DREAMS AND CONFLICTS Julia Draganović e Claudia Löffelholz

Creare qualcosa insieme, costruire, oltre che dei prodotti raffinati, che riescono bene solo mettendo insieme le capacità e le energie di più persone, anche un senso di appartenenza condivisa, far nascere un “noi” – è un’idea che appassiona facilmente. D’altro canto, le collaborazioni si rivelano di frequente complesse e laboriose. Pur essendo la base indispensabile della nostra società e della convivenza degli individui, rimangono spesso un sogno che perseguiamo con fatica. Tutti possiamo raccontare di esperienze conflittuali o addirittura fallite. Oltre ad essere un’abilità o un approccio sociale che acquistiamo nel corso degli anni, la collaborazione fa parte della natura dell’uomo che dal giorno della nascita impara a cooperare con la madre per poter sopravvivere, come ricorda Richard Sennet nel suo libro Together 1. È una capacità che va allenata e applica-

Creating something together, building not only a series of highly refined products, made possible only thanks to the skills and energies of various different people, but also a sense of shared belonging, bringing about an ‘us’, is an idea that is quick to take hold. On the other hand, collaboration projects often turn out to be complex and somewhat laborious. Despite being the indispensable basis of our very society and the cohabitation of individuals, they often remain a dream too tiring for us to follow. We all have stories to tell of conflictual collaborative experiences or even downright failures. As well as being a social skill or approach that we acquire over the years, collaboration is part of the nature of man, who from the day he is born learns to cooperate with his mother in order to survive, as Richard Sennet reminds 41


ta quotidianamente, anche se il terreno sul quale ci muoviamo è pieno di tranelli. Troppo spesso invece dell’ascolto, del confronto e del dialogo – che sono il punto di partenza per costruire qualcosa insieme e mediare tra interessi differenti – ci viene insegnato ad essere competitivi. A volte è difficile capire che anche la competizione riesce meglio se siamo capaci di collaborare. Insomma, si intuisce presto che ci troviamo davanti a una delle grandi sfide dei nostri tempi! Il collettivo sloveno IRWIN ormai collabora da più di 30 anni, e questo dato lo rende il più longevo del panorama artistico mondiale (eccezione fatta per i gruppi artistici che sono coppie anche nella vita, come Gilbert & George o Eva & Adele). La mostra Dreams and Conflicts mette il focus sulle strategie di collaborazione del gruppo IRWIN, sia al suo interno sia nell’ambito delle sue collaborazioni esterne che includono il progetto pluriennale NSK, ma anche cooperazioni con artisti come Marina Abramović, Andres Serrano o Joseph Beuys. Nato nel 1983 dal sodalizio di giovani artisti provenienti dai movimenti del punk e del graffitismo di Lubiana – Dušan Mandič, Miran Mohar, Andrej Savski, Roman Uranjek e Borut Vogelnik – il gruppo nell’anno seguente fonda, in collaborazione con il gruppo musicale Laibach e la compagnia teatrale Gledališče sester Scipion Nasice, un ulteriore e più ampio collettivo di artisti, noto come Neue Slowenische 42

us in his book ‘Together’.1 It’s an ability which must be trained and applied on a daily basis, even though the ground we move upon is fraught with dangers. All too often, instead of listening, comparison and dialogue – which are the building blocks for constructing something together and mediating between different interests – we are taught to become competitive. At times it is hard for us to understand that even competition is more fruitful if we can collaborate with one another. In other words, it’s easy to understand that we find ourselves standing here before one of the great challenges of our era! The Slovenian collective IRWIN has been collaborating for over 30 years now, and this fact makes it the longest-lasting group on the world artistic scene (with exceptions made for artistic groups which are also real-life couples, such as Gilbert & George or Eva & Adele). The exhibition Dreams and Conflicts focuses on the collaboration strategies of the IRWIN group, both within it and in terms of its external collaborations, including the ongoing NSK project, but also its co-operation projects with artists such as Marina Abramović, Andres Serrano or Joseph Beuys. Founded in 1983 from the coming together of young artists from the punk and graffiti movements of Ljubljana – Dušan Mandič, Miran Mohar, Andrej Savski, Roman Uranjek and Borut Vogelnik – over the following year, in / febbraio 2014


Kunst (NSK), Nuova Arte Slovena, che in seguito coinvolgerà a sua volta altri collettivi attivi nella grafica, nella video arte e nella filosofia. Si tratta, quindi, di un collettivo che fa parte di altri collettivi, come una matrioska la cui figura più piccola si nasconde in una leggermente più grande per creare alla fine un’entità piena e di statura veramente imponente. Con questa strategia collaborativa, IRWIN è comunque riuscito a distinguersi nel mondo dell’arte in modo tale da aver partecipato, tra l’altro, a progetti presentati a Manifesta, alla Biennale di Venezia e al MoMA di New York. Collaborazione e condivisione sono al tempo stesso la base e l’inevitabile con-

collaboration with the music group Laibach and the theatre company Gledališče sester Scipion Nasice, the group founded another, broader collective of artists, known as the Neue Slowenische Kunst (NSK), ‘New Slovenian Art’, which was later to involve other collectives operating in the fields of graphics, video art and philosophy. Thus it was a collective which was part of other collectives, like a Russian matryoshka doll, of which the smallest figure is hidden within a slightly larger one to ultimately create a full-bodied entity of a truly imposing stature. Through this collaborative strategy, IRWIN has managed to stand out in the world of art to the point of 43


seguenza sia di IRWIN sia della Neue Slowenische Kunst, che si affermano così nella realtà politica e culturale della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Con il collasso del socialismo, all’inizio degli anni Novanta, cambiano radicalmente i presupposti della loro operazione artistica e nel 1992 avviene la trasformazione della Neue Slowenische Kunst in “NSK State in Time”. Di fronte all’emergere di una moltitu44

having participated in projects staged at Manifesta, the Venice Biennale and the MoMA in New York. Collaboration and sharing are at the same time the prerequisite and the inevitable consequence both of IRWIN and of the Neue Slowenische Kunst, which in this way became a feature of the political and cultural reality of the Federal Socialist Republic of Yugoslavia. With the fall of Socialism, at the start of the / febbraio 2014


dine di nuovi stati, il collettivo NSK decide di oggettivare la propria natura nella forma di uno stato. Non uno stato territoriale, ma uno stato di pensiero, che si esprime, di fatto, attraverso pubbliche apparizioni in progetti culturali, in cui si delineano la sua immagine e i suoi contenuti e si stabiliscono molteplici relazioni tra i suoi cittadini, che gradualmente aumentano grazie alle iniziative a cui partecipano. A distanza di vent’anni i cittadini in possesso del passaporto del “NSK State in Time” sono più di quattordicimila – persone appartenenti innanzitutto al mondo dell’arte, ma non solo – che non smettono di riflettere su un nuovo stato, uno stato migliore, in cui forse si possa trovare anche un po’ di felicità. In occasione della mostra Dreams and Conflicts, nella sala centrale della Palazzina apre un Consolato temporaneo di “NSK State in Time”, dove poter richiedere il passaporto che dà diritto di aggiungere alla propria cittadinanza quella della nazione utopica fondata nel 1992. Come in altri “uffici-passaporti” itineranti aperti in passato – tra cui il primo a Mosca nel 1992 e quello al MoMA di New York nel 2012 – oltre all’opportunità di riflettere insieme sulla possibilità di un nuovo stato, viene offerta l’occasione straordinaria di poter acquisire una cittadinanza alternativa a tutti coloro che si identificano con i principi costituenti di NSK: le pari opportunità e l’uguaglianza a prescindere dall’appartenenza etnica o nazionale, sessuale o religiosa.

‘90s, the basis of their very artistic approach changed radically, and 1992 witnessed the transformation of the Neue Slowenische Kunst into the ‘NSK State in Time’. In the face of the emergence of a vast range of new states, the NSK collective decided to objectivise their own nature in the form of a state of their own. Not a territorial state, but a state of thought: one effectively expressed through public involvement in cultural projects, in which its particular image and contents were thus slowly outlined, and multiple relationships were established between its citizens, the number of whom slowly grew thanks to the initiatives in which they took part. 20 years on, the number of citizens in possession of the ‘NSK State in Time’ passport is over 14,000 – with people belonging first and foremost to the world of art, but not only – who continue to reflect on the notion of a new state, a better state, one in which perhaps a little happiness might be found. On the occasion of the Dreams and Conflicts exhibition, in the central hall of the Palazzina there will be a temporary Consulate of the ‘NSK State in Time’, where a passport may be applied for, making it possible for applicants to add the citizenship of the Utopic nation founded in 1992 to their own. Just like in other touring ‘passport offices’ opened in the past – among which the first in Moscow in 1992 and that at the MoMA in New York in 2012 – as well 45


Oltre al consolato di “NSK State in Time” la mostra presenta fotografie, installazioni e video che sono il risultato di più di trent’anni di pratiche collaborative che IRWIN ha esercitato insieme ad alcuni degli artisti e pensatori più significativi del nostro tempo, ma anche a comuni cittadini. La mostra modenese è la prima tappa di un ampio progetto espositivo in collaborazione con la Kunsthalle Osnabrück (Germania) e il Łaźnia Centre for Contemporary Art di Danzica (Polonia) dove, nel 2015, avranno luogo altre mostre dedicate agli IRWIN. Il progetto si potrà seguire sulla Web App follow-irwin.net. Richard Sennet, Together. The Rituals, Pleasures and Politics of Cooperation, Yale University Press 2012.

1

as the opportunity to reflect together on the possibility of a new state, the special opportunity will also be offered here to be able to acquire an alternative citizenship to all those who identify with the constitutional principles of the NSK: equal opportunities and equality, regardless of ethnic or national origins, or sexual or religious orientations. As well as the ‘NSK State in Time’ consulate, the exhibition will feature photographs, installations and videos, documenting the first 30 years of the collaborative practices that IRWIN has deployed together with some of the most important artists and thinkers of our era, but also with common citizens. The Modenese exhibition constitutes the first step in a longer project in collaboration with the Kunsthalle Osnabrück (Germany) and the Łaźnia Centre for Contemporary Art in Gdansk (Poland) where in 2015, other exhibitions will take place dedicated to the IRWIN group. The project may be followed using the web app follow-irwin.net. Richard Sennet: Together. The Rituals, Pleasures and Politics of Cooperation, Yale University Press 2012.

1

IRWIN Dreams and Conflicts A cura di Julia Draganović e Claudia Löffelholz, LaRete Art Projects Palazzina dei Giardini corso Canalgrande inaugurazione 15 marzo, ore 17.30 dal 16 marzo al 2 giugno 2014 follow-irwin.net

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in questa pagina / in this page IRWIN, Dreams and Conflicts, 2003 photo: Igor Andjelić, Courtesy Galerija Gregor Podnar p. 40 IRWIN, Like to Like / The Constellation of Candles in the Field Corresponds to the Constellation of the Stars in the Sky, 2004 photo: Tomaž Gregorič, Courtesy Galerija Gregor Podnar p. 43 IRWIN in collaboration with Georgian Army, Was ist Kunst, Tbilisi, 2007 photo: Bojan Radovi, Courtesy Galerija Gregor Podnar p. 44 IRWIN, NSK Panorama, 1997 photo: Michael Schuster, Courtesy Galerija Gregor Podnar p.48 NSK Passport, 1993

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NSK STATE IN TIME Nell’ambito della mostra IRWIN. Dreams and Conflicts, apre alla Palazzina dei Giardini il Consolato di NSK State in Time. Il giovedì, il sabato e la domenica dalle 16.30 alle 18.30 sarà possibile richiedere un passaporto che dà diritto di aggiungere alla propria cittadinanza quella della nazione utopica, fondata nel 1992. Come in passato anche in questo caso viene data l’occasione straordinaria di poter acquisire una cittadinanza alternativa, che si aggiunge a quella nazionale, per tutti coloro che si identificano con i principi costituenti di NSK: pari opportunità e uguaglianza a prescindere dall’appartenenza etnica o nazionale, sessuale o religiosa. Il costo del passaporto è di 24 Euro. Per informazioni follow-irwin.net

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As part of the exhibition IRWIN. Dreams and Conflicts, the Consulate of NSK State in Time will open at the Palazzina dei Giardini. Every Thuerday, Saturday and Sunday from 4.30pm to 6.30pm it will be possible to apply for a passport offering applicants the right to add citizenship of the Utopian nation founded in 1992 to their own. Like in the past, also here there will be the opportunity to purchase an alternative citizenship, alongside one’s own national passport, for all those who identify with the founding principles of the NSK: equal opportunities regardless of ethnic or national backgrounds, sexual or religious orientations. The cost of the passport is Euros 24. For information follow-irwin.net

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IN AGENDA UPCOMING EVENTS

REPORTAGE E INFORMALE: VISITE GUIDATE ALLE MOSTRE Due le visite guidate gratuite a cura dello staff della Galleria civica di Modena. Per partecipare è sufficiente presentarsi al bookshop di Palazzo Santa Margherita domenica 23 febbraio alle 11.00 oppure sabato 8 marzo alle 15.30. I CIGNI SELVATICI Mercoledì 26 febbraio alle 21.00 la Palazzina dei Giardini ospiterà I Cigni Selvatici di Hans Christian Andersen, evento prodotto da filatoio292 e ideato da Nicoletta Giberti con Elena Annovi e Angela Burico, con immagini di Joanna Concejo, installazioni di Elisa Cavani MANOTECA e libri edizione © 2011 TOPIPITTORI. La serata, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura e dall'Assesorato all'Istruzione del Comune di Modena, fa parte del Progetto Briciole aspettando il Festival della Fiaba 2014, ed è uno fra gli ap-

REPORTAGE AND THE INFORMAL: GUIDED TOURS TO THE EXHIBITIONS Two free guided tours led by the staff of the Galleria civica di Modena. In order to take part, just turn up at the bookshop in Palazzo Santa Margherita on Sunday 23rd February at 11am or on Saturday 8th March at 3.30pm. I CIGNI SELVATICI On Wednesday 26th February at 9pm, the Palazzina dei Giardini will host I Cigni Selvatici by Hans Christian Andersen, an event produced by filatoio292 with contents by Nicoletta Giberti together with Elena Annovi and Angela Burico, images by Joanna Concejo, installations by Elisa Cavani MANOTECA and books published by © 2011 TOPIPITTORI. The evening, sponsored by the Culture and Instruction Councillorship of Modena City Council, is part of the Progetto Briciole aspettando il Festival della Fiaba 51


puntamenti previsti sul territorio regionale e nazionale che accompagneranno il pubblico fino a giugno, momento del Festival vero e proprio. La performance, ad ingresso gratuito, è rivolta ad un pubblico adulto. Info filatoio292.it

2014, and is just one of the events foreseen across the regional and national territory leading the general public up to June, the moment of the Festival proper. The performance, to which entrance is free, is best suited to an adult audience. Info filatoio292.it

PROFESSIONE REPORTER Giovedì 27 febbraio alle 18.00 in occasione della mostra Fotogiornalismo e Reportage. Immagini dalla collezione della Galleria civica di Modena è in programma in sala grande un incontro pubblico con testimonianze di Mauro Galligani e Carlo Verdelli. Galligani, fotografo freelance, dello staff di importanti testate come “Epoca”, “Il Giorno”, e collaboratore di “Life” seguendo i grandi avvenimenti della cronaca internazionale, dalle guerre in America Centrale, in Africa e in Medio Oriente, alla vita nell’Unione Sovietica. Carlo Verdelli, giornalista, è stato vicedirettore di “Epoca”, del “Corriere della Sera” e vice presidente esecutivo editoriale di “Condè Nast International” e direttore di “Sette”, della “Gazzetta dello Sport” e di “Vanity Fair”. Attualmente collabora con “La Repubblica”. La conferenza, a ingresso gratuito, sarà coordinata da Marco Pierini.

PROFESSION REPORTER Thursday 27th February at 6pm, on the occasion of the exhibition Fotogiornalismo e Reportage. Immagini dalla collezione della Galleria Civica di Modena there will also be a public meeting in the main hall with testimonies from Mauro Galligani and Carlo Verdelli. Galligani, a freelance photographer, staff member of major magazine titles, such as Epoca, Il Giorno and collaborator of Life, following the great international news story, from the wars in Central America, in Africa and in the Middle East, to life in the Soviet Union. Carlo Verdelli, journalist, has served as vice-director of Epoca, the Corriere della Sera and executive vice president editorial of Condè Nast International as well as director of Sette, Gazzetta dello Sport and Vanity Fair. He currently collaborates with La Repubblica. The conference, to which entrance is free, will be chaired by Marco Pierini.

IRWIN: VISITE GUIDATE ALLA MOSTRA Due le visite guidate gratuite curate da

IRWIN: GUIDED VISITS TO THE EXHIBITION There will be two free tours offered by

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LaRete Art Projects. Per partecipare è sufficiente presentarsi all’ingresso della Palazzina dei Giardini domenica 16 marzo alle 11.30 oppure giovedì 3 aprile alle 17.00.

LaRete Art Projects. In order to take part, all you need to do is turn up at the entrance to the Palazzina dei Giardini on Sunday 16th March at 11.30am or Thursday 3rd April at 5pm.

GIULIO STRACCIATI E ARES TAVOLAZZI IN CONCERTO Giovedì 20 marzo alle 21.30 in sala grande Giulio Stracciati e Ares Tavolazzi proporranno musica jazz per contrabbasso e chitarra attraverso il gioco dell'improvvisazione, prendendo spunto da brani stan-

GIULIO STRACCIATI AND ARES TAVOLAZZI IN CONCERT On Thursday 20th March at 9.30pm, concert in the Main Hall, Giulio Stracciati and Ares Tavolazzi will perform jazz for double bass and guitar through the interplay of their improvisation, draw53


dard, original e classici dei Beatles. Ares Tavolazzi, contrabbassista e bassista, figura di primo piano della musica internazionale, cofondatore degli AREA, conta innumerevoli collaborazioni in ogni genere musicale ed è considerato un faro dell'improvvisazione. Giulio Stracciati, chitarrista, ha inciso 13 cd ed è docente da oltre vent'anni a Siena jazz, si esibisce e tiene concerti in Italia e in Europa. Il concerto è a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. GIOVANI PER DELFINI Sabato 22 marzo alle 17.30 sarà ospitata presso la sala grande di Palazzo Santa Margherità l’iniziativa Giovani per Delfini, Premio di poesia Antonio Delfini 2014. Cinque poeti under 35 si sfideranno in una lettura a più voci sottoponendo i loro testi al giudizio di una giuria composta da lettori della Biblioteca Delfini. Dopo un momento conviviale, l’iniziativa proseguirà con un reading dedicato all’opera di Antonio Delfini. Info comune.modena.it/cultura AMICI DELLA MUSICA Sabato 29 marzo dalle 17.00 alle 24.00 la sala grande di Palazzo Santa Margherita ospiterà un evento organizzato dagli Amici della Musica di Modena. Nel corso della serata si alterneranno concerti, lezioni, presentazioni, interviste, 56

ing on jazz standards, their own original works as well as Beatles’ classics. Ares Tavolazzi, double bass and bassist, a key figure on the international music scene, co-founder of the AREA group, lays claim to countless collaboration projects in a range of different musical genres, and is considered a leading light in the field of improvisation. Giulio Stracciati, guitarist, has recorded 13 CDs and has taught for over 20 years at Siena Jazz; he currently performs concerts both in Italy and throughout Europe. Entrance to the concert is free as long as seats are available. GIOVANI PER DELFINI On Saturday 22nd March at 5.30 in the main hall of Palazzo Santa Margherita, will be host the initiative entitled Giovani per Delfini, Premio di poesia Antonio Delfini 2014. Five under-35 poets will challenge one another in a collective reading in front of a jury made up of readers from the Delfini Library. After a convivial moment, the initiative will continue with a reading of the works of Antonio Delfini. Info comune.modena.it AMICI DELLA MUSICA On Saturday 29th March from 5pm to midnight, the Main Hall of Palazzo Santa Margherita will host an event organ/ febbraio 2014


conversazioni, discussioni di cui sarà partecipe anche il pubblico. L’ingresso è gratuito. Info amicidellamusicamodena.it TALK | SHOW Giovedì 3 aprile alle 18.00 presso la Palazzina dei Giardini continua il ciclo di incontri organizzato dal collettivo di curatori di LaRete Art Projects che propone occasioni di lettura e confronto, arricchite da proiezioni e presentazioni di casi di studio. Ingresso gratuito

ised by the Amici della Musica of Modena. Over the course of the evening, there will be a series of various concerts, lessons, presentations, interviews, conversations and discussions in which the public may also take part. Entrance is free. Info amicidellamusicamodena.it TALK | SHOW On Thursday 3rd April at 6pm at the Palazzina dei Giardini the cycle of meetings organised by the curators’ collective LaRete Art Projects will continue, proposing opportunities for interpretation and comparison, enhanced by video screenings and the presentation of case studies. Entrance is free.

p. 50 August Sander, senza titolo, s.d. p. 53 Andrea Cairone, Bill Clinton Campaign, Cheyenne Wyoming, 1992 p. 54 Héctor Lopez, Catedral de Santiago. Hommenaje a los Detenidos Desaparesidos, 1984 p. 58 Mauro Galligani, Kabul, Afghanistan, 1979

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SALUTANDO BRAGAGLIA Salutando di Anton Giulio Bragaglia, fotografia che fa parte del patrimonio della Galleria civica di Modena, sarà esposta al Solomon R. Guggenheim Museum di New York fino al prossimo primo settembre nell’ambito di “Italian Futurism, 1909-1944: Reconstructing the Universe”. Per la prima volta negli Stati Uniti una mostra presenta l’intera produzione del movimento futurista con una selezione di trecento opere comprese ceramiche, fotografie, design, mobili, architettura, film, teatro, performance. Nel luglio del 1911 Anton Giulio spedì da Frosinone la fotodinamica Salutando nella quale un uomo di profilo accennava un rapido inchino di saluto, rispreso fino alla metà del busto. L’immagine della raccolta modenese costituisce l’evento fondativo del fotodinamismo dei fratelli Bragaglia, che concepirono la fotografia del movimento come energia in atto e colsero la vita “nel suo apparire rapido e fugace”. 60

Salutando by Anton Giulio Bragaglia, a work belonging to the heritage of the Galleria Civica di Modena will be put on show at the Solomon R. Guggenheim Museum in New York as part of the show entitled “Italian Futurism, 1909-1944: Reconstructing the Universe” until september 1st 2014. For the first time in the United States, this exhibition depicts the entire development of the futurist movement with a selection of some 300 works, including ceramics, photographs, design, furniture, architecture, film, theatre and performance. In July 1911, Anton Giulio sent the dynamic photo Salutando from Frosinone, Italy, in which a man may be seen in profile, performing a swift bow, portrayed down almost to waist level. The image represents the founding moment of the dynamic photography perpetrated by the Bragaglia brothers, who conceived the photography of movement as energy in motion, and aimed to grasp life “in its most rapid, fleeting manifestation. / febbraio 2014


in questa pagina / in this page Anton Giulio Bragaglia Salutando (fotodinamica 1911) p. 53 John Phillips, Stalin, Roosvelt (con il suo capo della sicurezza) Churchill, Teheran 1943

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GASP! LE STRIP DI CIVICO 103 A CURA DI / CURATED BY STEFANO ASCARI E / AND COMICOM.IT

La cosa che sente più stupidaggini al mondo è molto probabilmente un quadro in un museo (Edmond de Goncourt)

The thing that has to listen to the most nonsense in the world in very probably a picture in a museum (Edmond de Goncourt)

IN QUESTO NUMERO

IN THIS ISSUE

Dario Grillotti, nato a Viareggio nel 1984, nel 2008 si diploma alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze. In Italia pubblica come disegnatore per Double Shot, Giunti Editore, Kleiner Flug, Mad For Comics ed è membro del collettivo indipendente Katlang!; in Francia, come colorista, ha pubblicato per Editions DelcourtT. Appassionato di Carnet de Voyage e urban sketching, nel 2013 viene selezionato per il “Rendez-vous” di Clermont-Ferrand, ed espone alla mostra dell’associazione Matite in Viaggio a Mestre.

Dario Grillotti (Viareggio, 1984), graduated from the International School of Comics in Florence in 2008. In Italy he has worked as a line artist for Double Shot, Giunti Editore, Kleiner Flug and Mad For Comics, and is a member of the independent collective Katlang! In France, as a colourist, his work has been published by Editions Delcourt. A keen fan of Carnet de Voyage and urban sketching, in 2013 he was selected for the Clermont-Ferrand ‘Rendez-vous’, and exhibited in the exhibition held by the association Matite in Viaggio in Mestre.

www.dariogrillotti.blogspot.com

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www.dariogrillotti.blogspot.com / febbraio 2014


numero / number 11 anno / Year IV febbraio / February 2014 free magazine della Galleria civica di Modena registrazione del Tribunale di Modena n. 2017 del 24.11.2010 direttore responsabile / editor in chief Marco Pierini progetto grafico / graphic design Greco Fieni traduzioni / translations Bennett Bazalgette-Staples ufficio stampa esterno / off-site press office CLP Relazioni Pubbliche, Milano hanno collaborato a questo numero / in collaboration with Julia Draganović, Silvia Ferrari, Serena Goldoni, Dario Grillotti, Claudia Löffelholz, Cristiana Minelli, Francesca Mora, Carmen Pellegrino, Marco Pierini, Gabriella Roganti Strip a cura di pre-press e stampa / printed by Amilcare Pizzi, Milano si ringraziano / thanks to AdM Amici della Musica di Modena, Curia Arcivescovile di Modena-Nonantola, Mauro Galligani, Giart TV, LaRete Art Projects, Carmen Pellegrino, Carlo Verdelli

Galleria civica di Modena direttore / director Marco Pierini coordinamento generale / executive manager Gabriella Roganti curatrici / curators Silvia Ferrari Serena Goldoni responsabile allestimenti / exhibition design manager Fausto Ferri amministrazione / administration Isabel Sandri ufficio stampa / press office Cristiana Minelli segreteria generale / general secretary Daniela Rinaldi segreteria / secretary Paola Setti allestimenti / exhibition design Giuseppe De Bartolo Daniele Diracca Matteo Orlandi archivio fotografico e documentazione / photo archive and records Francesca Mora stage / interns Giada Antoniani, Costanza Maccaferri

© 2014 Galleria civica di Modena e Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI) © gli autori per i testi © gli artisti e i fotografi per le immagini Afro, Giuseppe Capogrossi, Lucio Fontana, Piero Dorazio, August Sander © by SIAE 2014 L’editore è a disposizione degli eventuali detentori di diritti che non sia stato possibile rintracciare copertina / cover

Frida Hartz, Subcomandante Marcos, 1994

Galleria civica di Modena corso Canalgrande 103 41121 Modena ITALIA tel. +39 059 2032911 fax +39 059 2032932 www.galleriacivicadimodena.it galcivmo@comune.modena.it museo associato AMACI www.amaci.org


civico 103 è una rivista pubblicata dalla Galleria civica di Modena e da SilvanaEditoriale in collaborazione con

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Civico 103 n. 11  

Dedicato alle mostre "Fotogiornalismo e reportage" e "L'Informale in Italia" realizzate con opere provenienti dalla collezione della Galleri...

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