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L’opinione

To m m a s o E v a n g e l i s t a Simona Materi – Osmosis

Testo critico tratto dalla mostra “Osmosis – Grafiche e installazioni” – Officina Solare, Termoli, Gennaio 2014 Questo mondo primordiale del segno e della sensazione lo si ritrova nell’opera grafica e nelle installazioni di Simona Materi che declina la molteplicità della carne attraverso lo scavo divergente nella materia. Nel suo tentativo di unire spirito, intuizione e sostanza, nella ricerca di una concreta organicità e di un senso intimo e nascosto, infatti, è possibile intuire una profondità di analisi introspettiva, ambigua e perturbante, che parte dalla linea e dallo studio sull’umano per aprire le forme alla condizione disarmonica dell’esistenza contemporanea. Non è tanto nichilismo spicciolo quanto intensificazione dell’attimo della visione, capace di cogliere il mondo e la carne come se fossero una raggiera intensificata dalla luce e dai corpi delle cose, e per questo disfatta e divenuta fitomorfa e labirintica. Le sue impressioni cromatiche e strutturali, chiaramente depositarie di anatomie intime, sono ipotesi organiche di profondità nel tentativo di esistenziali paradossi poiché dalle esperienze del reale Materi ha appreso un modo immediato e quasi violento di accostarsi alla lastra di rame, al foglio o al metallo. Il risultato è un tratto filamentoso ed esteso come se i corpi e le cose fossero fatte di fibre naturali in perenne metamorfosi. La carnalità della sua arte, allora, ha qualcosa di inumano in quanto a parlare non è l’involucro esterno quanto il muscolo interiore, la polpa delle figure che modifica morfologie e tracce, con la natura che cerca di riprendere il controllo dello spazio. La logica delle sensazioni produce l’informe non in quanto negazione di presenza ma sempre in quanto struttura di un qualcosa di profondo, che agisce tra accumulo minerale e

pulsazione e pulsione corporea per costruire anatomie. Lo scavo –mentale e fisico in quanto scavo dell’acido e della punta sulle lastre- serve per evidenziare le strutture e per ricondurle ad una forza interiore che si scambia tra tessuto, trama e configurazione. Forse ci troviamo di fronte ad un corpo post-organico anche se apprezzo, nell’espressione pittorica e grafica, quella capacità di ritornare a prendere coscienza delle basi, intuendo l’imitazione come una forma di espressione che rifiuta il visibile per leggere le vibrazioni, vibrazioni che emergono dalle apparenze delle cose.

E’ una genesi immateriale che trova strumento di espressione nella calcografia, intesa quale campo infinito di sperimentazione sulla superficie e sul piano, e anche nell’installazione dove la fisicità delle forme acquista tridimensionalità e presenza facendosi carico della memoria dell’occhio.

Tale relazione tra gli oggetti della natura, oggetti cercati e trovati casualmente, la linfa vitale della loro biologia minerale e il calore del colore e della pittura, incarnata nel segno in disfacimento o in osmosi perenne, conduce ad un cortocircuito tra corpo-involucro-luogo di intellegibilità collettiva.

Rivista20 n7 bis  
Rivista20 n7 bis  

Il Centro Culturale Ariele presenta la Rivista20 del mese di gennaio febbraio 2015 riveduta e corretta.

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