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Cosa ci guadagnano? Molti dei lettori di questo giornalino sono utenti di Internet, e probabilmente molti di loro si sono anche posti una semplice ma alquanto problematica domanda: come fanno i siti web (in particolare i conosciutissimi Google e Facebook) a guadagnare così tanto in così poco tempo? Parlando di Facebook, sembra impossibile che un’azienda nata nel 2004 dal nulla, possa vantarsi per il 2009 una valutazione di almeno 5 miliardi di dollari (c’è chi sostiene anche 20) ed un guadagno annuale di 250 milioni. Dichiaratamente (sottolineo “dichiaratamente”) tutte queste aziende si basano su un unico pilastro fondamentale: la pubblicità. Proprio quelle minime inserzioni pubblicitarie che vediamo comparire in diversi punti della pagina rappresentano la primaria fonte di ricavi delle più grandi aziende orientate al Web: senza di quelle probabilmente la rete sarebbe ora basata solo su pochissimi servizi ed il famoso Web 2.0 non sarebbe potuto sopravvivere a lungo. Ma perché questa pubblicità è tanto redditizia? Se non avete mai provato, osservate attentamente i dati che avete inserito su voi stessi come informazioni personali in Facebook. Da qui poi controllate a fianco quali pubblicità vi vengono mostrate. A questo punto potrete notare che queste non sono messe lì casualmente, cioè prendendone una a caso da un elenco di diverse aziende che vogliono mettersi in vetrina su Internet, ma vi vengono mostrate solo quelle che potrebbero essere di vostro gradimento, di vostro interesse o che in un modo o nell’altro possono indurvi a premerci sopra per semplice curiosità. Se ad esempio dichiarate di essere un metallaro, è molto probabile che compaia un negozio dove vendono magliette e gadget della stessa tipologia, oppure se siete tifosi di una squadra di calcio (di cui indicate il nome), non vi verrà mai proposta un’inserzione inneggiante una squadra differente dalla vostra. Se siete una persona appassionata di motociclette, potrebbe essere presente il link ad un negozio, magari proprio di Verona, visto che potreste aver detto che lì abitate, dove vendono ricambi ed ammennicoli vari. Può anche succedere che, se dichiarate di essere quarantenne e single (ma a volte anche se siete solo l’ultima delle due richieste), vi propongano un sito di annunci personali (si capisce bene di che natura) a pagamento. Tutto questo è tecnicamente chiamato “profile match”, cioè cercano quali sono le persone a cui un annuncio potrebbe interessare, e poi proprio a lui lo propongono, basandosi soprattutto sui fattori di età anagrafica (c’è già molta differenza tra un ragazzo di 15 ed uno di 20 anni, pensiamo ad un adulto di 50) e di genere (maschile o femminile), che “casualmente” sono le primissime cose che vi vengono necessariamente richieste durante una registrazione. Ma Facebook è considerabile il più grande esperimento sociologico della storia, e probabilmente non si basa solo su questo; sarebbe infatti difficile pensare che il tutto derivi dai relativamente pochi centesimi per ogni click ricevuto (massimo 40-50 centesimi di dollaro, ma in genere molti meno): dietro tutto ciò esistono moltissime aziende che pagano cifre impensabili per poter avere statistiche ed analisi sul comportamento in rete di 400 milioni di utenti (tutto ciò che fate è registrato in teoria per sicurezza informatica), su come una persona reagisce ad uno stimolo di un prodotto rispetto ad un altro, ad una decisione di un’azienda (controllando i commenti che fanno) o anche in politica, raccogliendo tramite i social network il più largo numero di consensi e venendo direttamente a conoscenza di cosa pensano le persone. Tutto questo è Internet, e come si può ben capire, nessuno fa nulla per nulla. Negrini Davide

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GaliluiGalilei #4 - a.s. 2009/2010  
GaliluiGalilei #4 - a.s. 2009/2010  

Giornalino d’Istituto del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Verona Anno scolastico 2009/2010 - Numero 4 Stampato nel mese di Ma...

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