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La Critica del Giudizio Guardandomi intorno, muovendomi nella frastornante società in cui mi ritrovo a vivere, ascoltando (quando riesco a trovare quel tanto di pazienza necessaria) le persone con cui trascorro i miei effimeri giorni, mi accorgo di quanto spesso, noi tutti (chi più chi meno), proviamo quell’impulso irrefrenabile che ci spinge a giudicare. Non è così per alcuni che, forse saggiamente – o forse stoltamente – preferiscono non arrischiarsi ad esprimere una propria opinione restando nell’ombra, nel dubbio o nella consapevolezza dell’inutilità di un loro eventuale giudizio. Ma allora che senso ha giudicare? E soprattutto perché lo facciamo? Accade ogni giorno, a tutti noi, di notare qualcosa che “non ci va poi così bene” o più semplicemente non ci piace per i più svariati e, il più delle volte, futili motivi. Nasce quindi un forte bisogno di “dire la propria” (mostrando ad esempio la nostra contrarietà e, talvolta, anche un certo disgusto) che ci porta a pronunciare un giudizio, schedando quindi, secondo i nostri nobili criteri, la persona, l’oggetto, il fatto in questione. Non sono, nella maniera più assoluta, contrario al dare dei giudizi, credo anzi che sia indispensabile essere dotati fin da giovani di un buono spirito critico per poter affrontare, ad esempio, determinate tematiche o problemi che ci si presentano. Ma, per poter giudicare, è necessario porsi nell’ordine di idee di fare sempre un qualcosa di costruttivo, svolgendo dunque un compito di utilità, apportando un contributo. Non credo sia possibile pensare di esprimere un giudizio senza un minimo uso del buon senso, come troppe volte mi sembra che accada. E’ poi così difficile, di tanto in tanto, proprio lo stretto necessario, RIFLETTERE su ciò che si sta dicendo? Basta valutare, ad esempio, se si possiedono le dovute conoscenze per poter affrontare criticamente un argomento o se non ci si possa da soli tendere una trappola, cadendo in contraddizioni o ipocrisie, dal momento che spesso si è soliti parlare per frasi fatte o seguendo fragili dogmi privi di significato che, ovviamente, non ci appartengono. Non voglio impartire una lezione dall’alto, queste riflessioni e questi giudizi (con cui spero di non aver offeso nessuno, anche perché molti, comunque, non si saranno neppure presi in considerazione) hanno l’umile scopo di portare qualcuno a riflettere un po’ di più anche su se stesso e, soprattutto, su ciò che dice, scrive (ad esempio sul giornalino d’istituto) o fa. Ogni giorno ormai, sento sostenere da chi mi circonda degli ideali che giudico “costruiti”, degli ideali che non sono veri e, cosa ancora più grave, degli ideali in cui quell’individuo non si identifica. Alcuni, nella più candida buona fede (o forse perché non hanno molta fantasia o voglia), proseguono la linea di pensiero dei genitori, fanno riferimento unicamente alla loro educazione per manifestare riflessioni e idee ma un giudizio si compone anche di esperienze individuali e di un ampio numero di conoscenze. Altrimenti si rischia di diventare dei semplici e, spesso, sterili “ripetitori” privi di personalità e di vera utilità. Io ho esposto il mio giudizio, ovviamente “tutto è relativo”, ognuno vede le cose esattamente come ha scelto di vederle o come gli hanno detto di vederle (e questo credo sia terribilmente peggio). Andrea Furnari

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GaliluiGalilei #4 - a.s. 2009/2010  
GaliluiGalilei #4 - a.s. 2009/2010  

Giornalino d’Istituto del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Verona Anno scolastico 2009/2010 - Numero 4 Stampato nel mese di Ma...

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