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Giornalino d’Istituto del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Verona - Anno scolastico 2009/2010 - Numero 4 - Stampato nel mese di Maggio-Giugno 2010

galiluigalilei@gmail.com

Numero 4 IN QUESTO NUMERO: Perché non provare a riflettere prima di giudicare? Voi quanto conoscete lo Ska? La posta del Destino Porco Bastardo Non sapete che libri leggere quest'estate? ve li consigliamo noi ed infine.. è arrivata GalileiTV!


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Andrea Furnari Articoli Giovanni Trento Disegni Chiara Brugnara Articoli Piero Fiorini Articoli

Alessio Mantovani Articoli Sara Viviani Articoli Jennifer Bonafini Articoli Nicolò Cinquetti Articoli

Federico Ippoliti Articoli Evelline Jumolea Articoli Irene Meneghelli Articoli Michele Pedrotti Poesie

Alessandro Bendicente Articoli Davide Costanzi Articoli Silvia Obertino Articoli Valeria Criscuolo Disegni

Massimo Vareschi Articoli / Impag.

Davide Negrini Impaginatore Daniele Perale Disegni Giulia Cavanni Articoli Sofia Vincenzi Articoli

Louise Damiano Articoli

Patrick Zecchin Redattore Anna Turrina Disegni Francesco Tommasi Articoli

Livia Stan Disegni

Federico Parezzan Articoli

EDITORIALE

Altri: -Eleonora Filippi Articoli -Sara berti Articoli Collaboratori esterni: -Jacopo Bissoli Fumetto -Giorgia Casaccio Articoli

Ultimo appuntamento dell'anno con GaliluiGalilei! Già, siamo arrivati anche alla fine di quest'anno, chi con il fiatone e chi con la voglia di non fare più nulla (e chi con tutti e due)... ed eccoci qua, pronti per delle nuove vacanze estive. E' per questo che, affezionatissimi lettori, ecco tra le vostre mani il quarto numero del giornalino, sperando che possa farvi compagnia in questi ultimi giorni di scuola e, per i "fortunati" di quinta, farvi pensare a qualcosadi diverso dall'esame di maturità: un numero speriamo appassionante, di cui vi segnalo giusto una bella intervista seria con i nostri Rappresentanti di istituto e qualche bella riflessione sul rapporto dell'uomo con il mondo che lo circonda. Il resto del GaliluiGalilei però, dovrete scoprirlo da soli. Buona lettura! Patrick Zecchin

INDICE 03 - La critica del giudizio 04 - Propaganda 05 - Cosa ci guadagnano 06 - Galilei WebTV! 07 - Moriremo tutti?!?? seeee... 08 - Intervista ai rappresentanti 10 - Intervista doppia 11 - Casa accoglienza "Il Samaritano" 12 - Angolo dell'artista 13 - Last thoughts in poetic prose 14 - I miracoli della natura 15 - Budo, oltre l'arte in sé 16 - L'angolo della lettura 17 - Enjoy good music! 18 - Don’t get lost in Heaven 19 - Skandinavi skapestrati - Al d. p. b. 20 - Tradito? No, scambiato! - Al d. p. b. 21 - Ben Spies e la sua carriola 22 - La forza del calcio 23 - Fumetto 24 - Frasi famose


La Critica del Giudizio Guardandomi intorno, muovendomi nella frastornante società in cui mi ritrovo a vivere, ascoltando (quando riesco a trovare quel tanto di pazienza necessaria) le persone con cui trascorro i miei effimeri giorni, mi accorgo di quanto spesso, noi tutti (chi più chi meno), proviamo quell’impulso irrefrenabile che ci spinge a giudicare. Non è così per alcuni che, forse saggiamente – o forse stoltamente – preferiscono non arrischiarsi ad esprimere una propria opinione restando nell’ombra, nel dubbio o nella consapevolezza dell’inutilità di un loro eventuale giudizio. Ma allora che senso ha giudicare? E soprattutto perché lo facciamo? Accade ogni giorno, a tutti noi, di notare qualcosa che “non ci va poi così bene” o più semplicemente non ci piace per i più svariati e, il più delle volte, futili motivi. Nasce quindi un forte bisogno di “dire la propria” (mostrando ad esempio la nostra contrarietà e, talvolta, anche un certo disgusto) che ci porta a pronunciare un giudizio, schedando quindi, secondo i nostri nobili criteri, la persona, l’oggetto, il fatto in questione. Non sono, nella maniera più assoluta, contrario al dare dei giudizi, credo anzi che sia indispensabile essere dotati fin da giovani di un buono spirito critico per poter affrontare, ad esempio, determinate tematiche o problemi che ci si presentano. Ma, per poter giudicare, è necessario porsi nell’ordine di idee di fare sempre un qualcosa di costruttivo, svolgendo dunque un compito di utilità, apportando un contributo. Non credo sia possibile pensare di esprimere un giudizio senza un minimo uso del buon senso, come troppe volte mi sembra che accada. E’ poi così difficile, di tanto in tanto, proprio lo stretto necessario, RIFLETTERE su ciò che si sta dicendo? Basta valutare, ad esempio, se si possiedono le dovute conoscenze per poter affrontare criticamente un argomento o se non ci si possa da soli tendere una trappola, cadendo in contraddizioni o ipocrisie, dal momento che spesso si è soliti parlare per frasi fatte o seguendo fragili dogmi privi di significato che, ovviamente, non ci appartengono. Non voglio impartire una lezione dall’alto, queste riflessioni e questi giudizi (con cui spero di non aver offeso nessuno, anche perché molti, comunque, non si saranno neppure presi in considerazione) hanno l’umile scopo di portare qualcuno a riflettere un po’ di più anche su se stesso e, soprattutto, su ciò che dice, scrive (ad esempio sul giornalino d’istituto) o fa. Ogni giorno ormai, sento sostenere da chi mi circonda degli ideali che giudico “costruiti”, degli ideali che non sono veri e, cosa ancora più grave, degli ideali in cui quell’individuo non si identifica. Alcuni, nella più candida buona fede (o forse perché non hanno molta fantasia o voglia), proseguono la linea di pensiero dei genitori, fanno riferimento unicamente alla loro educazione per manifestare riflessioni e idee ma un giudizio si compone anche di esperienze individuali e di un ampio numero di conoscenze. Altrimenti si rischia di diventare dei semplici e, spesso, sterili “ripetitori” privi di personalità e di vera utilità. Io ho esposto il mio giudizio, ovviamente “tutto è relativo”, ognuno vede le cose esattamente come ha scelto di vederle o come gli hanno detto di vederle (e questo credo sia terribilmente peggio). Andrea Furnari

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PROPAGANDA

Della manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia

Credete davvero che le vostre idee e le vostre convinzioni siano autentiche? Pensate che i vostri comportamenti e le vostre azioni siano espressione esatta del vostro io? Non avete mai il sospetto che tutto ciò che fate o pensate possa essere il risultato di un’abile manipolazione? La propaganda è uno strumento estremamente potente ed efficace. Talmente forte ed incisivo da essere alla base di una qualsiasi società, democratica e non, e ormai considerata da molti come strumento necessario per la convivenza civile. Il primo a parlarne ampiamente in un trattato fu Edward L. Bernays, figura solitamente sconosciuta al grande pubblico ma che riveste un ruolo di primissima importanza per quanto riguarda la disciplina delle Pubbliche Relazioni: suo fu infatti il libro Propaganda (Horace Liveright - New York - 1928), in cui venivano messe nero su bianco le sue teorie sulla vendita di un determinato prodotto o idea e soprattutto sul convincimento dell’opinione pubblica. Come afferma in un importante passo della sua opera, “la manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica e coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il Paese”. Tutto chiaro, no? Dallo studio della psicologia umana portato avanti da Freud (di cui Bernays era tra l’altro nipote) e in particolare dalle ricerche effettuate sul comportamento delle masse, si sono infatti potute trovare una serie di efficaci tecniche di persuasione, il cui sapiente uso permette di far passare per buona, al grande pubblico, praticamente qualunque idea. Seppur Bernays avesse teorizzato un uso positivo della propaganda, vedendola come strumento per far conoscere e apprezzare alla massa una determinata idea, , appare chiaro come questa possa tuttavia essere utilizzata anche per scopi completamente diversi. Cosa che già è avvenuta in passato – si veda ad esempio tutta l’attività propagandista avvenuta nel periodo tra le due guerre mondiali, sia in Paesi con regimi totalitari che a statuto democratico – e che non è sbagliato supporre possa stare avvenendo quotidianamente. Se nel corso degli anni l’opinione pubblica è stata facilmente convinta che il fumo facesse bene alla salute o che il bacon a colazione fosse ottimale, perché non supporre dunque che tutt’oggi siamo sottoposti ad un costante “plagio” da parte di determinati poteri? Ricordate che la propaganda non è una disciplina empirica, ma si basa su ben precise indicazioni, su tecniche studiate e testate nel tempo, dove nulla è lasciato al caso. Fare uso del senso comune e dei pregiudizi, utilizzare tutti i mezzi di comunicazione per promuovere un’idea, deridere o boicottare l’idea contraria, far partecipare personaggi famosi alle proprie manifestazioni e ai propri incontri, far uscire pubblicazioni pseudoscientifiche o informative da fantomatici organi o organizzazioni creati per l’occasione, coinvolgere enti benefici, statali o ordini professionali: sono tutti modi per far in modo che l’opinione pubblica sia convinta della veridicità del soggetto e della assoluta necessità di una determinata azione. Che sia il caso di farsi qualche domanda in più, tentando di avere maggiori informazioni sull’argomento, prima di esprimere un proprio giudizio? Patrick Zecchin

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Cosa ci guadagnano? Molti dei lettori di questo giornalino sono utenti di Internet, e probabilmente molti di loro si sono anche posti una semplice ma alquanto problematica domanda: come fanno i siti web (in particolare i conosciutissimi Google e Facebook) a guadagnare così tanto in così poco tempo? Parlando di Facebook, sembra impossibile che un’azienda nata nel 2004 dal nulla, possa vantarsi per il 2009 una valutazione di almeno 5 miliardi di dollari (c’è chi sostiene anche 20) ed un guadagno annuale di 250 milioni. Dichiaratamente (sottolineo “dichiaratamente”) tutte queste aziende si basano su un unico pilastro fondamentale: la pubblicità. Proprio quelle minime inserzioni pubblicitarie che vediamo comparire in diversi punti della pagina rappresentano la primaria fonte di ricavi delle più grandi aziende orientate al Web: senza di quelle probabilmente la rete sarebbe ora basata solo su pochissimi servizi ed il famoso Web 2.0 non sarebbe potuto sopravvivere a lungo. Ma perché questa pubblicità è tanto redditizia? Se non avete mai provato, osservate attentamente i dati che avete inserito su voi stessi come informazioni personali in Facebook. Da qui poi controllate a fianco quali pubblicità vi vengono mostrate. A questo punto potrete notare che queste non sono messe lì casualmente, cioè prendendone una a caso da un elenco di diverse aziende che vogliono mettersi in vetrina su Internet, ma vi vengono mostrate solo quelle che potrebbero essere di vostro gradimento, di vostro interesse o che in un modo o nell’altro possono indurvi a premerci sopra per semplice curiosità. Se ad esempio dichiarate di essere un metallaro, è molto probabile che compaia un negozio dove vendono magliette e gadget della stessa tipologia, oppure se siete tifosi di una squadra di calcio (di cui indicate il nome), non vi verrà mai proposta un’inserzione inneggiante una squadra differente dalla vostra. Se siete una persona appassionata di motociclette, potrebbe essere presente il link ad un negozio, magari proprio di Verona, visto che potreste aver detto che lì abitate, dove vendono ricambi ed ammennicoli vari. Può anche succedere che, se dichiarate di essere quarantenne e single (ma a volte anche se siete solo l’ultima delle due richieste), vi propongano un sito di annunci personali (si capisce bene di che natura) a pagamento. Tutto questo è tecnicamente chiamato “profile match”, cioè cercano quali sono le persone a cui un annuncio potrebbe interessare, e poi proprio a lui lo propongono, basandosi soprattutto sui fattori di età anagrafica (c’è già molta differenza tra un ragazzo di 15 ed uno di 20 anni, pensiamo ad un adulto di 50) e di genere (maschile o femminile), che “casualmente” sono le primissime cose che vi vengono necessariamente richieste durante una registrazione. Ma Facebook è considerabile il più grande esperimento sociologico della storia, e probabilmente non si basa solo su questo; sarebbe infatti difficile pensare che il tutto derivi dai relativamente pochi centesimi per ogni click ricevuto (massimo 40-50 centesimi di dollaro, ma in genere molti meno): dietro tutto ciò esistono moltissime aziende che pagano cifre impensabili per poter avere statistiche ed analisi sul comportamento in rete di 400 milioni di utenti (tutto ciò che fate è registrato in teoria per sicurezza informatica), su come una persona reagisce ad uno stimolo di un prodotto rispetto ad un altro, ad una decisione di un’azienda (controllando i commenti che fanno) o anche in politica, raccogliendo tramite i social network il più largo numero di consensi e venendo direttamente a conoscenza di cosa pensano le persone. Tutto questo è Internet, e come si può ben capire, nessuno fa nulla per nulla. Negrini Davide

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Galilei WebTV! E' arrivata!! Dopo mesi di riunioni, lavoro, impegno ma anche tanto divertimento, il nostro Liceo ha la sua WEBTV! Molti ancora non la conoscono, altri magari la snobbano, ecco perché lo Staff di GalileiTV ha deciso di scrivere questo articolo! Ma procediamo per punti: 1. Cos'è la WebTV? GalileiTV è un sito all'interno del quale potrete trovare foto, testi e filmati riguardanti le attività scolastiche ma non solo! Potrete guardare i video e le foto delle assemblee, delle serate con gli oscpiti, potrete avere informazioni su alcuni eventi della nostra città, leggere racconti di viaggi, ricette di cucina, ma anche pareri e opinioni su eventi nazionali e internazionali. 2. Chi può partecipare alla WebTV? Tutti, naturalmente! Ognuno di noi può collaborare con lo Staff per caricare video, immagini e testi: GalileiTV non è una casta! E' aperta a chiunque voglia arricchirla e migliorarla, perciò studenti, docenti, personale di segreteria, personale ATA, Preside e Vicepreside possono dare il loro contributo e fare in modo che GalileiTV diventi parte integrante del nostro Liceo. Potrete creare una vostra rubrica per trattare gli argomenti che preferite o anche solo aprire una nuova discussione nel Forum in cui parlare di un determinato tema, sta solo alla vostra fantasia decidere! Sappiamo bene che la nostra WebTV non potrà essere perfetta ma speriamo che tutti collaborino per farla diventare come piace a noi! 3. Come posso partecipare attivamente? Chiunque può vedere quanto è stato pubblicato su GalileiTV. Se però vuoi contribuire attivamente proponendo argomenti o commentando contenuti già presenti non ti rimane che registrare un nuovo utente scegliendo "Crea un nuovo profilo" dalla barra laterale destra. Dopo aver inserito il tuo nome e cognome e un indirizzo email sarai pronto a pubblicare! Perciò, cosa aspetti?! Corri a visitare la nostra WebTV all'indirizzo www.galileitv.com e dai il tuo contributo per rendere GalileiTV speciale!

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Moriremo tutti?!?? seeee... 21 dicembre 2012: l'ennesima presunta, e ripeto... ENNESIMA PRESUNTA fine del mondo. Francamente sono stufo marcio di tutte queste cavolate: il mondo sarebbe dovuto finire con la caduta di Roma, nel 1000 d.C., con Nostradamus, con il passaggio del millennio, in ogni singola data palindroma, e ora? La “nuova” data qual è? Il 21 dicembre 2012. Wow. Ora, potete dirmi che sarà di sicuro la fine del quarto “ciclo” (e con ciclo non intendo quello delle ragazze) previsto dai Maya, potete dirmi che ci prendevano sempre, o che quando avevano previsto la fine (allegria!) del loro mondo si sono suicidati in massa o che, in effetti, due secoli dopo è arrivato Cortez a devastare le loro terre ma...accidenti! Hanno sbagliato di due secoli! DUE SECOLI!!! No, non stiamo parlando di solo due ore, sono due secoli! E soprattutto il solo fatto che loro lo hanno previsto non vuol certo dire che sia vero o fondato! Di sicuro il terremoto di Haiti, quello in Cile, l'eruzione del vulcano in Islanda, l'invasione delle cavallette che hanno devastato i raccolti in molte località, l'Inter che batte il Barcellona sono tutti eventi tragici che ci suggeriscono uno scenario da terza guerra mondiale o da Silent Hill, ma, vi prego, non venitemi a dire che sono tutte catastrofi collegate al 2012! Basta con questo allarmismo, basta con quest'ansia, basta con questa irrazionalità. Sì, irrazionalità, perché programmi come “Voyager” o “Mistero” non hanno ALCUNA PROVA a sostegno di questa teoria, e quindi rimane una domanda... perché diavolo continuano a smartellarci le scatole con questa paura? Audience. Perché fa notizia. Che tristezza. A tutti coloro che predicano questa teoria, che la diffondono e soprattutto che sostengono che tutte quelle catastrofi sono collegate con il 2012, coloro che sostengono fosse necessario perché c'era questa stramaledetta fine di un ipotetico quarto ciclo, beh dico solo una cosa: provate solamente un attimo a mettervi nei panni dei familiari delle vittime e provate, provate a dire “era necessario” o “era previsto”. In ogni caso, al di là di moralismi vari, una cosa so per certo: la razza umana per quanto imperfetta, stupida, o crudele è forte, è sopravvissuta a tre pesti, al raffreddore quando ancora era mortale, a svariate guerre che hanno devastato questo mondo, al tifo, alla lebbra, alla febbre gialla, persino al programma-spazzatura “Uomini e Donne”. Quindi, vi assicuro, dovesse o non dovesse accadere la catastrofe del 2012 la razza umana, ne sono certo, ce la farà sempre e comunque. Alessandro Bendicente

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intervista conclusiva ai

RAPPRESENTANTI In vista della conclusione dell'anno scolastico, la Redazione ha deciso di proporre ai lettori un’intervista ai nostri rappresentanti di istituto (Tubini non ha potuto partecipare per motivi di salute): questo è quanto ne è uscito, speriamo di aver aiutato a fare chiarezza sul misterioso lavoro dei Rappresentanti. (Per facilità, MC corrisponde a Massimo Vareschi, GaliluiGalilei, DC a Davide Corraro, 3C, AD ad Alberto Dalla Riva, 5F, e MP a Michele Pedrotti, 5F) MV: Secondo voi, come è andato quest'anno scolastico? DC: È stato un anno ricco di vittorie, abbiamo fatto tutto quello che avevamo promesso in campagna elettorale, a parte lo spazio bar proposto da Listarsky e Hutch. Il ballo d'istituto è stato fatto, le magliette, le feste d'istituto sono state quasi tutti i mesi, le assemblee sono state tutti i mesi, tranne in maggio perché abbiamo avuto dei disguidi con il Preside. Penso che anche l'obiettivo comune delle nostre liste, la partecipazione, sia stato centrato, in quanto siamo arrivati a 600 presenze in aula magna, una cosa che non si era mai vista. MV: A proposito dei programmi, che ne è delle serate a scuola promesse dalla Shock List? AD: Questa era una proposta fatta dalla candidata Laura Santi: si era pensato di fare una serata a scuola a Maggio, ma il Preside non ha dato l'autorizzazione per venire a scuola la domenica sera. Il Preside aveva sottolineato che l'attività sarebbe stata contata come un'assemblea. MP: È stata una nostra mancanza, diciamo che non abbiamo avuto il tempo e l'energia per concentrarci anche su questo. MV: Quale è stata la vostra più grande vittoria? AD: Il ballo è stato ciò che ci ha dato più soddisfazione, ci siamo messi molto in gioco. È stato molto difficile da gestire, anche per i rischi economici che ci siamo assunti. Alla fine il risultato è stato molto bello, anche se tornando indietro non so se lo rifaremmo, perché è stata molto dura. DC: Secondo me la partecipazione alle assemblee, siamo passati dai 50-100 dell'anno scorso a un massimo di 600. I partecipanti all’ultima assemblea non li abbiamo contati ma penso fossero almeno 500. Era il nostro obiettivo e l'abbiamo raggiunto con il gioco di squadra. MP: Io di vittoria non parlo, perché l'unico grande obbiettivo che avevamo fissato era quello di portare avanti un'altra idea di scuola, cosa che sto dicendo da settembre e che ho scritto sul Giornalino. Lo stiamo cercando di trasmettere con il nostro lavoro che è secondo me molto coerente. L'idea di una scuola che non sia la solita menata per prendere bei voti, ma una scuola in cui si cresce e che ci prepara al nostro futuro. Non siamo stati perfetti ma c'è stata una grande differenza rispetto alle attività studentesche degli altri anni. MP: Per inciso: alcuni professori ci hanno dato una mano e si sono interessati, mentre altri si sono opposti alla nostra attività. C'è stato anche qualche attrito con Preside e Vicepreside. MV: Una domanda solo per Davide: hai pensato alla possibilità di ricandidarti l'hanno prossimo? DC: Allora, l'idea ci sarebbe, ma qualche volta è stata veramente dura. Mi piacerebbe, ma credo che gli obiettivi che si sono raggiunti quest’anno difficilmente si potranno raggiungere l'anno prossimo. AD: Anche perché non avrai dei collaboratori alla nostra altezza. MP: Noi speriamo che il nostro modo di lavorare, come le riunioni per organizzare le assemblee, oppure il Comitato studentesco come occasione di dibattito, non venga abbandonato. DC: Tornando alla domanda che mi hai fatto, mi piacerebbe forse candidarmi in Consulta, anche per renderla un organo più presente all'interno della scuola, visto che quest'anno non ci è stato dato tanto aiuto dalla Consulta, ad essere sinceri. MV: Che consigli vorreste dare a chi volesse candidarsi l'anno prossimo? AD: Bisogna avere entusiasmo, ti da molto come esperienza ma ti richiede anche molto. Bisogna avere tanta voglia e sapersi mettere in gioco. Magari mentre sei nella tempesta soffri, ma se poi guardi la cosa da fuori, ti rendi conto di quello che hai fatto e c'è molta soddisfazione. Fatelo, ne vale la pena. MP: Io consiglio inoltre di rivolgersi agli ex-rappresentanti, se ci sarà Davide, o comunque anche noi credo che l'anno prossimo faremo ancora dei giri a scuola. Se ci chiedessero aiuto per i moduli, saremmo lieti di darlo, e i nuovi rappresentanti si troverebbero metà del lavoro fatto.

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MV: Descrivete la situazione finanziaria del Galilei. AD: Per l'anno 2010 sono stati stanziati 3000 €, che comprendono i soldi per il giornalino (2000 €) e ne abbiamo spesi 50-100 per le assemblee. Il resto lo teniamo come garanzia per la festa di fine anno al parco. Il ballo non è stato a carico della scuola. MV: Cosa ne pensate dei due giornalini del Galilei? MP: IO scrivo su tutti e due e trovo il Giornalino d'istituto una bella iniziativa, soprattutto il terzo numero era pieno di begli articoli. Purtroppo questa edizione costa troppo per la scuola secondo me ed effettivamente ne abbiamo parlato più volte con la Redazione, ma visto che ci sono le riunioni del Gioralino il sabato, nelle quali non si fa un piffero, non abbiamo ottenuto risultati. Coffe & Cigarettes non mi sento di chiamarlo un giornalino d'istituto in quanto è un’iniziativa privata. Devo dire che forse è un po' troppo schierato, ma è sempre un punto di vista in più. DC: Io parlando da lettore ho visto una crescita nella qualità del Giornalino, in particolare nell'ultimo numero c'erano molti articoli che riguardavano la scuola. Il C&C non è da considerarsi un giornalino d'istituto, anche perché sul nostro Istituto ha scritto poco o niente, solo critiche. MV: Cosa volete rispondere a chi avrebbe voluto assemblee più serie? AD: Da parte nostra c'è sempre stata un’apertura nei confronti di chi era interessato a organizzare le assemblee. Abbiamo detto a quelli del C&C di venire alle nostre riunioni pomeridiane, ma non li abbiamo mai visti. Non consideriamo affatto le assemblee che abbiamo organizzato del tempo perso, sono sempre state delle piacevoli occasioni di approfondimento. MP: Abbiamo provato a organizzare un’autogestione pomeridiana in cui doveva esserci un gruppo sulla riforma Gelmini, ma c'è stata una polemica con il Preside e la cosa non si è più fatta. Credo comunque che le nostre assemblee siano nettamente superiori a quelle di altre scuole. MV: Quali sono stati i vostri sforzi per migliorare il coinvolgimento della succursale? MP: La Candidatura di Tubini è stata una mossa essenziale, anche se la sua vittoria è stata un po' inaspettata. Dalla succursale veniva molta gente alle nostre riunioni. Poi Cesare negli ultimi mesi è stato malato e abbiamo visto un effettivo calo della partecipazione. AD: Solitamente alle assemblee la partecipazione della succursale è molto alta. MV: E cosa dite, per esempio, delle circolari che non arrivano? DC: Le circolari non dipendono da noi, generalmente capita che siano i professori a non leggerle o i bidelli a consegnarle in ritardo. MP: E non si pensi che qui in sede non abbiamo problemi a ricevere le circolari. MV: Quale è stata una vostra sconfitta? MP: Secondo me il problema principale è stato quello del coinvolgimento, in particolare convincere la gente a venire alle riunioni pomeridiane. Non è stata una sconfitta totale ma quando venivano 4 persone ci siamo sentiti scoraggiati. L'assemblea di aprile la abbiamo organizzata interamente noi, senza l'aiuto degli studenti. DC: La grande sconfitta è stata quella di alcune classi che non sono mai venute a una assemblea, non diciamo quali, ci sarebbe piaciuto avere un'assemblea con tutto il Galilei. AD: Per il coinvolgimento non credo avremmo potuto fare di meglio, possiamo dire di avere usato qualunque tecnica lecita e non lecita per far venire gli studenti. Questa fetta di indifferenza resta e resterà sempre, credo però che questa fetta sia ridotta durante l'anno. MV: Secondo voi cosa servirebbe al Galilei? DC: Semplificare la burocrazia aiuterebbe molto a organizzare tutto. AD: Secondo me servono altri rappresentanti come noi. MP: È ovvio che una città non si costruisce in un giorno, ma bisognerebbe portare avanti una diversa idea di scuola. Poi è ovvio che non è facile. MV: Volete salutare gli studenti? MP: Ciao a tutti, vi siamo grati per la fiducia che ci avete dato, spero che siate soddisfatti dalla nostra attività. Siamo fieri di essere vostri rappresentanti. DC: Speriamo che il lavoro che abbiamo fatto quest’anno non venga cestinato, ma che l'anno prossimo invece di cominciare da zero si cominci da tre. AD: Facciamo un saluto stupido! AD e DC: Bellllaaaaahhhhhhh!!! MP: (tace) (I tre se ne vanno)

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INTERVISTA DOPPIA: MAZZAU-GARZON -Nome? M: Silvia G: Daniele -Soprannome? M: Masù G: Alcuni mi chiamano Lele -Gruppo sanguigno? M: B+ G:...non lo so.. non me lo ricordo -Data di compleanno? M: 26/4 G: Columbus day -Sport preferito? M: Equitazione G: Nuoto (lo pratica?) si un pochino -Qual'è la formula per ricavare la velocità? (v=s/t) M: Non me la ricordo (che vigliacchi che siete) G: (rivolto a due studentesse presenti) suggeritemi! ma non era la distanza fratto il t? -Animale che la rappresenta meglio? M: Pantera G: L'antilope, era il mio nome di caccia a scout -La parolaccia che dice/direbbe più spesso a scuola? M: porca vacca... ma non le dico G: direi volentieri merda -Risponda sinceramente: per 200 euro darebbe un 7 ad uno studente? M: no! G: non me ne frega di 200 euro. -Cosa ne pensa dell'amuchina per mani? M: un po' maniacale, ma anch'io ho delle salviette per mani G: una trovata commerciale -Quanti moto mondiali ha vinto Valentino Rossi? (9) M: non ne ho la più pallida idea G: non lo so -Cos'è lo shi-tzu? (un cane) M: è un massaggio? No, non lo so... G: ma che ne so! -Tre cose che porterebbe su un'isola deserta? M: un dizionario enciclopedico, l'ipod (però per le batterie...), chitarra per imparare G:...... (le due studentesse di prima: la famiglia?) la famiglia basta e avanza -Dia un titolo di giornale alla sua vita M: oddio... "vivi ogni giorno come fosse l'ultimo"

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G: "avanti!" -Frutto preferito? M: ciliege G: la pesca -In quale stato le piacerebbe vivere,Italia esclusa? M: Stati Uniti G: penso il Canada -Domande flash: cosa ne pensa... -Del bullismo? M: da combattere con tutte le proprie forze G: come posso essere favorevole? -Dei videogiochi M: da evitare ostinatamente (perchè non li capisco) G: non li sopporto, mi fanno venire mal di testa -Dell'omosessualità? M: da accettare. ho degli amici... e a volte è anche da compatire G: non ho pregiudizi -Dell'eutanasia? M: contraria G: non ho preclusioni -Dell'aborto? M: assolutamente contraria G: non ho preclusioni -Del gelato al limone? M: c'è di meglio G: non mi piace -Della clonazione di animali estinti? M: è comunque orribile G: se si sono estinti ci sarà un motivo -Delle "frasi famose"? M: simpaticissime G: nascondo verità e inganni -Se in una gara supero il terzo cosa divento? (terzo) M: secondo? (studenti attorno ridono simpaticamente) no non so cosa divento? G: divento secondo.. a no! che stupido... -E se supero l'ultimo? M: divento l'ultimo G: eh divento io l'ultimo (sbagliato) ma come? -salutate qualcuno: M: non so... saluto i miei figli... G: le mie figlie -L'intervista è conclusa, andate in pace. Piero Fiorini


CASA ACCOGLIENZA “IL SAMARITANO” la mia esperienza di volontariato

Buongiorno a tutti. Vorrei parlarvi di un’esperienza molto bella a livello umano a cui ho potuto accedere grazie al Gruppo Adolescenti della parrocchia di S. Giovanni Lupatoto: alcune sere di volontariato in aiuto alla Casa Accoglienza “Il Samaritano”, che è una realtà coordinata dalla Caritas Diocesana Veronese. Questa ONLUS, quindi assolutamente senza scopo di lucro dato che esiste grazie al tempo e all’impegno dei Volontari che vi lavorano, gestisce un centro che si trova in Zona Fiera a Verona, precisamente in via dell’Artigianato, 21. La Caritas, attraverso l’ente, si rivolge a quelle persone che per svariati motivi si trovano senza una fissa dimora talvolta per un tempo indeterminato, ma il fine ultimo del progetto è quello di ridare piena dignità a chi si trova in condizioni di marginalità ed esclusione. Il centro è sia notturno che pomeridiano-serale: per quanto riguarda la notte, ci sono diverse stanze per gli ospiti e vengono inoltre garantiti biancheria pulita, possibilità di lavarsi, servizio lavanderia e la cena; durante il pomeriggio fino all’orario di cena, la sera alle 21.00, gli spazi sono dedicati all’incontro e al trascorrere il tempo insieme, con la possibilità di partecipare ad attività quali laboratori di informatica, corsi di alfabetizzazione, ecc… Il nostro gruppo di adolescenti, anche se ormai cresciuti, dato che eravamo tutti maggiorenni (circa 8 ragazzi e ragazze con la presenza dei nostri 2 animatori) si occupava un giovedì sera ogni mese di dare una mano ai Volontari: dopo una riunione al centro ci dividevamo i compiti per seguire gli ospiti che erano presenti di volta in volta. I diversi luoghi tra cui si sceglie di prestare servizio sono: la reception, dove si controlla il cancello attraverso le telecamere, si distribuiscono la biancheria e l’occorrente per la doccia e si registrano le entrate e le uscite; il cancello, dove alcuni volontari controllano chi entra (agli ospiti che si presentino ubriachi non possono infatti entrare); il metal-detector, il cui nome è esaltante, attraverso il quale si controllano gli oggetti metallici che gli ospiti potrebbero avere addosso; la “zona chiacchiere”, che è il luogo più vivace poiché serve alla conversazione piacevole tra i volontari e gli ospiti e al gioco da tavolo; ultima, ma non per importanza, la cucina, dove si riscalda il cibo proveniente da altre mense, che altrimenti, rimanendo “immangiato”, sarebbe da buttare. Per quanto riguarda la mia esperienza, io ho provato in particolare la mensa, il metal-detector e la “zona chiacchiere” e devo dire che ho trovato ognuno dei ruoli fantastico, perché ciascuno mi ha riservato momenti che andavano al di là delle previsioni! Stando al metal-detector, ad esempio, ho potuto parlare piacevolmente con alcuni volontari e ho potuto capire un po’ meglio, attraverso le chiacchiere con gli ospiti, le situazioni di disagio che li avevano costretti lì (sfratto, abbandono della casa a causa di un divorzio, cattivo uso dei soldi…), ma ho anche potuto riconoscere in loro una grande volontà di rialzarsi e ricominciare. Oppure stare dietro il banco della mensa, a domandare agli ospiti cosa desideravano per secondo, se volevano la verdura, se erano lì per il bis, a volte con difficoltà dato che molti – essendo stranieri – non parlano perfettamente Italiano, mi ha provocato una gioia interiore e mi ha fatto comprendere meglio cosa voglia dire “servizio”. Indimenticabile anche il tempo trascorso nella zona delle chiacchiere, dove io e altri ragazzi abbiamo anche messo alla prova le nostre abilità di “docenti” di Italiano facendo esercitare la nostra lingua agli ospiti stranieri; in particolare una ragazza della nostra scuola, Sara, ha colto l’occasione per cimentare le sue doti di insegnante, conseguendo un indiscutibile successo in vista di una futura cattedra! Sono rimasto veramente entusiasta dal rapporto umano che siamo riusciti ad instaurare e dallo spirito di collaborazione di noi ragazzi nel prestare servizio. Un giorno, chissà, potrei riprendere questa bellissima avventura di volontariato! Alessio Mantovani

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L’angolo dell’artista

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LAST THOUGHTS IN POETIC PROSE Siamo soli e soli viviamo, circondati da un mondo in cui ogni tanto cadiamo. Soli in un’adolescenza troppo stretta. Soli in questa continua, maledetta incertezza. Sono le mie ultime parole, scritte con mente tremolante e cuore pesante; l’ansia del cambiamento. Le ultime parole a cui ancora devo dare un senso, un motivo, una causa: il perché scrivo. Forse scrivo per sognare di essere vivo. Vivo per allontanare quest’oppressione di una fine che già provoca tensione. Scorro foto, per rievocare il passato… 5 anni.. Chi, chi mi ha rubato? Scorrono le stagioni: autunno, inverno, primavera, estate.. Ti ricordi, ti ricordi, che risate? Come, come stare tranquilli vedendo il sangue sui cigli? Come conciliare te stesso sentendosi represso? Come volare senza sempre pensare al sesso? E poi? E poi ti senti ancora dare del depresso. E siamo sempre soli, soli nella nostra camera, soli nei corridoi, soli giocando a calcio, soli a una festa, soli riversi per terra, soli a un concerto, soli in discoteca, soli in motorino, soli nel letto, soli parlando, soli fumando, soli nel prato, soli nei sogni e nei pensieri, soli in classe, soli in bus, soli in tv, soli con le nostre condivisioni fallite, soli con sorrisi poco sinceri, soli con le nostre paure, soli con o senza soldi. Soli con noi stessi. Allora, mi trascino. Cerco giustizia nelle canzoni: fiducioso di un futuro fallibile ma almeno incendiabile. E le lacrime? Hanno più un senso? Magari è soltanto il fumo della tua sigaretta nei miei occhi… Un bacio? Questo che aspetti? L’illusione o il ricordo di quel raggio di sole libero da nuvole. Un qualche saggio filosofo diceva che il dolore è l’unica via per acquisire profondità… E il compenso vale il prezzo? Ma soprattutto, il prezzo vale il compenso?? Just live, don’t think; Forever young; I don’t care what people think, people are stupid.. Frasi e motti che ti caratterizzarono.. Cos’è meglio? Un eterno mettersi in discussione e un continuo rifletter per comprendere o correre e basta? Dubbi poco risolvibili. Ma se è vera e dimostrabile l’equazione che a maggior scavo interiore e maggior immersione/comprensione corrisponde un’emozione vera, e se è vera la legge che noi uomini siamo fatti e mossi per il piacere e il sentire allora, compagno, hai perso la scommessa.. Cerco i tuoi occhi per guardarti dentro: fermato dal riflesso delle tue lenti scure. Vedo le vostre facce ma non riesco ad abbracciarvi mai.. Parlo con il cuore..e a Te cosa t’importa? Chieditelo mentre leggi. Ultime frasi di un ex-adolescente che ebbe la presunzione di voler usare la Poesia per esprimere il casino che ha in testa.. La poesia è altro. E mai più tornerà il tempo perduto anche se quello che resta è ancora molto. E mai smetterò di immaginare la felicità al cospetto delle mie colline o seduto sulla sabbia ad osservare un tramonto sul mare. Fammi, però, conoscere la TUA vita: se davvero è felice, se tu il Tuo senso l’hai trovato o neanche ci hai pensato, se sei disposto a un confronto vero.. Altrimenti, buona vita indifferente. Salutami il tuo muro, bianco, grigio o nero che sia. Il mio, non lo trovo più. Tuliooo7=Pedrotti Michele

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I miracoli della natura Che scopo abbiamo? Più precisamente, che scopo abbiamo su questo pianeta? È forse troppo presto per spingersi oltre, alla conquista di altri pianeti? Sono domande che mi sono posta, seduta su questa riva, e cercando delle risposte ho cominciato a riflettere, o meglio, semplicemente ad analizzare quello che è stato, e magari immaginare quello che sarà. Siamo figli di un cielo così bello, amanti di un tramonto che non sembra il nostro. La notte ci delizia con la vista della luna, perla brillante all'imbrunire dell'universo. Questo è il nostro pianeta, e molti non se ne rendono ancora conto. È sorprendente contemplare la riva intricata di vegetazione di un fiume e scoprire quante cose si nascondono che non sono scritte nei banali libri di scuola, quante informazioni sono trasmesse in modo così freddo e distaccato in un libro di scienze, ad esempio. In mezzo a queste decine di alberi e le mille foglie che gli danno vita, esiste un mondo che va oltre l'immaginazione di un solo uomo: uccelli coloratissimi, rumorosi e silenziosi, che volano facendosi spazio tra i rami teneri di quegli arbusti giovani. Sotto di loro si stende una fitta coltre d'erba, verde e vigorosa, nata dalla fertilità della terra che la nutre. Tra i fili fragili si muovono maestosamente i lombrichi, la loro andatura che ondeggia parallelamente al territorio. Una scia luminosa riflette un raggio di sole, è la traccia di una lumaca e non è difficile trovarla: la sua lentezza è dominante, come se volesse analizzare ogni centimetro della zona su cui striscia. Potrei definirla curiosità, ma so che è molto di più: perfezione naturale. In un mondo ormai devastato dalle guerre e arrostito dalle fonti di energia, pochi ed intendo un numero veramente esiguo di persone combattono contro i mali che feriscono il nostro pianeta e di conseguenza l'intera umanità. Questi individui sono gli ambientalisti, gli animalisti, gli ecologisti... La vera lotta è, ad esempio, la distruzione delle cause dell'inquinamento e non cercare di combatterlo mentre già divora l'aria circostante a noi, anche perché so per certo che vincerebbe lui. L'uomo è stato l'unico animale capace di sviluppare un'intelligenza talmente acuta da costruire oggetti o altro utilizzando materiale da lui stesso fabbricato. Un volatile ad esempio, costruisce il suo nido utilizzando rametti, terra, foglie, amalgamando tutto con la sua saliva, tutti elementi naturali che gli permettono di realizzare la sua “casa”. Anche l'uomo migliaia di anni fa applicava questo metodo alle sue costruzioni, ma l'ha modificato e evoluto nel tempo: ora per costruire una casa utilizza il calcestruzzo e altri materiali introvabili in natura al contrario di un rametto. La sua intelligenza ha varcato i confini del rispetto per altri animali e per la natura in generale. Ora l'unica cosa che fa parte dell'uomo è solo il suo corpo, non le sue abitazioni, o suoi strumenti e i suoi mezzi di trasporto. Questi confini sono frutto di milioni di anni durante i quali sulla Terra sono avvenuti tantissimi cambiamenti: evoluzioni di alcune specie, estinzioni di altre, modifiche del clima, spostamenti della terra e dell'acqua. In questo periodo tutti i componenti della natura hanno raggiunto un equilibrio, più o meno vantaggioso per ciascuno, che però l'uomo ha sconvolto con quell'innovazione che chiama tecnologia. È vero, l'intelligenza umana è inarrestabile e non era possibile impedirle di evolversi tecnologicamente. Alcuni addirittura hanno definito l'anno di fabbricazione del primo computer l'inizio della vera storia. Ma l'essenza della tecnologia non sta nel distruggere altri per proclamare sé stessi i migliori. Io credo fermamente e sostengo le missioni spaziali, le ricerche in tutti i campi (storico, medico, animale, naturale...) e la costruzione di oggetti che facilitino la vita odierna. Ciò che non tollero è cercare di raggiungere un scopo che si trova a un palmo dal naso senza pensare alle conseguenze che avrebbe. L'innovazione serve a rendere la vita più comoda, e a meno che non guasti, sono d'accordo: la tecnologia serve a rendere il futuro più comodo. Galileo ha inventato il telescopio, e con esso ha studiato il cielo. Ma molte altre scoperto si sono fatte grazie a questo strumento: secoli fa quindi, un uomo ha contribuito alle scoperte più recenti e a molte altre importanti. Un individuo muore, ma non il suo lavoro, e questo andrebbe continuato e portato ad un livello superiore. Non va frainteso il suo messaggio, né modificato, ma migliorato. La tecnologia andrebbe amministrata con una buona dose di buon senso: non sconvolgere gli equilibri che si sono creati, ma nemmeno distruggere il territorio su cui ci si potrebbe evolvere. Quando pensiamo di aver concluso il nostro cammino, quello è solo l'inizio di ciò che verrà. Evelline Jumolea

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BUDO

Oltre l’arte in sé

Nell’ultimo numero vi ho parlato delle tecniche dell’arte marziale che sono effettivamente la grammatica del movimento che combinate in schemi coreografici conducono a delle forme. Tali schemi non permettono solo l’attacco o la difesa da un combattimento, essi recano con sé lo spirito dell’arte, il “do” ovvero la “via”, profondamente impregnata di filosofia zen. L’antichissima fede filosofica zen, che rifiutava la violenza e guidava alla concentrazione, ebbe grande popolarità presso la casta dei guerrieri perché offriva loro una disciplina che rendeva sopportabile la vita di combattimento e lo stato di continua tensione cui erano sottoposti. Esigeva, inoltre, l’acquisizione di speciali capacità psicologiche: la concentrazione, l’indifferenza verso la morte, la capacità di astrarsi dal mondo. Nelle moderne arti marziali dell’antica dottrina sono sopravvissuti gli aspetti migliori, quanto c’era di grande nei concetti morali ed etici che gli antichi guerrieri seguivano, insieme alle tecniche di combattimento che sono state trasmesse per via diretta da maestro ad allievo. Ad esempio possiamo vedere alcune tecniche di combattimento associate agli elementi: terra, acqua, fuoco e vento. La mente del karateka diventa come un masso, stabile e non movibile. Qualsiasi cosa possa accadere, non si muoverà di un singolo centimetro dalla sua posizione e così l’avversario avrà la sensazione di avere un masso di fronte a sé. Un’altra caratteristica è ripresa dall’acqua che si muove sempre e che può sviluppare una forza tremenda. Le posizioni dell’allievo sono morbide e flessibili, in ogni momento. Il karateka, infatti, si potrebbe ritrarre come un’onda dalla riva per evitare un confronto diretto ma anche, senza interruzioni, rispondere all’attacco, come fanno le maree. Ora pensiamo a una foglia che vola nell’aria, su e giù, disconnessa da ogni forza di gravità. Nessuno può afferrare il vento. In questo modo l’avversario è costretto a puntare e a concentrarsi in continuazione, perché chi segue il principio del vento non sta fermo, ma si muove in continuazione da una posizione all’altra. Altra caratteristica quella del fuoco, brucia. E’ il simbolo dello spirito combattivo nell’attacco. Ma la forza, anche se in gran quantità, non ha efficacia se l’energia non viene messa a fuoco. Il karateka può sviluppare velocità e indirizzare l’energia (che proviene dal centro del corpo) con tecniche lineari. Infine obiettivo ultimo del karate dovrebbe essere quello di istruire la coscienza. L’allievo dovrebbe cominciare dall’apprendere come si respira. Solo se respira correttamente, quando si mette in pratica una tecnica, si può dimenticare i muscoli, lasciarsi andare ed eseguire le tecniche con l’energia che proviene dall’interno. Respirare è la vera sorgente dell’energia, non il muscolo, e, in ultima analisi, permette all’energia di fluire in ogni angolo del nostro corpo. Dopodiché, il nostro spirito diventa libero e può focalizzarsi con attenzione sulla reale situazione che sta per accadere. Una volta che questo stato indisturbato della mente (mushin) è stato raggiunto, il risultato del combattimento è solo questione di tecnica. Se uno raggiunge la perfetta conoscenza nella “via”, allora non c’è nulla che questi sia in grado di comprendere. Allora, egli riconoscerà la “via” in tutte le cose. La maggior parte dei samurai praticavano anche le belle arti: la Via della spada non era che un ulteriore aspetto della Via del pennello, la quale conduceva alla Via della poesia, così come pure numerosi samurai usavano anche suonare il flauto dopo la sessione di pratica marziale. Tutte le arti allenano la mente a trovare l’Unità con la natura più profonda e la saggezza più alta. Silvia Obertino

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L’angolo della Lettura Amabili resti (The Lovely Bones) di Alice Sebold Susan Salmon, quattordicenne di provincia, viene brutalmente assassinata dal suo vicino di casa George Harvey, un vedovo di trentacinque anni. Figlia di Abigail e Jack Salmon, Susie conduceva un’esistenza tranquilla e felice insieme alla sorella Lindsay e al fratello Buckley fino a quel giorno, il 6 dicembre 1973, quando le fu per sempre spezzata la vita, nei giorni in cui la gente non credeva che cose simili potessero accadere. Attraverso gli occhi della ragazza il lettore scopre le emozioni e i sentimenti dei suoi cari, i dubbi e le perplessità che rendono irrequieto suo padre Jack, convinto di conoscere l’assassino di sua figlia. Via via che si volta pagina si viene colpiti dalla struttura semplice e diretta della narrazione ma soprattutto dalla freddezza e dal distacco con cui Susan rivela la crudeltà dei suoi ultimi orribili istanti di vita. Un libro bello, di facile lettura, ma soprattutto coinvolgente che ti proietta in un mondo immaginario ma reale al contempo. In esso vengono sviluppati diversi temi, tra cui la brutalità della mente umana, il ricordo delle persone care ma in particolare la ricerca incessante di una verità assoluta, che possa in qualche modo sanare la ferita o colmare il vuoto che la mancanza di una persona amata lascia. Murata viva: prigioniera della legge degli uomini di Leila Leila è una giovane magrebina che, come la maggior parte delle donne dell’Islam, vive in un universo oscuro fatto di violenze e umiliazioni. Il libro inizia con una voce femminile simile a un sussurro, perché è questo che la giovane vuole: confidarsi, non raccontarsi. Subordinata all’autorità paterna e sorella di undici fratelli, Leila è una ragazza schiva che preferisce subire piuttosto che perdere l’identità familiare. Ama la vita. Con le amiche è spigliata e gioiosa, caparbia con i genitori, in società timida e riservata. Nel corso della confidenza Leila rivela molto di sé, ma in particolare parla di un amore negato, perché dalla vita non ha avuto quello che desiderava, né l’affetto di suo padre, né il principe azzurro che la portasse via con sé, lontano lontano. Voleva che Dio, il suo Dio, le risolvesse i problemi, che modificasse il corso del suo destino, che non la facesse più sentire colpevole, reclusa, odiata, trascinata attraverso l’esistenza come un oggetto inerte e insignificante. Addestrata alla sottomissione passa dalle mani del padre a quelle di un marito-padrone che la tratta al peggio di una schiava. Ha dovuto subire di tutto ma resiste, resiste fino in fondo. Leila non è soltanto il fantasma di queste pagine, ma una persona reale, in carne e ossa, come ha scritto Panorama “simbolo di un riscatto al femminile”, perché ha saputo riconquistare la sua vita e sfidare la tradizione pur essendo prigioniera della legge degli uomini. Un libro forte ed emozionante teso a raccontarci la terribile delle donne musulmane e a farci riflettere su una certa condizione sociale femminile ancora nel ventunesimo secolo. B.E.D.

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ENJOY GOOD MUSIC Hi everybody! Eccomi qua, per la gioia del redattore, a scrivere per il nostro amato Giornalino! Ma, ho pensato, di che scrivo? Di musica, ovviamente! Che altro sennò? Ma buona musica, non quella che gira per le discoteche! Ok, con questo mi sarò fatta una buona dose di nemici discotecari, ma non importa, sono qui per parlare di hardcore e delle relazione che questo genere ha con il punk. Partiamo innanzitutto da dove e da quando. L’hardcore fu una costante nell’underground statunitense, seppur con un’imponente presenza anche nel resto del mondo, all’incirca tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80; i primi a ufficializzare il termine furono i canadesi D.O.A. con il loro album “Hardcore 81” del 1981 appunto, il quale ha contribuito a rendere popolare il genere proprio con tale nome. Dal punto di vista creativo l’età d’oro fu tra il 1980 e l’ ’86, mentre dalla prospettiva commerciale il picco fu a metà degli anni ’90, con l’affermarsi di gruppi come Offspring e Rancid, dalla visibilità molto superiore alle aspettative e perciò accusati di svendita di ideali e di trasgressioni definite “a buon mercato”, puntando, secondo chi ha assistito alla nascita del movimento originario, all’appariscenza più che alla sostanza vera e propria dell’hardcore. Volendo evidenziare il rapporto che questo genere ha con il suo predecessore, si può dire che l’hardcore è un “discendente” del punk degli anni ’70, ma con alcune diversità di forma e finalità. Innanzitutto, generalizzando, lo si può considerare una come versione estremista, più aggressiva del punk “classico”, caratterizzata da brani più potenti, veloci e feroci, volti a marcare ulteriormente la tendenza a propagandare le proprie idee; infatti l’hardcore si distacca dalla generazione del ’77 per l’attenzione rivolta alle tematiche socio-politiche, abbandonando l’ingenuità tipica di quest’ultima, quasi tentando di mettere ordine nel caos generale. Insomma, per capirlo davvero non vi resta che ascoltare! Spero abbiate gradito questa brevissima presentazione, che di certo non ha nulla a che vedere con il rinomato Rolling Stone, ma almeno potrebbe aver dato, diciamo, una dritta musicale! Un saluto a tutti, e grazie per l’attenzione! And.. the last but not the least.. Si ringrazia per la straordinaria e indispensabile collaborazione Andrea Vicenzi, senza il quale non avrei saputo nemmeno da dove iniziare!.. Thanks!!! By Giorgia Casaccio

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Don’t get lost in Heaven Scrivo queste righe a caldo, quindi se qualcuno avesse il rigurgito nel leggerle, è colpa di questa mia incontinenza che si può definire creativa o solo ossessiva smania di protagonismo. Un po’ come preferite : ). Come mai? Beh, ho appena finito di leggere l’articolo di Chiara Brugnara “Il Paradiso… dov’è?” del giornalino d’istituto GaliluiGalilei di cui faccio parte. A questa domanda la mia “collega” – si può dire – risponde con un lungo articolo descrittivo per dire che il paradiso – cito parole testuali – credo sia diverso per ognuno di noi, credo che ciascuno abbia il proprio Eden, il proprio luogo dei sogni dove riposare per l’eternità. Non sono d’accordo. Non credo, diciamo proprio, che esista un paradiso, o meglio non credo che il vero significato di tal termine sia quello trasmessoci in tutti questi anni di storia. Chiara parla dell’eternità, cosa che a me spaventa moltissimo: non vorrei vivere per l’eternità, né che sia in un posto bellissimo in cui è possibile fare ogni cosa, né che sia all’inferno più infernale di quello descritto da un tal fiorentino chiamato Dante, figura del nostro passato che faccio fatica a sopportare. Parla di questo mondo dopo la morte che rispecchia le aspettative di felicità del singolo individuo. Molto bello e altrettanto consolatorio, però non credo sia così. Il Paradiso, l’Eden – mi piace di più come termine indicativo – non è altro che la meta che qualcuno si impone di raggiungere. La felicità per sé stesso, la realizzazione del proprio essere: ottenere quello di cui veramente hai bisogno per completarti e per dare un senso alla tua vita. Tutti mirano alla propria felicità, al proprio benessere, tuttavia non è stabile perché non è il vero Eden, che è ben altro. La felicità in questa società ormai si ottiene con poco e dura ancora meno. Siamo un po’ tutti bambini che appena hanno il loro giocattolo smettono di piangere e vedono tutto positivo e a colori. Poi però il bambino deve crescere e capire che la sua missione in questo mondo è qualcos’altro che ottenere un giocattolo dalla mamma e dal papà. Conoscere sé stesso, realizzarsi e seguirsi. È l’arte per i pittori, che quando smettono di copiare le opere di altri artisti cominciano a farne delle loro, mollando il giocattolo da bambino. La scrittura per gli scrittori, che appena smettono di leggere le opere di grandi letterati cominciano a farne delle loro, la musica per gli artisti che smettono di riproporre versioni di canzoni ormai vecchie e ne compongono delle loro … tutti prima o poi mollano o, molto più frequentemente, DEVONO mollare il giocattolino per cercare il proprio Eden. Sicuramente è la cosa più difficile (anche di più che stare attenti ad una conferenza di tre ore nella nostra aula magna) però ci sono vari mezzi. Il vangelo è uno di questi. Infatti, oltre a proporre uno stile di vita povero e caritatevole può condurci, se si legge tra le righe, a trovare il nostro essere: il che non vuol dire prendere alla lettera quanto scritto ma scendere ben più a fondo. I libri in generale sono dei mezzi, lo svegliarsi la mattina, andare a scuola e seguire una lezione di religione del professor Ferrari è un altro modo, o anche semplicemente sedersi su un prato e oziare per tutto un pomeriggio. L’importante è trovare sé stessi e il proprio Eden, dopodiché il resto conta niente. Leggi, morali, etica, religioni vanno a farsi friggere. Resta però un interrogativo: e dopo la morte? Bah, se ci poniamo la domanda “dove eravamo prima di nascere?” la risposta penso sia la stessa: o ovunque o da nessuna parte o … va bè lascio spazio alle vostre opinioni in merito. Di sicuro non esiste un paradiso come ci è sempre stato raccontato e se davvero esiste Dio “ha fallito” (da Hiroki Endo): peggio di così non si va, per cui possiamo solo migliorare. Grazie prof. Ferrari, grazie Chiara, grazie signor Endo! Buona fortuna e buona estate, e per quelli di 5° auguri per gli esami : )

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Francesco Tommasi


SKAndinavi SKApestrati Buon giorno a tutti i Galileiani, esaltati o spossati dalla fine dell’anno. Quanti di voi hanno mai sentito parlare dello ska? nono, non intendo scandinavi o skale, ma quel genere musicale fatto da invasati saltelloni per altri invasati saltelloni. Lo ska è un genere che si trova praticamente in ogni Ipod del mondo, spesso inconsciamente: non ci crederete ma metà delle canzoni “stupide” che ascoltiamo per una risata sono ska. Ufficialmente si definisce ska quel genere musicale caratterizzato da un ritmo incalzate in levare, dall’uso di ottoni e da una leggerezza unica in temi e ritmo, diviso in tre generazioni o wave differenti: la first wave degli anni ’60, lo ska giamaicano puro dai ritmi raggae e latini, la seconda wave o 2tone, sviluppata negli anni ’70 dai ritmi più rock e rudi, e la third wave, uno ska multi faccia, con ritmi e stili diversi, innovativo e mutevole. In realtà lo ska è l’insieme di tutti quei gruppetti e canzoncine che con un testo semplice e un martellante “tu-pa!” come ritmo riesce a stare nella testa e far saltellare la gente. Ma lo ska non è solo musica, lo ska si impatta con le persone creando generazioni di giovani gasati. Basti pensare che lo ska parla principalmente di tre cose: rivoluzione, stupefacenti vari o alcolici e storie d’amore finite male, ma ne parla con sorriso, con ironia e con n sano menefreghismo. “Forse un giorno staremo insieme, ma non si può e continuo a bere” (Rainksa): nasce così il rude boy, l’ascoltatore ska, che soprattutto nel periodo 2tone invadeva l’Europa con cravatta, occhiali scuri e cappello, portando come stendardo accessori a scacchi e passando il suo tempo a fare danni e bere birra. In Italia il movimento ska è vivo e attivo come uno yogurt, anche se non famoso e conosciuto, l’unico forse che si è arrampicato fino a MTV è Giuliano Palma e i Blue Beaters, ma compaiono grandi nomi come Vallanzaska Meganoidi (soprattutto nei primi album) e i Persiana Jones, ma anche gruppi sconosciuti come Munnizza, Skazzati, Fahrenheit 451 e i veronesi Isnoranska meritano un posto d’onore nella playlist. Per approfondire un po’ consiglio senz’altro “Toots and the Maytals”, i “The Ethiopians” o il grande Laurel Aitken per quanto riguarda il first wave, “Madness” e “Bad manners” per il 2tone e per la third wave i “Reel big fish”, i “Musyard plug” e “Aquabats”. E per finire, come dicono gli Ignoranska, “se credi che la fortuna t’assista, siringa alla mano e asta la vista!” Giovanni Trento

Al Destino Porco Bastardo Facca disi, ciao d.b.p.! Come butta? Senti, volevo chiederti se secondo te posso farcela ad uscire da questa scuola entro il prossimo year; adesso sono in five, quest’anno è già gone, e non sono sicuro che il prossimo sia better. Grazie eh! ErPuzza Carissssimo esponente della sottorazza umano-scimmia: grazie. Era da parecchio tempo che non ricevevo una simile conferma che alcune volte anche gli esseri superiori come me commettono errori madornali. Detto ciò passiamo al tuo quesito… No, non passerai il prossimo anno, e se nel tessere la tela del tuo destino non avessi accidentalmente sbagliato qualcosa, a quest’ora dimostreresti la tua utilità al genere umano andando a scovare mine con una piccozza. Yo! Il tuo friend D.P.B."

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Tradito? No, scambiato! Mi chiamo Peter. Sono nato in Inghilterra nel 1902, ma i miei genitori mi hanno abbandonato in Italia nel 1987 dicendo che ero tanto popolare che avrei trovato in fretta una nuova famiglia. Avrei dovuto sapere che pensavano solo ai soldi… era ovvio che mi avrebbero venduto. Mi sentivo solo e confuso, non capivo perché mi avessero mandato via. Dovetti aspettare a lungo, fino al 1998, perché qualcuno manifestasse di nuovo un po’ di affetto. Fu Anna a trovarmi. Era una bambina dolcissima, con immensi occhi verdi e corti capelli rossi. Fu amore a prima vista, davvero. Mi adorava. Fu l’estate più bella della mia vita: quante ore passate insieme nei prati, quante emozioni condivise! Anna non si stancava mai delle mie storie, era capace di restare con me per ore ed ore con il fiato sospeso: vedevo dal suo sguardo che i miei racconti la appassionavano e la divertivano. A volte la spaventavano un po’, ma anche questo le piaceva. Ma quando la mia storia è finita Anna mi ha abbandonato, anche lei. Con un sorriso triste mi ha incastrato tra Alice e Tom, miei compagni di sventura. Siamo rimasti su quello scaffale per anni, accumulando polvere e rammarico. A volte altri libri venivano a farci compagnia, perlopiù polizieschi di cui Anna si disinteressava una volta scoperto il finale. Eravamo disperati, nessuno veniva più a sfogliarci, nessuno sentiva più il bisogno di leggerci. finché, qualche giorno fa, non abbiamo sentito Anna parlare con una sua amica: “… si chiama book crossing, è un’attività geniale! Tu porti dei libri che non vuoi più tenere e li puoi scambiare con quelli degli altri. Ecco, per esempio io porto Peter Pan, Alice nel paese delle Meraviglie e Tom Sawyer. Oh, e questi polizieschi. Tu potresti portare la tua copia di Twilight…” Meno di due ore dopo eravamo pronti allo scambio. Alice se n’è andata per prima, l’ha presa un ragazzo in cambio di un altro libro. Io pensavo che nessuno volesse più saperne di me, finché non sono capitato nelle mani di Francesco: ha dieci anni ed adora il film di Peter Pan. Sembrava davvero impaziente di leggermi! Anna se n’è andata soddisfatta, con un altro gruppo di libri sotto il braccio. Sono così felice di essere letto di nuovo… Grazie, book crossing! E voi, cosa aspettate a provare? Louise Damiano

Al Destino Porco Bastardo "Caro destino porco bastardo, mi chiamo Marco e sono arrabbiato con te! Non è possibile che per quanto studi a scuola faccia sempre schifo! Per quanto mi vesta bene e mi lavi regolarmente, non trovi una ragazza! E per quante volte ci provi e riprovi, non riesco a battere il boss finale del mio videogioco preferito! Dev’essere per forza colpa tua! Quindi sappi che da adesso in poi rinnegherò il tuo nome. Marchincacchiato Mio esimio cerebroleso. Prima di tutto le cose importanti: le iniziali di un nome, soprattutto il mio, vanno in maiuscolo. Seconda cosa… chi diamine sei? Per tua informazione, prima che tu ingenuamente decidessi di disturbarmi, ero felicemente all’oscuro della tua esistenza. Ma ormai il danno è fatto ed ora risponderò alla tua lettera… Non riesci, e non riuscirai mai, a sconfiggere il boss finale perché tieni il joystick al contrario; inoltre nessuna ragazza cadrà mai ai piedi del tuo corpo lavato e ben vestito, finché non la smetterai di scaccolarti in pubblico. E fino a quando non capirai che Playboy non è il manuale di matematica, i tuoi voti continueranno a navigare nel triste oceano del gravemente insufficiente. Ora ti prego di tenere fede alle tue parole e di non disturbarmi mai più. D.P.B

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Ben Spies e la sua carriola Lucido, freddo, preciso come un rasoio: si può definire solo così il mitico Ben. Facciamo una breve introduzione storica: questo splendido pilota comparve nella gara di Salt Lake City del Mondiale Superbike nell'anno 2008 come Wild Card, facendosi subito notare. Egli tornò l’anno dopo, ma stavolta come pilota ufficiale Yamaha: non è cosa da tutti, bisogna veramente aver talento! Contro ogni aspettativa, inoltre, vinse pure: arrivò primo in classifica mondiale, soffiando il posto a pilotoni del calibro di Haga, Corser, Checa, Fabrizio e chiunque altro venisse dato per favorito. Senza nemmeno pensarci il team Yamaha fece correre Ben anche nell’ultima gara del campionato MotoGp; cosa sorprendente fu che, con una moto satellite (ovvero non ufficiale, quindi non assolutamente tra le migliori) arrivò qualcosa come quinto o sesto dando la paga a piloti molto più esperti di lui, come Dovizioso: ancora ricordo il sorpasso che gli fece a Valencia,veramente superlativo! Ovviamente quest’anno corre in MotoGp, nel team Tech3 Yamaha: in queste prime gare ha fatto vedere di che pasta è fatto, arrivando sempre nella top ten. Con una moto satellite è riuscito a dare tanto filo da torcere a qualsiasi avversario, passando addirittura Pedrosa dotato di Honda ufficiale. Non per niente, l'anno prossimo correrà nel team Yamaha ufficiale. Come mai questo pilota piace molto alla gente? Sicuramente per il suo stile di guida. Non è definibile come perfetto, in quanto guida sporco e con l’assetto della moto che va sempre a farsi benedire, piuttosto è letteralmente esaltante! È ormai noto per la sua posizione di guida tipicamente motard, ovvero col busto caricato in avanti e le braccia molto larghe a formare un angolo retto. Quando lo vedi ti esalti, ti domandi come faccia a guidare così restando in sella: non per nulla il suo soprannome è diventato Carriola, oppure Elbow (ovvero gomito). Ogni volta che compie un sorpasso ti viene un tuffo al cuore: è deciso, spietato, senza paura, ma allo stesso tempo preciso e tagliente. Nella guida solitaria è una scheggia e la moto è sempre scomposta, ma nel momento del sorpasso non ce n'è per nessuno; tira fuori una lucidità rara da trovare, e il suo stile passa da scomposto ad efficace e affilato come un rasoio. Non c'è che dire, questo pilota sicuramente ha la dote di far emozionare regalando valanghe di adrenalina: non resta che aspettare, il campione sta maturando. Tremate campioni indiscussi, qualcuno potrebbe arrivare da dietro più veloce di voi. Ippoliti Federico.

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La Forza del Calcio Domenica 9 luglio 2006. Germania. Il numero 3, Grosso, batte il rigore decisivo nei mondiali di calcio contro la Francia. Segna, e si lascia andare ad una corsa sfrenata per tutto il campo, una corsa liberatoria quasi insensata, ma cosa importava? Avevano vinto, AVEVAMO vinto. Dopo un momento di incredulità generale, sì, incredulità per la paura, quasi la superstizione di non poter vincere contro la nazione delle baguette ai rigori a causa delle esperienze dei mondiali passati, la squadra, lo stesso Lippi si abbandonano ad un urlo di entusiasmo e felicit�� prolungato, intenso e bellissimo. Lo stadio esplode di gioia, “CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO!!!” continua a ripetere il cronista. Una melodia, un motivo si eleva sopra lo stadio di Berlino sovrastando tutti gli altri rumori della città, dell'intera Germania: ”Po popopo po po pooo...”. Dopo esultanze varie tutta la folla sprofonda di nuovo nel silenzio: l'inno d'Italia, il nostro inno, ciò che ci rende tutti fratelli, ciò che ci unisce più di qualsiasi altra cosa, il “FRATELLI d'ITALIA” viene intonato prima dai giocatori, poi dai tifosi che uno dopo l'altro si alzano in piedi, ed infine da tutto il nostro paese. Poi, quasi fosse un gesto per liberare la tensione accumulata per l'estenuante partita, si alza la coppa d'oro, simbolo della vittoria. Tutti i tifosi si abbandonano ai festeggiamenti: chi presente nello stadio, salta urla e ride, chi, una volta uscito, inizia a prendere in giro i francesi e chi, nel suo paese natale, si lascia andare alla gioia davanti alla tv, ballando nonostante magari non ne sia capace, facendo scoppiare petardi o suonando la tromba da stadio. A me il calcio non piace molto, specialmente dopo tutti gli scandali che sono saltati fuori, veri o falsi che siano: gli interessi che ci sono dietro, secondo me, lo hanno rovinato. Eppure, una volta ogni quattro anni, per un lasso di tempo che può andare avanti per un mese e mezzo tutti, tifosi di Juventus, Milan, Inter, Roma, tutti quanti insieme, anche coloro a cui il calcio non piace, anche coloro che non hanno a cuore nessuna squadra in particolare si riuniscono, effettivamente, sotto un'unica bandiera: il tricolore, il nostro simbolo, il nostro vessillo, ciò che ci renderà ITALIANI per sempre. C'era chi se lo appendeva in camera come un poster, chi lo appendeva sulla ringhiera del balcone, chi se lo appicicava sulla parte bassa del parabrezza della macchina, chi sul motorino, era uno spettacolo stupendo. Si, è vero, l'Italia non è un paese particolarmente felice, non siamo un granché né economicamente né in ambito politico (lasciatemelo dire) perché quando il premier, uno dei simboli di questo stato, un uomo che quanto meno dovrebbe porre le fondamenta di una nazione in modo retto, critica un libro che denuncia gli abusi di associazioni criminali alle leggi imposte dalla nostra patria, è un ennesimo esempio infelice della nostra terra, e forse non abbiamo nemmeno il grande patriottismo che caratterizza tutt'ora gli Stati Uniti, e che ha contribuito a renderli una delle più grandi potenze del globo, ma, una volta ogni quattro anni, in estate, l'Italia per quanto eterogenea possa essere, diventa un tutt'uno, animata da una voglia fortissima: la voglia di VINCERE, di ESSERE CAMPIONI, una voglia che ci unisce tutti quanti. Concludendo, per quanto nello sport del calcio siano presenti tutti quegli interessi “sotterranei” pecuniari, nonostante alcuni giocatori abusino della fama che procura diventando a volte “prime donne isteriche”, nonostante non mi stia molto a cuore, il calcio è uno stile di vita ed è amato da moltissimi bambini, ragazzi, adulti ed anziani che si riuniscono sotto la bandiera bianco-nera, giallo-blu, o quant'altro. Questa unione è la FORZA del CALCIO. Alessandro Bendicente

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Sembrava impossibile, e invece: Joker è in manette… devo dire che questa città in fondo in fondo…

Joker…

Oh-uh… E adesso ci starebbe un bel panino… … Arrestato!

…è fortunata. nonostante la corruzione e la criminalità che ogni giorno l’attanaglia….

…C’è sempre qualcuno che veglia su di essa.

Che sia un pipistrello, un colibrì o qualcos’altro; Gotham possiede più di ciò che merita.

Commissari o Gordon!

Quarta parte del secondo episodio

Bissoli Jacopo - 5G


Frasi famose Prof. Lo Cistro: Il colore della bandiera italiana sono rosso per i sangue dei caduti verde per le vallate e bianco... non ve lo dico. Prof. Brighenti: Posso fare una considerazione estetica? Il tuo quaderno fa schifo. (Rivolto al povero M.V. che si sta scrivendo la frase per noi) Se ci provi ti strozzo!

Prof. Brighenti:(Allo stud. S., citando alla ricerca di nemo) Zitto e nuota! Prof.ssa Furlani: come Romeo e Giulietta: “cast it off”, “liberatene”, ha un significato anche sensuale... ma dalla!! Prof. Menini: La tua credibilità scende come gettoni nei telefoni pubblici… dling, dling!

Prof.ssa Bacaloni: È neutro, mannaggia! Prof. Sabaini (parlando dei computer): To load, to unload, to see porn movies. Prof. Brighenti: Sei libero di ucciderti con le tue mani (rivolto a se stesso) che tragico che sei, fausto! Prof. Lo Cristo: Ti do 5! perché sono buono! Ma talmente buono che se mi guardo allo specchio divento diabetico Prof. Brighenti: Se ti giri ti inchiodo alla sedia e lego la sedia al banco. Prof. Lo Cristo: (ad uno studente che farfuglia durante l’interrogazione) Ma scusa voi avete capito qualcosa?? Ma sei sottotitolato alla pagina 777 di media video? Prof. Ferrari: Stai su Massimiliano, altrimenti vengo personalmente a menarti. Prof. Brighenti (Allo stud. S.): Hai una scrittura da gallina tibetana. Prof. Pollini: Ho sentito il rumore di qualcuno che stappa una bottiglia. Ora stappo la mia bottiglia, lascio uscire il vino che c'è in me... e vi-inondo. Prof. Pistori (vedendo Barone sul poggiolo dell’hotel che lo saluta) gli urla: Gaetano, getta le trecce!

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M (durante l’interrogazione di latino): Mi Sex… Prof Scartezzini: No! non è sex all’inglese! è l’abbreviazione di Sextus! e “C.” per cosa sta? classe: Cesare..? Prof Scartezzini: No... è C di Gaio e per dire Gneo mettevano Gn... sennò sarebbero stati tutti Gai cioè Gay! Prof.ssa Furlani: Eton era un collegio per soli uomini... ecco perché diventavano tutti froci! Prof. Pisani: Ma Gesù aveva fatto le magistrali che lo chiamavano tutti Maestro? Prof. Menini (a delle studentesse che sono alla finestra): Oh guarda! Le giuliette affacciate al balcone! Prof. Sabaini: Questo esercizio ha un senso molto sensoso. Prof.ssa Ferrazza (traducendo): Ilia Romana è un po’ la Troia Romana... cioè, scusatemi, non in quel senso, quella con la “T” maiuscola, mi raccomando! Stud.: “Profe, allora io ho risolto l’esercizio, posso spiegarlo?!?” Prof.ssa Angeletti: “Baaastaa, mettetegli un bavaglio, fatelo tacere!”


GaliluiGalilei #4 - a.s. 2009/2010