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Giornalino d’Istituto del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Verona - Anno scolastico 2009/2010 - Numero 3 - Stampato nel mese di Aprile 2010

galiluigalilei@gmail.com - www.galiluigalilei.it

IN QUESTO NUMERO:

Numero 3

Domeniche senz’auto: una scelta efficace? Il tuo paradiso... dov’è? L’ultimo saluto a Jeffrey. Ed infine... Moto, una passione senza limiti.


Andrea Furnari Articoli Giovanni Trento Disegni Chiara Brugnara Articoli

Altri: -Francesco Tommasi Articoli -Eleonora Filippi Articoli

Collaboratori esterni: -Jacopo Bissoli Fumetto

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Piero Fiorini Articoli

Alessio Mantovani Articoli Sara Viviani Articoli Jennifer Bonafini Articoli Nicolò Cinquetti Articoli

Federico Ippoliti Articoli Evelline Jumolea Articoli Irene Meneghelli Articoli Michele Pedrotti Poesie

Alessandro Bendicente Articoli Davide Costanzi Articoli Silvia Obertino Articoli Valeria Criscuolo Disegni

Massimo Vareschi Articoli / Impag.

Davide Negrini Impaginatore Daniele Perale Disegni Giulia Cavanni Articoli Sofia Vincenzi Articoli

Louise Damiano Articoli

Patrick Zecchin Redattore Anna Turrina Disegni Sara Berti Articoli

Livia Stan Disegni

Federico Parezzan Articoli

EDITORIALE Ciao a tutti! Il GaliluiGalilei è finalmente, nuovamente, incredibilmente nelle vostre mani! Ed è così che, nel tentativo di dare un po' di luce e colore alle giornate scolastiche, siamo riusciti a fare un nuovo numero, con una nuova intervista doppia, un paio di test e qualche articolo un po' più serio. Dovremmo ringraziare tutti i nostri cari scrittori che hanno contribuito a questo numero (che davvero sembrava non voler uscire), soprattutto quelli di quinta che non pensano che agli esami... ma non c'è tempo per smancerie di questo genere. Stiamo già lavorando al quarto e ultimo numero di quest'anno e ci serve, come sempre, partecipazione: se anche tu vuoi scrivere, dunque, non esitare a contattare un membro della redazione! Prima di lasciarvi alla lettura, vi ricordo solo che generalmente i nostri articoli non sono campati per aria e che quanto riportato è stato appuratamente controllato: se volete anche voi controllare le fonti, mandate una mail a galiluigalilei@gmail.com e vi faremo sapere. Buona lettura e hasta la vista. Patrick Zecchin

INDICE 01 – Copertina 02 – Redazione 03 – Le domeniche senz'auto 04 – Homo erectus, ... 05 – I cancelli della morte 06 – Intervista doppia 07 – Io pretendo dignità 08 – Loghi 09 – Rappresentanti d’istituto 10 – Felicità 11 – Il paradiso... dov'è? 12 – L'angolo dell’artista 13 – Crazy teacher 14 – Assassinio sul Galilei-express 15 – Silenzio in sala: Avatar 16 – Non bisogna leggere 17 – Una passione senza limiti 18 – Fox Trot 19 – Mrs. Moda 20 – Test psicologico 21 – Test sociologico 22 – Fumetto 24 – Frasi famose


LE DOMENICHE SENZ' AUTO Vengono dette anche domeniche ecologiche, domeniche a piedi, ma secondo me sono soprattutto domeniche inutili. Potreste dire che io non penso all’ambiente, che sono uno di quelli che usa la macchina anche solo per fare 100 m, ma questo non è vero e, forse, sono più preoccupato del problema ambientale di chi organizza queste domeniche. Sul fatto che non facciano di molto diminuire il livello di inquinanti nell’atmosfera, possiamo essere tutti d’accordo, perché che differenza può fare un giorno in meno con auto in circolazione su tutti gli altri in cui le macchine si muovono liberamente? Ci vorrebbe un mese senza auto, senza riscaldamenti e senza industrie per cambiare significativamente la situazione, ma sappiamo tutti che questo è improponibile. Qualcuno sostiene che, anche se non incidono di molto sulla quantità di polveri sottili, almeno istruiscono i cittadini sul problema e generano in loro una coscienza civica che li porta a lasciare più spesso a casa l’auto per usare i mezzi pubblici: secondo me, questo sarebbe vero se fosse un problema nuovo e di cui non si parla quasi mai, in più, se uno volesse usare solo i mezzi pubblici, potrebbe riuscirci solo se questi mezzi fossero davvero utilizzabili, se passassero frequentemente, se fossero meglio distribuiti, se fossero diversificati, ma purtroppo nessuna delle due ipotesi è verificata. A Padova, per esempio, sono state fatte per anni e anni le domeniche ecologiche e sono sempre state un gran successo, ma il giorno dopo, quando ricominciava la settimana, tutto tornava come prima e l’utilizzo dei mezzi pubblici non aumentava; tutto questo finché, con un lampo di genio, hanno deciso di costruire un sistema di trasporto più efficiente, la tramvia: da quel giorno le auto in città sono diminuite drasticamente, non perché i cittadini avessero finalmente capito l’insegnamento delle domeniche ecologiche, ma perché finalmente potevano applicarlo! Alla fine, non mi sembra che siano molto utili queste bellissime (nessuno mette in dubbio che sia bella la città libera dalle auto!) domeniche in cui si può usare la bicicletta, visto che il giorno dopo tutto è ancora come prima, se non peggio, perché chi doveva fare qualcosa la domenica, la rimanda al lunedì! Davide Costanzi

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HOMO ERECTUS, HOMO SAPIENS, OMOSESSUALE

Ciao Galileiani! Per questo numero del GaliluiGalilei vorrei cercare insieme a voi lettori di capire come mai l’uomo (inteso come di entrambi i sessi) abbia paura dei cosiddetti “omosessuali”, anche detti “gay”, “froci”, “lesbiche” e quant’altro. Intanto premetto che gli omosessuali nella storia dell’umanità sono sempre esistiti e non è una “moda” degli ultimi secoli: l’omosessualità era una condizione diffusa e comunemente accettata nel mondo greco, così come pure per gran parte della durata dell’impero romano. E’ quindi un fattore proprio dell’uomo – come di molti animali – e non solo una “tendenza” dei nostri giorni. Tornando alla paura degli omosessuali, ci sono molti motivi per cui una persona può averne paura e proverò ad elencarne alcuni: - il primo motivo si può considerare di natura psicologica, cioè una persona può averne paura perché crede che l’omosessuale lo possa contagiare, come una malattia, per cui fa di tutto pur di stargli lontano (un po’ come avveniva nel medioevo con gli usurai ebrei) - il secondo motivo è di natura religiosa, che tende a condannare i rapporti sentimentali/sessuali tra individui dello stesso sesso. - il terzo motivo è probabilmente l’incapacità di accettare il diverso, soprattutto in una società sempre più omologata come la nostra. Ci sarebbero molti altri motivi ma non vorrei risultare noioso. Tuttavia dico soltanto che, secondo me, una persona può scegliere di essere omosessuale ma ne deve anche subire le conseguenze, ad esempio non può godere di alcuni diritti, come quello di considerarsi una famiglia – con tutto quello che comporta. Non voglio intendere che non abbiano diritti, cosa che sarebbe una grande discriminazione, ma solo che alcuni di questi sono propri di altre istituzioni. Vi ringrazio per avermi ascoltato e un ringraziamento particolare a tutti i lettori della classe 3I. Federico Parezzan

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I cancelli DELLA mORTE Durante le vacanze natalizie ho avuto la possibilità di trascorrere alcuni giorni a Monaco di Baviera (München), in Germania, a un centinaio di chilometri dal confine austriaco. Per la prima volta ho affrontato, usando un termine piuttosto forte, la visita di un luogo molto particolare. Ne avevo sentito parlare, ma non avevo mai approfondito le ricerche per un sincero e innocente disinteresse; troppe sono le storie che si raccontano sui campi di concentramento e troppe sono le immagini documentario che ho visto a scuola o in reportage televisivi. Quello di Dachau fu il primo campo di concentramento costruito dai nazisti in Germania. Situato a circa venti chilometri a nord di München, venne edificato e reso agibile dal 21 marzo 1933 (che termine inadatto pensando al contesto generale), per poi essere liberato dalla 45^ unità di fanteria statunitense il 29 aprile 1945. Sono passate di lì circa 200.000 persone, tra le quali ebrei, zingari, omosessuali, avversari politici, prigionieri di guerra, disabili e individui considerati impuri e indegni della razza ariana: di questi circa 30.000 ne hanno trovato la morte violenta e altre migliaia morirono di fame e di freddo. Trovandomi lì, immaginai quelle persone senza un nome diventate improvvisamente dei numeri casuali, ridotti a pelle e ossa, senza cibo né acqua, senza più un’identità, senza uno scopo se non quello di sopravvivere. Li immaginai varcare i cancelli, spogliarsi dei pochi beni in loro possesso, immaginai l’insolito comportamento di coloro che già erano presenti da tempo nel campo, i loro occhi scarni. Le donne insieme ai figli andavano in doccia, e che doccia… Anche se, a dire la verità a Dachau le camere a gas sono state costruite senza alcuno scopo, perché non vennero mai utilizzate. Gli uomini recuperavano una divisa a righe immatricolata e si mettevano al lavoro. L’odore nauseabondo aleggia ancora oggi, si notano le sole due baracche ricostruite dopo il bombardamento ad opera degli stessi tedeschi per eliminare più tracce possibili dello sterminio; delle altre quaranta pressappoco rimangono solo le fondamenta. Tutto attorno il recinto di filo spinato fermava crudelmente chi tentava di fuggire. Vedendo i mattoni grigi immaginai l’ufficiale capo urlare come un ossesso. Pensai all’arrivo di altri prigionieri, le grida di coloro che tentavano quanto meno di avvertirli del pericolo che correvano. Due spari. Tutti che tornavano al lavoro. Silenzio e lacrime calde. Immaginai un bambino che correva dalla madre in fila all’entrata, lui che ruzzolava, si sbucciava un ginocchio e tornava piangente dalla madre. Lei lo prendeva in braccio, affettuosa lo abbracciava e leccava delicatamente la ferita, disinfettandola. Sentire un sapore amaro, di ferro, non fece altro che aggravare la situazione: anche la terra sapeva di morte. Ho immaginato tutto questo e l’ho visto chiaramente in quello spazio sconfinato, ma allo stesso tempo asfissiante. È così vicino alla città che mi sono chiesta come sia potuto accadere questa madornale carneficina. Molti monumenti si ergono nel campo. Uno rappresenta le sagome contorte e avvizzite di corpi neri privi di espressione in volto. Un altro riporta in varie lingue la scritta “MAI PIÙ”. Un altro ancora contiene le ceneri di coloro che non potranno mai essere identificati. Aver visto i binari dei convogli che portavano i prigionieri stipati come animali dalla libertà alla detenzione, aver letto la scritta al cancello d’ingresso “ARBEIT MACHT FREI” (il lavoro rende liberi), aver passeggiato in compagnia del mio silenzio; aver cercato con gli occhi qualche spicchio di sole in quel deserto di neve e nubi grigiastre e aver guardato i monumenti eretti in memoria di quello straziante genocidio solidificano nel cuore il ricordo di un errore passato che non dovrà più essere commesso! Sofia Vincenzi

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Intervista doppia Salvagno-Pistori Nome: M: Martina S: Sandro Soprannome: M: non ne ho S: Prof Pisto Segno zodiacale: M: Ariete S: Bilancia Gemma preferita: M: zaffiro S: acquamarina Sigla dei cartoni preferita: M: gig robot S: gig robot L’anno della rivoluzione francese: M: 1789 S: 1789 Di che nazionalità era l’atleta morto alle olimpiadi di Vancouver?(giordana): M: Ucraino? S: Kazakistan? Come si chiama/chiamerebbe il suo gatto? M: Odio i gatti, non li chiamerei mai S: ma che ne so…FUFFI! Che macchina possiede? M: una multipla blu S: un Peugeot 306 Materia preferita (non vostra)? M: Filo S: filosofia Colore che odia di più?: M: giallo S: viola Gelato sciolto o confezionato: M: sciolto (al dattero) S: per sciolto intendi a palline? (Sì) A palline allora Citi una regola del galateo: M: pulirsi le mani prima di andare a tavola S: in che ambito? (Ma quello che vuole!) Non parlare con la bocca piena Ultimo libro letto: M: “la tempesta” e “the lightness of scones” S: ne ho letti un paio contemporaneamente: io uccido. (e il secondo?) io uccido e basta (??)

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Il film più premiato del regista peter jakson (il ritorno del re): M: non ne ho la minima idea S: non saprei proprio. Qual è il nome del guerriero dragone in kung fu panda (po): M: non lo so e ne sono orgogliosa S: non lo so. Cantante americano preferito: M: alicia keys S: bruce Springsteen Dia un aggettivo a questi soggetti: -yogurt: M: acido S: acido -parlamento italiano: M: confuso S: creativo -pistori: M: non mi viene in mente niente S: troppo buono (è un comparativo) buonissimo (.!.) -coffee & cigarettes: M: interessante S: coffee solo -insufficienza: M: sconfitta S: renale -salvagno: M: rompiballe S: simpatica -galiLui galiLei: M: superficiale S: interessante -Harry Potter: M: Osceno S: noioso Dica qualcosa all’altro: M: Per favore puoi fare il profe di mio figlio? S: ci vediamo al prossimo gruppo di lettura Saluti qualcuno: M: ciao a tutti quelli che mi amano S: ciao a tutti è stato bellissimo GRAZIE AD ENTRAMBI, L’INTERVISTA E’ CONCLUSA


Io pretendo dignità! “Io pretendo dignità” è il nome dell’ultima campagna di Amnesty International, a cui è stato dato il via il 30 aprile 2009. Quest’ultima battaglia intrapresa da AI si propone di portare avanti la lotta contro la povertà, toccando soprattutto quei punti legati ai comportamenti e alle scelte di chi detiene il potere:la povertà, infatti, non è né naturale né inevitabile ma è il risultato di decisioni. Le persone che vivono in povertà sperimentano la loro condizione come mancanza di reddito ma anche, in modo molto forte, come una combinazione di deprivazione, insicurezza, esclusione e impotenza. Queste sono gravi violazioni dei diritti umani! Almeno 963 milioni di persone ogni sera vanno a dormire affamate, un miliardo di persone vive in insediamenti abitativi precari, ogni minuto una donna muore per complicazioni legate alla gravidanza, 1,3 miliardi di persone non hanno accesso all'assistenza sanitaria di base, 2,5 miliardi di persone non hanno servizi igienici adeguati e 20 mila bambini ogni giorno muoiono per questo!  Per ottenere un cambiamento profondo, occorre intervenire in tre aree che finora hanno impedito progressi nella lotta alla povertà: Responsabilità dei governi, delle imprese e delle istituzioni finanziarie internazionali: le grandi imprese internazionali violano sempre più i diritti umani e trascinano le persone ancora più a fondo nella povertà. Mancano però spesso strumenti efficaci per chiamare le aziende a rispondere del loro operato o garantire riparazione alle vittime di abusi. Attraverso la campagna “Io pretendo dignità”, Amnesty International sarà impegnata a porre fine all'impunità delle imprese, a garantire l'accesso alla giustizia per le persone i cui diritti sono stati violati dalle aziende, ad assicurare che le comunità interessate dalle loro attività possano partecipare delle decisioni che influiscono sulle loro vite. Accesso ai diritti e ai servizi essenziali per la dignità umana senza discriminazione. AI s’impone di: contrastare e modificare leggi, politiche e prassi discriminatorie che pregiudicano l’eguale accesso ai servizi e ai risarcimenti e di prendere misure concrete per superare i maggiori ostacoli che le persone che vivono in povertà si trovano di fronte quando tentano di accedere alle risorse, ai servizi e alla giustizia. Partecipazione attiva delle persone che vivono in povertà e dei loro rappresentanti alla lotta contro questa, che vengono ogni giorno ignorati. Per questo motivo Amnesty si è impegnata affinché, a livello internazionale, i processi e gli attori più direttamente impegnati nello sradicamento della povertà creino meccanismi di consultazione e partecipazione che consentano un autentico coinvolgimento delle persone che vivono in povertà. Inoltre, a livello nazionale, si è battuta perché lo spazio per i difensori dei diritti umani e per gli attivisti sociali sia protetto dalle istituzioni, che sosterranno anche i diritti alla libertà d’espressione, d’associazione e di protesta, e affinché le persone che vivono in povertà siano messe nelle condizioni adeguate per rendere la loro partecipazione realmente efficace. Con questa campagna Amnesty International intende porre i diritti umani al centro della lotta contro la povertà, perché proteggere i diritti di chi vive in povertà non è solo un'opzione: è un elemento essenziale di qualunque soluzione. Tutti hanno il diritto di possedere una casa accogliente, un accesso alla sanità e la possibilità di poter parlare e poter raccontare la propria storia. È proprio per questo che noi lottiamo ogni giorno. Gruppo Giovani Amnesty International

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IO RAPPRESENTO. NOI RAPPRESENTIAMO. VOI RAPPRESENTATE. TU RAPPRESENTI? Siamo in Aprile. Ancora 2 mesi e poi si chiuderà un percorso durato 5 lunghi anni. Un percorso unico e irrepetibile che non tornerà. Un percorso in cui sono cresciuto: da 14 a 19 anni c’è una bella differenza, differenza che alcuni sono soliti chiamare adolescenza. Quanto fatto in questi anni… mi sento Vecchio: cose, parole, azioni dette, fatte, pensate, solo sognate e mai realizzate... Siamo a Scuola. E allora, avviandomi verso la fine di questa strada non posso fare a meno di chiedermi cosa è davvero questo posto. Abituati fino dall’età di 3 anni siamo cresciuti in asili, elementari, medie, fino al liceo, senza, secondo me, capire il valore di tutto questo. Abbiamo ricevuto e riceviamo istruzione ed educazione come se ci fosse dovuto, come qualcosa di scontato e gratuito; avvertiamo l’andare a scuola come un obbligo oneroso che toglie tempo alle nostre vite e il più delle volte vi è una concezione di quest’istituzione davvero sbagliata. Per molti ragazzi e anche per alcuni professori, scuola è troppo spesso sinonimo di voti e studio, con l’unico scopo della prestazione per una graduatoria di soli numeri. E allora? E allora faccio il rappresentate. Molte volte mi sono domandato il perché di questa mia “scelta”… E quante volte ho maledetto quella dannata idea che mi venne in mente ancora l’anno scorso!! Quell’idea riassumibile nella parola COINVOLGIMENTO… e poi i volantini, e poi le prime riunioni e poi SHOCK LIST e poi il video e poi le elezioni e poi il successo e poi rappresentante. E quindi, ancora riunioni per mantenere fede alle nostre promesse, assemblee innovative, consigli di istituto, burocrazia, ballo, school day, magliette, fieste, scontri, responsabilità, tutte le ore “perse” di vita e di scuola, tutte le notti insonni e tutto ciò che questo “titolo” ha comportato. In parecchie occasioni mi è stata rivolta la fatidica domanda: “Ma chi o cosa te lo fare?”. Ci ho riflettuto parecchio e ora so dare una risposta. Lo faccio perché porto avanti un’idea diversa riguardo a questa scuola in cui tutti trascorriamo circa 220 giorni all’anno, un’idea che vede in questo posto qualcosa di insostituibile dove, oltre alle immancabili nozioni, ci viene insegnato a stare al mondo e dove cresciamo infinitamente trascorrendo una parte notevole della nostra vita. Dove, se non qui, dovremo costruire il nostro futuro, imparare ad essere cittadini italiani e a stare in una società? Dove, se non qui, sviluppiamo noi stessi? Dove, se non qui, si possono cambiare le sorti di un paese che va pian piano a rotoli? Dove, se non qui, possiamo acquistare ciò che ci farà diventare adulti? Faccio il rappresentante perché sono convinto dell’importanza che avranno per il nostro futuro individuale e sociale questi anni passati. Rappresento gli studenti, voi. Se voi non siete con noi, però, c’è ben poco da rappresentare. È per questo che vi chiedo un impegno fatto dalla semplice parola PARTECIPAZIONE. È un impegno fondamentale in realtà perché, se non riusciamo ad interessarci neanche adesso dell’ambiente in cui viviamo, giammai lo faremo da adulti. Ed eccoci ad un 64,2% di affluenza alle ultime elezioni regionali, dato che a me pare un poco preoccupante… E per questo insistiamo così tanto con la storia di riunioni e presenze ad iniziative ed assemblee! Credete davvero che ci importi qualcosa di beccarvi e farvi portare la giustifica? Certo, se intere classi, a prescindere, boicottano ogni nostra iniziativa qualche provvedimento lo prendiamo volentieri, ma non crediate che siamo spinti da chissà quale sadismo.

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Comunque i risultati di quest’anno direi che sono stati piuttosto incoraggianti con numeri che variano dai circa 600 studenti partecipanti alla prima assemblea ai 300 della seconda e ai 400 dell’ultima (school day escluso) e buoni numeri anche per le varie feste. La nostra e anche vostra agenda è, però, ancora piena con assemblee, magliette, II school day, festa dell’ultimo giorno nel parco e qualche altra fiesta all’aperto più eventuale gita sul lago. Vi chiedo perciò un ultimo sforzo e in generale di continuare così, con magari una maggior affluenza alle riunioni pomeridiane, che di solito si tengono settimanalmente, nelle quali vi è una grande possibilità di confronto e di fornire il proprio contributo. Non deludeteci e soprattutto non mancate a voi stessi e alla vostra scuola proprio verso la conclusione di quest’anno speciale. Eccoci quindi alla fine della pagina e dell’articolo; vi ho svelato la personale motivazione che mi ha spinto in questa grandiosa e gravosa “missione” che Vi ha visto, chi più e chi meno, al mio fianco. Vi ringrazio perciò di cuore per la fiducia che ci è stata accordata, per il vostro seguito e per il prezioso contributo fornitoci. Ragazzi, non rimanete mai fermi. Sperando che l’anno prossimo questa linea adottata venga continuata dai futuri eredi, vi lascio con il miglior augurio di buon proseguimento, buona conclusione e buona vita. Il vostro Pedrotti Michele fiero di rappresentarVi.

HABEMUS LOGO

Per coloro che ancora non se ne fossero accorti, per chi nonostante tutto vive tuttora in un’altra dimensione diversa dalla nostra di comuni galileiani, ecco a voi un incredibile annuncio: che vi piaccia o no, finalmente il Galilei ha un nuovo logo. Dopo settimane passate a raccogliere tutte le varie proposte degli studenti, la commissione preposta (costituita da Preside, Vicepreside, Rappresentanti di istituto ed un esperto di grafica) ha scelto questo come nuovo simbolo che rappresenterà il liceo Galilei: verrà quindi adottato nei documenti riguardanti la scuola e, soprattutto, verrà utilizzato sulle nuove magliette della scuola, acquistabili da ogni studente. Non vi resta che correre a comprarne una, i banchetti apriranno a breve!

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Felicità Niente invecchia come la felicità (O. Wilde) Premessa: Premessa: Ogni tanto attraverso un periodo nella mia vita in cui sconvolgo completamente le mie idee e concezioni. Pezzo e disegno sono nati in questa fase, riflessioni personali che magari per alcuni possono sembrare scontati. L’uomo desidera una sola cosa: provare e tenere stretti i propri sentimenti. Basta leggi, basta morali, basta altruismo, basta religione. Solo sentimenti: gioia e rabbia, paura e voglia di vivere. Le persona vanno al cinema e pagano per provare dei sentimenti, a volte tristi, a volte piacevoli, perché nella vita non ci sono solo cose belle e piacevoli, ma anche cose tristi. Vivendo in questa società però si è costretti ad affrontare anche cose sgradevoli come un lutto o l’essere lasciati dalla persona che si ama. Certa gente si ritrova a vivere solo situazioni sgradevoli e dolorose, in un modo tragico escludiamo per un momento i masochisti. Mmm.. i conti non tornano. Non è vita quella di sole cose tristi come non lo è quella di sole cose piacevoli. L’unico piacere è provare sentimenti e per farlo bisogna creare un equilibrio, un’armonia - come dicono gli orientali - per riuscire a condurre un’esistenza vera. Non possiamo rinunciare a determinati sentimenti; vorremo ma non possiamo perché automaticamente elimineremmo il sentimento opposto. Cosa sarebbe un mondo senza sentimento, fatto di persone candide,buone e sempre felici… tranquillo insomma!? Brutto se non pessimo, perché vorrebbe dire che esistono risposte a tutti gli interrogativi dell’uomo; vorrebbe dire che esiste una verità assoluta e universale. No non mi piace. Se così fosse perderei la voglia di vivere. Ultimamente mi sento un po’ stanco, forse è la primavera che avanza o queste improvvise nevicate e il freddo. Odio provare stanchezza perché mi frena. Non mi fa fare ciò che vorrei. Voglio eliminare la stanchezza ma… Francesco Tommasi

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Il Paradiso… Dove e'? Mi sono domandata molte volte se credere davvero nel Paradiso. L’eco di questa domanda risuona ovunque: in giro, all’aperto, nella mia cameretta distesa sul letto o davanti ad uno specchio ad osservare la mia immagine riflessa. Come note qualsiasi su un pianoforte ascoltate da un sordo, le risposte si susseguono e nessuna si impregna da essere così significativamente solida da dimostrarmi tutta la sua totale importanza. Un inizio ambiguo, si può commentare a riguardo, rimanda alla forza con cui provo a crescere. Alla fine riesco comunque a trarne un qualche teorema generale che dimostra il mio pensiero. Quindi non so se sei d’accordo con me, ma io penso che il Paradiso sia diverso per ognuno di noi, credo che ciascuno abbia il proprio Eden, il proprio luogo dei sogni dove riposare per l’eternità. È un regno costellato da angeli che volano senza timore di essere osservati e colti in attimi di sorprese tanto inattese da perdere il loro incessante equilibrio nell’aria, con le loro grandi ali bianche che si muovono in completa sintonia con il battito del cuore di chi dal nostro pianeta li osserva contento e un tantino invidioso della loro tranquillità, sperando che almeno una volta scendano sulla Terra per insegnare una lezione o due. Permettimi di prenderti per mano e portarti dentro al mio mondo. Nel mio Eden vive ogni sorta di creatura reale o incantata entusiasta per il solo fatto di vivere in un posto tanto magnifico. Osservo ammaliata ciò che per ora, e solo per ora, mi è proibito avere. È un pianeta solitario, sperduto in una galassia che mai sarà scoperta, dominato dalla bellezza più incontrastata e così nascosta che si può avvertire solo quando è lei stessa a guidarti nei suoi meandri. Una bellezza che non è l’immagine che vuoi vedere e nemmeno una canzone che vuoi udire, ma piuttosto l’immagine che vedi anche a occhi chiusi e la canzone che odi anche se ti ripari l’orecchio. Una terra insidiosa e a tutti sconosciuta, un mondo invaso dalla perfezione più illogica, irrazionale e magicamente assoluta. Un bosco in cui le fate, tra risate argentine e leggeri batti d’ali dorate, si ritirano nelle grotte nascoste da gelide cascate. L’acqua dei ruscelletti che scorrono qua e là, sbatte sul fondale di minerali rocciosi e, ferita, continua inerme il suo corso per poi rilassarsi nelle fredde sostanze dell’oceano. Il mare, un basalto cangiante, scintilla e con sé risplende tutto il suo fragile ecosistema, dai delfini che si esibiscono in esilaranti tuffi, alle balene che tranquille pinnano in cerca di cibo, alle nobili sirene stabili sulla scogliera; e misterioso osserva, anch’esso stupefatto, il resto del pianeta. All’orizzonte si fonde con il cielo, un cielo in cui le aquile librano al delicato profumo dei fiori trasportato dal docile fruscio dell’aria che circonda l’intero spazio incantato, un cielo in cui mai nessuno è riuscito a volare senza incanto. Le farfalle, instancabili volatrici, ondeggiano e si posano sui petali dei fiori in tinta con il colore delle loro ali. Sulle immense foglie verdi delle piante riposano in una leggera beatitudine le rosse coccinelle portatrici di fortuna in quel regno già fortunato. Un luogo tanto ammirato in cui le stagioni scorrono lente e sono una più meravigliosa dell’altra, la primavera vede sbocciare i mille colori dei prati e delle distese floreali, l’estate da spazio al sole di manifestare tutto il suo calore alle creature sulle quali veglia, il vento è il protagonista dell’autunno che trasporta il secco fogliame che si disperde dai fragili rami, ed infine l’inverno ricopre tutta l’estensione di un bianco folgorante. Una delle meraviglie dell’aldilà è che ogni singolo giorno ha un inizio diverso dall’altro, così da poter godere di una beatitudine sempre differente, e sebbene tutti lassù abbiano la consapevolezza di vivere in eterno questo non gli impedisce di gustare un giorno alla volta con calma e pazienza per assaporarne tutti i piaceri, come se fosse sempre festa. L'ultimo sole, in alto nel cielo, coperto di tanto in tanto da nubi sfilacciate che si alternano ad ampi tratti di azzurro cristallo, è ormai spento. Ora il cielo comincia la sua metamorfosi: verde, blu, violetto, fin quando solo l'orizzonte sembra infiammarsi di una luce che tarda a morire mentre altrove già regnano le stelle. Quando calano le tenebre e tutto viene avvolto dal buio, una cometa solitaria veglia sul dolce sonno delle creature. Tutto si è fermato, immobile, un flash in una ninna profonda. L’Eden si è addormentato, e sogna anche lui, un altro giorno di magia. Il sogno si avvera, giunge il momento in cui il sole è libero di fare la sua danza, e così tutti i colori riprendono a illuminare il panorama. Pian piano inizia a svegliarsi, tra cinguettii di uccellini e canti delle onde del mare, ricco di piccole sirene ballanti. Tutto si è ridestato e un altro giorno è cominciato. Insomma, un paradiso fatato dove nessun sogno né è troppo grande né è troppo piccolo. Chiara Brugnara

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L’angolo dell’ artista

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Assassinio sul Galilei-express In questo tripudio floreale e sentimentale che inonda la scuola, dovuto all'arrivo della primavera, mi sento il dovere di riportare sulla terra gli spiriti dei poveri galileiani, ricordando un lutto che ha subito la scuola: è infatti tempo di ricordare un nostro caro amico scomparso ormai da un paio di mesi... Bene o male lo conoscevamo tutti in quest'istituto, e anche se vi era da poco, si è presentato subito come amico. Esatto, sto parlando del nostro Axolotl, conosciuto anche con il nome di "Jeffrey, Gian Paolo Ramon Pedro Alejandro, nobile absolon, Axi". Io voglio ricordarlo con una piccola biografia del nostro caro amico... Tutto inizia circa una decina di anni fa quando il piccolo amico venne al mondo, da una famiglia affettuosa e numerosa: la sua infanzia fu felice, gioioso di sguazzare del suo acquario. La madre gli voleva bene e in più non si poteva lamentare del suo mantello candido cartilagineo, che lo rendeva non solo in via di estinzione, ma anche più raro del consueto axolotl. Bisogna inoltre precisare che il suddetto animaletto era consueto vivere nelle gelide zone tropicali del Messico... da qui spiegati i numerosi nomi "latini" (in effetti era solito fare lunghe sieste in panciolle nel suo acquario). Dopo mille peripezie, tra cui una comparsa nel film "Alla ricerca di Nemo" nel ruolo di controfigura e nel film "Kill Bill" nel ruolo di sushi, raggiunse il famigerato Liceo scientifico Galileo Galilei di Verona, sftattato da altri acquari decisamente più sicuri e meno frequentati... Qui fu accolto come un eroe, come un condottiero dopo una battaglia, un veterano vittorioso, con l'applauso degli stimatori, il tifo dei fan e l'urlo "che carinoooo" delle fanciulle. Ma ben presto il suo acquario divenne camera ardente, e l'aggettivo "ardente" è piuttosto azzeccato se si pensa che il poveretto ha ricevuto uno sbalzo termico che l'ha stroncato. Esatto signori, l'autopsia, ha rivelato che è morto per cause più o meno naturali, fonti piuttosto certe dicono che sia morto per l'acqua troppo calda. Abbiamo lessato un animaletto in via di estinzione. Mettetevi il cuore in pace, nessuno è stato ammazzato come voci di corridoio informavano: ricordo di una partita di cluedo school, fatta subito dopo il fattaccio, in cui della gente parlava di avvelenamento, o addirittura di perforazione dell'animaletto per mezzo di un'arma appuntita, ma oimè non c'è nessun colpevole, tranne forse il nostro "caloroso" benvenuto che ha scaldato troppo l'ambiente. La sua salma è esposta in un barattolo di vetro stile marmellata ripieno di conservanti: lì resterà per i posteri, che non hanno potuto conoscere quell'eroe che è stato"Jeffrey, Gian Paolo Ramon Pedro Alejandro, nobile absolon, Axi".

E adesso fai una siesta in pace sguazzando nelle fangose pozze del paradiso, ti vogliamo bene. Giovanni Trento

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SILENZIO IN SALA: AVATAR James Cameron ha fatto una lavoro coi fiocchi, ha praticamente inventato una civiltà, forse non l'ha proprio tirata su dal nulla però c'è andato vicino. Ha voluto che un team di professionisti scrivesse una lingua dei Na'vi da insegnare ai suoi attori, ha costruito delle creature fantastiche, ha dato loro una religione e li ha fatti abitare su un nuovo mondo, Pandora: un mondo incontaminato dai terrestri appartenente ad Alfa Centauri, ricco di giacimenti minerari di unobtanium su cui l'RDA, compagnia interplanetaria terrestre, ha messo gli occhi. I Na'vi sono creature alte tre metri con la pelle blu striata. La loro cultura è fondata su veri e propri legami indissolubili tra le creature del pianeta: ogni Na'vi infatti crea un legame con una creatura alata che manterrà per il resto della sua esistenza. Anche per quanto riguarda i sentimenti, alla dichiarazione d'amore “Io ti vedo”, i due Na'vi si promettono amore per sempre. Questo ricco giacimento di unobtanium è situato nel sottosuolo del principale insediamento dei Na'vi, ma le tecniche di appropriamento della dottoressa Grace Agustine non si rivelano efficaci e perciò lo spietato colonnello Quaritch progetta un disastroso attacco militare. Avatar è stato il sogno nel cassetto di Cameron sin dal 1996, prima ancora dell'uscita di Titanic. In quell'anno il regista stese 80 pagine di copione ma per la difficoltà delle riprese in digitale e il costo altissimo fu costretto ad abbandonare l'allora chiamato Project 880. Basti pensare che per la sua produzione sono stati stimati necessari 400.000.000 $ e per Titanic, il film più costoso di tutti i tempi, ne sono stati spesi circa la metà. Il film sarebbe dovuto essere distribuito a fine 2008 ma è stato deciso di posticipare la distribuzione nel 2009 per migliorare gli effetti speciali. Avatar è stato girato interamente in 3D con la Reality Camera System, altra innovazione del regista. Insomma, Cameron ha dato una svolta positiva al mondo del cinema.

Evelline Jumolea

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non BisogNa Leggere Quanto segue è delibera ufficiale del Comitato Centrale: pertanto è da applicarsi immediatamente senza essere discussa in alcun modo. Con la presente delibera il Comitato intende dare inizio ad una politica di aperto contrasto nei confronti della diffusione della lettura. La lettura e tutte le attività a essa collegate sono state prese attentamente in analisi durante gli ultimi mesi e, dopo una lunga consultazione, si è deciso di procedere alla sua proibizione in tutte le forme che non siano strettamente necessarie. Ma perché è indispensabile rendere la lettura illegale? Cari concittadini, i motivi sono numerosi e validi, e ci apprestiamo in questo comunicato a darne solo una panoramica generale. In primo luogo, la lettura è inutile. I libri occupano tempo per essere letti ma il loro consumo non è in alcun modo produttivo. Abbiamo notizie di tempi in cui persone sottraevano ore e ore al loro lavoro e alle loro attività ricreative per dedicarsi alla lettura; grazie al cielo ai nostri giorni queste nefande abitudini non sono più molto diffuse. Ma il problema non si ferma qui, i libri non sono solo inutili, ma anche pericolosi. Essi infatti sono causa di discordia e malcontento, portano le persone a pensare in maniere molteplici e imprevedibili, impedendo lo stabilirsi di un ordine. Facendo un semplice confronto con i dati in nostro possesso, troviamo che c’è una chiara correlazione tra il consumo di libri e il giudizio sull’operato del nostro governo: sinteticamente, dai nostri dati emerge che le persone che leggono di più sono quelle che si dichiarano “scontente” dell’operato del Partito Unico e questo giudizio approssimativo è imputabile alle informazioni maligne e faziose acquisite, per l’appunto, dai libri. I libri informano le persone di cose che non dovrebbero sapere, e le persone concludono la lettura di un libro convinte di averne tratto un insegnamento, e desiderose di trasmettere ora quell’insegnamento ad altre persone. Purtroppo, nella quasi totalità dei casi questo “insegnamento” si discosta pesantemente dalla Verità Unica che il Partito e i media ufficiali propongono. Così si diffondono silenziosamente numerose piccole “verità alternative” che insidiano la mente di quelli che altrimenti sarebbero bravi cittadini. A ulteriore prova di questo, nella casa dell’autore del fallito attentato che ha avuto luogo il mese scorso nel centro di New London sono stati trovati circa 200 volumi, quasi tutti scritti fra i 150 e i 300 anni fa. Quest’uomo si era in qualche modo convinto leggendoli che la linea politica del Governo non fosse la migliore possibile, e che fosse necessario fermarla con la forza. Inoltre era convinto che i media stessero mettendo in atto una cosa chiamata “Controllo delle Menti”: un idea assurda frutto di una mente malata. Per questi e numerosi altri motivi da questo momento in poi tutte le forme di lettura sono da considerarsi proibite. Si agirà con particolare severità nei confronti di tutta quella che si considera lettura d'evasione e di tutti quelli che vengono considerati i classici del passato, veicoli di forme di pensiero antiche e superate che potrebbero essere ispiratrici di qualche altro atto sconsiderato. Tutti i cittadini hanno due settimane a partire da oggi per consegnare alle autorità tutti i libri di cui sono in possesso; qualunque libro verrà trovato in possesso di un privato allo scadere del termine verrà immediatamente confiscato, e il suo proprietario sarà condannato a un periodo di permanenza compreso fra i 2 e i 5 anni nel più vicino campo di rieducazione, per il bene suo e di tutta la comunità. Ciò è quanto deciso dal Comitato Centrale in riunione oggi, 24 Aprile 2194, alle 21:53. Il solo fine di questa legge e assicurare il benessere di tutti i cittadini iscritti al Partito Unico. Sia sempre lode al Partito Unico, sia sempre lode al Governo, sia sempre lode al Presidente A Vita. Massimo Vareschi

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Un passione senza limiti Non sono capace di descrivere quanto sia bello per me quando, incrociando un altro motociclista, ci si saluta con l’ormai noto cenno della mano: è il simbolo migliore per rappresentare una passione senza limiti condivisa allo stesso modo da persone che magari neanche si conoscono, ma che nono stante tutto si rispettano profondamente. È una cosa inarrestabile, che viaggia su due ruote e qualche cilindro. Non tutti sono capaci di capirlo in quanto sono sensazioni particolarissime che prima bisognerebbe provare: non sempre sono piacevoli, ma se mettiamo insieme tutto otteniamo una miscela quanto mai unica, di cui è impossibile non innamorarsi. Il piacere di “essere” nel paesaggio e respirarne la vera aria, senza finestrini e aria condizionata a farti capire che esiste un limite, ma anche il gusto di poter condividere la tua passione, magari con la persona che ami o con un tuo amico motociclista. Tutto fa parte del gioco: anche il gusto di sentir scivolare le ruote fuori dalle loro normali traiettorie per andare a disegnare qualche lungo apostrofo nero prima della curva, o quell’orribile/magnifica sensazione di essere arrivati dentro la curva troppo “a cannone” e di non starci dentro: le reazioni meccaniche della moto, personalmente, sono le cose che più mi esaltano. Amo quando, con una bella sfrizionatina, vedi il cielo; amo un po’ meno quando, ritornando sulla terraferma, ti accorgi che una pattuglia ti fa un simpatico ed amichevole cenno con la paletta (e quello è il momento in cui invochi ogni tipo di santo esistente per salvarti). È difficile descrivere come la moto sia una vera e propria droga: aspetto tutta la settimana per andare in giro con qualche gruppetto improvvisato di amici, magari motardisti (la mia specifica categoria). Le mete sono le più varie, anche se la strada per andare alla pista da Cross di Sant’Anna d’Alfaedo è veramente imbattibile. Spesso nel gruppo con cui giri non conosci quasi niente della vita degli altri, sono tutte persone conosciute al semaforo o perché al bar vi siete fermati a commentare le rispettive moto: ma c’è rispetto per la passione comune e riconosci ognuno di loro solo osservando lo stile con il quale stacca, piega, accelera. Non è facile da spiegare, raramente nella vita ho incontrato persone capaci di rispettare chi hanno di fronte: magari nelle vita quotidiana si comportano in modo diverso, come me d’altronde, ma con un casco in testa e guanti protettivi addosso si forma un legame a mio avviso profondo. Spingere il motore come dei matti è bellissimo, ma attenzione: la testa ti può far andar forte, ti può tenere in vita, la testa è tutto! Per quanto abbia il manico pesante non corro se ci sono dei bambini, non corro se sono in città, non corro se so che ci possono essere imprevisti non valutabili, non corro quando posso mettere a rischio la vita di chi ha il diritto di non condividere il mio folle amore per le due ruote; piuttosto mi vado a sfogare nelle montagne e nelle colline veronesi della valpolicella: tra l’altro sono così belle, che gusto c’è a farsi del male in città. Se sei bravo e sai andare forte non parlare e non vantarti, ma dimostralo, magari in modo furbo: è facile passare da bravo smanettone a stupido, stolto, pericoloso, incosciente e soprattutto assassino. Un motociclista deve vedere il mondo con occhi diversi, sempre calcolando la presenza di altri: la strada non è una semplice striscia di asfalto, ma diventa fertile terreno per le emozioni, per la vita. La curva non è una semplice deviazione, è una gioia, un esercizio mentale che ti porta a ragionare passo a passo la manovra corretta, i giusti giri del motore, la marcia perfetta da inserire ed è un esercizio fisico che esprime il gesto che narcisisticamente vorremmo fosse efficace e bello da vedere nello stesso tempo.  La curva, a volte, è una sfida perché i parametri da valutare sono molteplici e tanti di questi imprevedibili.  Ma noi ci siamo e ci saremo sempre per questa sfida, perché è il pane, perché nessuno di noi si chiederà mai "ne vale la pena?"  Federico Ippoliti “Credo sia ora di accendere il motore e aspettare la curva che verrà.”

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Fox Trot Ben ritrovati carissimi lettori! Questa volta ho pensato di allontanarmi un po’ dal “SUEÑO LATINO” vero e proprio, per presentarvi un po’ il mondo del ballo da sala e parlarvi in particolare di un ballo molto diffuso, il Fox Trot. Il ballo da sala è una disciplina della danza sportiva che esiste solamente in Italia e oltre, che in competizione, questi balli si danzano anche nei locali e nelle balere, anche se i passi sono leggermente diversi. Le due danze che derivano dal Fox Trot sono lo Slow Fox Trot e il Quick Step, che appartengono alle danze standard (Valzer Lento, Tango, Valzer Viennese, Slow Fox Trot, Quick Step), le quali formano una disciplina che viene ballata nelle competizioni di tutto il mondo. Le danze standard sono balli tipicamente inglesi, ma i più grandi campioni di questa disciplina sono soprattutto italiani. Il Fox Trot deriva dall’ambiente musicale del ragtime (rag = fatto a pezzi, time = tempo). Il ragtime e’ una musica basata sull'uso dei tempi sincopati all'interno di uno schema di base abbastanza rigido e lo strumento principale di questo genere è il pianoforte. Il ragtime non è un genere particolarmente importante di per sé, ma fu fondamentale in quanto aprì la strada al Jazz. Nella fase intermedia della sua confluenza nel Jazz esso generò il Fox Trot che raggiunse il massimo successo intorno al 1915. Quando la musica del Fox Trot si affermò come genere, si iniziò a costruirci sopra delle figure di danza, che consistevano in camminate, giri a destra e sinistra, salti e chassè. Secondo gli studiosi di danza il nome del ballo deriva dall'attore Harry Fox che lo inventò nel 1913. Il nome che egli diede al ballo era “Trotting Step”. Harry Fox e sua moglie si esibivano in questa nuova danza in tutte le più importanti sale di New York e in pochissimo tempo coinvolsero tutti i più grandi ballerini americani con questa nuova moda. In omaggio alla bravura di Harry Fox, il Trotting Step diventò Fox Trot e nel 1914 la Società Americana dei Professori di Danza lo inserì tra le danze standard. Nel 1915 il Fox Trot fu portato a Londra dal grande ballerino Oscar Duryea. Il ballo fu subito molto apprezzato ma la Società Imperiale dei Maestri di Ballo gli apportò varie modifiche: furono eliminati salti, chassè e bruschi movimenti, mentre vennero introdotte figure delicate prese in prestito dal Valzer Lento. Praticamente si costruì un ballo tutto inglese, completamente diverso da quello americano, del quale i professionisti inglesi della danza si presero il merito. Dopo la prima guerra mondiale il Fox Trot inglese produsse due varianti: lo Slow Fox Trot e Quickstep, che sono rispettivamente una variante più lenta e più veloce del Fox Trot e hanno sviluppato diversi passi e una diversa tecnica. Sulla musica del Fox Trot sono stati costruiti anche altri balli che, mantenendo la stessa base ritmica, hanno introdotto uno stile particolare, come ad esempio il Flapper Fox Trot, che è però un ballo pressoché sconosciuto. In Italia il Fox Trot è molto radicato, al punto tale che lo si considera rientrante nella nostra tradizione e si balla frequentemente, soprattutto nelle sagre di paese. Jennifer Bonafini

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Mrs. Moda La Moda, signora indiscussa dell’apparenza, diventa all’occasione un’abile venditrice di mercato, un’icona intramontabile della storia e della società, perennemente padrona egoista di individui soli. Esprime l’umanità ma, a differenza dell’arte che continua ad essere di moda, la sua natura effimera le impone di tramontare rapidamente per il sorgere di una nuova tendenza, impedendole di stabilizzarsi ed essere così considerata arte. Non è che una misura del gusto predominante che si impone nell’oggi, un modo di vivere comune e apparente che azzera le diversità, uniformando la massa e annichilendo la personalità. Facendo tendenza, ognuno contribuisce a creare una società composta da tanti soggetti soli ma non diversi che ricercano una soluzione alla loro inconscia solitudine nell’omologazione. Ma questa comporta l’estraniazione dal sé, un’alienazione eliminabile solo con la definizione e la consapevolezza di una propria moda personale, che permette di relazionarsi con gli altri e, attraverso il confronto con l’altro, di comprendere qualcosa di sé stessi e degli altri, giungendo all’autocoscienza di sé. E’ il soggetto che deve riconoscere la propria moda d’identità che gli permetta di stabilire che cosa assume significato e cosa no in relazione al proprio essere. La moda non riguarda esclusivamente l’abbigliamento, ma un modus vivendi che conduce l’intera massa ad agire, guardare, pensare in un certo modo secondo tendenza. Per un certo tempo questa è stata innovativa, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che potesse portare un cambiamento all’interno della società e della sua divisione in classi (come già aveva notato Marx, la moda che si impone temporaneamente è sempre quella della classe dominante). Oggi invece vige il Vintage, una tendenza trasversale che ricicla il passato con libere interpretazioni e una nuova moda si aggiunge alle precedenti convivendo con esse. Secondo alcuni il Vintage, nato come fenomeno culturale negli anni ’70 in rifiuto ad un sistema che promuoveva bisogni indotti dai beni di consumo, è un antidoto ad un mondo troppo assetato di nuovo. Ma in questa caoticità di stili e tendenze che racchiude il tutto e il niente, la persona acritica e schiava dell’ipocrisia dell’apparenza nella società rischia di perdersi addentrandosi e omologandosi all’ideologia che va per la maggiore o passando a casaccio da uno stile all’altro e diventa così individuo che va ad incrementare le file della massa. Proviamo dunque a suddividire la moda stabilita dalla corrente prevalente in numerose frazioni di mode e poi distribuiamone una a ciascuna persona a cui spetta il diritto-dovere di personalizzare con la propria creatività in funzione di sé. Ognuno di noi modelli la propria moda e la esprima coraggiosamente nella società. Eleonora Filippi

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TEST PSICOLOGICO L’ultima volta avete visto alcuni curiosi meccanismi della mente umana. Oggi vi propongo un piccolo gioco per saperne di più su voi stessi: osservate la griglia qui sotto e completate ogni riquadro con un disegno.

Fatto? Ottimo! Questi sono i significati di ogni disegno (vietato sbirciare prima di aver finito, altrimenti il test non funziona!) Disegno intorno al cerchio: come vedete voi stessi; Disegno intorno al triangolo: come credete che gli altri vi vedano; Disegno intorno alla scala: come vedete la vita in generale; Disegno intorno alla croce: come vedete la spiritualità; Disegno intorno al quadrato: come vedete la famiglia; Disegno intorno al 3 rovesciato: come vedete l’amore. Questo test ha per unica ambizione quello di divertirvi durante un cambio dell’ora, tuttavia può essere interessante… PAURA Questa, in base ad un sondaggio francese svoltosi nel 1990 su 1000 soggetti, è la hit parade delle paure umane: 1-i serpenti 2-le vertigini 3-i ragni 4-i ratti 5-le vespe 6-i parcheggi sotterranei 7-il fuoco 8-il sangue 9-l’oscurità 10-la folla

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TEST SOCIOLOGICO Secondo il sociologo Philippe Peissel i caratteri umani si dividono in quattro categorie: voi a quale appartenete? Scopritelo con questo test! 1. Stanno picchiando una persona per strada. Cosa fai? a. chiami la polizia (VAI ALLA 2) b. scappi: è pericoloso! (VAI ALLA 3) c. difendi il malcapitato (VAI ALLA 4) d. chiedi aiuto ai passanti (VAI ALLA 3) 2. Le decorazioni sul muro della tua stanza a. sono sempre le stesse (VAI ALLA 4) b. cambiano secondo il tuo umore (VAI ALLA 5) c. non ti interessano molto (VAI ALLA 6) d. le hai create tu (VAI ALLA 3) 3. Ti invitano all’improvviso per un’uscita: a. rifiuti: preferisci i tuoi programmi (VAI ALLA 6) b. accetti con entusiasmo (VAI ALLA 4) c. accetti per non offendere nessuno (VAI ALLA 7) d. accetti solo se te la senti (VAI ALLA 5) 4. Per strada incroci una persona che piange… a. prosegui senza lasciarti perturbare (VAI ALLA 6) b. la guardi con compassione (VAI ALLA 5) c. se non la conosci la ignori (VAI ALLA 8) d. ti fermi per consolarla (VAI ALLA 7) 5. Un regalo romantico è… a. una lettera d’amore (VAI ALLA 6) b. un bacio (VAI ALLA 7)

c. un mazzo di fiori (VAI ALLA 7) d. una scatola di cioccolatini (VAI ALLA 9) 6. Sei vittima di un’ingiustizia: a. lasci perdere, arrabbiarsi non serve a nulla (VAI ALLA 7) b. protesti, ma poi lasci perdere (VAI ALLA 7) c. fai valere i tuoi diritti (VAI ALLA 8) d. protesti, non è giusto! (VAI ALLA 9) 7. La vacanza ideale… a. su una spiaggia tranquilla (PROFILO 1) b. in posti sempre nuovi (VAIL ALLA 8) c. in campeggio (VAI ALLA 9) d. in una baita in montagna (VAI ALLA 8) 8. Trovi una borsa piena di soldi: a. la lasci dov’è (VAI ALLA 9) b. te la tieni (PROFILO 2) c. la porti alla polizia (VAI ALLA 9) d. chiedi in giro se qualcuno l’ha persa (PROFILO 4) 9. Nella vita contano di più… a. la stabilità, avere dei progetti (PROFILO 1) b. il cambiamento, la passione (PROFILO 2) c. lottare, i propri ideali (PROFILO 3) d. non lasciarsi abbattere (PROFILO 4)

PROFILO 1: MADRE/AGRICOLTORE Ami la stabilità e che le cose vadano secondo i programmi. Quando ti si presentano situazione nuove cerchi di evitarle per tornare alla normalità e all’ordine. PROFILO 2: AMANTE Ami il cambiamento e vivi la vita con passione. Le novità per te rappresentano un’avventura e non ti piace restare nella stessa situazione per troppo tempo. PROFILO 3: GUERRIERO/A Sei una persona determinata che sa quello che vuole. Quando ti appassioni per qualcosa lotti fino in fondo per i tuoi ideali e non demordi. PROFILO 4: INIZIATRICE/COSTRUTTORE Sei una persona creativa che ama godersi la vita attraverso i piccoli piaceri. Ti piace costruire nella vita e ami la spiritualità.

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Whahaha… cosa credi di fare??? Non puoi far tornare in vita i morti sciocco eroe da strapazzo… e tanto perché tu lo sappia nessuno può farla al principe del crimine di Gotham:

Taci pagliaccio… appena ho finito qui ti verrò a prendere.

Sì… c’e l’ho fatta. Non immaginavo sarebbe stato così semplice controllare il flusso di elettricità nella mie mani, per farla rinvenire.

Mio dio… Chi sei? Come hai fatto? Sembrava morta… insomma è stata appena investita…

Signora, si sente bene? In teoria non dovrebbe essersi rotta nulla… ha preso una bella botta! Signori, qualcuno chiami l’ambulanza. Rapidi potrebbe non essere ancora fuori pericolo!

Ma allora ci vuoi dire chi diavolo sei?

Il mio nome è: evon, fatelo sapere a tutti. C’è un nuovo sceriffo in città. Hai bisogno di un aiuto lassù? Insomma Joker ha ucciso Batman e lui non era l’ultimo arrivato.

Terza parte del secondo episodio

Grazie, grazie di cuore -KoffLavoro da solo! E comunque Joker ha perso batman, e senza di lui la sua vita è vacua… non mi ucciderà. Scommetto che quel pazzo desidera colmare il suo vuoto!


Ehi… già di ritorno? mi piaci sai... davvero. Tu mi ricordi qualcuno!

Non prendermi in giro pagliaccio!

Vediamo come se la cava con una scarica elettrica ad alto voltaggio.

Pazzoide è solo un pazzoide… è solo un pazzoide….

Diavolo… questo tipo ha la capacità di farmi uscire di testa… e ciò non va affatto bene. devo rimanere lucido… è solo un pazzoide!

Ebbene, quali sono i tuoi poteri super-fesso? Agilità, forza… e questi fulmini pure?

Oh… un tipetto scintillante questo evon… Mi stuzzica alquanto!

Ah taci! Questo non ti ucciderà… ma la tua pelle biancastra non sentirà più nulla per un po’…

$&%¶Ðø !!

Oh-uh! … sarà una sensazione strana, ma ti abituerai a tutto quel formicolio!

Jacopo Bissoli 5G


FRASI FAMOSE Prof.ssa Bacaloni: (Allo studente interrogato in latino) Fammi una traduzione dall'italiano così godo ancora di più.

Prof. Sabaini: Tutte le balle che vuoi but in english.

Prof. Sabaini: Educazione Sessuale? Cioè fate sesso in classe?

Prof. Brighenti: Ci è stato detto di mettere in atto tutte le strategie per far sì che gli studenti studino, che tradotto vuol dire: "Siate bastardi dentro".

Prof. Barone: si chiama formula canonica perché la trovate solo in chiesa

Prof. Pistori: la forza che tiene su un oggetto non è Chuck Norris… ma l’attrito di Chuck Norris!

Prof. Vincoli: L'istante 0 non è la creazione del mondo.

Prof. Tubini: la differenza tra un monaco e un frate è che il monaco è nel monastero e il frate nella frateria…

Prof. Pollini: Porca Miseria... stavo per dire qualcosa di peggio.

Stud: perché ha tolto la radice? Prof. Barone: Perché il dente era troppo cariato..

Prof. Ferrari: Più che un'ora è un orina. Prof. Brighenti: (Allo studente che sta disegnando alla lavagna) Hai fatto un triangolo rettangolo decisamente sfigato. Prof.ssa Bacaloni: Imparatele ‘ste cose, magari fra qualche anno nessuno le dirà più e voi le saprete. Prof. Pollini: voi tre lì in fondo vi voglio davanti, sono stufo di vedere che palpate non so cosa sottobanco!

Prof. Pollini: devo darvi una terribile notizia: non strappatevi i capelli, non laceratevi le vesti, ma c’è la possibilità che venerdì ci salti un’ora… Prof. Garzon (parlando della rivoluzione francese): e con i membri del Terzo Stato stanchi, umiliati e poveri, cosa fece Luigi XVI? ‘sto deficiente li invita a Versailles!

Prof.ssa Bacaloni: Checché ne diciate io venerdì vi interrogo. Classe: Venerdì abbiamo l'assemblea. Prof. Bacaloni: Mapporca miseria.

Prof. Salvagno: l’’eroe dell’800 è il tipico bello e stronzo, insomma…

Prof. Burro: La femmina ha la vagina più corta del maschio.

Stud: profe, le ragazze a Cracovia, bellissime! se devo trovarmi una ragazza vado la perché.. Prof. Pisani: perché costano meno!

Prof. Menini: (rivolgendosi ad un’alunna che era già stata interrogata) stai guardando i nuovi argomenti? pensi di vivere di rendita fino a maggio? tu non sai povera piccola che ti farò delle domande a bruciapelo.. così non devi nemmeno farti la ceretta! Stud. Bay: Ermione è la tipa di D'Annunzio.

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(parlando della statua di Abacuc di Donatello) Classe: Profe! ma è bruttissimo! Prof. Menini: NO! Lui è un figo… è bello dentro!

Prof. Brighenti: Se d=2 abbiamo due soluzioni uguali e distinte. Prof.ssa Salvagno: Defoe descrive con azioni i propri personaggi, non con aggettivi. Cioè voi descrivete usando aggettivi o azioni? di solito dite “La professoressa Salvagno è bellissima, magra e simpaticissima”, giusto?!? (sbattendo le ciglia e slanciando i capelli con le mani con aspetto da modella)

GaliluiGalilei #3 - a.s. 2009/2010  

Giornalino d’Istituto del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Verona Anno scolastico 2009/2010 - Numero 3 Stampato nel mese di Ap...

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