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Giornalino d’Istituto del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Verona - Anno scolastico 2009/2010 - Numero 2 - Stampato nei mesi di Gennaio-Febbraio 2010

galiluigalilei@gmail.com - www.galiluigalilei.it

IN QUESTO NUMERO:

Numero 2

Crocifisso: togliere o lasciare? Buone notizie da Amnesty: il mondo é un un po' migliore Non sapete cosa vedere al cinema? Ve lo proponiamo noi! Ed infine... Quanto conoscete le arti marziali?


Andrea Furnari Articoli Giovanni Trento Disegni Chiara Brugnara Articoli

Altri: -Francesco Tommasi Articoli

Collaboratori esterni: -Jacopo Bissoli Fumetto

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Piero Fiorini Articoli

Alessio Mantovani Articoli Sara Viviani Articoli Jennifer Bonafini Articoli Nicolò Cinquetti Articoli

Federico Ippoliti Articoli Evelline Jumolea Articoli Irene Meneghelli Articoli Michele Pedrotti Poesie

Alessandro Bendicente Articoli Davide Costanzi Articoli Silvia Obertino Articoli Valeria Criscuolo Disegni

Massimo Vareschi Articoli

Davide Negrini Impaginatore Daniele Perale Disegni Giulia Cavanni Articoli Sofia Vincenzi Articoli

Louise Damiano Articoli

Patrick Zecchin Redattore Anna Turrina Disegni Sara Berti Articoli

Livia Stan Disegni

Federico Parezzan Articoli

EDITORIALE Buon anno a tutti e ben tornati a scuola... è vero, lo sappiamo benissimo tutti quanti, stavamo meglio a casa davanti al caminetto a goderci le feste, però il fato ha voluto che noi poveri mortali tornassimo a scuola: quindi, per ogni contestazione, rivolgetevi al Destino Porco Bastardo, che saprà darvi spiegazioni sull'infelice destino umano. Pessimismi a parte, siamo riusciti incredibilmente a stare nelle tabelle di marcia ed ecco nelle vostre mani il secondo numero del GaliluiGalilei, il vostro amato giornalino di istituto. Questo numero è davvero pieno di notizie dal mondo intero e ricco di tanti argomenti che riguardano la scuola, tra cui un articolo sulle elezioni dei rappresentanti e uno sui cari cestini per la raccolta differenziata. Siamo anche riusciti ad avere un’intervista doppia con il Preside e Nello, cosa che speriamo di riuscire a continuare anche con altre personalità della vita scolastica. Insomma, non vi resta che tuffarvi nella lettura! Patrick Zecchin

INDICE 03-Cop15 04-Al caro soprammobile della classe 05-Me ne devo andare o no? 06-Chi ha paura muore ogni giorno 07-I gentiluomini 08-Shock the succursale 09-Intervista doppia 10-E questo dove lo metto? 11-Cosa ne pensate dei rappresentanti 11-Le coin musical 12-L’angolo dell’artista 14-Buone notizie per i diritti umani 15-Noi teatranti del Galilei 16-2012 17-La vita vale più di una distrazione 18-Budo!! Armi e molto più 19-Sueno Latino - La Rumba 20-Il cielo è buio 22-Gotham (2-2) 24-Frasi famose


COP15 Sole, pioggia, deserti, uragani e alluvioni: bambini spaventati e intere popolazioni in fuga. Così è iniziata lunedì 7 dicembre a Copenhagen la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, sponsorizzata dalle Nazioni Unite e dai tanti Paesi partecipanti. Un video con scenari apocalittici, con una Terra ormai arsa dal sole cocente e distrutta dalle continue intemperie, tutto per un unico obiettivo: prospettare la catastrofe e imporre il salvataggio del Pianeta in pericolo. Ma dopo giorni e notti di trattative, in cui ogni Stato esprimeva la propria opinione – come la necessità di ridurre le emissioni di gas serra del 30, 40, 50%, di passare completamente a una produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili o di aiutare i paesi poveri per uno sviluppo “verde” – i delegati delle varie nazioni hanno raggiunto solo un misero accordo, di minima rilevanza e soprattutto di carattere generale: la grande montagna ha partorito un topolino. Per fortuna. Già, proprio per fortuna, perché l’intervento su un fenomeno naturale, tanto più se di grandi dimensioni e di enorme complessità come è il clima, rischia di peggiorare la situazione che si vorrebbe sanare. Non è vero, come è stato detto tante volte, che gli uomini conoscono tutto sul clima: non è facile riuscire a fare le previsioni meteorologiche per i prossimi giorni, figuriamoci per decine o centinaia di anni a venire. Non esiste quindi, almeno per ora, un’equazione del clima, esistono semmai dei modelli climatici ma questi non sono altro che stime più o meno approssimate che si basano sulle (limitate) conoscenze di oggi e che possono dare solo una vaga idea del futuro. Ecco perché vi sono molte cifre che circolano circa l’aumento della temperatura o del livello del mare ed ecco spiegato perché i dati vengono presentati con grandi margini di errore: non siamo sicuri di ciò che prevediamo. D’altronde il clima è sempre cambiato ed enormi mutamenti si sono succeduti nel tempo, basti pensare alle ere glaciali o al periodo caldo durante il medioevo, in cui il vino era prodotto anche in Inghilterra. Il clima sta cambiando? Molto probabilmente sì, ma sicuramente non cambierà dall’oggi al domani, o nel giro di una decina d’anni e l’uomo potrà facilmente adattarsi. I ghiacci si stanno sciogliendo? Secondo alcune ricerche no, in alcuni luoghi sono persino in aumento. Le temperature stanno aumentando vistosamente? In verità non sembra, visto che alcuni dati scientifici le segnalano in riduzione: significa forse che stiamo procedendo verso una nuova era glaciale, come già qualcuno pensava negli anni ’70 prevedendo ugualmente scenari apocalittici, proprio come avviene oggi? Tutto ciò non vuol dire che non potremo mai conoscere l’ambiente o che l’uomo è destinato a vivere in balia di questo clima pazzo e strampalato. Significa però che ora come ora affermare che il dibattito scientifico è concluso, che non è più in dubbio che l’uomo sia responsabile del surriscaldamento climatico e che ormai l’unica cosa da fare è tagliare drasticamente (oltre il 50%) le emissioni di gas serra è semplicemente falso. Al contrario di quanto affermato dai catastrofisti, primo fra tutti Al Gore, il nuovo guru del clima che si è fatto tanta pubblicità con “Una scomoda verità” (film-documentario la cui riproduzione nelle scuole della Gran Bretagna viene accompagnata, su verdetto della corte suprema, dall’avviso di eccessivo allarmismo per la presenza di nove gravi errori), vi sono molti scienziati del clima che tuttora non sono convinti, per mancanza di prove e assenza di spiegazioni per molti fenomeni, che l’uomo sia la causa del riscaldamento. E non dite che sono malvagi scienziati al servizio delle compagnie petrolifere, visti i conflitti di interesse dei presunti ecologisti: a partire proprio da Al Gore, il cui patrimonio è aumentato oltre ogni misura, grazie alle vendite del film, alle industrie “verdi” e alle conferenze ecologiste. Per non parlare poi di Rajendra Pachauri, presidente dell’IPCC (gruppo intergovernativo di scienziati che studiano il surriscaldamento climatico), che ha fatto fortuna su questo tema grazie alle importanti consulenze e alle industrie di cui è comproprietario e la cui prosperità dipende dai verdetti emessi dallo stesso IPCC. Cosa fare dunque? Non strappiamoci le vesti e imponiamo enormi riduzioni delle emissioni, che oltre a non garantire alcun risultato certo, causerebbero solo la chiusura del mondo industriale con conseguente blocco dell’economia e perdita di ogni ricchezza e possibilità di sviluppo, ma puntiamo piuttosto all’efficienza energetica e alla riduzione degli sprechi. Dei catastrofisti che vogliono portare l’uomo all’età della pietra per tentare di fermare il mutamento della natura possiamo farne anche a meno, della ricerca scientifica e dello sviluppo no. Patrick Zecchin

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Al caro soprammobile della classe Io ritengo che il crocefisso in classe debba rimanere. Infatti se lo togliessimo cosa spolvererebbe il personale ata?? Pertanto dato che c’è crisi e i tagli alla scuola devono essere fatti ci sarebbe una scusa in più per non licenziare tutto il personale ata. Inoltre rappresenta la nostra tradizione: è risaputo infatti che è il crocifisso il simbolo della tradizione Italiana, non quella tovaglia verde bianca e rossa (che per fortuna al Galilei non si vede da nessuna parte), e si sa che L’Italia è uno Stato Laico e che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani (art. 7 della Costituzione). Non vedo perciò nessuna contraddizione e anzi mi stupisco di come solo la Corte Europea abbia dato ragione alla finlandese Soile Lauti motivando così la sentenza: la Corte «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una 'società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione [europea dei diritti umani], un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana. L'esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni e il diritto dei bambini di credere o non credere. La Corte, all'unanimità, ha stabilito che c'è stata una violazione dell'articolo 2 del Protocollo 1 insieme all'articolo 9 della Convenzione». Quindi io cittadino Italiano, oggi nel 2009, nel pieno della Globalizzazione, ribadisco l’autorità superiore allo Stato Italiano rispetto alla corte europea e a tutti i suoi rappresentanti sostenendo il crocifisso in classe. Infine ritengo fondamentale il messaggio che mi da ogni giorno (soprattutto i giorni in cui ci sono verifiche) il crocifisso passandoci davanti: la tradizione e il santino che mi salverà questa giornata, facendomi completamente dimenticare chi era Joshua, o meglio chiamato in Italiano Gesù, facendomi dimenticare le sue parole rivoluzionarie (“ama il prossimo tuo come te stesso”), facendomi dimenticare la sofferenza della sua morte. Ma io che sostengo il crocifisso in classe non mi accorgo della sua nuova sofferenza: un muro con accanto una lavagna e davanti studenti che non si accorgono minimamente di quello che hanno di fronte e un insegnante che per giunta gli da le spalle. Un simbolo che ha un forte messaggio di pace e di speranza verso gli ultimi, gli emarginati è lì, lì fermo, inchiodato, inchiodato su quel muro bianco, è diventato un semplice soprammobile, ma grazie a lui forse il personale ata non verrà licenziato. Luca Fenzi

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CROCIFISSO: ME NE DEVO ANDARE O NO? Ciao Galileiani, sono Federico, sono nuovo di quest’anno nel Giornalino e in questo numero vorrei parlarvi di un problema serio in Italia, una questione molto semplice: il crocifisso deve essere tolto oppure no? Beh, io ho le idee chiare e vorrei provare a esporvele. La Corte dei Diritti dell’Uomo si è pronunciata sul problema del crocifisso nella seguente sentenza: “l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche è una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione”. Questa sentenza è stata emanata in seguito a una controversia tra la signora Soile Tuulikki Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi, e lo Stato Italiano, in quanto voleva rimuovere dalla scuola media Vittorino da Feltre (Padova) frequentata dai suoi figli, il crocifisso dalle aule. Secondo me il crocifisso non va tolto dai luoghi pubblici perché nel tentativo di non discriminare chi non professa la religione cristiana cattolica, si discriminano invece i cristiani, che sono in prevalenza qui in Italia. In altre parole, il tentativo di togliere il crocifisso perché discrimina non ha senso, in quanto logicamente alla fine qualcuno verrà sicuramente discriminato. Molti dicono che lo stato è laico, ma non penso che sappiano con chiarezza cosa significhi. Il dizionario della lingua italiana dice che “uno stato laico è uno stato che nelle sue scelte è autonomo e indipendente dalla religione”. Adesso sicuramente penserete che mi sono fregato da solo, ma non è così. Vi faccio un esempio per spiegarmi meglio: vi siete mai chiesti come mai non si va a scuola la domenica, o a Pasqua, o a Natale, o in un qualsiasi altro giorno considerato festivo dallo Stato? Immagino che mi darete svariate risposte; il punto è che la domenica come giorno festivo è stato introdotto dal cristianesimo (per chi crede è il giorno in cui si loda Dio), quindi se uno Stato fosse veramente laico allora si dovrebbe andare a scuola anche in tal giorno e in tutti quelli festivi per coerenza. Inoltre la croce, secondo me, non è un simbolo che reca disturbo o discriminazione, ma unione per tutti i popoli: con la sua più grande dimostrazione d’amore verso di noi, Gesù è infatti salito sulla croce, sacrificandosi per rimettere i peccati di tutta l’umanità, indipendentemente da sesso, razza, religione o schieramento politico. Dunque per me, chi non riesce a comprendere questo significato profondo ha quindi un atteggiamento sbagliato, che non va al di là del proprio credo perché si radicalizza negli insegnamenti ricevuti quando era giovane e quindi non vuole conoscere ciò che l’altro, diverso da lui, cerca di fargli vedere, per paura di esserne influenzato. Ancora, se si vuole davvero togliere il crocifisso dalle scuole, allora si dovrebbe toglierlo ovunque nella nostra società, perché se a scuola dà fastidio allora anche fuori dovrebbe darlo e quindi, ad esempio si dovrebbe togliere la croce rossa, bianca, verde, bisognerebbe eliminare ugualmente le croci sui campanili, negli ospedali, nei mosaici paleocristiani, dalle tombe, dalle farmacie, dalle bandiere delle nazioni ecc., insomma togliere il crocifisso sarebbe come togliere la nostra cultura. Inoltre, tutte le imprecazioni che sentiamo, che iniziano con la parola Dio e finiscono con i nomi più diversi, quelle non discriminano? Io vi invito veramente a pensarci e a rifletterci sopra e a farvi un bell’esame di coscienza per ponderare bene dove schierarsi. In definitiva, il togliere il crocifisso perché discrimina mi puzza molto di motivazione superficiale, io credo infatti che all’origine di tutto in realtà ci stia un tentativo di omologazione, cioè si vuole togliere la nostra libertà di professare la nostra fede, e per come la vedo io sarebbe come privarci dell’acqua, cioè un qualcosa di indispensabile nella nostra vita. Federico Parezzan

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Chi ha paura muore ogni giorno (CONTINUA da “Una Vita contro la Mafia”) Peppino Impastato è stato ucciso perché era ritenuto fastidioso e scomodo a causa delle sue parole e delle sue lotte, perché provava a cambiare una situazione confortevole alla sola criminalità, perché era capace di dire o scrivere ciò che pensava come: «La mafia è una montagna di merda». Ma non c’era (e talvolta non c’è ancora adesso) spazio nella mentalità della gente comune per un modello di pensiero così rivoluzionario che si poneva volutamente in opposizione a delle “regole” invisibili ma di fatto conosciute da tutti e ritenute assolutamente inviolabili. Proprio come dice Andrea Bortolotta (uno dei compagni di Peppino che fondarono la radio): «Pochi tra Cinisi e Terrasini (località dove aveva sede Radio Aut) apprezzavano veramente quello che facevamo, ed erano giovani che si erano, in precedenza, avvicinati a noi o al gruppo OM (altro gruppo giovanile nato a Terrasini) o al circolo “Musica e Cultura”. Tantissimi erano quelli che ascoltavano, quasi quotidianamente, Radio Aut, ma non avevano il coraggio di dirlo pubblicamente: quasi tutti però dicevano o pensavano che eravamo pazzi e che eravamo usciti, non solo fuori di senno, ma dalla realtà e dal mondo». Personalmente, quando si parla di mafia in relazione alle persone, credo sia estremamente efficace e corretta l’analisi che uno dei compagni di Peppino, Salvo Vitale, fa della società passata ma anche di quella attuale: «C’è chi la mafia la sostiene, chi la contrasta e chi, della mafia, non gliene fotte nulla». Questo concetto di totale disinteresse che caratterizza l’ultima “categoria” di individui può essere compreso meglio anche grazie a quanto scrive Claudio Fava (figlio di Giuseppe, giornalista ucciso a Catania per ordine del boss mafioso Nitto Santapaola nel 1984) a proposito degli orfani per mano della mafia: «Storie terribili, che però erano toccate ad altri, in altri tempi, in altri mondi: mai a noi. Così era per i morti di mafia, e per chi ne portava addosso il debito della memoria: un altro tempo, un altro Paese, che c’entriamo noi?». Ogni tanto, quindi, mi viene da pensare che, cercando di ignorare o nascondere (volontariamente e non) l’esistenza della mafia, siamo tutti un po’ complici di essa e, a poco a poco, rischiamo di accettarla come un qualcosa di consueto o quasi “normale”, sebbene non sia e non debba essere così. Per questo viveva Peppino: per aiutarci a tenere sempre bene a mente che a tutto questo ci si doveva opporre in modo netto ed energico senza commettere l’errore di aver paura o di negare l’evidenza. Credo che un giornalismo attivo, preciso e soprattutto non soggetto ad alcun tipo di comando da parte dei potenti (che a Cinisi erano mafiosi o collusi con essi) sarebbe utile anche al nostro tempo (non a caso è stato ricordato anche lui alla manifestazione per la libertà di informazione svoltasi a Roma lo scorso sabato 3 ottobre). Ad ogni modo si può conoscere ed approfondire facilmente la storia di Peppino Impastato (oltre che su diversi libri) anche su internet cercando, ad esempio, sul sito www.peppinoimpastato.com o vedendo uno dei più bei film di mafia di sempre intitolato “I Cento Passi” (distanza che separa la casa dove viveva Peppino con la famiglia e l’abitazione del boss mafioso Gaetano Badalamenti, detto “zio Tano”) che è il titolo anche di una famosa e altrettanto bella canzone dei Modena City Ramblers. Andrea Furnari

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I gentiluomini Si sente molto parlare di discriminazione, di violazione dei diritti umani nei confronti di africani, asiatici e afroamericani. Quest’ultimi in particolare hanno fatto grande scalpore (nel senso buono) nei decenni scorsi. Hanno lottato, hanno manifestato, hanno subito umiliazioni, violazioni di ogni genere, sono stati condannati ingiustamente però alla fine hanno ottenuto, in un paese in cui (possiamo dire) vi sono stati portati (a suo tempo), dei diritti politici molto elevati, tanto che dall’anno scorso la carica di presidente degli Stati Uniti d’America è in mano ad un afroamericano. Non si sente invece molto parlare delle popolazioni indiane, i cosiddetti “pellerossa”, che popolavano il continente già dal 35000 a.C. (data in cui si presume che i primi indigeni vi si insediarono). Protagonisti di moltissimi libri, film, cartoni animati e per altrettanti anni simbolo del selvaggio astuto e crudele, e per questo oggetto di forti discriminazioni. Ma chi sa realmente definire questo mito crudele dell’America? In base a recenti rivalutazioni la loro posizione sta lentamente cambiando. Molto prima dell’arrivo dei bianchi (in condizioni di vita ben più difficili) seppero sviluppare una cultura e un’ organizzazione politica varia e complessa. Senza l’intervanto dell’uomo bianco, il cui impatto distrusse la loro società, seppero organizzare un metodo di vita non fondato sul consumismo o su qualche primitiva forma di “capitalismo”, ma solo basato sul benessere della propria tribù; tra l’abbondante selvaggina essi ne cacciavano abbastanza per soddisfare i propri bisogni (alimentari e di vestiario). Prima dell’arrivo dell’occidentale, l’indiano, giacché desiderava poche cose, lavorava e cacciava solo in funzione di esse, quindi la loro non era una cultura, come veniva definita da noi occidentali, di sussistenza legata solo alla scarsezza. Ma l’avvento occidentale distrusse anche la loro concezione spirituale e la loro religione (che sinceramente reputo molto più sviluppata e più profonda di moltissime altre religioni). Essi credevano (e credono,anche se in minor numero) nel Grande Spirito, il Supremo Essere, Creatore e Signore del tutto. Essi cantavano lodi e preghiere al sole, alla luna o al vento, in quanto erano convinti di vivere in un mondo in cui tutto è reale. Tutto ciò che i sensi gli dicevano “essere reale” è animato dalla vita. L’uomo non è superiore a nessuno, anzi egli è pari a l’orso come alla dura roccia; la pianta è pari all’uomo perché cresce e si sviluppa, perciò egli vive in armonia perché non si ritiene in alcun modo dotato di una qualche superiorità. Ritenendo che l’essere si manifesta in tutte le cose, ogni qualvolta che un indiano uccideva un animale per nutrirsi, doveva pregare per lo spirito di esso, invocando il perdono. Quando si parla di religione indiana però, si parla anche di sciamanesimo e di riti. Il primo termine deriva da shaman che era l’unico che aveva delle caratteristiche spirituali che lo distinguevano dagli altri, mentre il secondo termine indica particolari pratiche per la comunicazione col divino. Ma al di là di tutte di quello che può sembrare la loro concezione spirituale e le loro pratiche ad esse legate che, vi assicuro, sono anche piuttosto dolorose tanto che il governo degli Stati Uniti ha proibito la pratica di uno di essi (la danza del sole), l’uomo bianco non aveva alcun diritto ha definirli pagani e selvaggi. Non avevano leggi ma avevano una religione a cui erano molto legati, avevano dei solidi precetti di unità e fratellanza. Con quale diritto gli occidentali li definivano idoli atri per via della loro credenza, con quale diritto li reputavano anime perse? Con quale diritto hanno preso possesso della terra in cui vivevano i pellerossa, con quale diritto hanno compiuto questo immenso etnocidio? Nessuno! Tuttavia il popolo degli indiani, che oggi vive nelle riserve, mantiene ancora la sua cultura e sue tradizioni e lotta per conservare la sua struttura tribale. Non si può rimediare a quello che i nostri antenati hanno fatto però si può evitare che accada ancora e non in riferimento agli indiani, ma a tutte (o poce?) quelle minoranze etniche che popolano il nostro mondo. A seguito di questo articolo sono riportati due pensieri che vi invito a leggere e che penso siano ben più importanti di quello che ho scritto qui sopra. Sono due brevi pensieri che mettono in luce alcune delle considerazioni degli indiani sulle discriminazioni e sulla civiltà (se così si può chiamare) di noi bianchi. Francesco Tommasi Vi è molto di folle nella vostra cosiddetta civiltà. Come pazzi voi uomini bianchi correte dietro al denaro, finchè ne avete così tanto, che non potete vivere abbastanza a lungo per spenderlo. Voi saccheggiate i boschi e la terra, sprecate i combustibili naturali, come se dopo di voi non venisse alcuna generazione, che ha altrettanto bisogno di tutto questo. Voi parlate sempre di un mondo migliore, mentre costruite bombe sempre più potenti, per distruggere quel mondo che ora avete. (Tatanga Mani) Sono venuto al mondo con la pelle color bronzo e con essa mi sento bene. Alcuni dei miei amici sono nati con l pelle gialla, nera o bianca. Nessuno l’ha scelta e va bene così. Ci sono rose gialle, rose rosse e bianche, ognuna di esse è bella. Io spero che i miei figli vivano in un mondo in cui tutti gli uomini, di ogni colore, vadano d’accordo e lavorino insieme, senza che la maggioranza cerchi di uniformare gli altri al proprio volere. (Tatanga Mani)

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Shock the Succursale Ultimamente si è molto discusso che questo giornalino "non parli abbastanza di scuola". Bene, vediamo di rimediare. Vorrei contribuire proponendovi una piccola riflessione, relativa al risultato delle ultime elezioni studentesche. Per chi non si ricordasse ecco il risultato: la vittoria della Shock List con 627 voti, al secondo posto troviamo i Listimo con 369 voti e infine Listarsky & Hutch con 173 voti. Viene spontaneo chiedersi la ragione dello schiacciante successo della Shock List. E' vero, ci sono vari motivi per cui questa lista poteva venire preferita alle altre, ma io vorrei soffermarmi su uno di questi in particolare. Ma prima facciamo un passo indietro. Primini esclusi, dovremmo tutti ricordarci le elezioni dell'anno scorso e di come tutte le liste promettessero la stessa cosa: succursale, succursale, succursale. In tutti e tre i programmi era presente questa magica parola. Si sarebbe detto che qualunque delle tre liste vincesse, il coinvolgimento della sede staccata sarebbe stato in primo piano fra gli obbiettivi. E invece le tre liste, raccolti i voti che spettavano loro, hanno ringraziato, salutato e non si sono più viste. Non dico che non siano stati fatti dei tentativi, ma cambiamenti concreti non ce ne sono stati: la succursale era una volta di più tagliata fuori. Ora torniamo a quest'anno, e più precisamente al giorno in cui in succursale sono state presentate le liste. Gli studenti sono in aula magna e ascoltano i candidati. Uno studente diffidente potrebbe pensare che tutte le liste si assomiglino e che indipendentemente dal suo voto la situazione non cambierà assolutamente. Mr. Diffidente pensa questo, ma alla fine c'è una sorpresa: la Shock List ha come quarto candidato uno studente della succursale, di prima, tuttavia non estraneo ala realtà del Galilei. Il nostro aspirante elettore nota questa differenza e capisce che la Shock List gli sta offrendo qualcosa in più rispetto alle altre liste, una sorta di garanzia, se volete. "Per te è facile parlare! Come fai a dire che le cose sono andate davvero così?" Una domanda che molti lettori si stanno in questo momento giustamente ponendo. E hanno ragione, prove di questo io non ne ho, come credo non ne abbia nessuno, però qualche indizio interessante ci perviene dai risultati elettorali. Infatti Cesare Tubini ha ricevuto la bellezza di 230 preferenze, secondo subito dopo Michele Pedrotti. Se ipotizziamo che nessuno studente della sede abbia votato per Tubini, come è probabile, si trae la conclusione che più della metà della succursale lo abbia votato. Sembra facile e finita così, ma non lo è. L'elezione di Tubini non è un traguardo, è un inizio: adesso quello che la succursale deve fare è dimostrare di essersi meritata un quarto della rappresentanza nel Consiglio d' Istituto. Adesso che le verranno dati i mezzi per partecipare lo dovrà fare come gli altri. E se quello che si vuole fare è davvero aumentare l'importanza della sede staccata, non può essere un semplice rappresentante a pensarci, tutti gli studenti dovrebbero mostrare interesse nell’organizzazione scolastica e nelle infinite possibilità che la scuola offre, se viene vissuta con un atteggiamento migliore. Grazie per essere arrivati alla fine di questo articolo, spero di essere riuscito a interessarvi. Massimo Vareschi

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Intervista Doppia al preside Luciano Carazzolo e all’operatore scolastico Nello Vinco Nome: L: Luciano N: Nello Soprannome: L: Ciolo N: Non ce l’ho Età: L: 57 N: 54 Attività Preferita: L: Fare il preside N: Pesca, sci e altri sport all’aperto Cosa ne pensate del programma “Uomini e Donne”: L: Non lo conosco N: Una gran ca***a… Cartone animato preferito: L: I gormiti. Non li ho mai visti, ma piacciono molto ai miei nipotini N: Quelli della Disney La parolaccia che dite più spesso: L: Porca Vacca N: Ca**o Ci spiegate, in due parole, cosa sono i manga: L: Non è un tipo di pianta? N: Dovrebbe essere un cartone animato… La capitale della Rep. Ceca: (Praga) L: Praga N: Praga In che anno sono state fatte le ultime olimpiadi: (2008) L: Nel duemilanonloso N: Non era l’anno scorso? Nel duemilaotto Come si chiamano i vostri cani: L: Appena ne prendo uno ve lo comunico. N: Ho un gatto che si chiama Picchio La pietanza che odiate di più: L: Il fegato N: Lo yogurt

La radice quadrata di 121: (11) L: Adesso non mi viene… N: Non lo so… L’ultimo film di Quentin Tarantino: (Bastardi senza gloria) L: mmm…no, non ne ho idea. N: ah boh… Autori preferiti: L: Etty Hillesum N: Patricia Cornwell Scegliete: Birra, Vino o Martini: L: Vino N: Vino Pamela Anderson o Rita Levi Montalcini: L: Entrambe, ma per motivazioni diverse. N: La Rita Levi. 8.00, 10.30 o 13.15: L: Le otto N: Le otto Matematica o Latino: L: Latino N: Latino Bicicletta o Macchina: L: Bici N: Bici Freud o Einstein: L: Einstein N: Freud Poltrona o Divano: L: Sedia N: Poltrona Salutate qualcuno: L: Un grande saluto a tutti voi studenti! N: Saluto mia moglie. Volete ringraziare qualcuno? L: In generale tutto il personale e gli studenti impegnati nella gestione d’istituto (i rappresentanti) N: No Grazie ad entrambi, l’intervista doppia è finita. Piero Fiorini

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E questo dove lo metto? Adesso la maggior parte di voi gireranno la pagina per mia fortuna. Al contrario per quelli che hanno intenzione di leggere questo articolo mi tocca scriverlo. Bé allora parliamo dei nostri amati cestini per la raccolta differenziata. Amati?? Ma che dico: fantastici!!! Ma benché siano così meravigliosi io mi chiedo: perché i cestini della raccolta plastica stanno vicino alle macchinette, visto che i bicchierini da caffè non sono di plastica?! Ok, si salvano perché ci sono le lattine da poterci buttare dentro. Ma nel caso in cui d’inverno decido di prendere un the per scaldarmi un po’, quando l’ho finito dove butto il bicchierino??? Dove sono i cestini del secco??? Nelle classi e.. fuori!!! Allora se io prima prendo il the per scaldarmi poi devo andare fuori al freddo per buttarlo (perché di certo non vado nella classe di qualcun altro) e così, di nuovo infreddolita, mi toccherà prenderne un altro. Complimenti, ottima strategia di vendita!!! E che dire dei cestini della raccolta carta?! Bé io non posso dire niente perché in classe mia non c’è!!! Ma un’altra cosa interessante è che benché ci siano vari cestini per la raccolta differenziata quasi nessuno sa precisamente cosa ci si può buttare dentro. Ho sentito che ci sono persone che non hanno la minima idea di cosa buttare nei cestini che si chiedono se un foglio di carta vada nel cestino della carta o nel secco. Ma allora se la scuola vuole fare la raccolta in maniera almeno decente (non dico perfetta) potrebbe innanzitutto mettere i cestini del secco ovunque!!! Poi attaccare al muro sopra i cestini della plastica fogli con scritto cosa si può e cosa non si può buttare dentro. Ovviamente figuriamoci se qualcuno ha la voglia di scrivere un foglio su cosa buttare nei cestini per cui qui di seguito trovate scritto cosa buttare e dove buttarlo: PLASTICA E LATTINE · Bottiglie in plastica (quelle d’acqua o di the delle macchinette) · Contenitori per yogurt (ma chi è che si porta lo yogurt a scuola poi?? Va bè) · Sacchetti in plastica · Pellicole (quelle con cui si confezionano i panini) · Lattine · Sacchetti per patatine e caramelle CARTA E CARTONE - Giornali, riviste - Libri, quaderni - Sacchetti di carta - Carta da pacchi pulita - Scatole in cartone (spezzate e piegate) - tetrapak SECCO NON RICICLABILE - oggetti formati da più materiali - i bicchierini delle macchinette (anche piattini e posate in plastica) - scarpe - sacchetti per l’acquisto di ortaggi sfusi - carta oleata (tipo quella che sporcate con i panini) Ora non ho scritto proprio tutto del tipo pannolini e assorbenti (che vanno nel secco) perché non credo sia utile, e non ho nemmeno scritto che i flaconi per l’igiene personale e per la pulizia della casa vanno nella plastica, ma non credo che qualcuno si porti dietro il detersivo per pulirsi il banco!!! Bene, articolo finito… ora potete girare pagina!!! Valeria Criscuolo

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Cosa ne pensate dei rappresentanti di istituto? Quest'anno i rappresentanti di istituto sembrano ragazzi molto consapevoli del ruolo che noi studenti gli abbiamo affidato dandogli la preferenza con il nostro voto. Credo che stiano rappresentando bene tutti noi come una scuola unita nella quale tutti collaborano per il bene degli altri. Stanno già mettendo in atto dei punti che avevano in comune nelle liste di cui facevano parte (..solo due..=) ) ed il coinvolgimento che volevano mettere in pratica è già molto attivo e penso che continuerà alla grande. I rappresentanti di quest’anno sono anche molto disponibili e si occupano di ogni problema relativo alla scuola ed extra scuola (come le feste) e dopo tre anni che sono rappresentante di classe finalmente sono riusciti ad ottenere il comitato studentesco di un’ora… ci voleva! Anche su Facebook si sono fatti una bella pubblicità, creando nuovi gruppi ed altro (mi raccomando, scegliete bene il logo). Spero che continuino per tutto il resto dell’anno scolastico con questa voglia di fare e che abbiano sempre nuove iniziative affinché riescano a coinvolgere un numero sempre maggiore di noi “inferiori” a loro.. ma “inferiori” solo perché loro sono stati nominati rappresentanti del Galilei! =) Sara

Le Coin Musical l'amour toujours I still believe in your eyes; I just don't care what You've done in your life. Baby i'll always be here by your side; Don't leave me waiting too long, Please come by!... Questa strofa della famosa canzone di Gigi d'Agostino, recentemente rivista in chiave acustica da Sagi Rei, è ricca di significati e passione. In pochi versi troviamo una dichiarazione di amore, l'accettazione dell'altro senza pregiudizi e una promessa di restare per sempre vicini anche nelle difficoltà!! Pur provenendo dall'ambiente della musica dance e house, generalmente considerato frivolo, questo pezzo contiene elementi che dovrebbero far riflettere e spingerci ad ascoltare più attentamente le parole dei nostri artisti preferiti. Ho personalmente scelto questo testo perchè mi riporta alla mente dei bei ricordi... Vi invito a fare lo stesso e a farci pervenire le vostre scelte che pubblicheremo in questo petit coin!! Nicolò Cinquetti

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L’angolo dell’artista

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2009, un anno di successi: buone notizie per i diritti umani L’anno appena trascorso è stato lungo e faticoso, ma per chi ogni giorno lotta affinchè nel mondo i diritti umani vengano rispettati, è stato anche pieno di soddisfazioni e piccole vittorie…a dimostrazione che anche una goccia nell’oceano può fare la differenza! 9 gennaio: Pena di morte - Ghana Il 9 gennaio 2009 Il presidente uscente John Kuffour, ha commutato tutte le condanne a morte. Secondo i dati di Amnesty International, il provvedimento ha riguardato 108 prigionieri in attesa di esecuzione, 105 uomini e tre donne. L'ultima esecuzione nel paese aveva avuto luogo nel 1993. 16 marzo: Campagna "Mai più violenza sulle donne" - Messico Dopo una campagna condotta per molti mesi da Amnesty International e dalle organizzazioni locali per i diritti umani, il 16 marzo 2009 è entrata in vigore la Direttiva che prevede, tra l'altro, accesso legale e sicuro all'interruzione di gravidanza per le donne vittime di violenza sessuale. 24 aprile: Pena di morte - Burundi Il 24 aprile 2009, a seguito dell'introduzione del nuovo codice penale, il Burundi è diventato il 93mo paese abolizionista per tutti i reati. L'ultima esecuzione nel paese africano aveva avuto luogo nel 1997. 11 maggio: prigionieri di coscienza - Iran Roxana Saberi, la giornalista irano-statunitense condannata in primo grado a otto anni di carcere per "spionaggio in favore di un paese ostile", è stata liberata l'11 maggio 2009 dopo che una corte d'appello ha commutato l'imputazione in "possesso di materiale riservato", emettendo una condanna a due anni di carcere con pena sospesa. Amnesty International aveva lanciato un appello per la scarcerazione di Saberi all'indomani del primo verdetto, il 18 aprile. 7 agosto: Impunità - Brasile / Uruguay Il 7 agosto 2009 la Corte suprema brasiliana ha autorizzato l'estradizione in Argentina del colonnello uruguayano Luis Cordero Piacentini, che deve rispondere della scomparsa di cittadini argentini e uruguayani (tra cui il neonato Adalberto Soba Fernandez, sequestrato a venti giorni dalla nascita e successivamente dato in adozione illegale) nel contesto del "Piano Condor". Il "Piano Condor" fu un'operazione coordinata tra i governi militari di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Uruguay e Paraguay destinata a eliminare esponenti dell'opposizione politica negli anni '70 e '80. 6 ottobre: Giustizia internazionale- Ruanda Il 6 ottobre 2009 Idelphonse Nizeyimana, uno dei maggiori ricercarti per il genocidio del 1994, è stato arrestato a Kampala, capitale dell'Uganda. Nizeyimana era a capo dell'intelligence e delle operazioni militari durante i 100 giorni in cui morirono circa 800.000 mila tutsi e hutu moderati. È accusato anche di aver creato un corpo militare speciale. Deve rispondere al Tribunale penale internazionale per il Ruanda delle imputazioni di genocidio e crimini contro l'umanità. 1° dicembre: Rilasci - Sri Lanka Il 1° dicembre 2009 il governo ha disposto il rilascio di migliaia di civili tamil dai centri di detenzione allestiti in primavera, alla fine della guerra civile. Amnesty International aveva lanciato un'azione globale per chiedere la chiusura dei campi e il rilascio di tutti i profughi di guerra internati. Sono questi i piccoli passi che rendono Amnesty International orgogliosa del proprio operato, quegli avvenimenti che ci infondono la forza e la grinta per continuare a lottare e poter un giorno giungere all’abolizione delle violenze e delle ingiustizie nel mondo. Sperando che il 2010 possa essere un anno altrettanto positivo per la lotta in difesa dei diritti umani, auguriamo a tutti voi un felicissimo anno nuovo! Gruppo Giovani Amnesty International

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NOI TEATRANTI DEL GALILEI Ciao a tutti! Questo articolo pubblicato sul Galilui Galilei apre il mio quarto anno di attività sul Giornalino della scuola (purtroppo sarà anche l’ultimo, dato che sto frequentando il mio quinto anno di Liceo!): spero dunque che sia un anno di soddisfazioni e piena realizzazione prima che, come innumerevoli ragazzi hanno già fatto negli anni, debba lasciare anch’io questa scuola. Da tre anni faccio parte del Laboratorio di Teatro promosso dalla scuola; di conseguenza, avendo un piede nella redazione del Giornalino e l’altro nella compagnia di teatro Einaudi-Galilei, vorrei parlarvi dei successi conseguiti dal nostro gruppo teatrale (che molto spesso rimangono nell’ombra), come pure dell’impegno richiesto durante l’anno, il quale purtoppo, dalla semplice visione dello spettacolo rappresentato a Maggio al Teatro S.Teresa, non traspare. Apparentemente, infatti, la preparazione per lo spettacolo non sembra essere impegnativa agli occhi di una persona esterna, ma questa non può capire l’impegno fisico ed intellettuale, lo stress, la stanchezza e la rinuncia di tempo libero che meritano l’applauso finale di una replica. Vorrei innanzi tutto portare alla vostra conoscenza, se ciò non fosse già avvenuto, una prestigiosa vittoria del nostro gruppo che, partecipando al concorso Regionale Teatro dalla Scuola tenutosi nel Teatro S.Marco di Vicenza, è stato riconosciuto vincitore del 1° PREMIO alla serata di premiazione venerdì 16 Ottobre 2009. Lo spettacolo presentato dal nostro gruppo è Cenereide, una rivisitazione della favola di Cenerentola by Perrault che di volta in volta assume i connotati, i personaggi e le ambientazioni delle opere dei Tragici Greci, di Shakespeare, Feydeau, Pirandello, Goldoni, Beckett ed infine Garinei e Giovannini. Un impegno costante e la particolare coesione del nostro gruppo ci hanno fruttato una splendida coppa di cristallo con targa d’oro a nostro nome e un’elegante lamina di riconoscimento, le quali si trovano ora negli uffici dei presidi delle due scuole che partecipano al gruppo teatrale, il Galilei e l’Einaudi. Eventi notevoli, inoltre, sono stati la partecipazione alla rassegna asSAGGI di teatro, che si è tenuta al Teatro Centrale di S. Bonifacio (noi dell’Einaudi-Galilei siamo andati in scena il 15 Novembre), e il ritiro del premio di “Spettacolo Lodevole” al Festival Nazionale del Teatro Scolastico Elisabetta Turroni-Cesena il 28 Novembre. Infine, vorrei parlare dell’atteggiamento degli insegnanti verso il teatro: alcuni (una minoranza per la vertità) si interessano ed incoraggiano la nostra attività, ma la maggior parte di loro ha una posizione che val dal disinteresse all’aperto astio. Durante l’anno scolastico, per fortuna, la nostra attività di laboratorio ci impegna un pomeriggio a settimana, e conciliare teatro col nostro programma di studi risulta fattibile. Il problema si fa serio a Maggio, quando la nostra attività prevede una settimana intera di prove e spettacoli al Teatro S. Teresa, per permettere a tutte le classi dell’Einaudi e del Galilei di vedere la nostra opera. Il paradosso è che a fronte di quattro giorni consecutivi dedicati all’afflusso degli studenti non pochi professori si oppongono a che le loro classi vengano a vederci, adducendo la motivazione di non voler perdere due “preziose ore”, quando noi abbiamo impiegato un anno di lavoro per preparare questo spettacolo. Per concludere, durante questa settimana di full immersion teatrale, noi attori siamo talmente impegnati tra prove e repliche che ci avanza solo un po’ di tempo per riposare e recuperare le forze. Il bello viene al nostro rientro a scuola, quando ci troviamo di fronte al fatto che nel frattempo gli insegnanti sono andati avanti a raffica con il programma, e magari aspettano il nostro ritorno per interrogarci, supponendo che in quella settimana noi avessimo avuto il tempo di tenerci aggiornati. Per quanto mi riguarda, la quinta Liceo si è rivelata così impegnativa da farmi decidere, mio malgrado, di non proseguire l’attività teatrale quest’anno anche in funzione della preparazione a questi benedetti Esami, l’avvicinarsi dei quali i professori non mancano di ricordarci quasi giornalmente. La mia passione per il teatro è in ogni modo veramente grande, perciò mi propongo, quando sarò all’Università, di riprendere senz’altro a recitare! I migliori auguri di buon proseguimento a tutti i miei compagni di teatro. Alessio Mantovani

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2012 Eppure erano stati avvisati. Tutti. Una serie di tempeste solari e terremoti premonitori precedono l'Apocalisse, la fine del mondo, il giorno del Giudizio. Chiamatelo come volete ma pregate il vostro dio prima che accada. 1° punto: bah, sempre la stessa storia... Uno scopre qualcosa di terrificante e solo perchè non fa parte dei “piani alti” della società (cioè quelli che “contano”) non lo caga nessuno... Quella “cosa” in effetti succede realmente, e i cosiddetti “piani alti” che devono rispondere dell'accaduto si giustificano: “Eh ma non era sicuro, non avevamo le fonti e bla bla bla...” CAZZATE!! Lo sanno benissimo che hanno torto e nonostante tutto sono ancora lì, su quei maledetti piani alti della società, sul vertice della piramide che da sempre raccoglie l'umanità e la divide per livelli. Ah, noi saremmo pure lo zoccolo della piramide, ma se affondiamo noi, qui crolla tutto. È così anche per Adrian Helmsley, geologo che viene a conoscenza, grazie alle attività del collega indiano Satnam Tsurutani, che il Sole è in una fase di anomala intensità che accresce il numero dei neutrini (minuscoli bastardini che hanno un effetto surriscaldante per la Terra). Il suo destino si incrocia a quello dello scrittore Jackson Curtis e alla sua famiglia che giocheranno un ruolo importantissimo nel film. Tutto ciò accade nel 2009. Successivamente nel 2010 e 2011 resterà ancora un segreto, una cosa per cui non bisogna destare panico tra la popolazione, ma da qualche parte del mondo c'è chi comincia a prepararsi davvero per l'evento. Enormi arche, come quelle di Noè (lo so che molti di voi non hanno mai preso in mano una Bibbia, comunque Noè è quel disgraziato che non ha permesso alle zanzare di estinguersi), sono pronte a sfidare la potenza della natura. 2° punto: ahimè, si sa, chi ha la grana ha la chiave di tutte le porte (no, non dite che l'uomo è colmo di bontà e di sacro amore per il prossimo, sprechereste fiato e basta). E coloro che hanno la grana si chiamano ricchi, e questi ricchi stanno tutti insieme appassionatamente... nei PIANI ALTI della società! Lasciamo da parte e torniamo al film. Ed ecco la gara per salire sulle arche, lussuose imbarcazioni, ultra tecnologiche, con garanzia assoluta di sopravvivenza, al modestissimo prezzo di 1 miliardo di euro a persona! (Posti per tutta la popolazione non c'erano, ma la verità è che i signorini voleva starsene comodi comodi, anche a costo di numerose vite umane). Ma c'è, chi pur avendo la somma necessaria, preferisce restare a terra. Insomma, il capitano, che non abbandona la sua “nave” (cioè la Terra) che affonda. Questo film non basta guardarlo una volta, bisogna rifletterci su, anche chi non crede alla fine del mondo... In questo film c'è tutto quello di cui ho parlato prima, e c'è chi si batte, nel suo piccolo, per contrastarlo. La base di questo film non è l'apocalisse fra 3 anni, ma il mondo, il mondo di oggi, a cosa si potrebbe arrivare, se non si agisce ora (diciamo che il mondo non è proprio nelle condizioni di dire: tranqui ragazzi, è solo una giornata no, bevetevi una birra e fumatevi una cicca e domani si ricomincia!). E non importa se adesso riusciamo a comunicare da una parte all'altra del mondo, la natura può interrompere improvvisamente questi legami. Tutto ciò che noi creiamo qui, potrà essere spezzato, forse non nel 2012, forse non per la causa che ci attribuiscono i Maya, ma in un altro tempo tutto questo potrebbe veramente svanire. La verità è che stiamo lentamente arrostendo il nostro pianeta, stiamo sfigurando troppo la natura. Essa veramente potrebbe ribellarsi e tornare al suo stato iniziale. Ultimo ma non meno importante punto sul film: il figo di turno. Questa volta è.... Johann Urb! (Sasha nel film). Evelline Jumolea

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La vita vale piu di una distrazione Innanzitutto premetto che parlo da motociclista; mi ritengo una persona che un po’ di esperienza ce l’ha, dato che uso le due ruote da quando ho 10 anni: questo mi permette di saper gestire un mezzo anche in quelle rischiose situazioni di difficoltà. Ciò mi ha salvato un innumerevole serie di volte, permettendomi di avere quel pizzico di sangue freddo in più necessario ad evitare una gran brutta caduta. Ma tutti questi rischi a cosa sono dovuti? La risposta è semplice: al poco rispetto reciproco. Partiamo dagli automobilisti: essi non pensano (almeno la stragrande maggioranza) al fatto che chi guida la moto rischia la vita: ma a loro cosa importa, al massimo rovinano la carrozzeria della loro macchina. Non pensano che, se “banalmente” dimenticano di dare la precedenza, qualche moto potrebbe sopraggiungere: è questo il modo in cui ho fatto il mio primo incidente; ed il risultato è stato un bel salto sul cofano di una Punto, con conseguenti scuse da parte del conducente. Ora mi sorge spontanea una domanda: ma se fossi morto, a chi cavolo le rivolgevi le tue scuse? Non potevi almeno essere cosciente di quello che facevi mentre eri al volante? O almeno tentare di mettere un’ipotetica freccia? A me è andata molto bene, in quanto mi sono fatto rifare metà moto completamente a nuovo e la mia spalla è oramai in perfetto stato (a parte le svariate cicatrici), ma ad un mio caro amico è andata un po’ peggio: è morto sulla portiera di una Panda che non aveva rispettato lo stop. Specifico che era guidata da una vecchia che, quando la vedetti al funerale, mi domandai come facesse a guidare se nemmeno riusciva a stare in piedi; e mi domandai pure chi fosse l’assassino che le aveva rinnovato la patente. È vero, molta gente sostiene che le moto siano assolutamente indisciplinate: sono d’accordo, ma facciamo attenzione a non confondere un motociclista esperto con un quattordicenne pieno di ormoni che sfreccia con lo scooter nuovo: sono due figure radicalmente differenti. Chi sa guidare realmente una due ruote ed ha assaggiato l’asfalto con addosso una tuta di pelle in una pista, sa esattamente quanto rovinoso possa essere cadere in città senza protezioni. La soluzione a questo grande problema, secondo me, non sta nella guerra tra automobilisti e motociclisti, bensì in un gesto tanto semplice quanto utopico: il RISPETTO reciproco su strada. Basterebbe pensare che la strada è utilizzata da numerosissime categorie di usufruenti, animali compresi. Per concludere vorrei mettere a tacere alcune voci che sicuramente potrebbe nascere nella vostra mente: ma, caro motociclista, non potresti prenderti una macchina come tutti e non stressarci più con le tue paure? No, non ci sto: in uno stato già poco democratico vorrei almeno avere la libertà di scegliere con che mezzo muovermi, di dare al mio cuore quei pochi minuti di felicità ed adrenalina che provo guidando la mia moto. Federico Ippoliti 5H

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BUDO!!

Armi e molto di più

Rieccoci alla rubrica sulle arti marziali. In questo numero parliamo di Kobudo, noto anche come arte delle armi (ovviamente per chi non se lo immagini già, io pratico anche questa disciplina!). Come ho detto l’altra volta, come tutte le arti marziali, anche questa ha i propri principi fondamentali, che somigliano molto a quelli del Karate. Questa disciplina si divide in diverse fasi, caratterizzate dall’uso di differenti armi. Si inizia con il BO, cioè il bastone: alto circa un metro e ottantadue, con circa due centimetri di diametro; per il materiale, invece, dipende dal livello pratico raggiunto e dalla spesa che si vuole sostenere. Con quest’arma si impara l’impugnatura e i cambi di mano, poi si passa a mosse semplici di attacco, di cinque tipi diversi: il primo dall’alto colpendo la testa, poi quelli laterali alle tempie, alle costole e al ginocchio e infine il colpo diretto; di seguito si sviluppano anche le diverse tipologie di esercizio: Khion, Kumite e Kata. Pian piano si passa poi ad altre armi: corte come i Sai (stiletto a tre punte), i Tonfa (manganelli), i Kama (falcetti), i Nunchako (l’arma di Bruce Lee per chi non la conoscesse) e armi lunghe come la lancia o il remo, senza dimenticare la Katana (spada giapponese). Anche in questa disciplina vi sono aspetti variabili, che a differenza del Karate non hanno creato una divisione in stili, ma solo una leggera personalizzazione di ogni dojo. Ora, vorrei porre un quesito a praticanti di qualsiasi arte marziale, ma anche a non praticanti: “Esiste una disciplina marziale migliore delle altre?” Personalmente ho notato, avendo provato varie arti tra cui Win Chu, Kong fu, Tai Chi, Pugilato, alcuni stili di Karate e Kobudo, che sono presenti diverse somiglianze: alcune tecniche differiscono per una leggera sfumatura nella forma, pur appartenendo a diverse discipline; altre sono addirittura totalmente identiche, ed inevitabilmente sono presenti anche forme per nulla condivise. Ciò che emerge, in definitiva, è che le diverse discipline si completano a vicenda, infatti derivano tutte dalla stessa matrice, dallo stesso fine e dallo stesso agente catalizzatore (la necessità di difendersi dai saccheggiatori o ladri). In seguito, a causa di differenze fisicostrutturali ed anche in funzione delle diverse necessità, l’arte marziale generatrice si è suddivisa in branche distinte. Rimane il fatto che non si può risalire con certezza alla disciplina d’origine, trattandosi dell’insieme di tutte le arti ora conosciute. A tutt’oggi nessuno o quasi riconosce quest’unica origine: ogni maestro di arte marziale cerca di convincere le persone che la sua disciplina è la migliore ed è l’unica veramente efficace, che con un colpo può uccidere (“One shot one kill”); nella realtà tutte queste discipline sono valide solo con l’utilizzo del sangue freddo, non ce n’è una che prevale sulle altre. Bisogna tener conto in primo luogo che l’arte marziale insegna delle tecniche potenzialmente “incisive” sull’avversario, ma educa anche l’allievo ad astenersi dalla violenza; quindi, nel momento in cui può capitare di dover utilizzare l’arte per difendersi, abbiamo bisogno soprattutto di freddezza d’animo, in altre parole bisogna mantenere la mente lucida per ragionare sulla migliore tecnica da utilizzare per difendersi e per colpire solo l’indispensabile per permettersi la fuga. Ma questo è solo un modo di concepire l’arte marziale, ve ne sono molti altri: riguardo a questi vi darò ulteriori informazioni la prossima volta. Quindi al prossimo numero! Silvia Obertino 5G (Se qualcuno ha voglia di esporre la propria idea può mandarla via mail a karte_girl91@hotmail.it oppure potete anche cercarmi in 5G, ricerco altri punti di vista.)

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Sueño Latino: La Rumba Hola a todos! Oggi miei cari lettori ho deciso di parlarvi di uno dei balli che in assoluto preferisco, cioè la Rumba. Con il termine “Rumba” in realtà non ci si riferisce semplicemente ad un ballo, ma ad un intero genere musicale, che comprende un insieme di numerosi balli. Il verbo “rumbear” in spagnolo si riferisce ad un modo di ballare che prevede sinuosi e seducenti movimenti del bacino, dei fianchi e delle spalle, tipici di molti balli caraibici e latinoamericani. La Rumba nasce formalmente a Cuba, intorno al 1878, anno dell’abolizione della schiavitù. Un gran numero di persone di colore abbandonò i campi per trasferirsi nelle periferie delle grandi città, sperando di poter iniziare una nuova vita; vivevano in squallidi quartieri e svolgevano i lavori più umili all’interno delle città. È in questo contesto di miseria e di riscatto che prende origine questo ballo: per queste persone, povere ma finalmente libere, la musica e la danza diventarono un modo di esprimere la loro identità culturale, un modo di essere. Non possedevano strumenti musicali, perciò utilizzavano strumenti “recuperati” per dare origine alla loro musica, come ad esempio maracas (zucche svuotate e riempite di sassolini), claves (due bastoncini di legno percossi l’uno con l’altro) e cassoni vuoti che fungevano da tamburi. Le parti cantate venivano improvvisate ed avevano per temi la durezza di una vita libera ma dominata dalla miseria e i problemi riguardanti l’amore. Dal punto di vista coreico, la Rumba risulta essere un miscuglio di varie danze: sono presenti elementi di balli africani, innestati su basi di Habanera e su alcune figure di Conga. La Rumba classica si divide in tra tipologie: -Yambù, nel quale non c’è contatto fisico tra dama e cavaliere. La dama attira l’uomo tramite figure molto sensuali basate su un ritmo lento. Il ballo è la metafora di un corteggiamento da parte di un uomo anziano verso una donna più giovane, per questo il ritmo è più lento rispetto alle altre tipologie. - Guaguancò, è una danza che simula il corteggiamento, basata su ritmi più veloci rispetto al Yambù. In questa tipologia il cavaliere esegue una serie di finte, girando attorno alla donna, cercando di prenderla; la dama tenta di schivare le mani del cavaliere, continuando però a sedurlo con movimenti del bacino. - Columbia, è un tipo di rumba molto diffusa nella regione cubana di Matanzas. In essa danzano solo i maschi su ritmi velocissimi, al fine di dimostrare la propria potenza e virilità. In alcuni casi, si svolge la prova dei coltelli: ogni ballerino si lega alle caviglie dei coltelli molto affilati e danza secondo un ritmo sempre più veloce. All’inizio i comportamenti degli uomini e delle donne vennero ritenuti dalla borghesia rispettivamente troppo pericolosi o troppo provocanti, per questo motivo la rumba ebbe difficoltà ad emergere, rimanendo così limitata alle periferie. La Rumba diede poi vita a due diversi stili, uno che predilige lo Yambù, cioè la parte romantica, che origina la Rumba/Beguine, e uno che si basa invece sulla parte più aggressiva, cioè su Guaguancò e Columbia; dal Guaguancò si giunge allo stile caraibico della rumba che originerà poi il Mambo e la Salsa cubana; dalla Columbia, mescolata alla Bomba, si arriva alla Salsa portoricana. Jennifer Bonafini

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Il cielo è buio Tempi Cupi Il cielo è buio, grigio plumbeo, appesantisce ogni cosa. Tempi cupi Nebbia tra me e te. L’indifferenza paralizza tutto quanto? Tempi cupi Sento il bisogno di spiegarmi. Stanco di consolarmi con canzoni. Tempi cupi Il peso della responsabilità mi ha sfondato, non esiste più stile improvvisato Tempi cupi Vuoto intorno, dentro e accanto, non scrivo o meglio, proprio più non vivo. Tempi cupi In cerca di soluzioni, per provare ancora qualcosa che assomigli ad emozioni. Tempi cupi Non guardo più il cielo, fisso le mie mani. Non ho più scuse, non ho più forze, non ho più piani. Disilluso, non sogno aeroplani. Tempi cupi. Tempi cupi senza apparente speranza, con il domani che inesorabile avanza. È l’inverno che ora danza. Tempi cupi Tu-L-Io Parole scritte in quel di Dicembre. Un Dicembre freddo, scandito da neve e pioggia. Un Dicembre che è stato davvero duro. Dicembre, l’Inverno. Inverno. Inverno gelido, ostile, spoglio, triste e solo. Inverno, contrasto con Primavera, Inverno che ci congela, Inverno che ci spezza, Inverno che toglie il respiro e con esso la voglia di correre. In questi 2 anni ho portato avanti la convinzione che è qui , qui nell’Inverno che davvero si distinguono le persone: la felicità, l’essere vivi, lo scorrere impetuosi, il rinnovarsi è di tutti in quella Primavera fiorita, nella speranza dell’Autunno e nel caldo dell’Estate. Così spontaneo quanto il sorriso con il sole alto nel cielo. Difficile, davvero troppo è esplodere di Inverno. Difficile sorridere al mondo, stupirlo, tenersi accanto

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lui di buon umore, giocare con esso, stare leggeri e rilassati. Difficile pensare in positivo se la pioggia cade. Difficile è, essere Vivi e trasmettere la propria energia se il freddo ti blocca mani, testa e bocca. Difficile, certo. Eppure una sfida che affascina. Una sfida che penso tutti noi, consciamente o meno, proviamo ogni anno. Quest’anno l’avete vinta? Io non credo.. Ora, però, è un nuovo anno. Con esso buoni propositi, nuove stagioni, speranze rinate, fretta di esserci, fiducia che cresce, nuove partite con climi più miti, percorsi sotto il sole. Non scordo però ciò che è stato… Più niente ci sarà Eccomi qua: un'altra volta a condannare chi non ha, chi non ha, una vera risposta. Semplicemente, c'è qualcuno e c'è qualcosa che non si dà e che non ti dà una vera risposta. E tutto questo mi basta: solo una vera risposta. Sai dopo cosa ti resta?? Non voglio più sentirmi dire: “Adesso hai tutto e so chi sei!” Sono il Re stronzo della montagna di merda. E ogni impressione è un’illusione della vita che ti dai. Cosa ti dai? Se la realtà è diversa, se cerchi una risposta e vuoi trovarla in fretta. Sai dopo cosa ti resta? Non voglio vincere più, non voglio vivere più nella paura di vivere Niente!! Non posso dirti di sì, non voglio dirti di no se tutto quello che ho intorno è il Niente!! Non voglio più una teoria o una strada neanche riscontri con la mia identità, nel mio destino non c'è più niente, non c’è più niente e più niente ci sarà. Sordo di giorno e solo di notte sai che differenza fa? Solo riscontri con la propria coscienza.


E quanti colori e quante immagini passate dentro hai? Solo perché, pretendi una risposta!! Ma la realtà è diversa: hai già una vera risposta!!! E allora cosa ti costa? Se ottieni una risposta e la regola è diversa, sai dopo cosa ti resta? Non voglio vincere più, non voglio vivere più nella paura di vivere Niente!! Non voglio dirti di sì, non posso dirti di no se tutto quello che ho intorno è il Niente!! non voglio più una teoria o una strada neanche riscontri con la mia identità, Nel mio destino non c'è più niente, non c’è più niente e più niente ci sarà... Porno Riviste Sempre del ciclo “allegria”… Chiuso in casa da tutte le vacanze e ora che riinzia la scuola, febbre: certo non di buon umore. Circondato dal letto, mia debolezza, cervello annebbiato e membra fiacche. Circondato dal Niente. Desidero il nero intenso per poi risalire pian piano verso un bianco splendente. Colori offuscati e mischiati: un grigio sfuocato mi inchioda a terra, mi nasconde ogni cosa… Mi circonda. Circondato dal Niente. L’ACQUA Siamo acqua. La Natura insegna Che ciò che arriva poi se ne va: l’eternità sì ma variabile. C’è un massimo e poi un minimo. Un inizio, una fine e poi ancora un inizio. Non dirmi “Mai” Non dirmi “Sempre”. Non siamo funzioni di stato. Quello che sono alla nascita Quello che sono alla morte E prima e dopo Ma cosa ci sta in mezzo? Quella è la vita: il mezzo dall’inizio alla fine.

È il ciclo. La Scuola insegna Che l’acqua ha tre fasi: scorre, ghiaccia ed evapora. Non dirmi “cambierò” Non dirmi che ora sei diverso. Come sei diventato così? Te lo chiedo: i passaggi, le emozioni, paure, esaltazioni, abbattimenti. Non siamo fonti esauribili. Uso e sono usata Mi limito Non mi esaurisco. Acqua, acqua. (…) Come pretendere di essere innaturali? L’eternità che conosciamo Non è eternità. Immutabile. Non conosco oggetto A cui attribuire questo aggettivo Perché oggetto non è. Ho dentro un mare Ne ho uno anche fuori E anche tu E anche tu. Mari, mari. Ruscelli che si sentono mari Mari che non si conoscono. Piango, così lo vedrai il mio mare. Mare mosso, mare calmo, mare in tempesta. La Natura insegna Che ogni mare può essere ogni tipo di mare Non sono meglio di te Domani sarò te, e tu lui. Vivo per non affondare, annegare. Vivo per navigare il più gran numero di mari Vivo e nuoto. Nuoti con me? F.C. Scorre. Rinasce la speranza. È viva. Rinasce la voglia di esserci. È vita. È energia. Così davanti a un nuovo anno. 365 giorni. Acqua o Nubi? Corsa o Niente? A noi la scelta!! Michele Pedrotti

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E tu chi diavolo sei?

… chi saresti? Eh? Un nuovo futuro supercadavere? Possibile che in questa città ci sia sempre qualcuno convinto di potermi fare le scarpe?

… il mio potere elettrico dovrebbe fondere la cintura…

E adesso vediamo di atterrare il più dolcemente possibile… siamo davvero molto alti.

Taci un po’, idiota d’un clown!

Mi dispiace… io sono un matto in cerca di divertimento! L’idiota qui sei tu… ahahaha!

Oh mio Dio!

Chiamate un medico!

Seconda parte del secondo episodio

…e puntuale come un orologio, c’è sempre l’ imprevisto.


Pete senti se respira… e com’è il battito? Non sento nulla… forse Signora… si-signora è proprio…

se mi può sentire faccia un segno. La prego muova un muscolo….. muova le palpebre!

Aspettate fermi tutti… sono l’unico che qui può fare qualcosa… sempre ci sia ancora qualcosa da fare! Fate largo.

No… non deve morire, non deve morire. Cristo se avessi avuto solo un po’ di attenzione in più, non sarebbe successo.

Oh-uh… adesso dipende tutto da me. Spero di esser in grado di utilizzare il mio potere per fare questa cosa… Ho bisogno di concentrarmi molto molto bene.

Su… Adam… fatti coraggio: infondo se non agisci tu, lei morirà. Sei la sua ultima speranza… coraggio.

O-ok… subito! Ma chi sei?

Hei tu! Levale lo scialle con molta attenzione muoviti… …io? Non importa chi sono io. Ora sta-te zitti e fatemi concentrare: questa vecchia ha ancora una speranza.

Uno due e tre…

Jacopo Bissoli 5G


Frasi famose Lezione di matematica: tutte le migliori esclamazioni/imprecazioni della prof Gasparello durante le interrogazioni: viole mammole, adelante pedro, orco boby, orca tua sorella, salam dai capelli verde rame, santa patatina pai, pompanaggine, dio vi venda, nein nein nein! nel modo più opportuno plize, bar bara bei, g. mi fai ubriacare, mi fate girare gli elicotteri, dio vi salvi. Sabaini: La mia pensione si avvicinerà sempre di più se continuate a scrivere queste porcate sulle verifiche!! Sabaini: Avete scritto delle pornografie sadomachiste! Sabaini: (durante una verifica) parlate più piano, se no vi suggerisco io! Barone: La prossima volta vi porto uno specchio così riflettete. Stud: Prof! Non sono arrivata a fare l’esercizio… Barone: Potevi alzarti! Salvagno: E adesso prendetevi tutti per mano e abbracciate la scuola. Stud: Prof! Ha sbagliato! Tubini: (dopo aver controllato) È vero! Ah, che mondo sarebbe senza di te… sicuramente migliore… Tubini: Andate a farvi un giro giù in cortile… passando per la finestra però… Barone: La mia cartella si riempie sempre più d’ignoranza. Barone: E se anche giovedì dovessi saltare il compito, mi chiami e vengo a prenderti a casa. Menini: Caravaggio era un ragazzaccio, frequentava i posti più infami… i peggiori bar di Caracas diciamo. Rizzi: Dio perdona, Rizzi no… Rizzi: la scuola finisce il 23.. ah no! Il 22! Il 23 c’è quell’orgia chiamata school day.

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Pisani: Cos’ha detto Quintino Sella dopo aver pareggiato il bilancio? Siamo a cavallo! Ed il ministro delle finanze marocchino? Siamo a cammello! Pollini: Ieri ho scoperto come si chiamano gli ufficiali di polizia Giapponesi: Kikoio Koio. Classe: ??? Pollini: Ci ciapo ciapo! Pollini: …e in quel momento arrivò una fanciulla proveniente dal Katai, che non è il passato remoto del verbo Catare. Fainello: (vedendo alla lavagna un ellisse sbilenca) Ah, guarda che bella, sembra una pagnottella! Pollini: …e arriviamo così alle unità del teatro; se mi dite che non l’avete fatto mi lacero le vesti…non dite no, sarebbe una visione pietosa… Pollini: Sai dirmi qualcosa del Boiardo? Che non è quello che urlate quando siete arrabbiati: Porco Boiardo! Rosa: La vita dell’uomo è appesa ad un filo: persino io potrei morire in questo momento…facciamo le corna… Pollini: I compiti ve li ho dati, se poi nella verifica mi dite che non avete capito, vi assicuro che Giove Incazzato sarà nulla al mio confronto. Pollini: Il piacere cinetico è quando mi abbuffo ad un banchetto o quando becco una ragazza per fare il rosario…cosa significhi ve lo spiego la prossima volta… Pollini: (ad uno studente che ha scordato due libri) Ma giusto per capire, stamattina cos’hai portato? Topolino? Pollini: La prolessi non centra nulla con una serie televisiva che parla di un cane… De Sabata: È già entrata Naomi? Studenti:…profe, guardi che si chiama Noemi… De Sabata: Ah già! Però Naomi era più bello…


GaliluiGalilei #2 - a.s. 2009/2010  

Giornalino d’Istituto del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Verona Anno scolastico 2009/2010 - Numero 2 Stampato nei mesi di Ge...

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