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Anno 2009 Giornale a cura della Scuola Media “Antonio Galateo” di Lecce

Parla la dirigente scolastica Giovanna Perrella

Il giornalismo al “Galateo” Gli esperti presentano il prodotto finale di questo viaggio culturale

Quando l’immigrazione diventa integrazione

I PON PER UNA SCUOLA DI QUALITÀ “Tutto si può migliorare. Questo è l’atteggiamento con il quale bisogna affrontare le cose” A lato la dirigente scolastica Giovanna Perrella

Preside, quali e quanti Pon avete organizzato quest’anno? Quest’anno abbiamo organizzato in sostanza due Pon che si articolano in diversi moduli per potenziare l’apprendimento. Precisamente sei moduli di scienze per le prime medie, due moduli per le seconde di lingua italiana che riguardano il giornalismo e un modulo di matematica per le terze. CONTINUA A PAG. 2

È un onore per noi poter presentare il risultato del lavoro e dell’entusiasmo dei ragazzi che hanno partecipato al Pon di giornalismo. È un risultato che si commenta da solo. Ma ci piace poter dichiarare che sono stati veramente bravi. All’interno troverete i temi più vari che i nostri curiosi, vivaci e intelligenti neogiornalisti hanno saputo affrontare con sensibilità e grande capacità di elaborazione e sintesi. Si sono cimentati con interviste e inchieste, attraverso la somministrazione di questionari. Hanno imparato a usare questi strumenti per indagare e documentare la realtà che li circonda. Hanno scoperto come fotografare le cose che desiderano descrivere. Si sono misurati con internet per scovare informazioni e per pubblicarle. Hanno avuto l’occasione per parlare delle loro esperienze vissute, dalla gita allo sport praticato a scuola, e di temi anche impegnativi. Troverete all’interno, infatti, articoli sul terremoto, sul randagismo, sull’anoressia, sul bullismo... Non ci resta, pertanto che invitarvi alla lettura... E cogliamo l’occasione per ringraziare i ragazzi per questo straordinario viaggio compiuto insieme.

Rossella Bufano Lucia Carbone Sarinelli Antonella Coppola Tiziano Margiotta Simone Palma Emanuela Rizzo

REPORTAGE SULLE GITE SCOLASTICHE: LA SICILIA E L’ABRUZZO Un’avventura durata una settimana

La storia vera di un ragazzo albanese giunto in Italia a soli 9 anni Edison Duraj è un ragazzo albanese sbarcato in Italia quando aveva solo 9 anni, che ha fatto emozionare molti studenti della scuola media “Galateo” con il suo documentario dal titolo: “Sognavo nuvole colorate”. Edison, qual è stata la tua prima impressione quando sei sbarcato in Italia? “La mia prima impressione erano le luci. Ne sono rimasto molto impressionato, perché in Albania non ce ne sono molte ”. Le tue aspettative quali erano? Sono state soddisfatte o deluse? “Sono state soddisfatte moltissimo”. Sei qui in Italia da 9 anni, ti è mancato l’ affetto familiare? “Sì. Mi sono mancati mia madre, le mie sorelle, mio nonno. Avevo voglia di conoscere mio fratello che è nato dopo che mi sono trasferito in Italia. Grazie al documentario sono andato in Albania e ho potuto conoscerlo”. Chi ti ha aiutato di più nei tuoi momenti di debolezza? “Mi ha aiutato la scuola e in particolare la professoressa Beatrice Chiantera e la sua famiglia”. Hai trovato dei buoni amici qui in Italia? “Sì ho trovato molti amici, in particolare quelli dello spettacolo”. Cosa hai provato tornando in Albania? “Niente. Non piango mai, nascondo tutte le mie emozioni”. Nel filmato realizzato sulla tua vita, quanto c’è di vero e quanto è frutto di fantasia? “È un film documentario. Quindi è tutto vero”.

Foto di Manuela Chirone

I N C H I E S TA : Il rapporto tra gli adolescenti e la scuola

PAGG. 6-7

ALLA SCOPERTA DEI PON DELLA SCUOLA MEDIA “GALATEO”

INDAGINE SUL BULLISMO Un fenomeno in costante crescita

SERVIZI ALLE PAGG. 2-3

A quali festival hai partecipato? “Al festival di Locarno, Verona e poi anche in altre città. Quando non potevo essere presente, scrivevo le lettere ai miei spettatori”. Cosa ti aspetti dal futuro? “Dal futuro mi aspetto quello che ho seminato. Faccio lo chef per sopravvivere. Però quello che mi piace è fare l’attore teatrale e scrivere poesie”. Chiara Scrimieri Alexandra Suraj Giorgia Vantaggiato

Le interviste agli alunni e agli esperti dei progetti di Scienze e Matematica SERVIZIOA PAG. 8

Hai ottenuto un buon risultato dalla proiezione del tuo “documentario”? “Sì. È stata un’esperienza sia positiva, sia negativa. Ho imparato molte cose”.

SERVIZI A PAG. 5


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Fuori...classe

SEGUE DALLA PRIMA...

Perché avete preferito trattare questi argomenti anziché altri?

La decisione di trattare questi argomenti nasce a livello collegiale. Deriva da una scelta dei docenti. In ambito scientifico l’obiettivo è di acquisire quello che è il metodo scientifico e cioè procedere attraverso una serie di osservazioni, formulazioni e ipotesi per poi ricavare delle riflessioni che possano servire a sfruttare maggiormente le competenze. Invece i pon di lingua italiana e matematica servono per approfondire le competenze in modo da poter sviluppare, da una parte la realizzazione del giornale, fonte di informazione per tutti, dall’altra le eccellenze di matematica come tendenza a rendere più gradita agli studenti questa disciplina, che non sempre è al primo posto nei loro studi. Quali sono gli obiettivi principali che volete raggiungere con questi progetti?

Cerchiamo di dare un insegnamento approfondito e basato su tutte le materie e gli argomenti necessari all’istruzione dei ragazzi rendendo gli incontri piacevoli e interessanti. Quali miglioramenti apporterebbe all’organizzazione dei progetti, se ne avesse la possibilità?

PON: TEMPESTA DI PENSIERI Dotati di macchina fotografica e blocchetto degli appunti siamo andati a curiosare tra gli altri Pon della scuola media “Galateo” PON è un acronimo che significa “Programma Operativo Nazionale”. Il PON è diviso in quattro Assi. I primi tre sono gli Assi strategici che individuano le aree di intervento e strutturano i contenuti, le forme e i destinatari degli investimenti. Il quarto Asse, invece, è di supporto all’attuazione dei primi tre. Ciascun Asse è a sua volta diviso in misure. L’Autorità responsabile della gestione e del coordinamento è il Ministro dell’Istruzione. Il PON di giornalismo ti permette di conoscere la struttura e l’impostazione di un giornale e le sue varie funzioni. Il giornalismo è l’attività di chi, lavorando nel mondo dell'editoria, è qualificato nella raccolta, nell’elaborazione, nella diffusione di notizie. Il rapporto con il pubblico è fondamentale: una notizia viene

Ragazzi in riunione

Tutto è migliorabile. Questo è sicuramente un atteggiamento con il quale ci dobbiamo porre sempre di fronte alle cose che facciamo altrimenti ci fermeremmo. La conoscenza, le attività hanno un senso proprio per la perfettibilità che possiamo mettervi. Non sarò solo io a dire che cosa miglioreremo. Un momento dell’intervista Alla fine ci sarà una valutazione delle attività svolte sia raccogliendo i risultati degli studenti e le loro percezioni, sia raccogliendo le valutazioni dei docenti in merito alle attività svolte.

PONNENIZIAMOCI

Ha già in mente quali potrebbero essere gli argomenti dei Pon per il prossimo anno scolastico?

Indubbiamente continuare a lavorare su questa strada è un’ipotesi possibile perché, per poter avere dei risultati, è necessario agire su un tempo più lungo. Una battuta e basta non può essere poi significativa dal punto di vista di una trasformazione. Tuttavia valuteremo insieme a tutta l’èquipe che cosa è più opportuno proporre per gli anni futuri. Vorrebbe migliorare qualcosa riguardo ai servizi offerti dalla scuola?

La scuola può sicuramente migliorare. Purtroppo i tagli che il Ministro alla Pubblica Istruzione Gelmini ha dovuto mettere in campo per risanare la spesa pubblica sicuramente vanno a decremento dei servizi della scuola.

scritta affinché possa essere resa interessante e utile. I mezzi d’informazione sono tanti: dai giornali ai mass media (o mezzi di comunicazione di massa) tecnologici quali la radio, la televisione e la rete internet. I risultati che sono venuti fuori sono tanti e come conclusione, noi ragazzi abbiamo prodotto, insieme all’aiuto degli esperti, un giornalino non solo cartaceo ma anche on line sfogliabile su Issuu.

A cura degli alunni delle classi D, E Chiara Scrimieri Giorgia Vantaggiato

IMPARARE DIVERTENDOSI IL PON: UN’ESPERIENZA ENTUSIASMANTE “Abbiamo lavorato come una vera redazione” Quest’anno il Pon è stato molto interessante. Abbiamo trattato argomenti di attualità che all’apparenza sembravano noiosi, ma poi, approfondendoli, li abbiamo rivalutati. Alcuni di noi si sono appassionati davvero tanto al giornalismo. Gli esperti poi sono stati bravissimi a farci apprendere le regole base per scrivere un articolo. Le lezioni di fotografia sono state davvero istruttive. L’aspetto che ci è piaciuto di più è stato il mescolare la pratica alla teoria. A volte sembravamo una vera redazione! Le insegnanti hanno avuto anche molta pazienza perché il chiacchierare

Un pomeriggio siamo usciti fuori dalla scuola, nei paraggi del giardino dell’edificio, per fare alcune foto per un’inchiesta sulla spazzatura. Durante un’altra lezione siamo andati in aula multimediale per vedere il film dal titolo :“Il pianeta delle scimmie”. Alcuni di noi hanno preso appunti per scrivere un articolo, o meglio, una recensione di questo film. Questo progetto è stato molto bello e istruttivo, perché ci ha trasmesso la passione per il giornalismo, un lavoro davvero entusiasmante.

In alto un momento di lavoro di redazione

Sara Dell’Anna Loris Perrone Margherita Indino di tutti si trasformava in un caos ed era difficile fare lezione. Spesso siamo andati in aula informatica per scrivere gli articoli oppure per lavorare su altri argomenti. È stato molto interessante fare le interviste alla preside e ai professori degli altri Pon per poi redigere gli articoli.


Fuori...classe

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ALLA SCOPERTA DEI PON DELLA SCUOLA MEDIA “GALATEO” Le interviste agli alunni e agli esperti dei progetti di Scienze e Matematica Parlano gli alunni del Pon di scienze La Scuola Media “A. Galateo” organizza da due anni i Progetti Pon. Ad essere coinvolti in questi laboratori sono tutte le classi dell’Istituto. Agli alunni del primo anno, infatti, è rivolto il Pon di scienze; per i ragazzi di seconda c’è quello di giornalismo mentre per le cosiddette “eccellenze”, ovvero gli alunni che si sono distinti in matematica, c’è un corso volto a rafforzare questa materia. Noi abbiamo intervistato alcuni alunni delle seconde per sentire un po’ come si è svolto il Pon di scienze e quali sono le loro impressioni. Quali sono gli argomenti che avete trattato nel corso delle lezioni? Durante le lezioni abbiamo trattato diversi argomenti: sezionato e colorato le piante e le radici, studiato i passaggi di stato della materia, parlato dell’ecologia ambientale, trattato degli invertebrati, dei batteri ma anche del suolo. Questo però è solo una piccolissima parte di quello che abbiamo fatto nel corso delle lezioni. Quali insegnanti ed esperti hanno curato le vostre lezioni? Gli esperti che ci hanno seguito durante tutto questo percorso sono stati diversi: Negro, Congedo, De Giorgi, Signore, Sangiorgio. Ne citiamo solo alcuni e ci scusiamo con tutti coloro che non stiamo nominando, ma sono stati davvero tanti. Gli esperti vi sono sembrati preparati? Ma soprattutto, avete avuto delle difficoltà a stare al passo con loro? Tutti gli esperti ci sono sembrati preparati e disponibili. Difficoltà nel seguire le lezioni? Ad essere sinceri per molti di noi non è stato poi così difficile seguire e stare al passo con gli esperti. Come si sono svolti gli incontri? Tutti gli incontri si sono articolati in due diversi momenti: uno teorico e uno pratico. Nella prima parte della lezione gli esperti ci hanno spiegato l’argomento che avremmo affrontato quel giorno mentre nella seconda parte abbiamo effettuato diversi esperimenti per mettere in pratica, osservare e analizzare quanto appreso. Inoltre per ogni lezione erano previsti dei test di entrata e di uscita per verificare le nostre competenze in ingresso e il nostro grado di apprendimento alla fine. Vi siete annoiati o avete partecipato attivamente agli incontri? Il percorso è stato molto interessante perciò la maggior parte di noi ha partecipato attivamente e con entusiasmo alle singole lezioni. Forse tutto questo entusiasmo è legato anche al fatto che a voi piacciono le scienze? Beh, questo non è del tutto sbagliato. In fin dei conti alla maggior parte di noi questa materia piace moltissimo. Ritenete che la scuola abbia fatto bene ad organizzare questo progetto? Sì, secondo noi è stata un’ottima idea. Nel corso delle lezioni avete trattato cose nuove o avete ripassato gli argomenti già studiati? In effetti è stato interessante anche perché nel corso delle lezioni non solo abbiamo ripetuto cose e argomenti già trattati nel corso delle ore scolastiche, ma abbiamo anche avuto la possibilità di apprendere cose del tutto nuove. C’è stato quindi per tutti noi un vero e proprio arricchimento. Quali erano le vostre aspettative all’inizio del Progetto Pon e quali le vostre impressioni alla fine di questo corso? Le aspettative all’inizio del corso erano molte, imparare cose nuove, apprendere meglio quelle già studiate a scuola, metterci in gioco. Alla fine possiamo dire di essere pienamente soddisfatti. Nel corso delle lezioni, infatti, abbiamo imparato tantissimo e, cosa ancora più importante, ci siamo resi conto che grazie a questo progetto adesso riusciamo a seguire meglio le lezioni. Andrea Rosato, Francesca Spedicati, Giorgia Passione, Silvia Brizio, Pierpaolo Battipaglia

Gli esperti...

Aspettative soddisfatte

“Gradimento 9!”

Per avere un quadro completo del Pon di scienze abbiamo voluto sentire anche l’opinione di alcuni esperti. Come si è trovata nel Pon? Mi sono trovata molto bene. Per fortuna i ragazzi sono molto tranquilli, lavorano con entusiasmo e soprattutto sono interessati alle lezioni. Avete quindi trovato ragazzi attivi e pieni di voglia di imparare... Sì, gli alunni si sono dimostrati attivi e molto interessati agli argomenti che abbiamo affrontato nel corso delle lezioni. Certo, se la maggior parte dei ragazzi è stata attenta bisogna però anche dire che qualche alunno si è anche un po’ distratto e ha fatto sentire tutta la sua vivacità. Si sono formati gruppi equi all’interno della classe? Abbastanza. Certo, ci sono dei gruppi che hanno lavorato di più e altri che hanno lavorato di meno. Che cosa avete trattato nel Pon? Abbiamo trattato il tema dell’ecologia, abbiamo osservato gli animali vertebrati e invertebrati. Non solo. Gli alunni hanno avuto modo di occuparsi del suolo e delle piante così come dell’aria, dell’acqua. Come si è svolto il Pon? Il Progetto Pon si è svolto in tre fasi: all’inizio di ogni lezione gli alunni compilavano un piccolo test d’ingresso. Successivamente, nella parte teorica, abbiamo affrontato e spiegato l’argomento previsto per quella lezione. In un terzo momento, quello pratico, abbiamo fatto degli esperimenti e delle osservazioni. Alla fine di ogni lezione i ragazzi hanno compilato un secondo test, quello di uscita, per verificare le conoscenze acquisite nel corso della lezione. Avete raggiunto gli obiettivi prefissati all’inizio del corso? Sì gli obiettivi sono stati raggiunti tutti positivamente . Martina Manca, Cristina Linciano, Marika De Luca, Michela Puzziello, Chiara Quarta, Marta Coppola, Angelica Marra

Non solo scienze e giornalismo tra i Pon organizzati quest’anno dalla Scuola Media “A.Galateo”, ma anche matematica. A parlare sono gli alunni… Quali sono gli argomenti che avete trattato durante le lezioni del Pon di matematica? Gli argomenti da noi trattati nel Pon di matematica sono stati la probabilità e la statistica. Quali insegnanti ed esperti vi hanno seguito nel corso di questo progetto? Le nostre lezioni sono state tenute dall’insegnante interno alla scuola, la professoressa Sanguedolce, e dall’esperto esterno, Massimiliano Capozza. È stato difficile seguire le lezioni e stare al passo con gli argomenti trattati? No, non è stato difficile. Perché avete deciso di seguire questo Pon? A noi tutti piace la matematica. Abbiamo deciso di partecipare a questo progetto per arricchire le nostre conoscenze e per rafforzare ancora di più le nostre capacità e la nostra curiosità. È stato interessante partecipare alle lezioni? Se sì perché? È stato molto interessante seguire le lezioni anche perché non abbiamo avuto solo la possibilità di ripetere e approfondire cose già fatte in classe ma abbiamo anche affrontato argomenti nuovi che ci hanno incuriosito molto. Quindi le vostre aspettative sono state soddisfatte? Alla fine di questo corso possiamo dire che le nostre impressioni sono positive così come le aspettative che sono state tutte soddisfatte. Il corso è stato infatti non solo interessante ma anche molto istruttivo.

Un bilancio finale del Pon di matematica lo fa l’esperto che ha curato le lezioni, il dottor Massimiliano Capozza. Può dirci come è stata la sua esperienza? Mi sono trovato molto bene perché ho trovato davanti a me dei ragazzi educati e soprattutto con una gran voglia di imparare, apprendere e scoprire. Nel corso delle lezioni si sono formati dei gruppi? No, non si è formato nessun gruppo perché tutti i ragazzi erano allo stesso livello. Quali argomenti sono stati affrontati nel corso del Progetto Pon? Il corso si è incentrato principalmente su due argomenti: statistica e probabilità. Come si sono articolate le lezioni? Il Pon si è articolato in due diversi momenti. Nella prima parte degli incontri, infatti, c’è stata la cosiddetta lezione frontale nel corso della quale ho spiegato ai ragazzi l’argomento della giornata. Nella seconda parte, invece, abbiamo fatto delle esercitazioni. Ha avuto delle difficoltà a spiegare argomenti complessi a ragazzi della nostra età? Posso dire di non aver avuto nessuna difficoltà perché gli argomenti da me affrontati richiedevano – è vero – delle basi che i ragazzi fortunatamente già avevano. Può quindi dire di aver raggiunto gli obiettivi che si era posto in fase di progettazione? Posso dire di sì. Per quantificare diciamo che in una scala che va da 1 a 10 l’iniziativa del Pon ha ottenuto un gradimento pari a 9. Niente male!

Anastasia Altamura

Francesco Abbagnato Giulio Rispoli Raffaele Tarantino Emanuele Erroi


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Fuori...classe

IL TERREMOTO COLPISCE IL CUORE DELL’ITALIA DI CHI È LA COLPA DI QUESTA TRAGEDIA?

“Il momento più brutto è stato quando tutto tremava”

UNA TESTIMONIANZA DALL’ABRUZZO

Terremoto in Abruzzo (fonte: internet) “Intorno alle 3:30 di questa notte c’è stata una scossa di terremoto in Abruzzo. Epicentro l’Aquila. L’intensità è stata di 5.8 gradi della scala Richtel. 40 i morti accertati fino a questo momento, ma il numero è destinato a salire”. Noi tutti ci siamo svegliati con questa triste notizia la mattina del 6 aprile 2009 ed abbiamo seguito con dolore la terribile vicenda di quanti, anziani, bambini, studenti universitari, madri, padri, hanno perso in un solo secondo tutto quello che avevano. Il sisma ha colpito nella notte una popolazione inerme senza dare la possibilità alle persone di capire cosa stesse succedendo. A crollare non sono state solo le case più antiche, ma anche quelle nuove così come gli edifici pubblici. L’Aquila è in ginocchio e i paesi limitrofi devastati. Onna, un piccolo centro a circa una decina di km dal capoluogo di provincia, è stata rasa completamente al suolo. Un pezzo d’Italia non c’è più! A soccorrere gli abitanti scampati al pericolo e quanti si trovavano sotto le macerie, sono intervenuti subito gli uomini della Protezione Civile e i Vigili del Fuoco. Gli “angeli”, come li hanno chiamati in molti. Nelle vie e nelle piazze del centro storico non c’è più nessuno, le lacrime sono versate di nascosto. Nelle auto trasformate in abitazioni, nei camper e nelle diverse tendopoli che con il passare delle ore vengono allestite, i sopravvissuti si ritrovano e piangono i loro defunti. In silenzio, senza spettacolarizzazioni. Tra le macerie della città duecentesca, si sentono solo sirene e si vedono solo le tante divise impolverate dei soccorritori. Per giorni la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, gli Alpini e un’infinità di volontari hanno continuato a scavare e a lottare contro il tempo per tentare di salvare l’indefinito numero di persone ancora sepolte. Il bilancio arriverà solo qualche giorno dopo e sarà tragico: 296 morti, più di 1500 feriti e migliaia di sfollati. Questo il diario di trenta secondi di terrore che hanno devastato e distrutto un pezzo d’Italia portandosi via tante giovani vite, soprattutto di studenti. Ebbene sì, perché L’Aquila è da sempre un centro universitario molto importante. Ma come hanno fatto gli edifici a crollare come castelli di sabbia? Di chi è la colpa di questa tragedia? Si sarebbe potuta evitare? Sono tutte domande queste che adesso gli italiani si pongono e che prima o poi dovranno avere una risposta. Tante sono state le storie che hanno colpito profondamente noi italiani. Pensiamo alla mamma che ha fatto da scudo alla sua bambina di due anni riuscendo così a salvarla o a quella mamma morta nel letto abbracciata ai suoi due figli o al ragazzo che ha voluto dormire con la nonna per aiutarla in caso di bisogno e che invece ha trovato la morte con lei. Ma non si devono dimenticare neanche i tantissimi ragazzi della Casa dello Studente in via XX Settembre che in pochi secondi hanno visto spezzate le loro vite, i loro sogni, il loro futuro. E come dimenticare il pediatra che ha assistito tanti bambini pur avendo perso la moglie e i suoi due figli di 10 e 12 anni. L’immagine simbolo di questa tragedia crediamo sia la piccola bara bianca che in occasione dei funerali di Stato è stata posta su quella più grande. Un bambino e una mamma che hanno perso la vita e che per l’ultimo addio sono stati posti l’uno sopra l’altra. Ma anche quelle piccole bare con su posti i giochi preferiti di quei piccoli angeli volati in cielo. È brutto e doloroso raccontare tutto ciò. Non ci sono parole per confortare quei bambini rimasti soli o quelle mamme e quei papà che hanno perso i loro figli. Nonni, zii, fratelli, sorelle e figli. Tante sono le persone che non ci sono più e ognuna di loro aveva una storia da raccontare, una vita da vivere. Non sappiamo se ci sono dei responsabili per ciò che è successo e se questa catastrofe si sarebbe potuta evitare. Quello che ci chiediamo, però, è perché se già da diverso tempo si registravano scosse non si è lanciato l’allarme invece di considerarli irrilevanti? E perché a crollare sono stati soprattutto edifici pubblici come scuole, ospedali, uffici che dovrebbero essere i luoghi più sicuri? Speriamo che qualcuno abbia il coraggio di rispondere per evitare in futuro che simili catastrofi possano ripetersi. Angelica Marra Martina Manca

“Spero che non succeda mai più un fatto simile, perché è stata davvero una brutta esperienza”. A parlare in questo modo con la voce ancora tremante è una signora abruzzese A. B., di 43 anni, che abita a Roseto a pochi chilometri dall’Aquila, e che siamo riusciti a contattare telefonicamente. La sua casa per fortuna non è stata distrutta, ma la paura è stata la stessa. “Il momento più tragico”, racconta, “è stato quando tutto tremava e io non riuscivo a muovermi. È stata la cosa più terrificante”. Molte persone hanno perso gli affetti a loro più cari: parenti, amici e anche la propria casa. “Grazie all’aiuto dei vigili urbani, della polizia, della protezione civile, dei volontariati”, riprende la signora, “siamo riusciti a sistemare la situazione. Le persone che non hanno più la casa vivono in delle tendopoli, anche se molto umide e piccole. Inoltre la Protezione Civile ci ha Un’immagine del terremoto (fonte: internet) rifornito di tutto ciò che occorreva, tra cui cibo, vestiti ecc.”. Come procede la ricostruzione delle case? “Pian piano si stanno ricostruendo case, scuole, ed edifici per far ritornare la serenità e la tranquillità che c’erano prima che accadesse tutto ciò”. E continua: “La cosa strana è che alcune case non sono crollate perché sono state costruite con materiale più resistente, come per fortuna casa mia e grazie a questo molte persone sono ancora vive”. Quale è ora il suo stato d’animo? “Sono molto più tranquilla anche se ancora parecchio preoccupata”, dice. “Ho paura” sottolinea, “che ci possano essere altre scosse, ancora Una delle tendopoli (fonte: internet) più forti di quelle precedenti”. Per fortuna la signora A.B. non ha sofferto per la perdita di persone care, “ma si è sentita ugualmente molto vicina agli sfollati e a quelli senza famiglia”. “Ho provato angoscia e paura”, conclude, “perché al loro posto ci sarei potuta essere io”. Margherita Indino


Fuori...classe

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SCHEDA CYBERBULLISMO

Il 55% ha assistito ad atti violenti

IL BULLISMO E I RAGAZZI I risultati del sondaggio Il bullismo? Un fenomeno sempre più in crescita. A rilevarlo è un sondaggio effettuato nella nostra scuola. Come campione sono stati scelti i 121 ragazzi che frequentano le seconde classi. Scopo principale: capire cosa intendono con il termine “bullismo” gli intervistati, appurare se hanno mai assistito ad atti di bullismo, qual è stata la loro reazione e cosa si può fare per fermare questo atteggiamento. Il dato più eclatante che è emerso è che il bullismo è purtroppo un fenomeno in continua ascesa. Infatti il 55% degli intervistati ha dichiarato di avere assistito almeno una volta ad un atto di bullismo. Ma cosa si intende con questo termine? La maggior parte degli studenti ha risposto che si tratta di un’oppressione psicologica o fisica perpetuata nei confronti di qualcuno considerato debole. Sono stati solo due i ragazzi che hanno risposto che è un litigio o una presa in giro. Alla domanda “Qual è stata la vostra reazione?” è venuto fuori che il 41% ha avvertito un adulto, il 23% è intervenuto a sostegno della vittima, il 17%, pur provando rabbia, non è intervenuto, il 10% ha avuto paura, l’8% non ha voluto rispondere e solo in due sono intervenuti a sostegno del bullo. Nel momento in cui poi si chiede loro “Cosa si può fare per fermare questo fenomeno?”, il 32% ha risposto che bisogna parlare con il bullo e convincerlo a non agire con prepotenza, il 31% vorrebbe punirlo, il 24% si rivolge al mondo degli adulti e il restante 13% vorrebbe agire in gruppo per difendere le vittime. Due foto in cui gli alunni Barbara Rossi simulano atti di bullismo

Il commento della dirigente scolastica

Il fenomeno del bullismo rappresenta molto spesso l’espressione del disagio che alcuni ragazzi avvertono. A volte per loro affermarsi significa imporsi all’attenzione degli altri con atti negativi ed in alcuni casi violenti. Per arginare questo problema, che va diffondendosi in tutti gli ambienti e che tende a coinvolgere molti ragazzi anche giovanissimi, la nostra scuola mette in atto varie strategie; infatti le lezioni di legalità che fanno parte del curricolo vengono arricchite dalla presenza e dalla collaborazione di esperti quali i vigili urbani, la polizia di stato e altre istituzioni. La strategia più significativa, però, è quella che possiamo definire delle “porte aperte”, attraverso la quale i ragazzi possono comunicare con tutti gli adulti della scuola, compresa me, per raccontare eventuali disagi. Per concludere, mi piacerebbe parlare di messaggi positivi e di “Galateo d’oro” (premio che ogni anno la scuola assegna agli studenti più meritevoli). Facciamo in modo che ci siano esempi positivi e che ci sia nei giovani la voglia di imitare questi esempi piuttosto che essere trascinati dalle azioni negative del bullismo.

Di seguito il questionario sottoposto agli studenti delle seconde classi della scuola media “Galateo”.

1)

Con il termine bullismo si indica: Un gioco tra compagni Un litigio o una presa in giro Un’oppressione psicologica o fisica perpetuata nei confronti di qualcuno considerato debole

2)

Il cyberbullismo è una forma di bullismo che però sconfina nella realtà virtuale. Consiste in sms o email offensive o minatorie, creazione di siti internet sui quali vengono diffuse immagini o filmati compromettenti per la vittima, esclusione dai gruppi on line. I cyberbulli, dunque, utilizzano come mezzi i cellulari (49,7%) e internet (40,3%). In particolare, il 19% dei cyber-

Hai mai assistito ad episodi di Bullismo? SÌ NO

3)

Se sì quale è stata la tua reazione o se dovesse capitarti quale sarebbe la tua reazione? Ti sei divertito e hai sostenuto il bullo Sei intervenuto a sostegno della vittima Hai provato rabbia ma non sei intervenuto Hai avuto paura Hai avvertito un adulto Non risponde

4)

Che cosa si può fare per fermare il bullismo? Appellarsi al mondo degli adulti Parlare con il bullo e convincerlo a non agire con prepotenza Agire in gruppo per difendere le vittime Punire il bullo

SCHEDA BULLISMO “Bullismo” è una parola che deriva dall’inglese “bullying”. Il termine “bullismo” è la parola con cui si definisce una provocazione, o comunque un atto di prepotenza nei confronti di una persona più giovane, più debole o diversa. Questo fenomeno è molto frequente tra i ragazzi di età compresa dai 7-8 anni e dai 14-16 anni. Il “bullo” è quella persona che mira deliberatamente a fare del male o a danneggiare. Il bullismo viene definito come un’oppressione psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona (o da un gruppo di persone) più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole. Una persona è oggetto di bullismo quando viene esposto alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni. Le caratteristiche del bullismo sono: l’intenzionalità, la persistenza nel tempo, l’asimmetria della relazione. Le due principali forme di bullismo sono diretto (fisico) e indiretto (psicologico). Secondo l’ultima ricerca del “IX Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza” (Telefono Azzurro) emergono i seguenti dati: • per il 59,9% dei ragazzi il bullismo è una prepotenza, • secondo il 17,7%, è un’azione che va contro la legge, • per il 7,3 % è un gioco tra compagni, • per il 6% un litigio. Oltre un quarto dei piccoli è stato vittima di brutti scherzi (27,8%), provocazioni (26,6%), offese immotivate (25,6%), esclusione (17,6%), furti di oggetti (13,5%), percosse (11,5%), minacce (11,1%) o furti di denaro. Il 16,3% dei ragazzi non hanno reagito, il 13,2% ha avvertito un insegnante, l’11.7% ha detto al bullo di smetterla, il 9,8% è venuto alle mani, l’8,4% ha avvertito i genitori, il 7,5% ha chiesto aiuto ai compagni, il 5,9% è fuggito e il 3,6% si è messo a piangere. Laura Suriano

bulli agisce sulle chat o attraverso i siti di istant messagging (9,5%); l’8,2% tramite blog, forum (2%) e email (2,4%); il 3,6% fa il prepotente attraverso i giochi di ruolo on line. Il 14% dei ragazzi della scuola secondaria di 1° grado e il 16% dei ragazzi della scuola secondaria di 2° grado afferma di essere stata vittima, negli ultimi anni, di atti di cyberbullismo. Sono le ragazze, più dei ragazzi, a usare il cellulare per commettere atti di cyberbullismo (ben il 52, 9% contro il 47%) . Il genere maschile adotta invece gli scenari dei giochi di ruolo (6,3% contro 0,4% delle femmine). Gli adolescenti del Nord-Est sfruttano maggiormente il telefono cellulare (58,2%) seguiti, con uno scarto del 2,1% , da coloro che vivono nelle regioni del Sud (56,1%). Chat, messaggerie istantanee, blog e forum sono invece utilizzati dai giovani abitanti del Centro (rispettivamente per il 27, 3%, il 12, 1%, il 5,1% e il 4%). I cyberbulli delle isole, invece, preferiscono i giochi di ruolo online (6,3%). Il 22,5% delle vittime lamenta di aver ricevuto o di essere venuto a conoscenza dell’esistenza di informazioni false sul proprio conto, trasmesse tramite internet o il cellulare; all’8,5% sono stati recapitati messaggi offensivi o minacciosi, mentre il 4,1% afferma di essere stato escluso da gruppi on-line. Ci possono essere comportamenti “a rischio” per l’insorgere del cyberbullismo. I più frequenti sono: intenso coinvolgimento nell’uso di Internet; possibilità di accedere senza limitazione e senza supervisione degli adulti agli strumenti tecnologici. L.S.

(fonte: Telefono Azzurro)


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REPORTAGE SULLE LA SICILIA E Un’avventura RELAX, DIVERTIMENTO E ISTRUZIONE IN SICILIA Alle sei del mattino inizia l’avventura… A metà marzo, e precisamente dal 16 al 20, quasi tutte le classi della scuola “A. Galateo” accompagnate dalle proprie professoresse, hanno fatto un viaggio d’istruzione in Sicilia, tra cui la nostra II D. Siamo arrivati, dopo molte ore di viaggio, a Reggio Calabria dove alle 16 ci siamo imbarcati sul traghetto alla volta della Sicilia. Dopo quel breve tragitto, finalmente, siamo arrivati in Hotel, a Taormina. Il secondo giorno, dopo aver fatto colazione, siamo andati a visitare l’Etna, il vulcano ancora attivo più alto dell’Italia. Poi siamo tornati in Hotel per pranzare, e nel pomeriggio ci siamo recati alle Gole di Alcantara, dove una guida ci ha parlato delle caratteristiche di quel posto. In tarda serata, ritornando in albergo, abbiamo cenato e poi siamo andati tutti a letto. Il giorno successivo abbiamo visitato molti monumenti di Siracusa risalenti all’ epoca dei greci: il teatro greco, il tempio di Apollo, l’ orecchio di Dionisio che serviva per amplificare le voci per gli spettacoli del teatro greco, il tempio di Minerva e la grande fontana di Aretusa. Dopo aver passato tutta la mattina in quel luogo siamo andati al ristorante per pranzare. Nel pomeriggio verso le 15.30 siamo andati a Noto e, prima di visitare la cattedrale, abbiamo mangiato dei buonissimi cannoli siciliani. Mentre tornavamo in albergo abbiamo visto che l’ Etna eruttava. Il 19 siamo andati ad Agrigento nella Valle dei Templi dove abbiamo ammirato il Tempio di Zeus, ormai un cumulo di macerie, il Tempio di Giunone, il Tempio di Ercole e nel pomeriggio la Villa di Pirandello, uno scrittore dell’Ottocento. L’ultimo giorno, invece, durante il ritorno, ci siamo fermati a Reggio Calabria, al Museo Nazionale Archeologico, per vedere i Bronzi di Riace. Vogliamo precisare che siamo stati veramente soddisfatti del nostro comportamento, tanto è vero che nessun professore si è lamentato. Siamo arrivati a Lecce alle 24.00... Marta Corallo Giorgia Ferreri

ABRUZZO: ANDATA E RITORNO Che avventura questo viaggio in Abruzzo iniziato il 2 marzo. Appuntamento alle 7.30 all’ex Foro Boario per la partenza. Quasi subito il pullman è partito e appena ci siamo messi in autostrada io e la mia compagna Francesca abbiamo ascoltato un po’ di musica con il suo I-Pod. In seguito abbiamo chiacchierato tutti insieme, scambiandoci battute. Intorno alle 9.30 ci siamo fermati ad un autogrill di Bari, per fare un break di metà mattinata. Poi ci siamo rimessi in viaggio. Verso le 13.30 ci siamo fermati in un

altro autogrill per pranzare. Alle 8.30 siamo finalmente arrivati in Abruzzo. Altrettanto divertente e interessante è stato il viaggio di ritorno che è iniziato il 5 marzo alle

ore 15:30. Appena il pullman è partito ognuno di noi aveva qualcosa da fare: c’era chi ascoltava musica (come io e la mia amica), chi messagiava, chi dormiva e chi invece raccontava cosa era successo la notte precedente in albergo. Durante il viaggio ci siamo fermati due volte: la prima volta in Molise, la seconda a Bari... la meta era ormai vicina. In seguito abbiamo proseguito il nostro viaggio per Lecce facendo delle considerazioni sul viaggio con le professoresse. Alcuni di noi sono andati al microfono e hanno fatto dei commenti. Il tempo è trascorso velocemente e fra una battuta e l’altra, siamo arrivati a Lecce alle 22.00. Contenti di rivedere i nostri parenti, ma anche un po’ dispiaciuti di lasciare quei posti bellissimi che ci hanno fatto compagnia per 4 giorni. Prendendo le valigie dal pullman ci siamo salutati tutti e a malincuore siamo tornati a casa. Sara Dell’Anna

Giochi, divertimento e relax

Cinque giorni diversi dal solito Nuove amicizie tra tante risate Il 16 marzo scorso quasi tutti gli alunni delle classi di 2° e 3° della scuola media “A. Galateo” sono partiti per il viaggio di istruzione in Sicilia, che è durato 5 giorni. Quasi tutti, si diceva, in quanto alcuni, tra cui noi che stiamo scrivendo l’articolo, siamo invece rimasti, per così dire, a terra… Ma se credete che ci siamo annoiati e siamo stati tristi, vi sbagliate di grosso!!!! Ci siamo uniti con i compagni della 2° B per tutti e 5 i giorni… e che pacchia!!!!!!!!! Abbiamo socializzato in completo relax, niente libri e niente fastidiose grida dei prof. Solo sorrisi, giochi e tanto altro. I primi due giorni siamo andati in Aula Magna a vedere dei film in inglese dei quali abbiamo capito ben poco. Invece gli ultimi tre siamo stati in sala computer a scrivere la relazione di italiano e a divertirci. Alcuni hanno visto la permanenza a scuola come una catastrofe ma… volete, invece, sapere la verità? È stato molto divertente… Ci sono stati solo due lati negativi: abbiamo sentito la mancanza dei nostri amici e non abbiamo potuto visitare la Sicilia che i nostri compagni definiscono semplicemente meravigliosa… Hanno visto i bei paesaggi di Noto, di Agrigento, di Taormina e di altre città da loro definite “togli fiato”. Un altro aspetto che ci ha fatto diventare verdi dalla gelosia è tutto quello che hanno fatto in albergo: gli scherzi e le nottate in bianco. Ma non lasciamoci trasportare! Noi restiamo sempre della nostra opinione: siamo felici dell’esperienza che abbiamo fatto in classe! Una cosa che abbiamo potuto intuire è la seguente: se i professori non li facciamo inacidire, sono calmi, anzi calmissimi e pure divertenti!!! La gita è una cosa che si può fare in tutti gli altri anni che ci aspettano di scuola, un’ amicizia, invece, come quella che abbiamo vissuto noi, va presa al volo senza lasciarsela scappare. Pamela Russano, Barbara Rossi, Margherita Indino


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GITE SCOLASTICHE: L’ABRUZZO durata una settimana LA SICILIA E LE SUE BELLEZZE

Sicilia sono state Taormina con il suo favoloso Duomo, con tre navate, una centrale, due laterali e Noto. Una caratteristica importante di Taormina è di avere tre famosissimi quadri a ogni lato, aventi sotto un piccolo altare che come quello centrale è composto da un tipo di cemento multicolore. Durante il viaggio di ritorno, siamo andati a vedere il bellissimo museo nazionale calabrese. All’interno vi sono vari oggetti preistorici come ad esempio: vasi, pietre, armi usate dall’ uomo per cacciare ecc. L’oggetto di maggior interesse sia per noi studenti sia per i nostri professori, sono stati i Bronzi di Riace. La loro storia è molto incerta. Si sa soltanto che sono state ritrovate a trecento metri dalla costa del mar Tirreno, da un subacqueo. Si può dire pertanto che questa gita in Sicilia è stata veramente fantastica e che, se ricapitasse l’occasione, non me la lascerei sfuggire. Giovanni Cazzella

LA SICILIA TRA CULTURA E TRADIZIONE

Alla scoperta delle tradizioni abruzzesi

Dalla mattanza del tonno al carretto siciliano fino ad arrivare ai Pupi. Ecco alcune delle tradizioni di una terra tutta da scoprire

Il viaggio in Abruzzo è stato veramente indimenticabile. Il 2 marzo scorso noi alunni della prima e della seconda F ci siamo riuniti, alle ore 07:00, all’ex Foro Boario per partire alla volta dell’Abruzzo. Alle ore 07:30 siamo saliti in pullman e ci siamo messi in viaggio. Verso le 18:00 siamo arrivati a destinazione. Dopo un breve incontro con le guide, ci siamo diretti verso Civitella Alfedena, un paesino nel cuore del Parco. Lì le guide ci hanno spiegato che i maschi dei cervi perdono le corna durante l’inverno e le riacquistano in primavera, mentre le femmine non le hanno. Che la lince ha la coda corta perché si deve mantenere al caldo; che ha i peli sulle orecchie, perché in questo modo può avere un udito più sviluppato. Il secondo giorno, nella mattinata ci siamo recati in Val Fondillo dove abbiamo potuto ammirare il ruscello che scorre in questa valle. Nel pomeriggio siamo andati a Scanno dove abbiamo appreso l’arte antica di lavorare la filigrana scannese. Ci hanno anche spiegato che anticamente, prima di sposarsi, la suocera dava alla nuora, una collana, chiamata “presentosa” che aveva il significato di dire a tutti che la ragazza era già fidanzata. Quando una coppia si sposava, poi, si usava fare il “giro della ciambella”, cioè fare il giro del centro del paese che era di forma circolare. Il terzo giorno, siamo andati a Pescasseroli dove abbiamo assaggiato alcuni prodotti tipici abruzzesi e abbiamo anche visitato il museo faunistico del paese. Nel pomeriggio ci siamo recati alla Camosciara. Il quarto giorno, che è stato anche l’ultimo, prima di tornare a Lecce, siamo andati a Barrea. Qui un apicoltore ci ha spiegato come è fatta una colonia di api e le numerose qualità del miele. Laura Suriano

La presentosa

Sono state davvero tante le cose che mi sono piaciute del viaggio in Sicilia. Quando siamo stati a 2000m sull’Etna è stato stupendo sia per il paesaggio che per la neve. A quell’altezza, infatti, il vulcano era ricoperto dalla neve e perciò ci siamo divertiti a farci la guerra con le palle di neve e anche a realizzare i pupazzi. Molto interessante è stata anche la Valle dei Templi che proprio come dice il nome stesso è ricca di templi greci risalenti al IV e al V secolo a.C. Sono tutti in stile dorico e senza una statua del Dio a cui sono dedicati, poiché si presuppone siano state rubate da i più famosi ladri dell’antichità. Altra nostra tappa turistica è stata Siracusa, dove abbiamo ammirato le sue favolose chiese quasi tutti in stile barocco. Infine le ultime due città visitate in

L’ABRUZZO: REGIONE INCANTATA

VITA… IN ALBERGO Hotel Kennedy, Taormina. È questo il nome dell’albergo nel quale abbiamo alloggiato e pernottato per cinque giorni e cinque notti durante il viaggio di istruzione in Sicilia. Appena arrivati ci hanno diviso nelle varie stanze in base alle nostre preferenze, dovute a motivi personali e di amicizia. La prima sera, abbiamo prima sistemato le nostre valigie negli appositi armadi e poi abbiamo spostato i letti come preferivamo. Dopo aver indossato i pigiama, abbiamo invitato i compagni nella nostra stanza anche per consumare il cibo avanzato dal viaggio, ma soprattutto per chiacchierare un pò. Alle 22.30, però, è passata la prof. Cazzolla per controllare se ognuno di noi era ritornato nella propria camera, perché la mattina seguente dovevamo alzarci alle 6.30.

Le sere successive abbiamo spesso guardato la televisione fino a tarda ora e abbiamo riso tanto. Non sono mancati, infatti, gli scherzi come quello fatto al nostro compagno, a cui abbiamo tagliato la basette mentre dormiva. La sua arrabbiatura è stata tremenda! L’ultima notte è stata un po’ triste perché sapevamo che la gita stava per finire. Abbiamo trascorso un po’ di ore a dedicarci alla nostra bellezza e a mangiare nel letto. Sicuramente sono esperienze che ricorderemo per tutta la vita, in quanto quello che rimane più impresso delle gite, a nostro avviso, sono proprio le notti trascorse in albero e quell’assaporare la libertà sia pur controllata dai prof! Marta Corallo Giorgia Ferreri

È stato un viaggio, quello fatto con la scuola in Sicilia, che ci ha fatto scoprire un lato di questa terra per molti di noi ancora sconosciuto: quello delle sue antichissime e numerosissime tradizioni. Le più famose o per lo meno quelle che restano impresse alla maggior parte dei turisti che visitano l’isola sono sicuramente tre: la mattanza del tonno, la storia dei carretti così come quella dei pupi. La prima di queste altro non è che la fase finale della pesca. Praticata con le cosiddette tonnare, un complesso di reti, viene effettuata verso i primi di maggio per concludersi poi alla fine di giugno. Il tonno, ripetendo ogni anno sempre lo stesso percorso, finisce dentro a queste grandi reti poste lungo la traiettoria. Quando il capo della tonnara, chiamato “rais”, decide che il numero dei tonni presenti sia sufficiente e le condizioni meteorologiche favorevoli, le reti vengono tirate su. Un tipo di pesca, questo, che per certi versi è anche violenta perché per agganciare i pesci e caricarli sulla barca si utilizzano dei grandi uncini chiamati “crocchi”. Ma la Sicilia non ha solo una grande tradizione legata al mare. Come non ricordare, in-fatti, il carretto siciliano? Nato nella seconda metà dell’800 allo scopo di In alto un esempio di carretto siciliano trasportare carichi leggeri, il carretto è diventato un vero e proprio simbolo della Sicilia. Una piattaforma con due sponde e due grandi ruote alle quali sono attaccate due aste che poi vengono legate all’animale da traino. Ecco quali sono gli elementi principali alla base di questo mezzo di trasporto. I suoi colori sono sempre inconfondibili, vivaci, accesi e rimandano alla terra e al sole: rosso, giallo, verde, arancione. Queste tinte si vanno poi ad abbinare a disegni e decorazione che rappresentano sempre scene della tradizione. Ma la Sicilia ha anche dietro di sé una lunga storia legata al teatro. Ecco allora che a ricordarlo sono i Pupi, caratteristiche marionette armate che rappresentano ed esaltano gli eroi con i loro valori morali per mantenere viva la cultura sempre divisa tra mito e storia vera. Nelle rappresentazioni realizzate con i Pupi quasi sempre si riproducono brani dell’Iliade o scene della Bibbia, ma anche brani tratti dalla tradizione cavalleresca come la Chanson de Roland. È stato davvero interessante scoprire le numerose bellezze, e le affascinantissime tradizioni di questa terra che in ogni suo angolo nasconde qualche segreto e qualche rimando al passato. Una regione la Sicilia che vale sempre la pena visitare e dove speriamo un giorno di poter tornare. Cristina Linciano Martina Manca Angelica Marra Marta Coppola Pierpaolo Battipaglia Michela Puzziello


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ANORESSIA E BULIMIA: DUE REALTÀ SCONCERTANTI

GLI ADOLESCENTI E LA SCUOLA A 46 alunni frequentanti le classi terze è stato sottoposto un questionario per analizzare quale è stata l’esperienza all’interno della scuola media e quali sono le loro aspettative per il futuro.

Come è cambiato il tuo carattere in questi anni? La maggior parte degli alunni ha constatato di essere diventato più maturo, responsabile e aperto; solo in pochi hanno dichiarato di essere diventati più chiusi e timorosi o anche più vivaci e irresponsabili. Ma il dato più significativo sembra essere la presa di coscienza condivisa di un generale cambiamento avvenuto nel corso degli anni. Al di là degli specifici mutamenti segnalati (“sono diventata più matura e responsabile”, “sono cambiata, sono diventata più timida” e “sono più sicura di me”) il dato è particolarmente significativo per il fatto che dimostra quanto il periodo adolescenziale sia momento di crescita dell’individuo. Allo stesso tempo mette in evidenza quanto la scuola sia importante per la formazione dei ragazzi. È fondamentale quindi frequentare una scuola piena di validi insegnanti e compagni sempre pronti ad aiutarti se sei in difficoltà.

gregazione e relazione, quali la gita scolastica. Un diverso aspetto interessante che emerge è l’importanza della valutazione scolastica che rimane sempre uno degli episodi più rilevanti. Infatti alcuni alunni hanno risposto mettendo in evidenza dei cambiamenti avvenuti nell’anno scolastico, come, ad esempio, quello dei giudizi in voti, che sembra abbia sconvolto la media di molti di loro.

Quali consigli daresti ai ragazzi che il prossimo anno affronteranno la prima classe? Una parte dei ragazzi ha risposto di non aver nessun consiglio da offrire ai futuri allievi della scuola media. Altri hanno risposto “non lo so”. Tuttavia, altrettanti sono stati i consigli certamente d’aiuto e sicuramente interessanti. Fra gli intervistati, molti hanno consigliato di “stu-

Quale istituto superiore hai intenzione di frequentare? Il 19% circa degli intervistati (9 studenti) intende frequentare il liceo scientifico. Di questi, nove studenti, 4 vogliono frequentare l’istituto De Giorgi (10%), 4 il Banzi (10%) mentre l’ultimo non specifica l’istituto preciso. Un’ altra scuola particolarmente quotata è il commerciale Calasso. Lo scelgono 15 ragazzi su 46 totali. Un altro 10% di diplomandi intende studiare all’istituto tecnico-commerciale Grazia Deledda. Altri 4 intervistati frequenteranno l’istituto Alberghiero. In due andranno all’istituto tecnico-industriale Fermi. L’istituto commerciale Olivetti è stato protagonista delle scelte di 2 ragazzi. Uno solo si iscriverà al liceo classico Virgilio. Stessa percentuale intende studiare al Palmieri, al magistrale Siciliani, al tecnico-agrario, al linguistico e al tecnico commerciale. Sembra proprio quindi che tutti gli studenti intervistati abbiano già le idee chiare sull’istituto superiore che frequenteranno il prossimo anno e di conseguenza anche sul loro futuro.

Racconta un episodio significativo avvenuto nei tre anni di scuola media. Dalle risposte a questo quesito emergono numerosi elementi di riflessione. Si rileva un aspetto particolarmente interessante sotto il profilo della socializzazione all’interno della scuola. Alcuni studenti hanno messo in evidenza il lato positivo del “litigio”, quale momento di confronto e di crescita. Altri hanno ritenuto particolarmente significativo e arricchente l’incontro con un compagno diversamente abile e l’arrivo di nuovi compagni di classe. Altri ancora hanno segnalato l’interesse per momenti di ag-

diare sempre e impegnarsi per raggiungere buoni risultati”, “rispettare tutte le regole scolastiche” e “avere costanza nello studio”. Allo stesso tempo, ci sono stati anche consigli assolutamente da non seguire, come: “evadete dalla scuola”, “abbandonate la scuola”. Da tutto questo, emerge un quadro alquanto variegato all’insegna della responsabilità… e dell’allegria. In fondo, l’importante è trovarsi bene nel nuovo istituto, godersi questi anni, essere costanti nello studio e non tirarsi mai indietro, perché tutto quanto dipende solo dall’impegno che, ognuno di noi, dimostra nell’anno scolastico.

Che prospettiva hai per il futuro? Chi era convinto che i ragazzi del Sud preferissero lo studio al lavoro, dovrà ricredersi. I dati mettono in luce che il 45% degli intervistati sogna un lavoro. Questo dato si inserisce in una serie di risposte che vanno dallo “studiare e mettere la testa a posto per me e per il mio futuro” fino al “diventare idraulico”.

Inchiesta realizzata dagli alunni delle classi II A, B, C

Quante sono ormai le persone in questa situazione? Ormai molte persone, soprattutto ragazze, sono afflitte dal problema dell’anoressia o della bulimia. Queste ragazze, spesso appena adolescenti, hanno costantemente l’idea di essere in sovrappeso, pertanto smettono di mangiare completamente riducendosi pelle e ossa, oppure mangiano molto, ma rimettendo tutto quello che hanno ingerito. Per anoressia si intende la mancanza o riduzione volontaria dell’appetito. Può condurre alla morte se persiste. Si tratta di un sintomo che accompagna numerose e distinte malattie: tumori, demenza, depressione e tante altre. Queste tipologie di malattie possono verificarsi entro il terzo mese di anoressia. È dovuta a diverse cause. Diventa una vera e propria malattia quando si ha un disturbo psichico primitivo. Bulimia invece significa “disturbo dell’alimentazione nel quale l’ansia e un’ossessiva preoccupazione per il peso e la forma fisica provocano ricorrenti episodi di fame insaziabile in cui si consumano in breve tempo grandi quantità di cibo, alternate a vomito, uso di lassativi e digiuno”. Al giorno d’oggi, numerose ragazze considerano queste realtà un disagio alimentare e soprattutto psicologico. Considerando l’elevato numero di ragazze anoressiche e bulimiche (da 150 a 200 mila donne) è fondamentale, a questo punto, trovare una soluzione, ma anche chiarire le cause dalle quali si manifestano queste “malattie”. L’anoressia si sviluppa solitamente in concomitanza di fattori prevalentemente di tipo biologico-genetico. Le cause di tale patologia hanno sempre una matrice di tipo mentale, dato che, si tende a manifestare il modo di porsi nei confronti degli eventi esterni e degli altri attraverso il proprio rapporto con il cibo. Spesso all’origine dell’anoressia vi è un accadimento doloroso, come la morte, una separazione, un rifiuto o abbandono amoroso oppure una malattia che lascia dei segni, al fisico o all’anima. Il Dott. Marco Baranello, psicologo fondatore della psicologia emotocognitiva afferma: “Per quanto riguarda la bulimia, non esistono cause scatenanti uguali per tutti. Diremo che i fattori che influenzano lo sviluppo del disturbo sono essenzialmente di tipo psico-sociale. La questione, in psicologia, non è come è nato il disturbo ma cosa si può fare per evitare che si mantenga nel tempo, ovvero come risolverlo. Oggi fortunatamente è possibile una terapia psicologica, non farmacologica, anche per la bulimia nervosa”. In Italia anoressia e bulimia sono le principali cause di morte fra le ragazze dai 12 ai 25 anni, anche perché provocano degli handicap; mentre il numero di colpiti è in aumento. Molte le ragazze che hanno i primi sintomi dai 10 ai 12 anni. Purtroppo esistono 260 siti web illegali in Italia pro-anoressia. Possiamo dire che si stanno prendendo provvedimenti e si stanno mettendo in atto i rimedi di cui sopra. Speriamo comunque che anche le dirette interessate si rendano conto del pericolo che corrono nell’essere anoressiche o bulimiche. (Fonte: la salute in pillole) La redazione di cronaca (alunni delle classi II A, B, C)


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RANDAGISMO: È SEMPRE PIÙ ALLARME

AL VIA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA A LECCE

Gli abbandoni aumentano con l’avvicinarsi della stagione estiva

Giallo, bianco e celeste: i colori amici dell’ambiente

Il randagismo si forma quando gli animali sono abbandonati dai propri padroni, oppure nati in questo stato. Gli animali più colpiti da questo problema sono i cani ed i gatti. In questo periodo sono sempre più frequenti fatti che riguardano persone aggredite dai cani randagi. In base a una ricerca recente si è potuto constatare che sono circa 600 mila i cani “di strada”, di cui solo un terzo sono ospi-

tati nei canili rifugio. Sono 1.650 i Comuni italiani che non hanno un canile comunale per ricoverare i cani abbandonati e randagi, mentre invece dovrebbero esserci dappertutto. La presenza di cani randagi all’interno delle comunità urbanizzate ha sempre destato preoccupazioni nei cittadini sia dal punto di vista dell’incolumità che da quello sanitario. Per effetto della legge quadro del 14 agosto 1991, n. 281, e la legge regionale 43/95 tutti i proprietari di cani hanno l’obbligo di iscrivere gli stessi all’apposita anagrafe Regionale Canina. I cani, quindi, trascorso l’ottavo mese di vita, dovranno essere tatuati presso il Servizio Veterinario dell’Azienda U.S.L. n. 5. In Puglia la tutela degli animali e la prevenzione del randagismo è disciplinata dalla legge n° 12 del 3 aprile 1995. Questa legge “promuove, disciplina e coordina la tutela degli animali di affezione e persegue gli atti di crudeltà ed i maltrattamenti nei loro confronti, nonché il loro abbandono”. I Comuni vigilano sul trattamento degli animali e sulla tutela igienico-sanitaria. La Giunta regionale adotta i provvedimenti per la prevenzione del randagismo e la tutela degli animali, promuove ed attiva corsi di educazione sanitaria. Inoltre istituisce corsi di formazione professionale. La Puglia sostiene la tutela dei gatti che vivono in stato di libertà. È vietato maltrattarli e spostarli dal loro habitat naturale. Le associazioni iscritte all’Albo regionale possono costruire e gestire i rifugi per cani e svolgere compiti di assistenza ai canili sanitari e ai rifugi.

Negli ultimi mesi sono state frequenti le notizie di persone aggredite dai cani randagi, lasciati allo stato brado e senza alcun controllo. Si è dibattuto molto sul ruolo delle istituzioni. Queste devono intervenire prima che episodi del genere si verifichino, facendo i controlli necessari. Tutti i cani devono essere iscritti all’anagrafe canina, perché questo è l’unico modo per tenere sotto controllo gli esemplari presenti sul territorio. Una sicurezza per gli uomini, affinché non corrano il rischio di essere aggrediti da cani di provenienza sconosciuta. In base a una ricerca recente si è potuto constatare che sono circa 600 mila i cani “di strada”, di cui solo un terzo sono ospitati nei canili rifugio. Sarebbero 1.650 i Comuni italiani che non hanno un canile comunale per ricoverare i cani abbandonati e randagi, inoltre in molte regioni, soprattutto del Sud, il fenomeno del randagismo, ha raggiunto livelli drammatici ed è spesso fuori controllo. Dall’ultima rendicontazione annuale, risultano 6.000.000 i cani di proprietà e 590.000 i cani randagi di cui solo un terzo ospitati nei canili di rifugio. I cani abbandonati continuano ad alimentare la popolazione vagante, inoltre molte femmine gravide partoriscono e i cuccioli che non muoiono di stenti, diventando adulti, rappresentano un ulteriore serbatoio di randagi. Alcuni di questi cani inoltre sono poco socializzati con l’uomo e si trasformano in soggetti “inselvatichiti” il cui controllo è più problematico, soprattutto quando si riuniscono in branchi. Nel 2008, tra il 21 giugno e il 31 agosto, sono stati abbandonati 14.000 cani su strade e autostrade di tutta Italia, con un calo del 19% rispetto allo stesso periodo del 2007. Sono 1200 i comuni che non dispongono di un servizio di cattura e 1650 non hanno un canile comunale o convenzionato dove ricoverare i cani abbandonati. È migliorata la situazione a Milano, dove a parte l’emergenza di Ferragosto, si è registrata una diminuzione del 25% rispetto al 2007. A Roma sono circa 600.000 i cani di strada, di cui solo un terzo ospitati nei canili-rifugio. Vanno bene anche Venezia, Torino, Genova, Parma e Bologna. La maglia nera spetta a pari merito a Sicilia, Puglia, Sardegna e Campania con abbandoni superiori al 30% e aumenti in media del 5% rispetto al 2007.

Laura Suriano (Per articolo e foto la fonte è Internet)

Francesca Montinaro

Al giorno d’oggi è sempre più frequente per la gente avere una certa sensibilità per l’ambiente, attuando il progetto della raccolta differenziata. Per raccolta differenziata si intende un sistema di raccolta della spazzatura diversificata a seconda delle tipologie. Per quanto riguarda la diffusione territoriale dei metodi di raccolta differenziata si passa dalla raccolta con sistema “multimateriale pesante” (imballaggi metallo, vetro, plastica) alla raccolta dei soli imballi metallici in parte, fino ad arrivare alla più recente e innovativa raccolta “multimateriale leggera” (imballaggi in metallo e plastica). La società AXA – Aziende per l’Ambiente, gestore dal 1 luglio 2008 del servizio di igiene urbana della città di Lecce – ha avviato dallo scorso 29 ottobre un progetto sperimentale per l’implementazione della Raccolta Differenziata in una zona pilota comprendente le vie Girolamo Balduini, Salvatore Panareo, Umberto Congedo e Francesco Ribezzo, nei pressi della centralissima via Cesare Battisti. Il 31 ottobre alle 12.30 il sindaco di Lecce, Paolo Perrone; l’assessore all’ambiente del Comune di Lecce, Gianni Garrisi, in collaborazione con il consiglio della circoscrizione “Mazzini” presso il gazebo di Corte dei Balduini, hanno dato il via al progetto con una conferenza stampa. Diversi i colori dei sacchetti: giallo per la plastica, bianco per carta e cartone, celeste per le lattine. È stata inoltre avviata una campagna informativa con la distribuzione di volantini contenenti informazioni sulla raccolta differenziata e sulla corretta separazione dei rifiuti, e fornite le indicazioni sulle modalità di conferimento dei rifiuti. Il risultato è a dir poco eccezionale: l'80% delle famiglie hanno aderito. Su un totale di 170 famiglie presenti nella zona di interesse, hanno preso parte alla sperimentazione 136 famiglie, le quali, ogni martedì, hanno messo i rifiuti differenziati negli appositi sacchetti multicolore consegnati dall’AXA. Ciò a dimostrazione che, con una preventiva informazione-formazione e con un servizio effettuato con efficienza, i cittadini sono ben disponibili a

collaborare per questo tipo di smaltimento, imparando anche a dividere i rifiuti. I prossimi passi saranno quelli di rendere permanente il servizio nella zona del progetto pilota per poi estenderlo nella zona di San Pio, e poi successivamente attivarla su tutto il territorio cittadino. I benefici che ne deriverebbero sarebbero molteplici: una minore produzione di rifiuti da inviare in discarica che si tradurrebbe in un minore costo di smaltimento con un risparmio anche da parte del cittadino. Si potrebbero inoltre eliminare i cassonetti dalle strade migliorando di conseguenza l'igiene urbana e dando un maggiore decoro ad una città a vocazione turistica. La raccolta differenziata è il modo migliore per preservare e mantenere le risorse naturali a vantaggio nostro e delle generazioni future. Riusare e riutilizzare i rifiuti, dalla carta alla plastica, contribuisce a restituirci e conservare un ambiente “naturalmente” più ricco. Giorgia Ferreri Michela Mele Marta Corallo


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CULTURA E SPETTACOLO... Rai e Mediaset a confronto: tra fiction e reality

La zia Galatea Una insolita insegnante-cuoca pronta a vendere golosità ed emozioni Vivacità, energia e un curioso cappello da cuoca. Questo fa della zia Galatea un’icona e un modello da seguire per noi alunni così come per i suoi colleghi insegnanti. Sì, perché dietro a questo nome così curioso e dolce si “nasconde” Beatrice Chinatera, una delle docenti del nostro istituto. Madre di una delle iniziative più belle e divertenti della nostra scuola, “La colazione della zia Galatea”, la professoressa Chiantera ogni mercoledì realizza con gli alunni di una sezione a turno qualcosa da mangiare, dolce o salata, per poi rivenderlo ai ragazzi delle altre classi al modico prezzo di € 1,00 a porzione. Durante la ricreazione, quindi, ciascuno può scegliere la propria colazione tra una vasta scelta di cibi: dalle torte alle focacce, dalle pizze alle crostate, dai panini ai biscotti. E lungo tutti i corridoi della scuola si sprigiona un profumo veramente invitante! È questo un evento molto importante perché coinvolge tutti, nessuno escluso. Infatti spesso anche qualche professore cade in una gustosa tentazione. Il servizio poi è sempre svolto da alcuni alunni muniti di grembiulino e classico cappello da cuoco. Scopo principale dell’iniziativa è quello di raccogliere soldi che poi finiscono nella cassa della scuola per essere utilizzati in diversi modi: aiutando ad esempio i ragazzi che non possono permetterselo a partecipare alle gite scolastiche. Non solo cucina però. Ogni anno, infatti, questa simpatica zietta accoglie i ragazzi di prima media, inventivi e fantasiosi, e “bacchetta” un po’ quelli di seconda e di terza che hanno perso l’immaginazione e la creatività perché “contaminati” dalle idee materialistiche dei più grandi. La zia Galatea quindi, con la sua pluriennale esperienza, aiuta tutti noi a tirar fuori emozioni, sentimenti e opinioni su qualsiasi argomento. Tutte le idee vengono poi impresse su fogli di carta bianchi. È un modo questo per far sì che i ragazzi si liberino dalle paure, dalle incertezze e crescano più forti e sicuri. Tra tutti i testi scritti dagli alunni poi la zia Galatea sceglie il più bello che viene affisso in tutte le classi. Tutti, alunni e docenti, adorano la zia Galatea e la sue creative e originali iniziative. Onore al merito anche alla scuola media “A. Galateo” per questa bella e geniale idea. Solo questa scuola, sempre attenta e vicina ai bisogni dei ragazzi, poteva avviare questo fantastico progetto. Marta Coppola Angelica Marra

I nuovi tormentoni televisivi guardati con gli occhi dei ragazzi

La televisione italiana presenta vari canali di Stato (RAI) e privati (MEDIASET) . Entrambe fanno parte della tv generalista che comprende un assortimento molto ampio di programmi in grado di rispondere alle esigenze di un pubblico vasto ed eterogeneo in termini di età, sesso, modelli culturali di riferimento. Il palinsesto generalista, quindi, nel suo complesso, non si rivolge a specifici segmenti di pubblico e non si focalizza sui programmi. Una differenza fra le due reti è che la RAI è piena di fiction mentre MEDIASET è piena di reality: in entrambi i casi esistono programmi interessanti e altri che sono spazzatura. Tra i vari reality di MEDIASET abbiamo: Amici, Grande Fratello, La Fattoria, La Talpa… Per esempio Amici dà la possibilità ai giovani di esprimersi e di poter diventare famosi; come programma va molto bene perché ha una grande audience e ha una grande quantità di spettatori. Grande Fratello invece dà la possibilità ai ragazzi di vincere dei soldi. In tutti questi programmi esistono dei pro e dei contro.

Il pianeta delle scimmie Un monito a rispettare la Terra “Il pianeta delle scimmie” fu prodotto nel 1968 e parla di tre uomini e di una donna che partono per lo spazio nel 1998 con una navicella che andava più veloce della velocità della luce. Infatti, quando ritornano, sulla Terra sono passati più di 2000 anni; invece per loro è come se fossero passati solo 18 mesi. Tante le sorprese e i colpi di scena. Fino all’ultimo davvero imprevedibile. Si tratta di un film che capovolge i valori e che dà molti insegnamenti. Il primo più importante riguarda il rispetto dell’ambiente e della natura che ci circonda. Siamo noi uomini i responsabili della sopravvivenza o della distruzione del nostro pianeta. Gli attori sono davvero molto bravi e le musiche sono adatte a sottolineare ogni cambiamento di scena e di azione. Le immagini fotografiche non sono da meno. I paesaggi rappresentati sono bellissimi pur nella loro desolazione iniziale. “Il pianeta delle scimmie”, racconta ciò che può succedere se l’uomo continuerà nella sua ostinazione di combattere e di dominare. Il nulla più totale. La distruzione. Altro tema importante è quello della solitudine dell’essere umano, troppo impegnato a seguire le sue ambizioni e a realizzare i suoi progetti da non accorgersi del vuoto creato intorno a lui. Insomma un film da vedere e adatto a tutte le età. Un film che, si spera, serva da monito per un futuro migliore. Margherita Indino

Prendiamo per esempio Amici: dà sì la possibilità di esprimersi ma crea anche molta competizione tra i ragazzi che litigano spesso fra loro. Il Grande Fratello dà la notorietà a dei giovani ma presenta delle situazioni un po’ esagerate soprattutto per noi ragazzi. Giovanni Cazzella, Naomi Chittani, Rebecca Lezzi Tra le varie “Fiction” della RAI abbiamo: Ho sposato uno sbirro, Capri, Lo smemorato di Collegno, Butta la luna, Bakhita, il Coraggio di Angela, Un posto al sole, Angela, Tutti pazzi per amore, Don Matteo, ecc. Ne descriviamo qui sotto alcune. Don Matteo: Detective al servizio di Dio. Questo è Don Matteo Bondini, non un sacerdote

qualunque, ma un ex missionario dal talento un po’ speciale. Possiede uno straordinario intuito che, unito alla sua profonda conoscenza dell’animo umano, fa sì che si orienti con successo anche nei più tortuosi meandri del delitto. Tutti pazzi per amore: È una c o mmedi a s en ti men t alfamiliare. Una storia che vede al centro della vicenda un uomo, una donna, due adolescenti e una bambina. Si intrecciano i problemi e i bisogni degli adulti con quelli degli adolescenti e dell’infanzia. Tutti alla ricerca di comprensione, amicizia, amore, dialogo. Angela: Il primo di tre film per la tv interpretati da Sa-

brina Ferilli, scritti da Laura Toscano e Franco Marotta, prodotti da Immagine e Cinema per Rai Fiction. Si tratta di tre differenti storie che formano una sorta di "collana" (“Matilde” e “Lucia” altri due titoli), centrate su una figura femminile e ambientate negli anni che vanno dalla Seconda Guerra Mondiale a quelli che precedono il Boom economico. Tre personaggi a tutto tondo che disegnano un percorso e un’evoluzione della figura femminile e della sua percezione della società. Il coraggio di Angela: Silvana Fucito è un'imprenditrice che ha avuto il coraggio di lottare contro la camorra, rifiutando di pagare il pizzo e denunciando i suoi estorsori. Ma a Napoli non sottomettersi alla camorra

prevede delle conseguenze: Silvana Fucito l'ha pagato con l'incendio del proprio negozio di vernici, un'attività florida, cresciuta per iniziativa e merito di una donna d’affari che neppure dopo quel rogo ha ceduto alla paura… Nei programmi RAI troviamo, dunque, sia fiction “leggere”, di evasione, che fiction più “impegnate”. In entrambi i casi si mettono in scena personaggi che trasmettono dei valori basilari: l’importanza della famiglia, l’amore, il rispetto, l’altruismo. Roberta Curri Silvia Cafaro Sara Liaci


Fuoei...classe

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eSPORTando la scuola... La pallatamburello: lo sport del domani

Lo sport nella scuola Galateo

Breve storia di una nuova attività sportiva

Atletica leggera: che passione!

Lo sport novità della scuola media Galateo è la pallatamburello. Di che si tratta? È presto detto. “È un gioco di squadra”, spiega il professore di educazione fisica Corrado Sacquegna, “dove il campo di gioco è rettangolare e i giocatori in campo sono cinque contro cinque, mentre, quelli in panchina devono essere minimo tre e massimo cinque per squadra che entrano a rotazione”. In campo ci si dispone a M: due avanti, due dietro e uno al centro. Gli strumenti di gioco sono: il tamburello e una pallina da tennis sgonfia. In questo sport si gioca senza rete. Da quanti anni nella nostra scuola si pratica questo sport? “La nostra scuola”, riprende il professore, “è da cinque anni che partecipa ai tornei studenteschi. Ogni anno ai campionati provinciali ci siamo classificati al secondo posto o con le ragazze o con i ragazzi. Unica eccezione questo anno che abbiamo perso alle qualificazioni contro l’Arnesano”.

Prima il tamburello era costituito da un cerchio di legno con 28 cm di diametro sul quale era tesa una pelle d’animale, normalmente d’asino o di maiale, conciata in modo speciale ma attualmente si usano diversi materiali, tra i quali plastica e lega gommata nonché la tela per il piatto dell’attrezzo. Inizialmente l’arnese che colpiva la palla era interamente di legno, quindi nel cinquecento il gioco del tamburello era chiamato palla a scanno. Il tamburello a 3, ossia tamburello praticato prevalentemente in ambiente chiuso, come un palazzo dello sport o una palestra scolastica, si pratica su un campo ridotto. Sport di antichissima origine, una varietà del quale era già praticata dai Romani; si è sviluppato in Italia e da qua si è diffuso nel resto del mondo. Si tratta di un gioco che prende il nome dall'attrezzo che si usa per colpire la palla. Una prima forma di campionato italiano si svolse nel 1896; un regolamento definitivo del gioco fu stabilito nel 1920. Attualmente è praticato da uomini e donne in molte nazioni, soprattutto in Francia e Italia, inoltre è un gioco del programma dei Giochi del Mediterraneo. In Italia è attiva la F.I.P.T. ossia Federazione Italiana Palla Tamburello, che organizza, sia in ambito maschile che femminile, i campionati di serie A, B, C, D, di categoria ossia giovanili, amatori, veterani, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. Potrebbe sembrare uno sport semplice, ma in realtà richiede una grande forza e soprattutto riflessi sempre pronti.

Chiara Scrimieri Alexandra Suraj Giorgia Vantaggiato

Con le ali ai piedi

Tante le gare vinte

L’atletica leggera? Una vera passione per gli studenti che frequentano il Galateo… A praticarla sono in tanti. Per capire i motivi di questo successo, abbiamo intervistato il professore di educazione fisica Corrado Sacquegna. Professore Sacquegna, perché si è scelto di fare atletica leggera in questa scuola?

“Perché è lo sport per eccellenza ed inoltre perchè fra i giochi studenteschi è obbligatorio”. Quanti alunni in media partecipano alle gare e agli allenamenti? “A praticare questo sport sono in media 20 alunni a gara. La squadra è formata da 6 cadetti e 6 cadette”. Quante volte alla settimana si allenano i ragazzi che devono fare la gara? “Si allenano 2-3 volte alla settimana per circa 3 ore al Coni.” È opportuno precisare che l’atletica leggera comprende i diversi sport: gli 80 metri; gli 80 ostacoli; i 1.000 metri; il getto del peso; il salto in lungo; il salto in alto e la staffetta nella quale non partecipano quelli che fanno i 1.000 metri e il getto peso. “Con questo sport”, conclude il professore di educazione fisica, “la scuola ha vinto molte medaglie sia nelle gare provinciali che in quelle regionali”. Barbara Rossi

Il pattinaggio artistico è ormai uno sport diffuso nel mondo. Quando si pattina l’individuo ha l’impressione di volare. Il pattinaggio artistico si divide in due grandi “categorie”: pattinaggio artistico su rotelle e pattinaggio artistico sul ghiaccio. Il pattinaggio artistico su rotelle viene anche chiamato, ma meno comunemente, roller skating ed è l’uso del pattinaggio su rotelle per spostarsi sul terreno. Gli esercizi nel pattinaggio sono i salti, le trottole e le cosiddette “figure” (es. papera, angelo, egiziana, carrettino, stella, ecc.). Il pattinaggio artistico su ghiaccio è l’azione di muoversi con appositi pattini su una pista fatta di ghiaccio. Nei paesi in cui il clima permette delle piste di ghiaccio all’aperto viene praticato maggiormente dei paesi dal clima meno freddo. Il pattinaggio, nei paesi “freddi”, può essere usato, non solo come sport, ma anche come metodo di trasporto o di “movimento”. Nei paesi che non hanno piste naturali, viene praticato in palazzotti costruiti appositamente. Si ritiene che il pattinaggio su ghiaccio si sia originato in Svezia oltre dodici secoli fa (alcuni ritrovamenti fanno pensare che esistesse già dal 50 a.C.). In questi due tipi di pattinaggio artistico la costanza e l’impegno sono notevoli, spesso sottovalutati dalle persone perché non è uno sport seguito come il calcio. Chiara Scrimieri

LA REDAZIONE Gli alunni: II A, B, C Francesco Abbagnato Anastasia Altamura Pierpaolo Battipaglia Silvia Brizio Luca Bruno Dominique Conz Franza Marta Coppola Marika De Luca Emanuele Erroi Cristian Fumarola Cristina Linciano Federica Malizia Martina Manca Angelica Marra Francesco Merenda Riccardo Panarese Giorgia Passione

Francesca Perrone Davide Pittini Michela Puzziello Chiara Quarta Giulio Rispoli Andrea Rosato Francesca Spedicati Raffaele Tarantino II D, E, F Silvia Cafaro Giovanni Cazzella Manuela Chirone Naomi Chittani Marta Corallo Roberta Curri Sara Dell’Anna Giorgia Ferreri Margherita Indino Rebecca Lezzi Sara Liaci Michela Mele

Francesca Montanaro Loris Perrone Barbara Rossi Pamela Russano Chiara Scrimieri Alexandra Suraj Laura Suriano Giorgia Vantaggiato Gli esperti: Rossella Bufano Lucia Carbone Sarinelli Maria Antonella Coppola Tiziano Margiotta Simone Palma Emanuela Rizzo Le tutor: Mariolina Errico Maria Rosaria Falconieri


In questa pagina le foto dei ragazzi che hanno partecipato al Pon di giornalismo


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