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Rivista dei Capi Calabresi dell’AGESCI

agosto 2013

Foto G. Arcudi

IL LUOGO... ______________ ... DELLA BELLEZZA ______________ ... DEL CAMPO ______________ ... DELLA FEDE

Vite all’aperto Benvenuti alla Route Regionale delle Co.Ca. 2013

______________ ... DELLA ROUTE REGIONALE


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SdM 1/2013

Reg. Trib. di Lamezia Terme n° 68/87 C/o AGESCI Calabria Via Trento, 47 Lamezia Terme ( CZ)

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Direttore Responsabile: Luigi (Gino) Arcudi Redazione: Antonio D’Augello (web) Vincenzo Baglio (foto) Gaetano Spagnolo (grafica) Stampa Marafioti

VITE ALL’APERTO SOMMARIO 2 - EDITORIALE 4 - SALUTO AI CAPI 6 - CHI ARRIVA PRIMA ASPETTA 8 - IL LUOGO DELLA BELLEZZA 10 - RIFLESSIONI 12 - IL LUOGO DEL CAMPO 14 - LUMEN FIDEI 20 - OSSERVATORIO 22 - LETTERE AL DIRETTORE Chiuso in stampa il 2 agosto 2013

EDITORIALE Strade del Meridione parla della Natura e del Creato come luogo privilegiato per educare (così era nell’intenzione di Baden Powell) e lo fa accogliendo circa 600 Capi della Regione che hanno percorso, per tre giorni Piste, Sentieri e Strade della Sila. Vivere nella natura è il modo scout per progettare il futuro della Regione con la redazione del nuovo Progetto Regionale che accompagnerà i prossimi anni dell’Agesci calabrese. Diversi sono stati gli incontri che hanno preparato questa esperienza (noi non prepariamo eventi ma proponiamo esperienze) proprio come fanno Akela e Arcanda quando preparano i Lupetti/e Coccinelle alla Caccia e al Volo; proprio come fa una Squadriglia, nell’Angolo della propria sede, quando progetta la prossima avventura; come fanno i Clan/Fuochi quando arredano la sede con le foto della risalita del torrente o aggiornano le memorie frutto delle tre Route vissute nel corso dell’anno (Natale, Pasqua ed estiva). La Scelta Scout così vissuta contribuisce a educarci ad un corretto rapporto con noi stessi, gli altri e i territori. La Natura è ordinata, provvidenziale, generosa, genera meraviglia e ottimismo, ci propone di affrontare le nostre fragilità e superare i nostri limiti per varcare la soglia di casa migliorati dal rapporto della natura per poter spendere qualcosa in più nel rapporto con gli altri (se non altro perché abbiamo qualcosa da raccontare). Vivere nella Natura ci rende consapevoli dell’Amore che Dio ha per noi nominandoci custodi del suo giardino: un

Amore da sperimentare con la fisicità dell’incontro approfondito e continuato con il Creato. I ragazzi postano sui social network ciò che più li rende originali e non c’è scout o guida che non abbia, sul proprio profilo, foto di esperienze vissute con lo zaino in spalla o che ha come sfondo, della propria home page, il panorama conquistato dopo una lunga salita. Ma viene il dubbio: avete mai visto se i ragazzi hanno postato anche foto di riunioni e domeniche vissute in sede o nei cortili delle Parrocchie? Gino Arcudi

www.agescicalabria.it - facebook: strade del meridione


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EDITORIALE

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SALUTO AI CAPI

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GRAZIE!

Per

Cominciare:

“Grazie!”.

Siamo grati a te che stai leggendo queste poche righe perché significa che, anche tu come noi, stai approfittando della meravigliosa opportunità chiamata “Route delle Comunità Capi”. Ma Grazie anche a te che non ti sei messo per “Strada” ma che in qualche modo questa opportunità ha bussato alla porta della tua casa e tu l’hai lasciata entrare.

È meraviglioso far parte di questa “Famiglia” che tutti include e nessuno esclude. La strada fatta ci ha indicato un progetto ben chiaro e preciso: una partenza, un percorso, una meta. Il cammino a volte lento, faticoso ci ha permesso di riprendere contatto con il mondo della natura, il silenzio del cammino ha favorito l’ascolto del nostro “io nascosto” e quindi ripren-

dere il contatto con noi stessi. Sempre il silenzio del cammino, ha favorito l’ascolto e il rapporto con i compagni di strada. La strada ci insegna a rinnovare le scelte fatte, a non arrendersi, a rinforzare la consapevolezza che siamo uniti ai nostri compagni di cammino dagli stessi ideali, dagli stessi valori, dai desideri dalle incertezze, ma anche dalla certezza che insieme è possibile la costruzione


SALUTO AI CAPI di una nuova “Città” migliore di come l’abbiamo trovata. L’immagine della città ci richiama continuamente quella che Dio ci pone come modello, “La nuova Gerusalemme”, fatta non solo di pietre e costruzioni, ma viva e vissuta da uomini che guardano al bene comune per la felicità di tutti.

Quanto è bello ora che tu, che hai fatto strada, condivida questa ricchezza attraverso il confronto dell’esperienza vissuta: ne trarrai, come dice Gesù “cose antiche e cose nuove” (Mt 13,52). Il tuo contributo prezioso sarà importante per la realizzazione di un percorso comune che ci vedrà impegnati per i prossimi anni, evidenziato nello slogan del nostro convegno: “Dalle piste ai sen-

tieri sulle strade del domani”,. Abbiamo iniziato con un grazie, e ti diciamo ancora di più Grazie, perché tutto quello che faremo insieme, per il presente e il futuro, sono dono e fermento vitale per tutta l’associazione calabrese. Buon cammino e che su tutti noi ci custodisca sempre lo sguardo amorevole del Signore Gesù, Colui che orienta il nostro cammino verso la Nuova Gerusalemme. Concetta, Fabio, don Massimo.

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Il progetto ha questo sogno, che si realizza con il contributo di ognuno, anche del tuo che partecipando alla route, o restando a casa, sei un tassello preziosissimo per costru-

ire strade da percorrere per raggiungere la meta della realizzazione del sogno stesso.

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Foto V. Baglio


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ASPETTIAMO

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Chi arriva prima... ...aspetta

“io sto con chi cammina piano, perché guarda intorno. Con chi sorride ogni volta, che arriva il giorno.” (tratto dal testo della canzone dei Ratti della Sabina, ora Area 765) Parafrasare vecchi detti scout o pensieri di B.P. è da sempre bagaglio della c.d. “arte del Capo”. Un bagaglio che però tende sempre verso due opposti: o viene usato troppo o troppo poco!

Le vie di mezzo sono sempre le migliori. Ti permettono di metterti in gioco, migliorando te stesso e plasmandoti un’identità che diventa solo tua. Unica ed inimitabile. Il concetto di “identità” lo diamo per quasi per scontato. Nella nostra esistenza, “lungo i sentieri dell’ agire quotidiano”, riempiamo il nostro “zaino” di tantissime cianfrusaglie, dimenticando troppo

spesso quello di cui abbiamo davvero bisogno. Riempirci la bocca e la testa di frasi, locuzioni, citazioni, colma il vuoto non apparente della nostra identità come capi\testimoni dello scautismo. Credere non significa necessariamente comprendere. Lo zaino che si prepara per partire non si riempie di “cose in cui credo”, ma di “cose che comprendo”.


ASPETTIAMO

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La questione della comprenfrontarci e di viverci. ritmo prende corpo e vita. sione, ed arrivo al punto, renNessuno pensa che sarà un’imIl senso del ritrovarci, dello de pesante il nostro zaino: abpresa facile: vivere un’espestare insieme, di c o n biamo un maledetto bisogno rienza significativa a di “rallentare”. livello comunitario può tta a Aspe m i r P Avere uno lenire ciò che è la cartina a iv Chi Arr abina S a l l e zaino peal tornasole del nostro Ratti D nto (2006) e L o sante signi“zaino”. A Pass > fica andare Però è proprio questo il e r a f lenti, cambello! a darsi d i d e o r p a s minare piaAl grido di “Buona Strada”, latem pen Oggi è otti lì a e questa vita n e i r e no, per non sceremo le nostre case per vent rar giorni i r miglio enire e p o d v o sentire la fatinirci incontro, gli uni gli altri. deve è il m a qual po che ve venire m e t l ca. Pensateci: un’intera regione i e che de iore l o g p i m m e o t Lo zaino pein movimento che per alcuni ost e il per il p e e r i r r r g o c a i m sante è ricco di giorni farà da “strada” ad un er di C’è ch suda p aggio perfetto i h c e “identità”: valoevento come la route, con un a il vi progett cora accorto i h c ri, ideali, volonritmo costante ed eguale per ’è c n n si è a a per finire o n e tà, buone intentutti. st l’estate a per finire. e h c t zioni. Beh, roba da far tremare Euclite s e l’esta h c Partire significa de. iano mina p m a c i essenzialmente In quei giorni il mondo girerà h c sto con uarda intorno o I questo. come sempre, ed il ritmo freg perchè ride ogni volta r Quando si parte con netico continuerà a scandire so con chi riva il giorno o t r a n lo zaino sulle spalle le giornate di tutti. che ni ta a se og t r o p si abbandona tutto Ma le nostre no. m e non i urno t l i e o t h l sa ciò che è superfluo. Siamo Capi scout in controaro c bra chi he m e s i m c Il ritmo ossessivo ed tempo! perchè è dimostrato a la... l è a l h c onnivoro di questa soMatteo G. Pugliese per petta ima as r p a v cietà che viviamo dobi r chi ar re si nota e biamo “accordarlo” r a f i d tempo ni a ragionar con l’identità riposta in Oggi è e e gior comprare h g n u l i un semplice zaino. nott cattolo e o i g e l a ir Bisogna imparare a calisu qu er stup iderare t o p r e p da des brare il ritmo. niente diare r e v a e da ivi t n e Quel “ritmo dei passi” che i e non n ver più e non a ci accompagna durante il a mano a f i l e s cammino: questo è il ritmo ogni n chi i s più gusto o c o t s Io di cui la nostra identità ha ozioni c’è perchè ezzo delle em r bisogno. n sa il p mai chiesto o n i h c con Il nostro zaino e il nostro rite l’è itardo e non s e sempre in r mo. mpr o rrivo se rologio guast he a e ’o Due elementi che “da soli non l r a oc con bra chi he m e s i possono fare nulla” (parafram c perchè è dimostrato a la... l è l sando una nota canzone!). perch petta a s a a m i E allora che l’idea del mettere va pr chi arri insieme le nostre identità cadenzate da un solo ed unico

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I LUOGHI

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Foto R. Milardi

te. Perché è questa la vera bellezza migliore di questo mix che per Dov’è la vera essenza di uno Scout za, il luogo siamo noi, l’aria aperta noi è tanto, è pane quotidiano che se non in natura? Noi ci troviamo ci accoglie ma siamo noi il luogo vogliamo condividere. Perché sialì, nelle più piccole, insignificanti mo quelli che si svegliano Quelli del della bellezza, un rimecomponenti di un enorme prato scolarsi continuo di risa al campo per fare la corsa verde, che non è solo un enorappellomattutina uscendo dalla me prato verde, sdraiati a conne che e urla che creano una propria tenda come tanti si appiccica casa, che creano una templare il cielo limpido ed il suo famiglia. La bellezza sta zombie che non riescono sole che sembra voglia emanare alla in questo, nel guardare nemmeno ad infilare gli ronte” luce solo perché siamo in divisa, con occhi diversi il monscarponi, unico momento siamo insieme e siamo lì. Perché do, con occhi che sanno in cui pesa indosci siamo, perché siamo. essere positivi. Abbiamo questo sarli. Quelli che il profuPerché siamo quelli che siamo in più. E nei campi, beh, lì ci sapmo che hanno addosso amano scoprire sempre nsieme piamo proprio fare: non troviamo è quello del lavoro. Quelli quel qualcosa di profonin nulla qualcosa che non vada, che con poco, creano un do anche se si tratta di iamo troviamo uno spettacolo che solo mondo. Quelli del capsuperficie, che vogliono ì” noi comprendiamo, in qualsiapellone che si appiccica andare oltre, anche se si cosa; come se parlassimo con alla fronte per quanto si è con la strada bloccata – un linguaggio tutto nostro, il linstati sotto il sole. Quelli che la loro un metodo lo troviamo lo stesso – guaggio dell’amore della natura. voce la usano per stonare qualche che si macchiamo il viso di fango e Roberta Mafrici nota in più nelle lunghe camminasorrisi, non c’è maschera di bellez-

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RIFLESSIONI

Se capovolgi il mondo, lo specchio ti riflette…

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“..questa avventura, queste scoperte, le voglio vive “…la natura unisce da pari a pari persone lontanissime tra loro per cond

La natura è la cornice del nostro “specchiarci” quotidiano nella realtà. Anche se questa è una delle sue funzioni primarie, molto spesso tendiamo a perderci nel “riflesso” e non ci raccapezziamo più nulla. Viviamo in un’epoca dove non siamo più abituati a fermarci ed “osservare” ciò che abbiamo intorno. Eppure quasi l’80% della nostra giornata tipo si manifesta “all’aperto”, fuori casa, in mezzo alla gente, in “relazione” con altri. In tutta questa altissima percentuale non riusciamo più a conoscere autenticamente chi ci sta accanto e, in maniera rocambolesca, ci smarriamo persino noi stessi, presi come siamo più dalle “faccende” e dalle “cose da fare” che da ciò per cui valga la pena perdersi e spendersi veramente. Questo perché lo specchio lo usiamo come semplice riflesso della nostra supponenza e del nostro egocentrismo, e non, invece, come cornice autentica del nostro essere, anzi, del nostro “esserci”, che è ben diverso! La passività dell’uomo moderno deriva dalla noia. Il continuo bombardamento a cui siamo sottoposti nel campo, ad esempio, della comunicazione e dell’elettronica, ha reso l’individuo sempre più tragicamente “solo”. Orbene, come vi sembra possibile che il progresso volto a far interagire ed “unire” tutti gli esseri umani stia invece, inesorabilmente, tracciando una rotta opposta? La risposta, a mio parere, è solo una: qualsiasi “strumento” l’uomo possa mai creare, sarà sempre è solo un involucro vuoto, senza ani-

“all’aperto, fuori casa, in alla mezzo gente”

ma ne, soprattutto, cuore, qualsiasi sia il suo scopo e la sua funzione. Niente come la natura riesce a far palpitare il cuore di un essere umano. Un paesaggio, un orizzonte da scrutare, un cielo terso. Ma questi “brividi” non devono mai essere fini a se stessi.

Devono invece produrre cambiamento, smuovere le coscienze, “costruire pilastri” nell’anima di ciascuno di noi. Come capi dovremmo sforzarci continuamente, affinché il nostro cuore e quello dei ragazzi diventi autentico veicolo di “umanità”,


RIFLESSIONI

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,odnom li iglovopac eS …ettelfir it oihcceps ol

vere con te..” (dal canto, “L’acqua, la terra e il cielo) dizione di fortuna: si baciano come nate insieme.”(William Shakespeare)

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La gioia invece vive nell’intimo, diceva un noto teologo, silente e radicata. La natura è la gioia del cuore. Il problema è che il cuore non si “specchia”davanti ad una lastra di vetro, ma si “riflette” nella persona che incontriamo quan-

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Il cuore di ogni scout, infatti, dovrebbe essere sempre “lieto”. Badate bene, non “allegro” o “gaio”. Ma, molto semplicemente, “lieto”! Essere allegri è un fatto esterno, fragoroso e rumoroso il più delle volte: per tali ragioni è solito dissolversi in fretta.

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in un campo”

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“alziamoci dalle e sedie andiamo

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do usciamo di casa, nel compagno di scuola, nel collega di lavoro, nell’amico che ti chiede un consiglio, nella persona amata. Per quanto possa sembrare evanescente, questo concetto è il pilastro dell’autentica conoscenza di se stessi in relazione all’altro e a ciò che ci circonda. Lo sforzo richiesto è, in ogni modo, quello di tentare la strada del “riflesso con l’altro”. Quell’80% abbondante che noi tutti trascorriamo fuori casa, all’aperto, cerchiamo di viverlo appieno, fino in fondo, senza maschere e senza filtri. Nello specchio tutto appare rovesciato, tranne ciò che è già rovesciato in partenza, ovvero, ciò che va contro i canoni, ciò che rompe gli schemi, ciò che vive autenticamente se stesso. Perciò spegniamo gli IPhone, chiudiamo i computer, alziamoci dalle sedie e “andiamo in un campo”, decretava Lezard. La bellezza della natura è sempre li, pronta ad aspettarci, a farci da sfondo e palcoscenico autentico di vita reale. Vita reale che possiamo rendere “autentica” se riusciremo un giorno non lontano a considerare l’altro un “diversamente-me-stesso”. Ed ora, “riflettete sul riflesso”… ma non specchiatevi troppo eh! Matteo G. Pugliese


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I LUOGHI Quando penso alla natura di sicuro non mi viene in mente la piantina che ho sul balcone di casa mia. Quando penso alla natura, io che sono una scout, mi ricollego a tutto ciò che di verde ho visto e vissuto nel mio percorso. Non a caso la vita all’aria aperta è uno degli elementi fondamentali del metodo che guida la nostra educazione al ragazzo e alla ragazza, punto sul quale BP ha scritto e detto molto. Il campo, elemento primordiale della vita scout, luogo dove per eccellenza si vive e si respira la natura, deve essere il regno dei ragazzi, dove in tutta libertà (naturalmente con la supervisione dei capi), potranno tentare diverse esperienze che metteranno in movimento le loro

resto, te lo senti un pò tolto. Metti via gli scarponi e la gavetta per far posto a delle scarpe (forse griffate) e ai piatti di plastica. Ti ritrovi catapultato come in un mondo parallelo, senza avere accanto quella che ormai è diventata la tua seconda famiglia, dove all’improvviso non c’è più un ragazzo che ti chiede più pane e nutella. Vivere all’aria aperta per un’intera settimana, con la nebbia o l’umidità, col sole cocente o la pioggia battente, vuol dire rimuovere l’esistenza di cose, persone, situazioni, a partire da quella tecnologia creata per far risparmiare tempo alle persone ma che paradossalmente lo stesso tempo ti toglie, vuol dire quasi sospendere gli amici che hai lasciato a casa o

“ilbosco, il m uschio

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il soffritto di ipolla” c

di una chitarra, le corde di un’amaca che ti segnano tanti piccoli rombi addosso, le spalle dei tuoi amici. ODORI il bosco, il muschio, il soffritto di cipolla che si espande per il campo, l’umido della tenda, un deodorante di troppo per coprire altri odori di troppo! Odori la vita. GUSTI una frittata bruciacchiata, l’acqua fresca che scende fino allo stomaco, un piatto mai assaggiato che riscopri come il più buono della tua vita! Si creano legami, riti. Tutto è impregnato di cose forti, come il fumo addosso o la fiamma di un fuoco alla sera che sembra volerti rubare il primo strato di pelle. Scopri tanti modi di essere, di

Il campo scout: 7 giorni a colori facoltà d’iniziativa, d’ingegnosità, di gioco e dedizione. B.P lotta con tutto il suo potere di convinzione in favore dell’aria aperta e contro lo spirito casalingo: “ Il campo è di gran lunga la miglior scuola per dare ai ragazzi le qualità del carattere delle quali ci occupiamo. L’ambiente è sano, gli Scouts sono entusiasti. Sono attorniati da cose interessanti (da fare e da osservare). Il capo li ha continuamente sotto mano, di giorno e di notte, per far assimilare ciò che loro propone. “Una settimana di vita di campo vale sei mesi di corsi teorici in aula”. Ed è per questo che quando si è reduci di un campo scout, benché sia l’ennesimo della tua vita, bisogna fare i conti con la realtà che ti si piazza davanti, quella realtà che per circa una settimana o poco più hai messo da parte, in standby. Quello che acquisti una volta tornato a casa è solo un (bel) pò di pulizia in più, il

una data importante tanto sei immerso in questo mare verde; è un altro mondo, su un’altra latitudine. VEDI la natura, dove nemmeno un brutto scarafaggio può farti più paura, i suoi colori particolari ti lasciano estasiato. Vedi i ragazzi, quelli che visto cambiare, evolvere nella loro crescita, divertirsi, ridere. Vedi il buio, l’oscuro più totale del bosco.. cosa ti aspetta ad un palmo dal naso?

parlare, di condire l’insalata. Scopri che siamo circondati probabilmente da tante cose inutili, e che per essere davvero felici basta un sacco a pelo, dei buoni compagni di viaggio, e naturalmente, una buona macchina fotografica per immortalare il tutto!

“da fare e da osservare”

SENTI gracchiare una cornacchia nel cuore della notte, il grugnito di un maiale che sta per mangiarsi le tue rimanenze, il rumore di una cerniera su e giù: dentro la tenda, una piccola dimora, fuori la tenda, la natura più pura. TOCCHI l’acqua gelida della sorgente, il terreno umido e nero, le corde

E se per caso tutto d’un tratto venisse giù a piovere? La natura è fatta per ospitare in questi casi un gruppo di ragazzi pronti a lanciarsi nell’avventura? E’ idonea, pur non fornendo un tetto sulla testa? Certo che sì. Un vecchio amico scout diceva “Non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento!” Sara Jacopetta


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Foto S. Jacopetta


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Carissimi giovani, “Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città”, (Lc 4,43)

Da villaggio in villaggio. Appena iniziato il mini- affetti familiari dopo il stero terreno e subito dopo suo battesimo? Luca non aver ricevuto il battesimo si esprime su questo supdal Battista nel Giordano posto bisogno di Gesù. E’ certo che un Gesù Gesù pensò di fare annunzi così non lo troveuna “buona azioil regno remo più. E’ da qui ne” andando a far vista alla sua città di Dio an- che Gesù comina Nazaret: “Si recò che alle cia la sua missione pubblica! a Nazaret, dove era altre città” Questo Gesù semstato allevato” (Lc 4,16). Proprio il paese che brava, all’inizio, uno ha visto crescere Gesù da sprovveduto, un piede tefanciullo fino a farsi uomo. nero ansioso di sviluppaForse per cogliere segni di re un cammino diverso. coraggio o per raccoglie- La prima uscita pubblica, re sicurezze a questo mo- però, costò cara a Gesù. mento di sconforto e di in- Era bravo a parlare e colcertezza. Un Gesù ansioso to nelle scritture ma comdi incontrare di nuovo gli mise l’errore strategico

di entrare di sabato nella sua sinagoga. I farisei non glielo perdonarono e atteso al varco Gesù tentarono di spingerlo nel burrone. Gesù riuscì a scappare da questo momento le sue predicazioni si svilupparono prevalentemente all’aperto. Luca traccia il cammino di Gesù esclusivamente all’aperto. Sembra proprio una route la vita pubblica di Gesù! Un cammino che porterà Gesù da villaggio in villaggio: “Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città”, (Lc 4,43). La scelta di Gesù di


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“squadra” con cui cammi- Stana storia la nostra, nata nare insieme. E’ il “cam- tra i vicoli poveri di Lonbiamento visibile” quello dra e strana storia anche che cerca Gesù e propone quella di Gesù che invenon già una consuetudine ce di nascere in città ha secolarizzata per imbonir- deciso di nascere, all’aria si un Dio, ma un Dio che aperta: “fuori città”. L’anva a cercare di persona la nuncio della nascita lo acsua creatura ed insieme ad colgono i pastori, gente che essa propone l’esperienza vive da sempre fuori città, ai margini. I pastori per della vita. La nostra vita all’aria aper- incontrare Gesù dovettero ta è il cambiamento visi- cambiare direzione: non bile della nostra associa- verso Gerusalemme, cenzione, rimane soprattutto tro del potere economico l’esperienza di una fami- e religioso, ma un inutile glia aperta e accogliente, villaggio chiamato Betessenziale e solidale. Gesù lemme! Per incontrare la accoglie e sperimenta la realtà dobbiamo cambiare solidarietà insieme ai suoi spesso direzione.(Lc 2,10-14) discepoli. L’associazione Strano messaggio: “Per insostiene la sua vocazione contrare Dio non bisogna in terre di nessuno. Una andare a Gerusalemme, “grande famiglia” che ha ma a Betlemme”. I pastori la sua realtà nella verità adesso diventano credenti della sua testimonianza. e si trasformano in misL’aria aperta può essere sionari coraggiosi, sono i per noi scout la sperimen- primi testimoni della saltazione continua di vezza. “Partendo” una un’evangelizzaziosi assumo pericouova ne vissuta al di fuoli, rischiano l’inamiri dei templi e dei glia, i comprensione e lo primi sacri altari, è l’espesberleffo per la loro rienza del dialogo iscepoli” reputazione di infecon Dio. Non più deli. di un Dio icona ma un Dio Un rischio che si corre solo che si nutre e soffre insie- stando e vivendo all’aria me alle sue creature. Mai aperta: dove tutto è evialtarini nelle nostre sedi, dente e tutto è trasparente. simboli di staticità, ma Giovanni Mazza immagini che richiamano le nostre responsabilità fuori, altrove.

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predicare ai “margini” non è stata dettata da esigenze di opportunità, ma dalla necessità di annunciare un Dio che non abita nell’alto dei cieli ma vive e cammina insieme al suo popolo. Stare e vivere all’aria aperta non significa quindi fuggire dai “villaggi” e dalle loro comodità, vivere le nostre sedi “fuori” dà, invece, visibilità essenziale alle nostre scelte. Non è una preferenza romantica e fuori degli schemi, ma è la scelta ed il metodo di evangelizzare. Vivere all’aperto non può essere un mostrare capacità di adattarsi alle non comodità, non può essere una competizione o una dimostrazione di bravura e diversità dal consueto ma l’ambiente privilegiato a godere e rischiare per i beni comuni. Fuggendo da Nazareth, dove Gesù aveva famiglia ed amici, trova rifugio a Cafarnao ed in questi luoghi incontra, formando una nuova famiglia, i primi discepoli. Luca racconterà la tenerezza della grande famiglia universale, una tra le più belle parabole di Gesù: “Il Padre misericordioso”, (Lc. 15). Gesù non decise di rimanere solo sentì, invece, il bisogno di avere una

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LUMEN FIDEI

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Nella natura dell’Uomo e del Creato i codici per interpretare la Vita. LaprimaEnciclicadiPapaFrancesco(el’ultimadiBenedettoXVI)proponeunriferimentopercomprendere come Verità e Creato, se frequentati da chi fa educazione, possono essere validi alleati, per indicare a chi cresce, la vocazione ad una vita felice. Di seguito alcuni punti significativi del documento papale riferiti a verità e creato. Si consiglia ai Capi la lettura completa della Enciclica.


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54. Assimilata e approfondita in famiglia, la fede diventa luce per illuminare tutti i rapporti sociali. Come esperienza della paternità di Dio e della misericordia di Dio, si dilata poi in cammino fraterno. Nella “modernità” si è cercato di costruire la fraternità universale tra gli uomini, fondandosi sulla loro uguaglianza. A poco a poco, però, abbiamo compreso che questa fraternità, privata del riferimento a un Padre comune quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. Occorre dunque tornare alla vera radice della fraternità. La storia di fede, fin dal suo inizio, è stata una storia di fraternità, anche se non priva di conflitti. Dio chiama Abramo ad uscire dalla sua terra e gli promette di fare di lui un’unica grande nazione, un grande popolo, sul quale riposa la Benedizione divina (cfr Gen 12,1-3). Nel procedere della storia della salvezza, l’uomo scopre che Dio vuol far partecipare tutti, come fratelli, all’unica

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44. La natura sacramentale della fede trova la sua espressione massima nell’Eucaristia. Essa è nutrimento prezioso della fede, incontro con Cristo presente in modo reale con l’atto supremo di amore, il dono di Se stesso che genera vita. Nell’Eucaristia troviamo l’incrocio dei due assi su cui la fede percorre il suo cammino. Da una parte, l’asse della storia: l’Eucaristia è atto di memoria, attualizzazione del mistero, in cui il passato, come evento di morte e risurrezione, mostra la sua capacità di aprire al futuro, di anticipare la pienezza finale. La liturgia ce lo ricorda con il suo hodie, l’“oggi” dei misteri della salvezza. D’altra parte, si trova qui anche l’asse che conduce dal mondo visibile verso l’invisibile. Nell’Eucaristia impariamo a vedere la profondità

del reale. Il pane e il vino si trasformano nel corpo e sangue di Cristo, che si fa presente nel suo cammino pasquale verso il Padre: questo movimento ci introduce, corpo e anima, nel movimento di tutto il creato verso la sua pienezza in Dio.

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in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre più ampio. Lo sguardo della scienza riceve così un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura è sempre più grande. Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza.

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34. La luce dell’amore, propria della fede, può illuminare gli interrogativi del nostro tempo sulla verità. La verità oggi è ridotta spesso ad autenticità soggettiva del singolo, valida solo per la vita individuale. Una verità comune ci fa paura, perché la identifichiamo con l’imposizione intransigente dei totalitarismi. Se però la verità è la verità dell’amore, se è la verità che si schiude nell’incontro personale con l’Altro e con gli altri, allora resta liberata dalla chiusura nel singolo e può fare parte del bene comune. Essendo la verità di un amore, non è verità che s’imponga con la violenza, non è verità che schiaccia il singolo. Nascendo dall’amore può arrivare al cuore, al centro personale di ogni uomo. Risulta chiaro così che la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro. Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti. D’altra parte, la luce della fede, in quanto unita alla verità dell’amore, non è aliena al mondo materiale, perché l’amore si vive sempre in corpo e anima; la luce della fede è luce incarnata, che procede dalla vita luminosa di Gesù. Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che

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L’ENCICLICA benedizione, che trova la sua pienezza in Gesù, affinché tutti diventino uno. L’amore inesauribile del Padre ci viene comunicato, in Gesù, anche attraverso la presenza del fratello. La fede ci insegna a vedere che in ogni uomo c’è una benedizione per me, che la luce del volto di Dio mi illumina attraverso il volto del fratello. Quanti benefici ha portato lo sguardo della fede cristiana alla città degli uomini per la loro vita comune! Grazie alla fede abbiamo capito la dignità unica della singola persona, che non era così evidente nel mondo antico. Nel secondo secolo, il pagano Celso rimproverava ai cristiani quello che a lui pareva un’illusione e un inganno: pensare che Dio avesse creato il mondo per l’uomo, ponendolo al vertice di tutto il cosmo. Si chiedeva allora: « Perché pretendere che [l’erba] cresca per gli uomini, e non meglio per i più selvatici degli animali senza ragione? », 46 « Se guardiamo la terra dall’alto del cielo, che differenza offrirebbero le nostre attività e quelle delle formiche e delle api? ». 47. Al centro della fede biblica, c’è l’amore di Dio, la sua cura concreta per ogni persona, il suo disegno di salvezza che abbraccia tutta l’umanità e l’intera creazione e che raggiunge il vertice nell’Incarnazione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo. Quando questa realtà viene oscurata, viene a mancare il criterio per distinguere ciò che rende preziosa e unica la vita dell’uomo. Egli perde

il suo posto nell’universo, si smarrisce nella natura, rinunciando alla propria responsabilità morale, oppure pretende di essere arbitro assoluto, attribuendosi un potere di manipolazione senza limiti. 55. La fede, inoltre, nel rivelarci l’amore di Dio Creatore, ci fa rispettare maggiormente la natura, facendoci riconoscere in essa una grammatica da Lui scritta e una dimora a noi affidata perché sia coltivata e custodita; ci aiuta a trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità e sul profitto, ma che considerino il creato come dono, di cui tutti siamo debitori; ci insegna a individuare forme giuste di governo, riconoscendo che l’autorità viene da Dio per essere al servizio del bene comune. La fede afferma anche la possibilità del perdono, che necessita molte volte di tempo, di fatica, di pazienza e di impegno; perdono possibile se si scopre che il bene è sempre più originario e più forte del male, che la parola con cui Dio afferma la nostra vita è più profonda di tutte le nostre negazioni. Anche da un punto di vista semplicemente antropologico, d’altronde, l’unità è superiore al conflitto; dobbiamo farci carico anche del conflitto, ma il viverlo deve portarci a risolverlo, a superarlo, trasformandolo in un anello di una catena, in uno sviluppo verso l’unità. Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno,

come ammoniva il poeta T. S. Eliot: « Avete forse bisogno che vi si dica che perfino quei modesti successi / che vi permettono di essere fieri di una società educata / difficilmente sopravviveranno alla fede a cui devono il loro significato?». 48 Se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, si affievolirà la fiducia tra di noi, ci terremmo uniti soltanto per paura, e la stabilità sarebbe minacciata. La Lettera agli Ebrei afferma: « Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città » (Eb 11,16). L’espressione “non vergognarsi” è associata a un riconoscimento pubblico. Si vuol dire che Dio confessa pubblicamente, con il suo agire concreto, la sua presenza tra noi, il suo desiderio di rendere saldi i rapporti tra gli uomini. Saremo forse noi a vergognarci di chiamare Dio il nostro Dio? Saremo noi a non confessarlo come tale nella nostra vita pubblica, a non proporre la grandezza della vita comune che Egli rende possibile? La fede illumina il vivere sociale; essa possiede una luce creativa per ogni momento nuovo della storia, perché colloca tutti gli eventi in rapporto con l’origine e il destino di tutto nel Padre che ci ama.


APPUNTI, RICORDI, FIRME

LA MIA ROUTE

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“un paio di occhi a una dozzina di paia

Osservare è la tecnica scout cui Baden Powell dedica il maggior numero di pagine in Scoutismo per ragazzi e ci sarà pure un motivo. Gli incaricati Regionali al Coordinamento Metodologico ci propongono lo stato dell’arte sull’Osservatorio nato per interpretare le esigenze educative del mondo in crescita e formulare adeguate risposte perché lo scoutismo calabrese sappia rispondere alle sfide di questo tempo. “Carissimi, prima di tutto, vogliamo ringraziarvi per aver accolto l’invito, che Vi abbiamo rivolto, ad essere “Osservatorio” della nostra Associazione…” .. questo è l’inizio della nostra storia ed in questa frase è racchiusa, un po’, tutta la nostra

avventura.. Ma, forse, vi starete chiedendo di cosa stiamo parlando? Ok, allora per comprendere meglio il tutto, facciamo qualche piccolo passo indietro. Uno dei compiti che ci veniva richiesto dal Progetto Regionale scorso, al fine di rispondere ad alcune dell’esigenze manifestate dai capi calabresi era quello di ““Dotarci di adeguati strumenti di lettura per comprendere le sfide del nostro tempo e offrire risposte educative efficaci rispetto a una realtà in continua e rapida evoluzione”. Nell’affrontare un tale lavoro, abbiamo, quindi, pensato bene di affidarci alle mani esperte e competenti di un nostro carissimo compagno di strada, il dott. Vittorio Mete, sociologo, ma con l’esperienza, a

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vari livelli, di capo scout e con il quale, abbiamo individuato nel “Focus Group” una modalità di svolgimento utile al raggiungimento dello scopo, non solo per la sua duttilità ma anche per la qualità del lavoro che può produrre. Ma che cos’è un Focus Group? Beh, questa è una tecnica di ricerca sociale basata sulla discussione tra un gruppo di persone che studiano un fenomeno o indagano uno specifico argomento in profondità, utilizzando, come base per la rilevazione, l’interazione che si realizza tra i componenti del gruppo. La discussione viene condotta da un moderatore, (per noi, Vittorio), che a seconda della situazione contingente può esercitare un ruolo di guida alla discussione oppure, fornire una serie di stimoli e strumenti affinché i partecipanti riescano a realizzare il confronto e le relazioni. Tutte le informazioni emerse nel corso della discussione del gruppo vengono poi elaborate e interpretate. Il lavoro di indagine, quindi, che abbiamo compiuto ha avuto come oggetto, le differenti realtà dell’AGESCI Calabria ed è stato affrontato grazie al rilevamento ed alla rielaborazione dell’esperienze vissute e narrate da 4 gruppi di persone: tre che hanno osserveto le Branche ed uno la Co.Ca. Ogni Focus Group è stato composto da 7/8 persone


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allenati vale quanto non allenati” (B.P.)

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conflitto generazionale tra i capi delle Co.Ca. Le tematiche emerse dal racconto dei nostri osservatori ci hanno dato l’opportunità di scattare una fotografia dello scautismo calabrese. Forse, una foto non così nitida, ma per delineare meglio profili e figure delle persone a noi care, attendiamo di incontrarvi nei giorni della Route ... e nell’attesa , un forte abbraccio Carmelina e Marco (ICM regionali)

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rappresentative di tutta la regione, sia in termini geografici che di esperienze vissute. Le tematiche discusse, individuate dall’Area Metodo (Iab + Icm) e dalla Fo.ca., in una fredda serata a casa di Basilio e Francesca di fronte ad un’ottima pizza ed a una buona birra, hanno spaziato dall’eterogeneità delle realtà familiari e rapporti con i genitori per la branca L/C, all’autonomia dei ragazzi e della loro capacità di vivere da protagonisti i loro sogni per la branca E/G; dalla difficoltà del vivere coerentemente e con una certa profondità i rapporti sociali e dalla difficoltà dell’inserimento nel mondo del lavoro per l’R/S, alla precarietà lavorativa e valoriale dei giovani capi nonché al

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LETTERA AL DIRETTORE

UNA ROUTE PER APRIRCI AL CORAGGIO

Dedicato a chi alla Route non c’è stato

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Il fatto di ricevere una lettera di un Capo per comunicare agli altri Capi il proprio pensiero è un modo di vivere un protagonismo attivo e critico che speriamo alimenti l dibattito perché è con l’aiuto di tutti che la nostra Associazione potrà abitare questo tempo e proporsi alle nuove generazioni con uno stile sempre nuovo e attuale. Naturalmente le risposte alla lettera di Sergio, inviate alla redazione di SdM, verranno pubblicate sul sito per essere fruibili in tempi brevi. Grazie per questo primo contributo. “… abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista, per aprirci a nuovi orizzonti.” “Siamo coraggiosi per andare per le strade che la novità di Dio ci offre o ci difendiamo chiusi in strutture caduche, che hanno perso la capacità di accoglienza ?” “… chiediamoci se abbiamo la tendenza a chiuderci nel nostro gruppo o se lasciamo che lo Spirito Santo ci apra alla missione.” Non so per voi; ma io, nell’ascoltare queste parole di Papa Francesco durante l’omelia della Messa di Pentecoste, ho pensato alla nostra Associazione; anzi, più in particolare, all’associazione che meglio conosco: quella calabrese. Un’affermazione e due domande che sono, in ogni caso, rivolte anche a noi.

ques t i nuovi orizzonti, che dovrebbe lasciare agire lo Spirito per aprirci …. Ed è questo l’augurio e la speranza che tutti noi capi calabresi dovremmo auspicarci.

Ci apprestiamo a vivere una route regionale che dovrebbe definire

Intanto, secondo quanto è stato comunicato all’Assemblea Regio-

Ma ci sono alcune questioni che, purtroppo, non sono molto incoraggianti.

nale, sarebbero poco più di 60 i gruppi che parteciperanno alla route; circa il 55 % dei gruppi censiti in regione; e gli altri ? disinteressati ? E se poi alcuni di questi gruppi sono gli stessi che non par tecipano, in maniera più o meno sistematica, alla vita associativa non è che ci troviamo di fronte a situazioni per le quali le parole del Papa sono quanto mai attuali ? Spesso si giustifica questo comportamento con il fatto che dobbiamo pensare ai ragazzi che abbiamo nei nostri gruppi, perché è per loro che siamo qui, non per fare chiacchiere o preoccuparci della burocrazia delle strutture. Io, però, ho l’impressione che ci troviamo di fronte a situazioni per le quali vale il raccontino contenuto in un vecchio libretto dell’Agesci (il cammino del capo) dove si racconta di un tagliaboschi che sta cercando di tagliare un tronco con una sega coi denti consumati e rotti e che, di fronte alle sollecitazioni di un passante che voleva


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Forse sarò un illuso ma io voglio sperare che questa route regionale dei capi calabresi si interroghi anche su queste situazioni e provi a ridare slancio alla nostra azione educativa in questo nostro territorio così complicato e difficile, per cercare di individuare nuovi orizzonti al nostro impegno, a consentire, almeno, allo Spirito di scardinare le logiche di autoreferenzialità presenti in molti nostri gruppi. Io ci sarò per questo, spero insieme a tanti altri capi animati dallo stesso desiderio, oltre che da quello di condividere una nuova ed entusiasmante esperienza a contatto con la natura. Sergio Lavecchia Capo Clan Catanzaro 10°

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nuovi ? Verso quali vecchie e nuove frontiere della marginalità sociale dovremmo portare la nostra azione educativa (come tra l’altro sollecitato del Patto Associativo) ?

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tanti, anche se, almeno apparentemente, da chi osserva da una certa distanza, non sembrano in molti. Oggi sicuramente molte cose sono cambiate rispetto a 5 anni fa. Intanto siamo dimagriti, con circa 1000 censiti in meno e circa 8 gruppi in meno. E poi siamo costretti a misurarci con la situazione di grande precarietà lavorativa e, quindi, esistenziale, specie dei giovani capi, che hanno ripreso a lasciare la nostra terra per cercare qualche opportunità migliore lontano da qui. Ha, questo fenomeno, qualche ricaduta nei nostri gruppi ? Come pensiamo di affrontarlo ? E poi, mi chiedo, come mai di fronte alle tante situazioni di difficoltà della nostra terra e della nostra chiesa locale, alle tante situazioni di illegalità e di ingiustizia, certamente non nuove ma forse oggi ancora più intollerabili, perché, come associazione, non riusciamo ad esprimere quel coraggio e quello slancio profetico che potrebbe costituire un orizzonte di speranza e di impegno anche per i sempre più pochi R/S che vivono nei nostri gruppi? Ci interpellano le sollecitazioni di Papa Francesco? E se si verso quali orizzonti

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fargli presente come la sua fatica rischiava di essere inutile, rispondeva che lui non aveva tempo per le chiacchiere: l’urgenza era quella di tagliare il tronco (non era importante sostituire o affilare la sega). Ma un’altra cosa che mi preoccupa è che anche quanti vivono il confronto associativo poi, presi dalle continue emergenze (abbiamo sempre qualche emergenza che ci assilla), dimenticano quanto discusso, elaborato, deciso insieme. Per esempio l’ultimo Convegno Capi Regionale, svoltosi a Lamezia il 4 e 5 ottobre 2008, elaborò, approvò ed offrì alla quotidianità della vita delle Co.Ca e dei singoli Capi un “Manifesto culturale” ricco di sollecitazioni ed impegni che avrebbero dovuto poi tradursi in azioni concrete nella vita della nostra associazione calabrese; per sottolineare l’importanza di questo documento ne fu consegnata, ad ogni gruppo, una copia, sotto forma proprio di manifesto, da tenere ben in vista nelle nostre sedi. Quante Co.Ca. calabresi hanno posto alla base della propria vita e dei propri progetti educativi, in questo quinquennio, i contenuti di questo manifesto? Speriamo in

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Se state leggendo queste righe siete giunti felicemente al campo fisso della Route regionale 2013 e ne state godendo i momenti organizzati, state abitando le strutture che qualcuno ha messo in piedi per favorire la vostra accoglienza nel migliore dei modi e state per essere raggiunti da sapori vecchi e nuovi. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla sensibilità di Organizzazioni istituzionali come il Corpo Forestale dello Stato e l’Assessorato alla Protezione Civile regionale, ma anche da fornitori ufficiali che hanno voluto contribuire con tanto o poco (non sta a noi quantificare la generosità) per alleggerire i costi di questa esperienza. A tutti va il nostro Grazie. Grazie a: Domenico Maneggio e Forno Cecita per il pane casereccio, alla Coldiretti che ha coinvolto l’Azienda agricola Pingitore (carne, formaggi e latte), l’Azienda agricola Martino (pasta fresca), l’Azienda agricola Mazzei (vino ed ortaggi), la Cooperativa Agricola Fiori di farfalla (Marmellate), la Cooperativa agricola San Francesco (ortaggi e frutta), l’Azienda agricola Tarasi (patate), l’Azienda agricola La terzeria (riso). Si sono uniti alla cordata di il Consorzio regionale di carne podolica, Viola Saverio (baccalà), l’Oleificio Gaudio (olio ed oli aromatici), la Cadis (materiale utili alla cucina) La Ditta San Vincenzo di F. Rota (salumi) e Acqua Calabria.

Foto V. Baglio

Sdm agosto 2013 route web  

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