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Dott. mag.

G A E T A N O CHIRICHELLA

CONTATTI gaetano.chirichella@gmail.com

+39 3402835828 03


FORMAZIONE

2017-2018 Itinerant Master’s Degree program in Architecture and Museum design for Archaeology in Innovative Design and Management of Archaeological Heritage presso Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia ONLUS 2014-2018 Corso di laurea magistrale in Architettura - Progettazione architettonica presso Università degli studi di Napoli Federico II 2010-2014 Corso di laurea triennale in Scienze dell’architettura presso Università degli studi di Napoli Federico II

ESPERIENZE PROFESSIONALI

GIU 2016 - AGO 2016 Tirocinio intra-moenia, Dipartimento di Architettura, Università degli studi di Napoli Federico II

“CALL INTERNAZIONALE PIRANESI PRIX DE ROME 2016” [ Il progetto di tirocinio ha previsto il coinvolgimento nell’ambito della Call Internazionale del Piranesi Prix de Rome – Edizione 2016 della Accademia Adrianea. Per questa edizione, la Call internazionale è stata incentrata sull’Area Archeologica Centrale di Roma ed in particolare alla riqualificazione di via dei Fori Imperiali.Il tirocinio ha offerto quindi la possibilità di condurre l’esperienza del lavoro in una struttura professionale orientata alla partecipazione a Concorsi di progettazione, oltre alla possibilità di approfondire le questioni legate al tema dell’architettura in area archeologica. Dal momento che al team universitario si affiancava team professionale guidato dall’architetto tedesco Uwe Schröder, il tirocinio ha dato la possibilità di relazionarci, anche se non direttamente, con l’approccio progettuale della realtà tedesca. ]

SET 2013 - NOV 2013 Tirocinio, Sede del Comune di Napoli.

“ RECUPERO E RIFUNZIONALIZZAZIONE DEGLI AMBIENTI UBICATI NELL’ALA OCCIDENTALE DI CASTELNUOVO AL PIANO TERRA” [ partecipazione alla stesura di una proposta progettuale oggetto di richiesta di finanziamento da parte dell’amministrazione comunale. Partecipazione alle prime ipotesi progettuali, elaborazioni grafiche di rilievo e progetto ( piante e alzato) ,collaborazione attiva alla redazione di elaborati quali computo metrico, tavola degli interventi, tavole di demolizioni e nuove tramezzature e tavole di impianti, fino a completamento dell’iter di per la presentazione di una proposta progettuale presso l’amministrazione pubblica ] 04


COMPETENZE

LINGUE

SOFTWARE

ALTRO

AutoCad ArchiCad Photoshop InDesign Illustrator Sketchup Vray 3Ds max Microsoft Office

Realizzazione modelli Redazione Taglio Laser Metodologie di rilievo

INGLESE Upper intermidiate level First Certificate in English - Council of Europe Level B2 Cambridge Assessment English

PUBBLICAZIONI

PONTE DEI FORI nova/antiqua forma urbis - prix de rome Autori: Uwe Schröder, Valeria Pezza u.a. in: Luca Basso Peressut/ Pier Federico Caliari, Piranesi Prix de Rome. Progetti per la nuova Via dei Fori Imperiali, AIÓN EDIZIONE, Firenze, 2017 COMUNICATO STAMPA COMUNE DI TREIA Titolo : Proclamato il progetto vincitore della tappa marchigiana del Master itinerante in “MUSEOGRAFIA, ARCHITETTURA E ARCHEOLOGIA, PROGETTAZIONE STRATEGICA E GESTIONE INNOVATIVA DELLE AREE ARCHEOLOGICHE” promosso dall’Accademia Adrianea. Data di pubblicazione: 07/11/2017 PIRANESI PRIX DE ROME XIV EDITION Gruppo 23 in: Luca Bonci / Francesco Leoni, CONTAMINATIONS inserto di Lab2.0 magazine, Triade Edizioni, online magazine, 2016 Un sistema di torri per via Marina tra composizione stereotomica e tettonica Autori: Mirko Russo in: Adelina Picone, Progetti per via Nuova Via Marina, CLEAN, Napoli, 2014 05


TESI DI LAUREA IN PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA

UNA NUOVA “PORTA” PER VILLA ADRIANA

Una nuova “Porta” per Villa Adriana

“Ogni pietra rappresentava il sin-

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golare conglomerato d’una volontà, d’una memoria, a volte di una sfida. Ogni edificio sorgeva sulla pianta di un sogno”: proprio una sfida, riprendendo le parole scritte da Margherite Yourcenar nel suo romanzo Memorie di Adriano, è stato il voler affrontare un progetto di architettura in un’area unica come Villa Adriana a Tivoli. Villa Adriana è stata al tempo stesso resa attuale dalla volontà di riscrittura, studio e progetto di architetti e studiosi, dal Rinascimento ad oggi. Proseguendo questo filone, lo studio dei materiali storici insieme ad una conoscenza diretta e ripetuta del sito, hanno permesso di comprendere come la Villa nasca e si fonda su di uno stretto rapporto: quello tra suolo e architettura.

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II CORSO DI LAUREA MAGISTRALE PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA

Villa Adriana si trova sui Monti Tiburtini, a circa 28 km da Roma, dalla quale era raggiungibile sia per mezzo della via Tiburtina Valeria o della via Prenestina, sia tramite la navigazione sul fiume Aniene. La Villa si trovava sulla destra della via Tiburtina, poco oltre il ponte Lucano, prolungandosi fin quasi alle pendici del monte Ripoli su cui sorge Tivoli. In particolare, l’area prescelta dall’imperatore per la costruzione della sua residenza si estende tra le valli dei fossi di Risicoli o di Roccabruna ad ovest e dell’Acqua Ferrata ad est, che, riunendosi, si gettano poi nell’Aniene; il grande corso d’acqua che nasce sul confine tra Lazio e Abruzzo e racchiude come in una cornice una zona ricca di acque, dove infatti passavano quattro degli antichi acquedotti romani che servivano

Roma. Il territorio tiburtino offre, oltre alla Villa dell’imperatore Adriano, altri capolavori di diverse epoche storiche, beni come Villa d’Este, il Santuario di Ercole Vincitore, l’anfiteatro di Bleso e infine il parco naturale di Villa Gregoriana. Tralasciando Villa d’Este che gode di un ottimo stato di conservazione ed è ancora perfettamente funzionante e sfruttata per l’organizzazione di manifestazioni ed eventi, gli altri luoghi sono disconosciuti dal pubblico medio, difficilmente raggiungibili se non con mezzi privati. Per tali ragioni, questi che sono i principali monumenti dell’area limitrofa alla Villa, sono tutti inseriti all’interno del perimetro della Buffer Zone UNESCO di Villa Adriana. La Buffer zone è sostanzialmente un dispositivo di protezione e conservazione delle


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Una nuova “Porta� per Villa Adriana

Villa adriana _ Stato di fatto


Una nuova “Porta” per Villa Adriana

caratteristiche ambientali, naturalistiche e artistiche di un contesto di valore assoluto. La sua istituzione e perimetrazione è quindi un atto amministrativo finalizzato ad elevare il livello di salvaguardia al di là delle normative locali che ne connotano il rapporto contestuale in chiave urbanistica. Nel caso specifico di Villa Adriana, la Buffer zone riguarda realtà pubbliche e private che sono da tempo in attesa di una definizione formale e di un progetto che ne eviti il progressivo stato di abbandono. Obiettivo di tutto questo è sicuramente la valorizzazione, che punta ad integrare il bene e il suo territorio. Villa Adriana e il suo intorno sono l’esempio emblematico di come questo possa avvenire. Questa grande area vuole appunto allargare gli attuali confini della villa ampliando l’offerta di attrezzature per i visitatori della Villa, coinvolgendo e rendendo visitabile il territorio circostante, “facendo interagire sinergicamente archeologia e paesaggio, pubblico e privato sula dimensione territoriale”, in un continuo scambio di vedute e suggestioni, un continuo in e out possibile anche ad un nuovo sistema di ingressi (che verrà più avanti spiegato) che mirano ad ammorbidire il confine tra rovina e odierno, tra archeologia e paesaggio, tra passato e presente.

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Lo studio attento e l’analisi approfondita di Villa Adriana hanno permesso, insieme anche alla conoscenza diretta del sito stesso, di capire e individuare quali fossero gli elementi caratterizzanti su cui questo luogo basa la propria identità. Insieme a tutto questo l’analisi delle cartografie pervenuteci, tanto quanto le diverse letture rispetto alla forma della Villa di Adriano, ci hanno permesso di cimentarci in un’operazione di ipotesi ricostruttiva dell’intero complesso, che ha portato all’elaborazione di un tipologico, in cui il disegno dei resti è stato da noi completato, evidenziando con diversi colori le parti esistenti (rosso) con quelle ricostruite (nero). Senza dubbio, è stato utile ai fini della ricostruzione, anche il plastico del Gismondi, sebbene sia comunque un lavoro da non considerarsi veritiero nella sua totalità, essendo anch’esso frutto di ipotesi ricostruttive e interpretazioni libere dell’autore in

particolare, riguardo all’alzato degli edifici della Villa. La ricostruzione si è dimostrata utile non solo ai fini del progetto, ma prima ancora sulla base di questa si sono elaborate analisi sulla “spazialità urbana”, cosi come la definisce il prof. Uwe Schröder, autore di questo genere di ricerca utilizzando in particolare, lo strumento del Rotblauplan/red-blue plan, insieme con lo Schwazplan e lo Straßenbau. Con tale ricerca, lo spazio è concepito quale valore fondativo dell’architettura e generatore della forma. Il piano del rosso e blu consente di operare una differenziazione tra “spazi caldi” e “spazi freddi”, che

ancora possiamo definire spazi aperti come costruzione architettonica, riconducibili ad una tipologia e spazi aperti come residui di natura. Sicuramente risulta questo essere un tipo di approccio in cui ha una maggiore importanza la variabile percettiva. Osservata con questi occhi, la Villa di Adriano è sicuramente un arcipelago di architetture nelle quali la natura compenetra istaurando continui rapporti.


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Una nuova “Porta� per Villa Adriana

Villa adriana _ Ipotesi ricostruttiva


Una nuova “Porta” per Villa Adriana

Masterplan

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Il progetto si attesta nel lato Nord del perimetro della villa andando a insistere sul sedime (ricavato dalle ricostruzioni storiche più accreditate) della Palestra. Il complesso di rovine che nel 1500 riceve il nome di Palestra, non ha elementi che permettono di assegnare una destinazione ai ruderi. Il luogo in cui emergono i reperti viene chiamato “Fontana di Palazzo” per la presenza di un fontanile di acqua sorgiva. Da un analisi tipologica effettuata sul teatro romano si è potuto ipotizzare che la cosidetta Palestra sia un edificio di completamento del teatro che permetteva una passeggiata riparata da portici, come riscontrato nei teatri di Pompeo, Arles, Ostia antica, Pompei, Volterra, Sabrata con la terminologia di porticus post scenam. Tuttavia quello di Villa Adriana rappresenta un unicum nel suo genere non ponendosi in assialità con l’asse della scena e cavea ma accostandosi di lato con un edificio di raccordo tra i due elementi. L’edificio si pone come nuovo ingresso alla villa concentrando al suo interno servizi di supporto sia

alla rifunzionalizzazione del Teatro che nell’ottica del progetto Unesco di Villa Adriana come porta d’ingresso alle numerose aree archeologiche di Tivoli.Trovano quindi spazio al suo interno sale espositive mentre negli elementi che si inseriscono nella scalina-

ta si trova l’ingresso e sale informative sulla stessa villa tuttoggi completamente assenti. Per la composizione dell’edificio a pettine e degli elementi contenuti in essi fonte di ispirazione è stato il progetto di Louis Kahn “The Dominican Motherhouse”.


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Una nuova “Porta” per Villa Adriana


Una nuova “Porta” per Villa Adriana

Rifunzionalizzazione del “ Teatro Greco”

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Per capire come fosse strutturato il teatro antico, abbiamo analizzato il trattato di Vitruvio, che, partendo dalla dimensione del diametro dell’ orchestra, ricava l‘intero dimensionamento dell’edificio scenico, sia in pianta che in alzato, a partire da queste linee guida è stato dunque possibile far intervenire, come dice Giorgio Grassi, laddove non vi sia sufficiente conoscenza archeologica in soccorso la conoscenza tipologica. Una volta ottenuto il disegno generale della scena, sono stati introdotti gli ordini architettonici, che erano presenti nelle frons scenae dei teatri antichi. Innanzitutto Vitruvio descrive punto per punto le dimensioni massime della scena in lunghezza (il doppio della lunghezza del diametro dell’orchestra, che è di 22 m). Una volta applicato il disegno di Vitruvio alla pianta del Teatro greco, si è riscontrato che la lunghezza della scena fissa coincideva con ciò che appariva essere la lunghezza reale della scena considerando le rovine. Si può quindi affermare che l’impianto del teatro greco rispecchia la costruzione vitruviana per quanto riguarda la lunghezza della scena.

Se l’impianto della cavea per quanto riguarda le sostruzioni è ellittico, dai ritrovamenti in situ è possibile accertare che le gradinate sono invece semicircolari. Il rapporto fra la frons scenae e la cavea si basa sul confronto fra lo studio archeologico e l’applicazione del sistema vitruviano: la cavea termina in corrispondenza della fine del pluteo e l’altezza del portico raggiunge la quota terminale della scena. Quan-

to alla cavea, il suo dimensionamento dell’impianto è stato ipotizzato sulla base dei ritrovamenti archeologici in situ: in particolare i blocchi di marmo emersi dagli scavi hanno permesso di identificare le gradinate della cavea e di ipotizzare un impianto semicircolare delle stesse.


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Una nuova “Porta” per Villa Adriana


Una nuova “Porta” per Villa Adriana

Una nuova “Porta” per Villa Adriana

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Il progetto si attesta nel lato Nord del perimetro della Villa andando a insistere sul sedime (ricavato dalle ricostruzioni storiche più accreditate) della Palestra. Da un’analisi tipologica effettuata sul teatro romano si è potuto ipotizzare che la cosiddetta Palestra sia un edificio di completamento del teatro che permetteva una passeggiata riparata da portici, come riscontrato nei teatri di Pompeo, Arles, Ostia antica, Pompei, Volterra, Sabrata, denominata porticus post scenam. Tuttavia quello di Villa Adriana rappresenta un unicum nel suo genere non ponendosi in assialità con l’asse della scena e cavea ma accostandosi di lato con un edificio di raccordo tra i due elementi.

Il tema che il progetto si è dato è stato quello di un nuovo accesso, finalmente rappresentativo, al complesso archeologico costituito da ambienti di accoglienza ed espositivi all’interno dei quali il visitatore possa approfondire la conoscenza di un sito unico al mondo ma che presenta, ad un occhio non esperto, molti livelli di complessità. Dal punto di vista tipologico l’edificio, ispirandosi al progetto per “The Dominican Motherhouse” di Louis I. Kahn, è un edificio a doppia corte, rivolto verso l’esterno del perimetro archeologico, al cui interno si collocano figure geometriche a orientamento libero che topologicamente si rapportano tra di loro e alla più rigorosa cornice. Il nuovo intervento costituisce quindi il nuovo ingresso principale alla Villa, a ridosso del piazzale

Marguerite Yourcenar, concentrando al suo interno sia alcuni dei servizi necessari di supporto alla rifunzionalizzazione del Teatro sia come hub espositivo/porta di ingresso alle numerose aree archeologiche di Tivoli, lasciando quasi intatto il parcheggio preesistente nell’ottica di costituire anche un possibile nodo intermodale suggerito dalle direttive UNESCO della Buffer Zone di Villa Adriana. Dal punto di vista morfologico, nella composizione della figura generale del porgetto si è tenuto conto del sedime della Palestra, sottolineato dal viale alberato d’ingresso e dal primo e ultimo elemento dei bracci corti delle due corti. Indagando, alla scala architettonica e più in dettaglio l’assetto tipologico dell’edificio, si potrebbe affermare che esso sia un edificio a pettine


antistante la Villa e l’inizio del dislivello che oggi corrisponde all’entrata, e si pone l’obiettivo di individuare una quota di ingresso alla illa e il successivo raccordo di queste due quote. Una grande piazza d’ingresso, delimitata dai blocchi dell’edificio a pettine, dalla cordonata d’ingresso e dal viale alberato,

ha il compito di accogliere il visitatore al complesso archeologico di Villa Adriana, andando a sostituire un entrata preesistente reputata insufficiente per l’importanza storica e architettonica del bene in questione. Nell’ottica dei percorsi di visita alla Villa è stato considerato necessa-

Una nuova “Porta” per Villa Adriana

in quanto il lato lungo dell’edificio ospita principalmente il connettivo e si configura come un filtro, un limite tra la piazza con la rampa e l’interno scosceso e alberato della vita, il tutto enfatizzato da un vero e proprio “ponte” che segna la quota d’entrata alla villa. L’edificio infatti si pone sul limite tra il falso-piano

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rio inserire un nuovo asse di penetrazione che si ricongiungesse ai percorsi nei pressi del Tempio di Venere Cnide, che dal primo blocco a pettine nei pressi del Teatro Greco attraversa il progetto nella sua interezza stabilendo un percorso di entrata e uscita dalla Villa dal lato del piazzale Marguerite Yourcenar. Per le funzioni all’interno dell’edificio, la scelta è ricaduta sul concentrare nel primo accanto al Teatro tutte le funzioni di supporto a questo, quali biglietteria, spazi espositivi e in particolare al primo livello si è ricavato uno spazio evocativo coperto parzialmente per offrire punti di vista privilegiati sul Teatro e sulla Villa. Nell’elemento a C, il più vicino al perimetro esterno della Villa, si sono concentrate le funzioni di servizio all’intero complesso, quali bookshop, bar e una piccola sala lettura al livello d’ingresso, mentre al primo livello vi sono sale espositive per esposizioni temporanee il cui accesso è garantito da un ambiente a tutta altezza di connessione ai due bracci che costituisce un ulteriore ingresso autonomo alle sale. Le forme geometriche, inserite all’interno della cordonata, costituiscono un tutt’uno con il connettivo al piano terra dove si concentra l’esposizione dedicata a Villa Adriana, alla sua storia e ai resti ritrovati. Questi elementi sono interconnessi al di sotto della gradinata da un ulteriore connettivo che con le numerose nicchie disposte lungo tutta la lunghezza assume anche la funzione espositiva dei numerosi reperti della villa. Particolare attenzione è stata data anche all’illuminazione naturale delle sale, in particolare alla luce dall’alto, sperimentando negli ambienti dediti alle esposizioni temporanee una luce ltrata e controllata in maniera sostanziale realizzando ambienti consoni alla funzione contenuta, mentre per gli ambienti dedicati alla rappre- sentanza della Villa e del Teatro la luce verticale si fa più abbondante con ampi lucernari che con gurano il disegno del soffitto o, come nel caso del blocco di servizio al Teatro Greco, l’assenza di un soffitto per l’interezza dell’edificio e la presenza di pareti chiare consente una percezione di luce diffusa. La volontà è stata quella di alternare diverse percezioni di luce a seconda delle funzioni inserite no

ad arrivare al connettivo pilastrato che si con gura con sole aperture verticali, nell’ottica di filtro tra l’interno e l’esterno della villa, un vero e proprio confine soprattutto visivo tra il piazzale Marguerite Yourcenar e il declivio suggestivo della Villa. L’importanza data al tema della luce deriva dall’aver voluto confrontarsi con una lezione dell’architettura domestica romana che trova in Villa Adriana una sua espressione altissima. Come nella domus pompeiana in sezione si alternano su una sequenza dinamica, benché assiale, spazi piccoli in pianta e bassi in alzato caratterizzati dalla assenza di luce che

immettono in spazi ampi in pianta e elevati in alzato nei quali si può guardare il cielo, così accadeva, a una scala più ampia, e con un maggiore livello di complessità, nella Villa dell’imperatore Adriano e così si è cercato di fare nel progetto della nuova porta di ingresso alla Villa. Per quanto attiene il carattere dell’edificio, anche in questo caso facendo riferimento alla lezione della romanità, le nuove architetture si affidano soprattutto alla stereotomia e costituiscono per lo più architetture della massa cui si affianca però il portico come elemento di definizione dello spazio pubblico.


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Una nuova “Porta” per Villa Adriana


PROGETTO DI STUDIO

Expo dopo Expo

EXPO DOPO EXPO

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Seguendo il dibattito portato avanti dal workshop in progettazione Expo dopo Expo del 2015, quest’esercizio progettuale si prefige di offrire una soluzione che si interroghi sui caratteri di questo nuovo inedito paesaggio urbano e che interpreti con appropriatezza le istanze economiche, sociali e culturali della citta. Guidata da una progettazione consapevole capace di valorizzare la cosidetta eredità di Expo 2015, la proposta di masterplan per il nuovo parco Expo con al suo interno Campus Universitario, Polo tecnologico e Cittadella dei servizi, non prescinde da un attenzione alla storia dell’area cercando di far rivivere l’antica selva della Merlata che rappresenta il fulcro delle scelte che caratterizzano il progetto.

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II CORSO DI LAUREA MAGISTRALE PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA

Prima passo nella definizione di una proposta progettuale consapevole è stata l’analisi urbana dell’aerea limitrofa all’Expo 2015, che si caratterizza oggi come enclave territoriale – compresa tra le autostrade dei Laghi e la Milano-Torino, e l’asse ferroviarioTorino-Venezia – risultato di interventi di infrastrutturazione del territorio nord-milanese. L’area di Expo Milano 2015 si pone, infatti, ai margini del confine comunale, lungo la direttrice Nord-Ovest entro un sistema che, a partire da Porta Garibaldi, intercetta in sequenza ambiti strategici quali Scalo Farini, Bovisa e il Cimitero Maggiore, e a scala territoriale Arese, fino all’aeroporto internazionale di Milano Malpensa. Oltre a una attenta analisi delle infrastrutture, fondamentali sono

state le analisi sulla “spazialità urbana”, cosi come la definisce il prof. Uwe Schröder, autore di questo genere di ricerca utilizzando in particolare, lo strumento del Rotblauplan/red-blue plan, insieme con lo Schwazplan. Il piano del rosso e blu consente di operare una differenziazione tra “spazi caldi” e “spazi freddi”, che ancora possiamo definire spazi aperti come costruzione architettonica, riconducibili ad una tipologia e spazi aperti come residui di natura. Sicuramente risulta questo essere un tipo di approccio in cui ha una maggiore importanza la variabile percettiva. Lo Schwazplan fornisce invece una chiara visione del costruito e dei pieni e vuoti dell’area urbana. La proposta progettuale trova quindi il suo tema fondamentale


Sistema infrastrutturale

Sistema dei recinti

limite, necessario per le funzioni dell’expo ma ormai divenuto ostacolo per il riutilizzo dell’area stessa.

Eredità del territorio

Eredità di Expo

Edifici di progetto

Expo dopo Expo

nella salvaguardia e reinterpretazione delle diverse “eredità” del territorio. Ponendosi come obiettivo la riapertura di quest’area verso la città per renderla nuovamente al tessuto urbano laddove prima nettamente estraniata da un bordo,

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Expo dopo Expo 20

L’edificio progettato ricade nella funzione di Campus Universitario e nella sua composizione “a pettine” vede l’associarsi di due tipologie destinate a funzioni dfferenti: Le torri, sede degli alloggi studenti e dei servizi riguardanti l’housing, e le Aule, in cui trovano spazio le funzioni comuni come biblioteche, mense e aule studio. Questione a parte è il connettivo centrale che, unico edificio in tutta la proposta di masterplan, si sovrappone a decumano centrale, eredità di Expo 2015, sopraelevato da questo con un portico di 160 m di estensione intervallato da grandi corti e da elementi stereotomici per gli impianti di risalita. Morfologicamente l’edificio si sviluppa intorno e letteralmente su una deviazione del Decumano centrale proposta in un ottica di rifunzionalizzazione dei percorsi per un apertura dell’area rispetto al contesto urbano, laddove il decumano lasciato in eredità da expo presentava difficoltà di interconnessione con il sistema infrastrutturale preesistente. Per quanto attiene il carattere dell’edificio, le nuove architetture indagano la composizione stereotomica attraverso una fitta e rigorosa scansione delle bucature

in prospetto per quanto riguarda le aule, con il portico come elemento di definizione dello spazio pubblico.


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Expo dopo Expo


TESI DI MASTER 2017-2018, ATENE

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Between signs

L’area di intervento consiste in tutta l’estradosso dell’Acropoli di Atene, ma se per la riorganizzazione del percorso di visita si è deciso di utilizzare pochi segni per ricostruire la spazialità dei recinti, punto di partenza per la progettazione del Museo delle stratificazioni storiche dell’acropoli sono state le ipotesi avanzate nel corso di studi precedenti. Le preesistenze all’interno della colmata persiana e in particolare al di sotto del museo preesistente identificano quindi un’ area dove la stratificazione storica ha assunto notevole importanza nel guidare le scelte progettuali. Si è ipotizzato di eliminare il riempimento presente, fino a raggiungere la quota della roccia “Sacra” facendo quindi riemergere tutti i resti presenti nell’area, posizionati secondo la mappatura degli scavi. Anche il Partenone è divenuto tema di progetto poichè, ormai privato della sua composizione spaziale interna, non è più riconoscibile l’ambiente del simulacro sacro del tempio.

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ACCADEMIA ADRIANEA ONLUS ITINERANT MASTER’S DEGREE PROGRAM IN ARCHITECTURE, ARCHEOLOGY AND MUSEUM DESIGN


Una linea spezzata è il segno scaturito da uno studio stratigrafico nella parte sud orientale dell’Acropoli, la cosiddetta “colmata Persiana”. Tre sono i segni importanti che definiscono l’intero progetto: il segno del Naos, dello stilobate, del Partenone e del témenos di Pandion. La copertura del nuovo museo è un’ulteriore segno aggiunto che assieme al limite del santuario di Pandion, ricalca le giaciture delle strutture dell’ ètà Arcaica e Classica. Il muro di sostruzione del Partenone viene riportato alla luce a seguito dello scavo del nuovo museo. Ciò ci permette di rinvenire la roccia Sacra

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“Il segno grafico come valore simbolico: Il simbolo e l’architettura” Ferdinand de Saussure afferma la diversità concettuale che esiste tra segno e simbolo. “Il segno viene definito come l’unione di una componente fisica (il tratto grafico), che costituisce il significante, e di una componente concettuale che costituisce il significato (ciò che il segno vuol rappresentare). Il simbolo invece sarebbe il prodotto di una operazione compiuta sui segni. Il segno inteso come traccia, testimonianza, limite e misura è la matrice generatrice del progetto.”

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arcaica e classica, rese di nuovo leggibili nella loro progressiva sovrapposizione, viene destinata a sito museale che assolverà la funzione di “lapidario” e “museo della stratificazione”. Il vuoto formatosi non resterà tale ma attraverso una successione di piani orizzontali viene ricomposto fino al piano di copertura che si imposta a filo dello stilobate del Partenone. Risulta così riconoscibile dal profilo sud dell’intera acropoli come una linea orizzontale al di sopra del muro di cinta. Altri due segni puntuali indicano la collocazione di due podi posizionati all’ingresso dell’acropoli e all’interno della cella, memori delle colossali statue della dea Athena.

Il Museo Lo scarico di materiali risultanti dalla duplice distruzione persiana dell’acropoli di Atene che fu incorporato nelle fondamenta delle nuove fortificazioni si riferisce alla nota “colmata persiana”. In tale scarico furono rinvenuti elementi architettonici e materiale plastico appartenenti agli edifici dell’Acropoli pre-persiana. Nello specifico, nella parte sud orientale del Partenone di Pericle la colmata persiana assume il nome di “colmata dei tiranni” (Tyrannenschutt), e comprende lo strato di materiali in poros (fra cui i frontoni dei tempietti arcaici), rinvenuti nelle fondamenta del tempio dell’età di Clistene.

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dell’Acropoli sulla quale si imposta il tempietto a tholos d’epoca romana di “Roma e Augusto”, unico tempio romano presente sull’Acropoli e l’unico dedicato al culto dell’imperatore, restaurato ed innalzato per anastilosi, isolato sulla roccia, in una situazione di tensione rispetto al Partenone simile alla stessa che si crea tra il tempietto di Athena Nike e i Propilei. Il progetto si sviluppa parallelamente affrontando tre temi: percorsi, cella, museo. Il primo tema, si occupa della riconfigurazione della crosta dell’Acropoli mediante una serie di percorsi che permette il visitatore di superare l’irta morfologia del sito archeologico e di accedere ai monumenti più importanti. Secondo tema è la restituzione spaziale della cella, che avviene tramite l’estrusione di due muri perimetrali. Terzo tema è la progettazione di un museo nell’area della colmata Persiana. L’area della colmata viene svuotata di detriti e di resti archeologici, aprendo un vuoto compreso tra il muro di sostruzione del Partenone e il recinto dell’Acropoli. Tale area, caratterizzata dalla presenza di tracce di edificazioni risalenti all’età micenea,

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Dunque intento primario del progetto è quello di riportare alla luce le tracce della stratigrafia storica dell’Acropoli, in modo tale da render nuovamente visibili i segni del passato. Per questa motivazione l’intervento è inserito nell’area sud orientale della collina sacra, dove, ad una quota ribassata rispetto al livello del suolo, si imposta l’edificio del MOYEION. Oggi vuoto e chiuso al pubblico, è caduto in disuso

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in seguito all’apertura del Nuovo Museo progettato da B. Tshumi ai piedi della collina. Sorgendo nell’area in cui sono sepolti parte dei resti dell’Acropoli micenea, arcaica e classica, il Vecchio Museo ne cela completamente le tracce cancellando parte del mito e della memoria del luogo. Il progetto del museo prende forza dai resti sottostanti il MOYEION, riprendendo la giacitura del santuario di Pan-

dion, che riconfigura solo in una soluzione d’angolo, definendo le proprie direzioni e limiti in relazione alla stratigrafia sottostante. Il museo si configura in una successione di superfici orizzontali, sostenute da pilastri che si impostano sulla roccia lasciando libere le preesistenze, offrendo un punto di vista privilegiato sulle stratificazioni storiche, concretizzandosi mediante la realizzazione di un


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edificio semi-ipogeo. Quest’ultimo si configura in un primo livello che offre al visitatore una zona in cui sostare, dove i protagonisti assoluti della composizione sono il muro di sostruzione del Partenone, riportato alla luce tramite la rimozione del terreno di risulta, e una grande corte coperta che individua l’area archeologica principale con le numerose testimonianze storiche riguardanti la stratigrafia dell’acropoli. L’intervento consiste in un ulteriore livello con esposizione museale che incentra l’attenzione sulle differenti conformazioni architettoniche dell’acropoli nei secoli con l’esposizione dei plastici esemplificativi già presenti nel Nuovo Museo dell’Acropoli e con i ritrovamenti rinvenuti all’interno della colmata persiana con un unico ambiente vetrato scandito dai pilastri e dalla grande scala d’ingresso. Il museo presenta un ulteriore livello sottostante che permette al visitatore di muoversi liberamente tra le mura antiche che delimitano un ultimo spazio espositivo per gli elementi di grandi dimensioni. L’allestimento museale, se non per piccoli setti che guidano il visitatore nel percorso cronologico dell’Acropoli, è caratterizzato da piedistalli in marmo e sedute che permettono allo stesso tempo di traguardare il Partenone da un punto di vista innovativo. Il percorso espositivo si conclude con una grande rampa parallela al prospetto Sud-Ovest che si ricollega al percorso principale di visita nell’Acropoli sul fronte occidentale del Partenone. L’accessibilità al museo è garantita dalla scala-rampa per il piano intermedio della “corte archeologica” e dalla rampa che corre parallela al muro di sostruzione del Partenone. La continuità della via sacra è salvaguardata al piano di imposta del crepidoma con la ricongiunzione del percorso che segue il perimetro murario dell’Acropoli, con il ripristino del punto panoramico all’angolo Sud verso lo Stadio Panathinaiko e il tempio di Zeus Olimpio, attualmente impedito dallo scavo del MOYEION. Questa scelta ha permesso la creazione di un ulteriore punto di vista sulla corte tra la copertura e il muro di epoca classica che corrisponde al calpestio del percorso.

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La Cella

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La cella era l’ambiente che custodiva il simulacro della divinità. Era simbolicamente la casa del dio stesso e per tale motivo era permesso entrarvi solo ad una schiera di sacerdoti. A essa si accedeva come nel megaron miceneo attraverso aperture poste sul lato orientale del tempio. Lo spazio antistante la cella prende il nome di “prònao” ed aveva la funzione di filtro simbolico tra l’esterno, realtà umana, e il “naos”, realtà divina. Attualmente il Partenone risulta svuotato delle sue parti interne. Il susseguirsi dei tre ambienti pronao, naos ed opistodomo, non è più leggibile. Il luogo più sacro dell’Acropoli è diventato uno spazio

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aperto e sterile del tutto diverso da quello che un tempo era il Sancta Sanctorum. All’interno della cella era custodita la statua crisoelefantina raffigurante la dea Atena Parthenos scolpita da Fidia all’apice della sua fama. Dietro la cella vi era “l’opistodomo”, una camera accessibile dal fronte occidentale del tempio atta a contenere le suppellettili utili al rito e ai sacrifici. Attualmente la spazialità non è più riconoscibile, e quello che doveva essere un ambiente interamente chiuso, oggi si presenta come un recinto frastagliato. A venire meno non è solo la spazialità architettonica ma anche il sapiente gioco di luci ed ombre. E’ pertanto necessario intervenire con delle soluzioni che ripropongano l’idea spaziale

degli ambienti e che siano facilmente riconoscibili e riconducibili ad un pensiero comune che è alla base di tutto l’intero progetto. E’ il “segno” alla base del progetto, rappresentato da una linea spezzata che segue la parete divisoria tra cella e opistodomo, e il muro settentrionale. Le pareti vengono estruse fino a raggiungere l’altezza del colonnato della peristasi. In questo modo si riconfigura un angolo di cella che rende più facile la lettura spaziale degli ambienti interni, restando fedeli a quella che è la matrice generatrice del segno. La scelta di estrudere la parete settentrionale della cella non è arbitraria, difatti il colonnato nord della peristasi è stato interamente ricostruito, ciò che manca è un


Between signs

piano verticale sul quale si riflettano le ombre delle colonne. Il muro centrale è parte fondamentale del pensiero ricostruttivo, esso divide i due ambienti della cella e dell’opistodomo. Questo è in continuità con la parete settentrionale, mentre verso sud si arresta poco prima di innestarsi al muro meridionale della cella. Si genera così una tensione che suscita nel visitatore la curiosità di sapere cosa ci sia al di la della parete. La parete diventa lo sfondo del podio posto all’interno della cella nell’esatta collocazione della statua di Athena Parthenos. La nuova struttura si ancora alla pavimentazione della cella e alle tracce del muro settentrionale attraverso un’intelaiatura metallica alla quale sono ancorare lastre di pietra locale.

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SEISMIC EMERGENCY WORKSHOP, VILLA SPADA, TREIA

A PUBLIC SPACE IN VILLA SPADA

A Public space in Villa Spada

Il progetto si inserisce nell’area della provincia di Macerata in un ottica di riqualificazione e potenziamento delle strutture esistenti per risansaldare le ferite lasciate sul territorio dagli eventi sismici avvenuti tra il 2016 e 2017. Tema di progetto è Villa Spada, villa neoclassica del XIX sec. riscostruita su progetto dell’architetto Valadier e immersa all’interno di un parco di 2.3 ettari. La villa verte in uno stato di abbandondo a cui l’Amministrazione locale vuole porre rimedio con idee innovotive per reinserirla all’interno dei flussi turistici delle Marche. La soluzione proposta è stata la creazione di uno spazio pubblico ai piedi della villa, che concentrasse al suo interno più funzioni, come quelle di piazza pubblica, panorama verso la cità di Treia, teatro e zona espositiva. Tutto questo nel rispetto della Villa in qualità di bene culturale suggerendo all’Amministrazione un intervento a basso impatto ma di chiara efficenza per rivalorizzare la villa nell’ottica di un futuro snodo per tutta l’area circonstante.

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ACCADEMIA ADRIANEA ONLUS ITINERANT MASTER’S DEGREE PROGRAM IN ARCHITECTURE, ARCHEOLOGY AND MUSEUM DESIGN

Dei numerosi spazi suggestivi dell’immenso parco di Villa Spada, la scelta dell’area d’intervento è ricaduta su uno spiazzo antistante i propilei di accesso alla villa, alla destra dell’asse d’ingresso principale e ad uno quota ribbassata rispetto al piano di imposta della villa. Tuttavia suggestiva è la posizione

di questo spiazzo destinato a verde che ha come sfondo le sostruzioni della Villa stessa e un punto panoramico privileggiato sulla città di Treia. Partendo da questi due elementi, il progetto di uno spazio pubblico polifunzionale ha preso forma con particolare attenzione all’a-


A Public space in Villa Spada

cessibilità del nuovo intervento creando una validà alternativa alle barriere architettonica presenti nei percorsi principali della villa. La scelta delle funzioni è scaturita da un analisi del sito e della storia dello stesso, considerando che in passato le scalinate di accesso di Villa Spada erano state impropriamente utilizzate per piccole feste rurali. Da qui la volontà di inalzare questo podio dedicato a mostra e piccole opere teatrali con l’antistante sistema di gradoni volutamente sopraddimensionati in profondità per non perdere la percezione di un unico spazio aperto piano, intervallato da zone a verde e sedute dirette verso il panorama marchigiano. Nell’ottica delle funzioni di supporto al turismo, si è previsto il riutilizzo di un piccolo edificato preesistente precedentemente utilizzato prima come serra poi come lavanderia. Questo elemento si trova all’apice dell’immaginario cono che inquadra tutto l’intervento ponendosi sia come ingresso funzionale di una possibile funzione teatrale o espositiva e come supporto all’impianto di Villa Spada e dello spazio pubblico come chiosco/bar. La delimitazione delle aree funzionali e dei diversi percorsi è stata affidata alla differenza nella pavimentazione e nell’alternasi tra aree pavimentate e superfici

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A Public space in Villa Spada

destinate a verde con la volontà di proporre all’Amministrazione locale un intervento con alta tasso di fattibilità e non oneroso dal punto di vista economico come anche richiesto dalla stessa. In ultimo, come esempio di allestimento espositivo è stata scelta la collezione Terrae Motus, istituita dopo il terremoto dell’Irpinia che devastò Campania e Basilicata nel 1980 e che rappresenta in modo esaustivo l’arte contemporanea degli anni 80, scelta dettata dalla volontà di rinascita che il progetto spera di apportare in un territorio così segnato da eventi sismici come le Marche.

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MUSEUMINSEL WORKSHOP, NEUS MUSEUM, BERLIN

Through Jewels

THROUGH JEWELS

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Il Museuminsel Workshop ha dato la possibilità di progettare, in una location prestigiosa come il Neus Museum, un esposizione temporanea dei reperti egizi del museo stesso. In particolare la collaborazione con gli architetti dello studio Chipperfield e gli archeologi del museo egizio ha dato la possibilità di sviluppare un esperienza formativa di spessore per quanto riguarda l’organizzazione e le restrizione sull’operare con reperti e papiri di più di 2000 anni, laddove l’estetica dell’esposizione deve confrontarsi direttamente con la necessità di preservare e conservare. Il tema fondamentale del progetto, dopo la scelta di predisporre la corte Greca del museo come luogo espositivo, è stato la stretta connessione tra i gioelli e il ciclo di Vita, Morte e Post Morte alla base delle credenze della civiltà egizia.

ACCADEMIA ADRIANEA ONLUS ITINERANT MASTER’S DEGREE PROGRAM IN ARCHITECTURE, ARCHEOLOGY AND MUSEUM DESIGN

Il tema di progetto è scaturito da un analisi a monte degli oggetti e della storia raccontata dallo stesso Neus Museum, ovvero le vicissitudini e testimonianza storiche che portarono all’edificazione della città utopica di Amarna, capitale sotto il regno del faraone Akhenaton. Da qui la scelta di sviluppare Through Jewels, esposizione che attraverso il tema dei gioielli crea un arco narrativo nell’esposizione di questi ultimi tra i temi di vita, morte e aldilà. La location e il confronto con quest’ultima, il restauro del Neus Musuem ad opera di D. Chipperfield, ha portato ad delle scelte ben precise della composizione, in particolare per materiali e contrasti cromatici. La scelta è ricaduta su una forma spudoratamente piramidale, che in maniera plastica, sembra uscire dalle stesse mura del museo

con un proprio orientamento arbitrario quasi a sembrar che il museo gli sia stato costruito intorno. In linea con le linee guida del tema dell’esposizione, l’accesso avviene dalla sala ipostila del museo direttamente all’interno della piramide senza che questa manifesti direttamente la sua forma esterna, anzi il primo ambiente, di forma semicircolare e per lo più buio, vuole concetrare l’attenzione dei visitatori sui reperti e papiri rappresentando metafocamente il passaggio tra la vita e la morte. E’ solo all’uscita di questo primo ambiente, ovvero all’ingresso della corte Greca, che la piramide si manifesta nelle sue proporzioni e forme e in netto contrasto cromatico con la corte bianca, pura e illuminata solo da luce zenitale, con la volontà di suscitare attraverso il candore delle pareti l’entrata nell’aldilà accom-


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Through Jewels


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Through Jewels


Through Jewels

pagnata dai gioielli che rappresentano gli scarabei, simbolo di resurrezione per la civiltà egizia. Grande attenzione è stata posta nella progettazione delle teche atte a conservare i reperti data la loro fragilità, predisponendo al di sotto tutti i sistemi per la salvaguardia degli stessi. Per la mostra interna è stato predisposto un sistema di pannellature totalmente rimovibili nell’ottica del minimo impatto sull’architettura preesistente. Pari passo con il concept e il progetto architettonico è andato lo sviluppo dell’immagine cordinata. Lo scarabeo alato è divenuto quindi il perno fondomentale intorno cui si è sviluppata l’imma-

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Through Jewels

gine coordinata , che ha detto le linee guida dell’infografica per i reperti esposti e per il merchandising riguardante la mostra. Il progetto, sviluppato nella durata di un workshop di una settimana, ha portato lo sviluppo di un esposizione temporanea curata sotto tutti i suoi molteplici punti di vista.

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Through Jewels

Non meno importante è stata la definizione di un installazione esterna, incipit e landmark della mostra che ha ripreso lo schema planimetrico delle piramidi di Giza con due approcci differenti in alzato: - il primo che lavora per superfici mostrando il solido della piramide nella sua interezza mostrando logo e infografica dell’esposizione interna; - il secondo che solo con un telaio in ferro mette in risalto unicamente gli spigoli della piramide come una vista wireframe che anticipa con una scultura dello scarabeo alato il tema fondamentale e linea guida dell’intera mostra.

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TIROCIONIO/CONCORSO

CALL INTERNAZIONALE PIRANESI PRIX DE ROME 2016

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II PROGETTO DI TIROCINIO INTRA-MOENIA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE Corso di Studio Magistrale in Architettura Progettazione Architettonica _MAPA

PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA TUTOR UNIVERSITARIO STUDENTI

Prof. Arch. Federica Visconti

Marianna Amendola N17-655 Gaetano Chirichella N17-624

Il progetto di tirocinio ha previsto il coinvolgimento nell’ambito della Call Internazionale del Piranesi Prix de Rome – Edizione 2016 della Accademia Adrianea. Per questa edizione, la Call internazionale è stata incentrata sull’Area Archeologica Centrale di Roma ed in particolare alla riqualificazione di via dei Fori Imperiali.

Call internazionale del Piranesi Prix de Rome 2016

BANDO DI CONCORSO “Oggetto della Concorso è la riqualificazione e risignificazione dell’asse di Via dei Fori Imperiali (da Piazza Venezia – Piazza Madonna di Loreto al Colosseo al Colle Oppio – Piazza del Colosseo), da intendersi allo stesso tempo come cesura e connessione tra la città moderna e la città archeologica. I progetti dovranno essere espressione di un approfondito studio sul rapporto tra architettura e archeologia nella complessa relazione tra i monumenti che insistono sull’asse stradale e offrire soluzioni architettoniche, paesaggistiche e di musealizzazione relativamente si seguenti punti:

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- Riqualificazione ed eventuale ridisegno della sezione dell’asse stradale (in funzione del traffico veicolare, dell’affollamento turistico durante le festività e in occasione di eventi, nonché della fruibilità della quota archeologica), considerando l’ipotetico processo realizzativo basato sullo scavo archeologico e sulla simultanea realizzazione della nuova struttura portante del piano stradale; - Sistemazione ed eventuale copertura del cosiddetto Auditorium di Adriano in Piazza Madonna di Loreto, nell’intersezione tra Piazza Venezia e Via dei Fori Imperiali; - Creazione di un sistema di connessioni – ad entrambe le quote della città attuale e di quella antica - tra i Fori Imperiali di Cesa-

re, Traiano, Augusto, Nerva, con il Tempio della Pace e i Fori Repubblicani, considerando possibili soluzioni a partire dalla permeabilità della sostruzione dell’asse stradale; - Realizzazione del nuovo ingresso principale al Foro Romano, presso la Basilica di Massenzio, e di altri ingressi da collocarsi lungo il percorso di Via dei Fori Imperiali (dal Clivo Argentario-Foro di Cesare e dall’Argiletum-Foro di Nerva). - Realizzazione di un padiglione museale di nuova progettazione riferito all’Area Archeologica Centrale - Ricollocazione della Forma Urbis Marmorea Severiana, originariamente sistemata nel Tempio della Pace;

- Sistemazione scenografica dell’asse Tempio di Venere e Roma – Colosseo, mediante proposte di tridimensionalizzazione del pronao del Tempio, completamento del piano dell’arena del Colosseo e sistemazione della zona interstiziale compresa tra i due monumenti.”


software di aereofotogrammetria (Google Earth Pro). Questa prima analisi, ci ha permesso di migliorare la precisione delle quote altimetriche della planimetria, che ha costituito la base di partenza su cui è stato elaborato il progetto individuando le due quote fondamentali che hanno caratterizzato lo stesso: quota degli scavi e quota della strada.

Compresa l’articolazione altimetrica dell’area, siamo passati all’analisi del complesso archeologico dei Fori Imperiali. Innanzitutto, attraverso lo studio della tipologia del foro e l’ausilio delle cartografie storiche, abbiamo cercato di comprendere quale fosse l’assetto dei fori nel loro insieme, rapportando le ipotesi ricostruttive, estratte dalla bibliografia consultata, con la cartografia dello stato di fatto, operando quindi una sovrapposizione

Call internazionale del Piranesi Prix de Rome 2016

L’attività di tirocinio, ci ha visti nel primo periodo impegnati nella comprensione dell’area di progetto, attraverso una fase analitica dell’assetto orografico e dei resti archeologici presenti all’interno dell’area. Data la complessità dell’area in esame, l’analisi del sistema orografico si è svolta incrociando i dati delle planimetrie con curve di livello, fornite dall’accademia Adrianea, e delle foto satellitari ottenute da

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basandosi sulle testimonianze archeologiche esistenti. Quest’operazione è stata altrettanto utile a fini dell’elaborazione del progetto perché ha permesso di restituire una forma unitaria del complesso dei Fori, che purtroppo oggi non risulta interamente leggibile per l’assetto di via dei Fori Imperiali, che taglia la quota archeologica in due parti coprendo così buona parte dei resti. Tutto questo è stato sintetizzato in un elaborato in cui si restituiva la distribuzione dei Fori, con la distinzione tra i resti archeologici esistenti e quelli ipotizzati al di sotto di via dei Fori Imperiali.

Call internazionale del Piranesi Prix de Rome 2016

Conclusa questa prima fase di analisi, il graduale avanzamento del progetto ci ha visti impegnati nell’elaborazione di restituzioni grafiche delle idee progettuali del team impegnato nella Call e nell’elaborazione di un Plastico di studio in scala 1:1000 che mettesse in evidenza le diverse quote fondamentali dell’area (quota archeologica, quota stradale) e la relazione che il progetto andava a instaurare con questo particolare assetto orografico.

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L’intervento, attraverso la sua impostazione, si connota come una riscoperta e continuazione della storia, poiché va a restituire ai Fori la loro forma unitaria, attraverso un progetto architettonico e urbano che rende possibile ciò grazie all’eliminazione di via dei Fori Imperiali, che viene sostituita con una strada-ponte. Ultima fase, ormai alla fine dell’iter progettuale, è stata la cura della restituzione grafica della stratificazione archeologica e dell’area circostante, per la redazione degli elaborati finali. Il tirocinio mi ha offerto quindi la possibilità di condurre l’esperienza

del lavoro in una struttura professionale orientata alla partecipazione a Concorsi di progettazione, oltre alla possibilità di approfondire le questioni legate al tema dell’architettura in area archeologica. Particolarmente interessante è stata anche la partecipazione ad alcune delle riunioni di coordinamento del team universitario, che mi ha dato la possibilità di comprendere quali sono state le dinamiche che hanno guidato le scelte progettuali attraverso i diversi ambiti interdisciplinari. Dal momento che al team universitario si affiancava un team professionale guidato dall’architetto tedesco Uwe Schröder, il tirocinio

mi ha dato la possibilità di relazionarmi, anche se non direttamente, con l’approccio progettuale della realtà tedesca.


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PROGETTO DI STUDIO, SINTESI FINALE

RIQUALIFICAZIONE

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II

Riqualificazione Waterfront di Via Marina

WATERFRONT VIA MARINA

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L’area studio individuata è compresa tra il corso Umberto e la via Nuova Marina, a partire da San Pietro Martire fino a via Duomo. E’ un’area complessa dal punto di vista della forma urbis, per la coesistenza e l’incontro di vari sistemi urbani, frutto di diverse idee di città: la città medioevale, con le sue lunghe schiere su lotto gotico del cui tessuto permangono tracce nell’area del Borgo Orefici; il corso Umberto derivato dal taglio netto operato dal Risanamento, espressione dell’idea di città razionalista che Luigi Cosenza aveva prefigurato nel suo piano del 1946. Il Piano Cosenza, piano di ricostruzione dei quartieri Porto Mercato Pendino interviene, trovando le sue premesse nelle linee generali di sviluppo della città previste nel Piano Regolatore Generale, sulla via Nuova Marina prefigurando un waterfront razionalista per la città di Napoli.

“Il tema del completamento di via Marina è stato affrontato da un gruppo di 8 studenti ed inanzituttto attraverso la messa a punto di una ipotesi generale di ridisegno urbano, traendo dall’area stessa le giaciture principali e provando a stabilire, in pianta e in alzato, un rapporto con il contesto circostan-

CORSO DI LAUREA TRIENNALE SCIENZE DELL’ ARCHITETTURA

te. Nella definizione del planovolumetrico particolare attenzione è stata posta al disegno d’insieme cercando di ristabilire un equilibrio tra le parti e a ricostituire il fronte su via Marina, allo stato frammentato e senza una reale regola architettonica, come invece previsto dal Piano Luigi Cosenza del 1946


l’edificio ad aula ospita una biblioteca. Il masterplan è stato assunto dagli studenti, nella seconda fase del lavoro, come norma architettonica, che ha guidato la definizione degli edifici, già risolti nei volumi e nei tipi, e la determinazione del carattere attraverso un lavoro su due diversi temi compositivi: il continuo e il discreto. Ogni torre si compone di due parti. La prima, volumetrica, è rappresentata dal nucleo contenente i collegamenti verticalie il connettivo, intesa come solido, che risolve il provlema delle aperture con un processo di composizione stereotomica, per sottrazione e addizione, ma che rimane comunque riconoscibile e dotata di presenza fisica. La seconda, costituita da un telaio, che contiene le funzioni principali e indaga, invece, la questione della composizione tettonica. Quest’ultima parte si regge

idealmente - in alcuni casi anche fisicamente - al nucleo centrale ed è costituita per combinazione di elementi primi, superfici ed elementi puntuali, a definire un sistema trilitico in cui gli elementi stessi sono ordinatidal loro ruolo costruttivo e dai rapporti proporzionali. I due diversi atteggiamenti mettono a confronto l’idea moderna di trasparenza e leggerezza con l’idea classica di pieno, di volume: Le Corbusier, nel suo schizzo Les quatre composition, del 1929, illustra l’accostamento di queste due procedure, apparentemente contrastanti e alternative, alla ricerca di una bellezza condivisa è intellegibile.” da Un sistema di torri per via Marina tra composizione stereotomica e tettonica, Mirco Russo

Riqualificazione Waterfront di Via Marina

dal quale è stato ripreso il tipo della torre su piastra. Gli edifici che completano il fronte strada stabiliscono dunqua una regola precisa con l’intorno: la piastra riprende la giacitura del lotto, che fronteggia il porto, mentre la torre subisce una rotazione data dai lotti gotici che si trovano alle spalle, provando così a risolvere la frizione che permea l’area compresa tra il corso Umberto I e la stessa via Marina. Inoltre, in alzato, le torri si caratterizzano attraverso l’altezza regolata su quella degli edifici contigui. Il progetto, nella sua interezza, si compone di cinque edifici a torre, che si attestano su via Marina e un’aula, a completamento dek disegno d’insieme, in un lotto della parte più interna. Le funzioni insediate sono prevalentemente terziario e commerciale, per gli edfici che costituiscono il nuovo fronte, mentre

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Riqualificazione Waterfront di Via Marina


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Riqualificazione Waterfront di Via Marina


PROGETTO DI STUDIO

Suspended village

SUSPENDED VILLAGE

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L’idea di progetto nasce dalla volontà di intervenire con rispetto in un contesto naturale che racchiude un importante valore storico. Intervenire sull’esistente evitando il contatto diretto con le preesistenze rappresentava il tema principale da perseguire. Volumi puri, sorretti da esili pilastri, si collocano nel lotto seguendo una rigida magli geometrica, collegati tra loro mediante passerele sospese, che oltre ad essere l’unico elemento di collegamento offrono un continuo punto di vista sui ruderi.

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II CORSO DI LAUREA MAGISTRALE PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA

L’area di progetto sono i ruderi dell’Incoronata, resti di un convento del XVI sec. nei pressi della città di Sant’Angelo a Scala. Di grande interesse è quest’area in quanto si pone lungo il sentiero nei pressi di Summonte che fa parte del Sentiero Italia, un itinerario escursionistico lungo circa 6100 km che attraversa l’intero territorio nazionale. Quindi tema di progetto è stato la riqualificazione del convento come luogo di grande importanza storica e la progettazione di un complesso che dialoghi con i resti e che abbia funzione sia di rifuggio per escursionisti che da polo attrattore per il sito archeologico.

Da qui la composizione del progetto si è orientata verso una tettonica che permettesse il minimo impatto sui resti sopraelevando il complesso attraverso un sistema di vere e proprio palafitte che fungono anche da perni strutturali per il sistema di passerelle che oltre a interconnettere i principali elementi del complesso, fornisce un punto di vista privileggiato e ottimale per la fruizione dei resti del convento che consistono in murature non più alte di 1,20 m. Definito masterplan e l’impianto di massima si è poi passati a una progettazione capillare degli spazi comuni (quali cucina e zona giorno)


Suspended village

in base alla necessità strettamente correlate ad una fruizione in qualità di rifugio con una parte annessa e dedicata al sistema di visite al sito. La scelta progettuale di sopraelevare tutto il complesso ha portato poi a confrontarsi con lo spazio residuale sottostante trattato come spazio naturalmente coperto dai volumi puri sovrastanti e spazio attrezzato per la fruizione dell’esterno. Il tutto accompagnato da un rispetto ed integrazione della flora preesistente che la rende parte integrante del percorso di visita e del rifugio.

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Suspended village


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Suspended village


PROGETTO DI DESIGN PRODOTTO

My swinging toothbrush _ Design

MY SWINGING TOOTHBRUSH

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My swinging tooth brush nasce dalla volontà di creare un porta spazzolino innovativo, che assima la funzione di impugnatura. A differenza dei tradizionali portaspazzolini, statici, esso è ideato per diventare un gioco, donandogli la capacità di dondolare, discostandolo dalla semplice funzione di supporto. Grazie ai materiali a memoria di forma, il singolo individuo può imprimergli la propria impugnatura, rendendolo così totalmente personalizzabile. L’azienda scelta per proporre il nostro progetto è l’Alessi, famosa per i suoi prodotti insoli e unici, preziosi ed eleganti creati da alcuni dei più prestigiosi designer del nostro tempo.

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II CORSO DI LAUREA TRIENNALE SCIENZE DELL’ ARCHITETTURA

L’esercizio progettuale si è concentrato sulla scelta di un prodotto casalingo di uso comune con l’intento di proporne una modifica o un supporto in aggiunta per una modifica del prodotto stesso. La scelta dello spazzolino da denti mi ha portato a confrontarmi con un analisi dettagliata dell’oggetto, in primis nelle sue proporzioni e misure e successivamente con quelle che sono i suoi usi, ergonomicità e materiali. La funzione di supporto scelta è stata perlopiù estetica con l’intento di renderlo accattivante per un più ampio target di users oltre che ha mirato a migliorarne l’ergonomicità. Il prodotto si è concentrato sulla fase statica del suo ciclo di utilizzo. Per fase statica si è considerato prettamente il lasso di tempo in cui è riposto andando a progettare questo supporto che, quasi come un giocattolo, permette allo spazzolino di essere semplicemente riposto ppoggiandolo su una superfice piana e rendendolo più accattivante per users in tenera età.


My swinging toothbrush _ Design

Altra questione è stato il miglioramento dell’ergonomicità affidato completamente a materiali quali Poliuterano a memoria di forma e Cauciù elastico, scelti per le loro proprietà in termini anche di impermeabilità e miglioramento di aderenza. Il peso per permettere al supporto un equilibrio dinamico e la struttura necessaria sono stati affidati ad una piccola quantità di cemento liquido ed acciaio. I disegni di teglio accompagnati da una quotatura necessaria alla riproducibilità è stata l’ultima fase del processo di progettazione di questo piccolo oggetto di design.

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Grazie per l’attenzione


Gaetano Chirichella Portfolio 2018  
Gaetano Chirichella Portfolio 2018  
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