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CASERTA CITTÀ DENSA TRE VISIONI PER IL CAMBIAMENTO


A Caserta, notavano quei casertani seriamente alterati, si sta invecchiando nel più strambo dei modi, liberi di essere cinici e strafottenti del prossimo e del mondo. Perché, secondo loro, faceva una certa impressione passeggiare per la città, per dire, a via Gemito, e vedere da una parte del marciapiede lunghi, estesi, orizzontali, onnipresenti cumuli di immondizia e, poco distante, una moltitudine di giovani di varie età che fumavano erba a più non posso, ridendo sguaiatamente, urlando e modulando il tono su bassi gutturali. Questo significava solo una cosa: il rifiuto (inteso come prodotto di scarto) e la beata strafottenza convivono con rispetto reciproco: io non tocco te, tu non ti avvicini a me. Così tu (rifiuto) ti accumuli e io (giovane spensierato) me la godo. La cosa strana e che fa pensare e fa rabbia è che, secondo quei casertani impazziti, Caserta non sembrava soffrire per disoccupazione o redditi bassi o via dicendo. Il fatto è che quei giovani lungo via Gemito hanno parecchi soldi in tasca, possono ricaricare il telefonino, comprare erba, cocaina e pasticche, birre, aperitivi alcolici, liquori strong e bibite energetiche; prendono la macchina per fare le vasche su e giù per quattro strade dritte e consumare benzina, senza preoccuparsi troppo né dell’inquinamento dai rifiuti o simili, né di dove vanno a finire quei soldi spesi in fumo. Ci sono i rifiuti lì a poca distanza e nessuno di quei giovani che si sforzi di vedere il collegamento tra droga e rifiuti. Che popolo con poca dignità, dicevano quei casertani nei momenti peggiori della crisi dei rifiuti, ma che popolo, in fondo, fortunato, quello che riesce sempre a sopravvivere ai propri rifiuti. Si chiude in una macchina di buona cilindrata, con sedili in pelle e casse che mandano musica a tutto volume e poi gira, gira in tondo per la città; e, ubriaco, fatto, su di giri, diventa ignaro di tutto, dimentico di se stesso, della propria responsabilità nello stare al mondo. da La città distratta di Antonio Pascale

Il titolo della tesi vuole essere una citazione “al contrario” del libro di Antonio Pascale: si tratta dunque, oltre che di una proposta, anche di un augurio affinché avvenga un cambiamento, un’inversione di rotta che dev’essere innanzitutto civile e riguardare le coscienze di tutti i cittadini. Citando ancora Pascale: “i casertani dovrebbero smettere di essere casertani”. Credo infatti che solo da un forte spirito critico verso la realtà che ci circonda possano scaturire le premesse per un cambiamento. E’ questo spirito che negli ultimi mesi mi ha permesso di conoscere e amare la mia città. Spero che un giorno Caserta possa davvero trasformarsi da città distratta a città “concentrata”, quindi densa, di luoghi, significati e relazioni, e che tutti un giorno possano apprezzarne la bellezza.


È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.

da Le città invisibili di Italo Calvino


QUADRO CONOSCITIVO

Parte 1


I DUE CAMPI DI STUDIO.

Il territorio comunale casertano abbraccia gran parte del massiccio dei Tifatini e la piana che da questi ne discende, tangendo a ovest il parco della Reggia e a sud la via Appia, con un’interruzione in corrispondenza del centro storico di San Nicola La Strada, mentre a est zigzaga all’interno dei campi agricoli che ancora si distendono tra Caserta e Maddaloni. Il tracciamento di questi confini è, però, per certi versi casuale e in ogni caso successivo allo sviluppo dei centri urbani nel corso dei secoli (come quello inspiegabile di Caserta non simmetrico rispetto alla Reggia ma tutto a est di questa), sviluppo che è avvenuto per ragioni (topografiche, economiche, fondiarie...), alcune delle quali non possono più essere riscontrate in tempi attuali. Si ritiene perciò che l’attenersi strettamente ai limiti giuridici può essere fuorviante per una corretta analisi dei sistemi urbano-ambientali che di fatto costituiscono un continuum indivisibile. Per l’inquadramento si è scelto, perciò, la figura oggettiva per eccellenza: il quadrato, uno di dimensioni 11 x 11 km e un altro di 7 x 7 km. I due quadrati sono stati centrati a circa metà di una linea immaginaria tracciata tra i due estremi della concavità dei colli Tifatini.


STATO DI FATTO.

Gli ultimi venti anni hanno visto la piana di Caserta invasa da un misero magma di attività artigianali, industriali e commerciali; purtroppo il tutto è alcuni chilometri troppo lontano dal grande Vesuvio perché esso possa un giorno salvarci da questo grande misfatto umano. Questo degrado che ha colpito una delle meglio pianificate regioni d’Europa, che per secoli aveva resistito a tutte le possibili catastrofi umane e naturali, non è certo casuale. E’ il risultato della pianificazione industriale, e delle procedure democratiche e burocratiche. Se il risultato appare più caotico che in altri paesi sviluppati, cioè è dovuto all’operosità e all’intraprendenza di un popolo che per duemila anni ha rivoltato ogni pietra e potato ogni albero. […] La ricostruzione, in contrasto con un’espansione urbana quantitativa, postula una crescita urbana qualitativa. (La ricostruzione dell’Ager Campanus di Léon Krier. 1984)


IL SUPPORTO TOPOGRAFICO. Sezioni


L’andamento orografico rivela un territorio diviso a metà tra pianura e rilievi montuosi, quest’ultimi costituiti dalla catena preappenninica dei Tifatini. Da essi discendono i corsi d’acqua, a carattere prevalentemente stagionale, dei quali i principali sono stati deviati secondo un cardine e un decumano nel corso della centuriazione romana.


IL SUPPORTO TOPOGRAFICO E L’ACQUA. Orografia + idrografia


MACROPAESAGGI. Il teatro e la piana

Si può parlare di due macro-paesaggi, che costituiscono l’identità del territorio casertano: la piana, a carattere prevalentemente agricolo, e il teatro dei colli Tifatini che la racchiude.


R. Cutillo + N. Rossi


I SISTEMI DEL TERRITORIO RURALE E APERTO.

(Rielaborazione da PTCP)

I due macrosistemi sono suddivisi in ulteriori sub-paesaggi, che variano dalla pianura ignimbritica centuriata, oggi fortemente urbanizzata, alle aree agricole pedemontane di pregio, alle aree naturali dei rilievi collinari, ricoperti da praterie e dalle poche superfici boschive sopravvissute agli incendi.


MATRICE DI CONTROLLO TERRITORIALE. La centuriatio dell’ager campanus

A questo sistema ambientale si sovrappone quello antropico, la cui prima manifestazione è costituita dalla centuriatio romana del IV secolo che si è conservata oltre che nelle aree agricole anche nei tessuti urbani stratificati.


Il Regno di Napoli in prospettiva di G. B. Pacichelli (1703)

«Il primo nucleo della città di Caserta, l’antica Casa Hirta e odierna Caserta Vecchia., fu fondato nell’ VIII secolo sul fianco meridionale del Monte Tifata dai Longobardi in prossimità dei resti del centro romano di Saticola. Assegnata nell’ 847 al ducato di Benevento, fu in seguito contesa a lungo dai vicini principati di Napoli, Salerno e Capua fino a essere conquistata nel 879 da quest’ultimo. I Normanni la conquistarono nel 1057 e Ruggiero I nella prima metà del XII secolo la mutò in contea per Roberto di Lauro, il cui discendente Riccardo ne fu però privato nel 1268 da Carlo d’Angiò per la sua fedeltà agli Svevi. Caserta rimase sempre città feudale fino all’avvento dei Borboni nel 1750. L’urbanizzazione della pianura fu avviata fin dal XVII secolo, quando, cessati i pericoli delle invasioni dei saraceni, i numerosi abitanti della Casa Irta preferirono muoversi verso il più accessibile villaggio della Torre, piccolo aggregato urbano dove gli Acquaviva d’Aragona avevano nel Seicento la dimora, con annessa l’omonima torre. Il loro castello, l’attuale Palazzo Vecchio, era il centro dello Stato Casertano, il quale nel 1635 risultava composto di 22 casali, con una popolazione di 5400 abitanti. Se nel Seicento gli Acquaviva d’Aragona sancirono di fatto la nascita dell’odierna città contribuendo alla sua inurbazione, è a partire dalla seconda metà del Settecento, con i Borbone, che Caserta visse la sua stagione di massimo splendore. Conclusasi la guerra di successione d’Austria lo Stato di Caserta passò nel 1750 al dominio privato di Carlo III, che incaricò Luigi Vanvitelli della costruzione di una nuova Reggia, destinata a ricalcare i fasti e la grandeur di Versailles. Il progetto fu approvato nel 1751 e i lavori, iniziati l’anno successivo, si conclusero nel 1774 sotto la direzione di Carlo Vanvitelli, subentrato alla morte del padre nel 1774. Con la costruzione della reggia lo Stato di Caserta fu animato da un fervido spirito di rinnovamento e subì una metamorfosi radicale, trasformandosi da piccolo borgo a città reale. Nel corso dell’800 Ferdinando II confermò l’anelito monumentale del suo predecessore con la costruzione di architetture grandiose quali l’Ospedale Militare, il Museo Archeologico, l’apertura di importanti arterie urbane quali il Corso Ferdinando, attuale Trieste, che collega la Reggia alla Piazza d’Armi, e l’edificazione di numerosi edifici progettati per l’alloggio delle truppe e degli ufficiali.» dal Piano di Recupero del Comune di Caserta (2012) Relazione_elaborato di PdR numero 1 Studio Scacchetti


UN SISTEMA POLICENTRICO. Gli insediamenti pre-borbonici

A partire dal 1600, quando cessano le invasioni dei saraceni, le popolazioni dei borghi collinari avviano l’urbanizzazione della pianura che porterà alla realizzazione di 22 casali, il cui centro era rappresentato dal villaggio Torre dove gli Acquaviva d’Aragona avevano la dimora. La struttura policentrica di questo sistema è ben visibile nell’incisione dell’abate Pacichelli del 1703.


IL TEMPO DELL’ARISTOCRAZIA. La piana borbonica e il controllo architettonico del territorio

Il grande complesso vanvitelliano si inserisce in un sistema concepito a scala territoriale, all’interno del quale la vista del paesaggio viene goduta tramite gli assi prospettici, in particolare quello che va da Capodimonte alla cupola irrealizzata della Reggia di Caserta e ancora fino al Bosco di San Silvestro, mentre lo spazio della piana agricola-produttiva viene controllato tramite le architetture d’acqua del condotto Carolino e dei Regi Lagni.

La città vanvitelliana e il “sistema” di P. Di Caterina, G. Lenza, P.G. Montano (Casabella 505,1984)


IL TEMPO DELL’ARISTOCRAZIA. Il paesaggio borbonico

Nel 1750 lo Stato di Caserta passa al dominio privato di Carlo III di Borbone, che incarica Luigi Vanvitelli della costruzione di una nuova Reggia, destinata a ricalcare i fasti e la grandeur di Versailles. Il tempo dell’aristocrazia vede la realizzazione dell’acquedotto vanvitelliano, che porta le acque del Fizzo sul Taburno fino al parco della Reggia e ai vari opifici borbonici; il Palazzo Reale con il parco e l’emiciclo di ispirazione berniniana; e infine, ad opera Francesco Collecini, il complesso del Belvedere di San Leucio, che ospitava la Real Colonia della Seta.


Caserta e contorni di Ferdinando Patturelli (1826)

I Ponti della Valle di Maddaloni IL TEMPO DELL’ARISTOCRAZIA. L’Acquedotto Carolino


Dichiarazione de’ disegni di Luigi Vanvitelli (1756) IL TEMPO DELL’ARISTOCRAZIA. La Reggia di Caserta


Pianta del recinto del real bosco e delizie di San Leucio di D. Rossi (sec. XIX )

IL TEMPO DELL’ARISTOCRAZIA. San Leucio e la Real Colonia della Seta

Pianta del recinto del real bosco e delizie di San Leucio di D. Rossi (sec. XIX)


EVOLUZIONE DEL TESSUTO URBANO. La visione del Vanvitelli

Per quanto riguarda l’evoluzione del tessuto urbano, lo stesso Vanvitelli ne offre una prima visione nella Dichiarazione de’ disegni, in cui rappresenta una città che si sviluppa simmetricamente rispetto al parco reale secondo grandi isolati regolari. In realtà Caserta è poi cresciuta tutta ad est della Reggia, benché in alcune sue parti abbia conservato questa configurazione a corte.


EVOLUZIONE DEL TESSUTO URBANO. Sviluppo ad est


EVOLUZIONE DEL TESSUTO URBANO. Apertura del Corso Ferdinando

Nel corso dell’Ottocento le maggiori realizzazioni sono costituite dall’apertura del corso Ferdinando, che collega la Reggia con la piazza d’Armi, e dalla costruzione della ferrovia nel 1879, che ribadisce la rottura dell’asse vanvitelliano.


EVOLUZIONE DEL TESSUTO URBANO. Realizzazione della ferrovia


EVOLUZIONE DEL TESSUTO URBANO. L’espansione e lo scambio tra costruito privato e attrezzatura collettiva

Con il Piano Regolatore del ‘54 la città assiste a una grande espansione a est secondo griglie regolari.


EVOLUZIONE DEL TESSUTO URBANO. PRG 1984. Le grandi aree industriali e la mobilità lineare

Il piano dell’84 dà il via all’industrializzazione e alla realizzazione alla SS700 tangente la città detta comunemente “variante”.


PIANI VIGENTI. Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (Assetto del territorio)

Tra i piani attualmente vigenti, il PTCP definisce alcuni progetti prioritari, tra cui il più rilevante è l’istituzione del Parco dei Monti Tifatini.


PIANI VIGENTI. Preliminare di PUC (Documento strategico)

Il recente Preliminare di PUC evidenzia una serie di interventi, tra cui il riuso delle caserme e delle cave dismesse e l’adozione di una mobilità sostenibile, senza però inserirli in un disegno d’insieme forte.


PIANI VIGENTI. Altri piani

Anche negli altri piani la logica è quella della perimetrazione di un’area all’interno della quale vengono previsti degli interventi puntuali senza tener conto dei caratteri urbani delle varie parti di città.


SISTEMA INFRASTRUTTURALE. Le reti

Le infrastrutture che consentono l’accesso alla città sono l’autostrada del sole, la ferrovia e la tangenziale cosiddetta “variante”.


TERRITORIO INSEDIATO. Le attività principali

Le attività suscettibili di sviluppo riguardano in modo particolare l’ambito sanitario, ricettivo e scientifico, quest’ultimo per la presenza delle tre sedi universitarie della Seconda Università di Napoli.


TEMI EMERGENTI

Parte 2


0 | LA DIGNITÀ DEI LUOGHI

ph. Giovanni Izzo


Il tema 0 è quello della dignità dei luoghi e deriva dal ribaltamento di un’eredità tipica di Caserta, in cui la grandeur della Reggia -e, in misura minore, di San Leucio e Casertavecchiaha sempre offuscato tutto il resto. Appare non scontato invece partire dal presupposto che tutti i luoghi abbiano pari dignità, anche quelli più marginali e degradati, e tenere conto di quelli che nel corso del tempo sono diventati monumenti anche se non originariamente concepiti come tali.


CARTA DELLE APPROPRIAZIONI STORICHE. Antichi e nuovi monumenti


1| REGGIA SISTEMA AUTONOMO


Il palazzo e il parco del re sono cristallo. Luigi Vanvitelli, in perfetta coerenza con lo spirito dell’aristocrazia barocca, ne ha fatto meraviglia dello sguardo, apparato effimero, bocche spalancate all’estasi, tarab della pietra e del paesaggio. Una macchina da festa senza scopo pragmatico ma galleggiamento dell’ozio, come un inciucio sussurrato da un cicisbeo o il tradimento di una sontuosa cortigiana che lascia svolazzare furtivamente il broccato tra gli alberi per donarsi a uno stalliere. Ogni volta che, al di fuori, circumnavigo le mura di tufo e, al di dentro, percorro il cannocchiale di pietra o alzo lo sguardo verso la volta dello scalone, o resto bloccato dalla ripetizione maniacale delle facciate sui quattro cortili, provo la netta sensazione di sfiorare un oggetto delicato fatto di sottilissime fragilità. Di quei doni della befana che il bambino sa non poter manomettere se non trattandoli come oggetti da prematuro feticista e poggiarlo lì, muto, a terra per usare, e consumare, il pallone mezzo sgonfiato di sempre, in piena libertà di gioco. Migliaia di braccia sudate, frustate mai dette, sacrifici della sottomissione, onnipotenza dell’impossibile a farsi, alterazioni del suolo per una gigantesca piattaforma lapidea infissa nel terreno, mulini nascosti ai margini e studi di raffinata ingegneria per assicurare un millimetro di pendenza allo scrosciare di un’acqua inservibile alla sete o all’energia ma spruzzo di goduria percettiva, fantasticare nuvoloso di bolle, godimento. E ai lati delle idriche folies, infilate di verde compatto, prati perfetti e candide statue che raccontano del mito, della pretesa degli dei d’essere mondo distaccato al di là del mondo, fino alla apoteosi passionale degli occhi di Atteone, trionfo scultoreo e aggregatore significante del parco. Condizione sovrannaturale senza necessità del nutrimento terreno o della fatica umana. La notorietà del complesso derivano dalla dimensione onirica che viene iniettata al visitatore. L’attesa consolidata, e mai tradita, è lasciar assorbire all’uomo qualunque, e per un solo attimo, quello stato della levitazione che, un tempo, era appannaggio dei reali. Palazzo e parco non servono ad altro, se non a una totale assenza della fisicità del necessario. Il tormento politico e sociale della irrisolta questione dell’utilizzo, della pesante percorribilità palestrata dei viali, del vuoto imperante di cortili, ipogeo, stanze o sottotetti, si frantumano contro la potenza evocativa di un luogo che gode solo su se stesso. Un ermafrodita condannato alla diabolica bellezza della sola percezione.

Raffaele Cutillo


Jacob Philipp Hackert

Ho visitato Hackert nella comodissima abitazione che gli è stata apprestata nella vecchia reggia. Quella nuova è in realtà un palazzo enorme, somigliante all’Escurial, costruito a pianta quadrata e con numerosi cortili; degno invero d’ un re. La posizione è di eccezionale bellezza, nella più lussureggiante piana del mondo, ma con estesi giardini che si prolungano fin sulle colline; un acquedotto v’induce un intero fiume, che abbevera il palazzo e le sue adiacenze, e questa massa acquea si può trasformare, riversandola su rocce artificiali, in una meravigliosa cascata. I giardini sono belli e armonizzano assai con questa contrada che è un solo giardino. da Viaggio in Italia di J.W. Goethe (1787)


Ho appena fatto trenta miglia inutili. Caserta non è che una caserma in una landa desolata, come quella di Versailles. A causa dei frequenti terremoti, i muri hanno cinque piedi di spessore: questo fa sì che, come a San Pietro, gli ambienti siano caldi in inverno e freschi in estate.. Murât ha tentato di far finire questo palazzo: le pitture sono ancora peggiori che a Parigi, ma i decori più grandiosi. da Rome, Naples et Florence di Stendhal (1817)


Il Parco sollevato_vista dal “ponte” di Ercole

Il primo tema è quello della Reggia come sistema autonomo, ovvero in senso etimologico come organismo che ha leggi proprie rispetto al contesto in cui sorge. Benché quindi il progetto del Vanvitelli dia voce ad una grande sensibilità paesaggistica a livello territoriale, esso esprime anche un’indifferenza nei confronti sia delle preesistenze storiche della centuriazione e dei casali, sia della naturale pendenza dei Tifatini. Lo stesso parco in molti suoi punti è sollevato dal suolo grazie ai grandi muri di tamponamento in tufo. Nel corso dei secoli vi sono stati dei tentativi di “rottura” dell’asse vanvitelliano con la realizzazione del corso Ferdinando e della ferrovia. Neppure le normative di tutela, infine, hanno saputo risolvere il problema della relazione tra il monumento e la città, considerando che molte aree del piano paesistico sono attualmente in stato di degrado, come quelle adiacenti al viale Carlo III.


1 | REGGIA: SISTEMA AUTONOMO L’indifferenza per la preesistenza


Corso Trieste già “corso Ferdinando”


1 | REGGIA: SISTEMA AUTONOMO Tentativi di rottura


Viale Carlo III


1 | REGGIA: SISTEMA AUTONOMO Un paradosso: tutela e degrado


2 | IL TERRITORIO DELLO SCARTO

ph. Gilda Rotello


Il secondo tema è quello dello scarto, dell’insieme cioè di tutti quei luoghi che hanno perso il loro valore originario e non sono stati ritenuti meritevoli di recuperarne uno nuovo, venendo intenzionalmente recintati e dimenticati dal resto della città. Tra questi vi sono: le cave, in particolare quelle di monte utilizzate per l’estrazione di pietra calcarea, che assumono un grande valore paesaggistico oltre che ecologico-ambientale; luoghi a carattere produttivo come l’ex scalo ferroviario affianco all’ellisse vanvitelliano, e l’ex area Saint Gobain, che nel corso degli anni è stata recuperata in alcune sue parti ma mai attraverso un progetto unitario; le caserme, costituite talvolta da grandi distese per le esercitazioni militari, come l’ex Ma.C.Ri.Co. (Magazzino Centrale Ricambi Mezzi Corazzati), o da elementi puntuali in alcuni casi di valenza storica come il mulino di San Benedetto; infine le micropreesistenze storiche abbandonate, di cui le più rilevanti sono: la linea dei mulini borbonici lungo il bordo della Reggia, il convento dei Cappuccini ora in stato di rudere, e l’ala est dell’emiciclo in parte ancora abbandonata.


2 | IL TERRITORIO DELLO SCARTO Carta della negazione


1 cava di Casagiove

2 cava di Santa Lucia

3 cave dei Cappuccini

3 cava di Luserta (San Clemente)


2 3 1

4

2 | IL TERRITORIO DELLO SCARTO Le cave


1 Ex scalo Ferrovie dello Stato

2 Ex area Saint Gobain


1

2

2 | IL TERRITORIO DELLO SCARTO Le industrie e lo scalo FS


1 Ma.C.Ri.Co.

2 Opificio di San Benedetto

3 Casermette


1

2 3

2 | IL TERRITORIO DELLO SCARTO Le caserme


1 Opificio De Negri

2 Convento dei Cappuccini

3 Ala est dell’emiciclo borbonico


2 1

3

2 | IL TERRITORIO DELLO SCARTO Le micropreesistenze storiche


3| FRATTURE INFRASTRUTTURALI

ph. Ciro Sant’Angelo


ph. Ciro Sant’Angelo

L’ultimo tema è quello delle infrastrutture come origine di fratture territoriali. Se infatti la cesura in direzione est-ovest è rappresentata dal Parco della Reggia, in quella nord-sud la causa è la presenza della ferrovia. Inoltre la variante, la tangenziale a scorrimento veloce che collega Maddaloni con Santa Maria Capua Vetere, taglia le cosiddette “cupe”, le vie storiche che salgono verso i colli Tifatini. Anche dalla relazione con la topografia si evince la poca sensibilità con cui le infrastrutture si poggiano al suolo, essendo quasi tutte a raso o in rilevato e attraversabili solo in alcuni punti. Inoltre, in virtù unicamente della loro presenza, le infrastrutture creano delle aree residuali, dei friches incolti e inutilizzati.


3 | FRATTURE INFRASTRUTTURALI Le reti


3 | FRATTURE INFRASTRUTTURALI Relazione con la topografia e attraversamenti


ph. Ciro Sant’Angelo


3 | FRATTURE INFRASTRUTTURALI Aree residuali


FIGURE DELLA TRASFORMAZIONE Parte 3


L’ACCESSO ALLA CITTÀ

basato su una foto di Carlo Riccio


Per dare una risposta a questi problemi ci si è serviti di alcune figure della trasformazione, cioè di immagini urbane interpretative che intendono rendere percepibili caratteristiche già presenti e sulle quali è possibile strutturare strategie, progetti e politiche. La prima riguarda l’accesso alla città ed è un presupposto alle altre tre figure. La proposta è quella di chiudere il cerchio della variante creando due svincoli a sud e a ovest, permettendo un ingresso isotropo anche a chi proviene da sud, e non come avviene oggi quasi esclusivamente attraverso il viale Carlo III.

CAPUA

CASAPULLA PORTICO DI CASERTA RECALE

CASERTA SUD Reggia di Caserta

MADDALONI


FIGURE DELLA TRASFORMAZIONE. Accessibilità di progetto


LE 3 FIGURE DELLA TRASFORMAZIONE


concept.


FIGURE DELLA TRASFORMAZIONE. Le 3 figure

Le tre figure vere e proprie identificano altrettante catene di spazi, costruiti e aperti, dove prevalgono determinate caratteristiche fisiche, storiche e morfologiche, e sono: la figura monumentale, la figura civica e la figura complessa.


FIGURE DELLA TRASFORMAZIONE. La figura monumentale

La figura monumentale è costituita dal complesso vanvitelliano della Reggia e si fonda sull’immagine dell’asse. La proposta è quella di ricomporre quest’ultimo grazie al previsto interramento della ferrovia, e di restituirgli dignità paesaggistica attraverso la trasformazione di viale Carlo III in parco lineare.


Il parco lineare di viale Carlo III

progetto

situazione attuale


FIGURA MONUMENTALE. Il parco lineare e la sua testata

Grazie alla creazione di un nodo intermodale in corrispondenza della rotonda di San Nicola, viene reso possibile lo scambio tra la mobilitĂ su gomma e quella leggera lungo il parco, mentre i galoppatoi vengono destinati alla carrabilitĂ  residua.

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LIVELLO -1

LIVELLO 0


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9

FIGURA MONUMENTALE. La natura del bordo e gli accessi alla Reggia

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5 FIGURA MONUMENTALE. Il bordo permeabile

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9 Nella parte superiore l’idea è invece di lavorare sulla permeabilità del bordo, che ha natura e spessore diversi lungo il suo percorso, ma in ogni caso crea una cesura tra il Parco e la città attorno, che ne respira soltanto l’umidità e l’ossigeno della vegetazione. La proposta è quella di aprire tutti gli accessi esistenti e crearne quattro in corrispondenza di punti significativi, come i decumani o laddove una volta c’era la strada che collegava Briano a Puccianiello.


FIGURE DELLA TRASFORMAZIONE. La figura civica

La figura civica si fonda sulla futura dismissione del ramo ferroviario Caserta-Benevento e costituisce un sistema trasversale rispetto a quello vanvitelliano. Il tracciato diventa una spina che tiene insieme una serie di spazi anch’essi dismessi, i quali, una volta riqualificati, assumono una funzione pubblica a disposizione della cittadinanza e degli studenti delle tre sedi universitarie.


La spina e la mobilitĂ leggera

Situazione attuale


1 | Ex scalo FS : Residenze per studenti

2 | Ex Ma.C.Ri.Co. : Parco per il tempo libero

3 | Ex cava Luserta : Parco energetico


3 2 1

FIGURA CIVICA. Una spina che tiene insieme nuovi spazi pubblici per la città

La proposta di destinazione delle tre aree è di: residenze e attrezzature per studenti nell’ex scalo ferroviario (1) ; un parco per lo sport e il tempo libero all’interno dell’area Macrico (2) ; un parco energetico e didattico nell’ex cava di Luserta (3), che fa da fondale paesaggistico e ritrova la sua vocazione produttiva.


FIGURE DELLA TRASFORMAZIONE. La figura complessa

La terza figura è rappresentata dall’elemento infrastrutturale variante e dalle aree residuali che essa tocca e forma. La complessità deriva dal fatto che la strada intercetta una serie di luoghi molto diversi tra loro (cave, cimitero, campi agricoli) senza relazionarsi con essi. L’idea è di trasformarla in un’infrastruttura-paesaggio che faccia da green-belt agricola, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio colturale casertano e farne il centro di riferimento per il settore agro-alimentare della provincia.


1 | Ricerca e sperimentazione

2 | Produzione e esposizione

3 | Consumo a km 0 e attività all’aria aperta


3

2

1

FIGURA COMPLESSA. L’infrastruttura-paesaggio come green belt agricola

Le funzioni, sequenziali, sono legate alla produzione della terra, e si concentrano in tre aree significative: la prima ricade nel quadrato che comprende l’area del Policlinico e della Ex Saint Gobain, a cui si accordano attività legate alla ricerca e alla sperimentazione agroalimentare, in un’ottica di riuso dei volumi industriali vuoti; la seconda si trova a cavallo della strada e viene destinata alla produzione e all’esposizione dei prodotti di qualità, permettendo di ripensare la vasta area fieristica che attualmente è una distesa di cemento; la terza area si trova in corrispondenza dello svincolo di San Leucio e vista la vicinanza col Parco e con il Belvedere ha una vocazione di attrattività turistica, a cui si accorda il consumo a km 0 all’interno di grandi spazi naturali attrezzati per attività sportive all’area aperta.


ESPLORAZIONI PROGETTUALI Parte 4


FIGURE DELLA TRASFORMAZIONE. Intersezioni

Si pone l’attenzione sulle intersezioni dei tre sistemi fino ad ora esposti come luoghi adatti all’esplorazione progettuale.


Si è deciso di approfondire l’intersezione tra la figura monumentale e la figura complessa, che ricade nell’area tra San Leucio e Casagiove. Questa è stata rappresentata in un quadrato di lato 3 km x 3 e, come si può notare dall’ortofoto, si tratta di una zona ad alta naturalità ai piedi del versante ovest dei Tifatini.


IL PARCO CONTINUO. Stato di fatto


IL PARCO CONTINUO. Materiali ecologici

I materiali ecologici sono costituiti dai corsi d’acqua, dai boschi e dalle praterie dei rilievi collinari, dalle aree agricole pedemontane e da quelle della pianura centuriata.


IL PARCO CONTINUO. Rischi

Dalle carte di assetto idrogeologico si rileva la presenza di rischio frana sui versanti sopra il complesso del Belvedere, e di aree ad alta attenzione in corrispondenza dei corsi d’acqua, oltre a due cave di calcare dismesse.


IL PARCO CONTINUO. Le azioni ecologiche

La proposta si traduce in una serie di azioni che vengono esplicitate sotto forma di sezioni tipo in cui si immaginano le attività che ad esse potrebbero essere connesse. Tra queste si è pensato alla creazione di aree volano per la resilienza idraulica, che lasciano spazio ad attività ricreative nei periodi di acqua bassa, mentre permettono il naturale sviluppo della biodiversità nei periodi di acqua alta. Si prevede inoltre la creazione di argini laddove il canale si trova vicino a centri abitati. In corrispondenza del rischio frana si prevede un’azione di rimboschimento con la possibilità di creare percorsi sportivi che risalgano i rilievi collinari. Infine, la messa in sicurezza delle cave di monte viene finalizzata ad un loro riuso creativo.


Le zone umide: nuovi spazi per attività legate all’acqua e alla biodiversità.


Le zone umide: relazione con i centri abitati.


Il rimboschimento come occasione per la realizzazione di percorsi sportivi.


Messa in sicurezza delle cave di monte in funzione di un loro riuso creativo.


IL PARCO CONTINUO. Materiali urbani. Situazione al XVIII sec.

Per quanto riguarda i materiali urbani, questi sono rappresentati dalle stratificazioni storiche della centuriazione romana e dei borghi seicenteschi, a cui si è sovrapposto, a partire dalla seconda metà del Settecento, il sistema borbonico.


IL PARCO CONTINUO. Materiali urbani. Stato attuale

Attualmente l’area risulta fortemente urbanizzata, con edificato in parte abusivo, e tagliata a metà dalla variante; il parco della Reggia non ha nessuna relazione col contesto.


IL PARCO CONTINUO. Criticità


IL PARCO CONTINUO. Le azioni urbane

Le azioni che si propongono, anche in questo caso evidenziate prima in pianta e poi approfondite tramite le sezioni tipo, sono: la pedonalizzazione dei borghi storici; l’apertura dei cortili al pubblico; l’apertura di nuovi ingressi al Parco, che permettono di avere continuità tra gli spazi verdi fuori e dentro il bordo; il restauro dei giardini ai piedi del Belvedere, tutt’ora in abbandono; la creazione di sistemi di attraversamento della variante con lo scopo di riammagliare il tessuto agricolo tagliato.


I borghi storici vengono valorizzati tramite la pedonalizzazione e l’apertura dei cortili al pubblico.


Gli spazi verdi fuori e dentro il Parco della Reggia formano un continuum grazie all’apertura dei nuovi ingressi.


I giardini storici vengono restaurati permettendo un’unica promenade fino al complesso del Belvedere.


Il tessuto agricolo tagliato dalla variante viene riammagliato tramite dei sistemi di attraversamento pedonali.


IL PARCO CONTINUO. Sintesi delle azioni

Dalla sovrapposizione di queste azioni e dall’identificazione di una fascia di intervento con aree di progetto privilegiate, si è sintetizzato un masterplan a grande scala.

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Restauro dei giardini di ingresso al Belvedere Auditorium ex cava di Santa Lucia Parco della cava di Casagiove Parco della variante I nuovi ingressi e i giardini tra le case


IL PARCO CONTINUO. Lo spazio condiviso

Lo spazio condiviso è quello a metà tra materiali urbani ed ecologici nel quale si inserisce l’uomo, il cittadino. È stato rappresentato schematicamente tramite una fascia rossa che si dilata e si restringe a seconda degli elementi che incontra, andando a creare una corona che espande la fruizione del Parco Reale e del Belvedere verso il territorio circostante. Si è voluto infine dare un’idea della percezione paesaggistica dell’intervento tramite delle viste: 1) verso l’argine e l’auditorium nella cava di Santa Lucia; 2) verso gli spazi lungo il bordo del Parco; 3) verso la cava di Casagiove con il maneggio e i sistemi di risalita; 4) verso il canale e il ponte pedonale sulla variante.


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SINTESI (11 x 11 km)


BIBLIOGRAFIA.

Saggi e monografie • • • • • • • • • •

Pascale A., Ritorno alla città distratta, Einaudi, 2009 Capano F., Caserta: la città dei Borbone oltre la reggia: 1750-1860, Edizioni Scientifiche Italiane, 2012 Russo M., Città mosaico. Il progetto contemporaneo oltre la settorialità, Clean, 2011 Secchi B., Viganò P., La ville poreuse : Un projet pour le Grand Paris et la métropole de l’après-Kyoto, Metispresses, 2011 Gioffré V., I paesaggi del TGV méditerranée, Biblioteca del Cenide, 2003 Berger A., Drosscape: Wasting Land in Urban America, Princeton Architectural Pr. 2007 Augé M., Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Elèuthera, 2009 Secchi B., Prima lezione di urbanistica, Laterza, 2000 Lynch K., L’immagine della città, Marsilio, 2001 Rossi A., L’architettura della città, Quodlibet, 2011

Articoli •

Di Caterina P., Lenza G., Montano P. G., San Leucio: un problema di architettura, in “Casabella”, n. 505, 1984


UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II SCUOLA POLITECNICA E DELLE SCIENZE DI BASE

D I PA R T I M E N T O D I A R C H I T E T T U R A

CANDIDATA GABRIELLA DE LUZIO TESI DI LAUREA IN PROGE T TAZIONE URBANA R E L ATO R E

P R O F. A R C H . M I C H E L A N G E L O R U S S O

CORRELATORI ARCH. ENRICO FORMATO ARCH. RAFFAELE CUTILLO

A.A. 2014-2015

Caserta, città densa. Tre visioni per il cambiamento  
Caserta, città densa. Tre visioni per il cambiamento  
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