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Rifle s s i o n e 6*

* Enrico Giacopelli /// Compendio al Corso di Composizione Architettonica ////////////////////// FacoltĂ di Architettura /// Politecnico di Torino /////////////////////////////////////////////////////

Tra spazio e funzione


Riflessione 6*

Fu n z i o n i , s p a z i e modi di vita

Funzioni, spazi e modi di vita

Enrico Giacopelli

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g r a f i c a e c o n t ro c a n t o a c u r a d i Andrea Cassi


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I. Prendere atto della ampia diversificazione dei nuclei familiari presenti nello scenario sociale italiano (ma troveremmo analoga situazione anche alzando lo sguardo oltre confine) induce a interrogarsi sui modi di organizzare gli spazi affinché risultino adatti ad accogliere la varietà delle esigenze abitative determinata da questa situazione. Occorre cioè indagare in che termini i mutamenti dei “modi di vita” e dei relativi “modelli abitativi” delle famiglie abbiano determinato l’esigenza di nuovi spazi abitativi e influenzandone la qualità. In altre parole occorre comprendere quali rapporti intercorrano oggi fra “Funzioni elementari dell’abitare” e “Unità ambientali elementari”,1 intendendo con il primo termine le attività, (o complessi di attività correlate) il cui svolgimento viene delegato allo spazio domestico ed alle sue appendici e identificando con il secondo gli spazi elementari (o le famiglie di spazi) che supportano materialmente tali funzioni. Semplificando un po’ la complessità del problema e trascurando per un attimo la sua natura intrinsecamente dinamica possiamo individuare - nella tradizione moderna occidentale -almeno undici “Funzioni elementari dell’abitare” e ventiquattro “Unità ambientali elementari”.

“ Mi fan patir costoro il grande stento, Che vanno il sommo bene investigando, E per ancor non v’hanno dato drento. E mi vo col cervello immaginando, Che questa cosa solamente avviene Perché non è dove lo van cercando. Questi dottor non l’han mai intesa bene, Mai son entrati per la buona via, Che gli possa condurre al sommo bene.” Galileo Galilei, Capitolo contro il portar la toga

Sono definibili “Funzioni elementari dell’abitare” le seguenti attività primarie:2 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11.

Entrare e Orientarsi nella casa Spostarsi da uno spazio all’altro della casa Cucinare e conservare cibi Consumare pasti Incontrare/accogliere/riunirsi Prendersi cura del corpo e della mente Lavorare e studiare Ricoverare oggetti Godere di spazi di autonomia Ospitare persone esterne al nucleo familiare Giocare e prendersi cura dei bambini

Le “Unità ambientali elementari” corrispondono invece i seguenti spazi, non sempre e in modo totale presenti in ogni Unità Abitativa:

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“There’s a house on my block That’s abandoned and cold Folks moved out of it a Long time ago And they took all their things And they never came back Looks like it’s haunted With the windows all cracked And everyone call it The house, the house where Nobody lives Once it held laughter Once it held dreams Did they throw it away Did they know what it means Did someone’s heart break Or did someone do somebody wrong?” Tom Waits, The house where nobody leaves

Renzo Piano, Diogene: unità abitativa minima

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A. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13.

Spazi privati interni all’alloggio. Atrio-ingresso Corridoio-atrio-disimpegno Scala interna Cucina Sala pranzo Soggiorno Wc-bagno Camera da letto Camera ospiti Spazi riservati e specializzati Ripostiglio-deposito Guardaroba Office

B. 1. 2. 3. 4.

Spazi privati esterni all’alloggio. Terrazza Giardino Soffitta-cantina garage

C. 1. 2. 3.

Spazi semi-pubblici esterni all’alloggio. Pianerottolo Ballatoio-coridoio Ingresso esterno

D. 1. 2. 3. 4.

Spazi collettivi esterni all’alloggio. Locali collettivi Spazi verdi collettivi Fitness piscina

Sia le Funzioni Elementari che fanno riferimento a bisogni primari e a fenomeni culturali di lunga durata, sia le Unità Ambientali che ne sono derivate, non mutano nel numero e nella loro natura con la stessa rapidità con cui si modificano invece le strutture familiari e i modelli abitativi che esse esprimono. Ciò che cambia nel tempo - e che oggi appare sottoposto ad una trasformazione particolarmente rapida - è


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invece lo specifico modo con cui le diverse generazioni assegnano valore relativo alle diverse Funzioni Elementari e il conseguente uso delle Unità Ambientali che da questa scelta deriva. Ai nostri fini perciò potremmo considerare le Funzioni e le Attività qui individuate come elementi sufficientemente stabili su cui basare una riflessione non estemporanea attorno alla struttura di un’abitazione.

II. L’analisi delle relazioni messe in luce nella tabella allegata evidenzia la natura complessa delle Funzioni Elementari, rivelandoci che non esiste tra loro e le singole Unità Ambientali Elementari un rapporto diretto e univoco e che tale rapporto si instaura piuttosto con loro aggregazioni, diverse a seconda delle diverse tipologie edilizie. Ciò conferma il carattere polifunzionale delle Unità Ambientali ed evidenzia come in ognuna di esse sia possibile – spesso probabile o addirittura inevitabile – svolgere anche contemporaneamente attività diverse. Alcune Unità Ambientali Elementari sembrano possedere tale polifunzionalità in modo più evidente: tra queste, come ciascuno ha certo sperimentato direttamente, il soggiorno, la cucina e la camera da letto. Sul versante opposto, alcune Funzioni Elementari di primaria importanza (consumare pasti, incontrarsi) ed altre di livello inferiore (ricoverare oggetti), sembrano in grado di permeare l’intero spazio di un’abitazione, potendo essere svolte in più di una Unità Ambientale Elementare. La sovrapposizione delle funzioni aumenta ovviamente con il diminuire dello spazio complessivo dell’Unità abitativa e del numero di Unità Ambientali Elementari al suo interno (come evidenziato dalle celle in grigio nella tabella che descrivono la situazione standard di una Unità Abitativa di superficie molto ridotta); tuttavia non è altrettanto vero che la compresenza di funzioni nella stessa Unità Ambientale Elementare si riduca drasticamente fino ad annullarsi nelle situazioni più “comode”. In un sistema che tenda ad una perfetta coincidenza fra la struttura delle Unità Abitative e i modelli abitativi specifici dei loro abitanti, la sovrapposizione o la separazione delle funzioni non dipende infatti solo dalla disponibilità di spazio ma anche in larga misura dalle caratteristiche proprie di tali modelli abitativi (veri motori degli intrecci funzionali in un’abitazione) e dalla loro evoluzione nel tempo.

“Le premier : fournir dans le silence, la solitude et face au soleil, à l’espace, à la verdure, un logis qui soit le réceptacle parfait d’une famille. Le second : dresser face à la nature du Bon Dieu, sous le ciel et face au soleil, une œuvre architecturale magistrale, faite de rigueur, de grandeur, de noblesse, de sourire et d’élégance “ Le Corbusier

“Great cities are not like towns, only larger. They are not like suburbs, only denser. They differ from towns and suburbs in basic ways, and one of them is that cities are, by definition, full of strangers.” Jane Jacobs

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Vediamo dunque nel concreto come, alla luce dei nuovi modelli abitativi e di un diverso modo di concepire il ruolo delle Funzioni Elementari, è mutato l’uso e il ruolo di alcuni spazi della casa.

Times square, Aberaldo Morell

“ Choose a life. Choose a job. Choose a career. Choose a family. Choose a fucking big television. Choose washing machines, cars, compact disc players and electrical tin openers... Choose DSY and wondering who the fuck you are on a Sunday morning. Choose sitting on that couch watching mind-numbing, spirit crushing game shows, stucking junk food into your mouth. Choose rotting away in the end of it all, pishing your last in a miserable home, nothing more than an embarrassment to the selfish, fucked up brats you spawned to replace yourself, choose your future. Choose life... But why would I want to do a thing like that?” Irvine Welsh

Camera da letto “…..Fino a vent’anni fa le camere per i bambini erano di norma ammobiliate con due letti. Oggi lo standard è quello di una stanza per ogni persona. Le accresciute aspettative rispetto agli spazi privati hanno trasformato l’originaria cabina da letto dell’edilizia popolare in una zona multifunzionale di soggiorno, lavoro e pernottamento. La varietà delle esigenze richiede che le stanze siano dotate di qualità d’uso neutrali che si coniughino con un dimensionamento minimo dello spazio. Per permettere l’arredabilità di una stanza sia con un letto singolo, con un letto doppio o a soggiorno, è necessaria una superficie uguale o superiore a 14 mq. In tal senso, oggigiorno le grandi stanze da letto non rappresentano più, come avvenuto in passato per alcune tipologie di edilizia popolare, il presupposto automatico per la limitazione degli spazi comuni di soggiorno e di consumo dei pasti.”3 Bagno “… Negli anni cinquanta e sessanta i dispositivi di ventilazione meccanica e di ricambio forzato dell’aria crearono le premesse tecnologiche per il posizionamento dei moduli sanitari all’interno delle abitazioni e su ridottissime superfici. In anni recenti invece la stanza da bagno ha di nuovo aumentato la sua superficie: la zona destinata all’igiene personale, la sua illuminazione naturale, le dimensioni e le installazioni sanitarie sono diventate un importante indicatore della


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qualità dell’alloggio. Oggi una stanza da bagno finestrata e di ampie dimensioni è in cima ai desideri dei gruppi influenti di acquirenti (desideri che vengono peraltro ben assecondati dalle proposte commerciali delle aziende produttrici di accessori da bagno). Le superfici standard di 4-6 mq è stata allargata per far posto ad un doppio lavabo, una vasca centrale ed un box doccia separato. L’allestimento standard rimasto a lungo invariato – bagno con vasca, lavabo, wc e bidet, oltre ad una toilette con wc per gli ospiti situata all’ingresso – oggi appare del tutto superato e spesso gli appartamenti sono dotati di due stanze da bagno complete di ogni allestimento...(spesso poi) la stanza da bagno non è più separata dal corridoio dell’appartamento e, in rapporto alla posizione che occupa in pianta, si trasforma nello spazio più intimo della casa. In questo modo viene a crearsi il presupposto che una sua fusione con la camera da letto (ed alla zona armadi) dia origine ad una “coo_coning-welness-zone”.4 Entrambi gli spazi supportano non a caso la funzione “Prendersi cura del corpo e della mente” che l’accresciuto benessere economico generale ed il maggior tempo libero di cui tutti godiamo ha recentemente reso possibile in termini che fino a due generazioni fa erano riservati alle sole classi abbienti.

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Manhattan, Aberaldo Morell

Cucina. Soggiorno “Macchina per cibi, laboratorio sperimentale, status symbol, prigione domestica, o cuore creativo e spirituale della casa? Nel corso del secolo passato la cucina, più di ogni altra stanza dell’alloggio moderno è stata radicalmente modificata dalle rivoluzioni tecnologiche, sociali ed estetiche del XX secolo. La cucina moderna impersona lo stile di vita e il particolare rapporto con la civiltà dei consumi intrattenuto dai suoi abitanti….ed esprime le articolate relazioni sociali - talvolta in modo attivamente sperimentale – con il cibo, la tecnologia, il ruolo domestico delle donne”5 La deriva della funzione “Cucinare/consumare pasti” ha fatto fare un ampio giro alla cucina, riconducendola a recuperare in tempi recenti anche presso le nostre case6 l’antico ruolo di centro di attrazione della vita domestica posseduto all’interno dell’abitazione tradizionale ma che era stato negato dal diffondersi della cucina “taylorista” di derivazione razionalista (il cosiddetto “cucinino” del lessico immobiliarista). In particolare è la preparazione dei cibi in casa ad essere messa in crisi – e a mettere in crisi il ruolo del locale cucina – che a causa dei 9


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“La cucina è l’arte più antica, perché Adamo è nato a digiuno.” Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto

View of a landscape outside florence in a room with bookcase, Aberaldo Morell

“The post-information age will remove the limitations of geography” Nicholas Negroponte

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complessi orari di lavoro, della maggiore facilità di pranzare fuori casa e dal fatto che “in misura sempre crescente i cibi vengono acquistati fuori dall’abitazione e la preparazione dei pasti viene sempre più rimpiazzata dai cibi preconfezionati”7, si trova “sull’orlo di una scissione tra attività funzionale al nutrimento e hobby”. Se “la prima attività conduce all’office – un luogo per organizzare il semplice servizio del cibo – e la seconda ne fa invece un laboratorio”,8 è sicuramente questa seconda visione a prevalere in quanto più compatibile con il ruolo di status symbol e di centro relazionale della casa che oggi sembra coincidere con la visione più condivisa del ruolo della cucina della casa contemporanea. All’interno di tale visione il ruolo della cucina si confonde sempre più spesso con quello della funzione Incontrare/accogliere/riunirsi, divenendo “il luogo in cui si intrattengono gli amici, si educano i figli, dove la famiglia si riunisce, se ancora si riunisce. Non è più la postazione di lavoro della casalinga ma un luogo sociale che assume le funzioni del soggiorno che per molti si apre al mondo esterno: verso il giardino all’aperto, il vicinato. Considerando le trasformazioni della zona cucina-pranzo, anche il soggiorno va modificando il suo ruolo. La convivenza di adulti e bambini è contrassegnata da quotidianità sempre più indipendenti e differenti. Con l’incremento dell’autonomia dei comparti del nucleo familiare, le esigenze planimetriche della casa si avvicinano sempre di più a quelle di un alloggio in comune. Soltanto dieci anni fa la posizione del televisore era un motivo per l’utilizzo comune del soggiorno; oggi, e sempre più spesso, ogni stanza dispone di un’ampia scelta di media (e lo stesso televisore viene sempre più spesso sostituito da un laptop che consente consumi individuali e personalizzati dell’offerta di intrattenimento e di informazione video). Il soggiorno non rappresenta più il baricentro di una vita familiare via via più frammentata. La sua ragion d’essere è invece motivata da esigenze di rappresentatività, come già avveniva nelle case borghesi fin de siècle.”9 Lo spazio per il lavoro Il lavoro grazie alle possibilità offerte dall’informatica e al diffondersi di attività economiche atomizzabili e a localizzazione indifferente sta rientrando fra le mura domestiche in forme diverse e con un impatto ridotto rispetto al tempo delle sartorie domestiche o del lavoro clandestino a cottimo, interessando soggetti diversi rispetto ad allora (oggi ad esempio a lavorare a casa sono anche gli uomini). Pertanto


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“… si possono notare le conseguenze sul nostro ambiente lavorativo e abitativo derivanti dalla trasformazione delle attività di lavoro in servizi a bassa emissione e immissione. L’allargamento delle reti di comunicazione ha posto le premesse per un ulteriore incremento delle postazioni di telelavoro da casa. Il collegamento in ogni stanza con un accesso internet e telefonico rappresenta ormai la regola. Nella mostra “The un-private house” (1999), Terence Riley ha descritto l’alloggio moderno come una “permeable structure” continuamente disponibile alla ricezione e alla trasmissione di dati. Rimane da verificare se e in che misura la crescente richiesta di privacy ed intimità sia compatibile con la comunicazione costantemente attiva, il videotelefono e la videoconferenza. Forse tra non molto cominceremo a considerare la non raggiungibilità una qualità reale della nostra vita e a disporre di appartamenti di lusso dotati di ambienti “non-communication-zone” ben schermati.”10

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“La regola aurea, valida per tutti: non avere nella tua casa nulla che tu non sappia utile, o che non creda bello.” William Morris

III. Se prendiamo in considerazione anche il fattore tempo, il quadro di riferimento descritto nei paragrafi precedenti ovviamente si complica, ma aumenta la sua capacità di restituire con realismo la realtà. Nel tempo, le Funzioni Elementari e le loro modalità di espletamento si modificano sia alla scala generale dell’intera società sia a quella del singolo nucleo familiare. A livello generale si assiste infatti al processo di trasformazione della struttura sociale e dei comportamenti delle famiglie che abbiamo in parte verificato e in parte intuito attraverso i dati censuari. A livello micro invece ogni nucleo familiare si trasforma nel corso della propria esistenza a causa di molti fattori: la variazione del numero dei suoi componenti11, i trasferimenti in momenti diversi di attività lavorative all’interno dell’abitazione da parte dei componenti del nucleo familiare, la possibile presenza di ospiti permanenti o di membri del nucleo familiare anche solo temporaneamente disabili12, e così via. Non tutte queste evoluzioni sono ovviamente prevedibili “a monte” dal progettista, né è detto che si verifichino tutte. Tuttavia è buona cautela tenerne conto perché – almeno nella situazione italiana, caratterizzata da una notevole staticità abitativa della popolazione – non è quasi mai la famiglia che si sposta per cercare una nuova sistemazione adatta alla sua nuova configurazione ed alle mutate esigenze, ma è quasi sempre la casa

“Dalla conchiglia si può capire il mollusco, dalla casa l’inquilino.” Victor Hugo

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Minimal Dwelling Project, Albrecht Heubner

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che si adatta ai mutamenti di assetto dei suoi abitanti. Dunque il progetto di un’abitazione non va mai affrontato con una visione rigida e immutabile della struttura funzionale, ma piuttosto con un particolar riguardo alla necessità di prevedere riserve di spazio per attività non prevedibili all’origine e dotazioni adatte a usi promiscui. Adattare la struttura domestica al mutare delle esigenze abitative, ai ritmi e ai riti della vita contemporanea non riguarda infatti tanto la creazione di spazi abitativi nuovi (di nuove unità ambientali elementari) quanto la necessità di prendere in considerazione un uso più stratificato e indefinito degli spazi tradizionali e nuove modalità relazionali tra i diversi ambienti della casa, rendendo operativa l’attenzione alle oscillazioni delle dinamiche familiari ed alla loro possibile evoluzione nel tempo cui abbiamo fatto ampiamente cenno in questa riflessione. Si tratta cioè di abbandonare quella che in termini astratti potremmo definire una visione della casa come “sommatoria di stanze”, a favore di una basata sul concetto di “aggregazione integrata e flessibile di spazi abitativi”, riferendo ogni ragionamento sull’organizzazione di un’abitazione non più alle singole Unità Ambientali Elementari – come previsto in maniera rigorosa dal pensiero funzionalista – ma ad aggregazioni funzionali complesse, ovvero a quelle vere e proprie “aree specializzate integrate” costituite dalle undici Funzioni Elementari. Ciò consentirebbe tra l’altro di considerare come metro di valutazione dell’efficienza di un’abitazione, non più tanto il numero di camere da letto o le superfici totali e pro-capite (come imposto da norme e consuetudini) quanto il livello di interazione fra Funzioni Elementari al suo interno, l’adeguatezza di tali interazioni con il modello abitativo (lo stile di vita, potremmo dire) della specifica tipologia di famiglia cui l’abitazione è destinata e soprattutto la capacità dell’abitazione di accogliere mutamenti d’uso e di adattarsi nel tempo a nuovi modelli abitativi. Che non si tratti di un cambiamento semplice lo si comprende osservando quanto siano articolate le interazioni tra “Funzioni elementari dell’abitare” e “Unità ambientali elementari”. Tuttavia tentativi in tal senso sono già sperimentati come vedremo parlando del concetto di “flessibilità”.


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Note

1. Cfr. la riflessione “Questioni di metodo” 2. Per la compilazione dell’elenco si è fatto riferimento soprattutto a quelli proposti da Garzena e altri(1984) e da Mari (E. Mari, Il disegno corsivo, Milano, Edizioni Segesta, 2009). 3. E. Wurst, “Interno ed esterno – La ricerca di qualità speciali nell’edilizia residenziale contemporanea.”, in: “Alta densità abitativa. Idee. Progetti. Realizzazioni” a cura di C. Schittich, Ed. Detail, Monaco di Baviera, 2005, pag. 27-43 4. E. Wurst,(2005) 5. J. Kinchin, A. O’Connor, Counter space. Design and the modern kitchen, The Museum of Modern Art, NY, 2010. Catalogo dell’omonima mostra al MoMA, settembre 2010-maggio 2011. Pag.5 6. In ritardo di almeno quarant’anni sul momento in cui il fenomeno aveva interessato le abitazioni americane in cui la cucina recupera un ruolo centrale nella struttura domestica a partire dalla metà degli anni 1940, in concomitanza del contemporaneo progressivo aumento degli standard dimensionali delle case e della parallela diffusione degli elettrodomestici, consentiti dal boom economico seguito alla seconda guerra mondiale. 7. E. Wurst,(2005) 8. X. Monteres, P. Fuerte, Casa collage. Un ensayo sobre la arquitectura de la casa, Barcelona, Editorial Gustavo Gili, 2010 (2001) pag. 110 9. E. Wurst,(2005) 10. E. Wurst,(2005) 11. In un nucleo classico ad esempio l’evoluzione prevede che la coppia base viva un primo periodo da sola, poi che arrivino i figli e che si fermino in casa almeno un paio di decenni prima di uscire per fondare nuovi nuclei, che si possa aggregare al nucleo familiare in modo definitivo o intermittente un nonno; che uno dei due coniugi resti solo e dopo un po’ sia costretto a condividere lo spazio domestico con un’assistente estranea al nucleo parentale. 12. Per mettere in crisi l’organizzazione spaziale di un’Unità Abitativa non ci vuole molto: basta che uno dei membri del nucleo familiare si rompa una gamba seriamente e sia costretto a muoversi per un certo periodo su una sedia a rotelle.


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Rifle s s i o n i * Enrico Giacopelli /// Compendio al Corso di Composizione Architettonica ////////////////////// Facoltà di Architettura /// Politecnico di Torino //////////////////////////////////////////////////////

* Enrico Giacopelli (1959), architetto, parallelamente all’attività professionale svolge attività di ricerca e di docenza in campo universitario ed extrauniversitario, contribuendo ad orientare la propria attività professionale verso temi che comportano un approfondimento metodologico e una riflessione sui riferimenti storici dell’agire professionale. Ha sviluppato attorno al tema della conoscenza, della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio architettonico moderno parte della propria attività professionale attraverso progetti di restauro e recupero, approfondimenti scientifici, consulenze e attività di animazione culturale.Tra gli esiti di tale azione: la catalogazione del patrimonio dell’architettura moderna di Ivrea / la redazione delle Normative di Salvaguardia dell’architettura Moderna di Ivrea / la consulenza al Nuovo PRG di Ivrea relativa al tema dell’architettura moderna / la progettazione del MaAM / la consulenza per il restauro del Quartiere Canton Vesco / il restauro delle Officine ICO di Figini e Pollini / la consulenza per la conservazione del Centro Congressi La serra di Cappai e Mainardis. Al restauro delle Officine ICO sono stati assegnati nel 2009 la Menzione d’Onore “Medaglia d’oro all’architettura italiana” della Triennale di Milano e il “Premio In-Arch”. È professore a contratto di Composizione Architettonica presso la II Facoltà di Architettura di Torino ed è coordinatore e docente della “International Summer School of Ivrea”.

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Tra spazio e funzione. Funzioni, spazi e modi di vita.

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