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Come pietre colpisci un sasso. forse che il sasso soffre? brucia un sasso.

forse che il sasso arde?

ecco che io, stupidamente aspetto la mia fabbricando da me le mie molestie e i miei fortunali in questa strana estate.

minaccia un sasso. forse che il sasso trema? non puoi togliere a un sasso la madre non puoi uccidere il padre di un sasso. non puoi ferire un SASSO. ci sono uomini che sono pietre.

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n.d.

[dedicata agli uomini che popolano l’Afganistan]


KCN voglio essere la nube di gas che porta via la vita che vi divora i bronchi e li squaglia, che esplode in silenzio e sottopelle scava bianche trincee di pus. e voglio esserci quando capirete di aver indossato la maschera in ritardo e il panico da sorci vi farĂ  fremere impazziti ed elettrici dietro i baluardi della paura.

N.D.

voglio essere il batterio vaporizzato in cielo testato nelle gabbie alla luce di neon antartici impresso negli occhi delle cavie virus mutante temprato dalle febbri scoperto nelle giungle covato nelle piaghe. Ebola superstar.

ecco io, stupidamente la miache poesia è gas aspetto la miaè bellica la mia poesia fabbricando da me le mie molestie ordigno lanciato sulle masse e i miei fortunali armanonconvenzionale in questavelenosa strana estate. rugiada vapore di sterminio impulso color mostarda neurotossina cortocircuitante ordalia chimica vapore strisciante. un contenuto pericoloso il suo reagente distruttivo un’aggressione lattiginosa che invade gli interstizi. un odore di mandorle amare che impregna i tessuti vivi i tessuti morti che filtra dappertutto che non lascia via di scampo, figlia del Novecento minaccia che va oltre. 45


(KCN) KCN poesia allo stato puro da maneggiare con cautela. un lanciafiamme di parole da utilizzare in caso di conflitto.

ecco che io, stupidamente aspetto la mia fabbricando da me le mie molestie e i miei fortunali in questa strana estate.

Old McDonald has a farm Hya-hya-hoo!

n.d.

46


Notturno poiché la mia signora dorme, taci cuore. non un tuo battito ne tradisca il sonno non un tuo breve fremito la desti. spegnerò la fiamma del mio sguardo: non l’ombra di un chiarore deve turbare le ciglia che baciai con tanta gioia, quando era pieno il giorno.

ecco che io, stupidamente aspetto la mia fabbricando da me le mie molestie e i miei fortunali in questa strana estate.

non ora, che la notte ha sparso la sua veste di velluto sui tetti e cede alla stanchezza. non canti l’usignolo fra le foglie non muovano le fronde i dolci pioppi.

n.d.

non ora: spegnete le lanterne, o stelle lontane amiche della nostra sera tacete o cieli. Astri - sia lieve il vostro corso. dorme la mia amata volga la luna altrove le sue orme e non ci guardi poiché la mia signora dorme. 47


Ombre

ma immobile - dentro legno odoroso persino la seta incanutisce e i suoi colori si sciolgono annodandosi al tempo. riverberano gli echi e i soli dei tramonti sulle maschere dure sotto agli elmi. 48

ecco che io, stupidamente e compaiono aureole aspetto la mia della nebbia impalpabile fabbricando da la meviva le mie molestie con cui respira cascata. e i miei fortunali in questa strana queste care coseestate. ora mi sono presenti una ad una, nel triste museo dell’anima. una per una, a passi lenti percorro le sale di abete del mio spirito quasi vuoto, quasi una conchiglia per quanto essa sia molto più naturale e vera. ma l’architetto ha svolto la trama delle mie stanze a modo suo, senza riguardo. scortesemente ha disposto le mura del mio esistere. così mi ha reso inospitale e refrattario al vivo flusso dell’essere. e ora eccomi: un grumo di pietre e travi all’apparenza salde.

26.12.03

ombre discrete e mutevoli scivolano sui volti dei Buddha mani senza peso carezzano le lame addormentate e i rotoli ingialliti mentre nell’indolenza procedono stagioni e piogge. freddo e caldo sole e tempesta nube e rugiada calde e fredde diventano le pietre sulla soglia mentre il giardino colora e discolora la sua pelle paziente.


(ombre) e fra le porte semichiuse qua e là rivedo tutte le reliquie tutti i tesori evaporare e come incenso farsi quasi cenere.

26.12.03

o luccicare come opache gocce di polvere e oro e nonostante ciò luminose come stracci di cielo e pascoli profondi d’acqua verde.

ecco giorni che io,incantati stupidamente quei aspetto mia dimenticare che nonlaposso fabbricando dasolo me le molestie che pure sono unmie ricordo e i miei fortunali remoto in questa strana estate. un momento un attimo di luce nella mia stanza buia. nell’ultima stanza in ombra.

come le schegge di un giorno lontano e bello come gli scampoli di un pomeriggio di giochi e estate. come le prime ore di vacanza che promettono sé stesse interminabili ed eterne.

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opus quadratum

Jihad

TA BER

e giustificate violenze

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n.d.

nel nome di presunte

LI

richiede tetragoni sforzi

Lo spirito dei tempi


piccole figure all'orizzonte che sono queste figure bianche e lontane, ma ostili ben piĂš che minacciose? ancora pare che non ci abbian visto....

ecco che io, stupidamente aspetto la mia fabbricando da me le mie molestie e i miei fortunali in questa strana estate.

perchĂŠ caracollano a fatica sulle rovine fra calcinacci e chiodi come belve di una selva di cocci come un popolo della ruggine?

n.d.

cos’erano ancora quelle mura lontane, sbriciolate, infrante ruderi sbancati? a chi servivano quelle carcasse spiaggiate di mattoni? ci hanno visto! fuggiamo, amico mio!

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Polonio non sono amato e non sono coraggioso. sono solo vecchio.

quello che non avrai mai - curioso spettatore è il mistero della mia morte. l’arcano bizzarro della stupidità.

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13.10.93

chi chiederà al sipario apprenderà il segreto della mediocrità e del nascondimento. nel cigolare dei contrappesi ravviserà il volto stupito ch’ebbi quando Amleto mi trafisse.

ecco che io, stupidamente aspetto la mia fabbricando da me le mie molestie e i miei fortunali in questa strana estate.


Porci

17.12.03

io amo il porco lo ammetto: sporco grufolante fangoso. ingiustamente non condivide la tonda simpatia riservata alla fauna vicina e lontana. persino ippopotami e sorci dispongon d’epigoni migliori. ed è comune, porci così con i maiali disprezzarne i frugali pasti, i pantani le crasse voracità e l’urlo acuto che d’umano pure ha molto al mattatoio, s’intende, che - nel crepare uomo e porco

eccotroppo che io, stupidamente son aspettosomiglianti la mia troppo da me le mie molestie -fabbricando quasi nudi sono i mieientrambi fortunali e rosa in fronte questaalla strana estate. di mannaia e sanguinanti. e questo è ciò che forse noi che camminiamo eretti non perdoniamo. dicevo, il porco condivide il destino umano, ma più generoso e produttivo egli è. alla fin fine dà tutto sé stesso. in abbondanza è saccheggiabile e chiede solo rifiuti per nutrirsi. queste le scuse. per contraddirmi, pare 53


(Porci) che userò il porco ancora e dirne male e farlo ingiusto emblema d’ingiustizia ingiustamente d’altra sporcizia.

una morale da bottegai dagli occhi aperti e cupidi non vale la più cieca delle fedi e oppressiva.

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17.12.03

tra due barbarie se devo scegliere infine il Libro ai porci preferisco. quel Libro che Tamerlano vide e non i cartonosi rancidi avanzi d’un McDonald.

meglio - nel ecco che io, peggio stupidamente regredire aspetto la mia che navigareda a tutta fabbricando me lebarra mie molestie in e imari miei d’immondizia. fortunali in questa strana estate.


Quando ciò che mi rende forte è ciò che è mio e di voi è ciò che è in me e in voi e ciò che è in me di voi e di voi in me.

17.12.03

ciò che mi fa vivere è ciò che è quando non vi colpisco quando non vi colpisco quando vi colpisco quando non vi colpisco. quando premo il tatami con le dita quando scivolo sul legno quando il mio semē si fa strada quando vi vedo nella grata del chi. quando non vi vedo quando non capisco come mi avete colpito quando capisco quello che fate quando so dove voglio andare quando non so come farlo quando so come spiegarmi quando non so come dirlo quando non ho voglia di alzarmi

quando faccio fatica a recarmi al dojo quando sono felice quando ho finito quando i muscoli mi dolgono quando lascio il dojo quando mi volto indietro vedo le altre cose che ho fatto e dico: “Questo è Kendō...” quando la spada mi fa andare avanti quando mi mostra come fare quando mi dice di continuare quando mi dice di alzarmi e rialzarmi quando la vedo appoggiata al muro quando la estraggo dal fodero quando la ripongo nel fodero quando so di non averla mai persa anche mentre non era al mio fianco nella via, mentre camminavo.

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Se arriva il treno siamo tutti materiali stressati una Calcutta di ritagli e realtà rottamate. schegge di denti infilate nell’asfalto.

se arriva il treno se mai passerà di qui sarà la fine, certo o forse anche l’occasione buona per deragliarlo e sbancarci recuperando nell’arco di un istante anima e vita.

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se arriva il treno - sappiatelo i giunti cederanno e i bulloni strappati dall’acciaio schizzeranno per aria a ferire il cielo.

allora, sciagurati, sognerò ogni notte d’ascoltare il fischio e di vedere finalmente all’alba il filo di vapore all’orizzonte.

17.12.03

che calura è mai questa, invisibile che piega i binari paralleli e sovietici che un Padre illustre ha tracciato nella rossa creta dell’Oriente?

ecco che io, stupidamente diventeranno ovali, per lo sforzo aspetto la mia le mute traversine. fabbricando da me le mie molestie e i miei fortunali meglio, voi dite, rinunciare in questa strana estate. sperando l’abbandono pregare che non passi più il convoglio?


tachifotografia la vita - che imperfetta probabilità e caos di nascere e caso nel morire! le mura dell’ordine sono di argilla e il saggio non sa mai in anticipo se l’ombra del suo piede andrà a baciare il sandalo.

n.d.

solo il poeta cerca di essere ignorante come l’aurora meno gentile di ieri più sconsolato, certamente più duro e grigio di un sanpietrino scalzato a colpi di martello. più lucida la mente nonostante il fango e lo sporco dei giorni. con un rumore d’autotreno la gloria muove le ruote di ferro in cielo quasi come prima ma vola bassa molto più bassa per non sbattere la testa sul coperchio di cartone

ecco scatola che io, stupidamente della buffa aspetto mia fattasi più stretta da lungolatempo fabbricando da me le mie molestie dell’intero universo. e i miei fortunali in ilquesta strana estate. e matto dipinge serie di numeri sulle pareti di calce col suo pennello sfatto sfrappo e spelacchiato 2384784.3667836 437.467699847879829 5870345.376 167283901.0273992 fino a briciole particole di frammenti polvere di minutaglie pulviscolo atomico. ci sono atomi che vivono solo pochi secondi e poi decadono cadendo recedendo concludono il numero dispari del loro esistere in bianchi lampi di luce sugli oscilloscopi occhi senza cuori che registrano la comparsa/scomparsa di universi interi.

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(tachifotografia) ci sono probabilità meno probabili e verosimili possibilità nei labirinti del karma senza più dharma senza fretta o con invincibili e silenziosi frenetici furori lentivelocilenti a seconda del momento e del movimento in cui può osservarli un occhio imparziale.

tachifotografia.

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n.d.

perché ogni sistema anche questo è relativo se osservabile a distanza e molta della fretta che ci spinge sul tram, in auto, nella calca in metropolitana è solo per certuni, sotto un certo aspetto immobile istantanea fotografica immota e polverosa

ecco che io, stupidamente aspetto la mia fabbricando da me le mie molestie e i miei fortunali in questa strana estate.


The friars nulla ha più senso della grigia impressione di questi sai ondeggianti nevica

05.12.02

vedo da queste pietre questo arco perfetto il candido mantello del campo addormentato i segni bruni i graffi spenti dei rami contro il cielo a neve. nulla ha più senso dell’impermanenza di queste impressioni in questo inverno muto. oggi che sto morendo domani quando sarò morto.

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Ti derideranno (Nietzscheiana 01) ti derideranno perché uno spirito impetuoso e solitario è sempre uno scacco per i mediocri. l’ultimo volo dell’aquila è sempre una sconfitta amara per i meschini che tendono a essa i lacci.

perché quei brevi istanti di volo sono già un eterno insulto incancellabile alla loro miseria di afidi perché ogni libertà orgogliosa è testimone dei loro voli perduti 60

ti attaccheranno con furore perché la tua fronte è alta e chiara nonostante la tempesta e le amarezze nonostante ogni sconfitta e rovescio nonostante ti chiamino pazzo criminale terrorista. ogni parola d’infamia è un marchio eterno per la loro stupidità da pecore. ma la folgore non guarda in basso quando cade a terra. né la prima acqua delle montagne si chiede come sarà il mare lungo il cammino.

n.d.

dentro di loro pregustano il suono secco delle ali spezzate la prigionia la resa eppure invidia, miseria, amarezza mai li abbandoneranno ed il carniere sarà soltanto il breve trionfo d’un giorno anche se pure l’ultimo spirito libero dovessa cadere sotto i loro colpi.

ecco che stupidamente di tutto ciòio, che di grande hanno barattato aspetto la mia al mercato compiacente della piazza fabbricando me le mie molestie nel pubblico da plauso e i miei fortunali nell’ovvio consenso in teste questa strana estate. di micragnose.


(Ti derideranno) perché il sole che sorge non calcola se le nubi lo nasconderanno né chiede strada alle nebbie che dissipa al mattino. perché la notte scende comunque e senza preavviso, ugualmente, il dolore percorre i sentieri del corpo.

saprai cheio,è stupidamente l’ora ecco che di alzartilainmia volo aspetto nella pura luce fabbricando da dell’aurora. me le mie molestie e i miei fortunali in questa strana estate.

n.d.

in nome di tutto questo. prima di farti folgore, sole, acqua brezza o vento intrepido guarda se il tuo cuore è puro abbastanza per l’impresa e al di là di ogni cosa sentirai da solo l’insostenibile vergogna dell’esitazione conoscerai di non poter tradire senza sputarti in faccia. anche se non conosci il cosa e il come saprai di doverlo fare. 61


di nuovo Settembre di nuovo Settembre porta con sé la sua unica luce e i suoi colori che altri mesi non hanno e quanto è triste per la morte della mia stagione per il declino dell’estate questa luce. e quanto è bella per battagliare in aria questa corazza variopinta.

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settembre reca con sé un morir vivace prodigo d’insolite bellezze e nuovi giorni.

ecco che ancora ho il dono di vivere con te questa bella tristezza che ha in sé il buffo tentativo dell’oca che a volte, razzolando scopre il cielo e come rapita dall’infinito quasi per scherzo sembra farvi ritorno e accenna il volo.

n.d.

quanto la amo non lo so dire se poco meno o più del bagliore polveroso che luglio e agosto recano bagliore compatto in cui perdersi è gioia ma settembre...

ecco che io, stupidamente come le penne dell’oca aspetto la miad’azzurro si macchiano fabbricando da me le mie molestie e di fango o d’erba e i miei fortunali ricevono il colore della terra in come questanubi, strana estate. e aperte e splendenti si spiegano le ali così m’appaiono i giorni di settembre nei pomeriggi maturi e ebbri di chiarissime tinte.


Un giorno un giorno conoscerò un uomo, una donna simile a un oblò di lavatrice abbandonata su un crinale di discarica un oblò in cui l’alba deporrà, ogni alba, le sue lacrime.

ecco che io, stupidamente aspetto la mia fabbricando da me le mie molestie e i miei fortunali in questa strana estate.

17.12.03

un giorno mi parlerà una donna, un uomo che avrà la voce cigolante del metallo delle putrelle percosse dalla pioggia o da vettori e forze rotolanti, voce più forte del clangore di rotaia. un giorno avrò in mente chi sarà come la luce di un lampione riflessa nelle pozze dell’asfalto un faro da metropoli che guidi vaganti mozziconi di clochards.

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Urlare devo urlare. ora. urlare gridare urlare posso farlo ora e devo farlo non quando il dolore mi colpirà inebetendomi ORA che sto bene ORA che sono in salute io devo URLARE ORA.

n.d.

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? are ia l r u c er i fac er p p tivo he m ita, vo o c v De i m tro lla d ? n o a e rl zo az sa d sso er fa c e, un ualco erme zia p nd o e e r p r a q e r d ti av bbia e il disg an no a i u s e q r a a e vr co olo uma ul do he io hied re un are? e s r o é l e s ere tta, al h ta c o c de grid o c c s d r i s ti e n v e s r un gua o es asp avan gno <P n ba De atte e pe o o a , che l tu se lo ia, d mpa , al i No dare? Dev gion c e c n na cane io d uno riva uo co l’alba gri are? na ra i m c r l s t l s ur re u na a un prop nes tua te al tte, a u e d o n r a av pe erso ? È uand a, all di fro di no i l o ur div ss o q rad li, o, Se mi, erco ropri er st oi fig lavor u dim ne p e p sa, p ai t , al e.> e vie dare, chie front agna unqu i i n r g m, i e, d omp e. Ov tra pan ua c mpr tuo lla t o. Se a t o mon tra


Violezna Campione. Inarrivabile Inarrestabile punto.

In ongi caso un refuso giova alla poesia nuova che spesso rompe le uova nel paniere a ogni serio conferenziere.

No Jesus, don’t die everyone can get a pie You’re my little macaroni.

05.12.02

Violezna, violenza. Non è proprio vero che chi non lavora va al cimitero ma è solo un modesto impegno passare i giorni al tiro a segno.

No Jesus, don’t die everyone can get a pie You’re my little macaroni. Provate a dire ‘Yacass’ o gridare, con decisione ‘Sayacs’ ...forse era ‘Cayass’, nucleo essenziale per un ‘Clayass’ un culodicreta nucleo essenziale per condensare ‘Cassclay’, nclssnzlprcndnsr Cassius Clay.

Dal culodicreta al culo d’acciaio parrebbe ve ne sia di strada la strada lunga fino a Tipperary e invece questa Cabala accorcia di molto le fatiche di Dio. Sfaticato vegliardo che ha creato le parole per oziare. Anche se un uomo deve farsi il culo per mantenersi il nome. Bell’esempio! In questa situazione... No Jesus, don’t die everyone can get a pie You’re my little macaroni. 65


(Violezna) Quanto mi costa un campione? Metà di un campitwo e certo un terzo di un campithree.

No Jesus, don’t die everyone can get a pie You’re my little macaroni. 66

No Jesus, don’t die everyone can get a pie You’re my little macaroni. Canta la folla scatenata e composta e nelle strade brucia la città sconvolta travolta dalla rivolta una volta.... No Jesus, don’t die everyone can get a pie You’re my little macaroni.

05.12.02

Campithree, Campitwo e Campione andarono in tre per colazione con St. Peter al fianco un apostolo stanco fatto pallido e bianco senza colazione né azione reazione interazione intenzione senza tenere per alcuna fazione. Una fazione, due fazitwo, sei fazisix che - detto così - sembra il nome di un gallo in tenuta da squadrista. Ma non si addice un ruolo autoritario al gallo libertario.

Guarda miseria in giro ecco chequanta io, stupidamente Le cose la vanno aspetto mia sempre peggio Ifabbricando politici sonoda tutti meladri le mie molestie Iepoli ci sono tutti i miei fortunali Tutti i poli strana ci sonoestate. in questa Nosem u’ar he is weare theyare.


Wartime Carol

05.12.02

Canterai, morte sulla mia città. Fra le case amiche striderai nell’urlo sciagurato e interminabile della madre straziata al tribolo dei figli imprigionati sequestrati dei padri ammazzati lungo queste vie. Ruggirai, morte dall’alto dei cieli: nera tempesta fuoco che candesce come un crudele dio. Ave Morte Regina. Tornerai, morte bianca dopo l’eccidio quando gli scampati raccoglieranno i resti dei cari infoibati.

ecco chemorte io, stupidamente Riderai, aspetto la della mia terra: voce funesta dal cuore fabbricando da me le mie molestie chiodo di croce e i miei fortunalidio. per un mortale in questa estate. Ave Mortestrana Regina. Vedrai, morte quale raccolto avrai di cuori schiantati nel fiato corto dell’ultimo respiro e quanta carne intaserà le strade mentre ruggisce il napalm. Ci sarai, morte nel nome della guerra: nuda la testa scannata e scorticata come un antico dio. Ave Morte Regina.

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XII XIV ho perso un po’ quei giorni in cui erravamo alla scoperta. quei giorni che avevano in sé il maggio più cortese.

qualche immagine serbo di quel ch’eri e che in parte non sei più. ma non ho pentimenti. anche per me, del resto il prezzo è stato uguale. mi auguro solo che, col tempo ci venga risparmiato il rinascimento che ci contenteremo di un tardogotico sia pure malinconico. 68

14.04.02

ho perso un po’ dell’eleganza che animava i versi e le notti insieme e l’albe non del tutto, però.


AmericadelsuD congranagliando identiche ruote dentate al passo di ciclo in ciclo, abbasso volge la barra intanto stantuffa e vibra, sbuffa la meccanica baruffa non porta a niente, eppure è vanto ingegneristico il macchino nefando ci campano, per dire dieci ingegneri capireparto trenta cinquemila bocche operaie il che vuol dire figli e unâ&#x20AC;&#x2122;alveare industre di massaie.

ecco che io, stupidamente aspetto la mia fabbricando da me le mie molestie e i miei fortunali in questa strana estate.

n.d.

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Coro

70

ecco che io, stupidamente Tu non vedrai vagare malsicura aspetto mia la madrelalacrimosa agli orti bui fabbricando me lefra mie molestie pur’essa tacedaormai queste mura. e i miei fortunali Qui sotto il verme pascensi d’altrui. in questa La luce si strana diparte,estate. i giorni corti “Ciò che tu sei - t’avvertono - già fui.” Che valgono le forze o ingegni accorti? Nessuno può evitare di far parte dell’infinito numero dei morti.

n.d.

deponi ogni ambizione, tu che avanzi oltre codesta soglia indifferente deponi e lascia ogni desio, ch’innanzi turbava in te lo specchio della mente. Entra silente e reca l’alma spoglia che qui ciascun non vuole altro che niente. Cerca con l’occhio quel che d’ogni voglia resta a posar con la sepolta salma. Fra i sassi non udrai pianto di doglia tu non vedrai all’ombra della palma amor, rabbia, pietà: ad ogni morta persona è cara questa mesta calma. Che dire, se nell’ultimo ci è tolta la vana messe de’ nostri bisogni? Morte ha strappato come d’erba incolta vita alle vite, il bimbo ai cari sogni dei genitori affranti - a questi chiostri la cruda sposa ci accompagna - ai letti gelidi dei sepolcri i giorni nostri conduce la natura. Troveresti là sotto una fanciulla, qui ti mostri la terra di un amante i nudi resti oltre si giace un petto a cui l’oscura notte giunse precoce ai dì celesti.


erotua‘l

grafica.fotografia.layout.contenuto - realizzati da Furio DETTI (2008)

l‘autore

Grafico, fotografo, scrittore, filosofo, è reo di sporcarsi le mani con tutto quello che lo affascina: condotta censurabile che lo ha portato più volte sull’orlo della creatività. Ovviamente utilizza come copertura delle sue nefandezze un impiego molto più prosaico, a dispetto delle sue deplorevoli ambizioni. Personalità in via di de-formazione elastica (con successivo rilascio di energia), accetta volentieri tributi in denaro o natura in cambio di momenti di vero nichilismo. Per chi volesse subirne il discutibile fascino, l’autore è ulteriormente disponibile (e molestabile) sul suo blog: http://3200iso.blogspot.com


La Macchina non dà resto