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0– LA RIFORMA DELLA PROTESTA 1– questionario sulla mensa dell'UniTs 2– ERDISU TRATTENUTA DI 600 EURO SULLA BORSA DI STUDIO 3– lista oltre 4– lista auto noma mente 5– ASAT 6– AIsiec

il giornalino dell' università

E’ sempre bello quando ti chiedono di scrivere un pezzo che spieghi la storia di un progetto in cui hai creduto e ti sei impegnato affinché si realizzasse. E questo vale per Fuorionda, idea nata nel 2007 come associazione, e decollata un n° 1 anno più tardi come rivista. Lo scopo fondante — è stato quello di creare un giornalino per stu2011 denti: fatto, gestito, scritto (e letto) da studenti, con l’ambizione di essere il più obiettivo possibile ma, allo stesso tempo, in grado di dare spazio a tutte le diverse opinioni. Un luogo aperto dove confrontare differenti punti di vista e metterli a disposizione dei lettori-studenti. Dove leggere le notizie più salienti del mondo, della società e delle vicende interne dell’università, con uno sguardo giovane. E perché no di abituare gli universitari a leggere i giornali. Il progetto si è sviluppato passo dopo passo: se pensiamo al primo numero pubblicato, viene da sorridere per come lo si era scritto ed impaginato. Eppure ora siamo qui a scrivere, mentre un nuovo gruppo capitanato da Marco Catania (studente di ingegneria –curioso anche questo, n.d.r.) si accinge a prenderne le redini. Questo è il bello: ogni periodo ha la sua fase, i suoi protagonisti, le sue storie. Le gestioni nascono, vivono e pas-

sano. La struttura, resta. E’ come un contenitore che ha bisogno di essere riempito. La cosa importante è che ci sia sempre qualcuno pronto a metterci dentro qualcosa. Ecco perché è con enorme gratitudine che auguriamo alla nuova redazione una felice gestione, piena di gioie e soddisfazioni. Alla fine, un’associazione è un’associazione, così come un giornalino è un giornalino: quello che conta è ciò che ci si mette dentro! Buon lavoro ragazzi. alessio gavina


ATTUALITà

0– LA RIFORMA DELLA PROTESTA 1– questionario sulla mensa dell'units 2– ERDISU TRATTENUTA DI 600 EURO SULLA BORSA DI STUDIO

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— E’ inutile. Sono passati due anni e nessuno ha prestato attenzione agli studenti che sono scesi in piazza non soltanto per difendere il diritto all’istruzione — ma anche per sottolineare un momento di disagio, una situazione difficile nella quale il futuro non si prospetta roseo, dove l’avanzamento tende verso il nulla, la disoccupazione aumenta, i cervelli scappano, il modello di crescita non è funzionale, il ricambio generazionale è assente, il divario sociale aumenta, e dove, in ultima analisi, le decisioni miopi della classe politica hanno intaccato pesantemente il futuro dei giovani. La nuova generazione ha voglia di cambiare, di esprimere idee nuove, di prendere decisioni importanti, di essere considerata, di dimostrare alle masse che c’è, che è pronta, e che è capace di gestire e risolvere problemi. L’opinione pubblica -che avrebbe dovuto essere quella più sensibile al problema- si è invece inasprita contro gli studenti, quei fannulloni che pensano solo a protestare e non a studiare. I media, informano di scontri in piazza tra studenti e poliziotti, quest’ultimi impauriti dalla psicologia folle della folla [La psicologia delle folle - Gustav Le Bon, 1841-1931]. Il risultato è che la riforma è passata, la classe politica è ancora lì; ed ora, chi si deve preparare al peggio, sono i giovani e le Università italiane. Il quesito da porre allora è in quale modo la protesta sia arrivata nelle case delle persone, e perché essa sia stata percepita in un modo negativo. Forse qualcosa da cambiare c’è. E una risposta (forse) la si può trovare nello stile. La protesta è figlia della società che la vive. E ogni società ha le sue caratteristiche, i suoi costumi, le sue mode. Visti i tempi, un elemento di rinnovamento è allora opportuno; ed un tentativo lo si potrebbe fare rivisitando la forma, l’atteggiamento, con il quale ci si presenta ad una manifestazione. L’utilità di una protesta in piazza, sta nell’attrarre l’attenzione dei media (oltre che della classe dirigente) verso un disagio che affligge una parte della società civile, ed in questo modo arrivare nelle case della gente di ogni ordine e grado. L’unico e più immediato modo per rendere partecipi le masse, anche quella che guarda programmi come: Kalispera, Gieffe, Amici, Uomini e Donne e che rappresenta una bella fetta degli italiani. In questa visione, la manifestazione va considerata come il biglietto da visita di una generazione che deve risultare credibile e che vuol essere ascoltata. E solitamente, quando ci si presenta agli appuntamenti importanti, lo si fa nel modo migliore possibile. Un tempo le persone si vestivano in un determinato modo la domenica per andare alla

VANDALISMO

messa, oppure il giorno delle elezioni per andare a votare. Oggigiorno, chi si sposa, chi si laurea, chi va ad un colloquio di lavoro, chi esce con la ragazza che sogna, si presenta in un certo modo. Così, lo stesso pensiero dovrebbe associarsi anche per “l’andare a manifestare”, l’occasione di mostrarsi al grande pubblico! (Cosa rara al dì d’oggi dove la scena è sempre occupata dalle vecchie mummie che non si schiodano dalla sedia). Molti possono obiettare che ciò che conta è l’idea e non come la si presenta. Non è così. Nella società odierna, è ipocrisia non affermare che l’immagine svolge un ruolo primario. L’effetto senza dubbio sarebbe originale: un fiume di studenti che sfila per le vie della capitale in giacca, camicia bianca e cravatta (e magari con i poliziotti in divisa che li picchiano!). La sensazione delle casalinghe, degli anziani, dei nonni che vedono in TV i loro nipoti sbarbati con i capelli a posto, ben vestiti -per come lo intendono loro-, sfilare per le strade incazzati allo stesso modo e urlanti a squarcia gola le stesse cose, costituirebbe un elemento di novità. Potrebbero perfino sembrare più credibili, anche agli occhi di persone che fino ad allora avevano un opinione contraria. Perché nella società dell’immagine accade anche che i nostri rappresentanti al Parlamento siano considerati, dalle masse, autorevoli poiché vestono con una giacca ed una cravatta; se poi dicono buffonate, non importa, nessuno se ne accorge. In questo modo si combatte ad armi pari. Siccome in questi anni di protesta, poco o nulla è cambiato, tanto vale allora fare un tentativo, aggiungere una novità alla protesta. Gli anni Sessanta sono finiti, le nuove generazioni devono ingegnarsi, rinnovarsi, rigenerarsi, e il proverbio ricorda che il tentar non nuoce. L’obiettivo è quello. Il mezzo conta meno. ALESSIO GAVINA

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— Risultati del questionario sulla mensa: bene la pizza e la pasta, bocciati i panini e le verdure. Orari flessibili, ambiente accogliente, ma le code sono interminabili nelle ore di punta. — Pubblichiamo i risultati del questionario mensa che la Lista Autonomamente ha somministrato agli studenti alla fine dell’anno scorso. Il questionario era nato con l’intento di raccogliere le impressioni degli studenti e sottoporle all’attenzione dell’Erdisu e della Sodexo. Sin dalle prime domande le risposte pagina 1


NEWS

mostrano che gli studenti gradiscono l’aspetto del locale, la pulizia, la cortesia del personale e l’orario di apertura. Per la valutazione in generale sui cibi i risultati sono buoni per quanto riguarda la quantità delle porzioni, la temperatura del cibo, e la qualità dei primi e dei secondi piatti. Meno buona invece l’impressione sulla cottura dei cibi e sulla qualità di contorni, frutta, dessert, oltre che sulla varietà dei dei menù. Venendo ai dettagli dei singoli brand, gli studenti premiano il brand Pizza & Pizza, il brand A tutto Pasta e il brand Colazione. Il brand Pizza&Pizza viene valutato positivamente nel suo insieme. Gli unici problemi sono i tempi d’attesa (molto lunghi soprattutto durante la sera) e la varietà limitata del menù. Anche nel servizio A tutto Pasta, l’unica cosa migliorabile risulta essere la varietà del menù. Nulla da eccepire sulla qualità per il brand Colazione che viene valutato però sotto la media per i tempi di attesa. Meno positivamente viene valutato il brand Barbeque, dove la qualità del cibo e i tempi di attesa, ma soprattutto la poca varietà, sembrano non soddisfare gli studenti. Anche il brand più utilizzato, il Self-Service, ha ottenuto dei punteggi molto bassi per quanto riguarda la qualità del cibo e i tempi di attesa, che dal sondaggio risultano i veri problemi del servizio. Non si salvano nemmeno gli altri campi (grado di cottura, quantità delle porzioni, temperatura del cibo e varietà del menù), tutti sotto la media dei punteggi. I brand Pani e Sapori e Fresche Idee vengono invece totalmente bocciati: a fronte di tempi di attesa molto brevi, l’offerta è carente di qualità e di varietà. Quali sono i suggerimenti più gettonati dagli studenti? In primis, è necessario trovare un modo per razionalizzare i tempi d’attesa. Come? Bè, si potrebbero installare delle macchinette per le ricariche automatiche, oppure aggiungere delle casse nei brand più utilizzati, da aprire nelle ore di punta. Poi sarebbe opportuno porre maggior attenzione alla qualità e alla varietà dei cibi, per esempio inserendo un dolce tra i dessert. I dati completi delle valutazioni ed il questionario li potere trovare sul sito: www.listaautonomamente.it ANDREA CEOLIN – MARCO LUNGHI (LISTA AUTONOMAMENTE)

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— Da pochi giorni, un Foglio appeso in bacheca illumina come l’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario ha deciso di gestire le borse di Studio. —

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il testo annuncia: gli studenti iscritti ad anni successivi al primo risultati beneficiari di borsa di studio, a fronte della trattenuta di 600 euro per i ‘fuori sede’ e di 400 euro per i ‘pendolari’ e ‘in sede’, potranno usufruire quotidianamente, a partire dal 1° gennaio 2011, di un pasto gratuito (il pranzo o, in alternativa, la cena se non usufruiscono del pranzo) fino al raggiungimento della quota di 1,90 corrispondente al pasto completo di prima fascia. la quota non usufruita a pranzo non potrà essere utilizzata a cena. Se qualcuno volesse fare le pulci al manifesto inizierebbe dalla parola ‘gratuito’, ma visto gli asini che girano per il momento lasciamo stare le pulci. Chiunque con un po’ di buon senso partirebbe guardando i giorni in cui la mensa rimane aperta durante l’anno e moltiplicando questi per la trattenuta di 1.90 euro scoprirebbe già che il prodotto è più basso dei 600 euro che vengono trattenuti ai fuori sede, ma anche su questo possiamo chiudere un’occhio. Quel Foglio appeso però dichiara che 1.90 euro vengono trattenuti da un solo pasto e tutto quello che non viene consumato in quel pasto è perduto. Diciamo allora che se il Foglio fosse onesto enuncerebbe che ‘la parte di 1.90 euro che non viene consumata a pranzo potrà essere consumata a cena’. Ma purtroppo questo al Foglio non è venuto in mente! Tra le conseguenze che seguono questo fatto, in primo loco c’è la reazione degli studenti beneficiari che cominciano a prendere i pasti interi da 1.90 euro, al posto dei pasti parziali che consumavano normalmente. Perché bisogna ricordare che la maggior parte degli studenti non hanno bisogno quasi mai del pasto completo. Da questo derivano due problemi: primo si incita la gente a mangiare più del dovuto, cosa al quanto grave, visto che l’OBESITA’ è una delle piaghe che attanagliano l’occidente; secondo problema è l’aumento di cibo gettato via, visto che comunque lo stomaco è uno e tutto quello che non ci sta dentro verrà gettato nelle immondizie. Questo come problema sembrerebbe ancora più grave del primo, qua parliamo di aumento dello spreco dei cibi e aumento della produzione di rifiuti. Concludiamo questa parte meditando a vantaggio di chi va tutto questo, giusto per capire con chi è che il Foglio si è messo d’accordo. Senza dubbio alla Sodexo tutto questo conviene, la gente consumerà molto di più, e molto di più entrerà


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nelle tasche della ditta. All’Erdisu ovviamente entrerà in tasca sia la parte di pasto che gli studenti non consumano durante il pasto stesso, sia però tutto quello che non verrà mai consumato dagli studenti nei giorni in cui rientrano a casa o quando per qualsiasi motivo di studio o personale non fanno in tempo a raggiungere le mense. Questo è un ottimo introito, la maggior parte degli studenti fuori sede italiani rientrano a casa per lo meno 60 giorni all’anno, circa 5 giorni al mese, quindi di media 1 giorno su 6, da cui si deduce che all’ERDISU vengono regalati oltre a parte non ben definita del pasto, anche circa 100 di quei 600 euro trattenuti. Se per i beneficiari il tutto si conclude qui, non avviene lo stesso per gli idonei, i quali essendo già sul filo del rasoio per la borsa di studio, sanno che anche nel caso la ricevessero sarà decurtata dei famosi 600 euro; però non possono comunque prendersi i pasti completi per usufruire il più possibile di questa decurtazione, perché nel caso invece non la ricevessero, gli toccherebbe mettere di tasca loro le consumazioni dei pasti completi effettuati ed ecco che le perdite per questi ultimi risulteranno molto maggiori. Con queste buone notizie si è aperto il 2011 all’Università di Trieste, come si dice ‘Anno Nuovo, Buone Nuove’, e speriamo che per quest anno però siano finite qui e auguriamo a tutti ‘Buon appetito’ e a presto, in coda per il pasto, alla Mensa Centrale!

no con i propri compagni di corso, in modo da poter svolgere in modo pieno e responsabile il proprio ruolo, collaborando con i rappresentanti delle altre liste perché il bene dello studente è interesse comune. Da un paio di mesi la lista si è dotata di un sito internet (www. oltre-studentoffice.it), all’interno del quale sono presenti i contatti di tutti i nostri rappresentati nelle facoltà dell’Ateneo, news, interviste, immagini riguardanti la vita universitaria e non solo. Per contattarci scriveteci all’indirizzo mail: info@oltre-studentoffice.it. L’attuale coordinatore della lista è Rocco Ferluga che è anche il Rappresentante degli studenti dell’Ateneo nel Coordinamento Universitario Regione FVG (CoReCo). La lista è presente nelle facoltà e negli organi universitari maggiori con un Consigliere d’Amministrazione (Marco Saponi) e un Senatore Accademico (Roberto Fusco). Il Capogruppo della lista in Consiglio degli Studenti è Piero Geremia. La lista inoltre organizza eventi culturali e conferenze tematiche (l’ultima conferenza si è tenuta ad economia sul tema del lavoro ed ha avuto come relatore un dirigente di Lamborghini Holding S.p.A.).

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Frutto di un esperimento politico, intende riunire in sé studenti con una buona volontà di partecipazione attiva alla società, indipendentemente dall’appartenenza di ognuno ai classici colori politici odierni. La lista nasce, quindi, slegata da qualsivoglia ideologia di partito, convinta che l’apporto intellettuale di ogni componente sia ingrediente prezioso e costruttivo per la realizzazione dei propositi e degli intenti della lista stessa. In occasione delle sue prime elezioni, AutonomaMente ottiene, sia per numeri che per qualità di rappresentanza, un ottimo risultato che viene confermato alle seconde elezioni del 2010, conseguendo un maggior successo e allargando la propria base elettorale. La lista ha lavorato fortemente nell’ambito della rappresentanza studentesca, in seno al Consiglio degli Studenti e agli altri organi consiliari dell’Ateneo, ma non si è limitata a questo. Forte anche dell’appoggio dei suoi membri non eletti in organi consiliari, sin dall’inizio della propria attività la lista ha perpetuato una serie di iniziative a carattere informativo e

— La lista Oltre nasce nel 2000 da un gruppo di ragazzi decisi a tenere una linea alternativa alla sinistra —

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unendosi in seguito a Student Office nasce la lista universitaria Oltre-Student Office, che oggi è una delle maggiori realtà presenti all’interno dell’Ateneo. Forte della sua autonomia, ottenuta non senza difficoltà, Oltre-Student Office ha subito iniziato a radicarsi fra gli studenti, affiancando alla struttura prettamente dedicata alle elezioni circoli, associazioni culturali e gruppi universitari. Il primo obiettivo della lista è sicuramente quello di una rappresentanza tecnica, al di fuori di ogni logica politica e dalla parte degli studenti; studenti che da sempre sono il motore dell’università e devono stare di conseguenza al centro dell’attenzione della politica universitaria; allo stesso tempo crediamo che il contatto tra rappresentanti e studenti debba essere forte perché chi si impegna a rappresentare gli studenti deve avere un rapporto di confronto quotidia-

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— AutonomaMente è una lista universitaria che nasce in vista delle elezioni dei rappresentanti degli studenti per il biennio accademico 2008-2010. —

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aggregativo destinate agli studenti, con il determinato intento di realizzare uno spazio pubblico e sociale al quale tutti i giovani possano partecipare. La sua natura assolutamente apartitica e lontana da etichette ha permesso talvolta di stimolare l’interesse sopito degli studenti e di ottenere un buon numero di successi. Le conferenze promosse dalla lista hanno toccato gli argomenti della governance universitaria, delle discriminazioni interne alla nostra società, su scala sessuale per la paura del “diverso”, dello spazio concesso attualmente ai giovani triestini all’interno della città e di quello che invece sarebbe desiderato dagli stessi. Svariati membri della lista hanno anche partecipato attivamente al dibattito sociale attorno alla riforma universitaria e ai tagli finanziari che hanno interessato l’intero mondo dell’istruzione. A questo riguardo, la lista si è spesa nel proporre momenti di incontro e di dialogo tra gli studenti, al fine di analizzare con occhio critico ed oggettivo la suddetta riforma. Questi sforzi si sono capitalizzati in una recente conferenza/dibattito che ha visto la partecipazione, oltre degli studenti, di illustri relatori ed esperti in materia giunti a Trieste da altri Atenei italiani, sotto invito di AutonomaMente. La lista Autonomamente è, in conclusione, un gruppo di studenti che opera a favore degli studenti stessi, determinata ogni giorno a fare il meglio per tutti, nella convinzione che gli studenti possano grandi cose, tramite l’impegno, all’interno di questo microcosmo.

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— ASAT - “Associazione degli Studenti Albanesi a Trieste” nata ufficialmente il 23.06.2009 — da un gruppo di giovani studenti che hanno deciso di promuovere e sostenere l’integrazione degli studenti albanesi iscritti presso l’Università di Trieste nella comunità studentesca e non, dell’ateneo giuliano. Vuole inoltre orientare e facilitare gli studenti albanesi, per quanto riguarda la questione alloggi e il diritto allo studio in genere, e si prodigherà anche per appoggiare concretamente tutti coloro che intendono tornare nel loro Paese dopo la fine del loro precorso di studi. L’ASAT vuole essere anche un’antenna della cultura “Shqipëtar” e per questo promuove e incentiva la conoscenza e la diffusione della cultura albanese cercando di rafforzare l’amicizia tra studenti di origine albanese, italiana e di altre nazionalità. pagina 4

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3– lista oltre 4– lista auto noma mente 5– ASAT 6– AIsiec

In un periodo relativamente breve l’associazione, con il suo Direttivo, i suoi soci e i simpatizzanti, si è saputa inserire a pieno titolo nella comunità studentesca triestina. La dimostrazione concreta si è vista con la celebrazione delle due feste nazioanli di grande importanza per la comunità albanese: “Festa e Flamurit” (il Giorno della Bandiera in ricordo dell’indipendenza dell’Albania) e “Pavarsia e Kosovës” (in occasione dell’anniversario dell’indipendenza del Kosovo). Queste feste sono risultate un vero successo e si sono contraddistinte da una parte per la giusta spensieratezza degli studenti e dall’altra per aver portato alla luce la ricchezza culturale che può sussistere anche all’interno di un medio-piccolo ateneo. C’è stata così l’occasione di creare un vero momento d’incontro tra popoli, dove studenti albanesi, italiani, croati e di ogni dove hanno ballato assieme, tenendosi per mano, al ritmo della musica tradizionale del Paese delle aquile, Shqipëria. Inoltre, ha realizzato altri progetti, come la la conferenza l’“Albania. Il paese di fronte” con la proiezione del documentario con lo stesso nome dove era presente anche il regista Roland Sejko. Un altro evento che deve essere accennato è la mostra fotografica “Scoprire l’Albania” realizzata in Piazza Unità d’Italia. L’obiettivo della mostra fotografica è stato quello di far conoscere l’Albania, sotto un’altro punto di vista. Le immagini relative al nostro paese ci raccontano tutta l’Albania, dal nord fino al sud. La scelta di portare la mostra a Trieste è di motivare le persone a visitare l’Albania, la sua splendida natura e la sua storia attraverso queste immagini. Durante le diverse iniziative realizzate, tanti italiani hanno espresso interesse per conoscere meglio l’Albania, la sua storia e la cultura. Prendendo spunto da questo abbiamo deciso di esporre i più belli paesaggi albanesi anche a Trieste. La maggior parte delle foto sono state scattate dagli studenti dell’Università di Bologna durante i loro viaggi in Albania. Con questa mostra vogliamo far conoscere quell’Albania che c’è nei nostri ricordi e pensieri, colorata e soleggiata, fatta di profumi e di luoghi che ci sono molto cari e che vogliamo far sentire cosi vicini anche a chi la nostra terra non l’ha mai vista. L’ASAT continuerà a promuovere la cultura albanese e i valori di quest’ultima, con uno spirito aperto verso la collaborazione, il dialogo e il confronto con tutti gli studenti, senza alcuna distinzione di religione e di etnia. Arlind Doberdolani

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— Lavorare un anno in un’azienda in Russia, trascorrere un’estate insegnando a dei bambini in Brasile, o partecipare ad un progetto culturale in un team internazionale in India... — Questi sono solo esempi delle opportunità che AIESEC può offrire a tutti gli studenti universitari ed ai neolaureati che vogliano sperimentarsi e vivere un’esperienza altamente formativa e sicuramente fuori dal comune. Nel 2010 infatti ben 10.000 ragazzi da 111 paesi in tutto il mondo hanno sfruttato l’opportunità di effettuare uno stage retribuito all’estero tramite questa piattaforma, lavorando in campo gestionale, tecnico, educativo o di volontariato presso aziende, ONG, scuole, università ed altre organizzazioni. Si tratta quindi di coniugare un’esperienza lavorativa, che accresce e sviluppa le conoscenze professionali, con un’esperienza di vita all’estero che consente di scoprire mondi e culture nuovi e di acquisire una rete internazionale di contatti ed amicizie. Niente paura! Non è necessario essere laureati, e si possono scegliere sia la durata del periodo lavorativo che quando cui si vuole partire. Infatti gli stage proposti hanno durate tra le 6 e le 52 settimane, e se ne possono trovare in qualsiasi momento dell’anno. Per la ricerca dello stage più adatto alle esigenze dello studente occorrono da pochi giorni ad un paio di mesi... meglio fare domanda per tempo! Per chi fosse interessato, giovedì 27 gennaio alle ore 15:00 nell’aula Dieses (al II piano dell’edificio di Economia) verrà presentato il programma di mobilità internazionale AIESEC, dove sarà possibile avere ulteriori informazioni e chiarire ogni dubbio! Altri eventi saranno i giorni 03, 10 e 17 febbraio. Per informazioni scrivete su Facebook ad AIESEC Trieste o a marija.lazarevic@ aiesec.net! Inoltre il 28 gennaio, e tutti i venerdì dalle 9 alle 13 l’ufficio AIESEC sarà aperto per rispondere alle vostre domande. All’ufficio si accede dall’atrio della facoltà di Economia. Ma cos’è AIESEC? AIESEC è un’organizzazione internazionale apolitica, indipendente e no profit, gestita interamente da studenti e neolaureati che attualmente conta 50.000 membri in tutto il mondo (www.aiesec.org).


Quali contraddizioni vede nell’Italia di oggi? Vedo enormi risorse umane sprecate, usate male in un momento di crisi, e Trieste ne è proprio un esempio: abbiamo grandi centri di ricerca che attirano i migliori cervelli, li formano e poi questi portano il know how appreso qui in tutto il mondo. Questa può essere una grande contraddizione di questo paese, aver la capacità di formare e poi, purtroppo, perdere tutte queste risorse. E’ un investimento a perdere: si spendono migliaia di euro per formare una persona e dargli un’istruzione superiore, e poi questi investimenti vengono di fatto regalati ad un altro paese. E’ assurdo, non può funzionare così.

Parlando delle protagoniste del suo Amiche per la pelle (edizioni e/o) ha detto che “la donna è la forza del mondo”. Come vede la donna oggi? Ma soprattutto, come le donne possono far valere e veder riconosciuta questa loro forza? Secondo me è molto importante caricare la donna non solo di doveri, ma anche di diritti. In questa società, l’Italia, purtroppo in questo momento... Io pensavo di esser arrivata in un paese in cui le donne avevano fatto il percorso del femminismo, dove le donne avevano ottenuto pari dignità, che è vero in certi casi, ma pari dignità e pari opportunità a volte significa anche doppio carico di lavoro. E’ ormai accertato che ci siano più studenti di sesso femminile all’università, e hanno voti più alti in certe facoltà, poi però nel mondo del lavoro non trovano le stesse occasioni, le stesse opportunità e le stesse paghe, come nemmeno la stessa rappresentazione. Quello che mi stupisce di più in merito a quest’ultima riforma dell’università è che il ministro Gelmini è una donna, che non sta pensando al futuro dei propri figli; senza cadere in quello che gli inglesi chiamano the nanny nation dovrebbe pensare a tutti gli studenti universitari del presente e del fututo come a figli suoi. Multiculturalità, integrazione, comunità. Vede una realtà per queste parole all’interno del nostro ateneo? Sì, la vedo, o almeno fino a questo momento c’era. Io insegno soprattutto alla scuola interpreti, dove più che multiculturalità c’è interculturalità, un clima bellissimo perchè si respira proprio il futuro del mondo, una politica vincente.Purtroppo con questi tagli ci saranno dei grossi guai, a livello di tutta l’università. Si sta tagliando l’insegnamento dell’italiano come lingua stra-

niera; come faranno gli stranieri che verranno qui con la voglia di imparare, senza lo strumento linguistico, a giocare su uno stesso level playing field con gli italiani? Questi potrebbero essere i migliori ambasciatori del nostro paese un domani. Senza interazione, poi, non ci può essere integrazione; si creerà una società di tolleranza, non di accoglienza. Rimanendo sul tema dell’interazione, riprendo una sua frase: “Immigrazione significa praticamente rinascere, riapprendere tutto da capo”. L’immigrato ha qualcosa in più come (nuovo) individuo? Io dico che è “rinascere” perchè non si tratta di imparare solo una lingua, è proprio un concetto del mondo diverso. In Come diventare italiani in 24 ore (Barbera editore) ho provato molto ironicamente a esprimere cosa significhi essere italiani, quali sono i valori, i modi di agire, quali sono i modi di essere in Italia che fanno dello straniero un italiano. Gli stranieri, studenti e non, sono una finestra costantemente aperta verso mondi poco conosciuti, e secondo me il valore dello straniero sta proprio nel portare un altro punto di vista; solo chiamandolo al nostro tavolo per affrontare i problemi avremo la soluzione vincente. In India, dove sono nata, questa è la normalità: parlare più lingue, avere più religioni, e poi tutti sentirsi indiani, comunque. Vorrei che fosse lo stesso per l’Italia, condividere più modi di essere italiani. Parole, università... “Se non abbiamo le parole, come possiamo pretendere che gli altri ci ascoltino?”, sono parole sue. In questo particolare momento che sta affrontando l’università italiana e la scuola in generale, quali sono secondo lei le parole che mancano agli studenti per farsi ascoltare? Credo sia perchè viene vissuto dalla società e dal governo come un problema, un peso e non come una risorsa. Manca una strategia di comunicazione che faccia vedere che se l’università va male, questo andrà poi a influire sull’intero sistema paese, sanità, infrastrutture, pensioni...

Una sorta di effetto domino? Esatto. Una persona che va in ospedale con una malattia grave apprezza il medico ben formato, e in quel momento capisce. Questa è la strategia che manca. Bisogna poi far passare insistentemente il messaggio che davvero l’istruzione è il futuro di un paese, una parola che forse non viene ancora fuori abbastanza; oggi non è niente, è tutto domani. Andrea Carbellon

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REPUBBLICA: 500 bandiera gialla

Scrittrice e traduttrice indiana, triestina d’adozione, lavora come collaboratrice linguistica all’università. In un suo articolo pubblicato da Internazionale (n. 876, 10 dicembre 2010) afferma che “Trieste è lo specchio delle contraddizioni italiane”.

5 domande a laila waida

DAL MONDO

Università di Trieste: cinquecentobandiere gialle sventolano dalle finestre dei dipartimenti. Iniziano a vedersi anche ai balconi della città; portano impresso l’emblema della Repubblica Italiana e tre parole: scuola - università pubblica. Le hanno issate docenti e studenti, a difesa del diritto ad insegnare, a studiare, ad effettuare lavoro di ricerca, a progettare il proprio futuro in una scuola pubblica. L’iniziativa, promossa in modo autonomo da un gruppo di docenti e condivisa da un largo numero di studenti e lavoratori dell’ateneo giuliano, è stata rapidamente adottata dal Senato accademico, all’unanimità. La finalità è quella di sensibilizzare i cittadini sull’importanza dell’istruzione pubblica, quale motore di sviluppo della società e richiamare l’attenzione delle forze politiche di ogni schieramento sulla centralità di questo tema per il futuro, soprattutto dei giovani. E’ una manifestazione sobria: non contempla slogan. Non ci sono punti esclamativi, non inviti all’adunata. Soltanto quel simbolo, e quelle tre parole sventolate dalla bora. Quattro elementi poveri: tre termini comunissimi, che si pronunciano senza dover riflettere, ed un simbolo che siamo abituati a vedere su pacchetti di sigarette, filigrana di francobolli, intestazione di documenti. Così soliti, che ci siamo quasi dimenticati dell’effettivo valore di cui sono portatori. “E’ una iniziativa che vuole contrastare il tentativo di distruggere la cosa pubblica per farla di-

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ventare privata” afferma il professor Geremia. “L’emblema della Repubblica vuole significare la difesa della costituzione. Tanta gente ha voglia di dimostrare, con piccoli gesti concreti, che non se ne può più di questa situazione”. C’è un particolare (economico, come è giusto che sia, in giorni nei quali si discute molto del ruolo guida del profitto) che sottolinea l’impegno di chi ha deciso di sventolare la bandiera: non lo si può fare gratis. La bandiera va pagata per coprire le migliaia di euro dei costi di produzione. Una cifra poco più che simbolica, ma, con questi chiari di luna, ed in un periodo in cui internet ha abituato al “tutto gratis”, l’autotassazione non è frequentissima. Soprattutto, a sostegno di una idea. L’iniziativa ha ottenuto delle significative adesioni anche in altri atenei. Tra queste vanno sicuramente ricordate quelle dei più importanti scienziati italiani come il Fisico Prof. Giorgio Parisi, dell’Università “La Sapienza”, Roma e il Chimico Prof. Vincenzo Balzani dell’Università di Bologna . Ha aderito alla iniziativa anche un personaggio molto famoso tra i giovani un paio di decenni or sono: Gianni Pettenati. Oggi, Pettenati, che ha sessantacinque anni, è soprattutto critico musicale, ma nella seconda metà degli anni ‘60 una sua canzone, “Bandiera Gialla”, furoreggiava nei juke-box. Ha saputo della iniziativa ed ha concesso volentieri la liberatoria perché proprio quel brano potesse essere usato come colonna sonora delle immagini montate a Trieste e pubblicate su youtube. Dal vinile ad internet. (www.youtube.com/ watch?=vgl7Ddnmu2GU) Andrea Carbellon

Il 18 febbraio 2011 si terrà la settima edizione dell'iniziativa "M'illumino di meno" promossa dal programma radifonico caterpillar. lo scopo dell'iniziativa è una generale sensibilizzazione verso i temi dell'inquinamento globale e della ecosostenibilità. Le singole iniziative vengono lasciate alla fantasia degli aderenti, unica nota comune è lo spegnimento a partire dalle ore 18 dei riflettori sulle facciate degli edifici pubblici. La nostra università ha aderito all'iniziativa organizzando, all'interno della mensa universitaria, una cena a lume di candela e impegnandosi a spegnere le luci di piazzale europa. Questo evento è sostenuto e promosso dal consiglio degli studenti, che organizzerà un seminario sulle tematiche ambientali, in collaborazione con radio in corso un programma radiofonico dedicato e un volantino contenente consigli sul risparmio energetico.

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CULTURA

VINCENT VAN GOGH

UNIVERSITà

Vincent van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna: dall’8 ottobre 2010 al 6 febbraio 2011 il Complesso del Vittoriano di Roma riporta nella capitale il genio assoluto di Vincent van Gogh, che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte e nell’immaginario collettivo dell’uomo moderno. Il pittore olandese è assente dalla Città eterna da ben 22 anni, e al Vittoriano si presenterà con quadri provenienti da alcuni dei principali musei del mondo.Il percorso scientifico dell’esposizione analizza per la prima volta le due inclinazioni contraddittorie che spesso hanno guidato il pittore nella scelta dei soggetti dei suoi dipinti: il suo amore per la campagna, come ambiente fisso ed immutabile, e il suo legame con la città, centro della vita moderna. Saranno esposti oltre 70 capolavori tra dipinti, acquarelli e opere su carta del maestro olandese, e circa 40 opere dei grandi artisti che gli furono di ispirazione, tra i quali Millet, Pissarro, Cézanne, Gauguin e Seurat. La curatrice della mostra, Cornelia Homburg, tra le massime esperte del genio olandese, ha spiegato: “In mostra non c’è il Van Gogh dei Girasoli e delle nature morte ma, accanto a lavori usciti per la prima volta dalle collezioni private, non mancano le opere celeberrime”. Pittore di paesaggi traboccanti di luce, ma anche di vibranti ritratti, Vincent van Gogh è un artista impetuoso e appassionato che, all’occorrenza, dimostra un altezzoso disprezzo per le convenzioni. Conosciuto come pittore della campagna, l’artista olandese è stato anche uomo di città. Anzi, il suo desiderio era forgiare la propria identità artistica di pittore moderno, eppure al tempo stessa imperitura. La campagna come immagine di luogo senza tempo sarebbe stata dunque l’iconografia più adatta a rappresentare l’aspetto dell’eternità, mentre le vedute cittadine erano destinate a esprimere la modernità del suo operare. Van Gogh ci mostra la “sua” campagna, dove non sembra ancora arrivata la rivoluzione industriale, i sobborghi cittadini, in cui antico e moderno si fondono. Ecco alcune opere che sono esposte al Vittoriano: I piantatori di patate (dal Von der Heydt-Museum di Wuppertal) e i bellissimi disegni di contadine chine al lavoro (Kröller-Muller Stifting), Il viadotto (Guggenheim Museum), gli Orti a Montmartre (Van Gogh Museum - Amsterdam), le teste di contadini. E i due autoritratti (anche questi dal Van Gogh Museum - Amsterdam), uno in cui si raffigura un contadino e l’altro un gentiluomo di città. Nonostante i più vedano Vincent van Gogh come un artista maledetto, egli è, invece, un uomo di grande cultura, un pensatore raffinato che parla perfettamente varie lingue, come il francese e l’inglese, e che ha studiato per diventare mercante d’arte. La sua sorprendente memoria visiva gli ha permesso di ricordare fin nei minimi dettagli dipinti o stampe già visti, e dalle sue lettere apprendiamo quanto importante sia stata questa conoscenza storico artistica per lo sviluppo del suo personale stile. Sin dall’inizio della sua esperienza

di pittore, egli si avvicina ai maestri del recente passato, come Eugene Delacroix, Charles Daubigny, Jean-François Millet - che egli chiamava addirittura Père, padre; Vincent ne copia le incisioni più e più volte nei suoi disegni e ne riproduce le composizioni anche nei propri dipinti. Se Rembrandt è il suo modello, Van Gogh ritiene vitale, però, anche l’incontro con i colleghi artisti, il dibattito sui temi legati alla contemporaneità, e l’epocale rivoluzione artistica portata avanti dagli Impressionisti, come Camille Pissarro e Paul Cézanne, e dai pittori postImpressionisti della sua generazione, come Paul Gauguin e Georges Seurat. Proprio a testimonianza di questa fitta rete di rapporti e dell’importanza cruciale di queste fonti di studio ed ispirazione per Van Gogh, viene presentata in mostra una selezione accurata e puntuale di opere di questi ed altri artisti, cui il maestro olandese fece riferimento. Tra essi spiccano il capolavoro di Gauguin Lavandaie al Canal Roubine du Roi dal MoMA di New York ed il bellissimo I raccoglitori di fieno di Millet dal Louvre. Pur spesso tormentato da profondi dubbi, in parte originati dalla malattia, Van Gogh è anche un uomo molto ambizioso. Egli ebbe, in fin dei conti, una percezione estremamente chiara della propria opera nel suo insieme e del ruolo che egli avrebbe poi ricoperto nella storia dell’arte.

costo del biglietto 12 euro intero – 8,50 euro ridotto orario dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30 venerdì e sabato 9.30 – 23.30 domenica 9.30 – 20.30. La biglietteria chiude un’ora prima Vincent van Gogh, Autoritratto con cappello di feltro, Parigi, 1887, olio su cartone 42 x 34 cm Stedelijk Museum (Amsterdam)


LETTURE In quest'ultima pagina abbiamo voluto proporvi libri e/o film che meritano di essere letti o visti. A volte vi riproporremo grandi capolavori che tutti noi almeno una volta nella vita dovremmo gustarci, a volte invece vi proporremo lavori più “modesti” ma che in ugual modo meritano attenzione. Si tratta di arte, e come tale ognuno ha i propri gusti. Per quanto possibile vi offriremo una panoramica vasta di opere. Sperando che la lettura acquisti sempre più maggior interesse nelle persone, quest'oggi vi proponiamo: L'amore e gli stracci del tempo autore Anilda Ibrahimi

Una storia vibrante e sincera, di amicizie che durano una vita, di perdite e di speranza, di figli della guerra e dei loro tanti genitori. Un romanzo che tocca corde profonde, temi viscerali, con coraggio e delicatezza. Che non teme di fare i conti con un passato che «quando ti trova, ti guarda con i tuoi stessi occhi». Anilda Ibrahimi ci racconta, con la sua leggerezza, con la sua scrittura cruda e poetica, una vicenda struggente, di sentimenti forti, senza essere sentimentale. Ci porta di nuovo a un passo da qui, stavolta nel Kosovo, per farci scoprire un mondo e la sua repentina distruzione. Rintracciando però quel filo che continua a legare vecchio e nuovo, passato e futuro, in un flusso ininterrotto di vita.

Il potere del cane autore Don Winslow

Ognuno muore solo autore Hans Fallada

Robinson Crusoe autore Daniel Defoe v

Il narcotraffico messicano rappresenta una guerra senza esclusione di colpi, che coinvolge sicari senza scrupoli , politici corrotti,servizi segreti americani, mafia, tra inganni, tradimenti e vendete spietate. Una guerra dove non esiste innocenza possibile, e dove è sempre in agguato, pronto a esplodere, il male assoluto: quella demoniaca crudeltà di uomini e cose cui una millenaria tradizione ha saputo dare un solo nome, evocativo quanto misterioso. Il potere del cane. Un libro che si legge tutto di un fiato, fatto di colpi di scena e di azione. Scorrevole, sembra di vivere affianco ai protagonisti e provare le loro stesse emozioni, mai banale e scontato, la trama e ben cucita su quella che è la cruda realtà quotidiana, di uno dei mercati più florido di sempre che fattura miliardi di dollari l'anno. Imperi veri e propri fondati sul sangue e sul denaro. Quello stesso denaro che rappresenta il motore a cui tutta la macchina narrativa e i suoi personaggi sono trainati e influenzati. 714 pagine che vi faranno immergere in un mondo parallelo, arrivando alla fine sperando che non sia l'ultima. L'autore, Don Winslow, ex investigatore e consulente di studi legali e compagnie di assicurazioni, è considerato tra gli esponenti maggiori del nuovo crime americano. Ha al suo attivo dieci romanzi, coronati da un successo crescente di critica e pubblico.

Uno degli ultimi libri di Hans Fallada, grande scrittore tedesco che visse tra il le due guerre mondiali, del suo ultimo capolavoro Primo Levi commentò cosi: “uno dei più bei libri sulla resistenza tedesca contro il nazismo". "Ognuno muore solo" è la storia meravigliosamente triste di un vecchio operaio tedesco che dichiara guerra ad Hitler, reo di avergli portato via il figlio sul fronte russo. Il vecchio padre ferito incomincia a girare per la città seminando ovunque biglietti altamente sovversivi: "HITLER UCCIDE I NOSTRI FIGLI", oppure "HITLER, IN RUSSIA VACCI TU". I biglietti vengono infilati nei sottoscala, lungo le sale d'aspetto dei medici, sui tram. Ad un certo momento il Reich se ne accorge e incomincia un'indagine contro questo "movimento destabilizzatore". Genialmente attualissimo, "Ognuno muore solo" è il capolavoro di un uomo che si innamorò della sua pazzia e ne fece un'opera d'arte.

Tutti almeno una volta nella vita, abbiamo sentito parlare di Robinson Crusoe, ma in quanti abbiamo realmente letto il libro? Vogliamo riproporvi quello che da molti è considerato capostipite del moderno romanzo di avventura e, da alcuni critici letterari, del romanzo moderno in generale. Il romanzo racconta le fantastiche avventure del ragazzo di nome Robinson Kreutznaer, figlio di un mercante straniero, chiamato da tutti Crusoe, che, desideroso di avventure fra i sette mari, si imbarca su una nave all' età di 19 anni. La nave naufraga, ma Robinson non si scoraggia. Purtroppo viene catturato durante un altro viaggio da pirati di Salè e rimane prigioniero per alcuni mesi. Fortunatamente Robinson riesce a fuggire e si ritrova in Brasile, dove allestisce diverse piantagioni. La sfortuna non abbandona Crusoe; durante un nuovo viaggio intrapreso allo scopo di acquistare schiavi, la nave su cui viaggia affonda al largo del Venezuela, presso la foce del fiume Orinoco e il giovane si ritrova ad essere l'unico sopravvissuto di tutto l'equipaggio. Crusoe, dopo un momento di smarrimento, esplora l'isola e pian piano la colonizza tutta.

LE VARIE E LE EVENTUALI

I nostri più sinceri ringraziamenti all'Università di Trieste

direttore Marco Catania vicedirettore Caterina Saviano segretario Besart Shyti

collaboratori Erald Hasambelli Odeta Dinoshi grafica luciapasqualin.com stampato da Tipografia Adriatica

Per ogni commento o consiglio potete rivolgervi direttamente a noi, scrivendoci all'indirizzo qui in fondo. Ci auguriamo che siate in tanti a proporci i vostri libri o le vostre idee, risponderemo a tutti. siamo il futuro, nel vero senso della parola, cominciamo a farci sentire perché dobbiamo dire, e sopratutto fare anche la nostra parte. contatti fuorionda@units.it

con il contributo di


Fuorionda n°1 - 2011