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Évolution et idéologie Evoluzione e ideologia

definizione

Che cos’è il terrorismo ?

Di Jean-Michel Dasque, ex diplomatico ed ex rappresentante permanente della Francia presso l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, autore di Géopolitique du terrorisme (Ellipses, 2013).

Foto sopra : Il 10 gennaio 2016, i francesi hanno partecipato ad un tributo nazionale alle vittime del terrorismo tenutosi a Parigi. Particolarmente colpita dal terrorismo jihadista nel 2015 (oltre 140 morti), la Francia ha subito, fin dal 1950, attacchi terroristici di vario genere. Il più mortale di quelli che erano stati finora commessi fu perpetrato nel 1961 dall’Organizzazione dell’Esercito Segreto (OAS), per difendere la presenza francese in Algeria, che uccise 28 persone facendo esplodere una bomba su un treno in corsa.(© Xinhua/ Xavier de Torres)

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Il concetto di terrorismo è difficile da spiegare e suoi contorni sono piuttosto vaghi. Pur essendo la questione clou del XXI secolo, non se ne ha ancora una definizione chiara e universalmente accettata. Ma se ciò è vero, allora si pone la questione della violenza legittima e quella dell’etichetta «terrorista» che è sempre contestata da quelle organizzazioni designate come tali?

S

e la parola «terrore», dal latino «terror» («panico») è antica, il termine terrorismo è apparso per la prima volta nel 1793 negli scritti dei giornalisti e nei discorsi politici. Indicò il sistema che ha operato tra il 5 settembre 1793 e il 28 luglio 1794 (9 Termidoro) per reprimere senza pietà gli esponenti contro rivoluzionari e i federalisti. Sono stati qualificati come «terroristi» i sostenitori di questa forma di governo. Questa parola appare ancora con questo significato nel Supplemento al Dizionario dell’Accademia di Francia nel 1798. Nei primi anni del XIX secolo, il termine designato individuò i gruppi che volevano rovesciare violentemente i regimi monarchici. Successivamente è stato applicato indiscriminatamente agli insorti della Polonia, dell’Italia o dell’Irlanda, ai russi nichilisti, agli anarchici, ai nazionalisti in lotta contro il regime coloniale, all’estremismo di destra o sinistra. I leader politici hanno avuto la tendenza ad estendere all’infinito questo concetto e usarlo senza preoccuparsi se fosse davvero appro-

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priato. E Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio dei Ministri italiano, non ha esitato a descrivere come «terroristi» i no-global che protestavano contro il Summit del G8 a Genova. Attualmente, anche Assad è definito terrorista, nonché i jihadisti del Daesh, come anche i sunniti salafiti e l’opposizione democratica in Siria. Una definizione è tanto più difficile se consideriamo che la parola è chiaramente connotata e porta una certa carica emotiva. Si è spesso, non a caso, sfruttata e usata per screditare gli avversari. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza in Francia è stato diffamato come terroristi da parte del regime di Vichy, prima di essere salutato come liberatori qualche tempo dopo. Più di recente, i guerriglieri dell’Esercito di liberazione del Kosovo sono stati accusati di terrorismo, anche da funzionari occidentali, prima di essere riconosciuti come autentici rappresentanti del popolo kosovaro. Come dice il proverbio, il terrorista di ieri è il partigiano di domani.


Évolutioneet idéologie Evoluzione ideologia tuito nel 1996 dall’Assemblea Generale non ha finora raggiunto un accordo. Di contro, si trovano degli schizzi di definizione negli strumenti diplomatici adottati presso le sedi europee in particolare la Convenzione del Consiglio d’Europa per la prevenzione del terrorismo del 16 maggio 2005. La maggior parte dei testi si concentra su due elementi dell’azione terroristica. Il primo è l’uso di mezzi violenti per creare un clima di terrore, attaccare l’ordine pubblico, per impressio-

Nonostante le difficoltà sulla questione, molte definizioni di terrorismo sono state avanzate, tra cui nei seguenti testi ufficiali: il codice penale federale (Criminal Federal Code, titolo 18, sezione 2331) e il Patriot Act degli Stati Uniti, il Terrorism Act 2000 del Regno Unito, il codice penale tedesco (sezione 129) e il codice penale francese (articoli 421 e seguenti). A livello multilaterale, le Nazioni Unite non sono state in grado di adottare una definizione universalmente accettata. Il comitato speciale sul terrorismo isti-

La maggior parte dei testi si concentrano su due elementi dell’azione terroristica. Il primo è l’uso di mezzi violenti per creare un clima di terrore (...). Il secondo è quello di cambiare il processo decisionale e di costringere un governo o istituzione multilaterale per agire nella direzione desiderata. Principales victimes du terrorisme*

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10 000

20 000

Note

(1) Jean-Marc Balencie, «Les mille et un visages du terrorisme contemporain» dans « Les terrorismes », Questions internationales n. 8, juillet-août  2004.

49 083

Milliers 45

Nombre d’attaques 40

Nombre de victimes 35

30

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20

15

10

Nombre de victimes

30 000

40 000

50 000

* Les pays ayant eu moins de 1000 victimes ne sont pas mentionnés. ** Inclus les États membres de l’OTAN. Sources : Global Terrorism Database, Courrier International

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1971 1973 1975 1977 1979 1981 1983 1985 1987 1989 1991 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012 2014

20 169 16 472 12 698 7 463 5 925 4 898 4 028 2 854 2 783 2 690 2 598 2 424 2 257 2 045 1 866 1 720 1 400 1 202 1 164 1 004

Jean-Michel Dasque

Une hausse exponentielle d’attaques et de victimes (de 1971 à 2014)

(du 11 septembre 2001 à décembre 2015)

Irak Afghanistan Pakistan Nigéria Inde Syrie Somalie Yémen Soudan Russie Philippines Algérie R.D.C. Sri Lanka Thaïlande Colombie Népal Ukraine Sud-Soudan OTAN** Centrafrique

nare la gente e per fare pressione sui responsabili delle decisioni. Il secondo è quello di cambiare il processo decisionale e di costringere un governo o istituzione multilaterale ad agire nella direzione desiderata. L’obiettivo può essere un cambiamento di regime, un cambiamento nella linea politica, la liberazione degli attivisti imprigionati, l’indipendenza di un territorio. Alcune definizioni, come ad esempio quella del codice statunitense (US Code, Titolo 22, 2.656 sezione (d) e quella avanzata dal politologo Jean-Marc Balencie (1) precisano che gli atti terroristici devono indirizzarsi verso degli obiettivi non militari e sono perpetrati da gruppi non statali o agenti da clandestini.

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Focus

Terrorismo: quali

sviluppi nel corso della storia? Di Jean-Michel Dasque, ex diplomatico ed ex rappresentante permanente della Francia presso l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, autore di Géopolitique du terrorisme (Ellipses, 2013).

Il terrorismo è un fenomeno antico e probabilmente si può sostenere che esso esiste da quando gli uomini vivono in società. Esso è legato all’istinto di violenza che rappresenta una caratteristica costante del comportamento umano. Ma esso si è comunque evoluto nel corso delle epoche. Ha rivestito forme e metodi diversi oltre ad essere stato motivato da vari fattori. Ha sperimentato fasi di maggiore o minore intensità. Una cosa è certa, il terrorismo moderno come lo conosciamo, è un fenomeno recente, è apparso solo nella seconda metà del XIX secolo.

La preistoria del terrorismo L’antichità greco-romana ci ha dato i primi esempi storici di terrorismo. Nel VI

secolo a.C., due giovani ateniesi, Armodio e Aristogitone, uccisero Ipparco, uno dei Pisistratidi. Diversi re e tiranni della Grecia e la Sicilia subirono la stessa sorte. Giulio Cesare morì durante le Idi di marzo, accoltellato da un gruppo di senatori che lo accusavano di volersi incoronare re. Altre forme di terrorismo sono apparse nell’antichità. Lo storico romano (di origine giudea) Flavio Giuseppe riporta come dei fanatici ebrei mossero una feroce resistenza alle legioni romane e crearono un regime di terrore su una parte della Giudea. Ritiratisi nel 70 d. C. nella fortezza di Masada, preferirono uccidersi in un suicidio di massa piuttosto che arrendersi. La tradizione del terrorismo si perpetuò anche durante l’era cristiana. Dalla loro base di Alamud nel nord-est della Siria, gli «Haschischin» o Assassini, una fanatica setta sciita, terrorizzò nel corso dell’XI secolo le popolazioni dei paesi vicini e combattè ferocemente il potere dei sultani selgiuchidi. Essi commisero molti omicidi uccidendo le loro vittime con un

pugnale. Intorno allo stesso periodo, i Thug, adoratori di Kali, la dea della morte, cominciarono a terrorizzare gli abitanti della valle del Gange. Essi rapivano i viaggiatori strangolandoli come sacrificio per il loro idolo. Le autorità Moghul non riuscirono a debellare questo culto sanguinario e solo l’amministrazione britannica riuscì a sbarazzarsene. Nonostante i progressi della civiltà e lo sviluppo delle arti, anche il XVI secolo fu caratterizzato dalla violenza. Il 6 Gennaio 1537, il duca Alessandro de ‘Medici fu ucciso dal cugino Lorenzino (il Lorenzaccio di Musset), il quale intendeva ripristinare le istituzioni repubblicane. Le guerre di religione in Francia furono costellate da crimini commessi sia dagli Ugonotti che dai «papisti». Incoraggiati dagli scritti degli anti-monarchici, fanatici cattolici assassinarono Enrico III ed Enrico IV e nei Paesi Bassi, il Statolder, Guglielmo d’Orange. Il XVII secolo vide un consolidamento del potere dello Stato sotto forma della monarchia assoluta, che lasciò poco spazio per il terrorismo politico o religioso. La maggior parte dei tentativi, che si trattasse della Congiura delle polveri in Inghilterra del 1606 o le trame contro Richelieu in Francia, non è riuscirono e gli autori furono severamente puniti. Uno dei pochi esempi di atto terroristico nel Grand Siècle fu il linciaggio nel 1672 del Gran Pensionario d’Olanda Johan de Witt nei Paesi Bassi. Il periodo di quiete proseguì nel XVIII secolo, benché questo non fosse totalmente privo di violenza. Nel 1704, l’assassinio di padre François du Chayla, che si era distinto per le

sue persecuzioni contro i riformatori, scatenò la guerra Camisardi, durata quasi dieci anni. L’attentato di Damiens nel 1757 e quello al re del Portogallo, Giuseppe I nel 1758, oltre all’omicidio nel 1792 di Gustavo III, re di Svezia, consolidarono la tradizione regicida. Insomma, durante il lungo periodo che abbiamo appena sorvolato, gli episodi terroristici furono in totale relativamente pochi. Si riscontrarono soprattutto in tempi di crisi, guerra o rivoluzione. Fatta eccezione per gli abusi da parte di gruppi settari ed etnici, le azioni terroristiche furono eseguite da individui o da piccoli gruppi marginali. I loro autori operarono in un’area geografica limitata e dispongono di pochi mezzi. Non avevano un agenda politica o sociale specifica. I tirannicidi dell’Ancien Régime si proponevano di eliminare dei governanti dispotici e ritenuti ingiusti, o illegittimi o agirono per rancore personale.

Il primo Ottocento dal regicidio al terrorismo politico La rivoluzione del 1789 vide una recrudescenza della violenza (complotto del Marchese di Favras, morte di Lepeletier di Saint-Fargeau e di Marat), per non parlare dei massacri di settembre e della politica del terrore perseguita dalla Convenzione fino al 9 Termidoro 1794. Le turbolenze continuarono sotto la Convenzione termidoriana e il Direttorio. Nel sud della Francia, bande composte da filo-monarchici e banditi comuni, i Compagni di Jéhu o Compagni del Sole, derubavano i viaggiatori, saccheggiavano

Immagine affianco : Veduta aerea della città di Masada , Israele. Nel 66 d.C., un gruppo violento di fanatici ebrei la prese alla guarnigione romana e la utilizzò come base per continuare la sua lotta contro i romani, cercando di espellerli dalla Giudea attraverso l’assassinio politico la cui imprevedibilità contribuì ad instaurare un clima di terrorore. Questa strategia si perpetuò per sessanta anni ed è considerata una delle prime forme di terrorismo politico. (© Andrew Shiva)

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Focus

le casse pubbliche, assassinavano i rappresentanti di governo, i repubblicani e i sacerdoti. La guerriglia degli Sciuani delle province ribelli della Vandea e della Bretagna. Il rapimento del senatore Clément de Ris il 22 settembre 1800 e l’assassinio del vescovo costituzionale di Quimper (il 19 novembre dello stesso anno) dimostrarono che i dipartimenti francesi occidentali erano ben lungi dall’essere completamente pacificati. Sotto il Consolato, l’episodio più clamoroso avvenne il 24 dicembre 1800 con l’attentato della Rue Saint-Nicaise. Questo venne perpetrato da Londra da un ex sciuano (nome che presero gli insorti anti-giacobini della zona nord-occidentale della Francia in contemporanea) di nome Georges Cadoudal, contro Napoleone Bonaparte. I congiurati fecero saltare un carro imbottito di esplosivo al passaggio del Primo Console. Quest’ultimo rimase illeso, ma ci furono una ventina di vittime. Diversi eccessi furono commessi dagli ultra-realisti nei primi mesi della Restaurazione, ma dopo il 1815, la maggior parte degli autori di attacchi terroristici vennero reclutati nei ranghi dei repubblicani, carbonari e nazionalisti scontenti per il nuovo ordine territoriale imposto dal Congresso Vienna. Diversi azioni terroristiche furono compiute in Francia sotto la Restaurazione e la monarchia di luglio. Il 13 febbraio 1820, il Duca di Berry, secondogenito del conte di Artois e presunto erede al trono, morì sotto i colpi di Louvel, un operaio repubblicano che odiava i Borboni. Questa azione determinò un cambiamento politico per l’ultra-destra e un cambio di governo, che vide sostituire Villèle al duca Decazes. Luigi Filippo fu oggetto di diversi attentati commessi dai repubblicani che lo accusavano di aver «dirottato» la rivoluzione del 1830. Il più noto fu quello di Fieschi nel 1835, che portò alla votazione di leggi piuttosto severe e repressive . La violenza politica non limitò alla Francia, altri paesi europei furono colpiti dall’onda terrorista. Infatti, uno studente bavarese uccise, il 23 marzo 1819, a Mannheim, il drammaturgo Kotzebue sospettato di essere un agente dello zar russo. Sotto il Secondo Impero vi furono diversi tentativi di assassinare Napoleone III. Essi furono progettati nella maggior parte dei casi da immigrati italiani che intendevano punire il sostegno dell’imperatore ai leader clericali e reazionari al di là delle Alpi, tra cui Papa Pio IX. L’attacco più famoso, fu quello di Felice Orsini, 14 gennaio 1858, che ebbe conseguenze politiche di primaria importanza perché portò

Foto sopra : Incisione pubblicata nel 1883 raffigurante l’esplosione avvenuta nella Rue Saint- Nicaise a Parigi , contro Napoleone Bonaparte, allora Primo Console di Francia, 24 dicembre 1800. Organizzato da un piccolo gruppo di monarchici, l’attacco, chiamato anche « congiura della macchina infernale » non raggiunse Bonaparte , ma si è concluse con un bilancio di 22 morti, centinaia di feriti e la distruzione di 46 case. È anche considerato il primo attacco con autobomba nella storia.

indirettamente Napoleone a sostenere il movimento per l’unificazione italiana. Il primo diciannovesimo secolo segnalò un cambiamento fondamentale nella storia del terrorismo. I terroristi di epoca romantica ritenevano compiere le loro azioni non solo per rimuovere un uomo, ma anche per cambiare radicalmente le istituzioni e l’ordine politico e sociale. Allo stesso tempo però queste azioni furono manipolate dal potere politico per intensificare l’applicazione di leggi repressive e limitare l’esercizio della libertà.

Il terrorismo di fine secolo: il regno dei nichilisti, anarchici e nazionalisti Il terrorismo moderno è veramente apparso solo nell’ultimo terzo del XIX secolo. In Russia i nichilisti considerarono insufficienti le riforme introdotte dallo zar Alessandro II, in particolare l’abolizione della servitù della gleba. Influenzati dalle idee di Bakunin e Nechaev, volevano distruggere l’autocrazia, distribuire la terra ai contadini, promuovere l’educazione pubblica e liberare il popolo russo dal giogo dei sacerdoti e dei militari. Essi furono reclutati principalmente tra gli intellettuali, la borghesia e a volte la nobiltà. Una società segreta Narodnaia Wola («la volontà del popolo») assassinò il primo marzo 1881 Alessandro III. Venti anni più tardi, i socialisti rivoluzionari sembrarono aver adottato il programma nichilistico usando gli stessi metodi. Si resero responsabili di un’ondata di attacchi tra il 1902 e il 1906 e, soprattutto l’uccisione del ministro degli interni, Vyacheslav Plehve e del granduca Sergej, zio dello zar Nicola II. Pochi anni dopo, nel settembre del 1911, il primo ministro Stolypin cadde anch’egli sotto i loro proiettili. Nello stesso tempo, gli anarchici diffusero il terrore in gran parte dell’Europa e degli Stati

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Focus Uniti. Essi ambivano alla distruzione dello stato borghese, al disarmo generale, all’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e alla creazione di una società di falansteri autogestita. Essi provenivano principalmente dalle classi inferiori e, talvolta, dalla malavita ed erano spesso stati attivi in associazioni sindacali, tra cui l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, a tendenza libertaria. Praticando quello che chiamavano la «propaganda mediante i fatti» organizzarono tra il 1890 e il 1914 una campagna di attentati contro capi di stato, membri delle famiglie reali, ministri, funzionari, ufficiali dell’esercito ed esponenti della magistratura. Ma perpetrarono anche attacchi indiscriminati con vittime passanti, curiosi, clienti di birrerie. Una terza categoria di azioni terroristiche in questo periodo fu quella portata avanti dai movimenti nazionalisti. Quest’ultimi affermavano di incarnare comunità etniche, culturali o religiose che volevano evitare il dominio degli imperi sovranazionali a cui erano integrate. Anche questi non esitarono a usare, se necessario, la violenza terroristica. Nel 1882, l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe fu il bersaglio di un attacco da parte di un irredentista della Trieste italiana, Guglielmo

Immagine sotto : Particolare della copertina di Le Petit Journal 12 lug 1914 che mostra l’assassinio a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al austroungarico , e sua moglie , la duchessa di Hohenberg . L’attacco , guidato da un nazionalista serbo in Bosnia, sarà considerato come l’innesco per la Prima guerra mondiale.

Oberdan. Anche i nazionalisti serbi in Bosnia commisero molti atti di violenza e l’assassinio, il 28 giugno 1914, dell’arciduca Francesco Ferdinando da parte dello studente Gavrilo Princip che divenne la scintilla che innescò la Prima Guerra Mondiale. Nell’Impero ottomano, anche la Federazione patriottica armena organizzò gruppi di autodifesa e preparò un attacco contro il sultano Abdul Hamid II. Questa agitazione è stata la causa del terribile genocidio del 1915. In Irlanda, i gruppi radicali come i Fenians e gli attivisti dell’Irish National Invincible Army insanguinarono l’isola già devastata dalla carestia del 1848-1861. I nazionalisti estremisti commisero, il 6 maggio 1882, l’attentato al Phoenix Park, in cui perirono i massimi rappresentanti del governo britannico in Irlanda, il Segretario capo Spencer e il Sottosegretario Burke. Essi saranno all’origine della Rivolta di Pasqua del 1917, che ha portò alla formazione della Repubblica di Eire. Gli attivisti della Belle Époque presentarono invece nuove caratteristiche. In tale periodo furono relativamente numerosi i gruppi e la figura del terrorista isolato tendette a scomparire. Essi erano relativamente ben organizzati e si basarono su reti di complicità. Ebbero anche legami con entità simili al di là dei loro confini e si è infatti parlato dell’esistenza di un’internazionale anarchica. Essi pianificarono anche dei programmi relativamente sofisticati e diffondevano il loro credo attraverso una stampa clandestina. Impiegarono infine sofisticati mezzi tecnici, tra cui la dinamite.

Il periodo tra le due guerre, una pausa temporanea Durante il periodo tra le due guerre, il mondo fu

testimone, per quanto riguarda la violenza terroristica, ad un appeasement, dopo tutto relativo. Dopo il 1918, il movimento anarchico aveva perso gran parte della sua forza, perché molti dei suoi militanti si erano uniti ai ranghi della Terza Internazionale. Il caso di SaccoVanzetti (1) fu uno degli ultimi eventi che ricordarono l’esistenza di una corrente libertaria negli Stati Uniti. I dirigenti bolscevichi, Lenin e Trotsky respinsero il terrorismo individuale, considerato una deriva di sinistra e puntarono soprattutto sulla mobilitazione delle masse proletarie. Tuttavia anche dissidenti comunisti commisero attacchi terroristici, in particolare negli Stati con regimi autoritari. Nel 1922, un comunista serbo, membro dell’organizzazione Crvena Pravda (La verità rossa), assassinarono il ministro degli Interni, Milorad Draskovic. L’attacco, venne effettuato il 16 Apr 1925 nella cattedrale di Sofia nel corso di una cerimonia funebre, e portò alla morte di 150 persone. Ma i più numerosi e gravi attentati durante questo periodo furono commessi da elementi dell’estrema destra. Nella Germania di Weimar, commando prenazisti e ultranazionalisti massacrarono figure politiche di spicco come Kurt Eisner, capo del governo della Baviera, Mathias Erzberger, ex ministro delle Finanze del Reich tedesco, Walter Rathenau, firmatario del trattato sulla Versailles e il leader di un importante Konzern industriale. Essi avevano legami persino con il Reichswehr. In Italia, picchiatori fascisti rapirono e poi uccisero il deputato socialista Giacomo Matteotti nel 1924. In Francia, la Cagoule, un’organizzazione di estrema destra, eliminò nello stesso modo due rifugiati antifascisti italiani in Francia, i fratelli Rosselli.


Focus Una terza categoria di terrorismo fu quella incentrata attorno alle fazioni nazionaliste, spesso vicine all’estrema destra, che mettevano in discussione le suddivisioni territoriali stabilite dal Trattato di Versailles e da altri trattati del primo dopo guerra. Il secondo presidente della Polonia, Gabriel Narutowicz, fu nel 1922 vittima di un nazionalista ucraino. Un commando del Komitadji, separatisti macedoni legati agli ustascia, i fascisti croati, uccisero nel 1934 a Marsiglia il re Alessandro di Jugoslavia ed il ministro degli Esteri francese Louis Barthou.

Immagine sotto : Veduta dell’ambasciata americana a Beirut dopo il l’attentato dinamitardo del 18 aprile 1983 , che ha uccise 63 persone, tra cui 17 americani - di cui otto agenti della CIA - e ha fatto 120 feriti. I dubbi rimangono circa il vero sponsor di questo attacco, che fu rivendicato dall’Organizzazione della Jihad islamica (una denominazione poi ripreso da altri gruppi), filo-iraniana, mentre la guerra civile in Libano era in una fase di tregua. (© DoD)

Il terrorismo nel contesto della Guerra Fredda

Il periodo che va dalla resa tedesca alla caduta del muro di Berlino è stato caratterizzato dalla proliferazione di movimenti terroristici, dalla natura multiforme, dalla diversità del loro credo ideologico, dalla proliferazione della violenza politica in quasi tutto il Pianeta. Inoltre, il fenomeno terroristico subì fortemente l’impronta data dalla Guerra Fredda. Non potendo prendere in considerazione un conflitto diretto a causa del rischio di un’escalation nucleare, i due Blocchi praticarono una strategia di contenimento sostenendo le diverse guerriglie e le organizzazioni terroristiche. I Paesi dell’Est, in particolare, appoggiarono le organizzazioni di estrema sinistra e alcune fazioni palestinesi. Questi ultimi vennero aiutati anche da Stati arabi alleati (Siria, Iraq, Sudan) di Mosca. Da parte loro, i servizi segreti americani finanziavano le organizzazioni contro-rivoluzionarie, tra cui come è noto i movimenti anti-castristi cubani. Poche organizzazioni rimasero completamente indipendenti dei due Blocchi.

Il movimento per l’emancipazione dei territori coloniali

Delle tendenze per favorire l’emancipazione delle colonie emersero sopratutto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Alcuni partiti nazionalistici volevano raggiungere il loro obiettivo attraverso il negoziato, altri invece con il ricorso alla lotta armata attraverso operazioni di guerriglia incentrate su degli attacchi terroristici. Tra il 1948 e il 1958, l’ELRM (Esercito di Liberazione delle Razze Malesi), composto da attivisti comunisti per la maggior parte cinesi, effettuò una guerra di logoramento contro le truppe britanniche in Malesia e in un agguato uccise anche il governatore britannico. La rivolta non venne attenuata da Londra se non dopo la concessione di uno statuto di larga autonomia per i sultanati malesi, un preludio verso l’indipendenza. Nei primi anni Cinquanta, i Mau Mau, i cui membri erano reclutati tra la tribù Kikuyu negli altopiani del Kenya, commisero numerose atrocità, causando una brutale repressione da parte delle autorità britanniche. Durante la guerra in Algeria, il terrorismo divenne una delle armi opzionali del FLN. I djounouds effettuarono una serie di attacchi, tra i quali, nel 1956, quelli durante la battaglia di Algeri. Queste azioni aggravarono i rapporti tra la comunità francese e gli algerini e i piedi neri si lasciarono andare a diversi «attacchi razzisti», vale a dire dei pogrom contro i musulmani. Negli ultimi due anni del conflitto, l’OAS (Organizzazione dell’Armata Segreta), composta da strenui difensori dell’Algeria francese, commesse una serie di attacchi terroristici in Francia e in Algeria.

Un focolaio del terrorismo, la Palestina

I disordini scoppiati in Palestina prima della Seconda Guerra Mondiale e nei territori mandatari erano stati il teatro di rivolte anti-ebraiche, in particolare durante il 1935. In questo contesto di gravi tensioni, l’Agenzia Ebraica orientata a sinistra e diretta da David Ben Gurion creò nel 1929 una milizia di autodifesa, l’Haganah. Successivamente, altre strutture militari sioniste di estremisti vennero alla luce: nel 1937 l’Irgun e nel 1940 il Lohamei Herut Israel, ancora più radicale. Queste entità commisero una serie di attacchi, soprattutto contro le autorità britanniche. Compirono numerose uccisioni tra cui quella di Tom Wilkin, capo della polizia criminale in Palestina, e Lord Moyne, in ministro residente al Cairo. La proclamazione dello Stato d’Israele, il 14 maggio, 1948 e la vittoria dello Stato ebraico sugli eserciti arabi nel 1949, pose fine alla lotta di gruppi organizzati, anche se individui isolati e piccoli gruppi di estremisti continuarono a commettere azioni isolate, spesso in risposta agli attacchi palestinesi. Per oltre un decennio, la questione palestinese venne affrontata nel quadro del conflitto tra Israele e Paesi arabi. Dopo la Guerra dei sei giorni nel giugno 1967, i palestinesi decisero di prendere il destino del loro paese nelle loro mani. L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), fondata nel 1964 sotto la guida di Yasser Arafat, acquisì il comando nella lotta contro l’occupazione israeliana. Mancassero anche altre entità combattenti come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbache, il l’Organizzazione di Abu Nidal, o anche il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. Erano molto diverse per convinzioni. Alcuni erano di tendenza nasseriana, altre marxisti-leniniste, alcuni erano vicine al Baath di Siria e Iraq. Hamas, una propaggine dei Fratelli Musulmani, è apparsa solo nel 1987. I Fedayeen, il nome dato ai militanti palestinesi, compivano attacchi sia sul teatro

regionale (massacro di 21 bambini in un attacco contro uno scuola-bus, l’operazione sulla strada costiera nella quale 37 civili vennero uccisi in un attacco del marzo 1978, l’attacco di Samir Kantar nel 1979, lancio di razzi contro siti urbani in Galilea) che nei paesi al di fuori del Medio Oriente (massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco nel 1972, il dirottamento di un Airbus a Entebbe, il 27 giugno 1976 , il sequestro dei delegati alla conferenza dell’OPEC a Vienna 21 dicembre 1975). Esasperati da queste vessazioni, gli israeliani invasero nel 1979 il sud del Libano fino al fiume Litani e, nel 1982, occuparono la maggior parte del Libano. La sede dell’OLP venne trasferita da Beirut a Tunisi. Considerando che la lotta armata era ormai in un vicolo cieco, Yasser Arafat si impegnò nel 1988 nella negoziazione. I colloqui tenutisi a Oslo il 13 settembre 1993 portarono all’adozione di una dichiarazione congiunta tra OLP e il governo di Tel Aviv, in cui entrambe le parti riconoscevano reciprocamente la loro esistenza, stabilivano relazioni pacifiche e decisero di istituire autorità autonome a Gaza e in Cisgiordania, benché lo status di questi territori sia ancora da determinare ulteriormente. Se i principali movimenti hanno rispettato il cessate il fuoco, alcuni piccoli gruppi, per lo più con sede a Gaza, continuano i loro attacchi, compresi quelli con razzi contro il territorio israeliano, così che l’ex mandato britannico non ha ancora trovato pace e sicurezza.

Il terrorismo ideologico, di estrema sinistra e estrema destra Incoraggiati dall’esempio di Castro, i movimenti ribelli emersero negli anni sessanta in diversi stati del Centro e Sud America. Applicando le teorie di Ernesto Che Guevara, crearono diversi focolai di ribellione, specie nelle aree agrarie, mentre nelle città venivano commessi attacchi terroristici. Alcuni di questi movimenti, come le FARC in Colombia e Sendero Luminoso in Perù hanno guadagnato un potere reale. Essi hanno arruolato migliaia o addirittura decine di migliaia di combattenti e grandi aree da essi controllate. Questi non hanno esitato a usare metodi criminali - omicidi, rapimenti,

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Focus estorsioni, traffico di droga - in particolare coca - e sterminato i popoli indios che hanno rifiutato di essere coinvolti. Tuttavia, essi hanno perso il sostegno popolare e sono stati indeboliti dall’offensiva dell’esercito e della polizia. Strutture di tipo diverso si sono formate invece nel Cono Sud, come i Tupamaros in Uruguay e il Montoneros in Argentina. Influenzati dalle idee

Mao Zedong, in particolare il libretto rosso, Frantz Fanon, il campione della rivolta dei popoli del Terzo Mondo e rivoluzionario sudamericano. Essi erano stati influenzati anche da altri autori molto diversi come Michel Foucault, Herbert Marcuse e i filosofi della Scuola di Francoforte, e infine i teorici dell’anti-psichiatria. Denunciavano il predominio del capitalismo monopolistico e delle

Immagine sopra : Murale in memoria del UVF (Ulster Volunteer Force) per le strade di Belfast, Irlanda del Nord. La UVF era un gruppo paramilitare lealista, lo scopo era quello di combattere contro l’IRA (Irish Republican Army) e per il mantenimento dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito. Responsabile per la morte di 428 persone, questo gruppo, che concluse la sua attività nel 2009, è stato presente sulla lista ufficiale delle organizzazioni terroristiche in vari paesi. (© Sitomon)

banche, lo sfruttamento delle classi lavoratrici, l’inganno del falso regime democratico parlamentare e la repressione dalla reazione scatenata contro le forze progressiste e del movimento operaio, in particolare contro alcune categorie: detenuti, pazienti psichiatrici, immigrati senza documenti e disoccupati. Fecero vittime in ambienti molto diversi, ma colpirono in particolare quelli delle classi superiori e rappresentanti statali, la polizia, i giudici, i soldati, i politici. Il culmine della violenza fu raggiunto nel 1977, quando le Brigate Rosse rapirono e quindi assassinarono Aldo Moro, l’ex primo ministro italiano e leader della Democrazia Cristiana. La crudeltà di questi attacchi, rafforzarono l’applicazione delle leggi, infine, la perdita del sostegno esterno compreso quello dei Paesi dell’Est, indebolirono queste organizzazioni di estrema sinistra che cessarono il fuoco a partire del 1990 indebolendo la loro minaccia reale per la sicurezza degli Stati europei. All’estremo opposto dello spettro politico, vi erano gruppi di estrema destra che professavano idee neonaziste o neo-fasciste, xenofobe, razziste e volte antisemite. Sono pochi, disorganizzati, frammentati in molteplici gruppuscoli; tuttavia, possono commettere ancor oggi attacchi mortali, come nel recente passato, quello di Behring Breivik, che uccise settantasette persone in Norvegia il 22 luglio 2011.

del brasiliano Carlos Marighella, questi praticavano operazioni di guerriglia urbana effettuando sequestri e rapine, assassinando diverse personalità, funzionari governativi, poliziotti, dirigenti di multinazionali, rappresentanti dei servizi segreti americani. I loro eccessi erano giustificati o almeno serviti come pretesto per la presa del potere da parte dei militari, che hanno governato con pugno di ferro i paesi interessati e represso la sovversione spietatamente. Alla fine degli anni Sessanta e nei due decenni successivi, gruppi di ultra-sinistra piccoli ma violenti, commisero una serie di attacchi terroristici in diversi paesi dell’Europa occidentale. I principali furono le Brigate Rosse e Prima Linea in Italia, la Baader Meinhof e la Rote Armee Fraktion in Germania, Action Directe in Francia, il GRAPO la Spagna. I loro militanti provenivano per lo più della classe media e più raramente tra i lavoratori. Avevano familiarità con i classici del marxismo-leninismo, che figuravano come fonte d’inspirazione come dottrina ufficiale in alcuni ambienti intellettuali del tempo. Leggevano i libri di

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I movimenti nazionalisti ed etnici

L’Europa occidentale ha superato la prova dei movimenti nazionalisti ed etnici violenti. Il conflitto, più o meno dormiente in Irlanda del Nord, esplose nel 1966.

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Un’organizzazione clandestina, l’IRA (Irish Republican Army), che spingeva per la riunificazione dell’isola, cominciò ad attaccare le installazioni militari britanniche e i distaccamenti dell’esercito e inoltre le infrastrutture civili. Essa assassinò figure inglesi di primo piano, come Lord Mountbatten, lo zio del principe Filippo. Come risposta, gli estremisti protestanti, «Ulster Volunteers,» presero di mira le proprietà e le persone della comunità cattolica. L’Accordo del Venerdì Santo (aprile 1996) portò alla fine della guerra civile che causò 3500 vittime. Fondata nel 1959 da dissidenti del Partito nazionalista basco, di tendenza democratico-cristiana, l’ETA ha combattuto per l’indipendenza delle tre province di Guipuzcoa, Vizcaya e Alava e commesso molti attacchi, sia nel Paese basco che in altre zone. Una delle sue azioni più brillanti fu l’uccisione nel dicembre 1973 del primo ministro di Franco l’Ammiraglio Carrero Blanco. Dopo aver perso gran parte dei suoi attivisti, stanca di una guerra senza fine, l’organizzazione nazionalista basca concluse un cessate il fuoco con il governo di Madrid nel gennaio 2013. Meno potenti reti nazionalistiche sono esistite in Francia, in particolare in Corsica, nel Paese Basco francese e in Italia (Alto Adige). Dei movimenti autonomisti si sono sviluppato anche al di fuori dell’Europa. Uno dei più grandi è stato formato dal Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) in Turchia. Questa formazione sia nazionalista che marxista ha una forte presenza nel sud-est dell’Anatolia. Ha condotto operazioni di guerriglia contro l’esercito turco e attacchi che hanno causato la morte di più di 45 000 persone. Ha iniziato l’avvicinamento con il governo di Ankara attraverso l’intermediazione del suo ex leader, Ocalan, attualmente detenuto, ma nessun accordo è stato raggiunto fino ad oggi [vedi p. 42 di questo Grande Dossier, ndr]. Altri conflitti etnici, possono essere ricordati con l’insurrezione Tamil, organizzata dal LTTE ( «Tigri Tamil»), che ha insanguinato lo Sri Lanka tra il 1979 e il 2009.

L’ascesa del terrorismo islamico

Con la fine della Guerra Fredda è iniziata una nuova era del terrorismo. Il terrorismo convenzionale, compreso il terrorismo di estrema sinistra, ha perso parte della sua virulenza e stiamo assistendo di contro all’ascesa del terrorismo d’ispirazione islamica. Contraddistinto dal salafismo e dagli scritti di teorici fondamentalisti, i suoi seguaci prendono come riferimento la mitica età dell’oro dell’Egira. Essi deplorano la decadenza politica, religiosa e morale dell’Islam contemporaneo e rifiutano il mondo moderno, soprattutto la civiltà occidentale. Vorrebbero una società re-islamizzata, dove vige la regola della Sharia, la lotta ai devianti e agli scismatici, soprattutto sciiti. Hanno intenzione di ripristinare il califfato universale, conquistare le terre degli infedeli che appartenevano all’Islam e distruggere lo Stato di Israele. Ci sono state tre successive ondate di terrorismo islamico. Dal 1990, gruppi armati erano attivi soprattutto nel Nord Africa, Libia ed Egitto. Ma non erano molto numerosi, divisi in più fazioni e poco coordinati. Solo l’algerino GIA (Gruppo islamico armato) è stato in grado di condurre operazioni su larga scala e di intervenire nei teatri stranieri, tra cui la Francia. Costituita alla fine del 1990 da Osama bin Laden, al-Qaeda ha lanciato una nuova forma di azione terroristica. Questa organizzazione pratica un terrorismo di massa, irrazionale, imprevedibile e spietato. La distruzione del World Trade Center di New York, l’11 settembre 2001, ha causato più morti che l’attacco a


Focus Foto affianco : Il 21 dicembre 1988 un’esplosione sul villaggio scozzese di Lockerbie di un Boeing del volo Pan Am 103, provocò la morte di 270 persone. Il dittatore libico Muammar Gheddafi venne sospettato e poi accusato di essere dietro l’attentato, ma recenti sviluppi giudiziari puntano invece oggi alla responsabilità dell’Iran e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina - Comando Generale (PFLP-GC ). (© Ted Quackenbush)

Pearl Harbour. Al-Qaeda è in grado di organizzare azioni complesse, che richiedono una lunga preparazione e portate a migliaia di chilometri dalle sue basi. Ha creato filiali come AQPA (al-Qaeda nella penisola arabica) e AQMI (al-Qaeda nel Maghreb islamico) con ampia autonomia. Gruppi nati da iniziative locali come gli Shebab in Somalia e Boko Haram in Nigeria vi si sono alleati. Attualmente, al-Qaeda è più una nebulosa dai contorni incerti che un’organizzazione centralizzata. Essa è stata indebolita dall’occupazione dell’Afghanistan da parte degli eserciti della NATO che l’hano privata della sua base principale e rifugio dai bombardamenti dei droni degli Stati Uniti e dalla morte di Bin Laden, ucciso da una squadra di forze speciali Usa. Tuttavia, essa conserva un notevole prestigio e opera attraverso le sue controllate in diversi conflitti nella regione Af-Pak e il Medio Oriente - tra cui la Siria - e l’Africa (Mali) [vedi pag. 33 di questi Grandi Dossier, ndr]. Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, conosciuto con il suo acronimo Daesh, è stata fondato nel 2006 da membri del ramo di al-Qaeda in Iraq e da altri gruppi terroristici. Ha preso in prestito molti tratti con quest’ultima, ma si differenzia in diversi punti. Esso comprende molto più personale: circa 40.000 combattenti, tra cui una grande percentuale di volontari stranieri. È altamente strutturato e gerarchico, compreso l’addestramento fornito da ex funzionari del regime baathista di Saddam Hussein. Ha ingenti risorse finanziarie, in particolare grazie al racket e al contrabbando di petrolio e per il saccheggio di opere d’arte ed è stato in grado di ottenere così armamenti moderni. È guidato dall’iracheno Abu Bakr al-Baghdadi, che mira a creare uno stato islamico con un territorio e un governo. Con le vittorie lampo nel 2013 e all’inizio del 2014, è riuscito a controllare gran parte delle province occidentali dell’Iraq e un’ampia sezione situata nella Siria orientale e nord-orientale [vedi p. 26 di questi Grandi Record, ndr]. L’umanità oggi si trova ad affrontare un’ondata senza precedenti di terrorismo. Nonostante le suoi recenti battute d’arresto, il Daesh mantiene una resistenza sorprendente e ha dimostrato la sua pericolosità con l’organizzazione, il 13 novembre 2015, di una campagna di attacchi mortali a Parigi. Si può sperare che la

coalizione guidata dagli Stati Uniti, in combinazione con gli sforzi di Russia e Iran, riesca a distruggere le infrastrutture politiche e militari dell’Emirato di Al-Baghdadi, ma per questo obiettivo ci vorrà inevitabilmente tempo. Inoltre, il Daesh potrà sempre spostare il suo centro operativo e stabilirsi in un’altra regione del mondo, per esempio in Libia. Avrà anche la possibilità di cambiare tattica e di utilizzare metodi collaudati di terrorismo, basato sulla formazione di piccole unità altamente mobili, nascondendosi tra le popolazioni civili, disperdendo le forze su vaste aree e cercando il fattore sorpresa. Comunque, se esso scomparisse completamente dalla scena, altri movimenti potrebbero portare animare la torcia dello jihadismo. Quindi ci sono tutte le ragioni per pensare che l’era del terrorismo non si stia per chiudere e noi parleremo ancora a lungo questo flagello. Jean-Michel Dasque

Note (1) Questi due anarchici italiani furono condannati a morte e la loro sentenza eseguita nel 1922; essi furono accusati di aver assassinato un caporeparto nella fabbrica dove erano impiegati.

Per andare più lontano

Jean-Michel Dasque, Géopolitique du terrorisme, Paris, Ellipses, septembre 2013, 288 p.

Foto affianco: Veduta aerea di Ground Zero, l’ex sito del World Trade Center di New York. L’11 settembre 2001, gli Stati Uniti sono stati vittime di quattro attentati suicidi simultanei perpetrati dalla rete jihadista islamica di Al Qaeda, con obiettivi gli edifici più simbolici del potere americano: il World Trade Center per il potere economico, il Pentagono per quello militare e il Campidoglio - il cui attentato però fallì - per il potere politico. (© NNSA/US Gov)

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Evoluzione e ideologia Évolution et idéologie

definizione Hugues Eudeline, ex ufficiale di marina, è dottore di ricerca in storia, docente e autore di numerosi studi sul terrorismo tra i quali Le Dossier noir du terrorisme (L’Esprit du temps, décembre 2014).

Immagine sopra : Se ufficialmente il post 11 settembre è costato una cifra stimata in 1.000 miliardi di dollari agli Stati Uniti, alcuni economisti sottolineano anche il ruolo delle guerre che seguirono la caduta delle Torri e ritenendo il costo totale in più di 3.500 miliardi dollari. Delle proiezioni della Brown University portano la cifra al 2011 a 4.400 miliardi come costo finale della lotta contro il terrorismo. Al di là delle morti che provoca, il terrorismo ha anche un impatto economico (soprattutto a causa dei costi necessari nel campo della sicurezza e della difesa, oltre alle perdite nel settore del turismo) notevole, anche se spesso dimenticato. (© Larry Bruce)

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Terrorismo : la guerra moderna ? Perché il terrorismo di oggi così difficile da comprendere? Hugues Eudeline: Si tratta in primo luogo perché non esiste una definizione che viene comunemente condivisa e accettata da tutti. Tutti hanno l’impressione di conoscere il terrorismo, ma ognuno ne ha una sua propria interpretazione. Ciò, quindi, è perché è difficile da afferrare come concetto. Diverse motivazioni possono essere avanzate per spiegare la questione: la diversità delle forme che lo caratterizza disorienta (selezione, finanziamento, tipo di attacchi, ecc.); Inoltre, gli obiettivi reali sono spesso difficili da identificare perché, come per le operazioni militari convenzionali, sono gli effetti indotti da una serie di azioni accuratamente selezionate, ma apparentemente scollegati tra loro; Infine, è in discordanza temporale con la vita moderna. Infatti, è una forma di violenza (relativamente) di bassa intensità, ma estesa nel tempo, il che rende difficile comprenderla dato che è spesso non considerata dal ritmo frenetico imposto dal nostro stile di vita, già saturo d’informazioni battute dal mass media una di seguito all’altra. Solo un’analisi sistemica, sulla base di un metodo empirico di raccolta e compilazione dei dati riguardanti i vari movimenti e le loro azioni, tenendo conto dell’ambiente e delle culture locali, può aiutare a comprendere la sua natura e la sua logica. Così sono giunto alla seguente definizione professionale: conoscenza, preparazione, finanziamento, disinformazione, minacce o atti di violenza destinate a destabilizzare l’opinione

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pubblica in modo permanente per forzare un potere e obiettivi politici. Questo uso della violenza contro gli Stati fa del terrorismo una forma di guerra, di bassa intensità, ma che si protrae nel tempo. La stessa analisi di migliaia di eventi mi ha portato a distinguere due tipi di terrorismo, i cui effetti sono di ordine strategico o tattico. Il terrorismo strategico sceglie i suoi obiettivi meno per ciò che essi rappresentano ma più per l’effetto indotto sul tallone d’Achille dell’economia degli Stati. I suoi obiettivi sono sopratutto gli scambi, i pilastri della globalizzazione: il flusso interregionale di persone, che è fatto esclusivamente per via aerea; il flusso di merci, il 90% trasportate via mare e il flusso di informazioni, il cyberspazio. Vengono considerate come obiettivi anche le forze usate per proteggere tali flussi a causa dei costi molto significativi che genera il loro dispiegamento a lungo termine. Il terrorismo tattico, quanto ad esso, conduce azioni più frequenti e, in alcuni casi, è più visibile del terrorismo strategico. Esso si basa sull’insieme delle attività tattiche dei gruppi, che vanno dalla ricerca delle risorse (umane e finanziarie) agli attentati passando per l’influenza sulle popolazioni locali e l’opinione pubblica estera, attraverso la presa di ostaggi, per esempio.


Evoluzione ideologia Évolutioneet idéologie Quali sono le principali motivazioni che spingono un’organizzazione o individuo a porre in essere l’atto terroristico? Il terrorismo è soprattutto un fenomeno politico, anche se spesso le rivendicazioni religiose potrebbero suggerire il contrario. Se la stragrande maggioranza dei movimenti terroristici attuali si richiamano all’Islam, è soprattutto perché, a differenza di altre religioni, il fattore tempo è inseparabile dal punto da quello spirituale, ma anche perché vi è un substrato

era la Corsica contro il Continente. Questi gruppi sono stati molto potenti, in passato, in un epoca particolarmente travagliata dove essi avrebbero potuto trovare sostegno di altre organizzazioni o Stati, nel contesto della Guerra Fredda che ora è finita. Dopo l’11 settembre, la loro situazione è peggiorata, la maggior parte degli Stati avevano aderito alla guerra contro il terrorismo. Fu la sua inclusione nella maggior parte delle liste nere delle organizzazioni terroristiche che ha portato alla

Il terrorismo è soprattutto un fenomeno politico, anche se spesso le rivendicazioni religiose potrebbero suggerire il contrario. Se la stragrande maggioranza dei movimenti terroristici attuali si richiamano all’Islam, è soprattutto perché, a differenza di altre religioni, il fattore tempo è inseparabile dal punto da quello spirituale, ma anche perché vi è un substrato unificante, che nasconde altri obiettivi geopolitici, sociali e culturali meno confessabili. unificante, che nasconde altri obiettivi geopolitici, sociali e culturali meno confessabili. Per lo Stato Islamico (IS) oppure i talebani, l’obiettivo è quello di estendere la «terra dell’Islam» (dar al-Islam). Il terrorismo va oltre i confini che i suoi attori non riconoscono. I terroristi islamici preferiscono la Umma, la nazione musulmana, contro le identità nazionali. Commettiamo un grave errore di giudizio nel pensare che tutti riconoscano le Nazioni Unite. Per gli islamisti, c’è solo una legge che vale la pena rispettare, quella che credono annunciata da Dio. Inoltre, bisogna tenere a mente che in fondo, sono sempre uomini che agiscono, e sono anche motivati da ambizioni personali. In altri casi, come ad esempio le Tigri di Liberazione del Tamil Elam (Liberation Tigers of Tamil Eelam, LTTE), sono considerazioni di ordine etnico che li hanno portati a cercare di separarsi dalla maggioranza cingalese per fondare un proprio Stato. La loro guerra è durata quasi trent’anni. Siamo nel lungo termine. Durante l’ultimo decennio, le organizzazioni più emblematiche del terrorismo nazionalista hanno deposto le armi, come l’IRA (Irish Republican Army), l’ETA (Euskadi ta Askatasuna (1) o l’FLNC (Fronte Nazionale di Liberazione della Corsica). La motivazione di questi gruppi terroristici nazionalisti è politica, anche se c’è in qualche misura una dimensione anche «etnica» sfruttata - per l’IRA, è stato un conflitto tra nordirlandesi e inglesi; per l’ETA, tra baschi e castigliani; per l’FLNC

sconfitta l’LTTE nel 2009, per esso è diventato progressivamente impossibile raccogliere il sostegno di benefattori stranieri e quello della diaspora o approviggionarsi d’armi. Anche se il desiderio d’indipendenza rimane, la dimensione limitata dei movimenti nazionalisti fa si che non possano più essere efficaci come quelli che disposero di un sostegno adeguato e un consenso più ampio. La maggior parte privilegia allora, ogni volta che sarà loro possibile, un approccio più convenzionale con l’adozione di una facciata legale con l’obiettivo di realizzare una forma di autonomia tramite le urne, Come, per esempio, l’opzione scelta dal movimento islamista GAM (Gerakan Aceh Merdeka) ad Aceh, in Indonesia. Quali sono le strategie dei gruppi terroristici? Quanto prendere di mira l’economia dei paesi di destinazione è importante per loro? Durante la mia ricerca sui meccanismi d’azione del terrorismo strategico, ho fatto riferimento agli scritti di un certo numero di teorici, tra cui in particolare quelli di Bin Laden. Essi mostrano una visione molto diversa della percezione che hanno dell’opinione pubblica. Per quanto riguarda gli attacchi dell’11 settembre, Bin Laden non ha mai menzionato i 3.000 morti. Di contro, evidenzia il costo indotto al settore del trasporto aereo. Il 29 ottobre 2004, annunciò: «al-Qaeda ha speso $ 500.000 per l’attacco dell’11 settembre 2001, mentre l’America ha perso oltre $500 miliardi minimo, sia per i danni causati dall’evento stesso che per le sue conseguenze... Ciò mette in evidenza il successo del nostro piano per dissanguare l’Ame-

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Immagine sopra : 28 marzo 2016, Lahore, cristiani pakistani ricordano le vittime dell’attentato suicida che ha provocato almeno 72 morti in un parco molto frquentato la Domenica di Pasqua. Il Jamaat-ul-Ahrar, movimento talebano pakistano costola del TTP (Tehrik-i-Taliban Pakistan), dopo aver espresso sostegno per lo Stato islamico, ha rivendicato l’attacco. Se da una parte afferma di aver di mira la minoranza cristiana, il movimento ha precisato che le infrastrutture delle forze armate e del governo pakistano, le scuole e le università, sono anche tra i suoi potenziali bersagli. Più che mossi da una motivazione strettamente religiosa, sembra che il gruppo abbia voluto soprattutto destabilizzare il premier attaccando la sua roccaforte di Lahore. (© Xinhua/Jamil Ahmed)

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Evoluzione e ideologia Évolution et idéologie rica fino al fallimento». È il movimento delle persone qui l’obiettivo. E se il settore aeronautico è stato salvato, è stato grazie alla sua rapida capacità di garantire la sicurezza all’accesso delle cabine di pilotaggio e agli aerei. Per quanto riguarda il trasporto marittimo, al-Qaeda ha ripetutamente attaccato navi petroliere - il flusso di merci in questo caso. In totale, al giugno 2007,

condato da mangrovie, le cui acque interne sono difficili da penetrare; • in mare aperto, utilizzando navi fantasma in acque internazionali. L’operazione dell’11 settembre è stata resa possibile in quanto, in quel momento, al-Qaeda aveva un santuario protetto nell’Afghanistan dei talebani. I militanti possono in questo caso agire apertamente, hanno accesso alla rete

gennaio 2009, Bin Laden annunciò così che «l’America non può fare la guerra per decenni [...] Se [Obama] si ritira dalla guerra è una sconfitta militare. Se continua la guerra, si butta in una crisi economica.» Un’organizzazione terroristica contemporanea ha invece «interesse» a pubblicizzare tutte le sue azioni? Sì, ma in proporzioni diverse a seconda dei tipi di azione. Il terrorismo strategico guarda essenzialmente all’economia nel lungo termine. Il suo effetto è meno facilmente percepito dal pubblico, anche se le principali azioni sono molto pubbliciz-

I santuari sono assolutamente necessari per qualsiasi azione terroristica per pianificare l’azione successiva, conservare le apparecchiature e gli esplosivi necessari e per sfuggire alla cattura. Immagine sopra : Vicino a Sabratha, una città del nord-ovest della Libia, i combattenti Fajr Libia che si oppongono le forze lealiste nell’aprile 2015. Entrambe le parti ora si concentrano sulla lotta contro lo Stato islamico, che prolifera nel paese, in particolare intorno a Sabratha. Il 19 febbraio, gli americani hanno bombardato uno dei campi dell’IS, uccidendo più di quaranta persone, tra cui molti jihadisti tunisini, tra i responsabili degli attacchi del Bardo e Sousse in Tunisia. Nel gennaio 2015, il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian, ha sottolineato l’importanza di non lasciare crescere «al centro del Mediterraneo», un «santuario terrorista». (© AFP/ Mahmud Turkia)

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Lord Levene, presidente del Lloyd’s, dichiarò che il rischio geopolitico (di cui il terrorismo costituisce una quota sostanziale) è costato 1.000 miliardi di $ nei sei anni successivi l’11 di settembre (2). I santuari sono assolutamente necessari per qualsiasi azione terroristica per pianificare l’azione successiva, conservare le apparecchiature e gli esplosivi necessari e per sfuggire alla cattura. Geograficamente, essi possono essere di diversi tipi: • Stati falliti - come la Somalia - o aree di illegalità; • remoti, molto estesi e, eventualmente, senza sbocco sul mare - come il nord del Mali; • urbani, soprattutto nelle grandi città (per favorire l’anonimato) - come Karachi (3), dalla quale fu lanciato l’attacco terroristico nel 2008 contro Bombay, o Bruxelles e Parigi, nelle quali sono stati perpetrati gli attacchi del 2015 e il 2016; • costieri - come il Delta del Niger, cir-

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informatica o approvvigionarsi di armi senza essere minacciati. Con l’operazione militare in Afghanistan nel 2001, è stata quindi fortemente limitata la capacità di agire di al-Qaeda. Lo Stato islamico, erede di al-Qaeda in Iraq, ha appreso questa lezione, volendo avere un santuario che le consentirebbe di avere tutte le risorse - soprattutto finanziarie - per preparare le operazioni militari su larga scala. Inizialmente ha preferito una strategia locale prima di dover internazionalizzarsi, a seconda dei loro progressi sul terreno. Infine, l’attacco all’economia può essere anche indiretto: infatti, per gli Stati Uniti, la spesa per l’invio di forze militari in Afghanistan e in Iraq sono state astronomiche. I costi diretti, dal 2001 al 2015 hanno raggiunto i 1600 miliardi di dollari (4), che devono essere aggiunti ai costi a lungo termine a causa, per esempio, della cure mediche di cui beneficiano 800.000 veterani. Queste sono stimate a 4.000 miliardi di dollari (5). 14

zate. Il terrorismo tattico conduce invece una serie di azioni la cui visibilità richiede l’attenzione dell’intero spettro dei media: • attacchi ad obiettivi indifesi, come quelli condotti a Parigi nel 2015 e di Bruxelles nel 2016, o la distruzione dei monumenti storici a Palmyra in Siria sono ampiamente pubblicizzati, l’impatto sull’opinione pubblica giustifica in parte l’azione; • lo stesso per quanto riguarda gli attacchi mirati su persone scomode o simboliche, come per esempio nel caso dell’attentato, il 21 maggio 1991, all’ex primo ministro indiano Rajiv Gandhi che fu assassinato dal LTTE. L’assassinio di Hisham Barakat, procuratore generale egiziano, ucciso dai Fratelli Musulmani, il 29 giugno 2015, ha avuto un impatto importante; • «operazioni speciali» sono azioni contro le principali funzioni sovrane (diplomazia, difesa, polizia e giustizia) di uno Stato per impedirne il funziona-


Evoluzione ideologia Évolutioneet idéologie mento e minare la sua autorità. Come ogni tipo di operazione militare, richiedono discrezione durante l’azione e pubblicità in caso di successo; • praticando operazioni di coercizione/seduzione, un’organizzazione terroristica applica il metodo noto come del «bastone e della carota». Vale a dire quello di offrire una combinazione di premi e punizioni per ottenere un comportamento favorevole della popolazione e imporre la propria volontà. La discrezione è privilegiata per le azioni di seduzione, come la responsabilità in Libano, da parte di Hezbollah, dell’educazione delle famiglie di combattenti uccisi per la causa. Viceversa, la presa di ostaggi, ad esempio è ampiamente divulgata; • le operazioni di finanziamento dei movimento o l’approvigio-

La creazione di un sistema finanziario efficace è un prerequisito per ogni azione terroristica organizzata. namento di armi sono ovviamente condotte sotto il sigillo del segreto assoluto. Le organizzazioni terroristiche sono tutte soggette agli stessi vincoli operativi? Sì, in linea di principio. Tuttavia, a seconda del loro sviluppo, questi vincoli possono essere più o meno difficili da superare. La logistica e le finanze sono in cima alla lista, perché senza di loro, nulla può essere fatto. La creazione di un sistema finanziario efficace è un prerequisito per ogni azione terroristica organizzata. La disponibilità di fonti affidabili di fondi, discreti, abbondanti e continui è una delle basi del successo. Questi dovrebbero essere, ovviamente, il primo bersaglio contro il terrorismo. La logistica, quanto ad essa, riguarda la pianificazione, il movimento e l’addestramento delle forze. Per questo, i gruppi terroristici hanno bisogno di santuari dove preparare le loro azioni, rifornimenti e mezzi di trasporto. Il caso dell’LTTE è ancora esemplare. Dipendente dai rifornimenti via mare a causa dell’insularità dello Sri Lanka, esso doveva far affluire materiale comunque. Così è stata l’unica organizzazione a possedere fino a 44 cargo e petroliere, le Sea Pigeon, per il trasporto a lungo raggio e depositare a largo combustibile, materiali e armamenti, costruendosi così uno spazio strategico, per molto tempo fuori dalla portata dei suoi avversari. Alcuni di questi battelli non sono mai stati trovati a causa della poca trasparenza dei loro movimenti. Infine, non bisogna dimenticare anche il supporto indispensabile, volontario o forzato, di una base popolare di sostenitori, essenziale per il reclutamento e la vita clandestina. Dagli Stati dove dilaga il caos (Libia, Somalia… ) alle democrazie occidentali (Francia, Stati Uniti... ), dai Paesi in via di sviluppo (Indonesia, Pakistan) ai Paesi in crisi (Mali, Afghanistan… ), nessuno può affermare di essere immune ad un possibile atto terroristico rispetto a gruppi che sempre più si internazionalizzano. Esiste tuttavia un terreno più fertile di altri allo sviluppo del terrorismo? Dovremmo abituarci alla possibilità di una

minaccia globale permanente? Si parla fondamentalmente del terrorismo islamista. Si tratta di una guerra mondiale? Sì, se si è constatata che la minaccia è estesa a tutti i Continenti e ha già colpito quasi tutti i Paesi del Pianeta. Nell’era della globalizzazione, la migrazione, a volte massiccia, significa che si trova la gente di tutte le provenienze in tutto il mondo. La ghettizzazione risultante spesso alimenta comunitarismo, un terreno fertile per l’indottrinamento dei più recettivi e la diffusione di ideologie estremiste sotto la copertura di una spiritualità di pace. L’attualità della minaccia dipende dal numero di persone coinvolte e le azioni intraprese dagli Stati per contenerle. Alla ripartizione fisica delle popolazioni che possono essere manipolate, si aggiunge la straordinaria democratizzazione del cyberspazio che può toccare facilmente e in maniera anonima quasi tutti i Paesi sviluppati e quelli emergenti. Con un’efficace propaganda, le organizzazioni terroristiche possono reclutare seguaci in tutto il mondo. Tuttavia, che questa guerra sia mondiale parlando da un punto di vista dello spazio, non significa che sia necessariamente ad alta intensità. La sua forza varia a seconda di dove sono effettuate le operazioni. Certo è più facile svolgere azioni mettendo in opera delle risorse molto significative in Siria che negli Stati Uniti. Se alcuni in Francia potrebbero trovare il termine guerra eccessivo, è proprio perché la sensazione di minaccia è meno immediatamente vicina che in Paesi politicamente instabili. Tuttavia, la probabilità di attacchi è molto elevata a causa del gran numero di militanti radicali che vi si trovano. Questa difficoltà nello stimare questa minaccia destabilizza a lungo andare le persone e rende il terrorismo così efficace. Si noti inoltre che il terrorismo islamico sta conducendo una guerra totale e senza limiti, vale a dire, che coinvolge tutti i settori della società e non solo i militari; Infine, il loro unico obiettivo politico è la vittoria incondizionata.

Per andare più lontano

Hugues Eudeline, Le dossier noir du terrorisme : la guerre moderne selon Sun Tzu, Le Bouscat, L’esprit du temps, 2014.

Quali sono le possibili forme di sviluppo del terrorismo nei prossimi anni? Pensi che il cyberterrorismo, l’eco-terrrismo

Foto affianco: In seguito agli attentati di Bruxelles, l’AIEA (International Atomic Energy Agency) ha evidenziato come il rischio di «terrorismo nucleare» poteva sempre meno essere escluso. Oltre al rischio di attacco diretto su uno dei mille impianti nucleari in tutto il mondo, la principale minaccia sarebbe venuta dal furto di materiali radioattivi. In circa venti anni, vi sono stati 2.800 casi di traffico, di detenzione illecita o di perdita di materiale radiattivo, identificati dall’AIEA, che ritiene che «questa potrebbe essere solo la punta di un iceberg».(© Anni-Sanni)

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Evoluzione e ideologia Évolution et idéologie o il terrorismo nucleare potrebbero diventare le principali minacce (7)? I principali movimenti terroristici hanno sempre dimostrato straordinaria capacità inventiva, innovazione eccezionale, sia tattica che tecnica, e la capacità di pianificare attentamente le principali operazioni. È pertanto difficile prevedere le loro azioni future, se non dagli effetti desiderati e in particolare il loro impatto sull’economia. Il flusso di informazioni è parte degli obiettivi del terrorismo strategico. Finora sono stati relativamente poco attaccati, perché le organizzazioni terroristiche ne hanno bisogno. Le azioni più importanti, tuttavia, sono possibili nell’ambito del terrorismo informatico (8). L’interferenza, ad esempio, sui segnali GPS in alcune zone potrebbe avere conseguenze gravi e diffuse per le navi e gli aerei la cui navigazione sarebbe disturbata. L’interruzione delle catene di rifornimento costerebbe potenzialmente un prezzo molto alto. Tuttavia, la preparazione di tali attacchi richiede notevoli risorse tecniche

Immagine sopra : Maggio 2013, un’unità speciale dell’esercito della Corea del Sud in esercitazione simulando un attacco bioterroristico. Il rischio di aggressione chimica o biologica è reale, anche se molto basso. Lo Stato Islamico è stato più volte accusato di aver usato armi chimiche in Iraq o in Siria. Tuttavia , tenuto conto dei vincoli tecnici e logistici per tenere questi prodotti in grandi quantità e per spostarli su lunghe distanze, è improbabile che l’IS possa effettuare attacchi chimici al di fuori del suo territorio. (© Republic of Korea Armed Forces)

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e team competenti. Così come un adeguato santuario. L’attacco non potrebbe essere ripetuto una volta attuato, e dovrebbe essere così particolarmente «efficace». Per ciò che concerrne l’eco-terrorismo, riguarderebbe solo i Paesi sviluppati e già esiste d’altronde da un certo numero di anni nei Paesi anglosassoni. Esso dipende fortemente dalle sensibilità nazionali e non dovrebbe essere di grande ampiezza. Tuttavia, se per l’eco-terrorismo, si fa anche riferimento all’inquinamento, allora gli attacchi su larga scala sono possibili, come l’attacco alla petroliera francese Limburg nel 2002 in Yemen - il governo yemenita fece pagare agli assicuratori la pulizia. Un’altra minaccia che mi preoccupa è l’uso di una bomba nucleare con il materiale fissile sparso dall’esplosione di una carica convenzionale. È relativamente facile procurarsi i componenti, e il costo di decontaminazione di una città come New York sarebbe enorme. Quindi vi è un rischio di terrorismo nucleare credibile? È interessante ricordare che, quando il Pakistan ha fatto esplodere la sua prima bomba atomica nel 1998, Bin Laden inviò le sue congratulazioni per la prima bomba islamica. Allora le armi nucleari pakistane potrebbero passare nelle mani dei terroristi? Niente è impossibile, e

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anche se il governo pakistano è uno Stato forte, le sue forze armate sono infiltrate, come è stato dimostrato durante gli attacchi a diverse loro basi militari (9). La fabbricazione di una bomba A direttamente da parte di un’organizzazione terroristica è più improbabile. Approfondimento realizzato da Thomas Delage l’8 febbraio 2016 Note (1) « Paesi baschi e libertà ». (2) Lloyd’s et l’Economist Intelligence Unit, Global Business: Under Attack? Global

Business and the Threat of Political Violence, juin 2007, p. 2.

I principali movimenti terroristici hanno sempre dimostrato straordinaria capacità inventiva, innovazione eccezionale, sia tattica che tecnica, e la capacità di pianificare attentamente le principali operazioni. È pertanto difficile prevedere le loro azioni future. (3) È da Karachi che partì lo Al-Husseini, un peschereggio al bordo del quale si erano imbarcati i membri della Brigade 313 per attaccare Mumbai. (4) Amy Belasco, The Cost of Iraq, Afghanistan, and Other Global War on Terror Operations Since 9/11, Congressional Research Service Report, 8 décembre 2014, p. 5. (5) Linda J. Bilmes, The Financial Legacy of Iraq and Afghanistan: How Wartime Spending Decisions Will Constrain Future National Security Budgets, Harvard Kennedy School, RWP13-006, mars 2013, p. 1. (6) Da settembre 2006 a ottobre 2007, la marina dello Sri Lanka colò in alto mare le otto navi-deposito che costituivano i depositi logistici del movimento, dei veri santuari marittimi. Il loro affondamento costituì un vero momento di svolta d’una guerra qui dilaniò il Paese per più di trent’anni. (7) Sul terrorismo batteriologico e chimico vedere l’articolo di Olivier Lepick, Défense et Sécurité Internationale, hors-série, no 47, avril-mai 2017 (NdlR). (8) Leggere l’articolo di Daniel Ventre, « Les contours fluctuants du cyberterrorisme », p. 22-23 de ces Grands Dossiers (NdlR). (9) Leggere l’articolo di Georges Lefeuvre, « La résilience polymorphe et inquiétante des Talibans », p. 38 de ces Grands Dossiers (NdlR).


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Focus

I contorni fluttuanti del

cyberterrorismo Daniel Ventre, del CNRS (laboratorio CESDIP– Centro di ricerca sociologica sul diritto e le istituzioni penali), titolare della cattedra « Cybersécurité & cyberdéfense » (Scuola militare di Saint-Cyr Coëtquidan). La divulgazione di una lunga lista di più di 22.000 persone che appartengono all’organizzazione Stato Islamico (ISIS - Islamic State of Iraq and Syria), da parte del canale britannico Sky News, nel marzo 2016, illustra gli stretti legami che possono avere il terrorismo oggi con il cyberspazio. Se questa lista fa capo all’organizzazione stessa ciò significa prima di tutto che essa riprende i metodi d’impresa o dello stesso Stato moderno, che raccoglie e aggrega i dati sugli individui che lo compongono. Detti elenchi e dati consistono in file di database, che vengono poi memorizzati in modo più o meno sicuro. Ciò significa che, come qualsiasi altra organizzazione che si rivolge al cyberspazio, è esposto a vulnerabilità, tecnologica e umana. L’ISIS ha posto l’attenzione sul cyberspazio per vari scopi: la comunicazione, la propaganda, l’organizzazione, e per effettuare operazioni contro i suoi nemici. Con i suoi seguaci, ha posto in essere hacker di «cyber-guerriglieri». La sua presenza nel cyberspazio è estesa dagli account Twitter, alle pagine di Facebook, sfruttando ampiamente i social media. La presenza terrorista nel cyberspazio è così multiforme.

Che cosa è il cyber-terrorismo? Che cosa si intende precisamente per «cyberterrorismo»? Definiamo il cyberterrorismo in vari modi: • Come tutte le pratiche aggressive condotte nel cyberspazio, classificabili come atti terroristici (il perimetro può variare da uno Stato all’altro); • come l’insieme delle attività nel cyberspazio da

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parte delle organizzazioni inserite negli elenchi ufficiali di organizzazioni terroristiche; • come un insieme di azioni nel cyberspazio a sostegno di organizzazioni o progetti terroristici. Il terrorismo informatico dovrebbe essere distinto da altre attività aggressive nel cyberspazio - vale a dire quelle relative al crimine informatico - e dalle operazioni dei servizi di intelligence o militari. Si differenzia anche dall’hackeraggio, cioè dall’insieme di azioni illegali sulle reti informatiche, comprensive spesso di richieste politiche. Diverso poi anche dal “cyber-attivismo”, dove individui o organizzazioni attiviste sfruttano il cyberspazio in vari modi, ma senza cadere nelle pratiche di hackeraggio. Il cyber-terrorismo, tuttavia, possiede molte analogie con questi impieghi: gli strumenti e i metodi possano essere identici (uso di malware; entrare nei sistemi per sabotare o rubare dati; saturare sistemi tramite una serie di attacchi Denial of service DoS ecc); Il bersaglio può essere lo stesso (server, computer, reti aziendali, fornitori di accesso alla Rete, ministeri, media, infrastrutture critiche… ). Il terrorismo informatico non solo funziona per attacchi nel cyberspazio. Esso opera anche per la comunicazione, la propaganda della sua organizzazione. Ecco un altro punto in comune con altri protagonisti della Rete che sono: criminali, attivisti, hacker civili o militari, servizi segreti, eserciti, Stati. Il cyberspazio è in primo luogo uno spazio per lo scambio di informazioni, creazione di reti, raccolta dei dati. Cos’è che differenzia quindi fondamentalmente il terrorismo informatico ad altre attività aggressive nel cyberspazio? Per alcuni, il cyber-terrorismo si distingue per i suoi obiettivi: si cerca di provocare danni fisici o materiali significativi, di disturbare il funzionamento di uno Stato, le sue infrastrutture vitali, colpendo così

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duramente la popolazione civile sfruttando le vulnerabilità intrinseca dei sistemi informatici e l’alto grado di dipendenza ormai delle società a questi stessi sistemi. Il concetto di «terrorismo informatico» provoca così due timori: quello della violenza che colpisce in modo casuale e quello inerente alle nuove tecnologie (1). Se il concetto di cyberterrorismo è presente nel tema delle minacce informatiche già dagli anni 1990, gli attacchi dell’11 settembre 2001 hanno rafforzato la presenza nei dibattiti allarmisti sulla cybersicurezza. Il cyberterrorismo si è iscritto da quel momento come una possibilità supplementare di attacco. Bisogna considerare anche che il suo scopo è politico, ciò lo distingue radicalmente dalla criminalità informatica, anche se la legge penale di molti Stati considera il cyberterrorista ”hacker» come un criminale, prima di ogni altra cosa. Ma questa combinazione di hacking e la motivazione politica non è sufficiente per fare un terrorista, anche se l’hackerismo è a volte indicato come terrorismo e che la distinzione tra i due è tutt’altro che scontata (2). Ricordiamo poi che il terrorismo non è solo fatto da attori definiti a priori come terroristi, o inseriti nelle liste delle organizzazioni terroristiche. Un individuo o Stato possono attuare delle azioni ritenute terroristiche da parte di coloro che le subiscono: l’attacco contro la Sony verificatosi alla fine del 2014, attribuito alla Corea del Nord, è stato a volte inquadrato come un atto terroristico; l’operazione Stuxnet, che ha colpito le centrifughe iraniane, che è stato attribuito agli Stati Uniti, potrebbe anche questo essere considerato come tale. La gravità degli attacchi e dei contesti in cui si verificano può quindi portare a qualifiche di vario genere: atto criminale; terrorismo; atto di guerra. Si capirà come i confini possono essere molto confusi e


Focus Foto affianco : Nel mese di novembre 2015, gli attivisti del Cybercaliphate, che si richiamano allo Stato Islamico, furono fautori di attacco informatico senza precedenti contro il canale televisivo francese TV5 Monde, dirottarono inoltre 50.000 account Twitter, usandoli per diffondere la loro propaganda in rappresaglia per un attacco drone che uccise uno dei loro membri.(© oneinchpunch)

permeabili tra queste categorie predefinite. Il terrorismo informatico da diversi anni suscita molte domande, a causa nel contempo della vaghezza della sua definizione e, probabilmente, anche dell’assenza di un evento importante che gli possa dare corpo (3). Qual è il livello di minaccia che in realtà può rappresentare? Si tratta di una minaccia reale? (4) Qual è il livello di minaccia associata - che potrebbe davvero rendere le nostre società più vulnerabili al cyber-terrorismo, che non fanno già la cybercriminalità organizzata o gli hacker criminali quando attaccano gli Stati?

Quali sono i suoi metodi?

Gli strumenti a disposizione del terrorismo nella sua dimensione cibernetica, sono esattamente gli stessi, potenzialmente, di quelli di cui dispongono i criminali informatici, le agenzie di intelligence, gli eserciti regolari o irregolari, gli hacker, vale a dire le pratiche di hacking e dell’utilizzo dei social media. Il cyberterrorismo possiede quindi principalmente due facce nella Rete: quella dell’hacker e quella del comunicatore (che sviluppa i suoi discorsi, i propri mezzi di comunicazione, i suoi media, i suoi canali di distribuzione, gestisce la sua immagine, rilascia le informazioni). Queste pratiche gli servono nel caso di attacco hacker per aumentare nel cyberspazio la pressione che esso esercita sul terreno o che non riesce a portare materialmente nel mondo reale. Tramite canali di comunicazione rappresentati dai social media, utilizzandoli per organizzare l’azione (dare ordini, informare le truppe, designare bersagli), creare e mantenere delle reti, catene di comando, eseguire azioni di indottrinamento, di propaganda, d’influenza, gestire la propria immagine, i propri principi, creare propri mezzi di comunicazione, propri media, canali distributivi, fornire inoltre informazioni, annunciare i propri fatti d’arme e minacciare.

Quali sono i principali attori?

Le liste delle organizzazioni terroristiche stabilite dagli Stati (5) non contengono nessun gruppo, nessuna persona che agiscono solamente nel dominio cibernetico. A partire dalla osservazioni e definizioni introduttive sopra fatte, possiamo definire come cyberterrorismo il suo utilizzo da parte delle organizzazioni terroristiche. Al-Qaeda e l’ISIS, per esempio, sono presenti nel cyberspazio in varie forme. L’ISIS ha migliaia di account Twitter di membri o sostenitori; Account internet e siti internet più applicazioni di social

networking gli servono da supporto mediatico; Ha creato riviste (ad esempio Dabiq), che vengono diffuse su Internet in più lingue; crea e diffonde video; e se questo non è tra i suoi scopi immediati, allora ne si attaccano i servizi da parte di persone votate alla sua causa, che può infatti contare sull’azione di hacker. Può essere difficile distinguere tra gruppi o individui diretti nelle loro azioni da parte dello Stato Islamico e singole iniziative. Il gruppo CyberCaliphate (Islamic Cyber Army), che ha rivendicato gli attacchi informatici contro TV5 nel mese di aprile 2015, è una diretta emanazione dello Stato Islamico, ciò ha comportato un’iniziativa di parte o un’iniziativa totalmente disconosciuta dallo Stato islamico?

Una definizione progressiva

Mentre molto è stato scritto e detto a proposito di cyber-terrorismo, la vaghezza della sua definizione rimane ancora. I suoi contorni però stanno prendendo a poco a poco forma nel corso degli anni. Ci si sta preparando per i suoi prossimi attacchi: come affrontarli tecnicamente, come difenderci, come contrastarli, rispondergli, reagirgli, come condurre ciò rispettando le regole del diritto nazionale ed internazionale (6)? Nella lotta contro la presenza delle organizzazioni terroristiche nel cyberspazio, il ruolo delle forze statuali è ovviamente fondamentale, ma deve ottenere il sostegno del settore privato (nell’esempio delle azioni di blocco, filtraggio che sono ad esempio in grado di realizzare i motori di ricerca o i fornitori di servizi Internet, in particolare per sostenere gli sforzi contro la radicalizzazione (7), etc. Altri hacker però sono attivi in questa lotta, come Anonimous (8 ) (che non è d’altronde l’unico gruppo di hacker attivi in questo settore), che ha dichiarato guerra all’organizzazione dello Stato Islamico su Internet. Come parte della sua operazione #OpISIS (9), esso si è scagliato contro migliaia di siti che sostengono l’IS e conduce attacchi informatici in grado di interrompere il funzionamento delle sue azioni terroristiche. Daniel Ventre Note (1) Thomas M. Chen, « Cyberterrorism after Stuxnet », United States Army War College Press, juin 2014, p. 1. (2) Dorothy E. Denning, « Activism, Hacktivism, and Cyberterrorism: The Internet as a Tool for Influencing Foreign Policy » in John Arquilla et David Ronfeldt (dir.), Networks and Netwars: The Future of Terror, Crime, and Militancy, Santa Monica (CA), RAND Corporation, 2001, p. 239-288. (3) Sarah Gordon, Cyberterrorism?, Cupertino (CA), Symantec, 2003. (4) Gabriel Weimann, « Cyberterrorism: How real is the threat? », United States Institute of Peace, Special Report no 119, décembre 2004. (5) Voir par exemple la liste retenue par les États-Unis : http://www.state.gov/j/ct/rls/other/ des/123085.htm. (6) Un seminario organizzato dalla « Cybersécurité & cyberdéfense » (Écoles de Saint-Cyr Coëtquidan Sogeti/Thales) a febbraio 2015 ha proposto lo studio delle pratiche legali considerando questi scenari: attacco su larga scala contro il gestore delle infrastrutture critiche con considerevoli danni materiali e umani. Le questioni riguardavano in particolare la qualificazione giuridica adatta a questo tipo di attacco e la legge applicabile in tale contesto. (http://www.st-cyr.terre.defense. gouv.fr/index.php/crec/Centre-de-recherche-des-ecolesde-Saint-Cyr-Coetquidan/Actus-du-CREC/Journee-d-etudesCas-pratiques-juridiques-dans-le-Cyberespace). (7) Sophie Legras, « Google déclare la guerre à Daech », Le Point, 4 février 2016. (8) E. T. Brooking, « Anonymous vs. The Islamic State », Foreign Policy, 13 novembre 2015. (9) https://twitter.com/hashtag/opisis?lang=fr.

Foto affianco : Nel gennaio del 2016, su richiesta dell’EASA (European Aviation Safety Agency), un hacker ha dimostrato la sua capacità di entrare nel sistema di comunicazione delle compagnie aeree. Come ormai macchinari industriali e gli elettrodomestici connessi, i veicoli e gli aerei subiscono un aumentato rischio di attacco da parte non solo di criminali, ma anche di terroristi informatici.(© CanaryLuc)

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