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Il settimanale libero di www.iltuoforum.net Numero 17 - Lunedì, 9 Gennaio 2012

Investire sull’umano Di Druuna “Il valore e “i valori” sembrano essere oggi la parola più pronunciata e più discussa al mondo. Si parla di “difesa dei valori”, spesso senza indicare precisamente quali; si discute di “valori tradizionali”, “valori morali”, “valori sociali”, “valori umani”. E poi si parla di “valore di mercato”, “valore aggiunto”, “valore monetario”. Abbiamo perfino l’Italia dei valori, il “manifesto dei valori”, la “carta dei valori”, i valori del risorgimento e del cristianesimo, i valori laici, i valori statistici, personali, aziendali, nutrizionali, il trasporto e la sicurezza dei valori, perfino i sistemi di valori e infine la perdita dei valori. Il tutto in un momento in cui la crisi è totale. Chi ha denaro non sa bene come investirlo, perché nel mondo globalizzato, tutti i problemi sono interconnessi, e non esistono più “isole felici” al

riparo da titoli tossici, fallimenti, crolli monetari e finanziari. Chi non ha molto denaro percepisce che il suo sforzo per cercare di mettere da parte abbastanza da costruirsi un futuro meno incerto, è ormai vano, perché le risorse disponibili si rarefanno e convergono verso rari punti di accumulazione, in grado di determinare nello spazio di un secondo, la povertà di milioni di persone.

Dunque siamo tutti presi dentro una prospettiva contabile, in uno spazio mondiale in cui non resta quasi nulla da contabilizzare. Durante le crisi dei passati 40 anni, ricordo una frase ricorrente dei telegiornali: « i

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risparmi si dirigono verso i beni-rifugio, il mattone e l’oro ». Oggi è scomparsa anche questa logica, perché anche questi beni, in una condizione di crisi generalizzata e totale, solo in minima parte possono assolvere alla funzione di investimento. Dunque i “valori” sono ovunque nel nostro pensiero e nel dibattito pubblico, ma nel concreto sembrano evaporati, fantasmatici, inafferrabili. Quando qualcosa mi sfugge, di solito, mi chiedo: non sarà che stiamo guardando nel posto sbagliato ? non sarà che stiamo limitando la nostra visuale, che restiamo sempre dentro a un recinto logico in cui la soluzione non è possibile ? E così cambio prospettiva. Se guardiamo bene tra le pieghe della società occidentale, esistono molti “valori” che sfuggono ai circuiti della contabilità concreta. A questi beni o aspetti della vita


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sociale, diamo vari nomi, ad esempio “ricchezze immateriali”. Il vocabolario è sempre di tipo economico, poiché la nostra società ha consolidato l’idea che tutto si possa in qualche modo comprare, vendere o far fruttare, ma noi potremmo andare al di là di questa restrizione, se siamo abbastanza creativi. Altre definizioni in questo senso sono “capitale culturale”, “capitale sociale”, “beni ambientali”, “patrimonio dell’umanità” e così via. Prendiamo in considerazione ciò che chiamiamo “capitale umano”. Nel linguaggio aziendalista che è prevalso dagli anni ’80 in poi, si parla anche di “risorse umane”, ma capite bene che questo è un modo di parlare di capacità, abilità e competenze, come se fossero effettivamente merci che si comprano e si vendono. La differenza tra l’espressione “risorse umane” e “capitale umano”, ritengo che sia nel fatto che la parola “risorse” evoca uno scenario di scambio, di compravendita e perfino di sfruttamento (risorse naturali, risorse petrolifere, ecc.), mentre “capitale” rimanda a www.iltuoforum.net

un’idea di produzione ricchezza ulteriore.

di

L’Italia dovrebbe essere particolarmente sensibile al tema del capitale umano, poiché è un paese estremamente povero di materie prime, ma molto famoso in quanto a iniziativa personale e creatività. Ma andiamo oltre. In genere “capitale umano” si riferisce all'insieme delle conoscenze, saperi, informazioni e capacità tecniche, che permettono di svolgere attività di produzione e trasformazione di materie prime in prodotti di valore sul mercato. Tuttavia, la crisi attuale ci sta insegnando che questo modo di pensare si rivela una gabbia mentale, all’interno della quale è praticamente impossibile trovare soluzione ai problemi dell’economia che si avvitano su se’ stessi. Lavoriamo, produciamo, vendiamo, ricaviamo soldi, ma poi questi soldi devono essere spesi di nuovo per il consumo. La popolazione aumenta, la spinta al profitto si accresce, i soldi non bastano mai, le risorse si esauriscono, per cui si cerca di escludere una parte del mondo

dai benefici, si innescano così dei conflitti, mentre i vecchi problemi restano irrisolti. In pratica l’umanità continua sempre di più a combattersi per accedere sempre alle stesse risorse, utilizzando sempre gli stessi vecchi metodi. L’economia di stampo illuminista presuppone che l’umanità sia fatta di individui essenzialmente volti al loro immediato interesse, secondo una razionalità che non è mai stata definita nel concreto, anzi, è stata piuttosto smentita dagli studiosi del cervello e dell’intelligenza. Io propongo di uscire da questa gabbia. Come suggerisce Richard Wilk (1996) le caratteristiche fondamentali dell’essere umano sono piuttosto la socialità, l’adattabilità e le potenzialità. Attributi che è difficile vendere o comprare, ma che si possono far fruttare a vantaggio, contemporaneamente, di sé stessi e degli altri. Infatti è davanti agli occhi di ciascuno che le persone non sempre si comportano secondo un calcolo razionale e puramente egoistico: a seconda delle Pagina 2


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situazioni agiscono in base all’influenza di regole morali, secondo la logica del gruppo con cui si identificano o perché trovano soddisfazione nel gratificare o prendersi cura di persone a cui sono legate e quindi in funzione di emozioni, sentimenti o credenze. In questo scenario, la flessibilità del comportamento , la capacità creativa e l’intreccio che lega tra loro gli esseri umani, fanno da sfondo a tutti i tipi di motivazione che di volta in volta portano a prendere decisioni concrete nella soluzione dei problemi che la vita presenta. Dunque queste sono le armi che consentono all’umanità di superare ostacoli e trovare metodi per convivere e possibilmente, migliorare la propria esistenza. Più queste armi vengono potenziate, affinate e coltivate, più spazio si crea per progredire. Per essere precisi, si dovrebbe discutere anche la parola “progresso”, in quanto, anche in questo, come nel caso della “razionalità”, si è preso per buono il significato settecentesco di sviluppo senza limiti delle condizioni puramente materiali, mentre è stato dimostrato che, oltre una www.iltuoforum.net

certa soglia, un incremento della prosperità materiale, non aggiunge nulla di significativo al benessere umano considerato nel suo insieme. Ma questa è un’altra storia. Lasciando da parte questo argomento, dunque, che ci porterebbe troppo lontano, torniamo alla questione centrale: qual è la ricchezza in cui possiamo investire e che ci fornisce le più alte probabilità di trarne un vantaggio sia come umanità, sia in quanto singoli ? Io ritengo che questa ricchezza sia la crescita umana e culturale. Credo che le regioni della terra dove la vita ha la più alta qualità, sono facilmente riconoscibili in quelle dove si investe maggiormente in questi due “beni immateriali”. E ciò accade per svariate ragioni: chi possiede maggiori “armi” culturali e umane è in grado di fronteggiare meglio un’ampia serie di problemi che si presentano in tutte le società e in tutte le epoche, e di trovare soluzioni stabili e durature, ma non rigide: conflitti e sociali e personali

difficoltà

gestione delle risorse economiche e ambientali rapporti con le altre regioni, popolazioni e culture È facile immaginare cosa accade in una città in cui ognuno ha costruito un pezzetto di strada tenendo conto solo delle proprie singole esigenze, e in cui ognuno pretende di muoversi con un mezzo delle dimensioni più svariate, alle velocità che vuole, senza che vi sia un codice comune per passare agli incroci. La situazione è ben diversa in un luogo in cui vi sia la capacità di accordarsi sulla dimensione e la collocazione di strade, case, negozi e parchi, dove insieme si stabiliscano regole comuni alla circolazione e si usino mezzi che cerchino di conciliare il bisogno di tutti di muoversi, con il desiderio generale di avere silenzio, aria pulita e sicurezza per pedoni e ciclisti. E questo è solo un piccolo esempio di ciò che le “armi della crescita umana” collettiva possono produrre. Il capitale umano e culturale, dunque è un’arma decisamente potente, soprattutto se si tiene conto che l’obiettivo Pagina 3


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fondamentale dell’umanità è sempre stato e continua ad essere quello di risolvere i più svariati problemi: dalle malattie, alla coltivazione, dalla mobilità all’energia, dalla cura dell’infanzia a quella dell’ambiente. Ecco perché ritengo che questo sia non solo l’unico e fondamentale bene-rifugio a cui dovremmo volgerci in questo momento, in cui le crisi economiche e finanziare travolgono tutti i punti cardine che la civiltà occidentale ha costruito in due millenni, ma anche il bene indispensabile in cui investire la maggior parte delle nostre risorse, per permettere all’umanità di imboccare la strada di un progresso che abbia un nuovo significato.: quello della sinergia, della condivisione, della crescita in una dimensione umana, anziché contabile. Bibliografia Wilk R., Economies And Cultures: Foundations Of Economic Anthropology , Westview Press. Boulder, CO.1996

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Di “nuovo” niente.

non

c’è

di MrBojangles Nonostante le pesanti “sordine” imposte all’intero apparato mediatico di massa, nessuno escluso, qualche cenno di cronaca sulle indagini a proposito del verminaio già emerso da ENAV e Finmeccanica riusciamo ad ascoltarla; e si tratta, più che altro, della stanca riproposizione del solito “lombrosario” di papponi di stato piazzati sulle loro poltrone dal solito “padrino” politico allo scopo di fare esattamente ciò che hanno scoperto gli investigatori di Roma e Napoli. Quello che risulta nonaccettabilmente strumentale o beatamente ingenuo, però, è l’aggettivo “nuova” che tutti (lettori di gobbi, terzisti, opinionisti e scribacchini vari, etc.) appiccicano al termine “Tangentopoli”. Chiunque sia anche solo superficialmente informato sulla vera storia di Mani Pulite e del conseguente emergere a www.iltuoforum.net

livello nazionale della corruttela sistemica, ben definita da Gerardo Colombo “dazione ambientale”, poi battezzata semplicisticamente “Tangentopoli” può tranquillamente apprezzare che oggi di nuovo non c’è proprio niente.

Non sono nuovi gli ambienti dove prosperano ed ingrassano a spese dei contribuenti (onesti) gli stessi figuri con lo stesso DNA di quelli di fine secolo scorso; non sono nuovi i metodi mafiosi di nomina degli stessi; non sono nuovi i “pupari” politici che manovrano i fili ed intascano il malloppo; non sono nuovi i canali di transito delle corruttele e, infine, non è nuova la spudoratezza con la quale i “mariuoli” cercano di scansare le evidenze come dei Craxi qualsiasi. Mariuoli bipartisan e trasversali a quella che è stata la Casa delle Libertà; ed oggi si

capisce meglio qual erano le libertà di riferimento. Quasi nessun gruppo reduce di quello schieramento s’è chiamato fuori dalla mangiatoia; e troviamo a braccetto quelli che all’epoca erano semplici im-prenditori con quelli che tiravano le monetine ai politici con i cui ex portaborse ora spartiscono le tangenti. Vecchi marpioni pregiudicati come Brancher (non a caso nominato ministro dal suo ex datore di lavoro e capobanda) fanno pappa e ciccia con ex aennini duri e puri; giovani vecchi come Casini e l’allora reo confesso Cesa gonfiano tesorerie di partito e saccocce private a quattro mani con ex duri e puri della Lega; che viene da chiedersi in cosa sono mai stati duri e puri. Tutta gentaglia inqualificabile che, oltre a fare da palo al Gran puttaniere per almeno tre lustri nel suo programma di distruzione della Giustizia italiana, di tutto ha fatto in quest’arco temporale per cancellare nel Paese la memoria di ciò che è stata la stagione di Mani Pulite e, Pagina 5


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dunque, anche il ricordo dei loro nomi legati vuoi alle corruttele vuoi alle feroci campagne a sostegno, allora, dei magistrati inquirenti. Tutta gentaglia che, ove non avesse già sentenze passate in giudicato, s’è sempre sperticata in difese ad oltranza di corruttori e fin'anche mafiosi: oggi in attesa di sentenze di cassazione o già direttamente in galera e ieri fondatori o segretari di questo o quel partito. Tutto questo, nonostante i sempre più flebili allarmi che, di anno in anno, andava lanciando quella “parte di Magistratura” in trincea per i livelli di corruzione che andavano aumentando: quella “parte politicizzata” di Magistratura quotidianamente bombardata a palle incatenate dalle corazzate mediatiche del Conducador Nano.

fatto, non è mai terminata e che vede tirare le fila del gioco la stessa accozzaglia di farabutti impuniti e di parenti stretti dei soliti noti non è solo tragicamente gattopardesco, in questi tempi sanguinosi di crisi globale, è un’ulteriore corsa in avanti di questa classe politica indecente nel provocare quella che il maestro Monicelli, poco prima di compiere il suo atto estremo, ha invocato come passaggio necessario al nostro Paese per poter aspirare ad essere, finalmente, un paese normale. Una rivoluzione. MisterB

Nessuno può dire, oggi, di non averli ascoltati; di non aver saputo. Dunque, niente è cambiato poiché, soprattutto, niente s’è interrotto: ed il definire “nuova” una stagione che, di www.iltuoforum.net

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Il doppio registro della contemporaneità di Florian

Se è vero che il presente in sé non esiste se non come memoria del passato ed anticipazione del futuro, ciò significa che viviamo contemporaneamente in due mondi, quello in cui si mettono a frutto pensieri precedenti e quello nel quale se ne anticipano di nuovi. Questo scollamento tra le due realtà è rappresentato sul piano sociale da chi vive il presente sulla base di ciò che ha ereditato e chi sperimenta ai margini il mondo che verrà. Da un lato gli uomini di potere, dall’altro gli intellettuali, queste forze agiscono simultaneamente fornendo della contemporaneità un duplice aspetto a seconda che si guardi all’operato degli uni e degli altri. Riguardo i mutamenti politicosociali sarebbe dunque miope collegare una fase a quella che l'ha immediatamente preceduta. Se indaghiamo più a fondo in merito alla natura del www.iltuoforum.net

cambiamento ci accorgiamo che questo ha un rapporto più diretto e autentico con un’epoca anteriore a quella immediatamente trascorsa e che nella circostanza aveva agito meramente sul piano delle idee. Non solo, in base a quanto accaduto negli ultimi decenni possiamo anche abbozzare l'entità del tempo che separa gli anticipatori del mondo nuovo dai guardiani del tempo presente: circa vent'anni. Vediamo alcuni esempi. L'esistenzialismo e il nichilismo del secondo dopoguerra con la loro critica occidentale all'etica borghese preparano di fatto il Sessantotto. Quest’ultimo, con la messa in discussione degli hippies dell'autorità vigente in ambito sessuale, familiare, religioso, anticipa il libertarismo realizzatosi negli anni novanta in chiave borghese-bohemien. Seattle, patria del movimento noglobal, è invece il punto di partenza per quella risposta "indignata" e "antipolitica" che vediamo riempire in questi giorni le piazze. Si dia poi il caso di Barack

Obama. La sua ascesa alla Presidenza degli Stati Uniti quattro anni fa è stata messa in relazione alla controversa epoca politica dominata da George W. Bush. In realtà Obama ha rappresentato il frutto maturo della candidatura di bandiera del reverendo afroamericano Jesse Jackson avvenuta nel più lontano 1988 contro George Bush padre. Ciò che era "impossibile" allora è stato possibile oggi perché le avanguardie che avevano sostenuto Jackson pur sconfitte nel breve tempo grazie al loro radicarsi in società hanno finito per cambiarla a loro somiglianza e divenendo esse stesse parte dell’establishment hanno infine reso “possibile” l’elezione di Obama. Un altro fenomeno politico americano di cui si è dibattuto a lungo negli scorsi anni ha riguardato i cosiddetti “neocon”, ovvero quel gruppo di influenti intellettuali passati in vent'anni dalla sinistra “liberal” alla destra “conservative”. In realtà i vari Kristol, Podhoretz, Novak, non hanno compiuto grandi “abiure”, essendo stata la loro realtà, la loro "sinistra", ad Pagina 7


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affermarsi nel tempo e a posizionarsi a destra solo perché scalzata nel frattempo da una “nuova sinistra” più radicale. In questo caso la retorica politica del neocon Reagan sul muro di Berlino destinato di lì a poco a cadere aveva dietro di sé quell'Ich Bin Berliner pronunciato nei primi anni sessanta da un indimenticato leader liberal quale John F. Kennedy. Questi due Presidenti, considerati (a torto) tanto diversi, ebbero in realtà un ruolo molto simile non solo circa la guerra fredda e l'espansione dell'americanismo a livello mondiale, ma anche riguardo la gestione dell’economia, non avendo Reagan mai sconfessato in definitiva il welfare state, spauracchio dei suoi ideologi libertarian. Malgrado questi, appunto, il cold war liberalism degli anni Sessanta è potuto riverberarsi nel neoconservatism degli anni ottanta mutando poco o nulla del suo abito mentale. A dispetto del reaganismo, il thatcherismo nasce invece dal goldwaterismo. E’ la Lady di ferro a realizzare infatti, più compiutamente del suo www.iltuoforum.net

omologo americano, il portato intellettuale di un economista liberista misconosciuto negli anni Cinquanta quale Friedrich von Hayek. Considerato eretico durante l’apogeo del New Deal, Hayek rappresentò il principale riferimento culturale per il governo conservatore inglese della Thatcher, la cui eredità, per un curioso gioco di scambi tra i due lati dell’Atlantico, è oggi presente nei circoli dei Tea Parties che hanno dato vita ad un post-thatcherismo ovviamente americanizzato (si veda a proposito la scelta di Michele Bachmann di presentarsi sulla scena nazionale quale “nuova Thatcher”). Circa gli anni Ottanta, poi, è opinione diffusa che siano stati questi il decennio conservatore per eccellenza, l’epoca della deregolamentazione e del liberalismo più sfrenato. Ma questo perché si guarda sempre troppo alle forze che detengono il potere e sempre troppo poco a quelle che nel frattempo agiscono sul piano sociale e culturale. In verità l’età reaganiana conobbe in letteratura la scena “minimalista” dei McInernay e

Leavitt; in arte i graffiti metropolitani di Keith Haring; mentre nella società del tempo si affermava la presa di coscienza dei gays così come l’onda pacifista e antinuclearista che animava il nascente movimento ambientalista. Ambientalisti come i Gruenen tedeschi che, affacciatisi nella Germania democristiana di Kohl, di lì a vent’anni saranno i primi artefici di un generale rinnovamento politico e sociale grazie alla generazione degli Schroeder e dei Fischer, artefici di un’inedita alleanza rossoverde. E il nostro Berlusconi? Sarebbe sbagliato collegarlo univocamente alla precedente stagione del craxismo. In realtà, essendo il Cavaliere non un politico di professione ma un imprenditore, le ragioni della sua “discesa in campo” e la natura del berlusconismo vanno piuttosto collegate alla nascita di Telemilanocavo nei più lontani anni Settanta, artefice di quel rilancio del "privato" contro il "pubblico" che dovette realizzarsi massimamente in Italia attraverso le televisioni. Allo Pagina 8


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stesso tempo il berlusconismo realizzato ha piantato un seme che lentamente si sta trasformando nell’area neoconservatrice o liberalpopolare che ora fa capo ad Angelino Alfano. Diversamente, l’avvento di Mario Monti al governo è da considerarsi da un lato un mero "incidente storico", frutto di un'operazione gestita dall'esterno, e dall’altro la fase terminale di quella Terza Via centrista, a suo modo liberale e riformista, preconizzata dal laburista Anthony Giddens all’inizio degli anni Novanta.

“vecchie”, le quali, avendo esaurito la loro funzione, lasciano alle prime il compito di popolarizzare e massificare quanto era stato precedentemente pensato e vissuto solo entro marginali ma influenti gruppi. Florian

Questi esempi (e tanti altri se ne potrebbero fare ancora) ci mostrano quindi come sia sbagliato soffermarsi su ciò che si manifesta in superficie, minimizzando ciò che si agita in profondità. Per cui, tenendo presente ciò che è stato e osservando ciò che accade ai vari livelli possiamo anche provare ad immaginare come evolverà il futuro e al tempo stesso svelare i meccanismi che si celano all'interno della nostra società. Tra questi, il venire a galla di "nuove classi" che si sostituiscono alle www.iltuoforum.net

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Ungheria 2012 Di Eric Draven La crisi dell'Unione Europea da qualche settimana contempla un nuovo protagonista, l'Ungheria. Primo paese dell'est europeo coinvolto nel turbine del debito, a differenza dei PIIGS Budapest non sembra voler seguire la linea tenuta altrove, ad esempio Atene. Nessun governo tecnico guidato da un eurocrate ,nessuna votazione anticipata. Il governo di Voktor Orban sembra più semplicemente rifiutare di riconoscersi in debito con FMI e BCE. Mossa populistica e folle? le ultime notizie parrebbero far propendere per il sì. Il premier ungherese Viktor Orban si è deciso a chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale, dopo aver realizzato che il Paese, di cui è primo ministro dal 2010, è ormai sull'orlo del secondo default in quattro anni. Ma non è detto che lo otterrà. Ieri l'asta dei titoli di Stato magiari a 12 www.iltuoforum.net

mesi ha vistosamente mancato il target di 45 miliardi per collocarne solo 35 miliardi, con rendimenti al 9,96%. Il fiorino ungherese è sceso ai minimi contro la moneta unica europea (a quota 324 fiorini per un euro) ma anche contro franco svizzero e dollaro. Il mercato insomma diffida Viktor Orban, il premier-dittatore che secondo il popolo ungherese minaccia la democrazia del Paese con la sua nuova costituzione fortemente personalistica, e che secondo l'Unione Europea minaccia la stabilità finanziaria dell'Europa rifiutando di assoggettare la banca centrale magiara alla BCE. "La dipendenza della banca centrale ungherese da quella europea è un prerequisito fondamentale per ottenere gli aiuti internazionali", ha osservato ieri il portavoce dell'Unione Europea. Il governo ungherese è pronto a trattare e chiede risposte rapide, forse già per la prossima settimana. La vera soluzione alla crisi del debito in corso nell’eurozona. Necessario che venga abbandonato il piano che prevede la partecipazione dei privati al debito della Grecia.

Questo è il problema di fondo, che continua a minare la fiducia degli investitori. Ne è convinto Athanasios Orphanides, governatore della Banca centrale di Cipro, membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea. Tale decisione andrebbe sicuramente a pesare sulla Grecia, portando in rialzo i rendimenti dei bond, ma beneficerebbe tutti gli altri paesi dell’eurozona, rassicurando gli investitori e dunque riducendo il costo di finanziamento. Nonostante i vari sforzi intrapresi dai leader europei per rassicurare il mercato sullo stato di salute dei rispettivi paesi, questa possibilità di perdita continuerebbe a giocare un ruolo negativo che impedirebbe il miglioramento del sentiment. "Ritirare la decisione sulla partecipazione dei privati al debito greco porterebbe in rialzo i rendimenti dei titoli di debito ellenici, ma ridando fiducia nell’eurozona andrebbe a ridurre il costo dei finanziamenti per gli altri paesi Pagina 10


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del Blocco", Orphanides.

ha

detto

Tale decisione, per una riuscita ottimale, dovrebbe essere accompagnata a un prestito di 30 anni a tassi di interesse contenuti, dai vari paesi alla Grecia, per garantire che il costo del debito rimanga in linea con i piani di consolidamento fiscale. Come si vede, le opinioni continuano a divergere,su cosa si dovrebbe fare per risolvere il problema. Ma nel caso ungherese,non c'è solo un problema di visione e di sovranità economica. Chè pure sarebbe gran cosa,visto che anche l'Italia viene messa sotto pressione per salvare una banconota. Al governo magiaro viene anche contestato il fatto di stare approfittando della crisi per limitare la democrazia in riva al Balaton. Il vicepresidente del gruppo S&D, il tedesco Hannes Swoboda, ed il leader dell'Alde, il belga Guy Verhofstadt, hanno chiesto che venga applicato l'art.7 del Trattato di Lisbona che si applica in caso di www.iltuoforum.net

violazioni ai principi fondanti della Ue in tema di democrazia, liberta' fondamentali e diritti dell'uomo.

Tra le sanzioni previste dall'art.7 c’è anche la sospensione del diritto di voto in Consiglio per il paese che ne viene colpito. Un portavoce della Commissione europea ha ricordato che tale articolo non è mai stato utilizzato nella storia dell'Unione europea, affermando che esso sarebbe una "ultima risorsa", "ma non siamo ancora a questo punto". "Siamo dalla parte del popolo ungherese che viene messo sempre più sotto pressione dal governo Orban. L'applicazione dell'art.7 deve essere seriamente presa in considerazione se Orban continuerà a sfidare deliberatamente le leggi ed i valori europei" ha detto Swoboda che ha anche auspicato che il Ppe sospenda il

premier ungherese dal ruolo di vicepresidente del partito. Anche secondo Guy Verhofstadt la situazione in Ungheria e' degenerata al punto tale che "non e' piu' tempo di scambio di lettere", ma "e' giunto il momento di avviare sanzioni legali e politiche" sulla base dell'art.7. "E' tempo di applicarlo ha detto Verhofstadt - per proteggere la democrazia ed i diritti fondamentali in Ungheria e nella Ue, ma anche per evitare di stabilire un pericoloso precedente e dare un cattivo esempio ai paesi che aspirano ad entrare nell'Unione". La questione Ungheria figurera' ovviamente nell'agenda del Collegio" dove si terra' una "discussione politica sull'Ungheria e le leggi recentemente adottate" ma, ha aggiunto il portavoce di Bruxelles, "non si può dire se sarà già presa una decisione" sull'eventuale apertura di una o più procedure d'infrazione nei confronti del paese. L'Ungheria non è riuscita a vendere l'intero ammontare di titoli di Stato nell'asta di oggi e il fiorino ha toccato un record Pagina 11


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negativo: 324 per un euro. Il rischio insolvenza non è mai stato così alto e i negoziatori chiedono con urgenza un pacchetto di assistenza al Fmi e all'Ue.

In cosa consistono queste contestate limitazioni? leggiamo assieme questo articolo: L’Orbán di oggi e l’Orbán di ieri sono due persone diverse. Irriconoscibili. Le idee del primo ministro ungherese sono cambiate profondamente, nel corso degli anni. Viktor Orbán all’inizio della sua carriera era un giovane liberale, vicino a posizioni progressiste. A distanza di vent’anni lo ritroviamo conservatore, intento a promuovere una “rivoluzione costituzionale” che sta suscitando perplessità e riserve in Europa. Abbiamo chiesto allo storico Federigo Argentieri, docente della John Cabot University, autore di numerosi studi sulla storia magiara e in particolare sulla rivoluzione del 1956, di spiegarci la situazione in corso a Budapest, anche alla luce della biografia orbaniana. www.iltuoforum.net

Autoritarismo, conservatorismo, fascismo di ritorno. Le definizioni si sprecano. Secondo lei come si qualifica il progetto Orbán ? Si sta un po’ esagerando, nell’inquadrare lo scenario. Certo, il progetto di Orbán è quello che è. Ma non è eversivo. Vedo sostanzialmente due principi ispiratori, uno di natura economica, l’altro che riguarda l’identità politica. Da una parte c’è la volontà di “ungheresizzare” il capitalismo nazionale. La finanza magiara è in mano ai grandi investitori internazionali e il desiderio del primo ministro è quello di riportare nelle mani dei concittadini beni e risorse, così che si crei quella classe borghese ungherese e cristiana – qui l’accento va più posto sul discorso nazionale che sulla religione – che dovrebbe rappresentare la linfa della “nuova” Ungheria, secondo il progetto di Orbán . Accanto a questo c’è la voglia di esautorare completamente gli ex comunisti. Il preambolo della Costituzione, se analizzato attentamente, squalifica il Partito socialista, considerato l’erede della tradizione

comunista. Le nuove leggi prevedono altresì la possibilità di istruire processi contro chi, in epoca comunista, s’è reso responsabile di crimini. Non credo, tuttavia, che ci saranno “purghe” in grande stile. Vero è, però, che in questo emerge l’intenzione di “purificare” il Paese dall’eredità del comunismo, nella convinzione che essa si sia trascinata fino ai giorni nostri. Da storico vedo una sorta di parallelo con la situazione del 1921. Ce la spieghi. In quell’anno il regime dell’ammiraglio Miklós Horthy, che non era di natura fascista, ma conservatore con forti tratti autoritari, fece un accordo con il Partito socialdemocratico, che era stato alleato dei comunisti di Béla Kun durante la (breve) stagione della repubblica dei consigli, di ispirazione sovietica. Il primo ministro István Bethlen e il numero uno dei socialdemocratici Károly Peyer stipularono un’intesa che permise ai socialdemocratici di correre alle elezioni nelle città (anche se il voto era segreto), ma di tenersi fuori dalle aree rurali, bacino di consenso del Pagina 12


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regime. Il significato era chiaro. Horthy faceva delle concessioni agli ex alleati di Béla Kun e legittimava una certa loro presenza nella sfera politica, con l’obiettivo di bandire il comunismo e di annientarne l’eredità. Ecco, facendo i dovuti paragoni lo stesso vale oggi: Viktor Orbán vede nel comunismo e nei suoi eredi un’entità nefasta e punta a delegittimarli. Questo approccio è dettato anche da spirito vendicativo, dettato dalle sconfitte elettorali rimediate nel 2002 e nel 2006, che diedero il potere al Partito socialista. Nel preambolo della Costituzione si riconosce alla rivoluzione del 1956 un valore fondante. Perché? Non è vero d’altronde, come lei ha sempre sostenuto, che quella fu un’esperienza di sinistra? La mia tesi è questa, appunto. Il revisionismo comunista, la socialdemocrazia e la tradizione contadina di sinistra si amalgamano nell’ultimo governo di Imre Nagy, prima della repressione sovietica. Volevano cancellare lo stalinismo e costruire una nuova forma di democrazia, da www.iltuoforum.net

sinistra. La Costituzione targata Orbán sposta la lettura sui elementi civici e nazionali della rivoluzione. Mi sembra che ci si rifaccia al celebre discorso radiofonico che il cardinale József Mindszenty, liberato nel 1956 dopo una lunga prigionia, pronunciò il 3 novembre di quell’anno. «Questa non è una rivoluzione, ma una lotta per la libertà», disse il cardinale, a rimarcare l’aspetto nazionale dell’insurrezione. È a questo che Orbán dà peso, quando si ricollega all’eredità del 1956. Orbán era inizialmente un liberale progressista. Com’è arrivato alle posizioni di oggi? Orbán era una delle personalità di spicco della Fidesz, l’Unione Civica Ungherese della prima ora, formazione liberale, progressista, impegnata sui diritti civili. Volendo trovare un esempio nell’Europa attuale, potremmo dire che ci sono analogie con i libdem britannici. Nel 1990 la Fidesz rimase all’opposizione, criticando aspramente il governo capeggiato da József Antall, una sorta di democristiano europeo, un po’ De Gasperi, un po’ Kohl. Quattro anni dopo, quando i

socialisti vinsero le elezioni e si allearono con i liberaldemocratici, Orbán scelse ancora la via dell’opposizione. Ma nel frattempo aveva iniziato a mutare le sue posizioni. Antall, prima di morire (1993), lo investì della sua eredità politica, convincendolo a staccarsi dal progressismo – elettoralmente limitante – e a spostarsi nel campo del centrodestra. Alcuni membri della Fidesz non accettarono la svolta e lasciarono il partito. Ma la maggioranza seguì Orbán, che nella prima esperienza di governo (1998-2002) ha cercato di mettere in pratica le sue nuove idee, senza però riuscirci, a causa delle ripetute mediazioni a cui l’hanno costretto gli alleati di governo. Il nuovo Orbán s’è formato durante gli otto anni passati all’opposizione. È in questo arco di tempo che il progetto a cui oggi stiamo assistendo, favorito dalla maggioranza schiacciante ottenuta dalla Fidesz nel 2010, ha preso forma. Pensa che il fenomeno Orbán sia frutto del fatto che l’Ungheria non ha fatto ancora tutti i conti con la storia? Pagina 13


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Se guardiamo ancora il preambolo della Costituzione, nella parte in cui si spiega che il Paese fu privato dell’indipendenza dal ’44 (occupazione nazista) al ’91 (ritiro definitivo dei sovietici), vediamo delle carenze, soprattutto sul primo punto. Diversi ungheresi sostennero infatti il regime filonazista. Ma è anche vero che l’Ungheria, che sul piano del confronto con la propria storia non è che sia così indietro, è in buona compagnia. Che dire della Francia dove Vichy è ancora un ingombrante macigno storiografico, per non parlare dell’Italia, dove sia il fascismo che la resistenza sono ancora trattati senza il necessario distacco… Considero questo articolo abbastanza equilibrato. Leggendolo, la considerazione che viene da fare è che l'Ungheria forse sta utilizzando i metodi sbagliati, ma sta indicando una via.

economica nelle mani della BCE non è ancora dato sapere), quanto la violenza con cui ci viene propalata come unica via il continuare a dipendere dalle istituzioni europee. Quando invece l'UE sempre più si sta dimostrando non la soluzione, ma il problema. I dubbi sulla svolta autoritaria del governo ungherese sono legittimi; ma rischiano seriamente di fare scuola. Non so Orban alla fine si risolverà a chiedere di mettere l'Ungheria sotto l'ombrello dell'FMI. Ma il fuoco continua a covare sotto la cenere. Ci domandiamo quanto tempo ancora dovrà passare prima che venga messo in dubbio il dogma europeista in modo profondo. Ma soprattutto, quando questo avverrà, ci sarà ancora spazio per una soluzione pacifica? Eric Draven

L'elemento più sottaciuto di questa crisi non è il modello "capitalista" o "liberista" (cosa ci sia di liberale e libertario nell'accentrare tutta la politica monetaria, fiscale ed www.iltuoforum.net

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L’antifascismo mitico della sinistra italiana

poli inconciliabili della politica e dunque irriducibilmente alternativi?

di Florian Quando il 30 dicembre scorso il sito web de Il Fatto Quotidiano ha commemorato la scomparsa di Mirko Tremaglia - una vita nel Msi, poi deputato di An ed infine di Fli -, i commenti dei lettori non sono stati teneri con un uomo che fino a quando è stato vivo, e ancora da morto, ha scontato presso una non piccola parte di italiani l’imperdonabile colpa d’essere stato fascista. Questa circostanza può indurci a riflettere su quella che è vera natura della sinistra italiana e parimenti della destra che le si oppone. E’ opinione diffusa che, malgrado gli innesti e le revisioni successive, queste aree contrapposte da noi riflettano ideologie novecentesche “dure a morire” quali il comunismo e il fascismo. Ma siamo sicuri che quanti ancora si disprezzano vicendevolmente siano gli eredi diretti di Togliatti e Mussolini, di Gramsci e di Gentile? Per davvero il comunismo e il fascismo rappresentano due www.iltuoforum.net

Ad essere onesti, che in Italia fascisti e comunisti non siano nati per farsi necessariamente la guerra ce lo ricordano ancora diversi fattori. Bersaglio dei fascismo non era il comunismo in sé ma l’internazionalismo e il pacifismo delle socialdemocrazie. Mentre l’anticapitalismo rivoluzionario di Mussolini è confermato dalle origini socialiste dell’uomo che gli valsero l'apprezzamento di Lenin, il filosofo Gentile considerava i suoi oppositori comunisti alla stregua di “corporativisti impazienti”. Senza tirare qui in ballo tutto l'armamentario ideologico del cosiddetto "fascismo di sinistra", si può sottolineare senza timor di smentita che tra estrema destra ed estrema sinistra, prima dell’entrata

italiana in guerra, ci fosse più concorrenza che aperta contrapposizione. Naturalmente l’attacco nazista alla Russia comunista cambiò radicalmente i rapporti tra i fascisti e i comunisti italiani. Ma anche a chiusura del conflitto che i vecchi rapporti non fossero stati del tutto dimenticati lo dimostra il provvedimento varato nel 1946 dal segretario del PCI, Togliatti, allora ministro della Giustizia del governo De Gasperi, volto ad amnistiare i reduci di Salò – a dispetto della volontà contraria del Partito d’Azione –, per intercettare umori e voto contro la Democrazia Cristiana. Tuttavia questo riavvicinamento tra fascismo e comunismo doveva subire un duro colpo a causa della propaganda stalinista, la quale nell’immediato dopoguerra pensò bene di agitare il fantasma del nemico “fascista”, ormai battuto, contro gli americani e i loro alleati nella Guerra Fredda. In ragione di ciò vennero additati a “fascisti” non solo i conservatori e i liberali, ma gli stessi riformisti anticomunisti ad ovest del muro di Berlino, che si meritò Pagina 15


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la qualifica di “barriera di protezione antifascista”. Fu così che anche la sinistra italiana si eserciterà in una surreale lotta politica “antifascista” pur in mancanza di un reale pericolo fascista. Col paradosso finale di riuscire persino a risuscitare il morto. Secondo il filosofo marxista Costanzo Preve, “la prosecuzione dell’antifascismo in assenza manifesta di fascismo ha rappresentato (e rappresenta) il minimo comun denominatore di correnti disparate, il comunismo (l’antifascismo è più prestabile della dittatura del proletariato e del dispotismo staliniano), l’azionismo (il fascismo rivelazione dei difetti atavici degli italiani, popolo delle scimmie corrotto dai gesuiti), ed infine l’americanismo (no ai dittatori, non importa se rossi o neri). È evidente – dice ancora Preve - che una simile risorsa ideologica, per di più gratuita, non poteva essere abbandonata, e doveva essere spremuta come un limone fino all’ultima goccia”. E “chi avesse osato contestarla poteva aspettarsi accuse di antisemitismo, di rossobrunismo, eccetera”. (1) www.iltuoforum.net

Dall’altra parte, per volontà degli americani e per sfuggire alla ghettizzazione sociale ed esercitare un ruolo sulla scena politica postbellica, il neofascismo giunse a considerarsi specularmente “anticomunista” dando luogo a quella contrapposizione che provocò un’insensata scia di morti e stragi tra gli anni settanta e ottanta. Ecco dunque come, sullo sfondo della Guerra Fredda e in virtù di condizionamenti esterni, andarono ad operare, dietro le maschere del fascismo e del comunismo, due partiti del tutto diversi e che sarebbe legittimo chiamare “anticomunista” e “antifascista” in quanto si caratterizzarono più per l’odio antropologico che per tesi politiche negli anni annacquatesi fino ad essere rinnegate del tutto.

Risultato inevitabile quando, a fronte di una classe politica senza più identità politica e per questo oggi felicemente schiava di nuovi poteri tecnocratici, l’”antifascismo mitico” trovi ancora riscontro presso una base sconcertata e confusa che nell’artificiosa sovrapposizione del populismo xenofobo col fascismo storico si illude di mantenere ancora salva la propria anima.

(1) Costanzo Preve, Le lacrime della signora Fornero http://www.antimperialista.it/ind ex.php ... =78:italia

Florian

Ed è dunque dall’inconsistenza politica dell’anticomunismo e dall’antifascismo che sono nati i due poli bipolari della Seconda Repubblica, talmente fasulli da essersi presto mimetizzati nell’ancor più farsesca guerra civile tra berlusconiani ed anti.

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Un metro e mezzo di statura di Fulvia I malati di nanismo acondroplasico hanno in virtù del loro aspetto fisico una storia, anche a tratti morbosa, che si rintraccia fin dall’epoca degli Egizi. La statua calcarea raffigurante il dignitario e sacerdote Seneb, ritratto con grande dignità insieme alla sua famiglia, e che fu al servizio dei faraoni Cheope e Gedefr,a risale circa al 2500 a. C. Era un dio minore il nano Bes, protettore della casa e dei bambini, particolarmente nel momento critico della nascita, e questo ruolo ne diffuse l'immagine in molti oggetti della vita quotidiana, come ad esempio i poggiatesta, da cui vegliava sul sonno degli inermi dormienti. Una delle sue statue si trova al Museo Egizio di Torino e proviene dal Tempio di Amon, a Tebe. Anche in Grecia i nani erano considerati protettori dei bambini, beneauguranti, in grado di dispensare fertilità ed erano presenti nei culti dionisiaci. I più celebri nani www.iltuoforum.net

della mitologia greca furono i Dattili Idei, non raramente identificati con i Cabiri di Lemno, discendenti diretti di Efesto, con i quali condividono le capacità metallurgiche.

La tendenza propria del mondo ellenico, di attribuire grande importanza alla perfezione fisica rende conto della scarsa sensibilità della cultura classica nei confronti della diversità: nella Repubblica di Platone le irregolarità non devono esistere e debbono essere relegate in un luogo celato. In età regia e repubblicana, a Roma, i soggetti con imperfezioni fisiche venivano eliminati drasticamente. A partire dall’età imperiale, invece, poter esibire nani come accompagnatori o consiglieri divenne motivo di compiacimento. Nei Saturnalia Domiziano faceva combattere i nani tra loro o contro donne, o li faceva esibire nelle

venationes, forma di divertimento negli anfiteatri romani che implicavano la caccia e l'uccisione di animali selvatici. Le matrone li tenevano con loro come buffoni o accompagnatori, e si arrivava a deformare appositamente bambini sani per renderli simili ai nani, in modo da averne un guadagno vendendoli. E’ con l’imperatore Alessandro Severo che cresce l’intolleranza per il costume di impiegare nani nelle mura domestiche. Ma è la diffusione del Cristianesimo a modificare ancora il rapporto con la diversità e a rendere conto del radicale mutamento degli atteggiamenti sociali nei confronti dei nani. Il diverso è altra res, altra manifestazione del concetto di divino che nell’organizzazione medievale dell’universo sfugge alla comprensione. Così l’anomalos si identifica con l’anomos, il senza legge e , per estensione, con l’individuo privo di valore sociale. Oltre a questo va ricordato come nel Medioevo pur se la morale cristiana imponeva l’assistenza e la carità nei confronti dei più deboli, si considerava la malattia come una forma di espiazione e punizione dei Pagina 17


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peccati. Nel medioevo i nani si mescolano in un coacervo di figure che verranno poi definite “giullari”, la cui storia è mirabilmente trattata da Gaetano Bonifacio nel suo “Giullari e uomini di corte nel 200”. Nel Rinascimento i nani ritornarono ad essere una manifestazione del lusso delle grandi corti e in virtù dell’essere ritenuti dotati di viva intelligenza, sono presenti come consiglieri e confidenti di potenti. Moltissimi di noi non sanno di conoscere Phineas Taylor Barnum, che divenne famoso per aver creato l'American Museum nel 1842, e il circo chiamato The Greatest Show on Earth ("Il più grande spettacolo del mondo"), dove venivano ospitati anche nani acondroplasici, oltre che altre persone affette da quelle che oggi chiamiamo malattie, come i gemelli siamesi. In era moderna i nani furono orribilmente oggetto degli studi di Josef Mengele e Otmar Freiherr von Verschuer, come altri disabili e non passati attraverso i lager nazisti. Il nanismo acondroplasico è una malattia che colpisce le www.iltuoforum.net

cartilagini. L’aspetto fisico è caratteristico, l’aspettativa di vita normale se non si verificano problemi respiratori o neurologici nella prima infanzia. L’intelligenza è normale, lo sviluppo sessuale normale. Non ci sono cure specifiche, se non di tipo ortopedico. Ogni anno in Italia sono circa 3000 i neonati abbandonati, e a volte sono ritrovati morti. Non posso dimenticare che dodici anni fa sul cassonetto dei rifiuti sotto casa mia era applicato un adesivo che inseriva nel cerchio colla sbarra tipica dei divieti la figura di un bambino con il cordone ombelicale ancora attaccato. Ogni volta che un povero corpicino riemerge da un cassonetto, una roggia, quando si fa in tempo a salvarlo e soprattutto quando non si fa in tempo, credo che tantissimi tra noi hanno detto o pensato “Perché non lo ha lasciato in ospedale?”. La legge italiana permette alla donna di partorire nell'anonimato e di non riconoscere il figlio, garantendo allo stesso tempo al bambino il diritto di crescere in una famiglia. E’ una legge che tutela

due figure giuridiche, la madre e il figlio. E’ una legge che io vorrei pubblicizzata tramite i mass media in tutte le lingue del mondo, affinché quando una madre non vuole o non può riconoscere il proprio figlio sappia che l’ospedale garantisce l’anonimato del parto. Io sono dell’opinione che occorre ripristinare le ruote degli esposti, in ospedale, con termoculle e sensori che rivelino la deposizione di un bimbo, in aggiunta e non in alternativa alla pubblicizzazione del parto anonimo. A Roma sul circa 25.000 nascite dello scorso anno ci sono stati 40 casi di mancato riconoscimento di neonati. Per la maggior parte dei casi la motivazione era un grado di povertà estrema mentre in un piccolo numero il neonato non è stato riconosciuto perché malato. 10 bambini di età diversa, portatori di patologie sono ospitati nelle casefamiglia di Roma e attendono di essere adottati, alcuni sono in età scolare e forse non lo saranno mai. Trovo stucchevoli le dichiarazioni del vicesindaco di Pagina 18


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Roma Sveva Belviso e credo che in certe sfumature sia legittimo sospettare che stia speculando su questo fatto per darsi un poco di visibilità. Infatti si affretta a auspicare il ripensamento dei genitori anche perché "All'apparenza nulla lascerebbe pensare al male di cui soffre". Signora Belviso, l’aspetto di un neonato affetto da acondroplasia è lo stesso di un bambino normale. Le stimmate fisiche dell’acondroplasia (ribadisco che parliamo di normalità dell’intelligenza) si manifestano con il mancato accrescimento delle cartilagini. Quindi basterebbe informarsi un attimo prima su Wikipedia. Un seconda istanza, se l’apparenza invece avesse svelato immediatamente il male di cui il bambino soffriva avrebbe sperato ugualmente a un ripensamento dei genitori er avere ancora migliore visibilità fissa anche ora e luogo di incontro coi cronisti, anche con quelli che magari non avevano preso in considerazione l’idea di intervistarla "Abbiamo appreso dalla clinica Nuova Città di Roma che il bimbo ha avuto una grave crisi respiratoria ed è stato www.iltuoforum.net

trasferito a Villa San Pietro. Alle 15.45 mi recherò di persona all’ospedale per accertarmi delle sue condizioni di salute". La Belviso dichiara inoltre che, qualora i genitori non riconoscessero il figlio neanche in un momento successivo, "E io come vuole la legge, ne diventerò la mamma tutrice". No cara vicesindaco. Lei ne diventerà il tutore legale, forse, perché la figura della legale mamma tutrice semplicemente non esiste. Esiste il tutore. Metterci quel “mamma”, se lo ha fatto, è almeno cattivo gusto. Sempre la Belviso dichiara "È triste pensare che oggi abbiamo inaugurato il cimitero dei bambini mai nati dove andranno a pregare genitori che volevano ma non potranno più amare e stare accanto ai loro figli, e invece qui c'è un bambino, vivo, che vuole solo essere amato». Gentilissima signora, se c‘è un modo forse di ridurre la mortalità infantile è proprio quello di incentivare il parto anonimo, che è una garanzia civilissima di tutela di madre e bambino. E reputo stucchevole che pur di farsi un poco di pubblicità lei approfitti della notizia per rimarcare un

provvedimento, quello sul cimitero per i feti, che sta creando non poche polemiche e che da più parti viene letto come l’ennesimo tentativo di colpevolizzare le donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza. Il nanismo acondroplasico è una patologia che causa un handicap fisico ma non mentale, e spesso compatibile con una vita perfettamente normale. Queste persone possono avere problemi ortopedici che li porteranno a dovere forse affrontare gli interventi, ma sono persone che hanno soprattutto la grave “colpa” di avere un aspetto caratteristico. Sono persone di bassa statura la cui maggiore difficoltà è quella di vivere in un mondo di cosiddetti normali, che hanno visto nei millenni discriminazioni, violenze e soprusi. Persone di cui si deride in modo volgare la sessualità, l’affettività, le difficoltà. Sono persone per le quali è legittimo l’aborto terapeutico, che ha in questo caso il sapore vero dell’eugenetica. Fulvia Pagina 19

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