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Eyes to the Sky, I see Earthly Things as Well - Digital C-Print, Plexiglas, 2011


This That-Region Christiana Caro

F_AIR Florence Artist in Residence 19 luglio - settembre 2011 July 19 - September 2011


This That-Region di | by Christiana Caro

Si dice che il desiderio sia nato guardando le stelle. Così l’ispirazione e la possibilità di rendere qui, in questo luogo, la bellezza di quella parte del mondo. Christiana Caro, è la prima artista residente di F_AIR – Florence Artist in Residence, ospite da metà maggio all’inizio di agosto 2011. This that–region è la fase finale del progetto che ha sviluppato nel corso del suo soggiorno italiano, un’indagine sul paesaggio in cui l’intervento umano è presente come traccia per una rilettura in chiave poetica. A Firenze, città “da vedere” per eccellenza, l’artista si è concentrata su un progetto che prende il via da una riflessione sulla cecità: deficienza fisica che porta l’individuo a creare mappature mentali antagoniste per una resistenza esistenziale. Dalle coordinate astratte dei giardini rinascimentali, alle riformulazioni del mondo circostante per un investigazione dell’orizzonte e del suo significato, l’arte di Christiana Caro subisce in questa mostra una spostamento di asse che dall’esterno, passa ad una dimensione interna e monoculare.

It is said that desire was born by looking at the stars. Such was the inspiration of creating here, in this place, the beauty of that other. Christiana Caro is the first resident artist at F_AIR – Florence Artist in Residence, our guest from mid May, to the beginning of August 2011. This That–Region is the final phase of the project that Caro has developed during her stay in Italy: an investigation on the landscape where the traces of the man are to be read as his/her poetic intervention on the same. In Florence, the visual city par excellence, the artist focused on a project reflecting on the blindness: physical deficiency, which leads the individual to create alternative mental maps to fully exist. From the abstract coordinates of the Renaissance gardens, to the redefinitions of the surrounding world and the investigation of the meaning of the horizon, in this exhibition the art of Christiana Caro shifts the axis from an external to an internal and monocular dimension.

Lucia Giardino

F_AIR, Florence Artist In Residence, costituisce il primo programma di residenza d’artista nel centro storico di Firenze ed è orientato alla ricerca di artisti in grado di muoversi agevolmente tra diverse discipline. La mission di F_AIR, che opera congiuntamente a FUA – Florence University of the Arts, prevede un forte radicamento nella città di Firenze, la costruzione di un sistema di networking e collaborazioni internazionali e un’intensa attività espositiva nel settore dell’arte contemporanea.

F_AIR, Florence Artist In Residence, is the first artist in residence program in the historical center of Florence, and it is oriented towards artists able to move in different disciplines and media. F_AIR’s mission, working in partnership with FUA – Florence University of the Arts, envisions a strong commitment towards the city of Florence, the building of a network system, and international collaborations, and an intense exhibition activity of contemporary art.


Sulla Mostra: This That-Region Exhibition Statement: This That-Region Una serie sullo sguardo. L’idea di vedere è contrastata dal suo opposto: la cecità. Alcune immagini si riferiscono al riflesso, altre abilitano modi di vedere simili ad un sistema di lenti binoculari o telescopiche. Altre richiamano i frammenti scomposti dei sogni. Al mio arrivo a Firenze dal deserto sud-occidentale dell’Arizona, ho iniziato a peregrinare nei giardini rinascimentali, alla ricerca di prospettive. Il giardino, natura sotto il dominio del design, mi ha dato modo di cominciare a guardare e camminare, per tornare a vedere il verde. Il muovermi verso, intorno e poi all’interno del paesaggio, mi ha consegnato la fisicità di Firenze, che allo stesso tempo rimaneva distante. E’ la distanza dello straniero, implicita nella lingua e nell’esitazione dei movimenti nello spazio. Ma il paesaggio comunque include in qualcosa; l’orizzonte inghiottisce il corpo. E separa. Questa dialettica tra il nascondere e il rivelare descrive anche il tentativo di connessione con gli altri attraverso il contatto fisico, lo scambio linguistico, o il meta-linguaggio dei mezzi digitali. Quello che manca nel linguaggio digitalizzato è l’alchimia umana, la nostra chimica corporea. Nonostante tutto, proviamo. Il fallimento è insostituibile. Il pensiero dei sensi: del tatto, dell’udito, dell’odorato, della vista, mi ha ancora una volta riportato alla fotografia. Quanto un’immagine ci dica o quanto essa ritienga equivale al nostro scambio giornaliero con gli altri e con noi stessi. Ho visitato un museo con Andrea Matteini, che è cieco. Mi ha descritto le fotografie “tattili” tridimensionali lì esposte, mentre io contemporaneamente osservavo le loro versioni bidimensionali. L’esperienza di vedere una fotografia è diversa dal sentirne una replica? Andrea mi ha parlato anche dei suoi sogni. Sì, lui sogna. L’immagine, nel suo occhio mentale, appare come attraverso un binocolo, come se guardasse attraverso qualcos’altro. Camminare, guardare, guardare, parlare, ascoltare, toccare, sentire, assaggiare, pensare, odorare (il giardino delle rose). Mi fermo ad odorare le rose. Il giardino. Circonferenza. Profumo, vista. Mi muovo nel giardino, cosciente di farlo. Scopro un percorso segreto ed è una scoperta ufficiale, ripetibile. Offre esperienze variabili, ma solo in piccole parti. Il tutto non può mai essere svelato in una sola volta. Si sa che il disegno prospettico è una farsa. L’uomo impone stesso come il centro di tutte le visuali, supponendo che egli possa inglobare il tutto del territorio intorno, rimanendo fermo nel tempo. Invece deve sempre attraversarlo, completamente.

This is a series based on looking. The idea of seeing is contrasted with it’s opposite: blindness. While some images refer to reflection, others enact views more similar to those seen through the lens, including binoculars or telescopes. Still others recall the disembodied fragments of dreams. Upon moving to Florence from the Southwestern desert of Arizona, I initially set out on a series of walks towards renaissance gardens in search of perspective. The garden, an experience of nature brought under the domain of design, offered a way to begin looking and walking, to begin seeing green again. Moving to, then around, and finally within these landscapes offered me the physicality of Florence, while remaining distant at the same time. This is the distance of the foreign, namely discovered in the difficulty of language, the hesitancy of direction. However, in the land, one is fundamentally included in something; it is the horizon, which swallows the body. Then, it divides. This dialectic of concealing and revealing also describes the attempt at connection with others, whether through direct physical contact, fumbling lingual exchanges, or the meta-language established through digital means when separated by an ocean. What is missing in the digitally socialized world is human alchemy; our bodily chemistry. Yet, still, we try. The fall off is irreplaceable. Thinking about the senses: of touch, hearing, smell and sight, I again return to looking, to the photograph. How much an image tells or holds back is equivalent to our daily exchanges with others, with ourselves. I visited a museum with a Florentine, Andrea Matteini, who is blind. He described the 3-dimensional “tactile” photographs that were on display there, while I simultaneously gazed at the 2-D versions. Is the experience of seeing a photograph different from feeling a replication of it? Andrea also told me about his dreams. Yes, he does dream. The images in his mind’s eye appear as if through binoculars. As if he is looking through to something else. Walking, looking, looking, talking, listening, touching, feeling, tasting, thinking, smelling (rose garden). I stop to smell the roses. The garden. Circumference. Smell, sight. I walk through the garden and am aware of myself doing this. I discover a secret path and it is something that is an official, and repeatable, discovery. It offers these experiences dependably, but only in small parts. The whole can never be revealed all at once. As it turns out, perspectival drawing is a farce. One that establishes man as the all-seeing center, presupposing that he can partake of the land in one viewing, standing still, in time. No, one must always go all the way through it

La vita non è una passeggiata in un campo aperto – Proverbio Russo Life is not a walk across an open field. – Russian Proverb

Christiana Caro


Blind Florence: Intervista ad Andrea Matteini di Christiana Caro Blind Florence: Interview with Andrea Matteini | Christiana Caro Come ti chiami? Puoi computare il tuo nome per me? Matteini Andrea Parlami di quando e come sei diventato cieco. E’ stata una cosa graduale o improvvisa? Dimmi il processo. Ho perso la vista all’età di sei anni e mezzo circa, per un bacillo non riconosciuto allora: la ricerca che era ancora molto indietro. Nel giro di un mese ho perso tutto. E’ stata una bella botta. Quando hai perso la vista, come hanno reagito gli altri sensi? All’inizio, quando perdi il senso primario, la vista, che investe il 75% ed oltre del canale che racchiude i rapporti interpersonali di comunicazione, tutto diventa molto complesso. Gli altri sensi vanno educati perché non è automatico adoperarli. Dopo un po’ ti abitui. Già il bimbo fa le prime conoscenze toccando. Altrettanto noi, in caso di black-out. Ma il tatto non è un senso già allenato, funziona ma è molto più limitato, fino a quando non gli si chiede di sostituire il ruolo degli occhi. A ciò collabora anche l’udito. Non siamo educati neppure ad ascoltare, quindi è difficile allenare l’udito per supportare il tatto e per far sì che con gli altri quattro sensi si supplisca la vista. E’ difficile cioè che i quatto sensi, che rappresentano il 25% del nostro sentire, si sostituiscano al 75% della vista. Tutti diventano importanti, ad esempio l’olfatto, che ci ricorda che siamo in una certa area. Qual è stata la sensazione più inaspettata? Quella che più potevi prevedere? Sinceramente, non me lo ricordo. Di sicuramente non avevo più i riferimenti fisici e materiali che avevo. Il girare in un ambiente amico era diventato complesso. Parlami dei colori. Sono importantissimi. Io vedevo benissimo fino a sei anni, poi sono diventato ipovedente: avevo un residuo visivo in un solo occhio, che mi ha permesso di continuare a vedere i contrasti di colori che sono ormai limitati ad un ristretto angolo visivo, ma non sono sfruttabili da un punto di vista pratico. Oggi non riesco più a distinguerli. I colori sono vitalità. Possono essere tutto e il contrario di tutto. Gli stati d’animo per esempio. Come spiegheresti i colori a qualcuno cieco dalla nascita? Non glieli spiegherei. Sarebbe un esercizio difficoltoso, pesante, che arrecherebbe solo confusione mentale, perché non fanno parte del mondo del buio. E’ come far fare una corsa a chi non ha mai camminato. Per descrivere i colori si possono associare a delle sensazioni, ma sono quelle che sentiamo noi, non necessariamente quelle che percepirebbe il cieco, se alla fine riuscisse a vederli. Parlami del tatto. Mi dà un grande aiuto nell’esplorazione e conoscenza del mondo circostante. Aiuta a vedere le forme, i contenuti, le sfumature, i contorni, le consistenze, i materiali. Il tatto è forse il primo degli altri sensi ad essere importante per gli altri sensi. Infatti il linguaggio Braille è il più semplice da leggere per i ciechi, più difficile per me, che l’ho dovuto imparare per studio a circa 20 anni. Io ho fatto le scuole normali, dove venivo coadiuvato nelle letture. Quando ho voluto leggere da solo mi sono dovuto allenare col Braille. Non arriverò mai alla bravura nella lettura di un non vedente dalla nascita. Il tatto

What is your name? Please spell it for me Matteini Andrea Please tell me when and how you became blind. Was it gradual or abrupt, please explain that process. I lost my sight when I was 6 ½ years old because of an infection not known by doctors at the time. Scientific research was very slow at the time, and within a month, I lost everything. It was a critical juncture in my life. As you lost sight, how did your other senses respond? At the beginning when you lose your sight, which counts the 75% of your senses, and invests your own, as well as your interpersonal relationships, everything becomes more complex. The other senses must be educated, since it is not natural to use them. Afterwards, you grow accustomed to it. The child’s first knowledge is sense of touch, the same for us in the case of black-out. The touch is not a trained sense, it works but it is very limited, when you don’t ask it to take the role of the eyes. Same for hearing: we are not educated to listen as sharply, therefore, it’s difficult to train the sound to support the touch and have the four senses take the place of sight. It is difficult that the four senses which are the 25% of our feelings, replace the 75% of the sight. They all become important, for instance, the smell that reminds us that we are in a certain place. What was the most unexpected sensation? The most anticipated? Sincerely, I don’t remember. What I know is that I didn’t have the physical or material reference that I used to have. Going around a friendly environment had become more complex. Tell me about color. They are the most important. I had perfect vision until I was six, and by then I had only partial vision: I could partially see from one eye, which allowed me to continue to see the contrast of colors, limited to a small visual projections, which was still not useful in practical terms. Today, I can’t distinguish colors; colors are vitality, they can be everything and the contrary of everything, like the moods, for instance. How would you explain color to someone born blind? I wouldn’t explain them. It would be a difficult, heavy exercise which would just confuse them, since they are not part of the world of the darkness. It’s like asking somebody who has never walked, to run. In order to describe color, you could associate them to sensations, but they are our sensations, and not necessarily ones a blind person would recognize if they could eventually see them. Tell me about touch. It really helps me in the exploration and the awareness in the world around me. It makes me see the shapes, the contents, the use, the contours, the consistencies, and the materials. The touch is, maybe, the first sense that is important within the other senses. In fact, the Braille language is the simplest to read for the blinds; more difficult for me, since I didn’t begin to study it until I was around twenty years old. I attended normal schools where I was assisted in the readings. When I wanted to read by myself, I needed


non è solo nei polpastrelli delle mani, organi deputati al tatto. Il gomito può percepire un muro, delle frasche. Parlami dell’udito. Senz’altro si acuisce, ma ha delle limitazioni: in un posto dove c’è molto caos, viene meno la percezione dei particolari, delle cose singole ed è facile disorientarsi. In un posto più silenzioso si può percepire l’arrivo di una macchina che può essere d’aiuto nella percezione di posti. L’udito ti dà l’accesso alla percezione dei suoni. L’udito ci aiuta a camminare dritti, al mantenimento dell’equilibrio e ci aiuta, quando non ci sia troppa confusione a sentire un passo in avvicinamento. Parlami del gusto. Non penso che si acuisca in coloro che non hanno vista. Si può allenare in base alle esperienze di vita. C’è chi, golosone come me, affina il senso del gusto e chi non lo fa. Parlami dell’odorato. E’ più importante del gusto, come ausilio. Talvolta serve per orientarsi. Se stiamo percorrendo una strada piena di negozi, possiamo riconoscere quello d’abbigliamento, quello di libri... Parlami dell’arte. La tua opera d’arte preferita? E’ difficile dire quale sia la mia opera d’arte preferita. Mi piacciono i quadri, le chiese, di cui riesco a vedere solo le linee essenziali, le sagome. La musica è un’altra forma d’arte che amo. I vari generi e il canto. Io ho cantato. Dà delle forti emozioni, che sono percezioni anche da un cieco. Amo il teatro, e il balletto, di cui ovviamente non riesco a cogliere i movimenti. Nel teatro, nel cinema nessun congegno può sostituire la visione di una mimica facciale... e questa è secondo me una forte limitazione. Parlami di quello che ti piace più toccare, sentire, assaggiare. Io mi sono sempre definito un amante del bello. Mi piace l’arte, la musica e mi piace assaggiare. Io sento ciò che tocco in maniera molto più definita, senza dovermi sforzare di farlo. Come sogni? Dimmi dei sogni che puoi ricordare. E’ tantissimo che non ricordo un sogno. Sogno a colori, tridimensionale e monoculare. Ho le cose presenti, ma secondo la mia vista attuale, da un occhio solo. Facevi fotografie prima di perdere la vista? E dopo? Non facevo fotografie prima di perdere la vista, ero troppo piccolo. La voglia, il piacere di fare foto è nato successivamente. Ho fatto foto diurne e foto notturne e mi dicevano che sapevo trovare buoni soggetti, anche se io li percepivo anche più belli di quelli che poi erano. La fotografia mi ha dato anche delle belle soddisfazioni, finchè ho potuto farla. Quando interagisci con gli altri, come li percepisci? Puoi sentire la loro percezione di te? Per ventisette anni ho lavorato al pubblico, quindi ho avuto da rapportarmi con tantissime persone. Era importante che riuscissi ad avere un rapporto interpersonale. Dall’interazione percepivo tante cose: andavo oltre il parlato ed il sentimento espresso, perché era importante per il mio lavoro. Io sono fisioterapista. Ho preso il mio mestiere come una missione ed ho sempre cercato di dare il 100%. Quando sono in gruppo è invece difficile capire come loro mi percepiscano. E’ qualcosa che si capisce tramite la vista, o tramite contatto fisico, quindi non so che tipo di feedback arrivi dall’altra

to practice Braille. I will never achieve the reading skills of somebody born blind. Touch is not only felt in the fingertips of your hand, the proper organ for touching. The elbow can perceive a wall, or it can feel bushes. Tell me about sound. Of course it gets sharper, but it has some limits: in a place where there is a lot of chaos, the perception of the details and of the single things is reduced and it is easy to become disoriented. In a more silent place, we can perceive the approach of a car, which can help to perceive the places. Hearing gives you the access to the perception of the sounds. Hearing helps us walk straight, maintain our balance, and hear approaching steps if there is not too much confusion. Tell me about taste. I don’t believe that it gets sharper to those who don’t see. Taste can get trained according to life experiences and personal preferences, or if someone has a sweet tooth, like me. Tell me about smell. It’s more helpful than taste. At times, it’s useful to get oriented if we are walking a street full of shops, we can recognize the difference between the clothing stores, book stores, and more. Tell me about art. Favorite piece of art? It is difficult to say which is my favorite work of art. All paintings, churches, which I can see just through the main lines and silhouettes. Music is another form of art that I like. I love the different genres, and the singing. I used to sing. Its strong emotions are perceived even by the blind. I love theater and the ballet, even if I can’t see the movements. In theater and in films, there is nothing that could substitute the vision of the facial mimic, and this for me is a strong limitation. Tell me about your favorite touch, color, sound, and taste. I always call myself a lover of beauty. I like art, music, and I like to taste. I feel what I touch in a very sharp way without making an effort to do it. How do you dream? Tell me about dreams you can remember. It has been a very long time since I have remembered a dream. I dream in color, threedimensional, and with a monocular view. I can picture things, but only according to the sight I have today, from just one eye. Did you take photographs before losing sight? And after? I didn’t take photos before losing my sight because I was too small. The pleasure of doing photos was born afterwards. I took daily and nightly photos, and people told me that I picked up good subjects; even if I perceived them more beautiful than what the subjects were in reality. Photography gave me satisfactions, as far as I practiced it. When you interact with others, how do you perceive them? Can you sense their perception of you? For twenty-seven years, I worked in public, therefore, I had to interact with many people. It was important to succeed in interpersonal relationships. From the interactions, I perceived many things. I went beyond the spoken and the expressed feeling since it was important for my job. I am a physical therapist. I took my job as a mission, and I always try to give 100%. When I am in a group, instead, it is difficult to understand how people perceive me. You perceive through sight or physical contact, therefore, I don’t


persona. E’ uno dei miei crucci principali non riuscire ad avere il ritorno di una persona. A meno che non conosca molto bene la persona, o a meno che la persona non si sforzi da parte sua a volermi comunicare un feedback. Le mappe per ciechi di Firenze la descrivono in maniera accurata? Ne conosco solo una: quella in Piazza della Repubblica, vicino al bar Pawskowski, dove è riprodotta in maniera sommaria, ma chiara, tanto da potersi orientare, la pianta del centro di Firenze. Io Firenze l’ho sempre girata in maniera tranquilla e autonoma finchè ho potuto; mi piaceva perdermi per le vie del centro per scoprire angolini nuovi da visitare, da odorare, da sentire, da vedere, da scoprire. Quella mappa è fatta decisamente bene. Le fotografie “tattili” descrivono in maniera accurata una fotografia? Non sono un amante delle foto tattili. Credo che la fotografia sia un’arte prettamente visiva. Uno può descrivermi un quadro se ha voglia, se ha le capacità descrittive, ma nessun rilievo può darmi quelle sfumature, quei chiaroscuri, le ombre, le variazioni di colori percepibili da un occhio. Per uno che a tutti i costi vuol vedere qualcosa, va benissimo, ma secondo me sono due cose completamente diverse. La vista di che cosa ti manca, o senti la mancanza? La vista priva di molte cose. Vedere tutte le belle cose che ci circondano: un bel tramonto, una bella aurora, la vetta di una montagna, dei boschi, il mare. Tutte cose che possono essere raccontate, ma con delle grosse perdite... fino ad arrivare al banale sorriso delle persone che ti incontrano, che delle volte, per ignoranza, arrivano a togliere il saluto, perché non si sono viste ricambiare il saluto. La mimica senza vista si percepisce male. Qual è il tuo primo ricordo visivo? E l’ultimo? Non ricordo qual è il mio primo ricordo visivo. Ho cinquantadue anni, del tempo è passato... è difficile anche ricordare l’ultima cosa da vedente. Ho perso la vista nel giro di un mese. Partire da casa e vedere da persona normale tutto ciò che mi circondava, la casa, gli oggetti, e che poi non riuscivo più a vedere e, non avendo ancora affinato gli altri sensi, non riuscivo nemmeno più a ricordare. Puoi sentire gli occhi degli altri su di te? Non credo di potercela fare per esempio a se qualcuno mi sta guardando. Non mi pare di essermene mai accorto, anche perché non so che cosa vuol dire. E’ meglio aver perso la vista o esser nato senza? Perché? E’ il classico dilemma: quale delle due situazione sia “migliore”. E’ chiaro che se si nasce ciechi, non si conosce nulla, si parte dalla propria conoscenza. Caderci successivamente significa sentire la mancanza di certi punti di riferimenti, per cui ritengo che possa vivere meglio un non vedente dalla nascita, anche se rimane all’oscuro di certi concetti, che uno che lo diventi. Parlami dell’attrazione, dell’amore. Sono due termini che fanno parte della sfera emotiva. L’attrazione può essere anche una cosa banale che nasce tra due persone. In questo noi abbiamo qualche piccolo problema, perché l’attrazione a volte nasce da un gioco di sguardi, ammicchi, da atteggiamenti, quindi molto spesso a noi può sfuggire. Tuttavia è una parte bellissima della vita in cui fa piacere trovarsi, anche se noi sai fino alla fine come reagirà l’altra parte, se non c’è confidenza. L’amore è un sentimento altissimo, che va al di là, o dovrebbe andare al di là dell’amicizia, cioè non le conoscenze, ma con la A maiuscola. L’amore è fondamentale, è crescita, è una linfa vitale per ciascuno di noi.

know what kind of feedback is coming from another person. What bothers me the most is not being able to get feedback from people, unless I know them very well, or they make an effort to tell me how they feel. Do tactile displays accurately describe a place like Florence? I only know the one Piazza della Repubblica close to the bar, Pawskowski, where the map of central Florence is simply and clearly reproduced. I have always gone around Florence serenely and autonomously for as long as I could; I liked to get lost in the alleys of the city center and discover new, small corners to visit to smell, feel, see, and discover. That map is definitely well done. Do tactile photographs accurately describe a photograph? I don’t like tactile photos. I believe photography is mainly visual. If somebody wants and is able, he can describe a painting to me, but there is no relief that can suggest the details, the chiaroscuro, the shadows, the colors...that I can perceive. If somebody retains they are useful is ok, but to me they are two completely different things. What do you miss seeing? The sight I have deprives me of many things: a beautiful sunset, a beautiful sunrise, the top of a mountain, the woods, the sea. All things that can be told, but with some loss. Even the smile of people around you, that at time, for ignorance of your blindness, break up with since you did not smile back. Mimic cannot be perceived without sight. What is your first visual memory? And your last? I don’t remember it. I’m fifty-two...it is difficult to remember even the last things I saw as a sighted man. I lost my sight within a month. I left the house and I could see everything around me: the house, the objects; then I lost their sight and their memory. Can you feel others’ eyes on you? I don’t think I’ve ever realized that, because I don’t know what it means. Is it better to have had and lost sight, or to have been born without? Why? It’s the classic dilemma of the “best”situation. Obviously, if you are born blind you don’t know anything but starting with your own knowledge. To lose sight later in life means to miss certain references, therefore, I believe someone who is born blind, even if he doesn’t understand many concepts, he can live better. Tell me about attraction, love. They are two terms that are part of the emotional sphere. Attraction can even be a banal thing between two people. In this we have some problems because attraction is often born out of behaviors and body language, stares, and winks. Anyway, it’s a beautiful part of your life, even if we don’t really know how the other person would react. Love is the highest feeling, it should go beyond real friendship. Love is fundamental, is growth, is vital blood for each of us. What should the sighted know about blindness? Good question. They should be more aware of diversity, since diversity can be scary. Its knowledge reestablishes chaos into order; with true knowledge we can overcome problems. If there is something that is not clear about being blind, you just ask. The blind should explain, it should go beyond those plays of mimics and explain in words, just by working in this direction we can overcome obstacles. How do you remember/perceive your surroundings? Do you create mental schematics/maps of spaces that you move through? How do these appear in your


Cosa dovrebbero sapere i vedenti della cecità? Bella domanda. Dovrebbe innanzitutto avere maggior attenzione delle diversità, perché il diverso fa paura. Da qui l’escalation di problemi, che fanno allontanare dal problema stesso e le persone. E’ la conoscenza che ristabilisce l’ordine nel caos. Attraverso la conoscenza, se il rapporto è sereno, tranquillo, puro, si possono superare queste cose. Se c’è qualcosa che non si capisce del non vedente, basta chiedere. Il non vedente dovrebbe spiegare, andare oltre, quei giochi di mimica e spiegare con le parole. E’ solo lavorando in direzione di una maggior conoscenza delle diversità che si può arrivare a superare questo ostacoli. Come ricordi/percepisci quello che ti è intorno? Ti crei mappe mentali schematiche degli spazi dove ti muovi? Come appaiono nella tua testa? Certo che sì, mi creo mappe mentali: se un non vedente non si crea mappe mentali, si chiude in casa, anche perché non ha altri mezzi. I tragitti devono essere memorizzati e schematizzati con punti di riferimento, che basta un niente a far saltare (a causa dello spostamento di un oggetto, per esempio). Bisogna crearsi dei punti fissi di riferimento, quali semafori, attraversamenti pedonali, etc., e fare sempre gli stessi tragitti, altrimenti ci si perde, non potendo avere dei punti visibili. Comunque le mappe mentali degli spazi circostanti, immagino appaiano come per i vedenti, credo. Il vedente avrà forse una cartina, ma il tragitto è quello. E’ forse solo una differenza di colori? Che effetto ha avuto sul tuo movimento nello spazio la sostituzione della fisicità del braille con il mezzo digitale? Quale mezzo preferisci? Perché? Preferisco la tecnologia digitale, anche se per muovermi ho sempre adoperato quello che avevo a portata di mano, non ho mai adoperato, ne Braille, né mappe e navigatori, come vanno adesso. Quali sono i tuoi piaceri semplici? I miei piaceri semplici, come dice la parola, sono “semplici”: un buon libro, un buon disco, una chiacchierata con un amico, un’amica, un gruppo di amici; una passeggiata un buon film. Ora esistono anche i film audio-descritti per non vedenti: un’innovazione bellissima che già esisteva in televisione e che ora esiste anche per qualche film. Sono sempre stato un cinefilo. Amo fare conversazione e cercare di essere d’aiuto a gli altri. A volte basta avere la voglia di stare ad ascoltare. Quando ti senti più felice? Quando si sta bene fisicamente, si stanno facendo cose piacevoli, in compagnia di persone con cui stiamo bene, quelli sono momenti in cui siamo felici, o per lo meno, soddisfatti. Chi ammiri? Tante persone e nessuna, non mi viene in mente niente per il momento. Quando uno riesce con i propri mezzi ad essere tranquillo e felice delle cose semplici, io penso che quella sia una persona da ammirare. Chi arriva alla fine della giornata e riesce a dire “grazie”, ed è soddisfatta di quello che ha fatto, quella è una persona che ammiro, indipendentemente da un eventuale handicap. Ulteriori riflessioni, commenti: Le farò solo quando avrò avuto il piacere di vedere la mostra alla quale mi avete invitato. Pensare che qualcuno possa aver solo pensato di fare ad un non vedente qualcosa di prettamente visivo, merita una lode per l’impegno.

mind? Yes, I create my mental maps, if a blind does not create mental maps, he shuts himself out, since he doesn’t have other means. Paths need to be memorized, schematized, with signs. You need to create your own reference points, such as street lights, crossing paths, etc... always walk the same route, otherwise, you get lost. Anyway, I think that mental maps of surrounding spaces are like the ones for those who see. The sighted would probably have a map, but the route is the same, maybe just a difference of colors? How has the replacement of physical braille by digital means effected the way you can move through a place? Which do you prefer, why? I prefer digital technology even if I’ve always just used what is under my hand to get oriented. I did not use Braille maps or navigators, I always relied on myself. What are your simple pleasures? My simple pleasures are simple, as the word says: a good book, a good record, a chat with a friend, a stroll, a good movie. You can find audio-commented movies for the not sighted, a beautiful invention, which existed on TV, and now for some movies. I am a filmgoer. I love to talk to people and be helpful to others, at times, it is sufficient to want to listen. When do you feel happiest? When you feel good physically, when you are doing pleasant things with the people in your life, those are beautiful moments. Who do you admire? Many people and nobody. Who succeeds to be happy and serene with his own means, with simple things, that is a person to admire. He, with or without an handicap, who arrives at the end of the day and is able to say “thank you”, that is a person I admire. Any additional thoughts, comments: Additional thoughts just after the exhibition that I’ve been invited to. It is noteworthy that somebody thought to do a visual exhibition for somebody who does not see.


CHRISTIANA CARO www.christiananacaro.com MOSTRE SELEZIONATE 2011-This That-Region, F_AIR, Firenze Italia (Solo); The Summer Issue, F_AIR, Firenze, Italia; 4-Story, 5th on 6th Gallery, Tucson, Arizona; Some Other Words for Duration, University of Arizona Museum of Art, Tucson, AZ; Tucsoniana, Lionel Rombach Gallery, Tucson, AZ 2010-AY-yah-fyah-lah-YOH-kuul, Lionel Rombach Gallery, Tucson, AZ; Locating Landscape: New Strategies, New Technologies, Center for Creative Photography, Tucson, AZ; Landscape Interrupted, Coconino Center for the Arts, Curata da William Jenkins, Flagstaff, AZ 2009-Spaces in Between, Todd Walker Gallery, Tucson, AZ;Locating Landscape: New Strategies, New Technologies, Sam Lee Gallery, LA, CA; Good People, Bad Behavior, G Fine Art, Washington, DC; Invented Memories, Anton Art Center, Detroit, MI; New Video,, Loft Cinema, Tucson, AZ; Borders, Boundaries, and Ranges, Twain C. Tippetts Gallery, Utah State U., Logan, UT (Catalogo) Continuum, University of Arizona Art Lab, Tucson, AZ (Catalogo) 2008-Mostra inaugurale, Art Raw Gallery, NY, NY; 5x5 (x5), The Target Gallery, Torpedo Factory, Alexandria, VA; Snap to Grid, Los Angeles Center for Digital Art (LACDA), LA, CA 2007-8.5” x 11” Project, ALL Gallery, New Haven, CT WBNA Armory Show, Providence, RI 2005-8 Read Avenue, Xanadu Gallery, NY,NY 2003-Summer Resident Exhibition, The Firehouse Gallery, Martha’s Vineyard, MA 65”x25”, The Boston Photo Coop, Boston, MA 2002 -The Photo Collective, President’s Gallery, Massachusetts College of Art, Boston, MA; Survey, Leather District Lofts, Boston, MA (Solo)

PREMI E RESIDENZE 2011- Fulbright Research Fellowship, Slovacchia; F_AIR (Florence Artist in Residence), Firenze, Italia; SPE National Student Award, Society for Photographic Education 2010 - Medici Grant, University of Arizona Travel Grant, Lee and Martin Karpiscak Albert Haldeman Scholarship, University of Arizona 2009 -College of Fine Arts Small Grant, University of Arizona Graduate and Professional Student Council Travel Grant, University of Arizona 2008 - Graduate Tuition Scholarship (2008-11), University of Arizona 2003 - Residency, Martha’s Vineyard Center for Visual Arts (MVCVA), Martha’s Vineyard, MA SELECTED EXHIBITIONS 2011- This That-Region, F_AIR, Florence, Italy (Solo); The Summer Issue, F_AIR, Florence, Italy 4 Story, The 5th on 6th Gallery, Tucson, AZ; Some Other Words for Duration, University of Arizona Museum of Art, Tucson, AZ; Tucsoniana, Lionel Rombach gallery, Tucson, AZ 2010 - AY-yah-fyah-lah-YOH-kuul, Lionel Rombach Gallery, Tucson, AZ (2-Person); Landscape Interrupted, Coconino Center for the Arts, Juried by William Jenkins, Flagstaff, AZ; Locating Landscapes: New Strategies, New Technologies, Center for Creative Photography, Tucson, AZ 2009 - Spaces in Between, Todd Walker Gallery, Tucson, AZ; Locating Landscapes: New Strategies, New Technologies, Sam Lee Gallery, LA, CA; Good People, Bad Behavior, G Fine Art, Washington, DC; Invented Memories, Anton Art Center, Detroit, MI; New Video, Screening at The Loft Cinema, Tucson, AZ; Borders, Boundaries, and Ranges, Twain C. Tippetts Gallery, Utah State U., Logan,

UT (Catalog); Continuum, Video Screening, University of Arizona, Tucson, AZ (Catalog) 2008 - Inaugural Exhibit, Art Raw Gallery, NY, NY; Home, Joseph Gross Galley, Tucson, AZ 5x5 (x5), The Target Gallery, Torpedo Factory, Alexandria, VA; Graduate Group Show, Union Gallery, Tucson, AZ ; Snap to Grid, Los Angeles Center for Digital Art (LACDA), LA, CA 2007 - 8.5” x 11” Project, ALL Gallery, New Haven, C; WBNA Armory Show, Providence, RI 2005 - 78 Read Avenue, Xanadu Gallery, NY,NY (2-person) 2003 - Summer Resident Exhibition, The Firehouse Gallery, Oak Bluffs, MA; Survey, Leather District Lofts, Boston, MA (Solo); 65”x25”, The Boston Photo Coop, Boston, MA 2002 - Jamaica Plain Open Studios, Boston, MA; The Photo Collective, President’s Gallery, Massachusetts College of Art, Boston, MA; Massachusetts College of Art All School Show, Bakalar Gallery, Boston, MA AWARDS AND RESIDENCIES 2011 - Artists Talk, Florence University of the Arts, Florence, Italy; Fulbright Fellowship, Slovak Republic; Residency, F_AIR (Florence Artist in Residence), Florence, Italy; SPE Student Award, Society for Photographic Education 2010 - Medici Grant, University of Arizona; Albert Haldeman Scholarship, University of Arizona 2009 - Artists Talk, SPE Southwest Regional Conference, Tucson, AZ; College of Fine Arts Small Grant, University of Arizona; Graduate and Professional Student Council Travel Grant, University of Arizona 2003 - Residency, Martha’s Vineyard Center for Visual Arts (MVCVA), Oak Bluffs, MA


This That-Region Christiana Caro F_AIR Florence Artist in Residence 19 luglio - settembre 2011 July 19 - September 2011

Opere in mostra I Individual Pieces: Coming Into the Nearness of Distance (Across an Open Field), 6 Digital C-Prints, 50x50cm, 2011 The Little Balance, 4 Digital C-Prints, 10x10, 50x50 cm, 2011 Anonymous Dispatches from an Unknown Island, 13 Drawings on Braille, Mixed Media, Various Sizes, 2009-11 Bread and Butter (Salt and Pepper), 4 Digital C-Prints, 10x10, 50x50 cm, 2011 Eyes to the Sky, I see Earthly Things as Well, 2 Digital C-Prints in Plexiglas Boxes, 40x40, 60x60cm, 2011 Green Push, Digital C-Print, 50x50cm, 2011 Ringraziamenti e crediti | Acknowledgements and Credits Sostenitori e promotori | Sponsors and Promoters: Gabriella Ganugi – Palazzi President FUA – Florence University of the Arts F_AIR – Florence Artist in Residence and Fua School of Fine Arts DIVA – Digital Imaging and Visual Arts Curatore | Curator: Lucia Giardino Testi | Texts: Matteo Brogi, Christiana Caro, Lucia Giardino, Andrea Matteini Traduzioni | Translations Michelle Thompson Crediti fotografici | Potographic credits Christiana Caro Grafica | Graphics Chiara dei Palazzi

Supporto tecnico | Technical support Eleonora Accorsi, Federico Bacci, David Weiss, Enzo Fascetto Sivillo Assistente organizzativo | Organization Assistant Eleonora Accorsi, Michelle Thompson Ufficio Stampa Palazzi | Palazzi Press Office Un grazie particolare a | Special thanks to Tutto lo staff di Palazzi, e coloro che hanno reso possible questa mostra | Palazzi staff and all those who made the exhibition possible e a | and to Andrea Matteini Giuseppe Bartolini Vincenzo Circosta Pietro Gaglianò Museo Marino Marini, Firenze Alberto Salvadori Ulteriori partner e supporter | Further partners and supporters Sebastien Sanchez de Santamaria, Residency Unlimited, New York Throng Nguyen, artista, curatore, co-fondatore di Art Slant Alessandra Scappini, curatore Museo Nazionale Alinari della Fotografia, Firenze British Institute, Firenze


This That-Region Christiana Caro 19 luglio - settembre 2011 July 19 - September 2011

F_AIR – Florence Artist in Residence via San Gallo 45/r, Firenze www.fair.palazziflorence.com

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