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Crescita all'infinito o sviluppo sostenibile Negli ultimi decenni l'uomo, anche grazie alle proprie conoscenze e tecnologie, è stato protagonista di alcuni cambiamenti che hanno avuto un impatto significativo sul pianeta che lo ospita, la Terra. Questi cambiamenti sono avvenuti molto velocemente; basti pensare ai milioni di autoveicoli in circolazione oggi sulla Terra e alle milioni di persone in più che oggi popolano il nostro pianeta. L'uomo moderno vive una vita che anche solo cento anni fa sembrava inimmaginabile ed è, appunto, questa corsa verso l'ignoto, dettata dalle regole del progresso, che a volte ci fa paura. Il futuro sembra sempre più imprevedibile anche perché l'uomo non conosce ancora a fondo le leggi della natura e non sa se le sue azioni potrebbero avere ripercussioni negative sull'ambiente in cui vive. Il riscaldamento globale è, per esempio, uno di quei fenomeni che interroga molti scienziati; alcuni credono che sia dovuto solamente all'eccessiva produzione di CO2, mentre altri sostengono che il riscaldamento globale sia un fenomeno del tutto normale, facente parte dei "ritmi" del nostro pianeta. Il problema è infatti nello scoprire se i ritmi del nostro pianeta sono compatibili con quelli del nostro stile di vita, e se il nostro stile di vita è compatibile con i ritmi naturali dell'uomo. Alcuni si chiedono se l'umanità ha ancora voglia di continuare in quella ce Georgesu definisce la circundrome del rasoio, e cioè inventare un nuovo rasoio che ci dia la possibilità di raderci più in fretta, per avere ancora più tempo a disposizione per poter inventare un'altro rasoio che ci faccia radere ancora più in fretta del precedente, e così via in una spirale infinita che fa assomigliare sempre più l'uomo ai criceti che corrono in una ruota dentro un gabbia. Nell'analizzare questo concetto non dobbiamo però dimenticarci che l'uomo si distingue dalle altre specie animali proprio per la sua spiccata intelligenza che lo porta ad innovare e a creare continuamente nuove cose, spinto dalla sola speranza in un miglioramento. Ed è proprio la speranza nel miglioramento che porta l'uomo a sacrificare molto del suo tempo per creare una cosiddetta "crescita", intesa sia a livello personale che a livello economico. La crescita personale può essere costituita da un'educazione, una famiglia, un amore e tutto ciò che riguarda gli aspetti interiori e sociali dell'uomo. Quella economica, invece, riguarda il benessere finanziario dell'individuo e della società in cui vive. Essa molto spesso condiziona direttamente la crescita personale in quanto i mezzi economici sono a volte determinanti nello sviluppo di una persona. Basti pensare a due bambini, uno nato in Italia e uno in una zona povera dell'Africa, e ai due diversi destini che li aspettano. Entrambi avranno la possibilità di vivere una vita felice, ma quasi sicuramente il bambino nato in Italia non dovrà soffrire la fame e la povertà. E' appunto la felicità, o meglio la speranza nella felicità a guidare l'uomo anche nelle situazioni più difficili. Il problema è quindi capire in che modo si può raggiungere la felicità. Purtroppo né la crescita all'infinito, né lo sviluppo sostenibile possono assicurare la felicità, ma sicuramente la possono favorire. Il famoso PIL, o prodotto interno lordo, sembra essere oggi l'indicatore assoluto di benessere e prosperità dei singoli paesi ma in molti lo hanno criticato in quanto non sempre riesce ad individuare se questa crescita è una "crescita positiva" o una "crescita negativa" per il popolo che la sta vivendo. Robert Kennedy in un suo famoso discorso disse: "Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice DowJones, né i successi del paese sulla base del PIL. Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigaretta,...,cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari". Non sempre la crescita economica è proporzionale al benessere, anche se rimane uno dei fattori principali. L'umanità ha quindi bisogno di capire fino a che punto la critica è importante per il raggiungimento della propria felicità. Quel punto che separa l'utile dal superfluo è alla base di una crescita infinita ma sostenibile, una crescita non solo economica ma anche umanitaria. L'uomo deve infatti imparare ad autogestirsi ed autoregolarsi meglio in termini di crescita, dato che conoscenze da lui acquisite non gli permettono ancora di capire a fondo i meccanismi che regolano il nostro universo, ma gli permettono di distruggerlo facilmente. La sostenibilità è, a mio parere, un compromesso che dobbiamo accettare per garantire sempre alle future generazioni una vita dignitosa su questo pianeta. L'istituzione di organismi internazionali con lo scopo di regolare e tutelare una crescita sostenibile degli stati membri potrebbe essere una soluzione efficace a molti problemi che oggi viviamo. Una crescita intelligente garantirà una vita migliore e un successo assicurato a tutti i popoli che la adotteranno, specialmente nel lungo termine. Giorgio Tomassetti 15/04/2008

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