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buone pratiche di vita, di governo e d’impresa verso un futuro equo e sostenibile

firenze - fortezza da basso

n°3 Marzo 2009 Anno X

terrafutura 29-31 maggio 2009 abitare

VI edizione ingresso libero

produrre coltivare

• appuntamenti culturali • aree espositive • laboratori • animazioni e spettacoli

agire

governare

Terra Futura 2009 è promossa e organizzata da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per conto del sistema Banca Etica (Banca Etica, Etica SGR, Rivista “Valori”), Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’Economia Sociale s.c. È realizzata in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente. In collaborazione e con il patrocinio di Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Firenze Fiera SpA, AIEL-Associazione Italiana Energia dal Legno, Alleanza per il Clima, ANCIAssociazione Nazionale Comuni Italiani, APER-Associazione Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, Associazione internazionale “Cultura & Progetto Sostenibili”, AUSER, AzzeroCO2, Centro SIeCI-Mani Tese, CGIL Nazionale-Dipartimento Welfare e Nuovi Diritti, CIA-Confederazione italiana agricoltori, CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Coordinamento Agende 21 locali italiane, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Fairtrade Italia, FIBA-CISL, Forum Ambientalista, GIFI-Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane, ICEA-Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, Istituto Italiano della Donazione, Lega delle Autonomie Locali, Kyoto Club, Metadistretto Veneto della Bioedilizia, Parlamento Europeo - Ufficio d’Informazione per l’Italia, Rete di Lilliput, Rete Nuovo Municipio, Touring Club Italiano, UNCEM-Unione Nazionale Comuni Comunità Enti montani, UNDP-United Nations Development Programme, UNEP-United Nations Environment Programme, UPI-Unione delle Province d’Italia, Valore Sociale, Wuppertal Institut, WWF.

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MARZO

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In copertina: foto tratta da OVER, volume di fotografie aeree di Alex S. Mac Lean (vedi articolo a pag. 48)

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n°3 Marzo 2009 anno X

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CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’Italia prende atto che lo scioglimento dei ghiacciai compromette la visibilità dei confini Ghiacciai: a rischio Le risorse idriche di 1/4 dell’umanità Necessaria una alfabetizzazione dell’informazione scientifica

12 Altri due importanti eventi alla Conferenza UNFCCC in Polonia “German Watch” evidenzia l’inazione dell’Italia Fortunatamente i Governi Locali danno esempio di responsabilità

14 L’AOSIS chiede garanzie per l’Accordo di Copenhagen Piccole isole: in pericolo salute e sicurezza alimentare Allarme dopo gli ultimi studi sull’innalzamento del livello dei mari superiore al previsto

17 Il Parlamento europeo definisce chiari obiettivi per i cambiamenti climatici “Il futuro inizia oggi” Non solo impegni formali, ma anche il buon esempio


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Pubblicato il Rapporto State of the World 2009 In un mondo sempre più caldo Il WorldWatch Institute propone ai politici un Decalogo per scongiurare la catastrofe

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MATTM e ENEA istituiscono un concorso per le scuole “Educarsi al futuro” Per l’insegnamento allo sviluppo sostenibile dell’intero Pianeta

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Le Havre, 31 marzo - 2 aprile 2009 China Europe Cogliere le opportunità per un sviluppo urbano sostenibile Chengdu (Sichuan) emblema della ricostruzione eco-sostenibile di Massimo Lombardi

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QUALITÀ E AMBIENTE

Pubblicati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente “Segnali ambientali - 2009” Storie di un’europa incapace di vivere in modo sostenibile McGlade, Direttrice EEA: “Ridare valore agli elementi fondamentali della nostra vita”

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Verona, 7-9 maggio 2009 SOLAREXPO & Greenbuilding: cresce la nuova economia Record di adesioni per l’edizione 2009

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EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE

INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO

L’ISTAT ha pubblicato i dati sulle emissioni atmosferiche in Italia per gli anni 1990-2006 Le attività produttive sono responsabili dell’80% di gas serra In testa l’industria manifatturiera, segue immediatamente il settore “Energia elettrica, Gas e Acqua”

Il miliardario ecologista de Rothschild su una zattera di bottiglie di plastica “Plastiki”: un’avventura per la salvaguardia degli ambienti marini Ma il livello istituzionale non è ancora adeguatamente sensibile

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SERVIZI AMBIENTALI

Rifiuti navali: un mistero da risolvere Intervista con la segretaria nazionale di ANSEP-UNITAM, alla scoperta delle problematiche e prospettive di un comparto aziendale in prima linea per la tutela dell’ambiente marino di Alberto Piastrellini


FORMAZIONE 2009 FORMULA Relazione + casi concreti più frequenti + question time

RELATORI Dott. Maurizio Santoloci - Magistrato di Cassazione

La nozione base di “rifiuto” e “non rifiuto”. Il sottoprodotto e materie prime secondarie disciplinate dal D.Lgs. n. 152/2006; confronto con le nuove definizioni di sottoprodotto e MPS poste dalla direttiva 2008/98/CE. La gestione dei rifiuti nella costruzione giuridica del D.L.gs n. 152/06; confronto con la nuova costruzione giuridica posta dalla direttiva 2008/98/CE Dott. Roberto Rossi - Sostituto Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bari Fondazione Santa Chiara per lo studio del diritto e dell’economia dell’ambiente in Roma e Brussels

Aspetti penali della nuova direttiva europea in materia di rifiuti Prof. Franco S. Toni di Cigoli - Università degli Studi di Padova British Institute of International and Comparative Law (BIICL) in London Fondazione Santa Chiara per lo studio del diritto e dell’economia dell’ambiente in Roma e Brussels

Adattamento del diritto nazionale al diritto comunitario in materia di rifiuti, con riguardo alla gestione di questi e con riferimenti al sistema consortile

ORARIO ore 9:00 - 17:30

CALENDARIO Informazioni: Dott.ssa Claudia Salvestrini Consorzio PolieCo P.zza Santa Chiara, 49 - 00186 Roma Tel. 06 6896368 - info@polieco.it

Siracusa, 12-13 Marzo 2009 Oristano, 23 Aprile 2009 Treviso, 14 Maggio 2009 Bologna, 18 giugno 2009 Varese, 9 Luglio 2009 Lucca, 17 Settembre 2009 Napoli, 15 Ottobre 2009 Alessandria, 19 Novembre 2009 Pesaro, 17 Dicembre 2009

Per motivi organizzativi Programma e Calendario potrebbero subire variazioni


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AGENDA 21

Verrà presentata a Roma il prossimo 3 aprile la posizione comune degli enti locali e delle regioni italiane La Carta delle città e dei territori d’Italia per il clima e il Patto dei Sindaci Sono già 29 le città italiane firmatarie del Patto dei Sindaci lanciato a febbraio

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€CO-FINANZIAMENTI

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I QUESITI DEL LETTORE

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AGENDA - Eventi e Fiere

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NEWSLETTER 34

a cura della Segreteria del Coordinamento Agende 21 Locali italiane

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AMBIENTE E ARTE

Edito in Italia, l’ultimo volume di fotografie aeree di Alex S. Mac Lean “OVER”: dall’alto si evidenzia l’insostenibilità dello stile di vita dei Paesi occidentali

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A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE

Il Parlamento europeo ha adottato Nuove norme per i pesticidi In Italia rinvenute nelle acque 131 sostanze diverse, ma il nostro Paese dopo 8 anni non riesce a conformarsi alla Direttiva UE sul trattamento delle acque reflue urbane

Associazione Nazionale Coordinamento Agende 21 Locali Italiane a cura di Antonio Kaulard

POLIECO MAGAZINE AMBIENTE MARCHE NEWS MARCHE - GREEN GOVERNANCE


CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’Italia prende atto che lo scioglimento dei ghiacciai compromette la visibilità dei confini

GHIACCIAI: A RISCHIO LE RISORSE IDRICHE DI 1/4 DELL’UMANITÀ

Necessaria una alfabetizzazione dell’informazione scientifica

9 diverse catene montuose di 4 Continenti per i quali ci sono dati di 3 decenni. I dati più recenti relativi al 2006-2007, indicano che 22 di 27 trai ghiacciai di riferimento hanno perso la loro massa, anche se in modo meno pesante rispetto al 2005-2006 che è stato l’anno peggiore da quando sono iniziati i monitoraggi e che, addirittura, sulla base delle ricostruzioni storiche, si ritiene esser stato l’anno con la maggiore perdita degli ultimi 5.000 anni. Anche il dott. Michael Zemp che analizza i dati delle misurazioni effettuate dal WGMS dello spesso di ghiaccio, ha ribadito che “se le temperature dovessero continuare ad aumentare i ghiacciai di certe regioni saranno costretti a ritirarsi più in alto, ma dove la topografia non dovesse permetterlo, scomparirebbero completamente entro la metà del secolo”. In maniera più semplice si può sintetizzare il problema in questo modo: a seguito del global warming il limite delle nevi persistenti tende ad innalzarsi sempre più, ma nelle regioni più calde o dove l’altitudine delle catene montuose è inferiore al livello raggiunto dal limite delle nevi persistenti, non sarebbe possibile mantenere il ghiaccio. Ad esempio, il ghiacciai dei Pirenei che sono del tipo “a vedretta” (con il solo bacino collettore, senza la valle) sono in Europa quelli più a rischio, mentre sulle Alpi - che hanno sommità più elevate - possono continuare a permanere, seppur ad altitudini maggiori e con un continuo accorciamento delle rispettive “lingue”. Uno studio pubblicato lo scorso anno dall’UNEP con la collaborazione del WGMS ha evidenziato sulla base di dati monitorati di 1.800 ghiacciai di 7 Continenti, che l’accelerazione è stata notevole dalla metà degli anni ’80. Zemp ha osservato che lo spessore dei ghiacciai a livello mondiale dal 2000 è mediamente diminuito di 70 cm. È da ritenere, a suo avviso, che il perdurare dello scioglimento dei ghiacciai provochi un innalzamento dei livelli dei mari di 1 millimetro all’anno, così come aumentano ogni anno i rischi incombenti sulle comunità montane per valanghe e cadute massi. Ma il problema più grande, ha affermato Zemp, consiste nel fatto che lo scioglimento dei ghiacciai determinerà la mancanza di acqua potabile per due miliardi di persone che vivono nell’Asia, specialmente nelle aree sud-orientali, oltre i danni economici indotti dal mancato turismo e dalla minor produzione di energia elettrica. “I ghiacciai sono la prova incontrovertibile che il clima sta cambiando - ha concluso Zemp - Anche se non si fanno misurazioni sull’aumento della temperatura o sulla diminuzione delle precipitazioni, basta osservare come i ghiacciai si stanno ritirando dalle loro morene, ovunque, nel mondo”.

Il 16 gennaio 2009 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro degli Affari Esteri e del Ministro della difesa, ha approvato un Disegno di Legge per la ratifica e l’esecuzione dello scambio di note tra l’Italia e la Svizzera, relativo ai “confini mobili” sulla linea dei ghiacciai, con l’obiettivo “di creare le condizioni per mantenere ben visibili i riferimenti morfologici del confine italo-svizzero seguendo i naturali cambiamenti causati dallo scioglimento dei ghiacciai”. Con tale atto il Governo italiano dimostra di essere consapevole degli effetti dei cambiamenti climatici. Negli stessi giorni dalla stessa Svizzera, dove risiede - presso l’Università di Zurigo - il World Glacier Monitoring Service (Servizio Internazionale di Monitoraggio dei Ghiacciai), il direttore del Servizio, prof. Wilfried Haeberli ha dichiarato che: “se lo scenario previsto del riscaldamento globale è realistico, non ci sarà speranza per i ghiacciai più piccoli”. Il WGMS, che ha per promotori le Agenzie dell’ONU e degli Organismi scientifici, raccoglie i dati annuali di 100 ghiacciai in tutto il mondo, compresi i 30 di riferimento su

Il Programma Ambientale dell’ONU (UNEP), ha pubblicato il 6 febbraio 2009 un nuovo Rapporto “Freshwater Under

Rettenbach (Austria). Il ghiacciaio un tempo riempiva tutta la valle mentre ora si è ritirato fino a quota 3.000 metri

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sono state conteggiati 18.065 tra piccoli e grandi ghiacciai, con una superficie di 34.659, 62 Km² e un volume di ghiaccio di 3.734.000 Km³. I principali ghiacciai sono incastonati nei massicci del Nanga Parbat, Garhwal, Dhaulagiri, EverestMakalu, Kanchenjunga, Kula Kangri, Namche Bazar. Il più lungo è il Siachen (72 km), lo Zemu (26 km) e il Gangotri (26 km) che è arretrato di 850 m. Il Prof. Syed Hasnain ha dichiarato che “tutti i ghiacciai al centro dell’Himalaya sono in ritirata e quelli della parte centro-orientale potrebbero scomparire entro il 2035”.

Threat: South Asia” che esamina lo stato delle risorse di alcuni grandi bacini fluviali dell’Asia meridionale, regione in cui vive circa un quarto della popolazione mondiale, inclusi alcuni dei gruppi più poveri al mondo. Sono stati valutati tre bacini idrografici transfrontalieri: - il Gange- Brahmaputra- Meghna, che attraversa Bangladesh, Bhutan, Cina, India, e Nepal; - il bacino del fiume Indo (Afghanistan, Cina, india, Nepal e Pakistan); - il bacino del fiume Helmand (Afghanistan, Iran e Pakistan). Il Direttore esecutivo dell’UNEP Achim Steiner ha dichiarato: “questi sistemi fluviali sono arterie economiche importanti, ma anche vantaggiose da un punto di vista sociale e ambientale per l’Asia meridionale. Investire nella loro gestione sostenibile è perciò un investimento sulle priorità presenti e future dell’Asia e fattore determinante della transizione verso l’economia verde”. I principali risultati dello studio sono: - il cambiamento climatico rischia di provocare una grave penuria di risorse idriche in tutti i bacini nel lungo temine, in quanto circa il 67% dei ghiacciai himalayani stanno riducendosi con la contemporanea diminuzione del deflusso glaciale che alimenta questi fiumi; - le risorse idriche di questi bacini idrografici sono estremamente vulnerabili soprattutto dell’insicurezza ecologica determinata dalla riduzione della vegetazione e dal calo della qualità delle acque; - il bacino dell’Indo è quello sottoposto a maggior pressione essendo nello stesso tempo il più sfruttato tra i tre bacini; - il livello delle acque sotterranee sono in calo con una diminuzione da 2 a 4 metri all’anno in gran parte dei bacini a causa di eccessivo pompaggio che rischia di permettere l’intrusione di acqua salata nelle falde acquifere.

Il 15 dicembre, nel corso dell’annuale riunione dell’American Geophisycal Union, due ricercatori del Centro di Ricerca Polare dello Stato dell’Ohio, presentavano i risultati di una loro indagine da cui si evidenziava che la Groenlandia aveva perso, durante la scorsa estate, una quantità di ghiaccio tripla rispetto all’anno precedente. Monitorando le immagini MODIS (Moderate risolution Imagining Spectroradiometer), scattate dai satelliti NASA, Jason Box e Benson Decker, appunto, hanno stabilito che la superficie dei ghiacciai dell’isola, nel periodo 2006-2007 era diminuita di 6,9 km2 rispetto all’anno prima, ma un anno dopo (2007-2008) la perdita era passata a 183,8 Km2. Box ha pure osservato che la diffusione di dati può costituire motivo di confusione per il largo pubblico: “per esempio, sappiamo che è aumentata la quantità di neve caduta di recente in questa regione, ma non è stata sufficiente a compensare l’aumento del tasso di scioglimento del ghiacchi ce abbiamo constatato”. Anche i ghiacciai dell’Emisfero Sud non godono di buona salute. L’Antarctic Ice Shelf, la più importante riserva d’acqua del mondo, dopo quello groenlandese sta rapidamente cambiando la sua fisionomia tanto che la Gran Bretagna ha deciso di inviare in gennaio ricercatori con il robot sottomarino del British Antarctic Survey (BAS) per scoprire le cause per cui il ghiacciaio Pine Island che custodisce 30 milioni di litri d’acqua stia scivolando così rapidamente in mare, ben più dei 9 metri al giorno degli ultimi decenni. Si tratta di un ghiacciaio imponente dove è impossibile distinguere il bacino collettore da quello ablatore (si forma ad un’altezza di 2.500 m., lungo 150 Km, largo 30 Km con un fronte a mare di 750 m. di altezza). Se dovesse fondersi, gli scienziati ritengono che potrebbe far salire il livello dei mari di 10 cm, inondando grandi metropoli come Londra, New York, Calcutta, Tokio. “È di vitale importanza che comprendiamo il motivo di questo rapido cambiamento - ha spiegato David Vaughan, un esperto di ghiacciai del BAS - in modo che si possa prevedere come il ghiaccio sia destinato a cambiare in futuro e quanto contribuirà a cambiare il livello del mare”.

La Cina ha deciso di creare un osservatorio permanente per seguire lo scioglimento dei ghiacciai del Tibet, costruendo una stazione scientifica nel nord del Qilianshan, affidata all’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (ASC) che aveva già effettuato una ricerca condotta su un’area gelata di oltre 20.000 Km2 scoprendo che i ghiacciai sono diminuiti in media del 7,4% rispetto ai dati del 1984. Lo scioglimento più importante si è registrato sul ghiaccio Yanglonghe, il più esteso del mondo (esclusi quelli polari) nel Qinghai-Tibet, l’altopiano da cui traggono sorgente i più grandi fiumi cinesi: Yantgtze e Huang (Azzurro e Giallo) in Cina, Mekong e Saluen nell’Asia sud-orientale. La Geological Survey dell’India in novembre 2008 ha pubblicato un Rapporto che testimonia come i ghiacciai himalayani si stanno riducendo ad un ritmo più veloce di qualsivoglia altra parte del mondo. Sulla catena più elevata del pianeta

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Nel dicembre scorso, anche il Geological Survey degli Stati Uniti ha messo in guardia circa l’innalzamento del livello dei mari che potrebbe essere superiore alle previsioni se dovesse continuare la fusione dei ghiacciai artici ed antartici. Il più famoso ghiaccio sud-americano, il Perito Moreno, lo scorso anno, in pieno inverno australe, si è frantumato lungo il fianco del lingua che scende nel lago Argentino, sulle Ande, al confine tra Argentina e Cile. Durante l’estate questo ghiacciaio che scivola di due metri al giorno, dà luogo a crolli e frantumazioni il cui crepitio attira molti naturalisti ad ammirare questa meravigliosa manifestazione naturale. “Già a marzo - ha commentato Massimo Frezzotti, glaciologo, dell’ENEA - abbiamo scoperto con delusione che anche il Perito Moreno si assottigliava. Non diminuiva l’estensione, ma lo spessore sì: 14 m. in meno rispetto al massimo finora rilevato”. Secondo la pubblicazione “El cambio climatico no tiene fronteras”, coordinata per conto dell’Agenzia Spagnola di cooperazione internazionale dall’ex Ministro dell’Agricoltura

del Perù, l’economista Carlos Amat y Leon, se il global warming proseguisse con il ritmo attuale provocherebbe la scomparsa della quasi totalità dei ghiacciai andini, con conseguenze inimmaginabili per l’intera economia del Sud America. “L’Amazzonia potrebbe cominciare a collassare se si intensificasse la ritirata dei ghiacciai- ha dichiarato Amat y Leon - Anche se questo non avvenisse, nel 2020, la deglaciazione delle Ande potrebbe mettere 40 milioni di persone a rischio di perdere i loro approvvigionamenti di acque potabili, energia idroelettrica e agricoli”. Pur di fronte a queste preoccupazioni, il “business as usual” comunque deve continuare. Così il Presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner ha posto il veto su una proposta di legge votata a grande maggioranza dalle due Camere del parlamento “Presupposti minimi per la difesa dei ghiacciai e l’ambiente circostante”, preoccupata che tale iniziativa che voleva proteggere i ghiaccia per “preservarli come riserve strategiche di risorse idriche e fornitori di acqua”, potesse bloccare il progetto multimiliardario della multinazionale canadese Barrick Gold per lo sfruttamento di

Perito Moreno (Patagonia). L’immagine del “Ghiacciaio Parlante” sul fronte del lago argentino dall’immenso Campo de Hielo Sur, tra le Ande argentine e quelle cilene

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oro, argento e rame nella zona di Pascua Loma (cordigliera delle Ande tra Argentina e Cile). È bastato, viceversa, un inverno più freddo di quello degli anni precedenti e le abbondanti nevicate di dicembre-gennaio, per offrire l’occasione ai detrattori della “teoria” del cambiamento climatico di affermare che queste variazioni sono del tutto normali nelle epoche storiche del pianeta e non c’è nessuna novità a riguardo, tanto che qualcuno si è spinto anche a ricordare che Annibale aveva varcato le Alpi con gli elefanti. In più, i mezzi di informazione si sono gettati come “avvoltoi” sulle “affermazioni” degli studiosi del Centro di Ricerca sul Clima Artico dell’Università dell’Illinois, secondo i quali i ghiacciai artici, a fine 2008, sarebbero ritornati, sulla base di rilevamenti satellitari, ai livelli del 1979. È chiaro che una notizia del genere, in controtendenza con tutti gli studi finora compiuti, anche rispetto a quanto finora riportato, avrebbe meritato maggior cautela. Così non è stato, tanto che perfino il TG2 ha riportato la notizia che nonostante le pessimistiche previsione del riscaldamento globale, il livello dei ghiacciai era risalito nel 2008. In una nota informativa del 15 gennaio ultimo scorso, dal titolo: “Raffreddamento globale, ghiacci Artici, previsioni dell’IPCC…”, Sergio Castellari - IPCC Focal Point, Italia, ha cercato di mettere un po’ d’ordine su tali notizie. Innanzitutto, bisogna osservare che non c’è stata alcuna nuova pubblicazione dell’Università dell’Illinois e che il tutto è nato da alcune dichiarazioni di un ricercatore dell’Istituto sull’equivalenza delle estensioni della banchisa alla fine del 2008 con quella del 1979. Castellari, controllando i grafici messi a disposizione dal Centro ha osservato che “l’estensione del ghiaccio marino (sea ice area) dell’emisfero nord nel dicembre 2008 non aggiunge il livello del ’79, mentre è l’emisfero sud che nell’estate 2008 ha raggiunto il livello dell’estate 1979! Per l’Artico il National Climatic Data Center della NOAA (USA) il 7 gennaio ha comunicato che: - l’estensione del ghiaccio marino nel dicembre 2008 è stata di 12.530 milioni di Km2, 830.000 Km2 meno della media 1979-2000; - il ghiaccio marino del 2008 ha mostrato una estensione ben sotto la media (well below average ice extends) durante l’intero anno 2008; - dal 12 al 19 dicembre 2008, la crescita stagionale di ghiaccio marino artico si è interrotta, probabilmente a causa di un sistema anomalo di pressione atmosferica, combinato all’effetto delle temperature marine superficiali più calde nel Mar di Barents. Come si comporteranno i mass media di fronte alla notizia appena battuta da un’Agenzia di stampa (Madrid, 17 febbraio

2009, ore 21:40): “Antartide: si stacca blocco di ghiaccio come mezzo Belgio”? Lo scorso anno nello stesso periodo venne dato ampio risalto all’“isola di ghiaccio” di 400 Km2 che si era staccata dall’Antartide (esagerando peraltro nelle dimensioni) che ebbe un forte impatto sull’opinione pubblica. Ora, dalla stessa Wilkins Ice Shelf (la piattaforma di ghiaccio che si protende sul mare a sud ovest della Penisola Antartica), secondo quanto riferito dagli scienziati che a bordo della nave oceanografica “Hesperides” ne stanno studiando il fenomeno per conto del Consiglio Superiore per le Investigazioni Scientifiche della Spagna, si sarebbe staccata una placca enorme di 14.000 Km2, che si è frammentata in una serie di giganteschi iceberg, a causa della temperatura straordinariamente calda delle acque circostanti il Mar di Belinghausen. In più occasioni abbiamo lamentato che la divulgazione sensazionalista di scenari catastrofici, mettendoli tutti sullo stesso piano (tutti pericolosi, nessun pericolo) produce effetti negativi sul lettore, impedendogli di sollecitare i decisori politici, i cui mandati hanno tempi troppo esigui ed elettoralmente cogenti per prendere decisioni impopolari, ad intraprendere politiche di mitigazione e prevenzione. In Gran Bretagna, invece, a fine gennaio 2009, il Governo ha lanciato la campagna “Science. So what? So everything” (Scienza. Cioè? Tutto!), che si propone di sensibilizzare gli inglesi sui benefici che possono derivare dall’attività degli scienziati e di costruire una società scientificamente consapevole che ne comprenda il valore e che sia in grado di dibattere gli sviluppi della scienza. Anche se la fiducia del pubblico nella scienza è in crescita da un sondaggio effettuato da YouGov, Società internazionale di ricerche di mercato, commissionatogli dal Governo britannico e svolto tra il 14 e 16 gennaio 2009 su un campione di 2.100 adulti (superiori a 18 anni di età), rappresentativo di tutte le fasce sociali, alla domanda: “Quale tra i seguenti gruppi di persone pensate solitamente che abbiano maggior influenza sulla vostra vita quotidiana?”, sono risultate le seguenti risposte: - Politici (40%); - Finanzieri (29%); - Celebrità (7%); - Scienziati (3%); - Sportivi (1%); - Nessuno di questi (13%); - Non so (8%); Il Ministro della Scienza Lord Paul Drayson in occasione del lancio dell’iniziativa, ha dichiarato che “deve essere sfatato il mito che la scienza sia materia elitaria, com’è percepita da molti nostri concittadini, se vogliamo dar vita ad una società scientificamente alfabetizzata, in grado di affrontare le difficili questioni che si prospettano nel futuro”.

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Altri due importanti eventi alla Conferenza UNFCCC in Polonia

“GERMAN WATCH” EVIDENZIA LʼINAZIONE DELLʼITALIA Fortunatamente i Governi Locali danno esempio di responsabilità Numerosi sono stati gli studi, i report, le presentazioni di modelli e tecnologie durante la Conferenza di Potznañ nell’impossibilità di riferirne per mancanza di spazio, ne abbiamo prescelti due che ci sono sembrati significativi, anche in rapporto alle ripercussioni che hanno sulle attività di contrasto al cambiamento climatico nel nostro Paese. Presentiamo, quindi, una sintesi del Rapporto del German Watch sulle politiche di riduzione delle emissioni di gas serra dei vari Paesi e l’iniziativa dei Governi Locali (Local Governments for Sustainability) per il coinvolgimento delle città e dei territori nei Piani di azione per il clima. Il 4° Rapporto “Climate Change Performance Index (CCPI)-2009 ”che German Watch ha redatto in collaborazione con Climate Action Network Europe (CANE), è stato presentato anche quest’anno nel corso della Conferenza ONU sul Clima che si è svolta in Polonia (Poznañ, 1-12 dicembre 2008). Stilato sulla base dei dati entro il 2006,

lo studio ha preso in considerazione 57 Paesi industrializzati ed emergenti, che rappresentano il 90% del consumo globale di energia, legato alle emissioni di CO2. “Le loro emissioni totali sono cresciute più velocemente di quanto non fosse successo in precedenza - ha spiegato Jan Burck, Redattore Capo del Rapporto - Da cima a fondo, nessun Paese ha fatto adeguatamente gli sforzi necessari per ridurle, tanto da non meritare di essere inserito sul podio”. Saltati, quindi, i primi tre posti, i migliori Paesi sono risultati nell’ordine: Svezia, Germania, Francia, India, Brasile, Inghilterra e Danimarca. L’Italia si è classificata al 44° posto, retrocedendo di tre posizioni rispetto all’anno precedente, subito seguita da Polonia e Cina. Secondo il comunicato stampa di German Watch, mentre la Cina ha fatto notevoli progressi per quanto concerne le politiche messe in campo, senza riuscire comunque a ridurre le sue emissioni, Italia e Polonia, i due Paesi che si sono più attivamente

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impegnati per bloccare il “Pacchetto Clima-Energia” quale predisposto dalla Commissione UE, potrebbero peggiorare le loro posizioni nei prossimi anni, sulla base dei risultati che si sarebbero conseguiti nelle trattative che erano in corso a Bruxelles, negli stessi giorni dello svolgimento della Conferenza di Poznañ. “Anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel rischia una brutta caduta di stile - ha osservato Matthias Duwe, Direttore CANE - Proprio l’anno scorso era stata incensata per la sua capacità diplomatica di condurre le trattative per la sfida climatica, ma ora non sembra essere in grado di opporsi alle resistenze delle industrie più inquinanti”. (ndr.: ovviamente non erano noti i risultati del negoziato in corso, per i quali rinviamo a “Il Pacchetto della Discordia. Analisi delle modifiche e conferme dopo l’accordo in seno al Consiglio UE”, in Regioni&Ambiente, n. 1/2, gennaio-febbraio 2009, pag. 12 e segg.). Agli ultimi posti sono stati collocati Arabia Saudita, Canada e Stati Uni-


ti che potrebbe migliorare la propria posizione qualora venissero intraprese le azioni annunciate nel corso della Campagna elettorale dal suo nuovo Presidente Barack Obama. Si deve rammentare che il CCPI viene calcolato attraverso un indice complessivo a cui concorrono tre diversi parametri: - i livelli di emissione dell’anno preso in considerazione (30% del peso complessivo); - il trend di emissione (50%); - le politiche climatiche (20%). Pertanto, la struttura dell’indice è tale che la graduatoria che ne deriva premia soprattutto i Paesi che dimostrano l’effettiva volontà di cambiamento.

Senza un consenso sociale e una partecipazione popolare nessuna strategia di lotta ai cambiamenti climatici sarà inserita nell’agenda politica. A Poznañ si sono confrontati rappresentanti governativi che sono sembrati più preoccupati di mantenere gli interessi dei rispettivi Paesi che non a formulare piani adeguati per l’intero Pianeta, come... Aspettando Godot! Fortunatamente, a Poznañ erano presenti anche i rappresentanti dei Governi Locali che si sono rivelati assai più attivi e responsabili dei Governi nazionali. Per l’Italia era presente anche il Coordinamento delle Agende 21 Locali, che a Roma il 3 aprile, presso la sede dell’ISPRA, presenterà ufficialmente il contributo dei

Governi Locali Italiani alla Road Map per Copenhagen: “La Carta delle Città e dei Territorio per il Clima”. Nella sessione a loro dedicata (Local Government Climate Session) hanno partecipato circa 300 delegazioni con una nutrita rappresentanza dei Sindaci di metropoli, come di piccole città, uniti nello sforzo di contribuire a raggiungere l’obiettivo di riduzione dei gas climalteranti e forti della consapevolezza del ruolo che le città hanno svolto finora nel mantenere la tabella di marcia (Local Government Climate Roadmap) fin dal 2007. A sottolineare l’importanza delle azioni dei Governi locali per contrastare il riscaldamento globale è intervenuto il Presidente della Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (UNFCCC), Yvo de Boer che ha sottolineato come città e Governi locali abbiano acquisito una grande esperienza di volontariato per contrastare a livello locale gli effetti dei cambiamenti climatici. Proprio questa esperienza di contributo dovrebbe costituire occasione per i vari Paesi, a suo dire, affinché costruiscano partenariati strategici sul clima con i Governi locali, che preveda il conferimento di responsabilità, capacità, risorse ed un più facile accesso ai finanziamenti a livello locale. Anche Rajendra Pachauri, Presidente dell’IPPC, il gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici, è intervenuto sottollineando che “un rapido cambiamento nella politica

Nandkumar Jantre mentre espone all’Assemblea le richieste dei Governi Locali

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dei trasporti urbani per promuovere la mobilità sostenibile e un sistema di costruzioni più attento all’efficienza energetica degli edifici, è il maggior contributo che i Governi locali possono dare per ridurre le emissioni di carbonio”. In apertura di sessione era toccato al Municipal Commissioner di Thane (India) presentare la posizione dei Governi locali sulle trattative in corso per definire un accordo sui cambiamenti climatici (ndr: in India il Sindaco ha una funzione rappresentativa e cerimoniale, mentre quasi tutte le competenze sono attribuite al Municipal Commissioner). Nandkumar Jantre, infatti, dopo aver ricordato che nelle città vive attualmente metà della popolazione mondiale e che entro il 2030 ne ospiterà i 2/3; che le città consumano attualmente il 75% dell’energia e sono responsabili di circa l’80% delle emissioni; ciò nonostante, sono proprio le città ad aver intrapreso le azioni più efficaci per modificare gli stili di vita delle loro comunità attraverso politiche di pianificazione del territorio ecosostenibile, l’introduzione di fonti energetiche rinnovabili, di investimenti nel settore dei trasporti pubblici, nell’efficiente gestione dei rifiuti, nell’uso corretto delle risorse idriche, nel deliberare misure di mantenimento di biodiversità e nell’educare i propri cittadini. Ha, quindi, rivendicato non solo il totale sostegno dei Governi locali al raggiungimento di una decisione condivisa sul post-Kyoto, ma anche la richiesta di un loro riconoscimento tale da includere le città e le autorità locali come partner formale nei processi decisionali della conferenza delle parti, considerando che nessun obiettivo nazionale potrà essere conseguito senza il loro coinvolgimento e contributo. Questa posizione dei Governi locali si è poi tradotta in un documento in cui si è chiesto che l’UNFCCC includa direttamente le città e i territori nel Protocollo che dovrà essere firmato a Copenhagen.


L’AOSIS chiede garanzie per l’Accordo di Copenhagen

PICCOLE ISOLE: IN PERICOLO SALUTE E SICUREZZA ALIMENTARE Allarme dopo gli ultimi studi sull’innalzamento del livello dei mari superiore al previsto “L’acqua del mare più in alto salirà e tutte le città sommergerà” Adriano Celentano in questo “Sognando Chernobyl”, canzone da lui scritta e messa in musica per il suo ultimo albo, evoca tristi presagi per l’umanità che agisce “in nome di quel libero commercio e della globalizzazione”. Celentano fin da “Il ragazzo della via Gluck” (1966) aveva manifestato la sua sensibilità ecologista, ma negli ultimi tempi le tematiche ambientali nei suoi pezzi sono sempre più frequenti. Se per il cantautore, come per la maggior parte dei cittadini dei Paesi occidentali, tali scenari sono ancora lontani, per alcune comunità locali, specialmente quelle che abitano in aree critiche e geograficamente svantaggiate del mondo, subiscono già le conseguenze dei cambiamenti climatici e nei territori da loro abitati gli eventi estremi e i loro effetti sulla popolazione sono già una realtà. Così, nel corso della Conferenza di Poznañ, 43 Stati insulari, prevalentemente dell’Oceano Pacifico a basse latitudini, dell’Oceano Indiano e delle Antille, facenti parte dell’Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS) hanno reclamato obiettivi più severi per la lotta contro il riscaldamento globale rispetto alle ipotesi di azioni attualmente in discussione. A loro avviso, la proposta di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, qual è l’obiettivo dell’Unione Europea, non è assolutamente sufficiente a salvaguardare l’integrità dei loro territori e delle popolazioni che vi abitano: “Noi non saremo disposti a firmare un eventuale accordo di suicidio a Copenhagen che condanni i piccoli Stati insulari a scomparire dalle carte geografiche”, ha affermato Selwin Hart delle Barbados, Coordinatore dell’AOSIS, sottolineando che l’innalzamento del livello del mare, conseguente all’aumento delle temperature, eroderebbe le coste, danneggerebbe i coralli, interferirebbe sulla quantità e distribuzione delle precipitazioni e farebbe aumentare le malattie. Preso atto che nel secolo scorso la temperatura media globale è aumentata di 0.7 °C, “L’aumento di 2 °C avrebbe conseguenze devastanti sui piccoli Stati insulari in via di sviluppo”, hanno affermato in una Dichiarazione congiunta, chiedendo di contenere l’aumento della temperatura globale ad un limite di 1.5 °C entro la fine del secolo. Questo obiettivo comporterebbe che i Paesi industrializzati dovranno ridurre le emissioni di gas serra oltre il 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 e di oltre il 95% entro il 2050. Tali tagli sono di gran lunga superiori a quelli attualmente proposti sia dalla Commissione UE che dal Presidente USA. A supporto della loro tesi, i piccoli Stati insulari apportano testimonianze dirette.

“Quest’anno il mio Paese ha avuto inondato un quarto della zona urbana della capitale Male”, ha affermato Ahmad Abdullah delle Maldive; “Ogni giorno stiamo constatando l’erosione costiera, stiamo combattendo contro l’aumento del mare e stiamo bevendo acqua salmastra”, ha sottolineato il rappresentante delle Isole Salomone, Rence Sore; “Da noi siamo già all’emergenza umanitaria”, ha ricordato il rappresentante della Repubblica di Kiribati, un piccolo Stato insulare del Pacifico costituito da 33 atolli, due dei quali (Tebua Tarawa e Abanuea) già sprofondati in mare, dove la popolazione vede restringersi sempre più la disponibilità di terra da coltivare e di acqua da bere; “La ferocia degli uragani nelle Antille per il riscaldamento globale è aumentata, tanto che l’isola di Grenada che si situa all’estremo sud dell’arcipelago dei Carabi, considerata al riparo della stagione degli uragani, permettendo allo yachting di ancorarvi sicuro, ha visto la declassificazione da parte della compagnia assicurativa Lloyd”, ha detto Angus Friday, rappresentante di Grenada. Anche il Fondo Internazionale per il Benessere Animale (IFAW) all’inizio del 2009 è dovuto intervenire per salvare gli animali domestici e il bestiame che gli abitanti dell’Isola Viti Levu (Figi) avevano abbandonato a seguito delle inondazioni che avevano devastato la costa occidentale dell’isola. Ovviamente, non si è trattato solo di salvare le vite di animali, ma anche quelle dei suoi abitanti, per scongiurare i rischi di epidemie quando potranno rientrare nelle loro case. (ndr: lo scorso anno c’eravamo già occupati della situazione drammatica degli arcipelaghi corallini del Pacifico, in “Allarme a Bougainville per la sommersione delle isole Carteret. L’inevitabile esodo dei rifugiati climatici” in Regioni&Ambiente, n. 6 giugno 2008, pag. 12 e segg.). Le esigenze dell’AOSIS sono state documentate da studi scientifici, come il Rapporto IPCC 2008 che per il secolo in corso ha calcolato un trend di crescita del livello dei mari tra 18 e 59 cm. Anche Stefan Rahmstoff, del Potsdam Institute for Climate Change ha affermato che “È comunque probabile che l’aumento medio sarà inferiore ad 1 metro, ma non può essere esclusa una cifra superiore”, rammentando che altri studi indicano una risalita entro il 2.100 di 1,55 m. Nel corso della riunione annuale dell’American Association for the Advancement of Science che si è tenuta a Chicago (13-15 febbraio 2009), Christopher Field, Direttore del Dipartimento di Ecologia Globale presso l’Università di Stanford, e co-Direttore di uno dei 4 Working Group dell’IPCC, ha affermato che “Siamo praticamente all’inizio di un futuro climatico che andrà ben oltre a qualsivoglia altro scenario che sia stato seriamente considerato nei modelli di simulazione del clima”.

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Secondo Field, le cui affermazioni sono state largamente riportate dalla stampa statunitense, l’aumento di temperatura provocato dal biossido di carbonio immesso in atmosfera in quantità superiori negli ultimi anni, rispetto a quanto era stato previsto, soprattutto ad opera di Cina e India, fa lentamente sciogliere il permafrost, rilasciando la CO2 in esso contenuta, stimato in 100 miliardi di tonnellate, e metano che è un altro gas serra, 25 volte più potente della CO2. “Si innescherebbe un circolo vizioso di feedback, per cui il riscaldamento dell’atmosfera libererebbe il carbonio dal permafrost, che a sua volta provocherebbe l’aumento delle temperature, causando l’ulteriore scioglimento del permafrost - ha osservato Field - più celermente di quanto non si fosse stimato”. Che quanto paventato per la loro sicurezza dai piccoli Stati insulari non fosse aleatorio, è stato confermato negli stessi giorni dal Rapporto “Cambiamento climatico e sicurezza alimentare nei Paesi insulari del Pacifico” (Climate

Change and Food Security in Pacific Islands Countries), pubblicato il 2 dicembre 2008 congiuntamente da FAO, Segretariato Programma Ambientale Regionale per il Pacifico e Università del Sud Pacifico, dove è chiaramente espresso il monito che il riscaldamento globale, con i suoi effetti collaterali, rischia di avere conseguenze devastanti sulla produzione alimentare delle isole del Pacifico. “Le proiezioni climatiche per i Paesi insulari del Pacifico sono abbastanza cupe ed indicano una riduzione della sicurezza alimentare, in particolare per le famiglie - ha affermato Alexander Muller, Vice Direttore Generale della FAO - Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente - È fondamentale rafforzare la capacità di risposta dei sistemi alimentari per scongiurare in futuro ingenti perdite economiche nel settore agricolo, ittico e forestale. I Paesi dovranno valutare la vulnerabilità dei loro sistemi alimentari e come riuscire ad adattare l’agricoltura, la pesca e il settore forestale alle future catastrofi di origine climatica. Occorre agire senza indugi”.

Funafuti (Tuvalu). Bambini in attesa che la marea si ritiri

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w w w. i n f o p i n e t a . i t

Nei Paesi insulari la produzione agricola dipende largamente dalle piogge estive, ma le previsioni climatiche per la regione suggeriscono variazioni prolungate delle precipitazioni normali, con pesanti effetti sull’agricoltura, quali stress idrico, maggiore frequenza di parassiti ed erbe infestanti, erosione del terreno e perdita di fertilità, si evidenzia nel Rapporto. L’aumento delle inondazioni costiere, poi, oltre che della salinizzazione delle acque, in conseguenza dell’innalzamento del livello del mare e delle attività umane, potrebbe contaminare e ridurre le superfici agricole produttive e, dunque, minacciare seriamente la sicurezza alimentare della popolazione. Il previsto innalzamento del livello del mare e della temperatura delle acque con tutta probabilità avrà effetti sulla produttività della pesca, causandone un calo. La maggior parte degli ecosistemi dai quali dipende la pesca costiera ne subiranno le conseguenze, con ripercussioni alimentari, visto che il consumo di pesce in questi Paesi è mediamente di 70 kg pro capite all’anno, e per certi Paesi l’esportazione di pesce rappresenta il 70% del totale delle esportazioni. Ma come adattarsi al cambiamento climatico? Gli Stati insulari del Pacifico hanno già firmato diversi accordi a livello regionale ed internazionale, come il Protocollo di Kyoto e il Piano per il Pacifico, proprio per affrontarne gli effetti, nel contesto delle loro strategie di sviluppo sostenibile. Nell’insieme, però, si legge nel Rapporto, la risposta di

questi Paesi non è stata determinante, ma basata su singoli progetti e fortemente dipendente dalle risorse esterne. “L’integrazione di queste strategie di adattamento dovrà divenire una priorità assoluta delle politiche di sviluppo sostenibile, nei programmi e nei bilanci nazionali”, ha affermato Muller. Il Rapporto, infatti, raccomanda un approccio più sistematico al cambiamento climatico, con Piani di sviluppo nazionale che servano da base per l’avvio di misure che coinvolgano i governi, il settore privato e la società civile. Gli Stati insulari del Pacifico dovranno riesaminare seriamente le proprie politiche di sviluppo agricolo, forestale, ittico e quelle relative all’acqua potabile, alla luce delle nuove informazioni disponibili sul cambiamento climatico. Gli agricoltori, ad esempio, per evitare di perdere i raccolti, dovranno ricevere le migliori informazioni dettagliate sulla scelta di varietà di colture, sulle possibili opzioni di gestione del suolo e delle risorse idriche disponibili, nel quadro di condizioni ambientali mutate. “I Paesi che hanno privilegiato i sistemi produttivi di monocoltura da destinare ai mercati esteri, dovranno valutare anche dei sistemi agricoli diversificati che, è ormai assodato, dovranno avere maggiori possibilità di resistenza nell’ambito degli scenari del cambiamento climatico”, conclude il Rapporto.

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tra i colori della natura

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Il Parlamento europeo definisce chiari obiettivi per i cambiamenti climatici

“IL FUTURO INIZIA OGGI” Non solo impegni formali, ma anche il buon esempio Il Parlamento Europeo il 4 febbraio 2009, dopo 21 mesi di lavori dell’apposita Commissione temporanea presieduta da Guido Sacconi, ha approvato a larga maggioranza una importante Risoluzione che stabilisce obiettivi chiari per quanto riguarda la futura politica integrata dell’UE sui cambiamenti climatici. La Relazione “2050: il futuro inizia oggi - Raccomandazioni per una futura politica integrata dell’Unione Europea sui cambiamenti climatici”, sottolinea l’importanza della riduzione dei gas serra per limitare l’aumento della temperatura media a 2 °C, rispettando i limiti di riduzione dal 25% al 40% entro il 2020 e dell’80% entro il 2050. La relazione propone di applicare misure precise nei settori principali e di estendere le questioni riguardanti il clima “a tutte le aree politiche”, come nuovi elementi chiave, tramite l’adozione di un approccio trasversale e la considerazione delle cause e delle conseguenze del surriscaldamento globale nella legislazione comunitaria, anche perché “i cambiamenti climatici avvengono più rapidamente e sono più gravi in termini di effetti provocati di quanto si credesse in precedenza” dicono i Parlamentari Europei. È importante “non arrendersi di fronte alla complessità del problema, occorre invece mostrare un forte desiderio di fare la differenza”, è scritto nella Relazione, “Siamo ad un punto di svolta nella politica energetica e sul clima”. Le misure previste dalla “Relazione 2050”toccano tutti i settori della società: politica estera energetica dell’UE, energia e biocombustibili, efficienza energetica, trasporti e logistica,cattura e stoccaggio del carbonio, turismo, agricoltura, foreste, pesca, gestione idrica, protezione del suolo, gestione e trattamento dei rifiuti, gestione delle risorse, protezione della salute, per nominarne alcune. Si sottolinea, inoltre, che gli impegni per affrontare i cambiamenti climatici apporteranno notevoli benefici economici e sociali per i cittadini europei. “Sono molto contento di vedere in tutta la Relazione, il riconoscimento esplicito del fatto che la crisi economica non rappresenta un motivo valido per rimandare le azioni contro i cambiamenti climatici - ha dichiarato il Commissario UE per l’Ambiente Stavros Dimas - Ritardare le cose renderà molto più difficile e più costosa la riduzione delle emissioni. Invece, occorre vedere lo stimolo di cui le nostre economie hanno bisogno in questo momento, come un’opportunità per accelerare gli investimenti nell’industria a basso tasso di carbonio e nelle occupazioni verdi del futuro. La Commissione ha accolto questa opportunità nel suo Piano Europeo di Ripresa Economica, che è incentrato sugli investimenti intelligenti per promuovere la prosperità sostenibile”. Si sottolinea il ruolo dell’innovazione e della ricerca per promuovere le nuove tecnologie, come l’idrogeno, le celle a combustibile, le vetture ibride o i biocarburanti avanzati, creando un settore energetico europeo rinnovabile per

muovere ulteriormente progetti pilota. In merito si pone in evidenza l’importanza del Settimo Programma Quadro (7°PQ) per lo sviluppo di fonti verdi di energia e si fa appello al Consiglio e alla Commissione affinché diano appoggio alle priorità energetiche nei futuri programmi quadro per la ricerca. Stando alla relazione “una migliore efficienza energetica non riuscirà, da sola, a scatenare una rivoluzione tecnologica, occorrerà una strategia integrata al livello comunitario, nazionale e locale per dare spinta alla ricerca e allo sviluppo delle nuove tecnologie e dei processi innovativi e avanzati”. Per rafforzarne l’applicazione, si propone misure nel settore dell’istruzione, della formazione e della comunicazione. I Parlamentari sostengono che dovrebbero essere messi a disposizione dei cittadini europei incentivi per ridurre le emissioni in modo economicamente praticabile, ad esempio attraverso lo sviluppo di informazioni sul contenuto di carbonio nei prodotti e nei servizi. Gli obiettivi a lungo termine per il settore delle costruzioni dovrebbero, inoltre, prevedere un “consumo di energia al netto pari a zero per i nuovi edifici residenziali entro il 2015 e per gli edifici commerciali e pubblici entro il 2020”. Gli Stati membri dovrebbero fornire audit energetici gratuiti affinché i cittadini abbiano la possibilità di ridurre il loro consumo di energia e le loro emissioni, si fa notare nella relazione. Per quanto riguarda il finanziamento e le questioni di bilancio, il Parlamento rileva che l’UE dovrebbe impegnarsi seguendo il principio di solidarietà, sia negli ambiti chiave della ricerca e dello sviluppo di tecnologie per la lotta al cambiamento climatico e dell’aiuto allo sviluppo nel settore del clima, sia nel sostegno alla misure di adattamento transnazionali, all’aumento dell’efficienza e all’aiuto nelle catastrof. Esorta, quindi, la Commissione a redigere un inventario di tutti gli strumenti di finanziamento e della loro rilevanza per gli obiettivi europei di protezione del clima, in vista di adeguare le linee del bilancio ai requisiti necessari della politica climatica, “senza escludere la possibilità di creare nuovi fondi e di attivare pertanto nuove risorse”. Invita, inoltre, il Consiglio ad affrontare la questione degli stanziamenti specifici inutilizzati, “riorientandoli, se del caso, sulle politiche per il clima”. Per quanto concerne l’energia nucleare basata sulla fissione, a prescindere dall’approccio individuale dei singoli Stati membri in materia, il Parlamento sollecita la Commissione “a riservare un’attenzione particolare ai rifiuti nucleari e al loro intero ciclo, allo scopo di migliorare la sicurezza”. Ritiene, peraltro, che la ricerca della fattibilità tecnologica della fusione nucleare nel Reattore termonucleare sperimentale internazionale (ITER) sia” il primo passo per avvicinarsi all’obiettivo di un utilizzo commerciale di questa forma di energia”, sottolineando che il raggiungimento di questo obiettivo dipende in larga misura dall’erogazione a lungo

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termine di finanziamenti per tali ricerche. Osserva, però, che questa nuova fonte energetica potrà fornire “un eventuale contributo al mercato dell’energia solo nel lunghissimo tempo”. Nella Relazione si pone in evidenza che i partenariati per

l’energia solare dovrebbero essere creati con Paesi terzi della zona mediterranea, mentre i finanziamenti per ricerca e sviluppo destinati a nuovi metodi di coltivazione e gestione agricola dovrebbero essere orientati alla salvaguardia dell’ambiente, nonché per la ricerca di nuove tecnologie Bruxelles la sede del Parlamento europeo

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relative alla desalinazione dell’acqua marina, ai nuovi sistemi di irrigazione e consumo idrico agricolo e urbano, a progetti pilota per la riduzione dei danni causati dalla siccità e dalle inondazioni. Incoraggiando la promozione di stili di vita e schemi di consumo in linea con lo sviluppo sostenibile, la “Relazione 2050” sottolinea anche la necessità di “prendere decisioni partendo dalla convinzione che siano necessarie giuste”e “di coglier mezz’asta ordinaria di forgiare il futuro della società attraverso un’azione strategica”. Sollecita, quindi, la Commissione e gli Stati membri dell’Unione Europea a sostenere l’invito dell’ONU per un “Green New Deal”. È importante che il Parlamento abbia chiesto di definire un’agenda d’intervento contro il cambiamento climatico per il periodo 2009-2014, con le seguenti modalità d’applicazione: A livello UE, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero: • condurre dibattiti a livello locale e globale sui provvedimenti per contrastare il cambiamento climatico, • sviluppare, finanziare e realizzare una “super-rete” in ambito UE che possa essere accessibile a qualunque tipologia di fornitore di elettricità, • promuovere e finanziare infrastrutture efficienti di trasporto sostenibile in grado di ridurre le emissioni di carbonio, incluse le tecnologie basate sull’idrogeno e l’alta velocità ferroviaria, • sviluppare nuove strategie di comunicazione con le quali educare i cittadini fornendo loro incentivi per la riduzione delle emissioni in maniera accessibile, ad esempio sviluppando un’informativa sul contenuto carbonico di prodotti e servizi, • sviluppare idonei strumenti legislativi che possano incoraggiare i vari settori industriali a condurre la lotta al cambiamento climatico, iniziando con l’esigere trasparenza sulle emissioni di carbonio, • stabilire legami più forti tra l’agenda di Lisbona, l’agenda sociale e le politiche in materia di cambiamento climatico. A livello locale e regionale, dovrebbero essere promosse e scambiate le migliori prassi, in particolare per quanto concerne: • le misure di efficienza energetica volte a contrastare la povertà energetica con l’obiettivo di giungere ad un consumo netto di energia nullo negli edifici privati, commerciali e pubblici, • il riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti, potenziando ad esempio le infrastrutture per i punti di raccolta, • lo sviluppo di infrastrutture per autovetture a basse emissioni che utilizzano energie rinnovabili e introduzione di incentivi per lo sviluppo di veicoli a emissioni zero adibiti al trasporto pubblico, • la promozione di una mobilità maggiormente sostenibile nelle città e nelle aree rurali,

• l’adozione e attuazione di interventi di adattamento al cambiamento climatico, • la promozione della produzione e del consumo di cibo locale e regionale. I deputati invitano infine i competenti organi del Parlamento europeo a redigere e pubblicare una versione della relazione «destinata al lettore comune», entro tre mesi dalla sua adozione. “Questa Relazione dimostra ancora una volta l’impegno del Parlamento Europeo per una politica UE per il clima ambiziosa e un contributo attivo al suo sviluppo - ha fatto osservare il Commissario Dimas - Questa convergenza di vedute tra le istituzioni è essenziale per mantenere la leadership dell’Europa nelle negoziazioni internazionali sul nuovo accordo per il clima globale. Dobbiamo lavorare insieme e sfrutltare tutte le risorse disponibili per assicurare che a dicembre si raggiunga un accordo forte ed efficace alla conferenza sul clima”. Il Parlamento europeo non si è limitato però solo a far proposte dal momento che nello stesso mese di febbraio è scattato il Piano di riduzione delle emissioni di CO2, attraverso una serie di misure adottate dall’Ufficio del Parlamento UE volte a ridurre la propria impronta di carbonio del 30% entro il 2020: il 10% in più di quel che prevede il Pacchetto “Clima-Energia” dell’Unione europea. Tali misure comprendono: - l’uso dei sistemi di energia solare fotovoltaica e termica; - la costruzione di “edifici passivi” che sfruttano il calore naturale del sole e dei suoi abitanti; - incentivi all’uso di biciclette e dei mezzi di trasporto pubblici (treno, autobus, metropolitana, bicicletta) per recarsi al lavoro; viene più che consigliata, comunque, la passeggiata a piedi, non solo per la salute del Pianeta, la creazione di un piano di comunicazione per aumentare la consapevolezza e cambiare il comportamento del personale del Parlamento europeo; - incoraggiare i fornitori a ridurre le loro emissioni di anidride carbonica e di utilizzare meno acqua. È previsto anche un sistema che possa permettere agli eurodeputati e al personale del Parlamento di compensare in maniera volontaria le emissioni di gas serra prodotte dai loro spostamenti aerei, almeno fino a quando il trasporto aereo non verrà integrato nel sistema comunitario di scambio dei diritti di emissione, previsto per il 2012.

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Pubblicato il Rapporto State of the World 2009

IN UN MONDO SEMPRE PIÙ CALDO Il WorldWatch Institute propone ai politici un Decalogo per scongiurare la catastrofe Il WorldWatch Institute, l’organismo internazionale che ogni anno raccoglie nel suo Rapporto ufficiale lo stato di salute del Pianeta, ha dedicato quello del 2009 ad un tema “bollente”: I Cambiamenti climatici (Into a Warming World). In questo che è il 26° anno di pubblicazione del Rapporto hanno collaborato 47 tra i principali studiosi nel mondo. Nella prefazione, il Direttore dell’IPCC Rajendra Pachauri afferma che “se il mondo non agirà presto e in modo adeguato, gli impatti del cambiamento climatico potrebbero rivelarsi estremamente dannosi e sopraffare la nostra capacità di adattamento. Allo stesso tempo, i costi e la fattibilità delle misure di mitigazione delle emissioni di gas serra sono alla nostra portata e possono portare a una ricchezza di sostanziale vantaggi per molti settori della società”. “Questa pubblicazione - prosegue Pachauri - influenzerà sicuramente i negoziatori dei diversi Paesi a guardare al di là delle strette preoccupazioni di breve termine che sono troppo spesso motivo di inerzia”. Il WorldWatch Institute propone uno scenario relativo al 1° gennaio 2101, giorno in cui l’umanità, sopravvissuta al peggior riscaldamento globale - alte temperature, livelli del mare più elevati, più intense tempeste ed elevate siccità - è riuscita a stabilizzare il clima della Terra. Le concentrazioni di gas ad effetto serra si sono abbassate e si prevede un loro picco verso il basso nel XXII secolo. L’aumento delle temperature globali sta rallentando e il mondo naturale sta gradualmente guarendo. Il contratto sociale sta tenendo e l’umanità nel suo insieme è meglio nutrita, più sana di quel che era un secolo fa. Per avere un quadro simile delle condizioni del nostro Pianeta cosa bisogna fare durante il XXI secolo e, soprattutto, nell’anno 2009 per scongiurare una catastrofe climatica che molti scienziati ora vedono come assai probabile? È questa la domanda a cui State of the World 2009 cerca di dare una risposta. “Abbiamo il privilegio di

vivere in un momento della storia in cui si può evitare la temuta catastrofe climatica che renderebbe il Pianeta ostile per lo sviluppo degli esseri umani - ha dichiarato Robert Engelman, Vice-Presidente dei Programmi del WorldWatch Institute - Ma non c’è molto tempo. Per concludere l’operazione di salvataggio del clima globale è necessario un sostegno pubblico di massa in tutto il mondo e la volontà politica di passare a fonti energetiche rinnovabili, a nuovi stili di vita, a una dimensione umana che tenga conto dei limiti dell’atmosfera”. Il successo della strategia sul clima, secondo il Rapporto, motiverà la rapida riduzione delle emissioni, nonché importanti investimenti per l’adattamento, soprattutto con gli sforzi finanziariamente compiuti dai Paesi più ricchi del mondo. Tale strategia dovrà anche affrontare i rapporti tra riscaldamento climatico e la produzione alimentare, la crescita della popolazione e l’economia globale. Gli economisti hanno stimato i costi per contrastare il riscaldamento globale tra 1 e 2, 5 miliardi di dollari all’anno per i prossimi decenni, ma quelli derivanti dall’inazione saranno di gran lunga superiori. Pur rifacendosi ai dati del Rapporto IPCC del 2007, il Rapporto WorldWatch ne rivede in senso peggiorativo le valutazioni sulla base delle ultime ricerche scientifiche effettuate soprattutto per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacciai, argomento che non era stato preso in considerazione dal Panel di scienziati dell’UNFCCC per l’incertezza sulla velocità del processo. Il ritmo di scioglimento dei ghiacciai che nel periodo 2007-2008 è raddoppiato rispetto al ritmo medio 2004-2005 (cfr. “Ghiacciai: a rischio l’approvvigionamento idrico per 1/4 dell’umanità” a pag. 8 di questo stesso numero); se questo scenario si confermasse, la crescita del livello dei mari alla fine del secolo non sarebbe di 59 cm come ipotizzato dall’IPCC, bensì di almeno un metro. Per mantenere il livello previsto dal Rapporto 2007,

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secondo il WorldWatch Institute non è sufficiente mantenere il livello della temperatura entro un aumento di 2°C, ma abbassarlo a +1,4°C entro la fine del secolo. Per raggiungere tale obiettivo bisognerebbe ridurre le emissioni di gas serra dell’85% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, sperando di evitare i tipping points, come vengono denominati i limiti oltre i quali non è più possibile ripristinare le condizioni preesistenti. Viceversa, le emissioni sono passate da 22,6 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente del 1990 ai 31 miliardi del 2007 con una crescita del 37% (+2,2 punti per milione all’anno, anziché dei previsti +1,5 punti). Ogni giorno vengono immesse nell’atmosfera 85 milioni di tonnellate di CO2, cioè mediamente 13 kg pro capite. Tra il 1990 e il 2008, negli Stati Uniti le emissioni di gas CO2 da combustibili fossili sono aumentate del 27%, in Cina del 150%. Va da sé che sono questi grandi inquinatori ad avere il maggiore peso morale per l’eventuale inazione di contrasto ai cambiamenti climatici. Sul numero precedente avevamo riportato la notizia poco rassicurante che Nancy Pelosi avrebbe affermato che non poteva garantire che Obama avrebbe potuto firmare la Legge del Cap and Trade prima di Copenhagen (cfr: “Sto lavorando ad un sogno, anche se è molto lontano”... Più di quanto si immagini!, in Regioni&Ambiente n. 1/2, gennaio-febbraio 2009, pagg. 36-41). Ora il WorldWatch Institute ha pubblicato il 30 gennaio 2009 sul suo sito un articolo di Ben Block, giornalista ambientalista e scrittore che ha collaborato per lungo tempo con il National Geographic Magazine, in cui il ricercatore dichiara che la Pelosi avrebbe cambiato idea, tanto da far affermare al Presidente della Commissione energia della Camera dei Rappresentanti che la legge sul “Cap and Trade” potrebbe essere approvata entro il mese di maggio. Questo cambiamento di posizione è stato confermato dalla stessa Pelosi che nel corso dell’incontro romano del 17 febbraio presso l’American University of Rome dal titolo “Talking climate change: the way forward Copenaghen” ha dichiarato che “la nuova amministrazione Obama fonderà la green economy sullo stimolo delle nuove tecnologie, sulle fonti rinnovabili, sui biocombustibili e sullo sviluppo delle smart grid [reti intelligenti di distribuzione dell’energia elettrica] attraverso meccanismi di mercato coadiuvati solo inizialmente da interventi statali”, sottolineando la volontà di diffondere un approccio “market oriented”, piuttosto che seguire quello del “top and down” finora adottato. Queste “novità” di politica americana sono state immediatamente riprese dal Commissario UE all’Ambiente, Stavros Dimas il quale, intervenendo a Budapest in occasione della consegna del premio “Settimana Europea della Mobilità 2008” alla capitale magiara, dopo aver affermato che i grandi inquinatori come gli USA e i Paesi dell’Estremo Oriente debbono fare sforzi affinché sia possibile raggiungere un accordo ha osservato che “la volontà già espressa da Obama di voler far riconquistare agli Stati Uniti la leadership nella lotta ai cambiamenti climatici è un segnale incoraggiante per un possibile progresso nelle trattative. Come sono positive le iniziative che vengono intraprese da Cina, India, Brasile e dalle altre economie emergenti”. Ha quindi dichiarato che le Nazioni ricche hanno l’obbligo morale di condurre la guerra contro il riscaldamento globale

e l’Unione europea è pronta ad impegnarsi per tagliare ulteriormente le emissioni. “L’Unione europea si è impegnata ad aumentare i suoi obiettivi di riduzione dal 20% al 30%, entro il 2020, a due condizioni - ha affermato Dimas - In primo luogo che i nostri partner del mondo industrializzato si impegnino a tagli comparabili; in secondo luogo, che i Paesi in via di sviluppo si impegnino ad adottare azioni, secondo le proprie capacità”. Per correre ai ripari il Rapporto propone un Decalogo che, a nostro avviso, i politici dovrebbero analizzare attentamente, dove sono contenute le 10 principali sfide per evitare la catastrofe dei cambiamenti climatici con azioni di adattamento, mitigazione e capacità di recupero. 1. Pensare a lungo termine Al centro del dibattito sul clima c’è il rischio che saranno le generazioni future a pagare il prezzo del deterioramento della Terra a causa del rifiuto delle attuali generazioni a vivere in maniera equilibrata con l’atmosfera. Un vero leader politico dovrebbe assumersi pubblicamente le responsabilità per l’impatto che gli attuali comportamenti provocheranno ed agire di conseguenza. 2. Innovazione Le riduzione delle emissioni richiederà un cambiamento nelle tecnologie che rompano lo stretto legame tra il consumo di energia e la produzione di carbonio, al fine di avere una maggiore efficienza energetica e minori costi. C’è già una vasta gamma di tecnologie da fonti rinnovabili in grado di produrre energia elettrica che soddisfi sia esigenze di riscaldamento che di raffreddamento. Le tecnologie includono edifici in grado di produrre più energia di quella che consumano e reti intelligenti che utilizzano tecnologie informatiche per produrre energia elettrica da fonti rinnovabili in base alla domanda. 3. Popolazione Anche se non sono state ampiamente affrontate nel contesto del cambiamento climatico, le future tendenze demografiche potrebbero fare la differenza tra il successo e il fallimento a lungo termine dell’azione di equilibrio tra attività umane, atmosfera e clima. La popolazione mondiale probabilmente arresterà la sua crescita e gradualmente declinerà per un periodo allorché le donne acquisiranno la piena capacità di decidere autonomamente se e quando fare figli. 4. Cambiamento degli stili di vita È errata l’ipotesi che il benessere consista in maggiori consumi individuali, maggior consumo di carne, case sempre più grandi ed autoveicoli, gettando via tutto quel che non serve più. Un atteggiamento di sacrificio per una divisione equa dei beni può essere sostitutivo, senza perdere ciò che è veramente importante, come essere in buona salute, avere una salda comunità e tempo da dedicare alla famiglia. 5. Guarire la Terra Gestiti con oculatezza, il suolo del pianeta e la vegetazione possono assorbire miliardi di tonnellate di carbonio dall’atmosfera. I paesaggi agrari possono assolvere a tale compito

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incrementando la produzione di alimenti e fibre e riducendo al minimo la necessità di fertilizzanti chimici, arando senza il contributo dei combustibili fossili ed elevando il reddito degli agricoltori.

durante i periodi di boom economico come in quelli statici facendo quadrato di fronte alle sfide della povertà e della disoccupazione, mentre deve continuare la riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra.

6. Istituzioni forti Come avviene per la crisi economica globale, anche il carattere globale dei cambiamenti climatici richiede una cooperazione internazionale e una governance adeguata. La forza e l’efficacia delle Nazioni Unite, le Banche multilaterali, i Governi nazionali sono essenziali per affrontare il cambiamento climatico. Queste istituzioni e quelle che emergeranno nel corso dell’auspicato accordo sul clima di Copenaghen a fine 2009 richiederanno un forte sostegno pubblico per il loro difficile compito.

9. Stabilità politica Un mondo meno travagliato da conflitti e con un terrorismo meno pericoloso è in grado probabilmente di prevenire le pericolose perturbazioni che minacciano la pace. Il problema della sicurezza e quello del clima devono essere affrontati simultaneamente. Al contempo una positiva negoziazione di un efficace ed equo accordo sul clima offrirà ai vari Paesi l’opportunità invidiabile di praticare la pace e di rinegoziare i rapporti internazionali lungo i binari della cooperazione anziché della competitività.

7. Equità come imperativo Nessun accordo sul clima avrà successo senza il coinvolgimento di quei Paesi che finora hanno contribuito scarsamente a ridurre il ruolo dell’uomo nel cambiamento climatico, a limitare la quantità delle emissioni pro-capite e che si sono opposti a far fronte alle gradi sfide nel processo di adattamento ai futuri cambiamenti. Un accordo che sia equo per i Paesi industrializzati come per quelli in via di sviluppo è determinante.

10. Mobilitazione per il cambiamento Il modo di affrontare i cambiamenti climatici ci consente di vedere la possibilità di una nuova economia globale e di nuovi stili di vita nello sforzo di ridurre nettamente le emissioni di gas serra. Non c’è alcuna garanzia che tale transizione sarà facile o addirittura possibile. Ma c’è bisogno di un movimento globale per fare adesso lo sforzo necessario che potrebbe produrre nuovi posti di lavoro, nuove opportunità per la pace, la cooperazione globale, ben oltre quello che l’umanità abbia mai realizzato.

8. Stabilità economica Con il mondo ormai regolato da un’esplosiva economia globale, affrontare i cambiamenti climatici richiederà attenzione ai costi e la promessa che le prospettive economiche a lungo termine miglioreranno piuttosto che peggiorare. Un accordo sul clima dovrà operare in modo efficace sia

“Affrontare contemporaneamente queste questioni interconnesse ed impegnative potrebbe gettare le basi per un mondo che non indietreggerà di fronte alle contemporanee crisi economica e climatica, ma farà un balzo in avanti”.

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MANIFESTAZIONI E CONVEGNI

Le Havre, 31 marzo - 2 aprile 2009 CHINA EUROPE

COGLIERE LE OPPORTUNITÀ PER UN SVILUPPO URBANO SOSTENIBILE Chengdu (Sichuan) emblema della ricostruzione eco-sostenibile di Massimo Lombardi

Lo sviluppo urbano sostenibile è la sfida del XXI secolo. Secondo le stime delle Agenzie delle Nazioni Unite, nel 2030 vivrà nelle città più della metà della popolazione mondiale e nel 2100 addirittura l’80%. Le città, pur occupando solo il 2,8% delle terre emerse, producono il 78% delle emissioni di CO2, utilizzano il 76% delle risorse forestali e consumano il 60% di acqua. Questi dati, sono di per sé sufficienti ad indurre urbanistica e architettura ad applicare i princìpi della sostenibilità, e, soprattutto, la governance deve assumersi la responsabilità di favorire la transizione verso una pianificazione meno dissipatrice di risorse e più efficiente energeticamente. Lester R. Brown, Direttore dell’Earth Policy Institute, nel suo recente “Piano B 3.0 - Mobilitarsi per salvare la Civiltà” (Edizioni Ambiente, 2008) dedica un intero capitolo all’ecosistema urbano (Progettare la città a misura d’uomo), mettendo in guardia contro la crescente carenza di acqua e l’uso di energia prodotta da fonti fossili, fattori che potrebbero diventare un freno alla crescita degli insediamenti urbani. Contro questo scenario, viene citata

(Cap. 10.1) la posizione di Richard Register, il quale sostiene che le città dovranno essere integrate all’interno degli ecosistemi locali, piuttosto che imporsi su di essi (vedi “Ecocities: Rebuilding Cities in Balance with Nature”). Register, ambientalista che da 35 anni si interessa di città sostenibili ed è stato promotore del 1° Congresso Internazionale delle Ecocities 2008 - Berkeley (Ca), in un’intervista pubblicata l’11 agosto 2008 su In Context. A Quaterley of Human Sustainable Culture dal titolo “Bulldozer nelle aree suburbane? Ebbene, sì!”, afferma che uno dei fenomeni più disastrosi dell’urbanizzazione degli ultimi cinquant’anni è stata la diffusione delle città sulle contigue terre fertili (sprawl), fenomeno di fronte al quale sarà necessario intervenire con i bulldozer non solo nella suburbia, ma si dovrebbero rottamare anche alcuni siti ed edifici nei centri delle città. Interessante è pure l’atteggiamento di Register sulla densità delle città, quando fa osservare che la città di New York fa consumare al suo cittadino la metà dell’energia di un suo connazionale “medio”. In altra occasione, a proposito dei dibattiti che si erano verificati in Italia e in Francia sulle “torri urbane” e di una

Greensburg (USA) dopo il tornado del 4 maggio 2007

certa resistenza europea ad accettare tali novità che rovinerebbero il tradizionale sky-line e il suo valore culturale e paesaggistico, avevamo lanciato questa provocazione: Quale sarebbe la fisionomia delle città se ogni generazione avesse voluto conservarle come erano state a loro lasciate? (cfr. Massimo Lombardi, “Polemiche Verticali. Estetica e Sostenibilità come discriminante”, in Regioni&Ambiente, n. 12 dicembre 2007, pagg 36-39). Certo, quando gli interventi pianificatori avvengono a “tabula rasa”, come a Dubai: “Masdar Iniziative offre la possibilità di una sfida progettuale che mette in discussione le convenzionali regole urbane alle fondamenta, tale da costituire nuovi punti di riferimento per la città sostenibile del futuro” (Norman Foster alla presentazione del Progetto Masdar, maggio 2007). Ne è ulteriore esempio la città di Dongtan che dovrebbe diventare la prima ecocittà del mondo, considerando che il primo stralcio dimostrativo di un villaggio di 10.000 abitanti sarà completato nel 2010, anno in cui il World Expo sarà ospitato dalla vicina Shanghai (distante 50Km). Questa ecocity che sorgerà su 86 Kmq della parte orientale dell’isola di Chongming nel delta del fiume Yangtze, al 2020 raggiungerà 80.000 abitanti, fino ad arrivare a 1,5 milioni nel 2050. Il progetto, che si avvale della consulenza ingegneristica ed architettonica ARUP, prevede che: acqua ed elettricità saranno prodotte all’interno della città, attraverso il riciclaggio delle acque reflue e utilizzo di fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biomassa); i trasporti saranno a zero emissioni, tramite l’uso di batterie; ampi corridoi di verde influenzeranno il microclima; parte della superficie verrà coltivata ad agricoltura biologica. Quando questi presupposti di interventi ex novo mancano, bisogna cogliere le occasioni che derivano dalla “realtà effettuale”, come aveva ammonito


Giambattista Vico circa tre secoli fa, quando l’autore della “Scienza Nova” affermava che “paion traversìe, ma sono opportunità”. Sia che si tratti più in generale di cambiamento climatico, con le necessarie azioni di adattamento e mitigazione, sia più in particolare a seguito di eventi catastrofici (uragani, terremoti, alluvioni), con le conseguenti ricostruzioni, si deve tener sempre presente l’obiettivo della sostenibilità. Nel 2007 la cittadina statunitense di Greensburg, nella Contea di Kiowa (Ka) è stata rasa al suolo dal tornado EF5, uno dei più distruttivi della storia americana che si formò e imperversò tra il 4 e 6 maggio. Dopo il suo passaggio nessuna struttura era rimasta in piedi: i suoi abitanti (poco più di 1.500 individui) avevano perso tutto, compresi 14 concittadini deceduti sotto il crollo delle loro case. Da tale evento catastrofico nacque il desiderio dei cittadini di ricostruire una città “verde”, non solo di nome, tanto da far approvare dal Consiglio Comunale una delibera per cui tutti gli edifici della cittadina sarebbero stati costruiti secondo le norme eco-compatibili LEED-platino e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, ricostruendo una città per il futuro. Un’analoga calamità, con le dovute proporzioni di territorio e distruzioni, accadde un anno dopo alla città di Chengdu, colpita dal terremoto che il 12 maggio 2008 squassò la provincia del Sichuan (nel sud-ovest della Cina), che nella regione ha provocato complessivamente più di 65.080 vittime, 23.150 dispersi e 374.000 feriti, secondo quanto riferito da un comunicato stampa del 26 maggio del Governo cinese. Chengdu, capitale del Sichuan con oltre 10 milioni di abitanti, essendosi trovata a soli 80 Km dall’epicentro di un sisma di magnitudo 7.9 della scala Richter, uno dei terremoti più disastrosi della storia moderna cinese, è stata tra i centri più colpiti tanto che 2.820.000 persone hanno avuto la casa distrutta. Sono state subito approntate all’interno della città 174 insediamenti centralizzati dove in alloggi provvisori forniti di servizi, hanno trovato ricovero 1.130.00 cittadini. Tra gli edifici maggiormente compromessi sono risultati quelli scolastici, per la ricostruzione dei quali ci sono state azioni di solidarietà internazionale, tra cui merita segnalazione l’opera svolta dal Banlab, centro di ricerche dell’architetto Shigeru Ban, da anni attivo nel campo delle soluzioni architettoniche

per l’emergenza, che ha avviato un progetto di edifici scolastici temporanei, la cui struttura portante è formata da tubi di cartone, mentre la copertura è costituita da pannelli in legno multistrato,mentre per isolante è stato utilizzato il policarbonato. Anche questo è un esempio di “architettura sostenibile”. Al di là di queste soluzioni tampone, la ricostruzione continua ad essere un problema di assoluta priorità. Ma le autorità locali, dopo aver subito nei decenni precedenti la spinta di un’espansione metropolitana travolgente e un’inarrestabile urbanizzazione che in 10 anni (1995-2005) ha portato la popolazione da 5 a 10 milioni di abitanti, sono ora intenzionate a guidare la pianificazione, anche perché questo boom è destinato a proseguire nel futuro prossimo, nonostante gli eventi catastrofici dello scorso anno. Secondo il Governo centrale “gli agglomerati urbani dovrebbero costituire la principale forma di urbanizzazione e le megalopoli avranno il compito nevralgico di guidare la costituzione di un agglomerato urbano, che sarà più sobrio nel consumo di suolo, procurerà maggior occupazione, determinerà una più forte centralizzazione e disporrà una distribuzione più equilibrata della popolazione in quelle regioni dove le condizioni per dar vita ad un agglomerato urbano siano state predisposte” (The Compendium of the Eleventh Five-Year Plane of National Economy and Social Development of People’s Republic of China, 2006). Sulla base di questi presupposti piani-

ficatori molti agglomerati urbani hanno accelerato i loro passi per la fusione e l’integrazione economica, quali il delta del fiume Pearl, il delta del fiume Yangtze, Beijing-Tianjin-Hebei, la penisola dello Shandong. Nella Cina centro-occidentale, anche per il “Go West” della politica governativa, gli agglomerati urbani con un’unica caratteristica socio-economica si stanno gradualmente affermando. È il caso, appunto, di Chengdu che con Chongqing, da cui dista 340 Km, costituisce l’area di sviluppo regionale Cheng (Chengdu)-Yu-Chongqing Urban Agglomeration (CYUA), considerato un agglomerato urbano di integrazione in grado di promuovere la sua completa funzionalità e competitiva capacità. Il distretto di Chengdu, che include 14 centri a livello di città, dovrebbe divenire: - il centro finanziario e commerciale del sud-ovest della Cina; - il centro propulsivo e la base innovativa dell’industria ad alto livello tecnologico e della chimica farmaceutica, potendo contare sulle proprie risorse a livello di scienza, tecnologia e formazione; - il centro di numerose attrattive turistiche e luogo prediletto per fare vacanze. (cfr: Yang Jie e Mao Hanying, “The Integration and Sustainable Development of CYUA”, in Chinese Journal of Population Resources and Environment, 2006, Vol. IV, n. 3, pagg. 3-10). Collocata al centro del Sichuan (quattro fiumi), Chengdu si distende sulla parte occidentale dell’omonima pianura, in-

Chengdu (Cina) progetto di “24 City” - Callison Group


tervallata da colline tra i 300 e i 500 m di altezza, in una delle regioni più fertili della Cina, tanto da essere anticamente chiamata “la terra del latte e miele”. Sede di antichi regni e in passato importante centro culturale e religioso, è attorniata da monasteri e templi buddisti e taoisti, tale da farne una delle le località cinesi di maggior attrattiva turistica. La voce turismo, infatti, contribuisce all’8% del PIL, anche grazie alla bellezza dei paesaggi che le fanno da contorno. Tra questi la Valle di Jiuzhaigon, tra i siti naturalistici più celebrati, con le numerose cascate e i laghi dai diversi colori che vi si susseguono, tale da includerlo dal 1992 tra quelli dichiarati Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e dal 1997 Riserva Mondiale della Biosfera. Dal 2000 egualmente incluso nei Siti UNESCO e il sistema idraulico e di controllo delle inondazioni di Dujiangyan. Costruito nella metà del terzo secolo a. C., devia parte dell’acqua del fiume Minjiang in un acquedotto che si dirige verso Chengduun, per costruire il quale si dovette tagliare parte della montagna che si frappone tra il fiume e la città, grazie ad un ingegnoso metodi di riscaldare la roccia per poi raffreddarla, in modo da renderla più friabile. Inoltre, nel Sichuan sono diffusi i Santuari del Panda gigante, specie in pericolo di estinzione e del quale nei sobborghi di Chengdu c’è un rinomato Centro di Ricerca dove è possibile osservare gli animali da vicino e in situazioni di naturalità. Il Comune ha inserito il logo del panda come simbolo di Chengdu, anche se non è riconosciuto dall’autorità centrale.

Per la sua vivibilità e per i suoi storici palazzi e strade, Chengdu stessa attrae visitatori, specie dopo che il Governo locale ha completato l’opera di valorizzazione del Fu Nan, i due fiumi che l’attraversano e che vi si incontrano: “la verde collana al collo di Chengdu”. Per la rete idrografica e per i numerosi ponti che uniscono i vari quartieri, la città venne definita da un viaggiatore francese dell’Ottocento, “la Parigi cinese”. La dinamicità socio-economica di Chengdu è testimoniata dai dati statistici e dagli investimenti diretti esteri che ne fanno una delle città più attraenti. Dal 1995 al 2005 ha quadruplicato il PIL e raddoppiato il reddito pro capite degli abitanti; nonostante il terremoto, gli indici dei primi tre trimestri del 2008 indicavano che su base annua il PIL è cresciuto ancora, ponendo Chengdu, con 282,13 miliardi di yuan, al 3° posto tra le città della Cina centro-occidentale (Chengdu Bureau of Statistics, 2008, novembre, 4th). Si può ben comprendere come dopo il terremoto le autorità locali abbiano dichiarato di non voler “perdere tempo prezioso per il pieno recupero economico-sociale”. Se l’emergenza abitativa è una priorità assoluta, ciò nondimeno la riedificazione e il design, oltre a risultare sicuri, sostenibili ed efficienti, devono inserirsi adeguatamente in una pianificazione strategica di governo del territorio. Non è casuale che si sia a Chengdu il 14 novembre 2008 una sessione del progetto DELNET che l’International Labour Organization (ILO) e l’International Training Center (ITC) sul tema “Riduzione dei rischi nel quadro dello sviluppo sostenibile locale”, progetto

Chengdu (Cina) progetto di “Sliced Porosity Block” - Steven Holl Architects (rendering di Iwan Baan)

che, nell’ambito dell’International Strategy for Disaster Reduction (ISDR) dell’ONU e del relativo Piano di azione di Hyogo (2005-2015), è concepito come un sistema integrato per sostenere gli operatori politici, tecnici ed amministrativi, nonché gli esponenti delle istituzioni pubbliche e private e i governi locali, nello sforzo di ridurre l’entità delle catastrofi e del loro impatto sulle comunità locali. Tra i temi di discussione e formazione è stato inserito: “Come trasformare la ricostruzione post- catastrofe in una opportunità”.


C’è da dire, comunque, che già prima del terremoto erano stati commissionati in Chengdu progetti di ampio respiro. Stando alle notizia, apparsa il 18 dicembre 2008 sul World Architecture News. com, dovrebbe essere posta a marzo 2009 la prima pietra di “24 City”, il nuovo complesso urbano che si insedierà dove c’era una vecchia fabbrica produttrice di apparecchiature per aerei, la cui ultimazione è stata prevista per il capodanno cinese (14 febbraio 2010). Il Progetto, sviluppato dal Gruppo Callison, era stato affidato prima del terremoto dalla Società immobiliare China Land Resources Limited. Il nuovo comparto urbano polifunzionale che ospiterà 60 mila residenti, nella sua prima fase attuativa di 3,3 milioni di mq darà una risposta immediata al bisogno di nuovi alloggi. Oltre agli appartamenti, è prevista una torre per uffici di 38 piani con un supermercato ai piani bassi, un centro commerciale arricchito di spazi ricreativi all’aperto. Tra gli altri servizi offerti vi è anche una pista di pattinaggio al coperto, un cinema multisala con 8 schermi, ristoranti e un grande giardino pubblico che rimarrà aperto anche quando il centro sarà chiuso per manifestazioni pubbliche e di intrattenimento notturno. Un altro intervento commissionato nel 2008 da Capital Land China a Steven Holl Architects è “Sliced Porosity Block” esempio di microurbanistica in cui si intrecciano molteplici relazioni e destinazioni d’uso articolate in più edifici, spazi urbani e verde con l’intento di massimizzare gli spazi aperti al pubblico. L’irregolarità geometrica che caratterizza il progetto è dato da una serie di “tagli”, praticati sui diversi lati di un grosso “blocco” che sorgerà su una superficie di 9.750 mq, che danno al complesso la caratteristica di “permeabilità”, con l’accesso da 5 diversi ingressi che convogliano tutti sulla piazza principale “Three Valley”, scolpita a più livelli da gradini di pietra, rampe, alberi, tre laghetti che fungono da lucernari per il centro commerciale sottostante che si sviluppa su sei piani interrati. Scale diagonali condurranno ai piani superiori dove si avrà accesso ai tre principali edifici. Impianti geotermici provvederanno al riscaldamento e alla climatizzazione; i ventri sanno ad alta prestazione; i materiali utilizzati proverranno dal territorio: sono questi alcuni dei metodi impiegati per conse-

guire la certificazione LEED Gold. L’effetto naturale di freschezza verrà offerto dal’abbondante verde e dalle ninfee dei laghetti (l’acqua deriverà dalle piogge), un omaggio alle tradizioni culturali del luogo, dedicando un pavilion al grande poeta cinese Du-Fu (713-770) che a Chengdu visse per un periodo della sua vita e che, affascinato dallo spettacolo della natura circostante, aveva scritto che “Il tempo si è lasciato ingabbiare nelle Tre Valli”. A sottolineare l’importanza delle attività connesse all’innovazioni scientifiche e tecnologiche che a Chengdu hanno un efficiente polo industriale, Chengdu Xingnan Investiment Co. Ltd ha affidato, tramite concorso, a Paul Andreu Architects il progetto di ampio respiro del “Tecnology and Science Enterprising Centre”. Gli edifici di questa specie di campus politico ed amministrativo si sviluppano su una superficie di 370.000 mq, attraversata da una grande arteria. Gli uffici costituiscono gli edifici più alti, facilmente identificabili, ma allo stesso tempo esprimono unità e continuità dinamica. Al loro interno una tettoia lascia penetrare la luce, controllandone gli apporti energetici, grazie a degli spazi intermediari. Meno elevato degli altri edifici è il centro per le conferenze che si pone “come un grande masso in un giardino”. Il parco, infatti, è l’elemento principale del progetto, secondo l’idea del progettista di voler mantenere l’antica tradizione cinese di edifici che si inseriscono nei giardini. Anche le facciate esterne lasceranno fil-

trare la luce ponendo, prima delle vetrate, schermi metallici tagliuzzati, di colore dal grigio argento al grigio piombo, che ne permetterà la visibilità notturna grazie anche ad una illuminazione soffusa. Più in generale, il progetto rappresenta un esempio di rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali. Ebbene, il Comune di Chengdu presenterà il suo programma di ricostruzione il 1° aprile durante una conferenza che si svolgerà nel corso dell’evento China Europe (Le Havre, 31 marzo- 2 aprile 2009) dal tema “Lo Sviluppo Urbano Sostenibile”, dove Chengdu sarà l’invitata d’onore della Manifestazione come la sua Regione, il Sichuan, mentre Tianjing presenterà per l’occasione il suo Progetto di Ecocittà per ospitare 300.000 abitanti. All’evento, oltre all’esposizione dei vari settori connessi (edilizia, trasporti, energia, riciclaggio, servizi, sicurezza), prenderanno parte numerosi Gruppi di Ingegneria e Architettura, specialisti dello sviluppo urbano sostenibile, mentre lo svolgimento di una conferenza dal titolo “La Città verticale, inferno o paradiso sostenibile?” costituirà un motivo di confronto e di dibattito fra esperti e politici, alla quale parteciperanno architetti celebri come Paul Andreu e Jean Michel Charpentier.

(ndr: questo articolo era stato chiuso in redazione quando è giunta la notizia che l’evento per motivi organizzativi ha subìto un differimento temporale di cui ci premureremo di dare diffusione non appena ne avremo conferma).

Chengdu (Cina) progetto del “Technology and Science Enterprising Centre” - Paul Andreu Architects


Verona, 7-9 maggio 2009

SOLAREXPO & GREENBUILDING: CRESCE LA NUOVA ECONOMIA Record di adesioni per l’edizione 2009 SOLAREXPO, la Mostra-convegno Internazionale sulle Energie rinnovabili e sulla Generazione distribuita che si terrà alla Fiera di Verona dal 7 al 9 maggio, non conosce crisi di mercato. L’edizione 2009, infatti, si conferma già un evento da record in termini di adesioni. La presenza di un numero decisamente elevato di aziende a SOLAREXPO segue, di fatto, il trend di sviluppo del mercato del solare e più in generale del settore energia rinnovabili. Per dare un’idea dei numeri, gli organizzatori hanno deciso di ampliare l’area espositiva per garantire uno spazio a tutte le aziende che si stanno prenotando. Ad oggi, la Manifestazione si svilupperà su 9 padiglioni, contro i 6 dello scorso anno. SOLAREXPO celebra così il suo decennale con un evento che si conferma in Italia il più importante nel settore delle rinnovabili e tra i primi tre a livello mondiale. “Il successo di SOLAREXPO è il risultato di dieci anni di impegno, determinazione, serietà e professionalità - ha spiegato Sara Quotti Tubi, Direttore dell’evento -. Caratteristiche che ci hanno sempre connotato e che trovano appoggio nei nostri espositori che crescono di anno in anno, perché sanno che a SOLAREXPO trovano gli interlocutori di riferimento”. “SOLAREXPO - continua il Direttore è la Fiera di riferimento anche per il visitatore che è cosciente di trovare le migliori tecnologie sul mercato e un programma di Convegni di alto profilo tecnico ed elevata specializzazione”.

I tematismi di SOLAREXPO A SOLAREXPO 2009 saranno in mostra le migliori tecnologie dei moduli fotovoltaici al silicio (monocristallino, policristallino e amorfo), i moduli a film sottile (Cis e CdTe), gli inverter per impianti connessi in rete e offgrid, oltre a tutta la componentistica specializzata per impianti fotovoltaici e i sistemi di montaggio rapido e strutture di supporto. Non manca, ovviamente, anche tutta l’offerta impiantistica, dagli impianti fotovoltaici chiavi in mano a quelli ad inseguimento solare; dai tetti fotovoltaici alle facciate fotovoltaiche integrate. Saranno presenti, inoltre, presenti le migliori aziende di sistemi fotovoltaici per ombreggiamento di edifici e pensiline, impianti fotovoltaici ibridi per utenze non connesse in rete e illuminazione fotovoltaica per strade e giardini. Per il solare termico saranno in mostra: collettori solari termici piani, sottovuoto, non vetrati e ad aria; boiler solari, centraline di controllo e misurazione, oltre a tutta la componentistica specializzata per impianti solari termici. Saranno esposti impianti solari a circolazione naturale e forzata chiavi in mano, impianti solari combinati acqua sanitaria & riscaldamento, oltre a sistemi integrati gassolare e biomasse-solare e, non ultimi, gli impianti di solar cooling e sistemi a concentrazione e a solare termoelettrico. Ma SOLAREXPO non è solo solare. Per la X edizione gli organizzatori hanno deciso di puntare sulle bioenergie con il technology focus “Bioenergie” dedicato a biomasse,

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biogas e biocarburanti. Sarà questa un’area business specializzata, innovativa e ricercata con in mostra caldaie a gassificazione, a pellet, a cippato e le più tradizionali che utilizzano legna da ardere, unitamente a stufe e termocamini a combustione controllata. Nell’area saranno presenti anche aziende che offrono tecnologie per minireti e impianti di teleriscaldamento a biomassa, sistemi integrati biomasse-solare, cogenerazione a biomasse e impianti per lo sfruttamento energetico di biogas zootecnici e da depurazione e discariche. Il focus “Polygen”, dedicato alla cogenerazione e trigenerazione costituirà un’area innovativa e in forte espansione, in linea con le nuove tendenze del costruire, sempre più orientate all’efficienza del “sistema edificio”. Nell’area, realizzata in collaborazione con Cogena, saranno presenti i più noti marchi di aziende che offrono impianti di micro e mini cogenerazione con motori a gas naturale e biogas o con motori a gasolio, biodiesel e olio vegetale. Non mancheranno la cogenerazione industriale, la generazione d’emergenza e la tecnologia Orc, i motori Stirling e a vapore. SOLAREXPO da sempre punta all’innovazione tecnologica, per questo non mancheranno le ultime novità in tema di trigenerazione e refrigerazione ad assorbimento. Molte, dunque, le aziende che presenteranno i loro prodotti e le più avanzate innovazioni tecnologiche a un pubblico sempre più professionale che negli ulti-


mi anni ha registrato tassi di crescita di circa il 40% da un’edizione all’altra. Solo per il settore fotovoltaico sono oltre 350 le aziende prenotate per l’edizione 2009, di cui il 35% dall’estero. Saranno presenti espositori provenienti da tutto il mondo: oltre ai più vicini spagnoli, tedeschi, austriaci e svizzeri, anche britannici, olandesi e norvegesi. Non mancheranno, inoltre, statunitensi, cinesi, giapponesi e coreani, come pure le emergenti imprese europee del settore tra queste:Turchia, Ucraina, Polonia e Grecia. Italian PV Summit Grandi novità riguarderanno i Convegni. L’edizione 2009 sarà aperta da “ITALIAN PV SUMMIT. Seizing the opportunities of a record - setting market”, il primo evento internazionale ospitato in Italia sul solare fotovoltaico dedicato agli operatori e alla comunità finanziaria. “Un evento convegnistico di alta qualità tecnico-scientifica e di standing dichiaratamente internazionale - commenta Luca Zingale, Direttore scientifico di SOLAREXPO -. L’Italian Pv Summit, raccogliendo l’eredità di successo della consolidata conferenza nazionale di apertura di SOLAREXPO, fin dalla sua prima edizione si propone con l’autorevolezza dell’evento di riferimento per tutti gli operatori e gli investitori, nazionali e stranieri, che hanno interesse allo al lo ssvi sviluppo vilu lupp ppo o de dell me merc mercato rcat ato o it ital italiano alia iano no d del el fotovoltaico”. Il p Il programma, rogr ro ogr gram amma mma ma, in in via via vi ia di di definizione, defi de finiiziion ne, e vedrà ved dràà la presenza la prese resseenz re nza di d autorevoli autorevoli esperti espe p rti internain ntteernarn naa

zionali che tracceranno un quadro sulle prospettive di sviluppo e sulle dinamiche del mercato fotovoltaico che, nonostante la congiuntura economica, continua a mostrare altissimi tassi di crescita. Durante l’evento, particolare attenzione sarà dedicata a tutte quelle tipologie di impianto su cui oggi si concentra il maggior interesse di operatori e investitori: integrazione fotovoltaica in architettura; impianti su edifici industriali, installazioni oltre un MW. Non mancherà un approfondimento sul futuro del conto energia e sulla capacità del mercato nazionale di raggiungere la competitività economica rispetto alle fonti convenzionali (grid-parity). Verranno evidenziate le questioni legate ai permessi autorizzativi e alla connessione alla rete elettrica, nonché le linee di finanziamento. Un approfondimento sarà, quindi, dedicato a tale tematica e al livello di bancabilità del conto energia, elemento discriminante per una pianificazione di investimenti sul lungo periodo in un momento in cui gli istituti bancari stanno limitando l’erogazione di fondi. GREENBUILDING Anche nel 2009 SOLAREXPO sarà affiancato da Greenbuilding, la Mostra-convegno Internazionale dedicata all’Efficienza energetica e all’Architettura sostenibile, per continuare ad offrire la più completa plet pl etaa ra rass rassegna sseg egna na di di pr prod prodotti, odot otti ti, tecnologie tecn te cnol olog ogie ie e soluzioni nell’a nell’ambito ambito delle rinnovabili e dell’efficienza d dell ell l ’eff ffiiciienzza en eenergetica. erge etica tiica. ca Tra le Tr Tra le novità novvittà d dii q quest’anno, uest ue st’a ’ann no,, quattro qqu uattttrro tech te techech h-

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nology focus, affronteranno altrettante aree tematiche dedicate a: • architettura in legno, dove troveranno spazio le tecnologie per la costruzione di edifici in legno a bassissimo consumo e strutture e componenti prefabbricate per edilizia ecologica in legno; • luce, illuminazione ad alta efficienza e illuminazione naturale, che metterà in mostra tecnologie dedicate ai sistemi per la veicolazione della luce naturale, moduli a LED, illuminazione a fibre ottiche, e molto altro ancora; • verde, il verde nell’ambiente costruito, dove si potranno vedere sistemi per tetti verdi, giardini pensili, verde verticale, integrazione del verde con tecnologie solari e tecnologie dedicate al verde urbano; • geotermia, applicazioni nel residenziale e nel produttivo e terziario, con impianti a pompe di calore, sonde geotermiche, tecniche di perforazione e sistemi dedicati alla climatizzazione. L’appuntamento con SOLAREXPO & GREENBUILDING è dal 7 al 9 maggio 2009 presso la Fiera di Verona. Segreteria organizzativa Expoenergie srl Tel. 0439 849855 - Fax 0439 849854 info@solarexpo.com - www.solarexpo.com Ufficio stampa cell. 347 9306784 press@solarexpo.com


INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO

L’ISTAT ha pubblicato i dati sulle emissioni atmosferiche in Italia per gli anni 1990-2006

LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE SONO RESPONSABILI DELL’80% DI GAS SERRA

In testa l’industria manifatturiera, segue immediatamente il settore “Energia elettrica, Gas e Acqua”

Nel periodo 1990-2006, oltre l’80% delle emissioni inquinanti e più del 90% delle emissioni che sono all’origine del fenomeno dell’acidificazione sono generate dalle attività produttive, mentre la parte restante è attribuibile alle attività di consumo delle famiglie. A dirlo è l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) che ha pubblicato il 28 gennaio 2009 gli aggregati NAMEA (National Accounting Matrix Includine Environmental Accounts), la matrice dei conti economici nazionali integrata con quelli ambientali. Il conto-satellite NAMEA permette di confrontare, infatti, gli aggregati economici di produzione, valore aggiunto, occupazione e consumi finali delle famiglie con i dati relativi ad alcune pressioni che le attività produttive e di consumo esercitano sull’ambiente naturale. Sulla base dei dati NAMEA regionali si possono calcolare interessanti indici certi, quali: • il Global Warming Potential (GWP) in cui vengono sintetizzate (in tonnellate di CO2 equivaleni), con pesi adottati a livello internazionale, le emissioni dei principali gas serra; • il Potential Acid Equivalent (PAE), in cui vengono sintetizzate, con pesi adottati a livello internazionale (basati sul numero di ioni idrogeno per tonnellata di gas emesso), le emissioni dei principali gas acidificanti; • Ozone Phormation Potentials (OPP), in cui vengono presi in esame e contabilizzate le emissioni che danno luogo alle formazioni di ozono. Nel dettaglio sono state considerate le emissioni di 18 inquinanti: • CO2 (anidride carbonica), N2O (protossido di azoto), CH4 (metano), in relazione all’effetto serra; • SOX (ossidi di zolfo), NH3 (ammoniaca), NOX (ossidi di azoto), in relazione all’acidificazione; • COVNM (composti organici volatili non metanici), CO (monossido di carbonio), NOX (ossidi di azoto), CH4 (metano), in relazione alla formazio-

ne dell’ozono; • PM10 (particolato atmosferico), As (arsenico), Cd (cadmio), Cr (cromo), Cu (rame), Hg (mercurio), Ni (nichel, Pb (piombo), Se (selenio), Zn (Zinco), in relazione agli elementi chimici metallici che hanno una densità relativamente alta e sono tossici in basse concentrazioni. Sono stati, inoltre, effettuati prelievi diretti su 4 tipi di risorse naturali vergini: - vapore endogeno; - combustibili fossili; - minerali; - biomasse. Una tavola di raccordo, per ciascun inquinante atmosferico, esplicita la relazione esistente fra le emissioni incluse nella NAMEA e quelle calcolate dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca Ambientale) nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e della Convenzione di Ginevra sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero (United Nations - Economic CommissCommission for Europe Convention on long range transboundary air pollution). Principali risultati Nel 2006 oltre l’80% delle emissioni di inquinanti “ad effetto serra” e più del 90% delle emissioni che sono all’origine del fenomeno dell’”acidificazione” sono state generate dalle attività produttive, mentre la parte restante è attribuibile alle attività di consumo delle famiglie; nel caso dei gas responsabili della formazione dell’ozono troposferico la quota delle famiglie risulta pari al 37% delle emissioni complessive2 (Figura 1). Tra le attività produttive che maggiormente contribuiscono alle emissioni di inquinanti figurano: - le “Attività manifatturiere”, da cui proviene il 27,1% delle emissioni complessive di gas ad effetto serra, il 18,6% del totale nel caso dell’acidificazione e il 23,8% per il fenomeno

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della formazione dell’ozono troposferico; - il settore “Agricoltura, silvicoltura e pesca”, che contribuisce per più del 40% alle emissioni complessive di sostanze acidificanti; - il settore “Energia elettrica, gas e acqua”, che genera il 26% delle emissioni complessive di gas ad effetto serra e il 9,8% delle sostanze acidificanti; - le attività di “Trasporto” in conto terzi, a cui è attribuibile il 13% del totale sia nel caso dell’acidificazione sia nel caso della formazione di ozono troposferico. Effetto serra Attività manifatturiere 27,1% Trasporto 7,5% Smaltimento rifiuti e altri servizi 5,1% Altre attività economiche 6,9% Famiglie 19,1% Energia elettrica, gas e acqua 26,0% Agricoltura, caccia e silvicoltura 8,2% Acidificazione Energia elettrica, gas e acqua 9,8% Trasporto 12,8% Smaltimento rifiuti e altri servizi 1,6% Altre attività economiche 7,0% Attività manifatturiere 18,6% Agricoltura, caccia e silvicoltura 41,5% Famiglie 8,8% Formazione di ozono troposferico Energia elettrica, gas e acqua 5,2% Altre attività economiche 11,4% Trasporto 12,7% Smaltimento rifiuti e altri servizi 2,9% Famiglie 36,8% Agricoltura, caccia e silvicoltura 7,3% Attività manifatturiere 23,8% Le emissioni generate dalle famiglie derivano soprattutto dall’uso di combustibili per il trasporto privato (pari a quasi il 10% delle emissioni complessive di gas serra nel 2006 e ad oltre il 25% nel caso della formazione di ozono troposferico) e dall’uso di combustibili per il riscaldamento domestico e gli usi di cucina (responsabili nel 2006 del 10% circa delle emissioni complessive


di gas serra). Nel corso del periodo 1990-2006 il peso delle attività produttive nella generazione delle emissioni atmosferiche, pur rimanendo significativamente superiore a quello delle famiglie (Tabella 1), è diminuito. La riduzione è particolarmente rilevante nel caso degli inquinanti che causano la formazione di ozono troposferico (alla cui generazione le attività produttive hanno fornito un contributo pari a circa il 63% del totale nel 2006 a fronte del 71% circa del 1990), più limitata nel caso dell’effetto serra (da un contributo dell’84% circa nel 1990 a meno dell’81% del 2006), minima nel caso dell’acidificazione (dal 92% al 91% circa).

Figura 1 - Emissioni atmosferiche delle attività economiche e delle famiglie per tema ambientale Anno 2006 (composizione percentuale)

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Il profilo ambientale dei settori economici Con riferimento alle sole emissioni generate dalle attività produttive la Figura 2 mostra come per “Agricoltura, silvicoltura e pesca” e per “Energia elettrica, gas e acqua” nel 2006 il contributo percentuale alla pressione sull’ambiente si attesti, per alcune tematiche, su valori marcatamente più elevati rispetto al contributo fornito alla creazione di valori economici, misurato in termini di produzione, valore aggiunto e occupazione. Nel caso del “Trasporto” il peso del settore in termini di emissioni è superiore al peso nell’economia nazionale, ma la differenza è ridotta rispetto ai casi precedenti. Un profilo ambientale simile, in cui il contributo percentuale fornito alla creazione di valori economici è assai inferiore a quello relativo alle emissioni atmosferiche che causano effetto serra, acidificazione e formazione di ozono troposferico, caratterizza anche le attività manifatturiere che maggiormente generano inquinanti atmosferici, quali l’industria della raffinazione, l’industria chimica, la produzione del cemento e la produzione dell’acciaio. Per il complesso delle “Attività manifatturiere”, invece, come pure per


Tabella 1 - Emissioni atmosferiche causate dalle attività economiche e dalle famiglie per tema ambientale (tonnellate di CO2 equivalente, tonnellate di potenziale acido equivalente e tonnellate di potenziale di ozono troposferico) - Anni 1990 e 2006

le attività di smaltimento dei rifiuti e altri servizi, il peso rispetto ai temi ambientali considerati risulta nel 2006 paragonabile al contributo fornito alle variabili economiche. Per una corretta interpretazione dei profili ambientali occorre tenere conto che a ciascun settore vengono attribuite tutte le emissioni direttamente causate dai processi produttivi caratteristici delle attività in questione e dai processi di riscaldamento e di trasporto in conto proprio. In tal modo a ciascuna attività sono associate le emissioni generate per soddisfare la domanda complessiva dei suoi prodotti, indipendentemente dalla utilizzazione (finale o intermedia) dei prodotti stessi. Viceversa nelle analisi in cui le pressioni ambientali vengono ri-

condotte alla domanda finale a ciascuna attività economica sono attribuite tutte le emissioni generate per soddisfare la domanda finale dei propri prodotti sia quelle generate direttamente all’interno del proprio processo produttivo sia quelle generate indirettamente in altri processi produttivi ovvero nella realizzazione dei prodotti che costituiscono i propri consumi intermedi. Il decoupling tra performance economica e pressione sull’ambiente Il confronto tra la performance economica e le emissioni atmosferiche delle attività produttive in Italia mostra l’esistenza di un livello di decoupling (dissociazione tra crescita economica e pressioni ambientali che si verifica

Figura 2 - Profili ambientali per alcuni raggruppamenti di attività economiche - Anno 2006

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qualora la crescita delle attività produttive risulti superiore a quella delle pressioni sull’ambiente naturale esercitate dalle attività stesse) più elevato per i gas che contribuiscono al fenomeno della acidificazione e alla formazione di ozono troposferico che per i gas ad effetto serra. Ci sembra che quest’ultimo dato avvalori la tesi che ritiene necessaria la riconversione del modello economico in chiave di sostenibilità. Per poter uscire dall’attuale crisi economica, che si prospetta non semplice né passeggera, è necessario, mutuando Gianbattista Vico, cogliere le “opportunità” in quelle che “sembran traversie”.


CANTIERI APERTI

PROGRAMMA REGIONALE INFRASTRUTTURE VIARIE: 4,8 MILIARDI DI EURO DI INVESTIMENTI TERZA CORSIA AUTOSTRADA A14

FANO-GROSSETO E78

USCITA PORTO ANCONA A14

Investimenti per 480 milioni di euro in project financing, gara completata, avvio cantieri dei lavori programmati da Anas nel 2009 per il collegamento veloce del Porto con la grande viabilità.

I lavori in corso per 2 miliardi di euro di investimenti, 172 km lungo tutto il territorio delle Marche. Previsti 240 milioni di euro di opere di compensazione. Regione Marche premiata per “velocità di autorizzazione, consenso degli Enti locali e innovazione sui temi ambientali”.

Regioni Marche, Umbria e Toscana hanno definito l’intesa per la realizzazione dell’opera in project-financing, investimenti per 1,8 miliardi di euro, il Ministero sta avviando le procedure per la gara e la realizzazione dei lavori nel 2009.

DIRETTISSIMA SS76 ANCONA-PERUGIA Consegnati i lavori nei tratti Marche ed Umbria, 485 milioni di investimenti per bypassare in modo veloce gli Appennini e potenziare il sistema logistico integrato Porto-Aeroporto-Interporto.

DIRETTISSIMA SS77 CIVITANOVA-FOLIGNO BRETELLA DI URBINO

Lavori programmati in fase di realizzazione. Lavori avviati, aperta la Galleria “La Maddalena”, oltre 1 miliardo di investimenti programmati in realizzazione. L’infrastruttura, insieme a direttissima Ancona-Perugia e Pedemontana delle Marche, completa il progetto Quadrilatero.

PEDEMONTANA DELLE MARCHE Il progetto attraversa l’entroterra marchigiano, con interventi a stralci. Da Sud, aperto il tratto sulla SS 78 Picena, previsto l’adeguamento nel tratto Sforzacosta-Sarnano, finanziato il tratto Matelica-Fabriano, in corso di progettazione il tratto a Nord fino a Cagli.

MEZZINA E SS4 SALARIA

120 milioni di euro di investimenti programmati e in corso di realizzazione, con priorità della Regione presentata al Governo nazionale per il completamento delle opere.

PIANO REGIONALE INVESTIMENTI STRATEGICI • Avanza la realizzazione del programma regionale delle opere viarie e di trasporto in tutte le Marche che comprende molti altri interventi come le reti ferroviarie, l’adeguamento delle Gallerie di Cattolica e Castellano per lo sviluppo dell’intermodalità marchigiana, la complanare Fano-Pesaro,

la SS16 Adriatica, l’Interporto e l’Aeroporto delle Marche, i porti regionali, i servizi di trasporto locale, ecc.. • L’accellerazione di tali lavori e progetti fa parte anche del piano di investimenti strategici anti-crisi della Regione, che ammonta nel complesso a oltre 7 miliardi di euro, con

le dimensioni di una finanziaria nazionale. • Tale piano potrà favorire almeno 15.000 nuovi posti di lavoro, con investimenti in infrastrutture viarie e di trasporto, in reti immateriali a banda larga, in innovazione e ricerca, in infrastrutture sanitarie e scolastiche, in interventi del Piano-casa.

REGIONE MARCHE, FUTURO IN MOVIMENTO


EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE

MATTM e ENEA istituiscono un concorso per le scuole

“EDUCARSI AL FUTURO” Per l’insegnamento allo sviluppo sostenibile dell’intero Pianeta

“Ciò che manca al nostro sistema educativo è un insegnamento dedicato all’epoca planetaria che noi viviamo… nulla ci insegna lo stato del mondo in cui siamo” (Edgar Morin) Al centro dello sviluppo di tutti popoli del pianeta c’è il problema di come assicurare, entro pochi decenni, risorse naturali ed energia a quasi 9 miliardi di persone, la maggior parte delle quali vive nei paesi poveri, nel rispetto dei limiti in fisici del nostro è sistema terrestre. Questo tema coinvolge direttamente tutti: le nazioni povere che, essendo le prive richiederanno quantità di energia sempre maggiori per raggiungere condizioni di vita dignitose; i paesi sviluppati che dovranno necessariamente modificare i loro stili di vita, consumi, tecnologie e fonti energetiche. L’umanità, nel suo complesso, deve imparare a vivere in modo eticamente ed ambientalmente sostenibile. La scuola, luogo di formazione ed espressione di interessi generali legate al futuro è il soggetto principale di questa nuova missione educativa planetaria. Ma l’attuale sistema scolastico, che tende a disaggregare i saperi in materie poco comunicanti fra loro, si trova in difficoltà nell’affrontare tematiche complesse, multidisciplinari e di scala planetaria. La scuola deve informare sullo stato del pianeta, ragionare sui futuri scenari di sviluppo dei popoli, promuovere stili di vita e tecnologie sostenibili, accrescere la consapevolezza che l’umanità ha un unico comune destino. La scuola deve “insegnare l’identità terrestre”. Per svolgere il suo nuovo compito la scuola ha bisogno di aggiornarsi e ricomporre i suoi saperi, per questo è necessario

che enti di ricerca ed esperti collaborino con le scuole per realizzare nuovi materiali didattici che offrano agli studenti un quadro ampio ed aggiornato di conoscenze umane, scientifiche e tecnologiche necessarie ad educarsi al futuro. A tal fine è stato attivato tra ENEA (Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) e MATTM (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare), un programma di collaborazione per assicurare continuità e diffusione al Progetto “Educarsi al futuro” ed avviare la creazione di una “Rete nazionale di scuole per un futuro sostenibile” finalizzata all’aggiornamento professionale dei docenti, allo sviluppo della progettualità delle scuole e alla produzione di nuovi materiali didattici sulle problematiche dello sviluppo sostenibile. Il Progetto “Educarsi al futuro” si rivolge a gruppi di docenti di diverse discipline e a classi di studenti che vogliono approfondire nuovi saperi umanistici, sociali, scientifici e tecnologici, necessari per comprendere lo stato del Pianeta in cui viviamo e promuovere una cultura della cittadinanza terrestre e del futuro sostenibile. Il Progetto vuole coinvolgere le Consulte provinciali degli studenti e le Direzioni scolastiche nella creazione di una “Rete di scuole per lo sviluppo sostenibile” in collaborazione con gli Uffici Scolastici e Istituzioni Regionali e Locali. In particolare il progetto ha le seguenti finalità principali: - realizzare nuovi percorsi e materiali didattici interdisciplinari dedicati alle problematiche dello sviluppo sostenibile, per i diversi gradi e ordini di scuole; - iniziative scolastiche di informazione e sensibilizzazio-

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ne della cittadinanza per promuovere l’uso efficiente di energia e le fonti rinnovabili; - realizzare progetti di cooperazione internazionale finalizzati allo sviluppo rurale e alla riduzione della povertà, attraverso l’elettrificazione di scuole e villaggi del Sud del mondo con energia rinnovabile: campagna SUSTAIN (Sustainable Future Students African-Italian Network). Percorsi di didattici sullo sviluppo sostenibile Il primo obiettivo del Progetto “Educarsi al futuro” è produrre all’interno della scuola e con l’assistenza di ricercatori ENEA ed esperti, nuovi percorsi e materiali didattici interdisciplinari sulle diverse problematiche connesse allo sviluppo sostenibile dell’intero Pianeta: energia, ambiente, cambiamenti climatici, nuove tecnologie, rapporto Nord-Sud, lotta alla povertà, diritti dei popoli, economia e governo mondiale. I nuovi percorsi didattici potranno essere prodotti anche in rete tra scuole di diversa tipologia in modo da creare occasioni di scambio e di integrazione tra studenti di Istituti dello stesso territorio. Si vogliono promuovere collaborazioni orizzontali e verticali tra scuole, attivando laboratori, seminari e stage gestiti da studenti che diventano tutor di studenti di altre scuole. Progetti territoriali per la promozione di tecnologie e stili di vita sostenibili Il secondo obiettivo è promuovere iniziative comuni tra scuola, istituzioni e imprese, finalizzate alla diffusione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica sul territorio. A questo scopo, in accordo con i responsabili locali delle politiche educative, dell’ambiente e dell’energia, si vogliono promuovere: - forum ed incontri territoriali con istituzioni, scuole, esperti ed imprese del settore per la sensibilizzazione e informazione della cittadinanza sui benefici ambientali, economici ed occupazionali collegati allo sviluppo del settore; - adeguamento dei regolamenti comunali e progetti dimostrativi territoriali a favore del risparmio di energia, mobilità sostenibile e installazione di impianti solari termici fotovoltaici negli impianti sportivi, scuole, ospedali, alberghi e nelle abitazioni; - corsi scolastici e post-scolastici di qualificazione professio-

nale per progettisti ed installatori di impianti solari termici e fotovoltaici presso Istituti Tecnici e Professionali. Cooperazione internazionale il terzo obiettivo è creare reti di scuole che in collegamento con scuole ed università di una regione del Sud del mondo, realizzano progetti internazionali di cooperazione allo sviluppo e lotta alla povertà nelle zone rurali, centrati sulla diffusione delle fonti di energia rinnovabile. Due miliardi di persone oggi vivono senza energia elettrica; l’energia solare può consentire uno sviluppo diffuso e autonomo dei Paesi poveri e soddisfare bisogni primari di tutti popoli del pianeta. SUSTAIN è una campagna che promuove progetti di cooperazione di scuole italiane con studenti africani per fornire energia elettrica solare a scuole di villaggi rurali, in modo sostenibile, semplice ed economico, con piccoli sistemi fotovoltaici del costo di € 3.500. È sufficiente un contributo pari a un euro al mese per studente, perché ciascuna scuola italiana possono donare, ogni anno, un Kit fotovoltaico. Una rete di scuole italiane in accordo con le istituzioni locali e con l’aiuto di ONG attive nei territori di interesse, potrebbe anche realizzare un progetto dimostrativo per la creazione di un collegio scolastico autosufficiente in una regione africana con sistemi integrati a energie rinnovabili per autoproduzione di energia, alimenti e acqua potabile. Il villaggio-scuola potrà essere dotato di pannelli fotovoltaici, lampade, pompa solare sommersa per usi agricoli, potabilizzatore a luce ultravioletta, mulino per la macinazione dei cereali, frigo, radio, TVR e computer per la scuola. Concorso Nell’ambito del suddetto Programma è stato ora istituito dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con l’ENEA l’omonimo concorso “Educarsi al futuro”, riservato alle scuole che nel corso dell’anno scolastico 2008-09, realizzino percorsi materiali ed esperienze didattiche innovative sulle problematiche connesse allo sviluppo sostenibile, da diffondere attraverso il sito del progetto: www.educarsialfuturo.it. (vedi Box alla pagina seguente).

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- un sistema fotovoltaico che ciascuna delle sei scuole vincitrici potrà destinare all’elettrificazione di una scuola rurale africana da lei prescelta (valore approssimativo del Kit fotovoltaico 4-5 mila euro). - un premio in denaro così ripartito: 1° premio 2.000,00 euro 2° premio 1.000,00 euro 3° premio 900,00 euro 4° premio 800,00 euro 5° premio 700,00 euro 6° premio 600,00 euro Ulteriori premi, eventualmente messi a disposizione attraverso donazioni di soggetti esterni, saranno attribuiti dalla Giuria con i medesimi criteri specificati di cui all’art. 6, secondo la graduatoria finale.

REGOLAMENTO DEL BANDO “EDUCARSI AL FUTURO” Articolo 1 L’ENEA e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare istituiscono il Concorso nazionale “Educarsi al futuro” riservato alle scuole che, nel corso dell’anno scolastico 2008-09, realizzano percorsi, materiali ed esperienze didattiche innovative sulle problematiche connesse allo sviluppo sostenibile, da diffondere attraverso il sito web del progetto. Lo svolgimento del Concorso è curato da ENEA, attraverso la Segreteria organizzativa appositamente costituita. Articolo 2 Possono partecipare al Concorso tutti gli Istituti scolastici, statali e paritari, di ogni ordine e grado, ubicati su territorio nazionale, mediante la presentazione di: • un lavoro realizzato da più Istituti scolastici associati in Rete di scuole e presentato dall’Istituto capofila della Rete; • un lavoro realizzato e presentato da un singolo Istituto scolastico. Un Istituto scolastico può partecipare al Concorso presentando più lavori, come singolo Istituto o associato in Rete, purché non prodotti dal medesimo gruppo di studenti e docenti.

Articolo 8 I premi per i lavori scolastici selezionati dalla Giuria potranno essere corrisposti: • all’Istituto scolastico che ha presentato e realizzato il lavoro come singola scuola; • all’Istituto scolastico capofila di una Rete di scuole, che condividerà il premio assegnato con le scuole della Rete che hanno collaborato alla realizzazione del lavoro.

Articolo 3 Sono ammessi al Concorso i lavori realizzati da Istituti scolastici, che hanno per oggetto: • percorsi e materiali didattici interdisciplinari su temi connessi allo sviluppo sostenibile; • iniziative scolastiche di informazione e sensibilizzazione di genitori e cittadini; • progetti per promuovere l’uso efficiente dell’energia, le fonti rinnovabili e la mobilità sostenibile nel territorio; • progetti di cooperazione per la promozione delle fonti rinnovabili nel Sud del mondo.

Articolo 9 Sono ammesse al Concorso le scuole che, entro la scadenza indicata del 30 Aprile 2009 e secondo le modalità di spedizione sotto indicate, avranno inviato: 1. il modulo di iscrizione debitamente compilato e sottoscritto dai Dirigenti scolastici come da: • allegato 1, per lavori realizzati da una singola scuola; • allegato 2, per lavori realizzati da una rete di scuole associate; 2. il materiale oggetto del lavoro presentato al Concorso con la relativa documentazione, su supporto informatico, per la pubblicazione sul sito www.educarsialfuturo.it. La spedizione potrà avvenire tramite: mail, all’indirizzo educarsialfuturo@casaccia.enea.it; posta raccomandata, all’indirizzo: Concorso Nazionale “Educarsi al Futuro” ENEA - ASPRES - RES-RELPROM Lungotevere Thaon di Revel, n. 76 - 00196 Roma

Articolo 4 Al Concorso sono ammesse le scuole che presentano la documentazione richiesta nel presente regolamento entro il termine del 30 Aprile 2009. Articolo 5 Tutte le richieste di partecipazione al Concorso saranno preliminarmente esaminate dalla Segreteria Organizzativa dell’ENEA allo scopo di valutarne la conformità al presente Regolamento. Successivamente le candidature verranno sottoposte alla Giuria del Concorso. La Giuria seleziona i vincitori del Concorso e quelli di eventuali premi speciali. Il giudizio della Giuria e della Segreteria Organizzativa dell’ENEA sono insindacabili ed i partecipanti, sottoscrivendo il Modulo di iscrizione (allegato 1 e 2), ne accettano implicitamente i risultati. La Giuria del Concorso è composta da due esperti designati dall’ENEA e da due esperti designati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Articolo 10 Il Regolamento e le graduatorie dei vincitori del Concorso saranno pubblicate sul sito web del progetto www.educarsialfuturo.it e sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare www.minambiente.it. Articolo 11 L’Istituto scolastico partecipante al Premio, fin dal momento della sua iscrizione, si dichiara responsabile in caso di citazione in giudizio per un’eventuale violazione dei diritti d’autore. Eventuali diritti d’autore sul lavoro inviato rimangono in possesso del legittimo proprietario. Il partecipante autorizza l’ENEA e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ad avviare, anche in collaborazione con altri soggetti, iniziative tese alla pubblicazione, divulgazione e comunicazione a terzi di tutte le informazioni contenute nei lavori presentati al Concorso, nonché alla promozione di attività rivolte all’industria, alla pubblica amministrazione, alla scuola, all’università per la valorizzazione dei contenuti dei lavori, citandone la fonte.

Articolo 6 I lavori presentati dalle scuole saranno selezionati dalla Giuria del Concorso secondo i seguenti criteri: • grado di innovazione della didattica e di aggiornamento degli insegnamenti curriculari; • approccio multisciplinare alla tematica prescelta; • livello di coinvolgimento degli studenti; • attivazione di collaborazioni orizzontali e/o verticali con altre scuole; • realizzazione di progetti di cooperazione internazionale; • promozione di iniziative locali a favore del risparmio e delle fonti rinnovabili.

Articolo 12 L’Organizzazione del Concorso (Segreteria Organizzativa, Giuria, ENEA) non assume alcuna responsabilità per utilizzi illeciti degli elaborati inviati. In caso di controversia legale sarà competente il foro di Roma.

Articolo 7 Il Concorso prevede l’assegnazione di sei premi, consistenti in:

Per informazioni rivolgersi alla Segreteria Organizzativa presso educarsialfuturo@casaccia.enea.it.

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QUALITÀ E AMBIENTE

Pubblicati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente “Segnali ambientali - 2009”

STORIE DI UN’EUROPA INCAPACE DI VIVERE IN MODO SOSTENIBILE McGlade, Direttrice EEA: “Ridare valore agli elementi fondamentali della nostra vita” L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) all’inizio di ogni anno pubblica una Relazione, sotto forma di resoconti, fornendo istantanee degli argomenti più interessanti per il dibattito politico sull’ambiente e per il grande pubblico. Monitorando l’ambiente dei 27 Paesi membri e dei 5 Paesi associati, l’Agenzia individua, interpreta e comprende la varietà di segnali relativi alla salute e alla biodiversità. “Segnali Ambientali”, è questo il titolo della relazione, rispetta la complessità della scienza da cui trae informazioni ed è consapevole delle incertezze intrinseche a tutti gli argomenti trattati, ma il suo scopo è di raggiungere un pubblico ampio, che includa studenti, scienziati, responsabili delle politiche, agricoltori e piccole imprese. Per questo la relazione viene pubblicata in 26 lingue, con un approccio basato sul racconto di storie, in modo da comunicare meglio con un gruppo diversificato dei soggetti. Le storie trattate non sono esaustive, ma sono state scelte per la loro pertinenza al dibattito sulla politica ambientale in atto in Europa. Esse affrontano questioni prioritarie quali i cambiamenti climatici, la natura e la biodiversità, lo sfruttamento delle risorse naturali e la salute. Se, da un lato, ogni storia è incentrata su un tema specifico, dall’altro lato l’insieme dei racconti evidenzia anche le numerose relazioni che intercorrono tra argomenti apparentemente indipendenti gli uni dagli altri. Nel presentare “Segnali”, la Prof.ssa Jacqueline McGlade, Direttrice esecutiva dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, ha sottolineato che “Questo sarà un anno storico per l’ambiente, che culminerà con un importante vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Copenhagen il prossimo dicembre. Il vertice, forse il principale convegno ambientale fino ad oggi, dovrà provvedere alla successione del protocollo di Kyoto”. “Le emissioni di gas serra a effetto serra sono solo un sintomo di un problema molto più profondo: la nostra incapacità di vivere in modo sostenibile - ha proseguito la Direttice EEA La portata di queste problematiche ambientali non deve però paralizzarci e indurci all’inazione, bensì deve sensibilizzarci e incoraggiarci a sviluppare modelli più sostenibili di vita, crescita, produzione e consumo”. “In fin dei conti, stiamo parlando di ridare valore agli elementi fondamentali della nostra vita - ha concluso la McGlade In un momento in cui i mercati monetari stanno cercando l’orientamento, forse l’ambiente può indicare la via”. “Every breath you take” In questo numero proponiamo una delle 8 storie inserite nell’edizione 2009 di “Segnali” che ha per titolo “Ogni boccata d’aria”. Non sappiamo se sia stata coincidenza che il titolo sia lo stesso della celebre canzone dei Police (Sting), ma ci piace pensare che sia voluto, quale messaggio alle giovani generazioni, come alle altre categorie più generiche di persone, ad essere

più attente ed informate sui dati scientifici per accrescere il livello di consapevolezza che gli atteggiamenti e le soluzioni che assumeranno “condizioneranno noi, la nostra era e, in ultima istanza, l’eredità che lasceremmo al Pianeta” (Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite). “OGNI BOCCATA D’ARIA”. Inquinamento atmosferico I protagonisti di questa storia sono di fantasia. I dati, però, sono reali. La storia si svolge il 27 luglio 2008, quando a Bruxelles viene emesso un avviso sulla qualità dell’aria. Anna ha 37 anni e vive nel centro di Bruxelles. Lei e il suo figlioletto Johan stanno programmando una gita lontano dal caos della città. Anna soffre di asma e il suo dottore l’ha avvisata dei pericoli dell’inquinamento atmosferico, soprattutto nelle calde giornate d’estate. Anna ha sentito dire che la nebbia di Londra negli anni Cinquanta uccise 2.000 persone in una settimana. Ha ricordi d’infanzia in cui i telegiornali della sera trasmettevano immagini di pesci morti e alberi morenti a causa delle “piogge acide” portate per la prima volta all’attenzione popolare negli anni Settanta. La maternità e un recente attacco d’asma le hanno giustamente fatto tornare in mente la questione dell’inquinamento atmosferico. Il fatto è che le emissioni di molti inquinanti atmosferici sono calate in misura sostanziale in Europa rispetto a quando Anna era bambina. L’aria che lei e Johan respirano è molto migliorata rispetto al passato e la politica dell’aria è una delle grandi storie di successo degli sforzi ambientali dell’Unione europea. In particolare, la politica dell’UE ha tagliato drasticamente le emissioni di zolfo, il componente principale delle “piogge acide”. Per converso, l’azoto, anch’esso uno dei principali componenti delle “piogge acide”, non è stato trattato con la stessa attenzione e continua quindi a causare gravi problemi. Una percentuale significativa della popolazione urbana europea vive ancora in città in cui si superano i limiti imposti dall’Unione europea per la qualità dell’aria a protezione della salute umana. Ogni anno l’inquinamento atmosferico in Europa causa molti più decessi prematuri degli incidenti stradali. L’obiettivo europeo di raggiungere livelli di qualità dell’aria che non danneggino la salute delle persone o l’ambiente non è stato ancora realizzato. L’analisi dell’AEA suggerisce che 15 dei 27 Stati membri dell’UE non raggiungeranno uno o più obiettivi legalmente vincolanti di riduzione degli inquinanti atmosferici nocivi entro il 2010. Particolato e ozono Due inquinanti, il particolato fine e l’ozono a livello del suolo, sono ora generalmente riconosciuti come i più rilevanti in termini di impatto sulla salute. L’esposizione a

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lungo termine e di picco può determinare tutta una serie di effetti sulla salute, che vanno da una lieve infiammazione dell’apparato respiratorio alla mortalità prematura. Il particolato, un termine usato per descrivere una varietà di particelle sottili provenienti da fonti come gli scarichi dei veicoli e le stufe domestiche, colpisce i polmoni. L’esposizione può nuocere a persone di tutte le età, ma i soggetti con problemi cardiaci e respiratori preesistenti sono particolarmente a rischio. Secondo i dati più recenti dell’AEA, dal 1997 fino al 50% della popolazione urbana in Europa potrebbe essere stato esposto a concentrazioni di particolato superiori al limite fissato dall’Unione europea per proteggere la salute umana. Il 61% della popolazione urbana potrebbe essere stato esposto a livelli di ozono al di sopra dell’obiettivo dell’UE. È stato stimato che il PM2,5 (particolato fine) nell’atmosfera ha ridotto l’aspettativa di vita statistica nell’Unione europea di più di otto mesi. L’AEA ha osservato che, mentre le emissioni di questi due principali inquinanti atmosferici sono calate dal 1997, le concentrazioni misurate nell’aria che respiriamo sono rimaste pressoché le stesse. Allo stato attuale non sappiamo perché non vi sia stato alcun calo nelle concentrazioni ambiente, ma potrebbe trattarsi di una combinazione di più fattori: le temperature più alte causate dai cambiamenti climatici potrebbero influire sulla qualità dell’aria; forse ci troviamo all’estremità che riceve l’inquinamento da altri continenti, oppure la colpa è, per esempio, delle emissioni naturali di sostanze che formano ozono rilasciate dagli alberi.

smessi al web da stazioni di monitoraggio in ogni parte del paese. I progressi nel monitoraggio e nella disponibilità delle informazioni sull’inquinamento atmosferico sono un’altra delle storie di successo degli ultimi anni. Per esempio, i dati locali sui livelli di ozono vengono ora trasmessi al servizio “web per l’ozono” dell’AEA, che fornisce una panoramica della situazione in tutta Europa. Anna scorre una mappa del Belgio, zoomando su una stazione di monitoraggio nel centro di Bruxelles, a meno di due chilometri da casa sua. Il valore, rilevato qualche minuto prima, mostra livelli elevati di ozono a Bruxelles. Stando alle previsioni del sito web, infatti, i livelli supereranno i valori obiettivo dell’Unione europea quel giorno stesso e anche il giorno seguente (Figura 1). Anna lascia il suo condominio e si avvia verso la più vicina stazione della metropolitana, distante 10 minuti a piedi. Per strada è facile osservare tutte le conseguenze dei problemi causati dal traffico cittadino - e sentirne l’odore. Le emissioni degli scarichi delle auto nel centro di Bruxelles e in tutte le grandi città irritano l’apparato respiratorio, gli occhi e i polmoni. Anna e Johan entrano in stazione e prendono un treno per la campagna. Presto, mamma e figlio raggiungono un parco nazionale appena fuori Bruxelles. Un cartello li informa che stanno visitando un sito Natura 2000, una parte della rete ecologica estesa a tutta l’Europa, creata per mettere al sicuro gli habitat naturali e mantenere la varietà di vita animale e vegetale.

Una giornata in campagna Anna sta programmando una scampagnata con Johan. Prima di lasciare il suo appartamento, si connette a IRCEL, un servizio web governativo che fornisce una gran quantità di informazioni periodiche sulla qualità dell’aria in Belgio. Utilizzando le mappe, Anna può leggere i valori e le previsioni, tra l’altro, per il particolato, l’ozono, il biossido di azoto e l’anidride solforosa. I dati sono tra-

Fig. 1 L’ubicazione e i livelli di ozono nelle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria a Bruxelles domenica 27 luglio 2008. Quando il valore di ozono supera i livelli di sicurezza, viene visualizzato un triangolo rosso e le autorità locali devono informare gli abitanti e raccomandare di adottare precauzioni. Fonte: AEA, 2008.

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Azoto Ma cos’è quest’odore? Un trattore sta spruzzando concime liquido su un campo poco distante. È irritante, pensa Anna, ma fa anche parte della vera vita di campagna, presentata invece in maniera un po’ più romantica nei libri illustrati di Johan. L’odore pungente è causato da circa 40 sostanze chimiche diverse emesse dal concime. L’ammoniaca (NH3), un composto volatile dell’azoto, è una di queste. In concentrazioni molto elevate, l’NH3 è caustica e può danneggiare l’apparato respiratorio. Qui, però, i livelli non sono nocivi per la salute umana. Anna può tirare un sospiro, sia pur maleodorante, di sollievo. L’azoto è un nutriente essenziale in natura. Le forme reattive di azoto sono difatti usate dai nostri organismi per produrre proteine. Tuttavia, un eccesso di azoto può provocare seri problemi ambientali e alla salute. Le “piogge acide” si formano quando nell’atmosfera sono presenti livelli elevati di ossidi di zolfo e di azoto. Una delle grandi storie di successo della politica sull’inquinamento atmosferico negli ultimi decenni è stata la riduzione sostanziale delle emissioni di anidride solforosa. I 32 paesi membri dell’AEA hanno ridotto le emissioni di zolfo del 70% tra il 1990 e il 2006. L’azoto, invece, non è stato trattato con altrettanto successo. Con le emissioni di zolfo in calo, l’azoto è ora il principale componente acidificante presente nella nostra atmosfera. L’agricoltura e i trasporti sono le maggiori fonti di inquinamento da azoto. L’agricoltura da sola è responsabile di più del 90% delle emissioni di ammoniaca (NH3). Improvvisamente Johan, che stava camminando in maniera incerta, perde l’equilibrio e cade in un cespuglio di ortiche. Dopo averlo aiutato a risollevarsi e averlo ripulito, Anna nota ortiche ovunque. Le riaffiorano alla mente vividi ricordi d’infanzia del giardino di un vicino. Allora le ortiche crescevano attorno a un mucchio di concime che veniva anche usato per riversarvi gli escrementi del pollame. Questa non era una coincidenza: l’ortica è un indicatore di concentrazioni elevate di azoto nei terreni. L’“eutrofizzazione” è la causa più probabile di questa esplosione di ortiche tutt’attorno a Johan. Si verifica quando un ecosistema ha a disposizione troppi nutrienti chimici (come l’azoto) sulla terra o nelle acque. In acqua si verifica una crescita eccessiva di piante che vanno poi in putrefazione, la qual cosa a sua volta determina ulteriori effetti come l’impoverimento di ossigeno. I pesci e altri animali e piante finiscono per soffocare, una volta esaurito l’ossigeno disponibile. Qui l’abbondanza di ortiche suggerisce che, pur essendo un habitat protetto, il sito Natura 2000 non è immune ai depositi di azoto trasportati dall’aria. La recinzione che protegge la zona non costituisce una difesa: infatti, costruire una serra

tutt’attorno sarebbe l’unico modo per proteggere totalmente la zona dalle sostanze trasportate dall’aria. Guardando avanti Poiché l’inquinamento atmosferico non presta la minima attenzione ai confini nazionali, il problema deve essere affrontato a livello internazionale. La Convenzione delle Nazioni Unite sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza (Convenzione LRTAP) del 1979 è stata sottoscritta da 51 paesi e costituisce il fondamento della lotta internazionale all’inquinamento atmosferico. Parallelamente, l’Unione europea ha sviluppato strategie volte a limitare le emissioni totali di ogni Stato membro, fissando limiti legalmente vincolanti. La “direttiva sui limiti nazionali di emissione” (NECD) è una politica fondamentale dell’Unione europea. Essa fissa “tetti” o limiti per quattro inquinanti: anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOX), composti organici volatili diversi dal metano (NMVOC) e ammoniaca (NH3). Gli Stati membri dovrebbero uniformarsi a questi limiti entro il 2010. L’AEA ritiene che siano ancora necessari ulteriori tagli alle emissioni al fine di proteggere adeguatamente l’ambiente e la salute. Un’analisi dell’AEA sui dati NECD più recenti indica che 15 Stati membri prevedono di non rispettare almeno uno dei loro quattro limiti, con 13 Stati che ventilano l’ipotesi di sforare i tetti per i due inquinanti contenenti azoto NOX e NH3. Nel 2009 la Commissione europea intende pubblicare una proposta di revisione dell’attuale NECD, comprendente limiti più severi per il 2020. Probabilmente saranno suggeriti per la prima volta limiti nazionali per il particolato fine (PM2.5). La NECD si riflette in direttive sulla qualità dell’aria che fissano valori limite e obiettivo per i principali inquinanti atmosferici. Una nuova direttiva, la direttiva per un’aria più pulita in Europa (CAFE), è stata adottata nell’aprile 2008. Per la prima volta, essa fissa valori limite legalmente vincolanti per le concentrazioni di PM2.5 (particolato fine), cui gli Stati dovranno uniformarsi entro il 2015. La Commissione europea sta anche richiamando i paesi che non hanno rispettato i limiti precedenti e, ove non siano stati formulati provvedimenti sufficienti per migliorare il rendimento, ha avviato procedimenti per inadempimento. Più tardi quella sera Anna, guardando il telegiornale, apprende che il governo ha emesso un avviso sulla qualità dell’aria in risposta ai livelli elevati di ozono oltre la soglia sancita dall’UE. L’avviso invita le persone con problemi respiratori ad adottare precauzioni, come evitare le attività faticose, fintantoché i livelli di ozono resteranno elevati.

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Il miliardario ecologista de Rothschild su una zattera di bottiglie di plastica

“PLASTIKI”: UN’AVVENTURA PER LA SALVAGUARDIA DEGLI AMBIENTI MARINI Ma il livello istituzionale non è ancora adeguatamente sensibile

“Plastiki”, la zattera di 20 m a base di bottiglie di plastica, con un telo dello stesso materiale a copertura, che da San Francisco (California) raggiungerà Sidney (Australia) dopo un percorso di 1.2000km, salperà il 28 aprile 2009. La data di partenza e il nome data all’ “imbarcazione” rievocano il giorno in cui Thor Heyerdhal partì nel lontano 1947 dal porto di Callao (Perù) con 5 uomini di equipaggio e il “Kon-Tiki”, la zattera di legno di balsa, con cui raggiunse le isole della Polinesia, per poter dimostrare che le affinità culturali tra gli abitanti di quelle isole e la civiltà pre-incaica erano dovute alla colonizzazione di quelle isole da parte delle antiche popolazioni sudamericane. Quella su cui si imbarcherà il giovane miliardario David de Rothschild ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul “Pacific Trash Vortex”, una specie di grande isola galleggiante costituita da rifiuti, prevalentemente plastici, creatasi nell’Oceano Pacifico settentrionale, tra le coste degli Stati uniti e le isole Hawaii. Su questa rivista due anni venne data la notizia delle gigantesche chiazze di rifiuti (garbage patch) che si sarebbero formate per effetto delle correnti oceaniche che hanno trasportato i rifiuti plastici di bottiglie, giocattoli, accendini, buste, ecc, in zone di mare prive di vento dove verrebbero intrappolati (cfr: “Tra isole coralline che scompaiono e isole di rifiuti che si formano”, in Regioni&Ambiente 2003, marzo 2003, pag 8 e segg.). Seppur prevista dalla NOAA (National Oceanic Atmospheric Administration) in un documento del 1988, era stato il californiano Charles Moore, fondatore del Centro “Algalita” per la Ricerca Marina di Long Beach (Ca), nonché capitano dell’ “Alguita”, una nave di ricerca oceanica privata, a descrivere per primo questo fenomeno nel 2003 con un articolo su “Natural History Magazine”, dopo averlo osservato nel corso di una spedizione oceanografica per studiare i movimenti delle correnti.

David de Rothschild

Lo scorso anno uno scienziato dell’ “Algalita Foundation”, Marcus Eriksen e il regista Joel Paschal erano partiti da Long Beach il 1° giugno ed erano arrivati il 28 agosto ad Honolulu (Ha) sulla zattera “Junk”, costituita dalla fusoliera di un vecchio aereo CESNA 310 sostenuta da 15.000 bottiglie di plastica, per fare studi statistici sui “reperti” di plastica che avrebbero incontrato e sull’entità di tale fenomeno. Dai rilievi effettuati su questa parte di Oceano Pacifico settentrionale, poco frequentato anche dai pescherecci per la scarsità di fauna ittica, sarebbe stata approssimativamente stimata in 5 milioni km2 l’estensione di questa “Trash Island”, come è stata battezzata, profonda fino a 30 metri e del peso di 3,5 milioni di tonnellate. Ma allora i media non diedero grande risalto all’avvenimento. Ci auguriamo che l’impresa che si appresta a compiere il bel barone, erede di uno degli imperi finanziari più grandi del mondo, possa avere maggior risonanza, stante la notorietà del personaggio, conosciuto alle cronache rosa per essere stato posto dalla rivista Tatler nel 2003 al 2° posto tra gli uomini più ambiti di Inghilterra (subito dopo il principe William e prima dell’attore Hugh Grant) e per essere stato colto dai paparazzi in compagnia dell’attrice Cameron Diaz, in occasione del “Live Earth”, il maxi-concerto svoltosi nel luglio 2007 in tutto il mondo, ma che al Giants Stadium di East Rutherford, (New Jersey), vicino alla città di New York, ebbe il maggior risalto per la fama dei cantanti e dei politici intervenuti, tra cui il promotore dell’evento Al Gore che lo organizzò per sensibilizzare cittadini e governanti sui gravi rischi che incombono sul futuro del nostro Pianeta a causa dell’effetto serra (cfr: “Può la musica salvare la Terra?”, in Regioni&Ambiente, n. 9 settembre 2007, pag 37 e segg.) David de Rothschild non è nuovo ad imprese “ambientaliste”, essendosi cimentato in una traversata in trekking dell’An-

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tartide e in un percorso da record nell’attraversamento dei ghiacciai dell’Artico. La sua passione ecologista, tra l’altro, l’ha indotto ad acquistare una fattoria di 440 ettari nell’Isola del Sud (Nuova Zelanda), dove le coltivazioni vengono condotte con tecniche ecosostenibili e rigorosamente biologiche, come pure a viaggiare all’interno della foresta amazzonica per testimoniarne lo stato conservazione. Per questa sua attività è stato insignito da National Geographic del titolo di “Esploratore emergente” e per la sua passione ecologista, l’UNEP, Agenzia dell’ONU per la Protezione Ambientale, l’ha voluto Ambasciatore di “Clean Up The World”, una delle maggiori campagne di volontariato internazionale, volta ad incoraggiare le comunità locali a “ripulire” gli ambienti in cui vivono. David ha pure fondato Adventure Ecology, un’associazione che, come riportato in epigrafe sul sito web, costituisce un mix di “suggerimenti, di Avventura, Educazione, Arti creative e Stili di vita ecosostenibili che ti permetterà di collegarti con i luoghi più stimolanti ambientalmente delicati del Pianeta al fine di trarre ispirazione per conseguire la tua vera e propria missione per la Terra”. “L’avventura è talvolta un esercizio piuttosto egoistico perché riguarda te stesso e le tue ispirazioni - ha dichiarato il trentenne David de Rothschild - Ho deciso di educare alla vitalità che pervade ogni cosa”. All’interno del sito, poi,un blog chiamato “Mission Control”, permette ai bambini tra 9 e 12 anni di interagire e comunicarsi informazioni di carattere ambientale di cui hanno avuto esperienza e conoscenza. Qualche mese fa è stato tradotto in italiano e pubblicato con il titolo “TERRA. Il Pianeta prezioso”, il suo manuale di buoni consigli per compiere azioni, anche piccole e apparentemente insignificanti, per aiutare il nostro Pianeta. “È più concreto pensare che come consumatori abbiamo un potere enorme: se non compriamo, il business si deve adeguare. È l’ora di darci una mossa!” Le “pattumiere” del Pacifico in realtà sono due. Come è possibile osservare dal sito web di Greenpeace che mostra la dinamica delle “Trash Vortex”, ce n’è un’altra nella zona occidentale del Pacifico al largo delle coste giapponesi, della quale non sono stati fatti rilievi (vedi cartina). Si calcola che ogni anno siano prodotti 100 milioni di tonnellate di plastiche, di cui circa il 10% finisce in mare.

Questo fenomeno altera gli equilibri della biologia marina, con riflessi ambientali preoccupanti per l’aumento delle cosiddette zone morte (dead zones) in cui l’impossibilità del ricambio delle acque non favorisce la vita, e per gli effetti che la degradazione della plastica provoca sugli animali marini e sulla relativa catena alimentare. Un rapporto UNEP del 2006 ha stimato che ogni miglio quadrato di oceano contenga 46.000 pezzi di plastica. Gli studiosi dell’Algalita Foundation hanno osservato che gli inquinanti che si accumulano nelle materie plastiche superano di un milione di volte il livello dei veleni che galleggiano nelle acque degli oceani. A loro dire, i polimeri plastici sono spugne per DDT, PCBS, NPS, sostanze tossiche che non si dissolvono nell’acqua del mare. Sulla base di ricerche e spedizioni essi hanno potuto osservare che nel Pacifico settentrionale la plastica sopravanza lo zooplancton in termini di concentrazione 10:1 e il fenomeno non è limitato solo alla garbage patch, visto che al largo di Los Angeles (Ca) il rapporto è già di 2,5 a 1. Certo, ridurre l’inquinamento della plastica non è semplice, visto il grande uso e consumo di questo materiale che ha caratterizzato i prodotti del XX secolo, tuttavia è possibile intraprendere azioni per ridurne l’impatto ambientale. La ricerca scientifica è ormai in grado di fornire tutta una serie di plastiche biodegradabili, con una serie di proprietà adatte per i vari prodotti di consumo, ma senza il supporto del livello istituzionale che ne obblighi la commercializzazione, dell’informazione che sensibilizzi l’opinione pubblica, del cittadino che nella quotidianità ne sostenga l’acquisto, la loro diffusione sarà limitata. Bisogna che i Governi assumano decisioni condivise per salvaguardare dagli inquinamenti gli ambienti marini. Il 21 gennaio la Commissione UE ha presentato la Strategia per raggiungere gli obiettivi dell’economia marittima entro il 2018, tra cui quello definito “zero vaste-zero emission” per ridurre le emissione di gas serra ad opera delle navi, ad opera dei trasporti marittimi e rafforzare la legislazione sullo smaltimento dei rifiuti navali tramite l’implementazione degli impianti di smaltimento nei porti. In merito vale la pena ricordare che la Direttiva 2009/59/CE, sulla base della convenzione MARPOL 73/1978 di cui tutti gli stati membri sono stati firmatari, impone a tutti i paesi UE di mettere a disposizione adeguati sistemi portuali di ri-

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fiuti provenienti dalle navi che vi approdano. Diversamente dall’Annesso V di MARPOL 73/1978 che contiene le norme per gli scarichi in mare, la Direttiva succitata detta le norme per le operazioni che le navi effettuano, mentre si trovano nei porti UE, trattando in modo particolareggiato le responsabilità, le modalità di conferimento dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui di carico, nonché le disposizioni relative ai piani di raccolta e gestioni dei rifiuti per ciascun porto, onde rafforzare la protezione dell’ambiente marino. L’Italia ha recepito la Direttiva in questione il 24 giugno 2003 (D. Lgs. 182/2003), in ritardo rispetto al termine ultimo previsto del 28 dicembre del 2002. Nel giugno del 2004, la Commissione UE sollecitava l’Italia a confermare l’adozione dei Piani da parte di tutti i porti del nostro territorio trasmettendo quelli relativi ad un campione previsto di 19 porti.

Solo l’anno successivo, lo stato italiano comunica i Piani di raccolta rifiuti di 4 porti e i “progetti” di altri. La Commissione UE nell’ottobre 2005, formulava, quindi, un parere motivato con cui l’Italia veniva invitata a prendere i provvedimenti necessari per conformarsi al parere entro due mesi. Alla scadenza, l’Italia è stata in grado di presentare solo i Piani di raccolta di 10 porti sui 19 richiesti dalla Commissione, sostenendo che per gli altri che non ne disponevano la gestione dei rifiuti veniva effettuata in conformità alle Ordinanze dei Comandanti di Porto, in attesa della predisposizione dei relativi Piani. Di qui, il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia delle Comunità Europea e l’inevitabile condanna (sentenza del 25 settembre 2008, c/368/07) perchè la motivazione addotta non poteva essere accolta: “l’obbligo di elaborare Piani di gestione rifiuti non può ritenersi adempiuto mediante mere misure preparatorie”.

Le correnti del Nord Pacifico si muovono in senso orario, descrivendo una spirale o un vortice che tende a intrappolare i rifiuti che si originano dalle sorgenti ai bordi del Nord Pacifico. Le plastiche e le altre immondizie che si accumulano in dette aree si collocano nelle zone di “pesca” delle colonie di uccelli del Pacifico.

(Fonte: Greenpeace - Indipendent) Tappi di bottiglie e altri oggetti in plastica sono visibili dentro la carcassa decomposta di questo albatros di Laysan sull’atollo Kure, una remota e disabitata regione del Nord Pacifico. L’uccello ha probabilmente scambiato le plastiche per cibo e le ha ingerite mentre si foraggiava. (foto Cinzia Vanderlip)

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SERVIZI AMBIENTALI

RIFIUTI NAVALI: UN MISTERO DA RISOLVERE Intervista con la segretaria nazionale di ANSEP-UNITAM, alla scoperta delle problematiche e prospettive di un comparto aziendale in prima linea per la tutela dell’ambiente marino di Alberto Piastrellini

ANSEP-UNITAM è l’Associazione che raggruppa, a livello nazionale, le aziende che operano nel settore dei Servizi Ecologici Portuali e della Tutela dell’Ambiente Marino. Nata nel maggio del 1999 dalla fusione di due preesistenti associazioni (ANSEP - Associazione Nazionale Servizi Ecologici Portuali ed UNITAM - Unione Nazionale Imprese per la Tutela dell’Ambiente Marino), oggi conta 50 Associati che rappresentano Aziende operanti nella quasi totalità dei porti italiani. Esse dispongono di centinaia di mezzi, sia nautici che terrestri, ed una forza lavoro ben superiore alle 5.000 unità. L’Associazione, collabora con diverse strutture Pubbliche sia a livello nazionale, che a livello locale, nonché con tutti i Soggetti implicati nelle attività portuali. Inoltre aderisce alla Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica) e all’Euroshore (Association of Shore Reception Facilities in Europe and Beyond) L’Associazione si propone di: • tutelare gli interessi degli Associati per quanto attiene le loro attività nella difesa e salvaguardia del mare e dell’ambiente e della sicurezza ambientale nei porti; • assumere la rappresentanza degli Associati nei confronti di privati, della Pubblica Amministrazione, del Governo Italiano e della Comunità Europea; • elevare la professionalità e la qualità dei servizi offerti dagli Associati promuovendo scambi di esperienze,

studi e ricerche, organizzando convegni, seminari, corsi di formazione e specializzazione e curando l’edizione di testi specifici e di “periodici” informativi. Obiettivo primario dell’organismo è quello di pervenire ad una stabile collaborazione con tutti i soggetti che possano tener conto delle diverse realtà e problematiche locali così come uniformare e semplificare a livello nazionale le norme in materia, adottando criteri che tengano conto delle strutture, delle esigenze degli utilizzatori dei servizi, delle peculiarità dei singoli porti, delle metodologie operative e di quant’altro connesso alle attività delle aziende associate. Per meglio conoscere questa realtà, socializzandone, nel contempo, risultati conseguiti e problematiche irrisolte, abbiamo intervistato Simona Giovagnoni, Segretaria Nazionale ANSEP-UNITAM, da poco eletta a questa carica.

mi ha offerto la possibilità di verificare e “toccare con mano” le molteplici soluzioni tecniche e logistiche che 50 diverse aziende oppongono alla stessa fondamentale problematica: quella dei servizi ecologici portuali. Se dovessi sintetizzare in poche parole il mio lavoro attuale, posso affermare che il mio compito è quello di fornire giornalmente le riposte adeguate agli associati che vedono nella struttura associativa un punto di riferimento per assistenze, aggiornamenti normativi e quant’altro riguarda l’intricato settore della consulenza giuridica in materia ambientale. Faccio un esempio. Se un associato ha qualche problema a livello locale con gli Enti di riferimento, per quanto riguarda una data tipologia di servizio, l’Associazione, oltre ad intervenire direttamente, fornisce all’associato stesso tutto il supporto giuridico per la corretta interpretazione delle normative di riferimento.

Dott.ssa Giovagnoni, può raccontarci il suo percorso maturato all’interno dell’Associazione sino al traguardo del ruolo attualmente ricoperto? Mi sono affacciata alla realtà associativa nel 2001 attraverso il lavoro in una Società, la Garbage Service srl, il cui titolare, Paolo Baldoni, è stato, fino ad ottobre 2008, Segretario nazionale ANSEP-UNITAM. A partire dal lavoro nella Società che si occupa della gestione dei rifiuti portuali del Porto di Ancona, peraltro, Società membro dell’ANSEP-UNITAM, mi sono interessata al lavoro associativo, affiancando e supportando sul versante legislativo - dato il mio percorso di studi in legge - l’allora Segretario Nazionale. Devo dire che pur non avendo una precisa formazione nel settore ambientale, è stato proprio il “lavoro sul campo” a formare la mia professionalità e proprio il contatto con le varie realtà nazionali membri dell’ANSEP-UNITAM

Facciamo un passo indietro, come, nasce la realtà ANSEP-UNITAM, quali obiettivi si pone e cosa offre ai suoi associati? L’ANSEP-UNITAM nasce nel maggio del 1999 dalla fusione di due preesistenti associazioni: ANSEP - Associazione Nazionale Servizi Ecologici Portuali ed UNITAM - Unione Nazionale Imprese per la Tutela dell’Ambiente Marino. Non avrebbe avuto senso continuare a gestire le diverse tipologie di rifiuti afferenti le realtà portuali, siano essi solidi o liquidi; pertanto, le due Associazioni decisero di unirsi per meglio rispondere alle esigenze delle base imprenditoriale e della loro mission ambientale. Oltre alla tutela delle singole realtà associate, l’ANSEP-UNITAM, che per mezzo dei propri membri può a ben diritto ritenersi rappresentativa dei maggiori Porti italiani, offre un valido supporto agli associati in termini giuridici e tecnici onde definire una collaborazione reale a livello na-

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zionale con gli Enti di riferimento: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Capitanerie di Porto e Autorità Portuali. Un ulteriore obiettivo è quello che mira all’intensificazione della cooperazione tra Enti ed Imprese a livello europeo, attraverso la sinergia attivata con Euroshore, che ha sede a Bruxelles. Può farci un esempio di cosa si intende per cooperazione internazionale nel settore della gestione dei rifiuti portuali? Certamente, proprio tramite Euroshore stiamo lavorando per addivenire, entro il 2009, ad un “buono unico”. Per intenderci: quando una nave attracca in un porto, riceve dall’operatore portuale una ricevuta di avvenuto conferimento del rifiuto; il cosiddetto “buono”: (documento che contiene i riferimenti della nave, le tipologie e le quantità di rifiuti conferiti e viene sottoscritto, sotto forma di autocertificazione da parte di chi lo riceve e rilasciato al Comando di bordo come attestazione che il rifiuto conferito è stato preso dal gestore dell’impianto portuale). Ora accade che questo documento presenti differenze sostanziali non solo in Italia tra i singoli Porti, ma anche in tutta Europa, ingenerando confusione e favorendo traffici illeciti di rifiuti. Uno degli obiettivi di Euroshore è quello di uniformare i documenti che accompagnano e certificano il conferimento dei rifiuti nei Porti europei, favorendo gli armatori e snellendone le pratiche burocratiche.

Quali altri servizi è in grado di offrire l’ANSEP-UNITAM ai suoi associati? Negli ultimi tempi ci stiamo attrezzando, attraverso la stipula di vari Accordi con i Consorzi deputati, per il recupero di determinate categorie di rifiuti. In questo senso, infatti, si realizza la mission dell’Associazione che, prima ancora di tutelare gli interessi dei propri associati, mira alla salvaguardia dell’intero ambiente marino, oltre a quello compreso all’interno delle realtà portuali. Nel recepire appieno le istanze delle normative a tutela dell’ambiente crediamo che sia prioritario favorire il recupero e il riciclaggio dei rifiuti piuttosto che il loro conferimento alla discarica. Proprio per questo, gli Accordi di cui parlavo poc’anzi, in via di definizione, daranno la possibilità ai nostri associati di ottenere le autorizzazioni necessarie per assumere negli impianti deputati le diverse categorie merceologiche da avviare al riciclaggio, tramite il sistema consortile del

riciclo. Altro fronte su cui stiamo lavorando, è quello di addivenire ad una modifica del Decreto Ministeriale 22 maggio del 2001 “gestione e distruzione dei rifiuti alimentari prodotti a bordo di mezzi di trasporto che effettuano tragitti internazionali” proponendo la stessa ai Ministeri di Competenza. Tale Decreto prevede che i rifiuti di origine alimentare di provenienza extra UE, debbano seguire un determinato iter. La norma, attualmente non prevede alcun trattamento preventivo per abbattere la carica batterica di detti rifiuti definiti potenzialmente infetti, all’interno delle aree dove vengono ricevuti. Il trattamento preventivo attraverso sterilizzatori o inceneritori ubicati però, all’interno delle aree portuali consentirebbe di ridurre il rischio igienico sanitario che potrebbe notevolmente aumentare se detti rifiuti venissero trasportati ai relativi poli di smaltimento uscendo tal quali da dette aree. Evitando così traffici e trasporti che potrebbero favorire pericolosi sversamenti e dispersioni nell’ambiente che con notevole rischio ecologico e sanitario. A tal fine l’Associazione si sta battendo affinché per tali categorie di rifiuti si possa ipotizzare un trattamento preventivo all’interno del Porto, così come prevedeva una precedente ordinanza del 1973. Un altro traguardo che ci vede impegnati in prima linea è quello della Certificazione ambientale delle nostre aziende secondo i protocolli ISO 140001 e la registrazione EMAS. Dott.ssa Giovagnoni, se dovessimo allargare l’osservazione critica

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della situazione in merito alla gestione dei rifiuti portuali, dall’Italia al resto d’Europa, quale fotografia emergerebbe? Devo dire il sistema di gestione portuale dei servizi ecologici in Italia è piuttosto all’avanguardia, soprattutto se confrontato con altre realtà del mediterraneo. Non è un caso che proprio l’ANSEPUNITAM solleciti continuamente le Autorità Marittime ad intensificare i controlli affinché si dimostri l’avvenuto conferimento del rifiuto; perché, in questo caso c’è un altro paradosso: la legge afferma che i rifiuti devono obbligatoriamente essere conferiti ma, allo stesso tempo, lascia la possibilità all’armatore, tramite un sistema di autocertificazione, di derogare dal luogo di conferimento (ad esempio Patrasso invece di Ancona), con tutto quel che ne consegue. Lo stesso sversamento illecito di rifiuti in acque internazionali è punito, ma solo se si viene colti in flagranza di reato e questo è piuttosto raro. Quali ulteriori vantaggi trae l’ambiente marino dall’operato delle aziende associate ANSEP-UNITAM? Ripeto, la nostra mission non riguarda solo la gestione dei rifiuti portuali di provenienza navale, bensì tutti i servizi ecologici attinenti l’ambiente marino e, infatti, le nostre aziende, sono attrezzate con tutte le strutture, anche quelle specifiche, per il servizio di disinquinamento e antinquinamento marino. Non è raro che in caso di sversamento di sostanze inquinanti sia un nostro associato ad intervenire tecnicamente con soluzioni mirate, per le quali sono investiti mezzi, professionalità, risorse umane al servizio del mare. Qual è la tipologia di rifiuto che viene conferita principalmente nei Porti italiani? Sostanzialmente umido e solido assimilabile ai rifiuti urbani e la componente liquida, rappresentata da acque di senti-

na, acque nere e rifiuti pericolosi, quali: oli, filtri, batterie, raee. Quest’ultimi, che hanno il costo di smaltimento maggiore, tendono ad essere sempre meno conferiti rispetto ai primi, nonostante la percentuale di rifiuti pericolosi prodotti da una nave mercantile o passeggeri sia piuttosto alta. Devo dire che negli ultimi anni, soprattutto le grandi compagnie adottano protocolli molto rigidi per quanto concerne la differenziazione delle diverse tipologie di rifiuto a bordo, ma è una prassi che si sta evolvendo. Invece, come Associazione stiamo lavorando affinché i nostri aderenti possano gestire al meglio ciò che spesso non trova da un punto di vista organizzativo un riscontro normativo vedasi ad es. il servizio per i rifiuti provenienti dal diporto. In questo senso la logistica deve necessariamente seguire altri percorsi, dal momento che non può esserci un operatore ad esclusivo servizio del diportista che per sua natura non ha orari. Quindi, occorre organizzare un sistema compatibile con la norma, che sia allo stesso tempo in grado di fornire un servizio al diportista, per esempio attraverso un sistema di isole ecologiche che garantiscano la microraccolta della differenziata e dei rifiuti pericolosi. Stiamo proponendo un modello attualmente in fase sperimentale alle varie Capitanerie e ai vari Porti turistici. È possibile quantificare la mole dei rifiuti di provenienza navale conferiti annualmente in Italia? Anche questo è un bel paradosso: come Associazione dovremmo fare un riepilogo statistico di quanto raccolto dai nostri associati, dal momento che a livello nazionale, l’Osservatorio Nazionale dei Rifiuti non considera in modo specifico, nel censimento annuale, i rifiuti portuali! Più volte è stato chiesto un incontro con i vertici dell’Osservatorio per risolvere questa questione e un’idea

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recente, nata in seno all’Associazione, prevede un network degli Associati i quali giornalmente avranno la possibilità di mettere in un data base il quantitativo raccolto singolarmente, in modo da ottenere, a fine anno, un quadro nazionale completo dei rifiuti raccolti. C’è anche un altro problema: è difficile quantificare a priori la produzione di rifiuti di una nave, ci si può basare solo su stime non uniformi (stazza, numero di equipaggio, ore di navigazione, ecc.) e far riferimento solo sulla dichiarazione dell’armatore all’atto del conferimento. Facendo riferimento a quanto accennato poc’anzi, una nave può conferire una certa quantità ad un dato Porto, avendo comunque la possibilità di trattenere a bordo un’ingente quantità per un conferimento successivo. Ma la quantità reale dei rifiuti prodotti non può essere attualmente, in base ai parametri esistenti, conosciuta con certezza.

ANSEP-UNITAM Sede legale: Via Molo di Levante 00054 Fiumicino Sede operativa segreteria: Zona Molo Sud - 60125 Ancona Tel. 071/2070614 - Fax 071/206957 info@ansepunitam.it www.ansepunitam.it


AGENDA 21

Verrà presentata a Roma il prossimo 3 aprile la posizione comune degli enti locali e delle regioni italiane

LA CARTA DELLE CITTÀ E DEI TERRITORI D’ITALIA PER IL CLIMA E IL PATTO DEI SINDACI Sono già 29 le città italiane firmatarie del Patto dei Sindaci lanciato a febbraio

a cura della Segreteria del Coordinamento Agende 21 Locali italiane

Il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, in collaborazione con ANCI, UPI e UNCEM e con il contributo di tutti i suoi soci e partner, è il promotore di un percorso per predisporre una posizione comune delle città e dei territori sulle politiche locali a favore del clima. L’obiettivo è quello di vedere riconosciuto a Comuni, Province e Regioni il ruolo di protagonisti nell’attuazione di iniziative e interventi sistematici per l’efficienza e il risparmio energetico, la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’assorbimento delle emissioni di CO2. Tale riconoscimento implica l’attribuzione sia di specifiche responsabilità in termini di obiettivi da raggiungere sia degli strumenti necessari per agire. Non si pretendono trasferimenti di risorse, ma la possibilità per enti locali e territoriali di investire nell’eco-efficienza, superando la miope rigidità del patto di stabilità, e di accedere al sistema dei certificati verdi. La Carta delle città e dei territori d’Italia per il clima sarà successivamente presentata nell’ambito dei numerosi eventi e sui diversi tavoli di confronto internazionali già in calendario, per preparare l’importante appuntamento fissato per il prossimo dicembre quando a Copenhagen, nella Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite (COP15), verrà definito il nuovo Protocollo di Kyoto. La Carta si inserisce, quindi, nella roadmap dei governi locali di tutto il mondo per il clima: il processo partito nel 2007 nell’ambito della conferenza di Bali con l’obiettivo di condividere un forte e univoco messaggio per sottolineare il ruolo fondamentale delle comunità nella protezione del clima e l’importante contributo degli enti locali per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di riduzione della CO2 in carico ai governi nazionali. La Commissione Europea, attraverso la sua Direzione Generale Trasporti e Energia (DG TREN), ha già esplicitamente sposato questa tesi. Il Patto dei Sindaci, lanciato formal-

mente lo scorso 10 febbraio a Bruxelles, coinvolge direttamente le città affinché stringano, volontariamente, un patto per andare al di là di quelli che sono gli obiettivi fissati dall’Unione Europea e, quindi, per ridurre le emissioni di CO2 e i consumi di energia più del 20% entro il 2020. Sono oltre 400 le città che hanno già sottoscritto il Patto attraverso una specifica delibera consiliare. Si tratta di città di 23 Paesi dell’Unione europea - tra cui 12 capitali - ma anche di Svizzera, Norvegia, Ucraina, Croazia, Turchia e Bosnia Erzegovina. Anche città degli Stati Uniti, dell’Argentina e della Nuova Zelanda hanno espresso il loro interesse ad essere coinvolte. Tra i firmatari anche Province e Regioni disposte ad offrire assistenza tecnica e finanziaria ai Comuni più piccoli, per i quali più difficile risulta soddisfare i requisiti del Patto. La riduzione del 20% delle attuali emissioni di CO2 da parte delle sole città ad oggi firmatarie del Patto, equivale a riforestare ogni anno una superficie più grande dell’intera Ungheria o eliminare dalle strade più di 35 milioni di auto ovvero chiudere 20 centrali elettriche a carbone da 50 MW. Con una stima prudenziale di 50 dollari il barile per il 2020, i risparmi economici sarebbero di più di otto miliardi di euro l’anno. Il Patto dei Sindaci consiste nell’impegno formale delle città ad andare oltre gli obiettivi dell’Unione Europea del 20-20-20. Per dare conto su come raggiungere questi obiettivi le città devono adottare un Piano d’azione per l’energia sostenibile entro l’anno successivo all’adesione. Dopodiché le città rendiconteranno, ai loro cittadini e alla Commissione Europea, una volta ogni due anni, i progresssi nell’attuazione degli impegni sottoscritti. In caso di inadempienza (mancata adozione del Piano d’azione, assenza di monitoraggio e rendicontazione, …) è esplicitamente prevista una procedura per l’esclusione dall’Accordo.

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La Commissione europea sostiene l’iniziativa mettendo a disposizione risorse per l’assistenza tecnica alla predisposizione dei Piani d’azione e per creare e rendere operativo un ufficio che faciliti il coordinamento e il networking delle città firmatarie del Patto. La Commissione sta inoltre mobilitando finanziamenti finalizzati alla creazione di uno strumento per facilitare l’accesso al credito della Banca Europea degli Investimenti (BEI) alle città firmatarie del Patto. Al momento sono in corso di valutazione diverse potenziali operazioni in Italia, Francia e Spagna, ma si prevede a breve un’azione a tutto campo per l’ottimizzazione delle agevolazioni creditizie in rapporto al Patto. Dati il successo e la dimensione del Patto, la Commissione intende proporre una Comunicazione su questo aspetto entro il 2009. Al Patto verrà inoltre riservata un’attenzione particolare nella revisione del Piano d’Azione per l’efficienza energetica dell’Unione Europea. È già operativo il sito web dedicato all’iniziativa, il portale e la struttura di supporto per le città e i cittadini che prendono parte all’iniziativa. Il sito presenta notizie e immagini del “Patto in azione”, così come informazioni sulle città coinvolte: www.eumayors.eu


“La Banca Europea degli Investimenti sosterrà e finanzierà lo sviluppo dell’efficienza energetica e i programmi di investimento per l’energia sostenibile delle città e regioni europee” ha dichiarato Philippe Maystadt, Presidente della BEI il 10 febbraio, in occasione della cerimonia di lancio del Patto dei Sindaci. La BEI sta lavorando con la Commissione Europea per predisporre un fondo di 15 milioni di euro, gestito dalla Banca, per sostenere già nel corso di quest’anno la fase di progettazione delle azioni delle città. Inoltre, sta estendendo i suoi strumenti ordinari di prestito al settore dell’efficienza energetica e delle risorse rinnovabili. Nel 2008 la BEI ha prestato più di 10 milioni di euro al settore energetico, di cui il 20% per le rinnovabili. Ben 2,6 milioni di euro sono stati prestati per finanziare i sistemi di trasporto pubblico urbano. Il finanziamento degli investimenti delle città per la sostenibilità (energetica, della mobilità, …) sarà il tema principale del Forum annuale della BEI che si terrà il 12-13 marzo a Barcellona. La Banca Europea degli Investimenti è stata istituita dal Trattato di Roma nel 1958 come strumento per il prestito a lungo termine dell’Unione Europea. Compito della BEI è di contribuire all’integrazione, allo sviluppo equilibrato e alla coesione sociale ed economica dei Paesi membri dell’Unione. La BEI raccoglie i fondi sul mercato dei capitali e li presta a condizioni favorevoli per progetti che perseguono gli obiettivi della UE. La BEI adatta continuamente la sua attività agli sviluppi delle politiche dell’Unione Europea.

“Foto di famiglia” dei sindaci firmatari del Patto, Bruxelles 10 febbraio 2009

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AMBIENTE E ARTE

Edito in Italia, l’ultimo volume di fotografie aeree di Alex S. Mac Lean

“OVER”:

dallʼalto si evidenzia lʼinsostenibilità dello stile di vita dei Paesi occidentali “A parte la necessità di stabilizzare i livelli atmosferici di CO2, vi sono molti altri validi motivi per i Paesi di tutto il mondo per ristrutturare i loro sistemi di trasporto, compresa la necessità di prepararsi alla caduta di produzione del petrolio, per decongestionare il traffico e per ridurre l’inquinamento atmosferico. Il modello di trasporti degli Stati Uniti, basato sull’auto privata, che tanto attrae gran parte del mondo, non sarà perseguibile ulteriormente non solo per gli USA, ma per qualsivoglia altro paese”. Così inizia la relazione “Ristrutturare il sistema statunitense dei trasporti” che Lester R. Brown ha pubblicato il 3 febbraio 2009 sul sito di Earth Policy

Institute, prestigioso Istituto di Ricerca specializzato nell’ambito dell’economia sostenibile di cui egli è Presidente. Associare l’analisi del noto economista e scrittore, considerato uno dei più autorevoli guru dell’ambientalismo e Fondatore del World Watch Institute, alle immagini aeree che Alex S. Mac Lean ha inserito nella sezione Dipendenza dall’auto del suo ultimo volume di fotografie, è stata un’operazione mentale e sensoriale immediata. Il libro “OVER. American Way of life. Una minaccia ecologica vista dall’alto” è il primo di una serie che la Casa Editrice 22 Publishing è intenzionata a pubblicare su tematiche apparentemente complesse, che si inseriscono,

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tuttavia nella nostra vita quotidiana. In passato avevamo dedicato la rubrica Ambiente e Arte ad un altro grande fotografo aereo che con immagini mozzafiato coglieva gli aspetti meravigliosi della Terra (Yann ArthusBertrand, “La Terra vista del cielo”, Regioni&Ambiente, n. 12 dicembre 2004, pagg. 56-58), ma dobbiamo constatare che le fotografie di Mac Lean, dopo averci colpito di primo acchito per la loro esatta geometria che ne esalta la “plasticità” estetica, osservate poi con maggior attenzione, ci permettono di cogliere il grido di allarme sulle disfunzioni territoriali di una cattiva politica pianificatoria, che scaturisce da tali visioni. OVER è uno straordinario catalogo sugli


effetti fisici provocati da processi naturali e interventi umani. Da qui deriva la conseguente implacabile documentazione di quali siano le forze che stanno mettendo in pericolo il nostro unico Pianeta: sorta di “raccolta di prove” per un atto di accusa contro gli sprechi di uno sviluppo senza limiti. “Volo da circa 35 anni - ha dichiarato Mac Lean - e sono stato testimone di uno sviluppo immobiliare a bassa densità che ha distrutto foreste, terreni agricoli e destinati al tempo libero e al divertimento. All’inizio, distoglievo lo sguardo, augurandomi che tale scempio non guastasse la mia capacità di cogliere la bellezza naturale. Con il passare del tempo, però, ho cominciato a soffermare la mia attenzione proprio

sulle aree più degradate, mosso da un bisogno quasi vendicativo, augurandomi che anche altri si accorgessero dell’inesorabile processo di deterioramento”. Quei campi da golf in Arizona, quelle costruzioni lungo la sottile striscia di terra tra le acque in Florida, quegli alberghi di Las Vegas o quegli svincoli autostradali a ridosso dei grandi centri urbani, evidenziano chiaramente che il mantenimento dell’attuale stile di vita americano (possiamo dire di tutti gli occidentali, italiani in testa) non può essere sostenuto da una Terra sulla quale le risorse naturali sono in continua riduzione. OVER ci costringe, perciò, a riconsiderare le nostre convinzioni circa il

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modo di vivere, lavorare e divertirsi, ma, al contempo, ci sollecitano ad intraprendere le azioni necessarie per il cambiamento, perché la situazione non è irrimediabilmente compromessa, le sfide che ci si presentano non sono insuperabili, bensì dipendono dalla weltanschauung collettiva, fatta di valori, passioni e doveri. Le immagini del libro suddivise in sezioni che riguardano aspetti topici della vita quotidiana collettiva (oltre alla citata Dipendenza dall’auto, troviamo: Stile di vita, Produzione elettrica, Desertificazione, Consumo d’acqua, Innalzamento del livello del mare, Rifiuti e Riciclaggio, Urbanizzazione), sono accompagnate dai testi curati da Bill McKibben, noto ricercatore e scrit-


tore ambientalista, il cui stile ha “risvolti spirituali” tali da rammentare gli scritti di Henry David Thoreau (1817-1862), il teorico della Wilderness e dello stile di vita sostenibile. Nell’Introduzione al libro McKibben ha efficacemente sintetizzato il messaggio insito in OVER: “Se esco dalla porta di casa e alzo lo sguardo, so perfettamente che la parte di atmosfera che rende possibile la nostra esistenza si estende solo per undici chilometri. Una distanza ridicola, che posso percorrere a piedi in poco tempo. Eppure non abbiamo altro che questa massa d’aria per assorbire gli effetti delle nostre azioni”.

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A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE

Il Parlamento europeo ha adottato

NUOVE NORME PER I PESTICIDI In Italia rinvenute nelle acque 131 sostanze diverse, ma il nostro Paese dopo 8 anni non riesce a conformarsi alla Direttiva UE sul trattamento delle acque reflue urbane

Con lo scopo di migliorare la tutela della salute e dell’ambiente, il 13 gennaio 2009 il Parlamento europeo ha adottato a stragrande maggioranza due testi legislativi: - Direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi; - Regolamento per l’autorizzazione e commercializzazione dei pesticidi. Approvando a stragrande maggioranza un maxi-emendamento di compromesso, negoziato con il Consiglio dalla relatrice Christa Klass, il Parlamento UE ha adottato il 13 gennaio 2009 una Direttiva che istituisce un quadro per realizzare un uso sostenibile dei pesticidi riducendone i rischi e gli impatti sulla salute umana e sull’ambiente e promuovendo l’uso della difesa integrata e di approcci o tecniche diversi, quali le alternative non chimiche ai pesticidi, così come sono conosciuti, ma si tratta dei prodotti fitosanitari utilizzati per la protezione delle piante. Concepiti per combattere organismi nocivi per le produzioni agricole, sono potenzialmente pericolosi anche per gli organismi viventi in generale e, quindi, per l’uomo. Il provvedimento dovrà essere applicato due anni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE (inizio 2011). La Commissione Europea aveva proposto nel corso del 2008 una nuova Direttiva quadro per la commercializzazione e l’utilizzo dei prodotti fitosanitari, che tendeva ad abbassare la concentrazione di principi attivi per quei pesticidi il cui utilizzo è correlato a rischi per la salute umana. da approvarsi entro il 2014. L’EFSA (European Food Safety Authority) che verifica e valuta i livelli di esposizione e sicurezza per tutti i consumatori negli annuali Report on Pesticide Residues, richiesta di esprimere parere dalla Commissione UE, ha raccomandato di abbassare i livelli massimi di sicurezza (LMR) e di fissare le quantità massime di residui alla soglia misurabile più bassa, riscontra-

bile tramite analisi a campionatura in conformità con l’usuale prassi comunitaria. Il Parlamento ed alcuni Paesi hanno premuto per anticipare i tempi. In particolare, ha spinto in tale direzione la Francia che durante il semestre di Presidenza UE ha svolto un’intensa azione, facendone una vera e propria priorità, in accordo a quelli che sono gli obiettivi della “Grenelle de l’Environnement” che nei primi giorni di gennaio 2009 il Parlamento Francese ha tramutato, con voto pressoché unanime, in un testo di legge che prevede di dimezzare l’uso dei pesticidi entro il 2018 (ndr: per un’analisi approfondita della Grenelle, vedi Massimo Lombardi “La Francia si accinge ad una svolta epocale. Grenelle dell’ambiente” in Regioni&Ambiente, n.11 novembre 2007, pagg. 12-16). Intervenendo al Convegno europeo “Agricoltura sostenibile e pesticidi”, svoltosi a Parigi (25-26 novembre 2008), il Ministro dell’Agricoltura francese Michel Barnier, dopo aver precisato che “le caratteristiche proprie di ogni Stato membro devono essere esaminate in piani nazionali”, ha indicato quelli che sarebbero stati gli aspetti della nuova Direttiva che metteranno al bando i prodotti cancerogeni e mutageni e quelli nocivi per il sistema endocrino, introducendo una serie di controlli, nonché il divieto di spargimento aereo. Si era subito capito che era sui tempi e sulla quantità che si sarebbe giocata la partita tra il Parlamento europeo favorevole ad una forte e rapida limitazione e la maggioranza dei Governi nazionali preoccupati delle ripercussioni che una drastica limitazione dei prodotti in commercio sull’agricoltura dei rispettivi Paesi che avrebbe subito profondi cambiamenti nei sistemi di produzione. In Europa attualmente sono commercializzati 232 prodotti, mentre nel 1998 ne erano autorizzati circa un migliaio. In occasione del Convegno di Parigi, la relatrice parlamentare della Diret-

tiva Christa Klass aveva affermato che “i decisori politici avrebbero dovuto trovare un punto di incontro tra responsabilità ambientale, protezioni sanitarie e sicurezza alimentare”. Secondo la Krass non si può rischiare di compromettere il raccolto bandendo l’utilizzo dei pesticidi, indispensabili per proteggere le piante da alcune malattie, bensì “devono essere utilizzati in modo intelligente e sostenibile”. USO SOSTENIBILE DEI PESTICIDI La Direttiva chiede agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per incentivare una difesa fitosanitaria a basso apporto di pesticidi, privilegiando ogniqualvolta possibile i metodi non chimici, affinché gli utilizzatori professionali di pesticidi adottino le pratiche o i prodotti che presentano il minor rischio per la salute umana e l’ambiente tra tutti quelli disponibili per lo stesso scopo. È anche sottolineato che la difesa fitosanitaria a basso apporto di pesticidi include sia la difesa integrata sia l’agricoltura biologica. Un Allegato inoltre, illustra nel dettaglio come dovrebbero essere perseguite o favorite la prevenzione e/o la soppressione di organismi nocivi: rotazione colturale, utilizzo di tecniche colturali (quali la falsa semina), utilizzo di cultivar resistenti/tolleranti e di sementi e materiale di moltiplicazione standard/ certificati, utilizzo di pratiche equilibrate di fertilizzazione, calcitazione e irrigazione/drenaggio e protezione e accrescimento di popolazioni di importanti organismi utili. Entro cinque anni dall’entrata in vigore della Direttiva, gli Stati membri dovranno adottare Piani d’azione nazionali per definire i propri obiettivi quantitativi, le misure e i tempi per la riduzione dei rischi e degli impatti dell’utilizzo dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente e per incoraggiare lo sviluppo e l’introduzione della difesa integrata e di approcci o tecniche alternativi “al fine di ridurre la dipendenza dall’utilizzo di pesticidi”.


Tali obiettivi possono riguardare diversi settori, ad esempio la protezione dei lavoratori, la tutela dell’ambiente, i residui, l’uso di tecniche specifiche o l’impiego in colture specifiche. È poi precisato che nelle fasi di redazione e di revisione dei rispettivi Piani d’azione nazionali, gli Stati membri dovranno tenere conto dell’impatto sanitario, sociale, economico e ambientale delle misure previste, delle specifiche condizioni a livello nazionale, regionale e locale, nonché dei gruppi di diretti interessati. La Direttiva impone poi agli Stati membri di assicurare che l’uso di pesticidi sia ridotto al minimo o vietato in aree specifiche, quali parchi, giardini pubblici, campi sportivi e aree ricreative, cortili delle scuole e parchi gioco nonché in prossimità di aree in cui sono ubicate

strutture sanitarie o le aree protette. Dovranno inoltre essere adottate adeguate misure di gestione del rischio, prendendo in considerazione, in primo luogo, l’uso di prodotti fitosanitari a basso rischio, nonché misure di controllo biologico. Gli Stati membri dovranno anche assicurare che l’irrorazione aerea sia vietata. In deroga a tale principio, tuttavia, la Direttiva consente questa pratica “solo in casi speciali” e purché non vi siano alternative praticabili: - i pesticidi utilizzati siano esplicitamente approvati dagli Stati membri per questo impiego a seguito di un’analisi dei rischi; - l’operatore che effettua l’operazione sia in possesso del certificato di formazione; - l’impresa responsabile sia certificata da un’autorità competente.

Inoltre, se l’area da irrorare si trova nelle strette vicinanze di aree aperte al pubblico, nell’autorizzazione dovranno essere incluse specifiche misure di gestione dei rischi, volte a garantire che non vi siano effetti nocivi sulla salute dei presenti. La zona da irrorare non dovrà comunque essere “in stretta prossimità di zone residenziali”. A partire dal 2013, peraltro, “gli aeromobili sono attrezzati con accessori che rappresentano la migliore tecnologia disponibile per ridurre la dispersione dei prodotti irrorati”. La Direttiva prescrive inoltre che, nell’autorizzazione, le Autorità competenti dovranno indicare le misure necessarie per avvertire preventivamente i residenti e le persone presenti e per tutelare l’ambiente nelle vicinanze dell’area irrorata.


La Direttiva chiede poi agli Stati membri di assicurare l’adozione di misure appropriate per tutelare l’ambiente acquatico e le fonti di approvvigionamento di acqua potabile dall’impatto dei pesticidi. Tra queste, figura la creazione di “zone cuscinetto” e la riduzione, per quanto possibile, o l’eliminazione dell’applicazione dei pesticidi sulle o lungo le strade, le linee ferroviarie in prossimità di acque superficiali o sotterranee. Gli Stati membri dovranno anche provvedere affinché tutti gli utilizzatori professionali, i distributori e i consulenti abbiano accesso ad una formazione adeguata e certificata tramite organi designati dalle autorità competenti. Questa comprende sia la formazione di base sia quella di aggiornamento, per acquisire e aggiornare le conoscenze, secondo i casi. Le materie di formazione sono specificate in un Allegato della Direttiva. I distributori dovranno garantire che i loro dipendenti siano in possesso di un certificato che attesti la formazione ricevuta, i membri del personale dovranno essere disponibili, nel momento della vendita, “per fornire informazioni adeguate ai clienti sull’uso dei pesticidi e istruzioni in materia di rischi e sicurezza per la salute umana e per l’ambiente al fine di gestire i rischi relativi ai prodotti in questione”. I distributori che vendono pesticidi ad utilizzatori non professionali saranno tenuti a fornire informazioni generiche sui rischi per la salute e l’ambiente connessi all’uso dei pesticidi, in particolare sui pericoli, l’esposizione, le condizioni per uno stoccaggio, una manipolazione e un’applicazione corretti e lo smaltimento sicuro. Gli Stati membri dovranno anche adottare misure volte ad informare la popolazione e a promuovere e agevolare i programmi di informazione e di sensibilizzazione, in particolare sui rischi e i potenziali effetti acuti e cronici per la salute umana, gli organismi non bersaglio e l’ambiente, che com-

porta il loro impiego, e sull’utilizzo di alternative non chimiche. Dovranno anche istituire sistemi per raccogliere informazioni in merito ai casi di avvelenamento acuto da pesticidi, nonché, ove possibile, agli sviluppi di avvelenamento cronico nei gruppi che possono essere regolarmente esposti ai pesticidi, come gli operatori del settore, i lavoratori agricoli o le persone che risiedono in prossimità di aree di applicazione di pesticidi. AUTORIZZAZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DEI PESTICIDI Approvando, anche in questo caso, a larghissima maggioranza un maxi-emendamento di compromesso concordato con il Consiglio dalla relatrice Hiltrud Breyer il Parlamento ha adottato un Regolamento che ha lo scopo di attualizzare la Direttiva europea relativa all’autorizzazione, all’immissione sul mercato, all’impiego e al controllo dei prodotti fitosanitari in vigore dal 1° settembre 1991 (Direttiva CEE/91/414). Le procedure di autorizzazione applicate ai nuovi prodotti sono riviste al fine di rafforzare la protezione dell’ambiente e della salute umana e animale, stimolando allo stesso tempo la concorrenza tra i produttori. È anche precisato che agli Stati membri non si impedisce di applicare il principio di precauzione quando sul piano scientifico vi siano incertezze quanto ai rischi che i prodotti fitosanitari che devono essere autorizzati nel loro territorio comportano per la salute umana e animale o l’ambiente. I pesticidi più pericolosi saranno eliminati progressivamente su un periodo di dieci anni, con talune deroghe. Il Regolamento si applica ai prodotti, nella forma in cui sono forniti all’utilizzatore, contenenti o costituiti da sostanze attive, antidoti agronomici o sinergizzanti e destinati a proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi nocivi o prevenire gli effetti di questi ultimi, influire sui processi vitali dei vegetali, conservare i prodotti

vegetali, distruggere vegetali o parti di vegetali indesiderati e frenare o evitare una crescita indesiderata dei vegetali. In forza al Regolamento, sarà stilato un elenco positivo delle sostanze attive autorizzate a livello comunitario, sulla base dei criteri e della procedura stabiliti dal provvedimento stesso, che assegna un ruolo fondamentale all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Un nuovo prodotto fitosanitario, invece, potrà essere immesso sul mercato o impiegato solo se autorizzato nello Stato membro interessato in conformità alle disposizioni del regolamento e a condizione che le sostanze in esso contenute siano state approvate. Tuttavia, a determinate condizioni, e per un periodo provvisorio non superiore a tre anni, gli Stati membri potranno autorizzare prodotti fitosanitari contenenti una sostanza attiva non ancora approvata. L’autorizzazione dovrà stabilire su quali vegetali o prodotti vegetali e aree non agricole (ad es. ferrovie, spazi pubblici, magazzini) e a quali fini può essere usato il prodotto fitosanitario e precisare i requisiti concernenti l’immissione sul mercato e l’uso del prodotto fitosanitario. Per evitare qualsiasi duplicazione di lavoro, ridurre il carico amministrativo per l’industria e per gli Stati membri e offrire una disponibilità di prodotti fitosanitari più armonizzata, le autorizzazioni rilasciate da uno Stato membro dovranno per principio essere accettate dagli altri Paesi aventi condizioni agricole, fitosanitarie e ambientali (comprese quelle climatiche) comparabili (principio del riconoscimento reciproco). L’UE è stata quindi divisa in tre zone (Nord, Centro e Sud) che presentano situazioni paragonabili: - la zona Sud comprende l’Italia, la Bulgaria, la Grecia, la Spagna, la Francia, Cipro e il Portogallo; - il Nord include gli Stati membri scandinavi e baltici; - il Centro comprende gli Stati membri restanti.


Tuttavia, come richiesto dai deputati, gli Stati membri potranno definire condizioni d’uso supplementari o restrizioni per i pesticidi autorizzati nella propria zona e avranno anche la facoltà di non autorizzare pesticidi invocando circostanze ambientali e agricole specifiche. La prima autorizzazione comunitaria per la maggior parte delle sostanze attive non potrà avere una durata superiore a dieci anni, ma quelle che presentano deboli rischi saranno autorizzate per quindici anni. Nei due casi, l’autorizzazione potrà essere rinnovata per quindici anni. Talune sostanze altamente tossiche, in particolare quelle cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, non potranno essere autorizzate a meno che i loro effetti sugli esseri umani siano considerati trascurabili. Lo stesso vale per le sostanze che interferiscono sul sistema endocrino e quelle valutate come persistenti, bioaccumulanti e tossiche (PBT), nonché quelle molto persistenti e molto bioaccumulabili (mPmB). Inoltre, qualora si ritenesse che una sostanza possa avere effetti critici neurotossici o immunotossici potrebbero essere stabilite misure più rigorose. Anche le sostanze pericolose per le api potranno essere vietate. Tuttavia, se una sostanza attiva è necessaria per controllare una grave emergenza fitosanitaria che non può essere contenuta con altri mezzi disponibili, tale sostanza attiva potrà essere approvata per un periodo limitato, non superiore a cinque anni, anche se non soddisfa i criteri stabiliti. Inoltre, il regolamento prevede l’identificazione a livello comunitario di sostanze attive da considerare come “candidate alla sostituzione”. Per essere considerata tale, una sostanza dovrà ad esempio suscitare preoccupazioni legate alla natura degli effetti critici (ad esempio effetti neurotossici o immunotossici sullo sviluppo) che, in combinazione con il tipo di utilizzo/esposizione, determinano si-

tuazioni d’uso che potrebbero restare preoccupanti, per esempio un rischio potenziale elevato per le acque sotterranee. Oppure se è tossica, cancerogena o interferisce col sistema endocrino. In questi casi, l’autorizzazione varrebbe per sette anni. Nell’esaminare una domanda di autorizzazione riguardante un prodotto fitosanitario contenente una sostanza attiva approvata come candidata alla sostituzione, gli Stati membri dovranno eseguire una valutazione comparativa per esaminare la possibilità di sostituirlo con un prodotto che presenti meno rischi. In base a quest’ultima, e al verificarsi di determinate condizioni, gli Stati membri potranno non autorizzare o limitare l’uso del pesticida in questione in una data coltura. In caso contrario, tale valutazione dovrà essere ripetuta a intervalli regolari per decidere se mantenere, revocare o modificare l’autorizzazione. Una decisione in tal senso prenderebbe effetto nei tre anni successivi. I pesticidi commercializzati in base alle regole attuali potranno continuare ad essere utilizzati fino alla scadenza della validità della loro autorizzazione corrente (10 anni). Così, una sostanza autorizzata nel 2006 potrà continuare ad essere venduta fino al 2016. A quella data, però, dovrà essere sottoposta a una nuova procedura di autorizzazione sulla base dei criteri stabiliti dal regolamento in esame. Il compromesso stabilisce che, ai fini del regolamento, la sperimentazione su animali vertebrati potrà essere realizzata “solo ove non siano disponibili altri metodi”. Inoltre, gli Stati membri non dovranno accettare che, a sostegno delle domande di autorizzazione, siano avviati o ripetuti test e studi su animali vertebrati laddove avrebbero ragionevolmente potuto essere utilizzati i metodi convenzionali. Chiunque intenda eseguire test e studi su animali vertebrati dovrà quindi adottare i provvedimenti necessari per verificare che tali test

e studi non siano già stati eseguiti o avviati. Mentre il richiedente potenziale e il titolare o i titolari delle autorizzazioni pertinenti dovranno fare tutto il necessario per assicurare la condivisione dei test e degli studi su animali vertebrati. Il Regolamento stabilisce anche norme in merito all’accesso del pubblico alle informazioni, all’imballaggio, etichettatura e pubblicità dei prodotti fitosanitari e dei coadiuvanti, alle misure di controllo, alle situazioni di emergenza, al commercio parallelo dei prodotti fitosanitari. Nonostante le lobbies della chimica e del comparto agro-alimentare non siano soddisfatte dei provvedimenti assunti in sede europea che interesserebbero fino all’85% dei prodotti in commercio, non c’è dubbio che i danni sulla salute di alcuni prodotti fitofarmaceutici sono perfettamente conosciuti e di continuo gli studi scientifici individuano ulteriori correlazioni tra pesticidi e malattie. Recentemente un gruppo di ricercatori della Colorado State University, analizzando un campione di 17.051 persone che utilizzano fitofarmaci hanno riscontrato una forte correlazione tra esposizione ai pesticidi e depressione. “I risultati evidenziano come l’esposizione sia essa intensa o cumulativa, possa contribuire ad uno stato di depressione - vi si legge - La ricerca è la prima a denunciare come l’insorgere della depressione sia associabile anche ad un’esposizione cronica di pesticidi, vi sia o meno una diagnosi fisica di avvelenamento” (Environment Health Perspectives, 2008, n.12, Volume 116, pagg. 1713-1719). Anche sui danni all’ambiente dei pesticidi in generale ci sono studi che ne chiariscono gli insospettabili effetti. Alcuni ricercatori dell’Università di California-Irving hanno constatato che il Difluoruro di solfarile (SO2F2) un prodotto chimico utilizzato come fumigante ed insetticida, è un potente gas ad effetto serra 4.000 volte più potente del biossido di carbonio (CO2).


Si pensava che potesse persistere in atmosfera per alcuni anni, ma secondo questa ricerca vi soggiornerebbe per alcuni decenni (Environmental Science and Technology, 2009, 43 (4), pagg. 1.067-1.070 e pubblicato on line il 21 gennaio 2009). L’uso di pesticidi è stato particolarmente diffuso e poco controllato in Italia, dove vengono impiegate circa 300 tipi di sostanze diverse, per un quantitativo complessivo di circa 150.000 t all’anno. Nel Rapporto OCSE (2008) “Prestazione ambientale dell’Agricoltura dal 1990: Rapporto principale (Environmental Performance of Agricolture in OECD Countries since 1990)”, alla sezione italiana, inclusa nella pubblicazione, sono state inserite le tabelle relative alla Prestazione nazionale agroambientale in confronto alla media dei Paesi OCSE. Per la variabile Uso di prodotti fitofarmaci in agricoltura, mentre nei Paesi OCSE complessivamente c’è stata una variazione negativa (-5%), in Italia si è avuto un incremento (+8%). Pur osservando che è talvolta difficile individuare il contributo specifico dell’agricoltura sulla qualità dell’acqua per il concomitante impatto di altre attività economiche, nel Rapporto si sottolinea che la pressione sui corpi idrici persiste con l’avvento dei fitofarmaci. “L’aumento dei livelli dei prodotti fitosanitari nelle acque sotterranee potrebbe essere dovuto ad un ritardo nei tempi di risposta tra l’impiego e il rilevamento. In un campionamento delle acque sotterranee nel nord d’Italia nel 19002000, l’erbicida atrazina era presente in tutti i siti esaminati e nel 30% dei siti superava la contaminazione massima ammissibile, nonostante il divieto di vendita dell’erbicida dal 1986. Circa il 2% di frutta e verdura analizzati nel 2003 aveva residui di prodotti fitosanitari superiori agli standard nazionali. Ci sono in ogni modo segnali che indicano che la pressione sull’inquinamento dell’acqua da prodotti fitosanitari po-

trebbe essere diminuita con l’adozione di prodotti specificatamente mirati e con l’espansione della produzione biologica. L’adozione di prodotti fitosanitari a basso dosaggio può ridurre i rischi umani ed ambientali”. I dati e le oservazioni del Rapporto OCSE sono concordi con quelli che si rinvengono nell’annuale Rapporto sull’attività di monitoraggio dei prodotti fitosanitari nelle acque, presentato nel gennaio scorso e relativo al 2006 dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che, raccogliendo l’eredità dell’Agenzia per la Protezione Ambientale e per i servizi Tecnici (APAT), prosegue nell’attività avviata nel 2003. Nelle acque italiane sono risultati presenti ben 131 pesticidi diversi, le cui concentrazioni, per il 36% dei casi sono superiori ai limiti previsti dalla legge per le acque potabili: questo è quanto vi emerge in estrema sintesi. Il Rapporto si basa sulle attività svolte da Regioni e dalle ARPA/APPA, che effettuano le indagini sul territorio e trasmettono i dati all’Istituto, al quale è affidato un compito di indirizzo, valutazione e reporting delle informazioni. Sulla base dei rilievi svolti nel 2006 su 1.123 punti di monitoraggio i dati “confermano e rendono più evidente uno stato di contaminazione già rilevato negli anni precedenti”, prefigurando la necessità di interventi di mitigazione dell’impatto. La contaminazione è diffusa nelle acque superficiali dove è stata riscontrata per il 57,3% dei punti di prelievo; mentre nelle acque sotterranee sono risultati contaminati, a diverso grado, il 31,5% dei 2.280 punti di rilevamento, con il superamento dei limiti di potabilità nel 10,3% dei casi. Nel 2006 sono state 18 le Regioni che hanno trasmesso i dati all’APAT (ora ISPRA). Sono stati monitorati complessivamente 3.403 punti, per un totale di 11.703

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campioni e 439.305 misure, con un buon incremento rispetto agli anni precedenti, della copertura territoriale e della significatività delle indagini (nel 2005 ad esempio le misure erano state 282.774). Permangono, peraltro, sensibili differenze fra le varie regioni, sia per quanto riguarda l’estensione della rete di monitoraggio e la frequenza dei campionamenti, sia per quanto attiene al numero delle sostanze cercate, ricorda l’ISPRA. Tra le contaminazioni più diffuse, secondo il Rapporto, vi è quella dovuta alla terbutilazina, utilizzata in particolare nella coltura del mais e del sorgo. La contaminazione è diffusa in tutta l’area padano-veneta ed è evidenziata anche in alcune regioni del centro-sud: è stata trovata nel 51,0% dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 15,8% di quelli delle acque sotterranee indagate, ma sono gli erbicidi, le sostanze più comunemente rinvenute, in special modo atrazina, “sostanza ormai da lungo tempo fuori commercio. Senza poter escludere casi di uso illegale, i dati e le valutazioni effettuate - rileva l’ISPRA - dimostrano che quello misurato è essenzialmente il residuo di una contaminazione storica, dovuta al forte utilizzo della sostanza nel passato,ad attestare il rilievo che deve essere dato alla considerazione della persistenza di questi prodotti nell’ambiente”. Nel mirino dei rilievi anche le miscele di sostanze diverse, la cui presenza “nei campioni analizzati (sono state rilevate fino a 18 sostanze diverse nelle acque superficiali e fino a 8 in quelle sotterranee) e le lacune conoscitive sui possibili effetti cumulativi che possono derivarne - afferma l’ISPRA - impongono una particolare cautela anche verso livelli di contaminazione più bassa”. Da sottolineare l’importanza del Piano nazionale di Monitoraggio, che orientando le indagini sulle sostanze effettivamente utilizzate nel territorio e individuando le priorità in relazione


ai potenziali rischi ambientali, ha posto le premesse per la razionalizzazione e l’armonizzazione dei Programmi regionali di monitoraggio e ha consentito di avviare la realizzazione di un Sistema di controllo e di gestione dell’informazione sulla presenza di pesticidi nelle acque. A fronte di questa attività così importante per la salute dei cittadini, l’Italia non si è ancora conformata alla legislazione europea sul trattamento delle acque reflue urbane. Seppur il rischio sia prevalentemente

biologico, anziché chimico, tali acque contengono nutrienti come azoto e fosforo in grado di danneggiare le acque dolci. Perciò, la Commissione europea in questi giorni ha inviato all’Italia un “parere motivato” (seconda fase del procedimento di infrazione, prima del deferimento alla Corte europea di Giustizia) per non aver ottemperato alla Direttiva CEE/91/271, che prevedeva che gli Stati membri avessero istituito, entro il 31/12/2000, sistemi adeguati per la raccolta e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15.000 abitanti.

Nelle regioni in cui non compaiono i punti di monitoraggio non sono stati trasmessi i dati

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Quantunque avesse ricevuto una “costituzione in mora” nel 2004, l’Italia avrebbe ancora 299 agglomerati non conformi. “Non è accettabile che ad otto anni dalla scadenza prevista - ha dichiarato il Commissario UE all’Ambiente Stavros Dimas - l’Italia non sia ancora in regola con questa importante normativa UE. Dobbiamo garantire che in tutta l’Unione europea ci sia lo stesso livello di trattamento delle acque reflue urbane. Sollecito pertanto l’Italia ad intervenire immediatamente per risolvere la situazione”.


Dopo anni di inazione, negli ultimi tempi c’è sta un vero e proprio florilegio di iniziative intraprese a livello territoriale finalizzate al risparmio e all’efficienza energetica. Nel plaudire a queste misure nella consapevolezza che le azioni a livello locale sono determinanti per raggiungere gli obiettivi nazionali, europei e globali, non possiamo esimerci tuttavia dall’osservare che sussiste il rischio che tali attività assumano un carattere contingente, determinato dalle disponibilità finanziarie più che calibrate sulle reali necessità e soprattutto potenzialità del territorio. In merito vale quanto osservato dalla Corte dei Conti dell’UE nella relazione speciale n 7/2008, in merito al programma “Energia intelligente 2003-2006”, con il quale l’UE ha promosso le finti rinnovabili nonché l’efficienza e la diversificazione energetica. L’organismo di Controllo Comunitario ha sottolineato che “non è stato un programma di spesa ben mirato”. In particolare si è osservato che la pianificazione territoriale non è stata ottimale, che c’è stata una dispersione degli investimenti in più settori, che sono risultati insufficienti il monitoraggio e la valutazione del programma stesso. Perché non si ripetano in futuro gli stessi errori la Corte ha raccomandato una valutazione più sistematica di verifica e controllo dei risultati ed un’analisi più approfondita sui costi amministrativi che hanno assorbito il 15% del budget 2003-2006. Ovviamente, queste considerazioni nulla tolgono alla validità delle varie misure che vengono adottate sul tema e delle quali continuiamo a dare divulgazione. In questo numero segnaliamo i bandi della Regione Liguria e della Regione Lombardia in tema di qualità dell’aria e di fonti rinnovabili. Nel primo caso si tratta di due bandi entrambi volti alla sostituzione/conversione di impianti termici ad olio combustibile di proprietà di Comuni e Province il primo, di privati il secondo. Per la Regione Lombardia si tratta di contributi a fondo perduto per l’istallazione di pannelli fotovoltaici nelle scuole l’uno e per la contabilizzazione della quantità di calore consumato dagli impianti termici centralizzati l’altro. Regione Liguria Bando per la concessione di contributi in conto capitale per la “Sostituzione/conversione di impianti termici civili di potenzialità uguale o superiore a 300 kW alimentati ad olio combustibile” di proprietà di Province e Comuni (BURL n. 52 del 24 dicembre 2008) “Provvedimenti importanti per la salvaguardia dell’ambiente - ha sottolineato l’Assessore all’Ambiente della Regione Liguria, Franco Zunino - finalizzato a ridurre le emis-

sioni inquinanti e a limitare nel contempo, il consumo di energia così come previsto dal Piano regionale della qualità dell’aria e dal Piano energetico ambientale”. Finalità Attuazione del Piano regionale di risanamento e tutela della qualità dell’aria e per la riduzione dei gas serra approvato con DCR n. 4/2006, per promuovere un’azione volta a ridurre le emissioni inquinanti e climalteranti e a limitare il consumo di energia, favorendo la sostituzione o conversione di impianti termici civili alimentati con olio combustibile, con impianti alimentati a gas o gasolio aventi maggiore efficienza energetica. Interventi ammissibili 1. Sono ammissibili al contributo gli interventi di sostituzione o conversione integrale di impianti termici civili alimentati con olio combustibile di potenza termica nominale complessiva dell’impianto uguale o superiore a 300 kW, con caldaie a maggiore efficienza energetica alimentate a gas. Sono anche ammissibili al contributo gli interventi di sostituzione o conversione integrale di impianti termici civili alimentati con olio combustibile di potenza termica nominale complessiva dell’impianto uguale o superiore a 300 kW, con caldaie a maggiore efficienza energetica alimentate a gasolio solo in caso di impossibilità tecnica ad installare caldaie alimentate a gas e comunque esaurita la graduatoria degli impianti per i quali è prevista la sostituzione o conversione a gas. 2. Le caldaie da installare, con potenza termica nominale pari o inferiori a 400 kW, dovranno essere classificate a quattro stelle secondo quanto stabilito dalla Direttiva 92/42/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 e dal D.P.R. del 15 novembre 1996 n. 660 di attuazione. Le caldaie da installare, di potenza termica nominale superiore a 400 kW, non comprese nella citata normativa, dovranno essere a condensazione con rendimento minimo del 95% rispetto al potere calorifico superiore (pcs) e del 100% rispetto al potere calorifico inferiore (pci). 3. Non sono ammessi interventi di: a) trasformazione di impianti da centralizzati ad autonomi; b) sostituzione/conversione che comportino un aumento della potenza termica nominale complessiva dell’impianto. Dotazione finanziaria € 338.136,00. Entità del contributo 1. Gli interventi vengono finanziati con un contributo fino alla misura massima del 100% del costo di investimento ammesso IVA esclusa. In ogni caso il contributo concesso

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a ciascun intervento non può superare la somma massima di € 75.000,00 fatto salvo quanto disposto nel successivo comma. 2. Non sono ammessi agli incentivi del presente bando gli interventi per i quali sono stati ottenuti altri contributi da altra fonte regionale, nazionale o comunitaria. Beneficiari Possono presentare domanda di contributo Comuni e Province della Regione Liguria, proprietari dell’impianto. Costi ammissibili 1. Le spese ammissibili costituenti il costo di investimento sono riferibili esclusivamente alle seguenti voci: a) fornitura e posa in opera di caldaia, bruciatore, tubazioni e ogni altro materiale e componente necessario all’installazione; b) eventuali opere edili ed elettriche strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; c) progettazione, direzione lavori, collaudo o certificato di regolare esecuzione in misura non superiore al 10% delle voci di cui sopra; d) certificazione energetica ai sensi dell’art. 28 della Legge Regionale 22 del 29.05.07. Modalità e termini La domanda di partecipazione redatta secondo il modello di cui agli allegati deve essere trasmessa esclusivamente a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento, entro l’8 aprile 2009 a: Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico - FI.L.S.E. S.p.A., Piazza De Ferrari 1, 16121 Genova, che effettuerà l’istruttoria delle domande predisponendo due distinte graduatorie degli interventi una per gli impianti alimentati a gas e una per quelli a gasolio, sulla base dei criteri previsti dal Bando stesso. Per ulteriori informazioni e per scaricare i relativi allegati si rinvia la sito: www.ambienteinliguria.it.

Regione Liguria Bando per la concessione di contributi in conto capitale per la “Sostituzione/conversione di impianti termici civili di potenzialità uguale o superiore a 300 kW alimentati ad olio combustibile” (BURL n. 1 del 7 gennaio 2009)

Finalità Favorire la riduzione dei gas climalteranti e limitare il consumo di energia, tramite la sostituzione o conversione di impianti termici civili alimentati con olio combustibile, con impianti alimentati a gas o gasolio aventi maggiore efficienza energetica.

Interventi ammissibili 1. Sono ammissibili al contributo gli interventi di sostituzione o conversione integrale di impianti termici civili alimentati con olio combustibile di potenza termica nominale complessiva dell’impianto uguale o superiore a 300 kW, con caldaie a maggiore efficienza energetica alimentate a gas. Sono anche ammissibili al contributo gli interventi di sostituzione o conversione integrale di impianti termici civili alimentati con olio combustibile di potenza termica nominale complessiva dell’impianto uguale o superiore a 300 kW, con caldaie a maggiore efficienza energetica alimentate a gasolio solo in caso di impossibilità tecnica ad installare caldaie alimentate a gas e comunque esaurita la graduatoria degli impianti per i quali è prevista la sostituzione o conversione a gas. 2. Le caldaie da installare, con potenza termica nominale pari o inferiori a 400 kW, dovranno essere classificate a quattro stelle secondo quanto stabilito dalla Direttiva 92/42/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 e dal D.P.R. del 15 novembre 1996 n. 660 di attuazione. Le caldaie da installare, di potenza termica nominale superiore a 400 kW, non comprese nella citata normativa, dovranno essere a condensazione con rendimento minimo del 95% rispetto al potere calorifico superiore (pcs) e del 100% rispetto al potere calorifico inferiore (pci). 3. Non sono ammessi interventi di: a) trasformazione di impianti da centralizzati ad autonomi; b) sostituzione/conversione che comportino un aumento della potenza termica nominale complessiva dell’impianto. Risorse disponibili La somma complessiva di € 800.000 è stata suddivisa tra le varie Province della Liguria sulla base del numero di impianti ad olio combustibile presenti sui loro territori: Genova € 405.797,10 Savona € 250.434,78 La Spezia € 81.159,42 Imperia € 62.608,70 Beneficiari Soggetti pubblici e privati proprietari di impianti termici e civili, localizzati in una delle Province liguri, di potenzialità uguale o superiore a 300 kW alimentati ad olio combustibile. Costi ammissibili 1. Le spese ammissibili costituenti il costo di investimento sono riferibili esclusivamente alle seguenti voci: a) fornitura e posa in opera di caldaia, bruciatore, tubazioni e ogni altro materiale e componente necessario all’installazione; b) eventuali opere edili ed elettriche strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; c) progettazione, direzione lavori, collaudo o certificato di regolare esecuzione in misura non superiore al 10% delle voci di cui sopra; d) certificazione energetica ai sensi dell’art. 28 della Legge Regionale 22 del 29.05.07.

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Modalità e termini I bandi per le richieste di contributi dovranno essere definiti dalle singole amministrazioni provinciali entro 4 mesi dalla data di pubblicazione del Bando regionale (ndr: 7 maggio 2009), sulla base di criteri comuni definiti in accordo con la Regione Liguria.

Regione Lombardia Contributi a fondo perduto per pannelli fotovoltaici e impianti termici sulle scuole pubbliche e paritarie della Regione Lombardia (BUR Lombardia del 26 gennaio 2009) “La Regione Lombardia produce il 20% dell’energia rinnovabile prodotta in Italia e possiede ben un terzo delle reti di teleriscaldamento - ha dichiarato l’Assessore alle Reti, Servizi di Pubblica Utilità e Svilupppo Sostenibile, Massimo Buscemi - Da tempo impegnata sul tema dell’efficienza energetica, tanto da essere stata la prima regione ad aver introdotto la certificazione degli edifici, favorisce lo sviluppo delle fonti rinnovabili con finanziamenti e contributi a fondo perduto, in particolare per favorire l’installazione dei pannelli solari”. Finalità Il presente bando definisce i requisiti e le procedure per l’assegnazione e l’erogazione del contributo pubblico a fondo perduto per l’installazione di impianti fotovoltaici collegati alla rete elettrica di distribuzione, di potenza nominale non inferiore a 5 kWp sulle scuole materne, elementari e medie pubbliche e paritarie della Lombardia, ai sensi dell’art.1 della l. 62/2000. L’installazione può riguardare le coperture, le strutture opache e/o trasparenti verticali, i frangisole, gli aggetti, ecc. sia degli edifici scolastici sia delle loro pertinenze, come palestre, parcheggi, laboratori, ecc. Non sono ammissibili al contributo gli impianti fotovoltaici installati sul terreno. Spese ammissibili L’incentivo pubblico è rapportato alla potenza dell’impianto e non può superare il 30 % del costo per kWp installato, al lordo dell’iva. Viene altresì riconosciuto un contributo del 50%, fino all’importo massimo di € 3.000, per le spese relative alla progettazione,

al collaudo, alle opere edili necessarie all’installazione dell’impianto e alla certificazione energetica dell’edificio. È previsto un contributo forfettario aggiuntivo di € 500 per l’ installazione di un display informativo (obbligatorio) che dovrà essere collocato in un luogo visibile al pubblico e indicare la produzione di energia elettrica, sia giornaliera che complessiva cumulata, nonché il risparmio di CO2 ottenuto, evidenziando che l’impianto è stato finanziato con contributo di Regione Lombardia. Le spese ammissibili sono riferibili esclusivamente alle seguenti voci: - fornitura e installazione dei moduli fotovoltaici, degli inverter e degli altri materiali e componenti necessari alla realizzazione degli impianti; - progettazione e collaudo degli impianti opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; - eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; - certificazione energetica dell’edificio; - fornitura e installazione del display informativo. Sono ammissibili esclusivamente gli interventi approvati dal 1° febbraio 2009 e conclusi e collaudati entro 10 mesi dalla comunicazione di assegnazione del contributo. Non sono ammissibili al contributo gli impianti fotovoltaici installati sul terreno. Dotazione finanziaria Lo stanziamento finanziario messo a disposizione per l’erogazione dei contributo di cui trattasi è pari a € 4.300.000. Entità del contributo Ciascun richiedente può presentare domanda per un numero illimitato di impianti, tuttavia il contributo regionale non potrà superare € 500.000 per ciascun richiedente. È riconosciuto un contributo del 50%, fino ad un massimo di € 3.000 per le spese di progettazione, collaudo, opere edili necessarie all’installazione dell’impianto e alla certificazione energetica dell’edificio. È previsto un contributo forfettario aggiuntivo di € 500 per l’installazione di un display (obbligatorio) che indicherà la produzione di energia elettrica e il risparmio di CO2 ottenuto. I contributi verranno provvisoriamente assegnati in base all’ordine di ricevimento della domanda. L’assegnazione provvisoria del contributo sarà comunicata al richiedente tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Beneficiari Enti pubblici, le Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociali (Onlus), altri enti senza finalità di lucro che sono proprietari o che utilizzano (a titolo di concessione, locazione o di un diritto reale di godimeto) l’edificio adibito a: scuola materna, elementare e media, pubblica o paritaria (ai sensi dell’art.1 della L. 62/2000) e loro pertinenze, come palestre, parcheggi, laboratori, ecc.

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Sono escluse le scuole secondarie di secondo grado e le università. Presentazione delle domande Le domande redatte sulla base del modello indicate in allegato e complete della documentazione richiesta devono essere trasmesse a: Regione Lombardia - Direzione generale reti e servizi di pubblica utilità e sviluppo sostenibile - Via Pola, 12/14, 20124 Milano. Le domande saranno ammesse a contributo seguendo l’ordine di arrivo fino ad esaurimento della dotazione finanziaria.

Regione Lombardia Contabilizzatori di impianti termici centralizzati e sostituzione caldaie (BUR Lombardia del 26 gennaio 2009) Finalità Favorire l’installazione di dispositivi per la contabilizzazione diretta o indiretta della quantità di calore consumata in impianti termici centralizzati, in abbinamento a sistemi di termoregolazione con eventuale sostituzione di caldaie. Favorire l’installazione di nuove caldaie che dovranno possedere potenza termica uguale o superiore a 35 kW e efficienza non inferiore a 3 stelle. Gli interventi soggetti a contributo devono essere localizzati nelle aree A1, A2, B e C1, come individuate nel Piano di zonizzazione per l’inquinamento atmosferico. Dotazione finanziaria Le risorse finanziarie messe a disposizione per l’erogazione dei contributo di cui trattasi è pari a € 3.230.000. Beneficiari ed entità del contributo Il Bando comprende 2 misure. Misura 1 Beneficiari: Enti locali ed Aziende Lombarde per l’Edilizia Residenziale (Aler), per interventi su edifici ad uso residenziale. Contributo: a) 50% a fondo perduto (per un valore massimo del contributo pari ad € 100 per singolo corpo scaldante nel caso di sistemi di contabilizzazione indiretta; per un valore massimo del contributo pari a € 400 per singola unità abitativa nel caso di sistemi di contabilizzazione diretta) in entrambi i casi sempre in abbinamento a sistemi di termoregolazione; b) è previsto bonus aggiuntivo, parametrato in funzione della potenza al focolare dell’impianto, nel caso di installazione di nuovo generatore di calore alimentato da gas naturale, dotato di marchiatura energetica pari ad almeno 3 stelle; c) 50% delle spese per la certificazione energetica dell’edi-

ficio, fino al contributo massimo di € 3.000. Gli interventi di cui ai punti a) e c) sono obbligatori. Misura 2 Beneficiari: Soggetti privati rappresentati da amministratori di condominio, per interventi su edifici residenziali privati dotati di impianto di riscaldamento centralizzato, al servizio di più di 4 unità abitative per la contabilizzazione autonoma del calore. Contributo: a) 30% a fondo perduto (per un valore massimo del contributo pari ad € 50 per singolo corpo scaldante nel caso di sistemi di contabilizzazione indiretta; per un valore massimo del contributo pari a € 250 per singola unità abitativa nel caso di sistemi di contabilizzazione diretta) in entrambi i casi sempre in abbinamento a sistemi di termoregolazione; b) è previsto bonus aggiuntivo, parametrato in funzione della potenza al focolare dell’impianto, nel caso di installazione di nuovo generatore di calore alimentato da gas naturale, dotato di marchiatura energetica pari ad almeno 3 stelle; c) 50% delle spese per la certificazione energetica dell’edificio (come previsto dalla dgr 5018/2007 e s.m.i.), fino al contributo massimo di € 2.000. Gli interventi di cui ai punti a) e c) sono obbligatori. Spese ammissibili Le spese ammissibili sono riferibili esclusivamente alle seguenti voci: a) acquisto ed installazione contabilizzatori autonomi del calore; b) acquisto e installazione sistemi/dispositivi di termoregolazione; c) fornitura e installazione generatore di calore (caldaia); d) certificazione energetica dell’edificio (a tal fine si ricorda che gli enti pubblici possono avvalersi, fino al 1° luglio 2010, di certificatori energetici dipendenti dal proprio Ente, da altro Ente pubblico o da società pubblica, accreditati. Presentazione delle domande Le domande redatte sulla base del modello indicate in allegato e complete della documentazione richiesta devono essere trasmesse a: Regione Lombardia - Direzione generale reti e servizi di pubblica utilità e sviluppo sostenibile - Via Pola, 12/14, 20124 Milano. Le domande saranno ammesse a contributo seguendo l’ordine di arrivo fino ad esaurimento della dotazione finanziaria. Informazioni Per entrambi i bandi e i relativi allegati sono scaricabili dai siti: www.regione.lombardia.it - www.ors.regione.lombardia. it - www.cestec.it.

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i quesiti dei lettori: L’ESPERTO RISPONDE Un comitato anti-discarica ha diritto di consultare gli atti relativi alla gara per l’affidamento della progettazione? L’art. 3 del D.Lgs. 19 agosto 2005 n. 195 (emanato per dare attuazione alla direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale) ha introdotto, come prima aveva fatto il D.Lgs. 24 febbraio 1997 n. 39, una fattispecie speciale di accesso in materia ambientale, che si connota, rispetto a quella generale prevista nella Legge n. 241/1990, per due particolarità: l’estensione del novero dei soggetti legittimati all’accesso ed il contenuto delle cognizioni accessibili. Sotto il primo profilo, la norma chiarisce che le informazioni ambientali spettano a “chiunque” le richieda, senza necessità, in deroga alla disciplina generale sull’accesso ai documenti amministrativi, di dimostrare un suo particolare e qualificato interesse. Quanto al secondo aspetto, la medesima disposizione estende il contenuto delle notizie accessibili alle “informazioni ambientali” (che implicano anche un’attività elaborativa da parte dell’Amministrazione debitrice delle comunicazioni richieste), assicurando così al richiedente una tutela più ampia di quella garantita dall’art. 22 della Legge n. 241/1990, oggettivamente circoscritta ai soli documenti amministrativi già formati e nella disponibilità dell’Amministrazione. Detta disciplina speciale della libertà d’accesso alle informazioni ambientali risulta, quindi, preordinata, in coerenza con le finalità della direttiva comunitaria di cui costituisce attuazione, a garantire la massima trasparenza sulla situazione ambientale e a consentire un controllo diffuso sulla qualità ambientale (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, sent. 25 febbraio 2009, n. 1062). L’informazione ambientale, pertanto, riguarda qualsiasi informazione circa lo stato dell’ambiente (aria, suolo, territorio, siti naturali ecc.), nonché i fattori (sostanze, energia, rumore, radiazioni, emissioni ecc.) che possono incidere sull’ambiente stesso. Non ogni dato inerente l’ecosistema, peraltro, può costituire oggetto dell’istanza di informazione ambientale, ma solo quelle attinenti a valori che l’ordinamento imputa all’ambiente come bene giuridico distinto dalle sue componenti materiali. Discende da quanto sopra che esulano dall’informazione ambientale gli atti ed i documenti riguardanti un procedimento di gara relativo all’esecuzione di un’opera pubblica. Le relative in-

agenda

In caso di abuso urbanistico, il permesso a costruire rilasciato dal Comune in sanatoria fa sempre venire meno l’ordine di ripristino impartito dal giudice penale? Il permesso in sanatoria, purché legittimo, valido ed efficace esclude l’applicazione dell’ordine di demolizione o di riduzione in pristino, che pertanto deve essere revocato dal giudice dell’esecuzione penale. Infatti, tale ordine si intende emesso allo stato degli atti, tanto che anche il giudice dell’esecuzione deve verificare il permanere della incompatibilità degli ordini in questione con gli atti amministrativi. Tuttavia, il rilascio del permesso in sanatoria non determina automaticamente la revoca dell’ordine di demolizione o di riduzione in pristino, dovendo il giudice, comunque, accertare la legittimità sostanziale del titolo sotto il profilo della sua conformità alla legge ed eventualmente disapplicarlo ove siano insussistenti i presupposti per la sua emanazione. In particolare, l’art. 36 del D.P.R. n. 380/2001 prevede espressamente che il responsabile dell’abuso o il proprietario possano ottenere il permesso in sanatoria se l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda (cosiddetta “doppia conformità”). Pertanto, qualora il giudice dell’esecuzione penale accerti l’illegittimità del permesso a costruire in sanatoria (ad esempio per contrasto col citato art. 36 D.P.R. 380/2001), lo deve disapplicare, confermando l’ordine di demolizione e, se del caso, trasmettendo gli atti alla Procura della Repubblica qualora ravvisi gli estremi del reato di abuso d’ufficio (cfr. Cassazione Penale, Sez. III, sent. 18 febbraio 2009, n. 6910).

Eventi e Fiere

Milano, 24-28 marzo 2009 PLAST09 Salone Internazionale delle Materie Plastiche e della Gomma Sede: FieraMilano Informazioni: www.plast09.org - info@plast09.org Rimini 1°-3 aprile 2009 EuroP.A. - Salone delle autonomie locali Sede: Fiera di Rimini Informazioni: www.euro-pa.it

formazioni, infatti, non attengono propriamente alla materia ambientale, nel senso sopra delineato. Per ragioni analoghe deve considerarsi non attinente all’oggetto dell’informazione ambientale la richiesta relativa ai pareri e nulla osta acquisiti ed in genere agli altri atti del procedimento, fatta eccezione per i pareri, nulla osta ed autorizzazioni attinenti alla tutela ambientale. Devono essere invece compresi nel concetto di informazione ambientale gli elaborati progettuali e le relative delibere di approvazione. Gli elaborati progettuali, infatti, delineando le caratteristiche dell’opera da eseguire, concernono aspetti che coinvolgono in modo diretto la tutela dell’ambiente, consentendo di prendere contezza dell’impatto che l’opera stessa è destinata a sortire sull’ecosistema (in tal senso T.A.R. Calabria, Catanzaro, sent. 6 febbraio 2009, n. 122).

Cesena, 3-5 aprile 2009 AGROFER - Salone delle Agroenergie, del Risparmio energetico e della Bioedilizia Sede: Quartiere fieristico Organizzazione: Cesena Fiera spa Via Dismano, 3845 - 47023 Pieve Sistina di Cesena Tel. 0547 317435 - fax 0547 318431 agrofer@cesenafiera.com - www.cesenafiera.com Informazioni: www.expoagrofer.it

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stampato su carta riciclata

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Marzo 2009

Marzo 2009. N°34 - Free Service srl Editore - Via del Consorzio, 34 - 60015 Falconara M.ma/AN - tel. 071/9161916 - fax 071/9162289 Supplemento n. 1 al n. 3 Marzo 2009 di Regioni&Ambiente Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003, art.1, comma 1 (conv. in L.27/02/2004 n.46) - DCB Ancona

Editoriale Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, ANCI e UPI presentano venerdì 3 aprile a Roma la Carta delle Città e dei Territori d’Italia per il clima, un documento che esprime la posizione comune delle Città, Province e Regioni per il riconoscimento del loro ruolo centrale nella lotta ai cambiamenti climatici. L’obiettivo è di vedere riconosciuto ad enti locali e territoriali il ruolo di protagonisti nell’attuazione di iniziative e interventi sistematici per l’efficienza e il risparmio energetico, la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’assorbimento delle emissioni dei gas serra. Riconoscimento di

un ruolo significa farsi carico di responsabilità e individuare concreti obiettivi da raggiungere, ma anche essere dotati di strumenti per poter agire con efficacia, compresi quelli finanziari. Non si chiedono trasferimenti di risorse ma la possibilità di investire per l’eco-efficienza e di accedere ai meccanismi dell’Emission Trading e al mercato dei Titoli di Efficienza Energetica. Di seguito i passaggi più rilevanti della Carta, che è disponibile nella versione integrale sul sito del Coordinamento www.a21italy.it, dove è possibile anche sottoscriverla on line.

Emilio D’Alessio, Presidente della Associazione Nazionale Coordinamento Agende 21 Locali Italiane

CARTA DELLE CITTÀ E DEI TERRITORI D’ITALIA PER IL CLIMA (Premesse e Considerazioni) ... omissis... I Comuni, le Province e le Regioni d’Italia si impegnano ad adottare politiche e azioni integrate di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici che consentano di ridurre di oltre il 20% le emissioni di gas serra ed aumentare la sicurezza sociale, ambientale ed economica del territorio. Le città e i territori d’Italia chiedono al Governo italiano di prevedere l’accesso delle amministrazioni delle Città e dei Territori ai meccanismi dell’Emission Trading e al mercato dei Titoli di Efficienza Energetica e propongono di escludere dal patto di stabilità gli investimenti locali in progetti finalizzati alla mitigazione e adattamento al cambiamento climatico (efficienza energetica, mobilità sostenibile, diffusione delle energie rinnovabili). Le città e i territori d’Italia sollecitano il Governo italiano a sostenere in sede internazionale la necessità di includere nel nuovo protocollo globale sul clima in vigore dal 2012 un capitolo dedicato al ruolo delle città e dei territori, chiedendo inoltre che rappresentanti degli enti locali facciano parte delle delegazioni governative alle Conference of the Parties a partire dalla COP15 di Copenhagen 2009. Le politiche e le azioni locali agevoleranno il Governo nel raggiungimento degli obiettivi sottoscritti in sede europea, svolgendo allo stesso tempo un ruolo decisivo nel rilancio dell’economia, promuovendo l’innovazione e migliorando la competitività del Paese nel panorama internazionale.

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La Carta delle Città e dei Territori d’Italia per il clima - verso Copenhagen 2009

Verrà presentata a Roma il prossimo 3 aprile la posizione comune degli enti locali e delle regioni italiane per il riconoscimento del loro ruolo a favore del clima

Il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, in collaborazione con ANCI e UPI e con il contributo di tutti i suoi soci e partner, è il promotore di un percorso per predisporre una posizione comune delle città e dei territori italiani sulle politiche locali a favore del clima. L’obiettivo è quello di vedere riconosciuto a Comuni, Province e Regioni il ruolo di protagonisti nell’attuazione di iniziative e interventi sistematici per l’efficienza e il risparmio energetico, la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’assorbimento delle emissioni di CO2. Il riconoscimento di un ruolo implica l’attribuzione sia di responsabilità (in termini di obiettivi da raggiungere) ma anche di strumenti per essere messi nelle condizioni di poter agire. Non si chiedono trasferimenti di risorse ma la possibilità per gli enti locali e territoriali di investire per l’eco-efficienza, superando la rigidità miope del patto di stabilità, e di accedere ai meccanismi dell’Emission Trading e al mercato dei Titoli di Efficienza Energetica. Il percorso, avviato con la conferenza “Il Clima in città. Le Città per il clima” tenutasi a Bologna lo scorso 5 dicembre, vivrà una tappa fondamentale con la presentazione al Governo e agli organi di informazione della Carta delle Città e dei Territori d’Italia per il clima. La Carta sarà successivamente presentata nell’ambito dei numerosi eventi e sui diversi tavoli di confronto internazionali già in calendario per preparare l’importante appuntamento fissato per il prossimo dicembre quando a Copenhagen, nella Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite (COP15), verrà definito e, auspicabilmente, adottato il nuovo Protocollo di Kyoto. La Carta si inserisce quindi nella roadmap dei governi locali di tutto il mondo per il clima, il processo partito nel 2007 nell’ambito della conferenza di Bali con l’obiettivo di condividere un forte e univoco messaggio per sottolineare il ruolo fondamentale delle comunità nella protezione del clima e l’importante contributo degli enti locali per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di riduzione di CO2 in carico ai governi nazionali. I partner globali della roadmap dei governi locali per il clima sono l’Unione delle Città e dei Governi Locali (UCLG), Metropolis, ICLEI, C40 - Gruppo Guida per il Clima e il Consiglio Mondiale dei Sindaci sul cambiamento climatico. Nell’ambito del processo partecipato della roadmap le reti nazionali e regionali di enti locali cooperano e coordinano le loro attività, sviluppano posizioni condivise su temi chiave, sostengono queste posizioni nei confronti di governo nazionale e Nazioni Unite, media e stakeholder, si fanno promotori di queste posizioni anche attraverso i loro associati e partner a livello nazionale e internazionale. La roadmap ha già fatto tappa a Ginevra, a Poznan e a Bruxelles, qui nell’ambito della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile dello scorso febbraio. Dal 2 al 4 di giugno si terrà a Copenhagen il summit delle città sul cambiamento climatico per contribuire al dialogo tra governi locali e nazionali, al fine di fare passi avanti nella cooperazione sui principali temi individuati nella roadmap. La tappa finale, come già ricordato, sarà nuovamente Copenhagen (dicembre 2009) dove, parallelamente alla Conferenza delle Parti, si svolgerà il Summit dei Sindaci sul Clima. Sulla home del sito del Coordinamento, www.a21italy.it, maggiori informazioni e il programma dell’evento che si svolgerà a Roma il 3 aprile dalle 9:30 alle 13:30 presso la Sala Auditorium della sede ISPRA, in via Curtatone 7.

LA CAMPAGNA ITALIANA DELLE CITTÀ PER IL CLIMA

Il Catalogo delle Città per il Clima

Verrà formalmente sottoscritto e presentato nell’ambito della Conferenza internazionale “Local renewables” che si terrà a Freiburg dal 27 al 29 aprile, l’accordo tra Coordinamento Agende 21 Locali e ICLEI - International Council for Local Environmental Initiatives per promuovere anche in Italia la Campagna delle Città per la Protezione del Clima. La Campagna è stata lanciata nel 1993 come movimento di città di tutto il mondo per ridurre le emissioni di gas serra, migliorare la qualità dell’aria ed aumentare la sostenibilità urbana. Oggi il numero di enti locali che aderiscono alla Campagna è arrivato a 800 e comprende tanto grandi capitali quanto piccole cittadine: quel che conta non è la dimensione ma l’impegno e l’azione per il clima. Il memorandum of understanding sottoscritto dalle due reti di enti locali prevede, in particolare, che il GdL del Coordinamento “Agende 21 per Kyoto” funga da referente e promotore della Campagna italiana delle Città per la Protezione del Clima e da collegamento con il coordinatore della Campagna europea. Le Città che aderiranno alla Campagna avranno tra l’altro la possibilità di utilizzare la metodologia e gli strumenti sviluppati e già sperimentati in altre realtà. Per maggiori info: www.a21italy.it

La città di Copenhagen ha messo a disposizione un nuovo strumento: il Catalogo degli impegni delle città del mondo per contrastare il cambiamento climatico. Si tratta di una raccolta di informazioni sugli obiettivi di riduzione delle emissioni, sulle politiche e azioni per raggiungerli, sul numero complessivo di impegni per il clima dichiarati dalle città e dai governi locali. Scopo principale del Catalogo è mandare un forte messaggio alle Nazioni Unite, ai governi nazionali e agli altri importanti attori in tutto il mondo sull’intraprendenza e impegno delle città e dei governi locali per il clima. Il Catalogo contribuirà a convincere le Parti, convocate dalle Nazioni Unite per concordare e adottare il nuovo protocollo sul clima, a coinvolgere e sostenere le città e i governi locali nelle loro azioni. È quindi di grande importanza che enti locali e territoriali inseriscano nel Catalogo gli impegni che si sono dati: www.iclei.org/climate-commitments Il Catalogo costituisce un elemento di supporto al Summit dei Sindaci sul Clima che si terrà in dicembre a Copenhagen, parallelamente ai lavori della COP15.

Convenant of Mayors - Patto dei sindaci

Si tratta di una iniziativa della Commissione Europea - DG Trasporti e Energia che coinvolge direttamente le città affinché stringano, volontariamente, un patto per andare al di là di quelli che sono gli obiettivi fissati per i governi nazionali dall’Unione Europea e quindi ottenere riduzioni delle emissioni di CO2 e dei consumi di energia superiori al 20% entro il 2020. Il Patto è stato lanciato formalmente lo scorso 10 febbraio a Bruxelles e conta già oltre 400 città firmatarie da 23 Paesi dell’Unione Europea, dalla Svizzera, Norvegia, Ucraina, Croazia, Turchia e Bosnia Erzegovina. Inoltre, città degli Stati Uniti, Argentina e Nuova Zelanda hanno espresso il loro interesse ad essere coinvolte. La riduzione del 20% delle attuali emissioni di CO2 da parte delle città firmatarie del Patto equivale a riforestare ogni anno una superficie più grande dell’Intera Ungheria, o eliminare dalle strade più di 35 milioni di auto o chiudere 20 centrali elettriche a carbone da 50 MW. Con una stima prudenziale di 50 dollari il barile per il 2020, i risparmi economici sarebbero di più di otto miliardi di euro l’anno. Per dare conto su come raggiungere gli obiettivi le città devono adottare un Piano d’azione per l’energia sostenibile entro l’anno successivo all’adesione. Dopodiché le città rendiconteranno, ai loro cittadini e alla Commissione Europea, una volta ogni due anni per monitorare l’attuazione. Le città che hanno sottoscritto il Patto accettano la cessazione del loro coinvolgimento nel caso non ottemperino agli impegni. La Commissione Europea sostiene l’iniziativa mettendo a disposizione risorse per l’assistenza tecnica alla predisposizione dei piani d’azione e per creare e rendere operativo un ufficio che faciliti il coordinamento e il networking delle città firmatarie del Patto. La Commissione sta inoltre mobilitando finanziamenti finalizzati alla creazione di uno strumento per facilitare l’accesso al credito della Banca Europea degli Investimenti alle città interessate. Al momento attuale sono in corso di valutazione diverse potenziali operazioni in Italia, Francia e Spagna, ma si prevede a breve un’azione a tutto campo per l’ottimizzazione delle agevolazioni creditizie in rapporto al Patto. Per maggiori informazioni è disponibile il sito del Patto: www.eumayors.eu

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34 Il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane a ECOPOLIS - Roma 2-4 aprile Comunità energetiche sostenibili e Piani di gestione ambientale integrati: i risultati di MUSEC e l’avvio di CHAMP EC Gli enti locali e territoriali sono nella migliore posizione per combattere il cambiamento climatico attraverso l’elaborazione di nuove strategie integrate, responsabili e partecipate. Il 2 aprile presso la Fiera Ecopolis, a Roma, il Coordinamento organizza una giornata dedicata all’illustrazione di due progetti, entrambi co-finanziati dalla Commissione Europea, a sostegno di questa tesi, presentando esempi, buone pratiche e strumenti operativi. Un’occasione di informazione e formazione a beneficio di tutti i soci dell’associazione. Cos’è una Comunità Energetica Sostenibile? Come può un ente locale o un territorio attivare una strategia di lungo periodo che coinvolga attivamente l’ente, il settore privato ed i cittadini? Queste alcune delle domande a cui i partner italiani di MUSEC si propongono di dare risposta durante la conferenza finale di progetto, in programma la mattina del 2. Co-finanziato nell’ambito del Programma sull’Energia Intelligente della Commissione Europea, MUSEC ha permesso di attuare dei “percorsi integrati sull’energia” tramite l’incremento dell’uso di risorse rinnovabili, una maggiore efficienza energetica e la razionalizzazione dell’uso dell’energia. Non solo. La Comunità Energetica Sostenibile implica una particolare attenzione ai ruoli che ogni attore può avere in questo ciclo continuo di collaborazione e di responsabilizzazione. Le città italiane partner del progetto (Asti, Foggia e Ravenna) saranno a disposizione per esporre le rispettive strategie e offrire esempi concreti per ispirare nuovi percorsi in alrtri contesti. Parteciperanno all’incontro anche esperti sulle tematiche energetiche. La giornata forativa dedicata ad amministratori e funzionari degli enti locali prosegue nel pomeriggio con il seminario di presentazione del progetto CHAMP-Local Response to Climate Change, co-finanziato dal Programma LIFE+ della Commissione Europea, il cui scopo prioritario è mettere a disposizione di enti locali interessati e motivati programmi di formazione e attività di affiancamento sulla gestione integrata per la sostenibilità e la lotta al cambiamento climatico. Già ENVIPLANS e MUE 25, entrambi progetti co-finanziati dalla Commissione Europea che hanno coivolto diversi soci del Coordinamento, hanno affrontato e delineato una metodologia per l’istituzione di piani dei gestione ambientale integrata. Il progetto CHAMP ne è l’ideale continuazione, attraverso la formazione e l’assistenza operativa e con un focus speciale sul tema del cambiamento climatico. Per maggiori informazioni e il programma dettagliato della giornata: MUSEC: www.musecenergy.eu, zuppiroli.m@provincia.modena.it CHAMP: coordinamento.agenda21@provincia.modena.it

Al via un nuovo GdL: Strumenti di Democrazia Partecipativa per lo Sviluppo Sostenibile

A cura di Susanna Ferrari, Comune di Reggio Emilia, Servizio Decentramento, Partecipazione e Processi Deliberativi - Ufficio ReggioSostenibile

Si è presentato per la prima volta a Modena il 21 gennaio, all’interno di ParteciP.A. - Salone della democrazia partecipativa, il nuovo gruppo di lavoro del Coordinamento Agende 21 Locali. L’iniziativa, validata dal Consiglio direttivo del Coordinamento, è dei Comuni di Modena e Reggio Emilia. L’assessore al Bilancio e Partecipazione del Comune di Modena, Francesco Frieri, assume la responsabilità politica del Gruppo, mentre Roberto Montagnani e Susanna Ferrari del Comune di Reggio Emilia ne saranno i referenti tecnici e si occuperanno della Segreteria organizzativa. Il nuovo GdL, rispetto ad altri che trattano il tema della partecipazione in riferimento a specifiche tematiche, vuole affrontare a 360° il rapporto complesso tra democrazia rappresentativa e partecipativa e creare una rete tra gli aderenti al Coordinamento finalizzata ad un confronto concreto sulle esperienze realizzate ed a una riflessione sulla necessità di utilizzo dei processi di partecipazione a fini non “ideologici” ma per farne concreti strumenti di governo e gestione di realtà sociali-ambientali sempre più complesse nonché di ricomposizione dei conflitti e dei particolarismi. Le attività previste per il 2009 comprendono, oltre alla “campagna di iscrizione” e alla definizione delle modalità organizzative del Gruppo, un’indagine specifica presso i soci del Coordinamento e l’organizzazione di workshop di confronto tra gli aderenti finalizzate a definire, partendo dalle esperienze già realizzate, possibili modalità standard di valutazione dei processi partecipativi e indirizzi guida per gli enti locali relativamente alla gestione ottimale dei processi e al rapporto con gli organi della democrazia rappresentativa. In autunno è previsto un primo incontro seminariale del Gruppo. Per informazioni e adesioni: susanna.ferrari@municipio.re.it; sito web : www.direfarepartecipare.comune.re.it

SustainableNOW!

È un progetto cofinanziato dal Programma Energia Intelligente della Commissione Europea che prevede lo sviluppo di strategie locali per la protezione del clima e attività di capacity building nei 9 enti locali e territoriali coinvolti, la creazione di uno strumento informatico per l’elaborazione di Piani d’A zione Locali per l’Energia e un’articolata attività di disseminazione per rendere disponibili soluzioni, collaborazione e informazioni al maggior numero possibile di enti locali e territoriali. Come sempre accade per i progetti finanziati dall’Unione Europea, si tratta di un’ottima occasione per imparare attraverso lo scambio di conoscenze e di esperienze (peer to peer). L’aspetto innovativo è l’impegno a sviluppare un software di sistema con procedura guidata per l’analisi dei fabbisogni e per la pianificazione energetica a livello locale. Per fare ciò sono coinvolti nel progetto, oltre agli enti locali e territoriali suddivisi nel Circolo degli Esperti e nel Circolo degli Apprendisti, esperti di efficienza energetica e risorse rinnovabili e tecnici informatici. Stimolante anche la compresenza nel partenariato di tre reti di enti locali e territoriali: ICLEI (leader del progetto), Alleanza per il Clima e Coordinamento Agende 21 Locali. Gli altri partner sono la città di Burgas (BG), le città di Rosignano Marittimo e Bologna, la Provincia di Siena e la CM e Associazione di Comuni del Trasimeno - Medio Tevere (IT), la città di Miskolc (HU), le città di Ludwigsburg e Monaco di Baviera (DE), la città di Woking (UK), le società di consulenza Ecovision, che si occupa di energie rinnovabili, con base a Stoccarda e l’olandese Trecodome, esperta di tecniche per gli edifici ad alta efficienza energetica, e, dulcis in fundo, Banca Popolare Etica. Presto sarà attivato un sito dedicato al progetto linkato alla home del Coordinamento: www.a21italy.it

GPPinfoNET

Con il kick-off meeting che si è svolto a Cremona il 5 febbraio ha preso avvio il progetto “Life GPPinfoNET- La rete per la diffusione degli acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni.” Il progetto dispone di un budget complessivo di 2.120.500 euro, per il 50% finanziato dall’Unione Europea, e coinvolge direttamente come partner, oltre alla Provincia di Cremona, le Regioni Liguria e Sardegna, la società di consulenza Ecosistemi e il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane. Il progetto avrà una durata di due anni e si propone di contribuire a rimuovere gli ostacoli principali alla diffusione degli acquisti verdi della pubblica amministrazione: la scarsa consapevolezza del ruolo che gli acquisti verdi possono giocare come strumento per raggiungere obiettivi di sostenibilità e di protezione ambientale e la mancanza di informazione degli acquirenti pubblici sulle possibilità di inserire i criteri ecologici nelle procedure d’acquisto. Sono previsti l’organizzazione di seminari, uno per ciascuna delle 6 regioni target (Sardegna, Liguria, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia), la creazione di reti regionali di enti locali e stakeholder per la diffusione delle informazioni sul GPP e sulle buone pratiche, la redazione di newsletter regionali, la celebrazione della Giornata nazionale sul GPP, l’organizzazione di incontri interregionali per lo scambio di buone pratiche e la cooperazione tra reti, la promozione di reti regionali per il GPP in altri Paesi europei, iniziative di comunicazione e disseminazione. Per maggiori info: agenda21@provincia.cremona.it

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Brevi Fiera di Roma, 1-3 aprile, Ecopolis - Expo&Conference sulla città sostenibile, summit internazionale dedicato al tema della città, dell’ambiente urbano e della sostenibilità. L’ambiente urbano è sempre più l’ambiente di vita dell’uomo e le città assumono il ruolo di veri e propri laboratori per l’esercizio della sostenibilità. A Ecopolis è di scena il dibattito sulla ‘città ideale’ di oggi e di domani: non più solo un concetto filosofico, ma un insieme di risposte e soluzioni innovative alle problematiche attuali. Il Coordinamento A21L è tra i promotori della manifestazione. Per info: www.ecopolis09.it “E-democracy 2.0 - Istituzioni, cittadini, nuove reti: un lessico possibile”. È il titolo del seminario internazionale, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, che si terrà l’8 aprile a Bologna. Docenti universitari italiani ed europei, ma anche esperti e protagonisti di esperienze di e-democracy, saranno intorno allo stesso tavolo per ragionare su come le nuove tecnologie digitali e le reti possano far crescere, in concreto, la partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica e istituzionale. Programma e tutte le info utili su www.partecipa.net/ Verrà presentata in una conferenza stampa che si terrà a Roma presso la sede dell’UPI a fine aprile la traduzione, a cura della Provincia di Rimini, della “Guida agli Indicatori di Sviluppo Sostenibile per le destinazioni turistiche”, realizzata dalla World Tourism Organization (UNWTO), agenzia delle Nazioni Unite specializzata nel settore turistico. La Guida, concepita all’inizio come un mezzo per adattare i temi della sostenibilità ad ogni destinazione turistica, è un valido strumento per aiutare dirigenti e amministratori dei settori pubblico e privato a prevedere e prevenire problemi legati agli impatti ambientali, economici e sociali collegati all’offerta turistica. Info da turismosostenibile@provincia.rimini.it Si terrà a Freiburg dal 27 al 29 aprile la conferenza internazionale “Local renewables”. Verranno presentati casi esemplari, approcci di dimostrato successo e lo stato dell’arte delle tecnologie protagoniste della transizione verso le energie rinnovabili. Per maggiori info: www.iclei-europe.org Dal 29 al 31 maggio 2009 si svolgerà alla Fortezza da Basso, Firenze, la VI edizione di Terra Futura. Nata dall’obiettivo di garantire un futuro al nostro pianeta - e di farlo insieme -, la manifestazione mette al centro le tematiche e le “buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica e ambientale, attuabili in tutti i campi: dalla vita quotidiana alle relazioni sociali, dal sistema economico all’amministrazione della cosa pubblica... Oltre 94.000 i visitatori dell’edizione 2008, 550 le aree espositive con più di 5.000 enti rappresentati; 160 eventi culturali e 850 i relatori presenti, fra esperti e testimoni di vari ambiti di livello internazionale. Per info: www.terrafutura.it Il 31 luglio è la scadenza per inviare la propria candidatura al Premio European Solar 2009. La competizione, aperta tanto a soggetti pubblici che privati, si articola in diverse categorie e viene assegnato ai migliori progetti in termini di risultati conseguiti dall’impiego delle risorse rinnovabili. Maggiori info su www.eurosolar.de

Cosa bolle in pentola: brevi dai GdL Il 3 aprile 2009, con inizio alle 14:30, presso la sede ISPRA di via Curtatone 7 a Roma, si riunisce il GdL “Agenda 21 e Città Medio Piccole”. Si lavorerà sui temi degli Aalborg Commitments già selezionati dal gruppo di lavoro (consumo responsabile e stili di vita; pianificazione e progettazione urbana; migliore mobilità e meno traffico) con l’obiettivo di costituire una rete tra comuni medio-piccoli per predisporre proposte progettuali da candidare ai bandi su efficienza energetica e mobilità sostenibile. I materiali prodotti dal GdL sul sito www.a21italy.it/a21italy/gdl.php 15 aprile, Milano - Sala Alessi di Palazzo Marino: “Turismo Sostenibile & Greening Events: la sfida di Milano per l’Expo 2015”. Iniziativa promossa da Comune di Milano e Provincia di Rimini e incentrata sul rapporto tra “Eventi” e “Turismo Sostenibile” dove illustrare proposte e discutere idee e progetti per attuare gli Aalborg Commitments e intraprendere un percorso condiviso per l’applicazione concreta dei principi contenuti nella “Carta di Rimini per il Turismo Sostenibile”. Per il programma della giornata e maggiori info: federica.doneda@comune.milano.it e turismosostenibile@provincia.rimini.it Dal 16 al 19 aprile si svolgerà a Rieti, promossa dalla Provincia e in collaborazione con UPI, la Biennale del Paesaggio, evento rivolto alla conoscenza e divulgazione delle iniziative e delle esperienze dedicate alla valorizzazione sociale ed economica della risorsa Paesaggio. Alla manifestazione aderisce il

GdL Paesaggio, Biodiversità, Partecipazione che sarà presente con l’illustrazione degli interventi finalisti del Premio Nazionale per percorsi di partecipazione alle politiche per il paesaggio e la biodiversità. Per maggiori info: kaulard@provincia.modena.it Il 17 aprile 2009 alle ore 9.00 presso la Sala del Consiglio Provinciale di Arezzo si terrà il 3° Tavolo Nazionale per la promozione dei Contratti di Fiume, promosso dal Forum di Agenda 21 dell’Alta Umbria con il contributo della Regione Umbria. I temi affrontati saranno: Contratti di fiume in aree parco e zone protette; Incentivi e supporti finanziari; Stato di attuazione in Italia; Punti di forza e di debolezza delle esperienze in atto. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito nuke.a21fiumi.eu Il prossimo incontro del GdL Acquisti Verdi si terrà a Firenze nell’ambito di Terra Futura (29-31 maggio). Al centro dei lavori le azioni di sostegno al Piano d’Azione Nazionale sul green public procurement: definizione di criteri minimi per alcuni gruppi di prodotto, elaborazione di suggerimenti per il monitoraggio, valutazione del toolkit della Commissione Europea. Maggiori dettagli: www.compraverde.it/index.html Rifiuti 21 Network sta affrontando il tema della gestione integrata e sostenibile dei rifiuti nei territori a vocazione turistica. Intorno alla metà di maggio sarà organizzato un workshop, in collaborazione con il Parco Nazionale delle 5 Terre. Per aggiornamenti e info sulle iniziative del GdL www.a21italy.it/a21italy/rifiuti21network/ Il GdL “Contabilità ambientale degli enti locali” sta ultimando un percorso di sperimentazione di un set di indicatori di ecoefficenza da inserire nei Bilanci Ambientali per meglio valutare l’effi cienza della spesa e la qualità prodotta in termini di gestione del bene pubblico o di servizio fornito, minimizzando l’impatto sull’ambiente. A fine maggio prenderà il via la nuova edizione del corso di formazione “Contabilità ambientale e metodo CLEAR” organizzato dal GdL in collaborazione con UniBo, Indica srl e gli esperti degli enti aderenti al Gruppo. Per info: clear@municipio.re.it Proseguono le iniziative del GdL “Tandem - EMAS/ISO 14001 negli enti locali e territoriali”, al quale ha recentemente aderito anche Sincert. Sul sito le conclusioni dell’incontro del 19 marzo sui temi Gestione dei servizi pubblici e controllo delle partecipate e Quantificazione aspetti ambientali indiretti. Si ricorda la recente pubblicazione del libro “Qualità e territorio”. Infine si segnala la nuova rubrica “La finestra sulla Dichiarazione Ambientale”, per approfondire prospettive e problemi delle DA alla luce delle linee guida Tandem. Per maggiori info: www.provincia.bologna.it/emas/

Alcuni numeri su cui riflettere più del 75% di tutta l’energia si consuma nelle aree urbane, dove vive quasi il 75% della popolazione italiana; dalle città viene l’80% delle emissioni antropiche, dirette e indirette, di gas serra; il settore civile assorbe circa il 40% dell’energia totale, principalmente per la gestione energetica degli edifici; il 70% del patrimonio edilizio nelle regioni del Nord presenta consumi di energia primaria più che doppi rispetto alla classe minima di efficienza energetica; in Italia i servizi pubblici, con particolare riferimento alle reti idriche e al ciclo dei rifiuti, consumano grandi quantità di energia e sprecano risorse strategiche; il traffico urbano è responsabile del 35% delle emissioni di CO2 da mobilità veicolare e il 95% dei consumi energetici per mobilità è prodotto da moto, auto e veicoli commerciali privati; la temperatura media in Italia è aumentata negli ultimi 50 anni di 1,4 C° e nelle città mediamente di più (a Milano 1,8 C°in soli 10 anni); nelle città la temperatura media supera di 1-2 C° quella delle aree rurali circostanti, con punte tra i 3 e i 5 C° e con la formazione delle isole di calore; nelle città d’Italia il traffico, gli impianti per il condizionamento termico degli edifici, le pavimentazioni di strade e spazi aperti aumentano le temperature e le concentrazioni degli inquinanti mentre riducono l’assorbimento di acqua nel suolo. ☺☺☺ Le città non sono un problema, le città sono parte della soluzione! - Barack Obama ☺☺☺

Supplemento n. 1 al n.3 marzo 2009 di

A21 Italy Newsletter Marzo 2009 - N° 34 Coordinamento Agende 21 Locali Italiane

Stampa: Bieffe srl, Zona Ind.le P.I.P. 62019 Recanati / MC

Direttore responsabile: Andrea Massaro

Per collaborazioni alla newsletter: Gli articoli inviati alla Newsletter devono essere al massimo di 1.500 battute (spazi vuoti inclusi). I contributi devono essere inviati a: kaulard.a@provincia.modena.it

a cura di: Antonio Kaulard Progetto grafico, redazione e impaginazione: Free Service srl, Via del Consorzio, 34 - 60015 Falconara M. / AN tel. 071 916 1 916 - fax 071 916 2 289 www.onon.it - info@regionieambiente.it - grafica@regionieambiente.it Aut.Trib. di Ancona n. 1/2000 del 4/1/2000

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La scadenza per l’invio dei contributi per la prossima newsletter è il 10 maggio. La Newsletter è al vostro servizio. Informateci delle vostre attività verso lo sviluppo sostenibile.


M A G A Z I N E n. 4 - Marzo 2009


EDITORIALE Il giorno 21 dicembre 2008, in un tragico incidente stradale, è deceduto Vinicio Ruggiero, graphic designer ed editore, che tanto ha contribuito a diffondere il ruolo istituzionale di PolieCo e della sua immagine tra il vasto pubblico. L’avevamo conosciuto nel 2002 a Rimini Fiera in occasione dell’ultima edizione di Ricicla, manifestazione che si sarebbe poi trasformata in ECOMONDO, allorché la Free Service srl , editrice di Regioni&Ambiente, distribuì ai partecipanti di un Convegno, organizzato dal Consorzio, copie del n.10 ottobre 2002, all’interno del quale c’era un profilo normativo ed organizzativo di PolieCo, senza che fosse intercorso, tra il vertice di Consorzio e la Società di cui era contitolare, alcun rapporto commerciale. Da lì è nato un rapporto di marketing che dalle iniziali inserzioni pubblicitarie sulla Rivista si trasformò a poco a poco in un vero incarico di affidamento a Free Service delle comunicazioni esterne e di ufficio stampa. Era inevitabile, quindi, che tra le persone che lavoravano in PolieCo, fossero stati essi membri degli organismi diret-

Enrico Bobbio (a destra) e Vinicio Ruggiero in un momento informale del viaggio di rappresentanza in Cina di PolieCo

tivi che soci, impiegati e collaboratori in genere, si instaurasse ben presto un rapporto di vera e propria amicizia che si alimentava e cementava per le doti di calda umanità e di ampia disponibilità di Vinicio, oltre che per la sua riconosciuta capacità professionale e innata creatività. A volte le sue idee lasciavano perplessi, come in occasione della diffusione dell’immagine PolieCo attraverso la metamorfosi della farfalla, accompagnata dallo slogan “da forma a forma di vita in vita”, ma dobbiamo riconoscere che aveva avuto ragione lui, perché quel-

la grafica e quel motto fanno ormai parte dell’immaginario collettivo per cui amministratori, operatori e semplici cittadini associano PoliCo a quella immagine, anche troppo imitata ed abusata. Non possiamo esimerci, poi, dal rammentare gli allestimenti fieristici da lui progettati per il Consorzio e per alcune aziende socie all’interno di prestigiosi eventi, come a Rimini Fiera per l’Area PolieCo o la location della pallone-mongolfiera o “Caffe Scienza” all’ultima edizione di ECOMONDO. Sarebbero innumerevoli le citazioni delle “prestazioni” che Vinicio Ruggero ha offerto a PolieCo, ma permetteteci di ricordarlo con un’immagine “amichevole” tratta dal repertorio di fotografie scattate nel corso di un viaggio in Cina, allorché accompagnò in delegazione PolieCo ed alcune aziende socie alla Fiera di Tianjin 29-31 maggio 2007. Grazie Vinicio per tutto quel che hai saputo darci e di cui manterremo indelebile e riconoscente memoria.

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PolieCo MagazineSOMMARIO VERSO UNA NUOVA CULTURA DELLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI E DELLA LORO GESTIONE OTTIMALE L’On. Angelo Alessandri sintetizza la politica del Governo sulla questione rifiuti di Angelo Alessandri p. 3 LE PROBLEMATICHE DEL RICICLO Dinamiche virtuose e prospettive future del comparto in tempi di crisi di Alberto Piastrellini

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L’EUROPA PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE a cura di Giovanni Cerbo

COME IL DIRITTO COMUNITARIO ED IL DIRITTO NAZIONALE CONCORRANO AL DISEGNO DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO NEL SETTORE AMBIENTALE [Con precipuo riferimento ai consorzi di gestione dei rifiuti]

Prima parte

di Franco Silvano Toni di Cigoli

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Istituzioni n. 4 - Marzo 2009

VERSO UNA NUOVA CULTURA DELLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI E DELLA LORO GESTIONE OTTIMALE L’On. Angelo Alessandri sintetizza la politica del Governo sulla questione rifiuti di On. Angelo Alessandri Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati

L’inizio della XVI Legislatura, dal punto di vista ambientale, è stato fortemente contraddistinto dall’emergenza dei rifiuti nella regione Campania. Questa annosa e brutta vicenda ha dimostrato la drammaticità degli effetti negativi che possono nascere da una cattiva gestione dei rifiuti e le ripercussioni deleterie che ciò può provocare, sia a livello nazionale e sia internazionale, sull’intero sistema Italia, offuscandone l’immagine ed il prestigio e bloccando gli scambi dei più importanti prodotti che testimoniano la grande reputazione del Made in Italy. L’emergenza campana, affrontata con decisione ed efficacia dall’attuale Governo “Berlusconi”, ha fatto emergere criticità e punti di forza di cui, in effetti, non si aveva una precisa cognizione di causa. Si tratta di un lato positivo della vicenda che ha contributo a far maturare una coscienza ambientale più matura e sostanziale nell’opinione pubblica, facendo sviluppare un approccio più razionale e meno fondamentalista verso le tecniche di valorizzazione dei rifiuti e più in generale verso la necessità di un rapporto più conscenzioso con la gestione dei rifiuti che si producono quotidianamente. C’è la convinzione che in Italia siamo sulla corretta strada per favorire l’instaurazione di una nuova e più sentita cultura della riduzione dei rifiuti e della ottimale gestione degli stessi. La sensibilità che oggi si sta velocemente diffondendo riguarda il nuovo modo di considerare l’uso dei prodotti al fine di ridurre la produzione dei rifiuti e nel momento immediatamente successivo, ossia quando il rifiuto è stato prodotto, mettere in atto i comportamenti migliori per conseguire la riduzione degli impatti ambientali negativi generati dai rifiuti lungo il corso della loro esistenza, dalla produzione fino allo smaltimento, passando per il riciclaggio. Tale approccio permette di considerare i rifiuti non solo come una fonte d’inquinamento da ridurre ma anche come una potenziale risorsa da sfruttare. Il nostro ruolo istituzionale ci impegna fortemente a determinare una normativa nazionale coerente e conforme con quella comunitaria volta a perseguire gli obiettivi della limitazione dei rifiuti, della promozione del loro riutilizzo, del loro riciclaggio e del loro recupero. Tali obiettivi sono parte integrante dell’approccio, che intendiamo sostenere e promuovere, basato sull’impatto ambientale e sul ciclo di vita delle risorse. Ritengo che una delle iniziative che si debba intraprendere in ambito parlamentare, sia soprattutto quella di dare maggiore impulso alla politica della semplificazione della legislazione in vigore. Ciò deve avvenire soprattutto in ra-

gione della necessità di dare più compiuta applicazione alla recente Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008 , relativa ai rifiuti, che si prefigge la revisione della direttiva quadro sui rifiuti ed integra il contenuto della direttiva sui rifiuti pericolosi a quello della direttiva sugli oli usati. Introduce inoltre un obiettivo ambientale e chiarisce alcune nozioni (recupero, cessazione della qualifica di rifiuto). Essa inoltre introduce alcune procedure che permettono di definire gli standard minimi di qualità ed impone agli Stati membri di elaborare programmi nazionali per la prevenzione dei rifiuti. Questa importante disposizione prevede criteri ambientali per determinare quando un rifiuto cessa di essere tale. Tali criteri sono fondamentali per quei tipi di rifiuti la cui definizione attuale crea incertezza giuridica e genera costi amministrativi. Riteniamo che la nuova strategia delineata dall’Unione Europea possa essere utile per il nostro Paese affinchè si consolidi nella nostra società un orientamento più attento alla tutela ambientale, alla riduzione degli sprechi ed alla valorizzazione dei rifiuti. Ciò si dovrà perseguire con l’obbligo di elaborare programmi volti a prevenire la produzione di rifiuti che comprendano obiettivi specifici di prevenzione da attuare al livello più appropriato e che siano accessibili al pubblico. Come noto, un tale approccio si fonda sul ciclo di vita dei prodotti e dei rifiuti ed implica che si migliorino le conoscenze sull’impatto che l’utilizzo delle risorse provoca in termini di produzione e gestione dei rifiuti e che si utilizzino in modo più sistematico i dati tecnici e le proiezioni nel tempo. In tale sarebbe auspicabile l’attivazione, soprattutto da parte del Governo, di strategie rivolte ad incoraggiare il settore del riciclaggio al fine di reintrodurre i rifiuti nel ciclo economico sotto forma di prodotti di qualità minimizzando, nel contempo, l’impatto ambientale negativo di tale reintroduzione, anche fissando degli obiettivi cogenti che tengano conto delle caratteristiche e delle possibilità concrete di riciclaggio di ogni materiale. Da questo contesto potranno ottenersi indubbi vantaggi per l’ambiente e la riduzione dei consumi di materie prime, oltre ad una diminuzione dei costi e degli ostacoli alle attività di riciclaggio e una riduzione dell’inquinamento provocato dai rifiuti, in particolare le emissioni di gas a effetto serra. Sono convinto che il nostro Paese sia ben attrezzato per recuperare gli eventuali ritardi accumulati in certe parti del suo territorio in materia di gestione efficace dei rifiuti e che dall’atro canto, anche grazie allo sviluppo della raccolta differenziata, possa anche raggiungere con poco sforzo i nuovi obiettivi europei che prevedono che entro il 2020 almeno il 50 per cento in peso dei rifiuti urbani (almeno carta, metallo, plastica e vetro) dovrà essere riciclato e che entro la stessa data il 70 per cento dei rifiuti da demolizione dovrà essere anch’esso recuperato.

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Comunicazione

LE PROBLEMATICHE DEL RICICLO

Dinamiche virtuose e prospettive future del comparto in tempi di crisi di Alberto Piastrellini

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Quella del riciclo di varie tipologie di materiali è una dinamica virtuosa che, in Italia data da oltre mezzo secolo, non tanto in virtù di una diffusa coscienza ecologica (impensabile ai primordi dell’industrializzazione e fino al dopoguerra), quanto per una fisiologica mancanza di materie prime. Col tempo questa possibilità di riutilizzo ad libitum di certuni materiali ha preso sempre più campo, diventando un imperativo in un modello di sviluppo che dovrebbe tendere alla sostenibilità. Eppure, in tempi di congiuntura economica, è proprio l’attività del riciclo che rischia di essere messa al palo, stante la fluttuazione dei prezzi e l’impossibilità di gestire un mercato su cui gravano interessi non sempre in linea con l’ambiente. Per approfondire la tematica, abbiamo intervistato la Sig.ra Mirella Galli, Consigliere PolieCo in rappresentanza della categoria dei Riciclatori, nonché past President Assorimap Sig.ra Galli, come sta reagendo il comparto del riciclo delle materie plastiche alla crisi economica in atto? Esattamente come stanno reagendo settori analoghi per altre categorie merceologiche: calano i prezzi e i magazzini si riempiono di quantità poco appetibili sul mercato. La cosa grave è che quando i prezzi delle materie plastiche salivano in modo vertiginoso all’aumentare del prezzo del greggio, il prezzo del riciclato non seguiva lo stesso andamento. Mi spiego meglio: fino ad una quindicina di anni fa il prezzo del riciclato seguiva percentualmente il prezzo della materia prima, avvicinandosi molto a quest’ultimo, permettendo cos’ alle imprese del settore di ottenere il giusto ritorno sull’impiego del capitale. Ultimamente il prezzo delle plastiche vergini è ribassato enormemente, mentre il prezzo degli scarti e dei rifiuti plastici in generale ed i costi di trasformazione dei rifiuti, sono aumentati in modo così esponenziale da non rendere conveniente, per i trasformatori, l’utilizzo di materiali riciclati. Quali strategie oppongono i riciclatori e quale sarà il futuro per il settore del riciclo delle materie plastiche? In questo momento il futuro del riciclo è molto condizionato dalle mosse che faranno i trasformatori di materie plastiche. È vero che attualmente il prezzo del rigenerato è alto rispetto alla materia prima vergine ma è pur vero che i trasformatori dovrebbero considerare l’opportunità di continuare ad usare materiale riciclato che nel periodo di alti prezzi del vergine permette loro di mediare i costi. Inoltre, dovrebbero tener presente che le leggi ambientali prevedono e prevederanno l’uso di una percentuale di riciclato nei beni e negli imballaggi.

Ragion per cui, qualora in questa situazione di mercato i riciclatori dovessero cessare l’attività, il futuro non sarebbe roseo neppure per le loro imprese (magari costrette ad acquistare all’estero). I riciclatori stanno facendo presente alla Comunità Europea, tramite l’attività del Consorzio PolieCo e dell’Associazione Europea di categoria, la grave situazione in cui le imprese si trovano con la frustrante consapevolezza che, molto probabilmente, nelle sedi istituzionali, non si darà gran valore a queste lamentele, ma il non accoglimento delle istanze potrebbe essere un boomerang per l’intero settore delle plastiche. Quindi, poichè in questo frangente, molti rifiuti plastici rimarranno invenduti (parlo soprattutto degli imballaggi), qualcuno potrebbe essere tentato di affermare che all’aumentare del costo non conviene più riciclare, bensì termovalorizzare. C’è un altro aspetto che mi preme sottolineare e che, come PolieCo, abbiamo più volte rimarcato anche in occasioni convegnistiche e seminariali, e cioè: facciamo la raccolta differenziata, paghiamo per questo servizio, e poi finiamo per bruciare tutto con evidenti svantaggi per l’ambiente e nessun ricavo per il cittadino che oltretutto si vede sottrarre sotto gli occhi il contributo per le fonti assimilate - CIP6, destinato all’incenerimento invece di finanziare fonti rinnovabili più pulite. L’ideale per i Riciclatori italiani, per l’ambiente e per il cittadino, sarebbe quello di poter nobilitare la RD intercettando i rifiuti plastici a monte così come avviene per il polietilene di competenza PolieCo, o come avviene in altri Paesi europei per gli imballaggi ed in Italia per quanto attiene ai Riciclatori indipendenti del film da imballaggio. Un altro fronte di strategia per il futuro del riciclo riguarda il sostegno economico per l’utilizzo di energia elettrica. A questo proposito bisognerebbe prospettare dinamiche di defiscalizzazione per quanto concerne le varie addizionali che incidono fortemente sulle fatture energetiche. Ritiene che il meccanismo del Green Public Procurement potrà aiutare il comparto del riciclo a trovare nuovi sbocchi di mercato? Certo, soprattutto se fosse stato individuato l’organismo che dovrebbe iscrivere i materiali ed i prodotti riciclati. Purtroppo si è ancora in una situazione di biglie ferme, mancando, a tutt’oggi, detto Organismo. Di fatto, attualmente, si fanno certificazioni in merito che non hanno alcun valore sul mercato. Inoltre, le imprese del riciclo stanno premendo sulla Comunità Europea per ottenere l’armonizzazione delle regole in tutti gli Stati membri. Quanto inciderà nel mercato del riciclo il divieto di produzione di shopper in plastica a partire dal 2010? Sicuramente si sta studiando la fattibilità di un riciclo effettivo di questo materiale legato alla raccolta differenziata dell’organico. Per il momento si evidenzia la necessità che il biodegradabile costituisca una percentuale minima, in quanto un’alta presenza di questo materiale andrebbe a vanificare, per questioni tecniche, il riciclo delle altre tipologie di rifiuti plastici.

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Eventi n. 4 - Marzo 2009

L’EUROPA PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE a cura del Gen. Giovanni Cerbo

Il 25 marzo p.v., con inizio alle ore 09.30, presso la sala delle Conferenze della Camera dei Deputati - piazza Montecitorio, 123/a - avrà luogo un’interessante Tavola Rotonda dedicata al tema “Il diritto penale comunitario in materia di tutela dell’ambiente”. L’incontro è promosso e organizzato dal Consorzio PolieCo, l’organismo nazionale, preposto al riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene, che ha conseguito risultati eccellenti nell’azione di recupero di materie plastiche, spesso oggetto di trasporti illeciti da parte di organizzazioni malavitose e, perciò, destinate a processi industriali poco virtuosi. Un successo, superiore a ogni aspettativa, dovuto anche alla feconda opera formativa svolta dal dinamico Centro Studi PolieCo, riconfigurato, di recente, come Fondazione Santa Chiara per lo studio del diritto e dell’economia dell’ambiente. La Tavola Rotonda costituisce un evento culturale di sicuro interesse. Essa servirà a mettere a fuoco la sempre più emergente problematica ambientale, con riferimento particolare all’esigenza di recepire nell’ordinamento nazionale il disposto della Direttiva 2008/99 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea in materia di tutela dell’ambiente. Nel corso dei lavori troveranno compiuta trattazione le tematiche riflettenti gli interventi da porre in essere per una

più efficace difesa del territorio, nella considerazione che, in presenza di un forte incremento dei reati ambientali, i sistemi sanzionatori vigenti nei singoli Paesi non sono più sufficienti a garantire la piena osservanza della normativa di settore. Di qui l’urgenza di intensificare i controlli e pervenire all’attuazione, da parte degli Stati membri, di misure di diritto penale capaci di perseguire con il rigore della legge le gravi violazioni delle disposizioni introdotte dalla nuova normativa comunitaria, individuando le responsabilità soggettive e delle persone giuridiche e contemplando azioni preventive e repressive configurantisi come giurisprudenza qualitativamente diversa da quella, finora applicata, delle sanzioni amministrative e dei meccanismi risarcitori di diritto civile. L’incontro di studi costituisce certamente una stimolante occasione per riflettere e discutere anche sui necessari atti legislativi da promuovere, volti ad adeguare la legislazione nazionale a quella comunitaria, e sulle iniziative di carattere operativo da assumere, funzionali a una rivisitazione degli organismi preposti al controllo e alla tutela dell’ambiente nonché all’attivazione di interventi in difesa del territorio. Lo sviluppo delle singole tematiche sarà affidato alle circostanziate relazioni di qualificati rappresentanti del Parlamento e di illustri studiosi ed esperti di settore.

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Normativa

COME IL DIRITTO COMUNITARIO ED IL DIRITTO NAZIONALE CONCORRANO AL DISEGNO DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO NEL SETTORE AMBIENTALE [CON PRECIPUO RIFERIMENTO AI CONSORZI DI GESTIONE DEI RIFIUTI]

Prima parte di Franco Silvano Toni di Cigoli Docente di diritto del commercio internazionale nell’Università di Padova - Visiting Fellow at the British Institute on International and Comparative Law (BIICL) in London

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È cosa nota come la trasposizione delle norme comunitarie in materia ambientale abbia avuto un [da molti reputato] inidoneo tentativo in ambito nazionale con il d. lgs. 152/2006 e con le sue successive modificazioni; è comunque noto come con il suddetto d. lgs. - principalmente nella Parte Quarta dello stesso ed in specie per quanto possa riguardare le norme che siano riferite alla gestione dei rifiuti - sia stato ribadito che l’attuazione delle dette norme comunitarie veda necessariamente anche i principi di libera concorrenza improntare la costituzione e l’attività [di mercato] dei soggetti coinvolti in detta gestione, in specie [ma non esclusivamente] allorquando ci si riferisca ai consorzi. In Europa il connubio tra diritto del mercato [e della concorrenza] e diritto dell’ambiente [soprattutto allorquando si tratti di dare corpo alle politiche in materia di ambiente] è del resto uno dei tratti più consolidati di quel diritto comunitario che ivi è venuto nel tempo conformandosi: ed in tutta brevità, accanto ad una reiterata giurisprudenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee tessente in tal senso, basti qui il riferimento normativo all’avanzato e finale testo dell’articolo 3 del lisboniano Trattato sull’Unione Europea (ex articolo 2 del TUE), Titolo I [ed il titolo è qui richiamato per sottolinearne la rubrica Disposizioni Comuni] che va ad associare, finalmente e direttamente, l’instaurazione di un mercato interno con il raggiungimento di un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. L’architettura del detto mercato interno, sempre in Europa, poi e com’è noto, ha sempre avuto uno dei suoi tratti portanti nella concorrenza [è infatti comunque detto nel Trattato che istituisce la Comunità Europea, ed a più riprese, come la concorrenza non debba essere falsata nel mercato interno e come vi debba essere funzionalmente un’economia di mercato aperta appunto perché praticata in libera concorrenza] cosicché il giuridicamente virtuoso cerchio tra mercato, concorrenza ed ambiente possa, tra l’altro, chiudersi anche a tutto vantaggio di una via europea allo sviluppo sostenibile. E se quanto qui sommariamente tratteggiato rappresenta l’usbergo comunitario sotto il quale il diritto domestico o municipale, come nell’esempio italiano, deve poi andare a conformarsi - non vi è da stupirsi se, come in apertura cennato, anche la gestione dei rifiuti debba fare i conti con la concorrenza: all’uopo, e per tutti i consorzi di gestione, si veda esemplificatamene l’articolo 234, comma 3, del d.

lgs. 152/2006, dove si prevedono per il Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene - PolieCo, già riconosciuto nella previdente normativa, i necessari adeguamenti del proprio statuto alla novella, da aversi, tra l’altro, in conformità ai principi di libera concorrenza nelle attività di settore. Ciò determina non tanto un rafforzamento sul piano giuridico delle previsioni che in materia concorrenziale debbono essere applicate ai consorzi [perché comunque sarebbero a questi applicabili, essendo peraltro, anche nel caso, i detti consorzi raggruppamenti precipuamente, anche se non esclusivamente, di imprese] quanto una ulteriore palese esplicitazione della detta materia concorrenziale allorquando si tratti di ambiente giustamente fatta per rammentare il suaccennato connubio [storicamente consolidato ed inscindibile, tra mercato ed, appunto, ambiente]. Stabilito ciò, si tratta di verificare in qual modo debba trovare applicazione detto richiamo [e quindi detto limite] già previsto dal legislatore comunitario e poi echeggiato dal legislatore domestico; e per far ciò una corretta sintassi giuridica ci impone di muovere, nella nostra lettura, dall’articolo 86, comma 2, del TCE, ove si precisa che le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle norme del presente trattato, e in particolare alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata. Rammentato ciò - poiché la nozione di servizio di interesse economico generale è autonoma e comprende tutti i servizi comunemente rientranti nel novero dei cosiddetti servizi pubblici o di pubblica utilità e poiché il PolieCo [cosiccome gli altri consorzi previsti nel paesaggio giuridico riferito alla gestione dei rifiuti nel già qui richiamato d. lgs. 152/2006] può essere definito incaricato della gestione di un servizio di interesse generale - ecco quindi che la richiamata norma comunitaria ed i suoi distinguo ci consentono di avere a priori una prima “misura” giuridica con cui la disciplina della concorrenza debba essere applicata nello Stato membro Italia. E così - “bordando” la spendita della disciplina in materia di concorrenza riferita ai consorzi di gestione dei rifiuti l’occasione è ghiotta per citare [fermo restando quanto già illustrato in merito, ex articolo 86, comma 2, del TCE] la radicalità di quanto deciso dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee in una fattispecie che, a titolo di esempio, può essere fatta rientrare nella disamina in corso (il riferimento è alla sentenza 18 marzo 1997, C343/95, in Racc. 1997, I, pag. 1547); la massima qui utilmente riportabile è la seguente: “L’art. 86 del Trattato va interpretato nel senso che un’attività di sorveglianza antinquinamento che un ente di diritto privato è stato incaricato di svolgere da parte dei pubblici poteri in un porto petrolifero di uno Stato membro non rientra nella sfera di applicazione di detto articolo, nemmeno nel caso in cui gli utenti del porto debbano versare un contributo desti-

PolieCo Magazine


Normativa n. 4 - Marzo 2009

nato a finanziare detta attività. Infatti, siffatta attività, per la sua natura, per il suo oggetto e per la sua disciplina alla quale è assoggettata, si ricollega all’esercizio di prerogative inerenti alla tutela dell’ambiente, che sono tipiche prerogative dei pubblici poteri e non presenta un carattere economico che giustifichi l’applicazione delle regole di concorrenza previste dal Trattato”. È, poi ed inoltre, da notarsi che il riferimento qui fatto, come caso di studio e circa le tematiche della concorrenza, al PolieCo giovi all’indagine giuridica qui tratteggiata anche per le decisioni di cui, nel corso del tempo ed in detta materia, com’è noto, lo stesso Consorzio è stato specialissimamente fatto oggetto. Ci si riferisce, innanzitutto, alla nota dell’Autorità della Concorrenza e del Mercato - AGCM, del 4 ottobre 2002, prot. n. 30695/02, rif. DIA/ECR/DC3876 (appunto vertente sul PolieCo); si consideri preliminarmente come l’AGCM, in data 11 maggio 2001, avesse richiesto informazioni - anche direttamente al Consorzio - al fine di acquisire elementi conoscitivi a fini concorrenziali relativamente allo stesso PolieCo ed alla sua attività istituzionale [e come detta richiesta fosse stata seguita da una puntuale nota di risposta del PolieCo, in data 7 giugno 2001, atta a dar conto delle richieste]; a ciò era poi seguita la nota AGCM, 4 ottobre 2002, qui in parola, che infine precisava: a) come l’AGCM avesse ritenuto che non fossero “ravvisabili, nell’istituzione del Consorzio in oggetto e nell’obbligatorietà della adesione, gli estremi per un intervento ai sensi della legge 10 ottobre 1990, n. 287”; b) come la stessa AGCM avesse inoltre ritenuto “che il sistema delineato da PolieCo per conseguire gli obiettivi minimi di raccolta e riciclaggio dei rifiuti di PE”

fosse “aperto alla partecipazione degli operatori interessati e non caratterizzato dalla presenza di esclusive” [ed è ovvio qui precisare come la citata nota AGCM, si chiudesse poi con una archiviazione (a favore del PolieCo ed in particolare del suo sistema)]. Si è voluto dare qui conto dell’istruttoria AGCM non solo perché rappresenta un primo serio collaudo da parte dell’Autorità preposta in materia di concorrenza, ma soprattutto perché è così che si è iniziato a tracciare [e più avanti vedremo come la stessa Autorità ha poi, peraltro in coerenza, continuato a tracciare] il piano di compatibilità tra le disposizioni in materia concorrenziale e quelle in materia ambientale, allorquando si sia in tema di gestione dei rifiuti; ed è palese che l’archiviazione riposa soprattutto su quanto dalla stessa Autorità sottolineato circa l’assenza di esclusive nel sistema consortile PolieCo [consentendoci così e fin d’ora di anticipare come, allora ed oggi, la chiave di compatibilità tra il diritto della concorrenza e il diritto dei consorzi - anche in materia ambientale ed in specie per quanto possa riguardare la gestione dei rifiuti - riposi essenzialmente sull’assenza a favore dei detti consorzi, che vogliano essere unici ed obbligatori, di alcuna esclusiva sui beni e sui rifiuti di beni agli stessi affidati nella gestione]. È cosa nota come a questo primo precedente se ne siano poi aggiunti altri. (Segue)1

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Il presente contributo è qui pubblicato, come evidenziato in epigrafe, nella sua prima parte ed è una anticipazione di un più ampio saggio sull’argomento attualmente in preparazione.

www.polieco.it


N째

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MARZO 2009


INDICE Regione Marche Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) Bilancio a 4 anni dall’approvazione a cura della Regione Marche

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Inventario emissioni in atmosfera a cura della Regione Marche

“Che ambiente che fa”: clima, salute, lavoro, sobrietà, solidarietà per un nuovo modello di sviluppo a cura della Regione Marche

Indagine epidemiologica presso la popolazione residente a Falconara Marittima, Montemarciano e Chiaravalle a cura della Regione Marche

Il Progetto EASY di Marco Cardinaletti

Educazione ambientale: contributi per 62 scuole nelle Marche a cura della Regione Marche

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ARPA Marche Monitoraggio acque marine: nuove prospettive per il futuro di Gisberto Paoloni

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Ambiente e Arte Nelle Marche la prima mostra eco-sostenibile d’Italia a cura di Alberto Piastrellini

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REGIONE MARCHE

PIANO ENERGETICO AMBIENTALE REGIONALE (PEAR) BILANCIO A 4 ANNI DALL’APPROVAZIONE a cura della Regione Marche

A distanza di 4 anni dall’approvazione del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) è possibile fare un bilancio sullo stato di attuazione, sui risultati raggiunti, sulle risorse finanziarie erogate dalla Regione e sui progetti realizzati e in itinere. Obiettivi principali del PEAR Con il Piano Energetico Ambientale Regionale, approvato nel 2005, la Regione Marche ha fissato le linee di Marco Amagliani azione strategiche della politica inteAssessore all’Ambiente della Regione Marche grata energetico-ambientale: - “Energetico” in quanto ha fissato il quadro di riferimento per la produzione e il consumo di energia sul territorio regionale; - “Ambientale” in quanto le scelte hanno tenuto conto degli effetti, positivi e negativi sull’ambiente naturale, in particolare in termini di emissioni di gas ad effetto serra. Gli obiettivi dichiarati dalla Regione con il PEAR sono stati quindi quelli di raggiungere il tendenziale pareggio del deficit di produzione di energia elettrica e di ridurre le emissioni di CO2. Le scelte adottate sono riferite esattamente al rispetto degli impegni assunti dagli Stati in sede internazionale volti alla riduzione dei gas serra (Protocollo di Kyoto) e sono conformi alle politiche dell’Unione Europea sempre più impegnative. I tre pilastri del PEAR: risparmio, fonti rinnovabili e “vicinanza” La prima azione suggerita dal PEAR è il risparmio energetico. La fonte energetica più pulita in assoluto è quella del risparmio (evitare i consumi di energia inutili) e dell’efficienza (sfruttare al meglio la fonte energetica impiegata). Su questo fronte il PEAR ha previsto interventi sia nel settore dell’edilizia, che presenta indici di inefficienza energetica ancora elevati, che nel settore industriale attraverso la diffusione di impianti di cogenerazione. Sul fronte del risparmio è essenziale il coinvolgimento e il contributo di tutti, cittadini compresi, per cui la Regione ha supportato il PEAR con una vasta campagna di comunicazione. Facendo il possibile in termini di risparmio, il PEAR suggerisce di sostituire gradualmente le fonti di energia di origine fossile (petrolio e combustibili derivati, metano, carbone) con fonti di energia rinnovabile (sole, vento, acqua, biomasse). La terza linea di azione è la filiera corta, accorciare cioè la distanza tra il luogo di produzione e quello di utilizzo di energia. Questo evita perdite di energia dovute al trasporto e comporta una maggior consapevolezza da parte dell’utilizzatore (imprese, enti o semplici cittadini), nel senso che dovendo auto-prodursi l’energia di cui ha bisogno, l’utilizzatore mette in atto tutti quegli accorgimenti per ridurre al minimo gli sprechi. Il modello

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conseguente è quello di tipo distribuito con piccole e medie centrali dislocate all’interno delle aree di utilizzo. PEAR e grandi centrali Queste tre strategie non sono compatibili con grandi centrali elettriche alle quali solitamente non è abbinato neppure il recupero delle enormi quantità di calore che producono. La Regione Marche ha recentemente ribadito questa incompatibilità per due progetti di centrali termo-elettriche: - il progetto da 520 MWe a Falconara M.ma (AN) proposta dall’Api; - il progetto da 370 MWe a San Severino Marche (MC) proposta dall’Agem. I risultati del PEAR A 4 anni dal PEAR, grazie anche ai contributi concessi dalla Regione, sono centinaia gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e da cogenerazione realizzati, in fase di realizzazione (cantierati), in avanzata fase autorizzativa o con progetto esecutivo approvato (vedi tabella). Tipologia di impianto Impianti eolici1 Impianti idroelettrici Impianti biogas Impianti fotovoltaici Impianti di cogenerazione e trigenerazione Totale

Potenza elettrica (MWe)

Riduzione emissioni (t CO2 eq/anno)

73,00 7,73 5,24 39,56

96.360 20.410 20.731 33.938

26,21

77.838

151,74

249.277

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Comprende i due impianti per i quali la Sovrintendenza ha annullato i decreti di conclusione del procedimento di VIA. A fronte delle decisioni della Sovrintendenza, si precisa che la Regione ha presentato ricorso al TAR. Per uno dei due impianti il TAR si è già espresso accogliendo il ricorso della Regione.

Il totale delle potenze elettriche di tali impianti è pari a MWe 151,74. La produzione annua di energia elettrica è di GWh 377,69 (corrispondente a circa il 14,49% dell’obiettivo PEAR). La riduzione delle emissioni è pari a 249.277 t CO2 eq/anno (corrispondente a circa il 7,12% dell’obiettivo PEAR). Se si considerassero anche gli impianti in fase di progettazione o con procedimenti amministrativi avviati, la potenza elettrica salirebbe a 428 MWe. Aggiungendo anche gli impianti programmati avremmo una potenza di 530 MWe per una produzione annua di energia elettrica di 1.814,19 GWh (69,59% dell’obiettivo PEAR) e una riduzione annua delle emissioni di 1,2 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (34,21% dell’obiettivo PEAR). Ambiente e occupazione: una falsa contrapposizione Il lavoro e l’ambiente vengono spesso messi sui piatti della stessa bilancia ritenendo che una politica ambientale possa porre paletti che sbarrano la strada a progetti industriali e, conseguentemente, riducano le possibilità di nuovi posti di lavoro. Occorre tuttavia tenere conto che una grande centrale


da 520 MW potrà dare lavoro a 15-20 persone (fonte Api) molto specializzate. La stessa potenza elettrica può invece essere fornita da decine se non centinaia di piccole e medie centrali o sostituita da azioni di risparmio energetico, offrendo così opportunità di lavoro a imprese industriali, artigiani, liberi professionisti, dislocati su tutto il territorio regionale. La Commissione europea, nel Libro verde sull’efficienza energetica, afferma che ogni milione investito nell’efficienza energetica genera dai 12 ai 16 anni di lavoro diretto rispetto a 4,1 anni per una centrale a carbone e a 4,5 anni per una centrale nucleare. In merito alle fonti di energia rinnovabili, è ormai dimostrato che ogni megawatt di energia elettrica prodotto da fonti pulite crea mediamente 17-20 nuovi posti di lavoro. Per fronteggiare la grave crisi economica in corso, lo stesso Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato la necessità di investire in questo settore per poter creare ben 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro. In uno studio del 2006, ISES Italia ha calcolato quanti posti di lavoro creano i diversi settori dell’energia. Come si vede dalla tabella, a parità di energia prodotta le fonti rinnovabili consentono una maggiore occupazione. Fonte Petrolio Metano Carbone Nucleare Biomasse Biocarburanti (etanolo) Idroelettrico Mini-idroelettrico Eolico Fotovoltaico

Lavoratori annui/Terawattora (TWh) 260 250 370 75 1.000 4.000 250 120 918 76.000

Fonte: ISES Italia

Il PEAR stimola anche la ricerca e l’innovazione. La generazione distribuita di energia, ad esempio, permette di creare i presupposti infrastrutturali per l’utilizzo delle celle a combustibile alimentate a idrogeno quando tale tecnologia diverrà matura per lo sfruttamento industriale. Incentivi regionali Per sostenere le azioni del PEAR, la Regione nel corso degli anni, ha emanato bandi per oltre 8 milioni di Euro. Ora è in corso la

nuova programmazione dei fondi europei. In particolare con il POR Competitività 2007-2013 sono ora disponibili altri 38 milioni di Euro per l’utilizzo delle fonti rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica e la promozione del risparmio energetico. Ad oggi sono aperti i termini per i seguenti bandi di finanziamento: Bando

Beneficiari

€ disponibili

Scadenza

Promozione energia rinnovabile: Solare fotovoltaico e Solare termico

Enti locali ed Enti pubblici che svolgono attività di interesse pubblico non economico, singoli o associati

4.847.324,41

18 mar 2009

Interventi di efficienza energetica e uso di fonti rinnovabili nella pubblica illuminazione

Enti locali ed Enti pubblici che svolgono attività di interesse pubblico non economico, singoli o associati

2.500.000,00

20 mar 2009

Promozione energia rinnovabile: Geotermia

Enti locali ed Enti pubblici che svolgono attività di interesse pubblico non economico, singoli o associati

1.000.000,00

20 mar 2009

Interventi di efficienza energetica negli edifici pubblici

Enti locali ed Enti pubblici che svolgono attività di interesse pubblico non economico, singoli o associati

6.116.408,20

16 giu 2009

Totale risorse

14.463.732,61

Il bando scaduto lo scorso dicembre 2008, rivolto alla promozione dell’efficienza energetica (impianti di cogenerazione, trigenerazione e teleriscaldamento), ha ottenuto un enorme successo. Sono stati presentati ben 29 progetti per un investimento complessivo di oltre 30 milioni di Euro per 8 Megawatt di potenza elettrica da installare. Nel sito internet www.ambiente.regione.marche.it (sezione Bandi) è possibile scaricare la documentazione. Nello stesso sito (sezione Energia) è possibile scaricare i materiali prodotti nell’ambito della campagna di comunicazione del PEAR “Energicamente”, tra cui 7 manuali operativi.

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INVENTARIO EMISSIONI IN ATMOSFERA Uno strumento conoscitivo fondamentale per le politiche di tutela dell’aria a cura della Regione Marche

Ogni politica, ogni strategia, ogni decisione, per produrre risultati positivi, non può prescindere dalla conoscenza e dalla valutazione dello stato di fatto di partenza. Questo assunto è facilmente intuibile nel campo delle politiche ambientali. Per poter tutelare una risorsa ambientale è necessario conoscerne le sue condizioni e i fattori che la mettono in pericolo. Precedentemente alla pianificazione, risulta pertanto fondamentale l’attività di analisi e reporting ambientale, che rappresenta un’attività costante del Servizio Ambiente e Paesaggio della Regione Marche. Per quanto detto, in tema di tutela della qualità dell’aria non è possibile prescindere da una preliminare analisi delle fonti inquinanti, delle emissioni, del loro andamento nel tempo e nello spazio. In quest’ottica, la Regione Marche si è dotata recentemente dell’Inventario delle sorgenti emissive, un sistema informativo che fornisce dati sulle emissioni regionali totali annue dei principali inquinanti introdotti nell’aria da attività antropiche e da sorgenti naturali, suddivise per i principali macrosettori di attività e disaggregate a livello sia spaziale che temporale. Tale strumento permette sia di conoscere lo stato attuale delle emissioni inquinanti nell’aria che di poter verificare il perseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni che la Regione ha individuato. Un primo Inventario regionale è stato realizzato in occasione della redazione preliminare del Piano di risanamento e mantenimento della qualità dell’aria ambiente, avvenuta fra la fine dell’anno 2007 e i primi mesi del 2008. La metodologia utilizzata era di tipo “topdown” attraverso la disaggregazione a livello regionale dei dati nazionali provenienti da varie fonti, fra le quali APAT (ora ISPRA), ISTAT e altri organismi nazionali. Quando possibile, per alcuni macrosettori, sono stati reperiti dati a livello regionale attraverso altri Servizi regionali o altri Enti pubblici e privati. Il dettaglio che è stato raggiunto era pertanto regionale. A settembre 2008 è stato effettuato un approfondimento dell’inventario, uti-

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lizzando la metodologia “bottom-up”. Sono state cioè effettuate indagini più accurate per: - migliorare la conoscenza sugli elementi di criticità; - dettagliare ulteriormente le fonti e le relative emissioni; - definire una loro più accurata collocazione sul territorio al fine di arrivare ad un livello di conoscenza delle emissioni a livello comunale. L’Inventario è stato redatto utilizzando la classificazione e la nomenclatura SNAP 97 definita nell’ambito del progetto CORINAIR che individua 11 macrosettori: centrali elettriche pubbliche, cogenerazione e teleriscaldamento; impianti di combustione non industriali (commercio, residenziale, agricoltura); combustione nell’industria; processi produttivi; estrazione e distribuzione di combustibili fossili; uso di solventi; trasporto su strada; altre sorgenti mobili e macchinari; trattamento e smaltimento rifiuti; agricoltura; altre sorgenti e assorbimenti. Ogni dato emissivo è stato caratterizzato in base alla specie chimica, alla categoria, al riferimento geografico, distinguendo le emissioni in puntuali, lineari e areali o diffuse. L’Inventario utilizza un software gestionale che permette l’inserimento, la modifica e la cancellazione dei dati emissivi. Il gestionale è stato popolato con i dati al 2005 in coerenza con quanto richiesto dal Ministero dell’Ambiente e risulta omogeneo relativamente agli inventari nazionali e regionali già realizzati. I dati raccolti nell’inventario rappresentano preziosi input per i modelli di diffusione degli inquinanti e per i modelli previsionali degli scenari attraverso i quali verranno individuate e valutate le scelte più opportune per il risanamento e il mantenimento della qualità dell’aria. In definitiva l’inventario permette di identificare le fonti dell’inquinamento atmosferico e fornisce una stima dell’evoluzione temporale delle emissioni inquinanti, costituendo uno degli elementi conoscitivi di base per la predisposizione dei piani e dei programmi

regionali, oltre a fornire un utile se non indispensabile supporto per la pianificazione e programmazione provinciale e comunale. L’Inventario delle emissioni è stato realizzato dal Servizio Ambiente e Paesaggio della Regione Marche - P.F. Tutela delle risorse ambientali e attività estrattive, con il supporto indiretto dell’Università Politecnica delle Marche, e rappresenta un importante tassello del più generale Sistema Informativo Regionale Ambientale (SIRA). NORMATIVA DI RIFERIMENTO La normativa di riferimento in tema di qualità dell’aria è il D.Lgs. 351/1999 (di recepimento della Direttiva Europea 1996/62/ CE) che ha definito i principi comuni per valutare la qualità dell’aria e ha fissato gli obiettivi al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti dannosi dell’inquinamento atmosferico per la salute umana e per l’ambiente. Sulla base della valutazione della qualità dell’aria, le Regioni adottano un piano o un programma per il non superamento dei valori limite. Il Decreto ministeriale n. 261 del 1° ottobre 2002 ha definito direttive tecniche per la valutazione della qualità dell’aria e i criteri per l’elaborazione dei piani e programmi di tutela. Occorre infine sottolineare che la nuova direttiva di riferimento in tema di qualità dell’aria (n. 2008/50/CE) ha introdotto alcune modifiche sul monitoraggio, la gestione e valutazione dei dati e ha introdotto limiti per il PM2,5, che la Regione Marche sta già monitorando dal 2006.


“CHE AMBIENTE CHE FA”: CLIMA, SALUTE, LAVORO, SOBRIETÀ, SOLIDARIETÀ PER UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO Le Marche verso il Piano Regionale per il Clima

a cura della Regione Marche

Il 27 dicembre scorso la Giunta della Regione Marche ha approvato una comunicazione dell’Assessore all’Ambiente Marco Amagliani in merito al “Piano Regionale per il Clima”. Nel documento sono raccolte le misure programmate dalla Regione per il periodo 2008-2013 per contrastare l’aumento delle emissioni di gas serra (politiche di mitigazione) e per limitare le conseguenze negative dei cambiamenti climatici (politiche di adattamento). Lo schema, attualmente in fase di ulteriore definizione, giungerà ad un vero e proprio Piano che sancirà l’impegno della Regione in tema di contrasto ai cambiamenti climatici. A livello europeo è stato ribadito l’impegno di ridurre le emissioni di gas serra (20% entro il 2020 rispetto al 1990) in occasione del Consiglio Europeo dell’11 e 12 dicembre 2008. L’obiettivo comprende anche l’incremento delle rinnovabili (20% sui consumi energetici) e la riduzione dei consumi (20%). Il Consiglio europeo ha ribadito questi impegni nella consapevolezza di perseguire non esclusivamente la sostenibilità ambientale, ma anche quella economica e sociale. Come hanno dimostrato molti studi, tra cui il Rapporto Stern del 2006, i costi degli investimenti necessari a contrastare i cambiamenti climatici sono di molto inferiori ai danni provocati dalla “non azione”. “La lotta ai cambiamenti climatici - ha sottolineato l’Assessore all’Ambiente Marco Amagliani - rappresenta una possibilità, o forse “la” possibilità, per ripensare un nuovo modello di Sviluppo e affrontare questioni sociali come l’occupazione e la qualità della vita. Clima, salute, lavoro, sobrietà e solidarietà solo alcune delle nuove parole chiave su cui fare leva in questo nuovo modello.” Le recenti analisi meteo-climatiche, condotte sul territorio regionale dall’ASSAM e dalla Protezione Civile, dimostrano che anche nelle Marche il clima sta cambiando. “L’alluvione di Osimo del 2006 - ricorda Amagliani - l’emergenza idrica del 2007, le recenti mareggiate per cui è stato chiesto lo stato di emergenza per l’intero territorio regionale, rappresentano evidenti costi economici e sociali per la comunità marchigiana. In questo contesto, programmare e attivare una politica di contrasto ai cambiamenti climatici, che sia capace di integrare le politiche di mitigazione con le politiche di adattamento, deve costituire una priorità nell’agenda politica del governo regionale.” Già nel 2005, con l’approvazione del Piano Energetico Ambientale Regionale, la Regione Marche si è attivata per avviare una politica incisiva di contrasto ai cambiamenti climatici. La tematica è stata inoltre individuata dalla Giunta Regionale come prioritaria per l’attuazione della Strategia regionale di azione ambientale per la sostenibilità (DACR 44/2007). La politica di contrasto ai cambiamenti climatici, come tutte le politiche ambientali, è trasversale alle altre politiche di settore. In altre parole è fondamentale agire attraverso le scelte di politica agricola, politica industriale, della mobilità, della salute, del governo del territorio ecc. Lo schema approvato in Giunta raccoglie quindi un sistema di azioni plurisettoriali che la Regione ha programmato per il periodo 2008-2013.

Le azioni individuate sono state suddivise in: - azioni volte alla riduzione delle emissioni di gas effetto serra (mitigazione); - azioni volte al contenimento degli effetti negativi sul territorio, sulla salute, sulla qualità della vita (adattamento). Il documento si chiude, infine, con alcune raccomandazioni su ulteriori interventi da programmare. Il valore economico delle azioni ammonta a circa 300 milioni di Euro in termini di contributi pubblici per il periodo 2008-2013. A questi si aggiungono evidenti impatti positivi in termini di nuovi investimenti e di nuova e duratura occupazione. Il documento appena approvato rappresenta una prima ipotesi di lavoro sulla quale attualmente è in corso un confronto tra le strutture regionali interessate, al fine di giungere in breve tempo ad una versione definitiva. Di seguito si riporta l’indice del documento: 1. 1.1. 1.2. 1.3. 1.4. 1.5.

Le politiche per contrastare i cambiamenti climatici. Quadro di riferimento internazionale, nazionale e regionale Le politiche internazionali: le tappe della “Politica Climatica” Il IV Rapporto IPCC Le politiche europee e le azioni di mitigazione e di adattamento Le politiche statali “una corsa ad ostacoli” Le politiche regionali “La strategia della Regione Marche”

2. Gli effetti dei cambiamenti climatici nelle regione Marche 2.1. I principali effetti dei cambiamenti climatici 2.2. Le vulnerabilità del territorio regionale ai cambiamenti climatici: Studio dei caratteri termo-pluviometrici della regione Marche e analisi dei rischi. 2.3. Alcuni effetti dei cambiamenti climatici nelle Marche registrati dalla stampa tra la fine del 2006 e il 2008 3. 3.1. 3.2. 3.3.

Le azioni regionali per contrastare i cambiamenti climatici Indirizzi politico programmatici Schede d’intervento Piano Finanziario

La Regione Marche ha presentato il primo schema di Piano Clima quale contributo alla Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici (Roma, settembre 2007)

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INDAGINE EPIDEMIOLOGICA PRESSO LA POPOLAZIONE RESIDENTE A FALCONARA MARITTIMA, MONTEMARCIANO E CHIARAVALLE a cura della Regione Marche

Documento dall’elevato valore scientifico, frutto del lavoro minuzioso di medici, tecnici ed esperti, importante per gli elementi di conoscenza che apporta e ricco di indicazioni per il futuro, è l’Indagine epidemiologica sulla popolazione di Falconara Marittima, Montemarciano e Chiaravalle, scaricabile dal sito www.ambiente.regione. marche.it, della quale sono pubblicati di seguito ampi stralci. “La domanda cui l’indagine si proponeva di rispondere - ricorda Marco Amagliani, Assessore all’Ambiente della Regione Marche - è se abitare per più tempo vicino alla Raffineria Api comporti un aumento di rischio per alcuni tipi di tumore. L’indagine epidemiologica ha prodotto i primi risultati: si evidenzia un rischio più marcato nelle persone di entrambi i sessi che hanno vissuto più a lungo nei pressi della raffineria. C’è la necessità di approfondire lo studio, ma da subito adottiamo misure di prevenzione”. Premessa Il rapporto finale è il frutto di un iter iniziato nel luglio 2003 quando l’Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori (Int) e l’Agenzia regionale sanitaria (Ars) della Regione Marche hanno stipulavano una Convenzione volta a produrre uno studio di fattibilità per un’indagine epidemiologica presso la Raffineria Api di Falconara. Dallo studio, concluso nel marzo 2004, è emerso che l’indagine epidemiologica era fattibile nelle condizioni analizzate. A seguito dello studio di fattibilità, la Regione Marche ha affidato l’indagine al Servizio di epidemiologia ambientale del Dipartimento di Ancona dell’Agenzia Regionale Protezione Ambientale delle Marche (ARPAM) sotto la direzione scientifica dell’unità di Epidemiologia descrittiva e Programmazione Sanitaria della Fondazione Irccs “Istituto Nazionale dei Tumori” (INT) che ha redatto il rapporto finale. Com’è noto, l’azienda Api è una raffineria di prodotti petroliferi sita dal 1950 nel comune di Falconara Marittima (AN), che

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per la natura della produzione svolta determina esposizione a sostanze irritanti, tossiche, nocive e indicate di potere cancerogeno. Falconara è da tempo oggetto di monitoraggio per la valutazione dei rischi atmosferici connessi alla presenza della raffineria. Il rischio della popolazione legato alla presenza della Raffineria è riferibile sia alla possibile esposizione di tipo acuto, sia a rischi d’esposizione di tipo cronico a benzolo e altri poli-idrocarburi aromatici di riconosciuta azione oncologica. Gli effetti cronici di esposizione cronica tendono spesso a comparire dopo un lungo periodo di tempo (sino a 30-40 anni) dall’occorrenza rendendo difficile lo studio della relazione tra esposizione e danno. Il disegno dell’indagine Obiettivo dell’indagine è la valutazione tra la popolazione del rischio di aumentato decesso per tumore del sistema emolinfopoietico in funzione della distanza residenziale dalla Raffineria. Il protocollo dell’indagine ha definito: - l’area di studio: comuni di Falconara M.ma, Montemarciano, Chiaravalle; - il periodo di studio: 1° gennaio 1994 - 31 dicembre 2003; - il disegno epidemiologico: studio di mortalità attuato con la tecnica casicontrolli su base di popolazione. L’indagine ha previsto di impiegare, come principale indicatore di esposizione residenziale, l’esposizione residenziale cumulata (definita attraverso lo studio individuale della storia residenziale delle persone studiate). L’indagine è stata sviluppata secondo le seguenti fasi: 1) individuazione della lista dei casi, cioè delle persone decedute per tumore del sistema emolinfopoietico, residenti nell’area di studio, nel periodo di studio; 2) ricostruzione anno per anno del periodo di studio, delle popolazioni residenti nell’area di studio; 3) estrazione di due controlli su base di popolazione per ogni caso. I controlli sono stati estratti con metodo casuale dalla popolazione residente

nell’area di studio avendo come riferimento il giorno, mese e anno di decesso del caso (da qui, anche data di riferimento); 4) interviste a familiari dei casi e dei controlli (da qui, anche soggetti in studio), attraverso un questionario finalizzato a ricostruire la storia residenziale dei soggetti in studio e verificare l’esistenza di eventuali fattori di confondimento (fattori sospettati essere coinvolti con le patologie d’interesse e che possono alterare i risultati); 5) misurazione dell’esposizione residenziale individuale, definita come la distanza delle residenze dei soggetti in studio dal centroide della Raffineria; 6) analisi dei dati raccolti. Individuazione dei casi Secondo le procedure in atto, le schede di morte redatte da medici, al momento del decesso, vengono archiviate presso il distretto sanitario del deceduto. Nel caso di decesso al di fuori del comune di residenza, l’ASL del comune di decesso invia copia della scheda di morte all’ASL del comune di residenza, che quindi registra tutti i decessi dei residenti indipendentemente dal comune dove sia avvenuto l’evento. Per l’individuazione dei casi relativi all’indagine sono state esaminate tutte le “schede di morte ISTAT” del periodo di studio archiviate presso il distretto sanitario Ancona nord a Falconara M.ma. Sono stati definiti casi, i deceduti nel periodo 1/1/1994 - 31/12/2003, residenti alla data di decesso nei comuni di Falconara M.ma, Montemarciano, e Chiaravalle, nella cui “scheda di morte” compariva in almeno una delle tre cause di decesso indicate, la dizione tumore del sistema emolinfopoietico. In presenza di cause di decesso dubbie e/o con segnalazione di sintomi e di segni compatibili con patologie tumorali emolinfopoietiche (44 soggetti) si è proceduto alla ricerca e alla consultazione delle cartelle cliniche riferite agli ultimi ricoveri ospedalieri del deceduto. Le cartelle cliniche su cui


permanevano dubbi (4 soggetti) sono state inviate in modo anonimo ad un consulente esterno e indipendente per il giudizio definitivo. La valutazione delle cartelle cliniche ha permesso l’individuazione di altri 22 casi. In complesso sono stati individuati 177 casi: 97 residenti a Falconara, 27 a Montemarciano e 53 a Chiaravalle. Interviste L’Indagine ha previsto la somministrazione di un questionario (tramite intervista de visu) ai parenti dei casi e dei controlli per registrare, relativamente ai soggetti interessati, la storia occupazionale e residenziale, le eventuali patologie pregresse e familiari e l’eventuale esposizione a fattori di confondimento. Individuato il parente da intervistare, è stata effettuata una prima telefonata per fornire indicazioni preliminari sull’indagine e preannunciare l’invio presso la residenza di una busta contenente il seguente materiale: - lettera illustrativa e brochure contenenti le finalità dello studio, la modalità di raccolta dati e i riferimenti per ricevere ulteriori informazioni e chiarimenti; - informativa sulla raccolta e trattamento dei dati personali/sensibili in ottemperanza alla legge sulla privacy (D. Lgs. 196/03); - lettera per il consenso al trattamento dei dati personali/sensibili da ritirare, firmata, in occasione dell’intervista; - lettera di presentazione e sollecito alla partecipazione allo studio a firma dei sindaci; - questionario con le domande da porre all’intervistato. Dei 531 (177 casi e 354 controlli) soggetti individuati dalla procedura di appaiamento caso-controllo come soggetti in studio, 493 (il 93%) sono stati rintracciati (165 casi e 328 controlli). Tra loro hanno accettato di rispondere all’intervista i familiari di 346 (95 casi e 251 controlli)

(da qui, soggetti in analisi). Sulla base dell’adesione raggiunta, l’attribuzione dell’esposizione residenziale cumulata ad ogni soggetto (calcolabile dalla storia residenziale acquisite dal questionario) è stata possibile per il 70% dei soggetti rintracciati ovvero per il 65% del totale dei soggetti in studio. Conclusioni “I risultati suggeriscono che nel periodo 1994-2003 si è verificato un aumento della mortalità per linfomi e leucemie nelle persone che hanno trascorso gran parte della giornata in casa e vissuto per anni vicino alla raffineria Api - afferma il Dr. Andrea Micheli, Direttore di Epidemiologia descrittiva e Programmazione sanitaria della Fondazione Irccs “Istituto Nazionale dei Tumori” di Milano - Si tratta di malattie rare che nei comuni di Falconara Marittima, Chiaravalle e Montemarciano sono risultate più frequenti di quanto ci aspettassimo: è necessario ora pensare ai provvedimenti utili per ridurre e eliminare il rischio”. “Sono necessari interventi - continua Micheli - per ridurre l’esposizione alle sostanze inquinanti, controlli ambientali più mirati per verificare se il rischio dopo gli interventi si andrà riducendo, e un controllo sanitario specifico. Ma dobbiamo ancora studiare meglio il problema. Purtroppo infatti solo la metà dei cittadini ha accettato di rispondere al questionario dell’indagine e quindi i risultati raggiunti devono essere confermati e chiariti con ulteriori approfondimenti. Intendiamo quindi chiedere la partecipazione di tutti i cittadini per continuare l’Indagine negli anni più recenti e sostenere una ricerca che l’Istituto Nazionale dei Tumori intende avviare sui casi di tumore che sorgeranno in futuro”. L’indagine ha dato forte sostegno all’ipotesi di un eccesso di rischio di morte per tumore emolinfopoietico suggerendo l’avvio di:

a) immediati interventi di prevenzione primaria per la riduzione/eliminazione dei fattori che hanno determinato tale eccesso; b) uno stringente programma per il controllo ambientale da promuovere nel corso dei processi di contenimento del rischio; c) un programma specifico di controlli sanitari della popolazione esposta. Allo scopo di rafforzare ulteriormente i risultati ottenuti lo studio suggerisce inoltre di promuovere un supplemento di indagine che affini l’investigazione con elementi precedentemente non considerati. “L’Assessorato all’Ambiente della Regione Marche - afferma Marco Amagliani darà il massimo supporto e impulso per procedere al supplemento di indagine. Vorrei quindi rinnovare l’invito affinché tutti cittadini superino le diffidenze, partecipino all’indagine e prendano coscienza che sono di più i vantaggi, soprattutto se pensati nel lungo periodo, cioè in favore dei propri figli e nipoti”. “Come ha affermato pubblicamente dall’Istituto dei Tumori - continua Amagliani - i dati dimostrano, per ora qualitativamente, la pressione ambientale che la raffineria esercita su chi vive nei suoi paraggi. Falconara merita il massimo di attenzione e solidarietà da parte di tutte le istituzioni, dal momento che la città sopporta il peso di infrastrutture ad alto impatto (la raffineria, l’aeroporto, il nodo ferroviario) che sono al servizio di tutta la comunità regionale e oltre. Già da subito la Regione promuoverà la messa in campo di interventi di prevenzione primaria, tesi a ridurre drasticamente il rischio di esposizione agli inquinanti atmosferici prodotti dalla raffineria, attraverso una più stringente sorveglianza ambientale e si adopererà per instaurare nella zona un sistema permanente di controllo sanitario della popolazione sollecitando il coinvolgimento coinvolg gimento dei medici di base”. e

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IL PROGETTO EASY Energy Actions and SYstems for mediterranean local communities di Marco Cardinaletti responsabile progetto

Il Progetto EASY vede coinvolti le città di Ancona (capofila), di Sykies (Grecia) e Vila-real (Spagna), la Contea di Split-Dalmatia (Croazia), la Regione Marche, Sviluppo Marche spa (SVIM) e due importanti network quali il Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio e la Fondazione Comunità Valenziana. Partito con il kick-off meeting di Ancona (12 gennaio 2007), con un budget totale di 659 mila Euro finanziato al 50% nell’ambito del Programma UE Intelligence Energy Europe (IEE), il Progetto mira a definire una metodologia e un modello di Pianificazione Energetica da poter replicare nelle diverse realtà extra-urbane di tutta l’area del Mediterraneo, attraverso l’attivazione di processi di partecipazione e di stakeholder engagement, secondo i dettami di Agenda 21 Locale. L’idea è di creare un “network pensante” di Comunità Locali Energeticamente Sostenibili capace di confrontarsi e di condividere esperienze simili al fine di creare una comune cultura. Nell’ambito del Progetto, che risulta in linea con le strategie del Piano Energetico Ambientale Regionale, la Regione Marche svolge un ruolo di comunicazione e di coinvolgimento istituzionale degli attori in gioco. A livello internazionale è stato costituito uno Steering Commette, con funzioni direttive e di indirizzo, un’Agenzia di progetto, a supporto dei vari partner, ed un Gruppo di Esperti Internazionale. Inoltre i due meeting internazionali, tenutisi in Spagna (Vilareal 2-3 Giugno) e in Croazia (Isola di Brač, 20-21 ottobre), hanno consentito di raccogliere testimonianze ed esperienze locali diverse, proponendo anche interessanti spunti di riflessione e momenti di confronto utili allo sviluppo di strategie congiunte da intraprendere in campo energetico. A livello locale ognuna delle 4 località coinvolte ha individuato un’area di interesse su cui realizzare i propri Piani Energetici e ha costituito un Energy Forum, attraverso il quale coinvolgere gran parte degli attori chiave tra istituzioni, imprese private, università, cittadini, associazioni, esperti, media, ecc.

giorno in cui è stata organizzata la Conferenza di presentazione del Progetto ed è stato attivato il Gruppo di Lavoro “Audit Energetico”, costituito da tecnici ed esperti dell’Università Politecnica delle Marche (Facoltà di Ingegneria), di ENEL, Multiservizi spa, Prometeo, Comune di Ancona e Regione Marche, che nei sei mesi successivi hanno collaborato nell’attività di analisi del Sistema Energetico di Portonovo (SEP). Di seguito uno stralcio del Bilancio Energetico di Portonovo:

Per quanto riguarda la Città di Ancona, l’area scelta è la Baia di Portonovo e l’Energy Forum è operativo dal 17 Marzo 2008,

Per altre informazioni sul progetto si rimanda al sito internet www.easyaction.eu.

Energy Forum di Split

Energy Forum di Sykies

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Consumo energia elettrica (settore civile) Consumo energia elettrica (illuminazione pubblica) Consumo energia elettrica (totale) Consumo gas metano Consumo energia primaria Emissioni CO2 Consumo energia primaria Comune di Ancona (settore civile) Peso energetico Baia di Portonovo rispetto ad Ancona

2.220,57 MWhe

415,25 tep

58,54 MWhe

10,95 tep

2.279,11 MWhe

426,15 tep

3

219,13 tep

267.230 m

645,28 tep 1.722,53 tCO2 131.932,95 tep 0,49%

Per il 2009 il Progetto prevede l’individuazione di soluzioni energetiche innovative che consentano di trasformare Portonovo in un’area energeticamente sostenibile, efficiente e autosufficiente. Il processo di pianificazione energetica locale rappresenta, infatti, un momento molto delicato della vita del Progetto, che richiederà non solo uno sforzo progettuale congiunto da parte di tutti i principali attori locali fin qui coinvolti (sia pubblici che privati), ma anche, e soprattutto, un confronto ragionato, costruttivo, quanto più ampio e condiviso, sulle soluzioni tecniche e tecnologiche eventualmente da adottare, che dovranno essere perfettamente integrate con l’ambiente e con il territorio, nel rispetto della normativa urbanistica, dei vincoli ambientali e di tutela del paesaggio esistenti.


EDUCAZIONE AMBIENTALE: CONTRIBUTI PER 62 SCUOLE NELLE MARCHE a cura della Regione Marche

L’educazione ambientale, a partire dalle scuole, è fondamentale per promuovere il necessario cambiamento dei comportamenti e degli stili di vita per un futuro più equo e sostenibile. Ne è convinta la Regione Marche che programma e promuove attività di educazione ambientale attraverso il Programma triennale regionale INFEA. Nell’ambito delle attività previste nel 3° Piano di attuazione annuale, approvato nel 2008, è stato emanato un Bando destinato alle scuole di ogni ordine e grado, volto a sostenere progetti di educazione ambientale, che ha avuto un enorme successo, a dimostrazione della sensibilità del mondo della scuola sulle tematiche ambientali. Hanno partecipato ben 79 Istituti marchigiani: 27 dalla provincia di Ancona; 20 di Ascoli Piceno e Fermo; 17 di Macerata; 15 di Pesaro e Urbino. Il Bando è stato emanato anche in esecuzione del Protocollo di intesa triennale “Le Marche: una regione laboratorio” sottoscritto nel 2007 dalla Regione e l’Ufficio Scolastico Regionale (USR). L’intesa è finalizzata a promuovere, con il concorso della scuola, la conoscenza e l’approfondimento di 4 tematiche ambientali prioritarie: cambiamenti climatici; aree naturali protette; uso sostenibile delle risorse - strategia 5R; risparmio dell’acqua. Per l’annualità in corso, in linea con gli indirizzi proposti dall’UNESCO per la Settimana dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile, i progetti scolastici svilupperanno la tematica delle 5R (riduzione, riuso, raccolta, riciclo e recupero). “Il fine dell’iniziativa - dice l’Assessore all’Ambiente Marco Amagliani - è favorire l’assunzione consapevole e responsabile da parte della scuola - insegnanti, studenti, operatori, genitori e amministratori - di comportamenti coerenti, visibili e verificabili, sulla riduzione della produzione dei rifiuti, del riuso, del recupero di materia e del riciclaggio”. “La considerevole partecipazione delle scuole marchigiane al Bando promosso dall’Assessorato all’ambiente della Regione - sottolinea il professore Camillo Nardini, Referente ambiente dell’USR - dimostra che l’intesa firmata con l’Ufficio Scolastico Regionale in materia di educazione ambientale sta dando i suoi frutti. Il progetto interistituzionale “Le Marche: una regione laboratorio” si concretizza sempre più e rappresenta una valida opportunità per tutte quelle scuole che vogliono partecipare attivamente alle tematiche ambientali. Complimenti, dunque, ai tantissimi studenti e docenti che testimoniano, con il loro impegno, quanto le Marche siano sensibili alle questioni della sostenibilità e come siano capaci di accettare le sfide attuali di un mondo in rapida trasformazione.” Ai 62 progetti vincitori, sono stati assegnati contributi da 900 a 2.500 Euro ciascuno, per complessivi 82.000 Euro.

Oltre alle attività delle scuole, esiste una fitta rete di soggetti nelle Marche impegnati ogni giorno a informare ed educare per un futuro più sostenibile. “Chi fa cosa” è sul portale della rete www.infea.marche.

COSA È STATO FINANZIATO IN CONCRETO? Il 1° classificato è stato il progetto dell’Istituto di istruzione superiore “E. Pieralisi” di Jesi (AN). Gli studenti saranno impegnati in attività di ricerca e uso di materiali riciclati per la realizzazione di abiti e accessori di moda con sfilata finale. Il progetto è stato premiato anche perché costruito in rete con altri due istituti: “Pantaleo” di Torre del Greco (NA) e “Ferrari” di Battipaglia (SA). Il 2° classificato è stato il progetto dell’Istituto di istruzione superiore “E. Mattei” di Recanati (MC). Oltre alla raccolta differenziata e a lezioni itineranti e laboratori in tema di riuso e riciclaggio, gli alunni realizzeranno 10 biciclette con l’alluminio riciclato, un compattatore idraulico per lattine di alluminio e un impianto di compostaggio per i residui organici recuperati. Il progetto prevede il coinvolgimento di ben 40 classi delle scuole primarie di Recanati e di tutte le classi dell’Istituto.

Le “eco-attività” delle Scuole ottengono riconoscimenti importanti: nelle foto l’assegnazione del prestigioso riconoscimento internazionale della Bandiera verde di Eco-schools all’Istituto Alberghiero di Porto Sant’Elpidio e al 1° Circolo didattico di San Benedetto del Tronto.

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ARPA MARCHE

MONITORAGGIO ACQUE MARINE: NUOVE PROSPETTIVE PER IL FUTURO di Gisberto Paoloni Direttore generale ARPAM

Con Legge n. 979/82 sono stati normati per la prima volta in Italia criteri e competenze per un ampio controllo ambientale del mare prevedendo tra gli obiettivi l’attivazione di programmi di monitoraggio marino. Sulla base di tale norma il Ministero dell’Ambiente ha stipulato, dal 1997 in poi, specifiche convenzioni con le Regioni marittime italiane, per dare attuazione ai programmi di monitoraggio previsti. Il programma relativo alle acque costiere marchigiane è stato affidato dalla Regione Marche ad ARPAM ed attualmente prosegue, integrandosi con i monitoraggi istituzionali previsti dalla normativa ambientale, il D. Lgs. 152/99 e successivo D. Lgs. 152/06. Quest’ultimo Decreto si inserisce nell’impianto normativo esistente relativo al mare, richiamando nuovi concetti di tutela della qualità delle acque costiere e degli ecosistemi marini, attraverso l’adozione e lo sviluppo di nuovi metodi per l’identificazione delle sorgenti di inquinamento, ai fini della conoscenza del degrado e delle sue cause. In accordo con gli orientamenti comunitari, vi è espresso il concetto della politica ambientale volta al perseguimento e/o al mantenimento di obiettivi di qualità. Il nuovo decreto che ha introdotto il concetto di stato di qualità dei corpi idrici, valido anche per le acque marine costiere, comporta per i monitoraggi una revisione delle modalità di esecuzione relativamente alla scelta delle stazioni, frequenza delle campagne, individuazione delle matrici e dei parametri in esame, l’elaborazione dei dati e la produzione dei risultati. L’ARPAM è chiamata a gestire le attività di controllo ambientale e il monitoraggio dell’ecosistema marino costiero marchigiano, che hanno lo scopo di individuare i fattori di pressione antropica e di fornire supporto tecnico specializzato alla Regione Marche ed agli altri Enti Locali in merito alla gestione dell’ambiente marino. Sulle acque di mare vengono fatti regolarmente i controlli previsti dalle normative sulla balneazione, dal program-

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ma di sorveglianza per l’eutrofizzazione e dal controllo dell’idoneità delle acque ai fini della molluschicoltura (il controllo sugli organismi acquatici è di competenza dei servizi veterinari delle Zone Territoriali ASUR). Il monitoraggio marino viene eseguito presso stazioni ubicate generalmente al largo delle foci dei principali corsi d’acqua (Tavollo, Foglia, Metauro, Cesano, Misa, Esino, Musone, Potenza, Chienti, Tenna, Aso, Tesino e Tronto), innanzi al porto di Ancona ed in corrispondenza del Promontorio del Conero (l’area non inquinata, cioè “il bianco”). L’Agenzia si è dotata delle strutture necessarie per coprire i seguenti settori di attività: - monitoraggio della qualità delle acque marino-costiere; - accumulo di inquinanti nei sedimenti marini; - bioaccumulo microinquinanti nei molluschi; - controllo del fenomeno delle mucillagini; - definizione dell’intensità e dell’estensione delle fioriture microalgali nell’area di mare compresa tra Gabicce e S.Benedetto del Tronto; - controllo alghe tossiche su banchi naturali molluschi bivalvi e su impianti di mitilicoltura; - controllo delle biocenosi bentoniche delle sabbie fini ben calibrate; - ecotossicologia e attività laboratoristica specialistica. Le analisi sulle acque di mare vengono effettuate in base: - al D. Lsg. 152/06 per la definizione dello stato di qualità ed eutrofizzazione; - alla legge 470/82 per la balneazione; - alla L. 185/93 sulla sorveglianza algale; - al Programma di Sorveglianza attivato ai sensi del D. Lgs. 530/92 sulla salubrità dei molluschi bivalvi al fine del consumo umano. Ogni campione è sottoposto ad analisi chimiche e batteriologiche. Vengono effettuate analisi di laboratorio su circa 5.000 campioni/anno, che possono aumentare a seconda che siano necessari i prelievi ripetuti di conferma per la balneazione. Numeri elevati sono sintomo di stagioni particolarmente critiche a causa di condizioni meteomarine avverse, come è avvenuto nell’anno 2001. Il lavoro di laboratorio è di elevato livello scientifico e si aggiunge ad un notevole impegno per i campionamenti e


CAMPIONI DI ACQUA DI MARE 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 PU

1312 1263 1431 1307 1327 1383 1492 1461 1426 1156 1182

AN

1204 1247 1740 2216 1714 1598 1608 2159 2239 1900 1644

MC

540

657

682 1771

AP

830

870

878 1145 1157 1145 1226 1147 1048

871 1006 1088 1033 1076

942 1090 943

871

Totale 3886 4037 4731 6439 5069 5132 5414 5800 5789 4941 4787

le misure in situ, che vengono fatti con due appositi mezzi nautici dell’Agenzia. L’attività si completa con la refertazione e l’elaborazione finale dai dati ottenuti, secondo le procedure tecniche e con l’eventuale attivazione dei Comuni competenti territorialmente, per le comunicazioni sulla balneabilità o per l’apposizione dei divieti, che ovviamente impegnano ARPAM per l’urgenza e la tempestività richieste. La Regione Marche, avvalendosi di ARPAM, ha rinnovato con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare la Convenzione per il Programma di Monitoraggio marino costiero per il triennio 2007-2010. L’esperienza di anni ha suggerito importanti aggiornamenti scientifici per questo triennio, richiedendo il monitoraggio delle sostanze pericolose in tutti gli ambiti: acqua marina, sedimenti, benthos, plancton e molluschi. Si tratta di sostanze chimiche particolarmente pericolose e non biodegradabili quali i policlorobifenili, gli idrocarburi policiclici aromatici, i prodotti fitosanitari, ecc. alle quali si aggiunge anche la ricerca di particolari microalghe tossiche, come la famosa Ostreopsis ovata, che ormai è stabilmente presente nei nostri mari, dove è giunta via nave attraverso

le acque di zavorra, a seguito di operazioni condotte con scarso rispetto ambientale. La fioritura di questa microalga è stata segnalata nelle acque del litorale ligure, ma è già stata osservata in numerose occasioni in Toscana, Emilia Romagna e Puglia già dall’estate 2003. Nel settembre 2008 si è rilevata una fioritura eccezionale anche nelle Marche, tra il Passetto di Ancona e il comune di Sirolo, che ha determinato la chiusura della balneazione nelle spiagge comprese in tale tratto. La balneabilità delle acque marine costiere della Regione Marche viene controllata dai quattro Dipartimenti Provinciali nel rispetto delle procedure tecniche ed analitiche previste dalla normativa di settore, in attesa che entri a pieno regime la nuova normativa che recepisce pienamente le Direttive comunitarie (Direttiva 2006/7/CE del 15.02.06, recepita con D. Lgs. n. 116 del 30 mag. 2008). L’obiettivo è fondamentalmente quello di garantire che le acque destinate alla balneazione non rappresentino potenziali fonti di rischio per la salute dei bagnanti. Su tutta la costa marchigiana, lunga circa 172 Km, sono distribuiti 228 punti di prelievo; in ciascun punto il controllo viene eseguito con frequenza bimensile nel periodo compreso fra il 1° aprile e il 30 settembre e su ogni campione vengono ricercati parametri micro-

biologici e chimici. Ogni volta che un solo parametro eccede il limite previsto dalla normativa scattano dei campionamenti suppletivi di verifica per valutare sia l’entità dell’inquinamento che l’estensione del tratto di costa che dovrà eventualmente essere dichiarato “non balneabile”. ARPAM ha messo a punto un sistema automatico per fornire in tempo reale ai cittadini le informazioni su tutti i punti di balneazione, che è accessibile su: www.arpa.marche.it. Un buon sistema per definire in modo semplice la qualità delle acque marine è basato sul livello trofico, e questo in base ai monitoraggi degli ultimi anni ci dà indicazione di un livello “buono”, che significa “acque modestamente produttive, livello trofico medio, buona trasparenza, occasionali intorbidamenti e colorazioni”. ARPA Marche Via Caduti del Lavoro, 40 int. 5 60131 Ancona Tel. 071 2132720 - fax 071 2132740 arpa.direzionegenerale@ambiente.marche.it www.arpa.marche.it

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AMBIENTE E ARTE

NELLE MARCHE LA PRIMA MOSTRA ECO-SOSTENIBILE D’ITALIA A Serra S. Quirico (AN) la riscoperta del pittore barocco Pasqualino Rossi a cura di Alberto Piastrellini foto di Claudio Ciabochi

Il connubio tra Arte e Natura non è riconducibile solo al vezzo estetico o all’estro compositivo dei maestri del passato, naturalisti e plenairists che a cavallo tra sei e settecento, riscoprirono la bellezza del creato e ne sfruttarono la potenza evocativa ed espressiva. Oggi, quando il bisogno di raccontare e stimolare una riflessione sul rispetto dell’ambiente e la promozione di uno stile di vita più sostenibile, diventa un imperativo di rilevanza sociale, non solo economica o culturale, ecco che la stessa veicolazione della matrice artistica può essere azione mirata e “buona pratica” sulla via della sostenibilità. È il caso, veramente apprezzabile della mostra: “Pasqualino Rossi, le Marche e i capolavori di S. Lucia. Grazie e affetti di un artista del Seicento, tra pittura sacra e scene di genere”, in programma dal 1° marzo al 13 settembre a Serra S. Quirico (AN), che ha saputo coniugare la riscoperta di un autore misconosciuto e a lungo dimenticato dalla storia dell’arte ufficiale, con l’aspetto nobile del messaggio “verde”. Né poteva essere altrimenti, dato che accanto agli enti promotori: Comune di Serra San Quirico e Comunità Montana EsinoFrasassi, c’è il Consorzio Marcheverdi. Location d’eccellenza sarà la sede del Parco Naturale regionale Gola della Rossa e di Frasassi nel cuore di Serra

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San Quirico, paese d’origine longobarda che si inerpica in una quinta verde e montuosa nel contesto di uno dei Parchi naturali più emozionanti della Regione. La Mostra “verde” Ma vediamo insieme quali sono i punti di forza di questo progetto condiviso dalla Regione Marche e dalla Provincia di Ancona, che si fregia a buon diritto del titolo di “prima mostra verde d’Italia”. In primo luogo, l’Allestimento prevede l’impiego di essenze lignee del territorio, con l’utilizzo di vernici esclusivamente naturali. Tutti gli elementi di supporto, i pannelli e tutti i materiali approntati sono stati studiati per essere riutilizzati e quindi durare nel tempo. Non solo, l’illuminazione della mostra sarà garantita da corpi illuminanti scelti tra quelli a minor consumo energetico o da led a bassa dispersione di calore, a fronte di potenza erogata. Per la Ristorazione si è puntato sul “Km 0”, valorizzando la ricca e variegata tradizione enogastronomia del territorio. Anche la Comunicazione ha seguito e seguirà criteri sostenibili, infatti, tutti i materiali promozionali saranno gestiti, ogni qual volta possibile, per via elettronica (in modo da evitare l’utilizzo di carta) o, se cartacei, saranno stampati su carta riciclata. L’editore del Catalogo, Silvana Editoriale di Cinisello Balsamo, è stato scelto non

solo per la sua leadership nazionale nella editoria d’arte ma anche per esser stato il primo grande editore d’arte ad utilizzare, rigorosamente, carta ecologica certificata FSC per tutte le sue pubblicazioni. Persino gli Addobbi floreali predisposti per l’inaugurazione proverranno dai boschi e dai prati del territorio, escludendo naturalmente ogni specie protetta, tutto con l’aiuto e la supervisione dei Guardiaparco. Sempre “verde” sarà il Messaggio di saluto dedicato ai più piccoli visitatori della mostra, infatti, ai bambini verranno consegnati al termine della visita, una piantina di corbezzolo o altra essenza arbustiva presente nelle pendici dei rilievi del territorio, da piantare nel giardino di casa o in vaso. Per garantire, poi, un ulteriore contributo per il futuro del territorio, il Consorzio Marcheverdi metterà a dimora, a partire dal prossimo autunno, oltre 10.000 esemplari di essenze arboree e arbustive tipiche della flora locale, recuperando alcune zone brulle del territorio e riportandole alla magnificenza di un tempo. In questo modo sarà assicurato un importante contributo al contenimento e stoccaggio naturale delle emissioni di CO2, così come previsto dal Protocollo di Kyoto. Infine, parte del ricavato, tolti i diritti di legge (ovvero la SIAE) è finalizzato a finanziare il “Sentiero Pasqualino Rossi” lungo un’area prospiciente l’abitato di Serra S. Quirico, nei pressi della Torre del Cassero.


Pasqualino Rossi, il pittore ritrovato In quella fortunata stagione dell’arte pittorica europea che fu il Barocco, fra i tanti personaggi che hanno gravitato, spesso all’ombra, dei Grandi, Pasquale Rossi, detto Pasqualino Rossi (Vicenza, 1641 - Roma, 1722) fu tra i più corteggiati esponenti della pittura di genere. Autodidatta, dall’esperienza magnifica della scuola veneta, come i corregionali Lorenzo Lotto e i fratelli Crivelli, ebbe per le Marche una predilezione particolare, legando varie opere al suo territorio, prima di spostarsi verso l’Urbe, dove seppe crearsi una nicchia prestigiosa nella più ricca committenza romana dell’epoca (Doria Pamphili, Ottoboni, Pallavicini, Colonna, de Haro). La storia, purtroppo, ha nascosto il suo nome e la sua maestria sotto attribuzioni ben più solenni: Annibale Carracci, Giuseppe Maria Crespi, il Correggio, fino alla riscoperta, negli anni ‘20 del secolo scorso da parte dello studioso Roberto Longhi, seguito a ruota da Federico Zeri. ìPersonalità ben alta ed autonoma dell’artista rispetto agli esiti della pittura romana del tempo - scrive di lui Pietro Zampetti nel volume: Pittura nelle Marche (Firenze, 1990, p. 261) - dove, tra l’altro, si conciliano i due aspetti individuali, ma finora non legati alui: l’attento, talora arguto osservatore della realtà e il composto classicheggiante autore di quadri sacriî. La Mostra raccoglie oltre 20 quadri di Pasqualino Rossi, che i curatori Angelo Mazza e Anna Maria Ambrosini, hanno individuato dopo aver indagato per lungo tempo inventari, raccolte e collezioni private, selezionando opere perse che in passato erano state attribuite ad altri, ma, in realtà dipinte da Pasqualino. Apre la Mostra una grande Deposizione di Cristo (collezione privata), ricca di intonazioni espressive, nella cui tela un recente restauro ha fatto emergere la firma - rarissima - di Pasqualino Rossi. Si prosegue in un concerto di piccoli dipinti con scene di genere, che catturano il tempo e lo spazio di una quotidianità intima e dimessa, in cui vibra il timbro sentimentale più moderno di Pasqualino Rossi. I dipinti esposti raccontano momenti di vita all’interno dei nobili palazzi romani, alternandosi ai raffinati soggetti sacri che Pasqualino ha dipinto anche per le importanti chiese romane di Santa Maria in Aracoeli, Santi Carlo e Ambrogio al Corso e di Santa Maria del Popolo. Così come sono numerose le tele eseguite per gli edifici ecclesiastici delle Marche: a Fabriano, Serra San Quirico e Cagli. In particolare deve essere segnalata la Pala d’altare della Chiesa di Santa Lucia di Serra S. Quirico, inaspettato scrigno barocco, anche da solo meritevole di una visita, rutilante di stucchi, ori, sculture: una piccola basilica romana in miniatura in un contesto trecentesco mozzafiato.

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Introduzione: Mario Tozzi Erosione costiera: Interventi e finanziamenti Diritto alla casa: Investiti 200 milioni di euro Informatizzazione: Piano Telematico Regionale Green building: Legge regionale per l’edilizia sostenibile Manutezione del territorio: Stanziati 23,6 milioni di euro Sport: Riqualificazione delle strutture sul territorio


INDICE

Editoriale

Tutela e valorizzazione del territorio: priorità strategiche del Governo regionale di Gian Mario Spacca p. 19

“Programmare una governance che abbia caratteristiche verdi, avendo compreso che altre non portano, alla lunga, alcun vantaggio” di Mario Tozzi

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Carrabs: “Il problema dell’erosione delle coste è sotto la costante attenzione della Regione perché priorità infrastrutturale” Assessorato ai Lavori Pubblici e Difesa della Costa

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Piano casa della Regione Marche 200 milioni di investimenti per assicurare un diritto Assessorato ai Lavori Pubblici e Edilizia Pubblica

p. 24

Le Marche: una regione “connessa” Assessorato ai Lavori Pubblici e Sistemi Telematici ed Informativi, Società dell’Informazione

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Le Marche in prima linea per l’edilizia sostenibile Assessorato ai Lavori Pubblici e Edilizia Pubblica

p. 28

Incentivare la cooperazione agroforestale è una scelta strategica Assessorato ai Lavori Pubblici e Territori Montani e Politiche per la Montagna

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La Regione Marche per la promozione dello sport e per il potenziamento delle strutture sul territorio Assessorato ai Lavori Pubblici e Sport

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Mentre gli effetti della crisi economica globale palesano i limiti di una economia virtuale (basata su esclusive speculazioni finanziarie); mentre le grandi potenze del mondo rileggono la loro programmazione in chiave più sostenibile, invocando, per la prima volta, le strade della green economy e delle best practices for sustainability, anche un piccolo territorio come una Regione - non a caso organismo privilegiato delle politiche europee - può essere protagonista della “rivoluzione verde”. In questo senso, salutiamo la nascita di Green Governance, esperimento editoriale a cura del mio assessorato, che intende veicolare i risultati raggiunti finora e i traguardi futuri. Si evidenzierà il frutto di 4 anni di lavoro, che in maniera specifica per ogni tipologia di intervento, è stato capace di sperimentare nuove procedure per reperire risorse statali ad hoc attraverso “Accordi di Programma” per investimenti su tutto il territorio regionale in settori talvolta considerati residuali, ma strategici in una visione integrata che punta alla tutela dell’ambiente, al diritto al lavoro, al diritto alla casa, al riequilibrio territoriale e al presidio antropico delle aree interne. Colgo l’occasione per ringraziare in primis il Governatore Gian Mario Spacca e i miei colleghi, i dirigenti e tutti gli uffici regionali che hanno permesso non solo la programmazione, ma anche la reale e concreta realizzazione delle opere a solo pochi mesi dalla loro pianificazione, così da rendere efficace ed efficiente l’azione di governo della Giunta Regionale. Questo è un rinnovato stimolo a pensare insieme il “governo verde” del territorio; non a caso, questo primo numero si apre con un articolo esclusivo del ricercatore Mario Tozzi, conosciuto dal largo pubblico per le trasmissioni “Geo & Geo” e “Gaia il Pianeta che vive” che condividendo le iniziative intraprese ha voluto esprimere il suo apprezzamento. Buona lettura.

Gianluca Carrabs

Assessorato Lavori Pubblici, Edilizia Pubblica, Difesa del Suolo e della Costa, Territori montani e Politiche per la Montagna, Sistemi Telematici e Informativi Palazzo Li Madou -Via Gentile da Fabriano, 2/4 - Tel 071.8064344 - Ancona

Green Governance è consultabile e scaricabile dal sito: www.gianlucacarrabs.it


TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO: PRIORITÀ STRATEGICHE DEL GOVERNO REGIONALE

L’ambiente naturale è la nostra casa comune, il luogo entro cui viviamo e lavoriamo, in cui dovranno vivere e lavorare le generazioni di marchigiani che seguiranno la nostra. L’ambiente è una delle risorse principali che definiscono l’identità della nostra regione e la rendono attrattiva, gradevole ed ad elevata qualità della vita: accanto al primato per la speranza di vita, sia per le donne che per gli uomini, le Marche nel 2008 hanno registrato anche la crescita più elevata della popolazione, indice eloquente della qualità territoriale che si sperimenta nella nostra regione. La Regione Marche è da tempo ampiamente sensibile alle problematiche ambientali, che sono in cima all’agenda dei lavori dell’Unione Europea e ora anche degli Stati Uniti. La tutela e la valorizzazione del territorio, fin dall’inizio legislatura, è stata una delle quattro priorità strategiche dell’azione del governo regionale, attraverso il patto con i cittadini delle Marche di condivisione di un autentico sistema di valori. Lo abbiamo evidenziato con la “carta delle ga-

ranzie” del programma di governo, che richiama grandi impegni soprattutto per la promozione della qualità ambientale. Di fronte all’ambiente, infatti, non possiamo tenere un atteggiamento indifferente o passivo. Ci siamo proposti una “politica attiva” a favore del territorio, diretta a curare la sua manutenzione, a contrastare gli abusi, a tutelare questo immenso patrimonio di risorse naturali, proprio perché è la nostra casa comune. Molteplici le linee di azione ed i progetti portati avanti dalla Regione in questa direzione: l’integrazione ambientale nelle politiche regionali; la tutela della salute della popolazione; la difesa della qualità di acqua, aria e suolo da ogni forma di inquinamento, anche con specifici accordi di programma; una decisa azione integrata di riequilibrio territoriale a favore della montagna e delle aree interne più svantaggiate; l’attuazione della programmazione energetica ambientale regionale; la definizione di nuovi strumenti di indirizzo territoriale; la promozione dell’edilizia sostenibile; la valorizzazione del sistema regionale naturalistico; l’ottimizzazione del sistema di gestione dei rifiuti e l’incentivazione della raccolta differenziata. I dati e gli indicatori di qualità ambientale delle Marche suggeriscono che abbiamo saputo tradurre nel concreto tale impegni. Alcuni esempi per tutti indicano una qualità diffusa del territorio e dell’ambiente, dalla costa all’entroterra: le Marche oggi sono la regione in Italia con il maggior numero di bandiere blu e verdi, e con ben 16 bandiere arancioni. Nell’ultima classifica sulla qualità della vita tutte le province marchigiane sono cresciute, rientrando tra le prime trenta in Italia. L’Irpet, Istituto di ricerca della Regione Toscana, pone le Marche al primo posto per indice di benesse-

re, costruito sulle variabili territoriali integrate con quelle economiche più tradizionali. È questa la vera sfida del futuro, anche per fronteggiare al meglio la crisi dell’economia e tutelare il lavoro ed il reddito dei marchigiani con nuove opportunità di occupazione: integrare le risorse ambientali con quelle culturali e turistiche, per promuovere un secondo motore di sviluppo regionale, capace di affiancarsi al tradizionale comparto manifatturiero nel trainare la crescita qualitativa della comunità marchigiana. In questa prospettiva si colloca l’idea ed il progetto della Regione di uno sviluppo sostenibile e duraturo delle Marche, legato alla valorizzazione integrata del patrimonio naturale, delle risorse rinnovabili e dei luoghi della cultura, al potenziamento della mobilità della comunità attraverso reti immateriali accanto a quelle materiali, alla tutela e promozione dei diritti alla salute, al lavoro, alla casa ed alla sicurezza sociale dei cittadini. Questa sfida è da affrontare insieme, con tutti i territori e le comunità delle Marche.

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di Gian Mario Spacca Presidente Regione Marche


“PROGRAMMARE UNA GOVERNANCE CHE ABBIA CARATTERISTICHE VERDI, AVENDO COMPRESO CHE ALTRE NON PORTANO, ALLA LUNGA, ALCUN VANTAGGIO” Secondo il divulgatore scientifico e noto conduttore di “Gaia. Il Pianeta che vive” di Mario Tozzi

Non sappiamo che domande si sia posto l’indigeno dell’ultima tribù dell’isola di Pasqua mentre tagliava l’ultimo albero dell’ultima foresta. Né come pensasse di sopravvivere, avendo appena cancellato la base stessa della propria sussistenza. Ma ci sono molte possibilità che stiamo commettendo lo stesso errore e che, invece, qualche domanda ce la dovremmo porre. E che, magari, ci sarebbe pure una risposta unitaria che risolva l’attuale crisi ambientale e economica nello stesso tempo. E che può essere l’ecologia a fornire una via d’uscita, purché si prenda atto della situazione e ci sia una volontà politica diffusa di cambiamento serio. E che, infine, governare e programmare un territorio signifca acquisire consapevolezza che non ci si può più muovere come in passato. Intanto sappiamo benissimo cosa non può più funzionare, la crescita senza limiti. Uno sviluppo infinito non è, per definizione, possibile, come non lo è una crescita esponenziale del PIL, non sono più questi i veri parametri da tenere in considerazione. Varrebbe la pena di ricordare che l’economia è un sottosistema della biosfera e quando l’espansione economica attacca l’ecosistema, si sacrifica un capitale naturale che ha un valore superiore al capitale generato. Si tratta in definitiva di una crescita che produce più svantaggi che vantaggi e che impoverisce invece di arricchire, una specie di antieconomia (come la definisce l’economista Herman Daly). Ma qualunque sottosistema, come quello economico, deve smettere di crescere e adattarsi alle leggi delle fisica che regolano il mondo naturale: un’economia in crescita perenne è semplicemente un’impossibilità biofisica. Purtroppo, alcuni economisti pensano ancora che il capitale prodotto dagli uomini sia un sostituto del capitale naturale e non, come è, semmai complementare. L’esempio della pesca è illuminante: la quantità di pesce oggi pescabile non è limitata dal capitale umano del numero delle navi da pesca disponibili, ma dal capitale naturale costituito dalla quantità di pesce che c’è in mare: se costruisco più navi non otterrò più pesci! Per secoli gli uomini si sono comportati come se l’ambiente fosse una semplice risorsa, il mero contenitore fisico dei minerali, delle riserve, dell’acqua o del paesaggio, lo scenario di cui fanno parte le piante e tutti gli animali. Abbiamo creduto che l’ambiente fosse il luogo dove vive l’uomo, non il sistema cui l’uomo indissolubilmente appartiene: una visione distorta che si è tramutata in un tragico errore di prospettiva. Forse un tempo l’uomo - pur già producendo cultura - è stato parte armonica del sistema Terra, quando la popolazione del pianeta non aveva raggiunto i sei miliardi di individui e non si era ancora dimostrata clamorosamente vera la visione mal-

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thusiana per cui le risorse si accrescono con una proporzione matematica, meno produttiva di quella geometrica secondo la quale, invece, cresce la popolazione. Oggi - diciamo a partire dal XIX secolo - l’attività produttiva dell’uomo è diventata un vero e proprio assalto che il pianeta non riesce più a sostenere e che, inoltre, non crea ricchezza che per pochi e impoverisce la Terra nel suo complesso. Non è questione di ambientalismi che privilegino il panda rispetto all’uomo: è la sopravvivenza stessa della specie Homo sapiens che viene messa in pericolo, non della Terra, che continuerà verosimilmente a fare il suo mestiere con o senza uomini. D’altro canto non sembra neppure più il tempo del cosiddetto sviluppo sostenibile, perché nessuna crescita attuale può essere ormai sostenuta da una sola Terra: se tutti gli uomini raggiungessero il benessere/spreco dei più ricchi, già oggi di pianeti ce ne vorrebbero altri tre. I sistemi economici moderni non producono e distribuiscono beni, come avveniva nelle società primitive, ma accumulano un capitale economico che - visto che si fonda su quello naturale - non può crescere in maniera indefinita. Chi sostiene che l’economia viene prima dell’ambiente dovrebbe ricordare che la biosfera è sempre esistita, anche senza l’economia, mentre è impossibile che avvenga il contrario. Detto questo, qualcosa si può ancora fare, visto che, a differenza degli altri viventi, abbiamo il vantaggio di poter scegliere di modificare abitudini e esigenze e di riconvertire le attività industriali inquinanti. Tutto sta a convincersi che la natura non è una produzione dell’uomo e che senza un ambiente in buona salute non ci sarà nessuna attività produttiva, almeno non su questo pianeta. Gli obiettivi sono molto chiari: - ridurre le quantità di energia utilizzata e stabilizzare i consumi di materie prime al minimo, aumentando l’efficienza organizzativa e sociale; - proteggere natura e territorio dai rischi naturali e dalle speculazioni; - garantire l’integrità dei sistemi naturali; coniugare sviluppo intelligente e ambiente. Qui si può inserire il ruolo delle corporation multinazionali o delle ditte locali, che, in alcune realtà economiche lo hanno già ben compreso: Du Pont ha aumentato la sua produttività del 30% negli ultimi dieci anni riducendo del 7% il consumo di energia e del 72% (!) le emissioni di gas-serra, mentre IBM e Bayer hanno risparmiato oltre due miliardi di dollari abbassando le emissioni del 60%. Nella Regione Marche, un gruppo di eccellenza come Loccioni ha messo in funzione un condominio ecologico che produce zero emissioni e che rappresenta un esempio mondiale. In tutti i casi un guadagno “verde”. Decisivo, anche in questo caso, il ruolo dei decisori politici, specie a livello locale: sta a loro comprendere i termini reali della questione economica e ecologica e programmare una governance che abbia caratteristiche “verdi”, avendo compre-


La difesa del territorio dai rischi naturali In Italia avviene, in media, uno smottamento ogni 45 minuti e periscono, per frana, sette persone al mese. Già questo è un dato poco compatibile con un Paese moderno, ma se si scende nel dettaglio si vede che, dal 1918 al 2004, si sono riscontrate addirittura 15.000 gravi frane. Praticamente in tutta Italia, e non solo frane, ma anche alluvioni (oltre 5.000 le gravi, sempre dal 1918), spesso intimamente connesse agli smottamenti. Questo accade, nonostante oggi la protezione civile sia molto più efficiente di venti anni fa. Un bacino come quello del Po avrebbe bisogno di 3 miliardi di euro per essere sistemato, circa 2 ne sarebbero necessari per il Tevere, da sommare a tutti quelli che occorrerebbero per le decine di bacini minori. Le frane sono un fenomeno naturale, ma non lo sono le migliaia di morti né le azioni dell’uomo che le innescano al di là delle condizioni naturali. Secondo il progetto Aree Vulnerate Italiane (AVI) del CNR il totale del territorio a rischio di frane, o comunque vulnerabile dal punto di vista idrogeologico, in Italia, è pari al 47,6%. Circa il 15% del totale nazionale delle frane e quasi il 7% delle inondazioni avviene in Campania (1.600 in 75 anni), il Trentino sfiora l’86% (in vetta alla graduatoria), le Marche arrivano all’85%. Una frana è uno spettacolare esempio di un fenomeno geologico del tutto naturale che porta al trasferimento di materiale dall’alto in basso grazie alla forza di gravità. È anche questo il modo in cui le montagne diventano pianure. Le cause generali delle frane sono molte, ma, in tutto il mondo, la forza di gravità, la presenza di acqua, l’acclività dei versanti e l’intervento dell’uomo giocano un ruolo fondamentale. Le piogge e le inondazioni riducono gli attriti interni che tengono insieme i terreni poco coerenti fino alla saturazione e allo scivolamento. L’intervento dell’uomo, infine, agisce sull’acclività dei pendìi e sulle acque, permettendo l’azione della gravità e peggiorando il tutto con disboscamenti, costruzioni e abbandono delle campagne. L’impatto sociale delle frane è elevato, anche se non necessariamente negativo, come quando diventa una forma di reazione e uno slancio per la ricostruzione (anche ideale). Era appena passata la Grande Crisi del 1929, quando F. D. Roosvelt lanciò il New Deal. Fra le tante iniziative, il Presidente commissionò lo studio e il controllo dei bacini montani statunitensi a migliaia di giovani e disoccupati. Ecco un esempio di governance che si prese cura dell’ambiente anche quando le tematiche ecologiche non erano all’ordine del giorno. A livello regionale, l’esempio delle Marche è degno di nota perché prende atto di una realtà territoriale fragile, in cui le basi per la tutela del territorio dai rischi naturali sono la conservazione delle montagne e la difesa delle linee di costa, due settori solo apparentemente lontani dai dissesti idrogeologici. Gli ambienti di montagna sono quelli che hanno più duramente subito l’abbandono degli ultimi anni, l’incuria e gli assalti speculativi al patrimonio boschivo attraverso disboscamenti indiscriminati e incendi. Tutelare la montagna significa garantirsi un futuro in pianura. D’altro canto, anche gli ambienti costieri debbono essere protetti, anzituttto impedendo insediamenti fuori pianificazione e manutenendo le protezioni naturali esistenti (cordoni dunari e vegetazione mediterranea). Il secondo fattore degno di rilievo è la prevenzione: un euro speso in prevenzione evita di spenderne cinque in emergenza, concetto semplice, ma di difficile attuazione, visto che ancora viene messo in pratica pochissimo. Muoversi in questa prospettiva è il primo passo concreto in termini di governace ecologica e permette quella sicurezza che è necessaria a tutte le attività produttive.

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so che altre non portano, alla lunga, alcun vantaggio. A livello internazionale la cosa sembra essere stata compresa soprattutto con le recenti elezioni negli Stati Uniti. Prima o poi si faranno affari sulla mitigazione del cambiamento climatico, e forse allora si darà inizio alla ristrutturazione ecologica del pianeta. Ma già ora, l’incremento nell’uso delle energie rinnovabili promesso da Obama comporterà ricerca, innovazione e riduzione dei prezzi, dunque accessibilità più vasta. Per il Sud del mondo questa è l’occasione concreta di affrancamento: oltre un miliardo di persone che non ha mai visto un interruttore potrebbe avere accesso all’energia elettrica autroprodotta (attraverso mini eolico e solare) e rendersi indipendente energeticamente. E proprio in questa direzione va anche l’Unione Europea, che sta per varare nuove direttive sull’efficienza energetica degli edifici, sul trasporto e sulle emissioni industriali. Ma se questi sono gli input istituzionali e industriali, il resto tocca alla nostra volontà di cambiare scelte e abitudini per un futuro migliore. Il peso dei cittadini del mondo si fa già sentire imponendo alle corporation prodotti ecosostenibili: in British Columbia il 33% delle grandi foreste primarie è finalmente protetto dal “taglio a raso” delle multinazionali grazie al fatto che nessun canadese comprerebbe legno non certificato. Così, possiamo scegliere elettrodomestici efficienti, installare lampadine a basso consumo, usare meno l’auto, mangiare meno carne e pesce, riusare, ristrutturare e riparare oggetti e immobili. La riconversione ecologica del pianeta conviene agli uomini, all’ambiente e all’economia, basterebbe volerlo. Una green governance permetterebbe, oltretutto, di cimentarsi in un’impresa non più procrastinabile, quella della tutela della ricchezza della vita sulla Terra. Purtroppo, quando tira aria di crisi economica il primo a rimetterci è l’ambiente (e, alla fine, l’uomo, tanto per chiarire subito che i due aspetti sono legati). Cinquant’anni fa, nessuno se ne accorgeva, oggi, invece, il consumo di territorio e la distruzione della biodiversità sono diventati emergenza internazionale che va ben al di là delle polemiche politiche. Come è noto, la biodiversità è, in buona sostanza, la ricchezza della vita e produce beni indispensabili per l’uomo a costo zero, purché si abbia l’accortezza di difenderla. Uno dei pochi modi per conservarla e tutelarla è quello di istituire parchi e aree protette che permetteano oasi di ripopolamento per impedire estinzioni di massa sempre in agguato. Le specie viventi conosciute sono forse un paio di milioni, ma si calcola che si potrebbe tranquillamente arrivare a oltre 15 milioni: della maggior parte delle specie non sappiamo nulla; di altre prendiamo conoscenza un attimo prima di perderle per sempre, come nel caso della rana dalla cova gastrica scoperta negli anni Settanta ed estinta un decennio dopo o la “dea del Fiume Azzurro”, il famoso delfino bianco di fiume, che ha definitivamente cessato di alimentare le leggende del popolo cinese, di fatto incapace di conciliare l’antica tradizione nazionale con un progresso sempre più squilibrato e dannoso per l’ambiente. L’uomo si adatta molto bene all’ambiente, ma lo fa a spese degli habitat di altri animali e della loro sopravvivenza e non è vero che ciò non comporti conseguenze anche per l’uomo stesso. Così la ricchezza della vita viene incredibilmente depauperata e i servizi che la biosfera gratuitamente fornisce all’umanità diminuiscono, quando non scompaiono del tutto.


Interventi e finanziamenti di difesa della costa

CARRABS: “IL PROBLEMA DELL’EROSIONE DELLE COSTE È SOTTO LA COSTANTE ATTENZIONE DELLA REGIONE PERCHÉ PRIORITÀ INFRASTRUTTURALE” Stanziati quasi 60 milioni di euro

Assessorato ai Lavori Pubblici b e Difesa della Costa

Attualmente l’erosione del litorale marittimo deldella linea di costa rapla Regione Marche, che, presenta la maggiore a poco meno di un anno minaccia per le risorse dalla firma, sono già in naturali ed economiche esecuzione”. delle aree costiere con Gli interventi interessano conseguente crescenuna parte rilevante del lite necessità di attuare torale marchigiano e sono efficaci misure di procaratterizzati da interventezione. ti a basso impatto, dal La vita marchigiana momento che vengono ha uno stretto rapporrealizzati prevalentemento con la costa, per la te ripascimenti di spiaggia pesca ieri, per l’elevata con materiale compatibiaffluenza turistico balle con le caratteristiche neare, oggi. della spiaggia emersa e La difesa della costa sommersa. è quindi un tema di Nello specifico sono 5 le interesse per molti tipologie di intervento stakeholders in ambito che vengono attuate sulla amministrativo, turistico e ambientale, anche in conside- base delle caratteristiche morfologiche e granulometriche razione del fatto che il turismo contribuisce in maniera della spiaggia emersa: significativa alla formazione del Prodotto Interno Lordo - la prima prevede interventi di ripascimento con sabbia della Regione Marche. sottomarina in alcuni tratti di litorale a sud di Civitanova “Per affrontare questo problema la Regione ha varato il PiaMarche (MC) fino a Grottammare (AP); no di gestione integrata della costa - afferma l’Assessore ai - la seconda prevede, invece, il ripascimento con materiale Lavori Pubblici e Difesa della Costa, Gianluca Carrabs ghiaioso sabbioso di origine alluvionale, lungo il tratto strumento che individua per ogni chilometro della costa di costa dei Comuni di Sirolo e Numana (AN) e di Porto l’intervento di difesa costiera appropriato. Il fabbisogno per Recanati (MC); l’attuazione di questo piano ammonta a più di 200 milioni - la terza consiste nel ripascimento con sabbie provenienti dal di euro, a totale carico della Regione dato che le competenze dragaggio del porto di Ancona, che sarà realizzato lungo tratti sulla difesa costiera sono state trasferite dallo Stato senza di costa della provincia di Ancona, nei comuni di Ancona nessuna copertura finanziaria, tanto che la Giunta ha stan(Torrette), Falconara M.ma e Senigallia. ziato fondi propri per 6 milioni di euro all’anno”. - la quarta è articolata in una fase di individuazione, lun“Grazie alla sintonia politica tra il precedente Governo go l’asta del fiume Esino, di zone di sovralluvionamento Nazionale e la Giunta Regionale - ha continuato Carrabs e di successiva valutazione della possibilità di prelievo - l’anno scorso sono per ripascere il litorale di state attivate risorse per Marina di Montemarciano 33,5 milioni di euro, (AN); attraverso il Protocollo - l’ultima, relativa d’Intesa firmato dal all’intervento in provincia Presidente della Redi Pesaro di Fiorenzuola gione Marche Gian di Focara di Pesaro lunMario Spacca e il go la falesia del S. Bartolo, Ministro dell’Ambienconsiste in opere di difesa te Alfonso Pecoraro costiera al piede del verScanio, per l’attuaziosante, al fine di ricostituire ne di un programma la spiaggia, e sul pendio, di interventi urgenti per contenere il fenomeno di salvaguardia, tutela, franoso che lambisce la fariqualificazione e valolesia e minaccia l’abitato. Alfonso Pecoraro Alf P SScanio, i Gi Gian M Mario i SSpacca, Gi Gianluca l C Carrabs b rizzazione ambientale Oltre agli interventi del

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dispone ulteriori risorse economiche per i Comuni danneggiati. Il provvedimento sollecita i Comuni a quantificare, entro trenta giorni, le spese fatte nell’immediatezza dell’evento e quelle approntate per i danni subiti dalle attività produttive. Inoltre, gli stessi, una volta raccolta la documentazione dei danni subiti dai singoli privati, dovranno inviare il tutto al Dipartimento per le Politiche Integrate di Sicurezza e per la Protezione Civile della Regione Marche. “È stato un segnale di responsabilità da parte del Governo nazionale - aggiunge Carrabs - I fondi che saranno assegnati alle Marche andranno ad aggiungersi ai 6 milioni di euro già stanziati dalla Regione stessa per sostenere gli oneri e le spese affrontate per gli interventi di somma urgenza e messa in sicurezza delle aree maggiormente colpite. Infatti sono stati già trasferiti 1 milione di euro a Porto Recanati e 1,7 milioni di euro a Montemarciano, Comuni che, insieme a Sirolo e Numana (i cui progetti sono già in esecuzione), sono stati i più colpiti dalle ultime mareggiate”. Per garantire la più completa compatibilità ambientale, per ogni progetto sono stati previsti studi ambientali pre e post operam realizzati da Enti terzi alla Regione Marche quali l’ex ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare), ora ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e l’ARPAM (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale delle Marche).

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Protocollo, l’Assessorato alla Difesa della Costa ha realizzato interventi di difesa marittima, manutenzione delle scogliere e ripascimenti del litorale con le risorse ordinarie annuali del bilancio regionale per circa 24.000.000,00 di euro. “Oggi, la difesa della costa è una priorità per la Regione Marche - dichiara l’Assessore Carrabs - Negli ultimi 3 anni abbiamo posizionato oltre 15 Km di scogliere con un primato significativo Uno scorcio di Portonovo per la riqualificazione e la valorizzazione ambientale, avendo in attivo 150 interventi realizzati ad hoc, riscuotendo grande successo e apprezzamenti dagli operatori turistici e dalle amministrazioni locali”. Negli ultimi mesi del 2008, oltretutto, la costa marchigiana è stata colpita da forti mareggiate che hanno inflitto un duro colpo ai 23 comuni del litorale. Anche in questo caso, tuttavia, la Giunta Regionale, in collaborazione col Dipartimento della Protezione Civile, non si è fatta trovare impreparata. Avendo fatto immediata richiesta dello Stato di Emergenza, la Regione Marche si è vista accogliere dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri tutti gli emendamenti che aveva proposto nel corso di alcune riunioni in merito. Così, con Ordinanza n. 3734 del 21 gennaio la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto i primi interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare i danni conseguenti agli eventi atmosferici che hanno colpito il territorio nazionale nei mesi di novembre e dicembre scorsi. L’Ordinanza, inoltre, nomina il Presidente della Regione quale Commissario delegato per l’attuazione delle opere di ripristino, dà la possibilità di accelerare le procedure amministraSSan Benedetto d d dell T Tronto tive (autorizzazioni) e


PIANO CASA DELLA REGIONE MARCHE 200 MILIONI DI INVESTIMENTI PER ASSICURARE UN DIRITTO Assessorato ai Lavori Pubblici b e Edilizia Pubblica

Il detto “casa dolce casa”, oggi sembra trasformarsi nel poco rassicurante “casa cara casa”, poiché più della metà del reddito netto delle famiglie italiane è infatti destinato all’affitto o al mutuo della casa che abitano, con i relativi prezzi che continuano a salire. L’emergenza casa costituisce un problema sociale che non riguarda soltanto le grandi metropoli del nostro Paese o gli immigrati che vi hanno trovato occupazione, ma anche realtà provinciali come le nostre. Nelle Marche, pur esistendo un’alta percentuale di famiglie proprietarie della casa in cui vivono, l’abitazione costituisce un problema inesorabile per quella fascia di popolazione cosiddetta “grigia” che è fuori dall’emergenza, ma che non ce la fa più a pagare un affitto o a comprare una casa. I più colpiti da questa situazione sono: lavoratori in mobilità, giovani con contratti atipici, famiglie monoparentali o monoreddito, anziani con pensioni minime e immigrati. In una situazione globale così difficile il Governo Regionale ha focalizzato e concentrato le risorse approvando nel corso di questa ultima legislatura, ben 2 Piani Casa, per un impegno complessivo pari a 200 milioni di euro. Nel febbraio 2005 è stato approvato il Piano Casa Regionale per il biennio 2004/2005. Gli obiettivi che il Piano si prefiggeva erano i seguenti: - incrementare l’offerta di alloggi pubblici (ERP) da assegnare alle categorie sociali più deboli; - incrementare l’offerta di alloggi a canone moderato; - favorire l’accesso alla proprietà della prima casa, in particolare per le giovani coppie; - riqualificare le aree più degradate dei

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comuni marchigiani, mediante interventi che migliorino la qualità edilizia ed ambientale, l’integrazione sociale dei quartieri e valorizzino il patrimonio storicoarchitettonico; - finanziare interventi di edilizia sperimentale che migliorino la qualità dell’abitare, mediante la bioarchitettura, l’abbattimento delle barriere architettoniche e lo studio di nuove tipologie residenziali. A circa 4 anni dal varo del Piano Regionale, è possibile fare un primo consuntivo di quanto è già stato realizzato o messo in cantiere: - 2.080 alloggi programmati, di cui il 55% già iniziati ed il 21% ultimati, per un investimento complessivo pari a 82 milioni di euro; - 6.900 famiglie hanno beneficiato dei contributi per il sostegno alla locazione, per un importo globale di 7,7 milioni di euro, messo a disposizione dalla Regione; - 5 Comuni della Regione (uno per ogni Provincia) hanno ottenuto finanziamenti per riqualificare zone urbane degradate, per un investimento globale di 36,5 milioni di euro; - finanziati 3 progetti di edilizia sperimentale, per la realizzazione di alloggi ad elevata sostenibilità ambientale e a facile accessibilità architettonico-funzionale e per residenze miste studenti/anziani. Nel giugno 2007 è stato approvato il Piano Casa Regionale per il triennio 2006/2008, che costituisce il primo “Piano casa”, approvato dopo l’entrata in vigore della Legge Regionale 16 dicembre 2005, n. 36 che ha definito in modo sistematico le strategie del settore, le categorie degli interventi, le funzioni degli enti locali, i beneficiari, i requisiti d’accesso.


Come si può constatare la Regione Marche intende promuovere in ogni modo l’edilizia di qualità e le tecniche più avanzate per garantire un notevole risparmio energetico degli edifici.

PROVINCIA DI ANCONA Programma Provinciale di Edilizia Residenziale 2006/2008 EDILIZIA SOVVENZIONATA EDILIZIA AGEVOLATA BUONI-CASA FONDI DI GARANZIA SUSSIDIARIA TOTALE RISORSE

Importo concesso € 7.640.000 3.700.000 2.000.000 1.000.000 14.340.000

N. Alloggi 73 108 156 buoni (in media) 20 mutui (in media) 357

PROVINCIA DI ASCOLI PICENO Programma Provinciale di Edilizia Residenziale 2006/2008 Importo concesso € N. Alloggi EDILIZIA SOVVENZIONATA EDILIZIA AGEVOLATA BUONI-CASA FONDI DI GARANZIA SUSSIDIARIA

3.335.000 720.000 2.240.000 375.000

TOTALE RISORSE

6.670.000 151

48 10 86 buoni (in media) 7 mutui (in media)

PROVINCIA DI FERMO Programma Provinciale di Edilizia Residenziale 2006/2008 EDILIZIA SOVVENZIONATA EDILIZIA AGEVOLATA BUONI-CASA FONDI DI GARANZIA SUSSIDIARIA TOTALE RISORSE

Importo concesso € 2.400.000 570.000 1.510.000 300.000 4.780.000

N. Alloggi 26 10 57 buoni (in media) 5 mutui (in media) 98

PROVINCIA DI MACERATA Programma Provinciale di Edilizia Residenziale 2006/2008 Importo concesso € N. Alloggi EDILIZIA SOVVENZIONATA EDILIZIA AGEVOLATA BUONI-CASA FONDI DI GARANZIA SUSSIDIARIA TOTALE RISORSE

5.200.000 1.694.000 3.840.000 586.000 11.320.000

--128 buoni (in media) -128

PROVINCIA DI PESARO/URBINO Programma Provinciale di Edilizia Residenziale 2006/2008 Importo concesso € N. Alloggi EDILIZIA SOVVENZIONATA EDILIZIA AGEVOLATA BUONI-CASA FONDI DI GARANZIA SUSSIDIARIA TOTALE RISORSE

5.877.000 3.003.800 3.850.000 329.200 13.060.000

40 84 149 buoni (in media) 8 mutui (in media) 281

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Green Governance

Le strategie del nuovo Piano possono così sintetizzarsi: - incremento dell’offerta di alloggi pubblici (ERP), da assegnare alle categorie sociali più deboli; - sostegno alla locazione, mediante incremento dell’offerta di abitazioni a canone moderato e mediante contributi alle famiglie per le quali il rapporto canone/reddito risulti particolarmente gravoso; - agevolazioni per l’accesso alla proprietà della prima casa, mediante contributi (buoni casa) per giovani coppie; - istituzione di un fondo di garanzia per mutui accesi da giovani coppie con contratti di lavoro precario o atipico; - riqualificazione del patrimonio abitativo pubblico, tramite interventi di abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici abitati da famiglie con persone aventi disabilità motorie permanenti; - elevata qualità del prodotto edilizio (nuovi alloggi ERP accessibili al 100%, parametri obbligatori di bioedilizia, sperimentazione di soluzioni di edifici autosufficienti energeticamente e forme organizzative nuove di autocostruzione in cooperative miste italiani - immigrati). A poco più di un anno dall’approvazione del Piano, lo stato di attuazione è il seguente: - circa 1.450 alloggi programmati o interessati da interventi di riqualificazione, di cui il 12% già iniziati ed il 3% ultimati, per un investimento complessivo di 110 milioni di euro; - consegnati 434 buoni casa per giovani coppie da un minimo di 10.000 ad un massimo di 30.000 euro; - 9.200 famiglie hanno beneficiato dei contributi per il sostegno alla locazione per un importo globale, messo a disposizione dalla Regione, di 10,7 milioni di euro, oltre all’annualità 2008, pari a 6,7 milioni di euro ancora da ripartire; - programmati 2 interventi di edilizia sperimentale per la realizzazione di alloggi energeticamente autosufficienti e in autocostruzione ad opera di cooperative miste italianiimmigrati; - finanziato 1 fondo di garanzia per mutui prima casa, accesi da giovani coppie di lavoratori precari che hanno difficoltà di accesso al credito; Questi, in sintesi, sono gli aspetti qualificanti del nuovo Piano di edilizia residenziale pubblica 2006-2008. “Il nuovo Piano - ha spiegato l’Assessore all’Edilizia Pubblica Gianluca Carrabs - oltre a confermare le scelte di fondo di politica abitativa indicate dalla Legge 36/2005, introduce importanti novità, come l’obbligo per le nuove costruzioni di raggiungere un grado di sostenibilità edilizia superiore ai regolamenti vigenti, i buoni casa per le giovani coppie, il fondo di garanzia per i mutui prima casa delle giovani coppie con contratti di lavoro atipico, il sostegno alla costituzione di agenzie comunali per la locazione”. Un altro punto qualificante del Piano è poi il programma sperimentale in tema di autosufficienza energetica e di nuove modalità organizzative per l’autocostruzione in cooperative edilizie miste tra italiani ed extracomunitari. “Con questo piano - prosegue Carrabs - tutti gli interventi di nuova costruzione, dovranno raggiungere un grado di sostenibilità edilizia in termini di limitazione dei carichi ambientali e di consumo delle risorse energetiche. Se la costruzione raggiunge un grado di sostenibilità maggiore sono previsti contributi aggiuntivi”.


La “banda larga”

LE MARCHE: UNA REGIONE “CONNESSA” Assessorato ai Lavori Pubblici bb e Sistemi Telematici ed Informativi, Società dell’Informazione

Oggi la competitività di un Paese si misura attraverso la disponibilità di tecnologie che i cittadini possiedono e utilizzano al fine di migliorare la qualità della vita. C’è il rischio tangibile, però, che questa tecnologia non sia presente in maniera uniforme su tutto il territorio creando un divario di dotazione tecnologica tra le diverse aree territoriali (Digital Divide). La diffusione delle infrastrutture delle reti di telecomunicazione su tutto il territorio marchigiano, è un fattore decisivo per il superamento di questa limitazione. Occorre pertanto assicurare elementi di contesto (politico, economico, normativo, ecc.), affinché la diffusione della banda larga e il potenziamento delle carenze tecnologiche-infrastrutturali possano realmente incidere sulla competitività e sullo sviluppo di tutta la comunità. Al fine di procedere in questa direzione, la Regione Marche, su proposta dell’Assessore ai Sistemi Informativi e Telematici, Gianluca Carrabs, ha elaborato il 1° “Piano Telematico Regionale per lo sviluppo della Banda Larga ed il superamento del Digital Divide”, approvato dall’Assemblea Legislativa delle Marche con Deliberazione n. 95 del 15/07/2008, che costituisce un punto centrale delle politiche di innovazione della Regione Marche. Che la Regione Marche abbia ben individuato in tale azione uno dei punti qualificanti della sua attività di Governo, viene indirettamente confermato dalla Commissione europea che, sulla base del “Pacchetto per la ripresa economica”, approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2008, ha presentato il 2 febbraio 2009 alcune proposte di investimento in progetti che sono ritenuti fondamentali per il futuro dell’economia europea, tra cui figura lo stanziamento di un miliardo di euro per implementare “La mappa europea della banda larga, al fine di offrire anche alle comunità che ne erano sprovviste l’opportunità di utilizzare le autostrade informatiche”, secondo le dichiarazioni fatte dal Presidente José Manuel Barroso. Il nuovo Piano telematico regionale interessa 147 Comuni

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con la posa di 714 Km di fibra ottica; una vera e propria novità che mira a riequilibrare le infrastrutture e gli accessi informatici, dando a tutti i territori identici servizi. “L’obiettivo - spiega l’Assessore Carrabs - è quello di portare anche nei piccoli comuni decentrati servizi digitali avanzati, indispensabili ai cittadini che vorranno utilizzare strumenti di e-government, come la certificazione telematica, autorizzazioni, pagamenti, informazioni sulle pratiche, internet veloce e posta elettronica, ma anche di supporto ai servizi del mondo imprenditoriale regionale”. Un investimento complessivo di 45,5 milioni di euro derivanti dall’Accordo di Programma sottoscritto lo scorso marzo tra il Presidente della Giunta regionale Gian Mario Spacca e il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Le infrastrutture a rete sono ormai opere strategiche, come negli anni ’70 lo furono quelle viarie e idriche necessarie per assicurare un servizio indispensabile per una comunità evoluta. Oggi, la banda larga può essere classificare come l’“opera pubblica” del III millennio, poiché permetterà a tutti i cittadini marchigiani e a tutte le fiorenti aziende regionali di essere in rete con il resto del mondo e di comunicare più velocemente. La realizzazione degli interventi prevede due fasi, congiunte ma imprescindibili l’una dall’altra. La prima fase consiste nell’eliminare il digital divide entro il 2010, puntando a rendere disponibile al 100% dei cittadini e delle imprese marchigiane l’accesso a banda larga, con un livello di servizio base (almeno 4 Mbps) in grado di poter accedere ai servizi più avanzati. La seconda mira, invece, a favorire l’accelerazione della diffusione della banda larga di seconda generazione, abilitando il 100% dei cittadini e delle imprese marchigiane ad un livello di servizio di almeno 20 Mbps e anticipandone la chiusura al 2012. La necessità di operare parallelamente su questo secondo obiettivo si spiega con la forte accelerazione sul fronte dei nuovi servizi basati sulla banda larga che evidenziano assorbimenti sempre crescenti, trasversali RAGGIUNGIMENTO

TIPO DI INTERVENTO

BREVE PERIODO

- creazione di un sistema di accesso di tipo wireless nelle aree marginali del territorio regionale per ridurre il “digital divide”

MEDIO PERIODO

- interconnessione in fibra e potenziamento delle centrali telefoniche degli Operatori di Telecomunicazione non ancora connesse, per ridurre il “digital divide”

LUNGO PERIODO

- costituzione di una dorsale in fibra ottica per ridurre il “digital divide” - interconnessione in fibra e potenziamento delle centrali telefoniche degli Operatori di Telecomunicazione non ancora connesse, per ridurre il “digital divide”

Tabella 1. Tipi di intervento previsti dal Piano Telematico di potenziamento della Rete.


ed interni a tutti i segmenti del mercato. L’evoluzione tecnologica dei servizi e delle applicazioni di telecomunicazione, intrattenimento, sanità e pubblica amministrazione è molto rapida: tra qualche anno 4 Mbps non saranno più sufficienti e raggiungere almeno i 20 Mbps sarà un passaggio fondamentale per poter implementare le componenti residue di applicazioni e servizi che caratterizzano la Società dell’informazione pienamente integrata ed evoluta. Nel piano sono previsti tre tipi d’intervento che dovranno servire a superare il “digital divide” (vedi tabella). Le azioni di fatto hanno preso avvio nel dicembre 2008, quando la Giunta Regionale ha affidato a Infratel Italia spa (Agenzia che gestisce gli investimenti e lo sviluppo delle imprese nel campo delle infrastrutture a larga banda sul territorio nazionale) le funzioni di stazione appaltante. Infratel ha succesivamente pubblicato un bando di gara, per individuare il soggetto che effettuerà i lavori di “progettazione esecutiva e realizzazione di infrastrutture costituite da impianti in fibra ottica per una rete a banda larga, comprensiva della fornitura e posa in opera del relativo cavo in fibra ottica e della successiva manutenzione dell’infrastruttura” nel nostro territorio, con particolare attenzione ai Comuni in maggiore difficoltà. Parallelamente, è stata avviata dalle strutture regionali una rilevazione presso i Comuni del territorio per capire quali infrastrutture civili già esistenti potrebbero essere utilizzate per la posa della fibra ottica, al fine di evitare, dove possibile, lo scavo. Molti Comuni hanno già fornito delle risposte e si è in attesa del completamento di questa fase.

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Green Governance

Gianluca Carrabs, Paolo Gentiloni, Gian Mario Spacca

Con la collaborazione delle Province si è dato, quindi, inizio ai sopralluoghi sul territorio, a partire dalla Provincia di Ancona (giovedì 12 febbraio è stata presa in esame la tratta “Diramazione Jesi-Moie/Staffolo”). All’inizio di marzo verranno raggiunti anche i territori di Macerata, Pesaro-Urbino e Ascoli Piceno. Si prevede che i primi cantieri verranno aperti a maggio/giugno 2009. In sintesi, le Marche si caratterizzano: - nella fascia costiera per una sufficiente infrastrutturazione e grado di copertura a banda larga (con alcune aree localizzate, non trascurabili, in cui tuttavia il servizio non è disponibile); - nella fascia appenninica per una scarsa infrastrutturazione e grossi problemi di copertura. “L’estensione della banda larga rappresenta una condizione essenziale per favorire l’inclusione sociale, lo sviluppo economico e la diffusione della conoscenza nella comunità marchigiana - afferma l’Assessore Carrabs - Il raggiungimento di questi traguardi richiede il superamento degli squilibri esistenti in termini di infrastrutture e accessi informatici”. “Il Piano telematico regionale mira a ridurre la perifericità economica e sociale accertata, frenare lo spopolamento delle aree interne, valorizzare le potenzialità storico-culturali e ambientali locali, favorire la nascita e il rafforzamento delle iniziative imprenditoriali - conclude l’Assessore - La diffusione della banda larga, in definitiva, porta nei piccoli comuni montani le stesse potenzialità tecnologiche che assicurano il riequilibrio territoriale fra costa ed entroterra”.


Green building

LE MARCHE IN PRIMA LINEA PER L’EDILIZIA SOSTENIBILE Assessorato ai Lavori Pubblici b e Edilizia Pubblica

Una casa più sana e piacevole da abitare, a misura d’uomo, ma anche di Pianeta, che utilizza la luce per dare elettricità e il sole per riscaldare, che costa poco all’ambiente e al portafoglio di chi ci vive: è questa la casa che tutti i marchigiani potranno costruirsi, dopo l’approvazione della Legge Regionale “Norme per l’edilizia sostenibile”. Tale Legge (pubblicata sul BUR n. 59/2008 del 26/06/2008) che prende spunto dalla proposta tipo elaborata dal gruppo di lavoro dell’Istituto per l’innovazione, la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale (ITACA) è stata fortemente voluta dall’Assessore ai Lavori Pubblici e all’Edilizia Pubblica, Gianluca Carrabs. “La qualità abitativa - tiene a precisare l’Assessore - non riguarda più solo gli aspetti estetici e formali dell’architettura, ma acquistano una maggior rilevanza gli aspetti inerenti il risparmio delle risorse ambientali e il benessere psicofisico degli utenti”. Chi non vorrebbe abitare in una casa senza sostanze inquinanti, illuminata naturalmente, con l’isolamento acustico e il recupero delle acque piovane? Per rispondere a queste nuove esigenze la Regione Marche (tra le prime in Italia) ha approvato un testo di legge, affinché ci sia una normativa quadro per la regolamentazione e diffusione a tutto campo di un modo di progettare, costruire e abitare più attento al comfort abitativo, alla qualità ambientale e al risparmio delle risorse, in primo luogo quelle energetiche. La normativa si pone come strumento di regolamentazione dei princìpi fondamentali della sostenibilità in edilizia, a partire dalla pianificazione urbanistica (art. 5), ponendo al centro la certificazione della sostenibilità energetico ambientale degli edifici (art. 6) e le azioni di promozione e propulsione per la sostenibilità delle costruzioni, da attuare attraverso una serie di incentivi ed agevolazioni, anche economici (art. 9 e 10), quali gli sconti sugli oneri di urbanizzazione, l’esclusione, tramite modifica dei regolamenti edilizi e RET, dal calcolo dei parametri edilizi di maggiori spessori e volumi derivanti dalla migliore qualità dell’edificio (murature più spesse, sistemi passivi di captazione della luce e del calore e similari) o la possibilità di usufruire di finanziamenti/contributi che possano coprire gli iniziali maggiori costi. La Legge contiene, oltre alle caratteristiche del singolo fabbricato, altri importanti elementi di sostenibilità ambientali, quali, promozione del ricorso abituale a fonti di energia rin-

novabile, solare termico e fotovoltaico, biomasse, minieolico e alla co-trigenerazione (art. 2), definizione dei princìpi di qualità dei materiali da costruzione (art. 3), risparmio idrico e mantenimento della permeabilità dei suoli (art. 7). La parte fondamentale della Legge riguarda il sistema di certificazione della sostenibilità degli edifici e delle modalità tecniche di conoscenza e di controllo del livello di prestazione da questi raggiunto, definendo i principi generali per le procedure di certificazione (art. 8). “L’edilizia - spiega l’Assessore Carrabs - è da sempre tra le attività economiche quella che produce maggiore alterazione dell’ambiente, sia per gli effetti del consumo energetico che per le emissioni in atmosfera di ossido di carbonio a esso connesse”. Ben il 45% dell’energia primaria prodotta in Europa viene utilizzata dal sistema edificio, dalla produzione dei materiali al loro trasporto alla loro collocazione. “L’edilizia impegna i 2/3 del budget energetico nazionale sottolinea l’Assessore - spesso sprecato per la scarsa efficienza energetica degli edifici. È lo stesso quantitativo che il nostro paese importa come fonti fossili dall’estero. Incidendo sul risparmio energetico delle costruzioni si interviene sullo spreco, riducendo i consumi e di conseguenza la spesa economica delle famiglie marchigiane”. Gli edifici tradizionali impegnano 20 litri di gasolio per m2, mentre quelli realizzati con la Bioedilizia, nella fattispecie, quelli in classe C ne consumano 6, quelli in classe B 3, quelli in classe A 1,5 litri, e, addirittura 0 quelle passive. L’energia prodotta e non consumata può essere rivenduta, a dimostrazione che la più importante fonte energetica è il risparmio. “Dobbiamo comprendere che è giunto il momento di cambiare rotta, individuando sistemi ecosostenibili del costruire e dell’abitare - conclude l’Assessore Carrabs - Progettare e costruire edifici che non comportino sprechi e non esercitino gravi effetti negativi sull’ambiente e sulla salute di coloro che vi abitano è l’obiettivo primario che si prefigge appunto la Legge Regionale sull’edilizia sostenibile”. Grande è la soddisfazione, quindi, per aver realizzato nelle Marche, Regione capofila, uno strumento che ha visto il coinvolgimento partecipe delle altre regioni che hanno condiviso i princìpi di carattere ambientale e di risparmio energetico in edilizia, che, finalmente, allinea il nostro Paese all’Europa, anticipando alcuni contenuti della Legge nazionale in materia.


Stanziati 23,6 milioni di euro dalla Regione Marche

INCENTIVARE LA COOPERAZIONE AGROFORESTALE È UNA SCELTA STRATEGICA Carrabs: così si tutela il presidio antropico delle aree montane

La montagna non è un acqua potabile, di buona problema, ma una risorsa qualità, alla maggior parte che merita una costante dei centri urbani, costieri attenzione, con il suo pae vallivi. trimonio di civiltà, cultura Tutelare e valorizzare la ed economia, da tutelare. montagna significa proL’attenzione ai problemuovere la conservazione mi della montagna e, in della naturalità anche attraparticolare, delle aree apverso lo sviluppo di attività penniniche della nostra socio economiche compaRegione è testimoniata tibili come l’ecoturismo e da numerosi passaggi la produzione di prodotti amministrativi e, soprattipici e di qualità legate tutto, dalla sottoscrizione al territorio e all’ambiente della Carta di Fonte Avelsilvo-pastorale e forestale. lana (1996), documento La manutenzione del Da sinistra: Salvatore Frigerio, Gian Mario Spacca, Adriano Cardogna, Gianluca Carrabs strategico per lo sviluppo territorio deve essere dei territorio montani. del territorio e di prevenire o limitare il considerata una vera e propria infraL’impegno preso allora dalla Regione più possibile il rischio idraulico, idroge- struttura di primaria importanza alla Marche è stato onorato attraverso iniziati- ologico e degli incendi boschivi”. pari della costruzione di una scuola, ve di sensibilizzazione alle problematiche “È nostra convinzione, inoltre, che la tu- di una strada o di un ospedale, fonte della montagna legate al presidio del ter- tela del territorio, delle risorse naturali e di occupazione locale che contrasta lo ritorio e alla sua valorizzazione culturale della biodiversità in un’ottica di sviluppo spopolamento stesso della montagna. e paesistico-ambientale. sostenibile non può prescindere, specie “Gli investimenti pubblici in questo L’attenzione a questi territori è testimo- nelle aree montane, dal presidio da parte settore sono una scelta strategica che niata, inoltre, dal trasferimento di circa dei residenti e, quindi, dalla concerta- coniuga l’ecologia e l’economia per 17 milioni di euro (2005-2008). zione e sussidiarietà tra gli operatori e le uno sviluppo sostenibile di un paese L’ultima tappa è rappresentata dalla istituzioni locali per mantenere l’occupa- all’avanguardia - osserva l’Assessore firma dell’Accordo di Programma Qua- zione e preservare l’ambiente”. Carrabs - Inoltre l’attuazione di indro per la difesa del suolo sottoscritto L’Appenino è da tutelare in quanto terventi di prevenzione permette un dal Presidente della Giunta regiona- sede di importanti serbatoi di risor- risparmio di risorse economiche di le Gian Mario Spacca e dal Ministro se idriche che alimentano il sistema circa dieci volte di quanto necessario dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio idrogeologico montano e vallivo e per ripristinare le condizioni di sicureza Portonovo (AN) che ha stanziato 6,6 garantiscono l’approviggionamento di za post-calamità. Infine, obiettivo non milioni di euro. meno importante, il man“Questo accordo - dichiatenimento e lo sviluppo del ra l’Assessore ai Territoni patrimonio agroforestale Montani e Politiche per dell’area appenninica la Montagna Gianludella Regione Marche conca Carrabs - prevede tribuisce, con la riduzione la realizzazione nelle di immissione in atmosfera di CO2, alla realizzazione aree montane di un programma d’interventi degli obiettivi previsti dal finalizzati al recupero Procollo di Kyoto”. “Pertanto - conclude Care mantenimento delle condizioni di equilibrio rabs - promuovere ed dinamico dei sistemi naincentivare la cooperazione turali, utilizzando le più agroforestale, è una scelta avanzate tecniche di innaturale per chi crede nella gegneria naturalistica, in tutela ambientale, nel diritto modo da monitorare coal lavoro e nel presidio anstantemente l’evoluzione tropico delle aree interne”. Gian Mario Spacca e Alfonso Pecoraro Scanio (in primo piano) Gianluca Carrabs (al centro)

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Green Governance

Assessorato ai Lavori Pubblici b e Territori Montani e Politiche per la Montagna


LA REGIONE MARCHE PER LA PROMOZIONE DELLO SPORT E PER IL POTENZIAMENTO DELLE STRUTTURE SUL TERRITORIO Assessorato ai Lavori Pubblici b e Sport

Intendere lo Sport come una semplice e meccanica attività fisica è sicuramente un modo semplicistico per definire la pratica sportiva. L’importanza che lo sport, inteso nel suo senso più ampio, ha nella vita di tutti coloro che lo praticano abitualmente non riguarda unicamente la salute fisica, ma anche mentale e sociale. Lo sport, infatti, sia esso singolo o di squadra, è una fondamentale “palestra” per la formazione morale della persona, in grado di trasmettere importanti valori come lo spirito di gruppo e di sacrificio, l’abitudine al lavoro e alla fatica, senza dei quali non si raggiunge alcun obiettivo. Risulta chiaro che lo sport non significa solo fare del mero movimento, ma fare sport, prima di tutto, vuol dire “crescere”. Su questi principi si è basata la

Campagna di promozione sportiva, promossa dall’Assessore allo Sport della Regione Marche Gianluca Carrabs, svolta durante il periodo in cui ne ha assunto la delega. In soli tre anni, dal 2005 (Anno Internazionale dello Sport e dell’Educazione Fisica, come proclamato dall’ONU) fino al 2008, il Governo delle Marche ha promosso il rilancio dello sport nella Regione, sia attuando Progetti di educazione e promozione dello sport, sia attraverso l’adeguamento e la costruzione di impianti sportivi. Tali Progetti sono stati finanziati grazie alla riforma della Legge Regionale 47/97 sullo Sport, per l’adeguamento delle strutture “non a norma”, il potenziamento dell’impiantistica sportiva, nonché, la realizzazione di impianti sportivi, soprattutto nei piccoli comuni.

Da sinistra: Bruno Conti, Adriano Panatta, Gianluca Carrabs, Yuri Chechi

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Gli interventi sono stati avviati, sulla base della sensibilità ambientale che contraddistingue l’attività dell’Assessorato, ponendo, quindi, l’attenzione alla sostenibilità urbana e alla promozione delle energie rinnovabili, attraverso un specifico riconoscimento per quei progetti che, oltre a ristrutturare gli impianti sportivi, ne migliorano la funzionalità energetica e il contesto urbano. Il potenziamento dell’impiantistica sportiva (necessario al fine di permettere ai cittadini di elevare la propria qualità della vita e di fare aggregazione) viene attuato anche attraverso la firma di una Convenzione con l’Istituto di Credito Sportivo, al fine di fornire consulenze sulla riqualificazione degli impianti alle Pubbliche Amministrazioni e alle Società Sportive interessate. Tale accordo, infatti,


permette di rendere più agevoli i finanziamenti, rappresentando un valido strumento per sostenere i piccoli comuni e favorire l’accesso all’attività sportiva da parte di tutta la popolazione. In particolare, con la Delibera 925 del 1/08/07 sono stati definiti i criteri e le modalità di finanziamento degli impianti sportivi per l’anno 2007 (prorogato in seguito fino a dicembre 2008). Sono risultati ben 45 i beneficiari che hanno potuto godere di finanziamenti per il ripristino delle strutture sportive, per la manutenzione, adeguamento, ristrutturazione e il recupero delle strutture preesistenti e per l’acquisto di attrezzature. Grande attenzione la Regione ha rivolto anche all’educazione e alla tutela della salute, tramite la disciplina sportiva. “Oggi, sempre più bambini preferiscono stare in casa a giocare e vedere la TV - sostiene l’Assessore Carrabs - Spetta, quindi, alle istituzioni promuovere lo sport all’aria aperta”. Manifestazioni come “Un campione per amico” e “Sport in Gioco”, sono state patrocinate proprio con l’intento di combattere la sedentarietà dei giovanissimi e far capire loro il benessere che conseguono, giocando all’aperto. Lo Sport (non quello agonistico), per un giorno è approdato a San Bene-

detto del Tronto, Ancona ed Urbino con ambasciatori d’eccezione: Adriano Panatta, per il tennis; Andrea Lucchetta, per la pallavolo; Bruno Conti, per il calcio; Jury Chechi, per la ginnastica. Questi maestri-atleti hanno dato dimostrazioni pratiche dei rispettivi sport, impartendo piccole nozioni delle loro discipline a più di 3.000 bambini delle scuole elementari e medie. Nella consapevolezza che l’attività sportiva è momento di promozione, protagonismo, aggregazione ed in-

tegrazione sociale, per sviluppare le attitudini in un contesto sano, salutare e giocoso, la Regione Marche ha promosso un’altra importante iniziativa dal titolo “Sport in Gioco” che ha visto come testimonial il comico Giobbe Covatta. “L’obiettivo del Progetto è quello di promuovere il valore del gioco per i più piccoli e riconoscere i bambini come attori principali nei processi di trasformazione urbana - ha sottolineato Carrabs - Attraverso il diritto al gioco, che è anche il primo approccio alla pratica sportiva, i bambini sperimentano occasioni di socializzazione, solidarietà, spirito di squadra e stili di vita attivi; valori imprescindibili per diventare cittadini consapevoli domani”. “Siamo certi - ha concluso l’Assessore - che l’interesse verso le esigenze del mondo dell’infanzia è un impegno sociale e politico del Governo del territorio, tramite, anche la creazione di spazi verdi sempre più vicini alle esigenze dei bambini e delle loro famiglie”.

Gianluca Carrabs con la Coppa del Mondo

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Green Governance

Un momento della Manifestazione sportiva “Un campione per amico”, ad Ancona


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buone pratiche di vita, di governo e d’impresa verso un futuro equo e sostenibile

firenze - fortezza da basso

n°3 Marzo 2009 Anno X

terrafutura 29-31 maggio 2009 abitare

VI edizione ingresso libero

produrre coltivare

• appuntamenti culturali • aree espositive • laboratori • animazioni e spettacoli

agire

governare

Terra Futura 2009 è promossa e organizzata da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per conto del sistema Banca Etica (Banca Etica, Etica SGR, Rivista “Valori”), Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’Economia Sociale s.c. È realizzata in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente. In collaborazione e con il patrocinio di Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Firenze Fiera SpA, AIEL-Associazione Italiana Energia dal Legno, Alleanza per il Clima, ANCIAssociazione Nazionale Comuni Italiani, APER-Associazione Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, Associazione internazionale “Cultura & Progetto Sostenibili”, AUSER, AzzeroCO2, Centro SIeCI-Mani Tese, CGIL Nazionale-Dipartimento Welfare e Nuovi Diritti, CIA-Confederazione italiana agricoltori, CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Coordinamento Agende 21 locali italiane, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Fairtrade Italia, FIBA-CISL, Forum Ambientalista, GIFI-Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane, ICEA-Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, Istituto Italiano della Donazione, Lega delle Autonomie Locali, Kyoto Club, Metadistretto Veneto della Bioedilizia, Parlamento Europeo - Ufficio d’Informazione per l’Italia, Rete di Lilliput, Rete Nuovo Municipio, Touring Club Italiano, UNCEM-Unione Nazionale Comuni Comunità Enti montani, UNDP-United Nations Development Programme, UNEP-United Nations Environment Programme, UPI-Unione delle Province d’Italia, Valore Sociale, Wuppertal Institut, WWF.

Organizzazione evento Adescoop-Agenzia dell’Economia Sociale s.c. via Boscovich, 12 - 35136 Padova tel. +39 049 8726599 fax +39 049 8726568 email info@terrafutura.it

www.terrafutura.it

Free Service Edizioni

Relazioni istituzionali e Programmazione culturale Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus via N.Tommaseo, 7 - 35131 Padova tel. +39 049 8771121 fax +39 049 8771199 email fondazione@bancaetica.org

Free Service Edizioni - Falconara M. (AN) - Rivista Mensile di Informazione e Aggiornamento di Cultura Ambientale - Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Ancona

mostra-convegno internazionale

3

MARZO

2009 Anno X €

7,00

ciano magenta giallo nero

R&A n. 3 marzo 2009  

Rivista di informazione

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