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Free Service Edizioni

n°12 Dicembre 2008 Anno IX

Free Service Edizioni - Falconara M. (AN) - Rivista Mensile di Informazione e Aggiornamento di Cultura Ambientale - Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Ancona

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DICEMBRE

2008

Anno IX €

7,00

ciano magenta giallo nero


23-25

giugno 2009

hydrica Salone Internazionale Tecnologie per l’Acqua

www.hydrica.org ciano magenta giallo nero


Rivista mensile di informazione e aggiornamento di cultura ambientale Edizioni:

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La Redazione di REGIONI & AMBIENTE si riserva il diritto di modificare, rifiutare o sospendere un articolo a proprio insindacabile giudizio. L’Editore non assume responsabilità per eventuali errori di stampa. Gli articoli firmati impegnano solo i loro autori. È vietata la riproduzione totale o parziale di testi, disegni e foto. Manoscritti, disegni e foto, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. Tutti i diritti sono riservati.


In copertina: Il logo IYP è stato creato dal Designer grafico Giancarlo de Pol

n°12 Dicembre 2008 anno IX

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CAMBIAMENTI CLIMATICI

La strada per il Kyoto 2 passa per Pechino Il drago si fa “verde” Preoccupa la situazione del futuro delle città costiere

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MANIFESTAZIONI E CONVEGNI

Civitanova Marche (MC), 14-16 novembre 2008 ENERGY EXPO fa il pieno... di risparmio energetico Migliaia di visitatori interessati a conoscere le novità del mercato per ridurre la bolletta a cura di Micaela Conterio

14 Roma, 20 novembre Convegno ISPRA - Federculture Geoparchi: da miniere a fattori di sviluppo territoriale Allarmante la mancanza di normativa nazionale e di adeguate risorse finanziarie di Micaela Conterio

16 PadovaFiere 27-29 novembre 2008 CITY LOGISTICS EXPO Il punto sulla logistica urbana a cura di Fabio Bastianelli

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INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO

Informazione ambientale a rischio? Considerazioni a margine dell’annuale Convegno della SEJ statunitense


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MATERIALE IN INSERTO

20 Studio condotto dall’Università di Roma “Tor Vergata” Calcolo innovativo dei coefficienti di produttività dei rifiuti

D. Lgs. 19 novembre 2008 Attuazione della Direttiva 2006/66/CE concernente pile, accumulatori e relativi rifiuti e che abroga la Direttiva 91/157/CEE

di Gustavo Eduardo Mizes

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23 Impervia la via dell’innovazione e della ricerca senza giovani di talento Corruzione e gerontocrazia impediscono di riconoscere i meriti

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ACQUISTI E SERVIZI VERDI ED ECOSOSTENIBILI

Approvata dal Parlamento UE una Direttiva Appalti di Enti pubblici e privati con obbligo di criteri ecologici per i veicoli La decisione avrà ripercussioni anche sulla qualità dell’aria

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Un natale più bianco... si può! Siamo sicuri che il Bianco Natale sia davvero così bianco? Smascheriamo le insidie, per l’ambiente e per la salute, e seguiamo i consigli più verdi per trascorrere questa festa con saggezza di Caterina Saracino

Rapporto Ecosistema a rischio 2008 Il 70% dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico

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EQUITÀ E SOSTENIBILITÀ

IL COMMENTO

Pubblicato il testo del Decreto Legislativo Nuove regole per la gestione di pile e accumulatori esausti Normativa in vigore dal 18 dicembre 2008

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ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI

Dal D. L. 185/2008 duro colpo all’efficienza energetica degli edifici Sempre più lontani gli obiettivi di Kyoto Ernst&Young: serve la microgenerazione

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AGENDA 21

“Il clima delle città, le città per il clima” L’importanza del ruolo di enti locali e regioni per la riduzione delle emissioni di CO2 a cura di Antonio Kaulard

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EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE

Molte le iniziative che si sono svolte nel mese di novembre Cambiare lo stile di vita Anche se c’è chi invita a mantenerlo


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A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE

Compost da agricoltura, una eccellenza italiana Secondo una ricerca del CIC, l’Italia è il secondo Paese in Europa per la quantità di frazione biologica riciclata di Stefano Masini

Anno Internazionale della Patata (IYP) Un “tesoro nascosto” Promuoverne la diffusione per la sicurezza alimentare AMBIENTE E ARTE

Diffuso il film della Disney, candidato all’Oscar WALL• E: robot per rifiuti Saranno loro ad occuparsene in futuro di Anna Rita Rossi

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Siglato tra api Raffineria e Comune di Falconara Uno storico accordo 12 milioni e 900 mila euro destinati alle opere compensative per il territorio di Donatella Mancini

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€CO-FINANZIAMENTI

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I QUESITI DEL LETTORE

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AGENDA - Eventi e Fiere

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NEWSLETTER 33

Associazione Nazionale Coordinamento Agende 21 Locali Italiane

SERVIZI AMBIENTALI

Dulevo International spa Dulevo, Gore® e gas naturale: la 5000 a zero emissioni parla francese A Pollutec tecnici e pubblico ne hanno decretato il successo di Vinicio Ruggiero

a cura di Antonio Kaulard

POLIECO MAGAZINE AMBIENTE MARCHE NEWS


CAMBIAMENTI CLIMATICI

La strada per il Kyoto 2 passa per Pechino

IL DRAGO SI FA “VERDE” Preoccupa la situazione del futuro delle città costiere

Riferiremo nel prossimo numero dei risultati dei due importanti summit di dicembre che avranno importanti riflessi sulle azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici (Conferenza UNFCCC di Poznań, 1°-12 dicembre e Vertice UE di Bruxelles sul “Pacchetto energia”, 11-12 dicembre). Nel frattempo, proseguiamo a fornire informazioni e riflessioni su alcuni importanti eventi in cui la Cina è stata, comunque, protagonista.

partenariato globale per la cooperazione allo sviluppo e sottolineiamo il ruolo guida delle Nazioni Unite nel coordinamento internazionale di cooperazione allo sviluppo e la costruzione di un consenso internazionale sulle questioni dello sviluppo sostenibile… Rivolgiamo un appello ai Paesi sviluppati per aumentare le risorse per lo sviluppo e ad adempiere agli impegni per raggiungere gli obiettivi globali, utilizzando lo 0,7 del prodotto nazionale lordo entro il 2015 per sostenere lo sviluppo ed aumentare l’efficacia degli aiuti… […] 21. Sottolineiamo la necessità di agire con determinazione ed urgenza durante i negoziati sui cambiamenti climatici di Poznań, in Polonia, a fine 2008 e di lavorare cooperativamente per un programma ambizioso, efficace e globale di lungo periodo affinché si giunga ad un accordo per il dopo 2012 alla Conferenza di Copenhagen Danimarca alla fine del 2009…”.

“1. Noi capi di Stato e di Governo di 16 Paesi asiatici e dei 27 paesi dell’UE… 2. Riconoscendo che le sfide poste dall’aumento della popolazione mondiale, dal degrado ambientale, dal rapido esaurimento delle risorse e dall’indebolimento della capacità ecologica di sopportarne l’impatto e che stanno diventando sempre più pesanti in molti paesi e regioni e che lo sviluppo sostenibile è una delle sfide più urgenti per l’umanità… 3. Ribadendo che lo sviluppo sostenibile rappresenta il presente e il futuro del genere umano, l’esistenza stessa e lo sviluppo di tutte le nazioni, la pace nel mondo e la prosperità e che tutte le nazioni che proseguono lo sviluppo economico devono sforzarsi di mantenere la qualità ambientale e di tenere pienamente conto delle esigenze delle future generazioni; 4. Rendendoci conto che lo sviluppo economico, il progresso sociale e la tutela ambientale sono tre pilastri del PIL che si rafforzano reciprocamente e sono interdipendenti… Il cambiamento climatico, la sicurezza energetica e la coesione sociale sono le questioni che necessitano di particolare attenzione per il conseguimento dello sviluppo sostenibile; […] 6. Riaffermiamo l’impegno a stabilire un vero e proprio

Questi sono alcuni stralci della Dichiarazione finale in materia di sviluppo sostenibile, stilata a Pechino al termine del 7° Incontro Asia - Europa, che anche l’Italia, presente con le massime cariche di governo ha evidentemente sottoscritto. Non sembra che le decisioni successive del Governo siano in sintonia con tali affermazioni, vuoi per i reiterati tentativi di limitare gli effetti del “Pacchetto energia” della Commissione UE come per quel che attiene gli obiettivi di efficienza energetica che le norme introdotte dall’articolo 29 del Decreto Legge 185/2008 danno un colpo decisivo (ndr: vedi “Sempre più lontani gli obiettivi di Kyoto” in questo stesso numero, pagg. 40-41). Riteniamo che l’alibi per non ridurre le emissioni perché Cina ed India non fanno altrettanto, abbia il fiato corto perché la Cindia (soprattutto la Cina) ci riserverà presto molte sorprese sulle tematiche delle rinnovabili e innovazioni tecnologiche. Certo il problema del coinvolgimento di questi due Paesi, come di altri paesi in rapido sviluppo non può essere sottaciuto, ma non si deve pensare che questi Paesi grandi emettitori di gas climalteranti non si pongano essi stessi una risoluzione, secondo le rispettive incidenze e possibilità. All’indomani del vertice UE - Asia, il 27 ottobre 2008 la Cina ha pubblicato un Libro Bianco, intitolato “Politiche ed azioni della Cina per affrontare i cambiamenti climatici”. Dopo aver sottolineato che sono i Paesi sviluppati a doversi assumere un ruolo guida nella riduzione dei gas ad effetto serra, essendo i principali responsabili del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, nel Libro Bianco si afferma che i Paesi ricchi si erano impegnati a spendere almeno lo 0,7% del PIL, per aiutare i Paesi in via di sviluppo

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il premier cinese Wen Jiabao (fonte: Xinhua)

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ad affrontare i cambiamenti climatici, ma “finora hanno speso di gran lunga al di sotto di tale livello”, ha affermato Xie Zhenhua, Direttore dell’Istituto nazionale per lo sviluppo, secondo quanto riportato il 29 Ottobre 2008 da “People’s Daily Online”, diffuso in lingua inglese. Le nazioni ricche secondo il Libro Bianco devono assumersi le loro responsabilità per i cambiamenti climatici in atto, dal momento che le loro emissioni di gas serra dal 1950 al 2000 hanno costituito il 77% del totale mondiale, mentre quelle della Cina dal 1904 al 2004 hanno rappresentato solo l’8%. “Secondo i dati in nostro possesso - ha indicato Xie - le nostre attuali emissioni sono pari a quelle degli Stati Uniti, ma desideriamo esaminare la questione in modo equo e non da un punto di vista storico. Il Governo cinese è intenzionato a tener alta l’attenzione sul problema del cambiamento climatico”.

Dichiarazione di Pechino 8 Novembre 2008 Noi, Ministri e Rappresentanti di Governo, riuniti a Pechino per la Conferenza ad alto livello sui Cambiamenti Climatici “Sviluppo e trasferimento Tecnologico”, riaffermiamo il nostro impegno per la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e del Piano d’azione di Bali. I cambiamenti climatici riguardano ogni aspetto della vita delle persone. Nessun Paese è immune da tale sfida come nessun Paese da solo può adempiere all’arduo compito di affrontare il cambiamento climatico. Una cooperazione globale senza precedenti è urgentemente necessaria per impedire pericolose interferenze umane con il sistema climatico. In coerenza con il principio delle responsabilità comuni, ma differenziate secondo le rispettive capacità, bisogna che le misure per i cambiamenti climatici devono essere affrontate nel contesto dello sviluppo sostenibile e della riduzione della povertà.

Lo stesso giornale, qualche giorno prima (21 ottobre 2008) aveva pubblicato i risultati di un sondaggio tra i consumatori cinesi abitanti in 16 grandi città, tra cui ovviamente Pechino e Shanghai, in merito all’influenza dei cambiamenti climatici sugli stili di vita e la disponibilità a ridurre i consumi energetici. Secondo il sondaggio i cambiamenti climatici sono al 4° posto delle maggiori preoccupazioni per i cinesi, venendo dopo la situazione economica (1° posto), i disordini (2°), calamità naturali (3°). Ben il 69% dei cinesi, tuttavia, sarebbe disposto a cambiare il proprio stile di vita per contribuire a rallentare i cambiamenti climatici. Se si mettono a confronto questi dati con quelli dell’indagine di Eurobarometro sugli atteggiamenti degli Europei nei confronti dei cambiamenti climatici (cfr.: “Europei molto preoccupati per i cambiamenti climatici. Ma non gli italiani” in Regioni&Ambiente n. 9 Settembre 2008, pag. 11 e segg.), si può constatare, seppur i due sondaggi non siano comparabili in modo omogeneo, che i cinesi sono meno preoccupati degli europei per i quali è il 2° grave problema da affrontare (per gli italiani, però, è al 3° posto), ma solo il 44% degli europei sarebbe disposto a pagare un prezzo più alto per l’energia prodotta da fonti con minori emissioni di gas serra, mentre il 30% non lo sarebbe e il 26% non ha risposto.

Sottolineiamo il ruolo determinante della tecnologia per contrastare i cambiamenti climatici e la necessità di accelerare la ricerca tecnologia e il suo sviluppo e implementazione. Sottolineiamo pure l’importanza del trasferimento di tecnologia e la capacità di costruire rapporti, in particolare con i Paesi meno sviluppati. Mettiamo in risalto che c’è bisogno di andare oltre la politica, la conoscenza e le barriere istituzionali, finanziarie e giuridiche per creare incentivi volti ad un trasferimento efficace e la diffusione delle tecnologie sia per la mitigazione che per l’adattamento. L’entità della sfida richiede un uso più efficace dei meccanismi esistenti, nonché i potenziali nuovi e innovativi meccanismi di cooperazione internazionale in tutte le fasi di sviluppo e di diffusione delle tecnologie. Esprimiamo il profondo apprezzamento e ringraziamento al governo cinese per questa iniziativa e per il ruolo di leadership assunto nel fornire un’opportunità alle parti per lo scambio di opinioni e per la costruzione di un clima di comprensione lungo il cammino verso Poznañ e Copenhagen. Siamo grati al popolo e al Governo della Repubblica Popolare Cinese per la generosità e ospitalità. Apprezziamo anche il ruolo delle Nazioni Unite - Dipartimento affari Economici e Sociali nel contribuire ad organizzare questa Conferenza, nonché il sostegno finanziario fornito dai Governi di Danimarca e Italia e dalla Fondazione delle Nazioni Unite.

Che la Cina stia compiendo sforzi notevoli per far fronte ai cambiamenti climatici, è stato riconosciuto dal Ministro francese Jean-Pierre Jouyet che a Saint Malo, al vertice mondiale delle Regioni sui cambiamenti climatici “Climate Change Regions in Action”, del 29-30 ottobre, a cui hanno partecipato 600 rappresentanti di 140 regioni di 60 Paesi, ha affermato che “La Cina ha dimostrato una crescente

Accogliamo l’offerta del governo dell’India ad ospitare una Conferenza sullo Sviluppo e Trasferimento della Tecnologia prima della 15° sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione UNFCCC che si terrà nel 2009.

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attenzione allo sviluppo sostenibile, adottando misure per adeguare le modalità di crescita economica per soddisfare le esigenze di tutela ambientale. Ciò dimostra che la Cina si sta muovendo nella giusta direzione e che il Governo cinese sta agendo responsabilmente in merito alla questione”. Come è altrettanto indubbio che ogni possibile intesa sul dopo Kyoto passa attraverso la Cina. Non è, peraltro, causale che sempre in Cina, di lì a poco (7-8 Novembre) si è svolta la Conferenza ad alto livello sul cambiamento climatico “Lo sviluppo tecnologico e il trasferimento di tecnologia”, organizzata dal Governo cinese e dall’ONU, in preparazione della Conferenza di Poznań. Il premier cinese Wen Jabao, aprendo i lavori, ha messo in risalto come la cooperazione internazionale giochi un ruolo determinante nel contrasto ai cambiamenti climatici e la comunità internazionale deve aumentare gli sforzi per sviluppare e trasferire le tecnologie relative. Anche Yvo de Boer, Segretario esecutivo UNFCCC, ha sottolineato che debbono essere trovate nuove soluzioni tecnologiche e nuovi strumenti che accelerino investimenti nel settore, con apporto di privati tramite partenariati. Per enfatizzare la necessità di un cambio di ritmo e di mentalità ha ricordato una frase di Einstein: “Non possiamo risolvere i problemi usando lo stesso modo di pensare che li ha creati”. Per l’Italia è intervenuto il Direttore generale del Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Corrado Clini che dopo aver ricordato i numeri della cooperazione in campo ambientale tra Italia e Cina, ha spiegato che “Questo evento è molto appropriato in un momento come questo in cui la comunità internazionale deve trovare una via comune per affrontare complesse sfide mondiali”. Sottolineando, poi, la necessità di affrontare queste sfide con un approccio integrato, Clini ha osservato che “Lo sviluppo di tecnologie pulite, con il supporto di strumenti innovativi di finanziamento e la creazione di nuove regole presso il WTO, finalizzate al superamento delle barriere per lo scambio di tecnologie, sarà la chiave per combattere i cambiamenti climatici” (ndr: per le conclusioni del vertice si veda il box della pagina precedente). Due settimane prima, il Programma delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani (UN-HABITAT) aveva diffuso il biennale Rapporto dal titolo “Le condizioni delle città del mon-

do 2008/2009: le Città Armoniose” (State of the World’s Cities 2008/2009: Harmonious Cities), che analizza le disuguaglianze urbane in 28 Paesi in via di sviluppo. Il Rapporto sottolinea che oggi metà dell’umanità vive in città e fra due decenni si arriverà al 60%. La crescita urbana è rapida nei Paesi in via di sviluppo, dove le città aumentano di 5 milioni di residenti al mese. Data la crescita di dimensioni e popolazione delle città, l’armonia tra territorio, società e ambiente e i loro abitanti diventerà di fondamentale importanza. La parte del Rapporto relativa ai pericoli che corrono le città costiere per le conseguenze del riscaldamento globale ha avuto vasta eco sui media cinesi. La ragione può essere facilmente intuita osservandola mappa sottostante del continente asiatico che indica le città che non saranno risparmiate dall’innalzamento dei mari. Il Rapporto stima in 17 cm l’innalzamento del livello del mare nel corso del XX secolo, mentre per il periodo tra il 1990 e il 2080 le proiezioni globali medie prevedono un aumento tra 20 cm e 34 cm. Le zone che si trovano su una linea di costa bassa (l’area continua che, lungo le coste, si trova a meno di 10 m sul livello del mare) rappresentano il 2% della terraferma mondiale, ma contengono il 10% della sua popolazione totale e il 13% della popolazione urbana. In un periodo in cui più del 50% della popolazione mondiale vive in aree urbanizzate, il Rapporto si avvia a determinare

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quali città sono in pericolo e quali comunità potrebbero essere coperte dal mare. Sono 3.351 le città che si trovano lungo la linea di costa bassa. Di queste, il 64% si trova in regioni in via di sviluppo: l’Asia da sola possiede più della metà delle città vulnerabili, seguita dall’America Latina e Caraibi (27%) e dall’Africa (15%). Secondo il Rapporto, 2/3 di queste città si trovano in Europa e quasi 1/5 di tutte le città del Nord America si trova in zone su linea di costa bassa. Rivolgendosi ai politici e agli urbanisti, il Rapporto dell’ONU ha preannunciato che solo poche città costiere saranno risparmiate. Delle 40 città più grandi del mondo sviluppato, 35 si trovano sulla costa o sulla riva di fiumi. In Europa, i fiumi hanno giocato un ruolo più importante rispetto al mare nel determinare la crescita e l’importanza delle città: più di metà delle 20 città più grandi del continente si è infatti sviluppata lungo la riva di corsi d’acqua. Citando un Dossier dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), gli autori hanno sottolineato che le popolazioni di città come Mumbai (Bombay), Shanghai, Miami, New York, Alessandria e New Orleans saranno maggiormente esposte alle inondazioni provocate dall’innalzamento del livello del mare. In Asia,18 delle 20 città più estese sorgono sulla costa, sulla riva di un fiume o su un delta. Circa il 17% della popolazione urbana totale dell’Asia vive in zone su linea di costa bassa, mentre nell’Asia sud-orientale questa caratteristica riguarda più di 1/3 della popolazione urbana. Il Giappone, con meno del 10% delle sue città in zone su linea di costa bassa, ha una popolazione di 27 milioni di abitanti a rischio, più della popolazione urbana a rischio del Nord America, dell’Australia e della Nuova Zelanda, messe insieme. Il Rapporto evidenzia, inoltre, che entro il 2070 le popolazioni urbane delle città che si trovano sul delta dei fiumi, che conoscono già bene gli elevati rischi di inondazione, come Dakha, Kolkata (Calcutta), Rangoon e Hai Phong faranno parte del gruppo di popolazione maggiormente esposte. Anche le città portuali in Bangladesh, Cina, Thailandia, Vietnam e India andranno ad ingrossare le file delle città i cui patrimoni saranno maggiormente a rischio.

Le maggiori città costiere africane che potrebbero essere danneggiate seriamente dall’impatto del innalzamento dei livelli del mare comprendono Abidjan,Accra, Alessandria, Algeri, Cape Town, Casablanca, Dakar, Dar es Salaam, Djibouti, Durban, Freetown, Lagos, Libreville, Lomé, Luanda, Maputo, Mombasa, Port Louis e Tunisi. Una stima della vulnerabilità di Alessandria, il centro economico e storico più importante della costa mediterranea indica che, con un innalzamento del livello del mare di 50cm, più di 2 milioni di persone dovrebbero abbandonare le loro case, 214.000 perderebbero il posto di lavoro e le perdite nel settore immobiliare e in quello del turismo ammonterebbero a più di $ 35 miliardi, il che non contempla l’incommensurabile perdita dovuta alla distruzione di siti dall’immenso valore storico, culturale e archeologico. Nella sua prefazione al Rapporto la Direttrice esecutiva di UN-HABITAT, Anna Tibaijka ha invitato le città e i Governi nazionali ad affrontare questi cambiamenti e queste opportunità, adottando approcci innovativi nella progettazione e nella gestione urbana, ma soprattutto fornendo case a prezzi più economici per coloro che hanno bassi redditi, perché l’offerta di alloggi a prezzi accessibili non può essere lasciata interamente al mercato: “La crisi finanziaria che ci troviamo di fronte oggi non può essere vista come un evento, bensì è un processo che si è costruito nel tempo e che ora ha un suo corpo”.

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MANIFESTAZIONI E CONVEGNI

Civitanova Marche (MC), 14-16 novembre 2008

ENERGY EXPO FA IL PIENO... DI RISPARMIO ENERGETICO

Migliaia di visitatori interessati a conoscere le novità del mercato per ridurre la bolletta a cura di Micaela Conterio

Note liete per la prima edizione di Energy Expo, la Rassegna espositiva sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili, che si è chiusa al Quartiere Fieristico di Civitanova Marche (MC). Migliaia di visitatori sono affluiti ai padiglioni durante i tre giorni della manifestazione, soprattutto nella giornata di domenica, dando piena soddisfazione ai circa cento espositori presenti. Hanno, infatti, partecipato oltre a società di gestione della vendita di energia elettrica e gas, private e municipalizzate, Multiutilities, ESCo, aziende produttrici ed installatori di impianti per la produzione di energia, aziende che producono e commercializzano prodotti e tecniche per il risparmio energetico in edilizia, società di consulenza energetica, istituti di ricerca e formazione, associazioni ed enti. Energy Expo, suddivisa in Salone del mercato elettrico, Rassegna dell’efficienza energetica, Expo delle Rinnovabili, ha dimostrato che dopo la liberalizzazione del mercato dell’energia, sono necessari eventi in cui siano approfonditi gli aspetti del cambiamento e si indirizzino i consumatori verso le soluzioni più innovative e vantaggiose. Questa rivoluzione nel nostro Paese ha riflessi su 28 milioni di famiglie e un gran numero di aziende di piccole, medie e grandi dimensioni, con domanda e offerta in grado di incentivare il mercato e offrire investimenti efficienti, sia in termini economici che ambientali. Oltremodo interessanti sono risultati gli incontri e i seminari che si sono susseguiti, nel corso dei quali è stato possibile apprezzare lo sforzo che compiono enti ed aziende per affrontare quella che sarà la sfida del XXI secolo: consumare meno risorse, risparmiando energia ed aumentando l’efficienza energetica. Tra tutti gli eventi in programma, è stato apprezzato il workshop “Nuove energie nelle Marche - La parola alle aziende che investono sul territorio”, organizzato da APER (Associazione Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili) e modera-

to dall’inviato di “Repubblica”, Antonio Cianciullo, al quale hanno partecipato alcune aziende attive sul fronte delle energie verdi nelle Marche, che hanno esposto le attività presenti e future, avviate sul territorio e legate allo sviluppo delle energie rinnovabili. In particolare, Api nova energia ha illustrato il progetto “Sunshire”, uno dei più grandi impianti fotovoltaici in costruzione in Italia in località Tolentino-Pollenza (MC) dove su una superficie pari a circa 28 ettari, sarà installato un impianto ad energia solare che a regime avrà una potenza superiore a 10 MW di cui 8 sono già in costruzione. La Ditta Brandoni ha illustrato le caratteristiche dello stabilimento di 5.000 m2 realizzato recentemente a Castelfidardo (AN), che produce moduli fotovoltaici in maniera completamente automatizzata. Renergies Italia di Urbisaglia (MC), continua a credere nel settore, attivando una nuova linea produttiva, in grado di portare la propria capacità produttiva ad oltre 30 MWp annui. Passando dal fotovoltaico all’eolico, Fattorie del vento ha presentato il parco eolico di Piano Rotondo (PU), progetto che prevede l’installazione di 10 turbine da 2,5 MW con una produzione attesa di 45 GWh/anno. Anche aziende dedicate alla componentistica e abituate a lavorare nel campo delle energie rinnovabili, negli ultimi anni si sono evolute, come è il caso della Elettromeccanica Adriatica che ora produce energia elettrica da fonti rinnovabili con la realizzazione di centrali idroelettriche, gestite a distanza, grazie a sofisticati sistemi di supervisione e controllo. In definitiva, la Fiera di Civitanova Marche è stata una scommessa vinta da parte dall’Ente Regionale Fieristico (ERF) che ha voluto realizzare questa manifestazione dedicata ad un tema quanto mai attuale in una realtà, quella civitanovese, che da sempre risponde al meglio ad ogni proposta che giunge dal punto di vista fieristico.

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Roma, 20 novembre Convegno ISPRA - Federculture

GEOPARCHI: DA MINIERE A FATTORI DI SVILUPPO TERRITORIALE Allarmante la mancanza di normativa nazionale e di adeguate risorse finanziarie di Micaela Conterio foto di Paolo Moretti

La fotografia dello stato dell’arte della situazione tra i “Par- volte alla conservazione della memoria storica del lavoro chi geominerari” e i “Geoparchi italiani” con l’intento di minerario”. favorire lo scambio e la condivisione delle informazioni per “Questa fase, che possiamo definire della sensibilizzazione valorizzare a livello socio-economico quelle aree minerarie e dell’avvio delle iniziative di valorizzazione - ha concluso che sembrano destinate al degrado definitivo: è stato questo Zucconi - si è svolta all’insegna della sperimentazione loil tema del Convegno organizzato, lo scorso 20 novembre, calistica e in assenza di un quadro legislativo nazionale di da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca riferimento che ne potesse orientare forme organizzative e Ambientale), in collaborazione con Federculture, sotto strumenti operativi, a partire dal mancato riconoscimento l’egida dell’Anno Internazionale del Pianeta Terra, dal ti- del valore culturale delle testimonianze delle attività mitolo “Parchi Geominerari e Geoparchi: esperienze di nerarie”. gestione e valorizzazione del territorio”. L’obiettivo, quindi, era chiaro. Riorganizzare e riscattare Durante l’incontro è stato presentata la pubblicazione: “Li- dal punto di vista sociale, ma anche e soprattutto econonee guida per la gestione e valorizzazione di siti e parchi mico, aree apparentemente destinate al degrado definitivo. geominerari”, dimostrazione dell’avvenuta convenzione fra È merito, dunque, di operatori, studiosi e amministratori ISPRA e Federculture. Qual è lo scopo? L’idea nasce dall’esigenza di tutelare e rilanciare alcuni siti e luoghi che rappresentano veri e propri monumenti a livello geologico e un patrimonio da salvaguardare. È lampante come il movente a intraprendere un simile percorso risiede nell’esigenza di focalizzare l’attenzione non solo sulle caratteristiche distintive delle ricchezze minerarie, ma soprattutto sui problemi di natura gestionale riscontrati e sulle proposte di inevitabili adeguamenti normativi per garantirne la fruizione a fini culturali, didattici e turistici. In questo senso devono essere letti tutti quegli interventi, ad opera di amministrazioni locali e privati, tesi a tutelare il patrimonio minerario. Questo perché il settore minerario, fiore all’occhiello dello sviluppo economico Arch. Massimo Zucconi, Presidente Commissione ambiente Federculture dell’Italia fino agli anni ’70, ha progressivamente subìto un lento, ma inesorabile, processo di decadimento che ha provocato in molti casi la chiusura e l’abbandono delle pubblici se questi luoghi esistono ancora, perché grazie al miniere. loro intervento oggi esistono come “siti e parchi minerari”, “È del tutto evidente - ha spiegato Massimo Zucconi, Pre- luoghi cioè in cui si confondono e si intrecciano gli elementi sidente Commissione Ambiente Federculture - che la vastità naturali e quelli prodotti dall’uomo, dando origine a un dei processi di dismissione e la complessità strutturale dei nuovo ambiente, unico nel suo genere e particolarmente luoghi non consentono l’integrale conservazione dei beni suggestivo. minerari: improponibile per ragioni territoriali ed econo“Con questo convegno, l’ISPRA - ha commentato Andrea miche e non richiesta neppure da ragioni di tipo storico Todisco, Direttore del Dipartimento Difesa della Natura culturale. Serve, invece, conoscere il patrimonio, catalogarlo, dell’Istituto - ha confermato la propria sensibilità sul tema analizzarlo sotto il profilo dell’interesse culturale e selezio- della conoscenza e valorizzazione del patrimonio minenare siti, impianti, architetture e paesaggi d’interesse storico rario, ribadendo la necessità di sollecitare l’interesse del per i quali è necessario intervenire con gli strumenti propri legislatore nei confronti dei siti e parchi minerari affinché si della tutela e della valorizzazione. Tutto questo è mancato riescano a superare le difficoltà gestionali e amministrative fino ad oggi, almeno in forma sistemica e con un indiriz- con cui si scontrano quotidianamente gli amministratori zo legislativo di livello nazionale. È mancata una politica dei parchi”. nazionale. Numerose sono state, invece, le iniziative locali “Questi obiettivi - ha concluso Todisco - sono perfettamente

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inseriscono all’interno di uno sistema produttivo, concorrendo a formare la storia delle attività umane e la complessa articolazione delle strutture geologiche. Oltre ad essere paesaggi della memoria e risorsa culturale, questi parchi offrono anche opportunità scientifiche ed economiche da non trascurare. Il problema, però, sta nel fatto che ad oggi lo scenario che si prospetta è ancora confuso e impreciso: ancora non esiste un chiaro quadro di riferimento nazionale, mancando una inequivocabile definizione culturale del patrimonio valorizzato, essendo deficitari i riferimenti normativi e scarse le risorse finanziare. Nonostante le difficoltà incontrate, queste iniziative sono in ogni caso degne di nota, perché hanno consentito di scongiurare il pericolo imminente e incombente della totale perdita e del completo oblio di un tesoro storico ragguardevole, legittimamente inserito all’interno dei beni tutelati dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”. Nonostante i buoni risultati, la situazione continua a essere intricata, dal momento che quello delle miniere è un tema trasversale che presenta risvolti e ripercussioni in ambito culturale, industriale, ambientale e paesaggistico, inibendogli, quindi, di trovarsi una precisa collocazione. Definire i criteri e metodi per la salvaguardia dei siti minerari, illustrare le principali problematiche di ordine tecnico e normativo per garantirne la fruizione per fini culturali, didattici e turistici, e analizzare le modalità di gestione e di valorizzazione allo scopo di fornire modelli replicabili in altre realtà nazionali, Ing. Luciano Bonci Responsabile servizio aree protette e pianificazione Territoriale (ISPRA) costituiscono i presupposti fondamentali per la loro salvaguardia. Tutela, dunque, e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio debbono Ma non solo. L’impiego, ampiamente intensivo di queste zone ha deter- connotarsi diversamente rispetto al passato. Patrimonio minato l’urgenza di recuperarle e restituirle alla collettività, culturale, infatti, non significa esclusivamente classicismo, valorizzandone le caratteristiche culturali e ambientali. Nel arte moderna e contemporanea, ma soprattutto attenzione a nostro territorio, fortemente antropizzato, sono presenti custodire le testimonianze di una storia che è insieme sociale numerose aree (al 2006 risultavano 2.990 siti), in cui l’attività e antropologica, come quella legata a queste zone. estrattiva si è esaurita, che hanno intrapreso iter burocratici Denota, inoltre, anche una storia costellata di cospicue, conad hoc con l’intento di conseguire specifici riconoscimenti sistenti e monumentali tracce materiali, che rappresentano o la designazione a parchi ecomusei e a villaggi mine- un vero e proprio patrimonio da riconoscere, conservare rari. Diversamente dai parchi naturali che salvaguardano e valorizzare. Una storia che ha profondamente trasforgli ecosistemi quelli geominerari, per rispondere alle pro- mato il territorio e la vita delle popolazioni che vi erano prie prerogative di tutela, non richiedono la continuità e insediate. la vicinanza spaziale, tanto che spesso si compongono di un complesso di più siti puntiformi (miniere, industrie di lavorazione, musei), separati a volte anche da diversi chilometri. Contestualmente, proprio per le loro peculiarità, si in linea con quelli dell’Anno Internazionale del Pianeta Terra, che ha patrocinato l’evento e portato sinora avanti diverse iniziative, volte alla valorizzazione delle Scienze della Terra”. Riflettori puntati, quindi, sulle problematiche da fronteggiare e sulle strategie da attuare per restituire all’uomo un tesoro che fa parte della sua storia, dopo averlo riqualificato come elemento di sviluppo del territorio. Ma nello specifico cos’è un parco minerario? È un territorio, dalle forti caratteristiche storiche ed etnoantropologiche, soggetto a estrazione di minerali o di altri materiali geologici dalla terra, nel tempo profondamente trasformatosi nel paesaggio, nelle zone limitrofe all’area di estrazione vera e propria e alle aree di prima lavorazione.

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PadovaFiere 27-29 novembre 2008

CITY LOGISTICS EXPO Il punto sulla logistica urbana A INTERMODALITY, un confronto approfondito sulla collaborazione tra Porti e Interporti italiani a cura di Fabio Bastianelli

Si è conclusa il 29 novembre, con una vivace riunione dei trasportatori della FITA-CNA, la II edizione di City Logistics Expo - Intermodality, il Salone che, collegando efficienza e ambiente, ha portato a PadovaFiere il mondo della logistica italiana. Gli espositori (169 tra diretti indiretti) hanno di fatto rappresentato tutti i segmenti di cui si compone la logistica italiana. Un salone trasversale, quindi, dove aziende dell’elettronica, costruttori di infrastrutture e di reti telematiche, real estate, corrieri, trasportatori, operatori marittimi e interportuali, produttori di mezzi a basso impatto ambientale, operatori per il magazzino, ed infine gran parte del sistema portuale italiano e quello degli interporti, si è incontrato e ha presentato i propri progetti di sviluppo e di riorganizzazione, pur in una situazione di crisi, e indicato gli scenari all’interno dei quali intende muoversi. Il Salone, sempre segnato dal filo rosso dell’efficienza e della sostenibilità ambientale, ha toccato le diverse tematiche legate al mondo della logistica. Nella prima giornata l’attenzione si è concentrata sul tema dell’ultimo miglio, della City Logistics quindi, un tema sempre di grande attualità e che ha bisogno di fare il punto su quanto nell’ultimo decennio è stato fatto e di ripartire, facendo tesoro delle positività raggiunte e dei punti critici che si sono evidenziati. È stato questo il senso di quanto emerso nel convegno di apertura organizzato da City Logistics Expo in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna dal titolo “Logistica urbana: dagli aspetti teorici alle applicazioni pratiche. Esperienze italiane e straniere a confronto” a cui hanno partecipato Dirigenti del Ministero dei Trasporti e dell’Ambiente, Amministratori e Dirigenti locali, Tecnici ed Operatori. Per l’occasione, edito da Regione Emilia-Romagna e City Logistics Expo, è stato pubblicato un volume, con lo stesso titolo del convegno, curato da Marco Spinedi con interventi di Giorgio Ambrosino, Paolo Pandolfo e Carlo Vaghi. (ndr: Il volume può essere richiesto alla Segreteria organizzativa e sarà inviato con spese di spedizione a carico del destinatario). Il tema della logistica urbana è stato ulteriormente trattato in altri appuntamenti. Tra questi un incontro internazionale organizzato da Uniontrasporti che ha approfondito il tema della valenza della logistica urbana per il commercio nei centri storici e la presentazione dell’esperienza di City Logistics della Città di Lucca. Sempre in tema di ridisegno dei trasporti e della mobilità in ambito urbano di grande concretezza si è dimostrato l’incontro che ha visto protagonisti rappresentanti di Metropolitane Milanesi e di primarie aziende italiane. Se gli aspetti urbani sono stati protagonisti della prima giornata di City Logistics Expo, il ruolo di Porti e Interporti e le potenzialità offerte dalla logistica per lo sviluppo dei

commerci con i nuovi mercati sono state al centro degli incontri della seconda giornata. Il Convegno organizzato nella mattinata di venerdì 28 da Assoporti e UIR dal titolo “Porti e Interporti: Esperienze di collaborazione” forse, meglio di ogni altra immagine, fotografa uno degli eventi più importanti accaduti in questa 1a edizione di Intermodality. Al Salone infatti erano presenti, come espositori, la gran parte degli Interporti Italiani. Da quello di Padova, di Venezia e di Verona per il Veneto, all’Interporto di Torino e di Rivalta Scrivia per il Piemonte, dall’Interbrennero per il Trentino agli interporti Toscani, Laziali, Campani, Friulani e Pugliesi. Tra le Autorità Portuali, alla Fiera avevano aderito quella di Venezia, i Porti Liguri, il Porto di Napoli, le autorità portuali di Bari, Taranto e Brindisi e operatori marittimi. Altre ancora hanno visitato il Salone in delegazione. Le due realtà si sono parlate nel corso dei tre giorni di Salone e lo hanno fatto pubblicamente nel corso del convegno del 28 novembre, aiutate da una relazione introduttiva molto apprezzata di Carlo Bologna, secondo il quale “una collaborazione sistematica tra Porti e Interporti sembra comunque indispensabile sia sul terreno della ricerca di nuovi prodotti ferroviari, ma anche dell’informatizzazione, del miglioramento della qualità, della sicurezza.” Per Bologna inoltre, “gli Interporti sono una risorsa del Paese che è stata modello a tutta Europa.” Gli scambi con nuovi mercati in particolare dell’India, del Brasile, della Russia, dell’Ungheria e degli altri Paesi dell’Est sono stati al centro dell’incontro del pomeriggio del 28 organizzato da PadovaPromex - Azienda Speciale della CCIAA di Padova, unitamente all’Interporto di Padova, conclusosi con la firma di un protocollo di intesa tra Interporto di Padova e gli operatori di Brasile, Russia e Ungheria. Altri ancora sono stati gli appuntamenti avvenuti durate il Salone dove sono stati presentati i progetti della Regione Veneto per gli scambi con la Cina e i progetti di infrastrutturazione, alcuni dei quali già avviati, del Veneto centrale e i temi della professione di trasportatore. Il Salone si è chiuso con soddisfazione degli operatori e con due domande che sono rimaste aperte: la logistica italiana ha bisogno di crescere in organizzazione? Incontrarsi in un salone fieristico può facilitare le agende e migliorare l’offerta?

Per informazioni Ufficio stampa (Studio Lavia - Francesco Nosella) Tel. +39 049 8364188 Fax +39 049 659378 www.citylogistics-expo.it - press@citylogistics-expo.it

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INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO

La crisi economico-finanziaria potrebbe ridurre qualità e quantità di articoli

INFORMAZIONE AMBIENTALE A RISCHIO? Considerazioni a margine dell’annuale Convegno della SEJ statunitense

L’informazione ambientale in Italia, sia a livello di media che di istituzioni è piuttosto carente, stretta tra le “accuse di catastrofismo” che cerca di salvaguardare lo sviluppo economico tout court, e la “scarsa trasparenza” istituzionale, che cercano di limitare la partecipazione e il diritto dei cittadini a conoscere se opere ed infrastrutture in progetto siano necessarie e ambientalmente sostenibili. Si pensi, ad esempio, a quanto tempo è intercorso per l’introduzione nel nostro ordinamento delle principali normative di riferimento e come, quandanche siano state recepite, vengano disattese (il caso Taranto è forse l’esempio più eclatante). Continuità nello stile di vita e salvaguardia dell’immagine di uomini politici sembrano i due totem di fronte ai quali l’informazione (non tutta fortunatamente!) si inchina, salvo poi ad affrettarsi a dimostrare che era stato tutto prevedibile quando la situazione ambientale o economica non può essere più sottaciuta. È il caso dell’emergenza rifiuti in Campania o della recessione economica mondiale. Se era tutto prevedibile, perché non si è offerta informazione adeguata che ponesse il decisore politico nella necessità di approntare i necessari strumenti di mitigazione dell’impatto?

e riviste che vi dedicavano spazi e servizi, a causa della difficoltà finanziaria in cui si dibattono, si vedono costretti a ridimensionare il numero delle pagine e ridurre il numero dei redattori e giornalisti specializzati, facendo affidamento sui precari che non si sentono, ovviamente, nella condizione di poter contrastare poteri forti, linea editoriale della testata o del proprietario. Nel corso dell’annuale raduno il 24 ottobre 2008 della Società dei Giornalisti Ambientali (SEJ), se ne è fatto interprete il Presidente dell’IPCC (International Panel on Climate Change), Rajendra Pachauri che ha sollecitato i giornalisti presenti ad offrire maggior informazione sui pericoli derivanti dai cambiamenti climatici, dal momento che “Pur essendovi stata una massiccia esplosione di consapevolezza nell’ultimo anno e mezzo, i mezzi di comunicazione non hanno sufficientemente riferito circa l’emergenza e la profondità dell’azione”. Diversi giornalisti presenti hanno sottolineato, inoltre, che l’instabilità finanziaria di molti giornali potrebbe limitare la quantità e qualità degli articoli di carattere ambientale. Il Presidente SEJ, Thimothy Wheeler, ha osservato che “quando l’economia sta andando in questo modo e c’è una guerra in corso, sono questi i fatti che catturano i titoli e la rete di notizie”.

Purtroppo, la crisi economica in atto rischia di ridimensionare, anche a livello globale, l’informazione ambientale, poiché giornali

Uno studio del Pew Research Center - Progetto per l’Eccellenza nel Giornalismo, effettuato nel gennaio 2008 ed

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aggiornato in luglio ha denunciato che il “Quotidiano statunitense 2008” è assoggettato a 2 distinte pressioni: • quella finanziaria che ne minaccia la sopravvivenza; • quella del web che apre spazi a forme innovative di giornalismo, sottraendo pubblicità al quotidiano. I minori introiti si traducono, secondo lo studio, in riduzione di numero delle pagine e, quindi, lo spazio dedicato ai vari argomenti si contrae proporzionalmente, a scapito di redazionali e reportage che presuppongono professionalità, esperienza e conoscenza dei suoi autori, mentre le notizie, soprattutto quelle di carattere locale, vengono affidate a collaboratori più giovani e meno costosi. Dall’indagine è risultato che: • solo il 10% degli editori considera gli argomenti scientifici e tecnologici come essenziali per la qualità del “prodotto”: • il 17% ha ridotto le notizie ambientali sul suo quotidiano; • il 22% le ha incrementate negli ultimi tre anni. Al Convegno era presente anche Jeff Goodell, prestigiosa firma del giornalismo ambientale, che con il suo libro “The Big Coal” (2006) ha messo a nudo le false promesse del futuro energetico americano, basato sul carbone, ma, soprattutto, ha sottolineato quel che l’utilizzo di questa fonte energetica a basso costo e a grande disponibilità provoca “nelle menti di noi americani, mantenendo intatta l’illusione che non dobbiamo cambiare le nostre vite”. Intervenendo, Goodell ha messo in risalto la necessità di informare maggiormente sui rischi per i cambiamenti climatici connessi all’utilizzo delle centrali termoelettriche a carbone, anche se le emissioni fossero “catturate”: “Sulla cattura e sequestro del carbonio come giornalisti abbiamo fatto un pessimo lavoro, perché vi è una serie di questioni sul CCS e se sia il caso di lavorarci. È qualcosa che ognuno di noi in questa sala dovrebbe analizzare in dettaglio”. A conferma della scarsa copertura mediatica sul cambiamento climatico, è stato citato lo studio condotto presso la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, durata due anni e pubblicato in Settembre 2008 (“Yesterday’s dinner, food system e contributions to climate change” in Pubblic Health Nutrition Cambridge University Press). Lo studio ha preso in esame 4.582 articoli dedicati ai cambia-

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menti climatici dai quotidiani statunitensi, durante il periodo settembre 2005 - gennaio 2008. Di questi: il 2,4% ha parlato del contributo che la produzione agricolo-alimentare apporta al totale delle emissioni inquinanti, laddove i Rapporti IPCC parlano di contributi del 31%. Lo studio ha pure evidenziato che solo lo 0,5% degli articoli analizzati ha fatto menzione del rapporto tra produzione di carne ed emissioni, quando la FAO ha indicato che la produzione animale da sola rappresenta il 18% delle emissioni di origine antropica. “Una maggior sensibilizzazione del pubblico potrebbe determinare una richiesta maggiore da parte dei consumatori verso prodotti alimentari a più bassa emissione di gas serra. Una maggiore consapevolezza - ha scritto Roni A. Neff, Direttore di Ricerca del Johns Hopkins Center e principale autore dello studio - potrebbe anche stimolare l’intervento dei responsabili politici verso la riduzione delle emissioni connesse al settore agricolo-alimentare”. Fortunatamente c’è Internet che con la sua diffusione orizzontale di notizie permette di essere aggiornati su quelle che vengono taciute o deformate dalla mainstream, almeno fintanto che in Italia non verrà varata una Legge, magari bipartisan, che sottoponga i blog alle stesse norme dei giornali cartacei. Non si era spenta l’eco, infatti, che era stata ritirata la proposta di legge avanzata dall’allora maggioranza nella passata legislatura (la cosiddetta ammazza-blogger) che voleva imporre la registrazione a siti e blog, che subito l’attuale maggioranza ne proponeva una con intento “salva-blogger”, a detta del proponente. Ma “Punto Informatico”, il Quotidiano di informazione su Internet, dopo aver consultato esperti sul testo della proposta di legge, ha concluso che “il problema dell’obbligo di registrazione e di dover sottostare alle altre pendenze della legge sulla stampa a cui sono sottoposti i giornali tradizionali, non sembra affatto risolto”. Il nostro più grande poeta del Novecento, Eugenio Montale aveva ben compreso fin dagli anni ’50 che quella italiana stava diventando la “società dell’ossimoro”, della quale figura retorica egli è stato insuperabile utilizzatore. Nonostante le accuse di Pier Paolo Pasolini di volersi disimpegnare, Montale ribatté che era preferibile la sua “fuga immobile”.


Studio condotto dall’Università di Roma “Tor Vergata”

CALCOLO INNOVATIVO DEI COEFFICIENTI DI PRODUTTIVITÀ DEI RIFIUTI Un modo nuovo per stimare quanti rifiuti producono gli utenti, utile per la pianificazione del servizio ma anche per un sistema più congruo di tariffazione di Gustavo Eduardo Mizes

Nell’ampio e variegato panorama delle problematiche inerenti la gestione dei rifiuti urbani, accanto alle questioni ambientali, al problema della differenziazione dei rifiuti, e ai dibattiti sui termovalorizzatori, esiste un particolare aspetto, che è quello economico-amministrativo spesso trascurato, perché non direttamente legato alle emergenze attuali, ma che riveste un ruolo importante nella prospettiva futura di un miglioramento del servizio di gestione. A questo proposito, il D. Lgs 22/97, cui va il merito di aver introdotto notevoli innovazioni nel settore dei servizi di Igiene Urbana, determina anche la sostituzione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti e l’introduzione di una tariffa, volta a coprire i costi di gestione del servizio, e comprensiva in un aliquota variabile, da modulare in funzione delle quantità di rifiuti effettivamente conferiti. L’istituzione di un sistema di contribuzione commisurato all’effettivo servizio fruito, rappresenta uno strumento strategico nella ridefinizione delle politiche di gestione del servizio, permettendo da un lato una più efficiente organizzazione, e dall’altro l’adozione di eventuali incentivi economici, previsti dalla normativa stessa. È ovvio che l’adozione di opportune misure in tal senso, indurrebbero a comportamenti più virtuosi da parte delle utenze, con conseguenze a catena su tutta la filiera della gestione e trattamento del rifiuto. Partendo da questi presupposti, il successivo DPR n°158/99 definisce i cosiddetti coefficienti di produttività specifica (la produzione media di rifiuti urbani, imputabile ad un’utenza di una data categoria). Di fatto però, i valori proposti dalla normativa per le diverse categorie di utenza non sono stati determinati sulla base di rilevazioni dirette, né da monitoraggi sulle quantità conferite, ed in generale quindi non corrispondono ai reali comportamenti dell’utenza. E dunque, l’applicazione di una tariffa che consideri dei parametri non contestualizzati ad uno specifico ambito locale, rende fallimentare qualsiasi tentativo di riorganizzazione e miglioramento del servizio. Emerge quindi, per una corretta applicazione degli strumenti tariffari, la necessità di una valutazione delle reali potenzialità produttive delle diverse categorie di utenza in un contesto urbano ben definito. Allo stato attuale, la maggiore difficoltà, per la definizione di coefficienti di produttività, risiede, soprattutto per le grandi aree urbane, nella mancata conoscenza dell’effettivo comportamento delle utenze nei confronti del conferimento. In moltissime realtà urbane infatti, gli utenti conferiscono i rifiuti in maniera collettiva su postazioni dislocate su strada. Il servizio di raccolta prevede generalmente l’uso di compattatori che servono una quantità stabilita di postazioni.

A fronte di tali situazioni, e considerata la scarsità di risorse da investire per l’istituzione di processi di rilevazioni dirette dei comportamenti delle utenze su contesti di grandi dimensioni, risulta inevitabile un approccio di tipo statisticogeografico. Sulla base di questi presupposti, uno studio condotto dall’Università di Roma Tor Vergata, ha implementato una metodologia di stima dei coefficienti di produttività specifica dei rifiuti urbani, derivata della ipotesi di poter stabilire una possibile correlazione fra utenti, qualificati per categoria, e punti di conferimento di determinate tipologie (frazioni merceologiche) di rifiuto. In altre parole, riuscendo a identificare gruppi di utenti che si servono di una data postazione di conferimento (cassonetto), e monitorando le quantità raccolte dai compattatori che servono le postazioni, è possibile verificare l’esistenza di una correlazione tra utenti (qualificati per tipologia e dimensione) e rifiuti (qualificati per quantità e frazioni) raccolti. In quest’ottica dunque, il primo problema da affrontare è quello di implementare un sistema che permetta di desumere i comportamenti delle utenze nei confronti del conferimento. A questo scopo, l’Università di Roma Tor Vergata ha implementato un Sistema Informativo su base geografica che consente di associare gli utenti localizzati in uno specifico indirizzo a cinque postazioni più prossime l’abitazione. Il sistema, sviluppato in ambiente ArcGIS, ha richiesto la preliminare localizzazione su mappa tanto delle utenze TARI che delle postazioni; la successiva elaborazione, effettuata simulando lo spostamento a piedi dell’utenza lungo un grafo stradale, ha permesso di identificare le postazioni più prossime e di stimare una percentuale di probabilità di conferimento in ciascuna di esse sulla base del gradiente delle distanze misurate. Le proporzioni del sistema di dati generato nel caso romano sono ragguardevoli, tenendo conto che sono stati spazializzati: - 430.000 numerazioni civiche; - 48.426 contenitori, organizzati in 25.451 postazioni, pari al 98% del servizio, di cui: • 13.627 - Carta; • 13.508 - Multimateriale; • 45 - Vetro; • 21.246 - Indifferenziato, - 1.057.755 utenti domestici, associati alle postazioni di raccolta e pari al 95,38% degli utenti domestici totali - 115.301 utenti non domestici, associati alle postazioni di raccolta e pari all’ 82,00% degli utenti non domestici totali.

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Spazializzazione dei dati (blu:indirizzi, verde: postazioni carta; rosso: postazioni multimateriale) e modalità di calcolo dell’associazione

Ipotizzando che le diverse categorie di utenza partecipino alla produzione di una certa quantità di rifiuto in funzione di un proprio coefficiente specifico di produzione, l’associazione al modulo può essere espressa, matematicamente, dalla: A1_cat_2Xcat_2+…+A1cat_27Xcat_27 = Pr.med.1 An_cat_2Xcat_2+…+Ancat_27Xcat_27 = Pr.med.n Dove: - i termini Xi indicano il numero di utenti appartenenti alla data categoria i; - i termini Ai indicano i coefficienti di produzione cercati; - Pr.med è la quantità di rifiuto raccolto dall’ennesimo modulo che serve le postazioni a cui risultano associati gli utenti. Il problema del riconoscimento dei coefficienti di produttività specifica viene quindi ricondotto ad un problema matematico, consistente nella soluzione di un sistema lineare di n equazioni (quante le categorie di utenza), in n incognite (i coefficienti di produzione specifica). Le n equazioni sono determinate in riferimento ad n moduli di raccolta. L’algoritmo, applicato ed iterato sui dati relativi alla raccolta differenziata di carta e multimateriale, ha permesso di definire i rapporti intercorrenti tra le varie categorie di utenza. Per la scelta dei dati di input al calcolo, è stato necessario operare una preliminare selezione, identificando, fra tutti i dati relativi ai giri di raccolta eserciti (circa 176 in riferimento all’intero comune di Roma) nell’intero periodo

di riferimento (novembre 2007 - gennaio 2008), un set di valori che rappresentassero le condizioni medie stabili. Per condizioni medie stabili si intende quelle in cui non siano presenti incognite non palesi in grado di alterare l’immagine del comportamento delle utenze, rappresentate, ad esempio, dalla presenza di evasori della tariffa che, pur non presenti nell’archivio, contribuiscono alla produzione di rifiuto. Sono stati quindi identificati 24 moduli di raccolta (per la carta e per il multimateriale), utilizzati per la risoluzione del sistema di equazioni e la identificazione dei coefficienti. Per validare i risultati ottenuti, i coefficienti di produzione specifica, calcolati a partire dal sottoinsieme generato, sono stati applicati a tutti i moduli eserciti nell’intero ambito urbano e per ciascuno di essi è stata quindi stimata la quantità di rifiuto teoricamente prodotta dai diversi utenti. È stata condotta una comparazione tra quantità stimate e quantità effettivamente raccolte per ottenere una misura della bontà della stima. I risultati ottenuti sono notevoli: nella pagina di seguito si riportano le diagrammature relative alla raccolta della carta. Come è possibile rilevare, gli andamenti delle stime seguono fedelmente gli andamenti delle raccolte, a meno di alcune singolarità dovute all’integrazione nella stima dei moduli “perturbati”. É notevole rilevare, in particolare, che gli andamenti riferiti al totale degli utenti e all’intero periodo di riferimento sono praticamente coincidenti: questo perchè gli errori commessi sul singolo giro tendono a diminuire se rapportati ad un lasso di tempo maggiore. Per una valutazione quantitativa dei risultati, si riportano

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valori ottenuti dal modello e confronto con i dati reali relativi alle raccolte di un singolo giro esercito da ciascun modulo e per le sole utenze non domestiche

valori ottenuti dal modello e confronto con i dati reali relativi alle raccolte di un singolo giro esercito da ciascun modulo per tutte le utenze (domestiche e non domestiche)

valori ottenuti dal modello e confronto con i dati reali relativi alle raccolte effettuate da tutti i giri eserciti da tutti i moduli all’intero periodo di riferimento per tutte le utenze.

i valori di scarto tra dati reali di conferimento e dati di produzione derivati dal modello, dai cui si nota come lo scarto relativo all’intero periodo di riferimento sia comunque inferiore in entrambi i casi. Un tale risultato delinea infatti la prospettiva di stime convergenti verso valori di raccolta reali, a patto di elaborarli su periodi sufficientemente grandi. Ambito di confronto

Singolo giro

Intero periodo di riferimento

Solo utenti non domestici

Tutti gli utenti

Tutti gli utenti

Scarto assoluto carta

2,33%

1,23%

1,44%

Scarto assoluto multimateriale

15,6%

23,3%

9,6%

• la conoscenza del quadro completo della raccolta di ciascuna frazione, divisa nelle differenti modalità di raccolta; • l’implementazione del metodo e il monitoraggio dei risultati in contesti differenti. Il presente lavoro quindi si configura come proposta per una metodologia di approccio al problema, piuttosto che come risposta al contesto territoriale dell’area urbana di Roma. È importante infatti evidenziare che lo strumento fornito risulta decisamente versatile e adattabile a contesti anche molto differenti da quelli dell’ambito di applicazione. Punto di forza di tale metodo, pur non considerando il diretto rapporto tra singoli utenti e l’azienda, è la gestione di un problema che per dimensione, scarsità di risorse dedicate, tecnologiche ed umane oltre che economiche, non sarebbe diversamente affrontabili con esiti concreti e riscontrabili praticamente.

L studio, Lo t di a carattere tt fortemente f t t innovativo, i ti ha h condotto d tt a risultati che, seppur incoraggianti, necessitano di ulteriori validazioni. Un adeguato feedback informativo si potrebbe ottenere con:

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Impervia la via dell’innovazione e della ricerca senza giovani di talento

CORRUZIONE E GERONTOCRAZIA IMPEDISCONO DI RICONOSCERE I MERITI Troppi i neo-laureati italiani che debbono intraprendere carriere professionali allʼestero

Transparency International, Organizzazione della società civile che lotta contro la corruzione, ha presentato lo scorso settembre il Rapporto 2008 “Corruption Percetion Index”, un indice composito, costruito con diversi sondaggi e inchieste, realizzati da vari organismi indipendenti, internazionalmente riconosciuti, che valuta la percezione dei livelli di corruzione nelle amministrazioni pubbliche e nella classe politica. Ad ogni Paese viene assegnata una valutazione che va da 0 (il livello più alto di corruzione) a 10 (praticamente la corruzione non esiste). Nella graduatoria stilata, sono 3 i Paesi più “virtuosi” (a pari merito con un indice di 9,3): Danimarca, Svezia e Nuova Zelanda; mentre Iraq e Birma-

nia (entrambi con un indice di 1,3) e Somalia (1,0), sono i Paesi che dallo studio risultano esser più corrotti. L’Italia viene collocata al 55° posto con un indice pari a 4,8, come Seychelles, la posizione peggiore tra i Paesi G8 e in Europa ha un indice peggiore, oltre tutti i Paesi dell’Est europeo (Cekia e Slovacchia esclusi), solo la Grecia 4,7. “Se nei paesi più poveri la corruzione può essere questione di vita o di morte; la messa in atto di misure diseguali di lotta contro la corruzione nei Paesi più ricchi è preoccupante - ha osservato la Presidente di Transparency International, Huguette Labelle - Questo tipo di doppio standard è inaccettabile. Al di là degli effetti corrosivi sullo Stato di diritto e la fiducia del pubblico,

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questa mancanza di risoluzione mina la credibilità delle nazioni più ricche nel chiedere una maggior lotta alla corruzione da parte dei Paesi a basso reddito”. I risultati della succitata ricerca ci sono ritornati alla memoria nelle scorse settimane, quando i media hanno dato ampio spazio al decreto del Governo che riforma il sistema scolastico. A parte il dibattito sul cosiddetto “maestro unico”, ampia eco hanno avuto le inchieste e i reportage sull’Università italiana e sui criteri discrezionali e concorsuali con cui vengono selezionati Associati, Dottorandi, Ricercatori e Professori, che hanno mostrato come sia abbastanza diffuso in Italia, soprattutto nel Meridione, l’esercizio di far


sedere sulle cattedre di Facoltà o Istituti professori imparentati tra di loro. Ovviamente il fenomeno ha dato àdito a molte illazioni, quando addirittura non sono venuti alla luce tentativi di “truccare” i concorsi. Questa diffusa prassi gioca un ruolo determinante nella decisione di molti validi e capaci neo-laureati di intraprendere la propria carriera professionale all’estero. Non è una scelta facile, né libera, ma il sistema universitario li mette di fronte ad un’unica alternativa se non vogliono compromettersi, essere raccomandati e umiliati o rimanere nell’incertezza di un lungo precariato: far le valigie ed andarsene! Né si deve credere che queste distorsioni sociali siano confinate nelle “baronie” universitarie. Ci sono le “caste” degli Ordini professionali (Avvocati, Architetti, Ingegneri, Commercialisti, Giornalisti ecc., si potrebbe continuare a lungo), che di fatto conculcano capacità ed aspirazioni di giovani meritevoli, attraverso i lunghi e defatiganti tirocini e praticantati (per lo più con retribuzioni da fame), ingessando la nostra società, sempre più “gerontocratica”. La casta “Politica” cui spetta il compito di rimuovere tali impedimenti, di fatto mantiene inalterato questo stato di cose, quando non ne abusa per meri scopi elettoralistici, senza riuscire a trovare proposte adeguate (sarebbe più esatto parlare di regole), che cambiano ad ogni nuovo Governo. Gli altri Paesi sviluppati sono molto più “meritocratici” del Nostro. Osservate la fotografia di quel bel giovane che sta scendendo dall’aereo. Non

si tratta di un nuovo attore o cantante che va per la maggiore, bensì di Jonathan Favreau, che il neo-Presidente USA Barack Obama ha nominato il 29 novembre quale Direttore del suo Ufficio Discorsi. “Stiamo continuando a costruire la squadra della Casa Bianca per ristabilire trasparenza e responsabilità dell’Esecutivo che deve affrontare le sfide che attendono questo paese - ha dichiarato Obama che aveva già indicato in precedenza quali siano: due guerre, un pianeta in pericolo, la più grave crisi finanziaria da quasi un secolo a questa parte - Siamo perciò entusiasti di poter annunciare le nomine di Jon e Cecilia” (ndr: si tratta di Cecilia Muñoz, esperta di immigrazione e diritti civili, figlia di immigrati boliviani, nominata Direttore degli Affari intergovernativi). Certo, il ventisettenne Favreau non avrà un compito facile, ma considerando la chiarezza e l’onestà dei discorsi di Obama, di cui Jon (è il diminutivo con

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il quale viene familiarmente denominato da tutto lo staff) è stato lo scrittore, si deve ritenere che sarà senza dubbio all’altezza del compito che gli è stato affidato. Quale nostro politico (non riferiamoci ad alte cariche istituzionali) avrebbe demandato ad un neo-laureato l’onere di predisporgli un discorso? Infatti, dopo essersi laureato valedictorian (appellativo che viene riservato al miglior laureato dell’anno accademico) in Scienze Politiche, alla Holy Cross di Worcester (Ma), tenuta da Gesuiti, Favreau era entrato a far parte dello staff di John Kerry, per la campagna presidenziale del 2004, risoltasi con la sconfitta del candidato democratico. Alla Convention Democratica di Boston, Favreau era stato il “ragazzino” che aveva suggerito a Obama, cui era toccato il compito di svolgere l’importante discorso di apertura, di cambiare una parola del testo che era apparso sul “gobbo”. Favreau ha ricordato la faccia e la perplessità di Obama che accettò l’indicazione per quel discorso che, scritto di suo pugno, lo aveva impressionato per il modo in cui quelle frasi e quei pensieri toccavano direttamente il cuore degli elettori del Partito Democratico, come non accadeva da molto tempo. “Dopo la sconfitta e tutte le indecenze e maldicenze - come ha confessato Favreau su Newsweek del 6 gennaio 2008 - il mio entusiasmo per la politica e il mio idealismo vennero sopraffatti. Seppur valida l’esperienza è stata dura. C’è voluto Barack a ridarmi entusiasmo”.


Infatti, nel 2005, Robert Gibbs, responsabile della Comunicazione del Senatore dell’Illinois, riconoscendo grandi doti di scrittore a Favreau lo raccomanda ad Obama. Secondo quanto riportato da Newsweek, il futuro Presidente non gli chiese quali studi avesse fatto e quale fosse il suo curriculum, bensì le motivazioni che lo hanno spinto ad interessarsi di politica. Che i due si siano trovati subito in sintonia lo denuncia il fatto che Favreau entrò subito a far parte nel 2005 dello staff di Obama nell’ufficio del Senato, per poi diventare Direttore dei Discorsi (Speechwriter) nel 2007, affiancato da altri due giovani collaboratori: Adam Frankel (26 anni) e Ben Rhodes (di 30). Andrei Cherny che di discorsi se ne intende, essendo stato speechwriter di Bill Clinton, ha osservato che quando si deve scrivere discorsi di tale livello non è la retorica la parte più importante, ma le idee: “Non la sua costruzione, ma ciò che si vuol dire e le modalità con cui viene espresso”. In questo senso Favreau è fortunato, come egli stesso ha riconosciuto, perché il Senatore ha pubblicato due libri che sono stati altrettanti best-seller editoriali: “I sogni di mio padre” (1995 2004 ed. riveduta) e l’“Audacia della speranza” (2006), entrambi tradotti e pubblicati in Italia. Non si deve credere, perciò, che Obama si limiti a sfruttare le doti di scrittore di Favreau: “Egli parla ed io annoto tutto quel che dice. Rimodulo, quindi, e trascrivo. Lui fa delle note e il testo viene riscritto. Ecco come si giunge al prodotto finito”. Ovviamente, tra di due deve sussistere un’affinità di pensieri e intenti, tale che l’uno sappia che i discorsi preparati dall’altro contengono messaggi ed espressioni di cui è convinto e che condivide pienamente. Favreau aveva intuito che quel Senatore che aspirava a diventare il Presidente degli USA per cambiare il suo Paese era “l’uomo più creativo che avesse mai

conosciuto”, parafrasando il giudizio di Arthur Schlesinger su Robert Kennedy. Già, proprio il fecondo rapporto dello scrittore scomparso lo scorso anno con i Kennedy (prima di Robert, Schlesinger era stato speechwriter del Presidente John F. Kennedy) costituisce l’esempio più eclatante del fecondo rapporto che può instaurarsi tra uomini di cultura, quando vi è perfetta sintonia. Anche il Presidente francese Nicolas Sarkozy per i suoi discorsi si affida alla stesura di Henri Guaino (economista e scrittore che nel 1995 aveva elaborato, insieme ad Emmanuel Todd, la teoria della “frattura sociale”), nominato da Sarkozy Consigliere Speciale del Presidente della Repubblica. Lo stesso Bill Clinton, durante i due mandati presidenziali, oltre al già citato Gibbs, ha avuto al suo fianco, nominandolo vice-Segretario di Stato (1994-2000) Strobridge “Strobo” Talbott, scrittore e saggista, traduttore di uno dei più grandi poeti russi, quel Fëdor Ivanovič Tjutcev (1803-1873) del cui spirito visionario e ricco di folgorazioni, Talbott ha tratto forse ispirazione per il suo famoso articolo “Nascita della Nazione Globale”, dove si affermava che la Nazione, come intesa oggi, è ormai obsoleta: “Il miglior meccanismo per la democrazia, sia a livello di stato che planetario nel suo complesso, non è un potente Leviatano o super-Stato centralizzato, ma una nuova Federazione, una Unione di Stati separati che assegna alcune competenze ad un Governo centrale, pur conservandone altre per sé (Times, 29 luglio 1992)”. Forse è il caso di ricordare che, al momento dell’elezione di Barack Obama quale Presidente degli USA, il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon dichiarava che con tale elezione si apriva un’occasione storica di multilateralismo: “Se è mai esistito un momento ideale perché il mondo si unisca è proprio ora. Le numerose sfide globali, dalla crisi economica al riscaldamento climatico, alla crisi alimentare ed energetica, sono così im-

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mense da richiedere collaborazione e cooperazione”. Se poi, come accade in Italia, i politici si affidano a speechwriter già utilizzati da altri leader in altro momento storicopolitico, senza proporre una svolta nel modello socio-economico che lo aveva caratterizzato, difficilmente potranno scaturire pensieri e parole in grado di raggiungere il cuore della gente, come riesce al binomio Obama-Favreau. Né serve mutuare frasi e slogan che hanno valore solo nella storia di quel Paese. Quand’anche “Yes, we can” provenga dal Vangelo (Cesare Cavalleri in “Studi cattolici” n. 573, novembre 2008, ha individuato in Matteo 20, 20-23, tale frase), l’espressione trova alimento e sostanza nella storia degli Stati Uniti, in quel “mito americano” che è esclusività di quel Paese e della cui vitalità l’elezione stessa di Obama è testimonianza.


Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile

RAPPORTO ECOSISTEMA A RISCHIO 2008 Il 70% dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico a cura di Donatella Mancini

Legambiente e Dipartimento della Protezione civile hanno presentato, a fine Novembre, l’indagine “Ecosistema a rischio 2008” dalla quale emerge che 5.581 Comuni italiani, ossia il 70% del totale, sono a rischio idrogeologico (vedi tabella). Le regioni più esposte risultano essere Calabria, Umbria e Valle d’Aosta, seguite da Marche e Toscana. Le migliori posizioni sono occupate da Sardegna e Puglia, sebbene le frane e le alluvioni degli ultimi mesi che hanno provocato vittime e danni proprio in queste regioni dimostrino che non ci sono più aree sicure da questo punto di vista. Nel decennio 1991-2001 l’Italia è stata colpita da circa 13.000 dissesti, di cui 12.000 frane e oltre 1.000 alluvioni. Il ripetersi di calamità naturali aumentato, negli ultimi anni, per effetto dei mutamenti climatici e dell’insorgere di temporali particolarmente violenti, dipende soprattutto da un modello di sfruttamento intensivo e poco programmato dal territorio. Il principale problema è l’antropizzazione di tutte quelle aree dove il fiume, in caso di piena, potrebbe esondare liberamente. Nonostante questa consapevolezza, in Italia non si assiste ad una concreta e diffusa inversione di tendenza volta a rendere il territorio più sicuro. L’indagine ha lo scopo, oltre che di individuare i Comuni più vulnerabili dal punto di vista idrogeologico, anche di valutare le attività messe in opera dalle Amministrazioni

locali per la prevenzione e la mitigazione del rischio. Con “Operazione Fiumi 2007”, la Campagna d’informazione di Legambiente per la prevenzione dei rischi legati al dissesto idrogeologico, sono state monitorate le azioni delle Amministrazioni comunali, nel cui territorio si trovano le aree a potenziale rischio, le quali hanno un compito importantissimo per due motivi: • rivestono un ruolo determinante nell’urbanizzazione del territorio costituendo, quindi, un elemento strategico nella mitigazione del rischio idrogeologico; • i Sindaci sono per legge la prima autorità di Protezione Civile. Quindi, attraverso una corretta urbanizzazione, una buona manutenzione del territorio, interventi di delocalizzazione di edifici dalle aree a rischio, aggiornamento e conseguente diffusione tra la popolazione dei Piani di emergenza, l’organizzazione della Protezione Civile locale, i Comuni possono contrastare, in maniera efficace, frane ed alluvioni. L’indagine è uno strumento utile non solo per valorizzare l’esperienza dei Comuni più attivi, ma soprattutto per stimolare le Amministrazioni più pigre a prendere provvedimenti. Nel 2007 Legambiente ha inviato un questionario ai Comuni per verificare la presenza di abitazioni, di interi quartieri o di

Comuni a rischio frana

Comuni a rischio alluvione

Calabria

57

2

350

409

Umbria

40

1

51

92

100%

Valle d’Aosta

11

0

63

74

100%

Regione

Comuni a rischio frana e alluvione

Totale comuni a rischio

% Comuni a rischio 100%

Marche

125

1

117

243

99%

Toscana

15

31

234

280

98%

234

3

129

366

97%

Basilicata

56

2

65

123

94%

Emilia Romagna

10

128

164

302

89%

Molise

41

1

79

121

89%

Piemonte

138

303

605

1.046

87%

Campania

193

67

214

474

86%

Liguria

30

55

103

188

80%

Sicilia

200

23

49

272

70%

68

58

11

137

63%

Lombardia

231

435

248

914

59%

Abruzzo

103

20

55

178

58%

59

8

44

111

33%

Veneto

41

108

12

161

28%

Puglia

44

1

3

48

19%

Lazio

Friuli Venezia Giulia

Trentino Alto Adige

Sardegna TOTALE

4

38

0

42

11%

1.700

1.285

2.596

5.581

70%

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fabbricati industriali in aree a rischio di alluvione o di frana, ma soprattutto l’avvenuta delocalizzazione di strutture a rischio. Un altro punto focale è stata considerata la realizzazione di opere di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e/o consolidamento dei versanti franosi ai fini di una valutazione sintetica del livello di rischio idrogeologico su scala comunale. In definitiva, sono state prese in considerazione 5 diverse tipologie di attività considerate fondamentali per un buon lavoro di riduzione del rischio idrogeologico da parte dei Comuni: • manutenzione ordinaria degli alvei e delle opere idrauliche e rispetto delle norme dettate dai Piani di bacino; • presenza di sistemi di monitoraggio ed allerta della popolazione in caso di emergenza; • presenza, validità, struttura del piano di emergenza comunale o intercomunale; • iniziative di informazione rivolte alla popolazione; • realizzazione di esercitazioni di protezione civile. L’80% dei Comuni censiti ha nel suo territorio abitazioni in aree golenali (ndr: da golena, ossia spazio piano compreso tra la riva di un corso d’acqua ed il suo argine), in prossimità degli alvei ed in aree a rischio frana, e più di uno su tre ha costruito in tali aree interi quartieri, nel 63% dei casi addirittura fabbricati industriali che, in caso di alluvione, possono comportare anche lo sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Il 39% delle Amministrazioni non svolge attività di manutenzione ordinaria dei fiumi e delle opere di difesa idraulica. Solo l’11% dei Comuni intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree più a rischio e appena nel 6% dei casi ha iniziato a spostare gli insediamenti industriali. Il 74% dei Comuni ha realizzato opere di messa in sicurezza dei fiumi e dei versanti, ma si è trattato di interventi palliativi che rischiano di peggiorare la situazione, creando un alibi per continuare ad edificare lungo i corsi d’acqua.

La situazione è migliore sul fronte della Protezione Civile locale, infatti il 78% dei Comuni si è dotato di un piano di emergenza da mettere in opera in caso di calamità, tuttavia meno della metà delle Amministrazioni lo ha aggiornato negli ultimi 2 anni. Un altro aspetto molto importante è quello dell’informazione ai cittadini circa il comportamento da tenere in caso di necessità, aspetto, però, curato soltanto dal 33% delle Amministrazioni. Complessivamente sono ancora troppe le Amministrazioni comunali italiane che tardano a mettere in atto un’efficace ed adeguata politica di prevenzione, informazione e pianificazione d’emergenza. Solo il 29% dei Comuni, infatti, svolge un buon lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico, ma addirittura un Comune su tre non fa niente per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane. I Comuni meritevoli nella prevenzione delle frane e delle alluvioni sono tutti collocati nel centro-nord: il comune di Santa Croce sull’Arno (PI) ha ottenuto il primato nazionale di “Ecosistema rischio 2007” ed è stato premiato da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile con la bandiera “Fiume Sicuro”. Mentre la maglia nera spetta ai comuni di Tursi (MT), San Biagio Saracinisco (FR), Scarnafigi (CN), Castel Volturno (CE), Sutera (CL) e Noto (SR) che non hanno messo in atto nessuna azione di mitigazione del rischio idrogeologico. Uno studio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dell’Unione Province Italiane (UPI) ha rilevato che tranne Venezia, Trieste e Bari, tutti i capoluoghi di regione sono a rischio idrogeologico. Genova è il capoluogo più virtuoso perchè, pur avendo nel proprio territorio interi quartieri ed insediamenti industriali situati in aree a rischio, ha avviato i primi interventi di delocalizzazione. L’Aquila, al contrario, rappresenta il fanalino di coda non avendo avviato nessun intervento di delocalizzazione dalle aree a rischio.

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ACQUISTI E SERVIZI VERDI ED ECOSOSTENIBILI Approvata dal Parlamento UE una Direttiva

APPALTI DI ENTI PUBBLICI E PRIVATI CON OBBLIGO DI CRITERI ECOLOGICI PER I VEICOLI La decisione avrà ripercussioni anche sulla qualità dell’aria I Sindaci che hanno difficoltà a far migliorare la qualità dell’aria senza riuscire a rimanere entro i limiti e le prescrizioni derivanti dalle Direttive UE sulla qualità dell’aria (Direttiva 96/62/CE sulla valutazione e gestione dell’aria ambiente e la Direttiva 99/30/CE sui valori limite di qualità dell’aria ambiente per alcuni inquinanti), vista l’incapacità o l’impossibilità di redigere adeguati Piani per limitare la “mal aria” che affligge i propri concittadini, dovranno dotarsi di una flotta costituita da veicoli a basse emissioni e a basso consumo energetico. Abbiamo voluto sintetizzare in questo modo (ironico, ovviamente) la portata della Direttiva relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada che il Parlamento di Strasburgo ha adottato il 21 ottobre e che impone agli Enti pubblici e privati di tener conto di criteri ambientali nell’aggiudicazione di appalti che riguardano veicoli per il trasporto su strada. Tra questi figura il consumo energetico e le emissioni di CO2 lungo tutto l’arco della vita dei mezzi di trasporto. Resta possibile attribuire una preferenza a veicoli alimentati a idrogeno, Gpl e metano. Sulla base di un maxi-emendamento di compromesso negoziato con il Consiglio UE dal relatore Dan Jørgensen, il Parlamento ha adottato con 641 voti favorevoli, 37 contrari e 24 astensioni una Direttiva che mira a stimolare il mercato dei veicoli puliti e a basso consumo energetico e, soprattutto, ad influenzare il mercato dei veicoli standard prodotti su larga scala come autovetture, autobus, pullman e autocarri, visto il notevole impatto ambientale che ciò produrrebbe. A tal fine impone alle autorità aggiudicatrici, agli enti aggiudicatori e a taluni operatori, sia pubblici che privati, di prendere in considerazione gli impatti ambientali ed energetici in tutto l’arco della vita nell’aggiudicare appalti che riguardano l’acquisto di veicoli per il trasporto su strada. Ogni anno le autorità pubbliche dell’UE acquistano tramite gare d’appalto

110.000 automobili, 110.000 veicoli utilitari leggeri, 35.000 camion e 17.000 autobus. Nel garantire una domanda per veicoli puliti e a basso consumo a un livello sufficiente, si intende anche incoraggiare l’industria a investire e a sviluppare ulteriormente mezzi di trasporto con queste caratteristiche. Nel dicembre 2005 la Commissione aveva presentato una proposta di Direttiva in questo campo che si concentrava però sui mezzi pesanti e imponeva l’inclusione di una determinata quota di questo tipo di veicoli (25%) negli appalti pubblici per i servizi di trasporto pubblico, in conformità della norma sui veicoli ecologici migliorati (Enhanced Environmentfriendly Vehicle - EEV) esistente nell’ambito della legislazione UE. Il Consiglio e il Parlamento europeo avevano approvato in prima lettura gli obiettivi fissati, proponendo al tempo stesso un approccio più ampio per quanto riguarda i veicoli contemplati e gli obiettivi, che, oltre alla riduzione delle emissioni inquinanti, includesse il miglioramento dell’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni di CO2. Tuttavia, il 21 giugno 2006 la commissione per l’ambiente del Parlamento europeo ha adottato una risoluzione legislativa con cui ha respinto la proposta della Commissione, la quale ne ha ripresentata una nuova l’anno successivo. Nella riunione tenutasi l’8 e il 9 marzo a Bruxelles, il Consiglio europeo ha sottolineato che l’UE si impegna a trasformare l’Europa in un’economia caratterizzata da un’elevata efficienza energetica e da livelli contenuti di emissioni di gas a effetto serra. Nella comunicazione sulla nuova strategia comunitaria in questo settore [COM(2007) 19] la Commissione aveva annunciato ulteriori misure legislative per la riduzione delle emissioni di CO2 prodotte dalle automobili. La promozione di appalti pubblici per veicoli puliti e a basso consumo energetico può contribuire a conseguire questi obiettivi. Più in particolare, la Direttiva si applica

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a tutti i veicoli per il trasporto su strada acquistati da autorità aggiudicatrici, enti aggiudicatori e taluni operatori, pubblici e privati, comprendendo anche quelli comprati per fornire un servizio pubblico di trasporto di passeggeri. Tuttavia, per evitare inutili oneri amministrativi, gli Stati membri saranno liberi di escluderne l’applicazione per acquisti di entità ridotta. Inoltre, avranno la possibilità di non applicare la direttiva agli appalti relativi a veicoli progettati e fabbricati per essere essenzialmente utilizzati in cantieri edili, cave, installazioni portuali o aeroportuali, veicoli blindati progettati e fabbricati per essere utilizzati dalle forze armate, dalla protezione civile, dai servizi antincendio e dai servizi responsabili del mantenimento dell’ordine pubblico, e macchine mobili. Gli elementi da prendere in considerazione includono almeno il consumo di energia nonché le emissioni di CO2 e di talune altre sostanze inquinanti quali gli ossidi di azoto, gli idrocarburi diversi dal metano e dal particolato, ma è possibile anche prevedere criteri ambientali aggiuntivi. Le autorità aggiudicatrici, gli enti aggiudicatori e gli operatori sono inoltre incoraggiati a fissare specifiche corrispondenti a un livello di prestazioni energetiche e ambientali superiori a quelle previste dalla normativa UE, ad esempio per tener conto delle future norme Euro. Per ottemperare agli obblighi della direttiva gli Stati membri potranno fissare specifiche tecniche in materia di prestazioni energetiche ed ambientali nella documentazione per l’acquisto di veicoli adibiti al trasporto su strada, per ciascun tipo di impatto considerato, nonché per ogni altro eventuale tipo di impatto ambientale. Oppure integrando nella decisione di acquisto l’impatto energetico e l’impatto ambientale, attraverso l’inserimento dei dati relativi all’impatto fra i criteri di aggiudicazione. Inoltre, nel caso in cui decidessero di quantificare finanziariamente questi impatti nella decisione finale di acquisto, la direttiva stabilisce una metodologia e dei parametri armonizzati riguardo al calcolo dei costi di esercizio relativi


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al consumo energetico, rgetico, alle emissioni di CO2 e alle emissioni di inquinanti dei veicoli nell’intero arco della vita. Il metodo di calcolo dei costi di esercizio, tuttavia, “non pregiudica altre norme legislative comunitarie che riguardano i costi esterni”. Come richiesto dai deputati, la direttiva non pregiudica la possibilità per le autorità aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori di dare la preferenza a combustibili alternativi, come per esempio l’idrogeno, il gas di petrolio liquefatto (Gpl) o il gas naturale compresso (metano) e i biocarburanti. Purché sia tenuto in conto l’impatto energetico e ambientale sull’intero arco di vita dei veicoli (vedi Allegato). La Direttiva, peraltro, permette la flessibilità necessaria affinché le autorità aggiudicatrici, gli enti aggiudicatori e gli operatori possano tener conto della loro situazione locale e, dall’altro, assicurare un appropriato grado di armonizzazione. Infine, l’acquisto di veicoli adibiti al trasporto su strada puliti e a basso consumo energetico offre un’occasione alle città che intendono fregiarsi del titolo “rispettose dell’ambiente”. In tale contesto, è sottolineata l’importanza di rendere disponibili su Internet delle informazioni sugli appalti pubblici ai sensi della Direttiva stessa. Ovviamente, gli Stati membri avranno i soliti 18 mesi dalla data di pubblicazione sulla GUUE della direttiva stessa per recepirle nel proprio ordinamen-

to, ma crediamo che i Sindaci non si lasceranno scappare questa occasione per anticiparne la realizzazione, introducendo da subito nei relativi bandi di appalto i sopraccennati criteri, dando al contempo dimostrazione di quanto stia loro a cuore la salute dei cittadini. Forse è il caso di rammentare che dopo la clamorosa iniziativa che tante polemiche ha suscitato della Procura della Repubblica di Firenze che ha rinviato a giudizio il Presidente della Regione Toscana, l’Assessore Regionale all’Ambiente, il Sindaco di Firenze e altri suoi colleghi dell’area fiorentina per avere messo in atto misure e interventi programmati “palesemente inutili e irrilevanti”, c’è stata, soprattutto, la sentenza della Corte di Giustizia delle comunità europee del 25 luglio 2008, Sez. II. La Corte è intervenuta su una richiesta della Corte Federale di Giustizia della Germania che chiedeva, tra l’altro, se un soggetto che subisse danni alla salute provocati dal superamento dei livelli delle particelle di polveri fini PM10, avesse diritto all’adozione di un Piano di Azione, ai sensi dell’art. 7, n. 3 della Direttiva 96/62/CE. Si tratta del caso di un cittadino di Monaco di Baviera, città che nonostante fosse stato predisposto un piano per la qualità dell’aria con l’indicazione delle misure per ridurre in modo duraturo gli inquinanti atmosferici, in conformità alla

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legge tedesca di recepimento della Direttiva 96/62/CE, aveva rilevato che la centralina di controllo della qualità d4ell’aria distante 900 m. dalla sua residenza aveva superato il valore massimo delle 35 volte in un anno per le emissioni di particelle fini PM10. Pertanto, aveva richiesto alla Verwaltungsgericht bavarese (il corrispondente del nostro TAR) che fosse ordinato al Freistadt di Monaco (al Comune) di predisporre un piano affinché nell’area dove vive fosse rispettato il numero massimo autorizzato delle 35 rilevazioni annuali, prevista dalla normativa. Giudicato infondato il ricorso, il signor Janecek si rivolgeva alla Corte Federale che rinviava la questione alla Corte di Giustizia UE che ha sentenziato: “in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente, l’art. 7, n. 3 della direttiva del Consiglio 27 settembre 1996, 96/62/CE, come modificata dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1882, deve essere interpretato nel senso che, in caso di rischio di superamento dei valori limite o delle soglie di allarme, i soggetti dell’ordinamento direttamente interessati devono poter ottenere dalle competenti autorità nazionali, la predisposizione di un piano di azioni, anche quando essi ne dispongano, in forza dell’ordinamento nazionale, di altre procedure per ottenere dalle medesime autorità che esse adottino misure di lotta contro l’inquinamento atmosferico”.


IL COMMENTO

Pubblicato il testo del Decreto Legislativo

NUOVE REGOLE PER LA GESTIONE DI PILE E ACCUMULATORI ESAUSTI Normativa in vigore dal 18 dicembre 2008 La velocità con cui si è concluso l’iter legislativo del Decreto che recepisce la Direttiva europea 2006/66/CE sulla Raccolta e riciclaggio delle pile e accumulatori e dei relativi rifiuti, ci ha favorevolmente sorpreso. Evidentemente hanno sortito effetto le minacce formulate dal Commissario all’Ambiente dell’UE, Stavros Dimas che avrebbe atteso ancora qualche settimana per poi intervenire con le procedure di messa in mora nei confronti dei Paesi ritardatari (i membri dell’UE avrebbero dovuto recepire negli ordinamenti nazionali la Direttiva in questione entro il 26 settembre 2008). C’è da osservare, tuttavia, che rispetto allo schema di Decreto Legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 settembre 2008, il testo definitivo approvato il 19 novembre 2008, presenta una grossa novità: il COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie esauste) cessa di essere l’unico soggetto deputato alla gestione dei rifiuti di pile e accumulatori, pur continuando a svolgere le proprie funzioni all’interno di una pluralità di sistemi, organizzati autonomamente dagli operatori, nella libera scelta di iniziativa economica. Inoltre, al fine di garantire la concorrenza di tutti gli operatori si è previsto, in linea con la Direttiva, che la raccolta di pile e di accumulatori industriali e per veicoli possa essere svolta da terzi indipendenti, purchè senza oneri aggiuntivi per il produttore del rifiuto o per l’utilizzatore finale e nel rispetto della normativa vigente. Ovviamente, ci sono state polemiche e prese di posizione su questa decisione del Governo, perchè il COBAT, durante la sua ventennale esperienza, ha costituito il nostro “fiore all’occhiello” nel contesto europeo per la raccolta, stoccaggio e riciclaggio di una categoria di rifiuto, tale che il sistema virtuoso approntato ha permesso di porre l’Italia al primo posto in Europa per il recupero delle batterie al piombo, divenendo un modello da cui partire per molti altri Paesi.

Siamo certi, comunque, che il know how acquisito dal Consorzio costituirà la base per futuri successi, anche in una situazione normativa che ha riallineato tutti i concorrenti. Per altro, l’impegno del COBAT non si esauriva nella gestione dei rifiuti, avendo promosso importanti azioni di informazione e sensibilizzazione per favorire una coscienza sociale per uno sviluppo sostenibile, dei quali bisogna dargli merito. Non crediamo, tuttavia, che nella scelta del Governo si sia voluto “insistere sull’interpretazione ideologica della liberalizzazione che, invece, di aumentare l’efficienza punta ad aumentare il numero dei Consorzi” o abbiano “contato di più gli interessi di parte che non la volontà del Parlamento”, come affermato da esponenti di opposizione membri delle Commissioni ambiente di Camera e Senato, bensì la “dura” segnalazione indirizzatagli, tra gli altri, dal Presidente dell’Autorità garante della concorrenza del mercato che rilevava la non conformità alle Direttive europee dello schema di Decreto predisposto dal Governo. Nell’ambito, poi, della Conferenza unificata, secondo quanto riferito dal Comunicato del Governo, “le Regioni hanno reso parere negativo ritenendo il provvedimento non aderente alle prescrizioni della direttiva, in quanto affida ad un unico soggetto, il Consorzio nazionale per la raccolta ed il trattamento delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi (COBAT), e non ad una pluralità di sistemi, come prescritto dalla direttiva, il compito di effettuare la raccolta, il trattamento ed il riciclaggio delle pile e degli accumulatori. Parimente l’ANCI, pur esprimendo parere favorevole, ha sottolineato la difformità del provvedimento rispetto al dettato della direttiva nella parte in cui affida ad un unico sistema la gestione dei rifiuti da pile ed accumulatori”. Prima di passare ad analizzare il te-

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sto del Decreto, dobbiamo segnalare che in data 19 novembre, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno adottato la Direttiva 2008/103/CE che modifica la Direttiva 2006/66/CE. Anche se si tratta di un chiarimento che modifica un solo articolo, si ritiene opportuno segnalarlo, con l’avvertenza che gli Stati membri debbono conformarsi entro il 5 gennaio 2009: “Articolo 1 L’Articolo 6, paragrafo 2 della Direttiva 2006/66/CE è sostituito dal presente: Gli Stati membri adottano le necessarie misure affinché le pile e gli accumulatori che non soddisfano i requisiti stabiliti dalla presente Direttiva non siano immessi sul mercato dopo il 26 settembre 2008. Le pile e gli accumulatori che non soddisfano i requisiti stabiliti dalla presente Direttiva e che dopo questa data sono immessi sul mercato devono essere ritirati dal mercato”. Si illustrano di seguito i singoli articoli del Decreto oggetto del Commento. Articolo 1. Individua nella raccolta, nel trattamento, nel riciclaggio delle pile e degli accumulatori nonché nel corretto smaltimento dei rifiuti derivanti dai medesimi prodotti gli strumenti per garantire una maggiore tutela ed un miglioramento della qualità dell’ambiente. Definisce l’ambito di applicazione del decreto individuando esplicitamente le disposizioni interne che si continuano ad applicare, ovvero il decreto legislativo 209 del 24 giugno 2003, relativo ai veicoli fuori uso, ed il decreto legislativo 151 del 25 luglio 2005, relativo alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei relativi rifiuti; individua, altresì, le pile e gli accumulatori connessi a particolari apparecchiature esclusi dalla applicazione del presente Decreto.


Articolo 2. Introduce le definizioni previste all’art. 3 della direttiva, vale a dire quelle di pila e di accumulatore, di pacco di batterie, di pile e accumulatori portatili, di pile a bottone, di batterie e di accumulatori per veicoli, di pile e di accumulatori industriali, di rifiuti di pile o di accumulatori, di riciclaggio, di smaltimento, di trattamento, di apparecchio, di produttore, di distributore, di immissione sul mercato, di operatore economico, di utensili elettrici senza fili, di tasso di raccolta e di punto di raccolta per pile ed accumulatori. Articolo 3. Introduce il divieto di immettere sul mercato pile e accumulatori contenenti sostanze pericolose, ovvero mercurio o cadmio, nelle quantità percentuali di peso esplicitamente indicate; individua, altresì, le ipotesi in cui tale divieto non si applica. Articolo 4. Al fine di promuovere la ricerca e di incoraggiare miglioramenti, in termini ambientale, dell’efficienza delle pile e degli accumulatori prevede che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze, promuova ed incentivi, attraverso strumenti che non determino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica,, la progettazione e la fabbricazione, da parte dei produttori, di pile a di accumulatori contenenti minori quantità di sostanze pericolose o sostanze meno inquinanti. Articolo 5. Stabilisce che, dalla data di entrata in vigore del decreto, possano essere immessi sul mercato solo le pile e gli accumulatori che possiedono i requisiti stabiliti dallo stesso decreto, prevedendo contestualmente il ritiro delle pile e degli accumulatori non conformi im-

messi sul mercato. Articolo 6. Conformemente alla direttiva, che oltre al fine della tutela ambientale si propone anche quello di garantire il corretto funzionamento del mercato interno ( base giuridica della direttiva e considerando 26) prevede che la raccolta dei rifiuti da pile e da batterie portatili sia organizzata dai produttori attraverso una pluralità di sistemi. Introduce, pertanto, l’obbligo per gli stessi produttori di creare, individualmente o in forma collettiva, una rete per la capillare raccolta differenziata di detti rifiuti, imponendone il ritiro gratuito su tutto il territorio nazionale presso tutti i distributori e/o presso le strutture di raccolta differenziata istituite dal servizio pubblico, con oneri a totale carico dei produttori stessi. Articolo 7. Analogamente all’articolo 6 introduce in capo ai produttori di pile e di accumulatori industriali o per veicoli l’obbligo di organizzare, con proprie risorse, sull’intero territorio nazionale, sistemi di raccolta separata dei rifiuti di tali pile e accumulatori, prescrivendo, altresì, l’obbligo di gestire i predetti rifiuti quand’anche raccolti nell’ambito del servizio pubblico, evitando, in tal modo, la loro commistione con i rifiuti urbani. Articolo 8. Stabilisce le percentuali di raccolta minima di pile e di accumulatori portatili, nonché i periodi entro i quali le indicate percentuali di raccolta dovranno essere raggiunte. In particolare, prevede che dette percentuali siano calcolate per la prima volta nel corso dell’anno 2011 e che entro la data del 26 settembre 2012 si provveda alla raccolta del 25% delle pile e degli accumulatori portatili immessi sul mercato ed entro il 26 settembre 2016 alla raccolta del 45% del quantitativo di pile e di accumulatori immessi sul mercato.

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Articolo 9. Conformemente al dettato comunitario impone che già in fase di progettazione sia prevista la rimozione facilitata dei rifiuti di pile e di accumulatori, obbligando altresì a corredare tutte le apparecchiature di istruzioni idonee alla rimozione semplificata in condizioni di sicurezza. Individua anche le fattispecie in cui tale obbligo non può essere imposto per motivi di sicurezza, di prestazione, di protezione medica o dei dati. Articolo 10. In linea con la direttiva, introduce l’obbligo per i produttori di istituire, sia in forma individuale che collettiva, sistemi per il trattamento ed il riciclaggio dei rifiuti di pile e di accumulatori, utilizzando le migliori tecniche disponibili in termini di tutela della salute umana e della sicurezza ambientale. Al fine di assicurare il rispetto degli obblighi di trattamento e di riciclaggio è prevista un’attività ispettiva delle Province presso gli impianti appositamente predisposti. La solidità dell’impianto normativo si rafforza nel prevedere che il trattamento dei rifiuti può essere effettuato anche fuori dal territorio nazionale o comunitario, ma ai fini della verifica del raggiungimento degli obiettivi di efficienza del sistema occorrerà per il produttore esportatore dimostrare di aver riciclato in condizioni equivalenti a quelle previste nel presente decreto. Articolo 11. Prevede che il Ministero dell’ambiente, di concerto con i Ministeri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze individuino misure dirette a favorire lo sviluppo di migliori tecnologie per il recupero, il riciclaggio ed il trattamento delle pile e degli accumulatori, in ragione degli stanziamenti di bilancio esistenti, promuovendo sistemi certificati di gestione ambientale.

prosegue a pag. 36


(ndr. Si avverte che il testo del Decreto Legislativo inserito nelle pagine di questo Inserto non riveste carattere di ufficialità e non sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea).

Il Consiglio dei Ministri VISTI gli articoli 76 e 87 della Costituzione; VISTA la legge 25 febbraio 2008, n. 34, recante disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee Legge comunitaria 2007; VISTA la direttiva 2006/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 settembre 2006, relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e che abroga la direttiva 91/157/CEE; VISTA la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 23 settembre 2008; SENTITA la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; ACQUISITO il parere delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 novembre 2008; SULLA PROPOSTA del Ministro per le politiche europee e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle finanze, dell’interno, dello sviluppo economico, del lavoro, della salute e delle politiche sociali e per i rapporti con le regioni; Emana il seguente Decreto Legislativo: Articolo 1 Finalità e ambito di applicazione 1. Il presente decreto disciplina l’immissione sul mercato delle pile e degli accumulatori di cui al comma 2, nonché la raccolta, il trattamento, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti di pile e di accumulatori, al fine di promuoverne un elevato livello di raccolta e di riciclaggio. 2. Il presente decreto si applica alle pile e agli accumulatori, come definiti all’articolo 2, comma 1, lett. a), indipendentemente dalla forma, dal volume, dal peso, dalla composizione materiale o dall’uso cui sono destinati. 3. Sono fatte salve le disposizioni di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, e successive modificazioni, e di cui al decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151. 4 Sono escluse dall’ambito di applicazione del presente decreto le pile e gli accumulatori utilizzati in: a) apparecchiature connesse alla tutela degli interessi essenziali della sicurezza nazionale, armi, munizioni e materiale bellico, purché destinati a fini specificamente militari;

b) apparecchiature destinate ad essere inviate nello spazio. Articolo 2 Definizioni 1. Ai fini del presente decreto, si intende per: a) «pila» o «accumulatore»: una fonte di energia elettrica ottenuta mediante trasformazione diretta di energia chimica, costituita da uno o più elementi primari (non ricaricabili) o costituita da uno o più elementi secondari (ricaricabili); b) «pacco batterie»: un gruppo di pile o accumulatori collegati tra loro o racchiusi come un’unità singola e a sé stante in un involucro esterno non destinato ad essere lacerato o aperto dall’utilizzatore; c) «pile o accumulatori portatili»: le pile, le pile a bottone, i pacchi batteria o gli accumulatori che sono sigillati, sono trasportabili a mano e non costituiscono pile o accumulatori industriali, né batterie o accumulatori per veicoli; d) «pile a bottone»: piccole pile o accumulatori portatili di forma rotonda, di diametro superiore all’altezza, utilizzati a fini speciali in prodotti quali protesi acustiche, orologi e piccoli apparecchi portatili e come energia di riserva; e) «batterie o accumulatori per veicoli»: le batterie o gli accumulatori utilizzati per l’avviamento, l’illuminazione e l’accensione; f) «pile o accumulatori industriali»: le pile o gli accumulatori progettati esclusivamente a uso industriale o professionale, o utilizzati in qualsiasi tipo di veicoli elettrici; g) «rifiuti di pile o accumulatori»: le pile e gli accumulatori che costituiscono rifiuti a norma dell’articolo 183, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; h) «riciclaggio»: il trattamento in un processo di produzione di materiali di rifiuto per la funzione originaria o per altri fini, escluso il recupero di energia; i) «smaltimento»: una qualsiasi delle operazioni applicabili di cui all’allegato B alla parte quarta del decreto n. 152 del 2006; l) «trattamento»: le attività eseguite sui rifiuti di pile e accumulatori dopo la consegna ad un impianto per la selezione, la preparazione per il riciclaggio o la preparazione per lo smaltimento; m) «apparecchio»: qualsiasi apparecchiatura elettrica o elettronica, secondo la definizione di cui al decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, alimentata o capace di essere alimentata interamente o parzialmente da pile o accumulatori; n) «produttore»: chiunque immetta sul mercato na-

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Regioni&Ambiente n° 12 Dicembre 2008

INSERTO

D. Lgs. 19 novembre 2008 ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA 2006/66/CE CONCERNENTE PILE, ACCUMULATORI E RELATIVI RIFIUTI E CHE ABROGA LA DIRETTIVA 91/157/CEE (Supplemento Ordinario alla G.U. n. 283 del 3/12/2008)


zionale per la prima volta a titolo professionale pile o accumulatori, compresi quelli incorporati in apparecchi o veicoli, a prescindere dalla tecnica di vendita utilizzata, comprese le tecniche di comunicazione a distanza definite agli articoli 50, e seguenti, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, di recepimento della direttiva 97/7/ CE riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza; o) «distributore»: qualsiasi persona che, nell’ambito di un’attività commerciale, fornisce pile e accumulatori ad un utilizzatore finale; p) «immissione sul mercato»: la fornitura o la messa a disposizione, a titolo oneroso o gratuito, in favore di terzi all’interno del territorio della Comunità, compresa l’importazione nel territorio doganale della Comunità; q) «operatori economici»: i produttori, i distributori, gli operatori addetti alla raccolta, gli operatori addetti al riciclaggio o altri operatori di impianti di trattamento; r) «utensili elettrici senza fili»: apparecchi portatili alimentati da pile o accumulatori e destinati ad attività di manutenzione, di costruzione o di giardinaggio; s) «tasso di raccolta»: la percentuale ottenuta, dividendo il peso dei rifiuti di pile e accumulatori portatili raccolti in un anno civile a norma dell’articolo 7 per la media del peso di pile e accumulatori portatili venduti direttamente agli utilizzatori finali da parte dei produttori, ovvero da essi consegnati a terzi in vista della vendita agli utilizzatori finali nel territorio nazionale nel corso di tale anno civile e dei due anni civili precedenti; t) “punto di raccolta per pile ed accumulatori”: contenitore destinato alla raccolta esclusiva di pile e accumulatori accessibile all’utilizzatore finale e distribuito sul territorio, tenuto conto della densità di popolazione, non soggetto ai requisiti in materia di registrazione o di autorizzazione di cui alle norme vigenti sulla gestione dei rifiuti. Articolo 3 Divieti di immissione sul mercato 1. Fatte salve le previsioni di cui al decreto n. 209 del 2003, è vietata, dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l’immissione sul mercato: a) di tutte le pile o accumulatori, anche incorporati in apparecchi, contenenti più di 0,0005 per cento di mercurio in peso; b) di pile o accumulatori portatili, compresi quelli incorporati in apparecchi, contenenti più dello 0,002 per cento di cadmio in peso. 2. Il divieto di cui al comma 1, lettera a), non si applica alle pile a bottone con un tenore di mercurio non superiore al 2 per cento in peso. 3. Il divieto di cui al comma 1, lettera b), non si applica alle pile e agli accumulatori portatili destinati ad essere utilizzati in: a) sistemi di emergenza e di allarme, comprese le luci di emergenza; b) attrezzature mediche; c) utensili elettrici senza fili.

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Articolo 4 Maggiore efficienza ambientale 1. Al fine di promuovere la ricerca e di incoraggiare miglioramenti dell’efficienza, in termini ambientali, delle pile e degli accumulatori lungo l’intero ciclo di vita, nonché favorire lo sviluppo e la commercializzazione di pile e accumulatori contenenti minori quantità di sostanze pericolose ovvero contenenti sostanze meno inquinanti in sostituzione del mercurio, del cadmio e del piombo, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, adotta misure, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, quali la stipula di accordi di programma, dirette a favorire ed incentivare, da parte dei produttori di pile ed accumulatori, l’impiego di modalità di progettazione e di fabbricazione che consentano una maggiore efficienza ambientale. 2. Per le finalità di cui al comma 1, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministeri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze, individua e promuove politiche di sostegno e di incentivazione, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio destinati allo scopo. Articolo 5 Immissione sul mercato 1. Le pile e gli accumulatori conformi ai requisiti stabiliti dal presente decreto, sono immessi sul mercato senza alcun tipo di restrizione. 2. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto le pile e gli accumulatori che non soddisfano i requisiti del presente decreto non possono essere immessi sul mercato. 3. In caso di immissione sul mercato nazionale di pile ed accumulatori che non soddisfano i requisiti del presente decreto, le autorità competenti provvedono al loro immediato ritiro con oneri a carico di chi li ha immessi. 4. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico sono individuate entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto le autorità competenti al ritiro ai sensi del comma 3. Articolo 6 Raccolta separata e ritiro pile e accumulatori portatili 1. Al fine di realizzare una gestione dei rifiuti di pile ed accumulatori che riduca al minimo il loro smaltimento insieme al rifiuto urbano indifferenziato e al fine di garantire, entro la data del 26 settembre 2012, il raggiungimento del tasso di raccolta separata di pile ed accumulatori portatili di cui all’articolo 8, per la raccolta separata di pile ed accumulatori portatili i produttori o i terzi che agiscono in loro nome organizzano e gestiscono, su base individuale o collettiva, sostenendone i relativi costi, sistemi di raccolta separata di pile ed accumulatori portatili idonei a coprire in modo omogeneo tutto il territorio nazionale. Tali sistemi: a) consentono agli utilizzatori finali di disfarsi gratuitamente dei rifiuti di pile o accumulatori portatili in punti di raccolta loro accessibili nelle vicinanze, tenuto conto della densità della popolazione;


b) non devono comportare oneri per gli utilizzatori finali nel momento in cui si disfano dei rifiuti di pile o accumulatori portatili, né l’obbligo di acquistare nuove pile o nuovi accumulatori. 2. I punti di raccolta istituiti a norma della lettera a) del comma 1 non sono soggetti ai requisiti in materia di registrazione o di autorizzazione di cui alla vigente normativa sui rifiuti. 3. Al fine di organizzare e gestire i sistemi di raccolta separata di cui al comma 1, i produttori o i terzi che agiscono in loro nome possono avvalersi, previa stipula di apposita convenzione, delle strutture di raccolta differenziata istituite dal servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani. I produttori o i terzi che agiscono in loro nome sono in ogni caso tenuti a provvedere al ritiro e alla gestione dei rifiuti di pile o accumulatori portatili raccolti in maniera differenziata nell’ambito del servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani. 4. La raccolta separata di cui al comma 1 è organizzata prevedendo che i distributori che forniscono nuove pile e accumulatori portatili pongano a disposizione del pubblico dei contenitori per il conferimento dei rifiuti di pile e accumulatori nel proprio punto vendita. Tali contenitori costituiscono punti di raccolta e non sono soggetti ai requisiti in materia di registrazione o di autorizzazione di cui alla vigente normativa sui rifiuti. Articolo 7 Raccolta separata di pile e accumulatori industriali e per veicoli 1. Al fine di promuovere al massimo la raccolta separata, i produttori di pile e accumulatori industriali, o i terzi che agiscono in loro nome, organizzano e gestiscono sistemi di raccolta separata di pile ed accumulatori industriali idonei a coprire in modo omogeneo tutto il territorio nazionale. A tal fine, possono: a) aderire a sistemi esistenti ed utilizzare la rete di raccolta facente capo alle medesime; b) organizzare autonomamente, su base individuale o collettiva, sistemi di raccolta dei rifiuti di pile e accumulatori industriali. 2. I produttori di pile e accumulatori industriali o i terzi che agiscono in loro nome ritirano gratuitamente i rifiuti di pile e di accumulatori industriali presso gli utilizzatori finali, indipendentemente dalla composizione chimica e dall’origine. 3. I produttori di pile e accumulatori industriali o i terzi che agiscono in loro nome assicurano la raccolta separata di pile ed accumulatori per veicoli idonei a coprire in modo omogeneo tutto il territorio nazionale. 4. I produttori di pile e accumulatori industriali o i terzi che agiscono in loro nome organizzano e gestiscono, sostenendone i relativi costi, sistemi di raccolta separata di pile ed accumulatori industriali idonei a coprire in modo omogeneo tutto il territorio nazionale, fermo restando che l’attività di raccolta può essere svolta anche da terzi indipendenti purché senza oneri aggiuntivi per il produttore del rifiuto o per l’utilizzatore finale e nel rispetto della normativa vigente. 5. Chiunque detiene rifiuti di pile e accumulatori per veicoli è obbligato al loro conferimento ai soggetti di cui ai commi 1 e 3, a meno che la raccolta venga

effettuata in conformità alle disposizioni di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209. 6. In caso di batterie e di accumulatori per veicoli ad uso privato non commerciale, l’utilizzatore finale si disfa, presso i centri di raccolta allestiti dai soggetti di cui ai commi 1 e 3, dei rifiuti di detti batterie e accumulatori senza oneri e senza l’obbligo di acquistare nuove batterie o nuovi accumulatori. 7. I soggetti di cui ai commi 1 e 3 sono in ogni caso tenuti a provvedere al ritiro gratuito e alla gestione dei rifiuti di pile o accumulatori industriali e per veicoli raccolti nell’ambito del servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani. Articolo 8 Obiettivi di raccolta 1. Ai fini del presente decreto, la percentuale di raccolta delle pile e degli accumulatori viene calcolata per la prima volta in relazione alla raccolta effettuata nel corso dell’anno 2011. Fatta salva l’applicazione del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, i dati annuali relativi alla raccolta e alle vendite comprendono pile e accumulatori incorporati in apparecchi. 2. Al fine di realizzare un sistema organico di gestione delle pile ed accumulatori portatili che riduca al minimo il loro smaltimento insieme al rifiuto urbano misto, entro la data del 26 settembre 2012 dovrà essere conseguito, anche su base regionale, un tasso di raccolta minimo di pile ed accumulatori portatili pari al 25 per cento del quantitativo immesso sul mercato; tale tasso di raccolta dovrà raggiungere, entro il 26 settembre 2016, il 45 per cento del quantitativo immesso sul mercato. 3. Le percentuali di raccolta di pile e accumulatori portatili sono calcolati annualmente dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, di seguito: “ISPRA”, secondo il piano di cui all’allegato I, sulla base dei dati risultanti dal Registro di cui all’articolo 14 e dei dati trasmessi dal Centro di coordinamento di cui all’articolo 16. Articolo 9 Rimozione di rifiuti di pile e accumulatori 1. Gli apparecchi contenenti pile ed accumulatori sono progettati in modo tale che i rifiuti di pile e accumulatori siano facilmente rimovibili. A decorrere dal sesto mese successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, gli apparecchi in cui sono incorporati pile o accumulatori sono corredati di istruzioni che indicano come rimuoverli senza pericolo e informano l’utilizzatore finale sul tipo delle pile e degli accumulatori incorporati. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano qualora per motivi di sicurezza, prestazione, protezione medica o dei dati, sia necessaria la continuità dell’alimentazione e occorra un collegamento permanente tra l’apparecchio e la pila o l’accumulatore. Articolo 10 Trattamento e riciclaggio 1. Entro il 26 settembre 2009: a) i produttori od i terzi che agiscono in loro nome istituiscono, su base individuale o collettiva, utilizzando le migliori tecniche disponibili, in termini di tutela della salute e dell’ambiente, sistemi per

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il trattamento e il riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori; b) tutte le pile e gli accumulatori individuabili e raccolti a norma degli articoli 6 e 7 o del decreto 25 luglio 2005, n. 151, sono sottoposti a trattamento e riciclaggio con sistemi che siano conformi alla normativa comunitaria, in particolare per quanto riguarda la salute, la sicurezza e la gestione dei rifiuti. 2. Il trattamento di cui al comma 1 soddisfa i requisiti minimi di cui all’allegato II, parte A. 3. Le pile o gli accumulatori raccolti assieme ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, a norma del decreto n. 151 del 2005, sono rimossi dai rifiuti delle apparecchiature stesse e gestiti secondo quanto disposto all’articolo 13, comma 3. 4. Il processo di riciclaggio soddisfa le efficienze di riciclaggio e le disposizioni associate di cui all’allegato II, parte B, entro il 26 settembre 2011. 5. Al fine di verificare il rispetto delle disposizioni di cui ai commi 2 e 4, le province territorialmente competenti effettuano apposite ispezioni presso gli impianti di trattamento e di riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori, e comunicano al Comitato di cui all’articolo 19 gli esiti di tali ispezioni. 6. L’operazione di trattamento dei rifiuti di pile e accumulatori di cui al presente articolo può essere effettuata al di fuori del territorio nazionale o comunitario, a condizione che la spedizione dei rifiuti sia conforme alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006 , e successive modificazioni. 7. I rifiuti di pile e accumulatori, esportati dalla Comunità a norma del citato regolamento (CE) n. 1013/2006 e del regolamento (CE) n. 1418/2007 della Commissione, del 29 novembre 2007, come modificato dal regolamento (CE) n. 740/2008 della Commissione, del 29 luglio 2008, sono presi in considerazione ai fini dell’adempimento degli obblighi e del conseguimento delle efficienze stabiliti nell’allegato II , solo se l’esportatore può dimostrare che l’operazione di riciclaggio è stata effettuata in condizioni equivalenti a quelle stabilite dal presente decreto. 8. A decorrere dall’anno 2012 gli impianti di riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori comunicano ogni anno al Centro di coordinamento di cui all’articolo 16 entro il 31 marzo, con riferimento all’anno solare precedente, le informazioni relative ai quantitativi di rifiuti trattati, suddivisi per singole tipologie di pile e accumulatori, e alle percentuali di riciclaggio conseguite, con riferimento alle tre categorie di pile ed accumulatori di cui all’allegato III, punto 3, lettera b) . Articolo 11 Nuove tecnologie di riciclaggio 1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministeri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico, definisce, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio previsti per tali finalità, misure volte a promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie di recupero, di riciclaggio e di trattamento. 2. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del

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mare promuove la diffusione negli impianti di trattamento di sistemi certificati di gestione ambientale, a norma del regolamento (CE) n. 761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001, sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS/ISO 14000). Articolo 12 Smaltimento 1. È vietato lo smaltimento in discarica o mediante incenerimento dei rifiuti delle pile e degli accumulatori industriali e per veicoli, ad eccezione dei residui che sono stati sottoposti a trattamento o riciclaggio a norma dell’articolo 10, comma 1. Articolo 13 Finanziamento 1. Il finanziamento delle operazioni di raccolta, di trattamento e di riciclaggio dei rifiuti di pile ed accumulatori di cui agli articoli 6 e 7 e 10 è a carico dei produttori o dei terzi che agiscono in loro nome. 2. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sentito il Comitato di vigilanza e controllo di cui al presente decreto, sono definiti i criteri di determinazione e di ripartizione dei finanziamenti delle operazioni di raccolta, trattamento e riciclaggio, in funzione anche della tipologia delle pile e degli accumulatori raccolti, dell’ubicazione sul territorio dei punti di raccolta e della quota percentuale di raccolta separata effettuata, nonchè tenuto conto dei ricavi derivanti dalla vendita dei metalli ottenuti dalle operazioni di trattamento e riciclaggio. 3. I rifiuti di pile e accumulatori raccolti nell’ambito dei sistemi di cui ai decreti n. 151 del 2005 e n. 209 del 2003 sono rimossi dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e dai veicoli fuori uso presso gli impianti di trattamento di tali rifiuti e presi in carico dai produttori o dai terzi che agiscono in loro nome ai sensi del comma 1. 4. I produttori sono tenuti a sostenere i costi del funzionamento e delle attività del Centro di coordinamento di cui all’articolo 16. 5. I costi della raccolta, del trattamento e del riciclaggio non sono indicati separatamente agli utilizzatori finali al momento della vendita di nuove pile e accumulatori portatili. 6. I produttori e gli utilizzatori di pile e accumulatori industriali e per veicoli possono concludere accordi che stabiliscano il ricorso a modalità di finanziamento diverse da quelle di cui al comma 1. 7. Il presente articolo si applica a tutti i rifiuti di pile e accumulatori, indipendentemente dalla data della loro immissione sul mercato. 8. L’obbligo di cui al comma 1 non può implicare un doppio addebito per i produttori, nel caso di pile o accumulatori raccolti conformemente alle disposizioni di cui ai decreti n. 209 del 2003 e n. 151 del 2005. Articolo 14 Registro nazionale 1. è istituito, presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Registro nazionale dei soggetti tenuti al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di pile e accumulatori ai sensi


dell’articolo 13. All’interno di tale Registro è prevista una sezione relativa ai sistemi collettivi istituiti per il finanziamento della gestione dei rifiuti di pile e accumulatori, sulla base delle indicazioni di cui al comma 2. 2. Il produttore di pile e accumulatori soggetto agli obblighi di cui al comma 1 può immettere sul mercato tali prodotti solo a seguito di iscrizione telematica al Registro da effettuarsi presso la Camera di Commercio di competenza. Tale iscrizione deve essere effettuata, conformemente a quanto previsto dall’allegato III, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Annualmente, entro il 31 marzo, i produttori comunicano alle Camere di commercio i dati relativi alle pile ed accumulatori immessi sul mercato nazionale nell’anno precedente, suddivisi per tipologia; tale dato è comunicato per la prima volta all’atto dell’iscrizione con riferimento all’anno solare precedente. 3. Una volta effettuata l’iscrizione, a ciascun produttore viene rilasciato un numero di iscrizione tramite il sistema informatico delle Camere di commercio. Entro 30 giorni dal suo rilascio, il numero di iscrizione deve essere indicato dal produttore in tutti i documenti di trasporto e nelle fatture commerciali. 4. L’iscrizione al Registro è assoggettata al pagamento di un corrispettivo annuale da determinarsi, secondo il criterio della copertura dei costi del servizi, con il provvedimento di cui all’articolo 27, comma 5. 5. Ai fini delle predisposizione e dell’aggiornamento del Registro di cui al comma 1, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura comunicano annualmente all’ISPRA, secondo modalità di interconnessione telematica da definirsi mediante accordo tra le parti, l’elenco delle imprese identificate come produttori di pile e accumulatori e dei sistemi collettivi operativi, nonché tutte le altre informazioni di cui al comma 2. Articolo 15 Gestione del Registro e dei dati su raccolta e riciclaggio 1. Il Registro di cui all’articolo 14 è detenuto dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. L’ISPRA effettua ispezioni a campione sui produttori al fine di verificare il corretto assolvimento dei compiti di cui all’articolo 14, comma 2. 2. L’ISPRA svolge inoltre i seguenti compiti: a) predispone e aggiorna il Registro di cui all’articolo 14 sulla base delle comunicazioni di produttori di cui all’articolo 14, comma 2; b) raccoglie esclusivamente in formato elettronico i dati relativi ai prodotti immessi sul mercato che i produttori sono tenuti a comunicare al Registro ai sensi dell’articolo 14, comma 2; c) raccoglie i dati trasmessi dai sistemi di raccolta, relativamente alla raccolta e al riciclaggio secondo quanto previsto dagli articoli 8 e 10, nonché dalle province, ai sensi dell’articolo 10, comma 5; d) elabora i dati relativi alla raccolta e al riciclaggio e ne trasmette le risultanze al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ai fini della trasmissione alla Commissione Europea

delle relazioni di cui all’articolo 24. Articolo 16 Centro di coordinamento 1. È istituito il Centro di coordinamento, in forma di consorzio avente personalità giuridica di diritto privato, cui partecipano i produttori di pile e di accumulatori, individualmente o in forma collettiva. 2. Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto il Centro di coordinamento si dota di apposito statuto. Articolo 17 Compiti del Centro di coordinamento 1. Il centro di coordinamento ha il compito di ottimizzare le attività di competenza dei sistemi collettivi ed individuali a garanzia di omogenee ed uniformi condizioni operative al fine di incrementare le percentuali di raccolta e di riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori. 2. In particolare il Centro di coordinamento provvede: a) ad organizzare ed effettuare in maniera uniforme sull’intero territorio nazionale le campagne di informazione di cui all’articolo 22; b) ad organizzare per tutti i consorziati un sistema capillare di raccolta dei rifiuti di pile e accumulatori che copra in modo omogeneo l’intero territorio nazionale; c) ad assicurare il monitoraggio e la rendicontazione dei dati relativi alla raccolta ed al riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori, nonchè la loro trasmissione all’ISPRA entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di rilevamento; d) a garantire il necessario raccordo tra l’amministrazione pubblica, i sistemi collettivi o individuali e gli altri operatori economici; e) a svolgere le funzioni di cui al comma 2 dell’articolo 13, d’intesa con il Comitato di vigilanza e controllo di cui all’articolo 19. Articolo 18 Organizzazione del Centro di coordinamento 1. Sono organi del Centro di coordinamento: a) l’Assemblea, composta dai rappresentanti di tutti i produttori, in forma singola o associata; b) il Comitato esecutivo, composto da cinque membri, tra cui il Presidente; c) il Presidente; d) il Collegio dei revisori contabili. 2. Il Presidente e il Comitato esecutivo sono nominati dall’Assemblea e durano in carica 12 mesi dalla nomina. 3. I componenti del Collegio dei revisori sono nominati tra gli iscritti all’albo dei revisori contabili. Il mandato triennale è rinnovabile. 4. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare approva con apposito decreto lo statuto del Centro di coordinamento, deliberato dall’Assemblea, e vigila sul rispetto degli obblighi posti a carico dello stesso. Articolo 19 Comitato di vigilanza e controllo 1. Il Comitato di vigilanza e controllo già istituito ai sensi dell’articolo 15 del decreto n. 151 del 2005, assume anche le funzioni di Comitato di vigilanza e controllo

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sulla gestione delle pile e degli accumulatori e dei relativi rifiuti di cui al presente decreto. Gli oneri di funzionamento del Comitato di cui al comma 1 sono posti in ugual misura a carico dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche e delle pile ed accumulatori. I produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche ripartiscono gli oneri di cui al presente comma in base alle quote di mercato come individuate dall’articolo 15, comma 1, lettera c), del decreto n. 151 del 2005. I produttori di pile e accumulatori ripartiscono gli oneri di cui al presente comma secondo i criteri stabiliti dal Comitato di vigilanza di cui al presente articolo. Il Comitato di cui al comma 1 è composto da otto membri, di cui tre designati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, uno dei quali con funzioni di presidente, uno dal Ministro dello sviluppo economico, con funzione di vicepresidente, uno dal Ministro dell’economia e delle finanze, uno dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, uno dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e uno dalla Conferenza unificata, nominati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Fino all’adozione del decreto di nomina dei nuovi componenti, lo svolgimento delle attività istituzionali e’ garantito dai componenti in carica alla data di entrata in vigore del presente decreto. Il sistema contabile, l’attività e il funzionamento del Comitato sono disciplinati da un regolamento interno adottato dal Comitato stesso. La Segreteria del Comitato è assicurata dall’ISPRA. Per l’esame di problemi specifici possono essere invitati alle sedute del Comitato esperti particolarmente qualificati nelle materie da trattare. Il Comitato di vigilanza e controllo assicura la direzione unitaria e il coordinamento delle attività di gestione dei rifiuti pile e accumulatori e relaziona annualmente al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Al Comitato di vigilanza e controllo spetta inoltre: a) l’elaborazione e l’aggiornamento permanente delle regole necessarie per l’allestimento e la cooperazione tra i centri di raccolta/punti di raccolta di pile e accumulatori e/o enti locali; b) assicurare il monitoraggio sull’attuazione del presente decreto legislativo; c) garantire l’esame e la valutazione delle problematiche sottoposte dalle categorie interessate e dai sistemi di raccolta, in particolare, in mancanza di una specifica valutazione a livello comunitario, si esprime circa l’applicabilità o meno del presente decreto. d) favorire l’adozione di iniziative finalizzate a garantire l’uniforme applicazione del presente decreto legislativo e dei suoi provvedimenti attuativi, anche sottoponendo eventuali proposte di modifica della normativa ai Ministeri competenti; e) programmare e disporre, sulla base di un apposito piano, ispezioni nei confronti dei produttori che non effettuano le comunicazioni di cui all’art. 15, comma 2, lettera b), avvalendosi dell’ISPRA e della

Guardia di finanza. Articolo 20 Consorzio nazionale per la raccolta ed il trattamento delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi 1. Il Consorzio nazionale per la raccolta ed il trattamento delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi istituito dall’articolo 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e successive modificazioni, è considerato uno dei sistemi di raccolta e di trattamento di cui agli articoli 6, 7 e 10, e continua a svolgere la propria attività conformandosi alle disposizioni del presente decreto. 2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Consorzio nazionale per la raccolta ed il trattamento delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi adegua il proprio statuto alle disposizioni del presente decreto, in modo da assicurare anche quanto stabilito dal primo comma dell’articolo 21. Articolo 21 Partecipazione 1. I sistemi di raccolta, ritiro, trattamento e riciclaggio di cui agli articolo 6, 7 e 10 evitano ostacoli agli scambi o distorsioni della concorrenza e agli stessi possono partecipare tutti gli operatori economici e le pubbliche amministrazioni competenti. 2. I sistemi di cui al comma 1 si applicano anche a pile e accumulatori importati da paesi non appartenenti all’Unione europea, a condizioni non discriminatorie. 3. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare costituisce un tavolo di consultazione permanente al quale partecipano il Ministero dello sviluppo economico, l’ISPRA, nonché tre rappresentanti designati dalle organizzazioni nazionali delle categorie dell’industria, dei quali almeno due in rappresentanza del settore del recupero, due rappresentanti designati dalle Organizzazioni nazionali delle categorie del commercio, uno dalle organizzazioni nazionali delle categorie dell’artigianato, uno dalle organizzazioni nazionali delle categorie della cooperazione, uno dall’ANCI, uno da Confservizi, uno dalle associazioni ambientaliste e uno dalle associazioni dei consumatori. 4. Il tavolo di consultazione di cui al comma 3 si riunisce almeno due volte all’anno e ogniqualvolta sia richiesto dalla maggioranza dei componenti. Il tavolo monitora l’operatività, la funzionalità logistica e l’economicità, nonché l’attività di informazione, del sistema di gestione dei rifiuti di pile e accumulatori, formulando le proprie valutazioni e le proprie proposte di miglioramento. Articolo 22 Informazioni per gli utilizzatori finali 1. I produttori di pile e di accumulatori o i terzi che agiscono in loro nome provvedono ad effettuare, mediante il Centro di coordinamento, campagne di informazione per informare gli utilizzatori finali circa: a) i potenziali effetti sull’ambiente e sulla salute umana delle sostanze utilizzate nelle pile e negli accumulatori; b) l’obbligo di non smaltire i rifiuti di pile e accumulatori come rifiuti urbani e di effettuare, per detti


rifiuti, una raccolta separata; c) i sistemi di raccolta dei rifiuti di pile e accumulatori a loro disposizione; d) le modalità di trattamento e il riciclaggio di tutti rifiuti di pile e accumulatori; e) il ruolo che essi possono svolgere nel riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori; f) il significato del simbolo raffigurante il bidone della spazzatura con ruote barrato da una croce, riportato all’allegato IV, e dei simboli chimici relativi al mercurio (Hg), cadmio (Cd) e piombo (Pb). 2. I distributori di pile o degli accumulatori portatili espongono in evidenza, in prossimità dei banchi di vendita, con caratteri ben leggibili, un avviso al pubblico con indicata la possibilità di lasciare presso i loro punti di vendita i rifiuti di pile o accumulatori portatili. L’avviso informa altresì circa i pericoli e i danni all’ambiente e alla salute umana derivanti dallo smaltimento delle pile e degli accumulatori al di fuori degli appositi contenitori per la raccolta separata e circa il significato dei simboli apposti, ai sensi del presente decreto, sulle pile e sugli accumulatori. Articolo 23 Etichettatura 1. Entro il 26 settembre 2009 le pile e gli accumulatori sono immessi sul mercato solo se contrassegnati in modo visibile, leggibile e indelebile con il simbolo raffigurato nell’allegato IV. 2. Tale simbolo occupa almeno il 3 per cento della superficie del lato maggiore della pila, dell’accumulatore o del pacco batterie, con una dimensione massima di 5 × 5 cm. Per gli elementi cilindrici, il simbolo occupa almeno l’1,5 per cento della superficie della pila o dell’accumulatore, con una dimensione massima di 5 × 5 cm. Se le dimensioni della pila, dell’accumulatore o del pacco batterie sono tali per cui la superficie del simbolo risulterebbe inferiore a 0,5 × 0,5 cm, non è richiesta la marcatura bensì la stampa di un simbolo di almeno 1 × 1 cm sull’imballaggio. 3. In aggiunta al simbolo di cui al comma 1, le pile, gli accumulatori e le pile a bottone contenenti più di 0,0005 per cento di mercurio (simbolo chimico Hg), più di 0,002 per cento di cadmio (simbolo chimico Cd)o più di 0,004 per cento di piombo (simbolo chimico Pb) sono contrassegnati con il simbolo chimico del relativo metallo. Il simbolo indicante il tenore di metalli pesanti è apposto sotto al simbolo di cui al comma 1 e occupa una superficie pari ad almeno un quarto della superficie del predetto simbolo 4. La marcatura deve essere effettuata dal fabbricante o dal suo rappresentante in Italia oppure, in mancanza di tali soggetti, dal responsabile dell’immissione sul mercato nazionale. 5. n aggiunta al simbolo di cui al comma 1, le pile e gli accumulatori portatili e per veicoli riportano l’indicazione della loro capacità in modo visibile, leggibile ed indelebile. La capacità si misura secondo le modalità stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in conformità alle determinazioni ed ai metodi armonizzati definiti dalla Commissione europea.

Articolo 24 Relazioni alla Commissione europea 1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette alla Commissione europea, per la prima volta entro il 26 giugno 2013 per il periodo fino al 26 settembre 2012 e successivamente ogni tre anni, entro il 30 giugno, una relazione sull’attuazione del presente decreto, sulla base del questionario adottato in sede comunitaria. 2. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette ogni anno alla Commissione europea, entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di rilevamento, le informazioni sui livelli di riciclaggio raggiunti e sui livelli di efficienza dei processi di riciclaggio fornite ai sensi dell’articolo 15, comma 2, lettere c) e d). Tali informazioni sono trasmesse per la prima volta entro il 30 giugno 2012. 3. Fatto salvo quanto disposto dal regolamento (CE) n. 2150/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2002, relativo alle statistiche sui rifiuti, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette alla Commissione europea un rapporto annuale contenente le informazioni di cui all’articolo 8, comma 3, e le modalità di ottenimento dei dati necessari al calcolo del tasso di raccolta dei rifiuti di pile e accumulatori portatili, entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di rilevamento. Tale rapporto è trasmesso per la prima volta entro il 30 giugno 2013. Articolo 25 Sanzioni 1. Salvo che il fatto costituisca reato, il produttore che, dopo il 26 settembre 2009, immette sul mercato pile e accumulatori portatili e per veicoli privi del simbolo e della indicazione di cui all’articolo 23, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50 ad euro 1000 per ciascuna pila o accumulatore immesso sul mercato. La medesima sanzione amministrativa pecuniaria si applica nel caso in cui i suddetti indicazione o simbolo non siano conformi ai requisiti stabiliti dal medesimo comma. 2. Salvo che il fatto costituisca reato, il produttore che, senza avere provveduto alla iscrizione presso la Camera di commercio ai sensi dell’articolo 14, comma 2, immette sul mercato pile o accumulatori, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 30.000 ad euro 100.000. 3. Salvo che il fatto costituisca reato, il produttore che, entro il termine di cui all’articolo 14, comma 2, non comunica al Registro nazionale dei soggetti tenuti al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di pile e accumulatori le informazioni di cui al medesimo articolo, ovvero le comunica in modo incompleto o inesatto, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 ad euro 20.000. 4. Salvo che il fatto costituisca reato, fatte salve le eccezioni di cui all’articolo 3, commi 2 e 3, chiunque, dopo l’entrata in vigore del presente decreto, immette sul mercato pile e accumulatori contenenti le sostanze di cui all’articolo 3, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 100 ad euro 2000 per ciascuna pila o accumulatore immesso sul mercato.

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5. Salvo che il fatto costituisca reato, il distributore che indebitamente non ritira, a titolo gratuito, una pila o un accumulatore, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 30 ad euro 150, per ciascuna pila o accumulatore non ritirato o ritirato a titolo oneroso. 6. Il distributore che non fornisce le informazioni di cui all’articolo 24, comma 2, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 ad euro 2.000. 7. Il produttore di apparecchi in cui sono incorporati pile o accumulatori che non fornisce le istruzioni di cui all’articolo 9, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 ad euro 5.000. 8. Per l’accertamento e l’irrogazione delle sanzioni previste dal presente decreto si applicano le disposizioni di cui all’articolo 262 del decreto n. 152 del 2006. Articolo 26 Modifiche degli allegati 1. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, si provvede ad integrare, modificare ed aggiornare il contenuto ed il numero degli allegati del presente decreto, in conformità alle modifiche o integrazioni intervenute in sede comunitaria. Articolo 27 Disposizioni finanziarie 1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri, né minori entrate per la finanza pubblica. 2. I soggetti pubblici competenti provvedono all’attuazione del decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 3. Gli oneri derivanti dalle ispezioni di cui all’articolo 10, comma 5, sono posti a carico dei soggetti destinatari di tali controlli, mediante tariffe e modalità di versamento stabilite, sulla base del costo effettivo del servizio, con disposizioni regionali. Dette tariffe sono aggiornate almeno ogni due anni. 4. Gli oneri relativi all’istituzione ed al funzionamento del Registro di cui agli articoli 14 e 15, all’espletamento delle attività del Comitato di vigilanza e controllo di cui all’articolo 19, ivi incluse le attività ispettive, previste dal comma 6, lettera e), del medesimo articolo, e delle attività dell’ISPRA di cui di agli articoli 8, comma 3, e 15, sono a carico dei produttori di pile e accumulatori. 5. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le tariffe per la copertura degli oneri di cui al comma 4, nonché le relative modalità di versamento. Fino all’adozione del predetto decreto, alla copertura degli oneri di funzionamento del Comitato di cui all’art. icolo16 si provvede in conformità al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, adottato ai sensi dell’articolo 19, comma 4, del decreto n. 151 del 2005 .

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Articolo 28 Obiettivi minimi di raccolta 1. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico, da adottarsi entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono determinati gli obiettivi minimi necessari ad assicurare l’adeguatezza e l’uniformità dei sistemi di raccolta sull’intero territorio nazionale. Articolo 29 Abrogazioni 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono abrogati: a) il decreto del Ministro della sanità in data 20 marzo 1997, recante “Recepimento della direttiva del Consiglio del 18 marzo 1991, n. 91/157/CEE, relativa a pile e accumulatori contenenti sostanze pericolose”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 170 del 23 luglio 1997; b) il decreto del Ministro delle attività produttive 3 luglio 2003, n. 194, recante “Regolamento concernente l’attuazione della direttiva 98/101/CE del 22 dicembre 1998 della Commissione, che adegua al progresso tecnico la direttiva 91/157/CEE del Consiglio relative alle pile ed agli accumulatori contenenti sostanze pericolose”; c) l’articolo 15, comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151. d) l’articolo 9-quinquies del decreto legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, relativo alla raccolta e al riciclaggio delle batterie esauste; e) il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio in data 18 ottobre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 255 del 2 novembre 2005, relativo alla determinazione del sovrapprezzo unitario delle batterie al piombo, previsto dall’articolo 9-quinquies, comma 8, della legge 9 novembre 1988, n. 475; f) l’articolo 235 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni; g) il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio in data 2 febbraio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 35 del 12 febbraio 2004, recante approvazione dello statuto Consorzio obbligatorio delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi (COBAT); h) il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 23 novembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 295 del 20 dicembre 2007, recante approvazione dello statuto Consorzio obbligatorio delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi (COBAT).

(Per quanto attiene gli Allegati si rinvia al testo pubblicato nel Supplemento Ordinario della G.U. n. 283 del 3 dicembre 2008).


continua da pag. 33 Articolo 12. Si cristallizza il divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti di pile e di accumulatori non sottoposti a trattamento o riciclaggio, rinviando alle sanzioni previste dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, in caso di inosservanza delle relative prescrizioni. Articolo 13. Prevede che, con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico sono definiti i criteri per la determinazione e la ripartizione dei finanziamenti delle operazione di raccolta, trattamento e riciclaggio delle pile e degli accumulatori siano essi portatili, industriali o di veicoli, in qualunque momento immessi sul mercato. Prevede altresì che le spese relative alle indicate attività non debbano essere segnalate quali voci separate di costo per gli utenti finali. Articolo 14. Prevede l’istituzione presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del registro nazionale dei soggetti tenuti al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di pile e di accumulatori, al quale debbono iscriversi, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i produttori di pile e di accumulatori. L’iscrizione, in forma telematica, deve essere effettuata a mezzo delle Camere di commercio. Le stesse Camere di commercio sono tenute ad acquisire annualmente i dati relativi alle quantità di pile e di accumulatori immessi sul mercato dai singoli produttori, distinti per tipologia. Articolo 15. Affida la gestione del registro nazionale di cui all’articolo 14 all’Istituto superiore per la protezione e per la

ricerca ambientale (ISPRA), al quale è demandato lo svolgimento sia delle attività di raccolta e di elaborazione dei dati sulla raccolta ed il riciclaggio di pile e di accumulatori e dei rifiuti di pile e di accumulatori, sia delle attività ispettive volte ad assicurare il corretto assolvimento degli obblighi di iscrizione previsti dal presente decreto in capo ai produttori di pile e di accumulatori. Articolo 16. Prevede la istituzione di un centro di coordinamento, in forma di consorzio avente personalità giuridica di diritto privato costituito dai produttori di pile e di accumulatori organizzati individualmente o in forma collettiva. Articolo 17. Individua i compiti che, al fine di incrementare le percentuali di raccolta e di riciclaggio dei rifiuti di pile e di accumulatori, il centro di coordinamento è demandato a svolgere. In particolare, prevede che detto centro organizzi ed effettui, su tutto il territorio nazionale, in maniera uniforme le attività di informazione, di monitoraggio e di rendicontazione delle attività dei consorziati, garantendo la trasmissione dei dati al comitato di vigilanza e controllo ed il raccordo dell’attività della pubblica amministrazione con tutti gli operatori economici del settore, e, soprattutto, che organizzi per tutti i consorziati un sistema capillare di raccolta che copra in modo uniforme l’intero territorio nazionale. Articolo 18. Disciplina le modalità di organizzazione del centro di coordinamento, che prevede si doti di un’Assemblea, di un Comitato esecutivo, di un Presidente e di un collegio dei revisori. Stabilisce, inoltre, che lo statuto deliberato dall’assemblea venga approvato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

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Articolo 19. Al fine di evitare duplicazioni di organismi favorendo un risparmio di spesa prevede che il Comitato di vigilanza e controllo sulla gestione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, di cui all’art. 15 del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, svolga anche le funzioni di vigilanza e controllo sulla gestione dei rifiuti di pile e di accumulatori. Individua in maniera tassativa il numero dei soggetti partecipanti, le amministrazioni designanti, nonché le funzioni demandate al Comitato che, in forma autoregolamentata, dovrà elaborare le regole per assicurare la direzione unitaria ed il coordinamento delle attività di gestione dei rifiuti di pile e di accumulatori, assicurare il monitoraggio sull’attuazione del decreto, esaminare e valutare problematiche poste dalle categorie interessate o dai sistemi di raccolta, effettuare controlli e ispezioni presso i produttori che non adempiono agli obblighi di comunicazione previsti dal presente decreto. Articolo 20. In linea con la finalità della direttiva di garantire il corretto funzionamento del mercato interno attraverso la previsione di una pluralità di sistemi di gestione dei rifiuti da pile e da accumulatori, prevede che il Consorzio nazionale per la raccolta ed il trattamento delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi (COBAT) sia uno dei sistemi di raccolta e di trattamento previsti e disciplinati dal presente decreto, così da evitare ostacoli agli scambi o distorsioni della concorrenza. Conseguentemente stabilisce che il COBAT possa continuare a svolgere il complesso di attività inerenti la raccolta, il trattamento ed il recupero delle batterie al piombo e dei rifiuti piombosi conformandosi alle disposizioni del presente decreto ed adeguando alle stesse disposizioni anche il proprio statuto. Articolo 21. Ribadisce che i sistemi di raccolta, di


trattamento e di riciclaggio previsti dal presente decreto devono evitare ostacoli agli scambi o distorsioni alla concorrenza e debbono, inoltre, garantire la libera partecipazione di tutti gli operatori economici e delle pubbliche amministrazioni. Prevede, infine, la costituzione, presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di un tavolo permanente di consultazione al fine di monitorare la funzionalità del sistema delineato e formulare valutazioni sull’operatività del sistema stesso ed eventuali proposte migliorative. Articolo 22. Definisce puntualmente le informazioni che i produttori o i distributori di pile e di accumulatori sono tenuti a fornire agli utenti finali circa gli effetti che possono avere le sostanze contenute nei prodotti distribuiti, le modalità con cui possono essere smaltite, nonché i sistemi di raccolta differenziata e le tecniche di trattamento e di riciclaggio. Attraverso tali informative si intende procedere ad una sensibilizzazione della cittadinanza riguardo il corretto utilizzo e smaltimento dei rifiuti pericolosi contenuti nelle pile e negli accumulatori. Articolo 23. Introduce puntualmente gli obblighi di etichettatura previsti dalla direttiva comunitaria, attribuendo al Ministero dello sviluppo economico il compito di definire le modalità di misurazione delle capacità delle pile e degli accumulatori portatili e per veicoli. Articolo 24. Definisce tempi e modalità di redazione delle relazioni che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare deve trasmettere alla Commissione Europea circa lo stato di attuazione del presente decreto, le modalità di calcolo del tasso di raccolta ottenuto, i livelli di riciclaggio raggiunti e, infine, i livelli di efficienza dei processi di riciclaggio.

Articolo 25. Individua le sanzioni amministrative pecuniarie a carico dei produttori affinché gli stessi adempiano agli obblighi imposti dalle disposizioni del decreto in esame, sempre che i fatti non costituiscano reato. L’Autorità compente all’irrogazione della sanzione pecuniaria amministrativa è individuata negli uffici provinciali di competenza territoriale.

del presente decreto.

Articolo 26. Definisce le modalità per apportare modifiche, integrazioni ed aggiornamenti agli allegati tecnici al presente decreto.

ALLEGATO II. Definisce i requisiti tecnico-gestionali relativi agli impianti di stoccaggio e di trattamento di pile e di accumulatori e di rifiuti di pile e di accumulatori, con particolare riferimento all’ubicazione degli impianti, all’organizzazione e alla dotazione degli impianti di stoccaggio e di trattamento, ai requisiti degli impianti di stoccaggio e trattamento, alle modalità di conferimento, ai criteri per lo stoccaggio, alla bonifica dei contenitori, al trattamento di pile e di accumulatori esausti.

Articolo 27. Definisce le disposizioni di carattere finanziario. In particolare, introduce la clausola di invarianza della spesa in forza della quale i soggetti pubblici dovranno far fronte agli oneri connessi alle misure necessarie per dare attuazione alle disposizioni previste dal presente decreto con le risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente. Sempre al fine di garantire l’invarianza della spesa è previsto che le spese per l’istituzione ed il funzionamento del registro, per il funzionamento del centro di coordinamento e del comitato di vigilanza e controllo e per le attività dell’ISPRA siano a totale carico dei produttori. Articolo 28. Considerata la necessità di individuare i requisiti organizzativi minimi atti a soddisfare le esigenze di adeguatezza e di uniformità sull’intero territorio dei sistemi di raccolta dei rifiuti da pile e da accumulatori, prevede che il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto provveda a indicante i predetti criteri minimi. Articolo 29. Individua le disposizioni da ritenersi abrogate a seguito dell’entrata in vigore

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ALLEGATO I. Definisce i dati che dovranno essere trasmessi all’ISPRA per il calcolo delle percentuali di raccolta di pile e di accumulatori portatili, distinguendo i dati di vendita e di raccolta per anno di competenza a partire dal 2011.

ALLEGATO III. Individua le modalità di iscrizione al registro nazionale dei soggetti tenuti al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di pile e di accumulatori. ALLEGATO IV. Individua il simbolo da apporre sulle pile, sugli accumulatori e sui pacchi di batterie per segnalare l’esigenza di raccogliere il prodotto in maniera differenziata. ALLEGATO V. Indica in maniera illustrativa alcuni tipi di pile e di accumulatori industriali e portatili.


EQUITÀ E SOSTENIBILITÀ

Siamo sicuri che il Bianco Natale sia davvero così bianco? Smascheriamo le insidie, per l’ambiente e per la salute, e seguiamo i consigli più verdi per trascorrere questa festa con saggezza di Caterina Saracino

Un motto, tramandato di pubblicità in pubblicità, sostiene che “a Natale siamo tutti più buoni”. In realtà, sarebbe più corretto affermare che “siamo tutti più distratti”. Saranno le tante (troppe) luci in casa e per le strade o il vecchio stress da regali, ma a Natale andiamo quasi in tilt e trascuriamo le responsabilità nei confronti della nostra salute e dell’ambiente. Per evitare che i fasti della modernità diventino i nefasti del pianeta, è bene iniziare con una maggiore consapevolezza nell’effettuare le compere natalizie. Se i bambini credono nella favola di Babbo Natale, molti adulti non sono da meno: è a tutt’oggi diffusissima la convinzione che l’acquisto di abeti di plastica sia più “ecologico” di quello di alberi naturali, perché si evita la deforestazione. Il risparmio economico derivante dal loro utilizzo prolungato, di Natale in Natale, è indiscutibile, ma gli alberi sintetici sono realizzati con sostanze plastiche come il PVC, dannose per la salute e la cui produzione comporta delle emissioni che nuocciono all’atmosfera. È giusto, dunque, non privarci dei profumi e del romanticismo di un albero vero, avendo cura, come ha fatto il comune di Roma, di optare per delle piante che rechino la certificazione FSC (Forest Steweardship Council); questa ci assicura la provenienza da foreste gestite in maniera corretta, nel pieno rispetto degli standard WWF, che rispe comprendono il divieto di uso co di pesticidi e fungicidi e l’otd ttimizzazione dei trasporti. S Sono da prendere in considerazione anche i cimali, si ovvero le cime di abeti recuovv perate dagli scarti delle potature eseguite dal dalla forestale in determinati periodi, che ssarebbero altrimenti bruciate. Per comprar comprarli i possiamo contattare la Comunità M Montana o l’Azienda Regionale delle Foreste più vicina a noi. Se acquistiamo abeti con le radici, posacquistia siamo piantarli p nel nostro giardino per goderceli, go anche dopo che la Befana si è portata via le feste, Befan

mentre se non disponiamo di spazi aperti, la soluzione migliore è tenerli lontani dai termosifoni o da altre fonti di calore e spruzzarli spesso con acqua nebulizzata. A meno che non abitiamo in alta montagna, il nostro clima non è il più adatto per la sopravvivenza di questo tipo di alberi e il vero problema sarebbe poi smaltirli: lavorando insieme per una maggiore sensibilizzazione dei cittadini e delle amministrazioni comunali per istituire aree in cui ripiantare gli alberi di Natale, possiamo assicurarci che i nostri abeti vengano riutilizzati come biomassa, informandoci presso i centri di raccolta della nostra città. Chi dice che l’albero natalizio è fatto solo di rami e foglie? Una valida alternativa può essere la creazione di alberelli fatti con vecchie scatole di cartone o ritagli di stoffa. La fantasia e alcuni siti internet, rintracciabili sui motori di ricerca tramite parole chiave, ci suggeriranno i modelli ai quali ispirarci per dar vita a oggetti originali, ecologici e a costo zero, alla cui realizzazione possiamo coinvolgere i nostri bambini: l’educazione al rispetto dell’ambiente passa anche attraverso il gioco. Sistemata la questione albero, arriva il momento in cui apriamo gli scatoloni in soffitta per dare inizio alla giostra delle decorazioni. Candele magiche, bombolette di colori e neve spray, stelle di alluminio e fili d’angelo hanno un aspetto attraente ma nascondono insidie. Vediamo perché sbarazzarcene. L’unica magia delle candele magiche è quella di avvelenarci: (de) merito del nitrato di bario, che si diffonde nell’aria al momento della bruciatura. La neve spray ha la fedina penale sporca: nuoce allo strato d’ozono con i suoi clorofluorocarburi (CFC) e alla salute delle persone, per la presenza del solvente diclorometano, un sospetto cancerogeno. L’alluminio è un campione di consumo energetico e idrico a causa della sua lavorazione ed è tra gli elementi più inquinanti e difficili da smaltire. Anche i fili (o capelli) d’angelo non sono santi, perché le fibre di vetro di cui sono fatti possono essere inalate e risultare cancerogene. Sostituire questi addobbi con materiali di scarto o riciclo, come lattine, tappi e bottigliette di vetro può risultare, per alcuni, di dubbio gusto estetico, ma si può essere ecologisti in mille altri modi.

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Saranno ottimi ornamenti: fiori e fettine di arance secche, pigne, mandarini e mele di piccole dimensioni, stelle di paglia o di carta, oggetti di pasta di sale, statuine di legno, fiocchetti e bigliettini di carta riciclata, batuffoli di cotone per creare l’effetto-neve, noci decorate, peperoncini rossi o verdi, nastri di stoffa e disegni a tema commissionati a figli e nipoti. È importante diminuire la domanda di tutte le decorazioni dannose per l’ambiente, perché solo così ne calerà la produzione. Sotto il riflettore c’è anche il presepe: evitiamo i cieli e i laghetti di alluminio e stagnola, e facciamo a meno di raccogliere i rami di vischio e pungitopo perché sono a rischio di estinzione e protetti dalle leggi regionali; optiamo per l’agrifoglio, coltivato in vaso, e sostituiamo il muschio, fondamentale per i microhabitat del sottobosco, con foglie secche o pietruzze. È bello rientrare in casa e trovare il presepe e l’albero di natale illuminati a festa, ma se ci fermiamo un attimo a riflettere possiamo renderci conto della quantità di energia che si disperde inutilmente. Se non vogliamo rinunciare alle luci colorate, inseriamo la spina delle serie natalizie solo quando ci troviamo nella stanza in cui sono posizionati albero e presepe e godiamoceli pure; ma quando usciamo o andiamo a dormire stacchiamola: è un gesto che a noi costa un’inezia, ma grazie a cui l’ambiente risparmierà moltissimo (e noi pure come testimonierà la bolletta). Nota dolente nel lungo canto festivo sono i regali. Ogni anno si presentano all’appuntamento il salasso economico, il dispendio di tempo ed energie per pensare ai doni più giusti, ma soprattutto una bella batosta per le nostre discariche, che durante il periodo natalizio si riempiono tre volte di più. Certo non è carino “riciclare” i regali, ma come dispensare pensieri intelligenti e in linea con la natura? La prima attenzione spetta agli oggetti da acquistare. Per bambini e ragazzi, invece di consolle e giochi divoratori di energia, facciamo riscoprire la bellezza dei libri e dei giocattoli, questi ultimi realizzati con materiali non nocivi o inquinanti e, ove possibile, scelti nelle botteghe del commercio equo-solidale. Agli adulti saranno graditi caricabatterie per cellulari (purtroppo indispensabili) con pannello solare, cosmetici naturali e saponi vegetali, cesti di alimenti biologici, abbonamenti ai mezzi pubblici, set di lampadine a risparmio energetico e rompigetto da applicare ai rubinetti per dimezzare il consumo di acqua. Se vogliamo fare del bene ai più bisognosi, oltre agli acquisti nelle già citate botteghe equo-solidali, che garantiscono maggiori diritti e guadagni ai lavoratori del Terzo Mondo, possiamo regalare un’adozione a distanza o sottoscrizioni a enti benefici senza scopo di lucro. Se regaliamo cani, gatti o altri animali, assicuriamoci che la persona

che li accoglierà in casa abbia le disponibilità per mantenerli e l’amore necessario per non abbandonarli. Animali a parte, qualunque sia il regalo che preferiamo fare, prestiamo occhio agli incarti. Tonnellate di carta natalizia di alluminio durano il tempo di una sorpresa e poi finiscono nella spazzatura, nonostante le risorse consumate per la loro fabbricazione e distribuzione. Facciamo sì che il Babbo Natale che c’è in noi sia coscienzioso: conserviamo e riutilizziamo la carta regalo dei doni che abbiamo ricevuto dai nostri amici “distratti”, impacchettiamo con sacchetti in fibre naturali come canapa e juta o con scatole di carta riciclata, preferendo fiori o foglie secche alle coccarde. Per pranzi, cene e cenoni, aggiungiamo pure un posto a tavola, ma che l’ospite in questione non sia lo spreco. È saggio acquistare e cucinare ciò che davvero andrà consumato, in particolar modo se si tratta di alimenti facilmente deperibili. Via libera alle gioie dell’appetito, ma evitiamo di dar da mangiare al cesto dei rifiuti. Se abbiamo decine di invitati e vogliamo usare bicchieri di plastica, distinguiamoli con dei sottobicchieri o delle mollettine, per evitare di confonderli e di cambiarli e cestinarli a ogni bevuta. Pochi sono gli indizi per riconoscere gli ultimi “criminali” delle feste: terrorizzano i neonati e gli animali; a fine anno si parla male di loro nei telegiornali e rilasciano nell’aria migliaia di polveri sottili e gas inquinanti. Per i botti di fine anno (per fortuna in calo), per molti tradizione e per altri passione non si bada a spese e nemmeno all’incolumità propria e altrui. Perché respirare tossico o rischiare occhi e mani per qualche minuto di fracasso? Piuttosto, facciamo caos con canti e balli che divertono molto di più. Le inversioni di tendenza non avvengono certo a caso; ogni piccolo contributo a un Natale ecologico, e a maggior ragione a una quotidianità meno “sprecona” e più salutare, deve partire dalle nostre famiglie per contagiare chi ci è vio. Basta completare cino. la frase pubblicitaria di cui parlavamo nizio: a Natale all’inizio: dobbiamo bbiamo essere tutti più buoni… a pensare! ensare!

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ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI

Dal D. L. 185/2008 duro colpo all’efficienza energetica degli edifici

SEMPRE PIÙ LONTANI GLI OBIETTIVI DI KYOTO

Ernst&Young: serve la microgenerazione APER (Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili), in accordo con Assoelettrica ed Assosolare, ha indirizzato al Governo una lettera aperta il 15 novembre dalle colonne del Corriere della Sera. Dopo aver ricordato che l’Associazione rappresenta 1.000 aziende con un numero di addetti di oltre 15.000 unità, e che il settore delle energie rinnovabili è destinato a crescere in maniera esponenziale come è già accaduto nei Paesi UE a più forte sviluppo tecnologico, APER chiede al Governo di: • Aderire in maniera costruttiva agli obiettivi che saranno deliberati in sede europea avviando una più incisiva politica di promozione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, per combattere la volatilità dei prezzi petroliferi, la nostra vulnerabilità strategica in campo energetico e i cambiamenti climatici. • Inserire negli annunciati nuovi indirizzi della politica energetica nazionale un obiettivo realistico e coerente con i target convenuti a livello europeo, ma soprattutto concordato, in piena corresponsabilizzazione con le Regioni, sulla base delle effettive potenzialità. • Dare pronta attuazione ai provvedimenti legislativi di sostegno allo sviluppo delle fonti rinnovabili rimasti finora incompiuti, anche redigendo un “Testo Unico per le fonti rinnovabili” in grado di armonizzare in maniera chiara e duratura una realtà normativa attualmente confusa. • Rendere semplici, affidabili e trasparenti i processi autorizzativi dei nuovi impianti in un quadro di armonizzazione delle differenti procedure attualmente vigenti nelle diverse Regioni. • Promuovere un più organico sviluppo della rete elettrica al fine di facilitare l’accesso e il collegamento del maggior numero di impianti, anche di piccola taglia, nel minor tempo possibile. • Diffondere una cultura delle fonti

rinnovabili solida e referenziata, volta a promuovere l’accettabilità sociale degli impianti correttamente integrati nel territorio. • Stimolare l’ulteriore crescita dell’industria nazionale di settore e degli investimenti in ricerca e innovazione facilitando quindi lo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate. Non ha impiegato molto il Governo a rispondere all’invito ad esprimere una politica indirizzata più significativamente alla promozione delle fonti rinnovabili che può significare per l’Italia nei prossimi 12 anni investimenti privati per oltre 50 miliardi di euro e la creazione di nuova occupazione per più di 100.000 addetti. Il Governo il 29 Novembre ha di fatto dato una risposta con il Decreto Legge 185/2008, il cosiddetto Decreto “Anticrisi” che va in tutt’altra direzione e che, tra l’altro, all’Art. 29 modifica la procedura per la detrazione del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. In sostanza si statuisce che: • per le spese sostenute per gli anni 2008, 2009 e 2010, occorre inviare una domanda all’Agenzia delle Entrate, attraverso un apposito modello; • per le spese sostenute nel 2008, l’istanza dovrà essere presentata dal 15 gennaio al 27 febbraio 2009. Per quelle relative al 2009 e 2010 la domanda dovrà essere presentata dal 1° giugno al 31 dicembre di ciascun anno; • vengono fissati limiti di spesa complessivi pari a 82,7 milioni di Euro per il 2008, 185,9 milioni di Euro per il 2009 e 314,8 milioni di Euro per il 2010; • le domande saranno esaminate dall’Agenzia delle entrate che comunicherà entro 30 giorni, esclusivamente in via telematica, l’accoglimento: il silenzio-rifiuto costituirà esplicito esito negativo della richiesta; • i contribuenti persone-fisiche che

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per le spese sostenute nel 2008 non presentino domanda o questa non venga accolta, usufruiscono soltanto delle detrazioni del 36%; • allorché i fondi saranno esausti, l’Agenzia delle entrate ne darà comunicazione con apposito provvedimento pubblico sul sito Internet. Ovviamente, a parte la retroattività della norma, chi investirà nelle ristrutturazioni ecosostenibili non avrà la certezza di vedersi riconosciuto il bonus. Non siamo più di fronte ad un incentivo strategico per il risparmio e l’efficienza energetica, bensì ad un vero e proprio bando ad esaurimento delle risorse. Va da sé che mentre ora il proprietario sapeva di poter contare sullo sgravio del 55%, d’ora in poi rifletterà a lungo se con il 36% avrà ancora convenienza a fare interventi di riqualificazione energetica negli edifici, sempre che non si trovino imprese compiacenti che lavorano in nero e che fanno sconti superiori al bonus del 36% delle spese detraibili, qualora non si desideri la fattura. Oltretutto, c’è da osservare che si era creato un circolo virtuoso in cui tutti gli stakeholders trovavano vantaggi: dal contribuente (a fronte di un investimento effettuato, godeva di sgravi fiscali diluiti in 3/10 anni), al settore dell’artigiano (imprese edili, vetrerie, falegnamerie), al settore tecnologico (solare termico e termodinamico, impianti di riscaldamento e geotermici), allo Stato (imposte varie su prestazioni e materiali). Non meraviglia, perciò, la massiccia mobilitazione che si è subito messa in moto (Associazioni ambientaliste, Assolterm, AERE, ANIEM, UNCSAAL) per chiedere soppressione o modifiche all’art. 29 Ma più in generale a subirne dirette conseguenze saranno gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climateranti che ci derivano dalla sottoscrizione del Protocollo di Kyoto.


È di questi giorni la presentazione (il 25 novembre) a Bruxelles, durante la Energy Conference del Rapporto di Ernst Young, “A New Era for Rennovables in Europe”. Nello studio, analizzando il percorso che i vari Paesi europei dovranno affrontare per soddisfare l’obiettivo fissato dalla UE in tema di energie rinnovabili, si sottolinea che il traguardo del 20% entro il 2020 sarà difficilmente raggiunto dall’UE nel suo insieme, stante le differenze legislative, tecnologiche, di potenziale e di investimenti nei vari Paesi. “Il nostro Paese ha come obiettivo il raggiungimento del 17% sul totale di produzione di energia da fonti rinnovabili - ha commentato Angelo Era,

partner di Ernst Young - settore Energy un ruolo di primo piano verrà giocato dai sistemi “micro”, installati direttamente presso l’utilizzatore finale, come, per esempio, nel caso delle abitazioni. Invece di limitarsi a distribuire l’energia dalle centrali ai consumatori finali, le reti dovranno essere adattate in modo da poter fare anche l’inverso e ricevere energia dai clienti, per immagazzinarla o ridistribuirla in base alla domanda”. Insomma, nonostante l’Italia disponga di adeguate risorse naturali, soprattutto solari ed eoliche e una discreta possibilità di sviluppo per quelle idriche e geotermiche, paga lo scotto di politiche che non hanno saputo puntare su incentivi in grado di attrarre

investimenti per i necessari interventi infrastrutturali. “L’intero settore delle rinnovabili può diventare appetibile commercialmente se verranno tagliati i costi della tecnologia e verrà industrializzata l’intera supply chain - ha assicurato Era - Le utilities dovrebbero offrire ai clienti, siano essi aziende o consumatori finali, supporto negli investimenti per costruire piccole centrali per la produzione di energia da fonti rinnovabili e sviluppare nuove capacità di vendita e di servizio per il mercato retail a livello di microgenerazione”. Dunque, evitare progetti su larga scala in ambito solare e geotermico, per una diffusa microgenerazione.

Su 140 acri di suolo inutilizzati sono stati collocati 70.000 pannelli fotovoltaici che generano energia pari a 15 MW per la base aerea statunitense di Nellis (Nevada) - foto: US Air Force/Nadine Y. Barclay

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AGENDA 21

“IL CLIMA DELLE CITTÀ, LE CITTÀ PER IL CLIMA”

L’importanza del ruolo di enti locali e Regioni per la riduzione delle emissioni di CO2 a cura di Antonio Kaulard Segreteria Coordinamento Agende 21 Locali Italiane

Si è svolta a Bologna il 5 dicembre 2008 la conferenza “Il Clima delle città, le città per il clima”, organizzata dal Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) ed il Comune di Bologna. Il tema e il format dell’iniziativa hanno incontrato un notevole interesse e un’elevata adesione. Dopo alcuni interventi introduttivi e di inquadramento, sono stati presentati i “punti di vista” dei rappresentanti di diverse istituzioni e organizzazioni: Ministero dell’Ambiente, reti di città (Alleanza per il Clima Italia e ICLEI), Milano Expo 2015, enti di area vasta (province e regioni), pianificatori, università e ricerca, imprese. Quasi 150 i partecipanti registrati: amministratori e funzionari di enti locali un po’ da tutta Italia, tecnici ed esperti, esponenti dell’associazionismo e della società civile. Ha aperto i lavori il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che ha esortato a “dare una risposta culturale ai bisogni che le comunità hanno di progettare i luoghi della loro vita, le città, e successivamente farne discendere le azioni

concrete da trasformare in politiche amministrative”. Particolarmente dettagliato e ricco di dati e grafici l’intervento di inquadramento scientifico di Stefano Tibaldi, docente di meteorologia e climatologia nonché direttore generale di ARPA Emilia-Romagna: “Non ci sono dubbi: il clima sta rapidamente cambiando. Mai si sono viste concentrazioni di CO2 così elevate o aumenti delle temperature medie così repentini o sbalzi di temperatura tra aree urbane e rurali così marcati o piovosità e portate d’acqua dei fiumi così scarse. E le conseguenze si vedono già: diminuzione di ghiacciai e permafrost, più frane, meno turismo sciistico, migrazione ed estinzione della biodiversità, aumento del rischio incendi, diminuzione dei raccolti, aumento della domanda idrica, riduzione della produzione di energia idroelettrica, maggiori morti da calore, aumento delle malattie da vettori, diminuzione del turismo estivo.” Come affrontare questi mutamenti? Attraverso l’integrazione, sia orizzontale che verticale, delle politiche di governo del territorio.

Il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, apre i lavori della giornata

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Questa una delle “ricette” più raccomandate da alcuni relatori. “L’Agenda 21 è nota in primo luogo come strumento per favorire percorsi partecipativi e quindi per facilitare il cambiamento degli stili di vita. Ma favorisce anche un primo livello di integrazione degli obiettivi, delle strategie e della strumentazione.” È quanto sostiene nel suo intervento Vanni Bulgarelli del Gruppo di Lavoro del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane “Città sostenibili”. Secondo Francesco Bicciato, Vicepresidente del Coordinamento e referente del Gruppo di lavoro “Agende 21 per Kyoto”, sono le comunità (imprese, associazioni, singoli cittadini, amministrazioni locali) attraverso lo strumento dell’Agenda 21 a concorrere a migliorare il clima nelle città. Ma come misurare il contributo delle comunità alla riduzione delle emissioni climalteranti? “Nelle amministrazioni locali esistono differenti metodi di misurazione degli effetti degli interventi attuati - ha sottolineato Bicciato - Per questa ragione il nostro impegno negli ultimi 6 mesi si è


concentrato sull’analisi comparata dei diversi metodi di misurazione per arrivare a predisporre un modello condiviso che consenta di identificare l’apporto delle singole realtà territoriali. È importante che il metodo venga quindi accreditato e utilizzato dagli enti locali in modo da conferirgli autorevolezza. Quando saremo in grado di dimostrare, conti alla mano, il contributo delle azioni degli enti locali per ridurre le emissioni di CO2, potremo con forza proporre, ad esempio, di escludere gli investimenti per il clima dal patto di stabilità, o accedere al sistema dei certificati verdi.” Gli interventi che gli enti pilota presi in esame realizzano con più frequenza riguardano da una parte la riduzione di CO2 grazie ad azioni di incremento dell’efficienza energetica come la sostituzione delle lampadine dei semafori, l’isolamento delle pareti di edifici pubblici, la sostituzione dei veicoli con mezzi a metano o ibridi, l’installazione di impianti fotovoltaici, l’incremento del risparmio idrico, e dall’altra l’assorbimento di CO2 tramite azioni di rimboschimento urbano e di aree agricole. La CO2 risparmiata varia ampiamente dal tipo di azione realizzata. Si passa, ad esempio, da circa 1 t/anno per ogni veicolo tradizionale sostituito con uno a metano, alle 3,8 t/anno per ettaro di alberi piantati, alle 10 t/anno per un impianto fotovoltaico di potenza inferiore ai 20 kWh, fino ad arrivare alle circa 900 t/anno risparmiate grazie all’installazione di una turbina idroelettrica.

“Nei diversi casi presi in esame nel progetto pilota - ha messo in risalto Francesco Bicciato - la riduzione di CO2 arriva al 3,5% nei comuni di medie dimensioni, considerando solo le azioni svolte direttamente su edifici pubblici, mezzi di trasporto e illuminazione pubblica, e al 3-5% di riduzioni a livello provinciale. In molti casi del resto abbiamo calcolato una riduzione delle emissioni che può arrivare addirittura al 10-15%.” Oltre 50 i parametri presi in considerazione e 15 gli enti locali coinvolti, dei quali 9 sono Comuni, 3 sono Province e 3 sono Regioni che coprono tutto il territorio nazionale dal sud al nord, e comprendono: i Comuni di Milano, Ferrara, Rovigo, Ancona, Firenze, Rosignano Marittimo, Foggia, Caltanissetta e Siracusa, le Province di Bologna, Lucca e Salerno e le Regioni Liguria, Toscana e Sicilia. Il presidente del Coordinamento Agende 21 Locali italiane, Emilio D’Alessio, interviene a conclusione della conferenza. “Tutti gli interventi, compresi quelli che si potevano pensare essere meno organici al pensiero dominante emerso in questa sala, concordano che soprattutto nell’attuale situazione di crisi economica il tema del cambiamento climatico sia una straordinaria opportunità di sviluppo e innovazione. E in questo contesto è estremamente rilevante il contributo dei governi locali: oltre il 20% dei consumi energetici italiani e conseguentemente delle emissioni di gas serra in atmosfera, dipendono dalle scelte fatte degli enti locali (trasporti pubblici, pubblica illuminazione - in Italia abbiamo

Platea affollata: quasi 150 i partecipanti registrati

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un lampione ogni sette abitanti - regolamenti comunali in edilizia da cui dipendono l’efficienza energetica degli edifici, reti di distribuzione dei servizi una tonnellata di rifiuti genera nel suo trattamento 1,4 tonnellate di CO2, …). È quindi di cruciale importanza che cosa si fa nelle città, nelle province e nei territori su questo tema. Tra un anno esatto a Copenhagen si terrà la conferenza finale della cosiddetta “road map di Bali” per definire il nuovo Protocollo di Kyoto. Per le città nel nuovo Protocollo dovrà essere individuato un ruolo importante: compiti e responsabilità ma anche opportunità finanziarie e la possibilità di vedersi riconosciuto il ruolo di enti virtuosi. Ecco il nostro percorso verso il traguardo di Copenhagen: oggi abbiamo avviato un processo di condivisione con le altre reti di enti locali e coinvolgendo i nostri partner come l’Istituto Nazionale di Urbanistica e le altre associazioni; il punto di arrivo nella primavera 2009 con l’organizzazione di un secondo appuntamento di valenza nazionale, una sorta di convention sul clima, per predisporre una posizione comune degli enti locali e delle regioni italiane, da portare sul tavolo del governo e sui tavoli internazionali che si apriranno nei mesi successivi. In particolare proprio a Copenhagen si terrà dal 2 al 4 giugno il summit delle città dove verrà predisposto un documento comune per sostenere al tavolo delle Nazioni Unite l’importanza del ruolo degli enti locali.” Per maggiori informazioni: www.a21italy.it


EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE

Molte le iniziative che si sono susseguite nel mese di novembre

CAMBIARE LO STILE DI VITA! Anche se c’è chi invita a mantenerlo Da questo numero, la rubrica in cui vengono inseriti gli articoli dedicati alle attività di formazione educazione ed informazione ambientale prenderà la denominazione di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, in luogo di Educazione Ambientale, in analogia alla proposta dell’UNESCO. Dal 10 al 16 Novembre 2008 si è celebrata in tutto il mondo la Settimana dello Sviluppo Sostenibile, promossa dall’UNESCO, nell’ambito del più ampio “Decennio dell’Educazione dello Sviluppo Sostenibile (DESS) 2005-2014”,

in cui le tutele di natura sociale, quali la lotta alla povertà, il rispetto dei diritti umani, la tutela della salute possano integrasi con le esigenze di conservazione delle risorse naturali, trovando sostegno reciproco. Quest’anno il tema (“Rifiuti: riduzione e riciclaggio”) era particolarmente rilevante per il nostro Paese, tanto che grazie alla partecipazione e adesione di organizzazioni ed enti locali sono state messe in piedi 600 iniziative di educazione e sensibilizzazione, partendo dalla consapevolezza che normative e sanzioni non sono efficaci se non ven-

La scultura in bronzo eseguita dal maestro Pasquale Basile, intitolata “Il volo”, emblema della Campagna “Decennio internazionale dell’Educazione allo Sviluppo sostenibile per la Commissione Nazionale italiana dell’UNESCO

la grande campagna delle Nazioni Unite per sensibilizzare giovani e adulti di tutto il mondo sulla necessità di un futuro più equo e armonioso, rispettoso del prossimo e delle risorse del pianeta. L’iniziativa, giunta alla 3a edizione, vuole valorizzare il ruolo dell’educazione e più in generale degli strumenti di apprendimento (scuola, formazione professionale, informazione, ecc.) nella diffusione di valori e competenze orientati ad uno sviluppo sostenibile di cui possano beneficiare tutte le popolazioni della Terra, presenti e future, e

gono supportate da un cambiamento di rilievo a livello di stili di vita, competenze e conoscenze. Ulteriore sostegno è intervenuto dalla quasi contemporanea Campagna Europea per la Riduzione dei Rifiuti che, promossa dall’Associazione Città e Regioni per il riciclaggio e l’uso sostenibile delle risorse (ACRR), si svolta dal 22 al 30 Novembre. L’iniziativa è stata basata sul motto “Riduciamoli” con l’obiettivo di far conoscere ad un pubblico più vasto possibile l’importanza delle politiche

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e delle pratiche di riduzione dei rifiuti, nonché fornire una lista di “buone pratiche” ed “utili consigli” per ridurre i rifiuti, mostrando la diversità di azioni possibili in diversi luoghi e per diversi soggetti implicati: • diffusione di kit informativo “Meno 100 kg”; • allestimenti di punti informativi in varie località dove sono state programmate manifestazioni pubbliche; • incontri e workshop sul tema della prevenzione dei rifiuti; • giornate di scambi di beni usati tra cittadini; • raccolte straordinarie di beni usati per fini benefici; • distribuzione di shopper in tela, pannolini riutilizzabili, ecc. Di contro, nelle stesse settimane ci sono stati appelli a non modificare i propri stili di vita se si vuol sostenere l’economia che in questi momenti sta denunciando una crisi le cui conseguenze sono ancora lontane dall’essere definite. Ma non è forse stato lo stile di vita che abbiamo condotto in questi anni ad aver innescato il detonatore? Non è vero che pur di vendere appartamenti e auto sono stati concessi mutui le cui rate sono risultate superiori alle capacità finanziarie del compratore? Per aiutare i giovani ad adottare uno stile di vita ecosostenibile ed insegnare a ridurre l’impatto ambientale, l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) e l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per la Tutela dell’Ambiente) hanno pubblicato una versione aggiornata del manuale “Youth X Change” (Giovani per il cambiamento) tra le tante caratteristiche della nostra società,la velocità è quella che risulta maggiormente “throw-away” (usa e getta). Il termine, oggi molto diffuso, annuncia come il consumismo è uno


dei valori più condivisi dal quale bisogna difendersi. “Youth X Change” è una delle azioni più importanti che siano state compiute per responsabilizzare la gioventù nei confronti del consumismo. Il messaggio che la guida trasmette è che i giovani sono in grado di diventare i veri e principali protagonisti di un cambiamento che può essere realizzato attraverso piccoli gesti che tuttavia hanno nel loro complesso un impatto importante e significativo, ponendo così le basi per una nuova e migliore società. Spesso i giovani definiscono la propria identità a seconda di ciò che comprano, acquistando l’ultimo prodotto lanciato sul mercato non per vero bisogno, ma per sentirsi inseriti ed integrati all’interno della società, diventando vittime del mercato ed inconsapevoli portatori di ulteriori danni all’ambiente. “I giovani che vivono nei Paesi sviluppati e in quelli in rapida crescita economica - ha dichiarato Achim Steiner, Direttore esecutivo UNEP, illustrando il manuale - giocano un ruolo molto importante nella lotta contro il cambiamento, dato che sentirsi e stare bene aiuta a mantenere bene l’ambiente e rispettare di più anche il pianeta”. “Attraverso i loro modelli di acquisto, scelte di stili di vita e con le reti che i giovani creano all’interno delle scuole, delle Università, dei Club, della Musica e dello Sport possono influenzare anche il mondo esterno - ha proseguito

Steiner - influenza che sarà di vitale importanza per muovere le comunità, le imprese ed i Paesi a sostenere il nuovo accordo sui cambiamenti climatici nella Conferenza delle Nazioni Unite che si terrà a Copenhagen nel 2009”. Da parte sua Koichiro Matsuura, Direttore generale UNESCO, dopo aver ricordato che l’iniziativa rientra nel quadro del Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile, ha osservato che si vuol far accrescere la coscienza dei giovani per farli diventare dei buoni consumatori: “Acquistare un prodotto non è mai un’azione neutra per l’ambiente; la sua produzione, il suo utilizzo e la gestione del rifiuto che ne deriva hanno tutti un impatto, maggiore o minore che sia, sul nostro Pianeta”. Il manuale “Youth X Change” è stato tradotto in 19 lingue; della versione in lingua italiana ha curato la realizzazione l’ARPA Veneto. L’edizione 2008 nella quale sono state inserite analisi sulle attuali tendenze dei consumi giovanili, inchieste statistiche, giochi, nomi di aziende che producono “green”, le imprese equosolidali, le alternative per i modelli di vita più sostenibili, tra le altre novità comprende: • una sezione dove emerge il chiaro legame tra i nostri modelli di consumo e il cambiamento climatico; • un capitolo sui rifiuti elettronici e come possono essere ridotti; • un aggiornamento di dati e informazioni scientifiche circa il degrado

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ambientale; • un capitolo che mira a sensibilizzare i giovani per renderli consumatori responsabili; • un capitolo sulla moda e sull’abbigliamento, che costituiscono insieme la seconda grande attività economica per intensità di scambi. Il filosofo e sociologo Zygmunt Bauman ha definito recentemente questa condizione umana: “vite a credito”. Poiché la crisi o meglio la tripla crisi (energetica, alimentare, ambientale) appare sempre meno congiunturale, anche l’invito alla “sobrietà” rischia di essere fuorviante. Intendiamoci, se non si consuma non si produce, e se non si produce non si crea ricchezza. Perciò non consumare rischia di incrementare la spirale depressiva, ma non c’è dubbio che l’economia, prima che sia troppo tardi, deve essere orientata verso prodotti e consumi più sostenibili. C’è qualcosa che sia più insostenibile di un edificio energivoro e dissipatore di suolo o di un suv alimentato a benzina o diesel? Non ci salveranno dalle crisi, né le fonti rinnovabili di energia, né il carbone cosiddetto “pulito” o il nucleare di IV generazione, se non si adotteranno nuovi stili sociali e industriali volti a consumare prodotti che siano in grado veramente di soddisfare reali esigenze di benessere, equo per l’intera umanità e che non sprechi le risorse non rinnovabili del Pianeta.


A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE

COMPOST DA AGRICOLTURA, UNA ECCELLENZA ITALIANA Secondo una ricerca del CIC, l’Italia è il 2° Paese in Europa per la quantità di frazione biologica riciclata di Stefano Masini - Coldiretti

Quella del compost si può considerare come una delle eccellenze italiane nel settore del recupero/riciclo dei rifiuti, in termini quantitativi e qualitativi, che ci pongono al 2° posto nella classifica europea. Con un notevole trend di crescita, (in appena dieci anni gli impianti di compostaggio sono passati dalle 20 unità alle 250 del 2007, per un totale di oltre 1.400.000 tonnellate di compost prodotte), la filiera del compostaggio si configura come uno dei principali interessi del comparto agricolo, stante le seguenti, positive caratteristiche:

• può garantire un importante apporto di sostanza organica al terreno (in questo è paragonabile a tutti gli effetti al letame); • contribuisce al sequestro del carbonio a lento rilascio, con effetti positivi sul ripristino della fertilità dei suoli, fornendo un positivo contributo al bilancio delle emissione di CO2 (carbon sink); • arricchisce il terreno anche di altri elementi nutritivi che possono incrementare l’efficacia delle concimazioni minerali e, in alcuni casi, anche sostituirle.


Su quest’ultimo punto, importanti studi dimostrano altri effetti positivi, quali: • effetti repressivi nei confronti di marciumi radicali; • apporto al suolo di microelementi utili; • diminuzione del contenuto di nitrati nelle foglie di ortaggi destinati al consumo fresco. Fertilità dei suoli e sequestro del carbonio Rispetto alla capacità di immagazzinamento del carbonio nel suolo, caratteristica strettamente legata al recupero della fertilità, una sperimentazione nel Regno Unito ha dimostrato che, dopo 50 anni di monosuccessione cerealicola e l’impiego di concimazione esclusivamente minerale, il livello di fertilità del suolo si è attestato su un valore di sostanza organica pari all’1,1%. Di contro, la stessa coltura fertilizzata con letame (in termini di apporto organico è paragonabile al compost) ha consentito il mantenimento del valore di fertilità del suolo agricolo comparabile con quello di un bosco o di un prato pascolo (2,23% di sostanza organica). Per comprendere l’importanza della conservazione della fertilità del suolo ai fini dell’abbattimento delle emissioni, si pensi che alcuni studi oggi affermano che, in Italia, solo incrementando dello 0,2% la sostanza organica nei terreni agricoli si fisserebbe l’intera CO2 emessa dai carburanti fossili. Per quanto riguarda il “sistema compostaggio”, ovvero il trattamento e l’utilizzo dell’ammendante prodotto, si calcola un sequestro di CO2 fino a 94,9 kgCO2 per tonnellata di scarto organico. Considerando che in Italia, nel 2006, sono stati avviati al compostaggio circa 3.000.000 di tonnelalte di scarti organici, si raggiunge un “risparmio netto” in CO2 di circa 300.000 tonn. Il dato conferma, quindi, il contributo positivo del compostaggio nei confronti della mitigazione degli effetti negativi del cambiamento climatico e dell’azione di presidio contro la desertificazione e l’erosione dei suoli. Il Sistema Compostaggio Il positivo contributo del compost, in qualità di ammendante, nei suoli destinati a colture erbacee, in frutticoltura e viticoltura è già ampiamente ricononosciuto, ma negli ultimi anni si è assistito ad un incremento dei quantitativi impiegati in pieno campo su colture estensive, segnale tangibile di una maggiore “confidenza” da parte degli imprenditori agricoli nei confronti di un mezzo tecnico innovativo nel vasto panorama dei fertilizzanti. DATI COMPOST ((fonte CIC))

Nel 2007 i compostatori italiani hanno trattato 3.500.000 ton di rifiuti verdi, scarti organici e fanghi. (Se questi rifiuti fossero stati conferiti in discarica e non trattati, avrebbero emesso 7.000.000 di ton di CO2 in atmosfera).

Le ragioni di un nuovo interesse da parte delle imprese agricole Le motivazioni della crescita di interesse nei confronti del compost da parte del settore agricolo vanno ricercate: - nella maggiore attenzione rivolta al prodotto da parte dei produttori attraverso un miglioramento della qualità; - nella minore disponibilità delle sostanze organiche tradizionalmente impiegate (letame, ecc); - nell’aumento del costo dei fertilizzanti di sintesi. Queste motivazioni stanno contribuendo all’ingresso del compost nei piani di fertilizzazione di molte imprese agricole, a prescindere dagli ordinamenti produttivi. Il compost come risposta all’evoluzione del mercato dei fertilizzanti L’incidenza dei fertilizzanti sul totale degli input in agricoltura si è attestata, negli ultimi 10 anni, intorno al 7% (dati Assofertilizzanti). In particolare, negli ultimi anni, l’incremento del prezzo del greggio ha determinato un aumento dei costi dei fertilizzanti di sintesi, ma l’incidenza media nei bilanci aziendali è stata riequilibrata dal contemporaneo aumento dei prezzi di alcuni prodotti agricoli (cereali). Nella campagna 2006-2007, infatti, il costo dei fertilzzanti ha rappresentato, in media, il 21% del reddito lordo agricolo per ettaro; nella campagna successiva l’incidenza è scesa al 17% (proprio a seguito dell’incremento del reddito lordo agricolo medio). Si presume, però, che mentre i prezzi di alcune commodities agricole sono fortemente diminuite negli ultimi tempi (vedi i cereali), questo non si verificherà per i fertilizzanti e l’incidenza sui costi aziendali di questi ultimi tenderà ad aumentare in modo consistente. I dati forniti dall’ISMEA (2008) indicano un +35,4% dei costi medi dei fertilizzanti rispetto all’anno 2000 (ma con punte di +120% per il fosfato ammonico), mentre il prezzo del grano duro è sceso del 30%, solo negli ultimi 2 mesi: questo dimostra, in generale, che i concimi detengono il primato di variazione percentuale dei prezzi tra i mezzi di produzione agricola (altri dati: +8,7% dei prodotti energetici, +20% mangimi, +2,8% agrofarmaci, +4,2 % sementi). Va dunque osservato che, mentre l’aumento del prezzo dei prodotti agricoli nel 2007 è stato anche frutto di spe-

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culazioni finanziarie, l’aumento del prezzo dei fertilizzanti è dovuto, invece, a cause persistenti, quali: • l’aumento dei costi energetici (voce principale nella produzione dei fertilizzanti chimici); • l’aumento della domanda dai Paesi asiatici (in particolare dalla Cina). La crescita della domanda in Cina (ed in India), oltre ad incidere sul prezzo, determina, inoltre, un problema di disponibilità con la conseguente carenza di fertilizzanti di sintesi sul mercato italiano ed europeo. A livello mondiale il 48% dei fertilizzanti viene consumato in India, Cina e Sud-est Asiatico (con quote rispettivamente di 13%, 30% e 5%). L’Italia, importando più della metà dei fertilizzanti necessari, è particolarmente soggetta alla volatilità dei prezzi e ai problemi di disponibilità, specie per i prodotti a base di azoto. A dimostrazione di ciò, nel 2007 si è assistito ad un forte incremento del prezzo dei fertilizzanti (i prezzi di alcuni prodotti sono addirittura raddoppiati). Di seguito alcuni dati sull’andamento 2006 - 2007 dei prezzi di alcuni fertilizzanti chimici (fonte Assofertilizanti) Tipologia

mercato internazionale, in dollari

in Italia (in euro)

Urea (prilled):

+52%

+37%

+113%

+71%

+124%

+78%

Nitrato Ammonico

+91%

+43%

Solfato ammonico

+108%

+52%

Cloruro di potassio

+67% (in €)

+70%

DAP 18.46 (fosfato biammonico) TSP (perfosfato triplo)

Nonostante nel 2007 Assofertilizzanti abbia stimato che il mercato sia cresciuto del 3,5% (dato probabilmente dovuto all’impulso che i prezzi dei cereali hanno dato alle semine in quell’anno), i dati ISTAT dimostrano una generale tendenza alla riduzione dell’utilizzo dei concimi chimici in Italia nel periodo 2004-2006. Con gli attuali metodi produttivi, una riduzione della fertilizzazione chimica effettuata sulla base dei costi eccessivi, può tradursi in un ulteriore danno alla fertilità dei suoli, se questa non verrà bilanciata dalla “sostituzione” nei piani di fertilizzazione dei concimi di sintesi con quelli organici naturali (es. letame e compost di qualità). Il compost nella filiera dei rifiuti Cogliere l’opportunità dell’introduzione del compost di qualità nei piani di fertilizzazione agricoli risponde anche ad una logica sociale, tra le priorità della più recente legislazione comunitaria, nazionale e regionale, legata alla necessità di diminuire drasticamente la quantità di rifiuti organici destinati allo smaltimento in discarica, separando la frazione organica dei rifiuti già in fase di raccolta ed avviandola al recupero. Dati raccolta differenziata in Italia Si tratta di un risultato non ancora in linea con il target del 35% originariamente previsto per il 2003 dal D. Lgs. 22/97; da notare che lo stesso obiettivo è stato successivamente posticipato al 31 dicembre 2006 dal D. Lgs. 152/2006 ed ora

di nuovo prorogato, con la finanziaria 2007, al 31 dicembre 2007, con un obiettivo del 40% di RD. Le matrici compostabili Si sottolinea come la raccolta e il trattamento delle matrici organiche con produzione di “materia”, abbia un posto preponderante nella politica di gestione dei rifiuti urbani e non. Il quantitativo di RUB (Rifiuti Urbani Biodegradabili) raccolti in modo differenziato è stato nel 2006 di circa 5,9 milioni di tonnellate (quasi 100 Kg/abitante per anno), con una crescita rispetto al 2005 di poco inferiore all’11%. La percentuale sul totale della raccolta differenziata è 70,2%. Nel complesso, la raccolta dell’umido e del verde si attesta, a livello nazionale, a circa 2,7 milioni di tonnellate, corrispondenti ad un valore pro capite di circa 45,7 kg/abitante per anno (+11,4% rispetto al 2005), suddivise in modo paritetico tra frazione umida e frazione verde. La raccolta di questa frazione organica (umido+verde) è diffusa soprattutto al Nord, dove è stato intercettato nel 2006 il 76% del totale della frazione organica raccolta a livello nazionale, con un valore procapite di circa 77 Kg/ abitante per anno (al Centro 32 Kg/ab anno, al Sud 14 Kg/ ab anno), a fronte, come visto sopra, di una media nazionale di 45,7 Kg/ab anno. I dati APAT (ora ISPRA) confermano un’altra linea di tendenza: per il terzo anno consecutivo la frazione compostabile raccolta (umido+verde) supera la carta, la cui RD ammonta a circa 2,53 milioni di tonnellate, con un aumento del 10% rispetto al 2005. Carta e Frazione Organica costituiscono, nel loro insieme, quasi il 62% del totale della raccolta differenziata e fanno registrare, dal 2002 al 2006, un aumento dei quantitativi complessivamente intercettati pari a circa 1,7 milioni di tonnellate. Tra il 2005 e il 2006 c’è stato un incremento della raccolta di queste due frazioni del 10,6% circa. Diffidenze persistenti Eppure, nonostante siano passati diversi anni dalle prime esperienze di applicazione in agricoltura, la diffusione dell’impiego del compost in agricoltura è stata inizialmente ostacolata dalla comparsa sul mercato di prodotti di bassa qualità (con alti contenuti di inerti, come vetro e plastica e problemi di residui tossici) che hanno creato confusione sulle definizioni e sulla distinzione di alcuni materiali (fanghi, compost, ecc) inducendo un atteggiamento di diffidenza e sfiducia negli imprenditori agricoli. Oggi si cominciano ad individuare alcuni elementi positivi e il compost di qualità comincia ad essere finalmente considerato un vero e proprio prodotto, con appropriate qualità e caratteristiche omogenee e costanti, trovando una più ampia diffusione nei piani di fertilizzazione agricoli. È necessario però che il sistema compostaggio prosegua nella sua azione di valorizzazione e differenziazione, collocando sul mercato un prodotto finale di effettiva qualità, dove per qualità si intende sia quella agronomica, collegata alla qualità della sostanza organica ed al suo grado di maturità e stabilità, sia quella ambientale, collegata invece al basso contenuto di sostanze inquinanti. Specie per quanto riguarda le caratteristiche ambientali, si conviene ormai generalmente che l’elemento che mag-

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giormente influisce sulla qualità del compost finale sia la qualità dei materiali di partenza. Analizzando il sistema attuale, si lamenta, inoltre, una carenza di impianti per la produzione di compost di qualità e l’assenza di sufficienti garanzie in direzione della diffusione dell’impiego esclusivo di matrici nobili provenienti da scarti agroalimentari e frazioni umide di rifiuti solidi urbani. Le garanzie per gli imprenditori agricoli: la rintracciabilità Rispetto alla necessità di maggiori garanzie per gli imprenditori agricoli, dobbiamo riscontrare che, ancora oggi, è frequente la difficoltà di reperire informazioni circa la qualità delle matrici utilizzate, con la conseguente mancanza di garanzie dal punto di vista degli impatti ambientali negativi. Per questo motivo si ritiene necessario l’approntamento di un vero e proprio sistema di rintracciabilità applicabile al sistema compostaggio. Secondo i principi di ogni sistema di rintracciabilità, l’azienda produttrice del compost dovrebbe applicare procedure documentate per la puntuale identificazione dei singoli lotti di produzione di compost, a partire dal conferimento delle matrici organiche e durante tutte le fasi di produzione e consegna. Per ognuno dei lotti dovrebbero essere registrati: • le matrici organiche di partenza; • la quantità relativa di ogni matrice organica per ciascuna miscela; • i tempi ed i principali parametri di processo (temperatura, pH, umidità, rapporto C/N, concentrazione di O2); • le quantità di prodotto ottenuto; • i clienti destinatari del prodotto finito. Il materiale presente nell’impianto dovrebbe essere sempre chiaramente identificato, mediante cartelli di identificazione che lo accompagnano in ogni fase dello stoccaggio (iniziale e finale), del processo (biossidazione, maturazione) e del confezionamento. Sulla confezione dovrebbero, dunque, essere riportati in modo chiaro gli estremi del lotto di produzione, per una immediata identificazione del prodotto. Gli estremi del lotto di produzione, infine, devono venire riportati anche sulla bolla di consegna al fine di poter rintracciare, se necessario, il cliente anche dopo l’avvenuta consegna del prodotto.

Per evitare problemi ambientali e preservare le ottime potenzialità di una maggiore diffusione del compostaggio di qualità, occorre che questi prodotti vengano immessi sul mercato, riportando su imballaggi e documenti di accompagnamento ulteriori informazioni quali lo stabilimento di compostaggio e le matrici utilizzate. Rispetto alla tendenza di commercializzare il compost sfuso, ad esempio, si potrebbe verificare la possibilità dell’introduzione di un imballaggio biodegradabile che, oltre a risolvere il probelma delle informazioni in etichetta, costituirebbe un interessante esempio di filiera integrata compost/bioplastiche. Condizioni fondamentali per la diffusione del compost in agricoltura • introduzione del sistema di rintracciabilità; • indicazione in etichetta delle matrici utilizzate e dello stabilimento di provenienza; • maggiori informazioni agronomiche in etichetta (in riferimento alle tipologie di impiego); • introduzione di un marchio legato al sistema produttivo; • la diffusione del sistema di certificazione di prodotto. La necessità di uno sforzo comune Rispetto a questi obiettivi, diviene, allora, importante ogni sforzo, sia da parte degli operatori del settore che delle imprese agricole, per permettere al compostaggio di qualità di recuperare credibilità e di inserirsi con efficacia nei processi produttivi. Un sistema compostaggio, ben gestito e dotato delle necessarie garanzie, può portare a consistenti risparmi economici ed energetici, al recupero della fertilità di molti terreni agricoli, oltre a contribuire a prevenire l’inquinamento, concorrendo alla soluzione del problema dello smaltimento dei rifiuti. L’inserimento stabile del compost nei processi produttivi agricoli è oggi una opportunità per le imprese agricole e una necessità sociale, rispetto al contributo positivo nei confronti di numerosi problemi. Resta, tuttavia, ancora da consolidare la consapevolezza sulla necessità di assicurare maggiore chiarezza e trasparenza. Si tratta di requisiti fondamentali per rafforzare relazioni di fiducia ed affidabilità nei confronti di una filiera complessa e che necessita, rispetto ad un patto di responsabilità stipulato tra compostatori e utilizzatori finali, di adeguati controlli e forse anche di ulteriori revisioni normative.

Le informazioni in etichetta Il compost, secondo le prescrizioni previste dalla normativa sui fertilizzanti (Legge n. 748/84), viene commercializzato riportando informazioni in etichetta che interessano essenzialmente il prodotto finale. Nonostante la crescita della diffusione dei processi di assicurazione della qualità del sistema (anche grazie alla meritoria azione di supporto e sensibilizzazione ad opera del Consorzio Italiano Compostatori) non è ancora possibile, di fatto, individuare con chiarezza la provenienza delle matrici di partenza. Oltre al codice di individuazione del lotto di provenienza (come prescritto dal sistema di rintracciabilità) è importante prevedere in etichetta la presenza di precise informazioni, a garanzia dell’utilizzatore finale.

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Anno Internazionale della Patata (IYP)

UN “TESORO NASCOSTO” Promuoverne la diffusione per la sicurezza alimentare In nessun altro Paese la coltura di una pianta ha inciso così profondamente nella storia politica, sociale e culturale di un popolo, come è avvenuto agli Irlandesi per opera della Patata. Originaria degli altopiani andini, la patata (Solanum tuberosum) è stata “addomesticata” per la prima volta 7.000 anni fa da popolazione pre-Incaica, in una regione del sud-est del Perù, vicino al lago Titicaca. Grazie ai glicoalcaloidi (anti-congelamento), è coltivata dal livello del mare fino a 4.700 m. slm e alle varie latitudini (dalla Patagonia alla Groenlandia). Sono stati gli esploratori spagnoli a portare la pianta, come curiosità botanica,

dal Sud America in Spagna, verso la metà del XVI secolo, da dove è stata diffusa in Italia, prima, e negli altri Paesi europei, poi. Quantunque il suo uso come alimento è registrato in un ospedale di Siviglia nel 1573, la patata non è stata immediatamente utilizzata come cibo per l’uomo. Solo nel corso dei successivi due secoli si è lentamente diffusa sulle tavole del Nord Europa ed oltre. Durante tale periodo, i coltivatori hanno selezionato varietà di patate a precoce maturazione che si sono adattate alle condizioni ambientali del Nord Europa. Furono gli Irlandesi a rendersi conto per primi che, rispetto alle altre col-

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ture alimentari, la patata produce più cibo per unità di superficie e nel minor tempo (addirittura nelle aree tropicali trascorrono appena 50 giorni tra la piantagione ed il raccolto). Inoltre, la patata è ricca di proteine, calcio e vitamine, con un buon equilibrio di aminoacidi. Per queste sue caratteristiche la patata si diffuse come coltura monoculturale di sussistenza per i contadini irlandesi, affittuari di piccoli appezzamenti di terreno, dal momento che le produzioni cerealicole più remunerative prendevano la via dell’Inghilterra, dove risiedevano, per lo più, i proprietari dei terreni. La coltura della patata contribuì all’incremento della popolazione irlandese che raggiunse poco più di 8 milioni di individui al censimento del 1841. Quando il Paese subì la Grande Carestia, nota anche come la Carestia irlandese delle patate, che lo investì dal 1845 fino al 1849, la popolazione subì un tale collasso demografico dal quale non fu più in grado di riprendersi (oggi l’Eire e l’Irlanda del Nord assommano poco più di 6 milioni di individui). La causa scatenante fu la diffusione nel Paese, come in altre regioni d’Europa, di una malattia della patata, provocata dalla peronospera (Phytophthora infestans), batterio che, manifestatosi in Messico e negli Stati Uniti nel 1843, si introdusse in Europa, tramite un carico di sementi destinato ad agricoltori belgi. I mancati raccolti di patate che si susseguirono negli anni (terribile il 1847 che fu denominato “The Black”), misero sul lastrico i contadini (i 2/3 della popolazione) che non furono in grado di pagare gli affitti e di sfamarsi. L’indigenza provocò malattie, tra cui peste, tifo e colera, che mieterono un milione di vittime, mentre un altro milione fu costretto a prendere la via dell’emigrazione, soprattutto verso il Nord America. La carestia scavò un vero e proprio solco nella storia dell’Irlanda e dei suoi rapporti con l’Inghilterra, del cui Regno Unito faceva parte, alimentando il ri-


sentimento secolare nei suoi confronti per aver preteso affitti ed esportazione di prodotti alimentari, nonostante la particolare indigenza in cui versava la popolazione irlandese. Crediamo che questa lunga digressione spieghi perché nell’ambito delle varie attività che sono state previste per l’Anno Internazionale della Patata (IYP), rientri anche la conoscenza e la diffusione della storia di questo tubero. Il ritardo con cui contribuiamo alla celebrazione dell’evento è stato determinato dal desiderio, irrealizzato, di poter dare notizie che fossero esaustive sulla vicenda della patata GM “Amflora”. La BASF, il colosso tedesco della chimica, aveva presentato ricorso alla Corte di Giustizia europea di Lussemburgo, accusando la Commissione UE di non aver dato seguito alla sua richiesta di autorizzazione di “Amflora”, patata modificata per incrementare la produzione di amido utilizzabile nell’industria tessile e cartaria. Tale mancata approvazione, secondo la BASF, provocherebbe all’azienda danni economici per mancata riscossione dei diritti di brevetto di cui è detentrice, pari a 30

milioni di euro all’anno.. Nella risoluzione dell’ONU, che ha delegato la FAO a facilitare l’attuazione dello IYP, si sottolinea che la patata è parte integrante del sistema alimentare globale, affermando che il mondo intero deve “acquisire la consapevolezza del rapporto che esiste tra la povertà, la sicurezza alimentare e la malnutrizione e il ruolo chiave della patata per sconfiggere la fame”. Nei prossimi due decenni si stima che la popolazione mondiale crescerà al ritmo di 100 milioni di individui all’anno; il 95% di questi nascerà nei Paesi in via di sviluppo, dove le pressioni su terra, acqua ed altre risorse naturali, sono già intense. In Perù, ad esempio, il Governo ha agito per ridurre le importazioni del costoso frumento, incentivando la popolazione a mangiar pane che includa farina di patate; in Cina gli agronomi hanno proposto che la patata divenga una delle principali colture alimentari su gran parte dei seminativi; l’India ha in programma di raddoppiare la sua produzione di patate; nel Bangladesh

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tutti i me membri dell’esercito devono introdurre intro nella dieta quotidiana 125 gr. gr di d patate a scapito del consumo di riso. Oltre ad assolvere l’importante ruolo alimentare, la patata può costituire l’elemento fondamentale nella protezione delle risorse naturali e nel garantire la sicurezza alimentare. Se si coltivassero più patate, gli agricoltori potrebbero produrre più cibo e, dato il carattere altamente nutritivo della patata, si attenuerebbe notevolmente gli effetti di malattie come lo scorbuto, la tubercolosi, il morbillo e la dissenteria, che mietono ancora tante vittime nel Sud del mondo industriale. La Cina è il più grande produttore di patate con oltre 70 milioni di tonnellate all’anno. Più della metà della produzione mondiale (320 milioni di tonnellate)


proviene dai Paesi in via di sviluppo, con la Cina primo produttore mondiale (72 milioni di tonnellate) e Bielorussia maggior produttore e consumatore in

gramme), dall’UNDP (United Nations Development Programme), oltre che dai governi di Germania, Stati Uniti, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Sudafrica

funghi e batteri, come da peronospera e virosi, da insetti, tra i più pericolosi dei quali ci sono dorifora (Leptinotarsa decemlineata) e curculione (Sitophilus

Alcune delle 5 Alc 5.000 000 va varietà i tà di patat patate coltivate ltivat iin Perù (f (fonte: t CIP)

base al numero di abitanti (rispettivamente, 835 kg/anno e 338 kg/anno). Il Perù mantiene la più grande collezione di patate del mondo che raggiungono le 5.000 varietà, oltre alle 100 specie selvatiche, collezione che viene protetta e sostenuta dall’ONU, tramite il CIP (Centro Internacional de la Papa), impegnato nello sviluppo sostenibile e nella diffusione di biotecnologie che soddisfi le norme internazionali di sicurezza, controllando che non vengano diffuse patate GM nella zona andina, ma riscoprendo e valorizzando le patate native. “SEED Awards” iniziativa internazionale promossa dalla IUNC (World Conservation Union), dall’UNEP (United Nations Environment Pro-

e da Swiss Re, società privata di assicurazioni, che assegna ogni due anni un premio ai progetti più innovativi per creare mezzi di sussistenza per le popolazioni locali, salvaguardando l’ambiente. Nel 2007 il premio è stato dato al Progetto “T’ikapapa”, che tratta e mette in commercio patate originali peruviane, coltivate con tecniche ambientalmente sostenibili (cfr.: “Iniziativa SEED. Il seme di un’enorme promessa”, in Regioni&Ambiente n. 4 aprile 2007, pagg. 26-27). Anche il miglioramento genetico della varietà di patate, infatti, come l’aumento della loro produttività e la resistenza a malattie e parassiti, rientrano tra le attività del CIP. Le produzioni di patate, infatti, sono minacciate, oltre che da

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granarius). Dopo il riso e il grano, la patata con 218 milioni di tonnellate mangiate ogni anno è la terza coltura a livello mondiale più importante e nei Paesi in via di sviluppo ha superato tutte le altre colture alimentari, rispetto alle quali produce più cibo (85% di commestibilità contro circa il 50% dei cereali). Inoltre, una patata di medie dimensioni contiene circa metà del fabbisogno giornaliero di vitamina C di un adulto. C’è da osservare, tuttavia, che la vitamina C si riduce con la cottura, ma la patata cruda non è fruibile perché l’amido non è digeribile, come è necessario sbucciarla più profondamente quando la superficie è verdastra


o presenta germogli, per il contenuto di solanina e chaconina, quegli alcaloidi che ne permettono la coltivazione nelle aree pedologicamente e climaticamente

piĂš estreme. Infine, dobbiamo sottolineare che nessun altro prodotto alimentare si presta a tante soluzioni culinarie quante sono

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le ricette in cui la patata è il principale ingrediente. Patatine fritte a parte!


AMBIENTE E ARTE

Diffuso il film della Disney, candidato all’Oscar

: ROBOT PER RIFIUTI Saranno loro ad occuparsene in futuro? di Anna Rita Rossi

La fantascienza si è interessata spesso della rappresentazione dell’umanità, da Verne, passando per Huxley, Orwell, fino a Bradbury e Asimov, molti scrittori hanno tentato con l’immaginazione di precorrere i tempi, anticipando alcuni aspetti della vita futura. Il film “WALL•E”, della Pixar Animations Studios e Walt Disney Pictures, guarda ai tempi che verranno in tono ironico, visto che si tratta di un film di animazione, che, tuttavia, pone l’attenzione su un “tasto dolente”: i rifiuti. Il film, uscito il 27 giugno 2008 nelle sale cinematografiche americane e giunto in quelle italiane il 17 di ottobre, si apre con uno scenario apocalittico. Siamo nel 2085 e il paesaggio della Terra è ridotto a montagne incommensurabili di rifiuti. Tra queste desolate lande si muovono solo i cingoli di un infaticabile robot “WALL•E” (Waste Allocator Load Lifter Earth class - Sollevatore terrestre di carichi di rifiuti) che fa parte di un esercito di robot che la BNL (Buy’N’Large Corporation), un’azienda che ha preso in mano il governo del mondo, ha realizzato allo scopo di ripulire la Terra, mentre gli umani, saliti sull’astronave Axiom, si concedono 5 anni di crociera, aspettando che i robot completino le operazioni di pulizia.

Qualcosa, però, va storto e il rientro previsto non può essere effettuato. Così, sulla Terra, dopo più di 700 anni, resta un solo WALL•E che continua diligentemente il suo lavoro sostenuto dalla sua inesauribile curiosità e confortato dalla compagnia di Hal, un insettino muto. Una mattina WALL•E, mentre si dedica al suo quotidiano lavoro di compattatore di rifiuti, trova una piantina che aggiungerà alle altre mille cose che hanno stimolato la sua curiosità e che lui ha già raccolto nella sua “casa”: il rimorchio di un autotreno. Dopo questa prima scoperta, il robot incontrerà EVE (Extraterrestrial Vegetative Evaluator - Esaminatore di Vegetazione Extraterrestre), robot di genere femminile, depositata sulla Terra tramite un razzo sceso dal cielo e inviato dagli uomini della Axiom. EVE ha una missione da compiere che viene sintetizzata nel suo acronimo, ma WALL•E, non essendone a conoscenza, le mostra la piantina che ha trovato tra

i rifiuti. Dopo averla presa, EVE si blocca, ma WALL•E continua a prendersi cura di lei, attendendone il risveglio. Quando il razzo che l’aveva deposta sul pianeta Terra torna per prelevarla, WALL•E non se volendo staccarsene, la segue nello spazio. Grazie all’incontro di questi due robot la condizione dei viaggiatori sulla Axiom cambierà... ma non vogliamo rovinarvi la sorpresa. WALL•E è un robot che, con il trascorrere del tempo, ha acquisito molte caratteristiche umane: è romantico e nutre una vera passione per il musical “Hello Dolly!”, del quale ha trovato una vecchia videocassetta VHS, che costituisce un leitmotiv del film, insieme al desiderio del robot di trovare anche lui un’anima gemella. Anche in questo film, come negli altri prodotti dalla Pixar, si evidenzia la caratteristica espressività degli oggetti inanimati, in questo caso i robot. Questi, pur non essendo antropomorfi e incapaci di parlare, tranne per pochi suoni inarticolati e rumori elettronici, riescono, comunque, a comunicare tra di loro e a trasmettere umanità al pubblico. Gli animatori della Pixar sono riusciti in questo intento perché hanno dotato i robot di movimenti, tic e suoni caratteristici che


ne qualificano la personalità. La scelta di Hello Dolly!, invece, è dovuta al desiderio del regista, Andrew Stanton di creare un netto contrasto tra l’aspetto futuristico del film e la musica che ne avrebbe costituito il sottofondo. Inoltre, è perfetta per sottolineare la storia d’amore fra i due robot e aumentare l’impatto emotivo sul pubblico. Alcune canzoni del musical broadwayiano hanno colpito particolarmente il regista come “Put on your Sunday clothes” che inizia con le parole “out there” (“là fuori”), perfette per un film ambientato nello spazio. Definitivo punto a favore di Hello Dolly! è stata, però, la canzone “It only takes a moment”, il tema romantico del film, che consente a WALL•E di dire “ti amo” ad EVE, pur non sapendo parlare, semplicemente mostrandole la scena del film in cui viene cantata. La colonna sonora è composta da Thomas Newman. A titolo di curiosità: l’album, in America, è stato venduto in una confezione ecologica di cartone, facendo riferimento al tema ambientalista del film. Il film, pur appartenendo al genere di animazione, fa riflettere. La Terra piena di spazzatura, inquinata e inabitabile sembra proprio essere il destino a cui stiamo votando il nostro Pianeta per la nostra noncuranza e sconsidera-

tezza. Vale la pena chiedersi: è proprio questo che vogliamo? Accumulare rifiuti fino a sommergerci, in attesa che dei robot ce ne liberino? (“Working to dig you out”, recita lo slogan). Altri spunti di riflessione del film sono da ricercare nella capacità di stupirsi che WALL•E ha di fronte ad ogni evento, come ad esempio un tramonto, nonché la sua particolare disposizione a recuperare gli oggetti per dare loro nuova vita, grazie alla sua inesauribile fantasia, attitudine che sarebbe molto valida anche per noi che siamo ormai abituati a liberarci, senza troppi pensieri, degli oggetti che hanno bisogno di essere riparati o sono diventati semplicemente obsoleti. L’assunto del film è un chiaro messaggio educativo: se non ci assumiamo al più presto le nostre responsabilità e iniziamo a cambiare radicalmente le nostre abitudini, finiremo davvero per rendere la Terra un immenso deposito di rifiuti. Le accuse del film allo stile di vita moderno non si limitano, però, all’inquinamento, ma anche al consumismo. BNL un’immaginaria compagnia americana, assume il governo del Pianeta e costruisce l’astronave Axiom, dove gli umani vivono circondati da ogni genere di comodità, tanto che, per aver trascorso tanti anni a bordo dell’astronave,

hanno perso la capacità di deambulare autonomamente, essendo i muscoli atrofizzati e le ossa indebolite, dato che i loro spostamenti avvenivano, esclusivamente, su delle poltrone galleggianti. Negli Stati Uniti, il tema dell’obesità è particolarmente sentito e molte sono state le polemiche tra chi era a favore del film perché pensava avesse uno scopo educativo e coloro che, invece, erano contrari, ritenendo che il rapporto obesità-insosteniblità ambientale costituisse un messaggio furoviante. Il problema dell’obesità non coinvolge solo gli USA, ma anche altre Nazioni come la stessa Italia, dove stanno aumentando le persone affette da questa vera e propria malattia. (vedi “Obesità: recuperare la “qualità della vita” per contrastare il fenomeno”, Regioni&Ambiente n. 10, ottobre 2007, pagg. 78-81). Il simpatico robottino, oltre ad aver conquistato i cuori di un vasto pubblico, è candidato al Premio Oscar, quale miglior film dell’anno, secondo l’associazione dei critici di Los Angeles. Da parte nostra non possiamo che fargli i nostri migliori auguri.


SERVIZI AMBIENTALI

Dulevo International spa

DULEVO, GORE® E GAS NATURALE: LA 5000 A ZERO EMISSIONI PARLA FRANCESE A Pollutec tecnici e pubblico ne hanno decretato il successo

di Vinicio Ruggiero

Il problema dell’inquinamento atmosferico è uno dei più dibattuti nei Paesi UE, dove, soprattutto nelle città, l’aria è responsabile di molte malattie correlate. Gli agenti contaminanti dell’aria possono essere suddivisi in particolato e gas. Il particolato è un aerosol di piccole particelle solide classificate in base alle loro dimensioni. Le particelle atmosferiche sono misurate in PTS (Polveri Totali Sospese). Il parametro PM10 (dall’inglese Particulate Matter, ovvero materia polverizzata) rappresenta il peso delle particelle con diametro inferiore a 10micron contenute in un metro cubo d’aria. Esistono poi dimensioni di PM inferiori a 10, le così dette ultrasottili, ancora più nocive per la salute dell’uomo. La loro pericolosità è dovuta al fatto che possono essere inalate e quindi raggiungere i polmoni interferendo con l’attività respiratoria dei bronchioli e degli alveoli polmonari. Spesso queste polveri contengono anche microinquinanti molto dannosi per la salute che possono causare infiammazioni, fibrosi e neoplasie.

I fattori che concorrono alla formazione di queste polveri sospese nell’aria sono sia naturali che antropici; i secondi concorrono in una misura inferiore al 10% del totale, ma sono molto rilevanti nei centri urbani, soprattutto negli strati inferiori dell’aria. L’esposizione della popolazione urbana all’inquinamento atmosferico non è molto migliorata dagli anni ’90, perché i cittadini europei, soprattutto quelli che vivono nelle aree urbane e suburbane, sono esposti a livello di inquinamento che superano gli standard stabiliti dall’UE e quelli indicati dall’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità). à Quando 30 anni fa Dulevo International spa a muoveva i primi passi nel mondo della pulizia stradale ed industriale, l’idea centrale era quella di creare una macchina spazzatrice che avesse caratteristiche e tecnologia innovative, offrendo ad industrie ed amministrazioni un prodotto che avesse qualità incomparabili rispetto a qualsiasi altro tipo di spazzatrice allora presente sul mercato: in questo modo è nato

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così il sistema meccanico-aspirante-filtrante, brevettato da Dulevo. La costante ricerca di soluzioni sempre più innovative e la continua voglia di migliorarsi sono stati gli ingredienti alla base dell’incontro tra Dulevo e il Gruppo GORE® che realizza prodotti in PTFE (polytetrafluoroetilene), utilizzati in campo medico, scientifico, elettronico e soprattutto tessile. Dopo due anni di ricerca intensa, l’abbinamento delle due tecnologie ha di fatto rivoluzionato ogni parametro legato alla concezione di filtraggio delle polveri sottili, determinando un nuovo standard per il settore della pulizia industriale e dell’igiene urbana. Utilizzando la membrana GORE che usa un sistema di filtrazione in superficie così che tutta la polvere si deposita all’esterno del filtro, oggi Dulevo è l’unica azienda al mondo che monta filtri in tessuto certificati per un livello di filtrazione delle particelle di PM10 maggiore del 99,9%. Inoltre, le spazzatrici industriali Dulevo hanno conseguito ulteriori vantaggi determinati da: • maggiore durata nel tempo; • una maggiore qualità di pulizia; • una totale resistenza agli agenti esterni; • costi di manutenzione della macchina ridotti.” Non soddisfatta, Dulevo ha spinto ancora oltre la propria ambizione tecnologica e ha realizzato l’unica spazzatrice meccanica al mondo alimentata a metano. Pur mantenendo del tutto invariate le capacità spazzanti, Dulevo ha creato una nuova spazzatrice che nasce proprio nell’ambito di un fedele rispetto per l’ambiente e una attenta cura nei confronti delle città e dei cittadini: la 5000 Zero.

Questa nuova spazzatrice garantisce minima rumorosità, nessuna emissione di polvere in atmosfera, nessun agente inquinante proveniente dalla combustione di gasolio o benzina e la certezza assoluta, in due parole, di fornire una macchina, per la prima volta davvero, a “emissioni zero”. La 5000 Zero è stata presentata anche al Salone Pollutec, che si è svolto a Lione (Francia) dal 2 al 5 Dicembre. È la seconda volta che Dulevo partecipa a Pollutec, la Fiera più importante a livello mondiale per quanto riguarda il Mercato delle attrezzature, delle tecnologie e dei servizi ambientali, che anche quest’anno, giunta alla XXIII edizione, ha confermato di essere l’evento leader a livello mondiale con numeri eccezionali: - superficie espositiva 100.000 m2; - visitatori 73.668 (+9,4% rispetto all’edizione precedente); - professionisti intervenuti 8.422 provenienti da 110 Paesi (+11%). In entrambe le edizioni le soddisfazioni sono state molte, grazie anche ad un pubblico più “tecnico” e preparato che ha potuto apprezzare pienamente la qualità e l’affidabilità delle macchine a marchio DULEVO International spa.

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Via Guareschi, 1 - 43012 Fontanellato (PR) Tel. +39 0521 827711 - fax +39 0521 827795 info@dulevo.com - www.dulevo.com


Siglato tra api Raffineria e Comune di Falconara

UNO STORICO ACCORDO

12 milioni e 900 mila euro destinati alle opere compensative per il territorio di Donatella Mancini

Il 29 Ottobre presso la sede comunale del Castello di Falconara Alta, alla presenza del Sindaco e della Giunta di Falconara Mma (AN), dell’Amministratore delegato di api Holding e Presidente di api Energia e api Nova Energia, Ferdinando Brachetti Peretti, del Presidente di api (Anonima Petroli Italiana) e di api Raffineria, Ugo Brachetti Peretti, dell’Ammini-

falconarese e la Società. Per conoscere i dettagli di questa operazione rimandiamo alle interviste che seguono, in cui sono illustrati i termini di questo patto.

CONVENZIONE TRA API E COMUNE DI FALCONARA Il sì del Consiglio comunale alla costruzione della centrale elettrica Nell’ambito del sito della raffineria, l’api di Falconara si appresta a realizzare una centrale di generazione elettrica, tecnologicamente all’avanguardia in Europa, in grado di garantire più energia e meno emissioni. Il Consiglio Comunale di Falconara ha dato il suo parere positivo al progetto, così che per la prima volta si è aperto un dialogo in un’ottica di proficua collaborazione tra api e Comune. Di questo evento che potremmo definire storico per la città di Falconara abbiamo parlato con l’Ing. Giancarlo Cogliati, Amministratore delegato api.

L’Amministratore delegato di api Raffineria Giancarlo Cogliati

stratore Delegato api Nova Energia, Mauro Sartori, dell’Amministratore Delegato api Raffineria, Giancarlo Cogliati, del dott. Franco Brunetti del Consiglio di Amministrazione Gruppo api, è stato firmato un accordo storico tra api e Comune di Falconara Marittima che prevede la costruzione, nell’attuale perimetro della raffineria api, di due centrali a ciclo combinato. Tale convenzione, da una parte, chiude il contenzioso regresso, dall’altra, apre la strada ad una collaborazione presente e futura tra l’Amministrazione

Dott. Cogliati, questo accordo siglato con il Comune di Falconara rappresenta una grande novità… Sicuramente, dopo anni di diatribe finalmente abbiamo raggiunto un’intesa grazie al fatto che il nostro progetto non trascura le problematiche della sicurezza dei cittadini e del rispetto dell’ambiente. Infatti, insieme ad una Fondazione paritetica, presieduta dal Sindaco di Falconara, con il compito di pianificare e realizzare gli interventi necessari al territorio, nascerà un Osservatorio per il costante monitoraggio dei livelli di emissione degli inquinanti. Come avete risolto le controversie del passato? L’Accordo siglato riguarda passato, presente e futuro. Per quanto riguarda i contenziosi regressi, con un versamento di 3 milioni di Euro al Comune di Falconara, è stato chiuso un lungo capitolo di conflitti legali.

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E per quanto riguarda il futuro? Per il futuro, l’api si è impegnata nella trasformazione del proprio sito in un polo energetico ambientalmente avanzato allo scopo di produrre energia non solo per la raffineria, ma anche per la rete, in modo da contribuire al raggiungimento di una parziale autosufficienza energetica per le Marche. Nel 2007 la richiesta di energia nella regione Marche è stata pari a 8.341 GWh, corrispondente ad un consumo pro capite di 5.030 kWh per abitante, inferiore alla media nazionale, ma in costante crescita negli ultimi anni (+3,1%). A fronte di questa domanda la produzione regionale di energia destinata al consumo è stata nel 2007 di soli 3.790,5 GWh con un saldo negativo, dunque, di oltre 4.500 GWh. In definitiva un deficit energetico del 54,5%. Parte essenziale del piano è la costruzione di una centrale di generazione elettrica… Sì, intendiamo realizzare una centrale di generazione elettrica per complessivi 580 MWe (vedi box). Si tratta del miglior impianto attualmente concepibile, per rispondere positivamente alle attese del territorio. Per quanto riguarda la costruzione di questa centrale elettrica, quale intesa è stata raggiunta con l’Amministrazione di Falconara? Abbiamo dimostrato una disponibilità che va ben oltre quanto previsto dalla Legge Marzano, perciò oltre ai 2.300.000 Euro legalmente dovuti, l’api ha stanziato per il Comune di Falconara altri 7.600.000 Euro per un totale di 9.900.000 Euro destinati alle opere compensative per il territorio. Inoltre, la costruzione della centrale elettrica porterà lavoro alle imprese locali.


PROGETTO CENTRALI Nell’ambito delle attività di sviluppo di api rientra il progetto di costruzione della centrale a ciclo combinato di Falconara Marittima (AN) che si inserisce appieno nel processo di evoluzione del sito industriale api previsto dal protocollo d’intesa siglato nel 2003 con la Regione. L’iniziativa prevede la realizzazione di una centrale a ciclo combinato alimentata a metano per la produzione di energia elettrica composta di due sezioni del tutto simili quanto a tecnologia e potenza, rispettivamente, di 520 e 60 MWe: 1. la sezione da 520 Megawatt sarà destinata esclusivamente alla produzione di energia elettrica per il mercato; 2. la sezione da 60 Megawatt andrà a soddisfare la domanda interna del sito. La produzione di energia elettrica totale, derivante dal ciclo combinato da 580 MWe, è pari a circa 3.930 GWh/anno: • Connessione alla Rete di Trasmissione Nazionale a 380 kV della sezione da 520 MWe • Connessione alla sottostazione elettrica dello Stabilimento di Falconara M.ma da 120 kV della sezione da 60 MWe • Utilizzo combinato di gas naturale e gas di raffineria • Le centrali utilizzeranno in modo combinato con diversi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale e di contributo allo sviluppo produttivo economico che un progetto di questo tipo potrebbe apportare, a livello locale e nazionale, fra questi: - Miglioramento del bilancio ambientale del sito; - Opportunità di sviluppo socio-economico per il Territorio; - Complementarietà al PEAR; - Contributo all’efficienza energetica del Paese. Per quanto riguarda la centrale, l’impatto del nuovo impianto sul bilancio ambientale complessivo del sito risulterà di portata ridotta grazie a: - elevata efficienza energetica che permetterà di utilizzare un minor quantitativo di combustibile a parità di energia prodotta e, quindi, di ridurre il livello emissivo - vicinanza al mare che consentirà di ottenere, su impianti di questo tipo, un punto e mezzo di efficienza in più - utilizzo di una fonte come il metano che, seppur fossile, è caratterizzata da un ridotto impatto ambientale, soprattutto per quanto riguarda l’emissione di anidride solforosa. L’insieme di queste misure porterà ad un abbattimento complessivo, su base annuale, di: • -275 tonnellate di NOX • -713 tonnellate di SO2 • -14 tonnellate di PTS • -277 tonnellate di CO Tutti gli interventi sopra descritti, che necessitano di investimenti particolarmente onerosi da parte dell’azienda, sono da considerare strettamente funzionali all’evoluzione del sito, così come stabilito dal Protocollo d’intesa del 2003.


“STRETTA DI MANO” TRA API E COMUNE DI FALCONARA Intervista al Sindaco di Falconara M.ma (AN) Goffredo Brandoni Il Sindaco di Falconara Goffredo Brandoni, eletto lo scorso Aprile, è stato il fautore di una svolta epocale nei rapporti tra api e Comune di Falconara. Da sempre convinto che fosse necessario aprire un dialogo con la multinazionale del petrolio, una volta diventato primo cittadino ha voluto tener fede alle sua convinzione e a soli 5 mesi dalla sua elezione è riuscito a siglare, con l’appoggio della sua maggioranza, un accordo con una delle più importanti realtà industriali presenti nel territorio marchigiano. Abbiamo approfondito la questione, rivolgendo all’interessato alcune domande.

Il Sindaco di Falconara M.ma (AN) Goffredo Brandoni

Il rapporto tra api e territorio non è mai stato facile, oserei dire conflittuale. Come ha fatto questa Amministrazione a raggiungere un

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accordo con la raffineria in così breve tempo? Fin dai tempi in cui ero Consigliere comunale ho capito che doveva essere aperto un dialogo con la Società perché la recente storia del Nostro Comune dimostra come ci si possa trovare nella situazione peggiore, dove i cittadini sopportano i disagi che si creano quando c’è un’attività industriale, senza riconoscere i vantaggi che oggettivamente queste attività generano. L’accordo raggiunto rappresenta una grande novità per la città di Falconara. Il Sindaco che mi ha preceduto era arrivato ad un passo dalla firma, ma poi sono subentrati problemi politici che hanno ostacolato ogni possibile soluzione. Sono convinto che lo sviluppo dell’api rappresenta un contributo determinante per la rinascita di questa


città e non prenderne atto significa vanificare una delle più grandi opportunità per Falconara. Com’è stata la reazione della cittadinanza, sempre molto battagliera su questo tema? Premesso che è il Consiglio comunale il luogo deputato a discutere e decidere sulle varie questioni politiche, fin dalla campagna elettorale ho dichiarato che sarei stato un Sindaco disposto ad accogliere le istanze dei cittadini. Mi sono sempre dichiarato favorevole all’apertura delle centrali elettriche, perciò chi mi ha votato ne era consapevole. Il giorno in cui il Consiglio comunale ha dato parere favorevole alla costruzione delle centrali c’è stata contestazione, ma da parte di uno sparuto gruppo di persone. In seguito si sono svolte

manifestazioni alle quali hanno partecipato non più di 3/400 persone, pari a circa l’1-2% della popolazione falconarese. La gente mi scrive e mi ferma per strada per chiedermi sicurezza, minore tassazione, decoro urbano e infrastrutture, non certo delle centrali elettriche dell’api. Quali vantaggi deriveranno al territorio falconarese da questo accordo? Innanzitutto sono stati chiusi tutti i contenziosi con la società api che, finora, non mi risulta avessero portato a casa risorse per l’Amministrazione di Falconara. L’api ha versato nelle casse comunali 3 milioni di Euro, che andranno a bilancio, per porre fine ad annosi conflitti legali. La convenzione si è basata su una realistica e concreta

valutazione della probabilità di successo-insuccesso avanzata da un legale terzo, dopo un’attenta analisi della situazione. Qualora si realizzassero le nuove centrali, nella Convenzione sono previste opere compensative a favore del territorio per 6.600.000 euro da realizzare nei prossimi cinque anni e la realizzazione di opere definite di concerto con il Ministero per ricompensare il territorio per i danni temporanei che la costruzione delle due nuove centrali comporterà per 2.300.000 euro. Quale ruolo avrà la Fondazione da lei presieduta? Nell’accordo raggiunto tra Comune e api Raffineria si è identificato uno strumento rappresentato dalla Fondazione che sarà creata e che avrà lo scopo di monitorare con continuità la situazione ambientale del territorio. I cittadini saranno così informati costantemente. Il nome “Fondazione” non è importante, l’importante è che nel suo Statuto ci siano due finalità fondamentali quali: creare un Osservatorio per monitorare l’ambiente e il territorio e per informare di continuo i cittadini promuovendo tutte le iniziative per mantenere la massima attenzione su questo punto; definire, progettare, finanziare, realizzare opere o servizi sul territorio e miglioramento della qualità della vita dei Nostri cittadini. L’Amministrazione comunale, inoltre, possiede l’1% del capitale sociale della Società proprietaria delle centrali. Pensa che sviluppo economico del territorio e rispetto dell’ambiente possano andare di pari passo? Certo, noi saremo sempre vigili affinché l’api promuova una politica di sostenibilità. Questa Amministrazione intende attivarsi perché la Società mantenga elevati livelli di sicurezza a beneficio di lavoratori e cittadini. Per garantire questa attenzione all’ambiente e alla salute delle persone, è necessario coinvolgere l’api nelle politiche di governo della città, anziché isolarla.

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a) piccole e medie imprese così come definite dall’Allegato 1 al Regolamento CE n.346/2004 e nell’ambito del campo di applicazione indicato agli Artt. 1 e 2 del Regolamento CE n.1998/2006 (de minimis); b) persone fisiche anche in qualità di rappresentanti legali di Onlus.

REGIONE TOSCANA Bando su programma di incentivazione finanziaria finalizzato alla produzione di energia da fonti rinnovabili nonché all’ecoefficienza in campo energetico di cui alle DGR 208/07, 147/08 e 415/08 (BURT n. 27 del 2/7/2008)

Si tratta della riproposizione, con lievi modifiche, del programma di finanziamento 2007/2008, rivolto a persone fisiche e piccole e medie imprese (queste ultime rientranti nel regime “de minimis”), che era scaduto il 30 novembre 2007. La misura trae sostegno dall’approvazione nel luglio scorso del PIER (Piano di Indirizzo Energetico Regionale), “che si pone obiettivi ambiziosi - ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini - e che assegna alle energie rinnovabili un ruolo, se possibile, ancor più strategico, ma al tempo stesso stabilisce un’alleanza virtuosa tra Regioni, Province e Comuni, chiamati tutti insieme a partecipare al raggiungimento degli obiettivi comunitari di efficienza, risparmio e riduzione delle emissioni in atmosfera”.

Ambito di intervento Gli interventi realizzati devono ricadere all’interno della Regione Toscana. Entità del finanziamento I fondi totali messi a disposizione sono 2,1 milioni di Euro. Intensità delle sovvenzioni - pari al 20% dei costi ammissibili e fino ad un massimo di 20.000,00 Euro per gli impianti solari fotovoltaici connessi alla rete di trasmissione ovvero conformi alla normativa in materia di connessione alla rete di trasmissione, di potenza di picco compresa tra 1 kW e 20 kW; e nel rispetto dello schema di seguito riportato: da 1 fino a 3 Kw € 1.400 per Kw installato da 3 a 5 Kw € 1.300 per Kw installato da 5 a 10 Kw € 1.100 per Kw installato oltre 10 e fino a 20 Kw € 1.000 per Kw installato - pari al 30% dei costi ammissibili e fino ad un massimo di Euro 50.000,00 per tutte le altre tipologie di intervento

Interventi ammessi a finanziamento Gli interventi ammessi a finanziamento sono quelli individuati nella delibera di Giunta regionale 415/2008: a. impianti solari fotovoltaici connessi alla rete di trasmissione ovvero conformi alla normativa in materia di connessione alla rete di trasmissione, di potenza di picco compresa tra 1 kW e 20 kW; b. impianti micro-eolici e mini-eolici, di potenza di picco non superiore a 100 kW; c. impianti di riscaldamento, cogenerazione e tricogenerazione a biomasse di potenza nominale non superiore a 200kW termici e 100 kW elettrici; d. impianti micro-idroelettrici, di potenza di picco non superiore a 100 kW; e. impianti per l’utilizzo diretto del calore geotermico mediante pompe di calore anche senza prelievo di fluido; f. impianti centralizzati anche di tipo cogenerativo e tricogenerativo alimentati a gas naturale fino a 200 kW termici e 100 kW elettrici.

Gli aiuti previsti dal presente programma di incentivazione non possono essere cumulati.

Soggetti beneficiari Sono ammessi a presente programma di incentivazione i seguenti soggetti privati:

Per ulteriori informazioni e i relativi Allegati si rinvia al B.U.R. della Toscana e al sito: www.regione.toscana.it/burt/index.html

Costi ammissibili Sono ammissibili le spese sostenute a partire dal 1° dicembre 2007. Domanda di partecipazione a) Gli interessati devono presentare domanda di partecipazione entro e non oltre il 28/02/2009. Faranno fede il timbro e la data dell’ufficio postale accettante. Non saranno accettate le domande consegnate a mano. b) La domanda di partecipazione, per le persone fisiche (Allegato B) e per le piccole e medie imprese (Allegato C) deve essere indirizzata a: Regione Toscana - Direzione Generale delle Politiche territoriali e ambientaliSettore Miniere e Energia Ufficio protocollo - via di Novoli 26, 50127 Firenze.

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REGIONE ABRUZZO Bando per il cofinanziamento di impianti da biomassa a favore di imprese agricole (BURA speciale n. 82 del 21/11/2008)

Si tratta del secondo bando per il cofinanziamento di investimenti finalizzati all’utilizzo ed alla realizzazione di impianti per la produzione di energia da biomasse di origine agricola, nell’ambito dell’Accordo di Programma stipulato con il MATTM, che prevede il cofinanziamento di interventi di valorizzazione delle biomasse nel territorio della regione Abruzzo. Dotazione finanziaria Per il finanziamento delle domande relative al presente Bando è prevista una dotazione finanziaria complessiva di Euro 603.609,19. Oggetto dell’intervento e ambito di applicazione Sono finanziati esclusivamente interventi relativi al modello di filiera aziendale (si intende la filiera su scala aziendale legata alle attività svolte dall’impresa agricola) così come descritto nel punto 2.1 del protocollo tecnico aggiuntivo approvato con DGR n. 100/07. Sono previsti, per le aziende, interventi per cofinanziare l’acquisto di mezzi e strumenti per la raccolta, il trattamento e l’utilizzo delle biomasse prodotte in azienda. Si promuovono acquisti e installazioni di impianti per l’utilizzo energetico delle biomasse con potenza termica complessiva 500 kW. Saranno ammesse a finanziamento le spese riconoscibili sostenute dopo la presentazione della domanda. Le biomasse che possono essere utilizzate e/o prodotte con il presente programma sono le seguenti: - materiale vegetale legnoso derivante da interventi selvicolturali, da manutenzioni forestali e da potature legnose ed arbustive; - materiale vegetale legnoso derivante da colture dedicate; - prodotti derivati dalle attività agro-industriali di trasformazione; - cippato; e comunque nel rispetto delle disposizioni di cui al D.Lgs. 152/06. Soggetti beneficiari Il bando è rivolto agli imprenditori agricoli professionali singoli o associati (I.A.P.), ai sensi del D.Lgs. 29 marzo

2004, n. 99 e successive modifiche, che intendono utilizzare a scopo energetico la biomassa prodotta in azienda (residui derivanti da potature di impianti arborei aziendali, prodotti legnosi provenienti da utilizzazioni forestali, da colture dedicate alla produzione di energia) e derivata dalle attività agro-industriali di trasformazione (sanse, nocciolino ecc.) secondo un modello di sviluppo attento non solo alle logiche produttive ma anche alle tematiche ambientali ed energetiche per una agricoltura sempre più “sostenibile”. I richiedenti devono essere iscritti alla Camera di Commercio presso il Registro delle Imprese - Sezione speciale imprenditori agricoli o Sezione coltivatori diretti, in regola con gli obblighi previdenziali ed assistenziali ed essere titolari di partita IVA. Coloro che sono già stati ammessi a finanziamento (graduatoria pubblicata sul B.U.R.A. n. 54/2008 del 17 Settembre 2008) con il “bando pubblico per la presentazione di domande per la concessione di aiuti a favore di investimenti finalizzati all’utilizzo ed alla realizzazione di impianti per la produzione di energia da biomasse di origine agricola”, approvato con Determinazione n. 2/187 del 28/11/2007 e pubblicato sul B.U.R.A n. 3 del 09.01.2008, non possono presentare domanda di contributi per gli stessi interventi ammessi a finanziamento. Tutti i requisiti necessari devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda. Tipologie d’intervento finanziabili Con riferimento alle finalità del D.M. n. 401/1999 e alle D.G.R. n. 1233 del 19/12/2003 e n. 100 del 05/02/2007 ed alla disponibilità finanziaria sono state individuate tre tipologie d’intervento come di seguito riportate: tipologia d’intervento 1 - meccanizzazione delle operazioni di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento, conservazione delle biomasse prodotte e trasformate in azienda e utilizzazione delle stesse con l’acquisto e l’installazione di un generatore di calore ad alto rendimento idoneo alla combustione di biomasse vegetali (legna da ardere, fascine di potature, nocciolino, sanse, cippato) per il riscaldamento di strutture agricole inserite nel ciclo produttivo aziendale (essiccatoi, strutture di trasformazione, strutture destinate all’agriturismo, serre ecc.); tipologia d’intervento 2 - meccanizzazione delle operazioni di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e conservazione delle biomasse prodotte e trasformate in azienda; tipologia d’intervento 3 - installazione di un generatore di calore ad alto rendimento idoneo alla combustione di biomasse vegetali (legna da ardere, fascine di potature, nocciolino,sanse, cippato) per il riscaldamento di strutture agricole inserite nel ciclo produttivo aziendale (essiccatoi,

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strutture di trasformazione, strutture destinate all’agriturismo, serre ecc.) Utilizzazione finanziaria Il bando prevede di soddisfare prioritariamente prima tutte le richieste della “Tipologia 1” per poi procedere al finanziamento di quelle della “Tipologia 2” ed infine di quelle della “Tipologia 3”. Spese generali Sono ammissibili le spese generali quali onorari di consulenti per la progettazione e direzione dei lavori fino al 6% del costo complessivo per le opere edili e per gli impianti fissi e fino al 2% sull’importo complessivo dei macchinari e delle attrezzature; l’IVA, non può essere considerata ammissibile ai fini del finanziamento. Entità dell’aiuto e della spesa ammissibile Il contributo concedibile in conto capitale, è fissato nella misura massima del 50% dell’investimento ammissibile a finanziamento. L’investimento riconoscibile a contributo è in funzione delle tipologie di intervento come riportato nella tabella seguente.

Agrotecnici iscritti ai rispettivi albi o collegi. Le relazioni progettuali di utilizzazione delle biomasse, relativi alla “Tipologie 1 e 3”, devono essere sottoscritte da tecnici in possesso di adeguata qualifica (Ingegneri, Periti Industriali o altri periti con qualifica specifica nel settore termo-elettrico ed energetico) ed iscritti al relativo ordine professionale. La documentazione presentata a corredo della domanda deve essere in corso di validità alla data di presentazione della domanda. Selezione dei progetti e graduatorie I progetti ammissibili a contributo saranno individuati sulla base di graduatorie predisposte per singole tipologie. A ciascun progetto verrà assegnato un punteggio di merito ricavato dalla scheda di valutazione compilata a cura del richiedente e completata dal Nucleo di Valutazione. Presentazione delle domande La domanda di contributo e la relativa documentazione tecnica, a corredo della stessa, dovrà essere indirizzata alla Giunta Regionale d’Abruzzo - Direzione Parchi, Territorio, Ambiente e Energia Ufficio Attività Tecniche Ecologiche - Servizio Politica Energetica - Qualità dell’Aria - Inquinamento Acustico ed Elettromagnetico - Rischio Ambientale - SINA, Via Passolanciano, n. 75 - 65124 Pescara, indicata Servizio Energia. La presentazione delle domande effettuata a mano o per plico raccomandato, dovrà avvenire entro e non oltre 60 giorni dalla pubblicazione (20 gennaio 2009) del presente avviso nel Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo, pena l’esclusione.

Documentazione richiesta La domanda di contributo utilizzando il “modello di domanda” di cui all’Allegato 1 del presente bando, dovrà essere corredata di tutta la documentazione richiesta. I progetti presentati per la raccolta e la trasformazione di biomasse per le “Tipologia 1 e 2”, devono essere sottoscritti da Dottori Agronomi, Dottori Forestali, Periti Agrari ed

Per ulteriori informazioni e per scaricare i relativi allegati si rinvia al sito della Regione Abruzzo o a quello del MATTM.

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i quesiti dei lettori: L’ESPERTO RISPONDE Quali piani e programmi sono soggetti alla valutazione ambientale strategica? La Parte Seconda del D. Lgs. n. 152/2006, al pari della Direttiva 2001/42/CE, distingue tra piani e programmi necessariamente soggetti a VAS e piani e programmi che possono essere assoggettati a VAS solo all’esito di una procedura di verifica (screening) dalla quale risulti che il piano o programma può avere impatti significativi sull’ambiente. In particolare, in base all’art. 6, comma 2 del D. Lgs. n. 152/2006, la VAS deve essere necessariamente effettuata per tutti i piani e i programmi: - che sono elaborati per la valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l’approvazione, l’autorizzazione, l’area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV della Parte Seconda del D. Lgs. n.152/2006 (vale a dire dei progetti anche solo potenzialmente soggetti a valutazione di impatto ambientale); - per i quali, in considerazione dei possibili impatti sulle finalità di conservazione dei siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, si ritiene necessaria una valutazione d’incidenza ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357. Soggiacciono, invece, alla verifica di assoggettabilità (screening) i seguenti piani e programmi: a) i piani e i programmi che, pur dovendo essere necessariamente assoggettati a VAS ai sensi dell’art. 6, comma 2, determinano l’uso di piccole aree a livello locale (art. 6, comma 3); b) le modifiche minori dei piani e dei programmi che ai sensi dell’art. 6, comma 2 dovrebbero essere necessariamente assoggettati a VAS (art. 6, comma 3); c) i piani e i programmi, diversi da quelli di cui all’art. 6, comma 2, che definiscono il quadro di riferimento per l’autorizzazione dei progetti (art. 6, comma 3-bis).

agenda

Va detto, infine, che, per espresso disposto dell’art. 6, comma 4 del D. Lgs. n. 152/2006, sono comunque esclusi dal campo di applicazione della Parte Seconda dello stesso decreto: - i piani e i programmi destinati esclusivamente a scopi di difesa nazionale caratterizzati da somma urgenza o coperti dal segreto di Stato; - i piani e i programmi finanziari o di bilancio; - i piani di protezione civile in caso di pericolo per l’incolumità pubblica. Le materie prime secondarie individuate dal D.M. 05/02/1998 devono rispettare i criteri previsti dal primo comma dell’art. 181-bis del D. Lgs. n. 152/2006? Sì. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la recente sentenza n.41836 del 7 novembre 2008. La Corte ha affermato che i requisiti delle materie prime secondarie sono attualmente fissati, con previsione diretta, dal D. Lgs. n. 4/2008 e non devono più essere evinti per deduzione dalle prescrizioni del D.M. 05/02/98: ad essi deve adeguarsi l’emanando decreto ministeriale previsto dal secondo comma dell’art. 181-bis e sempre essi devono essere utilizzati quali criteri di riferimento per individuare quali possano essere considerate “materie prime secondarie”, in via transitoria (art. 181-bis, comma 3), tra le numerose tipologie di materiali previste dal D.M. 05/02/98 (e dall’altra normativa secondaria vigente per i rifiuti pericolosi in genere e specificamente per i rifiuti pericolosi provenienti dalle navi). Pertanto, affinché determinate materie prime secondarie possano definirsi effettivamente tali è necessario che rispettino i seguenti criteri, requisiti e condizioni: a) siano prodotti da un’operazione di riutilizzo, di riciclo o di recupero di rifiuti; b) siano individuate la provenienza, la tipologia e le caratteristiche dei rifiuti dai quali si possono produrre; c) siano individuate le operazioni di riutilizzo, di riciclo o di recupero che le producono, con particolare riferimento alle modalità ed alle condizioni di esercizio delle stesse; d) siano precisati i criteri di qualità ambientale, i requisiti merceologici e le altre condizioni necessarie per l’immissione in commercio, quali norme e standard tecnici richiesti per l’utilizzo, tenendo conto del possibile rischio di danni all’ambiente e alla salute derivanti dall’utilizzo o dal trasporto del materiale, della sostanza o del prodotto secondario; e) abbiano un effettivo valore economico di scambio sul mercato.

Eventi e Fiere

Bolzano, 22-25 gennaio 2009 KLIMAHOUSE Sede: Fiera Bolzano Informazioni: Fiera Bolzano Spa - Piazza Fiera 1 - 39100 Bolzano Tel. +39 0471 516000 - Fax +39 0471 516111 - info@fierabolzano.it Gonzaga (MN), 23-25 gennaio 2009 FORAGRI EXPO 2009 - Fiera delle Energie rinnovabili in concomitanza con BOVIMAC

Sede: Parco Fiera Millenaria Informazioni: Agenzia A.G.I.R.E. - Tel. 0376 229694 Fax 0376 1999791 - info@agirenet.it- www.foragriexpo.it Cremona, 30 gennaio - 1° febbraio 2009 VEGETALIA - 16° Salone Nazionale del Contoterzismo Sede: CremonaFiere Informazioni: CremonaFiere S.p.a. Tel. +39.0372.598011 - Fax +39.0372.598222 - info@cremonafiere.it

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stampato su carta riciclata

Dicembre 2008

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Dicembre 2008. N°33 - Free Service srl Editore - Via del Consorzio, 34 - 60015 Falconara M.ma/AN - tel. 071/9161916 - fax 071/9162289 Supplemento n. 1al n.12 Dicembre 2008 di Regioni&Ambiente Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003, art.1, comma 1 (conv. in L.27/02/2004 n.46) - DCB Ancona

Editoriale Questo 2009 sarà un anno cruciale per il clima del pianeta. L’agenda è già piena di appuntamenti che culmineranno con la COP 15 del prossimo dicembre, quando a Copenhagen sarà adottato il nuovo protocollo globale contro i cambiamenti climatici. Nel frattempo molte cose saranno già successe. Barack Obama avrà formalmente ricevuto l’investitura come 44esimo presidente degli Stati Uniti, modificando profondamente la politica ambientale ed energetica degli USA. L’Unione Europea, forte dell’accordo sul “pacchetto clima” approvato nel dicembre 2008, si presenterà a Copenhagen con la coscienza di avere sottoscritto obiettivi ambiziosi e di essere il capofila globale nella lotta ai cambiamenti climatici. Le città e i territori avranno un agenda altrettanto complessa. Il 10 febbraio a Bruxelles sarà ufficialmente lanciato il “Patto dei Sindaci”, l’iniziativa lanciata dalla Commissione Europea per impegnare direttamente le autorità locali nelle questioni del clima. Le città e i territori che sottoscrivono la Covenant of Mayors si impegnano ad operare per ridurre le proprie emissioni nocive di una quota superiore al 20% deciso in sede europea. La novità del “patto” non si limita al fatto che i sindaci e gli altri decisori politici si impegnano in obiettivi vincolanti sul tema dei cambiamenti climatici, ma va ricercata nel fatto che per la prima volta l’Europa si rivolge direttamente alle autorità locali, bypassando la mediazione dei governi nazionali. Le autonomie locali rivendicano un ruolo a pieno titolo nel nuovo “Protocollo di Copenhagen”, con la coscienza che le decisioni prese a livello locale sono essenziali per garantire il rispetto degli obiettivi sottoscritti in sede europea. Per questo il Coordinamento

Agende 21 organizzerà in questa primavera una conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, coinvolgendo le associazioni delle città e delle provincie (ANCI e UPI) nella redazione di una “carta dei territori d’Italia” sul clima. Con questo documento ci presenteremo il 2 giugno a Copenhagen al Forum Mondiale dei Sindaci sui Cambiamenti Climatici. Negli stessi giorni la Commissione ONU si riunirà a Bonn per approvare la prima bozza del nuovo protocollo, che sarà perfezionato nei mesi successivi fino alla presentazione di dicembre alla COP15 di Copenhagen. Mai come in questi mesi locale e globale sono strettamente connessi in un progetto che vede coinvolti tutti i livelli istituzionali. Il governo italiano ha salutato con soddisfazione l’accordo europeo del dicembre 2008 sul “pacchetto clima” e dovrà di conseguenza operare al suo meglio per raggiungere gli obiettivi sottoscritti. Il nostro paese dovrà più che triplicare la propria produzione di energia da fonti rinnovabili (dal 5.2 al 17%), aumentare l’efficienza energetica del 20% e ridurre le emissioni di gas serra per la stessa quota. Tutto questo in poco più di dieci anni. Raggiungere questi traguardi rappresenta una straordinaria opportunità di crescita e di sviluppo, particolarmente in una fase di crisi economica. Efficienza energetica e fonti rinnovabili sono settori di innovazione tecnologica in grado di creare ricchezza e posti di lavoro. Le autonomie locali italiane sono pronte ad accettare questa sfida e a garantire il loro apporto in una strategia nazionale che deve vedere il governo in prima linea. Come dice Barack Obama “le città non sono un problema, le città sono parte della soluzione”. Emilio D’Alessio Presidente della Associazione Nazionale Coordinamento Agende 21 Locali Italiane

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LA ROADMAP DEI GOVERNI LOCALI PER IL CLIMA

Ecco la traduzione del testo condiviso dalle associazioni di enti locali e presentato alla COP 14, la Conferenza delle Parti per la Convenzione sul cambiamento climatico tenutasi a Poznan tra il 9 e l’11 dicembre 2008 Prendendo atto che nel 2030 due terzi dell’umanità vivrà in centri urbani dove oggi si consuma più del 75% di tutta l’energia; Comprendendo che tutte le città sono altamente vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico, specialmente le città a rapida crescita nei Paesi in via di sviluppo; Riconoscendo che le città e i governi locali ricoprono un ruolo decisivo sul piano delle azioni concrete per il clima e che se effettivamente messe nelle condizioni di agire e dotate delle necessarie risorse esse hanno il potenziale per attuare riduzioni delle emissioni e assicurare che siano raggiunti gli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni globali di gas serra. Richiamando la Decisione su Città e Biodiversità adottata dalla Conferenza delle Parti sulla Biodiversità nel suo nono incontro; Prendendo esempio dal successo dell’attuazione dell’Agenda di Rio attraverso i processi di Agenda 21 Locale e dalle efficaci azioni realizzate dalle città in tutto il mondo per un’economia energeticamente sostenibile attraverso il risparmio energetico e l’impiego di nuove ed esistenti energie rinnovabili e tecnologie altamente efficienti, per ridurre la dipendenza dalle energie fossili e nucleari e per puntare alle opzioni a minor intensità di carbone; Riconoscendo che le città e i governi locali giocano un ruolo cruciale nel predisporre regolamenti energetici ed edilizi, nel promuovere investimenti e realizzare campagne per la responsabilizzazione dei cittadini, tutte azioni con effetti diretti sul consumo di energia e sulla diversificazione delle fonti energetiche; Accogliendo con favore l’impegno manifestato dall’Accordo dei Sindaci e dei Governi Locali per la Protezione Clima nel riaffermare la volontà dei governi locali di accettare la sfida e la corresponsabilità di passare all’azione per prevenire i pericolosi effetti del cambiamento climatico; Osservando che, mentre le responsabilità per l’attuazione della Convenzione per il Clima restano primariamente in capo alle Parti, sussistono molteplici ragioni per promuovere il coinvolgimento delle città e dei governi locali e per sostenere la collaborazione con le associazioni mondiali di governi locali in qualità di partner chiave della United Nations Climate Change Conference (UNFCCC), Le Parti: - in accordo e nel rispetto delle legislazioni e costituzioni nazionali, riconoscono il ruolo delle città e dei governi locali nell’attuazione dei Piani d’Azione e delle Strategie Nazionali per il Clima e sono perciò chiamate a facilitare l’adozione da parte delle città e dei governi locali di iniziative che sostengono l’attuazione di quelle strategie e piani d’azione, e a perseguire la coerenza tra i piani d’azione e le strategie per il clima locali e quelle nazionali; - si impegnano a coinvolgere i responsabili dei governi locali o delle loro associazioni per creare capaci strutture ed efficaci condizioni di contesto per una fattiva cooperazione con le città e i governi locali a favore del clima; - si adoperano affinché città e governi locali siano nelle condizioni di disporre delle competenze, capacità e risorse richieste per essere operativi a livello locale e per sostenere le Parti nei loro sforzi per raggiungere gli obiettivi convenuti e per attuare localmente le strategie di mitigazione e adattamento; - includono delegati dei governi locali nella delegazione nazionale alla Conferenza delle Parti e ai successivi processi decisionali. La Conferenza delle Parti: - si impegna ad includere lo sviluppo e l’attuazione delle politiche locali nell’agenda dell’UNFCCC - richiede al Segretariato dell’UNFCCC di rafforzare la cooperazione con le città e i governi locali e di facilitare il loro significativo contributo alle decisioni della Conferenza. Questa documento è tutt’ora aperto a commenti e suggerimenti da inviare a climate-roadmap@iclei.org

REPOWER AMERICA! Al Gore ispiratore del green new deal proposto da Barack Obama Al Gore si è rivolto a Barack Obama con una lettera aperta pubblicata sul New York Times. Nell’articolo, che si intitola The Climate for Change, Gore ripete i punti chiave dei suoi interventi più recenti, dalla proposta di rendere l’America carbon neutral in dieci anni al discorso fatto a fine ottobre al Web 2.0 Summit di San Francisco, dove Gore aveva evocato una nuova rete sociale globale, un movimento on-line per salvare il pianeta. Sul New York Times Gore illustra i cinque punti con cui realizzare l’obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 degli USA entro il 2018: 1. Investimenti molto consistenti per la creazione di centrali solari, eoliche e geotermiche nelle grandi pianure rurali americane. 2. Spendere 400 miliardi di dollari in dieci anni per una “rete intelligente” in grado di distribuire questa energia attraverso il paese. Secondo Al Gore questa cifra, pure enorme, è molto meno dei 120 miliardi di dollari che si stima l’America perda ogni anno per l’inefficienza di una rete di distribuzione elettrica irrazionale e obsoleta. 3. Sostenere l’industria automobilistica (sia i grandi costruttori che le nuove aziende emergenti) nel convertire la produzione verso vetture ibride plug-in che possano essere allacciate alla “rete intelligente” e utilizzare per la ricarica l’energia disponibile e inutilizzata nelle ore notturne. 4. Una campagna nazionale per migliorare l’isolamento termico (40% delle emissioni americane di CO2 derivano dagli edifici) anche attraverso una legge da sottoporre al Congresso che sostenga chi accende mutui immobiliari per importi superiori ai beni offerti in garanzia. 5. Applicare un costo alle emissioni nocive e guidare il processo di redazione di un nuovo accordo globale che sia più efficace del Protocollo di Kyoto. I passi fondamentali da compiere per risolvere la crisi del clima coincidono con quelli da compiere per risolvere la crisi economica e la crisi energetica. Al Gore cita economisti di livello (Feldstein e Summers) che sostengono come il modo migliore per uscire dalla crisi economica sia quello di concentrare gli investimenti su una rete infrastrutturale job intensive, in grado di creare una quantità di nuovi posti di lavoro. Obama aveva fissato l’obiettivo in cinque milioni di assunzioni, per forza di cose “non delocalizzabili”. “Naturalmente il modo migliore - anzi il solo modo - di garantire un accordo globale che salvaguardi il nostro futuro è quello di ricollocare gli Stati Uniti nel ruolo della nazione dotata dell’autorità politica e morale per guidare il mondo verso una soluzione” conclude Gore. Questo e altri interessanti contributi sull’evoluzione del dibattito sul tema del clima sul blog del Presidente del Coordinamento: www.dalessio.eu

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Il clima delle città. Le città per il clima

Verso una posizione comune degli enti locali e delle regioni italiane per il riconoscimento del loro ruolo a favore del Clima Con la conferenza tenutasi a Bologna lo scorso 5 dicembre, organizzata dal Coordinamento Agende 21 Locali Italiane in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Urbanistica ed il Comune di Bologna, si è avviato il percorso per predisporre, entro i primi di aprile 2009 e in collaborazione con i partner del Coordinamento e le altre reti di città, una posizione comune degli enti locali e delle regioni italiane sulle politiche locali a favore del clima. L’obiettivo è quello di vedere riconosciuto a città , province e regioni il ruolo di protagonisti nell’attuazione di iniziative e interventi sistematici per l’efficienza e il risparmio energetico, la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’assorbimento delle emissioni di CO2. Riconoscimento di un ruolo ovvero attribuzione sia di responsabilità (obiettivi da raggiungere) ma anche di strumenti per essere messi nelle condizioni di poter agire. Non trasferimenti di risorse ma possibilità di investire per l’eco-efficienza e di accedere al sistema dei certificati verdi. Sul sito del Coordinamento, www.a21italy.it è possibile riascoltare i “punti di vista” dei rappresentanti delle diverse istituzioni e organizzazioni intervenute a Bologna: Ministero dell’Ambiente, reti di città (Alleanza per il Clima Italia e ICLEI), Milano Expo 2015, enti di area vasta (province e regioni), pianificatori, università e ricerca, imprese).

Local Alliance for Climate Responsibility(LACRe)

Un’alleanza per il clima: imprese ed enti locali insieme per ridurre le emissioni di CO2

Prende avvio in questi giorni LACRe (Local Alliance for Climate Responsibility), uno dei 26 progetti Life+ “italiani” approvati nel 2008 (i candidati erano 172!). Capofila del progetto è la Provincia di Livorno, assessorato Sviluppo economico, concertazione, piani locali di sviluppo P.T.C., piani d’area, Agenda 21. Altri partner del progetto sono la Provincia di Ferrara, assessorato Attività produttive, l’associazione Impronta Etica di Bologna e il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane. “Obiettivo del progetto”, spiega l’assessore Diego Carrara della Provincia di Ferrara “è promuovere una cooperazione tra mondo delle imprese ed enti locali per contribuire a raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto. Dimostrare con i fatti che lavorando insieme imprenditori e amministratori di enti di un territorio possono creare le basi per un modello di sviluppo economico diverso, basato su fonti di energia rinnovabili ed efficienza energetica.” Il progetto LACRe ha un valore di 593.992 euro, cofinanziati al 50% dal’Unione Europea, e una durata di 24 mesi (si concluderà alla fine del 2010). L’azione dei partner del progetto sarà volta a dimostrare che attraverso la Responsabilità sociale d’impresa è possibile promuovere strategie efficaci per sviluppare una economia locale low carbon e contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici. In particolare: - sperimentando concretamente una Alleanza Climatica Locale tra settore pubblico e privato che impegni i sottoscrittori a definire e realizzare un piano di interventi per la riduzione delle proprie emissioni climalteranti; - misurando i risultati ottenuti attraverso una metodologia comune; - comunicando alla comunità locale in modo costante gli impegni assunti, i risultati ottenuti e i benefici ambientali prodotti dai sottoscrittori dell’Alleanza. “Fondamentale per il conseguimento degli obiettivi che ci proponiamo con questo progetto” sostiene Marcello Canovaro, assessore Attività produttive della Provincia di Livorno, “è il coinvolgimento fin dalle fasi iniziali dei “portatori di interesse” locali: la scelta degli interventi per ridurre le emissioni di CO2 prodotte negli edifici pubblici e privati, nei processi produttivi e negli spostamenti vanno ideate, progettate e realizzate rendendo partecipi e condividendo, attraverso un processo dal basso.” Sono quindi numerose le iniziative di informazione, partecipazione e disseminazione dei risultati previste dal progetto. A cominciare dai kick-off meeting che si terranno nelle due città nella seconda metà di gennaio e saranno l’occasione per presentare obiettivi e azioni del progetto in primo luogo alle rispettive amministrazioni (per favorire il coinvolgimento di tutti i settori), alle associazioni economiche e sociali, agli enti locali dei due territori. Seguirà entro i primi di marzo un Convegno nazionale, che si terrà a Livorno, sul tema della corresponsabilità pubblico privato nella lotta al cambiamento climatico e del ruolo di protagonisti che possono giocare piccole-medie imprese ed enti locali. Verranno presentate buone pratiche realizzate da imprese e da enti locali, testimonianze autorevoli, esperienze da altre realtà europee. Gli stimoli prodotti dal Convegno verranno dopo breve (entro marzo) messi a fuoco in workshop operativi, prima iniziativa progettuale per costruire l’Alleanza Climatica Locale che porterà all’elaborazione di un Piano d’Azione condiviso con gli impegni delle varie imprese e organizzazioni coinvolte (Province in testa) per contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra. Con la linea “Life+ Politica Ambientale e Governance”, nella quale rientra LACRe, l’Unione Europea co-finanzia la sperimentazione di progetti dimostrativi innovativi da “esportare” successivamente in altri contesti. Da qui l’importante ruolo nel progetto per il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane che metterà a disposizione tutti i suoi strumenti di comunicazione per informare sulle iniziative attuate e disseminare i risultati ottenuti. Per maggiori informazioni sul progetto LACRe scrivere a Giovanna Rossi, g.rossi@provincia.livorno.it; a breve sarà disponibile un sito web dedicato al progetto.

Res Publica - Comunità energeticamente sostenibili e Agenda 21 locale

a cura di Dario Miroglio e Barbara Scorza, Provincia di Genova

Il progetto europeo RES PUBLICA ha utilizzato il concetto di A21 locale per la creazione di sinergie tra policy makers locali, la cittadinanza e gli operatori del mercato al fine di produrre strategie energetiche intelligenti con un approccio dal basso. Il capofila è la Provincia di Genova che si avvale della collaborazione di Sogesca Srl, società di consulenza di Padova. Seguendo una metodologia comune, i partner hanno invitato le proprie comunità locali a partecipare ad un Forum per l’Energia Sostenibile che ha definito una strategia di sviluppo sostenibile e preparato un programma energetico. I Forum realizzati dai partner del progetto sono stati un grande successo e hanno visto la partecipazione di oltre 300 stakeholders nelle province di Genova, Parma, Modena e Barcellona, nella regione del lago Balaton in Ungheria, nel Comune di Neuburg an der Donau e nel Landkreis Neuburg in Germania. I programmi energetici ed il parco progetti per l’attuazione delle azioni previste, sono stati presentati lo scorso luglio in Germania, durante un workshop internazionale. Alcuni dei progetti locali presentati sono già stati avviati grazie al contributo delle Amministrazioni coinvolte. Il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, partner del progetto, sta ora promuovendo la creazione di un network europeo per lo scambio di buone pratiche. In Italia, lo scorso ottobre, è stato lanciato un gruppo di lavoro interprovinciale. La prima riunione operativa si è svolta a Modena e ha riunito ben 14 province italiane. Il tema della giornata è stata la procedura di autorizzazione unica per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Il progetto si concluderà con una conferenza internazionale che si terrà a Genova il 14 maggio prossimo. RES PUBLICA è stato finanziato nell’ambito del programma Energia Intelligente per l’ Europa ed è partner della campagna SEE – Energia Sostenibile per l’Europa. Per maggiori informazioni sul progetto visitate il sito dedicato: www.respublica-project.eu

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Il Coordinamento Agende 21 Locali invita i sindaci delle città associate ad aderire alla Convenant of Mayors

La Settimana dell’Energia Sostenibile è un evento di portata comunitaria e prevede iniziative ed eventi su tutto il territorio europeo. Dal 9 al 13 febbraio 2009 si svolgeranno diverse iniziative a Bruxelles ed in altre città europee. In tal modo consumatori e produttori di energia potranno partecipare attivamente a conferenze, workshop, attività didattiche e visite ad aziende ed impianti che producono o utilizzano energia rinnovabile e tecnologie per l’efficienza energetica. Il 10 febbraio si terrà uno degli eventi centrali della Settimana: la cerimonia di sottoscrizione formale del Covenant of Mayors. Al primo di dicembre 2008 erano 91 le città che avevano sottoscritto il Patto mentre altre 116 avevano dichiarato il loro interesse a farlo. Sottoscrivendo il Patto i sindaci si impegnano ad andare oltre agli obiettivi fissati dall’Unione Europea in termini di riduzione delle emissioni di CO2 (-20% entro il 2020) attraverso un aumento dell’efficienza energetica e la produzione e l’uso di energie pulite. Il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane invita tutti i sindaci delle città associate a sottoscrivere il Patto: si tratta di una importante occasione per manifestare apertamente la volontà dei governi locali per un impegno concreto a difesa del clima. Per maggiori informazioni: www.eusew.eu e www.managenergy.net/com.html

Parola d’ordine: meno rifiuti Molto positivo il bilancio delle iniziative di novembre 2008 per sensibilizzare alla riduzione della produzione di rifiuti

Notevole successo registrato dalle iniziative sul tema della riduzione della produzione dei rifiuti promosse da UNESCO Italia nell’ambito della settimana nazionale per l’educazione allo sviluppo sostenibile e dall’Associazione delle Città delle Città e Regioni per il riciclo e l’uso sostenibile delle risorse (AVR+). Il Coordinamento in particolare, oltre all’azione di diffusione e sensibilizzazione attraverso il suo Gruppo di Lavoro “Rifiuti 21 network”, ottimamente “capitanato” dal Comune di Reggio Emilia, grazie all’apporto del Gruppo di Lavoro “CEA 21” ha contribuito a realizzare i materiali serviti come base per la comunicazione: i file di un libretto di 16 pagine rivolto principalmente a enti locali, amministratori e organizzazioni, un pieghevole per i cittadini e i consumatori, una locandina nella quale inserire i riferimenti di una iniziativa locale, un manifesto da affiggere nelle bacheche e negli appositi spazi cittadini. Tutti questi materiali resi disponibili, scaricabili dal sito www.a21italy.it e personalizzabili con proprio logo, riferimenti telefonici e indirizzo web. I risultati? Oltre duecento le adesioni e le iniziative solamente in Italia. Incontri, eventi, mostre, seminari ed esempi concreti di “buone pratiche” rivolti ai cittadini hanno permesso di diffondere capillarmente sull’intero territorio nazionale “le istruzioni per l’uso” per prevenire e ridurre la produzione di rifiuti. Un successo da attribuire alla capacità di fare sistema dei soggetti coinvolti: Coordinamento Agende 21 Locali, ACR+, Federambiente, Legambiente e Osservatorio Nazionale sui Rifiuti. Maggiori info su www.a21italy.it/rifiuti21network

Brevi Si terrà a Modena dal 21 al 23 gennaio la prima edizione di PARTECIPA, Salone della democrazia partecipativa, una intensa tre giorni di workshop, convegni, esposizioni sulle esperienze partecipative. Uno spazio aperto di confronto tra teorie e pratiche che consenta di consolidare e promuovere l’ideale della democrazia partecipativa e le sue concrete manifestazioni. Da non perdere giovedì 22 il convegno partecipativo che verrà realizzato utilizzando l’open space technology, una tecnica che permette di lavorare insieme, anche su temi complessi e con gruppi numerosi, gestendo in autonomia il

programma di lavoro. Programma aggiornato e informazioni sull’iniziativa da www.comune.modena.it/partecipa. Le attività del Gruppo di Lavoro Open Group Tandem continueranno, anche per il 2009 con l’obiettivo di approfondire aspetti operativi legati allo sviluppo degli SGA negli enti locali con un’attenzione particolare alle novità e proposte introdotte con la bozza di EMAS 3. Per maggiori info: www.provincia. bologna.it/emas/ Due importanti iniziative nel calendario delle attività del GdL Paesaggio, Biodiversità, Partecipazione: la conclusione dell’itinerario del Premio nazionale per processi partecipati sul paesaggio e la biodiversità con l’attribuzione dei riconoscimenti; l’organizzazione di un evento di rilevanza nazionale sul tema “Strategie nazionali sulla biodiversità. Il ruolo della partecipazione” da svolgersi presso la Provincia di Milano nell’ultima decade di febbraio. Per maggiori dettagli: m.sartori01@libero.it Reykjavik, 25-27 marzo 2009 “From the bottom to the top: the power of networking” è il titolo della presentazione che il GdL Acquisti Verdi terrà alla conferenza EcoProcura 2009 “Climate Neutral through Procurement”, promossa da ICLEI. Obiettivo della conferenza è scambiare idee, esperienze e buone pratiche su come gli acquisti verdi possono contribuire alla riduzione delle emissioni dei gas serra e all’adattamento al cambiamento climatico. Per maggiori info: www.iclei-europe.org/index.php?id=6337 Copenhagen, 23-24 aprile, Conferenza Nazionale MUSEC e Project Meeting. Nuovo appuntamento del progetto cofinanziato dalla UE, con il Coordinamento nel ruolo di partner leader, che si prefigge di elaborare una strategia di sviluppo di comunità locale per la sostenibilità energetica. Per maggiori info sul progetto: www.musecenergy.eu Comuni di La Spezia e di Alba, Provincia di Gorizia. Questi gli enti locali a cui il Comitato Tecnico della Campagna, riunitosi il 9 dicembre 2008, ha assegnato il “diploma” di, rispettivamente, Città e Provincia Equosolidale. Un’iniziativa per stimolare le pubbliche amministrazioni a dare il buon esempio acquistando prodotti del commercio equo e solidale. La Campagna è promossa da da Fairtrade TransFair Italia, Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace, Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale, Legambiente e Banca Etica. Per maggiori info e adesioni: www.cittaequosolidali.it Alcuni numeri su cui riflettere Il cambiamento in atto / quasi 380 parti per milione in volume la concentrazione di CO2: mai così alta negli ultimi 650.000 anni! / +3 gradi l’aumento delle temperature medie registrate in Emilia-Romagna negli ultimi 30 anni / +5 gradi di giorno e +2 gradi di notte: l’isola di calore della città di Bologna / -20% la riduzione della pioggia media sul bacino del Po dal 1976 ad oggi / -45-50% le portate medie del Po (solo periodo estivo registrate a Pontelagoscuro - FE) Domanda: che ci sia una qualche relazione tra cambiamento climatico e attuale modello di sviluppo economico? /// Fonte: Stefano Tibaldi, direttore generale ARPA Emilia-Romagna nel suo intervento alla conferenza “Il clima delle città. Le città per il clima”

Supplemento n.1 al n.12 dicembre 2008 di

A21 Italy Newsletter Dicembre 2008 - N° 33 Coordinamento Agende 21 Locali Italiane

Stampa: Bieffe srl, Zona Ind.le P.I.P. 62019 Recanati / MC

Direttore responsabile: Andrea Massaro

Per collaborazioni alla newsletter: Gli articoli inviati alla Newsletter devono essere al massimo di 1.500 battute (spazi vuoti inclusi). I contributi devono essere inviati a: kaulard.a@provincia.modena.it

a cura di: Antonio Kaulard Progetto grafico, redazione e impaginazione: Free Service srl, Via del Consorzio, 34 - 60015 Falconara M. / AN tel. 071 916 1 916 - fax 071 916 2 289 www.onon.it - info@regionieambiente.it - grafica@regionieambiente.it Aut.Trib. di Ancona n. 1/2000 del 4/1/2000

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La scadenza per l’invio dei contributi per la prossima newsletter è il 31 gennaio 2009. La Newsletter è al vostro servizio. Informateci delle vostre attività verso lo sviluppo sostenibile.


EDITORIALE L’anno che sta volgendo al termine è stato, per il nostro Consorzio, un anno denso di attività, attese, impegni e risultati raggiunti. L’ottima performance di recupero (35%) del polietilene immesso sul mercato a livello nazionale ci ha consentito di superare l’obiettivo del 15% previsto dalla vecchia normativa e di avvicinarci al traguardo della nuova. Se queste risultato conferma la buona valenza del nostro sistema consortile, d’altra parte non possiamo non lamentare come, su tutto il territorio del Paese, agiscano dinamiche malavitose che, per trarre iniqui profitti da transazioni e trasporti illeciti, dirottano parte dei rifiuti plastici verso mercati più accondiscendenti (e quindi più convenienti), ma altrettanto poco sicuri in termini di processi industriali virtuosi. Questo argomento sarà trattato più diffusamente nell’articolo a firma della Dott.ssa Claudia Salvestrini, alla pag. 3. Sempre durante l’anno in corso, il processo di revisione della stratificata normativa nazionale nel settore ambientale, ha rappresentato per i Consorzi di recupero e riciclo una sfida tesa alla dimostrazione dell’importanza della propria sussistenza. Dal nostro

punto di vista, accanto al conseguimento ed anzi al superamento degli obiettivi previsti, abbiamo puntato molto sulle dinamiche di formazione dei nostri consorziati, rinnovando il Centro Studi PolieCo nella nuova configurazione di Fondazione Santa chiara per lo Studio del Diritto e dell’Economia dell’Ambiente, promuovendo un intero Ciclo di Formazione con “Diritto all’Ambiente - Corsi & Formazione” e cementando, con l’occasione, rapporti più amichevoli e collaborativi con i rappresentanti degli organi di controllo (si veda, per approfondimento,

l’articolo relativo alle attività proposte dal Consorzio PolieCo durante la 12a edizione della Fiera ECOMONDO di Rimini). E ancora, mentre il sistema Paese si interroga su come recepire nell’ordinamento domestico, la nuova Direttiva europea inerente la gestione dei rifiuti, con i nuovi obblighi comunitari, ecco la voce di una importante organizzazione di categoria, Coldiretti, raccontare la propria esperienza nell’ambito del costo degli imballaggi nel settore agricolo e nel food (pagg. 4-6). Infine, sempre tornando sulla riorganizzazione della normativa italiana, ecco la voce della Confederazione Nazionale delle Piccole e Medie Imprese Artigiane, CNA, proporre una ponderata riflessione sull’argomento (pag. 7). A questo punto, aspettando con fiducia un nuovo anno, nella speranza che venti favorevoli dal mercato globale e rinnovate responsabilità da parte di tutti, concedano a questo Paese di migliorarsi nella coscienza ambientale e nelle scelte derivanti, non resta che augurare a tutti i lettori del PolieCo Magazine i nostri migliori auguri di Buone Feste.

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PolieCo MagazineSOMMARIO IL FENOMENO DELL’ESPORTAZIONE DEI RIFIUTI p.

3

p.

4

di Tommaso Campanile

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INTERCETTARE I MATERIALI PRIMA CHE DIVENGANO RIFIUTI Ad ECOMONDO 2008, ribadita l’importanza della formazione per una rinnovata coscienza ambientale

p.

8

di Claudia Salvestrini

INDAGINE COLDIRETTI SUGLI IMBALLAGGI di Stefano Masini

100 MILIARDI DI € IN TRE MOSSE

Sede Legale - Sede Operativa - Presidenza Sportello Servizi Piazza di Santa Chiara, 49 - 00186 Roma Tel. 06/68.96.368 - fax. 06/68.80.94.27 www.polieco.it - info@polieco.it

PolieCo Magazine

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Informazione n. 3 - Dicembre 2008

IL FENOMENO DELL’ESPORTAZIONE DEI RIFIUTI di Claudia Salvestrini Direttore Consorzio Nazionale per il Riciclaggio dei rifiuti dei Beni a base di Polietilene - PolieCo

Nel Dicembre 1994 Altero Matteoli, allora Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, ha affermato che: “La gestione da parte delle organizzazioni mafiose del ciclo dei rifiuti può essere attualmente ritenuta altrettanto appetibile, in termini di guadagno, del traffico degli stupefacenti.” Mai frase si è dimostrata più veritiera! “La lotta alle ecomafie è prioritaria - ha ricordato lo scorso agosto, a Palermo il Ministro all’Ambiente e alla Tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo a margine della commemorazione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa - la criminalità organizzata ha puntato molto sulle discariche abusive”. Ovunque si vada, infatti, ci si rende immediatamente conto di come rifiuti di ogni tipo e natura, prendano la direzione dei compiacenti mercati dei Paesi Asiatici ed Africani, invadendoli. Come per tutti gli altri comparti del commercio internazionale, anche il settore dei rifiuti sta vivendo la sua fase di globalizzazione e, anche la criminalità organizzata si è adeguata allo status quo, ad ulteriore dimostrazione di come perversi interessi economici legati alla cattiva gestione dei rifiuti, si leghino indissolubilmente a questo settore. Nel “lontano” 1998 anche il Consorzio PolieCo spinto dalla forte carenza di materiale da riciclo aveva cominciato ad interessarsi all’esportazione di quello che allora sembrava solo un export di materia prima seconda (tale era la definizione), scoprendo, invece, una quantità enorme di rifiuti che partivano verso la Cina, soprattutto Hong Kong. Ma il problema con il tempo non si è risolto, anzi. Così come tali quantità partivano allora, altrettanto fanno oggi, mercè il ricorso alla contraffazione dei documenti di spedizione. Si dichiara, cioé, merce ciò che in realtà è rifiuto, inviandolo verso siti che impianti di trattamento non sono e attraverso società che svolgono solo e soltantanto l’intermediazione. Dove sono gli impianti finali? Che cosa si fa con questi rifiuti? A nessuno è dato saperlo. Mi sono recata personalmente in Cina, più volte, per poter visitare almeno i centri industriali più importanti (Shanghai, Pechino,Tijangin, Canton, Shandong) ma se dovessi individuare

quanti, fra gli impianti di riciclo che ho visitato, meritino tale denominazione, potrei rispondere senza tema di esagerare che questi ultimi si possono contare sulle dita di una singola mano. Oltrettutto, non sono dotati di un adeguato impianto di lavaggio tale da giustificare l’invio da parte degli italiani di materiale così tanto sporco e contaminato. Nel porto di Pechino ho visitato un’area di “appena” 6 ettari dove vengono scaricati containers pieni di rifiuti provenienti dall’Europa, anche con rifiuti Italiani. Infatti, attraverso la strategia della triangolazione, accade che non essendo proibito far viaggiare rifiuti entro Paesi Comunitari, anche senza autorizzazione, si inviano, ad esempio i rifiuti in Germania dove entrano in uno stabilimento (il più delle volte è un semplice impianto di selezione) da cui, successivamente, vengono spediti in Asia. Qui arriva di tutto: toner (con relativa polvere da inchiostro dal conosciuto potere cancerogeno), fusti contaminati da oli minerali, contenitori per vernici non bonificati, plastiche inquinate, carta inquinata, e scarti chimici. Nell’area visitata del porto di Pechino (ma mi hanno riferito dell’esistenza di migliaia di aree analoghe) arrivano commercianti senza scrupoli che comprano la merce e la inviano nei vari villaggi dove ignari contadini si portano a casa questi veleni per selezionarli manualmente e, laddove possibile, ridurne le dimensioni (in questo lavoro “sporco” sono occupati persino i bambini!). Mi hanno riferito che a sud di Canton c’è stato un tale aumento dei casi di tumore a carico di polmoni, fegato e pelle, da indurre le autorità sanitarie cinesi ad intervenire, riscontrando, con le opportune analisi, che sul terreno e nei corsi d’acqua erano presenti enormi quantità di metalli pesanti scaturiti dalle varie lavorazioni di rifiuti provenienti dai Paesi cosiddetti “civili” ed industrializzati. Noi di PolieCo non abbiamo la pretesa di poter fermare questo orrore da soli, ma sicuramente abbiamo l’obbligo ed il dovere istituzionale, come dovrebbero avere anche gli altri consorzi, di aiutare le Autorità competenti sul territorio per monitorare almeno le aziende, al fine di verificare l’esatto iter del percorso dei rifiuti. Non possiamo più tollerare che nostre aziende chiudano perché non riescono a reperire materiale da riciclo. Non possiamo più permettere che un manipolo di malfattori mescoli rifiuti pericolosi o radioattivi-ospedalieri con rifiuti speciali non pericolosi ed esportino questi materiali come merce, truffando lo Stato e mettendo a serio rischio l’ambiente e la salute umana. Dal 1998 ad oggi il PolieCo ha fatto diverse denunce ai NOE, varie alla Guardia Forestale e numerose segnalazioni alla Guardia di Finanza, poca cosa in un mare di business corrotto, ma sicuramente facciamo del nostro meglio per aiutare tutte quelle aziende che fino ad oggi hanno cercato e cercano di lavorare con onestà e nella legalità. Ugualmente abbiamo cercato e cerchiamo di fermare tutti quei prodotti che, altamente tossici ed inquinanti, arrivano nelle nostre case dalla Cina e dall’Asia in generale sotto forma di “prodotti di riciclo”!!!.

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www.polieco.it


Informazione

INDAGINE COLDIRETTI SUGLI IMBALLAGGI di Stefano Masini Responsabile Ambiente e Territorio Coldiretti

Sul costo dell’imballaggio, poi, non ci si può limitare a considerare la materia prima, che varia a seconda della tipologia utilizzata (carta e cartone, plastica, legno, poliaccoppiato, vetro), in quanto sono molteplici le funzioni che questi materiali devono assolvere - e che hanno un prezzo, quali: • la conservazione del sapore e dell’aroma; • la protezione dall’ambiente esterno, dall’umidità e dalla luce; • lo stimolo dell’interesse e della curiosità del consumatore; • l’attivazione della fiducia rispetto alle caratteristiche evocate dal brand. 2. Indagine Coldiretti sugli imballaggi

1. Premessa

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Sul costo al consumo dei prodotti alimentari incidono molteplici variabili tra cui il costo delle materie prime; il costo del personale (che si deve considerare al netto e al loro dei contributi previdenziali); i costi legati all’acquisizione dei materiali di confezionamento e imballaggi; i costi energetici, scorporati nelle due sottovoci elettricità e energia termica; i costi della logistica. E’ ormai noto, in quanto dimostrato da molti studi, condotti anche a livello internazionale, che gli imballaggi (il cui costo deve comprende anche quello di smaltimento e di recupero) incidono sul prezzo dei prodotti alimentari con una percentuale che varia tra il 10 ed il 50%. Inoltre, non ci si deve limitare a considerare soltanto l’imballaggio che accompagna il prodotto dal supermercato alle nostre case (primario), ma si devono considerare anche gli altri imballaggi (così detti secondari e terziari), che accompagnano le merci negli innumerevoli viaggi, che, purtroppo, irrazionalmente le nostre merci compiono. A tal proposito, secondo una ricerca comparativa dell’Università di Bologna, la cassetta Cpr 6410 a sponde abbattibili - imballaggio riutilizzabile di ultima generazione - anche grazie alla possibilità del riutilizzo (20 utilizzi in un anno per un ciclo di vita di almeno 7 anni) e alle conseguenti riduzioni dei costi di gestione, di risorse naturali, energetiche, umane, e smaltimento, determina un costo medio di 0,52 euro, mentre le spese complessive degli imballaggi non riciclabili sono molto superiori: 0,89 euro per una cassetta plastica a sponde fisse, 1,36 euro per una cassetta di cartone standard, 1,61 euro per una cassetta di cartone policroma.

Le confezioni incidono fino a quasi il 30 per cento sul prezzo industriale di vendita degli alimenti e pesano sulle tasche degli italiani più del prodotto agricolo in esse contenuto. La metà dello spazio della pattumiera nelle case è occupato da scatole, bottiglie, pacchi con i quali sono confezionati i prodotti della spesa e che generano complessivamente 12 milioni di tonnellate di rifiuti, il 40 per cento della spazzatura che si produce ogni anno in Italia. L’agroalimentare, con oltre i 2/3 del totale, è il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio, che si moltiplicano anche per effetto delle strategie di marketing che puntano molto sulle confezioni per favorire le vendite e a causa della tendenza alla riduzione dei formati a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose. Gli imballaggi gettati nella spazzatura sono aumentati dal 2000 ad oggi di oltre 1 milione di tonnellate (+9 per cento) anche se è cresciuta oltre il 66 per cento la percentuale di riciclaggio. Oltre all’impatto ambientale l’imballaggio ha una incidenza notevole sui prezzi sia in quanto componente sempre più rilevante del costo del prodotto sia per il fatto che aumenta il peso da trasportare. Nell’alimentare spesso il costo dell’imballaggio supera quello del prodotto agricolo in esso contenuto, come nel caso dei fagioli in scatola dove l’imballaggio incide per il 26 per cento sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25 per cento, per il succo di frutta in brick al 20 per cento e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10 per cento. Gli imballaggi pesano dunque sulle tasche e sull’ambiente, ma è possibile abbatterne il numero adottando comportamenti di acquisto consapevoli al momento di fare la spesa. Si può arrivare a ridurre di oltre due chili a settimana i rifiuti prodotti in famiglia utilizzando, ad esempio, b uste della spesa riutilizzabili (40 grammi di plastica in meno),

PolieCo Magazine


Informazione n. 3 - Dicembre 2008

con il ragù fatto in casa (500 grammi di vetro e metallo in meno), acquistando l’insalata fresca anziché confezionata (80 grammi di plastica in meno) o i legumi al mercato anziché quelli in scatola (220 grammi in meno). Ma si moltiplicano anche le iniziative per favorire il consumo di prodotti che non producono imballaggi come l’acquisto diretto nelle aziende agricole o nei distributori di vino o di latte sfusi che consentono di risparmiare fino al 40 per cento rispetto al normale prezzo del latte fresco in vendita con anche il vantaggio di riutilizzare il contenitore impiegato senza dover gettare nell’immondizia le 57 bottiglie di latte all’anno che consuma in media ogni italiano durante l’anno. Inoltre, è possibile contribuire a ridurre i rifiuti prodotti con gli imballaggi scegliendo alimenti freschi (frutta, verdura, carne, formaggi) invece di quelli confezionati, magari acquistandoli direttamente dai produttori agricoli, utilizzando le borse per la spesa fatte con materiali biodegradabili (bio shoppers) o di tela invece di quelle in plastica; preferendo quando possibile l’acqua dal rubinetto invece di acquistare acqua minerale, evitando di dover buttare le bottiglie di plastica; non acquistando i prodotti usa e getta come bicchieri e piatti, a meno che non siano fatti di materiale biodegradabile; preferendo prodotti in confezioni riciclabili o riciclate; scegliendo confezioni grandi invece di quelle monodose; acquistando latte dai distributori alla spina e vino e olio direttamente dal produttore, che ti consentono di riutilizzare le bottiglie evitando di produrre rifiuti.

margine distribuzione e promozioni

Prezzo vendita = 0,60 euro di cui 41,6%

INCIDENZA

margine distribuzione con promozioni

Prezzo vendita = 1,2 euro di cui 51 %

trasporti

…In euro

trasporti

5%

0,03

2%

0,012

scatola

16,7 %

0,1002

etichette e cluster

3,3%

0,0198

costi produzione industriale

12,9%

0,0774

materia prima agricola (fagioli)

18,5 %

0,111

4. Altri esempi È possibile, poi, fare altri esempi, calcolando l’incidenza del costo degli imballaggi su un una unità di prodotto (1 chilo o 1 litro) e rapportando tale incidenza indicativa ai prezzi rilevati direttamente sul mercato, a campione.

prodotto

incidenza imballaggio %

Stima costo imballaggio (euro) per 1 kg o litro di prodotto

Vino di qualità

15*

0,80

Birra in lattina

18*

0,45

Ravioli freschi (pacco)

12*

1,43

Un litro di latte fresco confezionato costa in media 1,60 euro a fronte del costo di 1 euro per un litro di latte fresco sfuso:

0,612

6%

0,072

Costo busta tetrapack

pubblicità

2%

0,024

bottiglia

10 %

0,12

tappo

2,5 %

0,03

etichetta

0,5 %

0,006

18 %

0,216

materia prima agricola (pomodoro)

10 %

0,12

3. Casi concreti dell’incidenza degli imballaggi sul prezzo finale Per alcuni prodotti, è possibile analizzare più approfonditamente le voci di costo. La passata di pomodoro in bottiglia di vetro da 700 ml di marca:

5

*secondo le stime diffuse da Assoplast

Costo di una bottiglia di Pet con etichetta

costi produzione industriale

0,2496

pubblicità

Tipologia imballaggio INCIDENZA

…In euro

Costo netto imballaggio

Incidenza imballaggio sul costo finale

0,105

6,5%

0,07 (senza tappo) 0,10 (con tappo)

4,3 %(senza tappo) – 6,2 %(con tappo)

Asseverano tali considerazioni le eclatanti differenze di prezzo che incontriamo tra i prodotti sfusi e quelli confezionati, di cui la tabella che segue fornisce taluni esempi.

pomodoro grappolo

2,20

Sfuso Euro/kg 1,75

lattuga (non lavorata)

2,22

1,55

Prodotto

Imballato Euro/kg

Differenza % 20% 30%

pasta secca

2,46 (busta)

1,19

50%

riso parboiled

2,97

1,90

36%

riso carnaroli

2,89

1,69

41%

riso arborio

3,66

2,20

39%

I Fagioli borlotti in scatola da 400 grammi:

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Informazione

Si pensi infatti che i dati emergenti dalle esperienze di vendita diretta di taluni prodotti alimentari sfusi fanno registrare un risparmio che varia tra il 10 ed il 70% e che sale all’80% nel caso delle spezie.

Scegliendo:

La pattumiera si alleggerisce di:

Legumi al mercato invece che in scatola

220 grammi di metallo (4 scatole)

Insalata fresca invece che confezionata

80 grammi di plastica (4 confezioni)

Minestre fatte in casa invece di zuppe e risotti pronti

100 grammi di plastica e cartone (2 confezioni)

RagĂš fatto in casa invece di sughi pronti

500 grammi di vetro e metallo (2 barattoli)

Tonno sfuso al banco invece di tonno in scatola

180 grammi di metallo e cartone (3 confezioni)

Carne dal macellaio invece di carne confezionata

30 grammi di polistirolo e cellophane (3 confezioni)

Pesce dal pescivendolo invece di pesce congelato

80 grammi di cartone (2 confezioni)

Biscotti e torte fatte in casa invece di merendine e biscotti confezionati

90 grammi di carta, plastica e cellophane (2 confezioni)

5. Acquista prodotti in confezioni riciclabili o riciclate.

Acqua del rubinetto e spremute invece di acqua minerale e bevande

500 grammi di plastica (10 bottiglie)

6. Scegli confezioni famiglia invece di quelle monodose.

Tovaglioli e strofinacci di stoffa invece di tovagliolini e rotoloni di carta

220 grammi di carta (2 confezioni)

Buste della spesa riutilizzabili

140 grammi di plastica (7 buste)

TOTALE RISPARMIATO

2,14 CHILOGRAMMI

5. Vademecum per ridurre i rifiuti nella spesa 1. Scegli alimenti freschi (frutta, verdura, carne, formaggi) invece di quelli confezionati, magari acquistandoli direttamente dai produttori agricoli. 2. Utilizza borse per la spesa fatte con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale (bio shoppers) o di tela invece di quelle in plastica. 3. Bevi acqua dal rubinetto invece di acquistare acqua minerale, evitando di dover buttare le bottiglie di plastica. 4. Non acquistare i prodotti usa e getta come bicchieri e piatti, a meno che non siano fatti di materiale biodegradabile.

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7. Acquista latte dai distributori alla spina e vino e olio direttamente dal produttore, che ti consentono di riutilizzare le bottiglie evitando di produrre rifiuti.

La tabella seguente riporta alcune scelte di consumo che possono ridurre la produzione settimanale di rifiuti da imballaggio:


Comunicazione n. 3 - Dicembre 2008

100 MILIARDI DI € IN TRE MOSSE di Tommaso Campanile Responsabile DPT Competitività e Ambiente CNA Nazionale

Il Governo ha presentato un Disegno di Legge di delega per il riordino, coordinamento, correzione ed integrazione della legislazione ambientale. Nell’ambito della vasta delega che si concede, lo stesso Governo e il Ministro dell’Ambiente, in qualità di Ministro proponente, hanno fissato tra gli obiettivi e i princìpi generali, da cui non derogare: • una decisa azione di semplificazione degli oneri amministrativi a carico di persone ed imprese; • il riordino delle strutture deputate alla gestione delle risorse ambientali; • la promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili. Nell’auspicare un buon lavoro che eviti al Paese di trovarsi di fronte all’ennesimo stravolgimento del quadro normativo, ricordando che i continui cambiamenti legislativi sono dannosi per le persone e le imprese, in ragione delle grandi incertezze che producono sul piano operativo e del diritto, vogliamo qui sottolineare un ulteriore principio inserito nella proposta di legge delega riguardo la gestione dei rifiuti e l’attuazione della Direttiva quadro sui rifiuti appena approvata dal Parlamento Europeo. Questa Direttiva si fonda su un principio di sostenibilità che si traduce nella gerarchia dei rifiuti, così come definita all’articolo 4: “La seguente gerarchia dei rifiuti si applica quale ordine di priorità della normativa e della politica: • prevenzione; • preparazione per il riutilizzo; • riciclaggio; • recupero di altro tipo, per esempio di energia; • smaltimento.”

Infatti l’attività di riuso e riciclaggio prevede un risparmio complessivo di materie prime e di risorse ambientali primarie nell’ordine di qualche miliardo di euro che pesano molto anche sulla bilancia dei pagamenti del nostro Paese. Riuso e riciclaggio indicano un modello di sviluppo più sostenibile anche in termini di consumi, ma soprattutto di contenimento dando l’apporto fondamentale al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto, risparmiando altri miliardi di oneri dovuti al pagamento delle quote di emissione ed al peggioramento delle condizioni di vita con gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini. Riuso e riciclaggio permettono di creare nuove imprese, aumentare l’occupazione in maniera consistente e permanente, sviluppare la ricerca e l’innovazione producendo reddito nazionale e favorendo l’export. Per ottenere tali risultati bisogna attuare alcune imprescindibili condizioni che comportano: • una politica di sostegno alle imprese del riciclo e del recupero; • la garanzia per gli imprenditori e le loro associazioni di poter governare e gestire i processi organizzativi e produttivi al di sopra dei conflitti d’interesse che si generano nelle filiere; • misure premiali per la presenza sul mercato di tali prodotti che consenta, nella correttezza delle regole di non far gravare sui prodotti verdi i costi ambientali di cui sono scevri; • l’informazione e l’educazione dei cittadini nella loro doppia veste di consumatori e di produttori di rifiuti.

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Una corretta prassi istituzionale vuole che i provvedimenti di legge siano accompagnati da una approfondita analisi costi-benefici e dall’indicazione dei risultati attesi, evitando di imporre condizioni che possono danneggiare lo sviluppo delle piccole imprese e la libertà dei cittadini. In questa cornice le attività che si possono avviare potrebbero avere numeri assolutamente più importanti di quelli espressi dal titolo. Se il Parlamento, il Governo e il Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare avranno questa consapevolezza e questa sensibilità che non dovrebbe mancare, soprattutto, a chi istituzionalmente è responsabile della politica, attuando con la necessaria fermezza queste condizioni, potremmo avere la grande e lieta sorpresa di vedere un segno positivo anche su qualche indicatore della nostra crisi economica e sociale e dell’economia del nostro Paese.

Nel seguire questi precisi indirizzi il legislatore e il politico hanno l’opportunità di cogliere importanti risultati.

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Eventi

INTERCETTARE I MATERIALI PRIMA CHE DIVENGANO RIFIUTI Ad ECOMONDO 2008, ribadita l’importanza della formazione per una rinnovata coscienza ambientale

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Grande successo, ad ECOMONDO 2008, per le attività che PolieCo ha voluto proporre ai suoi Soci e ai partecipanti della 12a Fiera Internazionale del Recupero di Rifiuti, Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile. Dopo la fortunata accoglienza riservata alla prima Giornata di Formazione (inaugurata nell’autunno del 2007, proprio in occasione dell’11a edizione di ECOMONDO), il Consorzio PolieCo, ha intuito la necessità di creare una piattaforma formativa da offrire ai portatori di interesse della filiera, implementando l’operato del proprio Centro Studi PolieCo e attivando, all’uopo, una proficua collaborazione fra questo e “Diritto all’Ambiente - Corsi & Formazione”. Dall’esperienza di fine 2007, è scaturito, pochi mesi dopo, un ciclo di Formazione che ha toccato 7 Capoluoghi di Provincia per 8 Giornate di Formazione e, contestualmente, si è proceduto alla trasformazione del Centro Studi PolieCo nella nuova struttura denominata: Fondazione Santa Chiara per lo Studio del Diritto e dell’Economia dell’Ambiente. È con questo “pedigree” e con la forza dei numeri scaturiti dal Report 2008 (che fa riferimento ai dati 2007), dove si evidenzia l’avvenuto riciclaggio di oltre 350.000 tonnellate dell’immesso al consumo di polietilene a livello nazionale), che il Consorzio, si è presentato alla quattro giorni di Rimini. Parola d’ordine per l’edizione 2008 di ECOMONDO era: “Industriarsi correttamente” e per PolieCo questo slogan si è tradotto nel doppio percorso dell’essenzialità legata all’immagine, (veicolata quest’anno dalla sponsorizzazione della prestigiosa Area Caffè Scienza e da un accogliente spazio istituzionale all’interno dell’Area del Riciclo) e dalla buona pratica della formazione. In questo senso si è ripetuta l’esperienza della Giornata di Formazione, costruendo un apposito evento che ha avuto luogo venerdì 7 novembre presso la Sala Neri 1. Titolo del Seminario, aperto ai Soci e ai rappresentanti degli Organi di controllo, è stato: Aspetti pratici in materia di disciplina dell’ambiente - Tendenze del diritto comunitario e domestico in materia di rifiuti. Oltre 300 le presenze registrate dalla Segreteria Organizzativa; una platea che ha raccolto: Imprenditori, Rappresentanti della Guardia di Finanza, dei Comandi Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente (ex NOE), del Corpo Forestale dello Stato, senza contare i tanti Professionisti del Diritto dell’ambiente, i Consulenti e i Rappresentanti delle Istituzioni. “I nostri Corsi di Formazione nascono dall’esigenza di creare un dialogo positivo fra Aziende e Organi di controllo - ha dichiarato in apertura Claudia Salvestrini, Direttore PolieCo - e proprio per meglio conseguire questo risultato che il Consorzio si è dotato della nuova struttura di Fondazione”. Sottolineando, quindi, i risultati raggiunti nell’ultimo anno, la dott.ssa Salvestrini ha puntualizzato come: “malgrado la situazione contingente nel comparto del recupero/riciclo, siamo riusciti a riciclare una ingente quantità di polietilene, sottraendola a flussi poco virtuosi verso l’estero e contenendo, nel contempo, la spesa complessiva nell’ordine dei due milioni di Euro”.

“La questione ambientale è la vera sfida di questo secolo “ ha dichiarato nel suo intervento Tommaso Marvasi, Avvocato del Foro di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma; Fondazione S. Chiara per lo Studio del Diritto e dell’Economia dell’Ambiente in Roma e Bruxelles, che, rimarcando come proprio da un rinnovato approccio culturale alle tematiche ambientali nascano le risposte giuste alle problematiche contingenti, ha proseguito nel suo intervento affermando: “è un onore presentare la Fondazione Santa Chiara che rappresenta il risultato finale di un percorso virtuoso. Dal Centro Studi PolieCo, nato per promuovere cultura ambientale, alla Fondazione che raccoglie l’esperienza e la professionalità di tanti addetti ai lavori che si sono messi insieme creando un’equipe unica nel panorama nazionale, soprattutto in riferimento a quanto altri Consorzi analoghi al PolieCo, non sono riusciti a costruire”. A portare la voce delle massime Istituzioni nazionali è stato l’On. Angelo Alessandri, Presidente VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, che ch e ha rric ricordato icor orda dato to aaii pr pres presenti esen enti ti come: ccom ome: e: “L’obbligo L ob obbl blig igo o as assu assunto sunt nto o da questo ques sto Gov Governo over erno n è que quello uell l o di cconseguire onse on s gu guir iree un benessere ben e essere diffuso, dif iffu fuso so, affinché affi af ffi fincché ssii p pe persegua erseg rsseg egua ua iill bi ua b binomio ino nomi no m o ssa mi salute-ambiente” alu utee--a amb bie ientte”

PolieCo Magazine


Eventi n. 3 - Dicembre 2008

“Non abbiamo molte risorse da destinare ai vari settori - ha ricordato - dobbiamo certamente fare i conti con le spese fisse, tuttavia, ci sono tante risorse di privati che possono intervenire nel settore pubblico, a patto che il pubblico sappia dettare regole chiare, condivise e non frapponga impedimenti politici o vincoli”. “Dobbiamo dare modo agli attori del settore di operare correttamente e tempestivamente”, ha dichiarato il Presidente PolieCo, Enrico Bobbio, sottolineando come: “il problema della raccolta differenziata debba essere affrontato anche a priori, recuperando i diversi materiali prima che questi divengano rifiuti”. “Abbiamo 350 operatori disposti a lavorare in questo senso ha ricordato il Presidente a chiusura del suo intervento consentendo pure un sostanziale abbattimento dei costi”. Voce dell’Associazionismo ambientale è stato Gaetano Benedetto, esponente del WWF Italia che, ha iniziato il suo intervento affermando che: “Quello dei rifiuti è un settore strategico offuscato da 4 normative molto farraginose e poco interpretabili… Molte norme, quand’anche giuste, non risolvono il problema se, all’aumentare della capacità di recupero recu re cupe pero ro iin n te term termini rmin inii di R RD RD, D, a aum aumentano umen enta tano no a anc anche nche he llee qu quan quantità anti tità tà di rif rifiuti fiuti immessi sul mercato”. una rinnovata ambientale “Dobbiamo ripartire da a un u na a ri rinn nn nov ovata att ccultura ult ltur ura a am amb biiientale b

ha proseguito e da un diverso senso di responsabilità che deve interessare, in primo luogo, le Pubbliche Amministrazioni, che, in questi ultimi anni,sono state deresponsabilizzate”. “Se non si avrà la capacità di creare meccanismi di mercato che invoglino le imprese e le PP. AA. ad interessarsi dei prodotti derivanti dal riciclato ha concluso - non si realizzerà mai una corretta filiera del rifiuto”. In seguito, è intervenuto Salvatore Adamo, Assistente tecnico dell’On. Marcello Vernola - Vice Capodelegazione di Forza Italia al Parlamento Europeo, che ha spostato l’attenzione dell’uditorio sugli aspetti innovativi che le redigende nuove normative europee in materia ambientale, porteranno al settore. A questo punto, è intervenuto, fuori programma, l’ex Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio, che ha voluto portare un suo messaggio nel merito dell’auspicabile aderenza delle norme nazionali sull’ambiente, ai dettati che pervengono dall’UE. “Certi meccanismi e certi privilegi vanno superati - ha affermato l’ex Ministro - tuttavia, l’esperienza e l’iniziativa dell Po de Poli PolieCo, lieC eCo o, d dim dimostrano imos ostr tran ano o ch chee qu qual qualcosa alco cosa sa d dii bu buon buone onee cc’èè ne nell si sistema”. Concluso Co oncclu luso l’ultimo in intervento nte terv rven ento to iist istituzionale, stitituz uzio iona nale le, l’l’in l’incontro inco co ont n ro è entrato ent ntra rato ra ato nel neell

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www.polieco.it


Eventi

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vivo del suo oggetto, con la lunga teoria di interventi mirati. Ad aprire i lavori è stato Maurizio Santoloci, Magistrato di Cassazione, già Membro della Commissione Ministeriale per la revisione del Testo Unico Ambientale; Consulente Giuridico del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per la criminalità ambientale, nonché Direttore della testata giornalistica on-line: www.dirittoambiente.net, il quale ha relazionato sul profilo penalistico (deviato) del rifiuto, a partire dalle sollecitazioni del D. Lgs. n.152/2006 così come modificato dal D. Lgs. n.4/2008. A seguire, la gradevole, seppur tecnica, trattazione sulla concorrenza nella gestione dei rifiuti, a partire dall’esperienza del PolieCo, svolta dal prof. Franco Silvano Toni di Cigoli, Università degli Studi di Padova- British Institute of International and Comparative Law (BIICL) di Londra - Fondazione S. Chiara per lo Studio del Diritto e dell’Economia dell’Ambiente in Roma e Bruxelles. La sessione pomeridiana della Giornata di Formazione, si è aperta con la prolusione del Presidente PolieCo, Enrico Bobbio, il quale, ha inquadrato il focus della discussione riportando l’attenzione dei presenti alle problematiche che vive il comparto del riciclo. “La grande differenza delle regole e la diversa interpretazione delle stesse, sconcerta il mondo dell’impresa”, ha affermato e, alludendo alla nuova Direttiva europea sui rifiuti, si è chiesto come questa sarà recepita nell’ordinamento italiano. “Ci aspetta una stagione interessante dal punto di vista politico - ha proseguito - speriamo che non trascorra inutilmente”. Tornando sulla questione della riduzione dei rifiuti, di cui i soli imballaggi rappresentano 1/3 della quantità totale prodotta in Italia, il Presidente Bobbio ha riportato, a titolo di esempio: “come il 30% del costo riferibile al food, sia imputabile alla sola massa degli imballaggi”. “Se l’intero sistema della grande distribuzione, finora, ha beneficiato dei vantaggi degli imballaggi - ha dichiarato - è il caso che lo stesso sistema intervenga nel ciclo dei rifiuti prodotti e, in questo senso, i nostri operatori sono pronti a collaborare”. Concludendo il suo intervento con una nota propositiva, il Presidente PolieCo ha ribadito l’impegno del Consorzio a lavorare affinché i proprio associati siano stimolati a cap-

tare i materiali prima che questi diventino rifiuti a tutti gli effetti. “Come per certi alimenti le organizzazioni sindacali di categoria stanno promuovendo il cibo a Km zero - ha concluso il Presidente Bobbio anche per quanto concerne i rifiuti, il nostro sistema industriale è pronto a rinunciare al “turismo dei rifiuti””. Successivamente i lavori della seconda parte della giornata sono proseguiti con gli interventi in programma, a partire da quello dell’ing. Ernesto dello Vicario, Coordinatore Area Rifiuti www.dirittoambiente.net testata giornalistica on line; Dirigente Area Ambiente del Comune di Fiumicino, che ha relazionato sul recupero dei rifiuti in procedura semplificata. A proseguire, è stato il dott. Roberto Rossi, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari - Fondazione S. Chiara per lo Studio del Diritto e dell’Economia dell’Ambiente in Roma e Bruxelles, che ha portato la propria esperienza di Pubblico Ministero nel merito del diritto penale nelle spedizioni transfrontaliere di rifiuti. Infine, a cura del dott. Alberto Pierobon, Consulente ambientale; Componente della Segreteria Tecnica del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; Fondazione S. Chiara per lo Studio del Diritto e dell’Economia dell’Ambiente in Roma e Bruxelles, è stata sviluppata una corposa trattazione delle questioni relative all’assimilabilità nella gestione dei rifiuti, ponendo l’accento sulle problematiche della disciplina di riferimento e sulle questioni operative. A conclusione della giornata la Dott.ssa Claudia Salvestrini ha tenuto a precisare come: “con l’incontro di oggi si chiude il Ciclo di Formazione 2008 che, nelle sue varie declinazioni locali ha riscosso, ovunque, un grande successo in termini di presenze”. “Se durante l’anno in corso - ha proseguito - abbiamo privilegiato i Capoluoghi di Provincia quali luoghi dove proporre i nostri Corsi, a partire dal 2009, cercheremo di arrivare più a fondo nel cuore del territorio del Paese”. “Vogliamo raggiungere controllati e controllori, là dove essi operano quotidianamente - ha concluso, infine - e proprio per questo intendiamo ripetere il nostro ciclo formativo con un nuovo calendario che sarà comunicato quanto prima”.

PolieCo Magazine


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N째

DICEMBRE 2008


In copertina: La spiaggia delle Due Sorelle. Tratto costituito da materiale grossolano. In retro copertina: La formazione degli Scogli Lunghi. Sullo sfondo la Scalaccia. (fonte: Circolo “Il Pungitopo” di Ancona)

INDICE Regione Marche L’educazione e l’informazione ambientale al centro delle Marche Inaugurato il Centro regionale INFEA delle Marche a cura di Regione Marche

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Regione Marche Cibo, Prezzi, Ambiente: se ne è parlato a ECO&EQUO Grande successo per l’edizione 2008 della Fiera dell’attenzione sociale e ambientale a cura di Regione Marche

Regione Marche Comuni Ricicloni 2008 Vince il “Porta a Porta” a cura di Donatella Mancini

ARPA Marche Polveri sottili, nonostante i superamenti di ottobre, forte riduzione nel triennio I dati sulla qualità dell’aria nei primi dieci mesi dell’anno di Gisberto Paoloni

ASUR-Marche Focus sulle abitudini alimentari “Stare a dieta fa bene al Pianeta?” Aumentare il consumo di frutta e verdura di Donatella Mancini

“Un mare di verde sul mare” Dossier sullo stato dei sentieri del versante mare del Parco del Conero di Donatella Mancini


REGIONE MARCHE

L’EDUCAZIONE E L’INFORMAZIONE AMBIENTALE AL CENTRO DELLE MARCHE Inaugurato il Centro regionale INFEA delle Marche a cura di Regione Marche

L’inaugurazione del Centro L’11 novembre scorso è stato tagliato il nastro del nuovo Centro regionale INFEA (Informazione, Formazione ed Educazione Ambientale) delle Marche. Il Centro rappresenta il nodo centrale della fitta rete territoriale, composta da ben 40 centri, delle realtà che nella regione operano nel campo dell’educazione ambientale. La sede del centro INFEA è nel Comune di Montemarciano, in provincia di Ancona, presso la “Villa Colle Sereno”. L’inaugurazione è seguita alle operazioni di recupero edilizio realizzate dallo stesso Comune grazie a un finanziamento della Regione di 300 mila Euro, quale anticipo sul futuro canone di locazione della durata di 6 anni. In questo modo è stato possibile anche recuperare dal degrado lo stabile (ex Villa Bufarini). I lavori hanno interessato i locali della parte gentilizia della villa (circa 450 mq di superficie), riportandola all’originario splendore e rendendola funzionale alle attività del Programma triennale regionale INFEA 2006-08 che si attua attraverso Piani annuali. Oltre allo stabile della Villa, il Centro INFEA potrà usufruire dell’accesso e dell’utilizzo dell’annesso Parco di proprietà del Comune di Montemarciano. All’inaugurazione è seguita una settimana ricca di iniziative: - l’annullo filatelico emesso dalle Poste Italiane per l’occasione; - workshop per insegnanti ed educatori; - laboratori ludico didattici sul tema del riuso creativo; - seminari di formazione e mostre.

La sede del nuovo Centro regionale INFEA delle Marche

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Da sottolineare il fatto che il programma ha ottenuto il riconoscimento e il logo della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ed è stato inserito nelle iniziative della Settimana Nazionale del Decennio (2005-2014) per l’educazione allo sviluppo sostenibile, che in contemporanea si sono svolte in tutta Italia sul tema prioritario della “riduzione e riciclaggio dei rifiuti”. Le funzioni del Centro Il Centro svolge principalmente la funzione di nodo regionale del Sistema INFEA Marche, come in ogni altra Regione, secondo le linee comunemente adottate presso la Conferenza Stato Regioni. La gestione preliminare e la fase di lancio del Centro è stata affidata, previa procedura di gara, a un raggruppamento di cooperative ambientaliste, già operanti nella Regione in attività INFEA: Forestale di Sirolo (capofila); Il Chirocefalo di Amandola; Il Grande Albero di Pesaro; Terre Alte di Acqualagna. Le principali funzioni del Centro sono: - nodo regionale della rete territoriale dei CEA; - centro di documentazione e coordinamento del sistema INFEA; - servizio di informazione ambientale alla cittadinanza; - promozione della qualità educativa dei CEA (organizzazione di eventi, aggiornamento degli operatori);


Acquisti Verdi per il Centro Gli arredamenti e le attrezzature informatiche che la Regione ha acquistato per il funzionamento del Centro INFEA di Montemarciano sono stati scelti anche sulla base di criteri ecologici, oltre a quelli economici. Ciò al fine di garantire una certa coerenza con le attività e le finalità del Centro che rappresenta lo snodo delle attività regionali di educazione e sensibilizzazione ambientale. Le scrivanie, le sedie, i mobili e le cassettiere hanno un bassissimo contenuto di formaldeide, una sostanza chimica pericolosa per la salute dell’uomo che trova largo impiego dall’industria del mobile, specie per produrre pannelli. Le parti in legno sono certificate PEFC, marchio che garantisce che il legno utilizzato è riciclato o proveniente da foreste gestite in modo sostenibile, cioè senza pregiudicare il naturale ritmo di ricrescita degli alberi. Le aziende fornitrici dei prodotti di arredamento sono a loro volta certificate ISO 14001, sono cioè dotate di un sistema di gestione ambientale volto a ridurre gli impatti negativi del processo produttivo sull’ambiente naturale. Tutte le attrezzature elettroniche (computer, sia fissi che portatili, stampanti e schermi LCD) sono certificate Energy Star, marchio rilasciato agli apparecchi elettrici ed elettronici che presentano consumi energetici al di sotto di limiti prefissati. Il sistema, internazionale e volontario, è stato introdotto dall’Agenzia statunitense per la Protezione dell’Ambiente (EPA). La Comunità europea partecipa al sistema per quanto riguarda le apparecchiature per ufficio.

“Acquisti Verdi” - Attrezzature informatiche

“Acquisti Verdi” - Arredamento

- aggiornamento degli operatori; - ricerca e sperimentazione di un metodo di lavoro e di comunicazione in rete tra le diverse componenti del sistema INFEA; - elaborazione del pacchetto grafico del sistema; - lancio comunicativo del Centro e della sua immagine; - promozione della potenzialità ricettiva del Centro; - socializzazione delle attività regionali INFEA. Il Centro costituisce anche uno strumento a disposizione del Servizio e Assessorato all’Ambiente e, in generale, di tutte le strutture regionali, per le attività di comunicazione, formazione, studio, convegnistica, corsi residenziali, parchi dimostrativi, spazi espositivi. “In altre parole - come ha sottolineato in occasione dell’inaugurazione l’Assessore all’Ambiente della Regione Marche Marco Amagliani - si può dire che nel Centro di Montemarciano la rete dei CEA trova la propria casa e la propria visibilità. Ogni singolo CEA infatti, attraverso il Cento viene proiettato sull’intera regione, può far conoscere la propria attività e confrontarsi con gli altri CEA.” “Attraverso il Centro - ha aggiunto Amagliani - l’intera comunità marchigiana può vedere, conoscere e organizzare la fruizione dei servizi offerti dall’intera rete dei CEA. I soggetti partner, sia istituzionali che sociali accreditati, trovano ospitalità, documentazione, strumentazione per coordinarsi e operare per iniziative volte allo sviluppo della cultura della

sostenibilità per l’intera collettività delle Marche. Nel Centro gli operatori del settore, in particolare gli educatori ambientali (insegnanti, guide, accompagnatori, facilitatori) troveranno raccolto e fruibile l’intero patrimonio didattico metodologico prodotto in questi anni dai CEA, dalle Scuole, dai Parchi, dalle Ludoteche regionali. Il Centro sarà anche sede del BREAT - Borsa Regionale dell’Educazione Ambientale e Turismo natura (la prima edizione si è svolta nell’ambito delle attività della prima settimana inaugurale): si tratta di un workshop per fare incontrare l’offerta e la domanda di servizi di educazione ambientale e di fruizione turistica della natura. L’offerta che i singoli CEA presentano con il proprio programma di proposte educative (settimane verdi, escursioni naturalistiche, laboratori didattici, festival, teatro, musica, scoperte/ esperimenti scientifici, tecniche didattiche innovative) si incontra con la domanda di natura, di fruizione dell’ambiente, di crescita culturale e sociale, di cittadinanza attiva, di conoscenza dello stato dell’ambiente, di diritto all’informazione ambientale organizzata dalle agenzie educative e del turismo culturale e naturalistico, dagli insegnanti e da ogni altro operatore. Infine, attraverso il Centro, la Regione si impegna a testimoniare e proporre azioni di esemplarità alle altre amministrazioni in tema di “Acquisti Verdi” (vedi box), risparmio energetico, raccolta differenziata.

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Il sistema INFEA Marche L’obiettivo del sistema INFEA delle Marche è quello di promuovere la cultura della sostenibilità, per un modello di sviluppo socialmente equo, territorialmente equilibrato, ecologicamente sostenibile e solidale. La rete territoriale INFEA delle Marche è articolata in Laboratori provinciali, Laboratori territoriali e Centri di esperienza. I servizi educativi del Centro sono rivolti a tutta la cittadinanza, bambini e ragazzi, ma anche agli adulti e alla terza età. Oltre al Centro di Montemarciano e alla rete territoriale, il Sistema INFEA ha una terza componente: i soggetti partner. Un aspetto peculiare del sistema è rappresentato, infatti, dalla possibilità di attivare partenariati, sia di tipo istituzionale tra Enti locali, Università, Scuole, Parchi, ARPAM, IRRE (oggi ANSAS), che di tipo sociale tra Associazioni, Cooperative, Fondazioni Ambientaliste e Culturali. L’attività del sistema INFEA viene programmata dalla Regione con cadenza triennale. Attualmente è in vigore il Programma Triennale Regionale PTR INFEA Marche 2006-08 (approvato dal Consiglio con DACR 14/2006). Il programma triennale viene poi attuato attraverso Piani annuali approvati dalla Giunta regionale. Come ha evidenziato Amagliani: “l’attività della rete, oltre alla valenza ambientale, ha una forte valenza anche economica e sociale. A fronte del cofinanziamento regionale (anno 2007) di 642 mila Euro, sono stati investiti da parte

Il parco circostante “Villa Colle Sereno” sede del nuovo Centro regionale INFEA delle Marche

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dei CEA altri 1 milione e 260 mila Euro (il 66,24% del totale) per un totale complessivo di oltre 1,8 milioni di Euro: una vera impresa diffusa nel territorio. Inoltre, nell’ultimo piano annuale sono stati impiegati oltre 350 operatori, che hanno lavorato circa 15 mila giornate equivalenti all’interno di cooperative, associazioni, fondazioni.” Il piano annuale 2008-2009 La Giunta regionale ha recentemente approvato il Piano annuale per l’anno 2008 (anno scolastico 2008-2009) destinando risorse pari a: - 626 mila Euro per cofinanziare (al 50% circa) i 40 programmi che i CEA della rete stanno presentando in tema (prioritario) di riduzione e riciclaggio dei rifiuti e di risparmio energetico, per attività e servizi di educazione ambientale rivolti alla popolazione; - 20 mila Euro per sostenere iniziative a regia e valenza regionale. Il piano include anche le spese per le attività previste nella seconda annualità dell’intesa triennale che la Regione ha stipulato nel 2007 con l’Ufficio Scolastico regionale. Tali risorse (82 mila Euro) sosterranno i progetti che le Scuole hanno presentano a seguito del bando “Scuola Laboratorio Ambiente”, attualmente in fase di istruttoria per la graduatoria finale.


Il Sistema regionale INFEA delle Marche (www.infea.marche.it) Centro Regionale INFEA Marche

AN

Montemarciano

Labter provinciali Labter della provincia di Pesaro Urbino Labter della provincia di Ancona Labter della provincia di Macerata Labter della provincia di Fermo Labter della provincia di Ascoli Piceno (in rete)

PU AN MC FM AP

Pesaro Ancona Belforte del Chienti -Cessapalombo Amandola Ascoli Piceno - Spinetoli - SanBenedetto del Tronto - Cupramarittima

Labter (LT) Terra del Furlo Parco Naturale Sasso Simone e Simoncello Parco del Conero Parco Gola della Rossa WWF Villa Colloredo Valle del Fiastrone CEA dei due parchi nazionali

PU PU AN AN MC MC AP

Acqualagna Pietrarubbia Sirolo Serra San Quirico Recanati Fiastra Arquata del Tronto

Centri di Esperienza (CE) e CEA aggregati(*) Casa Archilei Casa delle Vigne CEA del Catria e Bosco di Tecchie Oasi S.Benedetto Lamoli CEA del Montefeltro Rifugio Calvillano Laboratorio Città dei Bambini * Medit Silva * CE del Conero Selva di Castelfidardo Centro Ambiente e Pace CEA Bettino Padovano Oasi Ripa Bianca Selva di Gallignano * Aula Verde Valleremita * CEA Inteatro * CEA Monti azzurri Valle del Fiastrone CEA WWF Villa Colloredo CREDIA WWF Liceo Scientifico G.Galilei Valle dei Grilli e dell’Elce * Riserva Naturale di Torriccchio * Centro Culturale della Carta * CEA di Montefalcone Appennino CEA Bosco di Smerillo - Lago S.Ruffino CEA di Montemonaco CEA di Montegallo CEA Giano in rete

PU PU PU PU PU PU PU AN AN AN AN AN AN AN AN MC MC MC MC MC MC MC MC FM FM AP AP AP

Fano Urbino Cantiano Borgo Pace Montecopiolo Fano Frontone Ancona (frazione Poggio) Castelfidardo Falconara Marittima Senigallia Jesi Ancona Fabriano Polverigi Belforte del Chienti - Cessapalombo Fiastra Recanati San Ginesio Macerata San Severino Marche – Gagliole Camerino - Pievetorina Macerata Montefalcone Appennino Smerillo Montemonaco Montegallo Offida - Ripatransone - Monterubbiano - Casteldilama

Il logo Il logo del sistema INFEA contraddistingue sia le strutture che tutte le attività. Il segno e i colori del logo evocano il paesaggio delle Marche, frutto e simbiosi di cultura e natura, formato da colline e piazze che accolgono e invitano a partecipare.

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CIBO, PREZZI, AMBIENTE: SE NE È PARLATO A ECO&EQUO Grande successo per l’edizione 2008 della fiera dell’attenzione sociale e ambientale a cura di Regione Marche

Sono state 18 mila le persone, fra cui moltissime famiglie con bambini, che hanno visitato “Eco&Equo”, la Fiera dell’attenzione sociale, ambientale e dell’economia alternativa e solidale, organizzata ad Ancona dal 6 all’8 dicembre 2008 dall’Assessorato regionale all’Ambiente e ai Servizi sociali insieme all’Ente regionale manifestazioni fieristiche (ERF). Eco&Equo ha offerto ai visitatori l’opportunità di conoscere come si possa fare economia solidale, grazie alle proposte di oltre 200 espositori, e di come si possa arrivare a un modello di consumo diretto a basso impatto ambientale, attraverso la cosiddetta “filiera corta” che permette di avvicinare il produttore al consumatore. Nella fiera sono stati allestiti due punti di vendita diretta, uno gestito dall’AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) e uno di Coldiretti Marche che, insieme, hanno proposto il più grande farmer’s market mai organizzato nella regione. Oltre a ottenere benefici ambientali, la vendita diretta ha permesso ai visitatori di acquistare prodotti del proprio territorio e di risparmiare nella spesa di tutti i giorni. I prezzi di vendita dei prodotti sono infatti risultati ben al di sotto di quelli medi rilevati dal servizio “SMS Consumatori” attivato recentemente dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. I visitatori hanno apprezzato l’iniziativa e hanno mostrato grande disponibilità a nuovi modi di consumare. Ne è testimonianza la vendita diretta del latte crudo al prezzo di 1 euro al litro. Durante i tre giorni della manifestazione sono stati erogati ben 1.000 litri di latte alla spina. Grazie a questa esperienza sono state evitate al ciclo dei rifiuti: 1.000 bottiglie di plastica. Attraverso Convegni, Mostre e Spettacoli, Eco&Equo è stata anche l’occasione per ricordare il 60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti umani. Per Marco Amagliani, Assessore regionale all’Ambiente e ai Servizi sociali, “Eco&Equo si è riconfermato con successo quale momento di incontro sui

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temi dell’ambiente, della solidarietà, della sostenibilità e del rispetto dei diritti umani. Un incontro dove i giovani sono al centro di un nuovo modo di vivere insieme nel rispetto dell’ambiente e degli altri.”

Eco&Equo certificato “100% Energia Pulita” Eco&Equo ha ottenuto la certificazione “100% Energia Pulita Multiutility”. Questo significa che tutta l’energia elettrica, utilizzata per le varie fasi di preparazione e svolgimento dell’intero evento, proviene esclusivamente da fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico ecc.). L’importante certificazione, curata e gestita dalla Multiutility spa di Verona, è stata consegnata all’Assessore Amagliani in occasione della Conferenza stampa di presentazione.

rapporto diretto produttore-consumatore, quali i Farmer’s market e i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS). Le argomentazioni di partenza della discussione erano le seguenti: Cibo: è in continuo aumento la diffidenza dei consumatori verso gli OGM e sono sempre più frequenti i casi di sofisticazione degli alimenti o della presenza di residui chimici. Prezzi: stiamo assistendo ad un aumento generalizzato dei prezzi dei prodotti alimentari quali frutta, verdura, pane, pasta e latte. Ambiente: i livelli di consumo delle risorse e di degrado degli ecosistemi sono conseguenti a un modello economico che si fonda sulla crescita infinita dei consumi. Obiettivo della Tavola Rotonda, animata da Giovanni Anversa, giornalista di RAI3

Multiutiliy spa consegna il certificato “100% energia pulita” all’Assessore Marco Amagliani

Cibo, prezzi, ambiente Cibo, prezzi e ambiente sono le tre tematiche sulle quali sono stati chiamati a confrontarsi nella Tavola Rotonda di apertura di Eco&Equo i rappresentanti degli agricoltori, dell’industria di trasformazione, della distribuzione, dei consumatori e delle nuove forme di

e conduttore del programma “Racconti di Vita”, era quello di individuare, se esistono, soluzioni concrete per cambiare stili di vita al fine di affrontare e risolvere le tre problematiche citate. Quello che è emerso chiaramente è la presenza, anche nelle Marche, della spinta proveniente dall’organizzazione


dal basso per accorciare la filiera dal produttore al consumatore. Esempi concreti come la vendita diretta dalle fattorie e i gruppi di acquisto solidale stanno prendendo piede non solo in Italia, ma anche nelle Marche. Quelle riconducibili alla filiera corta sono pratiche sempre più seguite da consumatori consapevoli e informati. Esse permettono di consumare prodotti del proprio territorio, quindi con maggiori garanzie di tracciabilità, in gran parte biologici, con l’esclusione quindi degli organismi geneticamente manipolati. Sono pratiche che permettono inoltre di abbattere gli impatti ambientali, sia nella fase produttiva (minori concimi e pesticidi, rispetto dei cicli naturali) che nella fase distributiva (minori trasporti, minori imballaggi, minori lavorazioni). Pratiche che consentono infine un abbattimento dei prezzi anche del 30-40%, costringendo così la grande distribuzione e le multinazionali ad abbassare i prezzi per restare competitivi. Oltre all’Assessore regionale all’Ambiente Marco Amagliani e al Vicepresidente e Assessore all’Agricoltura Paolo Petrini, hanno partecipato Giannalberto Luzi (Presidente Coldiretti Marche), Luigi Pelliccia (Responsabile Centro studi di Federalimentare), Vladimiro Rapini (Direttore Area Sud Ipermercati Coop Adriatica), Andrea Ferrante (Presidente Federale AIAB), Paola Cicchese (Presidente Consorzio Farmer market di Fermo), Floro Bisello (Responsabile Adusbef Marche), Caterina Francioni (G.A.S. Tolentino). Il confronto si è arricchito anche delle numerose testimonianze degli imprenditori agricoli in collegamento televisivo dal far-

mer’s market allestito nei padiglioni della fiera. Le persone intervistate, molte delle quali giovani imprenditori, si sono riconosciute nel principio “buono, pulito, giusto” per riassumere un modo di approcciarsi all’attività agricola sostenibile a livello ambientale, di qualità e a prezzi equi. Sia Bisello (Adusbef) che Francioni (GAS) hanno ben evidenziato come la spesa dei consumatori abbia una forte valenza politica. Nei gruppi di acquisto solidale le scelte giungono dopo un’attenta analisi dei fornitori, di un confronto tra i partecipanti. Sono scelte condivise che tengono conto di aspetti ambientali, qualitativi ed economici allo stesso tempo. Con l’acquisto diretto, inoltre, si instaura un rapporto di amicizia con il produttore, si concordano perfino gli alimenti da produrre, si evitano gli sprechi e si rispetta la stagionalità. Cicchese ha illustrato l’esperienza del farmer’s market di Fermo inaugurato da poco tempo. Il farmer market si posiziona su un gradino superiore al GAS. I produttori si consorziano e si propongono per la vendita diretta ai consumatori con prezzi che in media sono inferiori del 30% rispetto ai prezzi della grande distribuzione. La filiera corta non tiene conto di ciò che sta tra produttore e consumatore, cioè gli intermediari. I detrattori della filiera corta denunciano quindi il rischio di perdere questi anelli e i conseguenti posti di lavoro. Amagliani nel suo intervento ha messo in luce però un controsenso. Il sistema attuale, che si vuole difendere a tutti i costi, è il sistema che ha portato interi settori produttivi in situazioni di crisi. “È proprio questo sistema produttivo - ha

sottolineato Amagliani - che ci ha portato alla crisi finanziaria, ai crack e alla perdita di posti di lavoro. I nostri stili di vita di produzione e consumo non sono più sostenibili, né a livello energeticoambientale, né a livello sociale e, oggi, nemmeno a livello economico come dimostra la crisi attuale.” “Più che le produzioni - ha proseguito l’Assessore regionale - dobbiamo globalizzare i diritti dei cittadini sia di quelli che consumano, sia di quelli che non possono farlo perché l’indice di povertà è troppo alto. È fra i diversi interessi in gioco, spesso contrastanti, che si pone la politica. Questa però non può prescindere dalla conservazione del patrimonio che rende caratteristica una regione come le Marche: le sue ricchezze naturali, il paesaggio, le tradizioni, la cultura, quel patrimonio che diventa possibilità di reddito e posti di lavoro: basti pensare al turismo.” La non sostenibilità dell’attuale sistema è dimostrato anche dal fatto che molte imprese del settore alimentare, proprio per cercare di rimanere sul mercato, stanno diminuendo la qualità degli ingredienti dei prodotti, giungendo a volte a vere e proprie sofisticazioni che vanno oltre la legalità. Non bisogna quindi stupirsi degli scandali che sempre più frequentemente vengono ripresi dagli organi di stampa. “Abbiamo assistito negli anni - ha affermato Luzi (Coldiretti) - a una diminuzione dei coltivatori, a fronte di un territorio che rimane sempre lo stesso in termini di dimensioni e che va sempre più tutelato. Contrariamente alle multinazionali, il produttore locale ha cura del proprio territorio perché ad esso è legato indissolubilmente: vi è nato, gli ha dato lavoro,

I partecipanti alla tavola rotonda “Cibo, Prezzi, Ambiente”

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Lo stand della Regione Marche

rimangono gli affetti e i ricordi.” Luzi ha suggerito di ripartire dalla cultura del territorio per costruire un nuovo stile di vita, riprendendo il concetto di un imprenditore agricolo che si è definito “Agri-cultore” . “Cambiare lo stile di vita per riscoprire la vita” è stato il messaggio che ha lanciato al pubblico dell’auditorium. Un esempio su tutti. Il caso del latte dimostra come la filiera lunga sia inefficiente. In 18 anni il prezzo pagato agli allevatori è salito da 30 a 38 centesimi al litro, mentre i consumatori hanno visto incrementare il prezzo sugli scaffali dei supermercati da 0,75 a 1,70 Euro. L’Assessore Petrini ha affermato la necessità di una più forte organizzazione e rinnovamento del settore agricolo: “Occorre produrre pensando al consumatore e puntando non

sull’omologazione, bensì sul rilancio della produzione locale. Occorre poi cercare di avvicinare la grande distribuzione, dove avvengono i maggiori scambi, a rapportarsi più frequentemente con la produzione locale.” “Il settore alimentare - ha ricordato Pelliccia (Federalimentare) - è la più importante filiera economica del Paese con 20 miliardi di fatturato. Il momento difficile che stiamo attraversando presenta le stesse caratteristiche dell’austerity del ’73, con erosione sia della qualità che della quantità. È giusto accorciare le filiere e valorizzare la sicurezza alimentare, ma piccolo non è più bello”. L’unico settore a consolidarsi è quello del biologico. Ferrante (AIAB) ha mostrato che, in controtendenza, il consumo di alimenti biologici cresce, nonostante i

prezzi più alti. Quindi la ricerca di qualità non si abbassa e in tale settore l’Italia e le Marche sono all’avanguardia. Sulla scia del discorso si è inserito Rapini per Coop Adriatica che da diversi anni è impegnata nelle politiche di contenimento degli aumenti dei prezzi e della filiera corta. Cominciano a diffondersi infatti le convenzioni con fornitori del territorio che si associano e fanno arrivare sugli scaffali della Coop i prodotti del luogo. Un aspetto interessante che è emerso dagli appassionati racconti delle esperienze di vendita diretta è quello relativo all’impatto positivo sui prezzi di vendita nei canali tradizionali. Nel supermercato si assiste a una riduzione del prezzo del latte fresco di qualità, se nelle immediate vicinanze viene installato un distributore di latte alla spina. Fenomeno simile nel caso del farmer’s market frequentato in gran parte da pensionati che si sorprendono dei prezzi, pensando che i produttori si siano sbagliati. Improvvisamente si assiste alla diminuzione dei prezzi di frutta e verdura da parte di commercianti che operano nelle immediate vicinanze. Come ha fatto notare Anversa in conclusione della Tavola Rotonda il quadro che emerge è quello di un sistema che da una parte cerca di porre rimedio ai cambiamenti in atto aggiustando il tiro delle proprie strategie e dall’altra mette in atto sistemi di auto organizzazione fondati sul cambiamento degli stili di vita. Il discorso rimane aperto, ma si è arricchito di nuova consapevolezza da parte dei soggetti in gioco: ognuno è chiamato ad assumersi la propria responsabilità nel ruolo che gli compete.

LE INIZIATIVE ORGANIZZATE PER PROMUOVERE LA FILIERA CORTA Oltre alla Tavola Rotonda “Cibo, prezzi, ambiente” ad Eco&Equo sono state organizzate in collaborazione con Coldiretti Marche altre importanti iniziative per promuovere la filiera corta. Menù a km zero I buffet previsti al termine dei convegni di Eco&Equo sono stati a chilometri zero a base di prodotti locali e biologici. Per quanto riguarda le stoviglie sono state utilizzate esclusivamente quelle lavabili o realizzate in materiale biodegradabile. Distributore di latte alla spina All’interno del farmer’s market è stato installato un distributore di latte alla spina. Portando una bottiglia da casa o prendendo quella fornita gratuitamente in fiera, i visitatori hanno potuto provare il latte prodotto localmente al costo di un Euro al litro. Gadget sostenibile Per promuovere il consumo di latte alla spina e per prevenire la produzione di rifiuti, è stato prodotto un originale gadget promozionale: una bottiglia di vetro marchiata “Eco&Equo” da un litro con cui fare il pieno di latte. La bottiglia è stata distribuita gratuitamente ai visitatori. Farmer market All’interno dei padiglioni è stato allestito il mercato degli agricoltori. Per i visitatori è stato quindi possibile fare la spesa a km zero acquistando frutta, verdura, latte, formaggi, salumi, conserve, miele, olio, ecc. della propria terra direttamente dal produttore, sia biologici che convenzionali. All’interno del farmer’s market è stata allestita anche una mostra sugli imballaggi per sensibilizzare i visitatori sul potenziale di riduzione dei rifiuti da imballaggi conseguente all’acquisto di prodotti sfusi. Acqua alla spina Nei padiglioni era possibile bere acqua alla spina liscia e gassata. L’acqua non è stata prelevata, imbottigliata, trasportata, immagazzinata e distribuita prima di essere bevuta, bensì era acqua della rete pubblica, del nostro territorio. Gli erogatori sono stati messi a disposizione dalla società Multiservizi.

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I distributori alla spina di latte crudo nelle Marche (fonte: www.milkmaps.com) Prov. Ancona Castelfidardo - C.da Pignocco Falconara M.ma - Via Poiole, 4 Jesi - Via 20 Luglio Jesi - Via Don Arduino Rettaroli Jesi - Via Roma

Prov. Ascoli Piceno Amandola - Via Angelo Biondi Ascoli Piceno - Via del Pagliaio Moresco - Via dei Pini, 35 Porto San Giorgio - Via Solferino, 2 San Benedetto del Tronto - Via Val Cuvia San Benedetto del Tronto - Viale A. De Gasperi

Prov. Macerata Macerata - Via Giovanni Verga, 72 Ripe San Ginesio - Via Picena San Severino Marche - Piazza del mercato Tolentino - Via Flaminia Tolentino - Via Flaminia, 72 Urbisaglia - Contrada Entogge

Prov. Pesaro e Urbino Fano - Via Roma Montecalvo in Foglia Montecchio - Via Pio la Torre Pesaro - Via Cecchi 16 Pesaro - Via Flaminia, 126 Pesaro - Via Giovanni Lanza, 20 Pesaro - Via Guido D’Arezzo Urbino - Viale F. Comandino

LA SOSTENIBILITÀ DELLA FILIERA CORTA

I Gruppi di Acquisto Solidale G.A.S. nelle Marche (fonte: www.resmarche.it) Prov. Ancona Ancona 1 Ancona V Circoscrizione

Prov. Ascoli Piceno Ascoli Porto Sant’Elpidio

Jesi

Monteprandone “Gasper”

Jesi “Barbudos” Senigallia Senigallia “San Silvestro” Val Misa Nevola Osimo Fabriano

Prov. Macerata Macerata Civitanova Recanati - Loreto P. Recanati “Gassosa” Tolentino

Prov. Pesaro e Urbino Pesaro “Dogasvaj” Pesaro 2 Pesaro “La Gluppa” Fano Pergola Urbino Fossombrone Urbania Catria Nerone Alto Montefeltro Val d’Apsa

Secondo uno studio di AzzeroCO2 (la ESCo Energy creata da Kyoto Club, Legambiente e dall’Istituto di ricerche Ambiente Italia) la famiglia media italiana produce 3 tonnellate di CO2 l’anno per fare la spesa e 2 tonnellate di CO2 per conservare e cucinare i cibi. Applicando le norme della cucina a basso impatto ambientale elaborate da AzzeroCO2, le emissioni si riducono di due terzi. Ciò significa che se questi suggerimenti venissero applicati da tutti, si risparmierebbero più di 80 milioni di tonnellate di CO2. Per avere idea delle dimensioni di cui si parla, basta pensare che rappresentano l’80% di quanto dobbiamo tagliare per rispettare gli impegni assunti con il protocollo di Kyoto. I vantaggi ambientali conseguenti alla vendita diretta sono: - minore produzione di rifiuti: acquistando direttamente dal produttore o comunque evitando alcuni passaggi della catena di distribuzione, si evitano una parte consistente degli imballaggi; l’esempio più significativo è rappresentato dalla vendita e consumo di latte alla spina. - minori emissioni di gas serra: con la filiera corta si riducono i passaggi di intermediazione, quali i trasporti, la lavorazione, la conservazione; minori consumi energetici significano minori emissioni di polveri e gas climalteranti. - migliore qualità del suolo, delle acque e della salute delle persone: la produzione locale è spesso caratterizzata dall’impiego del metodo biologico che esclude l’uso di sementi o di mangimi OGM e l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici. - tutela del paesaggio: promuovere la filiera corta significa dare un’opportunità reddituale agli imprenditori agricoli del nostro territorio; in questo modo si riduce il rischio di abbandono delle zone agricole e si migliora la manutenzione del territorio.

Farmer’s market

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COMUNI RICICLONI 2008 Vince il “Porta a Porta” a cura di Donatella Mancini

Comuni Ricicloni 2008: i magnifici 11. Sono 11 infatti i Comuni che hanno superato il 40% di raccolta differenziata, secondo gli obiettivi previsti dalla legge, nelle Marche: • Montelupone (MC) • Camerino (MC) • Porto Sant’Elpidio (AP) • Barbara (AN) • Serra de’Conti (AN) • Castelleone di Suasa (AN) • Potenza Picena (MC) • Urbisaglia (MC) • Monsano (AN) • Ostra Vetere (AN) • Ostra (AN) Ma il vero vincitore di questa edizione del Premio è senza dubbio il sistema “Porta a Porta”. Nelle Marche, infatti, oltre 42 Comuni, più di 380.000 cittadini, quindi oltre un quarto degli abitanti della regione hanno scommesso sul sistema “Porta a Porta” a testimonianza di un processo che negli ultimi due anni si è rivelato inarrestabile. Agli 11 Comuni insigniti del Premio Comuni Ricicloni 2008, è stato assegnato il contributo economico di quasi 200.000 Euro messi in palio dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Marche per la VI edizione promossa da quest’ultimo e da Legambiente Marche e ARPAM. Il Premio Comuni Ricicloni, declinazione regionale dell’omonima campagna nazionale di Legambiente è nato nel 2002 per rilevare l’impegno delle Amministrazioni comunali nella raccolta differenziata. La cerimonia di premiazione è stata ospitata per la prima volta all’interno della suggestiva Rotonda a mare di Senigallia (AN), Comune a forte valenza turistica, dove il sistema “Porta a Porta” è a regime ormai da tempo. Sono stati 55 i premiati dalla giuria regionale: tutti Comuni che si sono maggiormente distinti nella raccolta differenziata nel 2007 e che hanno svolto attività di merito legate alla gestione dei rifiuti. Quest’anno l’appuntamento è ricaduto all’interno della Settimana Europea della riduzione dei rifiuti (22 - 30 Novembre). “La 6a edizione dei Comuni Ricicloni delle Marche 2008 conferma la convinzione che ci ha guidato in questi anni; possiamo raggiungere, anche nella nostra regione, livelli di raccolta differenziata significativi in linea con gli obiettivi nazionali ed europei. Certo, occorre che le Amministrazioni locali siano decise su questo percorso che ormai è stato tracciato - ha spiegato l’Assessore all’Ambiente della Regione Marche, Marco Amagliani - e le disposizioni di legge in materia che abbiamo approvato e che stiamo esaminando in Consiglio

regionale vanno in questo senso. Contemporaneamente però dobbiamo occuparci dell’altra fondamentale questione che è il contenimento della produzione dei rifiuti: su questo tema saremo fortemente impegnati nel prossimo periodo” Hanno aderito all’iniziativa, attraverso il sistema O.R.So. (Osservatorio Rifiuti Sovraregionale) per la raccolta on-line dei dati sulla gestione dei rifiuti, 183 comuni, (oltre il 70% delle Amministrazioni Comunali della Regione Marche). Anche nell’edizione 2008 di Comuni ricicloni, i Consorzi obbligatori hanno confermato il loro ruolo strategico. Infatti, gli 11 Comuni premiati, ad eccezione di Porto Sant’Elpidio, sono risultati distribuiti nelle aree di competenza dei Consorzi: il CIR33 nell’anconetano e il COSMARI nel maceratese. A conferma di ciò, anche delle 31 menzioni speciali assegnate dalla giuria per l’avvio della raccolta “Porta a Porta”, ben 13 sono state attribuite nell’anconetano nel bacino gestito dal Cir 33 Vallesina Misa. Il Consorzio intercomunale rifiuti dall’aprile 2007, fortemente sostenuto e accompagnato dalla Provincia di Ancona, ha avviato infatti il “Porta a Porta”, con ottimi risultati su 19 Comuni. Mentre il COSMARI, primo Consorzio delle Marche, è stato insignito del premio speciale Consorzio Riciclone 2008 (attribuito al Consorzio marchigiano con la maggior percentuale di RD) per aver raggiunto una media del 44,63% di raccolta differenziata, operando in un territorio come la Provincia di Macerata premiata a sua volta come “Provincia Riciclona 2008” per aver superato la media del 40% di RD. La Giuria ha inoltre attribuito il Premio Speciale “Riduzione della Produzione dei Rifiuti” al Comune di Serra De’ Conti per aver costituito un centro riuso, alla Provincia di Ancona per il progetto “Acqua mia”, a Marche Multiservizi spa per il progetto “MarcHe2O”. Questi ultimi due progetti sono utili ad inentivare l’uso dell’acqua di rubinetto, evitando anche il consumo usa e getta delle bottigliette di plastica. Il premio speciale “Miglior raccolta differenziata delle batterie al piombo esauste”, assegnato in collaborazione con il COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) che ha patrocinato e contribuito al premio, è andato ai Comuni di Rotella (AP), Morro D’Alba (AN) e Osimo (AN). Infine, il premio speciale “Attività di merito legate alla gestione dei rifiuti” è stato attribuito alla Provincia di Ascoli Piceno e ai Comuni di Castelfidardo (AN) e Maiolati Spontini (AN).

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ARPA MARCHE

POLVERI SOTTILI, NONOSTANTE I SUPERAMENTI DI OTTOBRE, FORTE RIDUZIONE NEL TRIENNIO I dati sulla qualità dell’aria nei primi dieci mesi dell’anno di Gisberto Paoloni Direttore generale ARPAM

stato della qualità dell’aria registrato nei mesi precedenti. La Legge fissa in 35 giorni/anno il numero dei superamenti consentiti del valore limite giornaliero e nella nostra regione i siti critici sono 13: • Civitanova - Cecchetti con 76 superamenti; • Campolungo di Ascoli Piceno 59; • Senigallia 70; • Marina di Montemarciano 69; • Pesaro - Giolitti 56; • Ancona - Bocconi 45; • Jesi 53; • Porto Sant’Elpidio 48; • Ancona - Porto 41; • Fano - Montegrappa 47; • Ancona - Torrette 57; • San Benedetto del Tronto 42; • Fabriano 45.

I dati sulla presenza di polveri sottili nell’aria (PM10 e PM2,5), rilevati nei primi dieci mesi dell’anno dalle 28 centraline di proprietà delle Amministrazioni provinciali presenti sul territorio marchigiano, mostrano un’inversione di tendenza rispetto al buono

Picchi significativi sono stati raggiunti nei giorni 14-15-16-17 Ottobre, con punte di allarme il 14 con valori vicini o superiori a 100 µg/mc (cioè il doppio del valore max consentito) a: Ancona - Piazza Roma (122 µg/mc); Ancona - Cittadella (104,6 µg/ mc); Falconara - Scuola (103,4 µg/mc); Marina di Montemarciano (106,9 µg/mc); Civitanova - Cecchetti (96,6 µg/mc); Porto Sant’Elpidio (93,2 µg/mc); Ancona - Torrette (91,3 µg/mc); a riprova che, oltre al traffico veicolare, le condizioni meteo climatiche hanno un’influenza rilevante. Per quanto riguarda le PM2,5, Ancona Torrette, Ancona Porto e Jesi hanno una media del periodo che supera leggermente la raccomandazione UE di 25 µg/mc. Il grafico sull’andamento dei rilevamenti in ognuna delle stazioni, mostra

Andamento PM10 regionale - 01 gennaio - 31 ottobre 2008

140

120

100

Pg g/mc

80

60

40

20

0

Ancona Porto Osimo Jesi Fano Via Montegrappa SanBenedetto Montemonaco Civitanova Ippodromo

21/10/2008

07/10/2008

23/09/2008

09/09/2008

26/08/2008

Ancona Via Bocconi Chiaravalle/2 Senigallia Pesaro Via Giolitti Ascoli Via Marconi Monticelli Civitanova Via Cecchetti

12/08/2008

29/07/2008

15/07/2008

01/07/2008

17/06/2008

Ancona Torrette Falconara Scuola Montemarciano Genga - Parco Gola della Rossa Urbino Via Neruda Campolungo Macerata Collevario

03/06/2008

20/05/2008

06/05/2008

22/04/2008

08/04/2008

25/03/2008

11/03/2008

1 16

26/02/2008

12/02/2008

29/01/2008

15/01/2008

01/01/2008

Ancona P.zza Roma Ancona Cittadella Loreto Fabriano Pesaro Via Scarpellini Porto S.Elpidio Macerata Via Vittoria


chiaramente come, dopo la positiva situazione dei mesi centrali dell’anno, rappresentata da un significativo avvallamento di tutte le curve, da Settembre le curve hanno ripreso a salire e si collocano decisamente più in alto sia nei valori medi che nei picchi.

Il confronto con gli anni precedenti ARPAM ha provveduto a confrontare i dati dei primi dieci mesi del 2008 con quelli dello stesso periodo degli anni 2007 e 2006. Dal raffronto si hanno sorprese assai positive, in quanto si nota un vistoso abbassamento sia del numero dei superamenti che del valore delle medie del periodo. Tra tutte le 28 centraline presenti sul territorio marchigiano ne sono state selezionate sette, quelle riportate nelle tabelle, perché sono le stazioni dalle quali si è ottenuto un numero di dati validi superiore al 90%, cioè le più attendibili statisticamente. Come si vede, tra il 2008 e il 2006 c’è uno scarto nei superamenti di -47% mentre per quanto riguarda le medie del periodo (dato molto interessante perché indica l’esposizione dei cittadini all’inquinante per tutto quel periodo), si ha un abbassamento del 22,2%. Giova ripetere che, se pure questi dati testimoniano un indubbio miglioramento della qualità dell’aria, ciò deve spronare tutti gli enti che si occupano della tutela della salute dei cittadini a fare ancora di più nella lotta alle polveri sottili, accentuando l’impegno sulla mobilità sostenibile, sull’efficienza degli impianti di riscaldamento, sulla qualità dei veicoli in circolazione nelle città, sulla rigorosa vigilanza delle emissioni dei grandi impianti, ecc. I “sedici comandamenti”, vale a dire le sedici azioni che dovrebbero essere intraprese, tutte insieme, per ottenere qualche significativo risultato nella lotta alle PM10 si trovano nel sito: www.arpa.marche.it.

primi 10 mesi 2006 primi 10 mesi 2007 primi 10 mesi 2008 Stazione

n. sup 50 ug/mc

n. sup 50 ug/mc

n. sup 50 ug/mc

Montemarciano

T

S

89

121

69

Senigallia

T

U

152

116

70

Pesaro Via Giolitti

T

U

104

93

56

Fano Via Montegrappa

T

U

142

92

47

Pesaro Via Scarpellini

F

U

62

42

24

SanBenedetto

T

U

38

31

42

Monticelli

F

U

12

4

8

499

316

Media superamenti

599

Diff. superamenti 2008 - 2007

-183

Diff. superamenti 2008 - 2006

-283

Scarto % superamenti 2008-2006

-47 primi 10 mesi 2006

Stazione

primi 10 mesi 2007

primi 10 mesi 008

media periodo (ug/mc) media periodo (ug/mc) media periodo (ug/mc)

Montemarciano

T

S

48,5

50,6

41

Senigallia

T

U

59,1

50,3

40,3

Pesaro Via Giolitti

T

U

50,2

45,7

40,1

Fano Via Montegrappa

T

U

52,8

44,7

38,3

Pesaro Via Scarpellini

F

U

40,1

34,5

31,2

SanBenedetto

T

U

34,8

32,4

32,2

Monticelli

F

U

Media delle medie

27,2 44,7

Diff. Medie periodo 2008 - 2007

24,1 40,3

20,2 34,8

-5,6

Diff. Medie periodo 2008 - 2006

-9,9

Scarto % Medie periodo 2008-2006

-22,2

ARPA Marche Via Caduti del Lavoro, 40 int. 6 60131 Ancona Tel. 071 2132720 - fax 071 2132740 arpa.direzionegenerale@ambiente.marche.it www.arpa.marche.it

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ASUR-MARCHE

Focus sulle abitudini alimentari

“STARE A DIETA FA BENE AL PIANETA?” Aumentare il consumo di frutta e verdura

di Donatella Mancini

Anche le nostre abitudini alimentari hanno un impatto sull’ambiente e viceversa, questo, in estrema sintesi, è stato l’argomento del Convegno “Stare a dieta fa bene al Pianeta?”, organizzato dall’ASUR-Marche (Azienda Sanitaria Unica Regionale) - Dipartimento di Prevenzione Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione, svoltosi il 20 Novembre a Fontenoce di Recanati (MC). “Numerosi studi epidemiologici - si legge nella relazione di Gianna Ferretti dell’Istituto di Biochimica della Facoltà di Medicina e di Tiziana Bacchet Bacchettii della Facoltà di Scienze, entrambe dell’Università dell de l ’U Università Politecnic Politecnica ca de dell delle lle e MarMar chee - hanno dimostra ch dimostrato rato to cche h a he abitudini bitu bi tudi dini ni alimentari alim men enta tari sbagl sbagliate g iate pos possono osso s no ccontribuire ontr on trib ibuiree all’insorgenza all’insorg rgen e za a di pa pato patologie tolo l gi g e di d dismetabosmettabooliche. Sulla ab base ase di q que questi uest stii da dati dati, ti, le llinee ee guida internazionali gu intern naz a ionali li pper er prevenire ll’in’in’i n sorgenza sorg so genza dii pa pato patologie t logi giee tu ttumorali, morali, diabete, obesità obesit ob ità ed ipertensione, iipe pertten ensione, raccomandano di ppri privilegiare rivi vile legi giar aree al a alimenti im men enti ti vegetali rispetto a qu quel quelli elli li d di origin origine ne an anim animale. imale. È dimos dimostrao trato, in to inol inoltre, oltr tree, cche he ll’allevamento ’allevamen ’a ento to a ani animale nima male l h un’impron ha un’impronta nta ecologica a iin n quan quanto nto contribuisce cont n ribuisce c alle emissioni. Il metano e l’ ll’ossido ossi sido do n nit nitroso, itro roso so o, gga gas as llegati ega g ti a all’attività ll’a ll ’a att ttiv ivit iv ità it à zootecnica z zo oot ottec ecniica ccontribuiscono ontr on ntr trib ibui ib uiisc u s on o o al a rriscaldaisccal is caldamento m ent nto del deel pi ppianeta. an net eta. a. LLee fi ffiliere iliere li e pr li produttive rod duttiive v dii a d alimenti lime ment me enti nti an nt anim animali imalli (f (formaggi, for orma ma agg ggi, i,, ccarne) arr ne ne) e) creano ccr r ea eano noo m n maggiori aggi ag ggiioorri pr pproblemi oble ob l mi m all a all’ambiente ll’l’a ll ’ambie ’amb mb bieent nte e co contribuiscono ont ntrriibuis ntri buissco bu on no oa alla lllla ri riduzione iduzi zion ione one dell de delle ell le risorse riso sors rsse id rse idriche: drriich chee: e: per er p produrre ro rod odu durree 1 kg durr gd dii carne, carn ca rn ne, e a ad d es esem esempio, empi em pio o, sservono errvo vono no 15 1 m3 d dii acqua, a ac qua, qu a m men mentre ntr tree so sono ono no ssufficienti ufffi fici cienti en ntii d da a 0, 0 0,4 4a 3 m3 di di a acqua ccq qua ap per err u un n 1 kg kg d dii ce cereali”. ere rea ali”. ali al Anche A An nch he pe per er ill Coordinatore Coor Co ordi dinatore to ore r O Osservatosser sser e va vattorio ri o Epidemiologico Ep piid demio em miio olo logi logi gico ico o rregionale eggio iona ona nale d nal dell’ARS ell’ el l AR A S (Agenzia (Age (A gen ge nzia R nz Regionale egio eg ona allee SSanità) a it an ità) M Marche, arrch a che, Fabio Fa abi bio Fi Filippetti, ili lipp ipp pet etti etti ti, i ““stili ssttil ili dii vvita ita sa it ssalutari luta lu ta ari pperr la pe a pprevenzione r eve re venz enzzio ione nee d delle eellle le m malattie alatti al ala tiee cr ccronio i-on co-degenerative co-d co -d deg ege geen nerrat ativ tiv ive ve poss po possono ossson no rri risultare isult ltar aree ut ar u utili ilii il anche an nch he p pe per er ri er rridurre ridu idu urrrr e ill d degrado eggra rado d d do del dell’ecoell’ el l ec l’ ecooossistema si issttem ema in ema n ccui u vviviamo”. ui iviia iv iam mo o”. o” ““II ca ccambiamenti camb amb mbiame mbia iame ia men ntti cl n cclimatici lim ima atticci - ha ha osservaossseerv o rvaa-to - influiscono to infl in infl flu uiisccon ono sull ssulla su ullla sa salu salute lute lu te d del dell’uomo ell’ el l’uo omo o ccome com ome me lloo sviluppo ssvvillup uppo po eeconomico, cono co nomi m co mi co, l’l’u l’urbanizurba ur bani bani nizzzazione za azi zione e l’accessibilità l’ac l’ acce c sssib ibil i it i à alle alllee cure. cu urr e. e. E Essi ssii ss

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determinano effetti diretti, con impatto a breve termine, e indiretti, con impatto a lungo termine, come, ad esempio, la carenza di acqua che induce gli spostamenti delle popolazioni. Anche i cambiamenti di abitudine delle popolazioni hanno un impatto sulla salute, basti pensare a come l’attitudine a viaggiare, diventata un fenomeno di massa, abbia favorito la diffusone in Europa di alcuni insetti tipici delle zone tropicali”. Redo Fusari del Centro di Ecologia e Climatologia Osservatorio Geofisico di Macerata a ha posto l’attenzione sul rapporto rapp ra pporto to ttra ra u uomo omo om o e cl clim clima. ima. a. “L’ambiente “L’ambi bien e te terre terrestre rest stre ree - h ha a de detto ett tto o - ha rrecentemente ecentem men ente ssubito ubito ub o un na se seri rie di d una serie tras tr asfo formazio oni n p arti ar tico cola larm r en nte sitrasformazioni particolarmente gn nif ificcat a ive. La fo fort r e richiesta di be b eni gnificative. forte beni di con consumo onsumo e l’aum l’aumento men e to del della lla p pop popolao olaazione, e p più iù che raddo raddoppiata oppiata d dagli agli ag li a ann anni nnii ’60 ad oggi,, h hanno anno alt alterato l eratto pe perr pi più ù de dell 35% la super superficie erfi f ciie te terrestre, err rresstr tre, e, ssac saccheggiaacch heg eggiato risorse, in inquinato nqu quin inat ato o i su suol suoli, oli, i, llee ac acqu acque q e e l’atmosf l’atmosfera sfer era a a di dimost dimostrazione tra razi zion ne de dell fa fattto cche he u un n progresso inde indefinito defi f ni nito to n no non on è compatibile co omp mpatibile in un mondo di rris risorse iso orse finite. nite ni tee. L’ L’IP L’IPCC IPCC IP CC C ((In (Intergovernmental Inte In teerggovver terg ernm nm nm men e ta en tall Pane P Panel anell o C on Climate l mate li tee C Change) hang ha ngge)) h ha a previsto pr ev pr evis issto p isto per e iill er fine fine fi ne ssecolo eco o un a ecol aumento umen um nto to d della ella el la a ttemperae peerra em atura tu urra ad da a 1. 1 1.4 4 a 5. 5 5.8 .8 °C °C. C. Co C Con on 4 °C C iin n pi p più ù sscomparirebbero sc om ompa mpa pari rire ri r ebb re ber e o i gh gghiacciai hiacc ia accia cia i i aii poli, poli, oli, i mari m ma ri rricoprirebbero iccop pri rire r ebber bbero o le z zone one cost co costiere ost stie iere ie iere re basse, ovunque estenderebbero ba ass sse, e, o e, vunque vu nq que ue si si estend der ebbe b r o llee be desertiche. Negli ultimi anni zo zone one d deser erti tich ch he. N egli eg l ul ltiim ltim lt mi 2 an nni ni già à la Terra r ha ha perso perso ill 22% pe 22% dei dei suoi suo uoi ghiacciai. ghia gh iacc accia iai ai. LL’agricoltura ’a agrricol iccol oltu ura mediamente media ediia ed am meentte assorbe asso as so orb rbee il 7 70% 0% d dell’acqua elll’’ac el acqu qua a di d disponibile isp spon o ib on ibil ille pper pe er pr prod produrre rod odur durrre r e ccibo: ib bo: o: occ ooccorrono ccor cco cc orro r no 1 1.000 .00 00 llit 00 litri itri tr di acq di a acqua cq qua ua per per er pprodurre rodu du r e un llitro durr itroo d dii lla latte, att tte, e, 3.400 3.40 3. 400 li 40 litr litri tri pe tr pper er un u kkgg di rriso, iso, a is addirittura ddir dd irit iitttu ittu tura ra 16.000 16 6.0 000 0 llitri ittri itri ri p per er un n kg di di carne. carn ca rn rne. ne Il Il cibo cibo ci bo b o di o origine rigi ri g ne gi ne vvegetale eget eg etal alee sa ssarebbe r ebb re be su suf sufficiente ffiiccie ff ffic iente ient ntte per pe er sf ssfamare a ar am aree la la ppopolazione opol op o azzio ol ione ne m mon mondiale ondi dial di alee ssee al vvenisse ve eni niss ssse di d direttamente ire reett ttam am a men entee u utilizzato”. ttiilliizz zato ato”. at Era Er E ra pr p presente res e en nte te all’incontro aall ll’i ll l’iin nccon nttrro ro anche anch an ch he Gianni Giia G an nni ni Corvatta, Co C orv orrv va attta t , Dire D Di Direttore ire r ett ttorr e de ttor dell D Di Dipartimento ipartimen ento en to provinciale p pro pr r ov ovinci in ncciial ale le AR A ARPA ARPAM RPA PAM d dii M Macerata, acerratta a,, ch cche he ha iintrodotto ha ntrodo nt ro odo dott tto l’argomento l’l’ar argo rgo gome mento “Stili “St SSttil tilli di di vita vita

e qualità dell’ambiente”. “L’Italia - ha commentato - ha chiesto una deroga al Parlamento europeo circa la riduzione dei gas serra, mentre dovrebbe dotarsi di una strategia nazionale che veda impegnati il Governo, le Istituzioni e le parti sociali. Lo sfruttamento dei carboni fossili non solo ha provocato l’aumento dei gas serra, ma è anche responsabile di problemi ambientali causati dal rilascio di sostanze inquinanti naturalmente presenti in essi come zolfo ed azoto, polveri, composti organici e metalli. L’OMS sostiene che ll’inquinamento inquinamento da polveri fini nell nell’amam biente urbano è responsabile ogni anno di circa c ca 1 100 100.000 00.0 .000 00 m mor morti orti ti iin n Eu Euro Europa r pa p ((ol (oltre o trr e 8.200 8.20 8. 200 in n IIta Italia)”. tali lia) a)”. Moltto in Molto M interessante e curiosa curiosa è stata la relazione relazi re zion one del dott. dott t . Marcello M rcello Baiocco Ma c dell Se de Ser Servizio rvizio Igiene de degli Alimenti e della Nutrizione Nutr Nu triz izione - Dipar Dipartimento rtime m nto di Prevenzione z zi onee ASUR on A UR - ZT9 d AS dii Macerata che ha stilato stil st ilat ato ou una na sorta di cclassifica lassifica tra gli sport a mi minor mino norr im impa impatto patto ambientale. “Corsa ed escursionismo eesc scur ursi sion onis ismo o - ha detto d tto de sonoo le le attività at sportiv sportive ivee a mi m minor nor im impa impatto patt ttoo ambientale. am mbi bientale. Lo sci dii fo fond fondo ndo o ri rich richiede chie ied de attrezzature at ttr trezza zatu za tu ure cche hee ccom comportano om mpo port port rtan an no un n ccer cereer to o grado gra ado do d dii in inq inquinamento quin i am in men nto op per er lla a lo lloro ro pproduzione. pr ood duzzio ion ne Lo ssci ne. c a alpino lpin lp in no de d determina eterm term te min i a un n notevole note no tevo vole lee impatto imppat atto to a amb ambientale mb bient n al nt ale pe ale perc perchè rcchè rchè hè pper e er praticarlo p pr attic icar arlo lo o rrichiede: ich ic hied hi ied ede: e e: • di dist distruzione stru st ruzi ru ruzi z on ne di d a alb alberi lber erii per er per ap aprire pri rire r p re piste iste iste is te risalita; e re rrealizzare aliz al izza iz zare za ree iimpianti mpia mp ia ant n i di d rris isal is allit alit ita; a;; • pr ppreparazione rep epar ep araz ar azio az ione io ne d ne dii ne neve vee a art artificiale rtif rt ific if iccial iale ia le d dal dalle allle acque ac cqu q e de dei ei to torrenti; torr rrrrren e ti en ti;; • consumo cons co ons nsum um u mo di di carburante ca arrbu ura rant n e per per gli pe gli imgl im im pianti pi ianti an a ntii d dii ri risa risalita sa ali lita t e pper ta er rraggiungere agggi giu un u ngeere r ggli lii impianti im mpiian nti d dalle allee llocalità al ocal ocal oc alit ità it à dii p pia pianura. ian ia anu nura nura r . Ill cciclismo icli ic liissm mo pr p presenta res esen sen enta taa un un livello live li live vell llo o maggiore magg ma ggiio ore re di iinquinamento di nqui nq uina iname nameent na nto o de d dello elllo ssc sci ci n ne nella ell lla la pr p produrod odu duuzzione zi zion ion o e di di m materiali. aatter eria iaali li. Pe li. P Perr g gl gli li sp ssport ort pr or p praticati raattic icat atii at in lluoghi in u gh uo hi ch chiusi hiu ussii è m molto olltto o od difficile ifffiici if cile le ffare arre una un na valutazione valu va lutaazion zion zi one ne di d iimpatto mpat mp attto o aambientale. mbie mb ient ntal nt ale. e Ovviamente Ov vvia viam vi amen ente e ssport po p ort rt ccome om o me mo m motociclismo oto tociicl clis ismo m e auto au automobilismo uto tomo mo obi biiliism b smo aan andrebbero ndr de eb bb be ero ro limitati. llim imit im itaattii.. itat LLaa p partecipazione, arte ar arte ecciip paazi zion one e,, iinfine, e nffiin ne, e, aagli gli ev gl e eventi ve en nti ti ssportivi sp po orrtivii ccrea rreea problemi pro prob pr ob ble ble lem mii all’ambiente all ll’aam mb b biie ien ient ntte per peer p la g la ges gestione esti esti es t on one de deii ri rifi rifiuti, fiu fi utti, i, d dei ei p parcheggi aarrch cheg ggi gi e per p pe er la la cconcentrazione on nce c nt ntra razio ziion one in in u un n luog lluogo lu uog ogo di d


migliaia di persone. Per ovviare a questi problemi è necessario: • limitare il numero dei partecipanti; • organizzare trasporti pubblici; • utilizzare piatti e bicchieri biodegradabili; • prevedere la raccolta differenziata dei rifiuti; • usare carta riciclata nella promozione dell’evento; • assegnare premi ecologici”. Il dott. Luigi Fiordelmondo, Referente dell’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia per la provincia di Ancona, ha illustrato quali sono gli effetti sulla sal salute alut ute e um uma umana ana de dell della llaa co cont contaminazione ntam amin inaazione ne

alimentare da sostanze tossiche non biologiche. “È necessario - ha asserito - limitare il più possibile il livello di esposizione alle sostanze tossiche ambientali mediante il loro contenimento entro limiti di sicurezza, perché la loro totale assenza è impossibile. La base su cui si fonda questa metodologia è il concetto di accettabilità, cioè, essendo la tossicità delle diverse sostanze funzione dell’entità di esposizione, è teoricamente possibile individuare per ciascuna di esse un valore di dose al di sotto del quale sia improbabile subire dei danni. L’ADI (Acceptable Daily Intake) è la quantità di sostanza che può essere

giornalmente assunta da un uomo medio per l’intera durata della vita senza che ne derivi un significativo rischio per la salute”. “L’ADI, però, presenta dei grossi limiti in quanto per i cancerogeni non è possibile definire valori di esposizione cui corrisponda una sicura assenza di danno. L’ADI, inoltre, corrisponde ad una sola sostanza, quindi, non consente di valutare gli effetti derivanti dall’esposizione contemporanea a diversi inquinanti, evenienza che sta diventando - ha concluso Fiordelmondo - sempre più frequente”.

Barcellona Ba Bar B ar arcel ceeel ell llllo llona lon ona ((Spa on (Spagna), Spa Spa Sp pag agn gna), ggna na)), il il m mer me mercato eercat errca ca cat ato to orto o ortofrutticolo rtttofru rto fru frutti utti ttti tt tico ico co ollo

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MANIFESTAZIONI E CONVEGNI

“UN MARE DI VERDE SUL MARE” Dossier sullo stato dei sentieri del versante mare del Parco del Conero di Donatella Mancini

Il Circolo “Il Pungitopo” di Ancona ha redatto un Dossier “Un mare di verde sul mare” che descrive la condizione dei sentieri del versante mare del Conero. Gli stradelli della costa venivano utilizzati da contadini-pescatori che ne fruivano per raggiungere il mare, ma anche da bagnanti che anche oggi li utilizzano per raggiungere la spiaggia e le grotte. Buona parte dei percorsi, però, oggi sono insidiati dal degrado, dagli interessi dei privati e dalla dimenticanza dei cittadini.

Obiettivo del Dossier, presentato ad Ottobre presso la sede anconetana di Legambiente, è di riportare all’attenzione delle Istituzioni lo stato di questo patrimonio del Parco e le proposte di valorizzazione, tra queste il progetto di un collegamento pedonale e ciclabile Ancona-Portonovo-Conero. Fabio Barigelletti, Presidente de “Il Pungitopo”, ha aperto l’incontro sulla presentazione del Dossier. “Il progetto - ha dichiarato - è ambizioso, ma realizzabile perché sarebbe sufficiente valorizzare ciò che già esiste

lungo la costa che va da Ancona a Sirolo, riutilizzando percorsi già esistenti e ricostruendo i tratti di unione. Una serie di ordinanze della Capitaneria di Porto di Ancona ha vietato l’accesso a questi stradelli, ma questi provvedimenti andrebbero ripensati per far fruire ai cittadini di questo patrimonio sconosciuto ai più. Questi percorsi non hanno un mero interesse naturalistico, ma anche paesaggistico e storico. Nella nostra proposta c’è incluso il ripristino del collegamento pedonale da Ancona a Sirolo, di cui già esiste il tratto Poggio-Sirolo”.

Gli scivoli delle grotte nella zona della Grotta Azzurra, visti da Monte Cardeto (fonte: Circolo “Il Pungitopo” di Ancona)

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SENTIERI DELLA RIVIERA DEL CONERO

Veduta sullo Scoglio del Trave dalla parte superiore del sentiero (fonte: Circolo “Il Pungitopo” di Ancona)

In seguito ha preso la parola Giorgio Petetti, Guida del Conero, che ha collaborato alla redazione del Dossier. “Nel dopoguerra - ha detto - c’era un’usanza: gruppi di persone partivano di notte per arrivare in cima al Monte Conero al sopraggiungere dell’alba per vedere la costa dalmata. Sarebbe auspicabile tornare a questa tradizione collegando Ancona con il monte per via

pedonale. Questa situazione di difficoltà nel raggiungere il mare attraverso dei sentieri ancora più grave in altre zone come ad esempio nel Gargano (Puglia), nelle Cinque Terre (Liguria) e lungo la costiera amalfitana (Campania) dove alcuni tratti di costa alta non sono più percorribili. In queste zone le ex case coloniche, diventate residenze private, sono state recintate: lungo il

ANCONA: 1. Sentiero della Casa del Boia 2. Sentiero della Grotta Azzurra 3. Sentiero delle Ripe di Gallina 4. Sentiero della Spiaggiola 5. Belvedere di via Selendari 6. Sentiro della Fonte 7. Sentiero degli Scogli Lunghi 8. Sentiero della Scalaccia 9. Sentiero della Vena 10. Sentiero della Vedova (settentrionale) 11. Sentiero della Vedova (meridionale) 12. Sentiero della Sardella 13. Sentiero del Trave 14. Sentiero di Mezzavalle 15. Strada vecchia di Portonovo 16. Traversata a mare del Conero 17. Sentiero Ancona-Conero SIROLO 1. Sentiero delle Due Sorelle 2. Sentiero dei Sassi Neri

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litorale del Conero siamo ancora in tempo per impedire la totale privatizzazione. Lo stradello della Vedova, ad esempio, è stato chiuso da 10 anni da un privato, nonostante sia proprietà del Parco. Il sentiero della Sardella, invece, dal quale ci si affacciava per vedere lo scoglio del Trave, ora non è più accessibile. Fino agli anni ’50 tutta l’area era coltivata, mentre oggi ci troviamo in una situazione di esplosione della natura, come nella selva di Pietralacroce. In definitiva ci sono 2 emergenze: fermare la privatizzazione e contenere la natura”. Era presente all’incontro anche Marcello Mariani, Assessore all’Ambiente della Provincia di Ancona. “Senza ambiente - ha dichiarato - non c’è turismo. I meccanismi di privatizzazione dei passaggi sono diffusi in tutto il Paese. Da quest’anno la Provincia di Ancona collabora con il Parco del Conero. La Provincia ha rilanciato anche il Parco marino, per il quale nella

Finanziaria di Prodi c’erano i fondi, ma non c’è stata condivisione da parte del Governo regionale”. Lanfranco Giacchetti, Presidente dell’Ente Parco del Conero, rivendica il ruolo importante dell’Ente da lui presieduto, ma pensa che questo aspetto non venga colto fino in fondo. “Per riaprire i sentieri - ha detto - è necessario il permesso dei Comuni interessati. Il Comune di Sirolo si è dichiarato favorevole alla riapertura del Passo del Lupo. Da parte sua l’Ente Parco ha stanziato 120.000 Euro per la riapertura dei percorsi”. “Siamo in perfetta sintonia con questa iniziativa”, ha dichiarato Giorgio Pesaresi, Presidente della cooperativa Portonovo srl. “A Portonovo - ha aggiunto - tutta l’area è percorribile in maniera disgiunta tra auto e pedoni. Noi della cooperativa siamo stati precursori di questo progetto, infatti, nel 2004 l’architetto Fazzi

aveva realizzato un progetto di pedonalizzazione dell’area di Portonovo che però non è mai stato realizzato, perché siamo stati ostacolati da parte dei proprietari privati, quindi abbiamo optato per la soluzione del solo percorso pedonale”. L’incontro è stato chiuso dall’intervento di Gilberto Stacchiotti, Consigliere dell’Ente Parco del Conero. “I sentieri che non sono bloccati da un cancello - ha dichiarato - sono comunque abusivi, privi di manutenzione e quindi pericolosi per chi li utilizza a dispetto dei divieti. È necessario intervenire il prima possibile. Il sentiero della spiaggia delle Due Sorelle per ora non è fruibile, tuttavia sono stati stanziati i fondi per la messa in sicurezza, ma è necessario trovare un accordo con il Sindaco. Intanto si potrebbe iniziare a realizzare un minimo di intervento sugli stradelli già esistenti. La zona del Conero è unica dal punto di vista geologico, va assolutamente salvaguardata”.

L’anticima del Pirolo e la Valle delle Velare vista dalla parte superiore del percorso (fonte: Circolo “Il Pungitopo” di Ancona)

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