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Free Service srl Edizioni - Falconara M. (AN) - Supplemento n. 1 al n. 3 Marzo 2010 di Regioni&Ambiente - Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, DGB Ancona

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M A G A Z I N E n. 9 - Marzo 2010


EDITORIALE

Giunto al suo terzo anno di pubblicazione, PolieCo Magazine, conferma la sua vocazione di agile strumento di comunicazione per i Soci, nonché efficace piattaforma mediale per la veicolazione di problematiche, strumenti, riflessioni, appuntamenti ed approfondimenti che travalicano i confini del Consorzio per estendersi a tutti gli stakeholders del settore del riciclo dei rifiuti, in generale, di quelli plastici, in particolare. Nella fattispecie, questo primo numero del 2010 è caratterizzato dall’enfasi posta su una problematica, che già in dicembre era stata oggetto di una riflessione durante l’Assemblea dei Consorziati (Roma, 9 dicembre 2009), durante la quale, tra gli altri argomenti affrontati, era stata introdotta proprio la questione dello smaltimento dei fanghi provenienti dalle operazioni di lavaggio di plastiche negli impianti di riciclo. Stante il fatto che la normativa di riferimento (D. Lgs. 152/2006), non chiarisce compiutamente se tali fanghi debbano essere considerati rifiuti, né attribuisce loro uno specifico codice CER, per cui, a volte, vengono assimilati – da parte degli Organi di controllo – ai fanghi

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provenienti dagli impianti di depurazione (e quindi ritenuti rifiuti speciali non pericolosi da conferire in discarica autorizzata), per le nostre Aziende, tale opacità della norma si trasforma in una lievitazione dei costi di smaltimento tale da rendere, molte volte, il processo di riciclo troppo oneroso rispetto ai valori di mercato del riciclato finale. È anche per tentare una possibile soluzione a questo problema che PolieCo ha inteso formulare, in prima battuta, con la Regione Lazio (Dipartimento Enti Locali, Reti Territoriali Energetiche, Portuali, Aeroportuali e dei Rifiuti), una proposta di Accordo di

Programma mirata alla possibilità di verificare e sperimentare possibili iniziative finalizzate all’attività di recupero e/o ottimale smaltimento di tali fanghi derivanti dai cicli produttivi delle Aziende associate. Ebbene, in data 5 febbraio c. a., la Regione Lazio ha comunicato l’approvazione dello schema di Protocollo di intesa che sarà firmato durante l’apposita Conferenza Stampa organizzata l’8 marzo, presso la Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio, Roma. Altro argomento che da tempo “tiene banco” fra gli addetti ai lavori, è quello relativo all’introduzione obbligatoria, a partire dal 2011, degli shopper in bioplastica in luogo dei tradizionali in polietilene. Per concludere, prosegue la riflessione dell’esimio Prof. Franco S. Toni di Cigoli su: “Il Diritto Internazionale, Comunitario e domestico dell’economia come diritto liquido”. Buona lettura

PolieCo MagazineSOMMARIO Smaltimento dei fanghi prodotti dal lavaggio di plastiche agricole REGIONE LAZIO E POLIECO VARANO UN ACCORDO DI PROGRAMMA Il Dott. Luca Fegatelli illustra le politiche regionali per l’ottimizzazione del ciclo dei rifiuti ed introduce alle positività offerte dall’Accordo con PolieCo p. 3 Shopper in bio-plastica QUALE FUTURO PER IL PE RICICLATO Un Consulente Ambientale illustra problematiche e prospettive per le aziende di riciclo p.

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IL DIRITTO INTERNAZIONALE, COMUNITARIO E DOMESTICO DELL’ECONOMIA COME DIRITTO LIQUIDO Seconda parte di Franco Silvano Toni di Cigoli

Sede Legale - Sede Operativa - Presidenza Sportello Servizi Piazza di Santa Chiara, 49 - 00186 Roma Tel. 06/68.96.368 - fax. 06/68.80.94.27 www.polieco.it - info@polieco.it

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Informazione n. 9 - Marzo 2010

Smaltimento dei fanghi prodotti dal lavaggio di plastiche agricole

REGIONE LAZIO E POLIECO VARANO UN ACCORDO DI PROGRAMMA

Il Dott. Luca Fegatelli illustra le politiche regionali per l’ottimizzazione del ciclo dei rifiuti ed introduce alle positività offerte dall’Accordo con PolieCo

Prevenzione e riduzione dei rifiuti nell’ottica di una generale ripianificazione sull’intero ciclo di gestione, sono gli obiettivi del nuovo Piano di Gestione dei Rifiuti che la Regione Lazio ha approntato e che, attualmente, è in fase di adozione da parte della Giunta Regionale. Nel quadro relativo alla questione dello smaltimento e del riciclaggio dei rifiuti prodotti nel comparto agricolo, un peso notevole assume lo smaltimento dei fanghi derivanti dal lavaggio dei teli e dei film usati in agricoltura; fanghi per i quali non esiste uno specifico Codice CER e che, di fatto, normalmente vengono conferiti in discarica (con un aggravio dei costi per le aziende che riciclano materie plastiche e che rende, molte volte, il processo di riciclo troppo oneroso rispetto ai valori di mercato). Per tentare di superare questa difficoltà, PolieCo ha proposto alla Regione Lazio (Dipartimento Territorio, Direzione Area Energia, Rifiuti Porti e Aeroporti) un Accordo di Programma che mira alla possibilità di verificare e sperimentare iniziative finalizzate all’attività di recupero e/o ottimale smaltimento di tali fanghi derivanti dai cicli produttivi delle Aziende associate. Per saperne di più e meglio comprendere lo stato dell’arte del settore nella Regione, abbiamo contattato il Dott. Luca Fegatelli - Dipartimento Territorio, Direzione Area Energia, Rifiuti Porti e Aeroporti - Regione Lazio che ha gentilmente risposto alle nostre domande.

La Regione Lazio, nel recente “nuovo piano di gestione dei rifiuti” - al momento in fase di adozione in Giunta - ha posto come obiettivo generale quello operare una pianificazione sull’intero ciclo di gestione dei rifiuti. In particolare, ha affrontato il tema specifico della “prevenzione e riduzione dei rifiuti”, attraverso la redazione di un piano d’azione e la definizione di azioni di contenimento della produzione. L’obiettivo è quello di minimizzare la quantità e la nocività dei rifiuti prodotti dai consumatori attraverso l’attuazione di buone pratiche finalizzate alla riduzione della produzione quali-quantitativa dei rifiuti e all’ottimizzazione quali-quantitativa della raccolta differenziata ai fini di un effettivo recupero di materia attraverso: la riduzione dei consumi (di carta, energia, materiale plastico, prodotti usa e getta) l’uso di materiali e prodotti a ridotto impatto ambientale l’aumento della percentuale di raccolta differenziata e il suo miglioramento qualitativo. Le iniziative vanno dagli Acquisti verdi (GPP) - Green Public Procurement, alla riduzione dei materiali cartacei, al compostaggio domestico, alla diminuzione dell’usa e getta, alla riduzione dell’utilizzo degli imballaggi, alla diffusione delle pratiche del “vuoto a rendere” e così via.

Dott. Fegatelli, può sintetizzarci i punti nodali della politica regionale nei confronti dell’Ambiente? Il principio ispiratore delle politiche ambientali della Regione Lazio è lo “Sviluppo sostenibile”. Il territorio laziale vanta una grande varietà nel paesaggio e un patrimonio ambientale e archeologico di rilievo ed allo stesso tempo la regione accoglie la peculiare realtà di Roma e una realtà sociale, economica e produttiva dinamica e vivace. L’amministrazione regionale si è trovata dinanzi un compito non sempre facile: rispondere alle esigenze del mondo produttivo, fattore di crescita della qualità della vita e del benessere dei cittadini e tutelare l’ambiente, anch’esso volano di sviluppo. La conoscenza è alla base di ogni strategia di intervento: un confronto costruttivo, così come il monitoraggio dell’efficacia delle politiche di sostenibilità ambientale permettono di applicare con maggiore efficacia la volontà di valorizzare l’ambiente come risorsa vitale e opportunità di sviluppo. Sono molti gli interventi realizzati per rafforzare le politiche di sviluppo sostenibile, di informazione e di educazione ambientale: dal piano di indirizzi strategici per il risanamento ed il miglioramento della qualità dell’aria, agli investimenti nel settore della viabilità, dei trasporti tra i quali il progressivo rinnovamento del parco mezzi, ai finanziamenti per i tetti fotovoltaici ai fondi destinati al potenziamento del sistema di raccolta differenziata, al lavoro dei consorzi di bonifica per il recupero delle acque inquinanti, alla mappatura del territorio per la rilevazione dei campi elettromagnetici, al considerevole incremento delle aree protette. È necessario proseguire sulla strada intrapresa con un approccio globale che tenga conto delle molteplici interrelazioni tra i vari comparti ambientali (aria, acqua, suolo, matrice organica) e quindi continuare la lotta agli inquinamenti, all’incentivazione del ricorso alle risorse energetiche alternative, alla diffusione di comportamenti virtuosi che responsabilizzino istituzioni e cittadinanza a costruire una società che garantisca un’appropriata qualità della vita alle prossime generazioni.

Attraverso quali strategie si intende intraprendere il cammino adeguatamente tracciato dall’UE nell’approccio alla gestione dei rifiuti? Conformemente a quanto previsto dalla Direttiva del Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea n. 2008/98/CE del 19 novembre 2008, la Regione Lazio intende applicare la seguente gerarchia dei rifiuti quale ordine di priorità della normativa e della politica in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti: a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; e) smaltimento. Nell’applicare la su indicata gerarchia dei rifiuti, la Regione adotterà tutte le misure volte a incoraggiare le opzioni che danno il miglior risultato ambientale complessivo e garantirà che l’elaborazione della normativa e della politica dei rifiuti avverrà in modo pienamente trasparente, nel rispetto delle norme nazionali vigenti in materia di consultazione e partecipazione dei cittadini e dei soggetti interessati e tenendo conto degli impatti complessivi sociali, economici, sanitari e ambientali.

Quali sono le principali problematiche che la Regione Lazio è chiamata ad affrontare e risolvere nello specifico del comparto rifiuti?

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Può indicarci la quantità di rifiuti generati dal comparto agricolo nella regione? La materia della gestione dei rifiuti è molto vasta poiché ogni tipo di rifiuto segue una propria procedura di smaltimento: conoscere l’impatto dei rifiuti agricoli è altrettanto complicato poiché non esiste un quadro statistico esatto sulle quantità di rifiuti prodotti dalle aziende agricole ma soltanto stime confrontate con le superfici coltivate. Quanto è incidente, nel settore del riciclo, la problematica relativa alla gestione e smaltimento dei fanghi derivanti dal pre-trattamento delle plastiche di origine agricola? Oggi, anche in conformità delle leggi in vigore (decreto ambientale 152/2006), si comincia a diffondere la pratica del riciclaggio anche per i rifiuti plastici di origine agricola che attraverso procedimenti di lavorazione meccanici e termici possono portare alla produzione di materia prima secondaria. La gestione dei rifiuti agricoli prove-

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Informazione

nienti dall’utilizzo dei film plastici e delle reti per la protezione delle colture è una problematica complessa che deve essere affrontata nell’ambito di un’adeguata pianificazione territoriale. Infatti, negli ultimi anni l’uso di film plastici per la pacciamatura del terreno e per la copertura di piccoli tunnel - soprattutto film in polietilene (PE) e copolimeri etilene-vinilacetato (EVA) - ha visto una più ampia diffusione. Solo in Italia le plastiche utilizzate a tal scopo interessano attualmente più di 100.000 ettari di aree coltivate con un consumo annuale di circa 65.000 tonnellate di film che per la maggior parte (circa l’80%) sono abbandonate sul terreno o bruciate in modo incontrollato dagli agricoltori, con conseguente immissione di sostanze nocive nell’atmosfera e nel suolo. In questa ottica la Regione Lazio, in linea con quanto dettato dalla UE, sta mettendo in campo ogni sforzo al fine di individuare un percorso certo e sicuro per il recupero e riciclaggio delle plastiche di origine agricola. Si fa presente che la Regione si è dotata sul proprio territorio di impianti idonei al recupero di rifiuti speciali. Come si è inteso classificare questa tipologia di rifiuti Per quanto concerne la classificazione di questa tipologia di rifiuti, è in fase di studio la redazione da parte di Arpa Lazio e CTSA (legge regionale 74/91), di linee guida per la corretta attribuzione dei codici CER.

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Quali aspetti di positività hanno spinto la Regione a sottoscrivere un Accordo di Programma con il Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene? La Regione Lazio ha deliberato l’approvazione dello schema di Protocollo d’intesa (approvato con Delibera di Giunta Regionale n. 81 del 5 febbraio 2010) con il PolieCo - Consorzio Nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene, al fine di realizzare, promuovere, incrementare e razionalizzare la pratica della raccolta dei rifiuti di beni in PE allo scopo di facilitarne l’avvio al riciclo e al recupero presso i riciclatori e recuperatori operanti sul territorio regionale e nazionale. In sostanza, quali sono gli impegni e le attività che la Regione Lazio ha assunto ed intende perseguire nel prossimo anno per dare compimento a questo Accordo? Gli impegni e le attività che la Regione Lazio ha assunto ed intende perseguire al fine di dare atto al suddetto Accordo sono relativi a: - Adozione di strumenti idonei per l’avvio di tutte le attività necessarie ad implementare e potenziare il sistema di raccolta dei beni in PE anche con il coinvolgimento attivo dei Comuni, Province nonché degli Enti, Istituti ed aziende pubbliche;

- Promozione della raccolta sulla base dei criteri e degli obiettivi stabiliti nel piano vigente, nonché sulla base delle modalità di conferimento e di raccolta che definiscono un sistema organizzativo applicato in tutta la Regione; - Promozione di sistemi di gestione integrata dei rifiuti, tramite la definizione di linee di indirizzo; - Predisposizione delle attività necessarie all’avvio del sistema di monitoraggio delle raccolte di rifiuti di beni in PE; - Realizzazione di un progetto di mappatura completa del flusso dei rifiuti di beni in PE, per quantificare l’incidenza del rifiuto laziale sull’industria del recupero; - Individuazione e potenzialità di sviluppo della rete impiantistica e del reticolo industriale nella Regione Lazio stessa; - Potenziamento del mercato dei materiali e dei prodotti recuperati dai rifiuti, anche da parte delle pubbliche amministrazioni, mediante l’inserimento nei capitolati per la fornitura di beni e servizi dell’obbligo di utilizzo di materiali riciclati (ex D.M. 203/03); - Promozione e partecipazione all’organizzazione di campagne di informazione/sensibilizzazione univoche nel territorio regionale, in accordo con PolieCo. Su quali risorse economiche può contare questo Accordo? Presumibilmente sarà possibile utilizzare quota parte delle risorse destinate alla Regione previste nella D.G.R. 291/09 “Programmazione delle risorse finanziarie per gli anni 2009 - 2011 destinate al potenziamento della Raccolta Differenziata e modifiche ed integrazioni alla D.G.R. 296/2008” relativamente alle campagne informative ad hoc. Come si intenderà favorire e promuovere il mercato dei materiali e dei prodotti derivanti dal riciclo del polietilene intercettato? Come indicato al punto h della domanda n. 8), la Regione Lazio, in accordo con PolieCo, promuoverà adeguate campagne informative su tutto il territorio, dirette al cittadino e alle aziende sia pubbliche che private nonché favorirà e promuoverà il mercato di tali materiali e prodotti anche da parte delle pubbliche amministrazioni mediante l’inserimento nei capitali per la fornitura di beni e servizi dell’obbligo di utilizzo di materiali riciclati (ex D.M. 203/03). Un’ultima domanda. Quale peso sarà destinato alla veicolazione dei dati prodotti e alla informazione dei cittadini? È disponibile il sito della Direzione “Energia, rifiuti, porti ed areoporti” su cui sarà data informazione ai cittadini circa le azioni derivanti dallo schema di Protocollo d’intesa “PolieCo e Regione Lazio”.

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Informazione n. 9 - Marzo 2010

Shopper in bio-plastica

QUALE FUTURO PER IL PE RICICLATO Un Consulente Ambientale illustra problematiche e prospettive per le aziende di riciclo

Ancora un anno. È l’arco di tempo che ci separa dal 1° gennaio 2011, momento in cui, secondo l’ultima proroga, scatterà il divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica per la spesa, i comuni shoppers. Più volte, durante gli scorsi anni, questa novità era stata valutata con prudenza da quanti si occupano di riciclo del PE (la materia più usata per questa tipologia di prodotti), che temevano, e temono tuttora, di perdere una importante quantità di materiale immesso al consumo. Eppure, non è nascosta la volontà di contribuire alla risoluzione della enorme quantità di rifiuti prodotti. Il dibattito è ancora aperto, ovviamente, ma senza scadere su posizioni estremistiche, alcuni ritengono che, per le sue qualità intrinseche, il PE abbia ancora un lungo futuro davanti a sé. Per saperne di più abbiamo intervistato l’Ing. Andrea Pugliese, Consulente Ambientale che ci ha illustrato il quadro della situazione e le prospettive future. Ing. Pugliese come mai si è arrivati ad una ennesima proroga nei confronti delle discipline ambientali, mi riferisco, ovviamente allo spostamento al 2011 del divieto di produrre e commercializzare shoppers in materiale plastico? Le proroghe nel diritto ambientale sono spesso decisioni obbligate quando non si è dato seguito alle pubblicazioni dei decreti attuativi e pertanto l’introduzione di una norma monca potrebbe arrecare danni al sistema economico del paese. Nel particolare ritengo che la proroga al 1 gennaio 2011 del divieto di commercializzazione dei sacchetti per la spesa di plastica non biodegradabili, nonostante le normative comunitarie siano fortemente orientate al recupero e al riutilizzo, sia stata una decisione saggia considerando, da un lato, il numero delle piccole e medie imprese commerciali che avrebbero dovuto soggiacere a tale obbligo, dall’altro la scarsa pubblicizzazione dell’obbligo normativo che poteva creare problemi legati sia all’approviggionamento degli shoppers biodegradabili che ai costi ad esso connessi. D’altronde la mancanza dei decreti attuativi rendeva il provvedimento una mera dichiarazione di principio, senza effetti concreti se non quello di favorire la promozione della percezione da parte degli utenti di strutture che favoriscono lo sviluppo sostenibile e la promozione del recupero e del riutilizzo dei sacchetti. Va invece accolto con favore la scelta di alcuni operatori della GDO e di alcuni comuni che hanno comunque rispettato la scadenza del 30 giugno e non prevedono più nei punti vendita sistemi di imbustamento con shoppers in plastica. Quali saranno, secondo lei, i vantaggi derivanti dalla diffusione di nuovi shoppers in materiale biodegradabile? Il sacchetto in plastica per la spesa è uno dei prodotti più utili e indispensabili della società dei consumi in quanto utile e comodo. Negli ultimi tempi era però diventato un vizio diventando il principale responsabile dei crescenti danni ambientali: si pensi che nel 2009 la produzione di oggetti e beni in plastica assorbe circa l’8% della produzione mondiale di petrolio ed oggi ne viene riciclata meno del 3% e la produzione mondiale cresce al ritmo del 3-4 % all’anno. La metà di tale produzione è dedicata al confezionamento di beni e prodotti monouso o di imballaggi che hanno una durata di vita media inferiore a un anno e non esiste una plastica meno dannosa di una altra a causa della sua sostanziale indistruttibilità non essendo biodegradabile non si dissolve ma si frantuma molto lentamente in parti sempre più piccole e, ad esempio, quando finisce in mare viene ingerita da diversi organismi. Pertanto è indubbio che il maggior guadagno nella diffusione degli shoppers in materiale biodegradabile è legata ai costi ambientali connessi al danno determinato dai non corretti metodi di smaltimento degli imballaggi in plastica. È chiaro che un ruolo strategico avrà la

GDO atteso che la stessa è responsabile della utilizzazione di circa il 20% degli shoppers. Quanto c’è da lavorare, ancora, in Italia, affinché si assista ad una maggiore attenzione verso nuovi prodotti e nuove tecnologie che tendano ad una più efficace e realistica politica di sostenibilità ambientale? Se il divieto di produrre e commercializzare shoppers in plastica sarà il primo ma non l’unico degli obblighi di policy ambientale che l’Italia si darà per orientare verso i principi della sostenibilità le proprie scelte di sviluppo, credo che si favorirà la nascita di un sistema produttivo ambientalmente avanzato in grado di dare concrete risposte alla collettività anche in tema ad esempio di Green Public Procurement o di edilizia sostenibile. La ricerca industriale in materia di produzione di beni in materiale biodegradabile potrà, infatti, avere grande impulso da un mercato che potrebbe richiedere in maniera sempre più significativa questi tipi di prodotti e beni. Già oggi grazie alla ricerca industriale, ad esempio, è possibile utilizzare la fibra di mais, biodegradabile al cento per cento e che non rilascia sostanze tossiche né in fase di produzione né in fase di messa in opera, che si ricava per estrusione e successiva filatura di un polimero dell’acido lattico (PLA) ottenuto dalla fermentazione controllata dei chicchi di mais a opera del sole per elementi da utilizzare nell’isolamento termico e acustico. Quali saranno, secondo lei, gli strumenti finanziari di cui il mondo dell’industria potrebbe usufruire per cogliere le opportunità della riconversione dei processi produttivi? In generale l’attenzione che il cliente finale sta ponendo agli atteggiamenti produttivi ambientalmente sostenibili da parte delle aziende, di fatto sta già orientando le aziende ad operare scelte ecocompatibili sottolineate anche dai propri uffici del marketing: pensiamo all’operazione environment friendly intrapresa dagli operatori della GDO a seguito della scelta di sostituire i sacchetti tradizionali con quelli biodegradabili. Ma sarebbe interessante anche studiare la percorribilità di investimenti nel settore della produzione degli shoppers che siano riutilizzabili e che possono diventare anche strumenti di comunicazione commerciale: si pensi al progetto del Comune di Milano presentato a fine dicembre.

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Puntare alla diffusione di shopper in materiale biodegradabile non rischia di affossare il mercato del riciclo del PE? Si deve tuttavia ricordare che il fine ultimo dello shopper biodegradabile e compostabile non è quello di permettere agli utenti di abbandonarlo nella natura o di buttarlo in modo indiscriminato, dato che questo non è un comportamento ecologico e lo stesso shopper può impiegare diverso tempo, anche se molto inferiore a quello in plastica a biodegradarsi. Il buon utilizzo dello shopper commerciale biodegradabile e compostabile e quello di utilizzarlo subito, dopo averlo portato a casa, per la raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU). Lo shopper biodegradabile e compostabile infatti non ha una lunga vita e si degrada facilmente, pertanto non può essere usato molte volte come lo shopper in plastica. In secondo luogo non può essere riciclato come lo shopper in plastica, pertanto potrebbe essere solo gettato nei rifiuti indifferenziati e bruciato, con un enorme spreco di risorse dato il costo notevolmente maggiore rispetto alla plastica. Ritengo pertanto che sia necessario concentrare il mercato del PE riciclato su forme di buste che siano orientate ad un loro riutilizzo continuativo pensando a coinvolgere il sistema produttivo in una corsa alla produzione di borse ecologically correct.

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IL DIRITTO INTERNAZIONALE, COMUNITARIO E DOMESTICO DELL’ECONOMIA COME DIRITTO LIQUIDO [Paradigmaticità della materia ambientale e variazioni sul tema con riguardo ai soggetti, alle regole ed ai modelli organizzativi]* Franco Silvano Toni di Cigoli - Docente di Diritto del Commercio Internazionale all’Università di Padova e Regular Visiting Fellow at the British Institute on International and Comparative Law in London

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[segue] Un primo tratto potrebbe essere evidenziato nel “conflitto” tra il pluralismo e il monismo [del diritto e nel diritto]: conflitto che potrebbe essere così epitomato con pluralismo v. monismo. Quando, come giuristi, siamo chiamati a mestierare, magari dovendo ricostruire la disciplina atta a caratterizzare una fattispecie [e ciò ovviamente vale soprattutto per il diritto dell’economia, e quindi anche per quello riferito all’ambiente, e perciò anche alla gestione dei rifiuti, che qui ci preme], non è più data la [sia pur tendenziale] certezza cosiccome non è più dato il tranquillo [ed il tranquillante] consequenziale agio, ambedue un tempo facilmente ricavabili ed ottenibili dal poter fare affidamento sull’esercizio del solo diritto nazionale, interno o domestico [a dir si voglia] e così alle sue [collaudate liste di] fonti. Esiste ormai una linea di fuga [che da prospettica si fa immanente] la quale si manifesta anche nel corrente diritto dell’economia dell’ambiente [ancor di più nelle pieghe di ciò che è detto waste management] e detta manifestazione è con ogni probabilità sufficientemente intensa: tanto da far sì che detto diritto possa essere assunto come paradigmatico al fine di mostrare, con percettibile evidenza, come - nella ricostruzione della disciplina da vedersi applicata ai diversi casi che vengono via via imponendosi al giurista - l’integrazione di più ordinamenti e così di più fonti sia addirittura il presupposto della detta ricostruzione e non il suo punto di arrivo; è così che la cassetta degli attrezzi del giurista si arricchisce di scomparti: unitamente allo scomparto del diritto nazionale [cioè del diritto domestico, del Municipal Law, dello Internal Law], concorre a far sì che la detta cassetta sia veramente degli [utili ed essenziali] attrezzi anche il diritto comunitario [quello della Comunità Europea ma anche quello dell’Unione europea, anzi, per il futuro “dopo Lisbona”, quello dell’Unione Europea] e poi ancora il diritto internazionale [ma, si badi bene, il diritto nazionale, comunitario ed internazionale non completano né chiudono la lista dei diritti e degli ordinamenti di possibile riferimento: poiché a questi scomparti, che, cumulativamente e con qualche approssimazione, potrebbero essere detti scomparti di Hard Law, nella cassetta degli attrezzi del giurista che voglia occuparsi di diritto dell’economia - anche dell’ambiente - debbono aggiungersi altri scomparti, che, altrettanto cumulativamente ed approssimativamente, diremo

Seconda Parte

di Soft Law; cosicché la vertigine dei moltiplicatori del diritto non è solo in chi si avventuri nel tentativo di una lettura giuridica della realtà economica ma è nell’ordine da veder ricostruito per la stessa realtà economica, e, per quanto qui di interesse, per la gestionale ambientale]. Giunti a questo punto è facile introdurre un secondo tratto, quello che vede scompaginate le geometrie a cui come giuristi eravamo avezzi; intendo con ciò fare riferimento a come l’opera del giurista necessariamente tenda sempre più ad uscire, o ancor meglio - pena l’inintelligibilità di ciò che invece si vorrebbe giuridicamente intelligere - debba tendere sempre più ad uscire dai cardini su cui normalmente era abituata a veder girare il comune ed ordinario ragionare [appunto sul diritto]; debba tendere sempre più ad uscire dai cardini su cui normalmente, magari attraverso un ricercato contraddittorio [che di per sé ed astrattamente è un valore quando si tratti di diritto], era abituata a veder tessuto il vitale confronto dialettico, teleologicamente prodromico all’esercizio dell’arte dell’interpretazione; debba tendere sempre più ad uscire dai cardini su cui era normalmente anche abituata a veder costruito il suo dispiegarsi nella quotidianità delle cose; insomma la detta opera del giurista non riesce più ad ordinare il diritto [rectius, le fonti del diritto] ricorrendo allo strumento principe della detta ordinazione, vale a dirsi ricorrendo alla gerarchia delle fonti: secondo la quale il diritto, rectius la fonte del diritto che è posta ad un livello detto superiore governa, conforma e condiziona il dispiegarsi, l’efficacia e l’effettività del diritto, rectius della fonte del diritto che è posta ad un livello detto inferiore [ed è a tutti i giuristi noto come la detta gerarchia delle fonti fosse, tra l’altro, in grado di trasmettere il senso di sicurezza rappresentato da un porto “giuridico” che si faceva così sicuro rispetto ai marosi del diritto che nel frattempo avrebbero potuto altrimenti imperversare fuori da quel porto]. Ormai, si dice che la principale caratteristica del secondo tratto in parola, qui descritto, sia da ricercarsi attraverso la metafora della rete da veder come sostitutiva della detta gerarchia: con un consequenziale “moto giuridico” che nei suoi passaggi potrebbe essere epitomato con rete v. gerarchia; tra l’altro, corollario del rappresentato movimento in atto potrebbe essere rintracciato [e forse tracciato] nella conversione che la verticalità [riferibile alla gerarchia] sta subendo a favore della orizzontalità [altrimenti ed invece riferibile alla rete]; quindi rete ed orizzontalità da utilizzarsi per meglio combinare fonti diverse (mi limito per adesso alla geografia del diritto), cioè quelle internazionali, quella comunitarie, quelle nazionali e quelle subnazionali le quali devono essere dal giurista integrate e combinate attraverso la ricerca di un ordine che non è a priori ma che deve essere costruito caso per caso [e si pensi qui, solo per un cenno esemplificativo, alla teoria dei controlimiti atta a colorare la prevalenza del diritto comunitario su quello dello stato membro, cosiccome alla teoria che vede un diritto che nella Comunità Europea fa i conti con i ventisette ordinamenti giuridici degli Stati

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Approfondimento n. 9 - Marzo 2010

membri più uno, quello della stessa Comunità - così dovendosi parlare [piuttosto, anziché di ventisette] di ventotto ordinamenti giuridici, per finire poi con la teoria relativa ai controlli di costituzionalità a cui eventualmente sottoporre l’ordinamento internazionale nell’atto di penetrazione di questo nell’ordinamento statuale]. Un ulteriore tratto, il terzo tratto, potrebbe essere epitomato citando governance e governo, o meglio ancora governance v. governo. Per dare un esempio e far più semplice il nostro ragionare sul tema, quando cerchiamo il diritto lo dobbiamo sempre meno cercare nella legge e sempre più lo dobbiamo cercare altrove [facendo ancora riferimento a Paolo Grossi ed alle parole introduttive allo studio del diritto dallo stesso spese - si potrebbe dire come il diritto non coincida con la legge, lo Stato non abbia il monopolio del diritto, anzi lo Stato e la legge siano sotto il diritto]. Si sta sviluppando, o meglio stiamo tornando [e qui è facile il riferimento al Medioevo] ad una pluralità di momenti di produzione del diritto, ed un aspetto sintomatico di ciò potrebbe essere osservato nella curva decrescente della regolazione e nella curva ascendente della regolamentazione [ed in questo caso, trattandosi qui di diritto dell’economia, mi è facile indugiare sulle diverse Autorità e sulla istituzionale attività di queste che si manifesta appunto attraverso la regolamentazione]. Un diritto che una lunga stagione politica [quella anche della codificazione] ha voluto come prodotto esclusivo dello Stato [ed, all’interno di questo, lo ha magari voluto come prodotto principalmente del Parlamento] è ora un diritto che la nuova stagione politica [quella anche della decodificazione] deve accettare come prodotto non più esclusivo dello Stato [ed, all’interno di questo, lo deve intendere come prodotto sempre meno del Parlamento, forse sempre più Governo: e solo quando è rispettata la sintassi dei poteri è il primo che delega il secondo: ed è così ormai accettata la piega secondo la quale, nella migliore delle ipotesi, il compito del Parlamento non sia più quello di legiferare ma - anche e casomai - quello di esercitare un qualche controllo sulla produzione legislativa di altri]. Abbiamo così un diritto che è ormai costretto a subire continui processi di liquidificazione, che tende a farsi così liquido, che forse è ormai liquido, e che quindi percorre la realtà delle cose ovvero ciò che c’è e deve essere normato [se non addirittura ciò che c’è perché è normato] con le caratteristiche proprie di un liquido [ed è qui appena il caso di cenare come si abbia così un diritto che è particellare, con le particelle che lo compongono strutturalmente atte a, se non portate a, scorrere liberamente, soprattutto le une sopra le altre; il diritto liquido di cui parliamo ha volume proprio, ma non forma propria e tuttavia non è comprimibile; il diritto liquido di cui parliamo ha la tendenza a muoversi componendosi e ricomponendosi cosiccome ha la tendenza ad evaporare così cambiando il proprio stato]. Ancora un altro tratto, il quarto tratto: quello epitomabile ricorrendo alla dialettica tra ciò che può essere presentato come integrazione e ciò che invece può essere rappresentato come chiusura [diciamo così, proseguendo la nostra serie, integrazione v. chiusura]. Fino a non molti anni fa, anche alcuni tra i migliori manuali, in senso lato, di diritto privato [citando i quali è possibile così ricomprendere anche il diritto commerciale e così il diritto dell’economia] raccontavano che, anzi si premuravano di dare avvertenza di come, una delle principali caratteristiche [o uno degli elementi caratte-

rizzanti quel diritto] fosse la sua intrinseca statualità; credo sia invece oggi possibile affermare che insistere sull’argomento della statualità o della nazionalità del diritto privato latamente inteso, e quindi anche dell’ecomomia, così attardandosi con un gusto anche un poco antiquario, potrebbe realmente indurre a correre un rischio ormai ingiustificato: quello di farci trovare realmente spaesati rispetto al diritto invece corrente: ciò non significa prescindere dal diritto degli stati, significa solo andare oltre quel diritto, insomma superarlo [perché a superare gli angusti confini geopolitici delle realtà statuali è l’economia ed il mercato che invece si insiste, e correttamente, affinché siano disciplinati - rectius, ordinati - giacché è di ordine giuridico dei mercati che si parla; e se ciò è vero per l’economia ed i mercati, figuriamoci poi se non sia parimenti vero per l’ambiente e la sua gestione. Insistendo ancora sulla nozione di integrazione è anche il caso di far qui cenno alla essenziale comparazione giuridica: e se Gino Gorla [il Maestro italiano della disciplina] nella seconda metà del ’900 prediceva che nel XXI secolo il diritto non avrebbe più potuto essere insegnato come diritto nazionale, ma avrebbe dovuto essere insegnato attraverso la comparazione [almeno dei sistemi giuridici] tenendo peraltro conto, almeno in Italia ed in Europa, del diritto comunitario, per poi spingersi fino alla nuova lex mercatoria - oggi che nel XXI secolo ormai siamo, facendoci diligenti allievi possiamo certamente dire che quanto affermato circa la comparazione, il diritto comunitario e la lex mercatoria non vale solo per l’insegnamento e quindi per la ricerca, ma vale anche per la pratica [per i giuristi, siano essi professori, giudici, avvocati e notai, per gli altri professionisti che maneggiano il diritto, per il mercato ed i suoi soggetti, per la Pubblica amministrazione, a tacer altri]. Allora, così data l’essenziale ed imprescindibile necessità [anche operativa] di veder praticata, anche come metodo, l’integrazione e quindi l’apertura di vasti ed irriducibili orizzonti giuridici; data anche la cennata governance e quindi la regolamentazione ordinata al plurale; data poi la cennata ricostruzione “a rete” e quindi l’orizzontalità assunta dal diritto; data inoltre la dimensione ormai plurale dei livelli e delle fonti del diritto, insomma, tutto ciò dato, è facile percepire come l’immagine più consona a rappresentare il diritto privato dell’economia [anche dell’ambiente] non sia più neanche quella che sembrava essere fino ad ieri già un punto avanzato di descrizione: mi riferisco alla metafora del mosaico anche perché questo è immediatamente percepito come il risultato delle sue diverse ed innumerevoli tessere; oggi la metafora descrittiva forse più spendibile è reputata ormai essere quella del caleidoscopio: così sottolineandosi, proprio nella spendita della metafora, l’intrinseca variabilità del diritto dell’economia corrente, con le sue forme mobili [e liquide appunto] mutevolissime e cangianti al minimo movimento e perciò sempre nuove. [segue]

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* Il presente contributo è qui pubblicato, come evidenziato in epigrafe, nella sua seconda parte [la prima parte è stata pubblicata su questa Rivista n. 8 - dicembre 2009, pag 7] e costituisce ancora la trascrizione dell’intervento effettuato dall’Autore al Forum Internazionale, I edizione, in materia di Economia dei Rifiuti, tenutosi ad Ischia il 25 e 26 settembre 2009, organizzato da Ambrosetti e PolieCo. La trascrizione di detto intervento sarà oggetto di ulteriore completamento nel prossimo numero di questa Rivista.

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PolieCo Magazine n. 9 marzo 2010