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Free Service srl Edizioni - Falconara M. (AN) - Supplemento n. 2 al n. 10 Ottobre 2009 di Regioni&Ambiente - Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, DGB Ancona

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OTTOBRE 2009


In copertina: Fermo Est (foto di Luigi Trasatti)

INDICE Regione Marche Edilizia sostenibile - il Sistema ITACA Marche Amagliani: “le Marche all’avanguardia tra le Regioni italiane” a cura della Regione Marche

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Ancona, 27-28-29 novembre 2009 ECO&EQUO a cura della Regione Marche

Aree urbane funzionali delle Marche Atlante n. 1 sul consumo di suolo 1954 - 2007 a cura della Regione Marche

ARPA Marche Energia Ambiente Salute di Gisberto Paoloni

Provincia di Fermo Verso un territorio certificato L’Assessore provinciale al Turismo, Agricoltura, Patrimonio ed Edilizia Scolastica presenta i primi indirizzi verso la sostenibilità della nuova provincia marchigiana di Alberto Piastrellini

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REGIONE MARCHE

EDILIZIA SOSTENIBILE IL SISTEMA ITACA MARCHE Amagliani:“le Marche all’avanguardia tra le Regioni italiane”

a cura della Regione Marche

Edilizia sostenibile L’edilizia sostenibile impiega meno risorse naturali, produce un minore impatto sull’ambiente (nell’aria, nell’acqua, sul suolo) e garantisce un maggiore comfort abitativo rispetto all’edilizia convenzionale. Sempre più attenti ai consumi energetici e alle qualità dell’abitare, chi oggi è alle prese con la scelta della casa non fa attenzione solo al prezzo, ma anche alle caratteristiche energetico-ambientali. Il mondo professionale e imprenditoriale inizia a cogliere questo fenomeno come opportunità e utilizza la qualità edilizia come proprio strumento di marketing. Sia per chi è alla ricerca di una casa “di qualità”, sia per chi intende costruirla e venderla risulta quindi molto utile uno strumento di certificazione delle caratteristiche energetico-ambientali dell’edificio. Su questo fronte la Regione Marche è all’avanguardia nel panorama nazionale. Oltre ad essersi dotata di una innovativa legge sull’edilizia sostenibile, la Regione ha anche adottato il sistema di certificazione denominato ITACAMarche. Tale certificazione è oggi a titolo volontario, ma oltre a valorizzare il prodotto “casa” (una casa certificata ITACA-Marche con punteggio elevato ha un valore di mercato superiore), permette di sostituire l’attestato di qualificazione energetica obbligatorio per legge dal 1° luglio 2009 per tutti gli edifici e necessario, tra l’altro, per accedere ai contributi statali del 55% (detrazione IRPEF) per la riqualificazione energetica degli edifici. La normativa sulla certificazione energetica La normativa europea (Direttiva 91 del 2002) ha richiesto agli Stati membri l’introduzione di un sistema di certificazione del rendimento energetico degli edifici e l’applicazione di norme minime per le nuove costruzione e le ristrutturazioni. In Italia il recepimento è avvenuto con il D.Lgs. 192 del 2005 poi modificato dal D.Lgs. 311/2006. Oggi la normativa prevede che a partire dal 1° luglio 2009 tutti gli edifici, anche le singole unità immobiliari, nel caso di trasferimento a titolo oneroso, devono possedere l’attestato di certificazione energetica. La certificazione energetica obbligatoria è quindi disciplinata dal D.Lgs. 192/2005, dal D.Lgs. 311/2006 e dalle linee guida del DM 26 giugno 2009 del Ministero dello Sviluppo Economico. Il certificato introdotto ITACAMarche è di tipo volontario e, per il fatto di inglobare e andare oltre l’aspetto “energetico”, vale come attestato di certificazione energetica. “Il sistema ITACA-Marche - sottolinea l’Assessore all’Ambiente Marco Amagliani - prende in considerazione sia la progettazione che la realizzazione e la gestione dell’edificio. Il sistema non si limita a valutare i consumi energetici dell’edificio, aspetto questo richiesto dalle direttive europee e dalla normativa nazionale di recepimento, ma prende

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in considerazione anche altri fattori come le emissioni in atmosfera, i consumi idrici, il sito, i rifiuti, che influenzano l’impatto dell’edificio sull’ambiente naturale e sulla salute delle persone che vi abitano o lavorano. Avendo un contenuto più ampio rispetto a quanto richiesto dalla normativa, ha natura volontaria e ricomprende al suo interno la certificazione energetica, proprio perché contiene ed amplia i requisiti richiesti dalla normativa statale.” La legge regionale n. 14/2008 Nel 2008 la Regione Marche si è dotata della legge sull’edilizia sostenibile con la quale intende regolamentare e incentivare la costruzione e la ristrutturazione di opere edilizie sostenibili da un punto di vista energetico e ambientale. Le principali novità introdotte dalla legge sono: Sistema di certificazione La Regione introduce un sistema di certificazione che si basa sul Sistema SBC (Sustainable Building Challenge) sviluppato da un gruppo di ricerca e sviluppo internazionale. Il metodo è un aggiornamento del “Protocollo Itaca” adottato dalla Conferenza delle Regioni e Province autonome nel gennaio 2004. Le linee guida per la certificazione sono state approvate recentemente dalla Giunta regionale (DGR n. 760/2009), di cui si parla più avanti. Modifica del regolamento edilizio tipo La legge regionale prevede che per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni, rispettose dei criteri di sostenibilità energetico-ambientali, non vanno considerati nel computo dei volumi, delle superfici e nei rapporti di copertura: il maggior spessore delle murature esterne oltre i trenta centimetri; il maggior spessore dei solai intermedi e di copertura oltre i trenta centimetri; le serre solari e tutti i maggiori volumi e superfici necessari al miglioramento dei livelli di isolamento termico e acustico. Tale modifica è immediatamente attuabile e prevale sui regolamenti edilizi comunali. Capitolato tipo e prezziario La legge prevede l’approvazione di un capitolato tipo prestazionale e di un prezziario per la realizzazione degli interventi di edilizia sostenibile. Nel prezziario verranno individuati i materiali ad elevate prestazioni energetico-ambientali: riciclabili, riciclati, di recupero, di provenienza locale, che contengono materie prime rinnovabili e durevoli nel tempo, caratterizzati da ridotti valori di energia e di emissioni di gas serra inglobati, che rispettino il benessere e la salute degli abitanti. Sportello informativo È prevista l’istituzione di uno sportello informativo con lo


scopo di diffondere la conoscenza dei criteri di sostenibilità energetico-ambientale e delle procedure del rilascio della relativa certificazione. Obbligo per gli Enti locali La legge prevede che la Regione e gli enti locali applichino le tecniche di edilizia sostenibile in caso di realizzazione o completa ristrutturazione di edifici di rispettiva proprietà. Il sistema di certificazione ITACA-Marche La Regione Marche ha prodotto un aggiornamento del sistema di certificazione elaborato nel 2004 dall’Associazione non volontaria delle Regioni e Province autonome denominata ITACA - Istituto per l’innovazione e la trasparenza degli appalti e la qualità ambientale. Le Linee guida, approvate con la DGR 760/2009, contengono le modalità di calcolo di un insieme di 49 criteri di prestazione ambientale degli edifici a cui viene attribuito un punteggio che, opportunamente pesato e sommato, permette ITACA-Marche attribuisce un punteggio che va da -1 a +5. Il punteggio è tanto più elevato quanto più l’edificio ha una prestazione energeticoambientale migliore rispetto alla pratica corrente (la pratica minima nel rispetto delle leggi alla quale viene attribuito il punteggio 0). -1

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+1

+2

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Riscaldamento radiante a pavimento

+5

di giungere a una valutazione finale sintetica. A fianco del metodo generale sono stati predisposti strumenti di calcolo e un software libero che ne facilita l’applicazione. I 49 criteri della metodologia ITACA-Marche sono raggruppate in 5 aree di valutazione: - qualità del sito: permette la valutazione del rapporto dell’edificio rispetto al contesto urbano; - consumo di risorse: valuta gli impatti nei confronti delle risorse non rinnovabili ed è mirato al favorire il conteni-

ITACA-Marche: non solo certificazione energetica Collettori solari a tubi evacuati

I criteri con cui vengono valutati gli edifici secondo la metodologia ITACA Marche prendono in considerazione molteplici aspetti oltre a quelli relativi ai consumi energetici che hanno comunque un peso rilevante nella valutazione complessiva. “Per quanto riguarda ad esempio la qualità del sito - spiega l’Arch. Silvia Catalino, dirigente regionale referente per il sistema - ITACA Marche tende a contrastare la “dispersione insediativa” premiando quelle costruzioni situate all’interno delle aree urbane più dense e più centrali. In altre parole si favoriscono gli interventi che contengono il consumo di nuovo suolo. Altri parametri premiano la vicinanza ai mezzi pubblici (treno, bus) e la vicinanza ai servizi pubblici o commerciali ovvero la possibilità di raggiungere a piedi o in bicicletta gli uffici, le scuole, i centri sportivi, gli esercizi commerciali.” Per quanto riguarda i materiali e i prodotti da costruzione vengono valutati la loro rinnovabilità, riciclabilità o provenienza da riciclo e la loro vicinanza della produzione rispetto al cantiere per ridurre i carichi ambientali dovuti al trasporto. Un altro gruppo di criteri è rivolto alla qualità del comfort interno attraverso l’esame della costanza della temperatura delle pareti interne, della ventilazione e dell’illuminazione naturali, del giusto isolamento acustico e nel contenimento dell’inquinamento elettromagnetico. Riscaldamento radiante a pavimento

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mento delle stesse; - carichi ambientali: considera le immissioni inquinanti che l’edificio scarica in aria, in acqua e sul suolo; - qualità dell’ambiente indoor: riguarda il benessere degli ambienti interni della casa ed è legata all’illuminazione naturale, alla temperatura, all’assenza di inquinamento elettromagnetico, all’assenza di condensa alle pareti, ecc. - qualità del servizio: comprende sia aspetti legati alla domotica sia aspetti legati alla tematica del “libretto del fabbricato”, volti a minimizzare gli interventi di manutenzione. Occorre infine sottolineare che la stessa delibera che ha fissato le linee guida del sistema ITACA-Marche ha anche approvato altri tre importanti documenti: - i criteri per l’erogazione di contributi, per lo sconto sugli oneri di urbanizzazione e l’accesso agli incentivi volumetrici graduati in relazione al livello di prestazione certificato; - i criteri per la formazione professionale: formazione

di base necessaria ai progettisti, ai certificatori e ai tecnici comunali che collaborano ai controlli; la formazione di 1° e 2° livello per ’accreditamento dei certificatori; - l’atto di indirizzo per armonizzare la normativa regionale con quella statale al fine di chiarire dubbi interpretativi che in molti Comuni ha portato alla non applicazione della norma regionale. Contributo agli obiettivi del PEAR e all’occupazione “I consumi nel settore civile - sottolinea Marco Amagliani - sono responsabili nelle Marche per il 30% degli usi finali di energia e gran parte di questi consumi è dovuta al riscaldamento e condizionamento degli edifici.” “La sostenibilità in edilizia - prosegue l’assessore regionale all’ambiente - figura tra le azioni prioritarie del Piano energetico ambientale regionale in tema di risparmio energetico. Sia la legge regionale sull’edilizia sostenibile sia la delibera che fissa il sistema di certificazione ITACA-Marche, permettono di rendere sempre più concreto il contributo che l’edilizia può dare in termini di riduzione delle emissioni di gas serra.” “Stimolare la cosiddetta “green economy” - conclude Amagliani - nella quale rientra a pieno titolo l’edilizia sostenibile, significa anche creare nuove e durature opportunità di lavoro. Un recente studio del WWF stima che un incremento delle prestazioni energetiche degli edifici potrebbe generare in tutta Europa tra 280 e 450mila nuovi posti di lavoro entro il 2020 a tutti i livelli: operai, impiegati, consulenti, sia del settore industriale che di quello artigianale.” Una buona notizia in tal senso viene dall’Unione europea. Un recente provvedimento del Parlamento europeo ha infatti modificato il regolamento del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) consentendo un utilizzo fino al 4% per cofinanziare investimenti per l’efficienza energetica nell’edilizia.

Energicamente è la campagna di comunicazione del PEAR. Tra i prodotti si segnala il manuale sull’Edilizia sostenibile scaricabile dal sito www.ambiente.regione.marche.it

Detrazioni fiscali La legge 26 dicembre 2006 (Legge Finanziaria 2007) ha introdotto una specifica detrazione IRPEF del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, ovvero di tutti quegli interventi volti a ridurre la dispersione termica o, più in generale, a risparmiare energia. Gli interventi ammessi al contributo statale sono: - interventi volti alla riduzione delle dispersioni termiche; - installazione di pannelli solari; - sostituzione di vecchie caldaie con nuove a condensazione. Gli importi massimi detraibili ammontano a 60mila Euro per i primi due interventi e a 30mila Euro per la sostituzione delle caldaie. Le spese sono detraibili in un periodo che va da 3 a 10 anni.

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Ancona, 27-28-29 novembre 2009

ECO&EQUO “Ce n’è abbastanza per le necessità di tutti, ma non per l’avidità di ciascuno”. La VI edizione di “Eco&Equo”, la Fiera sull’attenzione sociale, ambientale e sull’economia solidale, che si svolgerà dal 27 al 29 novembre ad Ancona, a ingresso gratuito, s’ispira alle parole del Mahatma Gandhi per presentare una proposta culturale ed economica basata sulla sostenibilità, sul rispetto dei diritti umani ed eticamente orientata. “Per dare sempre più importanza ai valori e ai contenuti che hanno sempre contraddistinto Eco&Equo - ha spiegato Marco Amagliani, Assessore regionale ai Servizi sociali, Immigrazione, Cooperazione allo sviluppo e Ambiente quest’anno l’intero evento è co-organizzato dall’Assessorato e da Rees Marche, la Rete dell’economia solidale delle Marche che, in questi anni, ha costruito, con passione e tenacia, una rete per creare, dal basso, un’economia basata sulla solidarietà, sull’ecologia, sugli accordi diretti fra produttori, consumatori, finanziatori, lavoratori, un’economia legata ai territori”. Questo legame sarà approfondito anche con i laboratori per gli adulti e per i bambini, che si svolgeranno ad Eco&Equo, un modo per creare un approccio partecipativo all’evento, che prevede un ricco programma di convegni, g , spettacoli, p , mostre di fotografia, g ,e

a cura della Regione Marche

po di avvicinarli ai valori di equità, giustizia sociale ed economica. Molti gli eventi in programma della Fiera che nel 2008 è stata visitata da 18 mila persone. Tra questi, il 27 novembre, avrà luogo il confronto “Studi e riflessioni sulla sostenibilità ambientale nelle Marche” per presentare tre pubblicazioni inedite del Servizio regionale Ambiente e Paesaggio: “Atlante sul consumo di suolo delle Marche 1954-2007”; “Rapporto stato ambiente 2009”; “Geografia delle pressioni ambientali 2009”. Nello stesso giorno, in anteprima assoluta, andrà in scena lo spettacolo “Identità di carta”, un documento teatrale sul razzismo della Compagnia Itineraria di Milano. Il 29 novembre avrà luogo la III Conferenza regionale sull’Immigrazione. per rendere protagonisti i consumatori e gli espositori che potranno condividere così i valori che ispirano questa fiera. La partecipazione sarà resa possibile a tutti, anche a chi non potrà venire ad Ancona, perché tutti gli appuntamenti saranno trasmessi in diretta sulla rete Internet. A Eco&Equo parteciperanno anche le scuole, prima e durante la Fiera, grazie al progetto “Educ@2009-Preparati al meglio”, un percorso didattico orientato ai temi dell’economia solidale e alla sostenibilità, rivolto agli studenti delle medie inferiori e superiori, p , con lo sco-

“Desideriamo che Eco&Equo - ha aggiunto Amagliani - sia ancora di più la manifestazione di tutti e che i partecipanti, espositori e visitatori, siano sempre più i protagonisti della fiera, nell’inviarci proposte e suggerimenti su ogni aspetto e con un ruolo attivo nei tre giorni di manifestazione. Vogliamo, infatti, creare un grande evento culturale e di relazioni feconde, che cresca, si arricchisca e s’incanali sempre più nel filone giusto, in sintonia con quanto di meglio la società sta realizzando”. Info: www.ecoandequo.it. q

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AREE URBANE FUNZIONALI DELLE MARCHE ATLANTE N. 1 SUL CONSUMO DI SUOLO 1954 - 2007 a cura della Regione Marche

• Una superficie pari a quasi due campi di calcio consumata (edificata) mediamente ogni giorno nelle Marche dal 1954 al 2007. • Risultano edificati al 2007 30 mila ettari di territorio regionale interessato dallo studio, corrispondenti all’8,2% dell’intero territorio delle stesse aree, rispetto ai nemmeno 7 mila ettari del 1954. • L’aumento di superficie edificata è più che tripla (3,2 volte), in nessun modo proporzionale all’aumento

della popolazione residente, che è di 1,4 volte. • Quattro comuni hanno “consumato” oltre il 30% della superficie del loro territorio. Sono questi i principali “pesanti” numeri dello Studio sul consumo di suolo condotto dal Servizio Ambiente e Paesaggio della Regione Marche, a partire da una proposta della Direzione del Servizio e con le professionalità della PF Informazioni territoriali e beni paesaggistici e della PF Aree

Cosa sono le FUAs L’area urbana funzionale è un’area di comuni contigui caratterizzati da una concentrazione di relazioni (afferenti principalmente alle sfere residenziali, lavorative e ricreative) tale da raggiungere un grado di interdipendenza così elevato da identificare un unico sistema socio-territoriale. L’individuazione delle 11 FUAs delle Marche è stata effettuata nei rapporti elaborati dal Prof. A.G. Calafati nell’ambito di un Progetto europeo (Interreg IIIB Cadses “Planet Cense”): queste comprendono 93 dei 246 Comuni delle Marche, hanno una popolazione compresa tra 54mila e 200mila e rappresentano le “nuove città” delle Marche. Pur rappresentando solo il 37% del territorio delle Marche, in esse vive il 71% della popolazione e lavora il 74% degli addetti. Ogni FUA ha un comune “centroide” rispetto al quale le relazioni funzionali interne all’area sono più intense.

Questi nuovi sistemi urbani non sono riconosciuti perché non corrispondenti a unità politico-amministrative. Ciò ha condotto a una mancata percezione o a una sottovalutazione dei rilevanti disequilibri economici, ambientali e sociali ad esse riferibili. Gli strumenti di governo del territorio dovrebbero tener conto di questa dimensione territoriale con riferimento, ad esempio, alla riduzione degli spostamenti mediante un piano della mobilità alla scala dell’area urbana funzionale.

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protette, Protocollo di Kyoto, Riqualificazione urbana. Numeri “pesanti” appunto, specie se si tiene conto di due fattori strutturali: 1. si riferiscono al consumo di una risorsa tanto finita quanto non rinnovabile, il suolo appunto; 2. non esistono, o sono estremamente fragili, efficaci azioni politiche che definiscano e perseguano con determinazione e lungimiranza l’obiettivo del rallentamento della crescita di consumo di suolo in parallelo a processi virtuosi di riqualificazione urbana e di tutela del paesaggio. Lo Studio, denominato “Atlante n. 1 - Ambiente e consumo di suolo nelle aree urbane funzionali delle Marche 1954-2007”, è stato svolto analizzando la dinamica del consumo di suolo tra il 1954 e il 2007 su 93 Comuni, appartenenti alle 11 Aree Urbane Funzionali (di seguito FUAs - Functional Urban Areas) delle Marche (vedi box alla pagina accanto). Il lavoro è stato poi allargato, comprendendo anche 15 Comuni che fungono da “cerniera” tra le FUAs, per un totale di 108 Comuni. In futuro l’analisi proseguirà al fine di coprire l’intero territorio regionale (Atlante n. 2). Metodologia Da un punto di vista metodologico il lavoro parte da dati ISTAT (precisamente le basi territoriali ISTAT del censimento 2001). Il dato risulta quindi sottostimato in quanto non tiene conto delle trasformazioni dell’uso del suolo non riconducibili ai centri e nuclei censiti dall’ISTAT (edifici sparsi in zona agricola, opere infrastrutturali e impiantistiche come strade, autostrade, depuratori, cabine di trasformazione, ecc.). Per ottenere l’“Urbanizzato 2001” i dati ISTAT sono stati confrontati con la Carta tecnica regionale 1:10.000 procedendo con una contrazione e frammentazione dei poligoni di partenza eliminando le aree non propriamente classificabili come “urbanizzato” (es. seminativi e incolti presenti all’interno delle aree urbane). L’“Urbanizzato 1984” è ricavato dalla carta dell’uso del suolo regionale. L’“Urbanizzato 1954” è determinato modificando i perimetri del 1984 sopra la cartografia IGMI in scala 1:25.000”. L’“Urbanizzato 2007” è stato ottenuto sovrapponendo i poligoni 2001 alle ortofoto AGEA 2006-2007. Per una migliore analisi della metodologia si rimanda direttamente allo studio. I numeri I dati riportati nella tabella 1 mostrano che l’urbanizzazione della superficie segue un andamento del tutto indipendente dall’incremento demografico: a fronte di una popolazione che aumenta del 37% tra il 1954 e il 2007, l’urbanizzato nello stesso periodo ha più che triplicato la sua estensione.

muni (Altidona, Monsano e Numana) hanno visto crescere la superficie urbanizzata addirittura di 10 volte. I comuni della “corona” (quelli che circondano il comune centroide) hanno registrato in quasi tutte le 11 FUA crescite percentuali superiori rispetto al comune centroide, a dimostrazione della stretta interdipendenza relazionale all’interno di ciascuna FUA delle scelte localizzative, ove i Comuni a “corona” svolgono un ruolo importante nei processi di “sub-urbanizzazione”.

AREA URBANA FUNZIONALE Pesaro Fano Senigallia Ancona Jesi Fabriano Macerata Civitanova marche Fermo San Benedetto del Tronto Ascoli Piceno TOTALE FUAs

Rapporto popolazione 2007/1954

Rapporto superficie urbanizzata 2007/1954

1,54 1,49 1,07 1,26 1,15 0,90 1,15 1,74 1,17 1,50 1,17 1,37

3,78 3,60 3,08 4,01 3,77 3,87 4,71 5,50 4,88 5,36 4,63 4,58

Tabella 2 - Rapporto della popolazione e della superficie urbanizzata 2007 rispetto al 1954 nelle FUAs

Riflessioni del dirigente del Servizio Ambiente e Paesaggio Arch. Antonio Minetti Come accade anche per altri indicatori ambientali, i dati sull’incremento inarrestabile del consumo di suolo non raggiungono le soglie altissime di altre zone d’Italia, ma restano comunque certamente lontani dagli obiettivi di incremento medio di quei paesi europei che stanno cercando di frenare la tendenza, ritenuta generalmente negativa, procedendo a forti politiche pubbliche di riqualificazione dei tessuti urbani e dell’intero sistema di infrastrutturazione territoriale. È bene ricordare le ricadute, non positive, del fenomeno e le questioni che lascia aperte: - l’innesco di processi negativi, nei quali la ricerca di nuovi suoli da edificare è determinata dai deficit dei bilanci comunali, che possono così alimentarsi grazie alle nuove concessioni ad edificare e agli oneri di urbanizzazione; - il perenne inseguimento dei servizi pubblici - trasporti, reti dei servizi idrici, depurativi, energetici, ora quelli informatici, della pubblica illuminazione, del ciclo dei rifiuti, ecc. - alla crescita edilizia diffusa a bassa densità, senza mai trovare un punto di economica efficiente

2001

2007

Rapporto 2007/1954

20.201,86

27.398,42

29.259,43

4,20

Incremento % 1954-2007 320%

998.620

1.042.433

1.103.131

1,37

37%

1954

1984

Urbanizzato (ha) FUAs

6.970,37

Popolazione FUAs

802.808

Tabella 1 - Andamento dell’urbanizzato e della popolazione nelle aree studiate. Periodo 1954-2007

Nella tabella 2 per ogni FUA vengono riportati i rapporti tra i valori della popolazione e della superficie urbanizzata al 2007 rispetto ai valori del 1954. La FUA che ha registrato un incremento maggiore è quella di “Civitanova Marche” (l’urbanizzato 2007 è 5,5 volte quello del 1954) seguita da quella di San Benedetto del Tronto (5,36 volte). Alcuni Co-

integrazione tra spazi spesso “rur-urbani” e qualità degli stessi servizi; - la grande questione dei paesaggi di qualità medio-alta o di eccellenza, a noi pervenuti dal lavoro umano e dalla storia dei secoli passati, non sempre riconosciuti tali ed ormai spesso isole nel magma edilizio delle conurbazioni

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costiere e vallive o confinati, ancora vasti ed anche ben difesi, prevalentemente nelle aree interne; - il tema, da riprendere in un ragionamento sulle nuove trame larghe di territori intercomunali, del ruolo degli ancora preziosissimi mille centri storici delle Marche; - il tema, poco praticato dalla disciplina urbanistica italiana, degli spazi periurbani; in definitiva di quelle aree più o meno vaste in ordinaria attesa di occupazione edilizia, poco valide sotto il profilo dell’agricoltura tradizionale, ma certamente non ancora città. Utili sarebbero invece in una considerazione ecosistemica del territorio, a maggior ragione in tempi di cambiamenti climatici; - i problemi del trattamento delle acque reflue, del consumo della risorsa idrica, delle emissioni in atmosfera, dell’uso massiccio dell’auto privata, delle tipologie di raccolta dei rifiuti in contesti di forte diffusione edilizio-urbana non possono raggiungere le economie di scala e gli standard di efficienza, possibili in contesti a densità maggiori; - anche i processi di erosione e di impermeabilizzazione dei suoli, ben segnalati in sede europea, presentano caratteri peculiari nella costruzione della città diffusa, soprattutto in territori fragili per ragioni geomorfologiche come sono quelli così largamente diffusi nella nostra regione; - infine, ma tra i principali aspetti da considerare e gestire nelle politiche pubbliche, la necessità di vasti processi di riqualificazione urbana ed edilizia dei patrimoni esistenti; questione che diventerà sempre più rilevante man mano che si avvicinano e si dilatano le soglie di criticità funzionale, costruttiva ed ora energetico-ambientale di quanto costruito soprattutto negli anni sessanta e settanta, ormai sempre più lontani dagli standard minimi richiesti dal mercato. E qui si ritrova anche il tema, inedito per forme e contenuti, di una paradossale nuova questione abitativa in Italia nella società multietnica e dentro processi demografici nuovi per estensione e caratteristiche socio-culturali. La documentazione del fenomeno in atto dovrebbe richiedere prima una riflessione consapevole e pubblica soprattutto nelle sedi istituzionali competenti per la serie numerosa delle politiche attivabili e al più presto scelte appunto politiche, che siano incisive ed utili a modificare le tendenze in atto. Alcuni paesi europei stanno utilizzando anche strumenti

legislativi in tal senso, ottenendo qualche successo. Resta centrale lo strumento della pianificazione pubblica delle trasformazioni territoriali, riconoscendo tuttavia prioritaria una necessaria svolta nell’approccio generale, nelle procedure ed anche nella strumentazione disciplinare, ma soprattutto nei ruoli e nei compiti rispettivi della Regione e degli enti locali. È chiarissimo che i fenomeni in atto e gli esiti non positivi, che li connotano, possono essere governati soltanto ad una scala superiore a quella dei confini comunali, non coincidente tuttavia - qui si propone - con quella provinciale, inadatta per tante ragioni e almeno nelle Marche ai necessari cambi di strategia in ampie aree ben individuate. Ritorna il tema dell’area vasta intercomunale, raccogliendo esempi di collaborazione tra Comuni e Province, già in corso nelle Marche, abbinandovi un ruolo in nessun caso burocratico o autorizzativo della Regione ed un diverso incisivo ruolo delle amministrazioni provinciali. Due occasioni strumentali si presentano in questa fase nell’attività politico-amministrativa regionale per definire la nuova cornice qui sommariamente indicata: la revisione del Piano paesistico e soprattutto la modifica della ormai superatissima legge urbanistica regionale, datata 1992. Il primo strumento deve occuparsi per indirizzo europeo e norma statale anche dei paesaggi ordinari, quelli che non si costituiscono come eccellenza o alto valore storico-culturale; quindi i paesaggi urbani e periurbani, che l’atlante cartografa come FUAs ed anche quelli altrove riconoscibili nel territorio delle Marche. Buona cosa sarebbe allora occuparsene secondo aggregazioni di area vasta, costruendo insieme politiche perequate di trasformazione con alti tassi di innovazione energetico-ambientale e secondo linee di diffusa riqualificazione urbana. Il secondo strumento - la legge - dovrebbe rendere operativa come norma necessaria ed incisiva la regola della pianificazione strategica e strutturale di livello intercomunale, creando interesse concreto e condiviso tra i Comuni che concertano, la Provincia che fornisce un quadro più ampio di assetti e di reti, la Regione che aggiunge informazioni, indirizzi ed opportunità per ottenere il miglior risultato possibile.

Il documento aggiunge un prezioso tassello alla conoscenza del territorio delle Marche. Pur non riguardando l’intero territorio regionale, il documento è già utilissimo per una riflessione culturale e politica volta a riorientare lo sviluppo economico e sociale in una direzione diversa su basi ambientali, energetiche, sociali ed anche di architettura urbana, decisamente migliori delle attuali. Più incisive devono essere le norme e le pratiche urbanistiche di progressiva riduzione degli incrementi nel consumo di suolo, fino all’obiettivo di “zero ettari” di nuovi spazi urbani; più qualità energetico-ambientale va prescritta ed agevolata nelle trasformazioni edilizie; più ampie devono essere le cure del ferro nella mobilità territoriale e del trasporto pubblico nelle città; più risorse finanziarie pubbliche e private devono indirizzarsi all’efficienza delle reti idriche e del ciclo dei rifiuti; devono crescere gli spazi verdi e della forestazione urbana. Marco Amagliani Assessore all’Ambiente della Regione Marche

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Evoluzione del consumo di suolo dal 1954 al 2007 nel Comune “centroide” della FUA di San Benedetto del Tronto Edificato 1954

Edificato 1984

Edificato 2001

Edificato 2007

Lo studio, prodotto totalmente all’interno della struttura tecnica della Regione Marche (Servizio Ambiente e Paesaggio P.F. Informazioni territoriali e beni paesaggistici”), verrà presentato nell’ambito della manifestazione Eco&Equo (www. ecoandequo.it), che si svolgerà ad Ancona i prossimi 27, 28 e 29 novembre, dove sarà possibile anche richiedere una copia della pubblicazione che è stata prodotta. Per informazioni più aggiornate si rimanda al sito.

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ARPAM

ENERGIA AMBIENTE SALUTE di Gisberto Paoloni Direttore Generale ARPA Marche

Il rapporto con l’ambiente è una delle determinanti fondamentali dello stato di salute della popolazione. L’ambiente può influire indirettamente o direttamente sulla salute. Può infatti favorire la circolazione di agenti patogeni e altri fattori biologici, come ad esempio i pollini e altri allergeni, che colpiscono, quando presenti, la popolazione sensibile. Può però anche agire per mezzo di fattori non biologici, come la presenza di contaminanti chimici e fisici: in questo caso, è più difficile determinare una relazione causa-effetto e gli studi epidemiologici cercano di descrivere e quantificare i danni da esposizione, sia acuta che cronica, a diverse sostanze. Nel sito www.arpa.marche.it sono presentati i lavori di ricerca del servizio di epidemiologia ambientale di ARPAM, dai quali si deduce chiaramente la stretta correlazione tra lo stato dell’ambiente, e l’andamento dei dati di mortalità e morbilità nelle città delle Marche prese in esame, sia per quanto riguarda i picchi dell’inquinamento atmosferico, in particolare da polveri fini e ultrafini, che per la presenza nelle aree antropizzate di fonti di emissione di agenti inquinanti. A questo riguardo, si segnala, sempre nel sito web dell’ARPAM, il Rapporto sull’indagine epidemiologica svolta tra le popolazioni dei comuni di Falconara, Chiaravalle e Montemarciano, che vivono nei pressi della raffineria, in relazione alla mortalità per tumore del tessuto emolinfopoietico.

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L’indagine epidemiologica nell’area AERCA (area ad elevato rischio di crisi ambientale, così definita da una legge della Regione Marche), ha provocato un intenso confronto politico, scientifico e tecnico tra gli addetti ai lavori ed ha consentito di giungere, in tempi brevi, all’istituzione, da parte della Regione Marche, del Registro dei Tumori, dell’Osservatorio Epidemiologico Ambientale (OEA) e in ultimo di apportare una modifica alla Legge istitutiva dell’ARPAM, che consentirà all’Agenzia di ripartire con l’indagine epidemiologica e completarla senza gli intralci burocratici del passato. La maggiore integrazione tra le componenti ambientali e sanitarie, garantita dall’istituzione dell’OEA regionale, affronterà in modo più approfondito ed efficace le problematiche di epidemiologia ambientale e sarà di supporto per affrontare anche a livello locale le problematiche legate agli impatti ambientali. I suoi compiti principali saranno: - le valutazioni epidemiologiche e tossicologiche; - la gestione dei dati ambientali e sanitari; - la sorveglianza ambientale delle popolazioni in aree con maggiore pressione ambientale. L’Osservatorio sarà composto da personale sia dell’ARPAM che del Sistema Sanitario Regionale (SSR) e avrà la sede di riferimento presso l’ARPAM. Acclarato dunque lo stretto legame tra ambiente e salute, resta da vedere come ciò si concili con il nostro modo di vivere, abitare, produrre: attività che possiamo definire energivore. Infatti, proprio la produzione di energia, necessaria a soddisfare la domanda civile e industriale, è la prima responsabile dell’inquinamento atmosferico. Nel nostro Paese circa l’85% dell’energia disponibile viene prodotta bruciando combustibili fossili. Nonostante il rapido sviluppo delle fonti rinnovabili come eolico e solare, non è prevedibile che a breve queste fonti diano un con-

tributo sostanzioso al nostro bilancio energetico. Se vogliamo evitare che il rischio sanitario per le popolazioni si innalzi dovremo mettere in campo misure di mitigazione e adattamento. La prima misura di mitigazione che dovremmo incentivare è il risparmio energetico, perché non costa nulla, anzi, la collettività risparmierebbe e si conseguirebbero immediati e rilevanti risultati. Dati ormai consolidati ci dicono che le civili abitazioni sono responsabili del 30% del consumo energetico nazionale e del 25% delle emissioni di CO2. Ma dell’energia richiesta per riscaldare gli ambienti di vita e per produrre acqua calda solo il 65% viene effettivamente utilizzato, il restante 35% si disperde, per cattivo isolamento degli ambienti, per il malfunzionamento delle apparecchiature, per ulteriori banali cause. Dunque, adottando pochi, semplici e, oltretutto, sovvenzionati accorgimenti, si avrebbe immediatamente a disposizione il 35% di energia in più. Se il risparmio è la prima, e più urgente, misura di mitigazione del “danno da produzione di energia”, l’adattamento consiste nel cambiare il modello produttivo. Storicamente la produzione di energia elettrica è stata monopolio di Stato e del gigantismo industriale. Grandi impianti produttivi termoelettrici hanno prodotto grandi quantità di energia elettrica per vaste aree territoriali. Questo sistema ha avuto l’handicap di produrre elevate concentrazioni di inquinamento, specialmente nel passato, quando i controlli e le tecnologie non offrivano grande attenzione all’impatto su ambiente e salute. Dagli anni ’90, le economie occidentali hanno avviato un progressivo processo di privatizzazione del settore energia. Al sistema tradizionale della produzione centralizzata dell’energia si è affiancato quello della generazione distribuita, aumentando il numero degli impianti di piccola-media dimensione, collegati alla rete distributiva o a sistemi di ac-


cumulo. La minore dimensione degli impianti se penalizza le economie di scala, beneficia, tuttavia, di maggiore efficienza produttiva. Una centrale di media dimensione raggiunge l’80% del rendimento rispetto al 35% delle migliori centrali di grandi dimensioni. La vicinanza degli impianti di produzione dell’energia ai punti di consumo finale consente un minore trasporto dell’energia elettrica e una minore dispersione nella rete distributiva (in media il 10% dell’energia prodotta si perde nella rete

di trasmissione e distribuzione). Inoltre, come qualsiasi modello di economia a rete, il sistema “distribuito” garantisce una maggiore capacità di adattamento e flessibilità dei centri di produzione in relazione ai centri di consumo. Infine, la generazione distribuita è perfettamente compatibile con le politiche di risparmio, ne è il corollario, al contrario del modello centralizzato che per sua natura spinge verso l’incremento dei consumi.

ARPA Marche Via Caduti del Lavoro, 40 int. 5 60131 Ancona Tel. 071 2132720 - fax 071 2132740 arpa.direzionegenerale@ambiente.marche.it www.arpa.marche.it

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PROVINCIA DI FERMO

VERSO UN TERRITORIO CERTIFICATO L’Assessore provinciale al Turismo, Agricoltura, Patrimonio ed Edilizia Scolastica presenta i primi indirizzi verso la sostenibilità della nuova provincia marchigiana di Alberto Piastrellini

Ultima nata, nel complesso politicoamministrativo della Regione Marche, la Provincia di Fermo (istituita fin dal 2004 con Legge dell’11 giugno n. 147, ma resa operativa solo quest’anno grazie alle elezioni provinciali del 6 e 7 giugno scorso), si estende su una

primo approccio alla nuova realtà istituzionale per conoscere i progetti, le istanze, gli indirizzi e gli obiettivi del nuovo organismo deputato alla gestione del territorio. Ovviamente, data la sensibilità alle tematiche ambientali che caratterizza la nostra pubblicazione, abbiamo contattato, in prima battuta, uno dei protagonisti attivi della nuova Amministrazione, l’Assessore Provinciale Guglielmo Massucci che detiene le deleghe per quanto riguarda Turismo, Agricoltura, Patrimonio e l’Edilizia Scolastica, al quale abbiamo rivolto alcune domande. Prof. Massucci, può dirci quali sono le emergenze ambientali e naturali del territorio? Intanto, ad essere obiettivi, sono fiero di poter affermare che nel nostro ter-

È chiaro che la salute del consumatore finale è garantita dal rispetto delle regole dettate dai disciplinari affinché i prodotti arrivino al mercato a “residuo zero”, però l’ambiente nel suo complesso non può dirsi completamente protetto, dal momento che queste sostanze sparse sul terreno possono filtrare nelle falde acquifere e, attraverso i corsi d’acqua, arrivare fino al mare dove provocano fenomeni di eutrofizzazione. Data la forte vocazione agricola del nostro territorio, considero questa problematica specifica come prioritaria rispetto ad altre azioni. Quali strategie sta ipotizzando la nuova amministrazione provinciale per risolvere questo approccio “tra-

Fermo Est (foto di Luigi Trasatti)

superficie di 859,51 Km² e interessa 176.488 abitanti. Il territorio, scorporato dalla vecchia Provincia di Ascoli Piceno, è compreso fra il mare Adriatico (ad Est), la Provincia di Macerata (a Nord Ovest) e la Provincia di Ascoli (a Sud), e comprende 40 Comuni, alcuni dei quali inseriti all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. In occasione della nuova uscita di Ambiente Marche News - Le Istituzioni comunicano, abbiamo voluto compiere un

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ritorio non esistono grosse emergenze ambientali. Tuttavia, non si può non considerare l’uso complessivo che nel tempo si è fatto del territorio stesso; mi riferisco, cioè, al modo di condurre le attività agricole che caratterizzano fortemente il territorio dell’entroterra marchigiano. Purtroppo si continua a coltivare facendo largo uso di sostanze chimiche, quali pesticidi e fitofarmaci che contengono nitrati ed altri composti dannosi in alte concentrazioni.

dizionale” all’agricoltura? Stiamo iniziando un percorso ad hoc attraverso un progetto pilota specifico per la Val d’Aso (Progetto Val d’Aso), che prevede diverse azioni volte al recupero del territorio. Diversi produttori di frutta, circa 107 aziende per un territorio che rientra nelle competenze di 10-11 Comuni, hanno già fatto specifica richiesta alla Regione Marche per poter essere inseriti nelle graduatorie per gli specifici fondi comunitari.


Questo progetto, che ha tra le finalità principali la riconversione dei processi agricoli e l’abbattimento delle sostanze chimiche, è stato accolto favorevolmente e ha già ottenuto un primo finanziamento di 2 milioni di euro. Le imprese agricole che hanno beneficiato del finanziamento stanno già operando per superare i “tradizionali” metodi di produzione frutticola. Assessore, c’è la possibilità che anche nella vostra provincia si compiano scelte volte alla sostenibilità dei processi agricoli, come l’implementazione delle filiere corte, delle colture biologiche, della “blindatura” agli organismi geneticamente modificati? Certamente. Anche se è ancora prematuro parlare di una linea precisa da parte dell’Ente Provincia, dal momento che il progetto amministrativo dovrà necessariamente scaturire dalla partecipazione di tutte le categorie, gli operatori e gli attori principali dei settori strategici; in particolare di turismo e agricoltura. Posso tuttavia garantire che le fondamenta sulle quali poggerà la nostra azione pianificatoria saranno proprio quelle di una agri-

coltura su area vasta (cercheremo di coinvolgere anche la Provincia di Ascoli in questa visione), con la certificazione generale di tutti i prodotti. Tutto dovrà essere prodotto con criteri biologici e a garanzia dell’abbattimento delle emissioni legate al trasporto delle merci, si punterà su prodotti a Km “0”. È un obiettivo ambizioso, quello della certificazione dell’intero territorio provinciale, ma ci crediamo fortemente.

Assessore, il territorio del fermano rappresenta idealmente l’immagine iconica dell’entroterra marchigiano, così caratterizzato dalla frammentazione urbanistica e dal susseguirsi di colline, borghi e castelli di grande impatto e valenza storico-culturale. Come si intenderà implementare l’offerta turistica, garantendo, al contempo, la sostenibilità della gestione dei flussi? Proprio in quest’ambito abbiamo coniato il neologismo turicultura, per sottolineare come il turismo deve necessariamente confrontarsi con l’aspetto culturale e storico dei tanti paesi e comuni. Non solo mare, spiagge e chalet, quindi, ma un notevole e diffuso patrimonio storico che spazia dall’epoca romana sino al Risorgimento, passando per centri medievali quasi intatti ed una fioritura tipicamente marchigiana di teatri storici… Insomma, queste molteplici peculiarità devono assumere un valore da non sottovalutare per gli operatori turistici, che dovrà stimolare noi amministratori per sostenere un lavoro di “messa in rete” delle varie proposte, affinché si

fornire ai turisti le maggiori informazioni possibili per accompagnarli ed indirizzarli al meglio durante i loro tour.

dia la possibilità al territorio di rispondere puntualmente e positivamente a tutte le richieste di un turismo evoluto e sempre meno stanziale. Questa scommessa impegnerà certamente molte risorse, ma non possiamo permetterci di rinunciare a questa opportunità. Ripeto, come Provincia siamo appena nati e molte attività sono ancora alla fase programmatoria. Intanto, a breve, cominceremo con l’aggiornare tutta la cartellonistica del territorio al fine di

recenti e presentano meno problematiche. Per quanto riguarda l’Istituto Alberghiero “Tarantelli” di S. Elpidio a Mare è già previsto un nuovo sito in periferia. Nella Provincia di Fermo l’anno scolastico è partito senza alcun problema, nelle scuole i ragazzi hanno trovato la massima accoglienza e, per quanto riguarda la situazione degli edifici scolastici, ripeto, la situazione è accettabile.

Un’ultima cosa. Sappiamo bene come la vetustà del patrimonio edile, soprattutto per quanto riguarda gli edifici scolastici, sia una delle problematiche più serie che le varie amministrazioni locali sono chiamate a risolvere, tanto più in un territorio sismico come l’Italia laddove il depauperamento del territorio ed il dissesto idrogeologico causano ogni anno diversi problemi. Qual è la situazione nella provincia di Fermo? Potremmo definire la nostra situazione, accettabile. Nel tempo, abbiamo decentrato diversi istituti scolastici dai centri storici, come è avvenuto, ad esempio nella città di Fermo, dove le due uniche eccezioni sono rappresentate dall’Istituto Tecnico “Montani”, una struttura “storica” ma molto solida e dal Liceo Classico sul quale stiamo lavorando intensamente per la sua messa in sicurezza. Altre strutture sono sicuramente più

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ENTE MARCHE NEWS

Ambiente Marche News n. 14 ottobre 2009  

rivista di informazione e aggiornamento

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