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Free Service srl Edizioni - Falconara M. (AN) - Supplemento n. 2 al n. 12 Dicembre 2009 di Regioni&Ambiente - Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, DGB Ancona

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N째

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DICEMBRE 2009


INDICE Regione Marche Eco&Equo: Amagliani, è il nostro modello di economia equa e solidale Resoconto della sesta edizione a cura della Regione Marche

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La sostenibilità nelle Marche Presentati i tre nuovi rapporti della Regione Marche a cura della Regione Marche

Consumo di suolo nelle Marche: evidenze e confronti nelle regioni del centro nord di Ugo Baldini e Patrizia Chirico

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La biodiversità: servizi eco sistemici e benessere umano a cura della Regione Marche

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Provincia di Ancona La Provincia di Ancona per l’ambiente Il bilancio ambientale della Presidente della Provincia, Patrizia Casagrande di Patrizia Casagrande Esposto

ARPA Marche Elettrosmog, un caso di scuola di Gisberto Paoloni

Camerata Picena Camerata Picena apre al fotovoltaico Investire in energie rinnovabili con la prospettiva di importanti progetti di Valentina Bellucci

Informazione e aggiornamento Proclamati i vincitori della settima edizione di “Comuni Ricicloni” per la Regione Marche I “ricicloni” travolgono le Marche Avanza la raccolta differenziata nelle Marche: da 11 dello scorso anno crescono a 26 le amministrazioni virtuose che hanno superato il 45% di raccolta differenziata di Silvia Barchiesi

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COSMARI

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REGIONE MARCHE

ECO&EQUO: AMAGLIANI, È IL NOSTRO MODELLO DI ECONOMIA EQUA E SOLIDALE Resoconto della sesta edizione

a cura della Regione Marche

“Eco&E “Eco&Equo rappresenta il modello e il significato di quello che abbiamo voluto fare sui temi dell’economia equa e solidale, dei abbiam diritti d dei consumatori, degli immigrati, dei lavoratori, anche di quelli d dei Paesi in via di sviluppo, dell’ambiente. È la manifestacon cui vogliamo far capire il valore di queste tematiche e zione co ccon cui desideriamo sensibilizzare le persone su questi argomenti. Un evento che, per i suoi contenuti, è unico in Italia e che sta destando sempre maggiore interesse”. Sono state le parole dell’Assessore regionale ai Servizi sociali, Immigrazione, Cooperazione allo sviluppo e Ambiente, Marco M Amagliani, a dare il senso alla 6a edizione di Eco&Equo, la Fiera sull’attenzione sociale, ambientale Ec e sull’economia solidale svoltasi ad Ancona dal 27 al 29 novembre 2009. L’evento di quest’anno è stato organizzato dall’Assessorato insieme alla REES, la Rete dell’Economia Solidale delle Marche, la cui presenza ha dato ancora maggiore valore ai temi che Eco&Equo ha affrontato, economia equa e solidale, volontariato, cooperazione sociale e internazionale, ambiente, energie alternative, diritti degli immigrati. Alla Fiera hanno partecipato oltre 200 espositori dell’economia sostenibile, arrivati da tutta Italia, presenti su un’area di 14 mila metri quadrati. Sono stati organizzati: 33 eventi, seminari, convegni e workshop; 11 laboratori per bambini e adulti; 3 spettacoli; tutti a partecipazione b gratuita. Inoltre, è stato fatto un accordo con OverThegr Stop, the moving social network (www.overthestop.it), che Stop ha lo scopo di favorire la mobilità sostenibile. Fra gl Fr glili aappuntamenti di maggior rilievo, c’è stato il Convegno “La La ssos sostenibilità ostt os nelle Marche” in cui sono state presentate tre pubblicazioni p pu ubb bb b blic lliic inedite, redatte dal Servizio Ambiente e Paesaggio della d dell de elllla lla Re R Regione e Marche: “Rapporto sullo stato dell’ambiente delle Marche 2009”; “Geografia delle pressioni ambientali 2009”; “Atlante sul consumo di suolo nelle Marche 1954-2007”. Degli esiti del convegno si parla ampiamente nello specifico articolo a pagg. 6-9 di questo inserto al quale si rinvia. In ogni caso si ricorda che le tre pubblicazioni sono ora disponibili sul sito internet: www.ambiente.regione.marche.it Eco&Equo

L’assessore regionale Marco Amagliani

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Ad Eco&Equo, si è parlato anche dei “nuovi cittadini”, du- Nel Convegno è stato anche presentato il libro “Il mondo in rante il Convegno “Immigrazione: le buone pratiche nelle una regione - Storie di migranti nelle Marche”, edito dalla Marche”, nel corso del quale è stata presentata l’indagine Ediesse, realizzato dallo scrittore Angelo Ferracuti e dal “Diamo voce a chi non ha voce”, curata dall’avvocato Andrea fotografo Daniele Maurizi. Rosenthal dell’Associazione Consiglio Europeo Senza Frontiere, su incarico dell’Assessorato regionale all’Immigrazione. La costruzione di una cultura per favorire una società plurale Nella ricerca sono stati analizzati 1.141 fascicoli dei ricorsi contro è stato anche l’obiettivo del Progetto formativo “Educ@2009le espulsioni, presentati dai cittadini stranieri dal settembre 2004 Preparati al meglio”. al dicembre 2007 ai Giudici di pace nelle province di Ascoli “Sono quattro i filoni tematici, cultura etica e legalità, aliPiceno, Macerata, Pesaro Urbino. Ne è emerso che solo l’8% dei mentazione e ambiente, tecnologia e social network, finanza cittadini immigrati colpiti dal decreto di espulsione abbandona etica e microcredito - ha spiegato Katya Mastantuono, effettivamente il territorio nazionale. Uno su tre di costoro, pari Responsabile del Progetto - su cui abbiamo costruito il peral 34%, ha un lavoro nero, ma nessuna segnalazione è mai stata corso di formazione per 320 studenti di 14 classi selezionate fatta all’Ispettorato del Lavoro e alla Procura della Repubblica di scuole medie inferiori e superiori. I ragazzi hanno prima nei confronti delle imprese che li occupano senza assunzione. assistito ad una lezione di due ore in classe su questi temi, con l’intento di Gli espulsi, inolsensibilizzarli tre, non sono ad assumere criminali visto comportamenche solo l’8% ha ti innovativi e un procedimento r esponsabili. penale in corso e Hanno partela metà di questi cipato, quindi, processi riguarad Eco&Equo da reati che non dove hanno creano allarme frequentato sociale, come tutti i laboratola vendita di cd ri organizzati, contraffatti. dimostrando “Abbiamo voluto grande entusiafare ancora un smo ed interesse passo in più verspecialmente per so l’integrazione le esperienze più - ha detto l’Aspratiche. Ai lasessore regionale Laboratorio di riciclaggio di vecchi personal computer boratori, hanno all’Immigrazione, Marco Amagliani - che, insieme alla solidarietà, crediamo sia partecipato anche altri 140 studenti che hanno visitato la l’unico modo per accogliere queste persone. Non ci saranno, in- fiera”. fatti, eserciti di sorta che potranno chiudere le porte del mondo Adesso gli studenti coinvolti continueranno, fino a gennaio, occidentale a questi cittadini costretti a scappare dai loro Paesi la formazione in classe, con altre sei ore di lezione. per cercare un posto dove raggiungere diritti fondamentali “Produrranno poi - ha aggiunto la Mastantuono - dei lavori, degli elaborati sui temi trattati, che parteciperanno ad un come quello alla salute, alla casa, al lavoro”. Con quest’obiettivo, ha ricordato Amagliani, “abbiamo fatto concorso fra le scuole. La premiazione avverrà nell’edizione tanto lavoro in questi anni, anche grazie al valore della 2010 di Eco&Equo e sarà il filo conduttore nel cammino nostra legge regionale e alla nostra volontà di creare una intrapreso”. realtà multiculturale, ma tanto va ancora fatto per favorire Tutti i materiali didattici del progetto “Educ@2009-Preparati al meglio” sono a disposizione sul sito www.ecoandequo.it. il processo d’integrazione”. Il gioco dell’Oca Verde

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LA SOSTENIBILITÀ NELLE MARCHE Presentati i tre nuovi rapporti della Regione Marche a cura della Regione Marche

di Reggio Emilia; - Antonio G. Calafati - Economista, docente di Economia Urbana presso l’Università Politecnica delle Marche; - Sebastiano Venneri - Ambientalista, Vice Presidente nazionale di Legambiente.

Auditorium fiera di Ancona

La 6a edizione di Eco&Equo si è aperta con il Convegno “La Sostenibilità nelle Marche. Livelli avanzati di conoscenza per un nuovo sviluppo”, nel corso del quale sono state presentate tre importanti pubblicazioni, redatte dal Servizio Ambiente e Paesaggio della Regione Marche: - Rapporto sullo Stato dell’Ambiente delle Marche 2009 - Geografia delle pressioni ambientali delle Marche 2009 - Ambiente e consumo di suolo nelle Aree urbane funzionali delle Marche 1954-2007 Il Convegno ha visto la partecipazione di

oltre 250 persone tra rappresentanti istituzionali, funzionari pubblici, associazioni di categoria e ambientaliste, operatori del sistema INFEA, liberi professionisti e studenti (ai quali era riconosciuto un credito formativo universitario). Dopo l’illustrazione dei tre documenti, distribuiti ai partecipanti al termine dei lavori, da parte di Antonio Minetti, Dirigente del Servizio Ambiente e Paesaggio della Regione Marche, sono intervenuti tre esperti delle discipline e delle tematiche coinvolte per la lettura e il commento critico degli stessi: - Ugo Baldini - Urbanista, Presidente della Cooperativa CAIRE Urbanistica

Quelli elencati (tabella in basso) sono solo alcuni dei numerosissimi dati ambientali contenuti nel Rapporto sullo Stato dell’Ambiente delle Marche 2009, che fornisce la rappresentazione di un fenomeno complesso come quello della sostenibilità del territorio marchigiano e del sistema di attività antropiche in esso dinamicamente insediate. La rappresentazione adottata, contrariamente a quella descrittiva delle precedenti edizioni, è di tipo sintetico, articolata in 72 schede-indicatori con il grande vantaggio della semplicità comunicativa. Le schede sono infatti in grado di dare una lettura immediata dei fenomeni e con la loro rappresentazione grafica hanno l’obiettivo di essere leggibili e comprensibili da un pubblico eterogeneo. Per rendere ancora più agevole e funzionale la lettura del Rapporto, sono

628 automobili ogni mille abitanti (nel 2007) contro una media italiana di 598 e una media europea (15 Stati) di nemmeno 500

7,2 tonnellate di emissioni di CO2 climalteranti procapite (al 2005) inferiore sia al dato italiano 9,8 che europeo (15 Stati) 10,7

Aumento della temperatura media di 1,2 °C dal 1961 al 2008

Superamenti dei limiti per le polveri sottili PM10 in diminuzione nel periodo 2006-2008

Superficie delle aree naturali protette pari al 9,2% del territorio regionale (anno 2008), in linea con la media nazionale

Nel 2008 il 95% della costa balneare è idonea alla balneazione

In sei anni la raccolta differenziata è passata dall’11,9% (2001) al 21% (2007)

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Da sinistra: Antonio Calafati, Sebastiano Venneri, Antonio Minetti, Marco Amagliani

state elaborate delle chiare sintesi che precedono ognuno dei 5 capitoli. Le sintesi riportano, per ogni indicatore, un giudizio sullo stato attuale (comparato con la media nazionale ed europea e/o con obiettivi di legge) e un giudizio sulla tendenza negli ultimi anni. Graficamente i giudizi sono rappresentati anche con le icone di Chernoff (le comuni “faccine” come quelle riportate in tabella). Il Rapporto è preceduto anche da una relazione generale che mette a sistema e sintetizza tutto il Rapporto. “Una piccola regione europea - ha spiegato Antonio Minetti - bella tra colline e montagne, con un divenire migliore se ridurrà i rischi, alcuni, e valorizzerà le opportunità, numerose, a partire dalle buone condizioni ambientali nell’insieme e dalla straordinaria dote di beni paesaggistici e culturali, ovunque diffusi”. “Dal rapporto - ha aggiunto Minetti - emerge che le Marche si attestano su un livello medio di qualità ambientale, con numerose eccellenze ed alcune criticità.” Fra le criticità, Minetti ha ricordato che “crescono troppo lentamente le forme di mobilità sostenibile di merci e persone”. La mobilità delle persone, nel 2007, era costituita solo per il 17,5% da mobilità sostenibile contro il 26,3% dell’Italia.

“Le persone e le merci - ha spiegato il Dirigente - si muovono prevalentemente tramite mobilità privata, con uno scarso ruolo dell’utilizzo dei mezzi pubblici e, in particolare, della ferrovia”. Criticità condivise anche dagli esperti intervenuti. Antonio Calafati, Docente di Economia urbana nell’Università Politecnica delle Marche di Ancona, ha sottolineato come “le Marche debbono smettere di pensarsi come unità ed accettarsi nelle proprie differenze e, su queste, devono costruire una politica di programmazione che deve assumere una valenza almeno sovra comunale”. Sebastiano Venneri, Vice-presidente di Legambiente, ha invitato a riflettere sul valore del consumo del suolo, passato dai 7 mila ettari del 1954 ai 30 mila ettari del 2007, considerandolo “un parametro strategico nello sviluppo della sostenibilità e della qualità della vita”. L’urbanista Ugo Baldini, Presidente della Cooperativa Caire Urbanistica di Reggio Emilia, ha invece illustrato alcuni casi di studio in cui si è cercato di creare una strategia di sviluppo su area vasta. “Con i tre nuovi strumenti, e con il Rapporto sullo Stato dell’Ambiente in particolare - ha osservato l’Assessore Marco Amagliani, dopo gli interven-

ti del pubblico - abbiamo il quadro completo delle dinamiche ambientali, sappiamo quanto di buono è stato fatto: molto; ma anche quali sono le criticità su cui intervenire. Adesso nessuno potrà più dire che non sapeva, perciò questi dati, queste preziose informazioni andranno ora tradotte in concreti atti di programmazione.” “Come Assessorato - ha concluso l’Assessore - abbiamo fatto molto per migliorare l’ambiente marchigiano. Cito ad esempio il Piano Energetico Ambientale Regionale: nessuna Regione ha un atto che accomuna ambiente ed energia. Sul fronte rifiuti, grazie alla programmazione regionale e alle risorse stanziate, la raccolta differenziata è quasi raddoppiata nel giro di pochi anni.” L’Assessore, infine, ha voluto evidenziare che i tre Rapporti “sono stati elaborati interamente dalla struttura del Servizio Ambiente e Paesaggio della Regione, con la collaborazione di ARPAM e ASSAM e quindi a costo zero e secondo uno standard alto di professionalità”. La Geografia delle pressioni ambientali delle Marche 2009 è uno studio destinato per lo più agli “addetti ai lavori” e costituisce un approfondimento

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nell’analisi della condizione ambientale del territorio marchigiano. In particolare, la Geografia individua in quali ambiti territoriali delle Marche si concentrano le maggiori pressioni ambientali. La Geografia 2009 aggiorna

la popolazione residente in aree ad alta pressione (53,7% del 2009 rispetto al 46,7% del 2007) che dell’estensione di tali aree (19,3% del territorio regionale nel 2009 rispetto al 13,3% nel 2007). Queste variazioni si spiegano con il

Incidenza demografica e territoriale (%) delle diverse classi di pressione o criticità ambientale complessiva. Anno 2009

Classe B

Classe M

Classe A

Incidenza demografica

31,7%

14,6%

53,7%

Incidenza territoriale

70,8%

9,9%

19,3%

provincia di Pesaro e Urbino con i Comuni di Pesaro, Fano, Mondolfo e Gabicce; alcuni Comuni del primo entroterra e alcuni Comuni interni come Urbino; - ambito B: tutta la fascia costiera della provincia di Ancona con i Comuni di Senigallia, Montemarciano, Falconara Marittima, Ancona fino a Numana, Sirolo e Porto Recanati; alcuni Comuni del primo entroterra e alcuni Comuni interni come Maiolati Spontini e Fabriano; - ambito C: tutta la fascia costiera delle province di Macerata e di Fermo fino al Comune di Fermo; alcuni Comuni del primo entroterra e alcuni Comuni interni come Macerata, Tolentino, San Severino Marche e Matelica; - ambito D: tutta la fascia costiera compresa tra i Comuni di Altidona, Pedaso e Campofilone della provincia di Fermo e i Comuni della Provincia di Ascoli Piceno (ad eccezione del tratto del Comune di Massignano); alcuni Comuni del primo entroterra e il Comune di Ascoli Piceno.

la versione originaria del 2007, met- passaggio di molti Comuni dalla classe tendone in evidenza gli scostamenti, e M (media pressione) nello studio 2007 può considerarsi come un allegato di alla classe A (alta pressione) nello stuapprofondimento di RSA 2009. dio 2009. La “pressione ambientale” è stata cal- In generale, l’aggiornamento del 2009 colata elaborando ben 23 indicatori conferma la validità dello strumento appartenenti a 8 macro-tematiche. Lo al fine di aggregare tanti e complessi studio restituisce a livello descrittivo e aspetti della pressione ambientale su cartografico le “aree vaste” o “ambiti” un territorio e di darne una rappredove si concentrano le pressioni am- sentazione cartografica di facile lettura. bientali, mettendo in evidenza che è Come avvenuto con la prima versione proprio su queste dimensioni territoriali dello studio, l’aggiornamento conferma - intercomunali e sub provinciali - che la coincidenza quasi totale degli ambiti è necessario prendere atto delle mag- a maggiore pressione ambientale con giori criticità e attrezzare le azioni i territori più dinamici da un punto di politico-istituzionali e amministrative vista socio-economico, le Aree Urbane La terza pubblicazione Ambiente e con i necessari strumenti di piano, di Funzionali delle Marche (FUAs), a cui Consumo di suolo nelle Aree Urprogramma e progettuali, necessari al non corrispondono adeguati livelli di bane Funzionali delle Marche ha analizzato la dinamica del consumo loro superamento. governo. Nella tabella è riportata la distribuzione Organizzando in sequenza i Comuni in di suolo tra il 1954 e il 2007 su 93 percentuale della popolazione residente classe “Alta” e in subordine in classe Comuni appartenenti alle 11 Aree Ure della superficie territoriale marchigia- “Media”, lo studio individua le seguenti bane Funzionali (FUAs) delle Marche. ne tra le differenti classi di pressione aree o ambiti caratterizzati da un più L’area urbana funzionale è un’area di ambientale: bassa, media e alta. significativo livello di pressione am- comuni contigui caratterizzati da una concentrazione di relazioni (afferenti Lo studio contiene le cartografie del- bientale: la Geografia per l’anno 2009 e l’anno - ambito A: tutta la fascia costiera della principalmente alle sfere residenziali, lavorative e ricreative) tale 2007, oltre che le cartografie da raggiungere un grado di degli scostamenti tra i due interdipendenza così elevato anni. da identificare un unico siLa maggior parte del terristema socio-territoriale. torio marchigiano (70,8%) Pur rappresentando solo il è caratterizzata da bassa 37% del territorio delle Marpressione ambientale (classe che, in esse vive il 71% della B), dove vive solo un terzo popolazione e lavora il 74% della popolazione (31,7%). degli addetti. Rispetto ai risultati del priDei risultati di questo stumo studio si registra una dio si è ampiamente parlato diminuzione delle aree a nel precedente numero di bassa pressione ambientale “Ambiente Marche News” (70,8% del 2009 rispetto al (ottobre 2009). 71,2% del 2007). I dati che vi sono contenuti Oltre la metà della popolae che sono così sintetizzati, zione (53,7%) è concentrata devono far riflettere: nel 19,3% del territorio re• Una superficie pari a quagionale caratterizzato da si due campi di calcio alta pressione ambientale consumata (edificata) me(classe A). Rispetto ai risuldiamente ogni giorno nelle tati dello studio del 2007 si Marche dal 1954 al 2007. registra un aumento sia delGeografia delle pressioni ambientali. Elaborazione anno 2009 (3 classi)

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• Risultano edificati al 2007 30 mila ettari del territorio regionale interessato dallo studio, corrispondenti all’8,2% dell’intero territorio delle stesse aree, rispetto ai nemmeno 7 mila ettari del 1954. • Un rapporto della superficie edificata 2007/1954 di 4,2 volte, in nessun modo proporzionale al rapporto della popolazione residente 2007/1954 che è di 1,37 volte. • Quattro comuni hanno “consumato” oltre il 30% dell’intera superficie del loro territorio.

Rapporto della popolazione e della superficie urbanizzata 2007 rispetto al 1954 nelle FUAs Rapporto popolazione 2007/1954

Rapporto superficie urbanizzata 2007/1954

Pesaro

1,54

3,78

Fano

1,49

3,60

Senigallia

1,07

3,08

Ancona

1,26

4,01

Jesi

1,15

3,77

AREA URBANA FUNZIONALE

Fabriano

0,90

3,87

Macerata

1,15

4,71

Civitanova Marche

1,74

5,50

Fermo

1,17

4,88

San Benedetto del Tronto

1,50

5,36

Ascoli Piceno

1,17

4,63

TOTALE FUAs

1,37

4,20

Evoluzione del consumo di suolo 1954-1984-2001-2007 nel capoluogo regionale di Ancona

1954

1984

2001

2007

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CONSUMO DI SUOLO NELLE MARCHE: EVIDENZE E CONFRONTI NELLE REGIONI DEL CENTRO NORD di Ugo Baldini e Patrizia Chirico (Cooperativa CAIRE Urbanistica di Reggio Emilia)

Il consumo di suolo emerge come tema centrale e come indicatore sensibile della salute urbanistica dei territori, come misura empirica del contributo che la pianificazione urbanistica riesce a dare ai problemi di recupero di efficienza del Paese, in una fase che registra un preoccupante declino della attenzione dedicata dalla politica ai temi del governo urbanistico del territorio e, corrispondentemente, una riduzione sensibile delle risorse ad esso destinate. Questo vale in particolare per un territorio, come quello della valle Padana, dove, in termini di acqua e di suolo, si concentra gran parte della risorsa strategica del Paese e dove è presente un apparato economico-produttivo e una struttura urbana tanto estesi e consolidati da qualificare quest’area come uno degli aggregati “megalopolitani” di maggior rilievo nel panorama continentale e globale. Nel decennio trascorso tra i due ultimi censimenti agricoli (1990-2000) nelle sette regioni dell’area padano-veneta (Liguria compresa) la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) si è ridotta di quasi 300 mila ettari (il 5,9% del totale), cosa che possiamo supporre abbia comportato una perdita rilevante in termini di biodiversità, di base alimentare, di paesaggio rurale, di cultura imprenditoriale, di tradizione manutentiva. Questa sensibile variazione in decremento della SAU assume due distinti significati: da un lato, il consumo irreversibile da parte delle urbanizzazioni di aree agricole, particolarmente connotate dalla presenza di suoli fertili, dall’altro l’abbandono, da parte delle aziende agricole, di aree marginali, sospinte verso dinamiche di naturalizzazione (inselvatichimento) il più delle volte incontrollate e non ospitate/gestite entro prospettive di allestimento di aree protette o di aree dotate in vario modo di programmi di gestione ambientale. Un’immagine interessante di questa duplice dimensione del consumo di suolo è quella che emerge con tutta evidenza da un bilancio delle variazioni della SAU che si sono registrate rispettivamente nelle aree di maggiore concentrazione e in quelle di più marcata rarefazione insediativa. Nell’arco della seconda metà del XX secolo si è infatti realizzata una significativa redistribuzione della popolazione tra le diverse parti del Paese e anche all’interno dei diversi territori regionali, redistribuzione che è resa ancora più evidente da una lettura dinamica dei fenomeni, operata valutando le diverse condizioni di accessibilità determinate, ai due estremi del periodo (1951 e 2001), dalla configurazione della rete infrastrutturale e dalla distribuzione della popolazione residente nei comuni. Dei 4.467 comuni presenti nelle sette regioni dell’area padanoveneta, 2.580 sono caratterizzati da fenomeni di concentrazione, avendo conosciuto nel cinquantennio un incremento della popolazione accessibile nel breve raggio superiore al 10%. In essi risiede il 76,2% della popolazione e si produce il 79% del PIL. In questi stessi comuni la perdita di SAU (che

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nel contesto delle aree di concentrazione è in larga misura da intendersi a tutti gli effetti come consumo di suolo) ha assunto negli ultimi dieci anni le dimensioni di 130mila ettari che rappresentano il 4,9% della SAU relativa e il 3,2% dell’intera SAU “del Nord”. Nello stesso arco temporale intercorso tra i due ultimi censimenti dell’agricoltura - e sempre nelle sette regioni del Nord - 885 comuni si sono invece caratterizzati per i processi di rarefazione insediativa (misurata da una diminuzione della popolazione accessibile entro 30 minuti superiore al 10%), che li hanno investiti. In questi comuni, dislocati prevalentemente lungo l’arco alpino e appenninico (quest’ultimo in modo più massiccio) oltre che nella bassa pianura del Po, risiede ora l’8,4% della popolazione e si produce il 6,8% del PIL. Anche in questi comuni si è registrato un arretramento della SAU, riconducibile però prevalentemente ai fenomeni dell’abbandono (da leggere tanto correlato alla diminuzione del numero di aziende che come effetto della riduzione del presidio umano sul territorio); questo arretramento è quantificabile nella misura di 124mila ettari, pari al 10% della SAU relativa. Un sommario confronto tra le tendenze che hanno investito l’area padana e quanto è analogamente successo nelle Marche mostra una distinzione piuttosto nitida e un diverso comportamento “erosivo” tra le differenti tipologie di comuni. Il 38% dei comuni marchigiani rientra infatti nelle aree di concentrazione, e in tali aree si concentra ben il 73% della popolazione e il 78% del PIL totale della regione, mentre nelle aree di rarefazione, che interessano il 41% dei comuni, è presente solo il 13% della popolazione e il 9% del PIL. Le dinamiche recenti di consumo di suolo si presentano allineate sostanzialmente nelle Marche e nelle regioni del nord. Il consumo di suolo più elevato nel nord Italia si è verificato proprio nelle aree di rarefazione, nelle quali la SAU è diminuita del 10,1%; nelle Marche le aree di rarefazione registrano una diminuzione (abbandono) pari a quella delle aree di concentrazione con l’8,6%, mentre le aree stabili perdono di più rispetto alle regioni del nord registrando riduzioni del 4,3%, portando la media regionale ad un valore (-7,6%) superiore a quello medio delle regioni settentrionali (-6,3%), ma ancora largamente inferiore al valore medio nazionale (-12,2%). Ciò detto, per far fronte a dinamiche erosive di così forte intensità, politiche che vogliano effettivamente contenere e contrastare il consumo di suolo devono poter contare su strumenti efficaci e appropriati ai diversi contesti. Ciò può avvenire, innanzitutto, operando per migliorare l’efficienza e la qualità delle trasformazioni nelle aree già urbanizzate e, non secondariamente, agendo per contenere l’urbanizzazione di suoli vergini. Un contenimento, quest’ultimo, che si può ottenere vuoi introducendo in via amministrativa contingentamenti quan-


titativi nei confronti delle trasformazioni programmabili dai piani urbanistici (come prevede la recente legge urbanistica veneta), vuoi introducendo disincentivi economici con l’istituzione di una tassa regionale sul consumo di suolo. Per quanto riguarda invece il fenomeno (di portata nazionale) della perdita di suolo nelle aree dell’abbandono, pur entro certi limiti “reversibile”, la si deve contrastare intendendo questi suoli come patrimonio da mantenere per le generazioni future e quindi come una risorsa paesistica da manutenere e da compensare per i servizi ambientali (sicurezza, fruizione, naturalità, identità) che è in grado di produrre per il Paese intero. In entrambi i casi il rischio è quello di una perdita di patrimonio paesistico e paesaggistico, da contrastare nei modi che la Convenzione Europea ci suggerisce, valorizzando la percezione locale del paesaggio e il valore identitario che esso assume per le comunità locali e fornendo, così, una ragione in più anche alle politiche per la istituzione di aree protette, opportunamente “messe in rete”. Una politica, quella delle aree e dei paesaggi protetti da intendere sia come contrasto efficace all’erosione di risorse strutturali (vedi in particolare l’ambiente dei fiumi) nelle aree a forte pressione antropica, sia come azione consapevole per ricomprendere entro una strategia di servizi ambientali quelle aree marginali scese - temporaneamente, ci dice la storia - sotto la soglia di utilità economica.

Dobbiamo in aggiunta a tutto ciò avere presente anche un’altra minaccia, connessa alla perdita di suolo agricolo, vale a dire la possibilità che essa sia concausa del dissesto idrogeologico, per effetto di una impermeabilizzazione imprudente o per conseguenza di una campagna non più drenata e manutenuta da acconce sistemazioni agrarie e dalla azione diuturna degli agricoltori. Tra le responsabilità dell’urbanistica “della sostenibilità” ci sta naturalmente anche quella di studiare i processi di riduzione della risorsa suolo e di proporre strategie di evoluzione consapevole e accorta degli organismi urbani che ne contrasti e riduca la necessità. E a questo proposito chiediamoci, noi urbanisti, se tra le analisi condotte in occasione della formazione degli strumenti di piano sia sempre presente una rappresentazione della crescita urbana e dell’uso del suolo agronaturale, prodotta alla scala opportuna e tale da sostenere convincenti bilanci eco-paesistici. Un uso del suolo misurato, anche su più intervalli temporali, così da dare forma a una visione diacronica del mutamento, e consentendo di contabilizzare anche i consumi ulteriori generati dal Piano in elaborazione, per sottoporli - anche nelle loro alternative concretamente praticabili - a una Valutazione Ambientale Strategica che si faccia carico seriamente del destino delle risorse primarie.

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LA BIODIVERSITÀ: SERVIZI ECO SISTEMICI E BENESSERE UMANO a cura della Regione Marche

In occasione della VI Edizione di Eco&Equo si è tenuto il zione è essenziale per la nostra qualità di vita e prosperità workshop “La biodiversità: servizi ecosistemici e be- economica. nessere umano”, nell’ambito del quale sono stati trattati Per misurare lo stato di conservazione della biodiversità, aspetti aventi interesse generale ed esempi attuativi di rile- l’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) ha elaborato una vanza locale. Il tema ha assunto un significato particolare griglia di 26 indicatori SEBI (Streamlining European Bioditenuto conto del dibattito che si sta sviluppando a livello versity Indicators 2010), ritenuti rilevanti e significativi per mondiale sugli effetti dannosi che i cambiamenti climatici valutare i progressi nella conservazione della biodiversità. producono alla vita sulla Terra. A tal riguardo nell’introduzio- L’architetto Stefano Corazza dell’Università di Venezia ha ilne ai lavori Claudio Zabaglia, Dirigente regionale della P.F. lustrato la ricerca che sta conducendo per rendere praticabili Tutela degli animali e Rete Ecologica Regionale, ha rilevato tali indicatori ad una scala regionale. Modificare la scala di che i timori per quanto sta avvenendo non riguardano solo applicazione (passando da una scala europea, regionale e la nostra specie in quanto la sopravvivenza dell’uomo non è nazionale ad una sub-nazionale) costituisce un test impordisgiunta da quella dell’intera comunità di esseri viventi con tante per misurare l’efficacia degli indicatori individuati, ma la quale ha condiviso la sua evoluzione e da cui dipende anche per migliorarne la metodologia, per raffinarne l’attendibilità, per definire i criteri di estensione dell’indicatore o per ogni funzione vitale. Franco Ferroni del WWF Italia ha evidenziato come l’UE di un set di indicatori ai diversi livelli territoriali di gestione (governo) della policy, per tefin dal 2006 abbia sollevato nere specialmente in conto le il problema e indicato alcune caratteristiche peculiari e le strategie da perseguire. problematiche della scala a Con il documento “Arrestare cui viene applicato. la perdita della biodiversità Idealmente per i processi a entro il 2010 e oltre. Sostenelivello globale, nazionale e re i servizi ecosistemici per il regionale si dovrebbero utibenessere umano”, la Commislizzare gli stessi indicatori. sione UE ha coraggiosamente Per alcuni di essi si stanno delineato le linee guida per raccogliendo nella Regione correre ai ripari, ma, ad un Marche i dati disponibili, onanno dalla scadenza posta, già de rappresentare l’andamento molti osservatori internazionali nel tempo del parametro sono pronti a scommettere che ecologico che descrivono e quei lungimiranti obiettivi ben quindi a fornire indicazioni difficilmente potranno trovare sugli interventi da attuare. compimento. Nelle premesse La percezione che la biodisi fa presente che la perdita versità possa assumere una di biodiversità in termini di centralità nelle considerazioecosistemi, specie e geni è ni sullo sviluppo economico particolarmente preoccupanè diretta conseguenza del te non solo per il valore che momento di grave crisi che ogni componente naturale sta interessando il sistema intrinsecamente esprime, ma mondiale; questa nuova sianche per il calo dei “servizi tuazione ha in qualche modo ecosistemici” che fornisce “gramesso al centro dell’attenziotuitamente”: la produzione di ne l’esigenza di un profondo cibo, di combustibili, di fibre cambiamento valoriale nel e di medicinali, gli effetti di modo di considerare lo svilupregolazione sull’acqua, sull’aria po economico di una nazione, e sul clima, il mantenimento misurabile con indicatori più della fertilità del suolo e dei sensibili al progresso sociale e cicli dei nutrienti, sono alcuni ambientale di una società non esempi dei servizi offerti dalla riassumibili nel solo PIL. complessa rete facente capo Di questi aspetti ha discusso alla biodiversità, la cui erogaNibbio reale (foto di Jacopo Angelini)

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Salvatore Monni, docente presso la Università Unitre di Roma, facendo riferimento all’Indice di sviluppo umano sostenibile (ISUS), formulato per coniugare crescita, sostenibilità umana e ambientale. La ricaduta positiva che si intravede nel “fare economia” senza distruggere l’ambiente è stata presentata da Andrea Catorci, Docente presso l’Università di Camerino, che ha studiato e realizzato alcuni interventi-pilota per la conservazione dei prati-pascoli secondari nei Monti Sibillini, habitat prioritari per la Direttiva europea di settore, attraverso il management degli allevamenti di montagna. In merito, è stata portata la testimonianza della responsabile di un’azienda agricola che ha partecipato all’iniziativa. Analoghi interventi sono stati contemporaneamente condotti in altri quattro Parchi e Riserve marchigiani: la Riserva di Torricchio, il Parco di Sasso Simone e Simoncello, la Riserva del Furlo e il Parco Gola della Rossa, applicando tecniche diversificate in relazione alle situazioni esistenti, con l’interessamento di operatori agricoli che svolgono la loro attività nelle zone interessate. Tali esperienze potranno convenientemente fornire indicazioni per l’utilizzo di ulteriori risorse rese disponibili con i fondi FAS e del PSR, dimostrando che è possibile effettuare una gestione sostenibile all’interno dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) offrendo al contempo opportunità di sviluppo. Un altro esempio di coinvolgimento attivo di residenti, cooperative e agricoltori locali e strutture turistiche delle nostre montagne in progetti di salvaguardia della biodiversità, è stato presentato da Jacopo Angelini del Parco Regionale

Gola della Rossa e di Frasassi in relazione al finanziamento di Euro 3.322.876 concesso dall’UE per il progetto Life della durata di 5 anni “Save the Flyers - Misure per la conservazione della chirotterofauna e dell’avifauna nell’Italia centrale” alle Comunità Montane Esino-Frasassi e Monte Amiata e Grossetano e all’ENEL Distribuzione Spa. In relazione all’ambiente marino un riscontro per la conservazione della biodiversità può essere offerto dall’attuazione del Piano d’Azione Nazionale per la Conservazione delle Tartarughe Marine (PATMA) che sarà prossimamente presentato all’approvazione della conferenza Stato-Regioni; a tal proposito è stato attivato un nucleo di referenti regionali comprendente, oltre ai Servizi regionali interessati, anche i Parchi regionali costieri, l’ARPAM, il CNR, le Capitanerie di porto regionali e la Fondazione Cetacei di Riccione. Altri esempi importanti di valorizzazione della biodiversità, attraverso attività economiche compatibili, saranno espressi con la progettazione della Rete Ecologica Regionale che si concluderà alla fine del 2010. Nelle fasi propedeutiche è stato bandito un concorso aperto alle Province e ai Comuni per la concessione di un cofinanziamento che prevede la realizzazione di primi interventi di connessione ecologica nelle aree fluviali periurbane. Il progetto della REM prevede la individuazione di Unità Ecologico-funzionali e di Tipologie ambientali, attraverso una lettura multidisciplinare di tutto il territorio regionale che ha lo scopo di evidenziare i meccanismi e i processi alla base del funzionamento del processo biologico nelle Marche.

Praterie secondarie (foto di Andrea Catorci)

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PROVINCIA DI ANCONA

LA PROVINCIA DI ANCONA PER L’AMBIENTE

Il bilancio ambientale della Presidente della Provincia, Patrizia Casagrande di Patrizia Casagrande Esposto Presidente della Provincia di Ancona

Economia ed ecologia sono a tal punto interdipendenti da finire per sovrapporsi. Questa ritrovata coincidenza di percorso, rimarcata nei protocolli internazionali e nelle direttive europee, delinea nuovi compiti per la pubbliche amministrazioni che recepiscono gli indirizzi generali di uno sviluppo sostenibile e durevole, elaborando strategie attuative.

Ambiente ed ecologia sono temi dominanti dei nostri tempi, questioni cruciali per il futuro del pianeta e il benessere dei cittadini del presente. Sebbene Copenhagen non sembra poter dare le risposte decisive che tutti noi ci aspettiamo e il protocollo di Kyoto non proceda su un percorso lineare, l’orientamento verso il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni sono linee traccianti di ogni governo, locale o nazionale che sia. Per la Provincia di Ancona, la questione ambiente taglia trasversalmente tutte le azioni politiche dell’amministrazione d’area vasta. Sociale, culturale, turistico, economico sono settori attraversati dalla complessità di una questione urgente e irrinunciabile, da condividere negli obiettivi con le altre istituzioni, laddove ciascuno apporta il suo contributo e ne assume la responsabilità. A partire da un ossimoro, “conservare il futuro”, giochiamo la partita del miglior modo di vivere un presente in cui inquinamento e dissipazione delle risorse non sono più lo scotto da pagare al progresso umano e allo sviluppo economico. L’attuale crisi ce lo conferma, suggerendoci una green economy che esclude progresso e sviluppo senza rigenerazione delle forze della natura.

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Prima di essere Presidente, sono stata Assessore all’Ambiente. Anche in virtù di ciò, il mio programma di mandato prevedeva un palinsesto di operazioni realizzabili, per buona parte condotte in porto con successo in poco meno di due anni e mezzo dall’insediamento della giunta. Ma, prima di illustrare gli obiettivi raggiunti in materia di energia, vorrei parlare di una questione di scottante attualità: la centrale turbogas a Corinaldo annunciata dalla società Edison nelle scorse settimane. La Provincia di Ancona ha pubblicamente manifestato la sua contrarietà alla realizzazione di quel tipo di centrale semplicemente perché il nostro convinto indirizzo politico si rivolge alle numerose attività di produzione di energia alternativa, che il nostro Ente avvia e sostiene. Una realtà consolidata che ci pone nella fortunata condizione di non avere affatto bisogno di ricorrere ad ulteriore energia prodotta da fonte fossile. Inoltre, il piano attuativo provinciale del PEAR, che stiamo concludendo, esclude la macrogenerazione. Il nostro piano attuativo si incentrerà invece sulla micro-co-tri-generazione di energia. Vale a dire energia, raffreddamento e calore attraverso la trasformazione di quest’ultimo. È importante sottolineare che la provincia di Ancona è oggi l’unica tra le province marchigiane ad esportare energia elettrica. Come indicano i dati ufficiali, il nostro territorio produce l’82% dell’energia da fonte fossile prodotta dall’intera regione e ne esporta il 13%. In materia di energia, il senso pieno del governo di un territorio è la gestione di un periodo di transizione da una civiltà pesante e dissipativa a una leggera e rigenerativa, con un carattere marcatamente operativo. La strada verso la transizione non può che tradursi in diversificazione e autoproduzione. Abbiamo messo a punto un Programma attuativo provinciale del Piano Energetico Ambientale Regionale, che prevede l’utilizzo di tutti gli strumenti della partecipazione, a partire dal protocollo di Agenda 21, che ho cominciato a sperimentare con successo quando ero Assessore all’ambiente, fino al Bilancio partecipativo e le Giunte congiunte con i Comuni del territorio.


Ritengo che la comunicazione delle idee, delle opportunità, dei progetti, dei bandi sia essenziale per alleggerire l’impronta ecologica, per sensibilizzare la popolazione sulla pressione esercitata da ciascuno di noi sulle risorse naturali. In questa chiave, la Provincia promuove la conoscenza degli incentivi statali presso gli artigiani, i piccoli imprenditori e i privati per migliorare il bilancio energetico. Le azioni dell’ente sono numerose. Grazie a un Protocollo d’Intesa, abbiamo istituito un credito universitario presso l’Università Politecnica delle Marche, da ottenersi attraverso il superamento di un test su energia, acqua, ciclo dei rifiuti. Anche per la ristrutturazione della sede della Provincia nel centro di Ancona, prevediamo un bando europeo su una progettazione innovativa per quanto attiene i consumi energetici, in modo da realizzare un edificio passivo o comunque ad alta efficienza nel risparmio energetico. Ancora, nelle scuole superiori, che costituiscono il patrimonio immobiliare più consistente della Provincia, curiamo la diffusione del solare termico o fotovoltaico, progettando la nuova edilizia scolastica a consumo e impatto zero. Per chiudere un elenco non esaustivo, ma, credo, chiarificatore della governance della Provincia, il nostro programma comprende: - la riduzione dell’IPT ai veicoli che producono meno di 120g/km di CO2; - controlli degli impianti di riscaldamento; - bonifiche di aree inquinate; - facilitazione delle azioni che spettano ai Comuni e intercettazione di fondi comunitari ad hoc. Per quanto concerne la problematica dei rifiuti, preferisco chiamare questi ultimi: “materiali post-consumo” perché il nostro obiettivo è di mandare allo smaltimento meno materiali possibile. Pur non disponendo di poteri legislativi, la Provincia si avvale della propria capacità organizzativa nel coordinare i Comuni che si raccolgono in Assemblee e in Consorzi di gestione. Grazie al lungo e produttivo impegno dell’ente negli ultimi anni, siamo sulla buona strada per l’attuazione dell’intero Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti. Di fatto, la parte nord del territorio (ex Bacino 2) registra un notevole attivismo sul piano della raccolta differenziata e del riciclaggio, allineandosi alle aree più avanzate del Paese. La più recente edizione del Premio Comuni Ricicloni ha visto primeggiare nell’intera regione Serra de’ Conti con

oltre il 77% di differenziata raggiunta. La classifica vedeva anche la presenza di Corinaldo, il Comune riconosciuto dall’UE destinazione turistica europea d’eccellenza 2008 nonostante ospiti una discarica e l’unico impianto di smaltimento dell’umido dell’intera Provincia. Nell’ex Bacino 1 puntiamo alla raccolta differenziata spinta, già avviata in alcuni quartieri di Ancona, a Fabriano, Jesi, Osimo. Sulla scorta dell’esperienza maturata nell’ex Bacino 2, lavoriamo all’individuazione della migliore tecnologia per un impianto di trattamento della frazione secca dei rifiuti. Intanto il CIR 33, il Consorzio che raggruppa 33 Comuni dell’ex Bacino 2, si dota di strumenti educativi e dissuasivi per ottenere il meglio dalla differenziata e agganciare un aspetto avanzato della questione rifiuti. Mi riferisco all’aspetto cui accennavo prima, quello che va oltre il riciclaggio e la rigenerazione delle materie post-consuno, vale a dire la prevenzione e il possibile riuso. In questo senso, abbiamo sottoscritto Protocolli d’Intesa anche con la grande distribuzione e con le Multiutiliy per azioni di riduzione degli imballaggi, come quella delle “fontanelle dell’acqua”. Sulla questione energia, tutto sembra andare nella giusta direzione dell’impiego di energia rinnovabile e, sulla strada delle aggregazioni societarie, dobbiamo realizzare la costituzione dell’Ambito Unico Provinciale di gestione dei rifiuti. Solo così raggiungeremo un livello più alto da cui avviare una serie di progetti che abbiamo già elaborato. Parlo di un ecomuseo su rifiuti, energia, acqua..., come luogo di ricerca e sperimentazione affidato ad esperti e aperto al pubblico. Ma parlo anche di progetti culturali legati tanto ai rifiuti quanto alla percorrenza leggera dei fiumi, di promozione turistica e, soprattutto, di nuove figure professionali. Torno insomma alla green economy di cui parlavo all’inizio, là dove la tutela dell’ambiente nel suo complesso diventa un nuovo motore dell’economia.

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ARPA MARCHE

ELETTROSMOG, UN CASO DI SCUOLA di Gisberto Paoloni Direttore generale ARPAM

Nelle ultime settimane la stampa ha dato molto risalto alla situazione di inquinamento elettromagnetico riscontrata presso il sito denominato Forte Montagnolo di Ancona. Poiché le informazioni fornite dai giornali, di cui va comunque apprezzato il lodevole intento di sollecitare nella pubblica opinione l’attenzione su un tema rilevante per quanto riguarda il rapporto ambiente-salute, sono state inevitabilmente generiche e, in qualche caso, inutilmente allarmistiche, è utile approfondire il discorso, entrare nei dettagli, al fine di collocare la problematica nella giusta dimensione. L’auspicio è che da tali approfondimenti possano giungere ai decisori politici maggiori elementi di conoscenza tecnico scientifica su cui basare le improcrastinabili scelte di programmazione urbanistica relative alla stesura di un piano di localizzazione degli impianti. È opportuno partire dalla cronistoria dell’impegno del Servizio radiazioni/rumore dell’ARPAM attorno a questo problema, impegno avviato addirittura prima della costituzione dell’Agenzia dall’Area Fisica del Servizio multizonale di Sanità pubblica. L’elettrosmog nella storia di Forte Montagnolo La relazione delle prime verifiche di inquinamento elettromagnetico effettuate nel 1988 a Forte Montagnolo di Ancona, è stata redatta in data 11/07/1988 dall’Area Fisica del Servizio Multizonale di Sanità Pubblica della U.S.L. n. 12 di Ancona, struttura poi transitata nel 1999 all’ARPAM. Nel 1990 l’Area Fisica del Servizio Multizonale di Sanità Pubblica provvedeva ad effettuare un secondo monitoraggio del sito di Forte Montagnolo, utilizzando un analizzatore spettrale in frequenza collegato ad apposite antenne per discriminare il contributo fornito da ciascuna emittente radiotelevisiva al campo elettrico totale. Nella relazione tecnica finale venivano anche individuati gli impianti maggiormente inquinanti e le conseguenti diminuzioni che ciascuno di essi doveva apportare ai livelli di campo elettrico prodotti dal proprio impianto nei vari punti di misura, facendo riferimento per i limiti di esposizione della popolazione alla proposta di normativa nazionale redatta dalla Commissione Interministeriale istituita nel 1981 dal Ministero della Sanità. A seguito dei risultati delle suddette misure, il Comune di Ancona in data 07/06/90 aveva ufficialmente chiesto ai gestori coinvolti di apportare le diminuzioni indicate nella relazione tecnica dell’Area Fisica.

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Successivamente si è provveduto ad effettuare ulteriori interventi di misura sia nella zona di via del Golfo sia presso la sede dell’ASSAM, dove sin dall’agosto 2002 è stata installata anche una centralina di monitoraggio in continuo, appartenente alla rete di monitoraggio della Provincia di Ancona. Presso la sede dell’ASSAM il Servizio radiazioni/rumore non ha mai rilevato superamenti dei limiti normativi. La situazione oggi La presenza di una situazione di superamento del valore di attenzione di 6 V/m presso un’abitazione di via del Golfo a Forte Montagnolo è stata riscontrata con misure a “banda larga”, ad ottobre 2007, nell’ambito della mappatura dei livelli dei campi elettromagnetici a radiofrequenza presenti su tutto il territorio del Comune di Ancona, effettuata dall’ARPAM a seguito di specifico incarico da parte del Comune allo scopo di caratterizzare la situazione esistente per la successiva redazione del piano di localizzazione degli impianti di telefonia mobile. Successivamente il Servizio Radiazioni/Rumore ha deciso di approfondire l’indagine, effettuando misure a “banda larga” presso tutte le abitazioni situate nella zona, al fine di individuare la presenza di ulteriori situazioni di superamento dei limiti normativi. Sono state così individuate in totale 6 abitazioni, caratterizzate dal superamento dei limiti. In corrispondenza di 4 delle 6 abitazioni sopra indicate, sono state posizionate dall’ ARPAM centraline di monitoraggio in continuo dei livelli di inquinamento elettromagnetico, al fine di tenere sotto controllo nel tempo la situazione e di verificare eventuali variazioni significative. Le suddette centraline sono in dotazione all’ARPAM e non fanno parte della rete di monitoraggio della Provincia di Ancona. Contemporaneamente, il Servizio si è dotato di un nuovo analizzatore spettrale in frequenza, dotato di funzioni in grado di misurare in maniera adeguata e corretta anche le nuove tipologie di segnali quali i segnali di tipo digitale, prodotti da alcuni impianti televisivi di recente installazione nella zona. Il nuovo analizzatore di spettro è corredato anche di antenna triassiale isotropica al fine di poter velocizzare l’esecuzione delle misure (aspetto particolarmente importante in un sito così complesso come quello di Forte Montagnolo, caratterizzato dalla presenza di almeno 60 impianti di emittenti radiofoniche a modulazione di frequenza, televisive analogiche e televisive digitali). Insieme all’analizzatore di spettro l’ARPAM aveva richiesto l’acquisto di uno specifico software per la gestione della misura, l’acquisizione degli spettri e la successiva analisi ed elaborazione dei segnali presenti nei vari spettri acquisiti.


Purtroppo la ditta fornitrice ha fornito un software assolutamente inadeguato alle specifiche richieste, per cui il Servizio radiazioni/rumore ha dovuto sopperire a tale criticità, predisponendo direttamente un software di base per la gestione della misura da remoto tramite personal computer e per l’acquisizione degli spettri del segnale e provvedendo, in una seconda fase, ad effettuare direttamente l’analisi e l’elaborazione dei segnali in maniera non automatica. Dal momento che a Forte Montagnolo è presente l’unico impianto radio ad Onde Medie (OM) di tutta la Regione Marche, di proprietà della Società RAI Way, è stato necessario provvedere anche ad una nuova taratura della specifica antenna di misura (rod antenna), già in dotazione al Servizio. Poiché in Italia non è stato trovato alcun centro SIT in grado di effettuare tale taratura, è stato necessario inviare la suddetta antenna in Inghilterra e precisamente al National Physical Laboratory, che è il Laboratorio Metrologico Primario inglese. Con la nuova attrezzatura è stato possibile effettuare le misure a “banda stretta” presso le abitazioni caratterizzate dal superamento dei limiti. Le misure “a banda stretta” sono state effettuate in 7 punti di misura e per ciascun punto di misura sono stati acquisiti più di 100 spettri. Nei mesi successivi (gennaio e febbraio 2009), dopo che sono stati analizzati ed elaborati più di 700 spettri, è stato calcolato quindi in ciascun punto di misura il livello di campo elettrico prodotto da ciascun impianto, nonché il livello di campo elettrico totale prodotto dagli oltre 60 impianti installati nella zona. Alla fine dell’elaborazione sono stati individuati 47 impianti caratterizzati da contributi significativi al superamento dei limiti normativi, per ciascuno dei quali l’ARPAM ha anche provveduto a calcolare le diminuzioni da apportare, nell’ambito della procedura di risanamento, al fine del rientro nei limiti stessi. L’operatività del Servizio radiazioni/rumore dell’ARPAM Il sito di Forte Montagnolo di Ancona rappresenta indubbiamente la situazione più critica di tutta la Regione Marche dal punto di vista dell’inquinamento elettromagnetico a radiofrequenza, dal momento che è costituito dalla presenza di una elevata concentrazione di emittenti radiotelevisive installate su una collina a ridosso della città: infatti in tale zona sono presenti circa 60 impianti, dei quali più di 30 di emittenza radiofonica a modulazione di frequenza, uno di emittenza radiofonica a onde medie della RAI, circa 20 di emittenza televisiva analogica e circa 10 di emittenza televisiva digitale, con potenza in antenna per ciascun impianto mediamente dell’ordine di 1000-2000 W, ad eccezione dell’impianto ad onde medie di ben 12000 W. Nella vicina zona di Via del Golfo, sono presenti alcuni edifici di tipo residenziale, in corrispondenza dei quali sono stati rilevati livelli di campo elettrico particolarmente elevati. Dal momento che presso un’abitazione erano stati rilevati in precedenza, nell’ambito della mappatura di tutto il territorio comunale di Ancona, valori di campo elettrico, ottenuti come media spaziale e temporale, superiori al valore di attenzione di 6 V/m previsto dal DPCM 08/07/2003, l’ARPAM ha deciso di approfondire l’indagine iniziale tramite le seguenti iniziative: - effettuazione di ulteriori misure di campo elettrico tramite strumentazione a banda larga presso tutte le abitazioni situate nella zona e anche presso punti caratterizzati da semplice presenza occasionale; - posizionamento presso alcune abitazioni della zona, ca-

ratterizzate dal superamento dei limiti di esposizione, di centraline di monitoraggio in continuo, al fine di tenere sotto controllo la situazione di inquinamento elettromagnetico ivi presente; - effettuazione di misure tramite strumentazione a banda stretta, in corrispondenza di tutti i punti caratterizzati dal superamento dei limiti normativi, al fine di identificare tutte le emittenti che concorrono a ciascun superamento e quantificare il relativo contributo, in modo da poter successivamente indicare le azioni di risanamento che i singoli gestori devono attuare per rientrare nel rispetto dei limiti normativi. In particolare, tutti i valori di campo elettrico rilevati nell’ambito delle varie campagne di misura eseguite sono risultati compresi tra 1.5 V/m e 41.5 V/m. Dall’esame dei livelli misurati è possibile formulare le seguenti valutazioni: - all’interno delle abitazioni sono stati rilevati valori generalmente dell’ordine di 3-3,5 V/m, ad eccezione dell’edificio situato in mezzo ad alcuni tralicci porta antenne dove sono stati misurati valori dell’ordine di 15 V/m; - all’esterno, in corrispondenza di terrazzi privati e altre pertinenze, sono stati rilevati valori compresi tra 8 e 20 V/m; -- in particolare in corrispondenza di sei abitazioni sono stati misurati valori di campo elettrico superiori a 6 V/m. L’Agenzia ha quindi provveduto a condurre approfondite analisi con strumentazione a banda stretta, fornendo quindi al Comune di Ancona, in quanto Ente amministrativamente competente, un quadro complessivo riepilogativo sia della situazione attuale dei livelli di campo elettromagnetico presenti sia delle azioni di risanamento da prevedere in una specifica ordinanza. In particolare, le verifiche strumentali con analizzatore spettrale in frequenza sono state effettuate in corrispondenza di 7 punti di misura caratterizzati o dal superamento del valore di attenzione di 6 V/m o dal superamento del limite di esposizione di 20 V/m, secondo le modalità tecniche operative previste dalle specifiche normative tecniche di settore. In ciascun punto è stato determinato sia il livello di campo elettrico prodotto separatamente da ciascun impianto di teleradiocomunicazione (TLC), installato nella zona di Forte Montagnolo, sia il valore di campo elettrico totale, ottenuto come somma dei contributi di tutti gli impianti di TLC. In totale sono state effettuate 427 determinazioni di livelli di campo elettrico mediante analisi spettrali in frequenza, che hanno riguardato e preso in esame gli oltre 60 impianti di TLC presenti nel sito. A partire da questi dati, sono stati calcolati i fattori di riduzione delle emissioni elettromagnetiche che i vari gestori coinvolti nell’attuazione delle azioni di risanamento dovranno applicare ai propri impianti, al fine di poter ottenere il rientro nei limiti normativi, sulla base delle modalità di calcolo riportate in uno specifico allegato (Allegato C) del DPCM 08/07/2003 ed individuate con l’indicazione di “riduzione a conformità”. In totale sono stati individuati 47 impianti di emittenti radiofoniche o televisive che dovranno attuare azioni di risanamento. ARPA Marche Via Caduti del Lavoro, 40 int. 5 60131 Ancona Tel. 071 2132720 - fax 071 2132740 arpa.direzionegenerale@ambiente.marche.it www.arpa.marche.it

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CAMERATA PICENA APRE AL FOTOVOLTAICO

Investire in energie rinnovabili con la prospettiva di importanti progetti di Valentina Bellucci

Camerata Picena (AN) apre al fotovoltaico seguendo la strada intrapresa già da altri Comuni di modesta entità della regione che si sono impegnati per utilizzare al meglio le fonti rinnovabili. Suggestivo, i n questo senso, è il caso di Barchi, un piccolo comune nel pesarese, che, nonostante abbia solo 900 abitanti, ha già un suo impianto fotovoltaico. Le Marche, infatti, si stanno muovendo bene cercando di attenersi il più possibile al Piano Energetico Ambientale Regionale, il cosiddetto PEAR, approvato dalla Regione Marche ed entrato in vigore il 16 febbraio del 2005 (lo stesso giorno dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, accordo che prevede l’impegno di vari Paesi a ridurre le proprie emissioni e, in base al quale, anche l’Italia si è impegnata a ridurre le proprie quote di gas serra del 6,5% rispetto a quelle del 1990 nell’arco temporale 2008-2012). Nel PEAR sono indicate tre precise strategie per la produzione e il consumo nel campo energetico nel rispetto degli obiettivi di Kyoto: 1)Promozione del risparmio energetico

Il PEAR prevede un inventario delle misure di risparmio energetico attuabili in regione e si concentra sul settore edile attuando una modifica del regolamento edilizio (ad esempio l’adozione di un sistema per valutare il grado di efficienza energetica dell’edificio), al fine di definire un limite minimo che tutti gli edifici nuovi e da ristrutturare dovranno raggiungere. 2)Maggiore impiego delle fonti rinnovabili. Tra le fonti rinnovabili, il PEAR ha individuato quelle che in un breve-medio periodo riescono a dare un importante apporto al bilancio energetico, cioè l’eolico e le biomasse. Per quanto riguarda il solare se ne riconosce la strategicità in tema di efficienza energetica degli edifici. Gli impianti eolici hanno costi confrontabili alle centrali tradizionali e si caratterizzano per un minore impatto in termini di emissioni e di danni alla salute. Il PEAR ha fissato in 160 MW la potenza massima installabile sul suo territorio: 120 mediante impianti di media potenza e 40 tramite un singolo impianto di interesse pubblico.

Il taglio del nastro - Inaugurazione impianto fotovoltaico di Camerata Picena

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L’impiego delle biomasse potrebbe, inoltre, contribuire al rilancio delle attività agricole, forestali e zootecniche che rappresentano un importante tassello dell’economia regionale e ne caratterizza il suo territorio. Residui agroforestali, potature, colture dedicate, residui industriali, possono contribuire alla produzione di elettricità o di combustibili vegetali. 3) Diffusione della produzione elettrica distribuita Il PEAR considera strategico raggiungere tendenzialmente il pareggio elettrico, sia facendo ricorso alle fonti rinnovabili che ad un uso efficiente di quelle fossili. In quest’ultimo caso, anziché puntare alla generazione concentrata in poche grandi centrali, il PEAR predilige a un sistema di produzione diffuso sul territorio, nella logica della vicinanza ai poli di consumo. Si può pensare a centrali, di diversa taglia, di trigenerazione (elettricità, calore e freddo per ospedali, centri commerciali e centri direzionali) o di cogenerazione (elettricità e calore) al servizio di uno stabilimento o di un’area industriale omogenea. Il PEAR della Regione Marche è riconosciuto tra i più avanzati a livello nazionale e internazionale. Il Piano è stato selezionato come buona pratica in campo energetico sul tema dei cambiamenti climatici dalla Commissione europea (Green Week 2005-Bruxelles). Da tutto il territorio marchigiano sono state inoltrate già molte domande per l’installazione di pannelli fotovoltaici, la maggior parte delle quali sono andate in porto. Sulla base di queste Linee Guida, il 7 novembre 2009 è stato allestito a Camerata Picena, presso l’agriturismo Locanda delle Saline, un impianto fotovoltaico del valore complessivo di 3,5 milioni di euro. Questa struttura consta di 5.000 m2 di pannelli solari che si estendono su una fascia di territorio di 1,7 ettari per una potenza di picco di circa 1MW e una producibilità annua che può coprire il fabbisogno di 400 famiglie.


I numeri sono importanti e lasciano bene sperare sulla funzionalità di questo impianto. Erano presenti a questo evento le autorità comunali, tra le quali il Sindaco Paolo Tittarelli, il Consigliere Provinciale Massimo Tittarelli, l’Assessore Regionale al Turismo Lidio Rocchi e quello alle Attività Produttive Fabio Badiali, nonché l’Amministratore Delegato di Terni Energia, Paolo Ricci, in qualità di rappresentante dell’azienda che ha deciso di investire proprio nel cameratese per la costruzione dell’impianto. Prima del taglio del nastro, gli ospiti hanno discusso sull’importanza del fotovoltaico nella società di oggi, ricordando come le Marche necessitino di particolari modelli di sviluppo, che “puntino su un elevato numero di impianti ma dalla grandezza limitata”, ha specificato Badiali, “senza dimenticare i tre punti fondamentali sui quali basare i progetti del futuro: risparmio energetico, uso di fonti rinnovabili e costruzione di strutture numerose e poco impattanti”. Il Sindaco di Camerata ha poi sottolineato come progetti di questo tipo rappresentano un segnale importante, “un momento di proposizione e di sviluppo civile nel rispetto della dignità e della salute delle persone”, elementi che, secondo Paolo Tittarelli, non possono prescindere “da un continuo sviluppo della ricerca, al fine di colmare il fabbisogno energetico locale e nazionale, magari per mezzo di collaborazioni con strutture quali l’Università Politecnica delle Marche, che sta da tempo sperimentando innovative modalità di produzione energetica”. Quello inaugurato è in realtà solamente il primo di una serie di impianti previsti sul territorio cameratese da Terni Energia, intenzionata a proseguire nel cammino del fotovoltaico con la

costruzione, già in corso, di altre due strutture, “in modo tale da coprire completamente il fabbisogno energetico di Camerata Picena”, ha concluso Alessandro Tramonti, Presidente Liso Srl, che ha seguito in prima persona tutte le fasi relative alla costruzione dell’impianto. A tal proposito il 20 dicembre a Camerata ci sarà l’inaugurazione di un nuovo impianto fotovoltaico che abbraccerà un’intera collina e sarà visibile a occhio nudo dal centro del paese. I pannelli utilizzati sono 4.000, la superficie radiante è di 5000 mq, la potenza di picco è di 903.6 KWP, la produzione annua è di 1.200.000 KWh sufficienti a soddisfare il fabbisogno di circa 400 famiglie medie. La superficie interessata dall’impianto è di 1,5 ettari. Nonostante le stesse potenze, la superficie utilizzata risulta essere inferiore rispetto all’impianto delle Saline (esteso su circa 2 ettari) per via di differenti pendenze topografiche dei due siti. Infatti, più la

pendenza è accentuata verso sud, più le stringhe dei pannelli possono essere messe vicine per via del minor cono d’ombra, riducendo cosi l’area occupata. In progetto poi, c’è la realizzazione di un ulteriore impianto le cui caratterisitiche sono ancora da verificare. L’intenzione, come ha sottolineato Alessandro Tramonti, è quella di rendere quasi autosufficiente Camerata Picena. Nella consapevolezza che la strada intrapresa è quella giusta e che i piccoli comuni ricoprono anch’essi un ruolo importante e definito per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra, non resta che auspicare una maggio collaborazione per l’utilizzo di fonti rinnovabili. Camerata, come altri piccoli siti della regione, ha imboccato la strada suggerita dal PEAR. Un paese più pulito e vivibile, in futuro, passa inevitabilmente per questa strada.

Impianto fotovoltaico le saline

Foto impianto inaugurato il 20 dicembre

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INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO

Proclamati i vincitori della settima edizione di “Comuni Ricicloni” per la Regione Marche

IAvanza “RICICLONI” TRAVOLGONO LE MARCHE la raccolta differenziata nelle Marche: da 11 dello scorso anno crescono a 26 le amministrazioni virtuose che hanno suoperato il 45% di raccolta differenziata di Silvia Barchiesi

Cresce la raccolta diferenziata nelle Marche e la Regione si conferma la più “Riciclona” del Centro Italia. A battezzare le Marche “Riciclone” è la classifica dei “Comuni Ricicloni” di Legambiente che registra l’avanzata marchigiana nella raccolta differenziata. Basta dare un’occhiata ai dati della raccolta differenziata su scala regionale, disaggregati per Comune: crescono dagli 11 della scorsa edizione ai 26 di quest’anno i cosiddetti “Comuni Ricicloni”, premiati da Legambiente Marche per aver superato nel 2008 il 45% di raccolta differenziata, limite imposto dall’attuale normativa. Ma al di là della regola, il virtuosismo. Oltre ai comuni “in linea” con gli attuali obblighi imposti dalla normativa, nelle Marche brillano vere e proprie eccellenze di rilievo nazionale: Montelupone (MC) al primo posto nella classifica riservata ai Comuni del Centro Italia con meno di 10.000 abitanti per aver raggiunto un totale di RD pari a 75,63% e Potenza Picena (MC) al primo posto nella classifica dei Comuni con più 10.000 abitanti per aver raggiunto 66,92%. Ma la “virtuosità” made in Marche non si esaurisce di certo nelle due cittadine del maceratese. Nella classifica marchigiana del “Comuni Ricicloni 2009” primeggia infatti Serra de’ Conti (AN) con il 77,60% di raccolta differenziata nel 2008. Retrocede al secondo posto, dal primo posto dello scorso anno, Montelupone (MC) con il 75,63%. Si aggiudica, invece, il terzo posto Appignano (MC) con il 75,61% di RD. Seguono poi Urbisaglia (MC) con il 69,77%, Potenza Picena (MC) con il 66,92%, San Ginesio (MC) con il 62,53%, Loro Piceno (MC) con il 61,93%, Monsano (AN) con il 60,72% e così via fino a Corinaldo (AN) che con il 46,29% chiude la classifica dei comuni over 45% di RD. A trainare la raccolta differenziata nelle Marche sono dunque la Provincia di Macerata e quella di Ancona, mentre nel pesarese, nel fermano e nell’ascoltano la raccolta differenziata arranca ancora e stenta a decollare. L’unica eccezione è Porto Sant’Elpidio (FM) che con il 64,33% di RD riesce a conquistare il sesto posto dalla classifica regionale. Insomma, quanto a raccolta differenziata, le Marche avanzano ma la strada è ancora lunga. Basta scorrere la classifica nazionale che piazza le Marche al nono posto con l’8,1% di raccolta differenziata. Eppure, qualcosa è cambiato e sulla strada che porta al raggiungimento degli obiettivi di legge, sebbene ancora lontane dalla meta, le Marche si sono messe in moto. Parola di Luigino Quarchioni, Presidente di Legambiente Marche: “É cambiata in questi ultimi 5 anni la geografia della ‘monnezza’ in questa regione. Le Marche hanno fatto

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notevoli passi avanti. Basti pensare che i ‘Comuni Ricicloni’ sopra e sotto i 100 mila abitanti nel Centro Italia sono nostri. Ma non solo. Abbiamo un intero territorio, quello della provincia di Macerata tutto al 50% per raccolta differenziata. Si tratta di un risultato che soli tre anni fa era inimmaginabile”. “Le Marche hanno seminato bene e ora stanno raccogliendo i primi frutti - ha proseguito sulla stessa linea Stefano Ciafani, Responsabile Ufficio scientifico di Legambiente. “L’esperienza marchigiana è frutto di una virtuosa cooperazione che ha portato alla costruzione di un vero e proprio ‘modello marchigiano’: il Laboratorio Marche”. A sottolineare i passi in avanti compiuti negli ultimi anni è stato anche l’ Assessore Regionale all’Ambiente Marco Amagliani: “Certo, nel complesso, siamo ancora lontani dagli obiettivi di legge, ma dal 3% di RD del 1996 di acqua ne è passata sotto i ponti. La settima edizione del premio conferma la convinzione che ci ha guidato in questi anni; possiamo raggiungere livelli di raccolta differenziata significativi in linea con gli obiettivi nazionali ed europei, occorre che le amministrazioni locali siano decise su questo percorso ormai tracciato. Le Marche hanno imboccato la strada giusta, quella che pone l’accento sulla prevenzione e sul recupero della materia, ma anche sulla sensibilizzazione dei cittadini e in particolare delle nuove generazioni”. Ma se nelle Marche la raccolta differenziata avanza, avanza anche la sensibilità delle amministrazioni nei confronti del problema: sono state, infatti, ben 208 le amministrazioni comunali che hanno aderito al sistema ORSo (Osservatorio Rifiuti Sovraregionale), adottato dall’ARPAM per il monitoraggio in tempo reale dei rifiuti, quasi il 90% dei comuni marchigiani. “Nelle Marche la sensibilità ambientale è in crescita ed è sempre più concreta – ha sottolineato Gisberto Paoloni, Direttore generale ARPAM, tra i promotori del progetto “Comuni Ricloni”, intervenuto alla tavola rotonda svoltasi ad Ancona lo scorso 19 novembre in occasione della premiazione. “ Quando lanciammo nelle Marche il concorso tra i Comuni Ricicloni nell’ormai lontano 2003 – ha precisato Paoloni - la raccolta differenziata era ancora considerata, salvo rarissime e lodevoli eccezioni, una pratica da affidare alla buona volontà dei cittadini, alla stregua di una virtuosa ma marginale testimonianza di senso civico. Oggi i nostri Comuni fanno della raccolta differenziata l’oggetto di politiche strutturali per la gestione dei rifiuti e i buoni risultati sono sotto gli occhi di tutti grazie anche al nostro sistema di monitoraggio O.R.So. Il concorso rappresenta un’ottima vetrina per consolidare e rilanciare i progressi


acquisiti”. A ribadire la crescita di una coscienza ambientalista in materia di rifiuti è stata anche Isarema Cioni, Dirigente PF Ciclo dei Rifiuti Regionale Marche: “È emblematico notare come anche i Comuni che non hanno conseguito risultati esaltanti abbiamo comunque sentito la necessità e il bisogno di partecipare. Al di là dei risultati poco soddisfacenti, i Comuni marchigiani hanno compreso la necessità di una svolta e l’urgenza di operare in qualche modo. Insomma, la consapevolezza della comunità marchigiana sulla questione rifiuti è in crescita”. Ma il virtuosismo del “modello marchigiano” non si limita ai “Comuni Ricloni”, premiati con un contributo economico pari a 250 mila euro, messo in palio dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Marche ed equamente ripartito tra i 26 Comuni, in base al numero degli abitanti coinvolti dal servizio di raccolta differenziata. Da non trascurare, infatti, è il ruolo strategico dei Consorzi. A loro i Comuni della Provincia di Ancona e Macerata devono in gran parte i loro risultati. Non è infatti un caso che nelle Provincie di Ascoli, Fermo e Pesaro Urbino in cui non operano i Consorzi, la raccolta differenziata stenti a decollare. “Nè un caso – ha precisato Giuseppe Giampaoli, Direttore del COSMARI, motore e traino della raccolta differenziata nel maceratese, dove la concentrazione di “Comuni Ricicloni” è più alta - che in tutti i Comuni premiati operino i Consorzi”. Insignito da Legambiente con il premio speciale “Consorzio Riciclone 2009”, il COSMARI si conferma Consorzio leader nella Regione per maggior percentuale di raccolta differenziata effettuata: 49,80%, seguito dal Ci33 con il 39,68% e da ConeroAmbiente con il 33,34%. Ma la premiazione del Cosmari e delle sue performance è stata anche l’occasione per riflettere sul futuro dei Consorzi a seguito della recente approvazione della nuova “Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinanti” che manda in soffitta gli affidamenti in house e prevede, in via ordinaria, l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti tramite gara. L’accorato appello a preservare la gestione pubblica dell’intero ciclo integrato dei rifiuti è venuto proprio dal COSMARI e dal suo Direttore Giampaoli che ha chiesto alle istituzioni presenti “di evitare di disperdere un importante patrimonio di professionalità ed impianti che nelle Marche è senza dubbio di grande qualità e rilevanza e che ha consentito a Macerata ed Ancona di raggiungere gli attuali importanti risultati. Sarebbe dunque bene valorizzare queste iniziative ed esperienze che si sono dimostrate essere efficienti”. Riflessioni, inviti e appelli, ma anche proposte e spunti progettuali: “La nostra Regione ha fatto notevoli passi avanti, ma dobbiamo ancora accelerare su alcuni punti. Come prima cosa i Comuni devono consorziarsi - ha precisato Luigino Quarchioni, Presidente Legambiente Marche - Dobbiamo arrivare ai Consorzi che, una volta costituiti, fanno la differenza. Particolare attenzione va posta inoltre alla qualità, oltre che alla quantità di quello che differenziamo e alla prevenzione. Oltre un quarto dei marchigiani fa la raccolta differenziata ma dobbiamo ancora effettuare il salto che porta alla riduzione della produzione dei rifiuti. Infine, bisogna comprendere che la sfida in corso non è solo ambientale, ma anche sociale

ed economica. C’è un valore d’uso nel percorrere questa strada e i 400 posti di ‘lavori verdi’ creati dal COSMARI ne sono solo un esempio”. Più differenziata, maggior qualità, ma anche meno rifiuti. Si potrebbe sintetizzare così la prossima sfida per la Regione Marche, dettata da Legambiente. Significativa, sotto questo punto di vista, è l’istituzione di un apposito premio per le amministrazioni pubbliche impegnate in prima linea nella diminuzione della produzione dei rifiuti. A distinguersi tra tutte, la Provincia di Ancona che grazie al suo progetto provinciale sul compostaggio domestico si è aggiudicata il premio speciale “Meno Rifiuti”. Insigniti dello stesso premio anche il Comune di Grottammare (AP) per la sua attività di educazione alla riduzione dei rifiuti, il Comune di Monsano per aver distribuito gratuitamente ai cittadini le “noci ecologiche”, volte a promuovere il detergente senza imballaggi e il Cir33 per la diffusione dei “centri di riuso” nel bacino di consorzio. Al di là dei risultati conseguiti, Legambiente premia così l’intraprendenza e l’impegno in materia di rifiuti. A partire da quello dei Comuni, che pur avendo intrapreso da poco la strada del “porta a porta”, per ben tre mesi hanno superato e raggiunto il 50% di RD. Ben 11 i Comuni che si sono, infatti, aggiudicati la menzione speciale “Start UP”: Montegranaro, Porto San Giorgio, Fabriano, Ancona, Jesi, Falconara Marittima, Osimo, Monte San Vito, Offida, San Benedetto e Grottammare. Ad essere premiato è stato anche l’impegno della comunità e in particolare, quello delle associazioni che più si sono dimostrate sensibili alla problematica dei rifiuti con l’avvio di specifici progetti. Tra le associazioni “virtuose” a cui è andato il premio speciale “Comunità Riciclona” troviamo il Centro servizi per il Volontariato Marche per il progetto “Beniusati&solidali” che promuove e organizza il riuso di oggetti a favore delle associazioni; l’Associazione LUGJesi per la sua attività di riutilizzo di personal computer e attrezzatura d’ufficio; l’Associazione Zerorelativo per la sua attività di promozione volta allo scambio di beni usati attraverso un apposito sito internet. Entusiasmo e ottimismo, oltre che dagli amministratori, è stato espresso anche dagli stessi addetti ai lavori, soddisfatti dei risultati raggiunti e carichi di aspettative per quelli futuri: “Il trend delle eccellenze sulla raccolta differenziata ha avuto una splendida impennata e le iniziative e i progetti sulla riduzione dei rifiuti stanno fiorendo diffusamente sul territorio – ha commentato in chiusura Franca Poli responsabile del “Premio Comuni Ricicloni” per le Marche - L’augurio è di continuare così per avere presto tutte le Marche Riciclone!”. Il messaggio, una sorta di “invito misto a monito”, è alla coda della classifica, ovvero ai Comuni meno virtuosi. A buon intenditor poche parole… chi ha orecchie per intendere intenda…

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Ambiente Marche News n. 15 Dicembre 2009  

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