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Free Service srl Edizioni - Falconara M. (AN) - Supplemento n. 9 al n. 6 Giugno 2008 di Regioni&Ambiente - Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, DGB Ancona

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GIUGNO 2008


INDICE Regione Marche “A misura di Regione” Siglato un Protocollo di intesa per la raccolta delle batterie esauste di Donatella Mancini

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Il diritto all’informazione ambientale Esperienze della Regione Marche di Alberto Piastrellini

Il percorso del nuovo Piano Regionale di Gestione integrata dei Rifiuti a cura del Servizio Ambiente e Paesaggio

Un laboratorio ambientale in autostrada Terza corsia A14 e buone pratiche ambientali di Lorenzo Antonelli

La geografia delle pressioni ambientali nelle Marche e la programmazione strategica ambientale a cura di Antonio Minetti, Katiuscia Grassi e Alessandro Zepponi p.

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SO.GE.NU.S. spa Inaugurata la nuova centrale bioelettrica A Maiolati Spontini (AN) dall’impianto di smaltimento rifiuti gestito dalla Società le famiglie avranno la copertura del loro fabbisogno di energia elettrica e il surplus sarà ceduto all’ENEL a cura di Fabio Bastianelli

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di Gisberto Paoloni

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Convegni e Manifestazioni Un master plan paesaggistico e due progetti d’area per l’inserimento delle infrastrutture nei paesaggi protetti

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ARPA Marche Le acque potabili pubbliche nelle Marche

La legislazione ambientale della Regione Marche L’argomento è stato trattato durante un Convegno organizzato da CERTIQUALITY di Valentina Bellucci

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REGIONE MARCHE

“A MISURA DI REGIONE” Siglato un Protocollo di intesa per la raccolta delle batterie esauste di Donatella Mancini

Regione Marche, COBAT, Legambiente Marche, ANCI Marche ed UPI Marche hanno siglato un Protocollo d’Intesa per favorire la raccolta delle batterie al piombo esauste. L’accordo è stato firmato in occasione della Conferenza stampa, svoltasi il 14 Maggio u.s. presso la sede della Regione Marche, durante la quale è stata presentata l’iniziativa. La Regione Marche, infatti, è una delle tre, insieme ad Umbria e Lombardia, coinvolte nella campagna “A misura di Regione”, promossa da COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) e Legambiente che prevede, appunto, l’attivazione di Convenzioni con i Comuni per avviare un servizio di raccolta, totalmente gratuito, delle batterie al piombo esauste provenienti dal privato cittadino, allo scopo di contrastare il fenomeno dell’abbandono in ambiente di questo tipo di rifiuto altamente pericoloso. Le batterie esauste saranno conferite in contenitori speciali, collocati presso le isole ecologiche, al cui svuotamento e raccolta provvederanno gli incaricati dal COBAT. La campagna prevede, inoltre, la realizzazione di attività di informazione e sensibilizzazione per i cittadini, in collaborazione con gli enti locali. Nell’edizione Marche di Comuni Ricicloni 2008 particolare rilievo sarà dato al lavoro svolto dai Comuni in particolare nella raccolta delle batterie esauste, con l’assegnazione di un premio speciale COBAT per il miglior risultato. La Conferenza è stata aperta da Isarema Cioni, Dirigente PF Salvaguardia, Sostenibilità e Cooperazione internazionale della Regione Marche. “Questa iniziativa - ha detto - si inserisce in una serie di altre iniziative promosse dalla Regione Marche in tutti i settori dei rifiuti per facilitare una gestione integrata ed

efficace degli stessi. L’accordo siglato oggi amplia il campo delle tipologie di rifiuti per le quali le Marche hanno sviluppato apposite azioni, come quelle per il recupero dei rifiuti agricoli, degli inerti e degli oli esausti. Oltre a valorizzare ciò che si sta facendo, è importante porci dei nuovi obiettivi, come la raccolta di altre peculiarità di batterie, ad esempio quelle dei telefoni cellulari”. A seguire è intervenuto Claudio De Persio, Direttore operativo COBAT che si è compiaciuto per i tempi brevi con i quali è stato realizzato questo accordo. “Il Protocollo - ha asserito - nato dalla volontà del COBAT e di Legambiente, è rivolto, soprattutto alla sensibilizzazione dei cittadini su questo problema. Le aziende, infatti, hanno già l’obbligo del recupero dei rifiuti pericolosi, ma il COBAT intende colmare anche le più piccole sacche di dispersione, circa il 2%, nell’ambiente delle batterie esauste, convincendo il cittadino all’adeguato conferimento. I Comuni convenzionati, che nelle Marche sono oltre 120, dal prossimo Settembre avranno accesso alla banca dati e sistema di monitoraggio, creato e gestito dal COBAT (SpyCob), che permette la completa tracciabilità del rifiuto, dalla sua produzione all’esito finale all’impianto di riciclo. Si tratta di un importante sistema di controllo per prevenire ed individuare pratiche illecite o poco chiare, che si interseca con il lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine, a fronte del fatto che si sta sviluppando un pericoloso commercio illegale delle batterie esauste dalle quali si può ricavare il piombo”. Era presente all’incontro, Palmiro Ucchielli, Presidente UPI (Unione Province Italiane) che ha sottolineato l’importanza di educare e formare il cittadino. “Ogni istituzione - ha sostenuto - deve contribuire con-

Da sinistra: Palmiro Ucchielli, Roberto Stecconi, Marco Amagliani, Isarema Cioni, Claudio De Persio, Stefano Ciafani e Luigino Quarchioni

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LE AZIONI DI PREVENZIONE E RECUPERO RIFIUTI NELLE MARCHE L’accordo siglato con il COBAT rientra nella strategia più generale della Regione Marche in materia di gestione integrata dei rifiuti tesa a privilegiare la prevenzione, la separazione e il recupero dei rifiuti. Autocompostaggio domestico Grazie ai fondi disponibili con il Docup ob. 2 (2000-2006) sono stati finanziati progetti per autorecupero domestico della frazione umida dei rifiuti domestici, mediante la pratica dell’autocompostaggio. Eliminazione dell’usa e getta - Ecofeste Nel 2001 è stato finanziato il progetto “Dalla tavola nasce un fiore” volto all’eliminazione dell’usa e getta nelle sagre paesane. Le feste, una per provincia, sono state individuate grazie alla collaborazione con l’agenzia del turismo APTR, sulla base di un’analisi dell’afflusso medio di persone. I risultati positivi ottenuti (riduzione e separazione dei rifiuti, maggiore sensibilizzazione) hanno portato all’introduzione di una apposita misura nel Docup ob. 2 volta proprio all’eliminazione dell’usa e getta ed alla separazione dei flussi nella ristorazione collettiva, come mense, sagre e feste locali. Raccolta porta a porta Nel 2006 e nel 2007 sono stati emanati due bandi per il supporto economico (670 mila Euro in totale) ai Comuni e ai loro Consorzi per il passaggio dalla raccolta tradizionale stradale a quella porta a porta, l’unica che permette di raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge e, non meno importante, di favorire il passaggio dalla TARSU alla tariffa, al fine di consentire al cittadino di pagare in base alla quantità di rifiuto indifferenziato realmente prodotto. Accordi Negli anni sono stati conclusi accordi volti al recupero di particolari tipologie di rifiuto: - nel 1999 è stata raggiunta un’intesa di programma tra Regione, Enti, Associazioni di categoria e soggetti privati per la gestione dei rifiuti prodotti dal settore agricolo; - nel 2001 (1° febbraio) è stato firmato un accordo di programma Regione Marche, Enti, Associazioni di categoria e soggetti privati per la gestione dei rifiuti inerti provenienti dal settore edile; - nel 2008 è stato firmato un protocollo d’intesa tra Regione, COBAT, UPI Marche, ANCI Marche e Legambiente Marche per la raccolta e il riciclo delle batterie al piombo usate. GPP Sono state svolte azioni di sensibilizzazione in tema di Acquisti Verdi rivolte agli Enti pubblici, in particolare con attività di formazione e di supporto finanziario all’apertura di sportelli provinciali. Al proprio interno si è cercato poi di orientare gli acquisti verso beni e servizi a minore impatto ambientale (arredamenti, pc, stampanti, pubblicazioni, ecc.). Una goccia verso la sostenibilità Nei palazzi regionali sono stati installati 7 erogatori di acqua alla spina collegati direttamente alla rete pubblica. Ciò ha permesso di ridurre l’acquisto di acqua in bottiglia e quindi la produzione di rifiuti. Per massimizzare i benefici di questa iniziativa sono stati invitati tutti i dipendenti (1.150 in totale) a dotarsi di una propria bottiglia da riempire a piacere, così da non utilizzare i bicchieri di plastica, ulteriore fonte di rifiuti. Azioni di sensibilizzazione Tra le tante si segnala l’iniziativa che si ripete ogni anno “Premio Comuni Ricicloni”, organizzata con Legambiente Marche e ARPA Marche, che assegna un riconoscimento a quei Comuni che si sono distinti in iniziative di prevenzione nella produzione dei rifiuti nella Regione Marche. A partire dall’edizione del 2007 è stato introdotto anche un Premio di tipo economico che il Comune vincitore deve impiegare per potenziare ulteriormente la raccolta differenziata. Rifiuti sanitari Grazie alla collaborazione con l’Agenzia per la Sanità (ARS), sono state individuate le realtà ospedaliere che presentavano una spesa per lo smaltimento dei rifiuti fuori controllo. Rispetto a queste realtà, nel corso degli anni 2001-2002, è stata affidata all’Agenzia 5R la realizzazione di un progetto sperimentale per la prevenzione e la separazione dei rifiuti sanitari in ambito ospedaliero. Grazie ai risultati positivi ottenuti, è stato possibile introdurre una apposita misura del Docup ob. 2 volta alla riduzione della produzione dei rifiuti sanitari a rischio chimico. In particolare è stata finanziata la digitalizzazione delle immagini radiologiche permettendo una riduzione della produzione dei liquidi di sviluppo e fissaggio delle lastre radiografiche. Sul tema della corretta gestione dei rifiuti sanitari, tenuto conto degli ottimi risultati ottenuti dalla sperimentazione del 2001-2002, sono state inoltre prodotte apposite linee guida regionali. Imballaggi È in corso di definizione un accordo di programma triennale tra Regione, Provincia di Ancona, Legambiente Marche e la Grande Distribuzione (GDO) volto alla riduzione della produzione di rifiuti da imballaggi, ad esempio mediante l’installazione di distributori dei prodotti alla spina.

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cretamente alla corretta gestione dei rifiuti sul territorio, soprattutto, informando la cittadinanza, riducendo al massimo l’invio in discarica di materiali ed intensificando l’educazione ambientale nelle scuole”. In rappresentanza dell’ANCI Marche, c’era Roberto Stecconi, Assessore alle Politiche Economiche, Finanziarie e di Bilancio del Comune di Ancona che si sta avviando a realizzare una sperimentazione di Raccolta Porta a Porta. “Non tutti i mali vengono per nuocere: la drammatica situazione campana sul versante rifiuti - ha commentato - ha almeno avuto il pregio di risvegliare le coscienze su un tema troppo spesso sottovalutato. In realtà è uno dei problemi più gravi che i Comuni si trovano ad affrontare, anche da un punto di vista economico, perciò vanno sostenuti dalle altre istituzioni. La discarica non rappresenta una soluzione”. Di seguito ha preso la parola Marco Amagliani, Assessore all’Ambiente della Regione Marche. “Negli ultimi 10 anni la Regione ha svolto - ha detto - un buon lavoro nella gestione della RD, passando dal 3% di fine anni ’90 al 25% attuale, con punte di eccellenza che arrivano al 70% in alcune località. I consorzi COSMARI e CIR33 funzionano, ma non possiamo abbassare la guardia perché dal 2009 i rifiuti non potranno essere conferiti in discarica senza prima aver subito un particolare trattamento, altrimenti si incorrerà in sanzioni europee. La Regione,

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dunque, dovrà dotarsi di impianti di trattamento rifiuti per un importo pari a 40 milioni di Euro. Nella situazione di emergenza in cui versa la Campania, ed in particolare Napoli, i termovalorizzatori sono ineludibili, ma nelle Marche non sono necessari. Esiste già un termovalorizzatore del COSMARI a Macerata che potrebbe essere ampliato e adattato anche per i rifiuti pericolosi”. Stefano Ciafani, Responsabile Scientifico di Legambiente, presente alla Conferenza, ha ricordato che se in alcune aree italiane si vive una drammatica emergenza rifiuti, in altre si registrano delle eccellenze. “L’Italia - ha ricordato - va a 3 velocità anche nel settore della gestione dei rifiuti. Nelle Marche si segnalano delle esperienze virtuose nella RD, come testimoniano le ultime edizioni locali di Comuni Ricicloni”. Prima della firma del Protocollo d’intesa, ha concluso la Conferenza Luigino Quarchioni, Presidente Legambiente Marche. “Sottrarre batterie all’abbandono - ha dichiarato - è un dovere per Legambiente. Abbiamo intenzione di partire subito con attività concrete, coinvolgendo direttamente le amministrazioni locali e i cittadini. Se il comune di Serra de’ Conti ad Aprile è arrivato al 78% di RD significa che i buoni risultati non sono impossibili da raggiungere”.


IL DIRITTO ALL’INFORMAZIONE AMBIENTALE Esperienze della Regione Marche

a cura del Servizio Ambiente e Paesaggio

Il 31 marzo scorso si è svolto ad Ancona presso la Sala Raffaello della Regione Marche il seminario “Il diritto all’informazione ambientale e la responsabilità della Pubblica Amministrazione”, organizzato dall’ARPA Marche in collaborazione con la Regione Marche. Dopo l’illustrazione del quadro generale della normativa vigente, in particolare del D. Lgs. 195/2005 che ha recepito la Direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale, si è discusso del ruolo e delle esperienze delle pubbliche amministrazioni. È bene sottolineare che l’accesso all’informazione ambientale è solo uno dei 3 pilastri indicati dalla Convenzione di Aarhus del 1998 per raggiungere l’obiettivo di un maggior coinvolgimento e sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi ambientali al fine di garantire una maggiore protezione dell’ambiente. Gli altri due sono: - coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali che hanno effetti ambientali; - accesso alla giustizia in materia ambientale. Anche se esistono altri atti normativi europei e nazionali che recepiscono, parzialmente, gli altri due pilastri della convenzione, sono ancora molte le criticità da superare per assicurare una sua effettiva applicazione. Durante il seminario, la Regione ha illustrato la sua esperienza in tema di accesso all’informazione ambientale.

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L’accesso viene garantito principalmente attraverso due canali: - rispondendo alle richieste che provengono da cittadini, comitati, associazioni, imprese e dall’interno stesso dell’amministrazione regionale; - raccogliendo e divulgando l’informazione ambientale.

In questi anni l’attività del Servizio Ambiente e Paesaggio, su indicazioni dell’Assessore all’Ambiente, ha cercato di raggiungere tre obiettivi principali: - produrre e divulgare informazioni sullo stato dell’ambiente e del territorio regionale;

- garantire la partecipazione del pubblico nei procedimenti di VIA, VAS e AIA; - garantire la massima trasparenza relativamente alle spese ambientali. In merito al primo obiettivo, sono state prodotte e divulgate alcune pubblicazioni tra le quali si segnalano il “Secondo rapporto sullo stato dell’ambiente (2006)” e il suo approfondimento “Geografia delle pressioni ambientali (2007)”. Con questi due documenti, ricchi di dati e informazioni relativi sia alle componenti ambientali (acqua, aria, suolo, biodiversità, ecc.) che ai fattori di pressione (attività industriali, mobilità, turismo, ecc.), la Regione Marche ha confermato nell’attività di reporting ambientale lo strumento prioritario di conoscenza, di informazione, di orientamento operativo e di valutazione delle politiche di sviluppo economicoterritoriale. Altre pubblicazioni hanno riguardato il Piano Energetico Ambientale Regionale, il Piano di risanamento dell’AERCA e le Linee guida sulle aree produttive ecologicamente attrezzate. Molteplici sono poi i depliant e le pubblicazioni divulgative in tema di: educazione ambientale, aree protette, gestione dei rifiuti, efficienza energetica e fonti rinnovabili. Relativamente ai temi di maggiore attualità o ai quali occorre dedicare un maggior approfondimento, sono stati organizzati momenti specifici di confronto attraverso Convegni e Seminari. Tra questi, si indicano:


Buone pratiche ambientali nei lavori di ampliamento dell’Autostrada A14 (8 Maggio 2008); Certificati energetici (17 Marzo 2008); Cambiamenti climatici e innovazione (13 Ottobre 2007); Rete INFEA Marche (12 Ottobre 2007); Controlli ambientali (12 Ottobre 2007); Strategia regionale di azione ambientale per la sostenibilità (13 Dicembre 2006). Per quanto riguarda poi il secondo obiettivo, si segnala l’attività della Regione al fine di garantire la partecipazione del pubblico ai processi di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di piani e programmi. Nell’effettuare la valutazione ambientale dei piani e dei programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente occorre: - elaborare un rapporto sull’impatto ambientale del piano o programma; - svolgere le consultazioni sul rapporto ambientale con le autorità con competenze ambientali; - valutare il rapporto ambientale e i risultati delle consultazioni nell’iter decisionale; - mettere a disposizione le informazioni sulla decisione. I processi finora attivati hanno riguardano la VAS del Piano operativo regionale Competitività e Occupazione POR-FESR 2007-2013, del Piano di Sviluppo Rurale, del Piano di Tutela delle Acque, del Piano per la Qualità dell’Aria, del Piano Forestale Regionale, del Piano Paesistico, del Piano di Sviluppo della Rete Elettrica di Trasmissione Nazionale.

Per ciò che concerne i procedimenti amministrativi autorizzatori e le valutazioni ambientali (IPPC, VIA, Valutazione d’incidenza, Cave, Vincoli paesaggistici, Aree tutelate) si evidenzia che è possibile reperire informazioni ambientali, oltre che nei modi di legge (L. 241/90), anche dai dati disponibili

recentemente con l’ISTAT che ha permesso alla Regione Marche di dotarsi, per prima in Italia, di una Contabilità ambientale relativamente al Rendiconto finanziario 2007. L’obiettivo, oltre a garantire informazione e trasparenza nei confronti dei cittadini, è di avere le informazioni necessarie per effettuare confronti della spesa ambientale nel tempo e con le altre regioni, meglio se a livello europeo. Per lo svolgimento delle attività necessarie al raggiungimento di questi obiettivi è stata utilizzata una molteplicità di strumenti al fine di informare il pubblico più vasto possibile, nei limiti delle risorse disponibili, privilegiando in ogni caso lo strumento con il miglior rapporto utenti raggiungibili-costo, cioè il Sito internet www. ambiente.marche.it. Il sito è organizzato in aree tematiche attraverso le quali l’utente può accedere agevolmente a banche dati e informazioni ambientali. Tramite il sito è anche possibile richiedere l’iscrizione alla newsletter che periodicamente viene inviata tramite posta elettronica per segnalare le ultime novità.

sul sito internet www.norme.marche. it (dove è possibile scaricare decreti, delibere, e leggi regionali) e sul sito del Servizio Ambiente e Paesaggio www. ambiente.marche.it. Infine, sul terzo obiettivo si mette in evidenza la collaborazione attivata

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UN LABORATORIO AMBIENTALE IN AUTOSTRADA Terza corsia A14 e buone pratiche ambientali

di Lorenzo Antonelli Servizio Ambiente e Paesaggio - P.F. Valutazione ed Autorizzazioni Ambientali

Notevole interesse e numerosi partecipanti al Seminario “Terza corsia, buone pratiche ambientali… in corso” tenutosi l’8 Maggio scorso in Regione e organizzato dal Servizio Ambiente con la collaborazione della Società Autostrade per l’Italia. Tra i presenti numerosi amministratori e tecnici degli enti locali interessati, rappresentanti di imprenditori e professionisti, docenti universitari, tecnici regionali. Il Servizio Ambiente della Regione Marche, nell’ambito del procedimento di Valutazione dell’Impatto Ambientale della infrastruttura ha individuato, oltre alle ordinarie prescrizioni, strumenti innovativi utili a ridurre l’impatto ambientale: un sistema di monitoraggio continuo delle matrici ambientali, l’impiego di malte fotocataliche per la riduzione degli agenti inquinanti in atmosfera, il riutilizzo dei materiali demoliti e di scavo per la nuova pavimentazione, il rimboschimento e la creazione di veri e propri boschi urbani. Si tratta, quindi, di un vero e proprio “laboratorio” nel quale sperimentare buone pratiche ambientali e, in presenza di risultati positivi, estendere ad altri progetti infrastrutturali le tecniche individuate. “L’azione - ha spiegato l’Assessore Regionale all’Ambiente, Marco Amagliani - è stata quella di individuare, insieme con Società Autostrade, Univer-

sità Politecnica delle Marche, ARPAM, strumenti dinamici di controllo degli effetti sull’ambiente e di utilizzare tecniche innovative, anche se ancora a livello sperimentale, per ridurre l’impatto”. “Un’azione anticipatrice a livello nazionale - ha proseguito l’Assessore - messa in campo nella prima regione che si è dotata di un Piano Energetico Ambientale e che va, in sostanza, nella stessa direzione: la riduzione delle emissioni in atmosfera, in linea con il protocollo di Kyoto. Una visione di insieme, dunque, che offre un modello di intervento realistico e non teorico a dimostrazione del continuo interesse della Regione a colmare le carenze infrastrutturali non prescindendo dalla tutela dell’ambiente.” Di modello dal punto di vista amministrativo ha parlato anche l’Assessore Regionale alle Infrastrutture, Loredana Pistelli: “L’ampliamento alla terza corsia fortemente voluto dalla Regione, significherà non solo miglioramento dei collegamenti e sviluppo dei nostri territori, ma si configura anche come una modalità nuova di lavoro sia tra Assessorati regionali, sia in termini di partecipazione attiva degli enti locali che hanno trovato la disponibilità della Società Autostrade ad accogliere le diverse esigenze”. Ha introdotto i lavori del seminario il dirigente del Servizio Ambiente Antonio Minetti, che ha parlato dell’amplia-

Da sinistra: Duilio Bucci, Gisberto Paoloni, Antonio Minetti, Marco Amagliani e Lorenzo Antonelli

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mento della A14 come di un progetto che declina perfettamente le tre parole d’ordine cui punta la programmazione della Regione Marche: Infrastrutture, Innovazione e Ambiente-Paesaggio. In sostanza, ha aggiunto Minetti, “il progetto dell’ampliamento della terza corsia applica uno standard di prestazioni di alto livello qualitativo. La stessa interazione e collaborazione tra soggetti istituzionali così diversi ci dà la cifra di quanta innovazione si produrrà con questo progetto, soprattutto a livello di buone pratiche, sia amministrative che ambientali prima, durante e dopo i cantieri”. Gli aspetti generali del progetto della terza corsia e gli interventi ambientali, sono stati illustrati, con il supporto di un interessante filmato, da Franco Tolentino, di Autostrade per l’Italia Spa, Project Manager del progetto di ampliamento dell’A14, che ha anche sottolineato l’attenzione in fase progettuale per il miglioramento delle condizioni di sicurezza. È di circa 2 miliardi di euro il costo dell’intero intervento; da marzo 2007 sono già stati realizzati 37 km da Ancona Sud a Porto Sant’ Elpidio e verranno costruite o ampliate complessivamente 10 gallerie con tecniche di costruzione innovative, senza bloccare o deviare il traffico. È previsto un grande utilizzo di barriere antirumore, di pavimentazione drenante e fonoassorbente per


un miglior confort di viaggio e l’abbattimento dell’inquinamento acustico, l’utilizzo di malte fotocatalitiche per ridurre gli inquinanti atmosferici, vasti rimboschimenti, 31 mila piantumazioni, ovvero il triplo degli alberi che saranno abbattuti per l’ampliamento del corpo stradale. Durante i lavori verrà inoltre riutilizzato il materiale da demolizione dell’attuale pavimentazione nonché il materiale proveniente dagli scavi, con un evidente risparmio di nuove materie prime da cava e minore produzione di rifiuti. Con l’intervento del direttore dell’ARPAM Gisberto Paoloni, che ha illustrato l’attività dell’Agenzia e lo specifico contributo nell’ambito della terza corsia, si è conclusa la parte introduttiva e generale del seminario, con l’inizio alla trattazione da parte dei tecnici delle specifiche pratiche ambientali. Il sistema di monitoraggio, messo a punto col contributo importante dell’ARPAM, è stato illustrato da Duilio Bucci dell’ARPAM stessa, che ha definito il piano “uno strumento dinamico di controllo degli effetti sulle matrici ambientali”, esteso nel tempo anche dopo la realizzazione dell’ampliamento. Delle malte foto-catalitiche ha parlato Lorenzo Antonelli del Servizio Ambiente della Regione. L’utilizzo di questi materiali era già suggerito dal Ministero dell’Ambiente nelle Linee Guida del 2004, ma nessuna Regione aveva ancora raccolto l’indicazione con forza prescrittiva. Attraverso la fotocatalisi si sfruttano in pratica le capacità antinqui-

namento e antibatteriche del biossido di titanio. Antonelli ha illustrato alcune sperimentazioni fatte in Italia e ha inoltre annunciato che è stata già avviata la prima fase della sperimentazione nel tratto Ancona Nord - Senigallia, dove sono state già posizionate, da quattro mesi, apparecchiature di rilevamento degli inquinanti. Sull’argomento da registrare l’intervento di Gabriele Fava dell’Università Politecnica delle Marche, che ha illustrato i risultati di alcuni studi effettuati e di Water Vignaroli dell’ARPAM che ha approfondito aspetti tecnici della sperimentazione. Francesco Canestrari dell’Università Politecnica delle Marche, ha descritto in generale l’attività del Dipartimento

la tecnica che consentirà di riciclare, proprio nel tratto Ancona Sud - Civitanova, circa 100mila metri cubi di conglomerato bituminoso della vecchia pavimentazione. Sull’argomento ha affrontato aspetti normativi Stefano Orilisi dell’ARPAM. Antonio Minetti ha, infine, sottolineato che la realizzazione dei boschi urbani rappresenta un’occasione storica, grazie all’impegno della Società Autostrade, per migliorare l’ambiente e il paesaggio della fascia costiera marchigiana. Minetti ha spiegato che la riforestazione con piante autoctone è stata pensata in aggiunta alle prescrizioni già previste dalla legge forestale. Sarà certamente consistente il contri-

Impiego delle terre di risulta dagli scavi

Uno dei dispositivi di rilevamento degli agenti inquinanti già installati nel tratto Ancona Nord - Senigallia

di Costruzioni Stradali e del Consorzio Interuniversitario di Ricerca Stradale, all’avanguardia nel settore della sperimentazione e della ricerca in campo stradale. Nello specifico del riciclaggio dei materiali è poi entrato Maurizio Bocci, della medesima Università, che ha evidenziato gli aspetti significativi sia in termini ambientali, quali il risparmio di nuovo materiale, minori emissioni in atmosfera, minore incidenza del trasporto, sia in termini di risparmio economico. Con riferimento al cantiere terza corsia già avviato, ha illustrato la tecnica della stabilizzazione a calce che dovrebbe consentire l’allargamento del corpo stradale utilizzando esclusivamente il materiale proveniente dagli scavi. Per quanto riguarda la pavimentazione ha ampiamente descritto

buto per la riduzione dell’impatto del rumore e dell’impatto paesaggistico. Ancora più importante il contributo in termini di assorbimento di CO2, quindi in linea con gli adempimenti del Protocollo di Kyoto. Alla conclusione del seminario sono stati registrati commenti di apprezzamento per l’attività del Servizio Ambiente sul progetto di ampliamento alla terza corsia, con l’auspicio di altri momenti di approfondimento per confrontare esperienze e produrre contributi per mettere a punto… buone pratiche ambientali.

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LA GEOGRAFIA DELLE PRESSIONI AMBIENTALI NELLE MARCHE E LA PROGRAMMAZIONE STRATEGICA AMBIENTALE a cura di Antonio Minetti - Dirigente Servizio Ambiente e Paesaggio Katiuscia Grassi - Servizio Ambiente e Paesaggio Alessandro Zepponi - Servizio Ambiente e Paesaggio

Lo scenario internazionale ed europeo in materia di sostenibilità ambientale e di cambiamenti climatici ha posto la Regione Marche di fronte a sfide ambientali complesse, che richiederebbero di riacquisire pienamente e in modo diffuso la cultura della programmazione strategica e del governo del territorio in chiave di sostenibilità. L’individuazione di obiettivi ambientali strategici di lungo periodo, sui quali impostare politiche integrate, sia a livello settoriale che territoriale, non può prescindere da una attenta analisi dello stato di salute delle risorse e dall’individuazione dei fattori di pressione ambientale. Con la pubblicazione del “Secondo Rapporto sullo Stato dell’Ambiente (2006)” e del suo approfondimento “Geografia delle pressioni ambientali (2007)”, la Regione Marche ha confermato nell’attività di reporting ambientale lo strumento prioritario di conoscenza, di informazione, di orientamento operativo e di valutazione delle politiche di sviluppo economico-territoriale. Geografia delle pressioni ambientali La Geografia delle pressioni ambientali ha consentito di individuare, sulla base di un sistema ristretto di indicatori di stato e di pressione ambientali, la localizzazione territoriale delle criticità. Per criticità ambientale si è intesa quella situazione o condizione che rende precario lo stato dell’ambiente complessivamente inteso, da una parte per i caratteri di fragilità, vulnerabilità e sensibilità intrinseca di un sistema o ambito territoriale, prevalentemente determinati dalla caratteristiche quantitative e qualitative delle componenti ambientali, e dall’altra per la presenza e le specificità dei fattori perturbativi, che sono prevalentemente riconducibili alle attività umane, da cui discendono gli “impatti”. In particolare, lo studio citato ha permesso di differenziare le aree della regione Marche secondo il diverso livello di pressione ambientale. Sono stati presi in considerazione 8 aspetti attinenti a: - 4 componenti ambientali (aria, acqua, suolo, natura); - 4 attività antropiche (insediamenti, industria, turismo, rifiuti). Complessivamente sono stati calcolati 23 indicatori specifici, poi integrati in un unico valore, in base ad un sistema di pesatura. Il livello di dettaglio dei dati è quello possibile relativamente ai dati disponibili a scala comunale. Tuttavia lo studio raccomanda di non concentrare l’attenzione sul livello di pressione ambientale del singolo Comune, bensì sugli ambiti territoriali identificabili dall’aggregazione dei territori dei Comuni contigui appartenenti alle classi di alta pressione ambientale. I risultati sono rappresentati graficamente con due carte (a 5 e a 3 classi) che restituiscono le aree del territorio regionale in base alla diversa pressione ambientale. Di seguito

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si riporta quella a tre classi.

Geografia delle pressioni ambientali nella regione Marche (suddivisione a tre classi) I risultati dello studio mettono in evidenza che: - le aree interessate da una pressione ambientale alta e media sono localizzate lungo la fascia costiera, nella bassa parte delle principali aste vallive e in corrispondenza di alcuni importanti poli produttivi (26% del territorio); - la maggior parte (74%) del territorio regionale è caratterizzato da una pressione ambientale bassa; - quasi metà della popolazione vive nelle aree ad alta pressione (che coprono il 13,5% del territorio); 2/3 vive in aree ad alta-media pressione; solo 1/3 vive in aree a bassa pressione ambientale. Lo studio ha fornito utilissime indicazioni per orientare le scelte di sviluppo della Regione Marche, che dovrebbero tenere conto di due principali necessità: - invertire la tendenza all’aumento dei fattori di pressione sulle aree caratterizzate da alta pressione ambientale; - preservare le aree caratterizzate da bassa pressione ambientale, valorizzando il paesaggio e la connettività ecologica, per evitare che vengano interessate nel tempo dagli stessi fattori di pressione delle altre. Aree urbane funzionali (FUAs) Il governo del territorio dovrebbe inoltre prendere atto dei processi in corso sulla distribuzione della popolazione e delle attività economiche che negli ultimi anni hanno dato vita ad un forte incremento e concentrazione delle relazioni


funzionali (e quindi degli effetti di tali relazioni) in aree ben circoscritte di comuni contigui. Le loro relazioni sono aumentate fino a raggiungere un grado di interdipendenza così elevato da identificare un unico sistema socio-territoriale (area urbana funzionale - FUAs). Nell’ambito del progetto Interreg IIIB Cadses “Planet Cense”, sono state individuate 11 FUAs nella Regione Marche, che hanno tra i 54 mila e i 200 mila abitanti, identificando le “nuove città” delle Marche. In queste vive il 70% della popolazione e lavora il 74% degli addetti. Questi nuovi sistemi urbani non sono riconosciuti, perché non corrispondenti a unità politico-amministrative. Ciò ha condotto a una mancata percezione o a una sottovalutazione dei rilevanti disequilibri economici, ambientali e sociali ad esse riferibili. Un’evidenza dei disequilibri è riscontrabile dalla coincidenza fra le FUAs e le aree a maggiore pressione ambientale individuate nello studio citato precedentemente. Oggi il principale ambito di regolazione dell’organizzazione territoriale di queste aree è il livello comunale. Sono ancora pochi i tentativi di istituire un livello di governo intercomunale alla scala delle FUAs. Gli strumenti di governo del territorio dovrebbero tener conto di questa dimensione territoriale con riferimento, ad esempio, alla riduzione degli spostamenti mediante un piano della mobilità alla scala dell’area urbana funzionale. L’analisi dettagliata di una di queste, precisamente quella di Fermo e dei comuni contigui, è stata condotta nell’ambito del progetto Interreg IIIB “Polydev”, che ha raggiunto l’obiettivo di delineare una strategia comune di sviluppo policentrico negli stati membri dell’area Cadses, in linea con i principi delineati dalla Strategia europea ESDP (European Spatial Development Perspective).

La strategia individua per il periodo 2006-2010 gli obiettivi, le azioni e gli strumenti che i futuri piani e programmi di settore dovrebbero far proprio al fine di garantire l’integrazione delle tematiche ambientali nelle politiche economiche territoriali, fin dalle prime fasi di elaborazione. La Strategia afferma, quindi, un approccio trasversale alla formulazione e all’attuazione delle politiche settoriali, ponendosi l’ambizioso obiettivo di governare in modo efficace la molteplicità dei soggetti coinvolti nella loro attuazione: uffici regionali, enti locali, privati, imprese, cittadini. Per un’istituzione, con sempre maggiori responsabilità di governo come la Regione, questo significa fornire un quadro di riferimento normativo e programmatico chiaro, condiviso e responsabile. In linea con le priorità sancite dal Sesto programma comunitario in materia di ambiente 2002-2012, la struttura si articola in cinque parti: Parte I - Clima e atmosfera Parte II - Natura e Biodiversità Parte III - Ambiente e Salute Parte IV - Uso e gestione sostenibile delle risorse naturali e dei rifiuti Parte V - Azioni trasversali Le aree di intervento della STRAS e i macrobiettivi CLIMA E ATMOSFERA Dopo l’approvazione del protocollo di Kyoto (1997) uno dei principali obiettivi della politica energetica italiana, accanto alla sicurezza degli approvvigionamenti è la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra (abbattimento entro 2010-2012 delle emissioni di CO2 a livelli inferiori del 6,5% rispetto a quelle del 1990). Inoltre la politica europea per l’energia e il clima (2007) ha fissato di riduzione delle emissioni al 2020 del 20%. A livello regionale la riduzione delle emissioni viene perseguita con l’attuazione del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) - DACR 175/05 - agendo sul risparmio energetico, l’eco-efficienza energetica, la diffusione e l’impiego delle energie rinnovabili. • Ridurre le emissioni di gas climalteranti NATURA E BIODIVERSITÀ Il mantenimento della funzionalità degli ecosistemi è fondamentale per garantire un ambiente adatto alla vita. Da qui la necessità di sviluppare un approccio integrato tra politiche apparentemente settoriali come la conservazione degli ambienti naturali e delle specie, lo sviluppo rurale, la gestione faunisticovenatoria, la tutela del paesaggio, la protezione del suolo. Ciò può essere perseguito attraverso un forte coordinamento degli strumenti normativi e pianificatori, per consentire il raggiungimento degli obiettivi europei in tema di biodiversità e di tutela delle risorse e sviluppo spaziale sostenibile. • Conservare gli ecosistemi • Ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura e conservazione dello spazio rurale • Mantenere il giusto equilibrio fra attività venatoria e risorse faunistiche • Garantire una sviluppo territoriale integrato

Le 11 aree urbane funzionali (FUAS) della regione Marche

• Proteggere il territorio dai rischi idrogeologici, idraulici e sismici

Strategia regionale per la sostenibilità Sulla base dell’analisi delle criticità individuate è stato elaborato il principale documento di riferimento della sostenibilità ambientale delle politiche regionali: la Strategia di azione ambientale per lo sostenibilità STRAS 2006-2010, approvata nel 2007 dal Consiglio regionale (DACR n. 44/2007 - BUR n.12 del 15/02/2007).

• Favorire un corretto uso delle risorse minerarie • Prevenire la desertificazione • Ridurre l’inquinamento del suolo e del sottosuolo • Garantire la gestione integrata della fascia costiera

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AMBIENTE E SALUTE Esiste una stretta correlazione tra la qualità dell’ambiente, la qualità di vita e lo stato di salute della nostra popolazione. Considerando che sull’ambiente urbano si concentrano le principali pressioni e i principali impatti ambientali e che sulle malattie ricadono i maggiori costi sociali ed economici di un territorio, la strategia messa in campo intende garantire un’elevata qualità di vita e uno stato buono di salute, si incentra sulla promozione di politiche urbane sostenibili, sul miglioramento della qualità dell’aria, sulla riduzione dell’inquinamento acustico, elettromagnetico, sulla riduzione del grado di rischio, la frequenza e la grandezza degli incidenti rilevanti, sull’ottimizzare dei processi industriali per una riduzione integrata dell’inquinamento e sulla maggiore efficacia ed efficienza dei controlli ambientali. • Promuovere uno sviluppo urbano sostenibile e una migliore qualità di vita • Prevenire e ridurre l’inquinamento industriale e il rischio d’incidenti rilevanti • Promuovere un sistema integrato per le politiche di sicurezza ambientale USO E GESTIONE SOSTENIBILE DELLE RISORSE NATURALI E DEI RIFIUTI L’attuale sistema economico si caratterizza per un uso non razionale delle risorse non rinnovabili, un basso utilizzo delle risorse rinnovabili e la restituzione all’ambiente delle risorse utilizzate in forma degradata in quantità e qualità tali da superare la capacità di carico dell’ambiente stesso. Occorre quindi orientarsi verso nuovi modelli di produzione e consumo sostenibili basati sul minor prelievo di risorse, sulla conservazione del capitale naturale e sulla minor produzione di rifiuti. • Ridurre il prelievo delle risorse naturali nei cicli e nelle attività di produzione e consumo • Perseguire una gestione sostenibile della risorsa idrica • Conservare, ripristinare e migliorare la qualità della risorsa idrica • Ridurre la produzione dei rifiuti e la loro pericolosità; recuperare la materia

Il documento indica nella sua parte finale le azioni trasversali da intraprendere: • Sviluppare processi di educazione ambientale per lo sviluppo sostenibile • Integrare le tematiche ambientali nella programmazione, pianificazione e gestione del territorio • Garantire efficienza ed efficacia della normativa ambientale • Garantire la comunicazione e la partecipazione • Adottare un modello di governance ambientale multilivello • Potenziare il Sistema Informativo Regionale Ambientale Prospettive Il terzo correttivo del D.lgs 152/06 (D. Lgs n. 4 del 16 gennaio 2008) attribuisce alle Strategie Regionali un ruolo chiave nella programmazione e nella valutazione di piani e progetti. Ai sensi dell’art. 34 del D. Lgs. n. 4/2008, le Strategie determinano i requisiti per una piena integrazione della dimensione ambientale nella definizione e nella valutazione di politiche, piani, programmi e progetti e costituiscono il quadro di riferimento per le valutazioni ambientali. Lo stesso Decreto Legislativo attribuisce alle Regioni le seguenti funzioni: - adottare la Strategia regionale d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile; - garantire unitarietà alle attività di pianificazione attraverso l’attuazione della Strategia regionale; - promuovere l’attività delle Amministrazioni Locali che,

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anche attraverso i processi di Agenda 21 locale, si dotano di strumenti strategici coerenti e capaci di portare un contributo alla realizzazione degli obiettivi della Strategia regionale; - costituire apposite unità operative e individuare le risorse atte a garantire le funzioni di orientamento, valutazione sorveglianza e controllo nei processi decisionali della Pubblica Amministrazione, di scambio di esperienze e contenuti tecnico-scientifici in materia di valutazione ambientale, di promozione e diffusione della cultura della sostenibilità e dell’integrazione ambientale. Con il D.lgs n. 4/2008, lo Stato italiano, dà piena attuazione al principio della responsabilità comune nel perseguimento delle politiche di sviluppo sostenibile: principio, affermato da tempo a livello internazionale (Dichiarazione di Gauteng - Summit di Johannesburg del 2002), secondo il quale il livello di governo ottimale in termini di prossimità, efficienza e dimensione spaziale per l’elaborazione e l’attuazione delle politiche per lo sviluppo sostenibile è quello regionale. La Regione Marche con la Delibera Amministrativa del Consiglio Regionale n. 44/2007 si è impegnata a dare attuazione alla Strategia regionale (STRAS 2006-2010) e con DGR 865/2007 ha individuato nei cambiamenti climatici la tematica prioritaria d’attuazione. In linea con il contesto internazionale ed europeo in materia, la Regione Marche non poteva rimanere inerte di fronte alla presa di coscienza che il fenomeno dei cambiamenti climatici esiste, e che ai suoi effetti si associano elevati costi economico sociali per il territorio. Inoltre, il Protocollo di Kyoto e la Strategia messa in atto dall’Europa per la riduzione delle emissioni dei gas climalteranti chiede ai Governi un impegno ambizioso da perseguire entro il 2020 (-20% emissioni di CO2, +20% fonti rinnovabili, +20% risparmio energetico, +10% biocombustibili). Lo schema di piano regionale per il clima, approvato con DGR n. 865 del 1/08/2007, si pone l’obiettivo di rendere più incisive le politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici fin qui adottate, nell’ottica della piena complementarietà con la programmazione dei fondi strutturali e dei vari piani di settore e di sostenere una politica efficace e condivisa tra le istituzioni (Regione, Enti locali, Università e Centri di ricerca) e la società civile (cittadini, imprese). Il pacchetto di misure, che si articola in cinque assi (Efficienza energetica, Fonti rinnovabili, Mobilità sostenibile e Sviluppo urbano, Uso efficiente delle risorse, Misure trasversali) intende ridurre le emissioni di CO2 agendo sui settori maggiormente responsabili, anche con specifico riferimento al decisivo ambito di governo della cosa pubblica, che è la trasformazione sostenibile delle strutture insediative. Lo schema confluirà poi in un documento generale, il Piano per il Clima della Regione Marche, che individuerà anche gli interventi relativi alla politica di adattamento ai cambiamenti climatici.


SO.GE.NU.S. SPA

SO.GE.NU.S. spa

INAUGURATA LA NUOVA CENTRALE BIOELETTRICA A Maiolati Spontini (AN) dall’impianto di smaltimento rifiuti gestito dalla Società le famiglie avranno la copertura del loro fabbisogno di energia elettrica e il surplus sarà ceduto all’ENEL a cura di Fabio Bastianelli

Un nuovo impianto per la messa in sicurezza delle discariche con il recupero energetico del biogas è stato completato nel territorio del Comune di Maiolati Spontini (AN) gestito da SO.GE.NU.S. Spa ed è stato inaugurato il giorno 10 giugno 2008 dal Presidente SO.GE.NU.S. Paolo Perticaroli, Sindaco Giancarlo Garbini, Prefetto di Ancona Giovanni D’Onofrio e Presidente del Consiglio Regionale delle Marche Raffaele Bucciarelli (in ordine da sinistra nella foto), alla presenza di tante altre autorità e numerosi cittadini. La collaborazione tra SO.GE.NU.S. Spa e Marcopolo Engineering S.p.A aveva permesso di inaugurare nel dicembre 2006 un impianto identico che oggi viene duplicato. Anche questo impianto di cogenerazione capta ed utilizza, una volta depurato, il metano derivato dalla decomposizione

- il miglioramento ambientale derivante dalla captazione di ca. 40.000 metri cubi al giorno di un inquinante come il biogas da discarica, composto da ca. il 55% di metano (CH4), 35% di anidride carbonica (CO2), 6% di azoto (N2) e saturo di sostanze chimiche inquinanti; - diminuzione in dieci anni di ca. 200 milioni kWh elettrici, che non saranno più importati dall’estero; - risparmio di ca. 8 milioni di m3 di metano all’anno che rappresentano una risposta pienamente positiva agli accordi ed impegni italiani sottoscritti con l’adesione al trattato di Kyoto. In considerazione del fatto che il metano è un inquinante che incide 21 volte di più sull’aumento dell’effetto serra di quanto faccia l’anidride carbonica, i circa 8 milioni di m3 annui di metano non immessi in atmosfera, equivalgono ad

dei rifiuti organici presenti nella discarica per bruciarlo e produrre energia elettrica. Le tecnologie usate in tutte le fasi, dalla captazione alla cogenerazione sono tra le più avanzate e certificate ISO 2002, garantendo la migliore tutela ambientale. L’installazione dei due impianti che ha comportato un cospicuo investimento, genererà una potenza installata pari a 4.300 kW, equivalenti al consumo medio di circa 4.000 famiglie. Quindi, oltre a permettere di raggiungere importanti risultati nella tutela ambientale, la produzione di energia elettrica, superiore al fabbisogno delle circa 2.200 famiglie residenti, darà luogo ad un surplus energetico che potrà essere immesso nella rete dietro un congruo pagamento. Non bisogna, inoltre, dimenticare: - i nuovi posti di lavoro creati;

una riduzione di emissione di anidride carbonica di circa 168 milioni di m3 annui: un traguardo veramente importante, tale da costituire un esempio di oculata e corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti.

Sede legale ed operativa: via Cornacchia, 12 - 60030 Moie di Maiolati Spontini (Ancona) Tel. 0731 703418 - 703008 - Fax 0731 703419 Sede amministrativa: via Petrarca, 5-7-9 - 60030 Moie di Maiolati Spontini (Ancona) Tel. 0731 705088 - Fax 0731 705111 info@sogenus.com - www.sogenus.com

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ARPA MARCHE

LE ACQUE POTABILI PUBBLICHE NELLE MARCHE di Gisberto Paoloni Direttore generale ARPAM

quello di Pesaro 4.399. Le notevoli differenze nel numero di prestazioni derivano nel caso di Macerata dal numero di acquedotti molto maggiore che nelle altre province e nel caso di Pesaro dal fatto che in quella provincia si fa largo uso di acque superficiali, che vanno sottoposte a controlli molto frequenti, per approvvigionare gli acquedotti. In totale il lavoro dell’ARPAM sulle acque potabili ammonta a 9.881 prestazioni nel 2007, con un lieve incremento (+100) rispetto al 2006.

Secondo il Sistema delle indagini sulle acque realizzato dall’Istat, solo le Marche centrano l’obiettivo indicato dall’Accordo Quadro nazionale che fissa al 75% la percentuale di acqua potabile immessa nella rete idrica effettivamente erogata agli utenti finali. Nelle Marche, in altre parole, si perde lungo gli acquedotti solo il 24,3% dell’acqua immessa anche se, dal 2000 al 2005 la situazione è andata peggiorando e in questo periodo le perdite sono aumentate del 3,8%. Meno comunque delle perdite di Umbria, aumentate del 5,4% o della Toscana, aumentate del 5,3%. Se poi si esamina il dato dell’altra regione del Centro Italia, l’Emilia Romagna, si verifica un aumento delle perdite del 3,8%, a testimonianza di un peggioramento generalizzato, negli ultimi anni, dello stato delle reti idriche causato dall’assottigliarsi degli investimenti per la manutenzione da parte degli enti locali. Sarebbe un vero peccato se le Marche perdessero il primato virtuoso della quantità di acqua erogata rispetto a quella immessa nelle reti (ora siamo al 75,7%), perché nella nostra regione la qualità delle acque potabili a disposizione dei cittadini è mediamente buona con punte di vera e propria eccellenza, e dunque quello che si perde lungo il percorso degli acquedotti è un prodotto prezioso. Gli acquedotti sono per l’appunto uno dei punti deboli del sistema; nella nostra regione sono ben 97, nella maggior parte dei casi di dimensione piccola o piccolissima. Ce ne sono 22 in provincia di Pesaro Urbino, 20 in provincia di Ancona, 37 in provincia di Macerata, 8 in provincia di Fermo e 10 in provincia di Ascoli. La governance di questo sistema è affidata a cinque ATO, ambiti territoriali corrispondenti alle cinque province, ma l’estrema parcellizzazione delle reti rende onerosissimi gli interventi di manutenzione. Nonostante questi problemi, le acque potabili che escono dai rubinetti dei marchigiani sono di buona/ottima qualità come attestano le analisi dell’ARPAM, che nei laboratori dei dipartimenti provinciali svolgono una mole notevolissima di prestazioni in questo settore. Il dipartimento di Ancona ha effettuato nel 2007 1.541 analisi sulle acque potabili, quello di Ascoli Piceno 1.323, il laboratorio di Macerata 2.618 e

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La qualità delle acque potabili in provincia di Ascoli Piceno Il dipartimento provinciale ARPAM di Ascoli Piceno svolge la propria attività su tutto il territorio piceno, non essendo ancora formalizzata la separazione del fermano; dunque i dati di seguito riportati si riferiscono alla situazione idro potabile di tutta la attuale provincia. L’acqua erogata in territorio piceno proveniente da un ambiente esclusivamente montano, possiede caratteristiche di composizione chimica e di purezza microbiologica tali da poter essere considerata di ottima qualità . Paragonabile alle migliori acque minerali esistenti, presenta un residuo fisso di 149 mg/l, una durezza totale di 14°F e meritevole di attenzione,un tenore di Magnesio di 12 mg/l,che la caratterizza e differenzia sotto il profilo qualitativo. La rete idrica costituita dall’Acquedotto Monti Sibillini con sorgente “Foce” e dall’Acquedotto Pescara con le sorgenti “Pescara “ e “Capodacqua”, si sviluppa all’interno del territorio per poi proseguire verso la costa, servendo una gran parte della Provincia di Ascoli Piceno, inclusi i centri maggiori di Ascoli Piceno e S. Benedetto del Tronto. L’area che ricade totalmente nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini è morfologicamente caratterizzata dalla presenza di versanti piuttosto acclivi,che confluiscono nella morbida

PARAMETRO Conduttività 20 °C

U.M.

SORGENTE Foce di Monte Monaco

SORGENTE Pescara

µS/cm

240

260

Residuo fisso a 180 °C

mg/l

149

180

Bicarbonati

mg/l

134

160

Cloruri

mg/l

1

3

Solfati

mg/l

22

3

Sodio

mg/l

1

2

Potassio

mg/l

0,4

0,5

Calcio

mg/l

36

50

Magnesio

mg/l

12

4

°F

14

13

Nitrati

mg/l

0,7

1

CO2 libera

mg/l

3

5

Durezza totale


valle di Piano della Gardosa,che si estende in direzione Nord-Sud. L’ubicazione dei centri abitati a quote più basse della sorgente consente di servire tali centri per caduta dell’acqua, cioè senza necessità di ricorrere a impianti di sollevamento, possibili punti di inquinamento. L’acqua dei Sibillini ha sicuramente contribuito a migliorare in modo tangibile la qualità della vita della popolazione servita e può vantare di essere tra le migliori acque in distribuzione in tutto il territorio nazionale. La sua composizione chimica viene riportata nella tabella della pagina accanto. L’ARPAM, esegue continui controlli analitici in rete e alle sorgenti, quale supporto tecnico alle competenti ASUR provinciali che, come previsto dalla vigente normativa, il D.Lgs 31/01,sulla base dei risultati analitici forniti da ARPA, esprime il giudizio di idoneità all’uso. Nell’anno 2007 i campioni analizzati sono stati 1.323 di cui 22 alle sorgenti principali e alle sorgenti locali. Le irregolarità sono state 32, con una percentuale del 2,4 sul totale dei campioni. La gran parte delle non conformità si riscontra per lo più nelle piccole reti delle zone di montagna aventi sistemi di distribuzione vetusti (costituiti prevalentemente di materiale ferroso) e nei comuni in cui nei mesi estivi per maggiore richiesta idrica, l’acqua proveniente dai grandi acquedotti viene integrata con l’impianto acquedottistico di soccorso che attinge l’acqua dal subalveo del fiume Tenna, nel comune di S. Elpidio a Mare. Sulla base di quanto appena esposto possiamo definire le acque destinate al consumo umano nella provincia di Ascoli Piceno come acque oligominerali senz’altro accettabili sul piano della sicurezza e della qualità. Sicurezza perché acquedotti gestiti senza eccessive manipolazioni quindi soggetti a minor rischio, senza stazioni di sollevamento e con condotte di adduzione in continuo miglioramento. Qualità perché caratterizzate da una composizione minerale buona e con presenza di specie chimiche essenziali, quali Calcio, Magnesio e Bicarbonati. La qualità delle acque potabili in provincia di Macerata Le fonti d’approvvigionamento idrico possono essere fondamentalmente suddivise in tre gruppi: Sorgenti: le acque sono d’origine meteorica raccolte in un bacino imbrifero che sgorga naturalmente in superficie. Falda sotterranea: acqua d’origine meteorica che dopo un percorso più o meno breve penetra nel sottosuolo (pianure alluvionali e fondo delle valli) nella cosiddetta zona di ricarica della falda, è prelevata come acqua di pozzo. Corpi idrici superficiali: torrenti, fiumi, laghi diventano per necessità una fonte di approvvigionamento. Nella Provincia di Macerata L’approvvigionamento idrico, rispetto al numero di abitanti serviti, viene effettuato da campi pozzi per il 58%, da sorgenti per il 36% e da acque superficiali solo per il 6%. Nella zona montana ritroviamo per lo più acque provenienti da sorgenti, con valori di conducibilità Elettrica compresi fra 200 e 400 µS/cm a 20°C e durezza compresa fra 10 e 20 gradi F. Si tratta di acque con una contaminazione chimica praticamente inesistente ed un contenuto di nitrati sempre inferiore a 5 mg/l di NO3, che le renderebbe idonee anche ad essere imbottigliate. Sono rilevabili invece lievi contaminazioni di tipo batteriologico soprattutto a livello delle piccole sorgenti che sono spesso captate con approssimazione. Il fattore determinante delle non conformità è dovuto alla presenza di batteri legati alla scarsa manutenzione delle condotte, alla assenza di adeguate zone di rispetto e di tutela ambientale delle sorgenti ed ai

trattamenti di disinfezione effettuati in qualche caso solo saltuariamente. Nella zona collinare ugualmente la maggior parte delle acque proviene da sorgenti o da drenaggi, con valori di conducibilità elettrica compresi fra 400 e 800 µS/ cm a 20°C e durezza compresa fra 20 e 40 gradi F. I nitrati sono compresi fra 5 e 40 mg/l di NO3 e la contaminazione chimica risulta più evidente per la maggiore attività agricola, comportando anche il superamento del limite di 50 mg/l NO3 previsto per le acque potabili con una situazione batteriologica analoga a quella montana. Le zone vallive forniscono acqua prelevata da pozzi scavati nel materasso alluvionale dei principali fiumi, con acque di origine freatica che presentano valori di conducibilità elettrica compresi fra 700 e 1300 µS/cm a 20°C e concentrazione di nitrati che spesso superano i 50 mg/l NO3 e, in zone ad elevata antropizzazione e ad intensa attività agricola, risultano avere un contenuto maggiore di 100 mg/l, ma una contaminazione batteriologica assai meno frequente. La zona costiera fornisce acqua prelevata da pozzi scavati nei detriti alluvionali con caratteristiche chimiche simili a quella attinta nelle vallate. In alcuni casi, però, la vicinanza dei pozzi al mare e un loro eccessivo sfruttamento ha prodotto fenomeni di ingressione salina ma una bassa concentrazione di nitrati e contaminazione batteriologica poco frequente. Al di la della loro origine, che in ogni caso è determinante nella definizione del gusto di un’acqua, dobbiamo dire che i vari gestori adottano tecniche diverse atte a correggere alcune caratteristiche chimico fisiche e riportarle nel range di normalità. Questo si verifica di norma nei pozzi dislocati in zona collinare e di pianura ove ad esempio il valore dello ione nitrato è relativamente basso, ma vista la possibilità di superamento dei limiti di legge, alcune centrali di sollevamento sono dotate di unità di trattamento accessorio basate su principi quali osmosi inversa ed elettrodialisi che riducono le quantità dell’inquinante. In alcuni casi le acque dei pozzi sono miscelate con acque sorgive in modo da ottenere sia concentrazioni nei range previsti che un miglioramento delle caratteristiche organolettiche. I laboratori ARPAM sono quelli a cui compete, ai sensi della L 31/01, l’esecuzione delle analisi di controllo esterno in aggiunta al controllo interno effettuato dai gestori degli acquedotti. Dalle migliaia di analisi eseguite ogni anno con le modalità previste dalla vigente normativa, solo pochi controlli risultano non conformi, cioè con alcuni valori dei parametri analizzati che superano i limiti di legge. (D.L. 31/01). Possiamo sicuramente affermare che la qualità delle

ACQUE ZONA PEDEMONTANA ACQUE ZONA MONTANA

Zona Medio Collinare

Zona Pianeggiante

Valore tipico

Dopo mescolamento

321

574

278

783

442

1500 µS/cm 20°C

Durezza totale °F

18,15

26

14

35,3

21,7

50 °F

Cloruri mg/L Cl

8,19

29,8

5,23

50,3

8

250 mg/L Cl

Solfati mg/L SO4

5,38

35

4,6

51

10

250 mg/L SO4

Azoto nitrico mg/L NO3

2,57

23

2,61

30,3

6,5

50 mg/L NO3

Conducibilità µS/cm 20°C

Valore Dopo tipico mescolamento

D.Lgs. 31/2001

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acque potabili erogate dai Comuni o dai gestori del servizio idrico presenti sul territorio della Provincia di Macerata sono costantemente di buona qualità dal punto di vista igienico sanitario con variazioni delle caratteristiche organolettiche dipendenti dalla origine delle acque stesse. Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi per ogni parametro nelle rispettive zone in cui la provincia è suddivisa . Da notare che i valori sono tutti ben al di sotto dei limiti fissati dal D.Lgs 31/2001. Nelle zone medio collinare e zona pianeggiante al valore tipico per queste zone è stato affiancato quello dopo eventuale mescolamento che i gestori a volte attuano, in proporzioni variabili per migliorare le caratteristiche chimiche ed organolettiche delle acque. La qualità delle acque potabili in provincia di Ancona Il tipo di approvvigionamento idrico della Provincia è in prevalenza sostenuto da acque sotterranee (sorgenti e pozzi), solo un ristretto numero di comuni è servito da acque superficiali (invaso di Castreccioni sito in Provincia di Macerata). La qualità delle acque potabili viene controllata: dagli Enti gestori attraverso controlli interni; dalle Aziende Sanitarie locali mediante campionamenti di acque nei punti di approvvigionamento, trattamento, accumulo e distribuzione e giudizio di idoneità all’uso idropotabile dell’acqua ai sensi del D.Lgs.31/01; dall’Agenzia Regionale della Protezione dell’Ambiente con controlli analitici chimici e microbiologici dei campioni forniti dalle ASUR. Nel 2007 sono stati analizzati 1.541 campioni di acque potabili, di queste solo il 2% sono risultati non conformi al D.Lgs.31/01. Le cause della non conformità microbiologica sono dovute generalmente alla fragilità dei sistemi di disinfezione; le non conformità ZONA MONTANA

ZONA COLLINARE

ZONA VALLIVA

Formazioni calcaree (Calcare Massiccio, Maiolica)

Formazioni calcareo-marmose (Scaglia rossa e Scaglia bianca)

Formazioni marmosoarenacee

Formazioni ghiaioso sabbiose e argillose

Cond es µS/cm a 20°C

200-600

300-700

450-1300

700-1500

Azoto nitrico (NO3) (mg/l)

1-10

5-50

5-50

25-50 (in alcuni casi>50)

Solfati (SO4) (mg/l)

<100

>100

50-100

>100

Cloruri (Cl) (mg/l)

10-30

>30

>100

>100

PARAMETRI

D. Lgs. 31/01 1500 50 250 250

chimiche derivano sia dalle elevate concentrazioni di nitrati nelle acque dei pozzi locali di subalveo che dalla concentrazione del ferro dovuta alla corrosione delle reti idriche e ad improvvise variazioni di portata delle condutture. La zona montana in cui insistono i vasti territori del comprensorio di Fabriano con i comuni di Sassoferrato, Genga, Serra San Quirico, Cerreto D’Esi, è alimentata da acque di sorgenti e pozzi locali di buona qualità chimica, con bassa conducibilità e a facies bicarbonato-calcica. Le sorgenti della zona montana alimentano piccoli acquedotti che servono a volte pochissimi utenti costituendo il punto debole di questa distribuzione idrica. Essa è infatti soggetta a sporadici fenomeni di inquinamento batteriologico in corrispondenza di eventi meteorici imprevisti e di cambiamenti di portata. Dai controlli effettuati le acque potabili di sorgente degli acquiferi della Scaglia hanno valori di conducibilità elettrica compresi fra 300 e 700 µS/cm a 20°C. Le acque potabili di

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sorgente degli acquiferi della Maiolica e del Calcare Massiccio presentano un basso contenuto salino ad eccezione di alcune, come le sorgenti di Gorgovivo che sono caratterizzate da un elevato contenuto in solfati (80mg/l < SO4= < 130 mg/l) e fluoruri (Fl- < 0,5 mg/l) dovuto alla presenza della Formazione delle Anidridi di Burano. Tale sorgente è rappresentativa dell’acquifero qualitativamente e quantitativamente più importate della provincia di Ancona; essa fornisce acqua di ottima qualità chimica e batteriologica a gran parte del territorio della provincia, alla città di Ancona, a comuni vicini come Falconara, Senigallia e a vari comuni della valle dell’Esino e del Misa. L’area collinare è alimentata prevalentemente da acque di pozzi e in minima parte da acque di sorgente a regime fortemente variabile. La facies idrochimica è bicarbonatico-calcica con arricchimento in Cl, Na, Mg, e SO4. Dalle verifiche eseguite la conducibilità dell’acqua potabile è più elevata rispetto alla zona montana con valori compresi tra 450 e 1300 µS/cm a 20°C; i cloruri variano da 30 a 100 mg/l e i solfati da 40 a 180 mg/l. Una caratteristica di tale zona è l’elevata concentrazione di nitrati con valori compresi fra 50 a 120 mg/l (superiori al limite di legge). Il problema dei nitrati è connesso all’attività antropica dovuta all’eccessivo utilizzo dei fertilizzanti in agricoltura. L’area valliva e costiera è costituita prevalentemente da acquiferi dei materassi alluvionali dei principali fiumi della provincia. Le acque provenienti dagli acquiferi di subalveo dell’Esino, del Misa e del Cesano vengono ancora utilizzate da alcuni acquedotti a scopo idropotabile o ad integrazione delle acque di altri acquiferi. Da un punto di vista chimico le acque sotterranee di tali acquiferi derivano dal mescolamento di tre principali tipi di acque: bicarbonatico-calcica di origine appenninica, cloruro-sodica di origine pliocenica e solfato-calcico di origine messiniana. L’alimentazione delle falde di subalveo avviene sia superficialmente mediante l’infiltrazione delle acque fluviali bicarbonatico-calciche e meteoriche sia in profondità attraverso la risalita delle acque salate plioceniche e messiniane lungo le linee di frattura. La conducibilità di tali acque varia da 700 e 1500 µS/cm a 20°C. Alcune acque del territorio provinciale, per la composizione chimica sono state riconosciute come minerali dal Ministero della Sanità; parte di queste ricadenti nella zona montana sono state imbottigliate, altre sono state utilizzate negli stabilimenti termali, come le acque sulfuree di S Vittore del Comune di Genga e le salso-bromo-iodiche dell’Aspio nel Comune di Camerano. La qualità delle acque potabili in provincia di Pesaro Urbino La qualità dell’acqua potabile viene monitorata attraverso controlli compiuti sulle fonti di approvvigionamento, sugli impianti di trattamento, sui depositi e lungo la rete acquedottistica. I parametri ricercati sono quelli definiti a norma di legge e riguardano le caratteristiche chimiche e chimicofisiche dell’acqua, la ricerca di eventuali inquinanti chimici e la qualità microbiologica. Nel 2007, su un totale di 4.399 campioni analizzati dal Dipartimento Provinciale di Pesaro, si è avuta non conformità nel 5,3% dei casi. Il fabbisogno idrico - potabile dei 67 comuni della Provincia è soddisfatto dagli acquedotti pubblici alimentati da acque sotterranee e da acque superficiali potabilizzate. Zona montana, caratterizzata da acque provenienti in massima parte da sorgenti. Se ubicate in formazioni calcaree quali, ad esempio, il massiccio


ACQUE ZONA MONTANA FORMAZIONI CALCAREE

ACQUE ZONA MONTANA FORMAZIONI MARNOSE – ARENARIE

ACQUE ZONA DI COLLINA FORMAZIONI MARNOSE – ARENARIE

200-400

400-600

500-1000

Residuo salino %millequivalenti totali

Bicarbonato di calcio > 80%

Bicarbonato di calcio > 70%, ioni solfato, magnesio, cloro e sodio

Bicarbonato di calcio > 50%-60%, solfati, cloruri alcalini e alcalino terrosi

Bicarbonato di calcio > 50%-60%, solfati, cloruri alcalini e alcalino terrosi

Azoto nitrico mg/l NO3

<5

<5

5-50

in molti casi > 50

PARAMETRI Conducibilità µS/Cm 20°C

del Catria e del Nerone, i monti delle Cesane, del Furlo e di Montiego e, più a nord, alcune zone fra i monti Carpegna e Senatello, le acque erogate presentano valori di conducibilità elettrica compresi fra 200 e 400 µS/cm a 20°C. Il residuo salino è costituito essenzialmente da bicarbonato di calcio presente in quantità superiore all’80% dei milliequivalenti totali. Se provenienti invece da formazioni marnose o da arenarie che caratterizzano le zone dell’Alpe della Luna, le Serre di Burano e l’alta Valmarecchia, le acque presentano valori di conducibilità elettrica più elevati, compresi fra 400 e 600 µS/cm a 20°C. Il contenuto di nitrati, salvo pochissime eccezioni, risulta infatti sempre inferiore a 5 mg/l. Da rilevare nella zona di Piobbico la presenza di acque ad elevata concentrazione di ione fluoro compresa fra 1.0 e 1.5 mg/l F provenienti da sorgenti che scaturiscono sul versante N del massiccio del Nerone e, nella gola del Burano, la presenza di una importante falda in pressione rinvenuta negli anni ’60 in occasione di perforazioni effettuate per ricerche petrolifere, la cui potenzialità deve tuttora essere determinata. E’attualmente in esercizio un pozzo che fornisce acqua avente conducibilità elettrica intorno a 530 µS/cm a 20°C utilizzato per l’acquedotto di Cagli. Il contenuto di solfati compreso fra 170 e 180 mg/l SO4 è indicativo dell’avvenuto contatto dell’acqua con le anidridi del Burano. Zone di collina, sono le aree comprese fra le vallate dei principali fiumi della provincia. Presentano valori di conducibilità elettrica generalmente compresi fra 500 e 1000 µS/cm a 20°C. In tali zone a vocazione agricola, le concentrazioni di nitrati sono più elevate rispetto a quelle osservate nella fascia montana e generalmente risultano comprese fra 5 e 50 mg/l NO3 con occasionali superamenti del valore limite di 50 mg/l fissato dal D.Lgs.31/01. Se provenienti da formazioni gessose, data la discreta solubilità di questo sale, il valore della conducibilità elettrica può aumentare in alcuni casi fino a 1400 µS/ cm a 20°C e il contenuto di solfati può superare il limite di 250 mg/l SO4 del D.Lgs.31/01. Zone vallive, forniscono acqua prelevata da pozzi scavati nel materasso alluvionale e di subalveo. Nella media e bassa vallata del Foglia trattasi per lo più di falde artesiane che erogano acque aventi valori di conducibilità elettrica compresi fra 800 e 1500 µS/cm a 20°C, contenuto di bicarbonato di calcio superiore al 50-60% dei milliequivalenti totali, solfati e cloruri alcalini e alcalino terrosi e bassa concentrazione di nitrati. Per il loro utilizzo a fini potabili necessitano di trattamenti ossidativi volti ad eliminare ioni responsabili di odori e sapori sgradevoli, di intorbidamento e formazione di precipitati ossidati di Fe e Mn dalla tipica colorazione bruna. I pozzi ubicati nella media e bassa vallata del Metauro e del Cesano attingono acqua da falde freatiche parzialmente o totalmente prive di consi-

ACQUE ZONA VALLIVA 800-1500

D. Lgs. 31/01 2500

50

stenti ricoperture argillose. I valori di conducibilità elettrica sono compresi anche in questo caso fra 800 e 1500 µS/cm a 20°C, il contenuto di bicarbonato di calcio supera il 50% dei milliequivalenti totali mentre la restante parte è costituita da nitrati, solfati e cloruri alcalini e alcalino terrosi. Zona costiera, fornisce acqua prelevata da pozzi scavati nei detriti alluvionali simile a quella attinta più a monte dalle stesse falde. Oltre ad acque ad elevata salinità imputabile ad ingressione marina causata da emungimenti superiori alle potenzialità della falda, acque saline si trovano anche a Carignano di Fano e nella vallata del Tavollo. Il quadro sopra descritto illustra la situazione presente nel sottosuolo ma non quella attualmente esistente all’erogazione. Il progressivo peggioramento della qualità delle acque sotterranee e una legislazione sempre più restrittiva in fatto di concentrazioni limite hanno portato, a partire dai primi anni ’80, al rapido abbandono delle fonti di approvvigionamento di peggiore qualità e all’uso sempre maggiore di acque superficiali potabilizzate. Attualmente nella provincia di Pesaro sono in esercizio 10 potabilizzatori che producono complessivamente circa 800 l/sec. Il fabbisogno idrico viene coperto miscelando l’acqua di questi impianti con acque sotterranee in proporzioni tali da rispettare i limiti di legge per tutti i parametri. Il 70% della popolazione della provincia utilizza acque così prodotte, classificabili come bicarbonato calciche, che presentano valori di conducibilità compresi fra 500 e 800 µS/cm a 20°C, durezza totale fra 25 e 40 °F, nitrati fra 5 e 25 mg/l NO3, solfati fra 50 e 100 mg/l SO4, cloruri fra 20 e 40 mg/l Cl e sodio fra 10 e 30 mg/l Na.

ARPA Marche Via Caduti del Lavoro, 40 int. 6 60131 Ancona Tel. 071 2132720 - fax 071 2132740 arpa.direzionegenerale@ambiente.marche.it www.arpa.marche.it

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CONVEGNI E MANIFESTAZIONI

UN MASTER PLAN PAESAGGISTICO E DUE PROGETTI D’AREA PER L’INSERIMENTO DELLE INFRASTRUTTURE NEI PAESAGGI PROTETTI Un Master Plan Paesaggistico e due Progetti d’area (uno su Genga, l’altro su Serra San Quirico) per l’inserimento delle infrastrutture nei paesaggi protetti: tecnici e addetti ai lavori ne hanno discusso il 23 maggio a Serra San Quirico, in occasione del Seminario pubblico per la presentazione delle proposte progettuali del Laboratorio dell’Ambiente e del Paesaggio. All’incontro, dal titolo “Inserimento delle nuove infrastrutture per la mobilità nei paesaggi del Parco” hanno preso parte Amministratori regionali, provinciali e locali, oltre naturalmente a un ricco stuolo di relatori tra cui: Alberto Clementi (Preside Facoltà di Architettura di Pescara - Responsabile scientifico Unità di Ricerca); Massimo Angrilli (Università di Chieti-Pescara - Coordinamento operativo Unità di Ricerca); Aldo Casciana (Università di ChietiPescara); Marco Morante (Università di ChietiPescara),Filippo Priori (Università di Chieti-Pescara); Silvia Catalino (Dirigente Aree Protette Regione Marche); Patrizia Casagrande (Presidente della Provincia di Ancona); Riccardo Maderloni (Presidente GAL Colli Esini); Vito Giuseppucci- (Vicepresidente della Comunità Montana dell’Esino Frasassi con delega al parco); Raniero Nepi (Sindaco di Genga); Sebastiano Venneri (Vice Presidente di Legambiente),Jacopo Angelini - (Vice Presidente WWF Marche). Coordinatore per l’occasione Fabrizio Giuliani - Presidente Comunità Montana dell’Esino-Frasassi. Il Laboratorio dell’Ambiente e del Paesaggio è un Laboratorio sperimentale di progettazione e ricerca, promosso e finanziato al 70% con finanziamenti europei Leader+ dai 5 GAL (Gruppi di Azione Locale) della regione (tra cui il GAL Colli Esini-San Vicino, come capofila) che lo hanno Parco naturale della Gola della Rossa e di Frasassi

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riconosciuto progetto strategico di cooperazione interterritoriale. Il Laboratorio è attuato di concerto dai Parchi e le Aree Protette marchigiane dell’entroterra, che co-finanziano il restante 30%, con il coordinamento della Comunità Montana Esino-Frasassi Ente gestore del Parco Naturale Gola della Rossa-Frasassi - e la partecipazione di Legambiente Marche. Questo progetto è ispirato ad APEAppenino Parco d’Europa, un disegno strategico nato per tutelare, valorizzare e al tempo stesso favorire uno sviluppo sostenibile dell’ambiente appenninico, compreso quello non interessato da aree protette, per dare più forza all’entroterra montano. Il Laboratorio ruota intorno all’importanza del paesaggio come elemento imprescindibile nella programmazione, gestione e controllo delle azioni di trasformazione del territorio e ha come obiettivi: - coniugare la biodiversità con lo sviluppo delle attività agro-silvopastorali; - promuovere forme innovative di

integrazione tra la pianificazione paesaggistica e la pianificazione delle aree protette; - avviare un nuovo modo di progettare le opere infrastrutturali sensibile al paesaggio; - puntare al recupero dei paesaggi già compromessi o a forte rischio di degrado. Il modulo progettuale curato dal Parco della Gola della Rossa-Frasassi mira ad agire sulle modalità con le quali si producono le opere infrastrutturali (con specifico riferimento ai programmi di potenziamento della infrastrutturazione viaria e ferroviaria della Vallesina), introducendo i valori paesaggistici nel processo di progettazione delle opere, conferendogli la medesima dignità nella determinazione delle scelte, oggi riconosciuta alle logiche della economicità, funzionalità e sicurezza. In questi mesi il Laboratorio nel Parco Gola della Rossa-Frasassi ha prodotto molteplici risultati: - una selezione di buone pratiche a li-

vello nazionale ed internazionale di corretto inserimento di infrastrutture nel paesaggio; - una interpretazione avanzata dei paesaggi della Gola della Rossa, anche con l’utilizzo di tecniche innovative di tipo video-multimediale; - la redazione di uno Schema Direttore Paesaggistico, contenente strategie di intervento e criteri progettuali per l’inserimento delle infrastrutture nel Parco della Gola della Rossa-Frasassi; - l’elaborazione di approfondimenti progettuali d’area, esemplificativi dei criteri progettuali enunciati. Poiché si tratta di studi e valutazioni progettuali su interventi che modificheranno sostanzialmente i territori attraversati, appare più che mai opportuno un coinvolgimento collegiale delle amministrazioni locali interessate, sia per perseguire una maggiore condivisione delle scelte progettuali a livello locale, sia per evitare che le scelte operate vengano assunte solo a valle dell’iter progettuale.

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LA LEGISLAZIONE AMBIENTALE DELLA REGIONE MARCHE L’argomento è stato trattato durante un Convegno organizzato da CERTIQUALITY di Valentina Bellucci

Il Convegno “La legislazione ambientale della Regione Marche”, svoltosi il 26 maggio a Castelfidardo e organizzato dall’Istituto di Certificazione, CERTIQUALITY, in collaborazione con la Regione Marche e con il patrocinio di ARPAM (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale delle Marche) ha fornito utili informazioni alle Imprese circa la corretta applicazione delle delibere e dei regolamenti ambientali deliberati dalla Regione Marche. All’incontro hanno partecipato rappresentanti della Regione Marche e delle Istituzioni. CERTIQUALITY, fondato nel 1989, con sede a Milano, ma presente su tutto il territorio nazionale, è un Istituto al servizio delle imprese, specializzato nella Certificazione dei Sistemi di Gestione Aziendale per la Qualità, l’Ambiente e la Sicurezza, nella Certificazione del prodotto e nella Formazione, che occupa una posizione di assoluto rilievo nel settore della Certificazione avendo rilasciato più di 10.000. I servizi CERTIQUALITY, nei settori relativi all’ambiente e alla sicurezza, comprendono: la pre-valutazione del grado di preparazione dell’organizzazione in relazione ai requisiti della norma di riferimento e dell’avanzamento e completezza dei Sistemi di Gestione per l’Ambiente (ISO 14001, EMAS) e la Sicurezza (OHSAS 18001,UNI 10617); la Certificazione dei Sistemi di Gestione per l’ambiente, la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro(OHSAS 18001), la sicurezza degli impianti di processo a rischio di incidente rilevante (UNI 10617); la verifica del rispetto dei parametri del Protocollo di Kyoto; la validazione dei Rapporti Ambientali; la Certificazione della gestione forestale e della chain-of-custody FSC. Il Convegno che è stato moderato da Gisberto Paoloni, Direttore generale dell’ ARPAM ha affrontato come primo tema la Disciplina delle Acque, trat-

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tato dall’ing. Guido Muzzi del Servizio Ambiente e Paesaggio P.F.Tutela delle Risorse ambientali ed attività estrattive Regione Marche che ha analizzato il Piano di Tutela e Risanamento delle Acque della Regione. Suddiviso in quattro punti cardine (stato di fatto; individuazione degli squilibri e misure di piano; analisi economica; norme tecniche di attuazione) il progetto prevede uno studio accurato dei bacini della Regione, a seconda che siano climatologici (formati dalle piogge) o idrogeoligici (acque sotterranee). Inoltre, analizza con grande cura la questione degli scarichi, che rappresenta un grosso problema per la qualità delle acque. Nelle Marche, infatti, ci sono ben 95 agglomerati, ma soltanto 40 sono conformi alla legge e per il rispetto delle norme europee dovrebbero essere tutti in regola entro il 2015. La vita dei pesci, la balneazione, le sorgenti pure ed impure sono altri argomenti affrontati dal Piano. Nonostante si possa affermare che oggi, rispetto al passato, le industrie inquinino di meno, grazie a maggiori e più approfonditi controlli, tuttavia le attività antropiche ed, in particolare, l’agricoltura sono ritenute le maggiori responsabili dell’inquinamento delle acque, oltre a consumarne enormi quantità. “Il Piano Acque della nostra regione ha affermato l’ing. Muzzi - si prefigge di migliorare la qualità delle acque e di aumentare la quantità delle stesse puntando sulla tutela, la disciplina, il risanamento e la disinfezione e, soprattutto, sulla coscienza e il rispetto della popolazione marchigiana per il nostro splendido territorio”. Di seguito, Luigi Bolognini del Servizio Ambiente e Paesaggio P.O. Tutela e risanamento delle acque Regione Marche ha approfondito il tema della Disciplina degli scarichi. Analizzando alcune parti del D.Lgs del 3 Aprile 2006 n. 152, il relatore si è soffermato sulle reti fognarie, analizzando le acque reflue domestiche ed industriali.

I criteri generali della disciplina degli scarichi sono vari, tra i più importanti ricordiamo: i valori limite devono essere rispettosi degli obiettivi di qualità; gli scarichi sul suolo sono vietati; gli scarichi di sostanze pericolose vanno assolutamente evitati. La parola è passata, quindi, a Paolo Prosperi, Amministratore unico della PROGEOS S.r.l., società che svolge attività di consulenza nei settori ecologico ambientale e sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro, che ha parlato della Disciplina dei rifiuti illustrando una sintesi sugli adempimenti per le imprese. Ferdinando De Rosa, Direttore tecnico scientifico dell’ARPAM, a sua volta, ha discusso sull’Attività di monitoraggio, vigilanza e controllo dell’ARPAM, sottolineando la validità di queste attività che permettono di raccogliere dati preziosi per la sicurezza e per la tutela dell’ambiente. A coronamento di quanto già detto da De Rosa, Roberto Nardi, Responsabile del Nucleo Investigativo del Corpo Forestale dello Stato, ha parlato del controllo e della vigilanza sul territorio. All’epoca della nascita del Corpo Forestale (venne istituito nel 1822 dal re Carlo Felice), gli ettari di superficie boscata erano 100mila, oggi sono circa 256mila. Le funzioni del Corpo Forestale sono: vigilanza per violazioni compiute in danno dell’ambiente; controllo del territorio; conoscenza approfondita del territorio stesso; capacità di intervenire sistematicamente. A fronte di 8526 ettari di bosco nelle Marche, circa i 3/4 della superficie forestale sfugge a qualsiasi forma di impiego, quindi i boschi marchigiani assumono molta più anidride carbonica di quella che rilasciano. Il Corpo Forestale si occupa delle at-


tività di trasporto dei rifiuti, tentando di reprimere o prevenire illeciti, svolgendo attività di controllo sistematica e aumentando la conoscenza del settore della gestione dei rifiuti. Le modalità operative dei forestali sono diverse: controlli periodici su strada, analisi dei dati archiviati e archiviazione dei dati a livello regionale. Il trasporto dei rifiuti nelle Marche è di carattere interprovinciale e interregionale (ovvero diretto verso impianti presenti nelle Marche), i rifiuti sono in gran parte di tipo non pericoloso, il tasso di illegalità è del 34% e i rifiuti sono sempre destinati ad operazioni

di smaltimento. Il controllo delle risorse idriche, come illustra Roberto Nardi, è una delle prerogative del Corpo Forestale che svolge un’attenta attività di misurazione della portata d’acqua dei bacini idrici, attraverso l’utilizzo di un mulinello idrometrico. Matteo Locati di CERTIQUALITY e Christian Crosta, Responsabile Sistema Gestione Ambientale ELETTROGALVANICA “SETTIMI”, hanno poi preso la parola addentrandosi nelle problematiche delle Aziende. Locati ha approfondito il tema del controllo degli adempimenti attraver-

so i Sistemi di Gestione; mentre Crosta ha trattato un case history su come le aziende affrontano gli adempimenti e la gestione inoltrandosi, poi, nella gestione dei rifiuti e dei relativi adempimenti nell’ambito del Sistema di Gestione Ambientale. Antonio Minetti, Dirigente Servizio Ambiente e Paesaggio Regione Marche, ha chiuso i lavori del convegno che può essere riassunto nelle parole pronunciate da uno degli interlocutori presenti: “L’importante è che le cose di cui si è parlato non rimangano in un cassetto dove nessuno riesca e vederle…”.

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ENTE MARCHE NEWS

Ambiente Marche News n.9 Giugno 2008  

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