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N. 9 SETTEMBRE 2011 - ANNO VII

NOTIZIARIO DI AGGIORNAMENTO DEL SETTORE

Free Service Edizioni - Falconara M. (AN) - Notiziario di aggiornamento del settore

CN/CONV/0969/2010


Notiziario di aggiornamento del settore

SOMMARIO EDITORIALE .....................................................................5

Edizioni: Free Service s.r.l. Sede amministrativa, Direzione, Redazione, Grafica: Via del Consorzio, 34 60015 Falconara M. / AN tel. 071 9161916 - fax 071 9162289 www.freeservicesrl.it info@regionieambiente.it Aut.Trib. di Ancona n. 11/2011 del 10/06/2011

VEICOLI FUORI USO QUALI RIFIUTI SPECIALI PERICOLOSI ..........................................6 LOGIMA S.R.L. QUANDO L’AUTODEMOLIZIONE CAMBIA LOOK… ............9 UN NUOVO IMPULSO VERSO IL PROCESSO DI QUALIFICAZIONE DELL’IMPRESA: IL REGOLAMENTO U.E. 333/2011 - VANTAGGI ED ONERI...........................10 È MORTO IL SISTRI… VIVA IL SISTRI! ..............................14 VEICOLI FUORI USO E RIFIUTI PERICOLOSI ..........................18

Direttore Responsabile: Stefano Agostinelli

MERCATO AUTO FERMO AD AGOSTO: SIAMO AI LIVELLI DEL 1993-1994 ..................................21

Grafica: Free Service srl

MOBILITÀ VERDE A LONDRA IN ATTESA DELLE OLIMPIADI DEL 2012. .............................24

Responsabile Marketing: Fabio Bastianelli

IN CALO DEL 3,7% LE EMISSIONI DI CO2 DELLE NUOVE AUTO ..........................................27

Stampa: BIEFFE s.r.l. via Zona Industriale P.I.P. 62019 Recanati (MC)

SPEDIZIONE RIFIUTI DESTINATI AL RECUPERO NUOVE REGOLE DALLA COMMISSIONE UE ....................31

Una copia: €7,00 Arretrati: €14,00 Abbonamento annuale: €58,00 Versamento su C/C postale n° 17270604 intestato a Free Service s.r.l. Via del Consorzio, 34 60015 Falconara M. (AN) La Redazione di AUTODEMOLITORI si riserva il diritto di modificare, rifiutare o sospendere un articolo a proprio insindacabile giudizio. L’Editore non assume responsabilità per eventuali errori di stampa. Gli articoli firmati impegnano solo i loro autori. È vietata la riproduzione totale o parziale di testi, disegni e foto. Manoscritti, disegni e foto, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. Tutti i diritti sono riservati.

DA ROTTAME A SCULTURA: ECCO I NUOVI TRANSFORMERS MADE IN TAIWAN ...................34 TRASPORTO ILLECITO DI RIFIUTI È OBBLIGATORIA LA CONFISCA DEL MEZZO DI TRASPORTO ...........................................37


HAI PROBLEMI DI RIFIUTI? ECOTECNICA Ăˆ LA SOLUZIONE

Ecotecnica srl Via Bruno Pontecorvo, 9 - 000155 Monterotondo (RM) Tel.: +39.06.900.85.361 - Fax: +39.06.90.60.618 3 39.06.90.60.618 www.ecotecnica.it - sales@ecotecnica.it teecnica.it


L’EDITORIALE

Terminata l’estate (ma solo dal punto di vista astronomico, perché sul versante del clima e della meteorologia la Natura sembra seguire un pensiero tutto suo); passata la solita overdose di gossip vacanziero da spiaggia (peraltro, quest’anno subissata dalle notizie al cardiopalma legate all’andamento dei mercati e delle Borse internazionali); ritornati tutti al luogo di lavoro, finalmente Settembre rivede la nuova uscita del Notiziario Autodemolitori. Questioni vecchie e nuove bollono in pentola: dal 7 ottobre 2011 diventa operativo il sistema di ritiro dei PFU derivanti dall’attività di autodemolizione ed entro tale data a garanzia di una maggior competitività economica devono costituirsi dei Consorzi autorizzati dal Ministero a tale servizio; attualmente due sono le realtà autorizzate: Ecopneus ed Ecotyre al quale si può aderire. Si torna a parlare del SISTRI (ma con una settima proroga al 9 febbraio 2012 per la sua effettiva entrata in vigore), per cui le 400.000 aziende interessate avranno altri 5 mesi per adeguarsi tecnicamente e logisticamente (e speriamo che nel frattempo, anche il programma stesso riveda alcune lacune). E ancora, sul fronte della legalità, sono da poco operative le norme che regolano la responsabilità penale per i reati ambientali, mentre sul fronte della giurisprudenza, varie sentenze della Cassazione ritornano (se mai ce ne fosse ancora bisogno), sulla definizione di veicolo fuori uso/ rifiuto pericoloso e attività illecita connessa alla gestione e trasporto di tali rifiuti. In più, con l’arrivo dell’autunno, si comincia a pensare alla più importante manifestazione fieristica nazionale ed internazionale legata al recupero di materia e di energia e allo sviluppo sostenibile, ECOMONDO 2011(15° edizione), che, ancora una volta, dedica un intero Padiglione della Fiera di rimini (A5) alla filiera End Life Vehicles e a tutti i protagonisti del settore. Ovviamente il Notiziario Autodemolitori sarà in prima linea per raccogliere informazioni e dar voce a quanti operano nel riciclo dei materiali derivanti dal fine vita dei veicoli. Buona lettura. Il Direttore Responsabile Stefano Agostinelli


NOTIZIARIO DI AGGIORNAMENTO DEL SETTORE

Decreto Legislativo 7 luglio 2011, n. 121. Tutela penale dell’ambiente

VEICOLI FUORI USO QUALI RIFIUTI SPECIALI PERICOLOSI Corte di Cassazione penale, sentenza n. 30554 del 2 agosto 2011 a cura dell’Avv. Rosa Bertuzzi

Gli autodemolitori, i centri di soccorso stradale, le officine e i centri di raccolta saranno sottoposti a sanzioni pecuniarie amministrative conseguenti a compor tamenti contrari alla disciplina ambientali. Infatti dal 16 agosto 2011 sono vigore nuove norme introdotte dal Decreto Legislativo 7 luglio 2011, n. 121, pubblicato nella G.U. del 1° agosto 2011, n. 177. Tale decreto attua la direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente.

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Il decreto ha ampliato il sistema di repressione penale degli illeciti ambientali ed ha introdotto una nuova disciplina in materia di responsabilità delle persone giuridiche, quali sono i centri di raccolta, officine, centri di soccorso stradale. Alla norma precedente, il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 riguardante la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive

di personalità giuridica sono introdotte fattispecie, sia delittuose che contravvenzionali, attese dal Codice penale, dal Codice dell’ambiente (D. Lgs. n. 152/2006). Il Decreto Legislativo n. 121/2011 dispone a carico dell’ente responsabile sanzioni pecuniarie e sanzioni interdittive per una durata massima di sei mesi. Il provvedimento prevede inoltre nuove sanzioni amministrative conseguenti alla commissione di reati a carico delle persone giuridi-


che e società in materia di ambiente e nuove responsabilità nel T.U. Ambiente, in materia di trattamento dei rifiuti. Il Legislatore ha voluto mantenere l’identificazione delle sanzioni pecuniarie in quote (ogni quota varia da un minimo di 258 € a un massimo di 1.549). È prevista la sanzione pecuniaria fino a 250 quote per i reati sanzionati con l’ammenda o con la pena dell’arresto fino a uno anno oppure dell’arresto fino a due anni alternativa alla pena pecuniaria; la sanzione pecuniaria da 150 a 250 quote per i reati sanzionati con la reclusione fino a 2 anni o con la pena dell’arresto fino a due anni; la sanzione pecuniaria, infine, da 200 a 300 quote per i reati sanzionati con la reclusione fino a tre anni o con la pena dell’arresto fino a tre anni. Nello specifico viene inserito l’ar ticolo 25-nonies nel Decreto Legislativo 231/2001, “Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria”. Tale articolo si riferisce alla commissione del delitto di cui all’ar t. 377-bis del codice penale” Dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria”, alla cui violazione si applicherà alla persona giuridica la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote. Mentre in relazione ai reati previsti dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si applicheranno all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie: a) per i reati di cui all’articolo 137 rubricato “Sanzioni penali”: 1) per aver effettuato uno scarico di acque reflue industriali, violazione dei commi 3, 5, primo periodo, e comma 13 riguardante lo scarico di acque di navi nel mare, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote; 2) per la violazione dei commi 2, 5, secondo periodo, e 11, la sanzione pecuniaria da duecento a trecen-

to quote. Tali commi si occupano anch’essi di scarichi di acque reflue industriali. b) per i reati di cui all’articolo 256 “Attività di gestione di rifiuti non autorizzata”: 1) per la violazione dei commi 1, lettera a), e 6, primo periodo in materia di attività di raccolta, traspor to, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote. 2) per la violazione dei commi 1, lettera b), 3, primo periodo, e 5, i quali disciplinano la realizzazione o la gestione di una discarica non autorizzata, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote; 3) per la violazione del comma 3, secondo periodo, sempre in materia di discarica abusiva, ma di rifiuti pericolosi la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote; c) per i reati di cui all’articolo 257 “Bonifica dei siti”: 1) per la violazione del comma 1, cagionamento dell’inquinamento del suolo, sottosuolo, acque superficiali o sotterranee, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote; 2) per la violazione del comma 2, se l’inquinamento è provocato da sostanze pericolose, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote; d) per la violazione dell’articolo 258 “Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari”, comma 4, secondo periodo, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote, se traspor tano i rifiuti senza formulario o indicano nello stesso dati incompleti.

e) per la violazione dell’articolo 259 “Traffico illecito di rifiuti”, comma 1, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote; f) per il delitto di cui all’articolo 260 “Attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti”, la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento quote, nel caso previsto dal comma 1 e da quattrocento a ottocento quote nel caso previsto dal comma 2; g) per la violazione dell’articolo 260-bis “Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti”, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote nel caso previsto dai commi 6, 7, secondo e terzo periodo, e 8, primo periodo, e la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote nel caso previsto dal comma 8, secondo periodo; h) per la violazione dell’articolo 279 , comma 5, il quale determina la violazione delle emissioni da parte di uno stabilimento previste dall’autorizzazione, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote. A causa dell’estrema gravità della condotta l’ar ticolo 260 del Codice dell’ambiente rubricato “Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” la sanzione può arrivare fino a 500 quote con un picco di 800 quando si tratta di scar ti radioattivi. La sanzione può arrivare a 250 quote per il traspor to di rifiuti senza il formulario e per le violazioni sulla bonifica dei siti. Se la persona giuridica viene utilizzata allo scopo di consentire o agevolare la commissione dei reati contro le norme sul traffico dei rifiuti verrà applica la sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività ex ar t. 16, comma 3, del decreto legislativo 8

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giugno 2001 n. 231. In tutti i casi le infrazioni al codice dell’ambiente e per quelle provocate da navi consegue l’applicazione delle sanzioni interdittive, dall’interruzione dell’attività alla sospensione delle autorizzazioni per una durata massima di sei mesi. È bene sottolineare che il Decreto n. 121/2011 interviene notevolmente sulla disciplina delle sanzioni connesse alle violazioni del sistema di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), attendendo un regime progressivo di responsabilità per gli inadempimenti del SISTRI, e introduce modifiche al sistema sanzionatorio ordinario di cui all’ar t. 260-bis del Codice dell’ambiente. Queste ultime modifiche rendono proporzionate le pene nel caso di molteplicità delle violazioni, meramente ripetitive, commesse dalle imprese (cumulo giuridico) o per escludere o diminuire la responsabilità degli operatori durante le condotte riparatorie ex post. All’ar ticolo 39 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, viene sostituito il comma 2 il quale specifica le diverse sanzioni, al fine di graduare la responsabilità nel primo periodo di applicazione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), i soggetti obbligati all’iscrizione al predetto sistema che omettono l’iscrizione o il relativo versamento nei termini previsti sono puniti, per ciascun mese o frazione di mese di ritardo: a) con una sanzione pari al cinque per cento dell’impor to annuale dovuto per l’iscrizione se l’inadempimento si verifica nei primi otto mesi successivi alla decorrenza degli obblighi di operatività per ciascuna categoria di operatori, enti o imprese; b) con una sanzione pari al cinquanta per cento dell’importo annuale dovuto per l’iscrizione se ‘inadempimento si verifica o comunque si protrae per i quattro mesi successivi.

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Fino alla decorrenza degli obblighi di operatività del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) i soggetti che non adempiono alle prescrizioni saranno assoggettati alle relative sanzioni previste violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari. La sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro o da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro, a seconda della fattispecie concreta. L’ar t. 3 inserisce le modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. All’ar ticolo 260-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, successivamente il comma 9 sono aggiunti i commi 9-bis, 9-ter. Il comma 9-bis sancisce che con un’azione od omissione viola diverse disposizioni o commette più violazioni della stessa disposizione soggiace alla sanzione amministrativa prevista per la violazione più grave, aumentata sino al doppio. La medesima sanzione si applica a chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di cui al presente ar ticolo. Il comma 9-ter prescrive che non risponde delle violazioni amministrative chi, entro trenta giorni dalla commissione del fatto, adempie agli obblighi previsti dalla normativa in materia di sistema informatico di controllo. Nel termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o dalla notificazione della violazione, il trasgressore può definire la controversia, previo adempimento degli obblighi, attraverso il pagamento di un quar to della sanzione prevista. Ulteriore novità è introdotta dal decreto legislativo è l’esclusione dall’obbligo di tenuta del registro di carico e scarico gli imprenditori agricoli che raccolgono e traspor tano i

propri rifiuti speciali non pericolosi e le imprese e gli enti che raccolgono e traspor tano i propri rifiuti speciali non pericolosi. In materia di veicoli fuori uso e pericolosità del rifiuto è interessante la recentissima sentenza della Corte di Cassazione penale (sentenza n. 30554 del 2 agosto 2011.) che sottolinea che non tutti i veicoli fuori uso sono solo per questo pericolosi. Affinché un veicolo sia considerato pericoloso, è necessario non solo che esso sia fuori uso, ma anche che contenga liquidi o altre componenti pericolose, perché altrimenti rientra nella categoria 16.01.06 e non è qualificato come pericoloso. Si ricorda che attraverso il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, “c.d. Manovra correttiva bis” ha soppresso il Sistri, ma attraverso la legge di conversione Legge 14 settembre 2011 n. 148 (G.U. n. 216 del 16-9-2011) elimina l’abrogazione del SISTRI e viene ripristinato con rinvio al 9 febbraio 2012 come termine di entrata in operatività, con la conseguente proroga dell’applicazione delle relative sanzioni.

Avv. Rosa Bertuzzi Consulente Ambientale - ambienterosa@libero.it


LogiMa s.r.l.

QUANDO L’AUTODEMOLIZIONE CAMBIA LOOK…

Ordine, pulizia, sicurezza. Ecco i vantaggi dei cantilever LogiMa. Parola di Piero Del Corso, titolare dell’omonimo centro di autodemolizione a Fallo (CH). di Silvia Barchiesi

La moderna autodemolizione cambia look e sceglie LogiMa S.r.l., giovane società di Porto d’Ascoli specializzata nella progettazione e vendita di soluzioni per la logistica e la gestione di magazzini. Niente più piazzali affollati, auto accatastate e pezzi di carrozzeria ammaccati… La tradizionale figura del “rottamaio” va in pensione e lascia il posto a quella del moderno professionista dell’autodemolizione, alle prese con le esigenze del mercato e la razionalizzazione del lavoro. Ordine, pulizia e sicurezza sono i nuovi imperativi dell’autodemolizione che cambia look e che per rinnovarsi si affida ai prodotti LogiMa. Tra questi, i più gettonati sono proprio i cantilever, apposite scaffalature che, in versione mono o bifronte, consentono il più sicuro e ordinato stoccaggio delle autovetture da rottamare. Guardare per credere! Basta dare un’occhiata al centro Del Corso Piero Autodemolizioni, una giovane azienda di Fallo (CH), specializzata nella demolizione di autoveicoli, nel recupero di rottami metallici e nella raccolta di rifiuti speciali. Estesa su un ettaro di superficie, di cui 5.000 m2 dedicati all’autodemolizione, 1.500 m2 allo smaltimento dei rifiuti, 600 m2 al magazzino, 1.000 m2 riservata agli scarrabili e la rimanente superficie al depo-

sito delle autovetture, il centro del Sig. Del Corso non ha di certo problemi di spazio. A spingere il Sig. Piero Del Corso, titolare del centro, ad acquistare i cantilever LogiMa sono stati ben altri motivi: “Nell’ultimo anno abbiamo acquistato da LogiMa ben 9 cantilever monofronte per lo stoccaggio di 27 autovetture e 5 cantilever bifronte per lo stoccaggio di 30 auto - ha dichiarato il Sig. Del Corso - Sebbene con i cantilever sia possibile recuperare molto spazio, la razionalizzazione della superficie non è stata la vera ragione che ci ha indotto al loro acquisto. In realtà l’ordine, la sicurezza e la pulizia sono i veri motivi che ci hanno spinto ad acquistare i cantilever. Anche l’occhio vuole la sua parte e con i cantilever LogiMa, oltre che in spazio, abbiamo guadagnato in estetica. Dal punto di vista dell’immagine, con i cantilever, il nostro centro fa un altro effetto. Siamo soddisfatti del nostro acquisto - ha continuato il Sig. Del Corso - Non appena ne avremo la possibilità, effettueremo un altro ordine. Puntiamo ad acquistare altri cantilever per sistemare altre 50 auto. Il nostro obiettivo di lungo termine è quello di non stoccare più alcuna auto a terra.” Ma il vantaggio competitivo dei cantilever non si esaurisce nell’estetica. Funzionalità e praticità sono il loro vero valore aggiunto che fanno del marchio LogiMa una garanzia di qualità.

PER CONTATTI: Giovanni Paolini 348 3034493 Giovanni Del Moro 393 9609502

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NOTIZIARIO DI AGGIORNAMENTO DEL SETTORE

UN NUOVO IMPULSO VERSO IL PROCESSO DI QUALIFICAZIONE DELL’IMPRESA: IL REGOLAMENTO U.E. 333/2011 - VANTAGGI ED ONERI a cura dell’ing. Paolo Melchiorre Consulente Aziendale - Consulente in materia di Sicurezza e lavoro

Il problema dell’approvvigionamento di materie prime ferrose per le fonderie e per l’industria siderurgica in un paese come l’Italia povero di risorse minerarie, da un lato, e quello del recupero e dello smaltimento dei rottami metallici nel rispetto della tutela e della salvaguardia dell’ambiente dall’altro, trova una nuova e più fattiva coniugazione nel Regolamento U.E. n. 333/2011 del 31/03/2011. La filosofia di tale dispositivo, da applicarsi su scala europea, par te dalla possibilità di stabilire quando i rottami di ferro, acciaio ed alluminio cessano di essere considerati rifiuti ma diventano materie prime secondarie e si completa con una maggiore responsabilizzazione degli operatori del settore nel razionale e costante riutilizzo delle risorse che possono essere rinnovate. L’onere di tale valutazione viene delegato alle Imprese di rottamazione che, attraverso una serie di procedure derivanti dalla normativa nazionale e dalle indicazioni del recente Regolamento U.E. 333/2011, garantiscono che i rottami esaminati e lavorati, ottenuti da operazioni di recupero, soddisfano i requisiti tecnici dell’industria metallurgica e non compor tano ripercussioni negative sull’ambiente e sulla salute umana. Al di fuori delle precise disposizioni e degli adempimenti a cui l’Azienda di rottamazione deve ottemperare, l’aspetto più impor tante sembra essere quello dell’abolizione dell’intervento del SISTRI, struttura fin troppe volte contestata e criticata da Sindacati di categoria, Associazioni di Imprese e singoli Imprenditori, per una serie di disfunzioni nell’operatività e soprattutto per l’onerosità del costo a carico delle Aziende. Senza soffermarsi sull’aspetto critico da più par ti mosso al precedente sistema di verifica (che nel frattempo è stato riproposto con rinvio al 9 feb-

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braio 2012), non si può disconoscere che l’applicazione del Regolamento U.E. 333/2011 indirizza ulteriormente le Imprese verso quel percorso di miglioramento della qualità, di ottimizzazione delle procedure lavorative, di applicazione dei controlli e delle verifiche interne all’Azienda, imponendo un metodo di lavoro organizzato, rispettoso dell’ambiente, osservante della sicurezza ed attento ad evitare gli sprechi argomenti questi di cui si abbondantemente parlato in questa sede nei precedenti ar ticoli pubblicati sull’organizzazione di Impresa. È indubbio che le Aziende sono chiamate a sostenere uno sforzo non indifferente per adottare un sistema di lavoro più organizzato e spesso diverso da quello finora applicato, per far fronte alle responsabilità dirette che la normativa man mano loro delega, per rendere più sicuri i luoghi di lavoro e per rispettare le procedure imposte in termini di verifica e di adeguamento alle sempre nuove e spesso complesse normative di settore. Va comunque preso atto che l’Amministrazione Pubblica a livello nazionale, le Regioni, le Camere di Commercio, l’INAIL, ecc. mettono a disposizione contributi in conto capitale in genere di significativa entità e con modalità conformi alle specifiche situazioni territoriali, per incentivare le Aziende ad operare nel senso sopra indicato. Anche il complesso delle attività di valutazione dei rottami metallici, necessarie per classificarli da rifiuti a materie prime secondarie, pur essendo un’operazione che economicamente va vantaggio della commercializzazione di tali prodotti, rientra tra le attività soggette ad incentivazione pubblica quando è finalizzata all’acquisizione di un sistema della qualità di processo, di un sistema di gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro, di un’organizzazio-

ne complessiva che abbia come chiaro obiettivo l’implementazione dell’attività produttiva della micro e piccola Impresa. Infatti l’acquisto di attrezzature atte a facilitare le prescrizioni del ricordato Regolamento 333/2011, le consulenze e le cer tificazioni dei sistemi di qualità ritenute necessarie, rientrano tra le spese ammissibili oggetto di contributo. Si condivide la considerazione del Presidente dell’Assofermet in merito alla semplificazione che il nuovo Regolamento U.E. 333/2011 dovrebbe apportare nell’applicazione delle procedure di trattamento dei rifiuti di rottami ferrosi e alluminio, riducendone in qualche modo la prassi burocratica. Il recepimento di tale regolamento nella normativa italiana ha anche lo scopo, a nostro avviso, di responsabilizzare maggiormente le Imprese che operano nel campo della rottamazione in merito alla cer tificazione dei rottami metallici ed in materia di inquinamento ambientale, implementando il concetto di qualità che anche il settore della rottamazione deve necessariamente inserire nell’attività aziendale. Lo scenario del regolamento U.E. 333/2011 individua sostanzialmente tre soggetti ben distinti tra di loro ed ognuno con mansioni differenti. Uno di questi è l’Azienda che deve dotarsi d’ora in poi per la propria attività del documento di valutazione del rottame metallico sia in entrata che in uscita dallo stabilimento, per il quale dovrà essere compilata la scheda di “tracciabilità” del rottame facendo riferimento ad una specifica “procedura” desunta dal disposto del predetto Regolamento, consistente in un insieme di documenti, schede, modi di operare e specifica formazione degli addetti alla verifica. La “gestione della qualità” a cui si ri-


ferisce il Regolamento U.E. 333/2011 non è la cer tificazione della qualità del sistema ISO, ma è una ulteriore specifica del complessivo sistema di qualità dell’Azienda ed è necessaria anche se la Ditta è già cer tificata ISO 9001 o ISO 14001. Il “secondo” soggetto è l’Imprenditore o una struttura di consulenza da questi attivata, che redige materialmente l’intera “procedura” da seguire, effettua la formazione di chi adotterà i criteri di valutazione del rottame metallico e predispone la Ditta, una volta dotata di tale documentazione, alla successiva indispensabile verifica imposta dalla normativa.

Il “terzo” soggetto previsto dal Regolamento è la “struttura di verifica” definita esterna ed indipendente che, in quanto tale, non può per ovvi motivi essere lo stesso soggetto che redige la procedura da verificare. Il suo compito è quello di accertare che l’Azienda, nel trattare ed identificare i rottami metallici, operi con un “sistema di gestione della qualità” che soddisfi le disposizioni contenute nell’ar t. 6 del Regolamento 333/2001. L’accer tamento della struttura di verifica viene effettuato inizialmente, a par tire dal 09 ottobre 2011, per vali-

dare la procedura operativa messa a punto dall’Azienda e successivamente, con cadenza triennale, per verificare il mantenimento degli standard. Tale struttura verificherà presso l’Azienda l’esistenza di un modo di operare, definito da apposite procedure sia compor tamentali che documentali e denominato “sistema di gestione della qualità”, che assicuri l’osservanza delle disposizioni ripor tate nel Regolamento per la valutazione ed il trattamento dei rottami metallici. Questa struttura, una volta accer tato che il modo di operare utilizzato è

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NOTIZIARIO DI AGGIORNAMENTO DEL SETTORE

conforme alle norme di riferimento, rilascerà un’attestazione che confermi la regolarità dell’operato dell’Azienda. Le principali operazioni che devono essere effettuate per ottemperare alle disposizione del Regolamento U.E. 333/2011 possono così riassumersi: • predisposizione delle procedure competenza dell’Azienda in qualità di produttore di rottami metallici, come definito dal punto d) dell’ar t. 2 del Regolamento; • predisposizione della documentazione necessaria da presentare al successivo detentore o alle fonderie a cui vengono venduti i rottami metallici (ar t. 5 del Regolamento); • formazione necessaria per la quali-

ficazione del personale addetto alla verifica, al controllo ed alla valutazione delle caratteristiche dei rottami metallici, come previsto dall’ar t. 2 - punto f) del Regolamento; • messa a punto del sistema di gestione della qualità e predisposizione della documentazione di cui ai punti 1 e 2 dell’ar t. 6 del Regolamento; • predisposizione delle procedure e della documentazione previste dal punto 2 dell’ar t. 5 del Regolamento sulla base delle quali verificare la documentazione che deve accompagnare i rottami metallici e che deve essere redatta dall’impor tatore, come definito dal punto e) dell’ar t. 2, in conformità a quanto ripor tato negli allegati I e II;

• formazione ed informazione da effettuare all’interno dell’Azienda ed all’esterno verso i fornitori, sul sistema di qualità che l’impor tatore deve applicare nei riguardi dei propri fornitori, come previsto dal punto 6 dell’ar t. 6 del Regolamento. Se la procedura di messa a punto del “sistema di gestione della qualità” sarà quanto più dettagliata, esaustiva e corretta possibile, la struttura di verifica rilascerà rapidamente e senza eccezioni o difficoltà la cer tificazione necessaria, permettendo all’Azienda di essere in regola nei confronti sia dei propri fornitori che delle acciaierie e fonderie.

A.T. Ricambi di Tassi A. Via Porrettana, 50/2 - 40043 Marzabotto (BO) - Italy Tel./Fax +39 051 932443 - Cell. 346 1353148 atricambi@alice.it - www.atricambi.it

RACCOGLITORE AUTORIZZATO

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SISTRI

È MORTO IL SISTRI… VIVA IL SISTRI!

Continua la parabola del sistema di tracciabilità dei rifiuti, fra morte annunciata e rinascita presunta di Alberto Piastrellini

Mentre il clima vacanziero e subtropicale dell’ultimo mese stornava i pensieri della maggior par te degli italiani dalle beghe di ogni giorno e dai problemi a venire legati ad una crisi economica in grado di agitare i sonni dei potenti, con un trucchetto degno dalla migliore ar te della prestidigitazione, il Governo ha staccato la spina a quella sfor tunata creatura mai del tutto nata completamente, nota col nome di SISTRI. A settembre, salvo ulteriori proroghe, peraltro già ampiamente chieste dalle Associazioni di categoria e dalle imprese, sarebbe dovuto entrare a regime per alcune tipologie di imprese, ma tant’è, l’alimentazione forzata che per due anni l’ha mantenuto in vita è venuta a mancare. In dettaglio, l’operazione di eutanasia si è concretizzata attraverso il Decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (G.U. del 13 agosto 2011 n. 188), recante: “Ulteriori disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, in vigore dallo stesso giorno di pubblicazione, che, di fatto ha abrogato le disposizioni cardine del D. Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale e i provvedimenti “satellite” relativa al sistema di tracciabilità telematica dei rifiuti. Dalla lettura del testo si evince che la par te di diretto interesse per l’affaire SISTRI è contenuta all’interno dell’ar t. 6 Liberalizzazione in materia di segnalazione certificata di inizio attività, denuncia e dichiarazione di inizio attività. Ulteriori semplificazioni che ripor tiamo per maggior informazione dei Lettori. Articolo 6 Liberalizzazione in materia di segnalazione certificata di inizio attività, denuncia e dichiarazione di inizio attività. Ulteriori semplificazioni 1. All’articolo 19, della legge 7 agosto 1990, n. 241 sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 4, dopo le parole “primo periodo del comma 3” sono inserite le seguenti: «ovvero di cui al comma 6-bis”; b) al comma 6-bis, secondo periodo, dopo le parole: “disposizioni di cui”, sono inserite le seguenti: “al comma 4 e”; c) è aggiunto, in fine, il seguente comma: “6-ter. La segnalazione certificata di inizio attività, la denuncia e la dichiarazione di inizio attività si riferiscono ad attività liberalizzate e non costituiscono provvedimenti taciti direttamente impugnabili. Gli interessati possono sollecitare l’esercizio delle verifiche spettanti all’amministrazione e, in caso di inerzia, esperire l’azione di cui all’articolo 31, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104”. 2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono abrogati:

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a) il comma 1116, dell’articolo 1, della legge 27 dicembre 2006, n. 296; b) l’articolo 14-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102; c) il comma 2, lettera a), dell’articolo 188-bis, e l’articolo 188ter, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni; d) l’articolo 260-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni; e) il comma 1, lettera b), dell’articolo 16 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205; f) l’articolo 36, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, limitatamente al capoverso “articolo 260-bis”; g) il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 17 dicembre 2009 e successive modificazioni; h) il decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, 18 febbraio 2011 n. 52. 3. Resta ferma l’applicabilità delle altre norme in materia di gestione dei rifiuti; in particolare, ai sensi dell’articolo 188-bis, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 152 del 2006, i relativi adempimenti possono essere effettuati nel rispetto degli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e scarico nonché del formulario di identificazione di cui agli articoli 190 e 193 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni. (omissis) A questo punto sono d’obbligo alcune considerazioni. Cer tamente il SISTRI non ha goduto, sin da subito delle immediate simpatie degli addetti ai lavori, mostrando alcune lacune e lati scoper ti (giova ricordare il montaggio delle back box sugli automezzi, l’acquisizione delle “pennette”, le difficoltà di connessione al sistema, la reale capacità di gestione dei dati dei sito apposito). Va anche detto che, nella “mora” dell’avvio effettivo del sistema (ma a Roma, il sistema era dato per avviato, semplicemente non erano ancora par tite le sanzioni), le imprese obbligate ad iscriversi, avevano già pagato le quote relative all’iscrizione per gli anni 2010 e 2011 (esborso oggetto di numerose e colorite segnalazioni anche a mezzo di servizi stampa radiotelevisivi). Se è pur vero che “a pensar male si ha sempre ragione” come recita la saggezza popolare, si può anche pensare che l’avvio effettivo del sistema, avrebbe, di fatto, gettato nel panico coloro che, per molto tempo hanno prosperato nell’illegalità del traffico illecito di rifiuti (e a ben guardare i Rappor ti sulle Ecomafie, si tratta di un giro d’affari da miliardi di euro in grado da solo di coprire i costi della


pesantissima manovra finanziaria in atto). Dunque, non è del tutto da escludere che poteri occulti e molto for ti abbiano fatto sentire il loro peso nei giusti salotti. Però, e qui le domande si sprecano: a chi giova una simile scelta? Perché investire tempo e denari (della collettività e delle aziende), per mantenere in vita un progetto per quasi due anni e poi rinunciar vi all’ultimo momento? Perché è anche vero che in questo modo ne trarranno giovamento coloro che hanno sempre prosperato ai margini della legalità o nella piena illegalità e, per di più, quelli che hanno perseguito le regole a tutela del territorio e dell’ambiente, investendo del proprio, si ritrovano con un pugno di mosche in mano e la cer tezza che dovranno pure

continuare a subire la concorrenza sleale di chi delinque deliberatamente. Sul fronte del diritto, poi, non son pochi ad aver fatto balenare scenari inquietanti: da un lato, la possibilità che nel campo della disciplina della gestione dei rifiuti, qualcuno adombri la possibilità di una “vacatio legis” (con conseguenze prevedibili in termini di illeciti e di interpretazioni confuse e parallele da par te degli Organi di controllo); dall’altro, il rischio che chi ha pagato fino ad oggi per mettere in regola la propria azienda richieda allo Stato il rimborso delle spese sostenute! E quindi, quale sarebbe, per lo Stato, in entrambi i casi, il beneficio derivante dalla cancellazione del SISTRI per lo sviluppo economico del Paese? Probabilmente qualcuno avrà pensato che si può tollerare

G. U. n. 216 del 16 Settembre 2001 Testo del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, coordinato con la legge di conversione 14 settembre 2011, n. 148, recante: “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo” (omissis) “Art. 6: i commi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti: 2. Al fine di garantire un adeguato periodo transitorio per consentire la progressiva entrata in operatività del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, nonché l’efficacia del funzionamento delle tecnologie connesse al SISTRI, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, attraverso il concessionario SISTRI, assicura, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge e sino al 15 dicembre 2011, la verifica tecnica delle componenti software e hardware, anche ai fini dell’eventuale implementazione di tecnologie di utilizzo più semplice rispetto a quelle attualmente previste, organizzando, in collaborazione con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, test di funzionamento con l’obiettivo della più ampia partecipazione degli utenti. Conseguentemente, fermo quanto previsto dall’articolo 6, comma 2, lettera f-octies del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106 per i soggetti di cui all’articolo 1, comma 5, del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 26 maggio 2011, per gli altri soggetti di cui all’articolo 1 del predetto decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 26 maggio 2011, il termine di entrata in operatività del SISTRI è il 9 febbraio 2012. Dall’attuazione della presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 3. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del Mare, di concerto con il Ministro per la semplificazione normativa, sentite le categorie interessate, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono individuate specifiche tipologie di rifiuti, alle quali, in considerazione della quantità e dell’assenza di specifiche caratteristiche di criticità ambientale, sono applicate, ai fini del sistema di controllo di tracciabilità dei rifiuti, le procedure previste per i rifiuti speciali non pericolosi. 3-bis. Gli operatori che producono esclusivamente rifiuti soggetti a ritiro obbligatorio da parte di sistemi di gestione regolati per legge, possono delegare la realizzazione dei propri adempimenti relativi al SISTRI ai consorzi di recupero, secondo le modalità già previste per le associazioni di categoria”.

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un “minimo di illegalità” da sacrificare sull’altare del guadagno, ma questo guadagno, a ben guardare non sarebbe di nessuno, dal momento che i danni ambientali ricadono sulla collettività in generale e quindi anche su chi li commette. Ma tranquilli, l’Italia è pur sempre il Paese delle proroghe, delle dichiarazioni apodittiche oggi lanciate e domani ritrattate e riviste alla luce dei sondaggi di preferenza. Già a pochi giorni dalla sua “terminazione” v’era qualcuno pronto a riproporne la sostanza e, in effetti, neanche a dirlo, ecco che in sede di conversione in legge del DL n. 138/2011 (manovra finanziaria), il SISTRI risorge dal limbo con un nuovo star t up previsto a par tire dal 9 febbraio 2012 (si veda il Box alla pagina precedente). “Il Sistema di tracciabilità di rifiuti speciali e pericolosi, va ripristinato integralmente - aveva dichiarato pochi giorni prima della sua resurrezione il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo - Escluderne l’applicazione per le piccole e piccolissime aziende, che rappresentano l’80% del bacino di utenza, significa di fatto vanificare il sistema ed anche disattendere l’obbligo di tracciabilità delle sostanze pericolose che ci viene dall’Europa. Il Ministero dell’ambiente è stato sempre disponibile a trovare soluzioni che semplifichino gli adempimenti ai piccoli operatori, ma vanno tenute salve le finalità di legalità e di tutela ambientale che sono alla base del progetto. Confido nel buon senso del Parlamento perché intervenga per un ripristino del Sistri che sia reale e non fittizio”. E, successivamente, all’indomani del rilancio del sistema (grazie all’ennesima proroga), sempre il ministro dichiarava: “L’approvazione all’unanimità da parte della Commissione Bilancio del Senato dell’emendamento che ripristina il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi, è un segnale importante per la difesa dell’ambiente e la tutela della legalità nel nostro paese. “Ringrazio il Presidente Berlusconi che si è impegnato in prima persona per agevolare una soluzione positiva. Un plauso particolare va rivolto al Sen. Salvo Fleres, autore dell’emendamento, che con intelligenza e tenacia ha lavorato con successo ad una soluzione positiva, un plauso che va esteso a tutti i componenti della Commissione e tutte le forze politiche per la sensibilità, l’attenzione ed il senso di responsabilità dimostrato in questo delicato passaggio. “Sono convinta che, con l’opportuno rodaggio previsto e con gli inter venti che si renderanno necessari per andare incontro agli operatori, il Sistri partirà al meglio e si rivelerà un utilissimo strumento per le aziende e per la protezione del territorio”. Anche dall’opposizione sono arrivati segnali di approvazione per l’emendamento salva-SISTRI; tanto il Sen. Roberto della Seta (Pd), quanto il Sen. Francesco Ferrante

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(Pd), hanno salutato con piacere “l’ottima notizia”, pur valutando, tuttavia, le problematiche tecniche che finora il sistema ha presentato, al punto che, dichiarano: “Il Governo deve impegnarsi, da oggi fino all’entrata in vigore delle nuove procedure, per correggere i tanti difetti che hanno impedito finora l’efficace avvio del sistema complicando inutilmente la vita a imprese e operatori”. Il provvedimento per la rinascita del sistema di tracciabilità dei rifiuti prevede che le oltre 400.000 imprese per le quali il SISTRI sarebbe dovuto entrare nella prima decade di settembre abbiano, a questo punto 5 mesi in più (fino a febbraio 2012, appunto) per adeguarsi al sistema e dotarsi di tutti gli apparecchi necessari al suo funzionamento. In una Circolare diramata dalla Confederazione degli Autodemolitori Riuniti - CAR, l’Associazione che raccoglie tanti professionisti dell’Autodemolizione comunica che: “La CAR era già inter venuta scrivendo alle Competenti Commissioni Parlamentari, chiedendo di apportare al Sistri modifiche migliorative per gli autodemolitori; ed oggi è orgogliosa di constatare che molte delle proprie richieste sono state recepite. Dunque il SISTRI partirà dal 9 Febbraio 2012. È prevista a cura del Ministero una verifica tecnica di funzionamento dell’intero programma e l’organizzazione di test di verifica, alla quale CAR, come da sempre, parteciperà. Dunque: il SISTRI, dato per mor to dopo non esser mai nato del tutto, è di nuovo tra i vivi, ma sospeso nel Limbo della settima proroga. Aspettiamo con ansia gli sviluppi di questa vicenda che sembra scritta dagli sceneggiatori di una telenovela.


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VEICOLI FUORI USO E RIFIUTI PERICOLOSI La Cassazione fa chiarezza su un punto controverso a cura di Alberto Piastrellini

“L’Allegato D alla parte IV del D. Lgs. 152/2006 (Testo Unico ambientale) considera come rifiuti pericolosi sotto la categoria 16.01.04 i veicoli fuori uso, mentre considera come rifiuti non pericolosi i veicoli fuori uso appartenenti a diversi modi di trasporto (categoria 16.01) ed i veicoli fuori uso, non contenenti liquidi né altre componenti pericolose (categoria 16.01 .06)î. Da questo assunto è partita la Corte suprema di Cassazione (III Sezione Penale), per annullare (con rinvio ad altra Sezione della Corte d’Appello per la rideterminazione della pena), una sentenza di colpevolezza relativa la reato di cui all’art. 51, comma I, D. Lgs. n. 22 del febbraio 1997, ovvero per aver senza autorizzazione gestito la raccolta di rifiuti pericolosi e non. “Invero - afferma la Cassazione - affinché un veicolo sia considerato pericoloso, è necessario non solo che esso sia fuori uso, ma anche che contenga liquidi o altre componenti pericolose, perché altrimenti rientra nella categoria 16.01.06 e non è qualificato come pericoloso”.

A maggior informazione dei lettori pubblichiamo, di seguito, il testo della succitata Sentenza, così come desunto dal sito: www. lexambiente.it REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Sez. III Penale

Composta dagli lll.mi Sigg.: Dott. Alfredo Maria Lombardi Presidente Dott. Mario Gentile Consigliere Dott. Amedeo Franco (est.) Consigliere Dott. Giovanni Amoroso Consigliere Dott. Giulio Sarno Consigliere ha pronunciato la seguente

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S E NT E N Z A sul ricorso proposto da (omissis); avverso la sentenza emessa il 21 gennaio 2011 dalla corte d’appello di Palermo; udita nella pubblica udienza del 15 luglio 2011 la relazione fatta dal Consigliere Amedeo Franco; udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Guglielmo Passacantando, che ha concluso per il rigetto del ricorso; Svolgimento del processo Con la sentenza in epigrafe la corte d’appello di Palermo confermò la sentenza 6 ottobre 2009 del giudice del tribunale di Agrigento, che aveva dichiarato (omissis) colpevole del reato di cui all’art. 51, comma l, D. Lgs. 5 febbraio l997, n. 22, per avere senza autorizzazione gestito la raccolta di rifiuti, pericolosi e non, e lo aveva condannato alla pena di mesi 4 di arresto e di € (omissis) di ammenda. L’imputato propone ricorso per cassazione deducendo: 1) violazione dell’art. 51 D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, e dell’art. 521 cod. proc. pen. Osserva che non vi è alcuna prova che egli avesse compiuto attività di gestione dei rifiuti e che fosse proprietario del terreno in questione. Inoltre, con il capo di imputazione è stata contestata una attività di gestione ex comma 1, n. 3, dell’art. 51 e non una attività di raccolta, sicché vi è mancanza di corrispondenza tra imputazione e sentenza. 2) violazione e falsa applicazione dell’art. 51 D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22. Lamenta che nella specie si trattava comunque di rifiuti non pericolosi, perché non vi era alcuna prova che i veicoli in questione contenessero ancora liquidi o componenti pericolose, come invece la corte d’appello ha ritenuto del tutto apoditticamente ed ipoteticamente. Va preliminarmente rilevato che, pur essendo stato il fatto accertato il 3 agosto 2006, i giudici del merito hanno fatto riferimento al reato di cui al1”art. 51, comma 1, D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, senza tenere presente

che il D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, era già stato abrogato da11”art. 264, comma 1, lett. i), del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152. I riferimenti debbono quindi essere fatti alle ipotesi di reato previste dall`art. 256 del detto D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152. Ciò posto, il primo motivo è infondato. Il fatto che l’imputato avesse o meno la proprietà del fondo è irrilevante, essendo pacifico che ne aveva comunque la disponibilità. Altrettanto irrilevante è l’appartenenza degli automezzi che caricavano o scaricavano il materiale, essendo stata contestata all’imputato l’attività di raccolta e gestione dei rifiuti scaricati nel fondo. Non vi è poi mancanza di correlazione tra accusa e sentenza perché all’imputato è stato contestato di avere gestito «rifiuti senza averne titolo, avendo effettuato una attività di raccolta non autorizzata di rifiuti di varia natura accumulati nell’appezzamento di terreno nella sua materiale disponibilità», e la dichiarazione di responsabilità è intervenuta proprio in relazione a questa attività di gestione, consistente appunto nella raccolta e nel deposito dei rifiuti. È invece fondato il secondo motivo. Il giudice del merito ha ritenuto che l’abusiva attività di raccolta avesse ad oggetto rifiuti sia non pericolosi sia pericolosi ed ha pertanto dichiarato l’imputato responsabile genericamente del reato di cui all`art. 51, comma 1, D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, e quindi sia della ipotesi di cui alla lett. a) sia di quella di cui alla lett. b), anche se poi ha applicato la pena esclusivamente per il reato di cui al capo b). La corte d’appello ha infatti ritenuto che si trattasse di rifiuti pericolosi perché, pur essendo stato accertato che le auto erano prive delle batterie, la stessa «presenza di veicoli in stato di abbandono implica la presenza, quanto meno, di oli di lubrificazione, di oli differenziali, di oli combustibili, di oli dei freni». Si tratta però di una motivazione apodittica ed apparente, nonché contraria alle norme di legge, dal momento che essa presuppone che qualsiasi veicolo fuori uso sia, per ciò stesso, da qualificarsi rifiuto pericoloso. Al contrario, deve ricordarsi che, secondo


le disposizioni vigenti all’epoca del fatto, l’art. 184 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, dopo avere distinto tra rifiuti urbani e rifiuti speciali, comprendeva tra questi alla lett. i) del comma 3 (lettera peraltro ora soppressa dall’art. 11 del D. Lgs. 205 del 2010) «i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti», mentre il comma 5 disponeva che «Sono pericolosi i rifiuti non domestici indicati espressamente come tali, con apposito asterisco, nell’elenco di cui all’allegato D alla parte quarta del presente decreto, sulla base degli Allegati G, H e I alla medesima parte quarta» (l’attuale comma 5, come modificato dall’art. 11 D. Lgs. 205/2010, dispone invece che «L‘elenco dei rifiuti di cui all’allegato D alla parte quarta del presente decreto include i rifiuti pericolosi e tiene conto dell’origine e della composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione delle sostanze pericolose. Esso è vincolante per quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi. L’inclusione di una sostanza o di un oggetto nell’elenco non significa che esso sia un rifiuto in tutti i casi, ferma restando la definizione di cui all’articolo 183»). Ora l’allegato D alla parte quarta considera come rifiuti pericolosi sotto la categoria 16.01.04 i veicoli fuori uso, mentre considera come rifiuti non pericolosi i veicoli fuori

uso appartenenti a diversi modi di trasporto (categoria 16.01) ed i veicoli fuori uso, non contenenti liquidi né altre componenti pericolose (categoria 16.01 .06). Ciò dimostra l’erroneità dell’assunto da cui è partita la corte d’appello perché non tutti i veicoli fuori uso sono solo per questo pericolosi. Invero, affinché un veicolo sia considerato pericoloso, è necessario non solo che esso sia fuori uso, ma anche che contenga liquidi o altre componenti pericolose, perché altrimenti rientra nella categoria 16.01.06 e non è qualificato come pericoloso. Nella specie dalle sentenza di merito risulta chiaramente che l’accusa (sulla quale incombeva il relativo onere) non ha fornito alcuna prova che i veicoli fuori uso in questione contenessero liquidi o altre componenti pericolose. La corte d’appello si è solo limitata a presumere apoditticamente che i veicoli contenessero oli, ma tale presunzione non solo non si fonda su alcun indizio o elemento di prova, ma è anche manifestamente illogica perché nella specie la polizia aveva invece accertato che dai veicoli erano state tolte le batterie, ossia che i veicoli stessi erano stati bonificati, sicché si sarebbe dovuto semmai presumere, in mancanza di prova contraria, che essi non contenessero liquidi o altre componenti pericolose. In conclusione, in mancanza di prova che si

trattasse di rifiuti pericolosi, deve ritenersi che l’attività illecita di raccolta e deposito svolta dall’imputato aveva ad oggetto rifiuti non pericolosi. Il fatto di cui la capo di imputazione va dunque qualificato come violazione dell’art. 256, comma 1, lett. a), del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152. La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata con rinvio ad altra sezione della corte d’appello di Palermo per la rideterminazione della pena. Nel resto il ricorso va rigettato. È appena il caso di ricordare che, con la presente sentenza, passa in giudicato l’affermazione di responsabilità per il fatto così come sopra qualificato, sicché non potranno avere più effetto eventuali sopravvenute cause di estinzione del reato. Per questi motivi La Corte Suprema di Cassazione qualificato il fatto come violazione dell’art. 256, comma 1, lett. a), del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della corte d’appello di Palermo per la determinazione della pena. Rigetta il ricorso nel resto. Così deciso in Roma, nella sede della Corte Suprema di Cassazione, il 15 luglio 2001.

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Preoccupa l’effetto depressivo dell’annunciato

MERCATO AUTO FERMO AD AGOSTO: SIAMO AI LIVELLI DEL 1993-1994 Aumento dell’IPT su una domanda già molto debole. di Valentina Bellucci

Ad agosto il mercato italiano dell’auto registra 70.307 immatricolazioni (+1,5%), poco sopra il risultato dello stesso mese del 2010 (69.262 unità), che aveva chiuso in pesante ribasso (-18,6%). Nei primi otto mesi del 2011, il totale immatricolato ammonta quindi a 1.222.431 unità, in calo del 12% rispetto ai primi otto mesi del 2010. “Dopo il calo a due cifre registrato nel mese di luglio (-10%), agosto, pur chiudendo con il segno positivo, ci mostra un mercato fermo ai livelli del 1993-1994 - ha dichiarato Eugenio Razelli, Presidente ANFIA - Siamo di fronte ad una profonda crisi della domanda, che rischia di dover subire un ulteriore effetto depressivo con l’aumento dell’IPT sancito dalla manovra correttiva attualmente al vaglio della Commissione Bilancio del Senato. ANFIA, insieme alle altre associazioni di categoria, ha denunciato la necessità di rivedere la norma che, sommata agli aggravi fiscali a danno del settore a cui abbiamo già assistito

negli scorsi mesi, non potrà che peggiorare lo stato di salute dell’intera filiera. Intanto, ad agosto, in base alle stime preliminari ISTAT, l’inflazione continua a crescere, riportando un aumento dello 0,3% rispetto a luglio 2011 e del 2,8% rispetto ad agosto 2010, una dinamica sostenuta in particolare dall’aumento dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+0,9% a livello congiunturale e +15,5% a livello tendenziale). Nel mese, il prezzo della benzina cresce dell’1,1% su base mensile e del16% su base annuale, quello del gasolio dell’1,4% e del 20,3% rispettivamente, mentre in calo su luglio 2011 risulta il prezzo degli altri carburanti (-1,2%). Peggiora anche l’indice del clima di fiducia dei consumatori che, secondo ISTAT, ad agosto cala a 100,3 dal 103,7 di luglio, con un marcato peggioramento dei giudizi sulla situazione economica del Paese e sul mercato dei beni durevoli, a cui l’auto appartiene”. Secondo l’anticipazione dello scambio di dati tra ANFIA e UNRAE, ad agosto i con-

tratti siglati sfiorano i 70.000, circa il 3% in meno rispetto ad agosto 2010 - mese in cui la raccolta ordini era stata già molto bassa (-20,6% su agosto 2009). Nel cumulato da inizio anno, i contratti ammontano a circa 1.180.000, il 4% in più rispetto a gennaio-agosto 2010, periodo in cui gli ordini erano risultati molto bassi per via del termine degli incentivi 2009. Le marche nazionali registrano ad agosto 20.655 immatricolazioni (-3,1%) con una quota di mercato del 29,4%. Buona la performance del marchio Lancia (+22,2%) e dei nuovi modelli Lancia Ypsilon e Fiat Freemont, che mantengono un buon posizionamento nella classifica delle auto più vendute nel mese. Nel cumulato da inizio 2011, il totale immatricolato si attesta a 360.828 (-16,2%), con una quota di penetrazione del 29,5%. Ancora in ascesa la quota delle vetture diesel immatricolate nel mese, pari al 56,8% del totale immatricolato (era del

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56,3% a luglio). Nei primi otto mesi del 2011, la quota si porta così al 55,6%. Nella classifica delle auto più vendute ad agosto, il podio spetta ancora una volta ai marchi nazionali. Stabile al primo posto Fiat Punto (5.240 unità), seguita da Fiat Panda (4.530) e, al terzo posto, da Lancia Ypsilon (3.056), che conquista una posizione rispetto al mese scorso. All’ottavo posto, troviamo, infine, Fiat 500 (1.767). Quattro modelli italiani anche nella top ten diesel, sempre guidata, al primo posto, da Fiat Punto (2.303 unità), mentre settima, nona e decima posizione sono occupate rispettivamente da Alfa Romeo Giulietta (982), Lancia Ypsilon (971) e Fiat Freemont (968). In rialzo su agosto 2010 il mercato dell’usato, che totalizza nel mese 257.087 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture a concessionari (+12,2%). Il quadro statistico del mercato dell’auto è lo specchio della crisi dei consumi e, più in

generale, dell’indebolimento dell’attività economica globale che continua a manifestare persistenti segnali al ribasso. La crescita economica per il 2011, infatti, è stata rivista in questi giorni dal Fondo Monetario Internazionale ulteriormente in diminuzione (+0,8% nel totale anno), tendenza segnalata dall’UNRAE già nel mese di luglio. Anche le ultime valutazioni dell’Istat sul clima di fiducia dei consumatori hanno espresso in agosto un peggioramento complessivo, marcatamente accentuato - in particolare - per i giudizi sulla situazione economica del Paese e per quelli sulla convenienza all’acquisto immediato di beni durevoli, dei quali l’auto è parte fondamentale. “In un momento di forte debolezza come questo - afferma Gianni Filipponi, Direttore Generale dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere presenti in Italia - il settore manifesta particolare apprensione per la Manovra-bis in discussione in questi giorni in Parlamento. È più che evi-

dente - prosegue Filipponi - che l’automobile non può farsi carico di ulteriori appesantimenti fiscali, considerando quelli che già gravano sulle famiglie italiane in termini di assicurazioni, carburanti e imposizioni tributarie. In tal senso - conclude il Direttore Generale - l’UNRAE è intervenuta sul Governo e sulle Commissioni parlamentari competenti per chiedere l’abrogazione della recente disposizione relativa all’Imposta Provinciale di Trascrizione che costituisce, non solo un pesante aggravio per gli automobilisti - in quanto, di fatto, raddoppia la misura di questa imposta per le auto nuove e usate - ma anche una discriminazione, considerato che si applica soltanto ai residenti nelle province delle regioni a statuto ordinario”. Le preoccupazioni per lo stato di salute del settore, poi, vengono confermate anche dagli ultimi dati Istat sull’inflazione, che in agosto ha registrato un forte incremento (+2,8%), determinato - in particolare - dai crescenti aumenti dei prezzi dei carburan-

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ti, che hanno segnato per la benzina un +1,1% su base mensile e un +16% su base annua e per il gasolio, rispettivamente +1,4% e +20,3%. Tornando all’analisi della struttura del mercato, le famiglie - con una quota di mercato del 71,1% - hanno registrato nel mese un andamento in linea con lo stesso

periodo dello scorso anno, così come le immatricolazioni alle aziende, attestatesi ad una quota del 18%. Scende nel mese, invece, di circa un punto la rappresentatività delle immatricolazioni di autovetture destinate al noleggio (10,9% di quota). Infine, il mercato dell’usato ha registrato in agosto un incremento del 12,3%

e 257.087 passaggi di proprietà, al lordo delle minivolture. Nel periodo gennaioagosto la crescita è del 4,2% con 3.041.823 vetture trasferite, rispetto alle 2.917.998 di un anno fa. La crisi continua inarrestabile, ma quello che è peggio e che non ci sono contromisure all’orizzonte…

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NOTIZIARIO DI AGGIORNAMENTO DEL SETTORE

MOBILITÀ VERDE A LONDRA IN ATTESA DELLE OLIMPIADI DEL 2012 Sono già 150 le stazioni allestite in giro per la Greater London, per il 2013 ci si auspica di arrivare 300 di Valentina Bellucci

Per le Olimpiadi del 2012, Londra si doterà di una flotta di taxi a idrogeno. Nel frattempo, si prepara a diventare sempre più... elettrica. Merito, in questo caso, del programma Source London, un piano di stazioni di ricarica per le auto elettriche. Da qualche mese, il sindaco della metropoli, Boris Johnson, ha dato il via al progetto, che prevede il posizionamento di 150 punti di ricarica. “Le nuove colonnine - riferisce Johnson - saranno a disposizione di tutti i possessori di auto elettriche, che potranno acceder vi dopo avere pagato una quota annua di100 sterline (circa 115 euro).” Le modalità di funzionamento delle stazioni di ricarica Source London sono state rese più semplici possibile: gli utenti, infatti, dovranno semplicemente parcheggiare la pro-

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pria auto elettrica presso una delle colonnine, passare una tessera magnetica personale all’interno di uno scanner ed effettuare la ricarica delle batterie. Nonostante le difficoltà il piano di elettrificazione della città Source London va avanti. Ultimamente ad esempio dei riots urbani hanno, tra l’altro, danneggiato anche alcune stazioni di ricarica di quelle già installate (100) e funzionanti. L’amministrazione londinese, pur conscia delle grandi situazione ardua del momento, ha incrementato gli sforzi per rendere più rapida l’attuazione del piano. I vantaggi economici sono quelli già noti: niente congestion charge (da 9 a 12 sterline al giorno), niente tassa di circolazione, tariffe assicurative agevolate. Questa strategia è stata di


recente valorizzata da una indagine, effettuata da Accenture, nella quale è emerso come il prezzo ancora elevato delle auto elettriche (Nissan Leaf e Mitsubishi C-Zero, per citare due modelli già disponibili in Gran Bretagna) non viene visto come un ostacolo insormontabile per il passaggio dall’alimentazione “tradizionale” a quella elettrica. Una distribuzione capillare e non dispendiosa delle stazioni di ricarica è stata individuata dal 63% degli automobilisti intervistati come il fattore più impor tante nel caso di acquisto di un’auto elettrica. Per il 51%, invece, la motivazione maggiore deriva da basse spese di esercizio; per il 65% è impor tante poter contare su parcheggi gratuiti, il 44% si dimostra attratto dalle esenzioni al pedaggio e al pagamento del “bollo”. Il 43%, infine, gradirebbe passare all’auto elettrica “Per avere libero accesso alle corsie preferenziali”. C’è da dire che il progetto sta attraversando una fase di stanchezza e registra un calo di spinta da par te della politica nazionale, alle prese con problemi più pressanti e conscia che al progredire della mobilità elettrica gli “incassi” odierni (pur camuffati ecologicamente) caleranno. Così non è ancora stata stabilita un tariffazione unica per le ricariche, soggette ai costi stabiliti dalle diverse compagnie elettriche e quindi disomogenea nell’ambito cittadino. Tutti da fare, poi, i conti con il problema sicurezza: non tanto in termini di possibili “scosse”, quanto di tutela del bene (leggi auto), lasciato in ricarica in un luogo accessibile a tutti. Finora, Londra possiede oltre 2 mila veicoli elettrici circolanti (secondo una stima, resa nota dallo stesso Johnson). Per il 2013, la Capitale attende la collocazione di ulteriori 1.150 punti di ricarica diventando cosi la Capitale di auto elettriche nel Mondo. Anche Bmw ha stretto un accordo impor tante con il Comitato Organizzatore delle prossime Olimpiadi estive di Londra 2012 e fornirà tutta la flotta ufficiale che servirà a traspor tare gli atleti e i loro staff tecnici in giro per la capitale inglese tra un anno esatti.

La casa bavarese fornirà tutti i veicoli ufficiali di traspor to per gli atleti per un impatto ambientale ridotto. Saranno circa 4.000 i veicoli che serviranno per un servizio completo lungo la ventina di giorni dedicati agli allenamenti prima e alle gare poi. E Bmw ha deciso, in linea anche con i nuovi dettami del governo britannico e del Cio, di fornire esclusivamente auto e moto ad impatto ambientale zero con emissioni di CO2 che non superino mai i 120 g/km, come espressamente richiesto dal Comitato Organizzatore dei Giochi. Quindi tutti gli spostamenti tra i vari villaggi olimpici e le sedi di gara saranno all’insegna del risparmio energetico, con alcuni mezzi che si muoveranno esclusivamente con trazione elettrica. In par ticolare possiamo pensare alla Mini Ese alle Serie 1 Active Esche serviranno anche a lanciare la nuova gamma ecologica che la casa bavarese ha in programma per il 2013. Ian Rober tson, direttore marketing di Bmw per i Paesi britannici, ha anticipato come “la Mini elettrica sarà a quattro posti, batterie di nuova concezione ed un sistema di avvio all’avanguardia”. A Londra e dintorni sarà anche impiegata la nuova Serie 5 ActiveHybrid, che successivamente sarà commercializzata proprio nel Regno Unito anche se in serie limitate, capace di mettere assieme un motore a benzina a 6 cilindri e uno elettrico da 40 kW che garantiscono emissioni relativamente basse. In più verranno utilizzati modelli improntati alle basse emissioni di Co2 come la 320d e la 520d Efficient Dynamics, da 109 e 119 g/km. Londra si confermerà così capitale mondiale delle emissioni contenute e delle vetture elettriche, come ha dimostrato ancora di recente quando in maggio sono stati inaugurati ben 150 nuovi punti di ricarica sparsi in tutta la città e che sono andati ad implementare i 250 già presenti. E visto che l’obiettivo è quello di raggiungere in breve tempo almeno le 100 mila auto elettriche sulle strade della “city” è facile immaginare come le Olimpiadi possano essere il traino perfetto.

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Emissioni di CO2 nell’Unione Europea

IN CALO DEL 3,7% LE EMISSIONI DI CO2 DELLE NUOVE AUTO

Vicini al vincolo fissato dalla normativa di settore per il 2015 di Agnese Mengarelli

Ai sensi del Protocollo di Kyoto alla Convenzione ONU sul clima, l’Unione Europea si è impegnata a ridurre, tra il 2008 e il 2012, le proprie emissioni di gas serra dell’8% rispetto ai livelli del 1990. Questo rappresenta un primo passo verso l’obiettivo europeo di limitare il riscaldamento del pianeta causato dall’uomo a non più di 2 °C. L’anidride carbonica (CO2) è il principale gas serra e le emissioni di CO2 sono direttamente legate all’uso dei combustibili fossili. Bruciare nel motore del proprio veicolo un chilo di benzina o di gasolio causa l’emissione di circa 3,15 Kg di CO2 e circa un quinto delle emissioni totali di anidride carbonica (CO2) dell’Unione Europea è prodotto dal traffico veicolare. Il problema non sembra di facile soluzione dato il massiccio incremento del numero di veicoli in circolazione e delle emissioni di CO2 del trasporto stradale, che sono aumentate del 29% tra il 1990 e il 2007, a causa del crescente numero di veicoli in circolazione e delle più lunghe distanze percorse. Una buona notizia, però, arriva dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency, EEA), che ha da poco pubblicato i dati provvisori sulle emissioni medie di anidride carbonica delle nuove auto vendute nell’Unione Europea nel 2010. Le nuove automobili che circolano sulle strade europee sono leggermente meno inquinanti, infatti le stime registrano un calo del 3,7% rispetto al 2009, rappresentando il secondo calo più significativo dal 2000, anno in cui l’Agenzia ha iniziato il monitoraggio. Nello specifico il valore medio del 2010 si attesta a 140 gr

di CO2 per Km, (5,4 grammi meno del 2009) un dato non lontano dall’obiettivo fissato dalla normativa europea di settore che impone per il 2015 un valore di emissioni pari a 130 gr di CO2 per km. “Questi dati dimostrano ancora una volta che fissare obiettivi porta a risultati e stimola l’industria automobilistica ad introdurre nel mercato veicoli più ecologici. Queste innovazioni assicurano anche che l’industria automobilistica europea resti competitiva nel mercato globale in evoluzione.” - ha dichiarato la Commissaria Europea per il Clima, Connie Hedegaard, convinta che sia stata proprio l’introduzione del vincolo a favorire il calo delle emissioni. I dati trasmessi dagli Stati membri al momento sono considerati provvisori fino alla conferma da parte della Commissione Europea, prevista per il 31 ottobre 2011, a seguito di un periodo di controllo di tre mesi, durante il quale i costruttori potranno notificare alla Commissione eventuali errori nei dati. La riduzione media delle emissioni, secondo il rapporto, potrebbe essere dovuto in parte all’aumento del numero di veicoli diesel sul totale del parco circolante di nuova immatricolazione e alla migliore efficienza delle auto con questa motorizzazione rispetto a quelle a benzina. Nel 2010 le automobili alimentate a diesel rappresentano il 51,3% del parco auto, contro il 45,1% del 2009. La media di emissioni di CO2 dei veicoli sono diminuite di quasi 6 gCO2/km per il diesel e 5 gCO2/km per la benzina rispetto al 2009 e la differenza tra emissioni medie di CO2 delle motorizzazioni diesel e quelle benzina si è sensibilmente ridotto in un decennio, passando da 17 a 3.3 gr di CO2 per km).

Figura 1Grafico 1: Evoluzione delle emissioni di CO2 delle nuove autovetture distinte per tipo di carburante (EU-27)

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NOTIZIARIO DI AGGIORNAMENTO DEL SETTORE

Aumenta, infine, la presenza dei veicoli a carburante “alternativo” (AFV), le cui le emissioni si attestano mediamente a 125 gr di CO2 per Kilometro. L’anno scorso sono stati immatricolati in Europa circa 13.000 mezzi a motori flex-fuel, in grado di utilizzare anche biocarburanti, e 700 a trazione elettrica. In particolare, le auto totalmente elettriche non producono emissioni, quelle alimentate a Gpl e a metano hanno il più basso livello di emissioni di CO2 (125,2 gr di CO2/km per il Gpl e 122,7 gr di CO2/km per il metano). Dal 2009 la diminuzione delle emissioni di CO2 delle nuove automobili è maggiore nella UE-12 rispetto all’UE-15 (6.0 g CO2/km nell’UE-12 e 5,3 g CO2/km in EU-15). Nel 2010 le auto immatricolate nell’UE-15 hanno emesso in media 7,9 g CO2/km in meno rispetto alla UE-12. La maggiore diffusione dei veicoli a benzina nella UE-12 può in parte spiegare le emissioni medie di CO2 più elevate, ma ancora non è chiaro se questo fenomeno può essere attribuito ad un cambiamento permanente del comportamento dei cittadini nel EU-15 o se è uno degli effetti della crisi finanziaria ed economica. Rispetto al 2009, il numero di veicoli con emissioni inferiori a 100 g CO2/km è aumentato, così come quelle che emettono tra 101

e 120 gCO2/km, pari al 29,7% del totale delle immatricolazioni. Il numero di veicoli immatricolati nel 2010 con emissioni inferiori a 140 g CO2/km rappresenta il 61,6% delle immatricolazioni ed è un segmento che nel 2010 è aumentato di oltre 700.000 unità. Danimarca e Portogallo sono i paesi europei con la media di emissioni di CO2 più bassa, inferiore a 130 gCO2/km. Bulgaria, Danimarca, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Svezia hanno registrato la più grande riduzione annuale di emissioni relative di CO2, circa l’8% in meno rispetto all’anno precedente. Tuttavia gli Stati membri con più immatricolazioni - Germania, Francia, Regno Unito, Spagna e Italia - sono i principali paesi che trainano la riduzione di emissioni di CO2 del totale dell’UE-27. Tra loro, Francia e Italia hanno la media più bassa ed è in parte dovuto al parco auto ridotto, alla percentuale più alta di veicoli diesel (in Francia, i veicoli diesel rappresentano circa il 70% delle nuove immatricolazioni) e all’alta presenza di AFV (l’Italia ha la più alta percentuale di veicoli a GPL in Europa). Nel 2010 il peso delle autovetture è notevolmente aumentato dopo aver subito un netto calo nel 2009 ed è tornato sui livelli osservati negli anni precedenti la crisi economica. Nello specifico il peso medio delle nuove auto immatricolate

Figura 2 Grafico 2: Riduzione assoluta e variazione percentuale per ogni Stato Membro tra il 2009 e il 2010. In tutti i paesi, ad eccezione della Slovacchia, le emissioni di CO2 dei nuovi veicoli si sono ridotte nel 2010. Le barre verdi nella figura mostrano la riduzione assoluta per ogni Stato Membro mentre i rombi blu rappresentano la variazione percentuale tra il 2009 e il 2010.

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nel 2010 nella UE-27 è aumentato di 28 kg rispetto all’anno precedente, ma è ancora di 8 kg inferiore alla media registrata nel 2008. La cilindrata media delle auto nuove a diesel nel 2010 è diminuito di 25 cm3 (1,4%) mentre quella dei veicoli alimentati a benzina è rimasto costante. La differenza di cilindrata tra diesel e benzina è diminuito di circa 352 cm3 mentre 10 anni fa era di 421 cm3. Aumenta, invece, la cilindrata per gli AFV rispetto al 2009.

Dai dati presentati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente emerge un quadro piuttosto positivo: finalmente le nuove auto europee inquinano meno e l’obiettivo di 130 gr di CO2 per km fissato dalla normativa europea per il 2015 sembra a portata di mano; ciononostante, dovranno essere compiuti ulteriori sforzi se si vuole raggiungere il ben più ambizioso obiettivo del 2020 che fissa il target a 95 gr di CO2 per km

METODOLOGIA USATA PER IL MONITORAGGIO Ai sensi dell’Articolo 8 del Regolamento 443/2009, ogni anno gli Stati membri registrano e trasmettono alla Commissione Europea le informazioni relative a ogni autovettura nuova immatricolata nel loro territorio. In particolare, sono necessari i seguenti dati: • nome del produttore; • tipo, variante, versione e nome commerciale; • emissioni specifiche di CO2; • peso; • passo e carreggiata. oltre a ulteriori informazioni, come il tipo di carburante, il tipo di carburante e la cilindrata. I dati trasmessi dagli Stati membri sono considerati provvisori fino alla conferma da parte Commissione il 31 ottobre 2011, a seguito di un controllo tre mesi, durante il quale le case automobilistiche potranno notificare alla Commissione eventuali errori nei dati. Tutti gli Stati membri hanno presentato i dati entro sei settimane dopo la scadenza, fissata per il 28 febbraio. Erano previsti tali ritardi, in quanto questo anno è stato utilizzato un nuovo formato di report, ma la Commissione si aspetta che per il prossimo anno la scadenza del 28 febbraio sarà rispettata da tutti gli Stati membri. I dati presentati sono stati sottoposti a numerosi controlli di qualità (automatica e manuale) al fine di valutarne l’accuratezza e la qualità. I dati dal 2001 al 2009 sono stati raccolti attraverso il monitoraggio disciplinato dalla Decisione 1753/2000/CE, poi abrogata dal Regolamento 443/2009. Questi dati non comprendono tutti gli Stati membri a tutti gli anni, inoltre, a causa dei cambiamenti di metodologia di monitoraggio e dei miglioramenti apportati, si possono verificare delle interruzioni di tendenza. Notevoli sforzi sono stati compiuti negli ultimi 10 anni allo scopo di migliorare la qualità del monitoraggio e una collaborazione più stretta con gli Stati membri garantiranno un miglioramento della qualità dei dati.

I PAESI DELL’UNIONE EUROPEA UE-27 comprende Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito. UE-15 comprende Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito EU-12 comprende Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Bulgaria e Romania

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Spedizione rifiuti destinati al recupero

NUOVE REGOLE DALLA COMMISSIONE UE Varati due Regolamenti per includere alcune miscele di rifiuti nell’Allegato III del precedente Regolamento n. 1013/2006 e per modificare aggiornare ad alcuni Paesi non OCSE i criteri relativi all’esportazione di rifiuti destinati al recupero. a cura di Alberto Piastrellini

Estate calda e densa di novità dal punto di vista della movimentazione transfrontaliera di rifiuti, sul fronte delle sollecitazioni normative comunitarie. Infatti è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 9 luglio 2011, il Regolamento (UE) n. 661/2011 della Commissione del 9 luglio 2011 che modifica il Regolamento (CE) n. 1418/2007 relativo all’espor tazione di alcuni rifiuti destinati al recupero verso alcuni Paesi non appar tenenti all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Tale Regolamento aggiorna i criteri per Bosnia-Erzegovina e Malaysia. Dopo pochi giorni (12 luglio), sempre sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è apparso il Regolamento (UE) n. 664/2011 della Commissione, dell’11 luglio 2011, che reca modifica al regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle spedizioni di rifiuti al fine di includere alcune miscele di rifiuti nell’allegato III A.

LA COMMISSIONE EUROPEA, visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, visto il regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativo alle spedizioni di rifiuti ( 1 ), in par ticolare l’ar ticolo 37, paragrafo 2, terzo comma, sentiti i paesi interessati, considerando quanto segue: La Commissione ha ricevuto ulteriori informazioni riguardo alla Bosnia-Erzegovina e alla Malaysia. Per tenerne conto, l’allegato del regolamento (CE) n. 1418/2007 della Commissione ( 2 ) va per tanto modificato di conseguenza,

A maggior informazione dei lettori, pubblichiamo, di seguito il testo dei Regolamenti succitati.

Articolo 2 Il presente regolamento entra in vigore il quattordicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

(Si avverte che il testo dei Regolamenti inserito in queste pagine non riveste carattere di ufficialità e non è in alcun modo sostitutivo della pubblicazione ufficiale cartacea)

REGOLAMENTO (UE) N. 661/2011 DELLA COMMISSIONE dell’8 luglio 2011 che modifica il regolamento (CE) n. 1418/2007 relativo all’esportazione di alcuni rifiuti destinati al recupero verso alcuni paesi non appartenenti all’OCSE (Testo rilevante ai fini del SEE)

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1 L’allegato del regolamento (CE) n. 1418/2007 è modificato conformemente all’allegato del presente regolamento.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Fatto a Bruxelles, l’8 luglio 2011. Per la Commissione Il presidente José Manuel BARROSO (per l’Allegato vedi pag. seguente)

REGOLAMENTO (UE) N. 664/2011 DELLA COMMISSIONE dell’11 luglio 2011 recante modifica del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle spedizioni di rifiuti al fine di includere alcune miscele di rifiuti nell’allegato III A (Testo rilevante ai fini del SEE) LA COMMISSIONE EUROPEA, visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, visto il regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativo alle spedizioni di rifiuti ( 1 ), in par ticolare l’ar ticolo 58, paragrafo 1, lettera c), considerando quanto segue: (1) La Finlandia ha presentato una richiesta alla Commissione affinché siano prese in considerazione, per l’inclusione nell’allegato III A del regolamento (CE) n. 1013/2006, le miscele di rifiuti classificati alle voci B3040 e B3080 della convenzione di Basilea. (2) Il Regno Unito ha presentato una richiesta alla Commissione affinché siano prese in considerazione, per l’inclusione nell’allegato III A del regolamento (CE) n. 1013/2006, le miscele di rifiuti classificati alla voce B3020 della convenzione di Basilea. (3) La Commissione ha ricevuto osservazioni da Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Por togallo, Romania, Slovenia e Finlandia e Svezia in merito all’ammissibilità della miscelazione di rifiuti corrispondenti a diversi trattini o sottotrattini delle voci B1010, B2010, B2030, B3010, B3020, B3030, B3040 e B3050 della convenzione di Basilea ai fini dell’inclusione nell’allegato III A del regolamento (CE) n. 1013/2006. Tenendo conto di tali osser vazioni, la Commissione ha

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NOTIZIARIO DI AGGIORNAMENTO DEL SETTORE

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selezionato un elenco di miscele di rifiuti classificati in una stessa voce della convenzione di Basilea ai fini dell’inclusione nell’allegato III A del regolamento (CE) n. 1013/2006. (4) La Commissione ha esaminato le richieste di Finlandia e Regno Unito e le osser vazioni degli Stati membri e, sulla base di tale valutazione, è stato selezionato un elenco di miscele di rifiuti classificati in singole voci della convenzione di Basilea ai fini dell’inclusione nell’allegato III A del regolamento (CE) n. 1013/2006. (5) È oppor tuno chiarire quali siano le procedure applicabili alle spedizioni di miscele di rifiuti classificati in una stessa voce della convenzione di Basilea. Per consentire l’espor tazione di talune di tali miscele verso paesi non soggetti alla decisione C(2001) 107 def. del Consiglio OCSE, relativa alla revisione della decisione OCSE (92) 39/def. sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti destinati ad operazioni di recupero («la decisione OCSE»), in base agli obblighi generali di informazione previsti dall’ar ticolo 18 del regolamento (CE) n. 1013/2006, è necessario un periodo transitorio nel quale tali paesi possano comunicare alla Commissione se le miscele stesse siano ivi espor tabili indicando, se del caso, le procedure di controllo applicabili. (6) Il regolamento (CE) n. 1013/2006 deve essere per tanto modificato di conseguenza. (7) Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato istituito dall’ar ticolo 39 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio ( 2 ), HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1 L’allegato III A del regolamento (CE) n. 1013/2006 è modificato in conformità all’allegato del presente regolamento.

Articolo 2 Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Tuttavia, nel caso di espor tazioni verso paesi non soggetti alla decisione OCSE, il punto 3 dell’allegato III A del regolamento (CE) n. 1013/2006, come modificato dal presente regolamento, esso si applica a decorrere dal 1° agosto 2012. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Fatto a Bruxelles, l’11 luglio 2011. Per la Commissione Il presidente José Manuel BARROSO ALLEGATO L’allegato III A del regolamento (CE) n. 1013/2006 è modificato come segue: 1) il punto 2 è sostituito dal seguente: «2. Le miscele di rifiuti indicate di seguito sono ricomprese nel presente allegato: a) miscele di rifiuti classificati alle voci B1010 e B1050 della convenzione di Basilea; b) miscele di rifiuti classificati alle voci B1010 e B1070 della convenzione di Basilea; c) miscele di rifiuti classificati alle voci B3040 e B3080 della convenzione di Basilea; d) miscele di rifiuti classificati alla voce GB040 (OCSE) e alla voce B1100 della convenzione di Basilea limitatamente a matte di galvanizzazione, scorie contenenti zinco, schiumature di alluminio (o schiume) escluse le scorie saline e i rifiuti dei rivestimenti in materiale refrattario, compresi i crogioli, derivanti dalla fusione del rame;

e) miscele di rifiuti classificati alla voce GB040 (OCSE) e alle voci B1070 e B1100 della convenzione di Basilea, limitatamente ai rifiuti di rivestimenti in materiale refrattario, compresi i crogioli, derivanti dalla fusione del rame. Le voci di cui alle lettere d) ed e) non si applicano alle esportazioni verso paesi non soggetti alla decisione OCSE.»; 2) è aggiunto il punto 3 seguente: «3. Le miscele di rifiuti indicate di seguito classificate nei trattini o sottotrattini di una stessa voce sono ricomprese nel presente allegato: a) miscele di rifiuti classificati alla voce B1010 della convenzione di Basilea; b) miscele di rifiuti classificati alla voce B2010 della convenzione di Basilea; c) miscele di rifiuti classificati alla voce B2030 della convenzione di Basilea; d) miscele di rifiuti classificati alla voce B3010 della convenzione di Basilea ed elencati come “Rottami di plastica composti di polimeri e di copolimeri non alogenati”; e) miscele di rifiuti classificati alla voce B3010 della convenzione di Basilea ed elencati come “Rifiuti di resine polimerizzate o prodotti di condensazione”; f) miscele di rifiuti classificati alla voce B3010 della convenzione di Basilea ed elencati come “Perfluoro alcossi alcano”; g) miscele di rifiuti classificati alla voce B3020 della convenzione di Basilea limitatamente a car ta o car tone non imbianchiti o car ta o car tone increspati, altra car ta o car tone costituiti principalmente di pasta chimica imbianchita, per lo più non colorata o car ta o car tone costituiti principalmente di pasta meccanica (ad esempio giornali, riviste e stampe analoghe); h) miscele di rifiuti classificati alla voce B3030 della convenzione di Basilea; i) miscele di rifiuti classificati alla voce B3040 della convenzione di Basilea; j) miscele di rifiuti classificati alla voce B3050 della convenzione di Basilea.»

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NOTIZIARIO DI AGGIORNAMENTO DEL SETTORE

Realizza maxi-sculture con rottami di auto identici ai Transformers

DA ROTTAME A SCULTURA: ECCO I NUOVI TRANSFORMERS MADE IN TAIWAN Da hobby a business: realizzati nel retro di un garage a Bangkok, i Transformers di metallo vengono ordinati e venduti on line in tutto il mondo. di Silvia Barchiesi

Ma non solo, il sogno di Anchalee Saengtai, presto è diventato anche un vero e proprio business, che nulla a che fare con il merchandising del sequel. Da un hobby iniziato per gioco nel lontano 2002 ad una vera e propria azienda familiare specializzata nella creazione di sculture di metallo con materiale di recupero, la Yumimodal, che oggi può contare su due negozi a Bangkok (uno dei quali nel famoso mercato per turisti di Chatuchak) e un sito internet (http:// www.yumimodal.com) e che vanta esposizioni ed istallazioni in tutto il mondo, dall’Auditorium di Ripley a San Francisco al Waxworks Louis Tussaud di San Antonio, in Texas. Rottami, pezzi di metallo, ferri vecchi, tutto quello che è da buttare Anchalee lo recupera ed insieme al fratello che coordina il design delle sue opere e al suo team di collaboratori, lo trasforma in opere d’ar te che in alcuni casi sono delle quasi perfette riproduzioni del soggetto originale. Alcune delle sue ultime opere sono infatti Bumblebee e Optimus Prime direttamente dalla saga di Transformers con altezze variabili tra i 2 ed i 6 metri.

Ad ispirarlo non è stato di cer to il terzo capitolo del sequel firmato Michael Bay, uscito al cinema la scorsa estate e subito campione di incassi. L’amore per Autobot e i Decepticon va ben oltre il celebre sequel. La prima volta che ha li visti ha subito sperato che la sua auto si trasformasse in uno di quei robot. Da allora, il sogno dello scultore taiwanese Anchalee Saengtai, in ar te Yumi Modal, è diventato realtà: usando rottami di auto e moto, nel retro del suo garage di Bangkok, ha dato vita ai suoi amati idoli, Transformers identici a quelli del film, con altezze variabili da 2 a 6 metri.

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Nell’officina-garage di Anchalee avviene la “trasformazione”, da materiali di scar to a vere e proprie sculture ordinabili e acquistabili anche su internet. Così, grazie all’abile lavoro di Anchalee e alla sua originale passione, i Transformers tornano in vita, pronti ad “invadere” il mondo con tutta la loro imponenza. Oltre, all’altezza, fedele agli originali, non è da trascurare il peso dei cosiddetti “giganti di ferro”: da 15 kg per una statua piccola (25cm 45cm), fino ai 300-600 Kg per una statua di ben 2 metri. Dal garage di Anchalee escono Transformers di ogni tipo, di tutte le dimensioni e per tutte le tasche. Il prezzo varia, infatti, a seconda della stazza e quindi della mole di lavoro. Si va dai $75-$95 per statuine da 25 cm, ai $170-$220 per statue da 45 cm o alle $350-$440 per pezzi da 60 cm, fino a prezzi più impor tanti per le vere e proprie sculture giganti: $1220-$1600 per quelle di 1 metro, $1700-$2310 per quelle di 1,5 metri, $3300-$4300 per quelle da 2,2 metri, fino a $11000-$14000 per quelle di 6 metri. Insomma, la passione di Anchalee è un vero e proprio business con tanto di listino prezzi, due punti vendita espositivi a Bangkok, due show room in giro per il mondo e un negozio on line attraverso cui raccogliere gli ordinativi da tutto il mondo. Le sue creazioni non sono, infatti, solo il frutto del suo estro e della sua creatività, ma vengono anche commissionate e poi spedite in ogni par te del mondo. Da laboratorio artigiano che era nel 2002, il garage di Anchalee assomiglia oggi ad una vera e propria “fabbrica della scultura” che ogni “sforna” 4-5 statue di grandi dimensioni (6 metri), alcune dozzine sdi statue di medie dimensioni (2 metri) e centinai di statuine di 25-50 cm. Nata come impresa a conduzione familiare, grazie all’aiuto del fratello e della sorella, oggi la ditta di Anchalee può contare anche su di un folto team di collaboratori esper ti nell’assemblaggio dei pezzi di recupero, oltre che nella fedele riproduzione dei Transformers. Da vero e proprio business-man Anchalee punta sempre più in alto. Se, infatti, i Transformers sono il suo core-business, l’arte e l’abilità dello scultore-assemblatore taiwanese non disdegna anche altre “muse ispiratrici”. Tra le opere “a grandezza naturale” uscite di recente dal suo garage ci sono anche numerose sculture ispirate ad altri blockbuster di fantascienza, da Star Wars ad Alien. Il target della sua arte-business? É top secret. Dei suoi clienti non si sa nulla. Da vero professonista, Anchalee non fa nomi e mantiene il segreto. Sicuramente, si tratta di appassionati di Autobot e Decepticon, ma non solo. Tra questi, forse anche qualche megalomane. Perchè è un conto è vederli al cinema, un conto è trovarsi nel bel mezzo del proprio giardino una statua di ferro alta 6 metri!

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METALFER DI COPPOLA ANTONIO l’autodemolizione in linea con l’ambiente

Le mosse giuste per l’ambiente Servizi

Certificazioni

- raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi e non - demolizione e rottamazione di autoveicoli - vendita di ricambi auto usati

UNI EN ISO 9001:2008 UNI EN ISO 14001:2004

Metalfer di Coppola Antonio Sede Legale: Contrada Fiego S.S. 19 Km 61 - 84030 Atena Lucana (SA) - Deposito: Contrada Sant’Antuono, Zona industriale 84035 Polla (SA) Amministrazione: Tel. 0975 390820 - Fax 0975 390930 - Antonio Coppola Cell. 336 461651 Ricambi: Tel. 0975 71168; 337 858177 (Salvatore); 335 1822836 (Marco) - antoniocoppola.met@alice.it


Trasporto illecito di rifiuti

È OBBLIGATORIA LA CONFISCA DEL MEZZO DI TRASPORTO a cura di Alberto Piastrellini

Già più volte, sulle pagine del Notiziario, abbiamo sottolineato come per i reati che ricadono nella fattispecie di cui all’articolo n. 256 (attività di recupero e smaltimento di rifiuti speciali in difformità rispetto alla comunicazione di inizio attività), è giocoforza l’obbligatorietà della confisca del mezzo di trasporto. Nel caso di seguito preso in esame: “Il giudice ha anche correttamente osser vato che era irrilevante la circostanza che il veicolo fosse di proprietà di un soggetto diverso dal suo conducente, dato che si trattava comunque di un soggetto che, avuto riguardo alla attività svolta dall’imputato, non poteva considerarsi estraneo al reato essendo il datore di lavoro dello stesso”, dal momento che “…il proprietario del veicolo non ha dato prova di averne vietato l’uso proibito e che peraltro il ricorrente appare non essere legittimato, non essendo la persona a cui il veicolo dovrebbe essere restituito, a dedurre la questione in questa sede”. A maggior informazione dei Lettori, riportiamo, di seguito, il testo della Sentenza, così come estratto dalla pubblicazione sul Sito: www. Lexambiente.it

444 Cod. Proc. Pen., il GIP del Tribunale di Belluno applicò ad (omissis) la pena concordata tra le par ti per il reato di cui all’ar ticolo 256 comma 1 lett. a), D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, per aver svolto attività di recupero e smaltimento di rifiuti speciali in difformità rispetto alla comunicazione di inizio attività, e dispose altresì la confisca del veicolo utilizzato. (Omissis) propone ricorso per Cassazione relativamente alla statuizione sulla confisca, deducendo: che eventualmente avrebbe dovuto essere sequestrato il cassone scarrabile che permette di raccogliere i rifiuti e non il veicolo a cui il cassone viene agganciato; che la confisca può essere ordinata con Sentenza di patteggiamento solo nei casi in cui è obbligatoria; che nel capo di imputazione è stata contestata la condotta di recupero e di smaltimento, mentre nella Sentenza si parla di trasporto e smaltimento; che non poteva essere escluso il recupero, dato che i cassone era stato collocato su un angolo del cor tile in attesa che fosse prelevato dalla ditta (omissis). Motivi della decisione

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Sezione Terza Penale Composta dagli ill.mi Sigg.ri: Dott.ssa Giuliana Ferrua Dott.ssa Claudia Squassoni Dott. Alfredo Maria Lombardi Dott. Amedeo Franco (est.) Dott.ssa Elisabetta Rosi

Presidente, Consigliere, Consigliere, Consigliere, Consigliere,

ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da (omissis) avverso la Sentenza emessa l’11 marzo 2009 dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Belluno; udita nella Camera di Consiglio del 6 aprile 2011 la relazione fatta dal Consigliere Amedeo Franco; lette le conclusioni del Procuratore generale con le quali chiede l’inammissibilità del ricorso;

Quanto alle doglianze sulla responsabilità dell’imputato, va ricordato che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, facendo richiesta di applicazione della pena, l’imputato rinuncia ad avvalersi della facoltà di contestare l’accusa, o, in altri termini, non nega la sua responsabilità ed esonera l’accusa dall’onere della prova; la Sentenza che accoglie detta richiesta contiene quindi un accertamento ed un’affermazione implicita della responsabilità dell’imputato, e pertanto l’accertamento della responsabilità non va espressamente motivato (Sez. Un. 27 marzo 1992, Di Benedetto, m. 191.134); e che per tanto, nello speciale provvedimento di cui agli ar tt. 444 e segg. Cod. Proc. Pen. la Sentenza che applichi la pena “patteggiata” non può formare oggetto di ricorso per Cassazione per mancanza di motivazione sui presupposti di fatto della responsabilità dell’imputato, poiché la sussistenza di essi viene da lui ammessa in modo implicito, ma univoco, nel momento stesso in cui egli richiede il patteggiamento o aderisce ad analoga richiesta del P. M. (Sez. VI, 21 maggio 1991, Grimaldi, m. 188.084).

Svolgimento del processo Con la Sentenza in epigrafe, emessa ai sensi dell’ar ticolo

Quanto alla confisca, va innanzi tutto rilevato che il ricorso si basa su una giurisprudenza risalente a prima della mo-

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NOTIZIARIO DI AGGIORNAMENTO DEL SETTORE

dificazione del testo dell’ar t. 445 Cod. Proc. Pen. ad opera della Legge n. 134 del 2003, e quindi ormai superata. Attualmente, infatti, “In tema di patteggiamento, l’estensione dell’applicabilità della confisca, per effetto della L. n. 134 del 2003, a tutte le ipotesi previste dall’art. 240 Cod. Pen., e non più solo a quelle previste come ipotesi di confisca obbligatoria, impone al giudice di motivare le ragioni per cui ritiene di dover disporre la confisca di specifici beni sottoposti a sequestro, ovvero, in subordine, quelle per cui non ritiene attendibili le giustificazioni eventualmente addotte in ordine alla provenienza del denaro o dei beni confiscati” (Sez. VI, 16.4.2010, n. 17266, Trevisan, m. 247085).

proprietà di un soggetto diverso dal suo conducente, dato che si trattava comunque di un soggetto che, avuto riguardo alla attività svolta dall’imputato, non poteva considerarsi estraneo al reato essendo il datore di lavoro dello stesso.

Nel caso di specie, comunque il giudice ha correttamente motivato la confisca sulla base dell’art. 259, comma 2, D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, in base al quale alla Sentenza di condanna o a quella emessa ai sensi dell’art. 444 Cod. Proc. Pen., per i reati relativi al trasporto illecito di cui all’art. 256, consegue obbligatoriamente la confisca del mezzo di trasporto. Il giudice ha invero richiamato la giurisprudenza di questa Sezione, secondo cui la confisca del mezzo di trasporto va disposta “in caso di condanna per il reato di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione dei rifiuti in difetto di autorizzazione, di cui all’art. 256 del citato decreto n. 152” (Sez. III 15.11.2006, n. 42227, Gironda, m. 235406). In ogni modo, anche a voler ritenere che non si applichi la norma speciale e che si tratti di una ipotesi di confisca facoltativa, il giudice ha correttamente motivato in proposito, osservando che era stata accertata l’utilizzazione del mezzo attualmente in sequestro in occasione della attività di conferimento e smaltimento di rifiuti avvenuta nel caso in esame.

Il ricorso deve per tanto essere dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi.

Il giudice ha anche correttamente osservato che era irrilevante la circostanza che il veicolo fosse di

Depositata in Cancelleria il 18 luglio 2011

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Esattamente, poi, il Procuratore generale, nella sua requisitoria scritta, ha osservato che il proprietario del veicolo non ha dato prova di averne vietato l’uso proibito e che peraltro il ricorrente appare non essere legittimato, non essendo la persona a cui il veicolo dovrebbe essere restituito, a dedurre la questione in questa sede.

In applicazione dell’ar t. 616 Cod. Proc. Pen., segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi che possono far ritenere non colpevole la causa di inammissibilità del ricorso, al pagamento in favore della cassa delle ammende di una somma, che, in considerazione delle ragioni di inammissibilità del ricorso stesso, si ritiene congruo fissare in € 1.500,00. Per questi motivi La Cor te Suprema di Cassazione Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.500,00 in favore della cassa delle ammende. Così deciso in Roma, nella sede della Cor te Suprema di Cassazione, il 6 aprile 2011.


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Notiziario Autodemolitori settembre 2011  

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