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Settimanale gratuito - Anno I - Numero 7

EDITORIALE

Twittami tutta la verità di Alessandra Lupo La candidatura di Melica, ufficializzata da Casini via Twitter, non è che l'ultima dimostrazione di quanto la rete ci abbia preso la mano. Comunicare una notizia sui social network invece di utilizzare i canali ufficiali risponde a una duplice esigenza, essere sempre “sul pezzo”, cioè vigili, presenti e cliccanti. Ed escludere chi non è al passo. Nel giro di pochi anni mandare un comunicato stampa via fax è diventata un'azione da dinosauri, quasi come non padroneggiare sms e chat, non aggiornare la pagina Facebook o non sapere cos'è un retweet. Accanto a tutto questo, naturalmente, c'è anche il desiderio legittimo di esprimersi, senza filtri, magari anche rendendo possibile uno scambio di opinioni con i propri sostenitori, simpatizzanti o detrattori. La tentazione della rete è bipartisan e a volte miete delle vittime, vedi il caso Ripa, fatto fuori dalla Giunta comunale per un post di troppo. Nella campagna elettorale leccese, fino ad oggi, l'uso di Twitter è stato abbastanza contenuto, mentre Facebook ha

continuato a cannibalizzare gli altri mezzi, facendola da padrone. Tra i più abili a servirsi di un social network sfruttandone al massimo le potenzialità è stato Carlo Salvemini, che può ormai contare su un piccolo esercito di lettori e commentatori assidui, riuscendo in una certa misura a fare opinione. Segue a ruota Loredana Capone, che sul suo profilo Facebook alterna stati d'animo a interventi politici, commenti su tematiche sociali a canzoni, il tutto aggiornato a una velocità tale che si nota lo zampino di uno staff. Stesso discorso per il sindaco Paolo Perrone. Altra tipologia di fruitore politico dei social è poi quella dello spammer. Durante le primarie del centrodestra, per esempio, “l'idea del giorno” di Paolo Pagliaro campeggiava puntuale, a volte anche riproposta più volte nell'arco della giornata, su gran parte delle bacheche Facebook leccesi. Il senso di tutto questo? Comunicare. O meglio esprimersi prima e meglio degli altri. Sperando di essere al passo, almeno fino al prossimo tweet.

10 marzo 2012

L'Udc ha schierato Melica La candidatura di Melica, comunicata da Casini su Twitter, rientra nel disegno dell'Udc. Primo turno solitario con profili importanti. Ma il partito storce il naso sulla scelta dall'alto Lo Scudocrociato ha ufficializzato la candidatura a sindaco di Lecce di Luigi Melica, decisa nel giro di 48 ore, cogliendo di sorpresa anche una parte dei propri dirigenti. “Il partito intende puntare su facce nuove”, ha dichiarato Melica, che insegna diritto costituzionale e nel suo curriculum ha innumerevoli incarichi nazionali e internazionali. Ma anche l'iter non proprio fortunato per la fondazione della Regione Salento.

Le storie che so di lei, gli anni caldi del femminismo a Lecce

Mercato bisettimanale, il Comune aumenta gli spazi e il Tar annulla l'udienza Pag. 5

Attualità

POST IT Scoperta la causa dell’anoressia di Demi Moore: il fantasma di “Ghost” non era Patrick Swayze, ma Gianni Peyla

Attualità

Giovedì 15 marzo alle Officine Cantelmo la prima proiezione pubblica del documentario di Paola Manno nell’ambito delle attività di Itinerario Rosa

Mauro Valenti: “Ecco perché Italia Wave Festival torna ad Arezzo” Pag. 6


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Politica

E venne Melica, con un semplice tweet La candidatura di Melica, comunicata da Casini su Twitter, rientra nel disegno dell'Udc. Primo turno solitario con profili importanti. Ma il partito storce il naso sulla scelta dall'alto

Nonostante prospettassero fin dall’inizio la possibilità di correre da soli, mettendo alla prova le potenzialità del centro perlomeno dove ne vale la pena, la scelta dell’Udc ha spiazzato i più. Il Pdl ci ha sperato fino all’ultimo, il centrosinistra invece ha tirato un sospiro di sollievo. Per ora la coalizione resterà nei suoi confini senza scomodi allargamenti, per molti già decisi. Lo Scudocrociato ha ufficializzato la candidatura a sindaco di Lecce di Luigi Melica (nella foto in alto), decisa nel giro di 48 ore, cogliendo di sorpresa anche una parte dei propri dirigenti, che non hanno apprezzato il metodo smart con cui Pierferdinando Casini ha comunicato la decisione, su Twitter, a cose ormai fatte. Per

questo l’incontro tra il candidato e coloro che dovranno sostenerlo alle amministrative di maggio non è stato proprio una rimpatriata. Melica è infatti un amico ritrovato per l’Udc, in cui vanta dei trascorsi non recentissimi prima della parentesi in Alleanza Nazionale, partito che lo vide candidato alle comunali nel 2007. Ma non tutti sono felici del suo ritorno da protagonista. A guardare di traverso la candidatura di Melica sono soprattutto i consiglieri provinciali, Sandro Quintana, Giovanni Tundo, Mario Pendinelli e Giovanni Sicialiano, che hanno dato segnali forti di insofferenza. Ma soprattutto il consigliere Udc di Palazzo Carafa, Wojetk Pankiewicz, cui il partito aveva

dato qualche speranza di candidatura nel caso non si corresse con il Terzo Polo e che per questo ha deciso che non si ricandiderà da consigliere, mentre Lucio Inguscio ha già lasciato il partito per tornarsene in giunta con Perrone. Alla fine però tanto Melica quanto il coordinatore provinciale del partito, Salvatore Ruggeri (nella foto in basso), sono sembrati soddisfatti e fiduciosi. “Il partito intende puntare su facce nuove”, ha detto Melica, che insegna diritto costituzionale e nel suo curriculum ha innumerevoli

incarichi nazionali e internazionali ma anche l’iter non proprio fortunato per la fondazione della Regione Salento. Tra le condizioni che il costituzionalista ha posto per la candidatura c’è infatti quella di non dimettersi dal movimento di Paolo Pagliaro che intanto fa ormai parte integrante del centrodestra. Le malelingue dicono che Melica punti a un seggio parlamentare e che abbia accettato di spendersi per dare lustro al primo turno dell’Udc in vista dell’accordo per il ballottaggio. Lui replica

con garbo alle accuse. “Chi crede che la mia candidatura serva a far perdere qualcuno non conosce la legge elettorale, quanto alle alleanze vedremo come si svolgerà la campagna elettorale”. Intanto, l’Udc ha recuperato una parte del Terzo Polo. Pur avendo perso prima i compagni locali, Pagliaro e Poli, e poi i finiani, anche loro passati con il centrodestra, Ruggeri ha riconquistato l’Api, il cui leader nazionale, Francesco Rutelli non disdegna un passag-

gio leccese al fianco del candidato, insieme al segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa. L’accordo con Api si traduce nel locale, con lo scippo dell’ex assessore regionale Enzo Russo al centrosinistra, mentre Antonio Buccoliero e Fabrizio Camilli sono stati ereditati dalla corte di Pagliaro. Entrambi gravitavano infatti nella galassia Apl ma di fronte all’ingresso nel centrodestra hanno preferito il centro e con le loro liste sosterranno Melica.

Napoleon

Pdl-Io Sud. Accordo a doppio taglio Invocato da alcuni, temuto da altri, l'accordo con la Poli porta con sé anche un prezzo alto per il primo cittadino che in campagna elettorale presta il fianco agli attacchi politici Che il Pdl lo faccia per paura di perdere o meno, negli ultimi tempi il partito di Raffaele Fitto ha dimostrato di saperci fare in materia di accordi. Prima le primarie con Paolo Pagliaro, che porta in dote alla coalizione un listone competitivo, zeppo di vip locali, dalla soubrette al cantante folk, dai principi del foro all’alta borghesia leccese. Poi la grande riconciliazione con Adriana Poli Bortone, che rinfresca un’iconografia cara quanto ormai quasi inverosimile per il centrodestra. All’appello manca solo l’Udc, ma al Terzo Polo il Pdl ha in ogni caso strappato Futuro e libertà, che nonostante i diktat nazionali di Fini ha scelto Paolo Perrone. Mentre i consiglieri polibortoniani si riposizionano in maggioranza, anche se di rimpasto in Provincia ancora non se ne parla, i fittiani hanno già rischiato il primo incidente diplomatico. Nessuno domenica scorsa ha infatti pensato di invitare ufficialmente alla conferenza con Io Sud anche Alfredo Mantovano, che per primo aveva caldeggiato il reintegro di Adriana Poli Bortone tra gli alleati del Pdl. La svista non è stata gradita dall’ex sottosegretario e dai suoi. Nessuno ha commentato l’accaduto ma guarda caso ognuno dei rappresentan-

Adriana Poli Bortone e Raffaele Fitto (foto www.ilpaesenuovo.it)

Loredana Capone e Carlo Salvemini

ti de La Città domenica mattina ha avuto di meglio da fare. Più dell’assenza dei mantovaniani a saltare all’occhio è stata solo quella di Paolo Perrone. Il sindaco non c’era e questo è un segnale, ma l’indomani Perrone ha fugato i dubbi

sulla sua apertura a Io Sud con una lettera in cui, senza citare direttamente Adriana Poli Bortone, ha spiegato. “Il passato resta, guardiamo al futuro”. Poi Perrone ha ringraziato il lavoro di sintesi svolto dal suo partito, rassicurando i cittadini sul fatto che quello con Io Sud è “un accordo trasparente”. Il primo cittadino sa bene che dopo una campagna di demolizione sistematica delle principali scelte amministrative della Poli, spiegare ai leccesi l’accordo non è facile. E lo sa benissimo anche il centrosinistra che ha già iniziato la sua di campagna tutta volta a rinfrescare la memoria ai cittadini. Anzitutto con un eloquente manifesto, in cui campeggiano Perrone e la Poli abbracciati. Sotto la scritta: “Mandiamoli a casa”. Il Pd parla di un accordo di potere ma il riavvicinamento tra Pdl e Io Sud ha avuto anche l’effetto di ricompattare il centrosinistra. Carlo Salvemini, che nei giorni scorsi aveva incassato un “fighetto” da parte del segretario regionale del Pd, Sergio Blasi, ha deciso di dare una svolta alla campagna elettorale e ha lanciato un messaggio ai suoi. “Basta snobbare Loredana Capone, il rischio è un nuovo governo Perrone-Poli”.

E anche quest’anno è arrivata la Festa della Donna. Un’occasione per riflettere sul ruolo femminile nella scena politica, attraverso tre donne di tutto rispetto. Adriana Poli Bortone L’Adriana nazionale è tornata a casa. Messi da parte i problemi di otite che le pregiudicarono qualche anno fa le sedute al parlamento europeo (Can you repeat? Can you repeat your f***g question?), la fondatrice di Io Sud ha abbracciato nuovamente il centrodestra leccese assicurando a Fitto tutto il sostegno alle amministrative per far eleggere “coso, quello lì col naso grosso”. Ingegnosa l’ultima proposta: “E se ogni cittadino europeo mandasse un sms da un euro per la Grecia?”. Paolo Perrone dal canto suo ha detto di avere esaurito il credito. E non da oggi. Simona Manca Dopo la sconfitta per la poltrona di primo cittadino di Trepuzzi, la Simo è rimasta un po’ sotto. C’è chi giura che vada e venga da Cerrate per ritrovare la serenità perduta. A più riprese il presidente Gabellone le aveva detto “Fai, Fai” e lei non ha perso tempo. Ultimamente ha dato segni di vitalità replicando con energia a Loredana Capone che proponeva di riattivare l’industria culturale leccese: “Cara Loredana, la Cultura è un’altra cosa”, sulla base di quanto appreso a suo tempo guardando Televiscion. Loredana Capone Beh, è lei la donna del momento. L’unica candidata sindaco che ricorda la deliziosa Piggy del Muppet Show, l’unica che in caso di elezione potrebbe ritrovarsi con i due vecchietti terribili Statler & Waldorf sul palchetto: Wojtek Pankiewicz & Gianni Garrisi. La vittoria non dovrebbe sfuggirle, a detta dei suoi cinque familiari. Anche se ogni tanto non rinuncia ai colpi di testa per ingraziarsi l’elettorato giovane. Le cronache narrano che domenica scorsa si sia presentata tutta in latex al comitato di Paolo Foresio gridando: “Ci sto, ci sto!”.


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10 marzo 2012

Attualità

8 marzo, la Gutenberg non festeggia Aperta nel 2009, la giovane libreria fondata da tre donne era diventata subito un cult, ma oggi è costretta a chiudere i battenti Tre moschettiere della cultura, spadaccine armate di passione, donne all’avanguardia nel riproporre, con eleganza e sentimento, il piacere di affondare le dita tra le pagine di un libro, e il naso tra gli effluvi lievi d’inchiostro. Teresa Romano, Caterina Calcagno ed Elisabetta Liguori, due libraie e una scrittrice, sono l’anima pulsante della libreria Gutenberg di Lecce, recente avamposto delle buone letture all’ombra del Barocco, che chiuderà i battenti dome-

nica sera. Ci hanno creduto, loro. Hanno trasformato competenze e sentimento, in una cittadella a misura d’uomo e di lettore. Tra scaffali odorosi e poltroncine che, dal 10 ottobre 2009 -data d’inaugurazione-, hanno ospitato scrittori blasonati o di prima penna, in numerosi convivi letterari dal gusto di una tazzina di caffè tra amici, sono passate anche le storie di queste donne. Coraggiose, nel terzo millennio votato all’e-book, consapevoli della forza invisi-

bile che i fiumi di parole impressi sulla carta hanno, nel far compiere lunghi meravigliosi viaggi, pur restando fermi. Il sogno possibile di quella libreria s’infrange, a meno di due anni dal primo giorno, quando la grossa “g” impressa all’entrata, ha schiuso la porta alle sale di un mondo avvolgente. Nessuna lacrima, solo un nodo stretto attorno al cuore. E una festa, d’addio, domenica. Riservata a clienti affezionati, amici e curiosi. Per condividere un momento

meno felice rispetto a due anni fa, testimoniando però lo stesso spirito dell’inizio: l’amore per i libri. Semplicemente, sempre e comunque. Scaffali vuoti da riempire, tanti mesi fa, adesso si svuotano dei loro gioielli, ammonticchiati con la stessa cura negli scatoloni. A memoria di un’avventura che ferma la sua corsa. Teresa, la fondatrice, Caterina ed Elisabetta sono là, ora come sempre. Accoglienti, sorriso dolce sulle labbra, magone celato come si può. La scelta di aprire una libreria indipendente, un laboratorio della parola simile alle botteghe del pane di un tempo o alle mercerie piene di bottoni di ogni foggia, ha avuto un prezzo alto. Il Golia dell’omologazione e della grande distribuzione, anche in questo caso, ha schiacciato il David che ha creduto negli scrittori emergenti e nelle chicche da valorizzare, nella felicità di gustare libri come fossero pietanze

prelibate e non merce da fast food. Già nel nome, le ragioni di una scelta, la carta d’identità della preparazione e della perizia di Teresa e delle sue colleghe. Gutenberg, come il tipografo di Magonza vissuto nel XV secolo, che inventò la stampa a caratteri mobili, e aprì una tipografia nel 1450, proprio negli anni in cui produsse la Bibbia Mazarina, in 180 copie, il primo libro a stampa di cui oggi restano solo 16 esemplari. Volevano regalare felicità, le tre socie. Stabilire un rapporto di fiducia con i clienti, far da

tramite e collante tra loro e i libri. Sussurrare racconti con un fil di voce. Il confronto con i colossi del settore, i “supermercati della carta stampata”, non ha retto. Resta sul soffitto la frase tratta da I Mercanti dell’Anima di Annalisa Bari: “Lassù a Magonza, Gutenberg ha stampato il primo libro in un centinaio di copie. Sai qual è? La Bibbia. Non puoi immaginare quanti tomi si possono riprodurre in un giorno. Centinaia, migliaia di pagine che voleranno per il mondo e nessuno potrà più fermarle…”. Fabiana Pacella

La mobilità eco-sostenibile arriva in città PUBBLICITÀ ELETTORALE

Mercoledì il taglio del nastro, i pulmini a metano collegheranno le fermate del filobus e saranno senza “barriere”

Comunicato preventivo a norma della legge n. 28 del 22/2/2000 e delibere n. 58/04 CSP e 60/04 dell’AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI

Si comunicano le condizioni per la pubblicazione di messaggi politici elettorali per le elezioni amministrative di primavera 2012

TARIFFA A PAGINA (mm 280 x 336)

euro 1.000,00 + IVA

TARIFFA A MODULO* (mm 46 x 28)

euro 20,00 + IVA

PIEDE DI PRIMA PAGINA (mm 280 x 84) POSIZIONE DI RIGORE

euro 1.000,00 + IVA + 30%

*Per spazi pubblicitari di dimensioni inferiori alla pagina intera Non si accettano spazi pubblicitari inferiori ai 15 moduli ad uscita. Termini per la prenotazione e la consegna dei materiali: almeno 1 settimana prima della data di pubblicazione. Saranno pubblicati tutti gli annunci pervenuti nei termini indicati, nel rispetto delle condizioni stabilite nel documento analitico. Le tariffe verranno applicate a tutti i partiti e movimenti politici e ai rispettivi candidati. Il pagamento dovrà essere sempre anticipato. Il criterio di accettazione delle prenotazioni si basa sul principio della progresione temporale. Il documento analitico concernente la pubblicazione dei messaggi politici elettorali sulla testata sopraindicata è depositato presso la segreteria di redazione di Apulia Press srl - Via A. M. Caprioli, 10 - 73100 Lecce Le richieste di pubblicazione e di preventivi dovranno essere indirizzati alla forza vendita dell’Apulia Press srl oppure direttamente a: Apulia Press srl - Via A. M. Caprioli, 10 - 73100 Lecce

Comodi, agili ed eco-sostenibili. Ma soprattutto adatti anche ai portatori di handicap. I tre pulmini a metano, presentati in piazza Sant’Oronzo mercoledì scorso, sotto un primo sole di primavera, scarrozzeranno i passeggeri per le vie di Lecce, toccando le zone di passaggio del filobus. L’acquisto dei tre mezzi, avvenuta su iniziativa dell’allora assessore al ramo Giuseppe Ripa, è stato possibile grazie a un finanziamento del Ministero dell’Ambiente pari a 270mila euro (70% Stato e 30% Comune di Lecce). Venti i posti a disposizione per ogni pulmino, fornito anche di una pedana per disabili, così da permetterne l’utilizzo anche a coloro che hanno difficoltà motorie. E non è tutto. “Presto si penserà anche alle marine”, ha assicurato il presidente di Sgm Gianni Peyla che ha tagliato il nastro dei nuovi mezzi insieme al sindaco di Lecce, Paolo Perrone e al dirigente comunale del settore Sergio Aversa. I pulmini serviranno a raccogliere le esigenze di mobilità della città, hanno assicurato, anche attraverso il servizio navetta continuato in partenza dal Carlo Pranzo, dove gli automobilisti potranno parcheggiare pagando una tariffa giornaliera pari a 1,5 euro, e raggiungere il centro cittadino in 20 minuti, passando per viale XXV Luglio e via Cavallotti. Dal lunedì al venerdì, il servizio dei pulmini a metano sarà garantito dalle ore 7:00 alle ore 21:00; nel weekend sarà intensificato: il sabato dalle ore 7 all’1

e la domenica dalle 7 alle 24, per permettere ai giovani di raggiungere il centro storico in serata. “Si tratta di un servizio sperimentale -ha dichiarato il sindaco Perrone- dal quale ci auguriamo di avere dei ritorni, così da poterlo confermare nel piano della prossima amministrazione”. Un servizio sicuramente utile, ma soprattutto ecologico. Proprio il presidente di Sgm, Gianni Peyla, auspica che in questo modo Lecce diventerà più sana e vivibile. Consentendo l’accesso al centro cittadino soltanto ai pulmini a metano, al filobus e alle biciclette. I pulmini hanno il loro perché anche dal punto di vista del design, apprezzabile ma soprattutto “friendly”, non a caso a benedire la loro corsa era presente anche un gruppo di cittadini diversamente abili.


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10 marzo 2012

Attualità

Mercato bisettimanale, il Comune aumenta gli spazi e il Tar annulla l'udienza Ancora un giro a vuoto per la vicenda legata al trasferimento del mercato bisettimanale. Il Comune ha stoppato il ricorso dei commercianti che ora dovranno aspettare la fine di aprile I malcontenti e le preoccupazioni dei commercianti ambulanti leccesi sono mimetizzati tra le merci assiepate sulle bancarelle, in una vicenda che non ha ancora ritrovato il giusto epilogo. I quasi duecento esercenti che allestiscono il loro banco vendita due volte a settimana hanno infatti visto sfumare la possibilità che il Tar bloccasse la decisione del Comune di trasferirli nella nuova area mercatale di via Bari (nella foto). Con una nuova delibera, che di fatto adegua gli spazi del nuovo mercato agli standard regionali, Palazzo Carafa ha fatto “cessare il motivo del contendere”, impedendo ai giudici di proseguire. I commercianti, assistiti dall’avvocato Ernesto Sticchi Damiani, avevano sottoscritto nell’autunno scorso un ricorso contro la prima delibera comunale sul trasferimento da viale della Libertà, dove oggi si tiene il mercato, a via Bari, dove il Comune intende trasferirli. Dall’inizio della vicenda, poi approdata negli uffici del Tar di Lecce, i commercianti non hanno accettato i timidi segnali di disponibilità giunti da Palazzo Carafa. I dirigenti comunali si erano impegnati ad apportare alcune modifiche al progetto iniziale senza, tuttavia, rinunciare al trasferimento della discordia. Per questo hanno atteso con un filo di speranza la data di mercoledì 7 marzo, il giorno in cui era fissata la prima udienza del Tar sul loro ricorso, ma l’udienza non si è mai tenuta. Solo il giorno prima, infatti, il deposito della seconda delibera comunale, approvata dal Consi-

glio comunale lo scorso 2 marzo, ha fatto saltare tutto e ora i giudici si sono aggiornati al 26 aprile. In un primo momento la nuova area di viale Bari era stata giudicata inidonea per l’accoglienza di tutti i commercianti, ma per risolvere la questione il Comune è passato dalle 264 aree inizialmente concepite alle 365 di oggi, creando però non poche perplessità sotto la voce agibilità. L’ampliamento delle postazioni ha aspetti infatti controversi. Da una parte gioverebbe ad alcune decine di commercianti, inizialmente esclusi dall’assegnazione per il pagamento in ritardo della Tosap, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Dall’altra l’espansione della zona coincide con l’invasione del recinto della scuola vicina. Per non parlare del carico e scarico merci: se vengono meno gli spazi, diventano difficoltose anche le manovre dei mezzi. A tutto questo si aggiunge l’assenza di parcheggi per i cittadi-

ni e quella di un piano traffico adeguato, per evitare il cortocircuito durante i due giorni del mercato. Particolari che costituiscono un altro dei nervi scoperti di questo affaire che porta con sé anche altre criticità importanti. L’estensione degli stalli, apparentemente superiore rispetto a quella di viale dello Stadio, in realtà impediscono la fruibilità dei corridoi di transito per i mezzi, anche per quelli di pronto soccorso. A farsi carico di proteste e malumori degli operatori del mercato bisettimanale della città, in settimana ci ha pensato anche Loredana Capone. Assieme ai consiglieri di opposizione, infatti, lunedì mattina la candidata del centrosinistra ha incontrato i commercianti, definendo il comportamento del Comune “inammissibile”. “Infischiandosene della volontà popolare -ha dichiarato la Capone-, Palazzo Carafa si rivela in tutto il suo fallimento”. Valentina Murrieri

Caso Renda, “gli imputati già condannati in Messico” Si è aperto con due eccezioni che rischiano di compromettere l’intero giudizio, il processo per l’omicidio di Simone Renda, il bancario leccese di 34 anni deceduto in circostanze misteriose mentre era in vacanza in Messico Un omicidio volontario, secondo l’accusa, commesso “sottoponendo Simone Renda a trattamenti crudeli, inumani e degradanti al fine di punirlo per una presunta infrazione amministrativa durante la sua detenzione nel carcere municipale di Playa del Carmen”. I giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Lecce, infatti, presieduta da Roberto Tanisi, dovranno decidere su due questioni fondamentali. Innanzitutto se al processo debba applicarsi il principio del ‘ne bis in idem’ e cioè che nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso fatto. Uno degli imputati, il giudice qualificatore Hermilla Valero Gonzalez ha trasmesso alla Corte una memoria e una sentenza in cui si evidenzia come ci sia già stato un processo dinanzi alla magistratura messicana. Nel 2007, infatti, il procuratore generale aprì un’indagine preliminare sulla morte del bancario leccese, avve-

nuta il 3 marzo di quell’anno mentre il giovane si trovava in Messico per una vacanza, citando a comparire gli imputati e spiccando un mandato d’arresto per quattro persone. Nel 2010 la Corte messicana ha condannato a 3 anni di reclusione, per i reati di omicidio colposo e abuso di potere, Hermila Valero Gonzalez (una pena commutata in un una multa di 9mila pesos). Cruz Gomez (responsabile dell’ufficio ricezione del carcere) e Enrique Sánchez Nájera (guardia carceraria), sono stati condannati a 2 anni e 10 mesi (8mila pesos di multa). Prosciolto, invece, Pedro May Balam, vicedirettore del carcere. Altro nodo cruciale è l’ipotesi di reato formulata nei confronti degli otto imputati, tutti cittadini messicani (gli altri quattro sono Francisco Javier Frias e Jose Alfredo Gomez, agenti della polizia turistica del municipio di Playa del Car-

Cecilia Greco, madre di Simone Renda, mostra la foto del figlio (foto www.panorama.it)

men; Arceno Parra Cano, vicedirettore del carcere; Luis Alberto Landeros, guardia carceraria). Le ipotesi di reato nei loro confronti sono di omicidio e violazione dell’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Un’imputazione su cui la difesa si prepara a dare battaglia. Entrambe le eccezioni saranno discusse nella prossima udienza fissata per il 31 maggio. Andrea Morrone

Da quattro anni in attesa della verità Simone Renda fu arrestato due giorni prima del decesso dalla polizia turistica con l’accusa di ubriachezza molesta e disturbo della quiete pubblica, e rinchiuso in una cella di sicurezza. Al momento dell’arresto il medico in servizio presso il carcere municipale gli aveva diagnosticato un grave stato clinico dovuto a ipertensione e un sospetto principio d’infarto, prescrivendo immediati accertamenti clinici in una struttura ospedaliera. Inspiegabilmente, però, le richieste del medico non furono ascoltate e il turista salentino fu trattenuto in stato di fermo senza ricevere as-

sistenza sanitaria, abbandonato a se stesso. Senz'acqua e senza cibo per 42 ore, morì completamente disidratato. Sono ormai trascorsi quasi quattro anni da quella tragica morte, ma il tempo non ha lenito un dolore troppo da grande da raccontare per chi, come la mamma di Simone, Cecilia Greco, in questi lunghissimi giorni non ha mai smesso di lottare e di chiedere giustizia. La donna, assistita dagli avvocati Pasquale Corleto e Fabio Valenti, si è costituita parte civile. (a.m.)


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10 marzo 2012

Attualità

Italia Wave, luci e ombre di una breve avventura Il patron del festival, Mauro Valenti: “Ecco perché torniamo ad Arezzo”

Bella o brutta che sia stata, soddisfacente o meno, quando finisce un’avventura rimane sempre un po’ l’amaro in bocca, la curiosità di come sarebbe stata se fosse continuata, di quello che sarebbe potuto succedere provando a insistere. Ma si sa, le avventure sono fatte così, non si da mai il meglio di sé, non si esprimono tutte le proprie potenzialità. E così sembra essere stata

l’avventura salentina di Italia Wave. Il festival ritorna a casa, in Toscana, ad Arezzo, per la precisione, dove tutto è cominciato. Proprio come dopo una sbandata. Abbiamo chiesto a Mauro Valenti (nella foto), ideatore e patron dello storico festival rock di raccontarci le sue impressioni sull’edizione dello scorso anno, i motivi del ritorno a casa e le previsioni per il futuro.

Siamo alle porte del festival 2012. Qual è stato il bilancio dell’esperienza del 2011? Abbiamo conosciuto splendide persone e un posto con molte potenzialità anche se burocrazia e privilegi richiesti (leggi richieste infinite di biglietti ecc.) non aiutano la crescita. Sono ormai date per certe le voci che parlano della

nel luogo che l’ha visto nascere e crescere per 20 anni. Quali sono i motivi principali che ti hanno spinto a prendere questa decisione? Arezzo è la nostra casa, già l’anno scorso ci stavamo dialogando ma per problematiche varie non è stato possibile il ritorno e soprattutto l’invito della puglia ha congelato le trattative. Ma in questo momento di crisi il rientro ad Arezzo è per noi fondamentale, si pensi ad esempio ai costi dei soli trasporti dalla toscana verso la Puglia per l’organizzazione del festival che superano i 120mila euro, aumentando il budget complessivo del festival e i rischi di pareggio. Lo scorso anno a Lecce ci sono state una serie di polemiche (a mio avviso piuttosto sterili) sul programma del festival, sulla logistica, sulle date. Tu cosa ne pensi? Penso che siamo in democrazia e ognuno è libero di dare un suo giudizio su ogni cosa. Ma pensiamo che il Festi-

val sia stato un grande successo e motivo di orgoglio per tutti i giovani pugliesi. Restano le soddisfazioni di aver portato in data unica nazionale artisti di fama internazionale e altre mille sensazioni. Peccato per il lutto a Giovanni Lindo Ferretti, che non ha permesso il concerto sold out alle 6 del mattino a San Cataldo che immaginavamo molto suggestivo. In generale qual è secondo te lo stato di salute dei grandi festival in Italia e in particolare al sud? Abbiamo una grande energia per fare uno splendido festival ad Arezzo. Al sud non vedo purtroppo festival di livello internazionale ma d’altronde a parte festival con brand di birra non ne vedo neanche in altre parti del Paese. Sarà la crisi o la mancanza di coraggio nel presentare artisti nuovi e con rischio di biglietto, ma l’Italia non è certo all’avanguardia in Europa in questo campo. In questi giorni state lavorando al programma della 26esima edizione. Che festival sarà? Hai in serbo delle sorprese per il tuo pubblico? Si tantissime sorprese e la gioia di avere anche quest’anno stabilito il record storico per le band iscritte al concorso Italia Wave Band… più di 10mila artisti che ci hanno chiesto di poter suonare ad Arezzo Wave. E ingressi gratuiti o a low low low cost. L’anno scorso siamo venuti in Puglia, quest’anno vi aspettiamo in Toscana dal 12 al 15 luglio. Dario Goffredo

fiancati da due maestri e sotto lo sguardo vigile di Afro e Claudia (anche loro in tuta da lavoro e mani in pasta) hanno già realizzato le sedute in pietra. A dare manforte al progetto anche

il Comune di Lecce, partner insieme alla Scuola Edile, che si è impegnato ad occuparsi invece della realizzazione delle altre due aree gioco della piazza. Melissa Perrone

fine dell’avventura salentina. Ce le confermi? Si torniamo a casa, la Regione Puglia ci ha accolto con ospitalità e calore e rimarremo in contatto con voi portando i vostri suoni e la vostra cultura nel prossimo festival, ma quest’anno ricreeremo Arezzo Wave,

Janub: la piazza in piazza Il vecchio quartiere popolare, a cavallo tra storia e modernità, si rifà il look grazie ad un bando di Principi Attivi. Nel quartiere San Pio la piazza si rinnova insieme ai cittadini Può capitare di perdersi nel quartiere San Pio di Lecce. Intricate vie si inseguono in un gioco di labirinti tra schiere di case popolari dalle mille facce. Panni stesi alle finestre, volti di tutti i colori, officine e case di studenti, riconoscibili dai campanelli dai mille nomi sovrapposti. É la Lecce più vera, lontana dal luccichio delle vetrine del centro e dalla ridondanza del barocco del centro storico. La pietra leccese c’é, ma accarezzata dal tempo, così come il verde, più privato che pubblico, che fa capolino dai giardinetti delle abitazioni private, memoria della ricchezza delle famiglie borghesi di un tempo. É un quartiere dalle mille sorprese, un po’ paese un po’ città, che nasconde al centro del suo cuore pulsante un segreto. Nel tempo immobile del quar-

tiere, da qualche mese si gioca infatti una partita con la modernità. É il progetto di riqualificazione della vivace piazzetta Dante Alighieri, meglio conosciuta come “Largu dellu mezza ricchia”, pensato nel nome della partecipazione e della valorizzazione dell’arte urbana. Artigianub é il nome del progetto, che trae ispirazione dal nome dell’associazione culturale J.A.N.U.B.(in arabo Sud) dei due giovani e vivaci professionisti che lo hanno ideato. Architetto lui, Afro Carpentieri, e antropologa lei, Claudia Mollese, hanno messo su un laboratorio di ricerca urbana per affrontare le problematiche della città contemporanea a partire dai bisogni dei suoi abitanti. Il progetto, sovvenzionato con un bando di Principi Attivi, è iniziato nei mesi estivi con l’anali-

si territoriale del quartiere. Armati di pazienza, cartelloni, domande e colori, gli ideatori del progetto si sono mescolati agli abitanti -adulti e bambini- per cercare di comprendere quali fossero le reali esigenze del luogo. Nessuna idea preconfezionata infatti, se non quella di restituire ai suoi abitanti un luogo fruibile e gradevole, ma invece massima condivisione del progetto in ogni sua fase: dalla progettazione alla realizzazione. Gli abitanti sono divenuti allora parte attiva nel processo di cambiamento dell’area: hanno individuato le criticità, partecipato alla ricerca delle soluzioni, contribuito alla stesura del progetto e, adesso, sono anche diventati gli artefici degli elementi di arredo urbano. Sì, perché punto di forza del progetto è proprio la modalità scelta per la realiz-

zazione. Partendo dall’obiettivo di valorizzare le antiche maestranze e le tecniche artigianali tradizionali -quali il mosaico, la lavorazione del ferro battuto e la lavorazione della pietra- sono stati organizzati dei laboratori di formazione in collaborazione con la Scuola Edile. Lo scopo è di trasmettere le tecniche di costruzione tradizionali alle giovani generazioni (autoctone e migranti) per permettere loro un reale inserimento socio-lavorativo. Quindici gli stagisti scelti per ciascuna specialità che, af-

La curiosità Una volta realizzata, la piazza avrà, vista dall’alto, l’aspetto di un volto. Ogni arredo urbano rappresenterà un elemento, occhi, orecchie, ecc… L’idea di partenza è richiamare il nome popolare della piazzetta: “Largu dellu mezza ricchia”, in onore di un commerciante del luogo, proprietario di una salumeria, famoso per permettere agli operai della vicina manifattura di prendere merce lasciando a pagare.


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Attualità

Torna “Calcio senza confini”, sfida multietnica e solidale Quarto anno di vita per il torneo più cool del momento. Da sabato ad affrontarsi sul campo dell'ex Opis le diverse etnìe che vivono nel capoluogo e col ricavato si dà una mano in Gambia Una manifestazione che racchiude in sè i principi dell’uguaglianza, che si propone di abbattere le barriere socio-culturali e che esprime i valori basilari dello sport. Tutto questo è “Calcio senza confini” che, al

quarto anno dalla sua nascita, si conferma come un gran bell’esempio di socialità nel panorama leccese. “Calcio senza confini” non è un semplice incontro di sport; è un contenitore in cui molte realtà associative, o sem-

“Il nostro torneo rappresenta lo sport reale; è del tutto antitetico al calcio moderno”. È questa l’idea centrale di Andrea Ferreri, scrittore e cooideatore del più bel torneo di calcio leccese; uno che, sport e cultura underground, li studia e li promuove da sempre. Come nasce la manifestazione “Calcio senza confini”? Non appena fondata l’associazione Befake, abbiamo pensato subito alla questione dell’antirazzismo; da anni, infatti, siamo attivisti in tal senso e abbiamo partecipato a diversi progetti in giro per l’Italia. Dunque, a partire dalle nostre esperienze, volevamo creare spazi capaci di riprodurre quelle sensazioni positive che avevano vissuto altrove. Inoltre, essendo appassionati per il calcio e avendo vissuto il mondo Ultras, volevamo continuare a mettere in pratica quell’opposizione al calcio moderno che avevamo sostenuto per anni. Infine, l’associazione si è sempre spesa per la contaminazione del territorio: ne-

plicemente di strada, ripongono creatività e idee. È un laboratorio sociale a tutti gli effetti. I ragazzi dell’associazione Befake, infatti, ogni agosto, organizzano un mondiale di calcio contro le discriminazioni e un torneo in

Africa occidentale dove, da poco tempo, hanno terminato la costruzione di una scuola elementare. Precisamente a Brufut, in Gambia. Se vi sembra poco. Quest’anno, a partire dal prossimo sabato, 24 squadre e circa

500 atleti provenienti da tutte le comunità straniere del Salento scenderanno in campo all’ex Opis; lo stesso ex Opis che da una parte prova a rinascere destinando il campo di calcio a “Calcio senza confini”, ma che dall’altra nasconde pezzi di ospedale psichiatrico ancora perfettamente imbalsamati. Intere sale abbandonate, registri medici degli anni ‘60, macchinari fermi da decenni: questo lo scenario che caratterizza i padiglioni più interni alla struttura. Manifestazioni del genere servono proprio a questo: restituire vita ai contenitori urbani che l’hanno persa nell’indifferenza. In questo cammino di riqualificazione, però, i ragazzi di Befake sono soli. Gli enti locali hanno perso l’occasione di essere parte attiva in un progetto nuovo. Con tutti i fondi destinati

La politica del “Fare” L'ideatore del torneo, Andrea Ferreri, racconta nascita e vita del progetto, che aderisce al circuito nternazionale “Football Against Racism in Europe”. “Ma dalle istituzioni non abbiamo mai avuto nulla” lla nostra filosofia “l’altro” è considerato una risorsa. Tutto questo mix di idee ed esperienze hanno fatto sì che “Calcio senza confini” si realizzasse. Come mai la scelta del luogo è ricaduta sull’ex Opis? La scelta del luogo parte dalla nostra idea di rendere fruibili spazi urbani non utilizzati per riqualificarli, renderli vivi e riconsegnarli alla città. La fortuna ha voluto che l’ex Opis fosse dotato di un campo di calcio al suo interno. Un ex ospedale psichiatrico è il luogo ideale per organizzare un evento come “Calcio senza confini”.

Dove ieri c’era sofferenza, malattia e reclusione, oggi c’è gioia, sport e interazione. Per la città, l’Opis non è più quel luogo di paura e diffidenza che era una volta, ma un giardino aperto, un parco pubblico dove trascorrere ore serene. Per tutti questi motivi, mi preme ringraziare la Asl Lecce, che ogni anno si rende disponibile. Con il torneo di quest’anno, siete giunti alla quarta edizione di un’iniziativa molto riuscita. Che tipo di risposta avete dalle istituzioni? A parte la Asl di Lecce, che ci ospita gratis nella struttura, nessuna isti-

tuzione ci ha mai aiutato. Il progetto è autofinanziato e indipendente. I primi anni, abbiamo proposto il progetto al Comune per capire se ci potesse aiutare, ma dopo lunghi silenzi, ci siamo scoraggiati e non abbiamo più chiesto niente. Alla fine, ci siamo resi conto che è meglio così. Liberi e senza intermediazioni, come siamo sempre stati. Come organizzazione, invece, facciamo parte di un network internazionale: il FARE, Football Against Racism in Europe, che si occupa di antirazzismo nel calcio e che promuove i nostri progetti oltre quello di Lecce.

a spettacoli, artisti e manifestazioni sportive, non si è riusciti a sostenere, anche solo simbolicamente, “Calcio senza confini”. Dopo mesi di tensione sociale, tra episodi di violenza e intolleranza che hanno marcato un’invernata, forse, proprio quest’anno, si poteva rinunciare ad un balletto per scommettere su una bella idea. Andrea Gabellone

L’antirazzismo è, appunto, uno dei principi fondamentali del progetto. Secondo te, Lecce è una città che vive ancora di pregiudizi? I pregiudizi sono tanti e, ovviamente, non ci sono solo a Lecce. Non solo di carattere razziale o etnico, ma anche di tipo sessuale, culturale, religioso. Magari non si vedono, ma la nostra società è piena di discriminazioni: è una questione culturale. Per quanto riguarda la nostra città, credo che sia meno ‘chiusa’ di altri luoghi. Molto spesso c’è ignoranza e quei pochi atti di discriminazione e intolleranza che si sono manifestati in modo evidente sono stati, quasi sempre, frutto della paura più che dell’odio. Tuttavia, c’è sempre un pericolo da non sottovalutare: la discriminazione ideologica e politica di quelle formazioni di estrema destra che cercano di far breccia nella coscienza popolare e alimentando la xenofobia, la paura per il diverso. (a.g.)


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Cultura & Spettacolo

a cura di Lori Albanese

CINEMA

Le storie che so di lei, gli anni caldi del femminismo a Lecce Giovedì 15, alle Officine Cantelmo, la prima proiezione pubblica del documentario di Paola Manno Un racconto ricostruito attraverso vecchie immagini, fotografie, ritagli di giornale; una trama che prende forma dalle testimonianze di chi in quegli anni c’era, in prima linea, a combattere perché le donne potessero finalmente godere di parità e diritti. Accadeva in tutto il Paese, è storia nota; quello che è meno noto è che anche Lecce, tra gli anni ’70 e ’80, ebbe un appassionato nucleo femminista. Il documentario Le storie che so di lei. Il movimento delle donne nel Salento negli anni caldi del femminismo, realizzato dalla regista trentaduenne Paola Manno (nella foto) e nato da un’idea di Manuela Miglietta e Ilaria Florio, giovani attiviste della Nuova Casa delle Donne di Lecce, ricostruisce quel movimento e racconta le sue battaglie. Alla fine del mese, la pellicola prodotta da Cult Lab verrà presentata al Bif&st di Bari, nella rassegna fuori concorso “Cinema & Puglia”. La prima proiezione pubblica si terrà invece giovedì 15 marzo (alle 18.30) alle Officine Cantelmo di viale De Pietro, nell’ambito delle attività di Itinerario Rosa. Al dibattito, moderato da Elisa Rubino dell’Università del Salento, saranno presenti la professoressa Rosanna Basso, Giorgia

Serughetti del comitato nazionale “Se non ora quando”, alcune rappresentanti della Casa delle Donne di Lecce, e la regista. Alla quale abbiamo chiesto di raccontare questa esperienza. Che cosa sapevi del movimento femminista a Lecce prima di girare questo documentario? Conoscevo le vicende del movimento in Italia, ho una laurea in Storia Contem-

poranea, ma non avevo idea che anche qui, in questo piccolo centro del Mezzogiorno, ci fossero state tante battaglie e un nucleo femminista così attivo. Quanto è importante, oggi, raccontare questa storia? È una parte della nostra storia recente della quale si parla poco, e che le ragazze di oggi ignorano completamente. È importante che sappiano che altre don-

ne, in passato, si sono battute anche per loro. Chi erano le protagoniste di quelle lotte? Molte erano militanti di sinistra, con una forte vocazione politica; altre facevano parte di gruppi indipendenti. Quasi tutte erano di buona cultura. Nell’82, la costituzione della Casa delle Donne doveva servire proprio a creare un luogo nel quale i vari collettivi potessero avere un centro. Purtroppo l’esperienza durò poco, solo due anni [una Nuova Casa delle Donne è stata riaperta a Lecce nel 2009, ndr]. Come veniva percepito dalla comunità questo movimento? Spesso con diffidenza, lo si considerava un movimento piccolo borghese. Antonella Cazzato, sindacalista, mi ha raccontato che negli anni ’70 aveva cercato di portare avanti uno studio sulle donne nelle fabbriche, ma trovò molta reticenza, nessuna era disposta a parlare. Un’altra parte della comunità, invece, lo guardava come fastidioso, ma necessario. Quali sono state le storie che ti hanno maggiormente colpita? Una è sicuramente quella dell’avvocato Ginetta Cretì, penalista, che negli anni

’80 portò avanti due cause molto importanti. Una riguardava una giovane donna alla quale fu negato il diritto di interrompere la gravidanza dall’ospedale di Galatina, nonostante ci fosse ormai la legge 194. L’altra fu una causa per stupro [a quel tempo ancora considerato delitto contro la morale, ndr], un caso terribile di una donna violentata da un branco di sette uomini. Un’altra storia interessante è quella di Sandra Del Bene che nel 1975, come responsabile Aied, fece uno studio sulla contraccezione nelle scuole e s’impegnò fortemente per rendere le donne più libere e consapevoli della loro sessualità. Chi sono, oggi, le attiviste degli anni ’70? Alcune di loro sono in pensione, altre continuano a lavorare. Tutte sono ancora molto impegnate, e con la Nuova Casa delle Donne portano avanti molte importanti attività.

CINEMA D’ANIMAZIONE

Scratch - Animation Film Festival, la creatività dei corti animati A giugno un festival dedicato al cinema d’animazione diretto da Hermes Mangialardo È il primo film festival europeo d’animazione ad approdare a Lecce. Si terrà al DB D’Essai il 23 e 24 giugno e a un mese dall’apertura delle iscrizioni (possibili fino al 31 maggio) le richieste di partecipazione sono già numerose e arrivano anche da paesi extraeuropei. A dirigere il festival, Hermes Mangialardo (nella foto), nato a Copertino e attualmente residente a Foligno, dove ha sede PlasMedia, la sua agenzia multimediale specializzata in videoclip, animazione e altre forme di comunicazione digitale. Noto nel campo dei video musicali e per essere l’autore della serie Urban Jungle, passata su MTV e poi seguitissima sul web, ha girato i maggiori festival italiani e internazionali (dal Giffoni all’Ive Seen Film Festival di Rut-

ger Hauer) vincendo con i suoi lavori numerosi premi. Come nasce l’idea dello Scratch Festival? L’idea nasce dalla volontà di aprire, nel Salento, le porte al cinema d’animazione, genere in costante crescita e ancora poco conosciuto dalle nostre parti (se non per le megaproduzioni hollywoodiane/disneyane). Ci si è avvalsi delle conoscenze e dell’idea di Pierpaolo Bisconti, fresco di studi all’università di Londra proprio sul cinema d’animazione. Io sono subentrato solo a progetto avviato. A chi si rivolge e come sarà strutturato? Si rivolge a tutti coloro che vogliano presentare un’opera originale di animazione, un corto di massimo venti minuti. Le sezioni in concorso sono due, divise per

produzione tecnica: animazione tradizionale, 2d digitale, mix media e stop motion; 3d e visual effects. Fuori concorso ci sarà spazio anche per la categoria dedicata ai music videos. Durante il festival verranno proiettati i corti finalisti, ma non solo: ci saranno retrospettive, proiezioni a tema, workshop e spettacoli live. A quali esperienze italiane o internazionali si ispira? Ce ne sono tante: Coortons in Italia e il festival di Annecy in Francia, per fare solo i due esempi più importanti. Le iscrizioni per partecipare alle selezioni si sono aperte da poche settimane. Che tipo di risposta state ricevendo? È ancora troppo presto per quantificare, ma abbiamo avuto numerose richieste di parte-

cipazione da più parti, persino dalla Russia. Inoltre alcuni istituti di design ed animazione video -per esempio il Master in Multimedia Design di Firenzestanno promuovendo il festival tra i loro studenti e i loro canali. Il programma è ovviamente ancora in fase di definizione, ma c’è qualche contatto già avviato, soprattutto per quanto riguarda gli ospiti e il protagonista della retrospettiva? È ancora tutto top secret, ma abbiamo grossi nomi del panorama italiano e internazionale. Non ci poniamo limiti, e siamo anche andati a bussare anche alla Pixar! Quale sarà il tuo ruolo? Quello di promuovere il festival nel miglior modo possibile e, in-

sieme a Pierpaolo Bisconti, curare la direzione artistica dell’evento. C’è un consiglio che potresti dare a un giovane film maker che comincia a muoversi nel mondo dei corti d’animazione? Il consiglio, oltre a quello di studiare ed esercitarsi, è di sperimentare sempre: meglio un corto con una bella idea, anche se semplice, che un video tecnicamente impeccabile ma povero di contenuti, o, ancora peggio, con uno stile non originale. Inoltre consiglio di far vedere sempre i propri lavori; la rete e festival come il nostro danno la possibilità ai videomaker emergenti di confrontarsi con altri registi/animatori e con il pubblico. Info: www.scratchfilmfestival.it.


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Cultura & Spettacolo CONCERTI

ARTE

Una settimana di grande musica Daniele Silvestri al Livello 11/8, Adam Ficek al Corto Maltese e, al Politeama, la Carmen chiude la stagione lirica Il pop e la lirica, le incursioni nel rock britannico e la canzone d’autore: la settimana musicale in città è piena di buona musica. Sabato 10 marzo Daniele Silvestri arriva al Livello 11/8 di Trepuzzi (S.S. 7 Lecce/Campi Salentina, info: 389.8823800) per la seconda tappa pugliese dello S.C.O.T.C.H tour, nell’ambito della rassegna “Verso Sud”. Il cantautore romano è ormai pugliese d’adozione; habitué degli ameni luoghi del tacco, ha più volte dichiarato un amore incondizionato per questa terra di ospitalità e bellezza. Un amore ricambiato, va detto, che nel corso dell’ultimo anno lo ha portato a suonare nella sua “Puglia infinita”, come la definisce in una delle sue canzoni di qualche anno fa, un numero impressionante di volte. Il suo S.C.O.T.C.H. tour, seguito all’uscita dell’omonimo album, ha debuttato lo scorso maggio proprio in Puglia, ad Andria, inserito tra gli spettacoli allestiti e prodotti nella regione con il sostegno di Puglia Sounds. Un paio di mesi dopo, a luglio, eccolo sul palco del “Via del Mare” a chiudere l’edizione leccese di Italia Wave. A novembre era a Bari, protagonista al Petruzzelli, insieme a molti altri artisti, dell’evento inaugurale del Medimex, Meraviglioso Modugno, e poi nelle vesti di conferenziere durante il dibattito Chi ha paura della musica?,

L’essenza di tutte le cose è donna Al Primo Piano LivinGallery l’arte contemporanea al femminile

insieme anche a Battiato e Caparezza. Infine, a gennaio, alla Fòcara di Novoli ha diviso il palco con l’amico Roy Paci e la sua nuovissima Orchestra del Fuoco, cantando alcuni suoi brani di successo riarrangiati dal trombettista maestro di cerimonie siciliano. Questa volta, sul palco del Livello 11/8, Silvestri porterà integralmente i brani dell’ultimo album più i nuovi Il viaggio, Caro architetto e Goccia a Goccia, pubblicati lo scorso novembre nel cofanetto S.C.O.T.C.H. - Ultra Resi-

stant Edition, contenente anche il primo dvd live del cantautore. Dopo il suggestivo duo acustico chitarre e voci di Marco Ancona e Stefano Scuro di domenica 11, giovedì 15 marzo il Corto Maltese di via Giusti (info: 327.8782454) ospiterà un evento speciale che vedrà protagonista Adam Ficek, oggi stimato come dj e per essere uno dei più interessanti musicisti del circuito undergound londinese. Batterista e parte attiva dei Babyshambles dal 2005 al 2010

al fianco dell’ex dannato del rock inglese Pete Doherty (famoso per le vicende legate al crack e alla storia tormentata con Kate Moss), Ficek ha archiviato quell’esperienza per dedicarsi a tempo pieno al suo progetto solista Roses Kings Castles. Musicista colto e curioso, appassionato di jazz e polistrumentista, presenterà al Corto Maltese i brani del suo nuovo album British Plastic. Infine, al Politeama Greco di via XXV Luglio (info: 0832.241468) domenica 11 si

chiuderà la Stagione Lirica organizzata dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Lecce con l’ultima replica delle quattro previste (dal 7 all’11 marzo) di Carmen, il capolavoro di Bizet. Diretta dal maestro Filippo Zigante, direttore artistico della stagione, l’opera sarà eseguita dall’Orchestra Sinfonica Tito Schipa, dal Corpo di ballo Balletto del Sud su coreografie di Fredy Franzutti, dal Coro Lirico diretto dal maestro Francesco Pareti e dal Coro Polifonico “Bella Madre”.

Paladini di Francia ai Cantieri Koreja E a Face à face si discute di Giocasta È dedicato a Cosa sono le nuvole di Pier Paolo Pasolini lo spettacolo Paladini di Francia, diretto da Enzo e scritto da Francesco Niccolini in programma sabato 10 (alle 20.45) ai Cantieri Teatrali Koreja. Vincitore del Premio della Critica ed Eolo Awards 2009, è un lavoro affascinante e commovente che mette in scena le vicende dei paladini con i pupi siciliani, quattro sorprendenti interpreti che si cambiano ruolo e armature: Francesco Cortese, Silvia Ricciardelli, Carlo Durante, Antonella Iallorenzi,

nei panni dei personaggi dell’Ariosto che raccontano storie universali di amore, guerra, destino. Coordinato da Sara Bonomo, docente di Lingua e Letteratura francese presso l’Università del Salento e realizzato da Koreja e dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, sempre sabato 10, ma al mattino (ore 10), i Cantieri Teatrali di via Guido Dorso ospitano il seminario “Dalla parte di Giocasta. Riscrivere e tradurre il mito di Edipo oggi” tenuto dalla regista e drammaturga francese Nancy Huston, au-

trice di Jocaste reine. L’incontro (a ingresso libero) fa parte di Face à face, il festival del teatro francese realizzato su iniziativa dell’Istituto Francese e dell’Ambasciata di Francia in Italia, che coinvolge circa venti città italiane. Personaggio ambiguo, moglie e madre, simbolo dell’erotismo e della maternità, Giocasta, nella rivisitazione della Huston, rimescola credenze e tabù, scuotendo profondamente il fondamento su cui si basa la nostra società. Info: 0832.242000,

Si chiama L’essenza di tutte le cose la mostra ospitata dal 10 al 31 marzo al Primo Piano LivinGallery di Palazzo Rubichi, in viale Marconi, nell’ambito del cartellone allestito dal Comune di Lecce per Itinerario Rosa, quattordicesima edizione della rassegna dedicata ai percorsi femminili. Ed è tutta al femminile questa esposizione di pittura, scultura, installazione e video curata da Dores Sacquegna che riunisce le opere di quindici artiste provenienti da tutto il mondo, dal Venezuela al Sudafrica, dalla Colombia alla Turchia, con una nutrita rappresentanza italiana. Tra le opere esposte ci saranno i dipinti La Femme Guerrière della belga Katelyne Ostyn, Goddess Mother e i Dervisci danzanti delle turche Asli Kutlay e Emine Tokmakkaya; gli Origami di Wendy Roach, la scultura sull’Origine del mondo di Maria Luisa Imperiali e quella interattiva di Ezia Mitolo. Evento speciale della mostra sarà Goods Gone Bad, installazione-performance di Massimiliano Manieri con infiltrazioni sonore di Giorgia Santoro, così descritta da Katia Olivieri, che presenterà l’opera: “Un igloo rovesciato ottenuto dall’assemblaggio di contenitori di pomodorini pachino. Suoni provenienti da una foresta pluviale che ricadono su un pavimento di foglie. E un unico supertestimone di un passaggio illusorio. Nell’installazione di Massimiliano Manieri si evoca lo sgretolarsi del pensiero autonomo, attraverso la costruzione di un’impalcatura fittizia, precaria, rovesciata, entro cui incamminarsi e fermarsi”. Il vernissage è sabato 10 marzo alle ore 20, ingresso gratuito. Fino al 31 marzo la mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20; il sabato solo dalle 17 alle 20. Info: 0832.304014, www.primopianogallery.com.


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Sport

a cura di Francesco Covella

CALCIO

Contro il Milan il Lecce deve crederci

LE PAGELLE di Lecce - Genoa

Benassi nuovamente super Brivio pronto per l’Azzurro

La gara col Milan pare proibitiva, ma non sarebbe la prima volta che una “piccola” sgambetta un avversario di rango superiore Il cuore dei tifosi giallorossi ha ricominciato a sanguinare dopo lo scialbo pareggio casalingo col Genoa. Le premesse per una vittoria c’erano davvero tutte. Era lì ad un passo ma no si è riusciti ad agguantarla. Peccato perché nonostante una prestazione mediocre si sarebbe potuto portare a casa tre punti fondamentali per la corsa-salvezza. L’impegno dei ragazzi è stato massimale, come sempre, ma le prestazioni di alcuni di loro hanno lasciato a desiderare, a dir poco. È il caso di

Miglionico che sembra in netta crisi già dalla gara di Cagliari, per non parlare di Di Michele che pare essere vittima di fastidiosi acciacchi muscolari da molte settimane. Che gli consentono di giocare, ma di incidere assai poco. E se ci mettiamo l’infortunio occorso a Cuadrado, ecco che il quadro assume tinte piuttosto fosche. Con i liguri sono riemersi problemi che sembravano superati, almeno per quanto concerne le gare al “Via del Mare”. Le marcature sono risultate tal-

volta insufficienti, il centrocampo ha prodotto poco filtro e l’attacco si è poggiato del tutto su Muriel, che sarà un prototipo di fuoriclasse, ma è ancora troppo giovane per sobbarcarsi tale responsabilità. Una menzione particolare, purtroppo, la merita la quaterna arbitrale, dimostratasi oltremodo insufficiente nell’occasione: Kucka andava espulso senza troppe storie, e Muriel meritava un rigore nettissimo. Quindi, si può tranquillamente asserire che la gara sia stata in

qualche modo indirizzata, perché la storiella del direttore di gara imparziale non regge più da tempo, troppo tempo. Adesso c’è da affrontare la gara col Milan. Impegno proibitivo che vede gli scatenati rossoneri favoriti in maniera assai netta. Naturalmente non c’è paragone che tenga tra le due rose e una battuta d’arresto è da mettere in preventivo. Soprattutto se Ibrahimovic confermasse questo straordinario stato di forma. Ma nessuna sfida può considerarsi persa in partenza, la storia del calcio è piena di sorprese. E proprio il Lecce ha saputo in passato scrivere una pagina che i tifosi romanisti ancora ricordano. Difatti, gli all’ora uomini di mister Fascetti, già retrocessi, s’imposero all’Olimpico contro Cerezo e compagnia, mandando in frantumi i sogni di scudetto della “magica”. E poi, come dimenticare quanto fatto dal Bari lo scorso anno proprio a San Siro: un pareggio che mise in forte dubbio la vittoria finale del campionato da parte dei rossoneri. Inoltre, il team di mister Allegri è pieno di assenze e sarà certamente stanco dopo l’impegno di Champions contro l’Arsenal di Van Persie e Song. Insomma, qualche “speranziella” la si può nutrire e a ragione. L’importante sarà scendere in campo con la consapevolezza di dovere soffrire per 90’ più recupero, concedendo nulla sul piano della determina-

Foto: Getty Images Europe)

A San Siro un Lecce decimato Non bastava il brutto infortunio occorso a Cuadrado, ci si sono messe anche le squalifiche a rendere ancor più difficile la trasferta di Milano. I salentini affronteranno un Milan in grande spolvero soprattutto se si guarda a quanto fatto a Palermo, dove i rossoneri hanno sbrigato la pratica già nel primo tempo. Detto di Cuadrado, salteranno il turno anche gli appiedati Tomovic, Di Michele e Delvecchio. Il giudice sportivo non ha risparmiato neanche Serse Cosmi (nella foto), il quale assisterà all’incontro dalla tribuna. Il Lecce, quindi, verrà probabilmente schierato con Benassi fra i pali; Miglionico, Carrozzieri ed Esposito in difesa; Oddo, Blasi, Giacomazzi, Bertolacci e Brivio a centrocampo; Boijnov e Di Michele in attacco. zione e dell’abnegazione. Adesso non si può più sbagliare, anche perché il distacco dal Siena è tornato ad essere di 4 lunghezze. Ma si può ancora recuperare, assolutamente.

BENASSI 7 Potrebbe rivelarsi il portiere più completo della storia recente del Lecce. Anche in quest’occasione ha saputo salvare il risultato. Puntuale nelle uscite, miracoloso tra i pali, dà sicurezza ad un intero reparto. Prodigioso. TOMOVIC 5 Non è in forma e si vede. Sbadato. CARROZZIERI 6,5 Continua a migliorare, è il leader della difesa insieme a Benassi. Ritrovato. MIGLIONICO 5 Seconda gara consecutiva da dimenticare. In molti auspicano il ritorno di Esposito. Confusionario. CUADRADO 5 Nota dolente della giornata. Gioca malino e s’infortuna alla caviglia. Se si trattasse di un’infrazione al malleolo lo stop sarebbe mediamente lungo. Acciaccato. DELVECCHIO 5,5 La solita verve in mezzo al campo. Ma la prima frazione è da dimenticare. Scostante. GIACOMAZZI 5,5 Forse la peggior prestazione stagionale. Ma cosa pretendere di più dopo una serie lunghissima di prestazioni d’autore? Stanco. BERTOLACCI 6 Le qualità tecniche non si discutono, ma la continuità non è la sua miglior prerogativa. Presuntuoso. BRIVIO 7,5 Il gol è da favola. Ma ciò che impressiona sono i suoi continui miglioramenti. Come detto, può approdare in Nazionale. Campioncino. MURIEL 6,5 Mezzo voto in più per il gol. Se inquadrato tatticamente, farà parlare di sé a lungo. Provvidenziale. DI MICHELE 5,5 Soffre di alcuni problemini muscolari che lo condizionano non poco. Affannato ESPOSITO 6 Chiude bene, ma sbaglia troppi appoggi. Involuto. BLASI 6 Frangiflutti forse imprescindibile. Grintoso. BOIJNOV SV Pochi minuti sbiaditi.

Cuadrado fuori per tre turni Il colombiano ha rimediato solo una semplice distorsione alla caviglia invece della temuta infrazione. Julio Sergio Ko Quanto si temeva non si è avverato, fortunatamente. Juan Cuadrado ha seriamente rischiato di dare l’addio alla stagione in corso con tre mesi d’anticipo. Un’infrazione al malleolo, questa era stata la diagnosi a caldo dopo l’infortunio occorsogli in Lecce-Genoa. Se così fosse stato avrebbe saltato almeno una decina di gare, salvo complicazioni. Sarebbe stata una vera mazzata, giunta in un periodo assai delicato. Anche perché il Siena ha ricominciato a viaggiare col vento

in poppa, e i giallorossi stanno cercando in tutti i modi di restare aggrappati al “treno salvezza”. Il triste verdetto non solo avrebbe privato Cosmi di un ottimo giocatore, ma di una vera e propria arma tattica di cui gli avversari sono privi. Infatti, non è mistero che il giovane esterno abbia funto un po’da panacea per il tecnico umbro. Basti pensare al match di Cagliari, quando Cuadrado esibì il meglio del proprio repertorio, ab-

binando una solida fase difensiva alle proverbiali scorribande fatte di dribbling ubriacanti ed irresistibili accelerazioni Il consulto medico tenutosi a Udine ha ridato sollievo all’intero ambiente: semplice distorsione, questa la diagnosi al termine di accurati esami strumentali. La prognosi parla di uno stop di venti giorni circa. Destino avverso, invece, per Julio Sergio, che ha chiuso in anticipo la stagione per una lesione del legamento crociato.

Foto: LaPresse


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Sport FOOTBALL AMERICANO

ATLETICA

Di Gennaro euforico dopo la vittoria dei suoi Dragons

Francesca Lanciano a due centimetri dal sogno

I salentini hanno sconfitto i Green Hawks Barletta scatenando entusiasmo all’interno dello spogliatoio Trionfo in casa come da pronostico per i Salento Dragons, che hanno saputo avere la meglio dei coriacei Green Hawks Barletta con un secco ed eloquente 40-13. Una vittoria cercata e ottenuta con passione e determinazione fin dal primo quarto di gioco terminato 13-7. È da elogiare l’intera squadra, che centrando schemi e strategie ha sbagliato davvero poco, regalando al pubblico presente e festante uno spettacolo degno e appassionante. Ben sei i TouchDown messi a segno nell’ordine da Quarta, Bellisario, Schirinzi, D’Amore e Vitale. Ottime le prestazioni in attacco del pugnace Quarta, di Abbonato e del sopracitato Vitale. Da rimarcare anche la prestazione della difesa, imperniata su Leuzzi e Prete. Sostanzio-

so il rendimento del linebacker Gabriele Di Gennaro (nella foto), che alla domanda sul perché la sua scelta in termini sportivi sia caduta sul football americano ha risposto: “Ho

scelto il football otto anni fa, perché è uno sport fuori dai canoni ai quali siamo abituati in Italia. E da allora amo tutto ciò che rappresenta questo sport, a partire dalle amicizie che si vengono a creare, per finire con l’adrenalina che si prova ogni qualvolta si entra in campo al fianco dei propri compagni, pronti a combattere fino all’ultimo secondo per guadagnare quei centimetri importanti per aggiudicarsi la vittoria”. E ancora, “è uno sport per il quale bisogna fare tanti sacrific i-ha aggiunto Di Gennaro-, partendo dalla preparazione atletica

per finire con la convivenza in squadra, ma è tutto questo che rende il football grande. Grandi valori e grandi emozioni, difficili da descrivere, bisogna solo provare”. Infine, un riferimento ai prossimi obiettivi: “sono ottimista e trovo il team migliorato sotto ogni aspetto, credo e penso che potremo dire la nostra in questo campionato. Il mio sogno è indossare la tanto amata maglia Azzurra -ha concluso-. Intanto la squadra è già al lavoro in vista del match con i Patriots Bari del 24 marzo. Una partita da non perdere, assolutamente”.

La giovane atleta salentina ha trionfato ai Campionati Nazionali di Ancona Purtroppo esistono delle discipline sportive a cui si dedica troppo poco spazio. Si tratta di un problema noto, eppure ancora non si è giunti ad una soluzione che porti ad un accettabile compromesso in termini di giuste proporzioni. Il tutto appare ancor più inconcepibile quando sono gli atleti del nostro territorio a far parlare di sé. Quanto fatto da Francesca Lanciano nel salto triplo inorgoglisce, in quanto non si tratta di un episodio singolo, bensì di una conferma, e che conferma! Francesca è riuscita nuovamente ad affermarsi a livello nazionale nella sua disciplina. “Ho vinto riuscendo a saltare 12,88 -ha dichiarato l’atleta di Specchia-, è stata una grande soddisfazione soprattutto se penso alla concorrenza”. Le due avversarie giunte alle sue spalle hanno dato tutto e questo rende ancor più prestigioso il risultato perché “la Carlini ha saltato 12,21, mentre la Pacchetti 12,13”. Il tutto è avvenuto a livello indoor in quel di Ancona, dove la Lanciano avrebbe dovuto confermare la misura raggiunta lo

scorso anno (13,03) per qualificarsi direttamente ai Mondiali di Barcellona, mentre in competizioni all’aperto basterà saltare 12,90. La soddisfazione, quindi, non è tutto tondo ma la nostra atleta non si dà per vinta e asserisce di sentire “nelle gambe i 12,90, anche perché ad Ancona il salto non è stato perfetto non essendo riuscita a staccare un po’ più avanti”.

CICLISMO

Grande successo per la prima “Coppa Uisp” Come previsto dagli organizzatori, vi è stata una grande partecipazione di appassionati delle due ruote

Alcuni giorni addietro si è disputata la seconda tappa della “1° Coppa Uisp”, organizzata dal medesimo ente di promozione e dalle società

sportive “Casamica” di Galatina e “La Salentina” di Lecce. Il percorso si è dipanato lungo la strada che collega la marina di San Cataldo al capoluogo salentino. La partecipazione è stata corposa, con oltre 200 ciclisti iscritti, e questo ha portato alla chiusura del tratto stradale sopracitato dalle 8 alle ore13. Il tutto è stato preceduto dalle dichiarazioni entusiastiche di Gianfranco Galluccio, presidente Uisp,

dettosi a ragione convinto che si sarebbe trattato di un “grande evento” e che avremmo visto “uno spettacolo che Lecce merita”. Poi, alcuni inevitabili e sentiti ringraziamenti a sottolineare “la grande disponibilità dell’Amministrazione comunale e del Corpo dei vigili urbani di Lecce” che hanno saputo assicurare le indispensabili misure di sicurezza per gli atleti e per il pubblico che ha inteso pre-

senziare all’evento. Le premiazioni sono tenute presso il bar Jvonne, a poca distanza dal faro di San Cataldo. Quanto alle premiazioni finali del circuito “1° coppa Uisp Lecce”, esse avranno luogo domenica 11 marzo, nel bel mezzo della gara ciclistica organizzata nel comune di Melendugno dalla società GS Piconese, facente parte del circuito “Giro dell’Arcobaleno”.


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STORIE DELL’ALTRA LECCE Edmond: “Il mio ricordo di Lecce, avamposto di una vita nuova” Sbarcato dall'Albania nel grande flusso del '91, Edmond racconta la sua vita Italia e il ricordo della città che per prima fu la sua casa Tra le nuvole di vapore della cucina, ogni giorno miscela sapientemente spezie e sapori. La sua creazione che riscuote più successo, però, è la torta bavarese alla vaniglia con croccante di mandorle, completamente ricoperta di cioccolato. La vita davanti ai fornelli di Edmond Proko (nella foto) è una scoperta continua condita di passione. Cuoco in un ristorante di Rimini, è uno dei ragazzi arrivati al porto di Brindisi nel 1991 dall’Albania. Lecce è stata un ponte indimenticabile prima del passaggio obbligato al Nord Italia. Tutto iniziò il 5 marzo 1991, a Berat, in Albania. “Frequentavo la terza media -racconta Edmond- insieme a due miei amici di banco si parlava delle prime migrazioni verso la Grecia. Molti partivano e molti morivano, ma non era questa la nostra preoccupazione. Nel giro di due parole, eravamo già arrivati con la mente ad Atene. Tutto a quattordici anni sembra così semplice”. Dall’immaginazione alla realtà il passo è stato breve. “Durante la ricreazione discutevamo sul da farsi, programmavamo il nostro viaggio fino in Grecia. Uno dei miei compagni di banco aveva i nonni che abitavano al confine e suo cugino ci avrebbe potuti accompagnare fin lì. Ormai avevamo deciso: saremmo tornati a casa per pranzo e subito dopo ci saremmo incontrati alla stazione degli autobus per arrivare a Lushnje. In quella città avremmo preso il treno per Gjirokaster, un paese più a sud, proprio al confine”. Sulla mappa doveva essere un viaggio di circa 200 chilometri. “Quel giorno ho mangiato velo-

cemente insieme alla mia famiglia -continua Edmond-. È stato il più bel pranzo della mia vita, prima di partire e lasciare per sempre le terre dove ero cresciuto. Sono andato alla stazione e ho aspettato i miei amici. Arrivò il primo autobus, poi il secondo, il terzo e così via. Loro non si vedevano. Mi sono fatto coraggio e ho preso l’ultimo autobus per arrivare da solo fino a Lushnje. Ma ormai mi sentivo perso, non sapevo dove andare. Avevo sentito dire in giro che a Tirana le ambasciate erano aperte, così ho cambiato il mio tragitto e ho preso il treno che portava nella direzione opposta”. La strada nel cuore dell’Albania raccoglieva uomini, donne e bambini. “Giunto vicino a Du-

razzo, il treno era ormai strapieno di famiglie, giovani e anziani. È qui che inizia la mia vera avventura. Ricordare e rivivere tutto questo per me è un’opportunità. Siamo partiti il giorno dopo alle 6 del mattino, il 6 marzo 1991 -ricorda- siamo saliti a bordo di una nave. Eravamo in 7mila, ammassati, immobili, al freddo. Dopo 19 ore di navigazione abbiamo scorto le prime luci di Brindisi. Una gioia indescrivibile. Appena ancorati al porto, sono state lanciate delle corde per legare la nave. La gente ha iniziato a scendere appendendosi, i poliziotti ci dicevano di aspettare che mettessero le scale ma nessuno di noi capiva bene, tanta l’ansia di toccare la terraferma. Siamo rimasti al porto tutto il giorno e verso sera sono arrivati degli autobus che ci hanno smistati nelle palestre e negli atri delle

scuole. Ci hanno dato anche dei sacchi a pelo dell’esercito, ricordo che noi ragazzi eravamo felicissimi”. Dopo la procedura d’identificazione inizia un’altra vita. “Ci hanno identificati uno ad uno spiega Edmond-. Dopo dieci giorni, sono stato accompagnato in un paese della provincia di Lecce, a Vernole, dove sono rimasto un po’ di tempo insieme ad altri miei coetanei. Ho trovato un’accoglienza sincera. Ho vissuto in un istituto e lavorato in un negozio di alimentari. I paesini si erano mobilitati, le famiglie accoglievano i ragazzi come me, cercavano di aiutarci e insegnarci quello che non conoscevamo dell’Italia. Siamo rimasti tre mesi, prima di tornare a Lecce e riunirci con gli altri provenienti da Torre dell’Orso, San Foca, Brindisi e tante altre città del Sud. Destinazione: Ce-

Arrivo di albanesi a Brindisi (1991)

Il Gusto del Tacco Rubrica di cucina a cura di Anna Maria Chirone Arnò Bentrovati! Dalle mie ricette capirete che sono una grande amante delle verdure, possibilmente di produttori locali... quasi a km. 0! Oltre ai carciofi adoro il cavolo romanesco, quello verde, che sembra quasi un fiore. Beh ho

provato ad abbinarlo al... mare e sono venute fuori delle orecchiette con broccoli e vongole al cartoccio! Non buone... di più. Ho sbollentato un piccolo broccolo tagliato a cimette in acqua bollente salata, lasciandolo molto al dente. Nel-

la stessa acqua ho cotto al dente le mie orecchiette. In una bella padella antiaderente ho fatto aprire le vongole ben lavate (per 4 persone sono sufficienti 300 gr di vongole) con uno spicchio di aglio in camicia, una bella macinata di pepe

senatico. L’altra faccia della medaglia, il Nord, l’opposto del luogo che ci aveva dato una casa fino a quel momento. Nel mio cuore non siamo rimasti poco a Lecce: quel poco per me dura da sempre”. A Reggio Emilia comincia la costruzione di un futuro. “Siamo stati affidati a una cooperativa di colonie per bambini -prosegue. Era appena finita l’estate del 1991. Lì ho imparato l’italiano, ma anche a pattinare sul ghiaccio e a sciare. Eravamo arrivati a settembre e a novembre iniziò a nevicare. Non avevamo nemmeno un vestito invernale e tutte le famiglie che ci avevano accolto a Lecce ci inviarono un pacco pieno di abiti pesanti. Sono cose che non dimenticherò mai”. Due anni a Cerreto Laghi, poi di nuovo a Cesenatico dove Edmond trova un lavoro da lavapiatti in un ristorante. È il 1993, si sposta a Trento, per raccogliere le mele e lavorare in una fabbrica, dormendo sulle pietre in un container, prima di decidere di frequentare una scuola di cucina a Rimini, dal ’97 al ’99. “Così ho trovato la mia strada e la felicità, circondato da persone semplici e leali -racconta ancora Edmond-. Nel 2000 la mia famiglia era di nuovo riunita, un sogno durato solo un anno prima della scomparsa di mio padre. Eppure la vita si è fatta avanti di nuovo: nel 2010 ho sposato Anida e ora ho un bambino cui ho dato il nome di mio padre, Sotir. Credo di essere stato fortunato nel mio cammino -conclude-. In Albania torno ogni anno per vacanza ma sono dieci anni ormai che non torno a Lecce. Prometto che, dopo la stagione estiva, prenderò di nuovo una nave per la Puglia”. Maria Grazia Fasiello

nero, poco vino bianco, gambi di prezzemolo. Una volta aperte ci ho messo dentro 6 pomodorini d'inverno, tagliati a metà e ho fatto appassire con il coperchio per 5 minuti. Ci ho buttato dentro le mie orecchiette al dente, un filo d'olio extra vergine salentino, ho spadellato e ho messo tutto in un bel cartoccio di carta forno. Ho infornato per soli 10 minuti all'ora di pranzo a 190°. Provatelo e... aspetto commenti a info@ilgustodeltacco.it. Anna Maria Chirone Arnò

Anno I - n. 7 Reg. Trib. Lecce n. 3 del 24.01.2012 Direttore Responsabile Alessandra Lupo

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FREE Lecce n. 7 del 10.03.2012