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Settimanale gratuito - Anno I - Numero 4

EDITORIALE

Carcere disumano, Lecce rompe il silenzio di Alessandra Lupo Come solo la legge a volte sa fare, la sentenza del Tribunale di Vigilanza di Lecce rimette al centro del discorso il senso dell'uomo, anche quando sta pagando per un reato. Con la storica condanna della settimana scorsa si stabilisce che la struttura carceraria risarcisca i detenuti costretti in condizioni disumane, una sentenza destinata a fare scuola, riportando con forza l'attenzione sul problema del sovraffollamento e dell'inadeguatezza delle carceri. Che sia accaduto in Puglia, poi, dove le trutture ospitano circa il doppio dei detenuti previsti, appare quantomeno indicativo. Costruita negli anni successivi ai maxiprocessi della Scu, quasi a conferma di uno status di pericolosità del territorio, la casa circondariale leccese di Borgo San Nicola è passata, in una ventina d'anni, da carcere modello ad alveare, da luogo destinato a rieducare a trappola punitiva. Ba-

sti pensare che le sue celle, concepite per un solo detenuto, vengono condivise in tre, con un metro e mezzo di superficie calpestabile ciascuno invece dei sette regolamentari. Condizioni ritenute ai limiti della tortura e su cui si era già pronunciata nel 2009 la Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, condannando l'Italia a risarcire un detenuto. Questa volta, però, a pronunciasi sono stati dei giudici italiani, convinti che il sovraffollamento delle carceri comporti una violazione dell’articolo 27 della Costituzione, secondo cui “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Un principio semplicissimo ma che fa a botte con la cronica carenza di fondi del Paese e con la convinzione che, anche quelle poche volte che si può investire, sia più urgente farlo altrove.

18 febbraio 2012

Condizioni disumane in cella: condannato il carcere A Lecce la storica sentenza del Tribunale di Sorveglianza che dà ragione a quattro detenuti per “lesioni della dignità umana” I giudici hanno accolto il ricorso di quattro detenuti, che nei mesi scorsi scorso avevano evidenziato le condizioni disumane e degradanti nel carcere di Lecce, dividendo in tre una cella di circa 11 metri quadri. Si tratta di una sentenza destinata a cambiare la giurisprudenza in materia di detenzione e che riaccende il faro sul sovraffollamento delle carceri italiane

Una galleria d’arte grande come una città

Politica

Pdl. Ultimo appello alla Poli e la Capone tira dritto nessun patto con l'Udc Pag. 5

Attualità

POST IT Straordinaria affluenza per la scelta del nuovo coordinatore del Pdl salentino: oltre 7mila votanti hanno scelto Gabellone. Tutti con la ricetta in mano La street art raccontata attraverso i suoi protagonisti nel libro del giornalista Ennio Ciotta, che fotografa la realtà di un fenomeno ormai di culto, tra il Salento e il resto d’Italia

Adozione, a confronto due storie di donne che hanno scelto questa strada Pag. 4


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Attualità

Condizioni disumane in cella: il carcere di Lecce condannato a risarcire A Lecce la storica sentenza del Tribunale di Sorveglianza che dà ragione a quattro detenuti per “lesioni della dignità umana, intesa anche come adeguatezza del regime penitenziario, soprattutto in ragione dell’insufficiente spazio minimo fruibile nella cella di detenzione” Sono queste le motivazioni con cui un giudice del Tribunale di Sorveglianza di Lecce (chiamato per la prima volta a esprimersi in materia) ha condannato nei giorni scorsi, con una sentenza definita storica, l’amministrazione penitenziaria. I giudici hanno stabilito che la struttura dovrà risarcire quattro detenuti (tre di nazionalità italiana e uno straniero), reclusi nel carcere di Borgo

San Nicola, con una cifra che oscilla tra i mille e i 3mila euro. Il giudice Luigi Tarantino ha accolto il ricorso del legale del detenuto, l’avvocato Alessandro Stomeo, che nei mesi scorsi scorso aveva evidenziato le condizioni disumane e degradanti in cui i carcerati sono costretti a vivere, dividendo in tre una cella di circa 11 metri quadri, dotata di una sola fi-

nestra e di un bagno cieco sprovvisto di acqua calda, con il riscaldamento in funzione d’inverno per una sola ora al giorno, e le cui grate sono chiuse per ben 18 ore. Il terzo dei letti a castello presenti nella cella si trova inoltre a soli 50 centimetri dal soffitto, privando di ogni possibilità di movimento il detenuto. Nella sua ordinanza, seppur limitata a un determinato pe-

riodo (escludendo i mesi in cui i detenuti hanno diviso la cella con una sola persona o in cui hanno potuto lavorare o frequentare corsi scolastici), il giudice della Sorveglianza ha ritenuto di condannare l’amministrazione penitenziaria a

risarcire i soggetti, la cui detenzione “non si è accompagnata ad alcun processo rieducativo”. “In virtù della coraggiosa decisione del magistrato di Sorveglianza di Lecce -ha commentato l’avvocato Alessandro Stomeo- aumen-

teranno le speranze dei detenuti di vedere riconosciuta, anche sotto forma di risarcimento, la condizione di sovraffollamento e mancanza di servizi che spesso sono costretti a subire”. Andrea Morrone

Le ore interminabili stipati in cella La struttura di Borgo San Nicola è stata realizzata negli anni '90 e ospita il doppio dei detenuti previsti

Liberalizzazioni, avvocati compatti verso l'astensione

Varcare il portone d’ingresso di un carcere, anche solo per poche ore e da cittadino libero, è sempre un’esperienza profonda, difficile anche da immaginare ma capace di lasciare un segno dentro di ognuno. Significa misurarsi con un mondo a parte, fatto di regole e sistemi diversi da quelli con cui ciascuno ogni giorno si trova a confrontarsi. Il carcere è una sorta di macrocosmo che fa paura, facile da ignorare ma impossibile da dimenticare, come uno specchio che riflette una parte di noi che non vorremmo mai vedere. Arrivando da lontano il carcere di Lecce appare come una città fortificata, immensa sotto il cielo di nuvole basse e scure del Salento. Costruita nella prima metà degli anni Novanta, e aperta ufficialmente il 14 luglio 1997, la casa circondariale di Lecce è alla periferia nord della città,

tività commerciale, mortificando e comprimendo in tal modo lo stesso diritto del cittadino alla difesa, consacrato dall’articolo 24 della Carta Costituzionale. Attraverso i tre organi: l’Oua (Organismo unitario avvocatura), rappresentato dall’avvocato Giuseppe Bonsegna; il Cnf (Consiglio nazionale forense), con l’avvocato Antonio De Giorgi; e l’Ordine degli Avvocati con il presidente Luigi Rella, il mondo forense si prepara a dare battaglia. Si tratta, spiegano i rappresentanti, di una protesta finalizzata non alla difesa della corpo-

Il poco spazio deve anche ospitare qualche provvista (del cosiddetto sopravvitto come pomodori, frutta e olio), un po’ di biancheria (i panni lavati sono appesi alle sbarre) e qualche prodotto per l’igiene personale. Sui muri campeggiano foto, santini, disegni e gagliardetti. Difficile comunque immaginare come possano essere lunghe le giornate in un posto così piccolo, fatto spesso di convivenza forzata e spazi ristretti, a fissare il cielo e a immaginare la vita che scorre all’esterno. (A.M.)

Filobus, Buonerba resta in carcere

In arrivo due giorni di stop del foro leccese per protestare contro la liberalizzazione decisa dal Governo “Attraverso 14 iniziative, compresa l’astensione prevista per il 23 e 24 febbraio, gli avvocati intendono opporsi alle scriteriate liberalizzazioni che ledono il lavoro autonomo”. L’avvocatura salentina fa fronte compatto contro l’attuale governo tecnico che, senza alcuna consultazione o confronto con gli organismi di rappresentanza istituzionale e politica, ha ritenuto di andare avanti con provvedimenti di liberalizzazione selvaggia della professione forense, riducendo, di fatto, la funzione costituzionale dell’avvocato a una mera at-

in località Borgo San Nicola. La struttura, progettata per una capienza di 650 detenuti con cella singola, arriva a ospitarne fino a oltre 1.300. Nella prima sezione comune del blocco di reclusione sono allineate 24 celle, tutte uguali. Tre letti a castello (l’ultimo arriva a meno di 50 centimetri dal soffitto), un tavolino, un paio di mobiletti e un piccolo bagno con i sanitari. È difficile muoversi in tre nella cella, quando una persona passeggia, le altre due sono costrette a stare distese sulle brande.

razione, ma a salvaguardare l’autonomia e l’indipendenza della professione. In particolare, l’avvocatura contesta le manovre economiche e gli interventi legislativi “che hanno disintegrato il diritto di difesa dei cittadini”, rivendicando il proprio ruolo di autonomia. Tra le riforme più contestate

l’ingresso dei soci di maggioranza non professionisti negli studi legali; l’abolizione delle tariffe professionali (che secondo i rappresentanti degli organi forensi non può agevolare i giovani, come dimostra l’orientamento europeo); la media conciliazione obbligatoria. (A.M.)

Il Tribunale ha respinto la richiesta di scarcerazione per l'ex consulente. I legali puntavano sulle “cattive condizioni di salute”ma dalla consulenza medica non sarebbero emerse patologie tali da richiedere la scarcerazione di Massimo Buonerba. L'ex consulente giuridico dell'allora sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone, arrestato con l'accusa di concussione lo scorso 13 dicembre nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte tangenti legate al progetto del filobus, resta dunque in carcere. L'appello per la scarcerazione del professore era stato presentato

dall'avvocato Sabrina Conte, sulla base della presunta incompatibilità delle sue condizioni di salute con il regime carcerario, ma il gip del Tribunale di Lecce, Antonia Martalò, ha respinto la richiesta.


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Attualità

Dall’estero, con amore

IN BREVE Requisiti per adottare

Amore, coraggio e determinazione. Sono i presupposti per decidere di adottare un figlio che arriva da molto lontano. A confronto due storie di donne che hanno scelto questa strada. Una è la vicepresidente della Provincia di Lecce Adottare si declina a Lecce con slancio, il desiderio di aprire la porta ed assecondare l’alchimia della maternità è più diffuso di quanto non si pensi: professionisti, cittadini comuni, politici, imprenditori e volti noti della Lecce che conosciamo hanno deciso di essere genitori di un figlio partorito da altri, hanno deciso di produrre un legame di carne e sangue dove il sangue non parla più di stirpe e geni ma di sostegno reciproco. Ci sono storie che si possono menzionare ed altre che vanno raccontate, ce lo fa capire Simona Manca (nella foto in alto), vice presidente della Provincia di Lecce, che vuole, imperativo categorico, dare testimonianza di sé, del suo personale percorso perché, afferma, “se la notorietà può servire da eco bisogna approfittarne e magari sperare di dare risonanza a un’esperienza alla portata di tutti, che deve essere incentivata”. Simona, neo mamma di un bimbo venuto dall’Est, premette come preludio obbligato al racconto della sua storia la necessità di accostarsi all’esperienza dell’adozione con lo spirito giusto: “non si adotta perché la famiglia abbia un bambino ma solo perché il bambino ab-

bia la famiglia”, afferma,e, poiché non è più “un dono della natura”, l’adozione diventa il simbolo della trasformazione dei legami familiari: non è la famiglia che fa il bambino, ma è il bambino che fa la famiglia. Esistono passaggi indispensabili nell’iter dell’adozione e nozioni che vanno divulgate, gli step basilari sono i seguenti: la prima tappa consiste nella dichiarazione di disponibilità all’adozione fatta al Tribunale dei minorenni della propria regione a cui segue l’indagine dei servizi territoriali che cercano di co-

noscere la coppia e di valutarne le potenzialità genitoriali raccogliendo informazioni sulla loro storia personale, familiare e sociale. Terzo passo: il decreto di idoneità rilasciato dal Tribunale dei minorenni a seguito di una valutazione favorevole, solo dopo questo provvedimento inizia la ricerca del bambino a cui conseguirà l’incontro all’estero e, previa formalizzazione legale, il rientro in Italia come famiglia. La nostra prima guida di quest’avventura sembra aver maturato una vera e propria stra-

Il leone di Garibaldi torna a ruggire a Palazzo Carafa Restaurata l’opera scultorea di Eugenio Maccagnani. Dopo oltre cento anni, il leone è stato rimesso a nuovo dagli studenti del Liceo Artistico di Lecce Dopo nove mesi di assenza dall’atrio di Palazzo Carafa, dove è stato collocato per oltre un secolo, il leone di Maccagnani è finalmente tornato al suo posto. La bella e imponente riproduzione in gesso del più noto monumento bronzeo che si trova ai piedi della statua di Giuseppe Garibaldi a Brescia, è stata infatti interessata da un restyling radicale da parte degli allievi del Liceo Artistico Statale “G. Pellegri-

tegia di approccio che è risultata vincente e relativamente rapida. Ci spiega che c’è la necessità di un orientamento lucido, bisogna innanzi tutto saper analizzare il momento politico e in base ad esso scegliere il Paese estero meglio disposto all’apertura, poi è fondamentale affidarsi ad un ente accreditato che in quel paese abbia buoni e numerosi contatti, sono queste le basi per “velocizzare” l’iter. Lei parla con tenerezza della sua esperienza e trapela un forte, inevitabile, coinvolgimento emotivo non solo per la sua storia ma anche per la sorte delle decine di orfani che dividevano il destino di quello che oggi è suo figlio. “Un’esperienza totalizzante racconta-, quando sono andata a conoscere mio figlio in istituto erano a decine i bambini che aspettavano, mi creda non ho dormito per giorni...“. Diversa è la storia di Eleonora, che di mestiere fa l’impiegata ed anche lei è appena diventata mamma di Abel, una piccola bambina latina. L’iter è molto simile, anche Eleonora ha affrontato il tempo, “infinito“ ci dice, “...c’è stato un momento, che è durato mesi, in cui credevo non sarei mai riuscita ad avere un figlio”, ha affrontato i chilometri vincendo,

tra l’altro, le sue paure “non avevo mai volato né preso un traghetto ma per lei non avrei potuto esimermi… è andata bene...”. Eleonora ha avuto un approccio più spontaneo, forse ingenuo, affidandosi completamente agli enti accreditati e seguendo pedissequamente le tappe che di volta in volta le venivano prospettate; Eleonora, appagata ed ancora frastornata dalla gioia, non conta di ripetere l’adozione ma consiglia di avventurarsi a chiunque possa economicamente permetterselo, indipendentemente dalla capacità di procreare che, dice, “è cosa altra rispetto alla maternità. Mi sorprendo, certe notti, a guardarla per ore e l’unica cosa che mi passa sempre per la testa è che già mi somiglia come nessuno...”. Per Simona il momento più emozionante è stato quello di varcare, assieme, la frontiera. Per Eleonora il primo risveglio in tre, stretti, quasi increduli. Due storie di una città che cresce proporzionalmente all’anelito di quel fantomatico mondo migliore, storie di donne che fanno propri e diffondono i concetti di responsabilità nell’assunzione delle funzioni materne, storie di due madri del desiderio. Chiara Murri dello Diago

- Essere in due; - essere coniugati al momento della presentazione della dichiarazione di disponibilità; - provare documentalmente o per testimonianza, ove il matrimonio sia stato contratto da meno di tre anni, la continua, stabile, perdurante convivenza antecedentemente alla celebrazione del matrimonio per un periodo almeno pari al complemento a 3 anni; - non avere in corso nessun procedimento di separazione, nemmeno di fatto. Infine, gli aspiranti genitori adottivi devono essere idonei ad educare ed istruire, e in grado di mantenere i minori che intendono adottare.

La strada dell'adozione 1. La dichiarazione di disponibilità presso il tribunale dei minorenni; 2. l'indagine dei servizi territoriali; 3. il decreto di idoneità del giudice del tribunale dei minorenni; 4. inizia la ricerca con l'ausilio di un ente territoriale accreditato (l'unico a Lecce risulta "Amici di Don Bosco"); 5. l' "incontro" (spesso almeno due) all'estero col bambino; 6. la formalizzazione da parte del tribunale del paese esterno; 7. il rientro in Italia con il minore.

PUBBLICITÀ ELETTORALE Comunicato preventivo a norma della legge n. 28 del 22/2/2000 e delibere n. 58/04 CSP e 60/04 dell’AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI

Si comunicano le condizioni per la pubblicazione di messaggi politici elettorali per le elezioni amministrative di primavera 2012

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no” di Lecce, sotto la direzione del docente di scultura Giovanni Scupola. Il leone, realizzato dal celebre scultore Eugenio Maccagnani nel 1870, è stato restituito alla città con una cerimonia pubblica in cui il sindaco ha voluto ringraziare personalmente i ragazzi. Un grazie particolare è andato al consigliere Antonio Lamosa, che si era interessato personalmente della sottoscrizione del protocollo d’intesa tra l’ente e l’istituto scolastico.

Termini per la prenotazione e la consegna dei materiali: almeno 1 settimana prima della data di pubblicazione. Saranno pubblicati tutti gli annunci pervenuti nei termini indicati, nel rispetto delle condizioni stabilite nel documento analitico. Le tariffe verranno applicate a tutti i partiti e movimenti politici e ai rispettivi candidati. Il pagamento dovrà essere sempre anticipato. Il criterio di accettazione delle prenotazioni si basa sul principio della progresione temporale. Il documento analitico concernente la pubblicazione dei messaggi politici elettorali sulla testata sopraindicata è depositato presso la segreteria di redazione di Apulia Press srl - Via A. M. Caprioli, 10 - 73100 Lecce Le richieste di pubblicazione e di preventivi dovranno essere indirizzati alla forza vendita dell’Apulia Press srl oppure direttamente a: Apulia Press srl - Via A. M. Caprioli, 10 - 73100 Lecce


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18 febbraio 2012

Politica

Accordo Pdl - Io Sud, ultimo appello Nervi tesi alla vigila dell'incontro tra Antonio Gabellone e Adriana Poli Bortone. Sul tappeto un accordo politico per le comunali che per molti resta una chimera Il congresso provinciale del Pdl ha confermato la leadership fittiana nel Salento. Il candidato della mozione vincitrice, Antonio Gabellone, è il nuovo coordinatore del partito e l’area ha portato a casa anche il vice coordinatore, Francesco Bruni, più ben 22 dei 30 componenti del coordinamento provinciale. La coda degli eletti è toccata invece ai mantovaniani, la cui mozione, capitanata da Saverio Congedo e dal candidato vice, Roberto Tundo, ha registrato un po’ più del 26%. Una percentuale non da poco se si considera che quei voti appartengono tutti a La Città, movimento che rappresenta solo una parte dell’ex An, oggi per lo più fittiana, che tutta insieme metteva insieme il 30% del Pdl. A pesare sulla performance di Congedo è stata soprattutto l’area leccese, con un picco del 42% a Lecce città. Il dato, che arriva ad una manciata di giorni dalle primarie, deve far riflettere. Pur avendo sempre confermato il proprio appoggio al sindaco uscente, Paolo Perrone, i mantovaniani non hanno mai nascosto di ritenere indispensabile l’allargamento della coalizione per vincere le comunali contro il centrosinistra. Un allargamento da proporre in primis

all’Udc e ad Adriana Poli Bortone, pur sapendo che entrambi hanno un conto aperto con Paolo Perrone, il quale li ha spazzati via dal governo cittadino, pescando poi a piene mani tra le loro file. Pur essendo ormai ridotti al lumicino, almeno in Comune, Io Sud e Udc conservano il loro appeal elettorale. Ed è qui che entra in scena Paolo Pagliaro. Il leader di Alleanza per Lecce, candidato alle primarie del centrodestra contro Paolo Perrone (e contro Gigi Rizzo che intanto ha ottenuto il via libera alla partecipazione), non fa che sbandierare le proprie potenzialità di uomo ponte tra centrodestra e Terzo Polo o almeno di quel che ne resta, visto che Api ha deciso di andare con il centrosinistra e l’Udc

resta in trattativa intermittente ma serratissima con il Pd, mentre Fli si dice disposto ad appoggiare Adriana Poli Bortone nell’ipotesi, a dire il vero parecchio remota, che si candidi alle primarie. Pagliaro spera di ricompattare il gruppo sotto la sua idea territoriale e sa che la speranza potrebbe tentare anche gli scontenti del Pdl, per questo i maggiorenti del partito sono prontamente corsi ai ripari. L’apertura ad Adriana Poli Bortone, che vada o meno in porto lo si saprà ormai a breve, non sembra infatti che la dimostrazione della buona fede e di quell’umiltà di cui la senatrice ha sempre rimproverato l’ex ministro Fitto e il suo delfino Paolo Perrone di essere carenti. Ecco perché, nonostante l’ultimatum di lei,

che chiede il reintegro di Io Sud nelle Giunte di Comune e Provincia e intanto ha già programmato una serie di conferenze stampa contro l’operato dell’amministrazione cittadina, il primo atto politico del neocoordinatore Gabellone è stato quello di telefonarle per chiedere un incontro. All’ordine del giorno ci sono le primarie e l’invito ad Adriana Poli Bortone a parteciparvi. Ma tutti sanno che per la data del 26 febbraio non mancano solo i tempi ma soprattutto le condizioni e che per non andare di nuovo alla guerra bisognerebbe trovare un accordo politico quasi impossibile. Dopo anni di stracci volati da entrambe le parti è infatti difficilissimo immaginare ricomposta la foto di famiglia del 2007. Lo sa bene anche l’europarlamentare Raffaele Baldassarre che nei giorni scorsi ha richiamato tutti a “ricucire le dolorose ferite per il bene della città”. Un appello accorato ma che sembra già sul punto di cadere nel vuoto. Alla vigila dell’incontro con Gabellone, infatti, Adriana Poli Bortone avrebbe commentato negativamente con i suoi la decisione del Pdl di non rimandare le primarie come segno di cortesia per Io Sud. Insomma, le premesse non sembrano le migliori.

Pd-Udc, il patto fantasma che imbarazza la Capone La candidata del centrosinistra nega che esista un accordo con lo Scudocrociato, ma l'Udc lancia segnali contraddittori. E Ria bacchetta Ruggeri: “Scoperto il bluff del Terzo Polo” “Non c’è alcun patto oscuro per le comunali leccesi, lo devo ai miei elettori che non sono pacchi postali”. Dopo le voci insistenti su un accordo già scritto tra Pd e Scudocrociato, Loredana Capone (nella foto in alto) sembra decisa a sgomberare il campo dagli equivoci. “La mia candidatura è frutto di una competizione e non di un accordo politico”, spiega la candidata del centrosinistra. “Io rivendico questo risultato e non credo sia utile attardarsi sul gossip. Anzi, quando il Pd ha ragionato troppo di alleanze ha sempre perso le elezioni”.

L’accordo che tutti le attribuiscono, però, non arriva solo da un pour parler generale. Ma si basa sulle dichiarazioni del coordinatore dell’Udc, Salvatore Ruggeri che in una riunione coi suoi aveva ipotizzato di appoggiare la candidata del centrosinistra e al congresso del Pdl aveva gelato la platea speranzosa con il suo mantra: “Con Perrone mai”. Eppure Loredana Capone non sembra disposta a giocarsi la metà dei suoi per inseguire il

centro. “Non tratterò gli elettori né me stessa come un pacco postale, un po’ di qua e un po’ di là. Non ci sono accordi oscuri -conclude-, lavoriamo nella trasparenza”. Intanto però nell’Udc è già resa dei conti e dopo le molte polemiche e il progressivo allontanamento del partito, Lorenzo Ria (nella foto in basso) non si lascia sfuggire l’occasione di rifilare una stoccata a Ruggeri. “Per mesi si è destreggiato tra ac-

cordi, riunioni, strategie e candidature a sorpresa e poi, una volta capito di non avere grandi spazi o alternative, si trova costretto ad imboccare la strada dell’accordo col centrosinistra. Saltando a piè pari, tra l’altro, l’esercizio democratico delle primarie. Ma non era stato Ruggeri a presiedere una conferenza per presentare la nascita del Terzo Polo nella Provincia di Lecce, insieme a Fli, Api ed Mpa? -si chiede Ria. E non era sempre Ruggeri insieme al Poli Bortone, Paolo Pagliaro, Enzo Russo e Paolo Pellegrino, a brindare alla salute del Terzo Polo?”.

Roberto Marti, il mamba nero Clima di grande euforia presso l’entourage di Loredana Capone. Alcuni suoi fedelissimi, dopo giorni e giorni di indagini al limite della violazione della privacy, sarebbero riusciti a scoprire il segreto del successo di Roberto Marti nel campo del proselitismo politico: il bacio dello zigomo. La tecnica è la seguente: appena il consigliere regionale pidiellino adocchia la preda, fa dapprima finta di snobbarla; non la guarda nemmeno, le fa capire che per lui rappresenta un elemento puramente ornamentale dell’universo mondo. Poi vira verso la vittima, improvvisamente, con la velocità del mamba nero, il serpente più rapido del pianeta (nonché uno dei più velenosi). La preda rimane paralizzata dallo sguardo che promana dagli occhi scuri e profondi di Marti, aspettando con silente rassegnazione l’affondo. È in momenti come questo che un essere umano rivede come in un film tutta la propria vita. Nell’ultimo tratto che separa le labbra del pupillo fittiano dallo zigomo dell’incauta vittima, il nostro mamba nero rallenta repentinamente la velocità. Sembra di assistere al replay di un documentario del National Geographic. In questo momento c’è l’essenza del metodo Marti: il godimento cerebrale di chi sa di aver ammaliato una creatura destinata ad un sacrificio. E i godimenti, si sa, vanno gustati senza fretta, fino in fondo. Quindi il bacio. Soffice, vellutato, impalpabile quasi. E mentre il viso del grande seduttore si ritrae, un ultimo sguardo si posa sulla guancia violata. È fatta. All’indomani la vittima, guidata da una forza misteriosa e inspiegabile, si ritroverà a firmare la sua candidatura in una lista civica a sostegno di Paolo Perrone. Pare che anche la Capone, dopo aver appreso nei dettagli il metodo Marti, si sia messa a baciare sulle guance alcuni suoi “obiettivi”. E pure costoro, dopo il bacio, hanno dichiarato la loro piena disponibilità a scendere in campo alle prossime elezioni. In quale coalizione, però, non è dato sapere.


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Attualità

Non solo tagli. La situazione dei treni leccesi fra emergenza igienica e abbandono Cinque bagni fuori uso e lo spettro abbandonato del Ferrotel. Accanto all'allarme delle tratte tagliate, la realtà delle Ferrovie desta anche la preoccupazione della Asl

Essere capolinea di una rete ferroviaria nazionale può rivelarsi una condizione ingrata; se la rete ferroviaria in questione, poi, è quella italiana e la stazione è capolinea a Sud-Est, lo scenario può risultare ancora più fosco. La situazione, grave già sul piano nazionale, è ricaduta pesantemente su Lecce,

consegnandola al suo ruolo di stazione periferica, sia che si parli di lunga che di breve percorrenza. I tagli ai treni notturni hanno lasciato come risultato, da un parte, una serie di esuberi per il personale delle ditte in appalto e subappalto e, dall’altra, una sequela di problemi logistici per gli

utenti, dovuti alla riorganizzazione delle tratte. Lecce ha perso i suoi collegamenti diretti notturni con il Nord del Paese e anche sui treni regionali i problemi non mancano. Il 16 gennaio scorso, infatti, un controllo della Asl, su un treno che da Bari era diretto a Lecce, ha consegnato esiti deprimenti: i cin-

Torna il premio Rampino, la sesta edizione si scrive a tavola Produzioni eccellenti, itinerari dei gusto e frodi alimentari. Sono i temi al centro del concorso giornalistico “Maurizio Rampino”, alla sua sesta edizione La sesta edizione del premio Rampino guarda alla tavola, alla buona cucina, tra produzioni d’eccellenza, itinerari del gusto e frodi nel Bel Paese. È questo il filone su cui i giornalisti del Salento e del resto di Italia si dovranno concentrare,

ognuno con gli strumenti più congeniali: scrittura, fotografia, televisione. E ci sarà tempo fino al 30 aprile per poter partecipare al premio che, da sei anni a questa parte, rende omaggio a Maurizio Rampino, il giornalista pre-

maturamente scomparso il 14 giugno del 2006. Il concorso giornalistico -lo ricordiamo- è organizzato e promosso dal Comune di Trepuzzi e dall’associazione “Amici di Maurizio”, in collaborazione con la Gazzetta del Mezzogiorno e con il patrocinio di Ordine dei Giornalisti, Regione Puglia, Provincia di Lecce e Coldiretti. Il premio Rampino, ispirato alla formazione e all’informazione di Maurizio, libera e svincolata, offre la possibilità ai giornalisti di mettersi alla prova su temi di scottante attualità. Questioni di scandagliare, da sviscerare nei loro pro e contro, attraverso le parole, le immagini video e le fotografie. Potranno concorrere al premio gli autori di reportage fotografici (novità assoluta di

que bagni presenti sul convoglio erano tutti chiusi a chiave perché inagibili. Ma non basta: “Nel rappresentare che l’episodio in questione -ha scritto in una nota il direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica di Lecce, Alberto Fedele- è l’ultimo di una serie di fatti più o meno gravi, [...] si evidenzia che alla gravità della situazione rilevata dal personale ispettivo, si aggiunge la tracotanza della Dirigenza Trenitalia, che in spregio a quanto disposto da questo Servizio ha continuato a far circolare il treno senza il ripristino delle condizioni minime di igiene necessarie per la circolazione del convoglio”. Il quadro d’insieme è ancor di più appesantito dalle condizioni in cui versa la stazione: monitor informativi spenti, pedana per disabili fuori servizio, obliteratrici guaste, locali in degrado. E a proposito di questi ultimi, desta curiosità l’immobile abbandonato che la Ferservizi destinava ai pernottamenti del personale delle Ferrovie dello Stato. Il cosiddetto Ferrotel, palazzina a tre piani che si affaccia su via Diaz, giace nell’incuria già da qualche tempo,

ma, poco prima di essere dimenticato, era stato rimesso a norma proprio dalla stessa Ferservizi. Nel 2008, infatti, furono spesi circa 85 mila euro per l’adeguamento degli impianti anti-incendio, elettrico, idrico-

sanitario e termico. Ora l’ex Ferrotel, dimora clandestina per un gruppo di indigenti, è l’emblema di una situazione che, se sottovalutata, potrebbe precipitare ulteriormente. Andrea Gabellone

Un giornalista che ha lasciato il segno Quel 14 giugno del 2006, insieme a Maurizio, se ne sono andati l'indipendenza, la voglia e il coraggio di dire la propria, senza pensare troppo alle conseguenze. Lo ricordano così colleghi e amici, il caro Maurizio, cui si è deciso di dedicare un premio giornalistico per ricordare la sua penquesta edizione) e di articoli pubblicati in lingua italiana da agenzie di stampa, quotidiani, periodici, testate online e servizi radiotelevisivi, trasmessi dal primo maggio 2011 al 15 aprile 2012. E ancora. Il premio riguarda gli autori che, al 31 dicembre 2011, abbiano compiuto il diciottesimo anno di età, non necessariamente iscritti all’Ordine. Questo, per ben rappresentare l’impegno di Maurizio nella formazione professionale degli aspiranti gior-

na e la sua caparbia. Trepuzzino doc, giornalista apprezzato e uomo dalle grandi doti, Rampino ha saputo lasciare il segno, semplicemente facendo il proprio lavoro. E il premio vuole rappresentare proprio questo aspetto, ricordando la professionalità di un reporter che svolgeva il suo lanalisti e dei giovanissimi colleghi. La giuria del concorso sarà composta dal sindaco del Comune di Trepuzzi, da due giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno, da due fotoreporter di quotidiani salentini, dal presidente dell’Associazione “Amici di Maurizio”, dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia e dal presidente della Provincia di Lecce. Nella categoria editi saranno premiati tre articoli o servizi con 2mila, 1.500 e mille euro.

voro con la massima indipendenza di giudizio e con una trasparenza degna di nota. Fatti e opinioni venivano da lui riportati con obiettività, rigore e puntualità. Una figura che oggi invoglia i giovani colleghi a continuare a lottare per raggiungere i propri obiettivi professionali e, ancor di più, sociali. La lotta di Maurizio Rampino per la salvaguardia del nostro territorio ha lasciato il segno, così come la sua penna inconfondibile. (B.P.) Un premio del valore di 500 euro sarà assegnato all’autore dell’articolo/servizio inedito. Un altro premio del valore di mille euro, inoltre, sarà assegnato all’autore del miglior reportage fotografico. La premiazione avverrà a Trepuzzi, il 16 giugno prossimo, momento in cui verrà assegnato anche il premio “Maurizio Rampino alla carriera”. A tutti i cronisti contendenti, quindi, il nostro personale in bocca al lupo. Barbara Politi


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Attualità L'ALTRO SUD

Un pugno dopo l'altro, Enia racconta la sua Palermo “non troppo diversa da Lecce” Dopo il successo di Italia-Brasile 3 a 2, edito da Sellerio, l'attore teatrale Davide Enia torna con Così in terra, di cui 16 Paesi hanno già comprato i diritti È la storia di Davidù, 9 anni, figlio e nipote di pugili e, inevitabilmente, pugile a sua volta; è la storia della sua famiglia, di nonno Rosario e zio Umbertino, nella cornice ruvida di Palermo e in un tempo scandito da esplosioni. Dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale al tritolo di Capaci. Cinquant’anni racchiusi in Così in terra, romanzo d’esordio di Davide Enia, edito da Dalai. “Non so se riesca o meno -racconta Enia parlando del suo libro-, ma c’è una pretesa di costruzione epica. Le grandi epiche rimaste sono quelle legate al corpo perché il corpo è un territorio conosciuto. È tramite le prove del corpo che arrivano le conquiste e mai il contrario. A me il corpo piace”. Dopo tanto teatro, come si è rapportato alla scrittura per un romanzo? Il primo passaggio è, senz’altro, quello del linguaggio da adoperare. In teatro, la parola è un’entità temporale: serve a creare silenzi e gesti dell’attore; è tutto un percorso funzionale alla vita in scena del personaggio. Nel romanzo la parola è qualcosa che

Foto: Gianluca Moro

accade nello spazio della pagina. Qui la parola viene seguita dall’occhio con un tempo di lettura variabile. Subentra un meccanismo tale da dover invitare il lettore a proseguire tra le pagine, a scorrerle incuriosendolo. È un modo diverso di costruire la frase, se non, addirittura, le sillabe che compongono la singola parola. È stato necessario comprendere e apprendere questo nuovo vocabolario. Il suo Così in terra ha già un record tutto suo ne-

ll’ambito della letteratura italiana: prima dell’uscita, i diritti sono stati acquistati in 16 Paesi. Tanto successo provoca altrettante aspettative? Non saprei. So che ho scritto un libro e mi piacerebbe che la gente lo acquistasse e lo leggesse, così come accade quando lavoro in teatro: è bene che la gente compri il biglietto e giudichi in autonomia. Al di là di questo, mi sembra divertente l’idea di giocare da subito ‘in tan-

ti campionati’. Ad aprile, per esempio, il libro uscirà in Olanda e, poco a poco, lo farà anche negli altri Paesi. Sono curioso di vedere che vita avrà in ogni posto. Ogni vendita all’estero ha del clamoroso; il fatto che l’abbiano comprato gli americani, poi, è davvero sensazionale perché, mi dicono, non hanno mai comprato i diritti di un esordiente. Dopo il calcio nel suo spettacolo Italia-Brasile 3 a 2, anche in Così in terra c’è lo sport come filo conduttore. Sembra di capire che, insieme alla cucina, sono capisaldi delle sue narrazioni. Cè lo sport, c’è la cucina, ci sono le bombe. Un altro elemento che lega tutto questo è una sorta di elegia del corpo. C’è la cucina perché trasformiamo il cibo con le mani e lo metabolizziamo, cercando di comprenderne i sapori. Lo sport insegna l’eleganza del movimento e la sua stessa grammatica tramite esercizio e sacrificio. Aiuta il corpo a raggiungere una sua intelligenza. Essendo figlio del Meridione, abito un luogo la cui geografia trasuda sangue e sudore e ques-

to porta su un piano di carnalità assoluta, ancor prima che di logica o riflessione intellettuale. E poi la carnalità, è vero, fa piangere, ma fa anche ridere tanto. Il mio, in effetti, è un libro a tratti comico. A proposito di elementi che la accompagnano, quanto è importante Palermo? Palermo, più che un luogo fisico, concreto e reale, è un luogo dell’anima. È un luogo che appartiene al disastro e alle possibilità mancate che abbiamo avuto. È un luogo dove, durante la seconda guerra mondiale, sono cadute le bombe e dove cinquant’anni dopo si continua a sparare. È un luogo dove, da bambini, si poteva giocare per strada e dove oggi non si può più. È un luogo che, nonostante la confusione, la colonna sonora composta da sirene di polizia e ambulanze, riesce a regalare momenti benedetti come pause di ombra o di sole. E poi c’è il mare. Palermo e Lecce: è solo gemellaggio calcistico? No, non vedo solo questa analogia. Palermo e Lecce hanno le strade completamente invase

Torna "Sfide", la primavera araba a un anno di distanza Riparte "Sfide culturali e politiche", la rassegna promossa dalla Fondazione Magna Carta,in collaborazione con Alleanza Cattolica, Compagnia delle Opere e Confindustria. Il primo appuntamento della sesta edizione, in programma sabato 18 febbraio alle 18 a Lecce presso l'Hotel Hilton Inn è con il presidente vicario del gruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, il direttore del Centro studi sulle nuove religioni, Massimo Introvigne, l'ambasciatore d'Italia in Tunisia, Pietro Benassi, intervistati da Alessandra Sardoni, giornalista de La7, sul tema " Primavera araba o inverno dei popoli? Un anno dopo da Tunisi a Damasco". Come sempre a fare gli onori di casa, introducendo l'incontro, sarà l'onorevole Alfredo Mantovano.

dal sole e dalla calura, ma riescono, in qualche modo, sempre ad offrire riparo e ristoro nei piccoli vicoli. E poi hanno una grande qualità: nonostante tutto il male che si possa dire, sono due città accoglienti. Andrea Gabellone

Il Gusto del Tacco Rubrica di cucina a cura di Anna Maria Chirone Arnò Gentili lettori e lettrici di Free Lecce, con grande piacere ho accolto l’invito a tenere una rubrica di cucina su questo settimanale, un po’ perché amo fare sempre cose nuove e un po’ per amore della diffusione della bellissima arte culinaria. Vi parlo un po’ di me perché così comprenderete meglio, quando vi scriverò le ricette o vi darò dei suggerimenti dettati dalla mia esperienza. Quella che era nata come una semplice passione, è diventata in realtà un lavoro, ma il confine è sottile e qualora diventasse solo lavoro, di sicuro non mi piacerebbe più! La mia passione consiste proprio nel trasmettere le mie conoscenze nell’ambito della cucina, dopo un percorso di formazione, conti-

nuo tra l’altro, perché ritengo che la cucina italiana faccia parte del nostro immenso patrimonio artistico, così come la Fontana di Trevi a Roma o la Basilica di San Marco a Venezia. Penso anche che la storia dell’Italia e quella della sua cucina siano parallele, e nonostante l’unità, restiamo sempre un paese formato da tante meravigliose regioni, con altrettante meravigliose provincie e comuni, ognuno con la sua forte identità, anche enogastronomica. Sono fermamente convinta di vivere nel più bel Paese del mondo, dove c’è uno splendido mix concentrato in pochi chilometri quadrati, di arte, cultura, buon cibo e buon vino.

In questo nostro contesto le scuole di cucina italiane hanno il nobile compito di tramandare tutte le ricette regionali e tradizionali, che oggi si possono alleggerire, ma dalle stesse si può però partire per creare nuove magiche combinazioni di gusto. La cucina è comunque un gesto semplice e riunire le persone care intorno ad un tavolo, ma anche semplici conoscenti, con dei piatti buoni da condividere, resta ed è un atto d’amore, é come nutrire non solo il corpo, ma anche l’anima delle persone. Nelle mie lezioni di cucina affronto con gli allievi tantissimi argomenti, si parte da un ingrediente per arrivare a parlare, specialmente tra donne, della famiglia, dei figli, del rapporto coniugale, e tutto viene così naturale, anche tra perfetti sconosciuti… è proprio la cucina il luogo magico!

Una delle mie bandiere nel mio lavoro, oltre quella di promuovere l’acquisto di prodotti locali, vivendo in una terra ricca di ingredienti meravigliosi, dal gusto forte e intenso, naturale per merito della nostra terra rossa, è l’utilizzo prevalente dell’olio extra vergine di oliva, quello salentino... naturalmente! Sono infatti orgogliosa di aver dato una forte spinta a sostituire nelle ricette della mia scuola di cucina, laddove é possibile, il burro con l’olio extra vergine d’oliva, soprattutto perché vivo

nella terra degli ulivi e dell’olio, ma anche perché amo il gusto intenso del nostro olio, che conferisce e da spessore anche ai piatti più semplici. Pur amando e conoscendo tutta la cucina italiana, sono convinta che quella pugliese, e salentina nello specifico, sia quella più mediterranea, in quanto gli ingredienti sono quelli giusti, pasta fresca di sola farina integrale ed acqua, tanti tipi di pane, pesce, latticini freschi, tanti legumi ed una valanga di verdure, con i migliori oli e

tanto buon vino… ricchi entrambi di ottimi antiossidanti, alleati per la nostra buona salute. Il gusto del Tacco d’Italia è espressione della vera cucina mediterranea… l’ho detto in tutte le lingue con il mio libro!!! Allora vi aspetto numerosi dal prossimo numero con la mia prima ricetta, non mancate! Anna Maria Chirone Arnò Per informazioni e suggerimenti potete scrivere a info@ilgustodeltacco.it


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Cultura & Spettacolo

a cura di Lori Albanese

Il non mercato dell’Ammirato Culture House Pratiche sociali come nuova forma d’arte In via di Pettorano il cambiamento passa dal superamento dell’acquisto Chissà cosa avranno pensato gli abitanti del quartiere attorno allo Scipione Ammirato trovando nella cassetta della posta quella busta bianca, con l’esterno stampato a “courier new” da vecchia macchina da scrivere. Chissà se aprendo la lettera, e leggendo il racconto di un giorno un po’ speciale di metà dicembre, si saranno incuriositi e avranno deciso di partecipare alla replica di quella giornata a fine gennaio. Soprattutto, chissà se arrivando nel cortile dell’Ammirato Culture House in via di Pettorano 3, avranno colto il senso rivoluzionario di quell’azione. Un’azione piccolissima in grado di scardinare il senso comune delle cose, camDurante la giornata del 19 succederanno altre cose, distinte dal non mercato, ma basate su uno spirito condiviso. Ci sarà, per esempio, la conferenza di Cohstra. Cohabitation Strategies, con Lucia Babina, Emiliano Gandolfi e Miguel Robles-Duran che parlerà di metodologie alternative di empowerment (concetto piuttosto complesso che attiene all’accrescimento individuale o comunitario, in senso politico, spirituale, sociale) attraverso l’analisi del movimento ne-

biando impercettibilmente il modo di guardare e organizzare la propria vita. La scena si ripeterà eccezionalmente domenica 19 febbraio dalle 10 alle 17 (per poi riprendere l’ultima domenica di ogni mese), ed è quella di un non mercato che abita una non piazza, intesa come metafora della terra, e che trasforma le regole dell’acquisto e della vendita in quelle dello scambio e dell’offerta. Il busto di Scipione Ammirato partecipa dall’alto, come parte viva di quel che accade intorno; la sonorizzazione discreta e diluita di Oh Petroleum scandisce il tempo. I protagonisti sono piccoli produttori locali, realtà collettive

wyorkese Occupy Wall Street. Nei giorni seguenti, il 22 e 23 febbraio, l’Ammirato ospiterà il workshop su arte e impegno civile tenuto dell’artista islandese Ólafur Arnalds. Arnalds, insieme a Libia Castro, con la quale lavora dagli anni Novanta, si occupa di arte relazionale; partendo dalla sua esperienza illustrerà come i processi collettivi possano rafforzare il peso politico dei singoli individui, e di come l’arte possa produrre cambiamento.

come l’associazione “Il Formicaio, Naturare”, i Gas (gruppi di acquisto solidale); quelli che si trovano sui banchetti allestiti nel cortile sono prodotti derivanti da agricoltura biologica e biodinamica, frutta, verdura, pane, olio, farina, conserve. L’autocertificazione trasparente dei propri prodotti è una delle poche regole che i partecipanti devono rispettare, oltre a quella di cura del luogo ospitante. Ci sono anche autoproduzioni artigianali come vestiti, gioielli, articoli per la cura del corpo, tutti completamente naturali o fabbricati in maniera ecosostenibile. E c’è il banco per il baratto. Anche qui sta il bello: si porta quello che non si usa più, lo si scambia con l’inutile di qualcun altro, oppure si prende del pane, una sciarpa, un mobile in cambio di un bene immateriale: tu prendi il mio olio, ma poi vieni a sistemarmi la caldaia; posso darti il mio maglione se m’insegni a curare il giardino. Ci si scambia cose che possono essere utili nel proprio quotidiano e fare la differen-

MUSICA

Una nuova edizione per Officine della Musica Presentato il calendario delle attività: concerti, formazione, supporto alle band emergenti Si è aperto venerdì 17 febbraio con il concerto della Bandabardò il secondo anno di programmazione di Officine della Musica, il progetto del Comune di Lecce ospitato dalle Officine Cantelmo e sostenuto da Puglia Sounds. Concepito per promuovere la musica indipendente e supportare musicisti e band emergenti del territorio attraverso una fitta rete di attività, il progetto comprende anche corsi di formazione e specializzazione, tour promozionali e un sito web (www.officinedellamusica.org). Nel corso della passata edizione, tra tutte le band che si sono iscritte al portale -nelle quattro sezioni rock, etno, canzone e ritmi- ne sono state selezionate

cinque che hanno avuto la possibilità di fare esperienza a un livello semiprofessionale, realizzando un videoclip (diretto da Gianni De Blasi), facendo un breve tour anche fuori regione, e potendo contare su uno staff che ha curato la promozione dei loro brani in rete e sui media. Possibilità confermata anche questa per questa nuova edizione, con in più l’opportunità per i gruppi iscritti al portale di estendere la propria esperienza di lavoro anche all’estero. Accanto alle attività a supporto degli emergenti, le Officine della Musica -che dispongono anche di una sala prove attrezzata presso il Casello Km 97 sulla Lecce-Novoli- ospiteranno gran-

di nomi del panorama nazionale, i cui concerti saranno aperti dalle alcune delle band iscritte al portale. Dopo la Bandabardò, il prossimo appuntamento è per sabato 17 marzo con il progetto speciale che vedrà sullo stesso palco l’ex Timoria Omar Pedrini (nella foto) insieme a Raffaele Casarano al sax e Marco Bardoscia al contrabbasso. Il 21 aprile sarà la volta di una delle nuove leve del rap italiano, il milanese Fedez, fresco dell’ultimo successo Il mio primo disco da venduto nel quale duetta con Marracash, Entics, Club Dogo, Two Fingerz, J-Ax. Infine, a chiudere, il 13 maggio arriverà Giovanni Lindo Ferretti, con lo spettacolo A cuor contento, che riassume trent’anni della sua musica, dai CCCP ai lavori da solista, con tutto quel che sta nel mezzo. Ancora in via di definizione il nuovo ciclo di incontri di formazione riservati a chi lavora nel mondo della musica, giornalisti e critici musicali. Info: 0832.304896.

za in un mondo molto piccolo -quello della propria strada, del proprio quartiere- e al contempo si apprende un modo nuovo, dimenticato, di guardare alle cose. È in questo che il non mercato agisce come un dispositivo di pratica sociale, promuovendo l’incontro tra persone, stimolando le relazioni, modificando lo

sguardo. Attiene all’esistenza umana, si fonda su una condivisione di azioni minime che innescano un reale cambiamento partendo dal piccolo, e passa da una ricerca artistica e culturale. Come tutte le attività dell’Ammirato Culture House e della Fondazione Musagetes che la sostiene.

TEATRO

Teatro ragazzi e teatro danza, prosegue al Paisiello il cartellone di Astràgali Teatro Si chiama Affinità Elettive, comincerà sabato 11 febbraio e andrà avanti fino al prossimo 5 maggio: è la seconda parte del cartellone allestito dai Cantieri Teatrali Koreja, che qualche mese fa avevano annunciato la sospensione della rassegna Strade Maestre a causa delle scarse risorse disponibili, ma poi non si erano rassegnati a sospendere le attività e già da novembre avevano creato questo nuovo contenitore. Si legge nella presentazione: “Nonostante persistano le difficoltà legate alle risorse, i Cantieri Koreja proseguono le attività: gli spettacoli della compagnia viaggiano in Italia e all’estero, i laboratori di formazione teatrale coinvolgono giovani e ragazzi e una nuova produzione, con la regia di Gabriele Vacis, debutterà a giugno con tappe in Albania, Croazia e Grecia”. Una prova di forza e di ostinazione che ha fatto sì che la città continuasse ad avere

uno dei suoi cruciali punti di riferimento culturali. Ad aprire, sabato 11 alle 20.45, sarà la compagnia di danza Artemis di Parma (nella foto), diretta da Monica Casadei, con Latino America - Trilogia, spettacolo che compendia le esperienze accumulate dal gruppo nel corso di tre differenti residenze artistiche in Messico, Cuba, Brasile. Sabato 11 e domenica 12, dalle 9.30 alle 12.30, Monica Casadei terrà inoltre un laboratorio di danza contemporanea, composizione coreografica e aikishintaiso, ginnastica di tradizione orientale che unisce corpo e spirito. Venerdì 17 sarà la volta di Iancu, un paese vuol dire, monologo interpretato da Fabrizio Saccomanno che il prossimo aprile sbarcherà anche in Brasile; mentre il 24 e 25 febbraio sarà la volta della compagnia veronese Babilonia Teatri con gli spettacoli Pop Star e The End. Info: 0832.2420002; www.teatrokoreja.it.


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Cultura & Spettacolo STREET ART

ARTE

Una galleria d’arte grande come una città Street Art di Ennio Ciotta racconta per la prima volta la realtà italiana di un fenomeno ormai di culto Sin da ragazzo (avevo 16 anni quando vidi per la prima volta a Zurigo dei graffiti degni di questo nome) sono stato affascinato da chi decorava i muri delle città con disegni a volte bellissimi e coloratissimi. Poi più tardi quando facevo lo studente fuori sede, il marchio di Cuoghi e Corsello, Pea Brain mi accoglieva a Bologna dal treno. Pochi anni fa rimasi colpito dai blocchi di cemento stradali, i cosiddetti “panettoni”, decorati a Milano. Inutile dire poi che i lavori di Banksy mi scuotono nel vero senso della parola. Oggi finalmente, Street Art. La rivoluzione nelle strade del giornalista brindisino ma leccese d’adozione Ennio Ciotta (Edizioni BePress) racconta la realtà italiana di quella che viene comunemente chiamata Street Art, una definizione che è lo stesso Ennio a spiegarci e di cui parlerà anche giovedì 23 febbraio (alle 19) in una presentazione ai Cantieri Koreja. Ci dai una breve definizione di street art? Il termine street art ha dei contorni in continua evoluzione, a me piace vederla come una buona idea grafica che, posizionata in una location abbastanza in vista, tenta di rapire lo sguardo e l’attenzione di chi la coglie, inducendolo a formulare un pensiero nel tentativo di comunicare un messaggio, un’idea, uno spunto. Unire la parola “strada” alla parola “arte” apre un universo vastissimo. Da dove nasce il tuo interesse per questa forma d’arte? Vivo in prima persona ormai da lunghi anni l’evoluzione dei movimenti underground, li sento vicini, ho un forte trasporto nei confronti delle spinte “dal basso”. La mia ricerca è un processo spontaneo, la curiosità mi porta ovunque. Il mio immaginario, esattamente come la mia quotidianità, si nutre di musica, visioni, immagini e letture. Osservo i graffiti da sempre, alcuni di questi ad esempio, colti dai finestrini dei treni, segnavano per me l’arrivo in alcune stazioni ferroviarie ancor prima dei grandi cartelli che svettano dai binari. Nel frattempo nella geografia urbana, partendo dalle grandi città europee per arrivare velocemente in Italia, i paesaggi si sono rapidamente riempiti di sagome familiari, stencil, adesivi. Ho

Abracadabra, una formula magica per UnduetreStella Un concorso rivolto a scrittori e illustratori

percepito una carica rivoluzionaria, un’urgenza artistica ed una forte vitalità e ho quindi deciso di approfondire la ricerca. Qual è secondo te l’aspetto più interessante della street art? La street art è figlia del nostro tempo, coglie la poetica di un’epoca in cui valori e sicurezze crollano a picco, in cui la cultura affonda inesorabilmente sotto i colpi della mode, delle tendenze, del mordi e fuggi e del perbenismo. Utilizza le stesse regole delle armi di distrazione di massa che ci inchiodano a guardare al futuro con ansia, costringendoci a scremare soluzioni pratiche e possibili quali condivisione e frugalità nel nome di una speculazione assetata e ormai impossibile. In tutto questo si colgono linee di vernice che ci invitano a fermarci e riflettere: i mezzi ci sono, mancano gli uomini. Un consiglio a dei profani che vorrebbero conoscere meglio questa forma di arte? E a un giovane artista? Senza modestia consiglio il mio libro, al momento sono l’unico in Italia ad aver “fotografato” la scena nazionale raccontandola attraverso le parole dei protagonisti, la risposta del pubblico mi lusinga. Ancor prima bisognerà rallentare la routine quotidiana, iniziando a percepire gli spazi comuni anche come propri, osservandoli e vivendoli. I giovani artisti hanno il mondo ai loro piedi, in un click e con poco denaro possono girare il mondo. Non più una valigia di cartone in un lungo e puzzolente treno espresso, bensì dieci chili in un trolley, un aereo low cost, una connessione e una vita intera da consegnare senza prudenza all’istinto. Dario Goffredo

È in costruzione il nuovo numero di UnduetreStella, la rivista-laboratorio trimestrale di Lupo Editore diretta da Antonietta Rosato che raccoglie illustrazioni e testi attorno a un tema di volta in volta diverso ispirato alle fiabe. Un contenitore originale e poetico, con la direzione artistica di Marco Carrozzini ed Erik Chilly, dove le immagini si legano alle parole prendendosi tutto lo spazio di cui hanno bisogno: il formato è gigante, la carta pesante e spessa, ogni pagina è densa, la stampa notevole. Dopo l’ultimo “Casa dolce casa” (nella foto, l’immagine di copertina dell’illustratore argentino Gustavo Aimar), è “La formula magica” il soggetto scelto per il prossimo numero e c’è tempo fino al 29 febbraio (con probabile proroga fino al 15

marzo) per partecipare al concorso, inviando elaborati rientranti nelle categorie racconti e filastrocche oppure illustrazioni. Ci si può presentare al concorso anche con un racconto illustrato che rappresenti un’opera completa, e non ci sono limitazioni inerenti allo stile o al genere, purché ci si attenga al tema richiesto. Le opere devono essere inviate esclusivamente in formato digitale tramite mail all’indirizzo redazione@unduetrestella.org; i testi devono mantenersi entro le cinquemila battute; le illustrazioni, in alta risoluzione, possono essere caricate su piattaforme che facilitino l’invio di file di grandi dimensioni. La scheda di partecipazione è sul sito www.lupoeditore.com,o può essere richiesta direttamente scrivendo alla redazione.

Al Fondo Verri presentazione del Gitanistan Local Tour Lo stato immaginario delle famiglie rom salentine nel racconto dei fratelli Giagnotti

Comincia dal Fondo Verri il Gitanistan Local Tour dei Mascarimirì. Prima delle feste-concerto che dal 24 al 28 febbraio toccheranno diversi comuni della provincia, domenica 19 i fratelli Claudio “Cavallo” e Mino “Cavallino” Giagnotti, a colloquio con Mauro Marino, ricorderanno i passaggi fondamentali della ricerca personale attorno alle origini rom della loro famiglia e del progetto Gitanistan comin-

ciato un anno fa. Una serata introduttiva, intima come richiedono le mura del piccolo teatro di Via Santa Maria del Paradiso, nella quale ci sarà spazio anche per la musica, con un set acustico di circa quaranta minuti incentrato su ispirazioni estemporanee, ma soprattutto per il racconto dell’esperienza artistica e umana della componente rom dei Mascarimirì. Un’esperienza che ha conosciuto momenti di crisi, di separazione (i due fratelli non hanno suonato insieme per diversi anni) ma che poi è proseguita sullo stesso binario. Quella al Fondo Verri sarà una narrazione dai risvolti inediti, che seguirà le tracce delle sue inaspettate evoluzioni, e sarà accompa-

gnata dalle immagini fotografiche recuperate in anni di ricerche, molte delle quali la scorsa estate sono state oggetto di una mostra al Castello di Otranto. A un anno di distanza dalla pubblicazione del disco Gitanistan e del successivo, intenso tour, il progetto -che consta anche di una mostra, un libro fotografico che forse, per restare in tema, diventerà un cdrom, e di un documentario (la prima parte già in fase di montaggio, la seconda sarà girata dal 1° all’8 marzo)- è ancora aperto e continua ad arricchirsi di nuove storie. Dopo il Local Tour salentino, i Mascarimirì saranno nuovamente a Marsiglia (seconda casa di Claudio “Cavallo”) per una residenza di tre giorni con la Gitanistan Orche-

stra e poi ospiti del Festival Lacto Divano, nell’ambito del quale terranno un concerto sulla Canebière marsigliese nella giornata mondiale dei rom.


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Sport

a cura di Francesco Covella

CALCIO

Per il Lecce ora conta solo un risultato: la vittoria

LE PAGELLE di Atalanta - Lecce

Julio Sergio ritrovato, Bojinov nullo

I tre punti con il Siena permetterebbero ai giallorossi di accorciare il divario in classifica con la quartultima che potrebbe ampliarsi a causa dei recuperi La partita di Bergamo si presta a varie interpretazioni. È la classica storiella del bicchiere: c’è chi lo vede mezzo pieno e chi invece mezzo vuoto. A dire il vero i primi sono la netta maggioranza, e non perché vincere in casa dell’Atalanta sia un’impresa semplice, ma per il sol fatto che il mese di febbraio risulta solitamente decisivo per le sorti del campionato e la situazione in classifica è divenuta precaria oltremisura. Il primo tempo è stato uno strazio, col Lecce che ballava paurosamente in tutti i reparti. Solo Blasi e Giacomazzi sono riusciti a mantenere la barra dritta, mentre il resto della squadra era incomprensibilmente intimorito, quasi inerte di fronte ai furiosi attacchi di Denis e compagni. Ciò che preoccupa è che l’Atalanta ha posto in essere un assedio senza nessun criterio tattico, basandosi essenzialmente sulla voglia matta di non vedere compromessa una stagione che sembrava raddrizzata dopo la penalizzazione estiva di ben 6 punti, e che nonostante ciò si sia andati in apnea. Detto questo, si sarebbe addirittura potuto vincere, in virtù di un evidente calo fisico degli orobici nella seconda frazione. È mancata l’audacia e questo è imperdonabile. La situazione in classifica, come detto, non promette nulla di buono, e il tutto potrebbe subire un sostanziale peggioramento se il Siena

Foto: filippotozzi.wordpress

Foto: filippotozzi.wordpress

ed il Bologna dovessero racimolare punti preziosi nei recuperi. La preoccupazione ha superato il livello di guardia, e la spiegazione sta nel fatto che se

i toscani vincessero il recupero contro il già salvo Catania, i punti da recuperare sarebbero 7. Per non parlare dei felsinei, che difficilmente riusciranno a non

migliorare la propria situazione in classifica dopo le dispute casalinghe contro Juventus e Fiorentina. E se ci mettiamo che il Cesena potrebbe guadagnare una posizione vincendo il recupero con l’ogni presente Catania, ecco che il quadro potrebbe assumere i contorni del dramma. Ma il Lecce ha tutte le carte in regola per salvarsi, basti pensare all’organico certamente superiore a quello di alcune tra le rivali più dirette, ed al “fattore Cosmi”. Infatti, da quando il tecnico è stato chiamato al capezzale della squadra la situazione è migliorata sotto molti punti di vista. A cominciare dalla classifica, passando per la maggior abnegazione manifestata dall’intera rosa, finendo con un’impostazione tattica assai più confacente alle ambizioni che può nutrire la squadra. Non c’è dubbio, quindi, che la gara col Siena vada vinta a tutti i costi. C’è bisogno di una presa di coscienza generale che porti alla convinzione che domenica a mezzogiorno potrebbe presentarsi l’ultima occasione per sedersi da non sfavoriti al tavolo per la permanenza. Vincere è un obbligo morale, il pari, visto l’attuale distacco e quello probabile dopo i recuperi, servirebbe a poco, anzi, a nulla. In questi casi ci vuole audacia e voglia di sacrificarsi per tenere in vita una speranza che in caso di sconfitta non avrebbe forse ragione d’esistere.

Foto: sport.sky.it

La tentazione del tridente La gara col Siena va vinta assolutamente. Cosmi lo sa e a quanto pare sta seriamente meditando un cambio di modulo. Il sistema di gioco standard, però, potrebbe ancora prevalere. Quindi, con ogni probabilità Julio Sergio difenderà i pali al posto dell’indisponibile Benassi; la difesa vedrà da destra a sinistra: Oddo, Carrozzieri, ed uno tra Tomovic e Miglionico; Cuadrado, Giacomazzi (nella foto), Blasi, Delvecchio e Brivio a centrocampo; Di Michele e Muriel in avanti. Se invece si optasse per le tre punte, Oddo prenderebbe il posto di Cuadrado a centrocampo, con quest’ultimo che avanzerebbe di una ventina di metri, mentre in difesa Tomovic e Miglionico sarebbero entrambi titolari e Delvecchio siederebbe in panchina.

JULIO SERGIO 6,5 Attento nello sbrogliare l’ordinaria amministrazione. Buona la parata su Gabbiadini. Puntuale. ODDO 5,5 Balla terribilmente nel primo tempo, si riscatta nel secondo, ma non raggiunge la sufficienza. Distratto. ESPOSITO 5,5 Mezzo voto in più per aver giocato in stato di sofferenza fisica. Sbiadito. MIGLIONICO 6 Sufficienza stiracchiata: dopo un primo tempo tremebondo, si rifà nella ripresa. Ammonito, salterà il prossimo match con il Siena. Scostante. CUADRADO 6 Il duello con Peluso è quanto di più interessante abbia offerto la gara. Riesce a limitare i danni. Timido. GIACOMAZZI 6,5 Il migliore tra i salentini. Sicurezza. BLASI 6 Acquisto azzeccato. Taglia e cuce quasi fosse un sarto. Ritrovato. DELVECCHIO 6 Prima frazione da dimenticare, in virtù della scarsa attenzione in fase difensiva e la timidezza in attacco. Nella ripresa dà tutto come sempre. Leoncino. BRIVIO 6 Soffre Schelotto oltremodo, ma non regge quando arretra sulla linea dei tre. Compitino. DI MICHELE 4 Non pervenuto. Una giornata storta può capitare, ma il carattere è mancato clamorosamente. Evanescente. BOJINOV 4 Forse, addirittura peggio del compagno di reparto. Dovrebbe aver voglia di spaccare il mondo, invece non si rende mai autore di un’iniziativa interessante. Irritante. DI MATTEO 5,5 Si adegua al grigiore generale. Impacciato. MURIEL 4 Deve imparare una cosa molto semplice: il calcio è uno sport di squadra. Supponente. BERTOLACCI S.V.

Savino Tesoro mostra i muscoli Dopo le condizioni poste da Semeraro senior, ecco la risposta del possibile acquirente Giovanni Semeraro (nella foto a sinistra) è stato molto chiaro alcuni giorni fa asserendo che chi voglia acquisire il pacchetto di maggioranza dell’Us Lecce debba mostrare prima di tutto una capacità economica che possa mantenere la squadra su livelli ad essa confacenti. Un atto d’amore da molti inatteso, visto che il

quantum desiderato per la dismissione sia stato messo in secondo piano almeno a parole. La replica della famiglia Tesoro non si è fatta attendere molto. Ed è stato proprio il massimo rappresentante, Savino (nella foto a destra), a rispondere tra le righe e non solo al numero uno del sodalizio di via dei Templari, palesando un

certo moto di stizza. “Io sono disposto ad acquisire la proprietà dell’Us Lecce anche immediatamente -ha dichiarato. Al momento sono in attesa di sapere l’esatto quantum da corrispondere al gruppo Semeraro in base alla valutazione della società; inoltre le modalità del pagamento, che per altro non abbiamo neppure dis-

cusso, non sono assolutamente un problema per me perché potrei anche oggi stesso ottemperare a qualsiasi loro richiesta”. Insomma, paiono dichiarazioni di un imprenditore che ha tutta la voglia di concludere l’affare; ma una domanda sorge spontanea: com’è possibile che

una tale risolutezza non abbia già prodotto un qualcosa di concreto? Si potrebbe pensare che l’attuale proprietà voglia giocare al rialzo, o più probabilmente che l’aspirante acquirente non abbia poi le idee così chiare come vorrebbero dimostrare le perentorie affermazioni rilasciate.


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18 febbraio 2012

Sport FOOTBALL AMERICANO

BASKET

Nuova sconfitta per il New Basket Lecce Ed ora, col morale sotto i tacchi, ci si appresta a far visita ad un Barletta lanciatissimo Anche in questa occasione il risultato ha sorriso agl’ospiti, al fine di una vera e propria battaglia. Che ha divertito i convenuti, sempre più appassionati a questa disciplina a volte bistrattata. La prima frazione si è chiusa sul +7 per Nardò: 11-18. La seconda ha visto Lecce reagire, ma Nardò ha comunque chiuso sul 33-34. Il riposo ha fatto bene ai padroni di casa, ed il 43-43 alla chiusure del terzo quarto lo ha dimostrato. L’ultima frazione è stata certamente la più spettacolare, tant’è che per la seconda volta si è chiuso in parità: 61-61. Ai supplementari è stato Michele Colella a prendere per mano gli ospiti fino a portarli alla vittoria per 68-74. A fine gara l’espressione di coach Scialpi la diceva tutta sulla delusione del’intero sodalizio. È ora di guardarsi in faccia per capire cosa sia a non funzionare. Se si analizzano le gare sin qui disputate, le attenuanti non

mancano. A cominciare dalle svariate assenze proprio in alcuni match cruciali, che vedevano il Nbl nettamente favorito. A volte è mancata la fortuna, a volte gli avversari hanno saputo dimostrarsi più forti, ma questi assunti non raccontano la verità per intero. La criticità più spiccata risiede nella scarsa concentrazione dei ragazzi nei momenti più tesi. Ed il supplementare contro Nardò ne è la testimonianza più attendibile. Si è riusciti nel sbagliare i canestri più facili e le marcature si sono allargate oltremodo. Ciò è successo in tante, troppe occasioni. La classifica comincia a farsi davvero deficitaria: si è entrati in piena zona play-out e chissà se si riuscirà ad uscirne fuori. La società tutta deve fare quadrato intorno a coach Scialpi, perché la prossima giornata nasconde tante insidie visto che si dovrà far visita al lanciatissimo Barletta. Guardando

I Salento Dragons sono pronti all’esordio I salentini puntano alla vittoria nel primo match contro gli Achei Crotone

la classifica si potrebbe pensare ad un match improbo, ma nello sport nulla è impossibile,

ed il divario ad oggi esistente in termini di punti non rispecchia affatto i valori delle due sfidanti.

I Dragons tenteranno di far propria l’intera posta nella prima di campionato che verrà disputata domenica contro i padroni di casa degli Achei Crotone. I Dragons tengono molto a riproporsi come la più autorevole rappresentativa salentina. La squadra è stata potenziata in virtù dell’inserimento di ben 8 nuovi giocatori provenienti da Taranto, coadiuvati dai “vecchi” Caroli e Pignatelli, che rappresentano il gruppo brindisino. Non mancherà il rientrante Savietti e il nutrito “plotone” leccese con l’aggiunta degli “assimilati” Mohamed ed Abubakar. Ovviamente gli ultimi arrivati necessitano di tempo per rendere al meglio, poiché i meccanismi tattici non si mandano giù a memoria in un battito di ciglia.

Lo staff punta molto sulla preparazione atletica svoltasi nelle ultime settimane. Intanto, coach Leuzzi ha apportato le opportune modifiche agli special team per favorire le caratteristiche di Quarta, uno dei migliori running back del campionato, e del kicker Schirinzi. Coach Nigro, invece, ha lavorato con la propria difesa in modo da mantenere inviolata l’endzone come succede ormai dal 2002 contro i crotonesi. Mentre coach Vitale ha selezionato una serie di schemi che mirano ad esaltare le caratteristiche dei running back e dei ricevitori, con molte sorprese rispetto al passato. L’obiettivo è quello di chiudere il girone al primo posto senza però sottovalutare le altre candidate, assolutamente.

TENNIS TAVOLO

Un momento di vera integrazione Al “Gran premio regionale di tennis tavolo” svoltasi a Lecce si sono sfidati atleti disabili e normodotati La sezione provinciale del Centro Sportivo Italiano ha organizzato il primo “Gran premio regionale di tennis-tavolo”, al quale hanno partecipato numerosi atleti provenienti da ogni parte della regione, sia disabili che normodotati. Pro-

prio questa partecipazione congiunta ha notevolmente nobilitato l’evento. Il tutto, come detto, è stato organizzato dal Csi con la collaborazione degli uomini e delle donne dell’associazione Utopia Sport. Proprio da questo punto di vi-

sta è da evidenziare un significativo passo avanti proprio da parte di coloro che hanno saputo mettere in piedi l’evento, guadagnandosi un plauso convinto da parte dei convenuti e non solo. Il vincitore della categoria “Veterani” è stato

Carlo Pinto, atleta pisignanese proveniente proprio dall’Utopia. Per quanto concerne la categoria “Senior”, è da rammentare come sia immeritatamente sfuggito il primo piazzamento a Mulino, sconfitto dall’ostico Colaci. Più che buona la prova di Paolo Congedo, che ha saputo primeggiare nella categoria under 21, mentre Andrea Turco, sempre di Utopia Sport, ha raggiunto il primo posto nella categoria “Juniores”. Il pri-

mo posto della categoria “Femminile” è stato appannaggio di Anna Grazia Turco, mentre De Carlo ha portato a casa il primato della categoria

“Ragazzi”. Discrete anche le performance di Davide Borgia e di Marco De Santis, arrivati rispettivamente secondo e terzo.


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18 febbraio 2012

STORIE DELL’ALTRA LECCE I BALCONI LECCESI, TRA STORIA E LEGGENDA

I guardiani del tempo

Anno I - n. 4 Reg. Trib. Lecce n. 3 del 24.01.2012 Direttore Responsabile Alessandra Lupo

Dai volti degli innamorati che si guardano da lontano alla vita che scorre nei vicoli, racconti di una Lecce segreta, all'ombra del barocco

Gli articoli non firmati si intendono a cura della redazione Editore: Apulia Press srl Via A. M. Caprioli, 10 - Lecce

Custodiscono storie e segreti, si lasciano sfuggire sospiri e pensieri. Tanti ne son passati di là. Dirimpettai o distanti. Sinuosi, opulenti o scarni. Impreziositi da foglie d’acanto e figure apotropaiche, mangiucchiati da ruggine e tempo. Dominano Lecce dall’alto... i balconi. Ed è da lassù che si può guardare la città da un punto di vista diverso, veder passare le vite degli altri, e le nostre. Macchie veloci in movimento, voci che s’inseguono e confondono, laggiù. E loro, i balconi, lì. Fermi ad ascoltare e osservare. Silenziosi testimoni impettiti o acciaccati, più belli se vivono nella Lecce più antica. Lì dove sono passati stili e arti, temperie ed estro, i ter-

razzini paiono diversi. Eleganti quasi, anche se l’incuria e le stagioni li fan sembrare vecchi. Se potessero parlare sarebbero racconti, e quanti racconti… di vita vissuta. Di chi è passato di corsa e chi s’è fermato nella scheggia di spazio e aria che racchiudono. Passeggiare a naso in su nella città barocca, è un dono per lo spirito e una tela per i pensieri. Ad occhi chiusi s’immaginano vite avvolte e aprendo lo sguardo pare quasi di vederle, quelle storie. Stretti o sinuosi, ad un tiro di schioppo si osservano tra loro. Come se parlassero una lingua sconosciuta, tronfi di fregi o luminosi di lampioni, rifugio e

Stampa: Master Printing Srl, Modugno (Bari) Free Lecce è un settimanale distribuito gratuitamente a Lecce. Per la pubblicità su questo periodico: tel. 0836.426350

culla di uccelli ballerini, piante in fiore e gramigne testarde. Talvolta danno voce ai segreti che racchiudono e raccontano anche loro, storie vere e leggende perse in un tempo lontano. Proprio in questi giorni il cuore storico della città barocca svela gli arcani di un amore giovane e pulito, che forse c’è stato o forse no. Ne restano impressi i segni sui muri che si guardano, di sbiego, tra via D’Aragona, via Vignes e via dei Teutra. Volti di due ragazzi innamorati, senza nome né colori, bianchi di calce e magia. Lasciati da un artista o dal fato, ognuno creda ciò che vuole. Un vecchio cantastorie strimpellando raccontava di loro. Giovinetti adolescenti, innamoratisi di sguardi, lanciati schivi e imbarazzati dai balconi di casa. Ci sono imposte verdi consunte, e pochi listini

di ferro battuto, ora, laddove sbucava lui. E di fronte un altro muro e un altro angolo, che ha visto volare messaggi e sorrisi del cuore, di una ragazzetta gentile. Un balcone più ricco e un lampione, oggi, lassù. Quell’amore puro e struggente era osteggiato dalle famiglie dei due fidanzatini, tanto da renderlo impossibile. Per questo, per non consegnare ad altri le chiavi del loro cuore, Giulietta e Romeo di casa nostra si lanciarono nel vuoto. Di loro, resta una storia dolceamara e il volto di lui, impresso nel muro all’angolo di quella strada… Le vie son quelle del cuore, tra corti e angoli gentili. Foto ammonticchiate tra mito e storia, di quotidianità e piccole cose. Tra comignoli di calce e terrazze con lenzuola stese ad asciugare, ancora si sentono voci di donna e strilli di bam-

bini, perché lassù il sole arriva prima e illumina spaccati di città che altrove sembrano diversi. Il Duomo, la chiesa di San Matteo, e altre perle di questa Lecce a volte sonnecchiosa, a volte troppo veloce, dall’alto paiono altra cosa. Alle Giravolte, tra vicoli tortuosi e consunti, poche piante adornano balconi che hanno visto arrivare e passare l’amore. Comprato, venduto, cercato. Gli occhi stanchi di un’anziana “Bocca di Rosa”, canuta e malferma si alzano al cielo, e mentre mi dice “che bello affacciarsi da un balcone.. .Vedere le strade, la gente che passa…eh.. ne sono volati sospiri d’amore da lassù..!”, ho come la sensazione che anche in quelle stanze qualcuno abbia sognato un po’ di dolcezza e sentimento vero, seppur acquistato a basso costo. Fabiana Pacella

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FREE Lecce n. 4 del 18.02.2012  

Settimanale d'informazione di Lecce

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