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Settimanale gratuito - Anno I - Numero 17

EDITORIALE

Un tunnel lunghissimo di Aelle Si dice che gli effetti della crisi economica stiano arrivando davvero solo ora. Che territori lenti come il nostro vivano con una sorta di fuso orario permanente persino i problemi. Le difficoltà dell'informazione locale dimostrano che anche chi ha nel suo dna la lotta spietata dettata dalla concorrenza quotidiana, ora non sa più come restare a galla. Le piccole ma vivacissime aziende dell'informazione salentina, da sempre tali e tante da costituire un'anomalia rispetto al resto del Paese, per quantità e spesso anche per qualità, rischiano di essere spazzate via come le casette dei tre porcellini. Il risultato è uno stato generale di allarme, che suona così forte da non essere quasi più percepito, aumentando la soglia di sopportazione a tutto. Tolleriamo con un'alzata di spalle il precariato, diventato quasi uno di famiglia, ci uniamo al brusio inarrestabile del mal-

contento e ci risvegliamo ogni giorno un po' più insensibili. Forse si tratta di sopravvivenza ma come negare che nell'ultima tornata elettorale nemmeno la denuncia sulla compravendita dei voti scandalizzava più come un tempo. La situazione si rispecchia con durezza nella condizione delle carceri. Sovraffollate e perennemente sotto organico, in allarme da troppo tempo. Questo non può spiegare una morte assurda come quella di lunedì scorso, avvenuta sotto gli occhi di tutti, ma forse può dirci qualcosa sull'indifferenza con cui abbiamo appreso che quello “non era e non è un caso isolato”. Il malessere generale sembra portarci indietro nel tempo, ad un livello di consapevolezza inferiore dove trova spazio persino il ritorno fuori tempo dell'eroina a buon mercato. Rientrando un po' tutti in un tunnel lunghissimo da cui non si vedono uscite.

19 maggio 2012

Sciopero mortale La tragedia nel caos del sovraffollamento La morte di Virgil Cristria Pop, 38enne originario di Bucarest che per protesta aveva iniziato lo sciopero della fame e si è spento lunedì scorso dopo cinquanta giorni di digiuno, porta nuovamente alla luce la situazione esplosiva delle carceri italiane e pugliesi, in cui Lecce si colloca in una posizione drammatica. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di omicidio colposo e ha disposto autopsia e l’acquisizione delle cartelle cliniche, per far luce su una morte tanto tragica quanto forse annunciata. Mentre la struttura ha avviato un'ispezione interna, nel registro degli indagati per ora figurano 15 persone ma dal carcere arriva il grido d'allarme degli operatori: “Quello di Virgil non era un caso isolato”

Viene dal mare e conduce alla danza, Arriva la banda!

Attualità Accordi e rimpianti. Il Pd a caccia di perché Pag. 5

POST IT

Attualità

Vendola ha detto: “Il centrosinistra non può continuare ad aspettare Godot in attesa dell'arrivo salvifico dei centristi come se fossero dei protagonisti mitologici”. Metà uomini, metà politici?

Mercato di Settelacquare, l’animale morente Venerdì 25, alle Officine Ergot, la BandAdriatica presenta il nuovo album. Undici tracce che esortano al movimento e all’incontro, ma anche alla discussione sfrenata di se stessi

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Attualità

Sciopero mortale La morte in carcere di Virgil Cristia Pop riporta l'attenzione su Borgo San Nicola. Ma dal carcere leccese avvertono: “Il suo non era un caso isolato” Virgil Cristria Pop, 38enne originario di Bucarest, era finito in carcere nel 2000 per furti e rapine, ma aveva continuato a proclamarsi innocente. Aveva deciso per protesta, per oltre cinquanta giorni, di condurre lo sciopero della fame nel carcere di Borgo San Nicola. Una decisione che lo ha portato alla morte in un letto dell’ospedale Vito Fazzi, ancora una volta solo. La Procura della Repubblica ha

aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di omicidio colposo e disposto l’acquisizione delle cartelle cliniche, per far luce su una morte tanto tragica quanto forse annunciata. Nel registro degli indagati per ora figurano 15 persone ma il caso del 38enne romeno deceduto nei giorni scorsi riporta alle cronache la situazione degli istituti di pena italiani. “Sono tante qui dentro le sto-

rie come quella di Pop Virgil, in molti sono nelle sue stesse condizioni, in 30 o forse 40 sono in sciopero della fame: c’è chi protesta perché vuole essere trasferito, chi si dichiara innocente, quasi tutti sono stranieri”, racconta il vicedirettore del carcere di Lecce, Giuseppe Renna. “Si proclamava innocente, non aveva grosse possibilità economiche e non aveva famiglia. Noi lo aiutavamo come potevamo e

Sovraffollamento e poche guardie. E la lentezza della giustizia fa il resto Le carceri pugliesi sono quinte in Italia per numero di detenuti. Numerosi i stranieri e le donne. E in tanti sono in attesa di giudizio I dati aggiornati allo scorso 30 aprile e pubblicati dal Ministero della Giustizia sono preoccupanti A fronte di una ca-

pienza regolamentare di 2.463 unità sono ben 4.427, infatti, i detenuti presenti nei dodici istituti pugliesi. Cifre che rac-

contano il profondo malessere che attraversa le strutture della regione e in particolare quello di Borgo San Nicola

anche i volontari tentavano di aiutarlo. In verità il carcere finisce sui giornali quando

(nella foto), alla periferia di Lecce, dove, a fronte di una capienza di 660 posti disponibili, si registra una presenza di quasi 1.400 detenuti (quasi un terzo dell’intera regione). Sovraffollamento, carenze igienico-sanitarie, mancanza di supporto psicologico e la cronica insufficienza di personale, sono solo alcuni tra i mali che affliggono il penitenziario salentino. In questi mesi è stato il Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) a lanciare l’allarme, denunciando il clima di tensione e violenza che serpeggia nelle carceri e che sarebbe pronto ad esplodere in qualsiasi momento. Le prima avvisaglie si sono avute con le manifestazioni di protesta che hanno visto i detenuti impegnati nel percuotere violentemente le suppellettili contro le inferriate in quasi tutti gli istituti di pena pugliesi. Nei primi mesi del 2012 ci

I diritti 'ingabbiati' dei detenuti Il racconto di un'insegnante del carcere. "La nostra civiltà si misura anche dalle condizioni delle nostre carceri" Cosa accade poi, davvero, dietro quelle sbarre? Per capirlo ci siamo rivolti a chi, ogni giorno, per lavoro varca il confine di quel mondo a parte che è il carcere. Lei è Angela Iudici (nella foto), insegnante, che da anni svolge il suo compito all’interno della casa circondariale di Lecce. Insieme ad altri colleghi, si cura dell’istruzione dei detenuti che devono conseguire il diploma di scuola media. I suoi alunni, non più bambini, sono uomini con alle spalle una storia spesso di piccoli reati. Lei è per molti l’unico contatto

con il mondo esterno. “I migranti sono i più svantaggiati racconta-. Non ricevono visite da nessuno. Non hanno reti familiari che li sostengano. Ma anche gli altri non se la passano bene. Basti pensare che sono costretti in celle piccolissime, dormono su letti a castello sui quali per motivi di altezza è possibile solo stare distesi. Gli spazi sono così angusti da non permettere a due detenuti di stare in piedi nello stesso momento. La luce, sempre artificiale, non è presente nell’angolo servizi igienici, così da dovere sceglie-

re tra la privacy (se così si può dire) e la luce”. Uno scenario terribile, aggravato dalle condizioni di sovraffollamento. “Al momento sono presenti circa 1400 detenuti a fronte di una capienza di 600. La situazione dunque è esplosiva. Uno dei problemi più seri è costituito dai tempi di attesa per una qualunque richiesta. Se un detenuto ha bisogno di qualunque cosa, deve richiedere un colloquio con gli educatori, il tramite tra lui e la realtà carceraria. Ho assistito spesso a richieste inevase per molto tem-

po. È chiaro che questo non aiuta. E anche con le guardie carcerarie non va meglio. Anche loro sono reclusi, per lavoro e non per colpa, in pochi per un numero altissimo di detenuti. Il meccanismo è tale da far pensare, a fronte di qualunque richiesta di aiuto, che si sia di fronte all’ennesima simulazione piuttosto che ad un allarme reale”. Come sono i rapporti tra la po-

succedono queste cose. Ma noi come tutti dobbiamo combattere ogni giorno, senza ave-

sono stati oltre 300 episodi di protesta. Decine anche i casi accertati di autolesionismo, quasi 50 episodi gli scontri fisici tra detenuti con ferimenti anche gravi. “Riteniamo -commenta Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappeche per consentire condizioni di lavoro decenti nelle carceri pugliesi sia necessario l’incremento urgente di almeno 400 poliziotti penitenziari”. La Puglia è al quinto posto, dopo Lombardia, Sicilia, Campania e Lazio, nella speciale classifica delle regioni italiani con il maggior numero di reclusi. Elevato anche il numero di detenuti stranieri, 839 (di cui solo uno in regime di semilibertà) e soprattutto di donne, ben 204. Notevoli spunti di riflessione e analisi vengono poi dalle tabelle relative alla posizione giuridica dei detenuti italiani. In particolare, dei 4.427 soggetti presenti nelle carceri pugliesi, solo poco più

lizia penitenziaria e i reclusi? “Beh, ciascuno ha una differente sensibilità verso i detenuti e un relativo rapporto”. E sul piano della tutela della salute? Cosa avviene a chi, come nel caso specifico, decida di intraprendere uno sciopero della fame? “Ne abbiamo parlato in classe. Mi hanno raccontato che solitamente si obbliga il detenuto a un quotidiano controllo del peso. L’infermeria è sempre in funzione, così come le prestazioni odontoiatriche. Per il resto c’è l’ospedale. Mi hanno però raccontato che è terribile recarsi in una struttura pubblica con le manette ai polsi e con le madri che richiamano, spaventate, i propri figli. Una cosa davvero curiosa che mi hanno riferito soprattutto le donne è che per ogni malore, per ogni tipo di disagio, viene somministrata sempre la stes-

re possibilità economiche, con mille problemi”. Andrea Morrone

della metà, ossia 2.634, stanno scontando una condanna definitiva. Il resto può essere suddiviso tra imputati in attesa di primo giudizio, ben 1.030; appellanti, 450 e ricorrenti, 378. Vi sono infine altre 107 unità racchiuse in un cosiddetto “gruppo misto”, in cui confluiscono i detenuti imputati con a carico più fatti, ciascuno dei quali con il relativo stato giuridico, purché senza nessuna condanna definitiva. Si tratta di uno spaccato indiscutibile di un altro dei grandi mali della giustizia italiana: la lentezza dei processi. Nei mesi scorsi è stato uno studio effettuato dall’Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari del Consiglio nazionale delle ricerche (Irsig-Cnr) a mettere a confronto i sistemi giudiziari europei con quello italiano per valutare e promuovere la qualità della giustizia nel nostro Paese, risultato uno dei peggiori d’Europa. (a.m.)

sa pillolina rossa. Cosa sia, davvero, non lo so. Non credo sia una panacea...”. E sul piano dei diritti? “Noi insegnanti combattiamo ogni giorno per far capire che anche in carcere l’istruzione è un diritto e non un premio. Mi è capitato di veder sparire da un giorno all’altro dalla mia aula un alunno perché punito in seguito a un comportamento inappropriato. Ora, non entro nel merito della vicenda, certo è che in nessun caso si dovrebbe minare il diritto all’istruzione. Quanto questo fattore sia tenuto in considerazione lo dimostra la coincidenza tra l’ora d’aria, come si immagina indispensabile per chi vive in quel luogo, e le ore di lezione. I detenuti sono costretti a scegliere a quale delle due cose rinunciare. Non dovrebbe essere così”. Melissa Perrone


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Attualità

E in tempi di crisi tra i giovani torna l'eroina L’operazione “Valle Cupa” che ei giorni scorsi ha portato a 35 arresti nel leccese, fotografa il ritorno da protagonista dell'eroina, sinora relegata a droga degli emarginati 35 arresti e una costante nelle indagini. Il ritorno dell’eroina. L’operazione “Valle della Cupa”, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Lecce, guidati dal colonnello Maurizio Ferla, ha evidenziato questo fenomeno inatteso e preoccupante. Una sostanza che nell’immaginario collettivo rimane ancorata agli anni ’80, alla sua caratteristica di droga degli emarginati, della fuga dalla realtà verso i paradisi artificiali. Una droga che invece oggi, a sorpresa, torna di moda soprattutto tra i giovanissimi. La crisi economica, insomma, morde non solo le famiglie e le imprese, ma anche i tossicodipendenti: i consumatori abituali di droga, complice le crescenti difficoltà economiche per procurarsi le sostanze, stanno sempre più

passando dall’uso di cocaina o ecstasy a quello di eroina. Il motivo è semplice: per “sballarsi” è necessaria una dose minore e molto meno costosa. Dalle carte dell’inchiesta emerge come l’organizzazione, che non cedeva mai quantitativi di eroina inferiori ai cinque grammi, aveva prezzi concorrenziali: circa 100 euro per ogni involucro. Quantitativo che, però, non corrispondeva mai ai cinque grammi ma a 4,7. Come dire un guadagno sul guadagno. Il gruppo aveva tre differenti canali di approvvigionamento. Soprattutto quello brindisino, e poi quelli alternativi nel tarantino e nel napoletano. Altra dimostrazione di come la Puglia e il Salento siano tornati al centro dei traffici della dea della morte bianca, i cui carichi viaggiano attraverso la rotta balcanica. “Il traffico

di stupefacenti -commenta il procuratore Cataldo Motta- costituisce una situazione endemica al nostro territorio. Un mondo che distrugge,

coinvolge e affiata. Qui siamo di fronte ad un settore tradizionale, quello dell’eroina, che ridiventa la droga di tutti, capace di provocare morti e

spezzare vite”. Da alcune intercettazioni ambientali è emerso che uno degli arrestati, Roberto Corpus, si era offerto di acquistare la

Affari di cuore

pendenze di quello che secondo gli inquirenti era il leader indiscusso dell’organizzazione, il 51enne Antonio Sileno (già condannato in passato per omicidio e nell’ambito delle operazioni Lupiae e Affinity), agivano, con compiti di direzione e coordinamento dell’associazione, la sorella Carmela e la compagna Angela Colacicco, incaricate di organizzare l’attività del gruppo. Un vero e proprio direttorio, come l’ha definito il colonnello Ferla, capace di gestire e coordinare il traffico di so-

stanze stupefacenti in gran parte della penisola salentina. A latere, con il compito di reperire e distribuire l’eroina, vi erano il terzo dei fratelli Sileno, Giancarlo; il fratello di Angela Colacicco, Paolo; Maurizio Mazzei; Carmela Sileno e il compagno Mario Camassa. Fra i principali e più attivi pusher di cui l’associazione si serviva per la vendita al dettaglio dell’eroina, i fratelli Marco e Gianluca Saponaro con le rispettive ragazze, Luana Quarta e Roberta Ventura. Con loro anche Rosanna Tornese, nipote di Mario e An-

Le indagini e gli arresti, 36 complessivamente, hanno sgominato un presunto sodalizio criminale fortemente radicato sul territorio, organizzato gerarchicamente, con uno stretto intreccio di parentele e relazioni sentimentali (ben 16 degli arrestati, infatti, sono legati tra loro a vario titolo) e caratterizzato da una forte presenza femminile anche nei ruoli di vertice dell’organizzazione. Alle di-

casa di Gianluca Saponaro dietro il corrispettivo di due chili di cocaina purissima, affare sfumato per volontà di quest’ultimo, che preferiva i contanti. Un aspetto singolare che dimostra che la droga, al di là delle crisi economica, continui ad avere mercato e potere d’acquisto. Andrea Morrone

gelo, nomi storici della Scu ritenuti a capo dell’omonimo clan. Un intreccio di parentele e legami sentimentali dunque, in cui, secondo i principi ereditati dalla Sacra corona unita, le donne avevano un ruolo determinante, sia sotto il profilo organizzativo che quello della gestione degli affari, soprattutto quando gli uomini scontavano periodi di detenzione, come nel caso emblematico di Antonio Sileno, arrestato a dicembre 2009 e tuttora detenuto. (a.m.)


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Politica

Accordi e rimpianti. Il Pd a caccia di perché Nel centrosinistra leccese continua il de profundis del Pd che guarda all'accordo con Udc (e Io Sud) come a un'occasione persa Bufera, fallimento, rifondazione, fuga, indignazione: di parole, al centrosinistra leccese del post-amministrative, ne sono già state dedicate tante. La batosta, però -rappresentata dall’esuberanza dei numeri di Perrone e dalla modestia delle preferenze raccolte, invece, da Pd & Co- offre alla coalizione rappresentata da Loredana Capone la possibilità di meditare a lungo sugli errori commessi. La cronaca di questi giorni, intanto, impone una distinzione essenziale tra le forma-

zioni di centrosinistra: da una parte c’è il Partito Democratico e dall’altra c’è Lecce Bene Comune. Se per quest’ultima il risultato non può certo ritenersi eccellente -pur contando su un autentico exploit di Carlo Salvemini- per il Pd si è trattato di vero e proprio “harakiri”, con conseguenze evidenti e opposte sull’umore delle due parti. Il Pd, a Lecce come su scala nazionale, appare come un contenitore pronto ad ospitare le tante, forse troppe identità dei suoi dirigenti, ri-

schiando, per effetto, di diventare un progetto sempre meno attraente per l’elettorato di centrosinistra. Anche perché, come diceva qualcuno già dai tempi dell’Ulivo, la collocazione del partito di riferimento dell’intera area politica si rispecchia sempre più in uno sbiadito “centro-centrosinistra”. Tuttavia, se da Roma arrivano sensazioni di intesa con i più moderati, a Lecce qualcuno avrebbe addirittura saltato il fosso. L’ex capo dell’opposi-

zione cittadina, Antonio Rotundo (nella foto in alto), lo ha sottoscritto in una conferenza stampa durissima di qualche gioro fa, accusando il centrosnistra di aver “ceduto a una cultura marginale”, il componente del coordinamento provinciale del Pd, Umberto Uccella, ha rincarato la dose dichiarando che, per le amministrative leccesi, “occorreva costruire un’intesa più larga che guardasse all’Udc e a tutto il Terzo Polo, compresa la senatrice Poli Bortone”. È su certi punti che, probabilmente, l’elettore del Partito Democratico viene colto da labirintite e crisi d’identità. Quando il duello si fa troppo difficile, non c’è niente di meglio che allearsi con l’avversario: come antico proverbio da trovare nei biscotti cinesi non avrebbe sfigurato, ma se questa diventa filosofia applicata alla politica, c’è, evidentemente, qualcosa che non quadra. E così, in un’atmosfera da “tutti colpevoli, nessun colpevole”, mentre il Pd leccese aspetta il commissariamento, che pro-

Giunta delle mie brame In attesa che il sindaco Paolo Perrone (nella foto) torni dalle vacanze post-elettorali, le ipotesi sulla formazione della neo Giunta si rincorrono, lasciando spazio a interpretazioni, talvolta, inverosimili. Di certo, questa volta, c’è che il primo cittadino leccese ha tutti i numeri dalla sua e, proprio in virtù di questa supremazia, non sarà costretto a negoziare più di tanto. Partiamo dal presupposto che, probabilmente, non tutte le liste accederanno a un assessorato e di quest’idea pare essere lo stesso Perrone. Le possibilità che questo accada sono alte, ma chi sarà la lista orfana di una poltrona in Giunta?

Qualcuno pensa che possa essere Io Sud, magari in cambio di una postazione provinciale, togliendo Perrone dall’imbarazzo di avere accanto uno dei vecchi avversari. Ma il coordinatore provinciale del movimento Gerardo Filippo ha invece alzato la posta, puntando alla poltrona di vice sindaco per un esponente del movimento che ha contribuito con il 5,5%. Posizione su cui la Poli ha già però chiarito: “Non esistono turi alla fune, deciderà il sindaco”. Intanto, alcune indiscrezioni vorrebbero che proprio la poltrona da vice sindaco possa essere assegnata al più giovane tra i papabili: Andrea Guido, de-

lla lista Lecce Citta del Mondo. Forte dei suoi 1.090 voti, Guido è descritto da molti come il “pupillo” di Perrone. Oltre le inevitabili novità, ci sarà, verosimilmente, anche qualche riconferma: l’assessorato al Bilancio resterà quasi certamente nelle mani di Attilio Monosi mentre quello ai Lavori Pubblici sembra destinato a restare di competenza di Gaetano Messuti. Poi, in ordine per numero di preferenze, ci sono Damiano D‘Autilia, presidente di Alba Service, e Severo Martini, il quale, però, potrebbe cedere il posto al mantovaniano Luigi Coclite. Per quanto riguarda possibili new entry -oltre il

già citato Guido- ci sono Alessandro Delli Noci, per Fli, Rocco Ciardo e Paolo Cairo, della lista “La Puglia prima di tutto”; mentre, dalla lista “Grande Lecce”, potrebbe venir fuori il nome di Luca Pasqualini, dipendente dell’Ufficio Casa della Lupiae. Verso una possibile riconferma, anche Alfredo Pagliaro, passato dal Pdl al Movimento Regione Salento. (a.g.)

babilmente arriverà solo dopo i ballottaggi, si sono fatti avanti gli “indignati del partito” (nella foto in basso), un gruppo di militanti veraci, pronti a fungere da stella polare, nel momento più oscuro dell’intero schieramento. A loro l’arduo compito di riportare il Pd sui binari giusti: nelle piazze e per le strade, anche le più buie e periferiche. Al netto dei risultati del voto, infatti, l’analisi sulla morfologia politica leccese deve obbligatoriamente prendere in considerazione l’operato degli ultimi cinque anni. Cinque

anni, nei quali, il Pd raramente è uscito dalle proprie stanze per insediarsi con determinazione nei quartieri. Parlare a posteriori potrà risultare un esercizio banale quanto inutile, ma, per vincere, questo centrosinistra avrebbe dovuto identificarsi con i leccesi, entrare nelle loro case e avere la capacità di ascoltarli, prima ancora che di parlare. Oppure -a voler essere più cinici di Uccella- avrebbe potuto, più semplicemente, candidare Paolo Perrone. Andrea Gabellone

Hollywood a Palazzo Carafa Il risultato così eclatante della tornata elettorale ha fatto di Perrone l’unico sindaco rimasto al Pdl ma ha convinto i produttori di Hollywood a proporre una serie di nuove produzioni per la nuova stagione cinematografica. Io sono leggenda: in un mondo di vampiri e succhiasangue, si staglia la figura eroica di Paolo Perrone, giovane ma determinato sindaco deciso a combattere l’Imu. Un film di difficile realizzazione perché il genere fantascienza non è di moda. The Avengers: Hulk, Thor, Capitan America e la Vedova nera compongono una giunta di supereroi impegnati a salvare Lecce dal degrado e dall’iniquità. Hulk è sempre incazzato (Angelo Tondo?), Capitan America crede in un mondo migliore (Damiano D’Autilia?), Thor ha una visione superiore della sua missione (Gaetano Messuti?), la Vedova nera (beh, questa è facile). I puffi: Grande classico per bambini, in questa nuova versione 3D non mancheranno i tanto amati folletti blu: il grande puffo (Roberto Marti), nonna Puffa (ehm…), il puffo brontolone (Wojtek Pankiewicz), il puffo curiosone (Attilio Monosi), il puffo golosone (Paolo Cairo), puffo quattrocchi (Lucio Inguscio). Per Gargamella se la giocano uno originario di Cursi e uno di Muro Leccese… Amare Lecce con trasporto Adriana Poli Bortone e Gianni Peyla sono d’accordo. Il filobus è una risorsa e solo se ci si impegna tutti insieme si potrà farlo partire. È questa la spinta che i leccesi stavano aspettando…


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Attualità

Settelacquare, l’animale morente Non c’è solo la crisi. A Settelacquare gli esercenti gettano la spugna. Box in vendita e banchi chiusi. “Questo mercato sta morendo, per colpa di istituzioni e associazioni di categoria”

“Sono già le 11 e io mi vergogno di farle vedere quello che ho in cassa”. Pino De Gaetano, una famiglia di pescivendoli da tre generazioni, mostra le banconote dell’incasso della giornata. 35euro appena. “Siamo un malato terminale. E non è solo colpa della crisi. Quella è subentrata dopo”. Lui è il presidente dell’associazione “La Tettoia”, che raggruppa gli esercenti di viale Marconi prima, di piazza Libertini poi, del mercato di Settelacquare ora. Nel pieno della mattinata, il capannone è semivuoto. Le saracinesche di alcuni box sono abbassate, se ne annuncia la vendita. I teli coprono diversi banchi della frutta. “Io resisto fino a fine mese, poi me ne vado”. Gigi Coppola, che questo mestiere lo mastica da 19 anni, di promesse di rilancio di Settelacquare ne ha fin sopra i capelli: “Ci hanno detto che avrebbero aumentato i collegamenti degli autobus, macché. Ci hanno giurato che ci sposteranno, ma io non ci credo più”. Si coglie tutta la stanchezza di spergiuri politici e della realtà di un polo che non decolla nelle parole degli operatori del mercato cittadino. Un animale moribondo, paradossalmente nel tempo in cui dovrebbe avere maggiore slancio. Nelle altre città d’Italia, è realtà il boom del commercio al dettaglio rionale, grazie ai prezzi più contenuti e alla filiera corta. Non qui, però. Non a Lecce. Il mercato è stato trasferito nel 1999, quando in questo quartiere c’era il deserto. Solo

Multietnico e nuovo mercato, le sfide mancate

sterpaglie e poche abitazioni. “Poi, il colpo di grazia è arrivato con l’apertura dei discount e supermercati intorno. Una concessione delle licenze alla media distribuzione permessa e concordata da istituzioni e associazioni di categoria. Ecco perché siamo stati decimati”, puntualizza De Gennaro. “La Tettoia”, nata per contrastare lo spostamento di questa che una volta era la “chiazza cuperta” del centro, registrava agli inizi ottantacinque iscritti. Ne resta la metà. E quella che rimane soffre. “Cosa cambia rispetto a quel capannone di piazza Libertini, chiuso dopo diciotto anni perché ritenuto sconcio? Le carenze igienico sanitarie -incalza il presidentesono le medesime. Basta guardare alla pavimentazione, alla raccolta delle acque reflue, ai box di dimensioni ridotte, la pioggia che filtra dal tetto. Inoltre, non sono tutelati i clienti. C’è una postazione di polizia commerciale, ma mancano i vigili”. Insomma, la struttura, voluta dall’allora sindaco Adriana Poli Bortone con una previsione di spesa di 700mila euro (cui se ne aggiunsero altre 300mila

Anche il mercatino multietnico è “off limits”. Ed è in netto ritardo il trasferimento, accanto, dei commercianti di Piazza Libertini, proprio ciò che dovrebbe favorirla

per la manutenzione), avrebbe dovuto essere temporanea. La precarietà, tuttavia, è diventata la regola da tredici anni, in attesa di una svolta ancora lontana. Due sono le alternative prospettate ai dettaglianti. La prima, la più sospirata, è il trasferimento in piazza Tito Schipa, sotto la famosa tettoia liberty smantellata. Ma i lavori bloccati dalla Sovrin-

Ma in piazza Tito Schipa il tempo si è fermato Un cantiere fermo da un anno: dentro tesori nascosti della Lecce antica, fuori le proteste dei commercianti della zona e degli automobilisti che quell’area la conoscevano soprattutto come un grande parcheggio a due passi da Piazza Mazzini. Piazza Tito Schipa, sulla carta, dovrebbe diventare un nuovo snodo commerciale nel cuore della città con un mercato rionale, un centro direzionale, un centro commerciale, un parcheggio interrato su tre livelli e spazi ver-

tendenza allungano i tempi. La seconda ipotesi è quella di una nuova struttura di fronte all’attuale, per creare un tutt’uno con il multietnico e le nuove costruzioni. Ma su questo i commercianti storcono il naso: “Non hanno capito che ci serve un mercato in centro. Qui proprio non si riesce a ingranare”. Tiziana Colluto

di attrezzati. Anche la famosa tettoia liberty che fu rimossa dalla vicina Piazza Libertini, dovrebbe trovare qui la sua definitiva dimora, insieme al mercato coperto che per volere del sindaco Poli Bortone, fu spostato a Settelacquare. I lavori, assegnati in via definitiva alla ditta De Nuzzo, aggiudicataria del project financing da 23 milioni di euro avviato dal Comune nel 2005, sono iniziati il 7 marzo dell’anno scorso ma sono stati bloccati pochi giorni dopo. Alle ruspe, infatti, è bastato scavare poco sotto l’asfalto per vedere affiorare dei resti archeologici passati automaticamente al vaglio della Soprintendenza dei Beni Culturali che, data la natura dei ri-

La vista è spettrale. Nel cuore della settimana, tutti e 34 i box del mercato multietnico sono chiusi. Di commercianti neanche l’ombra. Hanno abbandonato il campo anche gli ultimi che avevano sfidato la solitudine della periferia. È questa l’altra faccia della medaglia di Settelacquare e, per ora, del suo fallimento. Il “mercatino delle etnie” era stato inaugurato il 23 aprile dello scorso anno, per accogliere le merci e i gioielli delle tradizioni straniere, dalla Cina al Marocco, dal Senegal all’India. Un canone sociale per l’affitto dei posteggi avrebbe dovuto agevolare gli investimenti. Fino al 31 dicembre 2013, è fissato in 9 euro mensili per i box più piccoli, in 16 euro per i più grandi. L’obiettivo dichiarato è quello di favorire l’integrazione delle etnie e la rifunzionalizzazione della struttura, preda dei vandali più e più volte, anche a causa di un contratto per il servizio di vigilanza attivato solo per un mese da parte di Palazzo Carafa. Poi, qualcosa è andato storto. La spesa non vale l’impresa, visto che si sborsano in media 30mila euro a container per importare i prodotti dall’estero destinati all’allestimento, mentre a Settelacquare non compra nestrovamenti, ha “evidenziato la necessità di un’adeguata valutazione dell’interesse culturale”. Il risultato: stop al cantiere fino a quando l’analisi degli archeologi non avrà chiarito la natura del sito, la sua importanza e, dunque, il suo futuro. Futuro che è ovviamente legato a doppio filo a quello dell’intero progetto di riqualificazione dell’area che, secondo quanto recita il verbale dell’ultimo sopralluogo della Soprintendenza “non può concludersi sino a quan-

suno. È per questo che i commercianti stranieri hanno preferito continuare a vendere nei mercati e nelle fiere. Su di loro, tuttavia, pesa la mannaia del ritiro delle licenze. Già il 16 settembre hanno ricevuto una lettera molto chiara da parte degli uffici comunali: apertura entro 15 giorni, pena l’assegnazione dei box ad altri. L’altalena delle saracinesche che si alzano e si abbassano è dettata soprattutto dal timore che questo accada. Anche perché, nel frattempo, ancora non è avvenuto ciò che avrebbe dovuto verificarsi e che avrebbe potuto favorire il rilancio del mercatino, vale a dire il trasferimento nei nuovi plessi, costruiti accanto, degli attuali commercianti di piazza Libertini. 48 strutture amovibili, suddivise in quattro isole, i cui lavori sono iniziati a marzo dello scorso anno, sono stati ultimati, ma i posteggi non sono ancora attivi. Si è speso oltre un milione e mezzo di euro per questo, di cui 309.875euro di fondi regionali e il resto a valere sul bilancio comunale. Lo spostamento era previsto per l’inverno. Poi si è attesa la campagna elettorale. Ora non ci sono più scuse. (t.c.) do non si saranno acquisti i pareri preliminari”. In attesa del parere definitivo, un gruppo di commercianti delle vie limitrofe ha manifestato con una lettera aperta al Comune, il disagio per la mancanza di parcheggi che penalizza gli affari. Ai passanti più curiosi, invece, non resta che sbirciare al di là delle transenne per dare un’occhiata agli scavi e provare ad immaginare com’è la Lecce sotto i nostri piedi. Maria Grazia Maci


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Attualità IN BREVE Telerama vola sul 12 ma le tv salentine restano in affanno

Anche i giornalisti, nel loro piccolo... La protesta arriva in Prefettura. Il caso Lecce diventa nazionale

Dalle redazioni alla Prefettura. E questa volta non per raccontare le vertenze degli altri. La protesta dei giornalisti nasce ufficialmente da qui, con tanto di benedizione della prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta (nella foto a sinistra). D’ora in poi nessuno potrà più dire di non sapere, di non aver capito: il settore dell’informazione è in crisi, i giornalisti sono precari, la professione, e il diritto all’informazione stessa, è a rischio. Seduti intorno a un tavolo, così tutti insieme, non li si era visti ancora. Le rappresentanze sindacali (Assostampa,

Flc Cgil, Fistel Cisl e UilCom), quelle datoriali (Confindustria e Camera di Commercio), quasi tutti gli editori locali, l’Ordine dei giornalisti e i rappresentanti istituzionali, hanno dovuto confrontarsi su quello che finora qui a Lecce, e forse in Italia, nessuno ha mai avuto il coraggio di dire: se di crisi si tratta, è strutturale, e non può in nessun caso essere la copertura ideologica per chi non rispetta le regole. La contingenza, certo, gioca la sua parte; a partire dalle migliaia e migliaia di euro che le emittenti ancora avanzano dalle pubbliche amministra-

zioni, per finire al passaggio al digitale, che pure sta mettendo in seria difficoltà un settore già in bilico. Ma la storia del precariato nel mondo dell’informazione non è certo dell’ultima ora, a dimostrazione che è il sistema a dover essere messo in discussione. Lo ha ribadito Massimo Melillo, di Assostampa, raccontando del lento ma inesorabile processo di precarizzazione della professione, iniziato con la legge 30, che ha consentito l’adozione di forme sempre meno garantite di contratti e compensi, fino a rendere i giorna-

Negozio cerca stagista La foto ha già fatto il giro della rete portando con sé una miriade di commenti, visto che si trova sulla vetrata di un negozio di abbigliamento e non certo nel sito internet di una grande azienda. La ricerca non è rivolta a personale con esperienza nella vendita di abiti oppure a un apprendista commesso ma bensì a un generico “stagista”. Uno insomma che sia disposto a lavorare gratis per imparare la nobile arte della vendita al dettaglio costruendo una professionalità da vantare in seguito, tentando così di trovare lavoro, magari come apprendista. (m.p.)

La rete ammiraglia del gruppo Mixer Media, sopravvissuta anche alla chiusura della cugina Rts e che conta un centinaio di dipendenti, la settimana scorsa ha annunciato lo stato di crisi che rischia di tradursi in cassa integrazione. L'annuncio dell'editore Paolo Pagliaro è arrivato quasi a cavallo della pubblicazione delle graduatorie per il digitale che salvano di fatto l'emittenza salentina. Dal 25 maggio quindi anche il Salento subirà lo switch-off, che manderà in pensione i vecchi canali analogici per passare a quelli digitali. A Telerama toccherà in automatico il tasto 12. Ma ovviamente i problemi restano e colpiscono l'intero mondo dell'emittenza televisiva locale, che un paio d'anni fa ha visto scomparire da Lecce Studio 100 (con i lavoratori in Cig) e oggi minaccia fortemente Canale 8 e L’Atv, mentre anche reti più grandi come Telenorba hanno tagliato i service che gestiscono i servizi video in appalto. (m.p.)

Imu, Comuni pronti a fare muro

listi delle specie di ‘artigiani della parola’ pagati a cottimo. La soluzione, dunque, non può che essere a lungo termine. Un tavolo tecnico non può certo far miracoli, se non quello di svelare la realtà amara che si cela dietro ogni servizio, ogni articolo, ogni sorriso in camera. La novità sta allora nel fatto che ciascuno cominci a fare la sua parte: la Prefetto, che ‘nel nome della legge’ si è impegnata a seguire gli sviluppi di una vicenda complessa e appena iniziata; i sindacati, che in un ritrovato rapporto con i lavoratori si sono impegnati a far rispettare le regole; le associazioni datoriali, Confindustria e Camera di Commercio, che hanno sottolineato l’affanno di tutto il settore produttivo; e l’ordine dei giornalisti, che per voce del vicepresidente regionale Pierpaolo Lala, in rappresentanza anche del comitato ‘Informazione pre-

caria’, ha svelato le scomode verità di un mondo che, a dispetto dei riflettori, vive di ombre. Agli editori, una volta tanto, è toccato il compito più difficile: quello di raccontarsi e, in qualche caso, di giustificarsi. C’è chi lo ha potuto fare a cuor leggero e chi, invece, ha dovuto (e questa è la notizia!) non fare i conti solo con la propria coscienza. Intanto la vertenza è solo all’inizio e va assumendo sempre di più un respiro nazionale. Sono infatti attesi a Lecce nei prossimi giorni Enzo Iacopino e Fabrizio Morviducci, rispettivamente presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e Coordinatore nazionale del gruppo precari dell’Ordine. Vincenzo Siciliano, il cameraman divenuto il simbolo di questa protesta, è ancora senza lavoro. Ma non è più solo a combattere. Melissa Perrone

Il 22 maggio è fissato a Roma l'incontro tra governo e Comuni dal quale che avrà come tema l'Imu. Dalla capitale, il primo cittadino, Gianni Alemanno dichiara che "la tassa deve essere rivista e attenuata perché sta diventando insostenibile per famiglie e imprese". In caso contrario, Alemanno non esclude la possibilità che alcuni comuni decidano di violare il patto di stabilità, di cui in ogni caso sarà richiesta la revisione. Sulla stessa linea sembra decisissimo a muoversi anche Paolo Perrone. Durante la campagna elettorale, il sindaco di Lecce aveva infatti annunciato la propria volontà di chiedere alcuni aggiustamenti sulla tassa, che penalizzerà in particolar modo il Comune di Lecce. L'Imu prevede infatti una tassa che ricalca la vecchia Ici, ma quello che si incassa in più invece di restare all'ente va allo Stato; visto che Lecce aveva un'Ici bassa, la quota parte che resterebbe a Palazzo Carafa sarebbe dunque minima. (m.p.)


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Attualità

Cesine: tutti per l'oasi! C'è tempo fino al 20 maggio per contribuire con un sms alla tutela delle Cesine e domenica torna la “Festa dell'oasi” Guardare la spiaggia di fronte alla Riserva naturale dello Stato “Le Cesine” (litoranea San Cataldo-San Foca) non regala la sensazione di trovarsi a pochi centimetri da un’area protetta. Invasa da rifiuti di ogni tipo, trasportati dalle onde e

impigliati tra la vegetazione delle acque ferme della palude, ha bisogno di un intervento urgente che in tanti anni non è mai stato realizzato. Per questo motivo il Wwf ha deciso di inserire la riserva tra i tre progetti italiani selezionati per usu-

fruire della raccolta fondi che andrà avanti fino a domenica 20 maggio. Si può partecipare inviando un sms al 45503 e donando 2 euro, chiamando lo stesso numero per 2 o 5 euro, o recandosi presso le filiali fino al 25 e gli sportelli automatici Unicredit della Penisola, fino al 27 maggio. Il tempo per intervenire è quasi scaduto: alle Cesine i rifiuti portati dal mare hanno ormai creato uno strato di plastica che provoca gravi danni alla vegetazione e alla fauna. Fortunatamente, e grazie al lavoro di Wwf e Forestale, la riserva salentina può ancora contare su una vasta area incontaminata e ricca di specie naturali che spalancherà le proprie porte domenica 20 maggio.

Il programma della Festa delle Oasi avrà inizio alle 10 con le prime visite guidate. Alle 10.30 si potrà visitare l’orto didattico a cura degli operai Arif della Regione Puglia. Alle 11 laboratorio ManinMais a cura di Cooperativa Seges. In contemporanea ci sarà il concerto della Albandolabanda, giovani musicanti diretti dal maestro Vincenzo Grasso. Alle 12 laboratorio “Un mare di aquiloni” di Wwf Terra d’Otranto, e alle 16 ancora visite guidate con riconoscimento dei canti degli uccelli guidati da Cristiano Liuzzi e laboratorio della creta. Nel

corso della giornata si potranno degustare i prodotti tipici preparati dalle Pro Loco di Pisignano, Vernole, Trepuzzi e Casalabate, scoprendo gli antichi mestieri, come il mani-

scalco o il maestro cestaio, tra i prodotti del mercato equo e solidale e un tuffo nel passato con i figuranti del corteo storico di Acaya. Maria Grazia Fasiello

I Bianchi. L'arte sacra della Terra d'Otranto in mostra a Fulgenzio Fino al 30 maggio la pinacoteca di Fulgenzio ospita le 147 tele realizzate dai pittori della celebre famiglia Bianchi, che raccontano il forte legame con il sacro in Terra d'Otranto Per avere una visuale ampia delle opere d’arte moderna presenti in Terra d’Otranto è fondamentale visitare la pinacoteca d’Arte Francescana del Convento di Sant’Antonio a Fulgenzio di Lecce, che fino al 30 maggio ospita la mostra I dipinti provenienti dal convento di San Francesco di Manduria: nuove prospettive, curata da Giulio Caprioli. Le 15 opere esposte, seguendo le attribuzioni proposte dagli ultimi studi, sono state realizzate dai Bianchi: una celebre famiglia di pittori originari di Melpignano ed operanti nel territorio manduriano tra il XVII ed il XIX secolo, il cui esponente di spicco era Matteo Bianchi. La mostra, inaugurata il 19 aprile, è stata preceduta dalla presentazione del catalogo I Bianchi di Manduria: nuove luci sulle opere della Pinacoteca di Fulgenzio, con interventi del docente di filosofia teoretica Giovanni Invitto, dal soprintendente Giovanni Giangreco e della critica d’arte Cecilia Leucci. Il libro in questione, scritto per Edizioni Esperidi da padre Antonio Febbraro,

direttore della Pinacoteca, Giuseppe Mancarella e da Andrea Fiore, rappresenta il primo studio sistematico volto alla valorizzazione dei dipinti della Pinacoteca d’Arte francescana di Fulgenzio, una ricca collezione di opere d’arte, costituita da dipinti, sculture, cartapeste e oggetti di culto, provenenti dai conventi francescani delle provincie di Lecce, Taranto e Brindisi. Le 147 opere, sono state realizzate, circa un secolo dopo il Concilio di Trento (1545-1563), nel periodo della controriforma cattolica, dunque, in un momento storico in cui, come afferma in uno dei capitoli del li-

bro, padre Antonio Febbraro “s’insisteva fin troppo sull’uniformità dell’agire, e del pensare, come sinonimo di devozione”; questo aspetto si riscontra attraverso l’analisi di molti dipinti presenti nella pinacoteca ed emerge anche da un attento esame delle opere presenti nella mostra; è possibile notare una “ripetitività” dell’iconografia religiosa, della composizione delle scene, aspetto che ha creato dei problemi di attribuzione, su cui molti studiosi hanno dato il proprio contributo interpretativo, contenuto nei diversi capitoli del libro. Angelo Centonze


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Cultura & Spettacolo

a cura di Lori Albanese

MUSICA

Dalla musica barocca al jazz nel Maggio Musicale Salentino Il 21, 23 e 24, al Teatro Paisiello la quarta edizione della rassegna di musiche antiche e moderne curata dal flautista Gianluca Milanese

Ci sono le follie e le passacaglie d’amore, i canti e le danze rinascimentali delle corti europee, il jazz: quello del Maggio Musicale Salentino sembra un programma che ambisce non tanto all’erudizione, quanto alla divulgazione, alla diffusione di musiche che è raro ascoltare nei

normali circuiti che offrono musica a Lecce. Se questo non è poi così vero per il jazz, che si può trovare con una certa frequenza e che la prossima settimana sarà protagonista della prima edizione del Lecce Jazz Festival, è certamente innegabile che la città non offra tante occasioni per assistere a concerti di musica barocca e rinascimentale. Va dato atto, allora, al direttore artistico Gianluca Milanese (nella foto a destra) di aver approntato un cartellone interessante, certamente con molti sforzi (il festival ha solo il patrocinio morale di Comune, Provincia, Università, ed è sostenuto esclusivamente da sponsor privati, oltreché dall’impegno, anche economico, di chi lo organizza), che dovrebbe accendere la curiosità anche di chi non si sente incline a questi ascolti. Intanto perché la musica va sempre af-

frontata come un’avventura, con sprezzo del pericolo, e passare da loop, sax e chitarre elettriche a clavicembali e arciliuti dovrebbe essere una regola per chiunque si definisca un appassionato. Poi perché l’ingresso è gratuito, e se ci viene offerto quello per cui varrebbe la pena spendere dei soldi, mancare non è carino. Infine, perché gli ospiti di questa quarta edizione sono musicisti di gran pregio che porteranno sul palco del Paisiello repertori di sicuro fascino. Come quello che aprirà il festival, lunedì 21, eseguito dall’Ensemble Le Armoniche Stravaganze, gruppo a formazione variabile fondato dalla soprano Anna Aurigi e dall’organista Francesco Scarcella in seno al Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio Tito Schipa di Lecce: follie e passacaglie d’amore eseguite con tiorba (strumento del XVI secolo, il più grande della fa-

miglia dei liuti, a doppio manico), chitarra battente, clavicembalo e le voci di due soprani (la Aurigi e Stefania Patavia). Il 23, l’Ensemble Concentus di Maurizio Ria e il Gruppo di danze storiche Tempus Saltandi di Rita Cantoro eseguiranno musiche, canti, poesie e danze delle corti rinascimentali d’Europa, spaziando nella musica che va dal Quattrocento al Settecento. A chiudere, giovedì 24 sarà il flautista romano Nicola Stilo (nella foto a sinistra), jazzista di fama da oltre trent’anni, per lungo tempo al fianco del trombettista Chet Baker. Stilo accompagnerà il duo flauto-pianoforte formato da Gianluca Milanese e Nicola Andrioli, autori del recente disco Tessere, interagendo con l’attore Simone Franco e con il pittore Orodè Deoro. Info: 328.7051953; www.maggiomusicalesalentino.it.

MUSICA Musicisti come naviganti. Viaggiatori con il gesto del marinaio e lo sguardo ladro che porta via qualcosa da ogni porto. Nel viaggio che attraversa il breve tratto di mare che separa la Puglia dai Balcani, Claudio Prima e il suo equipaggio approdano in porti immaginari carichi di suggestioni. Stipano la stiva di ritmi salati, colori, tempi dispari; mischiano il rebetiko greco con la canzone d’autore italiana (Ma come fanno i marinai), citano i groove spericolati della discomusic (in A14), mischiano musica originale e la celebre Danza delle spade di Chačaturjan (Valzebù); accolgono la tradizione e si arricchiscono delle voci femminili più rappresentative della musica popolare salentina, quelle di Enza Pagliara, Anna Cinzia Villani, Maria Mazzotta (Jatatorce). In Arriva la banda!, terzo disco della BandAdriatica (prodotto da Erasmo Treglia per Finisterrae), Claudio Prima si conferma ottimo condottiero e la sua ciurma un’accolita di musicisti eccellenti e ispirati. Così, il capitano ha raccontato questo disco. Il ponte che unisce le due sponde dell’Adriatico, nella vostra musica, è sempre più solido. Da dove arriva la fascinazione per questo tratto del Mediterraneo? Arriva dal senso di vicinanza con i paesi d’oltremare e si nutre di una suggestione: l’ipotesi che le musiche d’Adriatico siano gemmate da un big bang iniziale, prima del quale erano una musica sola. Abbiamo avuto la fortuna di accogliere, portatici in dono dal mare stesso, dei musicisti e delle tradizioni musicali che naturalmente hanno incontrato le nostre e hanno voluto coltivare un contatto inevitabile, contagioso. Questo ha creato la nostra passione per la ricerca e la nostra voglia di

Viene dal mare e conduce alla danza, Arriva la banda! Venerdì 25, alle Officine Ergot, la BandAdriatica presenta il nuovo album. Undici tracce che esortano al movimento e all’incontro, ma anche alla discussione sfrenata di se stessi metterci in mare, spesso controcorrente. Il disco è un esempio non di contaminazione ma di sintesi, di come si possa creare qualcosa di inedito partendo da tradizioni musicali diverse. Qual è il processo che ha portato alla determinazione del vostro linguaggio? Perfezionare un linguaggio è sintomo di una necessità. I marinai che si trovavano sulla stessa nave a dover lavorare e vivere insieme, pur provenendo da terre diverse, hanno trovato un modo di parlarsi. Questo aspetto ci ha sempre affascinato e abbiamo provato anche noi a essere dei marinai e a perderci in paesi sconosciuti. L’esperienza dello smarrimento ha creato un nuovo linguaggio, necessario per dare voce alle nostre esperienze, individuali e di gruppo. Quello che abbiamo sperimentato in viaggio poteva essere espresso e suonato solo così, con tutte le sue contraddizioni, le sue irregolarità, la sua poesia. Il testo de La vita che danza racconta di viaggiatori stanchi, che non vogliono più proseguire il proprio cammino, e di quelli che invece continuano a farsi sedurre da distanze sempre nuove.

Come si fa, in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, a restare tra quest’ultima schiera di indomiti? È sufficiente rimanere in ascolto. La distanza è l’amore per lo squilibrio. Non si può essere viaggiatori a tratti. Si è viaggiatori sempre. Dietro ogni angolo di strada c’è l’opportunità di un nuovo incontro, di una nuova suggestione. Basta scegliere da che parte an-

dare. Un tempo è difficile solo se non da più questa possibilità e mi sembra che ancora non siamo arrivati a questo punto. Anche La notte non è di nessuno parla di ostinazione e resistenza: malgrado tutto quello che ci è stato tolto, “finché avremo musica e vento saremo qui a navigare”. Se dovessi esprimere il senso dell’album in poche battute, sa-

rebbe questo? Probabilmente, sì. Sarebbe anche l’esortazione accorata al movimento. Quella della banda è musica che arriva dalla strada. Muoversi significa voler ascoltare questo richiamo, voler scendere giù a fare un passo, dovunque porti, significa volersi mettere in discussione. Sarei contento se la nostra esperienza, condensata nella nostra musica, aiutasse a capire questo. Il movimento è anche danza, e questo disco è tutto, o quasi tutto, da ballare. Negli ultimi anni la BandAdriatica ha fatto molte esperienze di viaggio. Quali sono state quelle che hanno lasciato le tracce più profonde in voi e nella vostra musica? Senza il viaggio che ci ha portato in barca in Adriatico, non suoneremmo la nostra musica. L’esperienza di Rotta per Otranto del 2008 ci ha dato la possibilità di incontrare dal vivo i porti di cui abbiamo sempre suonato e i musicisti che, dall’altra parte del mare, cercavano di giocare come noi con le proprie tradizioni per farle diventare qualcosa di nuovo. Diventare una vera ciurma, viaggiare in barca a vela, facendo sulla nostra pelle l’esperienza del mare, ha modificato il nostro modo di intendere la musica e il progetto. A Dubrovnik, Durazzo, Capodistria, la musica che abbiamo ascoltato si è unita magicamente a quella che già conoscevamo, creando un fermento che ha prodotto tutto quello che poi abbiamo riversato negli ultimi dischi. Anche l’esperienza in Austria è stata molto importante e l’incontro con la Kocani Orkestar e con le voci bulgare di Eva Quartet. Sono tappe di un percorso fertile che abbiamo avuto la fortuna di fare, spinti dalla voglia di trovare, un passo alla volta, la nostra strada.


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Cultura & Spettacolo MUSICA

ARTE

Roberto Prasseda e le pagine inedite di Gounod, Debussy, Offenbach

Fare arte, workshop di Silvia Camporesi

Venerdì 25, al Teatro Politeama Greco, penultimo appuntamento della Stagione di Primavera dell’Orchestra Sinfonica “Tito Schipa”

Nel 150° anno dalla nascita di Claude Debussy, la Stagione Sinfonica di Primavera dell’Orchestra “Tito Schipa” apertasi lo scorso aprile ha proposto un programma che ha avuto nelle composizioni del maestro francese, e in quelle di suoi contemporanei come Satie, Puccini, Offenbach, il suo fil rouge. La stagione diretta dal maestro Marcello Panni -pianista, compositore e dal 2008 direttore dell’Orchestra “Tito Schipa” di Lecce, dopo trent’anni di frequentazione con le maggiori istituzioni culturali del mondo, dall’Opéra di Parigi al Metropolitan di New Yorksi avvia ora alla sua conclusione, con il penultimo concerto in cartellone che può a ben diritto essere considerato un evento per la città. Il solista ospite, Roberto Prasseda (nella foto), classe 1975, è infatti un giovane e brillante pianista in netta ascesa nel panorama internazionale, vincitore di premi prestigiosi, frequente ospite dei più importanti enti concertistici italiani e molto stimato per le sue incisioni Decca di musiche inedite di Felix Mendelsshon, di cui è considerato il più rappresentativo interprete pianistico. Un musicista che ben comprende il suo tempo, che suona Mozart e Schubert, ma che frequenta anche il jazz, il rock e tutta la musica che, per usare parole sue, “sa scavare nel profondo di chi ascolta”. Soprattutto, Prasseda è il primo pianista concertista ad aver utilizzato in epoca moderna il piano-pédalier, particolare

modello di pianoforte, parente del clavicordo e del clavicembalo, dotato di una pedaliera (simile a quella dell’organo) che raddoppia i suoni gravi, oggi poco noto anche a causa della mancanza di interpreti che sappiano padroneggiarlo. Il concerto che Prasseda eseguirà per la prima volta a Lecce, insieme all’Orchestra Tito Schipa diretta dal maestro Francesco Di Mauro, è l’inedito Concerto per piano-pédalier e orchestra del compositore francese Charles Gounod, riportato alla luce proprio da Prasseda, ed eseguito in prima assoluta al Duomo di Forlì solo qualche mese fa, a settembre 2011, nell’ambito dell’Emilia Romagna Festival. Nella seconda parte, ancora una pagina di rara esecuzione di Debussy, la Rondes de Printemps, e un’opera mai eseguita prima a Lecce, la Gaité Parisienne, suite sui temi più noti di Offenbach, orchestrata da Manuel Rosenthal, allievo prediletto di Ravel e quindi strettamente imparentato con Debussy. La Stagione Sinfonica di Primavera si concluderà venerdì 1° giugno con l’edizione dei finalisti della nona edizione del Premio Nazionale delle Arti, sezione Canto Lirico. Il Premio è bandito ogni anno dal MIUR, Ministero dell’Università e della Ricerca, per premiare i giovani talenti nelle varie discipline, dal canto alla danza, dalla composizione alla direzione d’orchestra. Info: 0832.241468, www.politeamagreco.it.

TEATRO

Catch Imprò, ultimo appuntamento di Improvviva Sabato 19 al Teatro Paisiello un affascinante match teatrale tutto improvvisato Si chiude con un’originale sfida tra commedianti la seconda edizione della rassegna Improvviva, dallo scorso febbraio protagonista al Paisiello con uno spettacolo al mese dedicato all’arte del teatro improvvisato. Curata dalla Cooperativa Improvvisart di Lecce -unica sede pugliese della S.N.I.T (Scuola Nazionale di Improvvisazione Teatrale) affiliata al circuito Improteatro- la rasse-

gna ha presentato i vari format relativi alla pratica della recitazione estemporanea, dalla jam al catch imprò, che andrà in scena come ultimo appuntamento sabato 19 alle 21. Sul palco ci saranno gli attori Massimo Ceccovecchi, Alessandro Cassoni, Tiziano Storti, Patrizio Cossa e, ad arbitrare, Fabio Musci. La pratica del catch imprò arriva dalla Francia, dov’è stata

inventata, nel ’99, dalla compagnia di Strasburgo Inédit Théâtre; da allora il fascino della sfida a colpi di battute fulminanti, su trame suggerite sul momento dall’arbitro o dal pubblico, è stata accolta da molte altre compagnie, ben oltre i confini francesi. Lo spettacolo è molto avvincente: c’è un ring; ci sono due squadre formate da due attori che gareggiano mettendo in gioco

tutto il loro talento e la loro prontezza; c’è un arbitro che fornisce di volta in volta il tema su cui imbastire il duello; ci sono gli stacchi musicali che scandiscono i momenti di maggiore energia; infine c’è il pubblico, parte integrante dello spettacolo, che parteggerà per l’una o l’altra squadra, facendo crescere la tensione sul scena. Info: 347.8502529, info@improvvisart.com.

Fino al 20 maggio, all’ex Conservatorio Sant’Anna, corso teorico pratico dell’apprezzata artista visiva romagnola Come ci si muove nel labirinto di pensieri che affollano una mente creativa? Quali sono i passi che occorre fare perché si trasformino in azioni e poi in un progetto artistico? Sono le domande alle quali si cerca di rispondere nella tre giorni di workshop organizzato dall’associazione culturale DamageGood, da venerdì 18 a domenica 20, nelle sale dell’ex Conservatorio Sant’Anna di via Libertini. Il corso, che ha già avuto delle edizioni a Roma, Bologna, Milano, Firenze, arriva per la prima volta nel sud Italia, tenuto da una delle più interessanti artiste visive della scena contemporanea. Nata a Forlì, trentanove anni, una laurea in filosofia, vincitrice del Premio Celeste nel 2007 nella sezione fotografia con l’opera Il latte e la carne #4, Silvia Camporesi (nella foto) ha esposto in personali e collettive in importanti gal-

lerie italiane e internazionali e ha sempre affiancato la sua ricerca artistica all’insegnamento di fotografia e critica dell’immagine. Nota per la sua capacità di muoversi al limite tra immaginazione e realtà, traendo spunto da suggestioni letterarie e mitologiche, ma anche dalla semplice realtà quotidiana, la Camporesi strutturerà il suo corso in quattro momenti fondamentali, partendo dall’iniziale processo generativo delle idee fino alla realizzazione nella fotografia contemporanea. Info: 328.8638950, www.damagegood.com.

I live del Corto Tra i molti locali leccesi che offrono musica live, il Corto Maltese, dal momento della sua riapertura, lo scorso dicembre, si è fatto notare per una programmazione continua e ininterrotta, più giorni a settimana, e sempre con buone proposte curate da TT Events. Pur non essendo il classico club concepito appositamente per i concerti, ha saputo variare l’offerta, mantenere l’ingresso gratuito, e ritagliarsi un posto di tutto rispetto tra i luoghi della musica dal vivo in città. Questa settimana, mercoledì 23, Il mio nome è jam, prima di due serate curate da ManuFunk from BundaMove che vedranno protagonisti Antonio Dema De Marianis (bat-

teria), Ruggero Gallo (basso) e Gabriele Leslie Saracino (tastiera) in una jam session funk (la successiva, a ritmo di jazz, sarà mercoledì 30 con il trio piano/sax-basso-batteria formato da Emanuele Coluccia, Luca Alemanno e Dario Congedo). Giovedì 24, il trio Jader, nato da una costola della BandAdriatica, vedrà Claudio Prima, Redi Hasa ed Emanuele Coluccia proporre composizioni inedite ispirate dalle musiche delle due sponde dell’Adriatico. Venerdì 25, infine, il Tempi di-versi, invito alla follia, omaggio a Giorgio Gaber e Gabriella Ferri di Emanuela Gabrieli e Carla Petrachi (nella foto) con Maria Rosaria Ponzetta. Info: 327.8782454.


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Sport

a cura di Francesco Covella

LECCE IN SERIE B

LE PAGELLE di Chievo - Lecce

Un disastro annunciato

Di Michele e Giacomazzi gli ultimi ad arrendersi

Società assente, scelte sbagliate, calciatori in preda a crisi d’identità ed una tifoseria presente solo nell’ultimo scorcio di campionato: ecco le cause di una stagione da dimenticare

Sono in molti a pensare che la stagione del Lecce sia stata comunque positiva. La gara col Chievo ha certificato la retrocessione, ormai scontata da un paio di settimane. Certo, la speranza è l’ultima a morire, e quei mille tifosi giallorossi sulle gradinate del “Bentegodi” erano lì a testimoniarlo. L’illusione è dolce per sua natura, il finale amaro, amarissimo, almeno in questa circostanza. Si è detto che la squadra fosse troppo giovane, quindi inesperta per poter ambire alla salvezza, e “che i ragazzi ce l’hanno messa tutta”. Ma quale squadra inesperta! Giacomazzi, Di Michele, Blasi e Delvecchio viaggiano abbondantemente sopra la trentina, così come Miglionico e Oddo. Esposito e Carrozzieri vantano diversi campionati nella massima serie. È normale che una compagine sia un mix tra gioventù ed esperienza, anzi. Per molti versi dovrebbe rappresentare un punto di forza. Dire che il Lecce sia una squadra inesperta, e che non potesse sopportare la tensione degl’ultimi incontri è una tesi quantomeno azzardata e magari un po’ipocrita. A questo punto ognuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità, a cominciare dalla famiglia Semeraro. Fare un passo indietro quando c’è un’intera stagione da affrontare è stato deleterio. Le continue voci sulla cessione della società hanno destabilizzato ambiente, a partire dal tecnico. Proprio l’ingaggio di Di

Francesco ha rappresentato una scelta sbagliata, forse la peggiore. Un allenatore inesperto, integralista ed incapace di farsi ascoltare. Giovanni Semeraro non poteva fare di peggio, assolutamente. La società è stata assente dal primo all’ultimo istante della stagione. Duole constatarlo, ma non si può fare altrimenti. Per non parlare dei troppi prestiti. È vero, le piccole società devono inventarsi di tutto pur di allestire una rosa competitiva, ma qualcosa in più andava fatto. Un calciatore in prestito non avrà mai lo stesso senso di appartenenza di un calciatore con tre anni di contratto, questo è indubbio. Proprio sulle spalle degli atle-

ti pesa la porzione più importante di questa stagione fallimentare. A partire dai “fenomeni” Muriel e Cuadrado, completamente spariti nell’ultimo scorcio di stagione. E che dire di Di Michele ed Esposito? Il primo ha chiuso con una discreta dose di segnature, ma sono state tante, troppe, le gare incolori. Per quanto riguarda Esposito, non si sa cosa pensare. Che sia in preda ad un’involuzione galoppante? Che non possieda le motivazioni di un tempo? Non è dato saperlo, fatto sta che in alcune gare il suo sguardo perso nel vuoto ha mandato su tutte le furie la tifoseria giallorossa. Tutti insufficienti, allora? No, assolutamente. Non si possono

dimenticare alcune stoiche prestazioni di Blasi e Giacomazzi, la grinta di Delvecchio e gli ultimi sussulti di Oddo. Ma la palma del migliore va assegnata a Benassi, un estremo difensore esploso un po’ tardi , ma dal talento accecante. Un Tancredi dei giorni nostri, insomma. Questo, forse, il miglior complimento che gli si possa fare. E Cosmi? Il tecnico umbro è stato l’artefice principale della parziale rimonta leccese. Ha ridato nerbo alla squadra, ha convinto i suoi uomini a seguirlo, ha imposto la sua leadership, con le buone e con le cattive. Detto questo, non si spiega come nel momento clou della stagione non sia riuscito a motivare a dovere la rosa a di-

sposizione. In ultimo, la tifoseria, organizzata e non solo. Non si può riempire lo stadio solo in occasione degli ultimi impegni, incentivati da prezzi popolari. E chi parla di un popolo giallorosso protagonista per l’intero campionato mente. I dati sulle presenze al “Via del Mare” sono preoccupanti, e rischiano di esserlo ancor di più nel campionato cadetto. Adesso, l’attesa è tutta per i deferimenti, con la speranza che la società riesca a dimostrare la più totale estraneità ai fatti contestati, altrimenti si andrebbe in contro ad una forte penalizzazione che vedrebbe il Lecce collocato nel campionato di Lega Pro: la beffa delle beffe.

BENASSI 6 Incolpevole sul gol, assolutamente. Per lui si chiude un’annata importante, fatta di colossali prodezze e poche defaillance. Dispiaciuto. ESPOSITO 5 Anche col Chievo si dimostra involuto. Non ne azzecca una, sbaglia davvero tanto. Irritante. CARROZZIERI 6 Lotta come un leone, ma la sensazione che abbia terminato il carburante è forte. Espulso, chiude anzitempo. Roccia. BRIVIO 6 Si diletta in una posizione non sua, quasi fosse un calciatore di scuola olandese. Nonostante qualche svarione non demerita. Totale. CUADRADO 5,5 Gioca solo uno spezzone di gara. Meglio così. Involuto. BLASI 6 Strappa la sufficienza con una gara commovente dal punto di vista dell’impegno. Precisione e senso tattico sono da migliorare. Pugnace. GIACOMAZZI 6,5 Chiude con un’ottima prova un campionato tutto sommato positivo. La tifoseria tutta, spera in una sua riconferma. Pericoloso in zonagoal. Legionario. OBODO 5,5 Non ci siamo. Rappresenta una delle maggiori delusioni stagionali. Inconcludente. DI MATTEO 5,5 La stoffa c’è e si vede, ma la sua prova è insufficiente. Timido. DI MICHELE 7 In un’annata in cui avrebbe potuto dare di più, chiude in bellezza. Tarantolato. BERTOLACCI 5,5 I suoi piedi cantano come un usignolo. Ma deve migliorare dal punto di vista agonistico. Può diventare un centrocampista di rango. Disordinato. PIATTI SV BOJINOV SV COSMI 5 Se il Lecce ha mollato troppo presto, la colpa è anche sua. Intristito.

Savino Tesoro: “Non prendo il Lecce in Lega Pro” L’imprenditore bergamasco frena sull’acquisizione del pacchetto di maggioranza. Intanto, Cosmi potrebbe restare Non è un buon segno che la trattativa tra la famiglia Semeraro ed il Gruppo Tesoro non sia ancora giunta ad uno snodo cruciale. Savino Tesoro (nella foto) è sempre stato chiaro: “Acquisterei il Lecce anche in serie B, ma non in Lega Pro”. Concetto ribadito per l’ennesima volta negli ultimi giorni. “Bisogna capire cosa accadrà nelle prossime settimane -ha affermato-. Confermo

quanto detto nelle precedenti occasioni, e cioè che a me il Lecce interessa. E sarei pronto a prenderlo anche nel campionato di serie B. Ma in Prima Divisione proprio no, non sarebbe più un buon investimento. Per cui -ha continuato- non resta che aspettare con pazienza l’evolversi della situazione. Magari già la prossima settimana potrebbero esserci delle novità, e spero siano positive.

Per il bene del Lecce e dei suoi tifosi, che hanno dimostrato in un evento amaro come la retrocessione di essere l’emblema della sportività. Un atto di cui andare fieri”. Intanto, appare sempre più vicina la riconferma di Serse Cosmi. Ma, per far sì che il tecnico umbro rimanga, la condizione indispensabile è la permanenza nel campionato cadetto. Sul fronte acquisti nessuna novi-

tà, mentre, per quanto concerne le cessioni, sono scontati gli addii di Muriel e Cuadrado, destinazione Udine. Bojinov ritornerà a vestire la casacca dello Sporting Lisbona, Giacomazzi appare dubbioso, mentre Benassi e Delvecchio sono pronti a restare nel salento ma, anche in questa occasione, l’eventuale retrocessione d’ufficio in Lega Pro rappresenterebbe una discriminante.


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Sport CALCIO

Cannito: “Cosmi ha fatto un ottimo lavoro, spero che resti” L’ex tecnico della squadra Primavera promuove la stagione del Lecce e imputa l’incolore finale ad un calo di condizione, fisica e mentale

Ruggero Cannito (nella foto in alto) è un uomo di sport a tutto tondo. Il calcio è la sua vita, e non potrebbe essere altrimenti visti i suoi trascorsi da protagonista anche in piazze importanti come Lecce, sia come calciatore che come allenatore della Primavera. Mister, come giudica il campionato del Lecce? Il Lecce ha avuto la concreta possibilità di salvarsi. Buona parte del merito è di Cosmi, che ha saputo dare cuore e testa ad una squadra in piena crisi d’identità. La rimonta partita a metà campionato è stata straordinaria, ma alla fine ha prodotto un evidente calo fisico, soprattutto in Muriel e Cuadrado che, fino a qual momento, avevano disputato una stagione eccellente. Non dimentichiamo che la squadra ha saputo rendere la vita difficile alla Juventus campione d’Italia, pareggiando a Torino in inferiorità numerica. Anche questa, però, è stata un’impresa che ha portato via un sacco di energie, anche mentali. E vorrei sottolineare la straordinaria prova di attaccamento ai colori del pubblico. Un pubblico che si è dimostrato eccezionale. Sembra che Cosmi possa rimanere, cosa ne pensa? Cosmi è un grande allenatore, e quest’anno l’ha dimostrato dopo un periodo buio. Fa parte di quella tipologia di allenatori, come Mazzone e Fascetti, che il pubblico leccese ed il Sa-

lento intero ama. Non so se Cosmi rimarrebbe anche in caso di retrocessione in Lega Pro. Io, naturalmente, me lo auguro. Quando tra un tecnico e l’ambiente che lo circonda viene a crearsi una sorta di empatia, si deve fare di tutto affinchè quel tecnico rimanga. È un uomo che non le manda a dire, schietto e genuino. Insomma, un ottimo allenatore, e quanto fatto a Lecce lo dimostra. Le indagini sulla presunta combine del derby dello scorso campionato e l’annuncio da parte della famiglia Semeraro di voler cedere il pacchetto di maggioranza possono aver influito negativamente?

No, assolutamente, sono chiacchiere che non entrano nello spogliatoio. E lo dimostra il fatto che la squadra non abbia mai mollato, neanche nella partita col Parma. L’impegno è sempre stato massimale, e non è mai venuto meno. Se queste vicende avessero infastidito o scoraggiato la squadra, non sarebbe stato possibile inanellare quella serie di risultati positivi che ci ha portato ad un passo dalla salvezza. Ribadisco: il vero problema è che ad un certo punto della stagione, quello più importante, è terminata la benzina, soprattutto nei calciatori più talentuosi come Muriel. Probabilmente, oltre Di Michele, un altro attaccante in

grado di segnare 8/9 goal, avrebbe garantito al Lecce un altro anno nella massima serie. Peccato, perché la difesa è andata meglio del previsto, così come il centrocampo, anche se sarebbe servito un regista davanti alla difesa. Ma trovarne uno bravo è difficile. Molti fanno il nome di Bertolacci, che io reputo, invece, un trequartista. Savino Tesoro ha dichiarato che acquistare il Lecce in Lega Pro non sarebbe un buon investimento. Lei pensa cha la famiglia Semeraro potrebbe rimanere ancora un anno alla guida della società? Questo non lo so e non posso saperlo. Certo è che la famiglia Semeraro ha fatto vivere alla città di Lecce anni indimenticabili, al pari del duo Jurlano-Cataldo. Ci vogliono delle mani sicure, imprenditori seri che vogliano il bene del Lecce. La Lega Pro non deve spaventare, anzi. Potrebbe compattare ancor di più l’ambiente. Giovanni Semeraro prese il Lecce in serie C, e con Ventura si vissero degl’anni straordinari, che culminarono con la promozione in serie A. Il vero problema è rappresentato dalla crisi economica che attanaglia un po’tutti. È giunto il momento di investire nel settore giovanile e nelle strutture Di Michele, Benassi e Giacomazzi potrebbero restare, al pari di altri. Non sarebbe meglio rifondare la

RALLY

Michele Serafini conquista la seconda piazza nello “Slalom di Santa Cesarea Terme” Il pilota salentino continua a migliorarsi, e si pone tra i favoriti in vista della kermesse più probante: il “Rally del Salento” Michele Serafini ottiene l’ennesimo podio della sua carriera. Dopo la terza piazza conquistata nello Slalom Costa del Sole, disputato a Marittima di Diso nel mese di aprile, coglie, a bordo della sua Clio Rs Light, un secondo posto un po’ inatteso nella 33esima edizione dello “Slalom di Santa Cesarea Terme”. La kermesse, orga-

nizzata dalla Scuderia Piloti Salentini in collaborazione con l’Automobile Club di Lecce, e valida come quarto “Memorial Gigi Tommasi”, ha goduto di un’ottima partecipazione di pubblico. Per il driver della Casarano Racing continuano, quindi, i successi stagionali. Adesso, il “Rally del Salento” è dietro l’angolo, e per Sera-

fini potrebbe rappresentare la definitiva consacrazione,

posto che la concorrenza appare assai spietata.

rosa? Sono giocatori attaccati alla maglia. Il senso di appartenenza è la condizione indispensabile per acquisire o confermare un calciatore. La loro permanenza, però, dipende dal progetto e dal budget. Ripeto, ci aspettano ancora tante difficoltà a causa della crisi economica. Sarebbe meglio puntare su qualche campionato di transizione. Bisogna potenziare il

settore giovanile, assolutamente. Così come la rete di osservatori, Il problema è che la Puglia non produce più i talenti di un tempo. Prima, Lecce, Bari, Foggia e Taranto sfornavano talenti a ripetizione, ora non più. Bisogna seguire il modello Udinese, il migliore in assoluto. Girare l’intero Sud America, è quella la nuova frontiera, basti pensare ai “nostri” Muriel e Cuadrado.

TENNIS

Il Ct Maglie sbanca Milano Dopo l’iniziale svantaggio, i salentini hanno saputo capovolgere la situazione. Ottime le prove delle coppie Portaluri-Luddi e Piccari-Crepaldi Bella e importante affermazione del Ct Maglie sul Tc Bonacossa Milano, superato con il punteggio finale di 4-2, che conferma la squadra magliese al primo posto nel proprio girone del campionato di serie A2 maschile. Il club lombardo ha venduto cara la pelle, costringendo i salentini ad una prova straordinaria, soprattutto in termini di determinazione, che li ha visti capovolgere una situazione assai difficile, col Bonacossa in vantaggio 2-1. Notevole l’escursione termica, dove i 15° di Milano hanno un po’irrigidito le gambe dei nostri atleti. Nei singolari, il magliese Luddi ha superato Tonello con un perentorio 6-1 7-5, mentre Portaluri e Piccari sono stati superati rispettivamente dai milanesi Della Tommasina (6-7 6-1 6-3) e Bega (6-1 6-4). Una situazione precaria, quin-

di, ribaltata grazie a tre vittorie, quella di Erik Crepaldi anzitutto, che si è opposto a Emanuele Molina, superandolo dopo un lungo duello chiuso con il punteggio di 6-1 4-6 7-6. Il trend è stato confermato dagl’incontri di doppio, dove le coppie Portaluri-Luddi e Piccari-Crepaldi hanno avuto la meglio sulle coppie avversarie, Della Tommasina-Molina e Albonetti-Bega, rispettivamente per 6-4 6-3 e 6-1 6-2. Al termine delle gare, il direttore sportivo del CT Maglie, Antonio Baglivo, è apparso raggiante come non mai, per via di un risultato per certi versi inatteso. Adesso si punta decisi al prossimo impegno contro il Ct Massalombarda, tra le squadre favorite per la promozione. Un impegno difficile al quale il Ct Maglie si presenta da favorito, viste le ultime affermazioni.


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STORIE DELL’ALTRA LECCE

Cerusici, speziali, ferrari, utrari, uastasi, vertolari, mastri cartapestai e quant’altro Curiosità e notizie sulla popolazione di Lecce nel ‘700 e i mestieri del passato Curiose notizie e bizzarre definizioni caratterizzano le antiche professioni e mestieri che si esercitavano tradizionalmente a Lecce, riportate dal Catasto Onciario e Numerazione dei fuochi della città di Lecce, un particolare tipo di censimento in cui la popolazione non era computata per “anime” ma per “fuochi”, ossia per famiglie, risalente alla seconda metà del Settecento. I poderosi suoi volumi, compilati precisamente nel 1755 e conservati presso l’Archivio Provinciale, non ebbero importanza solo a scopo fiscale, ma costituirono anche uno dei primi tentativi di un serio censimento della popolazione locale, fornendoci la più attendibile fonte di preziose informazioni dal punto di vista della densità demografica e delle principali occupazioni a quei tempi in città. Tra le professioni “nobili” più diffuse a Lecce vi erano, adottando la pittoresca terminologia del tempo, quelle di dottor fisico, che equivale a medico; di cerusico (chirurgo), di regio notaro, di procuratore ad lites (avvocato); di speziale di medicina, di scritturale. Non mancava poi tra i cittadini qualche maestro di scrivere, qualche razionale (ragioniere), qualche maestro di voce o vocale, musico di violino, qualche pittore. C’erano poi parecchi patrizi, molti chierici beneficiati e chierici coniugati, numerosi preti, monaci e monache, alcune vergini in capillis, o monache di casa, così com’erano dette le ragazze nubili casalinghe in regolare possesso dei capelli perché prive di voto religioso che richiedeva la tonsura, e monache bizzoche, che erano invece le “zitelle” o le donne sposate in età avanzata o le vedove iscritte ai terzi ordini religiosi, aventi diritto all’appellativo di Suor pur con facoltà della convivenza in famiglia. C’erano poi alcuni

studenti di notare, di cembalo, di medicina e chirurgia e non pochi leccesi privi di una professione, dei quali era fornita questa ottimistica e felice indicazione: “Vive nobilmente de suo”. Questi sono solo alcuni dei numerosi mestieri praticati in passato, molti dei quali non esistono più da tempo né risulta facile, data la terminologia dialettale leccese del settecento improntata al napoletano italianizzato, interpretarne con esattezza il significato. Si è ipotizzato, ad esempio, che il propellaro coincidesse con il pellettiere, ma cosa facevano i vertolari? Nei documenti del catasto ve ne erano citati molti, probabilmente tale dicitura derivava dal termine “vertola”, ovvero bisaccia, tant’è che un antico motto locale recita “Otu le ertule e me ‘ndiau”, che significa “Faccio fagotto e me ne vado”. Il vertolaro sarebbe stato, dunque, il portatore di bisacce o, altrimenti detto, facchino, così come i bastasi o uastasi dovevano essere i venditori del

Il Gusto del Tacco

Rubrica di cucina a cura di Anna Maria Chirone Arnò Ben trovati! Ormai il caldo si è fatto sentire, anche notevolmente direi, per cui la voglia di stare all’aria aperta cresce sempre di più. Ma quant’è bello passare una bella giornata al mare, tornare a casa ed avere già un bel piatto pronto, fatto da noi in anticipo, anche il giorno prima. Per questo vi passo la mia ricetta del vitello tonnato, comincio a farlo in questa stagione e finisco a settembre… Volevo segnalarvi che ho aderito alla bella iniziativa del Festival della Dieta Med-italiana, con le lezioni di cucina sulla pasta (guardate su http://www.dietameditaliana.it/festival/corsicucina.html). Se avete dubbi, scrivetemi a info@ilgustodeltacco.it. Alla prossima!

mercato (mestiere tipicamente leccese). Chi era invece il fucellaro? Resta avvolto nel pieno mistero. Essendo poi a quell’epoca attivissimo nella nostra città il commercio dell’olio, che si vendeva alle c.d. pile di San Martino, una specie di magazzini generali, vi erano numerosi trappeti in cui erano impiegati i curatoli d’oglio, cioè coloro che si occupavano della chiarificazione dell’alimento, così come gli utrari ne garantivano il trasporto con gli otri. Nel 1700, secolo dello sfarzo e dell’orpello, era molto richiesta anche la professione d’indoratori, argentieri, oropellari, che in città erano in numero piuttosto elevato, proprio perché nei secoli XVII e XVIII, epoca della Controriforma, tutti gli apparati ecclesiastici come altari, tabernacoli e statue di santi, venivano di prassi indorati, argentati oppure oropellati. A Lecce, in particolare, un materiale “povero” ma molto utilizzato a partire dal 1700 per

La ricetta della settimana

la realizzazione degli interni delle bellissime chiese e cattedrali, fu quello della cartapesta, e diversi furono all’epoca i mastri cartapestai che si cimentarono in quest’antica arte, oggi considerata tra le più importanti nell’ambito dell’artigianato storico e artistico salentino. Dediti ad attività artigiana erano inoltre i ferrari, le cui botteghe si trovavano concentrate nei pressi del Palazzo del Governatore, nella c.d. Isola delle Cócule, demolita nel 1900 per dar posto alla Banca d’Italia e alla Piazza di S. Chiara, insieme a quelle dei tanti scalpellini, zoccatori, coltellari, orologiari, fusari, pettinari e merciaiuoli. Vi erano inoltre numerosi tintori, saponari, camerieri, forcinari (questi esercitavano il loro mestiere nell’attuale vico dietro la Bagliva nelle adiacenze della pubblica piazza), serventi, legnaiuoli, mercatanti, zoccatori, droghieri, armieri, gabellieri, fanti di dogana (le attuali guardie di finanza) cappellari, librari, droghieri e via dicendo. Certamente però tra i mestieri più largamente esercitati in città era quello dello scarparo o concia scarpe, che ci riporta all’antico nome della via detta appunto “degli Scarpari”, attuale via Templari, un’arteria vivacissima della Lecce settecentesca che ospitava anche numerosi conciatori di pelli. La maggior parte dei mestieri praticati nella Lecce settecentesca erano, dunque, quelli dal sapore tipicamente popolare, che potremmo definire “semplici” ma portati avanti con amore e passione da parte di coloro che sapevano vivere umilmente e del poco strettamente necessario, e che sapientemente ci hanno tramandato un patrimonio di tradizioni da conservare e valorizzare. Rosy Paticchio

Anno I - n. 17 Reg. Trib. Lecce n. 3 del 24.01.2012 Direttore Responsabile Alessandra Lupo

Gli articoli non firmati si intendono a cura della redazione Editore: Apulia Press srl Via A. M. Caprioli, 10 - Lecce e-mail: redazione@freelecce.it Stampa: Master Printing Srl, Modugno (Bari) Free Lecce è un settimanale distribuito gratuitamente a Lecce. Per la pubblicità su questo periodico: tel. 0836.426350 La direzione non risponde del contenuto degli articoli firmati e declina ogni responsabilità per le opinioni dei singoli articolisti, degli intervistati e per le informazioni trasmesse da terzi. Il giornale si riserva di rifiutare qualsiasi inserzione. Foto e manoscritti, anche se non pubblicati, non si restituiscono. I diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Non è consentita la riproduzione, anche se parziale, di testi, documenti e fotografie senza autorizzazione. Apulia Press srl si riserva il diritto di non pubblicare le inserzioni e le comunicazioni pubblicitarie degli inserzionisti che: 1. Siano contrarie agli interessi di Apulia Press srl 2. Violino le disposizioni vigenti in materia di diritto d’autore 3. Contengano informazioni fuorvianti e scorrette 5. Non rispondano ai requisiti minimi di impaginazione professionale 6. Non siano pervenute nei termini concordati 7. Siano state fornite in modo incompleto In tutti i casi Apulia Press srl non è responsabile per il contenuto di dette inserzioni e comunicazioni.

Vitello tonnato

Ingredienti per la salsa 160 g di tonno sott’olio sgocciolato 3 filetti di acciuga 20 g di capperi 100 g di maionese un cucchiaio di succo di limone

Ingredienti un kg di magatello o girello di vitello già legato una carota una cipolla un gambo di sedano tagliati a pezzi una foglia di alloro uno spicchio di aglio un bicchiere di vino bianco 5 grani di pepe sale

Preparazione In un tegame alto mettere la verdura, l’aglio e la foglia di alloro, coprire con un litro di acqua e un dl di vino bianco. Potare a ebollizione, immergere il vitello, salare e aggiungere 5 grani di pepe. Coprire e fare sobbollire piano per 1 ora e mezza circa fino a quando la carne sarà tenera. Spegnere il fuoco e fare raffreddare la carne nel brodo. Togliere lo spago e tagliare la carne a fette sottile. Disporle leggermente sovrapposte in un largo piatto di portata. Passare il tonno, le acciughe e i capperi al robot unendo la maionese, pepe macinato di fresco e un cucchiaio di succo di limone. Amalgamare bene, regolare di sale e coprire le fette di carne con la salsa. Passare in frigo per un’ora almeno prima di servire.


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FREE Lecce n. 17 del 19.05.2012  

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