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Certificato n.ro 00205/107


Anno IX n° 4 - LUGLIO-AGOSTO 2011

Magazine di informazione e cultura di Altamura e Gravina

EDITORIALE - di Valentina D’Aprile

RIGENERIAMOCI

L Registrazione del Tribunale di Bari: n° 1532 del 20/09/2001 Tiratura 4000 copie Numero chiuso il 14/07/2011 Direttore Editoriale Francesco Pellegrino Direttore Responsabile Ivan Commisso Caporedattore Peppino Disabato Valentina D’Aprile - Loretta Moramarco Redazione: Loretta Moramarco Valentina D’Aprile Vittoria Monitillo Peppino Disabato Angela Giordano Giulia Macella Ornella Fiore Marina Dimattia Titti Vicenti Alessandro Iacovuzzi Benny Pisicoli Nicola Spoto Roberto Josè Tortorelli Anna Acquaviva Caterina Pucci Edito da: Ass. Cult. “FREEDOM” creatività e impaginazione: agenzia di comunicazione e marketing

via imbriani, 50 - Altamura (Ba) Art Director: Francesco Pellegrino Grafica: Donato Ciccimarra Tipografia: Stampagrafica Bongo Z.I. Pip Gravina in Puglia Hanno Collaborato in questo numero Vincenzo Taccogna Pasquale Lacasella info@periodicofree.it tel. 080.3106263 periodicofree.it

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e scelte importanti spesso si compiono nell’attimo di scadenza. L’arrivo dell’estate scandisce il ritmo di tante decisioni doverose. In Parlamento in questi giorni, nelle pause di minor tensione per la Finanziaria, si sta approvando la tanto attesa legge sul testamento biologico, denominata (per taluni, ironicamente) “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”. Nonostante la parvenza dell’intitolazione è una legge che annulla l’atteso riconoscimento della libertà di autodeterminazione dell’individuo e il suo potere di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione forzata per il tempo in cui dovesse trovarsi in stato di incapacità. È una legge che sbilancia il pendolo della vita come diritto della persona a favore di una minoritaria considerazione della stessa come bene collettivo. Inutilmente membri del Parlamento come Ignazio Marino e Umberto Veronesi hanno spiegato, col supporto della scienza medica del mondo, che non è vero che l’alimentazione e l’idratazione siano forme di sostegno vitale fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Alcuni quotidiani bacchettano i firmatari di aver affidato alle macchine, più che all’amore e alla scienza medica il compito di dire quanto possa durare un corpo oltre la vita finita. Una legge pensata a costo zero, senza porsi, poi, in alcun modo il problema dell’assistenza dei soggetti soli, poveri e non assistiti. Eppure il potere di scelta è ciò che contraddistingue l’uomo elevandolo a cittadino. Spesso è riconosciuto in forma mascherata. Il 4 e 5 luglio il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità il Dpru (documento programmatico per la rigenerazione urbana). Si tratta di un piano di interventi di recupero del territorio urbano funzionale ad accedere a finanziamenti regionali. La condivisione delle scelte dei cittadini è avvenuta in due pomeriggi nei quindici giorni precedenti. Legittimo il dubbio che una reale concertazione sia stata carente, anche se teoricamente i tecnici dell’amministrazione hanno agito perseguendo la massima partecipazione. Questo mese la lente di Free ha centrato la realtà di chi fa scelte per professione. Un giovane magistrato altamurano, Giuseppe Marseglia, offre la sua breve, ma già intensa esperienza di operatore della giustizia, aiutandoci a comprendere le carenze strutturali e funzionali che davvero meriterebbero di essere riformate. Scegliere è interrogativo che l’estate pone sulla tavola ogni giorno. Se le vacanze conservano ancora quell’impronta di sacralità che porta ciascuno a preferire le mete più in linea con il buon o cattivo umore del momento, la freschezza delle serate estive per chi resta in città si sposa benissimo con il sapore e il gusto della legalità illuminati dal fascino innovativo dell’Happy Hour, voluto dal maestro Vissani per il rilancio dell’Antica Masseria dell’Alta Murgia. Buone vacanze a tutti!


SOCIETA’- di Valentina D’Aprile

VISSANI E LA NUOVA LEGALITA’ Il futuro dell’azienda confiscata alla criminalità diventa la vetrina del gusto. Sapori, tradizioni enogastronomiche locali, musica, letteratura, happy hour. Perché è dovere di tutti sostenere una tale impresa dello Stato. LA STORIA

La vicenda dell’ex Parco dei Templari non è solo la storia del “ banchettificio” extralusso della Murgia, ma la testimonianza più fortenella Murgia- di un principio sociale, prima che giuridico: il reato non deve pagare il suo autore. La storia giudiziaria e amministrativa dell’antica foresteria del 1118, fortificata per accogliere e proteggere i pellegrini diretti in Terra Santa, durante le crociate, segue le tracce delle difficoltà che in concreto si incontrano nel Free 06

gestire beni sottratti alla criminalità organizzata. Nello specifico ad essere oggetto di sequestro, prima, e poi di confisca di prevenzione è stato un intero complesso aziendale e, dunque, non singoli beni immobili. Quando ad essere colpita è un’azienda, stabilirne la destinazione significa prendere in cura la sua storia e il complesso di rapporti giuridici che la compongono. Per un immobile si può decidere di farne la sede di un’associazione di volontariato, un centro di ricerca, di destinarlo ad uffici amministrativi,


DELLA MASSERIA DELL’ALTA MURGIA dal 2009 anche di venderlo. Per un’azienda tutto si complica. Perché le imprese si reggono sul credito, sulla competenza del personale dipendente, sui rapporti ordinari con i fornitori. Questo circuito quasi sempre si blocca appena ricevuta la notifica di un provvedimento di sequestro funzionale alla confisca di prevenzione. Di qui, inizia la lotta quotidiana di giudici, amministratori giudiziari e dei funzionari delle agenzie del demanio per non perdere il valore di quei beni e salvare i posti di lavoro. Le misure di prevenzione patrimoniale vengono introdotte in Italia nel 1982 da una legge frutto del compromesso politico- istituzionale dell’epoca: la cd. legge Rognoni- La Torre. La firma congiunta di un democristiano e di un esponente del partito comunista, ucciso quello stesso anno da Cosa Nostra, fanno sì che da quel momento si possa perseguire l’associazione di stampo mafioso come reato autonomo e che lo Stato possa appropriarsi di ciò che interessa di più alla mafia: il patrimonio illecitamente conquistato. Un obiettivo raggiunto attraverso la creazione di un procedimento che possa sganciarsi da quello nei confronti della persona, seguendo le vicende “anomale” di accumulazione del capitale. Infatti, la confisca e il sequestro di prevenzione scattano in presenza di meri “indizi” di appartenenza a sodalizi criminali e possono condurre alla privazione dei beni frutto di attività illecita persino se il soggetto indiziato

muoia (tipica causa che, invece, estingue il reato e il relativo procedimento). Ciò che è accaduto nel caso di Parco dei Templari prende le mosse nel luglio 2002, quando la Dia di Padova e di Bari, con l’ausilio della Compagnia dei carabinieri di Altamura, eseguì un sequestro preventivo, che oltre al complesso aziendale, comprendeva beni mobili e immobili di un valore pari a dieci milioni di vecchie lire. Se si è giunti, infatti, alla confisca definitiva (di prevenzione) di Parco dei Templari solo nel 2008 e, poi, al provvedimento di assegnazione nel 2011, è stato anche, in parte, dovuto, alla stipula di un contratto di fitto d’azienda concluso con una società riconducibile allo stesso preposto, il cui termine ultimo era fissato a fine 2009. Solo lo scorso 4 febbraio è stato possibile notificare lo sfratto esecutivo, a seguito della definizione di un lungo contenzioso davanti al massimo organo della giustizia amministrativa, che ha dato ragione alla mano pubblica. Sin da subito le autorità locali e nazionali sono state d’accordo nel ritenere che l’intero complesso, esteso per oltre 70 mila metri quadrati (di cui 8, 5 mila mq di superficie interna) e del valore di circa 16 milioni di euro, dotato di pineta, parcheggio, fabbricati rurali in perfette condizioni, debba costituire occasione di ricchezza “pulita” per l’intero territorio e di valorizzazione delle risorse locali.


LA NUOVA VITA

Banchetto conviviale del ristorante “TipicoperTe”

La cesura con un passato di illegalità è segnata da una prima, necessaria, mossa: il cambio delle etichette. Parco dei Templari non esiste più. Il banchettificio extra-lusso cede il posto all’Antica Masseria dell’Alta Murgia che, come emerge dai volantini, non è più solo “banchettistica, ma legalità, scuola di cucina e vetrina di eccellenza dell’enogastronomia tipica nel rispetto dell’ambiente”. Il distacco è evidenziato sin da subito. L’11 giugno scorso, nel corso dell’inaugurazione ufficiale, alla presenza di autorità e giornalisti, si è coniugato il sapore del gusto di qualità con il piacere dei sensi, appagato dalla proiezione audiovisiva della mostra di Onofrio Pepe (presidente dell’Associazione Amici del Fungo Cardoncello)- definita “un racconto visivo dell’intrigante viaggio del Maestro Gianfranco Vissani nella Puglia di terra e di mare dal 1998 ad oggi”- e da spettacoli musicali con gli Uaragnaun, i Cola Cola e la Olive Oil Jazz Band. Trenta produttori di eccellenze e venti cuochi della Brigata Vissani hanno fatto da vetrina ad una degustazione dei sapori della Terra di Federico II (la Cipolla Rossa di Acquaviva, il Cqapocollo di Martina Franca, l’oliva Bella

di Cerignola, le mandorle di Toritto, il Fungo Cardoncello e le Orecchiette di Altamura) e alla prelibatezza dei vini di Puglia. La novità non è solo nel nome, ma anche nelle persone e nelle modalità di gestione dell’attività. Il complesso aziendale di proprietà statale, dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati alla Criminalità organizzata, è stato affidato alla Virgilio Project S.r.l., società a sua volta simbolo della vittoria pubblica rispetto ai patrimoni mafiosi. Il nome di Vissani- da tutti riconosciuto un Maestro d’altri tempi- forte della sapienza e della semplicità di chi ama il suo mestiere è stato individuato valorizzando il contatto, ultradecennale, che lega la sua esperienza al territorio murgiano, alla profonda conoscenza e attenzione che, nelle varie occasioni e visite ufficiali e non, ha mostrato per i prodotti della nostra tradizione. “Genio ed estro, tradizione e innovazione, pubblico e privato saranno seduti alla stessa tavola apparecchiata, ad arte, da uno chef – manager”, si legge nella brochure dell’evento inaugurale. La sfida che Vissani ha lanciato a se stesso è una sfida che può essere vinta solo con l’appoggio di noi tutti e dello Stato. Un’impresa confiscata deve essere in grado di fare meglio rispetto a quanto si ricavava dalla precedente gestione. Meglio non in termini di profitto. Bisogna abbandonare l’idea che la combriccola di Vissani sia giunta in Puglia per arricchirsi. L’arricchimento è qualcosa di cui deve beneficiare l’intera collettività locale, in termini di aumento del turismo e di più elevata valorizzazione delle abilità locali. Gli attuali gestori sono rappresentanti dello Stato, cioè di noi tutti. Non devono spartirsi utili, né perseguire il risparmio dei costi. Ciò a cui devono mirare è il pareggio. Tutto il resto va investito nella qualità. Il dott. Enrico Barcella, responsabile dell’ufficio stampa, ribadisce più volte, nel colloquio con Free, la cura che adoperano nella scelta dei prodotti da offrire. “Il nostro primo criterio di selezione dei fornitori è l’alta qualità dei prodotti. Non facciamo una comparazione tra i prezzi, privilegiando quelli più economici. Puntiamo al meglio, al bene più fresco, alla classificazione Dop”. Si tratta di una politica gestionale che ha di mira la tutela del fruitore, a cui deve essere assicurata una generale sensazione di benessere. Il cibo non va inteso come funzionale al mero “riempimento dello stomaco”, ma come ingrediente che va coniugato con il contesto


ambientale circostante, con il periodo storico di riferimento, con la cultura letteraria che attorno ad esso si è sviluppata o può essere stimolata. L’intento è quello di dar vita a delle Corti di cucina, dove ambientazioni, musica e crescita culturale consegnino al pubblico la sensazione di “stare bene” con gli altri, attraverso un impegno sociale statale. Nel progetto di Vissani grande attenzione è posta, inoltre, nel ridurre l’impatto ambientale. Si privilegia l’utilizzo di prodotti a “km 0”, l’uso dell’energia solare, l’impiego di piatti, bicchieri, forchette e coltelli biocompostabili, realizzati con amido di mais e che, assieme ai residui di cibo, diverranno concime utile alla crescita delle piante. Un circolo virtuoso, dal “campo al piatto e di nuovo al campo”, che comporta un minor uso di risorse non rinnovabili, e riduzione di 25 kg di CO2 per ogni 100 kg di rifiuti.

GLI HAPPY HOUR Il tocco di un grande cuoco, permeato della cultura del Nord Italia, si è riversato nel trapianto nel contesto del territorio murgiano di una tradizione, quale quella dell’happy hour, cercando di adattarla alle abitudini della gente del Sud, che mangia tanto e, soprattutto, ama abbinare lunghe chiacchierate al cibo e al vino. “L’avvio dell’attività di ristorazione ha sorpreso un po’ tutti. Non eravamo abituati a pranzi domenicali che durassero un’intera giornata, né tantomeno a matrimoni con menù infiniti ed interminabili liste di invitati”, racconta il dott. Barcella. “Dal 15 aprile sino ad oggi le difficoltà non sono mancate. Appena insediati, delle 80 prenotazioni esistenti abbiano ricevuto immediate disdette. Abbiamo cercato di recuperare la clientela del banchettificio anche promuovendo dei servizi aggiuntivi (come la cena anniversario gratuita), rinunciando all’anticipo versato ai precedenti gestori. Fortunatamente oggi registriamo 50 nuove prenotazioni. Sono circa 4000 le persone transitate per la struttura. Il sabato e la domenica il ristorante registra quasi sempre il tutto esaurito.” La principale novità dell’attività ristorativa è la cd. isola del ristorante conviviale “tipicoperTe”, una lunga tavolata dove ci si ritrova a pranzo con le persone più disparate.

È un modo di cercare il contatto tra le diverse personalità della zona e con i turisti, incentivando il piacere di sedere a tavola all’insegna della solidarietà e della spontaneità. Resta, comunque, sempre attivo il tradizionale ristorante alla carta. Due sono state le serate dedicate all’happy hour, ambientato nello splendido giardino della Masseria e nelle grotte sottostanti. Il 25 giugno c’è stata la grande inaugurazione del primo aperitivo “goloso”, con tanto di musica e isole del gusto. Si attendevano 300 persone, ma ne sono arrivate oltre 600. Anche in ragione del prezzo contenutissimo: soli 10 euro. “Non potevamo aspettarci un esordio migliore”rivela Barcella- “anche se in una delle isole dei sapori, a fronte di appena 40 paganti, sono stati distribuiti oltre 35 kg di formaggio!” La replica dell’8 luglio è stata gestita meglio, prevedendo quantomeno una prenotazione. Filo conduttore: la musica degli anni ’60 e ospite d’onore Jimmy Fontana. Il palato gratificato dai gusti della cucina dell’epoca, rielaborati da Vissani, il quale ricorda “è, forse, una mia fissazione, ma la musica di quel periodo, con le canzoni di Morandi, Mina, Jimmy Fontana, evoca gli odori e i sapori delle serate di fine anni ’60 in cui dalle cucine dei ristoranti frequentati dalla Roma Bene, sfornavo quantità enormi di penne alla vodka, pennette al salmone, rigatoni alla papalina”. Un tuffo nella tradizione gastronomica del passato, senza l’irrinunciabile attenzione ai sapori locali, come il passito di Trani e il primitivo di Gioia del Colle, e alla ricchezza letterariovisiva, affidata alla presentazione del libro fotografico “La Puglia in un piatto” dello Studio Usopposto. Dall’illegalità alla legalità, ecco il balzo in avanti che sta cercando faticosamente di fare l’Antica Masseria dell’Alta Murgia. E’ uno dei “gioielli” tolti alla criminalità organizzata che dal 2008 fino ad oggi, in tutta Italia, sono ben 45.000 per un valore complessivo di oltre 20 miliardi di euro (dati Ministero dell’Interno a maggio 2011). In totale, sono 416 gli immobili confiscati in via definitiva destinati a enti territoriali (Comuni, Province e Regioni), ma anche a forze dell’ordine e del soccorso. Il maggior numero degli edifici destinati secondo i dati dell’ANBSC (Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati) sono in Sicilia (233), in Puglia ce ne sono 29.


Dialogo sulla giustizia e sulla magistratura con Giuseppe Marseglia, il più giovane magistrato originario di Altamura.

TESTIMONIANZA

DI UN GIUDICE RAGAZZINO GIUSTIZIA- di Valentina D’Aprile

L’attacco alla magistratura è sotto gli occhi stanchi di tutti. La voce dei giudici non ha il rimbombo dei mezzi di comunicazione e può farsi sentire solo a piccole dosi con il lavoro di tutti i giorni. Fermo restando che la categoria non è esente da critiche e che, come in ogni settore, ci sono gli uomini trainanti e quanti vivono di inerzia e di compromessi, l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la difesa degli organi di controllo sono alla base della nostra democrazia. Siamo alla costante ricerca di valori, dai più alti e nobili a quelli più bassi e materiali. Valori che spesso apprendiamo e condividiamo anche a fronte di una occasionale visione di un film. Rosario Livatino, il giudice ragazzino, è il paradigma più forte di come si possa, cinematograficamente, ricostruire un reale modello di lotta alla mafia armata di una fiducia incondizionata nella legalità delle piccole cose. Livatino rappresenta il giudice che non esitò

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a mettere sotto processo il padrino che da sempre aveva abitato di fronte alla sua casa d’infanzia. Colui che, consapevole dell’autorità della funzione ricoperta, seppe imporre di dargli del Lei all’imputato illustre che lo chiamava per nome in udienza. Quel film e l’esempio di vita delineato hanno segnato il percorso di tanti degli attuali “giudici ragazzini”. Ragazzi che si affacciano alla magistratura con l’insostituibile rispetto che si deve nei confronti di chi si preoccupa di far rispettare la legge e con essa la volontà del popolo. Giuseppe Marseglia, 32 anni, altamurano, da due anni giudice monocratico presso il Tribunale di Brindisi- sezione distaccata di Francavilla Fontana, vive la sua lineare carriera da magistrato con sguardo in parte disincantato in parte forte di una speranza di cambiamento che solo dai giovani può, oggi, derivare. E’ tornato in Puglia dopo il periodo di uditorato svolto a Roma.


Quando hai deciso di diventare magistrato? Ero al liceo. La visione del film sul giudice Rosario Livatino ha avuto un’influenza determinante. Livatino rappresenta il giudice meno celebrato eppure, simbolicamente, è segnato dalla forza di aver operato nel luogo in cui era nato, arrivando al punto di mandare in carcere persone che abitavano nel suo stesso palazzo. Mafiosi che lo avevano visto crescere. In ciò sta la massima rettitudine morale.

senso della legalità corretto. È contraddittorio che l’eccesso di domanda in magistratura non sia riflesso di un senso altrettanto diffuso di legalità? Sì, a volte, è paradossale come chi orbiti nell’area dell’accesso alla giustizia (aspiranti e familiari) si preoccupi di cercare una raccomandazione.

Qual è stato il tuo percorso formativo? Dopo la laurea, mi sono trasferito a Roma. A Bari non esistevano ancora corsi di preparazione specializzanti, per cui ho preferito affidarmi al corso tenuto dal giudice Galli, tutore di numerosi degli attuali magistrati. L’ ho frequentato per circa due anni e mezzo. L’accesso alla magistratura, considerati i costi della preparazione post-lauream, può allo stato ritenersi davvero esteso a chiunque? La mia piccola esperienza, per fortuna, mi ha dato l’opportunità di conoscere colleghi appartenenti a tutte le classi sociali. Una mia collega di concorso è entrata in magistratura a 43 anni, avendo già due figli e dopo aver fatto per, oltre quindici anni, la segretaria in uno studio. Certo, a mio avviso, i figli dei magistrati che intendano seguire le orme paterne hanno qualche vantaggio. Non dal punto di vista di agevolazioni concorsuali, quanto sul piano pratico dei consigli relativi al percorso da seguire e agli errori da evitare. La domanda esponenziale di aspiranti magistrati è, secondo te, dovuto ad una crisi dell’avvocatura e dei lunghi tempi connessi all’avviamento di una libera professione? Mi è capitato di incontrare giovani che si approcciavano alla magistratura quasi fosse un trend. Fortunatamente il rigore del percorso che si deve seguire funge da selezione naturale, spegnendo spinte velleitarie che non fanno in alcun modo bene alla nostra giustizia. La maggior parte di coloro che, però, superano il concorso - e di questo ne ho avuto riscontro direttamente - sono persone motivate e con un

Non è il modo migliore per avvicinarsi alla pratica della legalità. Ribadisco, però, che tale habitus è più frequente nella fase preliminare. La dura selezione, dunque, fa prevalere chi è mosso da motivazioni sincere. Molti, poi, scelgono questa professione per partito preso, senza sapere neppure cosa significhi concretamente fare il magistrato. Trovo che non tutti abbiano compreso la differenza tra essere magistrati, anche con tutti gli onori che spesso ne derivano, e fare il magistrato, il che significa, a volte, un lavoro di grande solitudine. Alcuni colleghi dopo averlo compreso sono ritornati alle pubbliche amministrazioni di provenienza o si sono dimessi, rimettendo in discussione il loro percorso. Cosa pensi del magistrato che si pone in aspettativa per entrare in politica? Non sono contrario all’ingresso in politica del magistrato in un ruolo tecnico, come parte della compagine governativa locale o centrale. Pensiamo al contributo positivo che deriverebbe alla gestione del Ministero della giustizia dalla partecipazione di quanti quotidianamente vivono i relativi problemi. Nutro serie perplessità, invece, allorché il giudice si cali nell’agone politico delle elezioni amministrative, specie quando, scaduto il mandato, elettivo, dovrebbe tornare ad


amministrare la giustizia nello stesso territorio. Questi cambiamenti di “mestiere” si verificano quasi sempre tra i membri della procura, ruolo dotato di maggiore visibilità. Spero che in futuro il legislatore e il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) disciplinino meglio tale possibilità, visto che il magistrato resta pur sempre un cittadino come tutti e non lo si può, quindi, privare del diritto all’elettorato attivo e passivo. Anche se, da un punto di vista personale, ritengo che un magistrato che entri in politica non rechi un favore agli altri membri della categoria. L’aspettativa, infatti, comporta che il carico di lavoro venga redistribuito tra gli altri magistrati in ruolo, il cui incombente lavorativogià notevole- si aggravia. Parliamo del tuo ufficio. Qual è la mole di contenzioso presso la sezione distaccata di Francavilla Fontana? Sebbene si tratti di una sezione distaccata, ovvero di un ufficio decentrato del Tribunale di Brindisi, è al servizio di ben sei comuni, per un ammontare di oltre 100.000 abitanti. La sede centrale (Brindisi- San Vito dei Normanni) conta un pari numero di utenti. Quindi, è parificata per potenziale di lavoro alla sede di un tribunale, con la differenza che mentre al servizio di quest’ultimo operano circa 20 giudici, la gestione della giustizia di Francavilla può contare su tre giudici togati e due onorari (non di nomina concorsuale). Già la presenza di due giudici togati addetti a funzioni civili in una sezione distaccata è una rarità. Se questo discorso può valere per il settore penalistico, per il civile non vi sono analoghe ragioni perché si trattano le medesime cause che vengono affrontate nelle sedi centrali. Le sezioni distaccate nascono da un’esigenza di potenziamento della funzionalità delle sedi principali e per un accesso alla giustizia più vicino al cittadino. Questo vale anche per Altamura. Sei d’accordo? Le sezioni distaccate destinate ad occuparsi degli stessi problemi di quelle centrali sono una contraddizione. Le si vuole conservare per una forza di resistenza delle amministrazioni locali e corporative degli avvocati. In realtà, andrebbero in larga parte abolite. Penso al mio caso: da Brindisi a Francavilla Fontana si impiegano venti minuti in auto. L’esigenza di mantenerle in vita è vecchia, legata come un tempo al bisogno della pretura in paese! L’Anm (Associazione nazionale magistrati) da tempo, ormai, continua a sollecitare la soppressione delle sezioni distaccate e dei piccoli tribunali. Naturalmente, andrebbe fatta

con legge dello Stato e attraverso l’impegno organizzativo del Ministero. Non lo si fa perché sarebbe una scelta impopolare a livello locale. Altrimenti, mantenerle in vita significa farle funzionare come si deve, dotandole di giudici togati e di risorse strutturali. Ritengo ingiusto che, in base a criteri formali, si debba discriminare tra cittadini che si rivolgono al tribunale centrale dove i rinvii d’udienza sono di sei mesi e quanti si appellano alla sezione distaccata di competenza, ricevendo differimenti di circa due anni, solo perché il numero di giudici in servizio, nel primo caso, è maggiore. Senza una reale diversità di tipologia di controversia non ha senso mantenere tali differenze. Non trascurabile neppure è l’elevato cambio di magistrati togati che si registra nelle sezioni distaccate. Tali mutamenti danneggiano l’efficienza dell’ufficio. Nei piccoli centri si avverte di più il contatto diretto e di fiducia tra cittadino e magistrato, al di là dell’intermediazione dell’avvocato? Sì, questo è un aspetto positivo. Se il titolare dell’ufficio giudiziario è in grado di interpretare il suo ruolo in modo corretto ed efficiente diventa un importante punto di riferimento per la collettività locale. Ritengo che la presenza della parte nel processo civile- che è situazione eccezionalerilevi in un’ottica di migliore condivisione delle decisioni giudiziarie. Il privato che ritiene di aver subito un torto non sempre è in grado di comprendere il tecnicismo giuridico e le ragioni di determinate scelte del giudice. L’avvocato, il principale interlocutore, non sempre fornisce le spiegazioni scevre dall’interesse di difendere a tutti i costi il proprio operato. Per cui il giudice, organo al di sopra delle parti come interesse, non come potere, è l’organo più adatto ad assolvere ad una funzione esplicativa. Ho notato che non sempre è facile spiegare le ragioni di un rinvio anche di due anni per scrivere una sentenza. Se, però, si avverte che prima ci sono altre duecento sentenze da redigere e che per farlo, a volte, occorre anche più di un singolo giorno, la comprensione aumenta. Quali le disfunzioni principali che avverti nella tua attività? Basta dare un dato. Io ho 32 anni. Il più giovane cancelliere che mi affianca ha 59 anni. Quasi ogni mese vi è una festa di pensionamento. Fra qualche anno il rischio è che sia anche il giudice a dover fare le comunicazioni alle parti, a portare i fascicoli, ecc.. Non si fa un concorso per cancellieri dal 1998 e non si comprende quale sia il motivo.


carte e documenti. Sebbene la produttività di ciascun magistrato si misuri guardando al numero di sentenze, ordinanze e decreti che deposita, spesso non si considera che il lavoro preparatorio r i c h i e d e approfonditi momenti di riflessione che ti portano via anche intere giornate. Ritieni che il sovrannumero di controversie sia in parte attribuibile ad una legislazione frammentata e non facilmente conoscibile da parte di tutti? Questo discorso può valere di più con riferimento al contenzioso amministrativo o tributario, ove la complessità della normativa e i mutamenti continui ostacolano la consapevolezza della tutela di cui godono le proprie ragioni. Nel civile è diverso. Se il tuo debitore non ti ha pagato, non c’è legge oscura che possa impedire di rivendicare il proprio diritto in sede giudiziaria. Sarebbe utile che il filtro preliminare al giudizio finalizzato a comprendere le reali prospettive di difesa e le probabili soluzioni future operi davvero con trasparenza ed imparzialità. E tale filtro, prima di qualsiasi attività di mediazione, è un preciso dovere degli avvocati. Si possono sintetizzare le principali cause dell’eccessiva durata del processo civile? L’infungibilità del ruolo del giudice. A differenza degli altri dipendenti pubblici, se il giudice si ammala, viene trasferito, va in maternità non c’è nessun altro che possa sostituirlo nel suo lavoro. Conta poi la complessità strutturale del tipo di processo e i tempi fisiologici legati al coinvolgimento in causa di tutti i soggetti potenzialmente interessati. Non ha senso darsi un tempo standard. La ragionevole durata del processo, già disciplinata, va ancorata alla natura e alla difficoltà di ciascuno specifico processo. E’ possibile una riforma della giustizia pensata senza coinvolgere i magistrati? Secondo me no. Al di là del merito, ciò che anche l’associazione nazionale magistrati, di Tribunale di Brindisi

Non si vuole spendere. Spendiamo, però, milioni di euro con la legge Pinto. È defatigante lavorare come cancelliere, svolgendo una mole di lavoro incredibile e ricevendo una remunerazione per nulla adeguata. Non puoi fare straordinario perché, anche se volessi, non te lo pagano. Esistono specifici ordini di servizio che lo vietano. Le cause che affronti riflettono le peculiarità del territorio? La realtà di Francavilla è in buona parte agricola. Ci sono, perciò, molte controversie in materia di proprietà e di diritti reali. In realtà, però, il contenzioso è molto variegato. Nel penale sono frequenti i reati bagattellari. Tra questi numerosi abusi edilizi. Vi è poi un filone di cause che definirei “appendici dei processi innanzi al giudice di pace”. Questi ultimi spesso si vantano di definire un elevato numero di controversie, ma in larga parte si tratta di giudizi sommari decisi appellandosi all’equità piuttosto che al diritto e che si prestano ad essere riformati. Il ruolo del giudice è bello proprio per la varietà delle questioni che affronta. È uno specchio sulla realtà, sui suoi vizi e virtù. Anche nel civile. Il ruolo del giudice civile viene spesso interpretato come ruolo statico. Invece, è notevole l’importanza dell’udienza e il dialogo con gli avvocati. Il ruolo del magistrato si esaurisce in udienza? Direi che comincia al di fuori dell’udienza. Fermo restando l’insostituibilità di tale momento, non riducibile ad un mero scambio di


STAZIONE DI SERVIZIO - BAR - GPL VIA CORATO ALTAMURA


cui faccio parte, non condivide è il metodo seguito nei numerosi tentativi di riforma dell’ordinamento giudiziario. Punti di forza e di debolezza del recente tentativo di cd. “riforma della giustizia”?

Un punto di debolezza è la modifica del regime della responsabilità civile dei magistrati. Ritengo che debba continuare ad essere indiretta. Punto di forza, invece, l’applicabilità del metodo del sorteggio dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura, tra quanti si dichiarano disponibili all’incarico. Si eliminerebbe il correntismo. Guardi in modo positivo al diffondersi di strumenti alternativi come la mediazione? Sono assolutamente favorevole. L’idea che regge tali strumenti alternativi al giudizio è corretta. Non tutto ciò che è questione controversa deve arrivare all’attenzione del giudice. Molte cose si possono risolvere prima. È innanzitutto un discorso di mentalità che, però, non appartiene al sud. Come combattere l’eccesso di avvocati al Sud? Prevedendo il numero chiuso alla facoltà di Giurisprudenza. Rimedi che, a tuo giudizio, consentirebbero di ridurre il numero di cause? Ritengo debba operarsi una razionalizzazione delle risorse. Per prima cosa è necessario assumere più magistrati e incrementare il personale. Attualmente c’è una carenza in organico di 1200 magistrati. Poi accorpare le sezioni distaccate ed eliminare gli uffici piccoli che non servono. Su questa soluzione c’è sostanziale condivisione nella magistratura. Qualcuno rema contro perché, com’è facile intuire, in tal modo si riducono i posti direttivi.

Cause endemiche attribuibili agli stessi magistrati? La gestione delle nomine degli uffici direttivi. Un presidente di Tribunale non attento alla vita di una sezione distaccata, affidata in modo costante a giudici onorari (con limitati poteri), e che non opera sgradite sostituzioni con magistrati in servizio presso la sede centrale, arreca numerosi danni alla collettività locale e all’intera macchina giudiziaria.. In definitiva, reputi che ci sia comprensione e rispetto per il lavoro del magistrato? Noto, a dire il vero, una certa ostilità negli ultimi tempi, quasi certamente eco del più generale clima di sfiducia diffuso a livello nazionale. Essere delegittimati quotidianamente come categoria non giova a chi riesce a far funzionare al meglio il proprio ufficio e ad offrire un servizio efficiente. La magistratura attuale, dunque, risulta sconfitta nel confronto con quella di venti anni fa? A mio parere il clima degli anni ’80 e ’90 all’interno della magistratura era peggiore di quello attuale. Vi era maggior correntismo e minor controllo. Oggi la sezione disciplinare e le valutazioni di professionalità stringono l’operato dei giudici. Due le principali ragioni che, all’epoca, ostacolavano il diffondersi di etichette negative verso i magistrati: 1- l’esistenza dell’immunità piena per i parlamentari con conseguente difficoltà per la magistratura di occuparsi di “affari politici”; 2- perché c’erano gli eroi. I magistrati uccisi hanno dato lustro all’intera categoria. Anche a chi non se lo meritava. Adesso per fortuna non abbiamo più vittime magistrati. E la gente così parla della classe come di parassiti, di privilegiati. Ma in pochi conoscono davvero il lavoro dei magistrati. Probabilmente avremmo bisogno di nuovi martiri! Come risalta nel circondario barese la situazione della diffusa criminalità di Altamura? Da semplice cittadino osservatore di questa realtà, penso che l’apertura dello sportello antiracket e anti-usura non possa che essere una iniziativa positiva e che lo stato della criminalità organizzata altamurana continui ad essere preoccupante, come dimostrano gli ultimi fatti di cronaca nera, benchè i sequestri e gli arresti dei mesi scorsi siano indice del fatto che le Forze dell’ordine e la D.D.A. di Bari con il coordinamento della D.N.A. stiano facendo un accurato lavoro di indagine e ricostruzione di tutti i rapporti criminali sul territorio, che si spera dia risultati ancora più incisivi nei prossimi mesi.


MURGIA IL CASO- di Loretta Moramarco - foto: Luca Bellarosa

avvelenata Dopo l’udienza preliminare si torni a parlare di bonifica

Altamura 11 luglio 2003. Esattamente otto anni fa. La Coldiretti Sezione di Altamura, la Confederazione Italiana Agricoltori, il Centro Studi Torre di Nebbia, il circolo LegAmbiente di Altamura, il WWF Sez. Altamura e il Coordinamento cittadino per lo sviluppo e la qualità della vita denunciano che nelle proprietà adiacenti le masserie Specchia Riccardi e Lama Del Monte, lungo la S.P. 230 Gravina - Ruvo (dopo la Masseria La Madonna), ricadente nell’agro del Comune di Altamura , è in atto da alcuni mesi un’operazione di smaltimento di fanghi direttamente sul suolo. Dopo due mesi scatta l’operazione Murgia Avvelenata: forze dell’ordine, enti locali, magistratura, commissioni parlamentari intervengono sullo sversamento di fanghi e rifiuti su oltre 300 ettari di territorio comunale.

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Analogo fenomeno viene scoperto anche in una zona del territorio di Gravina (Contrada Finocchio). I Comuni di Altamura e Gravina vietano il pascolo e la coltivazione: i terreni, fin dalle prime analisi, risultano gravemente contaminati. Sui terreni interessati vengono rinvenute “rilevanti quantità di sostanza … simile a terriccio unitamente a materiale di diversa natura quali siringhe, lacci emostatici, medicinali, tappi di bottiglie, buste di plastica”. Cinque anni (1999-2003) di presunti sversamenti illeciti con conseguente inquinamento dei siti anche con metalli quali cromo, antimonio, mercurio, stagno. Secondo la Procura, i rifiuti smaltiti provenivano dall’impianto della società Tersan Puglia & Sud Italia di Modugno.


LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE

Il Comune di Altamura può intervenire nel processo penale fino all’apertura del dibattimento costituendosi parte civile, quale danneggiato dal presunto reato, e chiedere il risarcimento del danno senza attendere l’esito del processo penale e senza dover agire autonomamente in sede civile. Per sollecitare la costituzione di parte civile dell’amministrazione comunale, fin dall’udienza preliminare, il Movimento Aria Fresca ha presentato un’interpellanza urgente e ha inviato un comunicato agli organi di informazione evidenziando che l’iniziativa processuale risponderebbe «all’esigenza e alle ragioni di giustizia che la comunità altamurana da anni ha espresso su questa vicenda che ha prodotto un doppio danno all’integrità dell’ambiente e del nostro territorio (con tutte le possibili implicazioni con la salute delle persone) e all’economia murgiana, duramente colpita dal clamore dei fatti che hanno messo in cattiva luce le produzioni agricole e zootecniche locali, insinuando il dubbio sulla loro genuinità e sicurezza alimentare». A questa richiesta ha fatto seguito una sollecitazione congiunta di tutte le forze del Centrosinistra altamurano (Pd, Sel, Idv, Prc e il Movimento cittadino Aria Fresca) rivolta al sindaco Mario Stacca, con cui le opposizioni sottolineavano l’importanza di ottenere un risarcimento per il “danno ambientale ed economico subito negli anni” e chiedevano la convocazione delle forze politiche e di tutti i cittadini per “prender parte alle decisioni sul ripristino ecologico di quelle aree e ad eventuali progetti di recupero e valorizzazione”. L’Amministrazione comunale ha risposto con un laconico comunicato stampa, dichiarando di essersi riservata «la facoltà di esperire azioni in sede civile all’esito del giudizio penale al fine di avere più elementi a disposizione per valutare l’opportunità di promuovere o meno l’azione risarcitoria». «Il Comune – ha affermato il Sindaco Stacca - inizia l’azione risarcitoria in sede civile nel momento in cui ci sarà una condanna penale di primo grado. Negli ultimi venti anni il Comune di Altamura solo in due giudizi si è costituito parte civile senza attendere l’esito del giudizio di 1° grado» con deliberazione di Giunta comunale n. 132 del 1994 e delibera commissariale n. 112 del 2005. Il consigliere Enzo Colonna auspica che la costituzione di parte civile (per cui c’è tempo fino all’apertura del dibattimento) avvenga quanto prima anche in coerenza con le precedenti azioni del Comune di Altamura che, nel corso della lunga vicenda processuale, ha anche incaricato professionisti legali per seguirne l’evoluzione.

P A S Q U A L E G I O R G I O : l’amministrazione ha sempre seguito con attenzione la vicenda Il consigliere Giorgio - che oltre ad essere uno dei giovani e più suffragati eletti della maggioranza, è anche avvocato del foro di Bari – spiega che le ragioni della mancata costituzione all’udienza preliminare del 22 giugno sono legate semplicemente ai tempi ristretti per la preparazione degli atti (in ogni caso c’è tempo fino alla apertura del dibattimento). Nessuna mancanza di attenzione da parte dell’amministrazione, insomma, che, in ogni caso, mentre il processo penale prosegue, dovrebbe cogliere l’occasione del rinnovato interesse mediatico sul tema per avere ragguagli sullo stato della bonifica da parte dagli uffici regionali. E’ la Regione Puglia, infatti, l’organo competente fin dal 2004 quando i Sindaci di Altamura e Gravina sollecitarono l’intervento dell’allora commissario delegato per l’emergenza ambientale nella regione Puglia, Raffaele Fitto. La decisione di non costituirsi parte civile nel processo penale è stata presa da tutte le forze di maggioranza in un confronto formale? Da quando i fatti si sono verificati l’amministrazione ha seguito con attenzione le vicende. Fin dal 2003 si spingeva in maniera forte affinché, oltre all’accertamento delle responsabilità, si procedesse senza indugio alla bonifica dei siti inquinati. In mancanza di una pertinente discussione in sede istituzionale, s’è seguita una prassi consolidata nel tempo e generata da una delibera commissariale del 1988, in base alla quale il Comune di Altamura può esercitare azione risarcitoria in sede civile ove, all’esito del primo grado di giudizio, in sede penale, si siano state emesse condanne a carico degli imputati. Quali notizie avete sulla bonifica dei siti? Le poche notizie pervenute circa le iniziative del Commissario Delegato per l’emergenza Ambientale [Fitto e poi Vendola] raccontano la storia di uno straordinario ritardo. Solo nel 2007, dopo ben quattro anni, la Regione Puglia ha coinvolto ARPA, CNR e Università in una “convenzione per il Supporto scientifico alle attività di recupero funzionale ed il ripristino ambientale del sito inquinato” [è del 2004, invece il “documento per la definizione del piano


di caratterizzazione” elaborato dall’Università di Lecce e dall’ARPA]. A metà dello stesso anno, i primi sopralluoghi sui siti inquinati erano ancora un annuncio. Da allora, nessuna notizia ufficiale, né ufficiosa, a parte la notevole entità dello stanziamento ed i contrasti insorti tra i soggetti coinvolti circa le modalità di bonifica da adottare all’esito della caratterizzazione. La bonifica, quindi, non è stata conclusa. Sta chiedendo ad un consigliere comunale notizie che appaiono gelosamente custodite tra le mura della Regione Puglia. La facoltà di ottenere informazioni in itinere da parte nostra, in questo caso, è pari a quella del comune cittadino. Ciò che pare evidente è che l’iter non sia del tutto concluso: Il terreno è bonificato quando può tornare alla sua originaria vocazione produttiva. Tutti vorremmo sapere se e quando quella terra potrà tornare a garantire la salubrità dei suoi prodotti. Tornando alla questione della costituzione di parte civile, chi ha deciso di non intraprendere questa iniziativa processuale? Oltre quanto detto, l’avvocatura comunale fa quotidianamente fronte ad una gran mole di lavoro, spesso in regime d’urgenza. Stante la complessità del caso, apprestare una costituzione di parte civile in pochi giorni avrebbe esposto l’ente al rischio di affrontare il giudizio (ed i relativi oneri economici) con una pretesa risarcitoria che in gergo si definisce “debole”. Considerati questi elementi, e l’intatta esperibilità dell’azione civile, successivamente o separatamente, si è fatta questa scelta. Dal punto di vista politico, parallelamente, è necessario tutelare e garantire il prestigio di Altamura come terra, la bontà dei suoi frutti e la salute del suo Popolo.

Quindi la motivazione della mancata costituzione di parte civile è semplicemente tecnica: c’è stato poco tempo e non avrebbe avuto senso presentare una costituzione non adeguatamente motivata? Ragionando in senso tecnico, chi rappresenta la Città deve individuare la strategia più efficace in relazione all’obiettivo da raggiungere. Non si tratta un’azione simbolica ed immediata, come partecipare ad una manifestazione con il gonfalone della città. Prendere il tempo necessario è garanzia della qualità dell’azione amministrativa. D’altro canto, non si può attribuire assoluta certezza al fatto che la costituzione di parte civile in sede penale sia, in senso lato, la soluzione più economica e fruttuosa. Visto che la questione giudiziaria è rinviata all’esito del processo penale, potrebbe cogliersi l’occasione del rinnovato interesse sulla vicenda per sollecitare quantomeno una informazione da parte della Regione sulla bonifica dei siti. Certo, e subito. Ritengo che queste tematiche abbiano una enorme valenza politica. Partiti e movimenti non dovrebbero strumentalizzare l’intima preoccupazione dei cittadini alla ricerca del mero consenso personale, ma sfruttare l’occasione per dimostrare serietà, battendo i pugni sul tavolo, unitamente, per fare udire la pretesa di risposte complete e chiare. Più volte ho sfidato colleghi d’opposizione a discutere partendo dal merito delle questioni anziché dalla provenienza della proposta. Quando si sono abbandonate le posizioni preconcette, abbiamo compiuto scelte condivise con straordinaria rapidità. Vale la pena di riprovarci, ora.


La Giunta privata dell’assessore Zaccaria, mentre Tresca, Marroccoli e Miglionico si riorganizzano attorno al gruppo autonomo “Movimentiamoci”.

SEPARAZIONI

NELLA MAGGIORANZA POLITICA- di Valentina D’Aprile

La sfida di una maggioranza forte di un secondo consenso alle elezioni amministrative è riuscire a difendere e a superare i risultati conseguiti nei primi cinque anni di governo. L’avvio della nuova stagione “Stacca &C.” non è stato dei più felici. L’incedere dell’amministrazione è stato ostacolato dall’esigenza di difendere valori come la legalità e la trasparenza, posti in discussione dal dilagare di frange di pericolosa criminalità locale. La tutela della sicurezza pubblica è obiettivo di primaria necessità, da coltivare quotidianamente e senza plateali manifestazioni di impegno e di innocenza. La mancanza di azioni concrete, di attivismo propositivo e di tendenziale lassismo sono le principali censure che hanno indotto l’avv. Vito Zaccaria, assessore all’Urbanistica e alla Pianificazione del Territorio, a dimettersi, dopo sei anni di ininterrotta appartenenza ad una classe politica che da “dirigente responsabile” si è piegata, negli ultimi tempi, a “politica di Free 21

bottega“. Desiderosi di autonomia si sono, a catena, mostrati anche il vice- presidente del Consiglio comunale, Daniele Tresca (Democrazia Cristiana) e i consiglieri Giandomenico Marroccoli (MPALa Destra) e Angela Miglionico (Altamura Città Futuro). Abbandonando i rispettivi partiti e trascurando il legame tra questi e il consenso elettorale ottenuto, si sono resi fondatori del movimento politico culturale “Movimentiamoci”. Il sapore delle dichiarazioni iniziali, secondo cui il movimento sarebbe basato su «una politica che parte dal basso, dai cittadini e dal contatto con i cittadini», lascia alquanto esterefatti coloro che si chiedono che idea di democrazia e di scelte politico-amministrative abbia finora animato i tre consiglieri. La speranza è che “Movimentiamoci” non si risolva nell’ennesimo schermo trasformista. Certo è che dalle parole di Tresca, vittima,


Le condizioni di via Palestro dopo il nubifragio del 30 giugno 2011

altresì, di un deplorevole episodio di aggressione avvenuto lo scorso 19 giugno, emerge una preoccupazione per la carenza di afflato solidaristico in seno al consiglio comunale. «C’è bisogno di correttezza e, soprattutto, di più dialogo. Non può un componente di maggioranza prendere iniziative a nome di un intero gruppo politico senza consultarne i componenti». E sulle pagine di Altamuralife.it si legge che «il riferimento velato» sarebbe «al capogruppo del Pdl Nicola Loizzo e alla comunicazione da lui inviata al presidente dell’Ato Ba/4 Carlo Giuseppe Scelzi e al sindaco del Comune di Altamura per chiedere l’annullamento della delibera del 15 aprile 2011». A distanza di circa cinque anni, Free è tornata dall’assessore Zaccaria, avendo quest’ultimo, in un’intervista rilasciata a questo giornale, illustrato il disegno complessivo di trasformazione ed evoluzione di Altamura, da un punto di vista urbanistico- infrastrutturale. La nostra curiosità è stata quella di verificare l’effettivo attuarsi di tale piano. Gentile avv. Zaccaria, all’inizio del suo mandato aveva dichiarato come la costruzione di una casa (Altamura- città) non potesse prescindere dalle fondamenta (risistemazione della viabilità). Molti

collegamenti stradali e l’intero assetto viario è stato effettivamente potenziato, salvi gli evidenti danni alle strade cagionati dagli ultimi temporali estivi. Se non si fosse dimesso, quali sarebbero state, dal punto di vista infrastrutturale, le mosse per traghettare Altamura da paese a città ? Ritengo come allora che sia necessario continuare ad investire nelle infrastrutture, come già programmato, completando l’anello urbano della viabilità con la prosecuzione di Viale Padre Pio sino al Cimitero. Fatto ciò, sarebbe opportuno destinare tutte le risorse possibili alla realizzazione di opere idrauliche per la raccolta delle acque bianche, utilizzando l’esperienza maturata nella zona Grotta dei Tufi, dove è stato fatto un ottimo lavoro con la realizzazione di fori sperdenti. Tecnica che oggi è stata rivalutata ed è la più facile da utilizzare, previa l’adozione di tutte le cautele per la purificazione prima dell’immissione in falda. Chi leggerà la prima parte della risposta sicuramente contesterà la mancanza di attenzione al verde attrezzato ed alla strutture socio ricreative. Qui è necessario un cambio di rotta generale, e l’abbandono della Ns. cultura di paesani, perché solo cooperando con il mondo dell’impresa e con i proprietari delle aree è possibile ipotizzare la creazione di tali strutture. Nei cassetti del


Comune giacciono decine di progetti con un ottimo bilanciamento tra costruzione privata ed opere pubbliche, serve una classe politica matura e priva di preconcetti per andare incontro a tali istanze ed alle istanze collettive. Si riferisce a qualcosa in particolare, quando nella sua lettera di dimissioni parla di “empasse amministrativa voluta da coloro che preferiscono assumere atteggiamenti parassitari”? Come ho già scritto non intendo addossare la colpa a nessuno in particolare, anche perché agli occhi del comune osservatore non è difficoltoso individuare coloro che preferiscono attendere l’evolversi delle questioni senza mai prendere una posizione o decidere nulla, atteggiamento che premia il piccolo politico in cerca di consenso, ma che priva la città di una classe dirigente. Purtroppo, le sfide che attendono la nostra città non possono essere affrontate senza che la classe politica sia chiara nei propri intenti e nell’attuazione dei propri programmi accettando il confronto ma non deviando dagli obiettivi. Anche Daniele Tresca, nel dare spiegazioni

circa la scelta di dimettersi, censura un certo individualismo nei membri della maggioranza. Tale assenza di compattezza decisionale a cosa è imputabile? Grandi vittorie comportano grandi problemi, credo che più di uno dia per scontato il dovere di dare conto agli elettori ed alla città, rassicurato dal consenso ottenuto, senza considerare la grande responsabilità che si ha nel rappresentare una area politica (o di consenso) di circa il 70% di una città. Da un punto di vista del suo impegno politico futuro, cosa rappresentano queste dimissioni? Certo a 36 anni, dopo sette di amministrazione e con la voglia di fare che ancora ho, non è facile abbandonare il ruolo attivo in politica. La scelta che ho fatto è stata sofferta, oggi non ho idea di cosa mi riservi il futuro anche se non intendo rinunciare alla possibilità di cambiare la città, possibilmente in meglio. Grazie.


LE NOSTRE MANI SU

ALTAMURA

Nel corso del Consiglio Comunale del 4 e 5 luglio è stato approvato all’unanimità il DPRU, il Documento Programmatico per Rigenerazione Urbana. Sembra che la vecchia Leonessa di Puglia si stia risvegliando e si interessi sempre più alle questioni di sviluppo e rigenerazione urbana. Il lungo periodo di letargo dei cittadini altamurani, che hanno visto la città trasformarsi giorno dopo giorno restando impassibili a guardare, pare sia terminato. Associazioni di studenti che si riuniscono per creare incontri e dibattiti tra cittadini, tecnici, imprese e amministrazione comunale; comitati che si interessano realmente dei problemi della città antica, fiore all’occhiello dell’urbe federiciano; partiti politici che scendono tra la gente per confrontarsi con le loro reali difficoltà e, dulcis in fundo, l’amministrazione comunale che organizza, vuoi per non lasciarsi sfuggire finanziamenti regionali, vuoi per evitare la brutta esperienza del parcheggio interrato di Piazza Castello, un forum aperto alla cittadinanza per discutere del futuro assetto urbano. Proprio quest’ultima esperienza è stata al centro dell’ultimo infuocato Consiglio Comunale, tenutosi il 4 e il 5 luglio scorsi e conclusosi con l’approvazione, all’unanimità (27 voti favorevoli), del Documento Programmatico per la Rigenerazione Urbana (DPRU, Ex L.R. 21/2008 sui Programmi Integrati di Rigenerazione Urbana). Documento di fondamentale rilievo per l’accesso a finanziamenti regionali ed europei inerenti la riqualificazione e “rigenerazione” di aree Free 24

URBANISTICA- di Alessandro Iacovuzzi

degradate del territorio, sia dal punto di vista abitativo, urbanistico, paesaggistico-ambientale, sia sotto l’aspetto culturale, socio-sanitario, occupazionale, formativo e di sviluppo. L’intento dell’Amministrazione comunale è stato manifestato sin da subito: si è voluta creare “un’occasione preziosa per elaborare in modo partecipato una visione futura del territorio e della città e per mettere in rete attori, piani e progetti capaci di accrescere il valore urbano di Altamura e del suo intero territorio”. In sintesi, si vuole rendere i cittadini protagonisti della definizione delle parti significative della città, richiedenti interventi prioritari di riqualificazione urbana.” Due pomeriggi in cui la società Ecosfera (che si occupa di consulenza specializzata nella progettazione e valutazione di programmi di investimento per lo sviluppo sostenibile del territorio fisico e la valorizzazione del capitale sociale) e alcuni tecnici del III settore del Comune di Altamura (Sviluppo e governo del Territorio) hanno raccolto le “lamentele” e le proposte di pochi intervenuti agli incontri. Dalla raccolta di idee si è passato a definire l’area di intervento prioritario, individuandolo nel Centro Storico. Si è potuto così partecipare all’Avviso Pubblico regionale riguardante i “Piani integrati di sviluppo urbano di città medio/


grandi (Azione 7.1.1 del PO FESR 20072013 con scadenza del 6 luglio 2011)” che prevede un finanziamento sino a 7 milioni di Euro (di cui 1,6 a carico del Comune) per i costi di “rigenerazione” del centro antico, per cui è meno ipotizzabile l’intervento dei privati nel migliorare l’offerta di servizi, nonché nel potenziare il turismo locale ed internazionale e l’ospitalità diffusa. Di fondamentale importanza è, inoltre, “la realizzazione delle reti, della pavimentazione, l’eliminazione delle barriere architettoniche e, soprattutto, la realizzazione di parcheggi pubblici per migliorare la fruibilità del nucleo antico. Opere materiali (arredo urbano) ed immateriali (reti, impianti, promozione, spazi e gallerie di promozione locale) . Evitare che il degrado favorisca l’insediamento di disagiati”. Fin qui, eccetto l’ineffettività della partecipazione, si deve riconoscere l’impegno rapido e intenso compiuto dagli addetti ai lavori. Qualche perplessità nasce dalle zone di contorno rispetto al centro storico individuate negli allegati al DPRU evidenziate con generici cerchi di diverse dimensioni. Otto gli ambiti di intervento. Da via Pietro Colletta a Via Gravina, da Viale Martiri a Via Carpentino (vedi immagine). Guarda caso, però, le aree più ambigue sono quelle che contengono, negli elaborati del Documento, i così definiti “concept – masterplan di iniziativa privata”. E parlo dell’ambito V (via Corato – Viale Regina Margherita) e dell’ambito VII (aree dismesse Oliva). Non si intende qui contestare le scelte, il metodo o la qualità del lavoro svolto, ma solo ribadire che un’adeguata fase di concertazione

non può risolversi in due semi-giornate, ma va costruita ascoltando chi vive i quartieri e non solo chi deve costruire o restaurare edifici. Per cui l’auspicio è che di incontri ce ne siano altri promossi sia dal Comune, sia da partiti politici, come ha fatto il Partito Democratico che ha dedicato due appuntamenti pomeridiani all’esposizione e all’ascolto delle criticità e all’analisi delle risorse dei quartieri di Trenta Capilli e di Via Selva. Nel frattempo il comitato “Il Cuore di Altamura” sta organizzando un concorso di idee riguardante il centro storico, aperto a tecnici professionisti (architetti, ingegneri, designer, geometri, dottori agronomi e forestali) e, soprattutto, a studenti delle stesse aree professionali. Un’ iniziativa che senz’altro genererà una serie di confronti a partire dal basso, per imbattersi nell’occhio dell’esperto, dagli amministratori, dei comuni osservatori, nonché dei fruitori e amanti delle bellezze storico-paesaggistiche. L’inizio, a mio parere, di un percorso di riqualificazione partecipata che può apportare quel necessario salto di qualità ed evitare soluzioni progettuali “particolari” come quella di piazza don Minzoni, già piazza Foggiali, su cui ampiamente la cittadinanza si è espressa senza alcun riscontro reale. Il bando promosso dal comitato – attualmente in fase di ultimazione - sarà presentato in occasione della “tre giorni d’architettura” del 3-5 agosto al liceo Classico Cagnazzi. Quest’ultima è un’altra delle lodevoli iniziative di giovani architetti che riportano in auge il pensiero, per lungo tempo sommerso, del controllo qualitativo e partecipato all’evoluzione della città.


Fortunatamente sono tante le potenzialità architettoniche e culturali della Leonessa di Puglia, ma spesso le idee geniali degli esperti competenti vengono sommerse dalle esigenze speculative o da interessi personali di pochi privati ai danni della collettività. O di chi vuole arricchirsi senza “amare” il territorio in cui vive, la propria città e gli spazi urbani che ogni giorno frequenta e in cui crescerà i propri figli. Restano ancora questioni aperte sulla destinazione d’uso da associare all’edificio ex

sede dell’acquedotto pugliese. Se n’è discusso in un recente incontro tra cittadini, associazioni, amministrazione e rappresentanti di SEL, organizzato dal consigliere regionale Michele Ventricelli. Sono state esposte un’infinità di idee, ma l’orientamento è rivolto ad un polo culturale e museale. Non dimentichiamo, infine, l’ex monastero di Santa Croce candidato ad ostello della gioventù e museo della pietra e Palazzo Baldassarre che, dopo l’ultima mostra di alcuni dipinti di Pietro Annigoni, celebre pittore controtendenza, e del maestro Fabrizio De André, torna ad essere un contenitore vuoto in attesa di una reale destinazione d’uso al di là del museo dell’ “Uomo di Altamura”. In questo periodo storico in cui la città fatica a svilupparsi territorialmente, ma vede una forte necessità di rigenerazione urbana, se si continua a rispondere attivamente a tale processo, allora potremo riappropriarci della città. Della Nostra città.


Dal 9 luglio in vigore la ZTL Campagna a cura del Comune di Altamura Comando di Polizia Municipale

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Campagna a cura del Comune di Altamura Comando di Polizia Municipale

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Gentili concittadini, l’Amministrazione Comunale di Altamura ha rivisto la disciplina per la circolazione dei veicoli all’interno della zona a traffico limitato (ZTL) con l’obiettivo di ridurre il traffico in centro storico, favorire la circolazione pedonale e ciclabile dei residenti e dei visitatori, limitare l’inquinamento atmosferico e sonoro e avviare un processo di verifica generale delle autorizzazioni concesse sino ad oggi. La nuova disciplina entrerà in vigore, con ordinanza Dirigenziale, a partire dal giorno 9 Luglio 2011. Previa fase informativa per consentire una graduale assimilazione delle nuove regole di comportamento in ZTL. INFORMAZIONI Circolazione in Zona a Traffico Limitato: si ricorda che nella ZTL possono circolare solo i veicoli autorizzati e quelli che godono di apposita deroga; a) sono soggetti a deroga i veicoli al servizio delle persone invalide, i mezzi di soccorso, i mezzi di polizia, i veicoli di medici e veterinari in servizio urgente, i veicoli dei servizi di pronto intervento, di pubblica utilità, dei taxi; b) tutti i veicoli ammessi a circolare nella ZTL, devono rispettare l’apposita segnaletica ed una velocità consone al tipo di strada per garantire la massima sicurezza; c) tutti i veicoli autorizzati che circolano in ZTL devono obbligatoriamente esporre il permesso; d) I non residenti con particolari esigenze potranno transitare previa richiesta di un permesso temporaneo; ORARI La nuova disciplina degli orari è stata così regolamentata: Domeniche e festivi: divieto di transito dalle ore 10.00 alle ore 24.00; Periodo invernale (ora solare): divieto di transito dalle ore 19.30 alle ore 22.00; Periodo estivo (ora legale): divieto di transito dalle ore 19.30 alle ore 24.00;

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Campagna a cura del Comune di Altamura Comando di Polizia Municipale

Città amica

In deroga agli orari su indicati, i varchi di Piazza UNITA’ D’ITALIA e di Piazza RESISTENZA, saranno attivi dalle 00.00 alle 24.00. IN QUESTI VARCHI POTRANNO TRANSITARE I SOLI AUTORIZZATI. SEGNALETICA In aggiunta alla segnaletica verticale regolamentare prevista dal vigente Codice della strada, l’Amministrazione Comunale ha provveduto alla installazione di Pannelli Luminosi informativi. Dal 2 agosto 2010 il Comune di Altamura si dota,

I Pannelli riportano la dicitura: perseguente la prima volta, di un sistema di controllo

automatico degli accessi alla Zona a Traffico Limitato (ZTL)

VARCO ATTIVOe all’Area – TRANSITO CONSENTITO AI SOLI AUTORIZZATI; Pedonale (AP).

VARCO NON ATTIVO – TRANSITO CONSENTITO A TUTTI Si invita coloro che non hanno ancora provveduto al ritiro o ad inoltrare nuova richiesta a recarsi presso gli uffici preposti:

Piazza Unità d’Italia

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Via Piazza S. Teresa

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Piazza G. Matteotti

• presso il Comando di Polizia Municipale, via Del mandorlo, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, dal lunedì al venerdì, e dalle ore 15.00 alle ore 18.00 del Martedì; • scaricare direttamente i moduli dalle apposite pagine del sito web del Comune: www.comune.altamura.ba.it Polizia Locale Numero Verde: 800 511 300

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Per la consegna della modulistica compilata recarsi dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00 presso: la sede di via Del Mandorlo ( Zona Industriale); AREA PEDONALE IN DETTA AREA È FATTO DIVIETO ASSOLUTO DI TRANSITO AD ECCEZIONE DEI RESIDENTI AUTORIZZATI. Ringraziamo anticipatamente per la vostra collaborazione. Sindaco Dott. Mario Stacca

Assessore Rag. Pietro Genco

Comandante Magg. Michele Maiullari


EVENTI - di Peppino Disabato

TRE GIORNI DI ARCHITETTURA: CULTURA, ARTE E CITTA’

Come nasce l’evento e quali finalità si pone? L’esperimento culturale de “La 3ga” tenta di riunire i principali soggetti sociali (studenti, università, professionisti e imprese, enti locali) con la finalità di sollecitare un fermento culturale, animare un dibattito sulle questioni principali relativa al territorio e alla città. Vogliamo essere un esempio di cittadini attivi, che invoglino a riappropriarsi della propria città, ad amarla, a rispettarla e migliorarla. L’architettura non è né “pura questione privata” né “decorativismo ed estetica”, ma un atto concreto e tangibile che incide sul paesaggio, sulla città, sugli stili di vita. Quindi, il tema della qualità architettonica non riguarda solamente i progettisti ed i costruttori, bensì l’intera collettività. L’evento si propone di far conoscere e comprendere cosa voglia dire oggi produrre “buona” architettura, e quali effetti positivi essa possa portare alla gente, alle attività lavorative e turistiche. L’architettura può e deve dare risposte, trovare soluzioni finalizzaate tutte al medesimo obiettivo: la qualità dell’abitare e la maggiore vivibilità delle nostre città. Chiuderei Free 30 28

Nei giorni 3-4-5 Agosto nell’Aula Magna e nell’Atrio “Liceo Classico” di Altamura si terrà un ciclo di conferenze e incontri pubblici sul tema dell’architettura contemporanea a scala locale (Altamura) e a scala territoriale (Murgia). Lo staff organizzativo dell’evento è composto da Saverio Massaro, Domenico Sforza, Pasquale Loiudice, tre studenti di Architettura altamurani laureandi presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Il pubblico di riferimento è composto da studenti, Architetti, Ingegneri ,Progettisti, Docenti, Imprese e Esperti del settore, pubblica amministrazione, pubblico altamurano.


con una citazione dell’architetto Giancarlo De Carlo: “L’architettura è troppo importante per essere lasciata agli architetti”. Quali sono le priorità per Altamura? La pianificazione urbana. La progettazione di spazi per la cultura. Rivitalizzare vuoti urbani o edifici dismessi. Progettare aree Verdi. Migliorare i collegamenti con la periferia La mobilità sostenibile (piste ciclabili, implementazione servizio bus, riduzione traffico e inquinamento) Sistemare uno spazio mercatale e sistema dei parcheggi Quale riscontro vi aspettavate dall’evento?

Domenico Sforza

Pasquale Loiudice

I dibattiti pubblici si rivolgono non solo agli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto alla gente comune, alla cittadinanza interessata ad ascoltare ma soprattutto ad intervenire, a capire, a proporre idee. Cerchiamo di far arrivare il messaggio anche alle città limitrofe, con cui spesso si condividono le problematiche e su queste sarebbe interessante avviare un confronto. Tuttavia abbiamo già avuto modo nei mesi precedenti, sia attraverso il gruppo su Facebook che con colloqui di persona, di verificare l’entusiasmo e la partecipazione di studenti, professionisti e cittadini. Auspichiamo che tale interesse si tramuti in una presenza numerosa e attiva nell’arco delle tre giornate. L’architetto deve confrontarsi con gli operatori economici, le imprese. Quale rapporto andrebbe costruito con questi soggetti? Intendiamo coinvolgere le imprese in un processo virtuoso di trasformazione della nostra città, promuovendo la realizzazione di adeguati spazi verdi e spazi per la cultura. Riteniamo che l’appuntamento di agosto possa essere un valido punto di incontro per lo scambio di idee, competenze e saperi, che possa avere la forza e l’impatto giusti per incoraggiare e motivare le imprese, piccole o grandi, giovani e consolidate, insieme all’amministrazione

comunale, a prendere scelte diverse dal passato. Occorre segnare una rotta diversa per il futuro, puntare ad una maggiore vivibilità, con i criteri di sostenibilità e di estetica, criteri cardine dell’architettura contemporanea. Quale attenzione avete riscontrato dai giovani su queste tematiche? I giovani hanno dimostrato da subito entusiasmo e condivisione di idee per questo progetto culturale, ma ricordiamoci con finalità pratiche e concrete. Non siamo qui tanto per parlare, bensì per lottare credendo che solo la cultura e il dialogo aiutino una comunità e una società

Saverio Massaro


a migliorarsi e prevedere un futuro migliore per le generazioni a venire. Molto ancora ci aspettiamo da coloro che supportano l’evento e a cui vi prenderanno parte. Una valutazione è possibile solo dopo che col tempo sarà possibile valutare se ha lasciato delle tracce tra i ragazzi...se li ha incoraggiati a prendere la parola, a fornire soluzioni attraverso la pianificazione e la progettazione. Quello che vorremo sottolineare è che la 3GA intende accorciare le distanze che intercorrono tra il mondo universitario, la pratica professionale e la realizzazione concreta nella realtà. Siamo animati dalla voglia di migliorare la realtà e ci sono molti progetti, recenti e non, che ci aiutano a supportare la nostra tesi. Ma prima occorre essere credibili e creduti, quindi ascoltati e compresi. Non basta che i giovani abbiano idee e coraggio, occorre che i cittadini sentano il bisogno di cambiare e migliorare. Auspichiamo che questi incontri pubblici attirino l’attenzione e non risultino fine a se stessi, sia tra i giovani che i meno giovani. La vostra iniziativa si inserisce in un contesto che di recente vede l’attivazione di progetti civici. Come è possibile creare

una rete tra queste iniziative? Pensando alla parola rete, pensiamo subito al network di conoscenze e amicizie che abbiamo sviluppato in questi mesi e che abbiamo tenuto unito attraverso il gruppo su face book. Senza dubbio internet è lo strumento da più utilizzato, anche se preferiamo avere un confronto personale con la gente, che è anche una delle cose più belle del mestiere dell’architetto. Tra gli obiettivi della 3GA c’è anche quello di creare una rete di conoscenza e di relazioni, che possano produrre iniziative, collaborazioni.. Si pensi alle possibilità di partecipare ai concorsi di progettazione che aiutano a fare esperienza, a confrontarsi e possono in taluni casi rappresentare anche l’inizio dell’attività professionale. C’è bisogno di conoscersi e di confrontarsi per mettere in funzione un meccanismo che riesca concretamente a produrre risultati di qualità.urbana, architettonica e, quindi, sociale. L’ esempio dei concorsi di idee e della progettazione partecipata crediamo debbano essere gli strumenti principali su cui lavorare per il futuro. Sono le basi teoriche della nostra formazione universitaria e sarà fondamentale e stimolante cercare di dare a esse un’attuazione pratica.


SANITA’- di Titti Vicenti

STOP ALLE PROROGHE PER I PRECARI DELLE ASL DELLA PUGLIA La testimonianza di Domenico Cirasole contro l’insostenibile situazione del personale para-medico. Mandati a casa gli infermieri con 36 mesi di servizio nelle Asl pugliesi, sostituiti da altri precari per altri 36 mesi anche in reparti, quali rianimazione e pronto soccorso, dove è importante la continuità assistenziale. I consiglieri regionali di maggioranza hanno votato contro una proposta di concedere ulteriori proroghe, oltre il limite dei 36 mesi imposto dalla l. 368 del 2001. Secondo la suddetta normativa, però, il personale pubblico o privato, superati i 36 mesi, dovrebbe veder trasformato il proprio contratto da tempo determinato a indeterminato. In Puglia tutto ciò non avviene. A prescindere dal blocco del turn-over, dall’impossibilità di indire concorsi e dal famigerato piano di rientro che più che ordinare la sanità pugliese, l’ha messa a soqquadro. Nel migliore dei casi, molti infermieri , per contingenze di forza maggiore, lavorano in altre zone d’Italia. Altri sono passati a tempo determinato presso una società interinale e hanno visto il loro stipendio ridursi a 900 euro. L’infermiere precario della Asl di Bari, Domenico Cirasole, denuncia l’insostenibile condizione in cui versano da tempo i suoi colleghi. E si appella direttamente al governatore Vendola, postando un video su youtube. Non ha quasi nulla da perdere, se non la speranza che qualcosa cambi. Dopo 36 mesi svolti tra le corsie del “San Paolo”, il suo contratto è in scadenza e se non dovesse avere proroghe o nuovi incarichi con la Asl Ba resterà a casa. Attualmente, qual è la situazione dei precari ad Altamura? I precari di Altamura sono andati tutti via. Eravamo una sessantina su per giù, tra Free 33 32

le varie figure professionali, infermieri, tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio analisi, medici . Mentre gli infermieri precari sono stati spostati. Alcuni medici, anestetisti e ginecologi, sono andati via. Al nostro posto sono arrivati infermieri in mobilità, e medici nuovi attraverso avvisi pubblici. Il personale, che non è stato riassorbito, adesso dove lavora ? Alcuni sono andati a casa. Altri sono stati spostati in strutture con grosse carenze, quali l’ospedale San Paolo e il Di Venere. La Asl Ba ha deciso di


prendere personale in mobilità da altre Regioni a tempo indeterminato e li ha mandati in periferia. A fine 2010 in varie occasioni vi siete ribellati. Adesso sembra quasi vi siate rassegnati. No. Infatti Il comitato “sanitari precari altamurani” è rimasto in vita, ma spostandomi ho dovuto rititolarlo e aggregarmi a una situazione provinciale. E sono partite 300 cause-ricorsi dall’asl Bari. Nella provincia di Bari non sono state ancora emanate le sentenze. Mentre il Tar di Brindisi con due decisioni ha prolungato il contratto a tempo determinato sino al nuovo concorso. I sindacati che posizione hanno assunto? I sindacati confederali, firmatari di contratto, hanno stipulato un accordo col direttore uscente dell’asl Ba, Panzini ,autorizzando l’Asl Bari a prorogare i contratti di personale precario, previo non raggiungimento del limite di 36 mesi. l sindacati che dovrebbero difendere la categoria del lavoratore precario hanno aderito alla decisione della direzione generale di bandire nuove procedure concorsuali o di procedere con la mobilità. La cosa peggiore è che si è legittimato l’utilizzo di società interinali e di contratti atipici, di collaborazione occasionale che negano una serie di diritti. Sentiamo di essere stati sfruttati. Gli stessi sindacati che hanno raccolto le adesioni per i futuri ricorsi non ci hanno dato la sicurezza che ci aspettavamo Teme che i sindacati abbiano seriamente condiviso le decisioni della direzione generale ? E’ quel che ci chiediamo. Il limite dei 36 mesi è si previsto dalla normativa del 2001, ma la normativa europea vieta che il personale precario sia sfruttato per più di due proroghe. Loro l’hanno fatto. Non solo, ci licenziano tregiorni prima che si arrivi al limite massimo dei 36 mesi, senza fare nuovi concorsi a tempo indeterminato. Non chiediamo di veder trasformato il nostro rapporto di lavoro, ma che ci venga riconosciuto il diritto a continuare di lavorare con ulteriori proroghe fino a quando non

verranno banditi i nuovi concorsi. In questo periodo non li possono indire, perché c’è il blocco del turn-over, però avendo bisogno di personale, sfruttano i precari di 36 mesi in 36 mesi. La direzione generale della Asl non vuole perdere il personale. Lo scorso 27 Giugno avete organizzato un sit-in a Bari. Com’è andata ? C’ è stata da parte dei precari con contratto in scadenza molta partecipazione. Ma non siamo riusciti ad avere un incontro con l’assessore perché era in corso un consiglio regionale. E’ stato un sit-in inconcludente. Ne organizzerete un altro prossimamente? Abbiamo intenzione, se non ci dovessero essere risposte, di manifestare al nuovo direttore generale Domenico Colasanto le nostre intenzioni. E faremo un sit-in nei pressi dell’Assessorato alla Salute e un altro presso la sede della direzione generale Asl Bari. Manifesteremo in maniera pacifica, non escludendo però di incatenarci, come è già successo . La cosa più assurda che sta accadendo è che loro vogliono licenziarci come lavoratori dipendenti e riassumerci attraverso l’impiego delle nuove forme contrattuali, in qualità di liberi professionisti, con l’obbligo consequenziale per noi tutti di aprire la partita Iva. Quali le conseguenze più temute di tale strategia? Che il bisogno innegabile che la sanità ha di personale professionale di tipo infermieristico si trasformi in un abuso dei diritti, attraverso contratti che ne costituiscono la palese violazione. La situazione dei precari in altre Regioni è diversa? Premetto che nella sanità non è tollerabile una situazione così lunga di precariato. Nelle altre Regioni, nell’arco di sei mesi viene indetto un concorso. Mentre ciò in Puglia, e credo anche in altre 4-5 regioni interessate dal piano di Rientro, ciò non è possibile. Dunque, il lungo precariato in Puglia è dovuto al piano di rientro? Si, al disordino dei bilanci. Se la Puglia avesse avuto dei bilanci in ordine, avrebbe certamente potuto fare concorsi . Altamura quando ha cominciato a risentirne? Il piano di rientro ha cominciato ad essere applicato nel 2011. A fine 2010 vi era sentore che tutto potesse generare e che si chiudessero gli ospedali, come di fatto è poi accaduto a Grumo e a Santeramo.


News dal mondo Auxilium

FARMABILITY:

il progetto dai buoni frutti Si è concluso il progetto Farmabiliy “Esperienze di fattoria sociale” che ha visto protagonisti 20 ragazzi diversamente abili del nostro territorio. Organizzato dall’associazione di volontariato “AUXILIUM & DINTORNI”, grazie alle donazioni di numerosi partners quali imprenditori e commercianti di Puglia e Basilicata, all’impegno dei volontari e dei maestri d’arte, alla disponibilità dei proprietari delle location, è stato possibile offrire gratuitamente a 20 diversamente abili, trenta appuntamenti da tre ore ciascuno, durante i quali i ragazzi hanno acquisito abilità sia nella coltivazione e cura delle piante che nella cura degli animali. Il progetto si è svolto principalmente presso il vivaio Dichio a Matera e nell’ultima parte in altre splendide location site sul nostro territorio come l’agriturismo “Lama di Giacomo” ad Altamura e l’agriturismo “Amicizia” a Cassano Murge dove è stato possibile avvicinare, conoscere e trattare gli animali da fattoria, fornendo informazioni e facendo osservare le operazioni di mungitura, di pulitura degli


animali, di lavorazione dei prodotti caseari, oltre che la tecnica dell’apicoltura e della produzione del miele. Nel corso del progetto i ragazzi hanno avuto la possibilità di visitare una vera e propria azienda agribiotecnica sita a Metaponto di proprietà dei f.lli Dichio. Qui hanno potuto osservare da vicino come avviene la semina in alveolo attraverso una speciale macchina seminatrice che muove i contenitori di polistirolo verso una stazione di riempimento della torba e quindi verso un rullo che vi pone i semi. I ragazzi hanno inoltre visitato la cella di germinazione ove nascono le piantine e le vaste serre all’interno delle quali avviene l’irrigazione di piante e fiori. La giornata si è conclusa con la raccolta dei frutti della terra: pomodori e meloni che i ragazzi hanno gustato sul posto, riscoprendo i sapori autentici dei prodotti naturali. Per gli utenti riscoprire la semplicità della campagna e il piacere di stare a contatto con la natura si è rivelata un’esperienza davvero gratificante, evidente soprattutto nella soddisfazione dei ragazzi nel veder crescere le loro piantine, nell’impegno a voler acquisire delle abilità e nella voglia di non perdere un appuntamento! Il progetto si è rivelato un vero successo in quanto ha permesso ai partecipanti di sviluppare interessi vivi nella loro quotidianità, tanto che l’esperienza del vivaio continua nelle strutture che li ospitano ove si prendono cura delle piantine da loro stessi rinvasate. La natura, dunque, ci insegna che possiamo promuovere e sviluppare “diverse abilità”, che c’è un posto nel mondo per ognuno, dove sono le abilità di ciascuno a creare

qualcosa. In conclusione grazie a questo progetto che ha permesso di fare esperienza di fattoria sociale, i partecipanti hanno trascorso delle giornate piacevoli, in un ambiente sereno, naturale e dal clima umano traendo grandi benefici sia sul piano fisico che intellettivo. Il progetto si è inoltre concluso con una grande festa e naturalmente il buffet era a base di… anguria!


Il progetto è stato realizzato grazie al contributo di numerosi partner. In questo numero ringraziamo:

WWW.BOUTIQUEMANITOBA.IT

Via A. Diaz n. 60 - Altamura (BA) www.circostruzioni.com

Via Torino, 39A - Altamura Tel 334 35 79 327

Via Dei Mille, 7 - Altamura

I SO 9001: 2000 I 000433

Per informazioni: auxiliumedintorni@auxilium.it

Cell. 320 677 4598 - 348 520 89 22 www.mondoauxilium.it I SO 9001: 2000 I 000433

progetto farmability

Le news di questo mese sono a cura di: Francesca Maiullari, Enza Battista, Pasquale Cafaro.


AUXILIUM Impresa Sociale

Albachiara:

a pochi passi dal centro storico di Altamura

“Dopo di Noi” Comunità socio riabilitativa

Destinatari

Soggetti maggiorenni, in età compresa tra i 18 e i 64 anni, in situazione di grave disabilità.

Ricettività

Fino a un massimo di 18 posti letto.

Modulo Abitativo

Camere da letto singole e doppie dotate di bagno. Sala pranzo e cucina attrezzata, sale relax laboratori per le attività, ampio terrazzo. Gli ambienti sono tutti dotati di condizionatori d’aria, connessione ad internet e di linea telefonica.

Personale

Coordinatore di struttura, educatori professionali, operatori socio sanitari. Presenza programmata di psicologi, infermieri e tecnici della riabilitazione.

Servizi

Assistenza tutelare diurna e notturna; Attività educative indirizzate all’autonomia; Attività riabilitative; Attività di socializzazione; Somministrazione pasti;

Rete Sociale

La comunità è ubicata in una zona centrale facilmente accessibile e tale da permettere la partecipazione degli utenti alla vita sociale del territorio. Frequente la presenza in struttura di volontari e tirocinanti.

Comunità Albachiara Via Cattaneo, sn Altamura Tel 080 314 26 15 cell. 348 520 89 22 ddnaltamura@alice.it www.mondoauxilium.it


ARTE&IMPRESA- di Peppino Disabato

TEATRO MERCADANTE, UNA SFIDA PER LE IMPRESE CENTO ANNI DOPO LA COSTRUZIONE I cittadini altamurani da qualche giorno assistono al riavvio dei lavori per il completamento del Teatro Mercadante. Conclusosi il lungo contenzioso che aveva comportato la sospensione dei lavori, è stato possibile procedere alla demolizione dei locali posti all’angolo con via Dei Mille, nella zona dove sarà realizzato un corpo di fabbrica necessario a contenere i servizi e spazi accessori per il teatro. Si avvia quindi a conclusione il percorso che porterà al recupero e si intravede la riapertura del Teatro, evento atteso da anni dai cittadini, che la Teatro Mercadante srl assicura entro 8-24 mesi. Il Teatro Mercadante di Altamura fu costruito nel 1895 da un gruppo di cittadini, riunitosi poi in Consorzio, per onorare la nascita del grande musicista nato ad Altamura, Francesco Saverio Mercadante. Nel 2002 imprenditori altamurani operanti nel settore del restauro e ristrutturazione di immobili storici e monumentali nel territorio nazionale ebbero modo di conoscere la situazione del teatro, chiuso dal 1989. Il teatro necessitava di importanti e radicali interventi di ristrutturazione, restauro e recupero funzionale ma il relativo 41 Free 40

peso economico e finanziario non poteva essere sostenuto dal Consorzio, formato da volenterosi cittadini che già avevano contratto un prestito bancario per eseguire gli interventi più urgenti. Vi era stato un interessamento del Comune di Altamura teso ad individuare soluzioni per consentire il ripristino strutturale e funzionale del teatro ed erano state avanzate diverse ipotesi (tra cui l’acquisto, l’assunzione in fitto, la costituzione di una fondazione mista). Vi furono delle trattative tra l’Amministrazione Comunale ed il Consorzio che tuttavia non approdarono a nessun risultato utile. Da parte dell’Amministrazione fu ipotizzato anche l’esproprio, soluzione che però non veniva accettata dal consorzio. Si era determinato quindi uno stallo, che da un lato comprometteva ed aggravava le condizioni strutturali del Teatro, e dall’altro procrastinava nel tempo l’esecuzione dei lavori. Nei colloqui che intercorsero tra i soci del Consorzio e gli imprenditori questi ultimi rimasero colpiti da un aspetto che fece scattare la classica “scintilla”. Perché non provare a ripetere quell’esperienza, cento anni dopo, utilizzando e coinvolgendo le tante imprese


artigiane che operano nel territorio altamurano? Contattate diverse imprese locali, da subito fu espressa con entusiasmo la loro disponibilità a partecipare ai lavori di ristrutturazione e restauro, dichiarandosi disponibili anche ad anticipare una parte dei costi in attesa di eventuali finanziamenti. Stesso entusiasmo e disponibilità manifestarono alcuni professionisti che avrebbero collaborato all’iniziativa anche senza percepire compensi ove non disponibili. Gli imprenditori manifestarono quindi al Consorzio la loro disponibilità ad accollarsi gli oneri del restauro ed ad assumere la gestione del Teatro per un periodo di 30 anni. Fu quindi sottoscritta una convenzione di concessione che prevede la possibilità di un intervento degli Enti territoriali, Comune di Altamura in primis, per la costituzione di una fondazione e/o società mista che assuma la gestione del Teatro, lasciando alle imprese la gestione degli aspetti tecnici (manutenzione ordinaria e straordinaria, allestimenti, custodia, gestione degli spazi non strettamente connessi all’attività teatrale etc.). Nella convenzione è previsto che le imprese avrebbero reperito finanziamenti per i lavori di restauro, di ristrutturazione e di completamento funzionale del Teatro. Meritoriamente le imprese si sono attivate anche in tal senso riuscendo così a procurare, considerato il valore monumentale del Teatro un contributo erogato in favore della Direzione regionale per i Beni culturali dalla Arcus, società ministeriale che sostiene progetti concernenti le attività culturali.. La Direzione Regionale tra pochi giorni consegnerà all’impresa aggiudicataria, la ditta Antonio Resta di Bari, i lavori di restauro dei palchi. L’ammissibilità ai contributi ministeriali consentirà di ottenere ulteriori finanziamenti, nei limiti delle disponibilità del Ministero per il completamento dei lavori. Occorre ora, prima dell’apertura, individuare percorsi e soluzioni che possano consentire la funzionalità del Teatro: in sostanza, una volta ristrutturato l’immobile, il corpo, occorre occuparsi dell’anima (o meglio dare un’anima, e quale, al Teatro). Le competenze delle imprese vanno raccordate necessariamente ad altre competenze. La volontà è quella di realizzare un polo culturale che integri le attività teatrali con quelle connesse alla formazione, alla cultura, alla musica. E’ noto che i Teatri non sono economicamente autosufficienti e per funzionare hanno bisogno di finanziamenti pubblici e privati. Le imprese intendono coinvolgere le istituzioni, le associazioni culturali locali, in un percorso di partecipazione, per raccogliere idee su ipotesi gestionali di qualità per il teatro. Alcune idee connesse alle attività teatrali sono considerate in via prioritaria: un museo dei

cimeli mercadantiani, una scuola di musica, laboratori di recitazione. Il fine è quello di ritrovare l’orgoglio e l’ardimento di avere quella “sacra cura e geloso rispetto del Teatro”auspicato dai fondatori. SPORT - di Ornella Fiore

SORPRENDE ANCORA LA ASD PELLEGRINO SPORT! Nuovi importanti incontri. A piccoli passi verso un futuro di piccoli campioni.

Lo scorso 14 giugno, presso il Centro Sportivo Pellegrino, è giunta a far visita ai bambini del Campo Estivo, l’UNDER 16 DELLA JUVENTUS, al completo di staff dirigenziale e allenatore, nonché ex giocatore della Juve, Grabbi. Durante l’intera mattinata i piccoli campioni hanno intrattenuto i bambini locali, sfidandoli in partite di calcio e rilasciando autografi. A pranzo sono stati ospiti della stessa Scuola Calcio, la quale ha fatto così conoscere i sapori e le specialità della terra murgiana. Per la nostra città questo evento è un ulteriore traguardo, perché si è data la possibilità ai nostri piccoli giocatori altamurani di mostrare le proprie doti calcistiche e aspirare, a piccoli passi, ad un possibile grande futuro professionale nel mondo del calcio.


UNITI PER LA LEGALITA’

Una studentessa dell’I.T.C. di Altamura vince il Primo Premio al Concorso Nazionale “150 secondi contro il racket” e sale sulla Nave della Legalità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino Nel mese di maggio una giovanissima studentessa di Altamura, Alessandra Creanza, ha partecipato ad un concorso nazionale di cortometraggi denominato “150 secondi contro il racket”, promosso dalla Consulta Provinciale degli Studenti di Foggia in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nonché con il Coordinamento Regionale delle Consulte Provinciali Studentesche della Puglia, la Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”, la Prefettura e la Questura di Foggia, il Comando Provinciale Carabinieri e la Provincia di Foggia, nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. L’iniziativa è stata parte del più ampio progetto “Primavera della Legalità 2011”, utile alla diffusione di quella che da sempre è chiamata “cultura della legalità” e dei principi della sana convivenza civile. Il cortometraggio realizzato, avente ad oggetto la valorizzazione della legalità nel contesto delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, con specifica attenzione al tema del racket, si è incentrato su un dialogo tra Daniela, una bambina di 10 anni, e la sua mamma Alessandra. Daniela è una bambina che, come tante, si pone la domanda del perché e quale Free 43

LEGALITA’- di Valentina D’Aprile

sia l’utilità di studiare la storia. Sua madre, tenterà, attraverso esempi pratici, di spiegarle come abbia imparato “dalla storia che ci sono stati uomini che credevano nell’unità, non intesa solo come unione di più territori, ma soprattutto unione di più popoli; erano convinti che l’essere uniti avrebbe favorito lo sviluppo, la cultura, l’evoluzione. Uomini che hanno lottato perché credevano in un’Italia migliore”. La giovane Alessandra ha conquistato il 1° premio, aggiudicandosi la partecipazione ad un viaggio sulla “Nave della Legalità”, partita


dal porto di Napoli il 22 maggio e diretta a Palermo, dove si sono svolte le celebrazioni di commemorazione del XIX anniversario della scomparsa del giudice Giovanni Falcone, alla presenza di magistrati, forze dell’ordine, autorità nazionali e locali e milioni di studenti provenienti da tutta l’Italia.

Le iniziative legate al 23 maggio si sono concluse con una visita dei partecipanti al concorso nazionale “Giovanni e Paolo”, sotto l’alto Patronato della Presidenza della Repubblica, all’aula bunker, famosa per essere stata voluta e realizzata come sede di svolgimento del maxi processo contro Cosa Nostra. Alessandra, con la convinzione e la speranza dei suoi 19 anni, spiega di aver deciso di partecipare al concorso come prosecuzione del suo impegno civico. “La legalità è un tema molto vicino alla mia persona”afferma-“ Infatti, sono un’attivista in tre associazioni antimafia. Vi è poi una motivazione personale: spero di riuscire a trasmettere a tutti coloro che prenderanno visione di questo corto, un messaggio per me importante e che spesso non viene tenuto in considerazione, ovvero che la cultura della legalità dovrebbe essere trasmessa ai più piccoli, non solo nel contesto scolastico, ma anche, e soprattutto, a partire da quello famigliare”.


VOLONTARIATO- di Pasquale Lacasella

CLUB ALCOLOGICI TERRITORIALI: UN NUOVO APPROCCIO SENZA ETICHETTE

Il neo costituito “club Althea” si propone di combattere la dipendenza da alcool proponendo nuovi stili di vita. Perché non c’è un bere buono e giusto e il bere cattivo e sbagliato. Esiste il bere vino, birra e altri alcolici - che è comportamento a rischio per ciascuno lo viva - e ci sono i problemi alcolcorrelati. Il 12 Giugno scorso, presso la parrocchia Madonna del Rosario, nel corso della celebrazione eucaristica vespertina, alla presenza di don Peppino Creanza e don Nunzio Falcicchio, è stata presentata alla comunità altamurana la nascita del “club Althea” ad opera del presidente Pasquale Lacasella e del servitore-insegnante Sandro Santoro. Il Club Althea è integrato nell’ACAT (Associazione dei Club Alcolisti Territoriali) “Bari Nuova”, a sua volta parte dell’AICAT nazionale. L’AICAT, Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali (metodo Hudolin), è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale fondata nel 1989 per promuovere e coordinare le attività dei Club a livello locale. I Club sono comunità costituite da famiglie coadiuvate da un servitore insegnante, che promuovono un approccio ai problemi alcolcorrelati fondato su un cambiamento di stile di vita che tenda alla sobrietà, attraverso la crescita e la maturazione multidimensionale della persona (emozionale, culturale, spirituale e relazionale). I Club, come comunità di cittadini solidali, sono nodi fondamentali delle reti di protezione, promozione della salute nella comunità locale e si propongono come agenti di cambiamento della cultura sanitaria e generale rispetto ai consumi di alcol ed ai problemi alcol correlati ed alle dipendenze in generale. Free 45

Alcuni componenti del Club “Althea” al Congresso Nazionale dei Club a Paestum (Sa) ottobre 2010

In sintonia con le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in tema di protezione e promozione della salute, con particolare riferimento all’alcool ed ai problemi alcool correlati, i Club lavorano per: - creare condizioni umane, sociali, culturali e spirituali per la promozione della vita, della salute e della libertà delle persone e delle famiglie con problemi alcool correlati e complessi, secondo i principi e la metodologia dell’Approccio Ecologico Sociale; - promuovere e sostenere i programmi di alcologia territoriale finalizzati all’accoglienza delle famiglie con problemi alcol correlati e complessi, dedicando particolare cura allo sviluppo delle reti territoriali dei Club; - promuovere, coordinare, sostenere le attività locali, di sensibilizzazione, educazione continua e ricerca che coinvolgano attivamente i membri dei Club e le famiglie della comunità locale nei processi decisionali e nelle azioni inerenti l’adozione di stili di vita sani; - Creare sinergie con istituzioni, associazioni, gruppi e comunità che fanno proprio l’obiettivo della promozione della salute, secondo modalità di intervento coerenti e compatibili con i principi dell’ecologia sociale. Il Club non va in ferie ed è a disposizione di quanti volessero avvicinarsi tutti i lunedì dalle ore 18:00 – 19:30 presso la Parrocchia Madonna del Rosario in Via Pompei ad Altamura. Info: Sandro Santoro (servitore- insegnante) 3295372201.


Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa


AMBIENTE- di Anna Acquaviva

A LEZIONE DAI COMUNI VIRTUOSI PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA Il Circolo delle Formiche propone il progetto Tuttosfuso per incentivare la raccolta differenziata ad Altamura.

L’Associazione culturale “ Circolo delle Formiche”, in collaborazione con il movimento cittadino Aria Fresca, ha promosso, nel corso della terza edizione del progetto “Alla ricerca del bene comune - Percorso di formazione per la cittadinanza attiva”, un seminario su come gestire al meglio il ciclo dei rifiuti e su come incrementare concretamente la raccolta differenziata. L’incontro, dal titolo “ La raccolta differenziata: il futuro è oggi...esperienze di comuni virtuosi”, ha visto la partecipazione di amministratori e dirigenti di amministrazioni comunali che hanno saputo accrescere nei rispettivi territori il livello della raccolta differenziata in maniera consistente. Tra gli interventi, si segnalano quello di Federico Antonicelli, assessore all’ambiente del Comune di Gioia del Colle, passato in soli sei mesi dal 15% al 30% di differenziazione, Cosimo Assanti (assessore alle attività produttive del Comune di Oria e delegato del presidente dell’ATO BR/2), Giovanni Mezzina e Silvio Binetti, rispettivamente presidente e direttore generale dell’Azienda Servizi Municipalizzati di Molfetta, comune che differenzia oltre il 32,5% dei rifiuti rispetto al 12% altamurano. L’incontro è stato coordinato da Giuseppe Dambrosio, presidente del Circolo delle Formiche, che ha sottolineato l’importanza di una riflessione attorno al principio per cui «la raccolta differenziata per essere una realtà tangibile ha bisogno di buona politica e molta ragionevolezza». Il comune di Gioia del Colle, ad esempio, per Free 47

promuovere la raccolta differenziata e far sì che la stessa diventi un’azione quotidiana, è partito inizialmente dalle scuole, curando una campagna di promozione del rifiuto visto come una risorsa. L’ente gioiese ha creato un quaderno che aiuti i cittadini a comprendere le modalità di raccolta differenziata. Inoltre, l’Assessorato all’Ambiente dello stesso comune, in collaborazione con la Spesgioia S.p.a. ha istituito un vero e proprio negozio destinato alla vendita di un solo tipo di prodotto: i rifiuti. Il cittadino è munito di una carta magnetica, su cui si registra la quantità di rifiuti venduti che semestralmente gli sarà retribuita. Molto simile è la politica che ha adottato e continua ad adottare il Comune di Oria che ha raggiunto il 48% di raccolta differenziata, collocandosi al primo posto in Puglia nel rapporto differenziazione/numero di abitanti. Anche qui si è cercata la sensibilizzazione collettiva, a partire dagli ambienti scolastici per


estenderla, a macchia d’olio, al resto della città. Non è superfluo affermare che il rispetto fra il Comune e l’azienda che acquista il differenziato deve essere correttissimo; applicando dove necessario anche delle sanzioni. L’opera di sensibilizzazione e di controllo deve essere alta e continua se si vuole continuare a progredire su questa via. La città di Molfetta, molto simile per numero di abitanti ad Altamura, ha promosso una capillarizzazione del differenziato nella città. I rifiuti differenziati sono venduti all’asta, ma Molfetta, con altri comuni limitrofi, sta cercando di riportare alla luce l’impianto di compostaggio affinché si possa ricavare dai rifiuti prodotti energia. Inoltre, il Comune vorrebbe investire in un’azienda locale che lavori i rifiuti, cambiando in questo modo anche il quadro economico. Accanto alla raccolta differenziata, Molfetta ha istituito delle “isole virtuose”: ricompensare i cittadini più virtuosi con premi, primi fra tutti una riduzione della Tarsu. I “comuni virtuosi” hanno però sottolineato come la raccolta differenziata sia molto dispendiosa e che un riscontro economico positivo sarenne possibile solo se il quantitativo raccolto risultasse ingente. Per questo motivo, accanto ad un maggiore incremento della raccolta differenziata, bisogna promuovere innanzitutto una riduzione quantitativa del rifiuto, in modo tale da «avere un maggiore rispetto degli spazi in cui si vive e ottimizzare le spese», come sostenuto da Silvio Binetti. A conclusione del dibattito, l’Associazione Culturale “ Il Circolo delle Formiche” ha avanzato una proposta per la situazione locale altamurana, promuovendo il progetto Tutto Sfuso. Con questa iniziativa, cui possono partecipare tutti i cittadini, si vuole sollecitare la vendita di prodotti alimentari e detergenti “alla spina”. Il consumatore potrà risparmiare sino al 40%, poiché i prodotti saranno di produzione del nostro territorio (quindi, ad impatto zero per quanto concerne l’inquinamento dovuto al trasporto), e risparmiando sui costi legati alla confezione, all’etichetta e alla pubblicità. Avere rispetto non soltanto degli altri ma anche dell’ambiente in cui viviamo e che ci circonda è indice di civiltà e di progresso.

TARSU, ORA ESENZIONI PER IMPRESE, CENTRO STORICO E GIOVANI COPPIE Alla soddisfazione che proviene dall’approvazione di un bilancio che si è contraddistinto per il rigore e la sobrietà, fronteggiando, da un lato, il drastico ridursi dei trasferimenti dagli organi centrali dello stato e difendendo con decisione, dall’altro, la stabilità delle tariffe per i servizi a domanda individuale, nonchè degli standards qualitativi di tutti i servizi pubblici locali, aggiungo la fiducia che, già da domani, potremo rimboccarci le maniche per avviare una programmazione finanziaria che offra ulteriori e concrete prospettive di rilancio. Partendo da una riduzione delle tasse locali per particolari categorie, da subito, potremo far leva sulle situazioni di disagio, ma anche e soprattutto su giovani ed imprese. Per iniziare, dopo la raccomandazione presentata in Consiglio Comunale, mi farò da subito promotore di una modifica dell’art. 9 del regolamento Tarsu, che preveda esenzioni, anche totali, per le giovani coppie, le imprese e coloro che vorranno intraprendere nuove attività nel Centro Storico. Si tratta di obbiettivi strategici per la nostra cultura politica e per il nostro programma di governo, e questa iniziativa sarà un primo, grande passo verso il loro raggiungimento. Avv. Pasquale GIORGIO


In arrivo l’estate: la pelle rinasce dopo i rigori dell’inverno L’inverno è stato lungo e molto grigio, la pelle del nostro viso è stata messa a dura prova…inquinamento atmosferico, sbalzi di temperatura e freddo. E’ STATA BEN CURATA E PROTETTA? Il corpo d’inverno lo proteggiamo con un indumento in più, della parte più sensibile del nostro corpo invece, ce ne dimentichiamo non curandola. Con l’arrivo dell’estate la pelle del nostro viso ritorna finalmente a respirare. Il sole aiuta il rinnovo cellulare. A giovarne di più sono coloro che soffrono di pelli impure (punti neri o bianchi), acne, pelli seborroiche e pelli particolarmente sensibili. Ma questo non è sufficiente!! Sempre più la cosmetologia si avvicina alla dermatologia, proponendo trattamenti ispirati direttamente alla Medicina Estetica. Tra questi abbiamo l’ESFOLIAZIONE ACELLERATA, una combinazione tra peeling a base di “AHA”( alfaidrossiacidi) e microdermoabrasione meccanica. Mirati entrambi a garantire un rinnovamento cellulare e quindi offrendo giovinezza, luminosità e idratazione profonda della cute, preparandola così anche all’esposizione graduale del sole. L’esfoliazione profonda inoltre tratta altri tipi di problemi cutanei come: atonia cutanea, macchie scure, cheratinizzazione eccessiva, tracce di cicatrici e rughe superficiali. E’ vero che non esiste l’eterna giovinezza, il tempo scorre e i segni sono lì pronti che aspettano anno dopo anno di marcare il nostro volto. Ma è vero anche che una pelle ben nutrita, idratata, appare fresca, luminosa e sempre giovane. Trattamenti sempre più personalizzati ed efficaci per prendersi cura della nostra bellezza in modo naturale. Le estetiste sono amiche della vostra pelle, lasciatevi consigliare dagli esperti…avrete l’impressione che il tempo si fermi per sempre! Stefania Scarci

Estetista Specializzata

Trattamenti LPG: Dimagrimento/Rimodellamento/Rassodamento Trattamenti viso Trattamenti polisensoriali corpo Percorso benessere Sauna finlandese Solarium viso/corpo Trucco sposa Trucco semipermanente Ricostruzioni unghie Estetica tradizionale Via A. Vespucci 6 GRAVINA IN PUGLIA (Ba) - Tel. 080 326 69 35 www.stefaniascarcibenessere.it


SOCIETA’- di Vittoria Monitillo

IL COSTO DEL PANE AUMENTA.

DAVVERO COSI’ TANTO?

Diatriba tra consumatori e panificatori

Caro pane, sono anni che tu sei il vanto e la gloria della nostra città, Altamura. Di caro sei caro, purtroppo, in ogni senso. Della nostra città sei un tratto culturale, non a caso sei citato anche sul cartello stradale al suo ingresso: “Altamura, città del pane”. Secondo i risultati di ricerca dell’associazione panificatori di

Michele Micunco, responsabine Confconsumatori Altamura

Free 50

Nicola Caggiano, direttore della Confesercenti di Altamura

confesercenti sulla Borsa Merci della CCIAA di Bari il prezzo del pane è aumentato di circa 0,30 euro al chilo pari ad un incremento del 20%. Ciò che fa sbigottire e che è criticabile è l’assoluta mancanza di preavviso ai consumatori di questo aumento. Trattandosi di un bene primario e vivendo in un periodo di crisi in cui le famiglie sono “al verde” non è sorvolabile una tale scorrettezza che provocherà un depauperamento di ben 100 euro annui nei portafogli di noi cittadini all’oscuro dell’aumento del prezzo di un bene necessario e delle cause legittime o meno. Il rincaro del pane però è stato dettato da un aumento dei costi delle materie prime e di produzione. Da gennaio a giugno dell’anno in corso il grano di nuova produzione è passato da 26,7 a 32,5 euro al quintale; la semola di grano duro da 35,5 a 44 euro. Aumenti esorbitanti delle materie prime a cui non è corrisposto un rincaro di uguale livello del pane. Ammessa la legittimità di questa crescita dei prezzi del pane, perché mai gli aumenti non


vengono distribuiti sugli altri prodotti da forno, tipo focacce, dolci, biscotti? I panificatori sostenuti da Nicola Caggiano, direttore della Confesercenti, dopotutto, fanno il loro dovere: gestiscono un’azienda familiare, lavorando onestamente seppur di notte senza sussidi statali o agevolazioni. Essi sostengono che nel corso di dieci anni, cioè in corrispondenza del passaggio nel 2001 dalle vecchie lire (quando il pane costava 2.500 lire al chilo) all’euro, il prezzo è aumentato solo del 20%, eccetto negli anni 2007-2008 in cui il pane fu venduto a 2 euro parallelamente alla crisi della cerealicoltura che causò un forte aumento delle materie prime. Dalla parte dei consumatori c’è la Confconsumatori, diretta da Michele Micunco, che ha dato inizio ad una mobilitazione a seguito di segnalazioni da parte di cittadini altamurani. Nelle case altamurane ancora poco si parla di questo problema, qualcuno ne è ancora all’oscuro, ma i più parsimoniosi ed attenti alle loro tasche e all’economia familiare ne discutono. Problemi insoluti ci sono ancora, ma non mancano neppure alcune proposte solutorie da parte della stessa Confconsumatori che suggerisce di istituire un tavolo tecnico aperto ai soggetti produttivi della Filiera Agroalimentare legata alla produzione del pane, al Sindaco e al sindacato. La Confesercenti avanza l’idea di un’alleanza fra piccole e medie imprese di panificazione, i produttori agricoli, le imprese molitorie e i consumatori per meglio organizzare il mercato alimentare, che è nelle mani straniere soprattutto per quanto riguarda l’importazione del grano estero. Il nostro pane resta uno dei migliori. Per cui, a fronte delle lamentele che accompagnano ogni cambiamento, perchè condannare a priori chi il pane, con difficoltà legate agli investimenti e vittima di rincari, per primo permette che sulle nostre tavole continui ad esserci pane appena sfornato?


di LORETTA MORAMARCO

LET IT BE RIGHT

Musica, arte e fotografia per i 50 anni di Amnesty International La Dichiarazione universale dei diritti umani è stata firmata nel 1948, all’indomani della seconda guerra mondiale che aveva dimostrato la capacità degli Stati di violarli. La mera enunciazione dei diritti fondamentali dell’essere umano non sarebbe sufficiente, però, senza l’impegno, spesso volontario, di quanti si battono perché alle parole seguano le azioni concrete degli Stati. Tra questi merita un posto di rilievo Amnesty International che può vantare cinquanta anni di lotte, a livello mondiale, per difendere i diritti umani. La data di nascita ufficiale dell’organizzazione è il 28 maggio1961, quando l’avvocato inglese Peter Benenson lanciò dalle colonne del quotidiano di Londra The Observer un Appello per l’amnistia in favore di due studenti portoghesi arrestati per aver brindato alla libertà durante il regime parafascista di Antonio de Oliveira Salzar. Da allora Amnesty – che conta ormai tre milioni di soci - non ha mai cessato le sue campagne per i prigionieri dimenticati, contro la pena di morte, a favore delle libertà fondamentali dell’uomo. La forza di questo movimento è arrivata anche ad Altamura: a febbraio si è costituto il gruppo in formazione Amnesty Altamura che, proprio per festeggiare il 50° anniversario di Amnesty International, ha organizzato l’evento LET IT BE RIGHT, che si è tenuto il 9 Luglio presso il Laboratorio Giovanile Port’alba. Mentre gli attivisti di Altamura raccoglievano le firme per alcune delle petizioni promosse da Amnesty International (amnesty.it), tre gruppi musicali si susseguivano sul palco per animare la serata: ConceArt Project, In Nomine Faber e Cream Pie. I molti visitatori, arrivati un po’ in ritardo rispetto all’orario programmato per l’inizio della manifestazione (anche per evitare il Free 53

caldo infuocato del pomeriggio), hanno potuto conoscere più da vicino il gruppo in formazione di Altamura, che ha anche organizzato una mostra sui diritti umani, e le altre associazioni che hanno collaborato all’evento curando uno stand con materiale informativo sulle proprie attività: l’Associazione AltRamura (altramura. it), l’Associazione Link (linkyouth.org), l’Allegra Bottega del Mondo, l’Associazione Tolbà di Matera (associazionetolba.org), il Centro Play, Degu. Sante Perrucci è il responsabile attivismo e sviluppo del gruppo in formazione di Altamura. Come è nato il gruppo Amnesty di Altamura?


Il gruppo è nato dall’interesse comune di un gruppo di ragazzi dai 17 ai 25 anni. Per il momento siamo ancora gruppo In Formazione, a settembre saremo Gruppo Italia. Qual è la differenza tra gruppo in formazione e gruppo Italia? Quando si costituisce un gruppo Amnesty, ci sono sei mesi “di prova” in cui si dipende dalla circoscrizione che gestisce i fondi raccolti e dà indicazioni al gruppo in formazione. Dopo sei mesi si può diventare gruppo Italia cioè avere quasi totale autonomia, un proprio conto bancario, libero arbitrio nelle decisioni, ovviamente sempre previo confronto con la circoscrizione. Considerando che siamo molto attivi sul territorio, volevano già nominarci gruppo Italia ma non sono passati i sei mesi necessari, quindi aspetteremo settembre! Quali attività avete posto in essere fino ad oggi? Quali sono i vostri progetti?

Fino ad ora abbiamo organizzato banchetti in piazza per raccogliere firme per le petizioni di Amnesty, oltre l’evento del 9 luglio. Quando diventeremo gruppo Italia vorremmo anche dare il via ad alcune attività di educazione ai diritti umani, rivolte in particolare alle scuole. Come si aderisce al gruppo Amnesty? Il gruppo è aperto a tutti senza limiti d’età. Basta contattarci (amnestyaltamura@gmail. com o Amnesty Gruppo Altamura su Facebook) e partecipare agli incontri. Abbiamo sempre bisogno di una mano e naturalmente, essendo un’attività di volontariato, ognuno fa ciò che può. Quali rapporti avete stretto con le associazioni del territorio? Abbiamo buone collaborazioni con le associazioni del territorio: l’evento del 9 luglio, infatti, ha visto la partecipazione di varie realtà locali.

IL WEB GRATUITO ARRIVA IN PIAZZA Altamura progredisce all’insegna del web con internet gratis in piazza Zanardelli “Le sfide più grandi del futuro passano attraverso il mondo del web ed è per questo che abbiamo deciso di donare alla città una connessione Wi-Fi gratuita”. Con queste parole il consigliere comunale Michele Barattini presenta l’iniziativa cui la Giunta Comunale ha aderito su proposta dell’assessore alle Politiche giovanili, Gianfranco Pallotta e dell’assessore alle Innovazioni tecnologiche, Girolamo Marroccoli. La città di Altamura è entrata a far parte del progetto “150 Piazze Wi-Fi”, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. L’iniziativa fa sì che il cittadino possa utilizzare gratuitamente, per un massimo di 120 minuti al giorno, l’accesso libero e senza fili ad internet, in un luogo pubblico determinato. Per Altamura è stata designata piazza Zanardelli. Il servizio prevede inizialmente una fase sperimentale fino al 31 dicembre 2011. Oltre questa data, la connessione potrebbe essere disattivata se il Comune non stabilirà la prosecuzione del mantenimento in esercizio della connessione mediante una trattativa commerciale. “L’iniziativa rivolta, in particolar modo, alle gio-

vani generazioni ed ai turisti, è funzionale ad una maggiore diffusione della conoscenza. Dare la possibilità a tutti i ragazzi altamurani di sfruttare una connessione Wi-Fi gratuita” – afferma Barattini - “ci riempie d’orgoglio, significa essere al servizio dei cittadini, realizzando iniziative virtuose tese ad una innovativa riqualificazione degli spazi pubblici”. È importante che il progetto continui, affinché la città resti al passo con le esigenze di evoluzione tecnologica dei propri cittadini, soprattutto dei più giovani, contribuendone alla relativa formazione. Michele Barattini


LIBRI- di Valentina D’Aprile

CROCE DI PIETRA: COME ATTO DI FEDE E CARITA’

L’Associazione Culturale Leonessa di Puglia promuove una collana di Carmen Crucis

(Poesia della Croce)

La poesia è l’arte più nobile per dar voce ai sentimenti. È filtro di autenticità e di emersione della spiritualità di ciascuno. Sintesi perfetta per l’animo cristiano è tessere con versi poetici un cantico all’amore sovrumano, manifestatosi nella forma più intensa attraverso il sacrificio della croce di Dio resosi uomo. “Croce di Pietra” è un elegante libello, fino a poco tempo fa presente in molti luoghi pubblici, di aggregazione e di passaggio di Altamura. Si è fatto notare quasi con timidezza, per la sua delicata copertina nera, intarsiata di fiori bianchi, sottili, ed una luce dorata a valorizzarne il titolo, che dà senso all’intera opera. Edito dall’Associazione Civica Culturale “Leonessa di Puglia”, racchiude il poetare ispirato di Roberto Berloco, direttore editoriale del Periodico d’informazione “Leonessa di Puglia” e già autore di altre produzioni letterarie. Si tratta, altresì, dell’opera prima di una serie che rientra nella collana “Carmen Crucis” (Poesia della Croce). “Ho inteso porre al servizio della Fede e del Prossimo una particolare abilità alla scrittura che mi è innata fin dalla prima adolescenza e che coltivo con passione costante” - spiega Roberto Berloco nel chiarire la volontà di coniugare il messaggio di fede, collegato all’esaltazione della Croce di Cristo, con la bellezza di un atto di carità in favore della parte più debole della comunità altamurana, perlomeno quella individuata dalla Caritas della Parrocchia di San Sepolcro. “Mi è difficile d’altronde pensare - aggiunge l’autore - di tradurre in termini di prezzo il valore della poesia. Per questo associare la diffusione del libello ad una causa umana e sociale che giustificasse il ricavato, mi è parso il modo più opportuno per raggiungere due finalità di pari dignità”. L’opera, dedicata alla memoria di Don Antonio Free 55

Loporcaro, sacerdote e docente altamurano defunto, è composta di trentaquattro quartine suddivise in quattro corpi, ciascuno con un proprio titolo e un acquerello illustrativo, appositamente pensato e realizzato dal finanziere Giuseppe Grimaldi. Il motivo costante della croce, come emerge anche dalla prefazione di Monsignor Domenico Cornacchia, è prediletto per il concentrarsi in essa dei più grandi misteri. L’aver associato alla croce la Pietra è frutto di una precisa convinzione: la fede è un percorso ad ostacoli. In ogni prova, però, si “cela un seme di gioia destinato a germogliare”. Spetta a ciascuno uscirne vincitori e per chi si dice cristiano, in particolare, rendere la propria fede “pietra dura al punto da resistere infinitamente nel tempo”. E’ in procinto di diffusione “Croce d’Amore”, opera che si manterrà fedele all’istinto caritatevole d’origine, ma che, probabilmente, avrà una zona di diffusione più ampia, comprendente le limitrofe città di Gravina in Puglia, Cassano delle Murge, Santeramo in Colle e, forse, Matera. Il percorso di ispirazione poetico-religiosa, inaugurato quest’anno dall’associazione civicoculturale “Leonessa di Puglia” proseguirà contemporaneamente con un libello poetico dedicato alla Madonna del Buoncammino, dal titolo “Madonna d’Altamura” - il cui ricavato è destinato, invece, al Santuario della Madonna del Buoncammino - e, in seguito, da un poema a carattere epico-storico della città di Altamura e da una composizione romanticistica. Anche in questi ultimi due casi, si tratta di opere di poesia non, però, a contenuto religioso. Il ricavato è destinato a famiglie in difficoltà economica che vivano nella nostra terra.


Centro Interculturale Altamura

Comune di Altamura

Dal 21 luglio è aperto il centro interculturale presso il comune di Altamura. La sede del centro è in via Teatro Vecchio n°2 (Piazza Castello). L’orario di apertura per il mese di luglio è il seguente: LUNEDÌ: MARTEDÌ: WEDNESDAY:

16 - 20 10 - 12 ; 16 - 20 10 - 12 ; 16 -18

GIOVEDÌ: VENERDì SABATO:

18 - 20 10 -12 9 -11 ; 17 - 19

Il calendario potrà subire variazioni

Since July 21 is open at the cultural center in the town of Altamura. The center is home to the Via Teatro Vechhio N. 2 (Piazza Castello). The opening hours for the month of July is as follows: MONDAY: TUESDAT: MERCOLEDÌ:

16 - 20 10 - 12 ; 16 - 20 10 - 12 ; 16 -18

THURSDAY: FRIDAY: SATURDAY:

18 - 20 10 -12 9 -11 ; 17 - 19

The schedule is subject to change

Nga data 21 korrik eshte e hapur qendra interkulturale ne komunen e Altamures. Nga data 21 korrik eshte e hapur qendra interkulturale ne komunen e altamures. Orari i hapjes per muajin korrik eshte si vijon: E HENE: E MARTE: E MERKURE:

16 - 20 10 - 12 ; 16 - 20 10 - 12 ; 16 -18

E EJTE: E PREMTE: E SHTUNE:

18 - 20 10 -12 9 -11 ; 17 - 19

kalendari mund te pesoje ndryshime

Incepand cu data de 21 Iulie se va deschide Centrul Cultural din Altamura. Locatia Centrului este in Via Teatro Vecchio Nr. 2 (Piazza Castello). Programul pentru luna Iulie este urmatorul : LUNI: MARTI: MIERCURI:

16 - 20 10 - 12 ; 16 - 20 10 - 12 ; 16 -18

JOI: VINERI: SAMBATA:

18 - 20 10 -12 9 -11 ; 17 - 19

Programul poate suferi modificari Il dirigente

L’assessore ai servizi sociali

Dott.ssa Giulia Bottalico

Avv. Raffaella Petronelli

Il Sindaco Dott. Mario Stacca


ARTE &CULTURA- di Nicola Spoto

NASCE AD IRSINA IL MUSEO DEDICATO A MICHELE JANORA

Ospita una collezione di circa 300 reperti dal Neolitico fino al periodo tardo romano. L’archeologo Massimo Barretta ha curato il progetto scientifico ed espositivo.

Ci sono voluti trent’anni per tagliare il nastro d’inaugurazione del primo Museo ad Irsina. Sulla sua imminente apertura le ultime quattro amministrazioni avevano fatto un battage propagandistico, talora sconfinante nel ridicolo. I tempi della macchina burocratica, si sa, sono lunghi e spesso percorrono strade tortuose ed interminabili che sfociano nel paradosso per cui la storia che un museo vorrebbe raccontare diventa essa stessa oggetto di storia. Ma è anche più o meno indirettamente l’emblema dell’inefficienza di alcune, per fortuna non tutte, macchine amministrative. Il Museo Janora di Irsina era praticamente divenuto uno slogan di tutte le campagne elettorali, dove anche le migliori intenzioni sfociavano in un mesto rituale di attribuzione di meriti addirittura ante-apertura. Questo è quanto può ricavarsi dalla lettura di siti, di brochure turistiche che ne attestavano la presenza, anche in tempi in cui dell’apertura di un museo non vi era neppure la parvenza di un tentativo di discussione. Chissà, infatti, quanti turisti si sono trovati di fronte ad un portone chiuso di un museo inesistente! Le attese, fortunatamente, come mai in questa vicenda, risultano pienamente appagate. È stata attribuita ai cittadini e ai turisti la possibilità di fruire dal 24 giugno (giorno di inaugurazione) di un intenso patrimonio archeologico che raccoglie le testimonianze storiche delle civiltà che hanno caratterizzato la Basilicata arcaica ed, in particolare, la città di Irsina sin dal V secolo a.C. In tale epoca la zona fu occupata da una popolazione di origine sabellica e lingua osca che le fonti scritte hanno tramandato con il nome di Lucani, cioè abitanti delle radure nei boschi. Un popolo che da tale origina mutua la sua Free 59

vocazione essenzialmente legata all’attività pastorizia. Vasta la produzione di ceramica, utilizzata in particolar modo nei corredi funerari, di cui la collezione è molto ricca. L’identità etnica dei Lucani rimase intatta fino alla conquista del territorio da parte dei Romani, anche se è solo nel I secolo a.C. che si verificherà l’assimilazione alla cultura romana. Questo ricco patrimonio, raccolto con quella passione che solo pochi uomini possiedono, è dovuta a colui che il museo ricorda nell’intitolazione: Michele Janora. Figlio illustre della Irsina del secolo scorso, quando ancora era detta Montepeloso, oggi la cittadinanza tutta riconosce con impeto ossequioso l’alto valore morale dei suoi studi in archeologia, della sua passione per l’insegnamento e per il grande lascito culturale tramandato anche grazie alla benevola attenzione dei suoi discendenti. Janora nasce a Montepeloso nel 1867. La sua formazione avviene tra Altamura, dove consegue la licenza ginnasiale, e Napoli, dove ottiene quella liceale. Svolge con dedizione il ruolo di insegnante nelle città di Montepeloso, Napoli e Gravina di Puglia e nel contempo


scrive trattati e cronache di carattere storico-politico. Nel 1903 è nominato Regio Ispettore onorario per i monumenti e gli scavi del Comune di Montepeloso, dove raccoglie una serie innumerevole di manufatti archeologici. Dopo la sua scomparsa avvenuta alla giovane età di 43 anni, la collezione viene ereditata dai nipoti e, nel 1948, i reperti sono sottoposti a vincolo dal Ministero della Pubblica Istruzione per il loro importante interesse culturale. Nel 1981, infine, la collezione viene acquistata dal Comune di Irsina. I pezzi furono in parte trafugati qualche anno dopo, complice la inadeguatezza dei luoghi deputati alla loro conservazione e, solo successivamente, qualche pezzo fu rinvenuto ed oggi appare in pompa magna, come il cratere con il mito di Bellerofonte. Un pezzo davvero bello da ammirare. Dopo il furto l’intera collezione fu trasferita presso il Museo Ridola di Matera, luogo decisamente più idoneo per una dimora più sicura di questo importante patrimonio. In realtà la collezione Janora consta di ben 1621 reperti di carattere eterogeneo: ceramica, armi, utensili domestici, ornamenti personali e monete. Gli oggetti provengono da necropoli o singole tombe sparse perlopiù lungo le fasce orientali della Basilicata e nord-occidentale della Puglia. La loro datazione ricopre un arco cronologico molto ampio che va dal Neolitico fino al periodo tardo romano; la percentuale maggiore dei reperti è, però, databile tra il VI ed il II secolo a.C.. Dell’intera collezione viene esposta una selezione di circa 300 reperti appositamente studiati e restaurati. L’archeologo Massimo Barretta ha curato il progetto scientifico ed espositivo del Museo che occupa sei sale nell’ala sinistra del convento di San Francesco, seguendo un percorso cronologico- tematico che parte dalla preistoria e si conclude con l’età ellenistica. La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, nella persona del direttore e di tutti i dipendenti del Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera, ha coordinato le fasi di studio, restauro, documentazione fotografica e trasporto in sicurezza dei reperti. Con l’apertura al pubblico del Museo e la dotazione di un’istituzione museale alla città di Irsina si aggiunge un importante tassello per il recupero e la valorizzazione del patrimonio

culturale del territorio. Un plauso particolare alla cooperativa dei ragazzi dell’Arenacea che, spinti da una grande passione tesa ad esaltare le ricchezze del territorio, sono stati i promotori e saranno, attualmente, i gestori del museo. Qualora il lettore interessato volesse visitare il luogo, sito in pieno centro storico (sede dell’ex convento di San Francesco d’Assisi, nella cui criptasottostante l’altare maggiore- sono conservati preziosi affreschi di scuola giottesca), non potrà non imbattersi nell’ entusiasmo e nella preparazione culturale di questi ragazzi. Fate attenzione: l’Amministrazione sarà ben lieta dimezzare il costo del biglietto d’ingresso semplicemente mostrando l’articolo che avete appena avuto la pazienza di leggere.



FREE LUGLIO 2011