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Dichiarazione d’intenti

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Una volta durante una lezione un professore ci chiese: ”Voi credete nei diritti umani? Cioè, affermate che esistono dei diritti naturali dell’uomo, e che questi sono inalienabili?” La risposta fu abbastanza unanime. Poi seguì un “perché?” e le nostre sicurezze sublimarono come del ghiaccio secco in rotta verso il Sole. Il problema di giustificare la posizione dell’intera ONU, per quanto insensato possa sembrare, è tutt’altro che banale, come ci insegnano secoli di dibattiti su stato di natura, diritto naturale e diritto positivo. Ciononostante molte persone, sottoscritti compresi, continuano a lottare con caparbia ostinazione in difesa di quella miriade di valori, definibili genericamente “diritti umani”, ma che in realtà toccano questioni ben più ampie di quelle trattate dalla Dichiarazione Universale. Partiamo dall’assunto che il mondo in cui viviamo, così com’è, non ci piace; non è giusto, non è il

migliore dei mondi possibili. Con la stessa ostinazione, forse puerile, forse utopistica, continuiamo a lottare per renderlo ancora migliore. La domanda ovvia è: come farlo nel modo più efficace? I cortei e le manifestazioni, pur essendo largamente partecipati (in barba alle rassicuranti notizie di frequenti scontri con le forze dell’ordine), sono momenti di lotta, non di maieutica, per definizione. Dunque? Ci piacerebbe che la risposta (così com’è un po’ laconica, lo ammetto) fosse: con le idee. Alle brutture del mondo contrapponiamo la forza delle nostre argomentazioni e delle nostre proposte; quando poi non ne avremo di abbastanza solide, applichiamoci con ancor maggiore dedizione e studiamone di nuove. Restituiamo alle parole politica e democrazia, troppo spesso svilite e ridicolizzate, quello che secondo noi è il loro significato più vero: rendiamole sinonimi di intelligenza,

di lungimiranza, di dialogo, in ultima analisi, di conoscenza... Una volta una stimabile consigliera regionale della Lombardia, dai denti certamente splendenti, disse che non è necessario avere una preparazione particolare per fare politica. Ha perfettamente ragione. Non ne serve una in particolare, servono tutte. Il nostro giornale studentesco (non giornalino scolastico, è diverso: noterete leggendoci che per noi le parole hanno un significato preciso, e vanno perciò usate con consapevolezza) non si propone di rispondere alle grandi questioni del mondo. Cerca invece di essere una piattaforma che permetta a tutti di dialogare e, possibilmente, inviti a farlo. Lo scopo è quello di imparare, tra le altre cose, a governare il mondo meglio di come hanno fatto i nostri genitori, nonni, trisavoli, e così via fino a Lucy l’australopiteco.


Abbiamo due parole ispiratrici: scuola, da una parte, e mondo, dall’altra. Il locale, cioè il nostro istituto, coesisterà con il globale, ovvero il resto del mondo e dello scibile umano...scoprirete nelle prossime pagine come le due vocazioni si concilieranno. Saremo all’altezza delle (nostre) aspettative? Riusciremo ad essere contemporaneamente innovativi ed argomentativamente solidi? Produrremo qualche buona, nuova, idea? È una sfida. Noi l’abbiamo già colta. Voi siete pronti a farlo? La redazione

Jacopo Mazza: Direttore Mattia Gemelli: Responsabile divulgazione & Designer Valeria Ghirardi: Responsabile sezione Annunci Fabio Falconeri: Responsabile sezione Terragni Roberto Clerici: Responsabile sezione Terragni & Responsabile rubrica Videogiochi Beatrice Bernasconi: Responsabile sezione Terragni Paolo Tome’: Responsabile sezione Attualità Aqil Raza: Responsabile polita estera Carlo Rinaldi: Responsabile politica interna Fabrizio Colucci: Responsabile rubrica Musica Daniele Lucca: Responsabile rubrica Cinema & Designer & Fotografo Claudia Girlanda: Responsabile rubrica Arte e Fotografia & Fotografa Arianna Dramisino: Responsabile rubrica Letteratura Maria Luisa Ronconi: Responsabile rubrica Letteratura Francesca Spigarolo: Responsabile rubrica Tradizioni nel mondo & Correttrice Giovanni Ballerini: Designer Simone Manenti: Fotografo Leonardo Gatti: Cronista Irene Crespi: Cronista Giulia Gandini: Correttrice

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Sezione interna Nel contesto creato da questo giornale studentesco, qual è lo scopo di una sezione interna che parli del Terragni? Il nostro intento è dare la possibilità di commentare le iniziative della scuola e di spiegare le ragioni e la volontà di chi le organizza, nonché le motivazioni per cui bisognerebbe prendervi parte; in aggiunta, questo i per pubblicizzare tali spazio può essere utile anche n g a attività o chiarirerr eventuali dubbi. e Tinoltre di evidenziare situazioni degne Cercheremo o di L nota iceche, a nostro avviso, meritano di essere poste sotto gli occhi di tutti. Fabio Falconeri

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Una tappa imperdibile per gli appassionati degli sport invernali, ma non è solo questo il motivo per cui è stata scelta. A valle, in paese, sono Curiose Coincidenze. presenti molte attrattive anche per i non-sciatori, come piste di pattinagLa Stagione Sciistica dello scorso gio, negozi e locande tipiche; per cui anno ha ottenuto un discreto segui- la gita offre possibilità di divertimento all’interno del Liceo: la prima “Gita to a chiunque abbia voglia di stare Sulla Neve” con destinazione Cervinia, un po’a contatto con la neve, bere località sciistica della Valle d’Aosta, ha una cioccolata calda in un bar di infatti riscosso un enorme successo. montagna o anche solo passare una La meta offre un comprensorio all’a- giornata alternativa in compagnia di vanguardia che rende praticabili ben buoni amici. 360 km di piste, collegate fra loro da una rete di impianti veloci e moderni, Sono dunque questi i motivi per oltre ad un panorama mozzafiato. cui Cervinia è stata scelta anche quest’anno come tappa per la prima gita, che avrà luogo il giorno 2 Dicembre.

Giornata sulla neve

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Qualcuno si starà chiedendo quali sono le coincidenze di cui parlavo precedentemente: effettivamente non è una questione particolarmente eclatante. L’anno scorso l’Open Day del Liceo si è svolto esattamente il giorno prima della gita, per cui i rappresen-

tanti del gruppo N.O.I. , trascinati dall’euforia e anche da un pizzico di orgoglio, hanno fatto molta pubblicità a quest’evento, spiegando ai ragazzi e ai genitori presenti come esso sia esclusivo della nostra scuola ed elevandolo a simbolo delle capacità organizzative degli studenti. Capirete come io sia rimasto piacevolmente sorpreso scoprendo che l’Open Day di quest’anno si terrà il primo di Dicembre. Fabio Falconeri


Giornata della Musica Noi rappresentanti quest’anno vogliamo offrire agli studenti un’esperienza ancora più spettacolare, una migliore Giornata della Musica, una versione 2.0! Intendiamo rimediare ai problemi che hanno avuto alcune sezioni e migliorare ciò che già ci era riuscito bene: grazie all’esperienza accumulata durante l’esperimento dello scorso anno, abbiamo intenzione di apportare delle modifiche in modo da rendere più funzionali le attività delle due palestre (concerti nella piccola, balli di gruppo in quella grande); in poche parole, un totale upgrade di tutte le funzioni di quel mitico 20 Aprile 2012. Vi invitiamo calorosamente al NOI se potete dare una mano; in ogni caso, anche solo con la voglia di fare, ogni persona potrebbe fare la differenza! L’anno scorso abbiamo avuto alcuni problemi riguardo ad alcune zone che non erano preparate, oppure in cui sono misteriosamente scomparsi i moderatori, ma questa volta non avremo di questi disguidi: in ogni caso, riusciremo ad assicurare il divertimento di tutti, come è già successo.

Non importa se stiamo pogando e saltando, se stiamo ballando tutti insieme o se stiamo cantando al karaoke: la Giornata della Musica vuole celebrare il divertimento che questa fantastica arte può sprigionare. Cosa aspetti a dare una mano? Roberto Clerici Fabio Falconeri

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Coro e orchestra

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Che la musica non sia la disciplina di maggior spessore all’interno del Terragni non è una novità: del resto, in quanto liceo scientifico, la nostra attenzione dovrebbe essere concentrata su ben altre materie, senza però tralasciare la formazione umanistica (comprese lingue ben poco “attuali”!). Tuttavia solo pochi sanno che, a causa dei finanziamenti alle scuola pubbliche, o meglio, della loro mancanza, un numero sempre più consistente di attività extracurricolari è a rischio. Tra queste vi sono proprio quelle che riguardano la musica. Ma, nonostante tutti i problemi, c’è ancora un gruppo di ragazzi che, in collaborazione con alcuni insegnanti, con tanta buona volontà cerca di portare avanti il progetto del coro e dell’orchestra, occupazione che ci permette di esprimere una volta di più la nostra vena musicale. L’impegno non è dei più gravosi: il ritrovo quindicinale ci consente di

prepararci al meglio e, al contempo, di passare una serata in compagnia di amici e di fare conoscenza con altre persone animate dalla nostra stessa passione. Il gruppo, formato da una trentina di coristi e una decina di musicisti, è guidato dal maestro Vittorio Liberti che ci segue con immensa passione. Il nostro ensemble è anche un’occa-

sione unica per esibirsi con giovani provenienti da altre realtà: abbiamo partecipato ad alcuni concerti con ragazzi di una scuola canadese e siamo stati presenti al progetto LAIV, dove alunni di vari istituti presentavano i loro progetti artistici (musicali ma anche teatrali) condividendoli con altri studenti. Naturalmente il nostro gruppo è


sempre alla ricerca di nuovi elementi: proprio per questo motivo il mio invito a partecipare a questa attività (che sicuramente sarà condiviso anche dagli altri coristi e musicisti) è esteso a TUTTI, affinché la scuola non sia solo un luogo dove trascorrere 5 ore al giorno annoiandosi, ma diventi qualcosa di più, un’importante occasione di crescita e arricchimento culturale, nonché un ambiente in cui creare preziosi legami con altri coetanei che, oltre ad essere una componente fondamentale della nostra formazione, rimarranno indelebili per tutta la vita. Beatrice Bernasconi

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Commento sul Comitato Studentesco Martedì 6 Novembre si è riunito il primo Comitato Studentesco dell’anno scolastico, durante il quale sono stati discussi alcuni argomenti di cui è opportuno parlare. Chiariamo innanzitutto lo scopo del Gruppo Facebook: esso è stato creato lo scorso anno per garantire una maggiore comunicazione all’interno del Liceo, in modo da poter pubblicizzare eventi e iniziative con comodità, facendo sì che le notizie arrivino a tutti senza la mediazione dei rappresentanti di classe. Ovviamente, questo suo utilizzo non è esclusiva dei soli rappresentanti d’istituto, ma è aperta a tutti gli studenti, insieme alla possibilità di porre domande e di proporre questioni di dibattito. Si sono però verificati diversi casi in cui questa funzione non è stata sfruttata in modo, diciamo, ottimale, e in cui sono stati condivisi elementi di dubbio interesse scolastico. L’invito dei rappresentanti è quello di evitare il cosiddetto “spam”, per far sì che non si perda di vista lo scopo per cui questo gruppo è stato creato.

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La seconda questione da presentare è relativa al

“TerraToday”, ovvero il televisore al plasma situato all’ingresso del Liceo: parecchi alunni hanno manifestato uno scarso interesse riguardo alle informazioni divulgate grazie ad esso, ribadendo di fatto la sua inutilità. Durante il Comitato non ci sono state voci in disaccordo, pertanto i rappresentanti si impegnano a cercare nuove modalità di impiego, nei limiti delle direttive imposte dalla presidenza. In ultimo parliamo delle nuove macchinette introdotte a scuola. Molti studenti si saranno accorti del leggero aumento dei prezzi di alcuni prodotti, ma teniamo a sottolineare che essi sono, nonostante ciò, relativamente economici. L’unico problema concreto è dovuto al fatto che tali macchinette, in caso di mancata erogazione del prodotto, non restituiscono allo studente i soldi spesi: questione già fatta presente alla preside. Oltre a questi punti, durante il Comitato sono stati illustrati ai rappresentanti di classe i progetti relativi al trimestre, argomenti di cui si è trattato nelle pagine precedenti. Fabio Falconeri


anche la voce! Canto da quando andavo all’asilo: ricordo che salivo in piedi sui banchi e cantavo con un I ragazzi del “Terragni” non frequen- pennarello in mano di fronte ai miei tano solo al liceo. Ognuno di noi compagni e alle maestre. Alla fine ha qualcosa che ama fare al di fuori mi regalavano sempre una caramella delle mura scolastiche e nel primo per ringraziarmi della “performannumero del rinato Freevox non po- ce”! teva mancare uno spazio a ciò dePresentiamo la tua voce! Descridicato. In queste pagine due delle vila con un aggettivo. voci femminili più belle dell’istituto Mmm… Direi calda. Posso dirtene un ci parleranno della loro passione per altro? Potente! “Calda” da sola non il canto, dei sacrifici che fanno per mi piace! portarla avanti e dei loro sogni, faVeniamo alle esibizioni! Qual è il cilmente realizzabili o quasi impossi- pubblico più grande di fronte al bili. quale hai mai cantato da sola?

Voci libere

I ragazzi della scuola. L’anno scorso ho cantato alla giornata della musica Beatrice Panzeri ed è stata la prima volta che ho avuQuando e come è nata la passio- to un pubblico così grande. Prima avevo cantato al massimo di fronte vo il respiro affannosissimo! Mi verne per il canto? alla mia famiglia, che comunque è gognavo e non sapevo se sarei stata La passione per il canto mi è stacomposta da cinquanta persone. all’altezza della situazione. Adesso ta passata da mia mamma perché Ci vuole un bel coraggio per esi- ho imparato a chiudere gli occhi e a anche lei da giovane cantava in un birsi! Cosa hai provato la prima pensare di essere nella doccia dove gruppo. canto sempre. La voce si calma e va volta? Fortunatamente ho ereditato da lei Mi tremava tantissimo la voce e ave- tutto bene!

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Cosa cerchi di comunicare al pubblico mentre canti?

Prima di tutto la passione che ho per il canto e poi le emozioni che provo io con quella canzone specifica. Pensandoci bene si può dire che cerco soprattutto di far commuovere. Mi è capitato di far piangere delle persone cantando e quella volta stavo piangendo anche io perché non pensavo di riuscire a fare una cosa del genere.

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ex ragazzo. È dedicata a una vecchia amica con cui ora purtroppo non sono più in buoni rapporti.

L’anno scorso hai partecipato ai provini di “X Factor”, un vero e proprio sogno per i ragazzi che amano cantare! Com’è stato?

Mi sono dovuta svegliare alle quattro per essere a Milano alle otto di mattina con i miei. Quando sono arrivata ho fatto una fila assurda fino alle nove per prendere il numero. Ci mettevano in una sorta di “recinDomanda un po’ personale: ti è to per gli animali” dove eravamo mai capitato di cantare per una tutti numerati e a turno dovevamo andare dentro, davanti al presenpersona in particolare? tatore, Alessandro Cattelan, e a un Ho cantato al compleanno di mia membro della produzione. mamma quando ha compiuto quaQuando veniva il nostro turno doverant’anni. Lei è la persona più imvamo rispondere ad alcune domanportante della mia vita ed è stata de personali e cantare un pezzo. Io un’esperienza stupenda. Io pianho cantato “Someone like you” di gevo mentre cantavo, lei piangeva, tutti piangevano! Inoltre quando ero Adele! insieme al mio ex ragazzo, che è un Alcuni ragazzi venivano mandati via subito mentre io e altri siamo rimamusicista, cantavo spesso con lui e sti per fare un’altra prova e come per lui. secondo pezzo ho cantato “Sei Hai mai scritto una canzone? nell’anima” della Nannini. Purtroppo Sì, anche se solo le parole e la melodia, la musica l’aveva scritta il mio poi non mi hanno fatto più sapere.

Che progetti musicali hai per il futuro?

Al momento sto per aprire un canale su Youtube in cui inserire qualche video in cui canto. Sono ancora in cerca di un nome d’arte ma ci sto lavorando. Non so cosa accadrà in futuro ma mi piacerebbe molto incidere un disco ed essere riconosciuta come cantante almeno tra le persone che mi conoscono. Certo, sarebbe il mio sogno essere famosa anche a livelli più alti, ma so che è molto difficile. Io comunque non smetterò mai né di provarci, né di cantare, anche se dovesse essere un totale fallimento. Alla fine non lo faccio per essere famosa, ma per me stessa.

Mireya Abruzzese Partiamo! Chi ti ha trasmesso la passione per il canto? Mia mamma ha sempre ascoltato tanta musica e i miei parenti, sia materni che paterni, amano cantare nei cori. Così a circa cinque anni ho


iniziato ad ascoltare i primi CD e a provare a cantare qualcosa.

Dimmi un aggettivo per descrivere la tua voce.

Calda e piacevole. Sono due, fa niente! Cosa fai tutti i giorni per allenare la voce? Facendo una scuola di canto devo fare circa 40 minuti al giorno di esercizi di respirazione per il diaframma. Poi faccio dei vocalizzi al pianoforte per scaldare la voce e provo qualche brano, sempre con il piano.

Parliamo delle tue “performances”. Dicci qualcosa riguardo ai video che hai pubblicato sul tuo profilo di Facebook. Inizialmente è stata una mia amica a chiedermi di fare questi video, per vedere se sarebbero stati apprezzati. Ovviamente, avere tutti quei “mi piace” e quei commenti dà parecchie soddisfazioni! Più che altro spero di diventare più brava con il pianoforte perché lo faccio solo da quattro mesi.

Ti è mai capitato di cantare in pubblico?

Sì, due volte. Ho partecipato a una specie di corrida che si teneva in piazza del Duomo a Milano e, anche se non si vinceva niente, c’erano un bel po’ di persone. A 12 anni, invece, ho partecipato a una gara in un vecchio locale che si trovava sotto al cinema di Montano Lucino, dove adesso c’è l’”Old Wild West”.

Hai vinto?

Ero la più piccola, gli altri erano tutti adulti a parte un ragazzo di diciotto anni. Sono arrivata settima su trentacinque, però ho vinto il premio della critica e mi hanno fatto incidere la canzone con cui avevo partecipato su un CD!

Che canzone era?

“Io canto” rifatta dalla Pausini.

Hai una canzone preferita?

Ce ne sono tante e di vari generi!

Ne hai mai scritta una tu?

La musica no ma il testo sì. L’ho scritta l’anno scorso.

Ha già un titolo?

S’intitola “Chissà”. Non ho ancora la melodia ma come testo penso che possa andare. Ma non l’ha mai sentita nessuno, quindi… beh, è abbastanza segreta come cosa…

Sono curiosa… Cosa senti mentre canti?

È un’emozione strana. A me sembra di essere fuori dal mondo, non ho pensieri mentre lo faccio. Mi concentro solo sulla voce e scarico tutta la tensione che ho addosso. Rimango semplicemente da sola con le persone che mi ascoltano e cerco di trasmettere le emozioni che provo e la voglia che ho di cantare.

Abbiamo quasi finito! Hai qualche progetto in mente per la tua musica?

Non ho un progetto preciso. Di certo voglio continuare a coltivare la mia passione per la musica per arrivare a fare qualcosa di più concreto. Irene Crespi

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Sezione di attualita’ Non è sempre facile parlare di tutto. Esistono degli argomenti che, a differenza di altri, presentano qualche difficoltà nel momento in cui bisogna affrontarli. E la P. è uno di questi. Ma perché è così difficile parlarne e, forse, ancor di più scriverne? Il problema principale è che molti ritengono che la P. sia noiosa, difficile, incomprensibile, e per questi motivi, di conseguenza, si pensa che sia anche inutile, stupida e assolutamente da evitare. Eppure la P. interessa tutti noi, anche se molte volte non ce ne rendiamo conto. Spesso, addirittura, dipendiamo dalla P. stessa, che influenza la nostra vita con scelte e decisioni che dobbiamo accettare e rispettare.

Perche’ e’ difficile parlare di p.? E allora perché non conoscere meglio qualcosa che riguarda ognuno di noi? È per questo motivo, dunque, che diventa necessario cercare di parlarne, per capire cosa sia e rendersi conto che non è poi così tanto difficile o noiosa, e per comprenderne l’importanza e necessità. Non si può, dunque, non affrontare il tema della P., che ogni giorno presenta nuovi spunti da analizzare con riflessioni attente, che non devono, però, essere per forza incomprensibili e poco interessanti per i nostri lettori. Certo, non sarà facile riuscire ad avvicinare molti di voi alla P., che, per esteso, non significa altro che Politica, una parola dietro la quale si nasconde un vero e proprio mondo da conoscere e seguire.

I fatti da cui prendere spunto per i futuri articoli saranno molti; proveremo, tuttavia, a selezionare quelli più significativi, per garantire una visone globale di tutte le principali novità a cui assisteremo. Cercheremo, quindi, di proporre sempre articoli in cui, con chiarezza e semplicità, affronteremo tutto quello che di politico accadrà nel nostro Paese e nel mondo. Con l’intento di tenervi aggiornati, tenendo conto anche dei vostri pareri e delle vostre idee che, sicuramente, non mancheranno, proveremo a scrivere di Politica: un dovere imprescindibile per non restare isolati e lontani da tutto quello che, quotidianamente, succederà. Carlo Rinaldi

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QUANDO ANCHE LA GABANELLI euro a cui fa riferimento il servizio, E CROZZA DELUDONO sono classificabili come tali solo 7-8 in cui si contano anche le proprietà della moglie Susanna Mazzoleni Inchiesta Report sul patrimonio im- (avvocato di famiglia benestante) e mobiliare del leader dell’ IdV: enne- dei 3 figli. Dal calcolo, infatti, non simo caso di disinformazione sono stati esclusi marciapiedi, parcheggi, svincoli e strade di accesso, <<Ripetete una bugia cento, mille, spazi condominiali, giardinetti pubun milione di volte e diventerà una blici al servizio di tutta la collettiverità. La propaganda è un’arte, non vità locale che, secondo l’opinione importa se racconta la verità>> tutt’altro che modesta del geometra D’Andrea e della giornalista Sabrina Queste le parole di Joseph GoebGiannini, sono proprietà Di Pietro: bels, uno dei consiglieri più influenti ecco come si arriva ai 54 immobili del partito nazista di ottanta anni menzionati da Report. E cosa dire fa. Parole che fanno riflettere e che della famosa donazione della controvano inevitabile riscontro nell’ac- tessa Borletti (proprietaria di un’acanimento mediatico degli ultimi zienda per macchine da cucire) di giorni nei confronti di Antonio Di quasi 1.5 miliardi delle vecchie Lire, Pietro, leader dell’Italia dei Valori, da dividere con Prodi? in seguito all’inchiesta condotta da L’allora leader dell’Ulivo destinò la Report il 28 ottobre in merito a “un sua parte alle casse del partito, peringente patrimonio immobiliare”, ché Di Pietro non fece lo stesso? Il finanziato (tra l’ altro) con i soldi del lascito avvenne nel 1995, 3 anni pripartito. Inchiesta palesemente suma della nascita dell’Italia Dei Valori, perficiale, dato che dalle visure cata- pertanto questi soldi non possono stali emerge tutt’altra realtà. Dei 54 essere attribuiti ad esso, anzi, conimmobili dal valore di 15 milioni di tribuirono in parte alla sua nascita

quale d’altronde era lo scopo della contessa, cioè che fossero adibiti a fini politici. E’ vero che usò parte di essi proprio per immobili, come sostiene l’inchiesta; occorre considerare però che quei soldi erano suoi, e difficilmente possono essere messi in relazione con i fondi di un partito che ancora non esisteva. Nessuno mette in dubbio che comunque Di Pietro disponga di un buono, se non buonissimo patrimonio, frutto però di un notevole successo personale se consideriamo che da semplice operaio di 20 anni è diventato P.M. della celebre inchiesta ‘Mani Pulite’ in seguito a una brillante carriera da avvocato. Resta il fatto che le accuse mosse al leader dell’ IdV (dalle discutibili capacità retoriche, questo bisogna ammetterlo) nel programma condotto dalla Gabanelli risultano essere infondate e fuorvianti. Ciò che veramente sconvolge è l’evidente disinformazione operata da tutti i media, il <<killeraggio mediatico>> come lo ha chiamato Di Pietro, che muovendo da basi senza ombra di dubbio false, ha portato


alla distruzione di un personaggio già altre volte oggetto di simili diffamazioni. Tutti i notiziari si sono uniti al coro degli accusatori, dalla RAI, in cui casualmente tutti i partiti principali in parlamento meno l’IdV (per scelta) si sono accaparrati i posti del consiglio d’amministrazione, al Corriere della Sera che addirittura parlava di 56 immobili, non bastavano i 54 della Gabanelli, e persino Crozza, uno dei pochi appartenente alla piccola cerchia di comici e satirici definibili ancora come tali, ha deluso non poco con le due battutine dedicategli nel programma ‘Crozza nel paese delle meraviglie’ andato in onda il venerdì successivo: fare ironia su fatti che non sussistono e di cui aveva tempo e modo di verificare l’effettiva veridicità è stata una caduta di stile, si è oggettivamente abbassato al livello degli altri. In tal modo non fa che produrre anche lui disinformazione. Insomma ciò che stupisce è come i media abbiano portato al collasso un partito che a partire dalla messa in onda del servizio ha perso con-

sensi tra l’elettorato e rappresentanti principali (chiaro esempio di opportunismo che vige nel contesto politico). E senza che la vittima potesse trovare il modo di difendersi, dal momento che a differenza di altri non gode di alcuna influenza sui media. Pochi hanno fatto riferimento ai documenti catastali pubblicati il giorno dopo da Di Pietro stesso sul suo blog; inoltre nessuno ha ammesso un dietrofront una volta venuta a galla la verità. Questo fatto dimostra per l’ennesima volta che in Italia l’informazione

via televisione o quotidiani non è possibile, che se i poteri forti vogliono distruggere qualcuno, lo fanno senza esitazioni dal momento che hanno influenza sui principali mezzi di informazione (sono ancora pochi quelli che si procurano le notizie dal web, da siti attendibili), ma ancora peggio, che la gente(=elettorato) viene letteralmente bombardata da notizie il cui contenuto di veridicità non ha importanza. Siano pure false bugie: ripetute cento, mille, un milione di volte diventeranno verità. Aqil Raza

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IL SISMA ZITTITO DAL POTERE

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“E’ un crimine”. Così si sono espressi i sismologi di fama internazionale. Sono passati solo pochi giorni dalla sentenza del tribunale de L’Aquila, dove il 6 Aprile del 2009 forti scosse sismiche fecero crollare il centro storico. Sotto il cumulo di macerie vi erano uomini rassicurati dalle parole dei componenti della commissione Grandi Rischi. Sei anni per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose: questa è la condanna per il vice direttore della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, e sei membri della commissione, colpevoli di aver rassicurato la popolazione sul pericolo di nuove scosse. “Potete tornare nelle vostre case, bevetevi un bicchiere di vino e andate a dormire tranquilli”, le parole di De Bernardinis suonano ancora come macigni nei cuori dei terremotati, dando vita ad un sentimento di rabbia e rammarico nei confronti degli studiosi. Sono parole fatali: all’indomani delle dichiarazioni rassicuranti la terra trema e la città crolla. A più di tre anni di distanza vengono

La tragedia de L’Aquila causata dai poteri forti, e’ la morte della liberta’ d’informazione?

condannati a sei anni di carcere, una sentenza storica che rimbalza fra i media di tutto il mondo. I ricercatori americani, tra cui spicca il nome di Thomas Jordan, responsabile del Centro terremoti per il Sud della California, si schierano in difesa dei sismologi italiani e argomentano la loro presa di posizione, affermando che la previsione dei terremoti non è ancora possibile e che un processo di una

una tale portata potrebbe bloccare completamente le ricerche in questo campo. Per ironia della sorte è già la seconda volta che nel BelPaese si svolge un processo alla scienza: il primo nel 1633 con Galileo Galilei, il secondo soltanto pochi giorni fa. In mezzo ci sono “solo” quattro secoli.


rassicurarono gli abitanti de L’Aquila. Il sismologo avrebbe acconsentito alle indicazioni ricevute, esprimendo tutta la sua disponibilità ad una collaborazione proficua con la Protezione Civile. Lo scenario che emerge dall’intercettazione è inquietante, specchio della corruzione e dell’asservimento ai poteri forti. Boschi, e con lui gli altri compoAccendendo la televisione e leggendo le tenenti della commissione, accetstate dei giornali ci si rende conto del fatto tarono di buon grado l’idea di che queste persone siano state condannate al carcere per un errore di valutazione. Tutta- tranquillizzare gli abitanti, nonostante uno sciame sismico fosse via è emersa una verità tanto assurda quanpassato sotto l’Abruzzo proprio to inconfutabile, in grado di ribaltare l’intero pochi giorni prima. L’Italia è un punto di vista. Paese a rischio sismico, qualun“Quindi è vero che la verità non la si dice. [...] que centro di ricerca avrebbe Dovete solo tranquillizzare qualche imbecille almeno messo in allarme la città, evacuato le abitazioni fino al che è troppo agitato.” passaggio completo dello sciame. Tuttavia la superficialità con Queste le parole di Bertolaso,allora a capo cui i ricercatori furono indotti ad della Protezione Civile. Si tratta di un’intercettazione di una conversazione telefonica fra operare, portò alla morte 308 persone. Boschi, membro della commissione Grandi Non si tratta di un processo alla Rischi e Bertolaso stesso, avvenuta il giorscienza. no prima della conferenza in cui i sismologi

E nemmeno agli scienziati, se si possono definire tali. Si tratta piuttosto dell’ennesimo processo alla corruzione inestirpabile che da tempo immemore stringe nella sua morsa il Paese, una condanna alla debolezza di uomini incapaci di opporsi al ruolo di fantocci a loro affidato. Guido Fiorovanti, figlio di una delle vittime, ha gli occhi lucidi quando dal fondo dell’Aula osserva il giudice emanare la sentenza. “Se mio padre non fosse stato rassicurato dalla Commissione, adesso sarebbe ancora qui” afferma con amarezza all’uscita dal tribunale. Ed ancora una volta siamo qui a parlare di cosa sarebbe successo se solo qualche pezzo del puzzle del destino si fosse incastrato in modo differente. Fa male però vedere come la vita di molte persone sia stata barattata per un bicchiere di vino. Paolo Tomè

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Il collegio elettorale

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Come mai se negli Stati Uniti vivono 314,743,000 persone la somma dei voti ottenuti da Obama e Romney è solo 538? Benvenuti nel Collegio Elettorale, ovvero il metodo secondo cui si svolgono le elezioni presidenziali. Cominciamo a spiegare tutto con piccoli passi: perché 538 voti? Questo numero è dovuto alla somma dei membri del Senato (100) e dei membri della Casa dei Rappresentativi (438). I Grandi Elettori hanno quindi il compito di eleggere colui che sarà il nuovo Presidente. Sorge spontanea una domanda: qual è l’utilità del voto popolare se di fatto saranno solo 538 persone ad esprimere la propria preferenza? La risposta è semplice: il popolo ha il fondamentale incarico di indicare a costoro chi vorrebbero alla presidenza. I grandi Elettori sono uomini sceltiperché portino il voto dei cittadini all’effettiva elezione del Presidente. Quelle che si sono appena tenute sono le elezioni popolari, in cui hanno votato i cittadini americani; i voti dei Grandi Elettori invece saranno resi noti a dicembre e solo allora potremo

sapere chi è il vero Presidente degli Stati Uniti d’America, poiché questi potrebbero votare un candidato diverso da quello indicato dalla maggioranza del loro Stato. L’intero sistema apre di conseguenza la possibilità di elezioni anti-democratiche, in cui un candidato potrebbe ottenere la maggioranza di voti da parte dei Grandi Elettori, nonostante non sia rispecchiata nei voti popolari. Seppur sporadicamente, tale situazione si è già verificata nella storia americana (3 volte ndr), la più recente nel 2000, quando Bush ricevette il 50,4% dei voti Elettorali, ma solo il 47,9% dei voti Popolari. Se credevi che le nostre elezioni fossero complicate, probabilmente hai già iniziato a cambiare idea. I 538 voti sono divisi tra gli Stati secondo modalità piuttosto complesse. Ad ogni Stato sono assegnati 3 voti, mentre i restanti vengono divisi in modo proporzionale al numero degli abitanti

di ogni Stato. Da ciò possiamo dedurre che anche agli Stati meno popolosi possa essere garantito un ruolo di assoluto rilievo nel conteggio dei voti. Nonostante il sistema elettorale, dal punto di vista della distribuzione dei voti, abbia una parvenza di democrazia, in Porto Rico ad esempio, pur essendo riconosciuta la cittadinanza agli abitanti, essi non hanno diritto di voto, nonostante la somma dei cittadini nei Territori, regioni poste al di fuori dei confini americani, sia maggiore della somma degli abitanti dei 9 Stati più piccoli. Più in basso due video (entrambi in inglese) che spiegano come funziona il Collegio Elettorale e come ad un candidato, vincendo il 21.9% dei voti popolari, se ottenuti negli Stati giusti, spetterebbe il 50,4% dei voti elettorali e quindi la presidenza. Roberto Clerici


Geithner, fidato collaboratore di ObaAltri quattro anni ma, lascia vacante un ruolo cruciale nella gestione dell’economia e della La rielezione di Obama non era crisi, in tempi tutt’altro che sereni. scontata. Tuttavia, le efficaci strategie elettorali adottate dal suo staff e Inoltre, sembra che anche gli attuai ministri della Difesa e della Giustizia una rimonta costante nei sondaggi siano intenzionati a non chiedere un gli hanno consentito di tornare alla rinnovo del loro incarico, come anche guida degli Stati Uniti. La sua riconferma è stata accolta con il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. sollievo da tutta l’Unione Europea, rassicurata soprattutto dalla possibi- Obama, però, oltre a dover scegliere una nuova squadra di governo per i lità di contare su una continuità da parte dell’Amministrazione america- prossimi quattro anni, si trova a dover gestire anche un Congresso spaccato na nella gestione della crisi econoa metà con la Camera ancora saldamica mondiale. mente in mano ai repubblicani. Ciò Tuttavia, in patria, il Presidente si limiterà fortemente il potere d’aziotrova a dover affrontare parecchi ne dell’amministrazione democratica problemi che occuperanno per un del Presidente e imporrà, nei prossimi bel po’ di mesi la sua agenda. Innanzitutto, una compagine gover- mesi, un continuo dialogo con gli avversari politici. nativa da rifare, con due poltrone Infine, a Washington sulla nuova strategiche da riempire al più preAmministrazione incombe anche la sto: una al Dipartimento di Stato, in pesante questione del Fiscal cliff, il seguito alle annunciate dimissioni precipizio fiscale legato all’alto debidi Hillary Clinton che, dopo quattro to e all’aumento delle tasse, che farà anni a capo della diplomazia amescattare automaticamente ingenti tagli ricana, ha deciso di lasciare l’incaalla spesa, se non ci sarà un accordo rico di Segretario di Stato, l’altra al tra repubblicani e democratici entro il Ministero del Tesoro, dove Timothy

31 Dicembre. Insomma, i prossimi quattro anni alla Casa Bianca non sembrano iniziare bene per Obama che, dopo aver incassato un mandato con meno voti rispetto a quelli raccolti nel 2008, si appresta a governare il Paese cercando di dare risposte precise ai suoi elettori, le cui attese e speranze non possono essere deluse in un’America ancora immersa in una profonda crisi. Carlo Rinaldi

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CONFETTI AL LIMONE

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Una faccia risplende. L’altra rimane nell’ombra. E’ la moneta delle elezioni: da una parte il nuovo presidente, Barack Obama, occupa le prime pagine dei quotidiani nazionali, dall’altra invece l’emendamento 64 viene approvato in Colorado e nello Stato di Washington. Morale: in questi stati la marjiuana è stata semplicemente legalizzata. Lo sballo sta nella variazione delle possibilità di utilizzo, non si parla difatti di un banale scopo terapeutico bensì di una gaudente finalità ricreativa. La legalizzazione potrebbe segnare una tappa importante nella lotta al traffico di stupefacenti sulla tratta USA-Messico. Circa il 50% della droga che giunge nell’America settentrionale proviene dalla riva meridionale del Rio Grande e dietro a tutto ciò vi è una lunga storia che narra di morte, assassinii e rapimenti. La guerra fra i narcotrafficanti messicani si combatte nel silenzio più asso-

Approvato l’emendamento 64: la marijuana è legale in Colorado e a Washington. luto, in città e favelas dai nomi così trascurabili da essere dimenticati anche da coloro che ci vivono. Tutto tace, compresi i 10.000 cadaveri di coloro che ogni anno perdono la vita in questo conflitto sporco. Il Presidente del Messico Felipe Calderon chiede provvedimenti all’America e intanto cerca di arrestare il traffico di stupefacenti sul confine aumentando i controlli. Inutilmente. La soluzione? Legalizzare. Il Colorado e lo Stato di

Washington hanno segnato il percorso e nonostante i due stati in questione non siano particolarmente popolosi, la possibilità che la marjiuana raggiunga le zone limitrofe è decisamente elevata. I consumatori di cannabis iniziano a gongolare mentre gli spacciatori messicani deglutiscono amaramente e puntano sulle partite di cocaina. Vi è tuttavia un’importante questione: perchè comprare cannabis “Made in US” e non quella mes-


La marjiuana viene coltivata nella parte occidentale del Paese e questo permetterà all’America di bypassare le organizzazioni criminali, come la Mafia, che da anni fondano i loro guadagni su questo mercato. Bel colpo, potremmo dire. Peccato soltanto che si tratti pur sempre di cannabis e non, che dire, di confetti al limone. Paolo Tomé sicana? Riflettendo sulle dinamiche dell’economia, vendere droga comporterebbe tasse e spese per le operazioni di diffusione e marketing. Tutto ciò nella “roba” proveniente dal Messico non è compreso, con un conseguente beneficio nel prezzo d’acquisto. Proprio questo fatto potrebbe spingere i produttori americani a migliorare la qualità della cannabis, grazie all’aumento di Thc (l’agente responsabile degli effetti desiderati) che garantirebbe quindi alla merce americana di scalzare dal mercato quella messicana. La guerra fra i narcotrafficanti potrebbe quindi placarsi in quanto un mercato tanto esteso come l’America, in seguito alla legalizzazione della marjiuana, comincia a non essere più appetibile. Questo fatto non è semplicemente inquadrabile in un contesto di moralità, quanto piuttosto in una complessa situazione saldamente legata alla criminalità.

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Introduzione Rubrica Musica La musica è ovunque, e proprio per questo tende a non ricevere l’attenzione che necessita. E’ l’espressione artistica più abile e accessibile che esista. Eppure è come il sugo di pomodoro: tutti lo sanno fare, ma pochi lo fanno bene. E pochi anche capiscono se è buono davvero. Nell’embrione della redazione (questo luogo mistico e irreale) ci siamo detti che se il nostro giornale doveva avere una parvenza di serietà serviva che avesse delle finalità diverse dall’informazione pura. Il compito che ci prefiggiamo con la rubrica di musica è quello di proporre ai lettori il nostro punto di vista rispetto a ciò che ascoltiamo in giro, sperando che le nostre opinioni possano essere utili ad una maggiore comprensione musicale. O qualcosa del genere. “Se mai dovrò fare un lavoro gratis sarà qualcosa che c’entrerà con la musica”. Facciamo che questo potrebbe essere un buon inizio. Fabrizio Colucci

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Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not Band: Arctic Monkeys Genere: Garage Brit-rock Anno: 2006 Segni particolari/consigli: Per un

pieno apprezzamento, armatevi dei testi

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Se fosse un colore sarebbe il rosso. Se fosse uno sport, la corsa gli si avvicinerebbe. Se fosse un evento climatico sarebbe un tornado, probabilmente. Con questo gioco si potrebbe continuare all’infinito, però c’è un altro accostamento che si potrebbe fare e sarebbe forse il più corretto: se fosse un’età, sarebbe l’adolescenza. Nella vostra testa starete pensando a quella ragazza, che vi fa tremare le braccia, ma dio, ogni tanto proprio non la potete sopportare. A qualche sabato sera passato su una pista da ballo poco illuminata, con qualche drink di troppo sulle gambe pesanti, magari finito a scazzottare con delle

teste calde. Alle voci che girano sul vostro conto e che però non vi sforzate nemmeno troppo di smentire. Gli Arctic Monkeys, 4 ragazzi di High Green, Sheffield (“It’s High Green, mate, via Hillsborough please”), nel 2006 hanno riversato tutto quello che è scritto precedentemente all’interno di un CD. E nel frattempo, senza saperlo, hanno pubblicato un lavoro che avrebbe cambiato le regole del gioco da quel momento in avanti. Una volta aperto il disco e messo dentro il lettore (Youtube andrà benissimo lo stesso), le ambientazioni che si creano all’interno del nostro immaginario sono inevitabilmente le più conosciute da noi, perché comuni nel nostro vivere. E farà quasi paura quanto ci si possa rispecchiare. Il disco sembra l’ingegnoso lavoro di un pazzo, che ci ha seguiti di nascosto, armato di blocco per

appunti, per riportare in musica tutto quello che facevamo e tutte le emozioni che abbiamo provato nei momenti topici della spensieratezza giovanile. L’analisi e l’accuratezza sembrano però la cosa più lontana dalla pazzia. E’ veloce dal primo minuto, da quando, con The View From the Afternoon, ci si vuole avvisare di ciò a cui stiamo andando incontro. Nel frattempo gli ultimi spiragli di sole si stanno sfumando, magari state man-


dando gli ultimi messaggi per sapere a che ora farvi passare a prendere e pensate anche a cosa mettervi per la serata. Dopodiché la corsa è sfrenata dall’inizio alla fine, come se steste scappando da un gruppo di folli, tutti quelli che trovate nelle canzoni da lì in poi e che avete incontrato o che incontrerete almeno una volta nella vita. I maniaci arrivisti del sabato sera, i vampiri urbani, i buttafuori, i bellimbusti incazzati con il mondo, le ragazze maliziose e un po’ superficiali e qualche “donnina” sul lato della strada. La sola occasione che abbiamo di poter rifiatare dal nostro inseguimento è esattamente nel mezzo del CD, con Riot Van, l’unico vero pezzo lento all’interno. La musica arriva fievole e leggera, con un assolo riverberato che sembra venire completamente da un altro tempo. La voce è malinconica e pesata, pur con delle sbavature di tono che tracciano il margine per tutto il disco. Nonostante la varietà di temi, si

possono trovare delle costanti all’interno dei brani. I riff perfettamente ritmati con la batteria, per cui spesso serve una buona forza per resistere dall’impugnare delle bacchette immaginarie e tentare di seguirla, i giochi di accordi tra le chitarre e dei testi così intelligenti e affilati da poter tagliare le casse da cui esce la voce. Un disco che, seppur nella modestia del genere pop-rock, ha bisogno di attenzione e più ascolti di quelli che si potrebbero pensare perché ogni volta sarete in grado di trovare una

sfumatura diversa o un particolare che vi è sfuggito precedentemente. Ah ecco. Se i vostri sabato sera avranno una colonna sonora somiglierà a questa.

Ascolta Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not su youtube!

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Periphery

Band: Periphery Genere: Djent, Progressive Metal Anno: 2010 Prerequisiti per l’ascolto: Un collo

predisposto per un headbanging colossale

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Premettiamo una cosa prima di inoltrarci nella recensione: questo album non è per tutti. Per quanto io lo adori riconosco che sia un disco solo per orecchie già familiari con generi quali il progressive metal à la Dream Theater, gli stili vocali di gruppi più estremi e canzoni in tempi inusuali. Ora che vi ho preparati, munitevi di cuffie e inoltriamoci in uno degli album che mi ha più sorpreso nello scorso anno. L’inizio è d’impatto, con due tracce molto “pesanti” ma melodiche, tipiche dei Periphery, ovvero Insomnia e The Walk. Tanto è il caos quanta la melodia che si cela sotto i riff di chitarre a 7 corde e l’apertura vocale dell’estremamente talentuoso Spencer Sotelo, la cui voce (proprio come viene descritta anche in una traccia) ) può salire in alto come un angelo e scendere come un bue ferito. Veniamo poi gettati con violenza dentro il groove di Letter Experiment, che è un’ulteriore prova delle abilità di tutti e sei i membri di questo

gruppo del Maryland, USA. Ogni traccia è un’apoteosi della tecnica e della capacità di scrivere canzoni metricamente complesse ma emozionalmente coinvolgenti. I tre chitarristi, Misha Mansoor, Jake Bowen e Alex Bois, sono impeccabili e capaci di melodie che ad un primo ascolto potrebbero sembrare semplicemente note disorganizzate in battute irregolari, ma che poi si rivelano molto potenti e che ritorneranno alla mente dell’ascolta tore ogni volta. Il batterista Matt Halpern è una macchina da distruzione, riesce a coordinare con maestria le intricate parti soliste e ritmiche degli altri strumenti a corda, mentre il bassista Tom Murphy dà ancora più spessore ai toni gravi. Questo non è un album: è un’esperienza acustica, un ascolto che potrebbe rimanere scolpito nel vostro cervello per mesi o anche anni, se riuscisse ad appassionarvi come ha fatto con me.


Dovendo dare un giudizio concreto, l’album omonimo di debutto dei Periphery prenderebbe un 4.5 su 5, dovuto solo al fatto che il secondo lavoro della band è su tutto un altro livello. Ascolta il primo singolo dell’album Periphery! Icarus Live - Periphery

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Rubrica di Cinema

Molto spesso, dopo aver guardato un film o una serie, ci rimane al più un ricordo della trama e nient’altro: questa rubrica vuole andare oltre, soffermandoci su aspetti che spesso vengono trascurati, cercando di analizzare le parti più nascoste di un prodotto, quali regia, fotografia o particolari tecniche di produzione, provando sempre a dare un’opinione personale. Quentin Tarantino disse “Il mio cinema o si ama o si odia”: così sarà anche per le recensioni che qui vi proporrò, anche se probabilmente le odierete a causa della mia scarsa abilità nello scrivere, spero appreziate per lo meno i contenuti.

Daniele Lucca

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Freaks! Il primo prodotto che andrò a recensire non è un film bensì una web series; se alcuni di voi si stessero chiedendo cosa sia una web series è sostanzialmente una serie distribuita sul web in siti come Youtube e correlati- e prodotta con budget limitati, spesso da giovani ragazzi che si sono fatti una certa fama caricando i propri video in rete. Ho deciso di parlarvi proprio di questa dato che il 16 ottobre è stata rilasciata la seconda staione che sta uscendo regolarmente ogni domenica sia sul loro sito (www.freakstheseries.com) che su DeeJay TV.

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“Freaks! The Series” può essere considerata la prima web series italiana ed è stata creata da quattro ragazzi, tre dei quali sono youtubers abbastanza famosi: stiamo parlando infatti di Claudio Di Biagio, creatore del canale “Non Aprite Questo Tubo”, Matteo Bruno, alias “CaneSecco”, Guglielmo Scilla, a molti

noto come “Willwoosh”, e Giampaolo Speziale, cantante degli About Wayne (creatori della colonna sonora di cui parleremo in seguito). La trama non è delle più semplici, ma procediamo con ordine: i protagonisti Giulia, Marco, Andrea, Viola e Silvio, interpretati rispettivamente da Ilaria Giachi, Guglielmo Scilla, Andrea Poggioli, Claudia Genolini e Claudio Di Biagio, si ritrovano nello stesso luogo a seguito di un incidente e sono soggetti ad uno svenimento collettivo, che li porterà a

svegliarsi quattro mesi dopo non ricordandosi nulla del periodo trascorso. Scoprono inoltre di aver acquisto dei poteri speciali che però li porteranno ad affrontare delle situazioni alquanto strane, come l’essere inseguiti da un uomo senza faccia o da altri loschi individui che compaiono nella seconda stagione -di loro però non voglio parlarvi per non spoilerarvi nulla. I superpoteri dei protagonisti sono vari: Silvio è molto fortunato, Marco viaggia nel tempo quando si eccita,


Andrea è in grado di modificare a piacimento i sentimenti delle altre persone, Giulia è una sorta di vampiressa in grado di diventare molto forte bevendo sangue umano e Viola riesce ad accecare le persone toccandole, di tutto insomma! L’abilità dei creatori della serie sta nel far capire poco, molto poco, di quel che succede con un intreccio molto ben studiato che lascia tanti dubbi allo spettatore, come una buona serie deve saper fare. Passiamo ora alla parte più tecnica e anche più noiosa per voi: la regia di Claudio Di Biagio e di Matteo Bruno è ben fatta, veloci e dinamiche le inquadrature e a volte innovative (ovviamen-

te innovative per quel che riguarda il panorama italiano) a parte qualche movimento di camera che può risultare abbastanza fastidioso, ma definiamolo pure linguaggio artistico dei registi. La fotografia dello stesso Bruno risulta ottima considerando che ha lavorato con luci molto artigianali. La colonna sonora è curata dagli About Wayne e risulta perfetta per la trama anche se il tema principale, la canzone “Freaks” sempre dello stesso gruppo, si rivela abusata e dopo qualche ripetizione può risultare seccante, ma è un elemento dopotutto trascurabile. Altro elogio va agli effetti speciali molto ben riusciti, dato che non sono stati fatti da professionisti pagati ( si deve sapere infatti che spesso, nel cinema convenzionale del genere fantascientifico, grande parte del budget viene spesa per gli effetti speciali) bensì da altri youtubers specializzati in questo campo; dalla semplice color correction ai più elaborati effetti che riguardano i superpoteri dei personaggi, tutto risulta ben integrato nel prodotto rendendolo ancor più inte-

dolo ancor più interessante. Sono quasi sicuro di aver quindi esaurito tutto ciò che avevo da dire, e penso non ci sia bisogno di sottolineare che vi consiglio vivamente la visione di questa serie dandovi quindi appuntamento alla prossima recensione, sempre che non mi licenzino prima. Daniele Lucca

Guarda la prima puntata di Freaks! su youtube.

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Rubrica di Fotografia

Per tutti noi la fotografia è il modo più efficace di fermare il tempo e trasformare un attimo in un’immagine che ce lo ricorderà per sempre, il quale però assume davvero importanza solo in relazione a chi l’ha vissuto: secondo alcuni è una raffigurazione oggettiva, priva di manipolazioni, della realtà; dando retta ad altri è un’interpretazione soggettiva, vincolata al punto di vista di chi scatta e al messaggio da comunicare. Seguendo la seconda scuola di pensiero, si possono definire grandi fotografi quelli che sono stati, e sono ancora, capaci di immortalare istanti rappresentativi di un’epoca, trovandosi nel posto giusto al momento giusto, e che, nel farlo, sono riusciti a trasmettere emozioni, nonché la propria visione del mondo. L’obiettivo di questa rubrica sarà di parlarvi di loro, del pensiero dietro alle loro foto, trattare dello sviluppo tuttora vissuto da questa forma d’arte, sia dal punto di vista delle tecnologie che dei contenuti, e tenervi informati sulle mostre fotografiche in zona, a mio modesto parere, degne di nota. Claudia Girlanda

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Mostra “Immagini e Parole”, Henri Cartier-Bresson La mostra “Immagini e Parole”, personale di Henri Cartier-Bresson, sarà aperta al pubblico fino al 14 gennaio 2013. Piccolo dettaglio, la location: la Reggia di Caserta. Lo ammetto, questa mostra è solo un pretesto per dare il via alla rubrica con un grande maestro, per potervi parlare del fotografo che viene chiamato “l’oeil du siècle” ossia “lo sguardo del secolo”, parole rappresentative del ruolo centrale che ha rivestito nella fotografia del ‘900. Henri Cartier-Bresson è sin da ragazzo appassionato di pittura, ma il suo interesse per la fotografia nasce solo intorno ai 25 anni, negli anni ’30: la fotografia lo porta girare il mondo, si trova spesso al centro dell’azione ed immortala eventi che hanno fatto la storia; la sua biografia è di indubbio interesse (ha fatto parte della Resistenza

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Francese, è finito in prigione ed è riuscito ad evadere), ma ciò su cui voglio focalizzare l’attenzione è il suo metodo. La prima macchina fotografia che compra è una Leica 35 mm, con lente 50 mm, che usa per tutta la sua carriera: conosce talmente bene questa lente da non avere alcun bisogno di guardare nel mirino per controllare l’inquadratura, il che gli permette di occultare la macchina fotografica tra i vestiti per non pregiudicare la naturalezza dei soggetti immortalati, che davanti all’obiettivo tendono ad indossare una maschera. Completamente disinteressato alla post-produzione dei propri scatti, affida ad altri il compito: tutto ciò che conta è il “decisive moment”, l’attimo in cui il soggetto rivela la sua vera essenza, e il dovere del fotografo è coglierla nella sua interezza; per riuscirci è necessaria una certa intuizione, la capacità di prevedere esattamente quando succederà, tenendosi pronti a scattare. Il fotografo deve saper creare la giusta situazione: per esempio, se trova un luogo che potrebbe essere lo sfondo perfetto per una foto, deve essere paziente ed attendere il soggetto giusto che renda lo scatto interessante, a costo di stare fermo per ore e di tornare a casa a mani vuote. Caratteristiche che rendono inconfondibile le foto di Henri Cartier-Bresson sono l’attenzione per le forme, le linee che attirano l’occhio e lo guidano, che creano l’ar-


Mostra “Wildlife Photographer of The Year” Fino al 18 dicembre al Museo Minguzzi di Milano, archivio dello scultore Luciano Minguzzi, sono esposte le foto dei vincitori del concorso di fotografia naturalistica più prestigioso al mondo, giunto alla 47^ edizione, dedicata in particolare a due grandi temi: gli animali in via di estinzione e l’interazione tra uomo e natura. Le foto vincitrici sono state scelte tra oltre 41 mila, spedite da 95 paesi.

l’armonia: è noto il suo attaccamento per la sezione aurea (al punto da saperne le cifre a memoria), che semplificato nella regola dei terzi è l’ABC del fotografo moderno, da seguire senza se e senza ma, per non scattare una foto banale. La pittura, il suo primo amore, a cui torna negli ultimi anni della sua vita, influenza il suo approccio alla fotografia: egli stesso afferma di stare per ore al Museo del Louvre davanti ai quadri di Rubens, per carpirne i segreti e trasporre la vividezza delle figure dei dipinti nelle proprie fotografie. Ma a parole è impossibile rendervi la bellezza delle sue creazioni.

Wildlife Photographer of the year

MagnumPhoto

Henri Cartier-Bresson

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Rubrica di Letteratura “Davvero non hai mai letto nessuno di questi libri?” Gli domandò “I libri sono noiosi.” “I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro” rispose Juliàn. L’ombra del vento - Carlos Ruiz Zafòn.

“La lettura di ogni buon libro è come una conversazione con le persone migliori delle epoche passate” René Descartes Salve a tutti, Con questa rubrica vorremmo fornire spunti di lettura e riflessione a quegli spiriti romantici che, nascosti nei corridoi e alla coda del baretto, amano ancora rifugiarsi nella trama di un romanzo e confondersi tra i suoi personaggi.

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La letteratura esprime espressioni, emozioni, sentimenti, paure, sensazioni che riguardano gli uomini di ogni epoca, ma che prendono diversa forma in ogni lettore, che ne trae un particolare messaggio, in base alle sue esperienze passate e al suo stato d’animo.

Tratteremo non solo di libri, ma anche di poesie, autori, racconti e di tutto ciò che crediamo valga la pena proporvi e speriamo possa ispirarvi. In ogni caso, vorremmo che questo fosse uno spazio aperto ad ogni genere di consiglio, commento, considerazione, insulto con la promessa che non verremo a cercarvi assetate di vendetta, forse. Maria Luisa Ronconi Arianna Dramisino


Stupore e tremori

rigida e sorda, il lettore non si limita a condannarne la severità, ma resta affascinato dalla devozione nei confronti di una cultura dalle tradizioni tanto crudeli quanto antiche.

“ Tornai sulla Terra. Può sembrare strano che, dopo la mia notte di follia, le cose fossero riprese come se niente di grave fosse successo. Certo, nessuno mi aveva vista scorrazzare nuda sui tavoli, camminaIniziamo col proporvi “ Stupore e re sulle mani, né sbaciucchiare un tremori”, un breve, ma illuminanmesto computer. Mi avevano in te, romanzo di Amélie Nothomb. compenso trovata a dormire sotto il Amélie,di origine belga, dopo aver contenuto di una pattumiera. vissuto per molti anni in Giappone, Forse, in un altro Paese, dopo un è riuscita tramite un delizioso uso fatto di quel genere mi avrebbedell’ironia ad avvicinare noi lettori ro messo alla porta. Curiosamenoccidentali ad un mondo tanto affascinante quanto distante e a tratti te, tutto questo ha una sua logica: i sistemi più autoritari provocano, incomprensibile. nei Paesi in cui vengono applicati, Autobiografico, il libro descrive la vita lavorativa in un’azienda Giappo- allucinanti casi di devianza e, per la stessa ragione, inducono a una relanese e gli episodi di sopruso, umitiva tolleranza rispetto alle stranezze liazione e sfruttamento che, se lasciano sbigottiti noi occidentali, non umane più strabilianti. Non si può avere idea di cosa sia un individuo rappresentano che la normalità agli eccentrico se non si è mai incontraocchi di un impiegato orientale. Pur trovandosi di fronte a una realtà to un eccentrico giapponese.” Amélie Nothomb, Stupore e tremori, Voland, 2001, € 11.00.

Particolarmente interessante è la parte del romanzo focalizzata sul ruolo della donna nella società nipponica, che ne stabilisce a priori, senza eccezioni, gli atteggiamenti e i comportamenti da assumere in famiglia, in amore, nel lavoro e in qualsiasi altro ambito. Nonostante l’incredibile sottomissione e senso di sacrificio, la donna giapponese, che ha radicato in sé un senso di profonda disillusione, abbandona qualsiasi tentativo di ribellione. Vi consigliamo inoltre la lettura di altri romanzi di questa autrice che, tramite un sapiente uso di humor e ironia, affronta temi quasi angoscianti in modo insolito, in un crescendo di incredulità e comicità.

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Rubrica di Videogiochi Ci sono persone a cui piace il calcio, ad altre interessa ben poco. Ci sono persone a cui piace la pittura e altre che non riescono a capirne i significati più profondi. Ci sono persone che hanno una passione come un’altra, ma che a volte potrebbe non essere condivisa. E perché mai i videogiochi dovrebbero essere messi alla pari di “una cosa da bambini”quando sono, di fatto, una passione che muove sia le emozioni di milioni di persone, sia un’economia che vale miliardi? Lasciate che vi porti nel mondo sconosciuto e mitizzato dei videogiochi, proprio come il Bianconiglio con Alice: in un mondo di meraviglie. Roberto Clerici

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DeathSpank

Casa Sviluppatrice: Hothead Games Casa Distributrice: Electronic Arts Genere: Hack and Slash, RPG Piattaforma: Xbox 360, PS3, PC, Mac Anno: 2010

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Avete presente quei giochi ogni tanto in promozione sul Marketplace o sul Playstation Store che vi ripromettete di provare non appena esce la demo o avete la valuta digitale per acquistarli? È in questo modo che ho scoperto DeathSpank, un misto tra Hack and Slash (tagliuzza e affetta) e un RPG (gioco di ruolo), nel quale il personaggio principale, DeathSpank, è un prode (anti)eroe condito di una comicità peculiare e

un arsenale illimitato di armi con i nomi e gli effetti più assurdi. Parte di questa comicità è dovuta a svariati giochi di parole (DeathSpank è completamente in inglese) e a scene a dir poco al limite del plausibile. La nostra avventura è narrata come un flashback da un’anziana sconosciuta: il nostro eroe è alla ricerca dell’Artefatto, un oggetto il cui potere non ci è rivelato e che gli porterà nuovo onore. La trama è abbastanza lineare, anche se incontreremo un paio di colpi di scena che faranno venir voglia di comprare anche il seguito. La grafica è molto cartoonesca, ma ben lontana dal cell-shading, in una maniera unica che non ho visto in nessun altro titolo. I comandi sono semplici e intuitivi, non ci troveremo mai in situazioni di difficoltà causate dai controlli. Il comparto sonoro è gestito in maniera superba, con un doppiaggio eccellente, migliore di alcuni titoli più famosi e le musiche aggiungono l’epicità necessaria per farci sentire i re del mondo mentre affettiamo orchi e mostri vari con armi dai nomi improponibili.


DeathSpank non è certo un titolo da 70â&#x201A;Ź come i giochi pubblicati in formato fisico, ma merita certamente quei 1200 Microsoft Points/15â&#x201A;Ź che costa: 10 ore di gioco garantite se si vogliono completare la marea di quest secondarie, una durata impressionante per un esperienza videoludica in digital download. DeathSpank si merita un 8 su 10. Roberto Clerici

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Annunci Interni 15 Novembre - Primo incontro del gruppo NOI – per

gli interessati il ritrovo è alle ore 14.00 in aula magna.

1 Dicembre - Open Day Terragni - il liceo sarà aper-

to a partire dalle ore 14.30 per presentare la nostra scuola e gli indirizzi che offre.

15 Novembre - Primo incontro per il progetto “Palestra 2 Dicembre - Giornata sulla neve - per la prima gita

Democratica” - l’incontro si svolgerà in concomitanza è stata scelta come meta Cervinia, ulteriori informacon il gruppo NOI, quindi il ritrovo è alle 14.00 in aula zioni verranno comunicate dai rappresentanti di istimagna. Il progetto è aperto agli alunni del triennio. Lo tuto. scopo è quello di riunire un gruppo di studenti che organizzino e coordino dei dibatti su argomenti proposti e i discussi da loro. gn

a r r Te

15 Novembre- Primo incontro per il o progetto sulla

esempre in concoc i storia del ‘900 - l’incontro si svolgerà L

mitanza con il gruppo NOI, quindi il ritrovo è alle 14.00 in aula magna. Questo progetto è aperto alle sole classi quinte, consiste nella formazione di un gruppo di circa 15 ragazzi che hanno lo scopo di organizzare il materiale sulla storia del 900 precedentemente raccolto da alcuni professori, per creare una presentazione accompagnata da sottofondo musicale e dalla proiezione di foto e video attinenti al progetto.

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10 Dicembre - Giornata dei diritti – come ogni

anno il nostro liceo celebra la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, proponendo agli studenti delle conferenze inerenti al significato della giornata.


Annunci Esterni 20/09-06/01 - Mostra di Picasso a Milano a Palazzo Re- in “una struttura fluttuante costituita da tre livelli di pel-

ale - http://www.mostrapicasso.it/la-mostra/ 29/11-01/12 - Young, Orienta il tuo Futuro – in questi 3 giorni a Lariofiere Erba verranno presentate alcune proposte universitarie. Link 03/10-17/02 - Body Worlds – Lo scienziato tedesco Gunther von Hagens, attraverso l’uso della plastinazione, da lui inventata, dà ai visitatori la possibilità di vedere e rimanere affascinati dall’interno del corpo umano. La mostra si tiene a Milano negli spazi della Fabbrica del Vapore. Link 16 Novembre - Molti Islam un solo Allah – “Il Professore e Antropologo David Bellatalla, con la proiezione di diapositive, analizzerà la storia, la cultura e l’evoluzione delle diverse scuole di pensiero islamico di Afghanistan e Pakistan”. L’incontro si terrà alle ore 21.00 presso la sala civica in piazza San Martino a Moltrasio. Link 20 Novembre - 2°Corso Prevenzione degli Incidenti della Montagna Invernale e Autosoccorso in Valanga corso organizzato dalla Scuola Nazionale di SciAlpinismo Pietro Gilardoni con lo scopo di fornire le nozioni teoriche e pratiche per affrontare l’ambiente montano innevato con un ragionevole grado di sicurezza. Link 26/10-03/02 - On Space Time Foam - Opera di Tomàs Saraceno progettata all’Hangar Bicocca. L’opera consiste

licole trasparenti praticabile dal pubblico, ispirata dalla conformazione cubica dello spazio espositivo”. Link 21/09-02/12 – Unidisplay – Anche quest’opera è stata proposta dall’Hangar Bicocca, è un’istallazione audiovisiva lunga 40 metri, progettata dal tedesco Carsten Nicolai. “Nicolai è conosciuto internazionalmente per le sue installazioni e le sue performance che esplorano le connessioni tra visione, suono, architettura, scienza e tecnologia”. Il 29 Novembre Nicolai realizzerà una performance live presso la mostra dell’Hangar Bicocca. Per avere un’idea più chiara di ciò che propone l’evento, consiglio di guardare il video in cui Nicolai parla della sua opera (il video è nella pagina del link qui indicato).

Link 10/11-25/12 - Banco di Garambo - Fiera natalizia del

commercio equosolidale. I tendoni saranno allestiti a Milano in via Mario Pagano. Link

SPAZIO GLORIA -“ I Lunedì del Cinema” (spettacolo unico ore 21.00) 19 Novembre - Hunger 26 Novembre - Detachment 3 Dicembre - L’Estate di Giacomo 10 Dicembre - Sister

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Free Vox Numero 1  

La prima uscita del giornale studentesco Free Vox

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