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Matteo Bruno - Claudio Di Biagio Guglielmo Scilla - Giampaolo Speziale

tutti i segreti

COMING SOON


In tutto questo tempo Marco almeno una cosa l’aveva appurata: farsi le seghe non fa diventare ciechi, fotte solo il continuum spazio-temporale. E queamatoriale con il proprio Sé. È un giorno di maggio singolarmente freddo e nuvoloso. Il cielo sembra consigliare di rimandare qualsiasi buon proposito, ché oggi il palcoscenico è tutto suo. Uno di quei pomeriggi intrisi di noia, che sgocciolano apatia sul pavimento di casa, per cui è più sicuro restarsene appollaiati sul divano. Tu e le tue leve motivazionali. D’altronde la noia è l’agente migliore che un performer solista possa desiderare. Marco è sul suo divano. Chiude la porta della sua camera. No, ok, prima mette il muso fuori per sentire se in casa tutto tace. Essere scoperti da tua cabile come plusvalenza erotica. fare meglio: corteggiarsi. “Ok, me ne serve una per andare e una per tornare.” Avete mai pensato che i viaggi nel tempo di Marco, oltre che essere utili, tutto quello sperma incustodito? Non è crudele l’idea di una banca del seme irrimediabilmente bloccata in una sottospecie di limbo temporale incastrato chissà dove? tutto quello che avete nel piatto. Sul più bello Marco viene catapultato fuori bordo, in un luogo all’aperto per nulla familiare. “Grandioso, ci manca che me ne faccio una al parco, per poter tornare.” Si ricompone, cominciando a scrutare qua e là in cerca di un cesso pubblico o quantomeno di un posto appartato, per il secondo appuntamento. pena oltre la siepe. In quel momento una ragazza in tenuta da jogging gli passa accanto e lui messa dello sport agonistico per farsi rispedire a casa. Nell’arco di tempo in cui lei attraversa il suo campo visivo, lui ha già pensato alle opzioni alle quali


aggrapparsi nel compassionevole tentativo di ritardare l’eventuale processo di eiaculazione, quando ci si sarà imboscato: Silvio in completo di lattice nero al raduno nazionale del bondage propedeutico, il pranzo di Pasqua, Sloth1, il bollo dell’auto e Forum. Marco però non è il tipo. Preferirebbe farsi fare una vasectomia da un veterinario piuttosto che abbordare una ragazza qualsiasi in un luogo pubblico. Lui pensa, architetta e fantastica, ma il tarlo del gentiluomo gli si materializza puntualmente a forma di Vangelo tascabile sulla spalla destra. “Vuoi provarci con quella? Ma stiamo così bene noi due! Dai, scegli una carta.” Discorso differente quando la ragazza in questione decide di concedere un barlume della sua attenzione, strizzando l’occhio quel tanto da far alzare l’angolo della bocca in un mezzo sorriso sornione. “È il mio giorno fortunato.” Mani in tasca, si avvicina alla preda con l’aria di chi ha una strategia da marketing plan. “Ciao… caldo oggi, eh?” “Excuse-me?” “Come excuse-me? Voglio dire… Hey, it’s hot today, isnt’it? Cazzo dico...” Lei alza le spalle, poi accenna un sorriso e riprende a correre. “Sei un coglione, pare.” E la guarda allontanarsi insieme ai suoi arditi sogni di conquista. imbranato cronico, un’altra schiera di automobili con i vetri oscurati si ferma trepassa il cespuglio che lo divide dal clamore e, guardandosi intorno, qualcosa non gli torna. Quello non è un quartiere che conosce, non è una città che conosce e con ogni probabilità nemmeno il paese che conosce. Boulevard lunghi a perdita d’occhio e villini preconfezionati ai due lati raccontano un ordine edilizio maniacale inconfondibile. “Non può essere… Sono meglio di un fottuto 747!“ Marco ha fatto un viaggio di oltre 9000 chilometri in circa 3,1 secondi, per ritrovarsi in una di quelle edulcorate cittadine americane progettate dalla Playmobil. Tutto eccitato, si avvicina al punto in cui, scesi dalle loro macchine, un mucchio di signori incravattati e signore imbellettate sembrano in attesa di dover assistere a una qualche cerimonia.


Marco incrocia le dita e strizza le palpebre, senza smettere di camminare. “Jessica Alba Jessica Alba Jessica Alba Jessica Alba Jessica Alba Jessica Alba Jessica Alba Jessica Alba Jessica Alba…” Da lontano un rumore di sirene spiegate lo costringe a nascondersi dietro un albero per evitare guai. L’ultima macchina si ferma davanti a due energumeni ben piazzati, guardie del corpo a quanto pare. Una di loro apre la portiera dell’auto, e l’altra fa un cenno ai colleghi per metterli in allerta. Scende un uomo sulla quarantina, si abbottona la giacca, sussurra qualcosa a un tipo basso e leziosamente servizievole, e si sporge in avanti per stringere la mano alla donna che gli si para davanti. Marco impallidisce. Nasconde la schiena dietro il tronco, e si lascia scivolare “Che ci fa lui qui?” *** Appena scendo dalla macchina, mi si avvicina una che sembra una domestica in libera uscita. Non ho la minima idea di chi sia, ma oggi proprio non è uno del mio rango. Fra non più di un’ora voglio essere in albergo a smaltire il jet-lag con qualche autoctona di bocca buona. Lo dico ad Alberto. Sono contento quando mi sorride. “Grazie di essere qui, Andrea, so quanto sei impegnato.” Lei ha la mano sudata e la roba che le cola dal naso non fa alcuno sforzo per risparmiarle un’imbarazzante presentazione di se stessa. “Non potevo mancare,” dico. Appoggio la mano sulla spalla di Alberto davanti a me e mi lascio guidare in cima alla collina. “Non più di mezz’ora, Alberto.” “Sì, signor Presidente.” Quando vedo la bara mi faccio il segno della croce in modo plateale e, al riparo da occhi indiscreti, mi tocco le palle con un gesto di consumata abitudine. Mi allineo agli altri annuendo in segno di saluto a quelli che credono di incrociare il mio sguardo dietro gli occhiali da sole. (Continua)


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