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mensile di formazione e collegamento

MENSILE - Poste Italiane SpA - Sped. in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N. 46) art. 1, comma 2, DCB Pesaro - Responsabile: P. Franco Menghini - Direttore: fr. Francesco Pettinelli - Autorizzazione Tribunale di Pesaro 204/78. Ecclesiastica e dell’Ordine. Email: pace.bene2000@tin.it - Anno LXXVII 1-29 Febbraio 2008 (2)

a cura del Centro di Pastorale Giovanile e Vocazionale dei Frati Minori Cappuccini delle Marche

“I

l combattimento tra il Carnevale e la Quaresima” è il titolo di un affollato dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio (1559), che mette in scena con ironia e una punta di amarezza le follie delle “moderne” contraddizioni: vizi, paure, manie religiose di una società convinta di essere giunta al vertice del progresso ma che resta, dietro le maschere, dominata da un’ignoranza grottesca e quasi primitiva.

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i torna in mente, questo straordinario quadro, ogni volta che apro certe riviste o leggo qualche articolo di giornale, in cui sembra che la più importante conquista del nostro tempo sia stata quella, finalmente, di eliminare la Quaresima dal calendario. Non c’è più limite al Carnevale. Non c’è più da vergognarsi o da tenere rimorsi nella coscienza. Siamo finalmente liberi dal peso delle responsabilità, dei doveri e della verità.

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ruegel ha ben saputo ritrarre la tristezza che si nasconde dietro quelle maschere animalesche: non c’è proprio niente di buffo, nessuna espressione di allegria e di festa, solo una profonda nostalgia di umanità.

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allora tiro un sospiro di sollievo e rido. Che beffa! La Pasqua non viene mai senza la Quaresima. E mentre i cristiani (piagnoni e bacchettoni e rompiscatole) preparano le tovaglie bianche e profumate per la festa, chiedono a Dio un po’ di saggezza per quel corteo di Carnevale che gira spento e sconsolato, senza meta, senza fine, senza gioia, catturato nel cerchio magico di un’esistenza vuota. elice Quaresima.

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N. 2 febbraio 2008


no, cipa allei e t r a p Caro fra Ti e r p m o che da sdei vivere a pieno oggnez z a g a r n u sono e che cerc.a Io la vivo come un i n o i z a r b e l he se, sa c s ce n e a M , . o S i D a l n l o momento dretante di incontro c conto di ignorare sto impo e sincero, mi rendoazione. ad esser i di questa celebr quindi mi , ” a s s le origin e M “ i vada a Mesi parlatold a i m s a e h h c n o n e Gesu’ he’ Dio vuo c r e p : o d e i ch sa? e. Fabio Grazie mill

La posta di Fra’ Tino

Simpatico e bravo Fabio,

h

o ricevuto

la tua letterina e l’ho letta attentamente. Essa ha due parti. La prima: la tua esperienza bella e perseverante di fede e di preghiera eucaristica e dalla quale hai tratto santità di vita, hai sperimentato e verificato la verità e la sincerità di Gesù verso coloro che lo cercano, lo amano, lo pregano con cuore innocente.

La seconda parte

della tua domanda è sulla origine, il fatto storico, l’istituzione della Santa Messa. Sulle origini, ti dico di portarti con il pensiero e con la fede alla sera del Giovedì Santo, l’ultima di Gesù in terra: il luogo è pulito, raccolto, casa nobile... qui raccoglie i suoi Amici per

celebrare con essi la Pasqua ebraica: antica, solennissima memoria della liberazione dall’Egitto. Durante quella cena, Gesù compie dei gesti, pronuncia delle parole inusitate, tutte sue, rivoluzionarie! Egli, confidandosi, raccolto afferma: “Io ho desiderato ardentemente quest’ora!”. Prese il pane, prese il calice, li benedisse: questi sono io! Mangiatemi, bevetemi! Chi mangerà, chi berrà, vivrà! Poi si consegna ai suoi: “Fate voi, questo, in memoria di me”. Gesù proietta l’uomo nel suo infinito.

Infine mi chiedi:

perché Dio vuole che si vada a Messa? E’ inesatto. Gesù invita amorevolmente: “Beati gli invitati alla mensa del Signore!”. Banchetto e cibo appropriati per la nuova vita divina che Gesù posa nell’uomo: io sono il pane vivo che nutro per la vita eterna, mangiatemi... e sarete.

Fabio, ecco il Gesù, il banchetto fe-

stivo, che tu dici di avere saggiamente già sperimentato. Ecco le vitamine nuove dell’eroismo, dei martiri e dei santi. La nuova Finanziaria della storia. Non esitare ad invitare e ad offrirti modello e testimone ai tuoi coetanei. Calorosamente, il tuo fra’ Tino

INVIATE LE VOSTRE LETTERE AL Centro di Pastorale Giovanile e Vocazionale dei Frati Minori Cappuccini delle Marche



Via Grazie, 17 - 62013 Civitanova Marche Alta (MC) Tel. e Fax 0733.892408 - 349.6010591 www.fratellofrancesco.it - email: civitanova.cpgv@fraticappuccini.it C/C Postale n. 10422624


il Testamento di san Francesco, uno degli aspetti che colpisce immediatamente e di più il lettore è il ripetersi ostinato di un ritornello a cui Francesco, pur nella sua semplicità culturale e di linguaggio, sembra ricorrere non per caso: Il Signore diede a me, frate Francesco… L’espressione, infatti, seppur con contenuti diversi, compare per ben 7 volte nel breve scritto, a sottolineare l’urgenza di rimarcare che tutto, nella vita del Santo, è stato frutto dei continui interventi misericordiosi di Dio. In tutto il testo si può leggere, cioè, un continuo dialogo tra i due protagonisti della vicenda: il Signore (l’Altis-

simo, il Re onnipotente, tutto il bene, il sommo bene) con la sua grazia e frate Francesco, il cui nome ricorre per 3 volte nello scritto, accompagnato da espressioni come piccolino e servo.

Il Signore diede a me, frate Francesco...

Da un lato, quindi, Francesco ci tie-

ne a ricordare che è stato Dio a prendere l’iniziativa nei suoi confronti, che è Dio il regista della sua esistenza. Un Dio che si mostra, nella sua immensa generosità, con dei regali, dei “doni”. Un dono è qualcosa che, per definizione, è inaspettato e provoca gioia. Tali sono i frutti degli interventi divini nella vita del Santo: inaspettati, perché Francesco si ritrova a servire i lebbrosi nel momento in cui voleva impugnare le armi per divenire cavaliere e perchè, lui che pensava di fare l’eremita, si vede raggiungere da persone che vogliono seguire il suo esempio e porsi sotto la sua guida senza sapere che cosa dovesse fare e quale vita dovesse condurre con questi; e fonti di gioia, perché solo la grazia di Dio e la sua presenza vivificante nella nostra quotidianità è in grado di trasformare l’amaro in dolcezza di animo e di corpo.

Dall’altro lato,

ripete spesso nei suoi scritti il prprio nome e ricorre frequentemente al pronome “io”. Egli è piccolo e servo, umile e minore, ma, allo stesso tempo, è cosciente della grandezza del compito affidatogli da Dio di riedificare la Chiesa e del fatto che Questi vuole realizzare con lui una precisa storia di salvezza; lo ha chiamato per nome, gli ha dato un nome (come spesso Dio ha fatto nella storia, da Giacobbe/Israele a Simone/Pietro), gli ha rivelato la sua vera identità di uomo e di figlio di Dio. Francesco è piccolo e servo perché non è proprietario di nulla di quanto possiede ma riconosce che tutto gli è stato donato dalla grazia di Dio, il Signore, nella sua infinita benevolenza e di questi doni egli è il semplice amministratore. Francesco è colui che accoglie pienamente e totalmente il Signore nella propria esistenza e da questi riceve tutto: un Nome, una Storia, una Missione, una Fede e una Speranza.

Francesco è cosciente di essere il co-protagonista di Dio nella storia. Il giovane assisiate, cioè, si lascia condurre da Dio, si abbandona tra le sue braccia di Padre misericordioso ma è anche consapevole di dover rispondere al dono della chiamata divina con responsabilità e ben precise prese di posizione personali. Per questo, Francesco

Sulle orme

di Francesco, lasciamoci anche noi condurre dal mistero della presenza silenziosa di Dio nella nostra esistenza; abbandoniamoci a Lui, accogliamolo per dono come per dono Lui è venuto a noi e viene a noi continuamente. L’incontro con Dio è come entrare in una stanza buia; la Luce, quella vera, è sempre lì, pronta ad illuminarci, riscaldarci e guidarci; la Luce di Cristo, la Buona Notizia è un dono che Dio ci fa, gratuito e incondizionato. Non chiediamoci perché, è un mistero, il mistero dell’infinito Amore di Dio; possiamo accoglierlo con semplicità e responsabilità, aprendoci fiduciosi alla vita nuova di cui questo dono inaspettato e sorgente di gioia può ricolmarci. Quando avvertiamo il buio nelle stanze della nostra vita, possiamo allungare il braccio per cercare e ritrovare, a volte con fatica sebbene tanto vicino a noi, l’interruttore della Speranza nella nostra esistenza per essere illuminati dalla Luce della Fede e dell’Amore. Patrizia Salvatelli

Spiritualita’ francescana

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eggendo

Francesco è colui che accoglie pienamente e totalmente il Signore nella propria esistenza e da questi riceve tutto: un Nome, una Storia, una Missione, una Fede e una Speranza.

“Il Signore diede a me, frate Francesco d’iniziare cosi’ a fare penitenza, poiche’, essendo io nei peccati, mi pareva eccessivamente amaro vedere i lebbrosi e lo stesso Signore mi condusse in mezzo a loro e feci misericordia con loro. E allontanandomi da loro, cio’ che mi sembrava amaro mi si trasformo’ in dolcezza d’animo e di corpo”.




La Parola per te

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Beati i poveri in spirito

esù, come un nuovo Mosè, si pone su un monte per donare la nuova Legge, la nuova Parola di Dio, con la quale dichiara felicità e gioia, già in questa terra, a coloro che sono giudicati sventurati agli occhi del mondo. I primi destinatari sono i “poveri in spirito”. In senso biblico, i “poveri” sono coloro che sono “curvi” (‘anawîm), cioè gli oppressi in balia dei potenti, le vittime indifese, ma anche i giusti, i miti, gli umili, i fedeli a Dio. Quindi, Gesù proclama che la vera gioia sarà trovata da chi non fonda la propria sicurezza e fiducia sui beni, sul successo, sugli idoli della potenza e dell’orgoglio. Sarà beato chi si svuota di se stesso per lasciare spazio a Dio, chi si libera della presunzione di costruire la vita in modo autonomo per aprirsi ai progetti divini... Solo così troverà il vero tesoro, il Regno dei Cieli. Ed è ciò che hanno fatto Francesco e Chiara, i quali hanno lasciato operare Dio nella loro vita, nelle loro scelte, nei loro pensieri, nei loro desideri, nel loro agire, affinché potesse nascere un nuovo mondo. Questo Chiara ci ricorda: «Il regno dei cieli è promesso e donato dal Signore solo ai poveri, perché quando si amano le realtà temporali, si perde il frutto della carità» (I Lettera ad Agnese).

3 febbraio IV domenica del Tempo Ordinario

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edendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».

Sr. Alessandra Gobbi

10 febbraio I domenica di Quaresima

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esù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse:«Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane».

(Mt 4,1-11)

Il bivio della tentazione

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a nostra fede, per rivelarsi tale, deve necessariamente passare per la prova. Ma niente paura: è lo Spirito che conduce Gesù nel deserto e sostiene anche noi nei momenti di difficoltà. Quello della prova è in realtà un momento privilegiato di crescita umana e spirituale. La prova ci permette di scoprire come stiamo di fronte a Dio, con quale atteggiamento, con quali attese e speranze, proprio come ci ricorda il libro del Deuteronomio: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore…». La tentazione allora ci svela realmente chi siamo, cosa stiamo cercando, e ci mette dinanzi ad un bivio: assecondare la seduzione che viene dal maligno o volgere lo sguardo al Signore per affidarci alla sua Parola, perché «non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Gesù ha percorso questo cammino prima di noi, per questo può dire: «Seguimi», perché «Io sono la via, la verità e la vita». Fr. Alessandro Tesei



(Mt 5,1-12a)


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esù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

(Mt 17,1-9)

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Dalle spalle al volto!

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io ama sostare sugli alti monti e lì intrattenersi con i suoi amici. Così Mosè (Es 24,1518) stette sul Sinai in ascolto di Dio, ma non gli fu concesso di vederne che le spalle, non il volto. Troppo grande il mistero di Dio per scorgere i tratti del suo viso e insufficiente la sola legge a svelare l’intera fisionomia del Signore! Nel Primo Libro dei Re (1Re 19) incontriamo il profeta Elia che sul monte si fece orecchio del suo popolo che stava lasciandosi Dio alle spalle. Proprio Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, sono i personaggi che dialogano con Gesù sull’alto monte. Essi personificano le fondamenta dell’antica alleanza, nella quale però il popolo d’Israele non aveva potuto che sbirciare fugacemente le spalle di Dio. In confronto al primo e parziale disvelamento del divino, il volto di Gesù è lucente come il sole. Nel volto del Cristo il mistero cessa di dare le spalle e si lascia guardare in viso. L’invito supremo e ineludibile, che attraverso i discepoli solca le distanze dei secoli per raggiungere anche noi, è: ascoltatelo. Così si avvereranno anche per noi le parole del Salmo 33: «Guardate a lui e sarete raggianti».

La Parola per te

17 febbraio II domenica di Quaresima

Fr. Sergio Lorenzini

un incontro in samaria

gni uomo, nel percorso della sua vita, si scopre chiamato ad un incontro con un persona, Gesù Cristo, unico e vero Salvatore del mondo. Gesù si incontra con una donna di Sicàr, città della Samaria. Per vari motivi storici e religiosi, non corre buon sangue tra Giudei e Samaritani. In questo contesto, Gesù chiede da bere a questa donna, la quale non può che meravigliarsi dinnanzi a tale richiesta. Gesù entra nella sua vita chiedendo dell’acqua, ma pian piano l’aiuta a capire che Egli è la vera acqua, quella che disseta in eterno. E’ la donna che dovrebbe chiedergli da bere. Gesù, allora, si rivela, nel racconto, come l’inviato di Dio che realizza tutte le attese che Giudei e Samaritani avevano: Gesù è il nuovo e vero tempio, dove la presenza di Dio si fa visibile. Gli uomini faticano a capire Gesù, ma ciò è possibile, dice san Giovanni, attraverso l’incontro con i testimoni (la donna e i discepoli) e, specialmente, nell’incontro personale con Gesù. A tal proposito, possiamo ricordare, come francescani, che la vita di Francesco d’Assisi si trasforma a partire dal suo incontro con Cristo, nascosto nel povero in cui Francesco si imbatte: solo un incontro personale con Gesù lebbroso cambia la nostra vita. Fr. Andrea Spera

24 febbraio III domenica di Quaresima

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esù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva [...]. Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».

(Mt 17,1-9)




Vita spirituale e spiritualità battesimale

Vieni e seguimi

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La verginità consacrata ha nel Battesimo la sua ragione prima ed ultima; ciò la rende “volto” ed espressione di quella Chiesa particolare che l’ha generata e a cui appartiene.



ualcuno ha definito l’ordo virginum “una sorpresa dello Spirito Santo” per i nostri giorni. E qui ci vuole tutta la fede, l’accoglienza e la prudenza che è propria da sempre della Chiesa. Come ogni cristiano adulto, la donna consacrata non può non farsi sostenere da una profonda vita spirituale che trovi la sua radice nella vita spirituale della Chiesa stessa: ascolto della Parola, Eucaristia, preghiera personale e liturgica nelle sue varie forme sono il fondamento e l’essere stesso della vergine. Perché o sta con lo Sposo o non è. La consegna della Liturgia delle Ore, prevista come segno esplicativo al- 4a puntata l’interno del Rito di consacrazione, è un rimando eloquente ad essere “donna di preghiera”. Non identificandosi con una spiritualità particolare ma vivendo quella che le è consegnata dalla Chiesa stessa, la spiritualità della “Sposa”, quella di tutti i battezzati, di tutti i cristiani. Sì, perché la lampada o il cero acceso con cui la vergine compie la processione di ingresso e risponde alla chiamata durante il Rito di consacrazione altro non è che il segno del cero del Battesimo, fonte e culmine di ogni dono e vocazione.

E’

il Battesimo che ci consacra “Figli” chiamati a vivere la vita nuova nello Spirito. E la verginità consacrata ne è una espressione, una modalità, una declinazione tutta femminile. La riscoperta del cammino di iniziazione cristiana su cui la Chiesa italiana sta riflettendo in questi ultimi anni è di grande aiuto alla comprensione del carisma della verginità consacrata che ha nel Battesimo la sua ragione prima ed ultima e la rende “volto” ed espressione di quella Chiesa particolare che l’ha generata e a cui appartiene.

Donne consacrate testimoniannella Chiesa Una Particolare: za femminile N l’Ordo virginum

el contesto della vita attuale può essere veramente eloquente la presenza della vergine consacrata proprio come donna. La sua scelta di vita è significativa nel dibattito odierno che parla di riconoscimento del grande apporto che la donna può dare a tutti i campi del lavoro umano; essa può spronare anche gli ambienti ecclesiali a non dimenticare lo specifico della femminilità e ad accogliere la diversità e la complementarietà tra l’uomo e la donna. Ovunque si trova a vivere, lavorare, studiare, parlare, servire, pregare, con il suo modo di essere testimonia la nuzialità della sua esistenza donata.


Aprire a Dio che bussa

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I

utrirsi della PAROLA di Dio vuol dire confrontare il nostro progetto di vita con il progetto di Qualcuno che sta al di là delle piccole cose che ci danno l’illusione della felicità, il progetto di Qualcuno che ci invita a seguirlo con fiducia e generosità. “Ascoltate oggi la sua voce e non indurite il vostro cuore”.

I

l cuore che non accetta l’AMORE di Dio, che non è capace di aprirsi agli altri e di diventare artefice di bene, può rimpicciolirsi, può paralizzarsi.

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omenica 16 Settembre 2007, a Loreto, si è tenuto l’annuale convegno dei gruppi aderenti all’Apostolato Vocazionale della Mamma e della Famiglia, associazione fondata e guidata da p. Umberto Bastianelli.

L

a vita umana, infatti, ha senso se diventa Amore solidale.

ema dell’incontro è stato: “Fate quello che lui vi dirà”. I gruppi, giunti da tante parti delle Marche, si sono riuniti nella cripta dei Santi Pellegrini per l’Adorazione eucaristica, presieduta da p. Filippo Caioni. Meditando il vangelo delle nozze di Cana, p. Filippo ha assicurato che Maria, la Madre, non può non accorgersi che anche a noi manca la gioia e, oggi come allora, dice: “Fate ciò che Gesù vi dirà”. Il segreto della gioia è seguire Gesù con tutto il nostro essere, senza remore, senza ripensamenti, con l’adesione completa e appagante della nostra mente e del nostro cuore. a oggi manca anche la gioia delle vocazioni alla vita consacrata, che esprime visibilmente questa sequela. In questo periodo storico, la

Dora Elia

Volontarie Francescane delle Vocazioni Via Guidi, 1 - 61100 Pesaro - Tel. 0721.31271 email: volontariefrancescane@tin.it

“Fate quello che lui vi dirà”

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n mezzo a questo mondo spensierato, a volte senza speranza, è necessario essere capaci di aiutare a superare l’odio, l’ingiustizia, la violenza, con la diffusione dei valori di Gesù: il perdono, la condivisione, il servizio.

contabilità dei frati, delle suore, dei sacerdoti è sempre più in rosso. Che cosa possiamo fare, noi, per ridare al mondo questa gioia? Due cose: pregare Gesù insieme con Maria e creare nel nostro piccolo una gioiosa cultura vocazionale.

A

lle ore 18 ci siamo recati in basilica per la s. Messa, celebrata da p. Marzio Calletti, rettore del Santuario. “Volgete spesso lo sguardo ha detto p. Marzio - all’immagine del quadro che è l’emblema dell’Associazione. Due mamme: quella terrena, che rappresenta tutte le mamme, e la Madre delle Madri, che insieme pregano il Signore per le vocazioni. Due mamme che si incontrano nell’intimo del cuore sulla strada dell’eternità”.

C

i auguriamo di ritrovarci insieme sempre in maggior numero, il prossimo anno, per pregare insieme al nostro caro p. Umberto per le vocazioni.

Volontarie Francescane delle Vocazioni

E’

Apostolato Vocazionale della Mamma e della Famiglia

tempo di diventare nuove creature, facendo rivivere la grazia del nostro Battesimo, rinnovando la nostra fedeltà al Dio vivo in Gesù, mediante l’ascolto della sua Parola.

Armanda




Titoli di coda!

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Appuntamenti di Febbraio

Direttore: fr. Francesco Pettinelli Redazione: fr. Fabio Furiasse, fr. Andrea Spera, fr. Fabrizio Cifani Fotolito: Servizi Prestampa Srl Civitanova M. Stampa: ArteLito SpA Camerino

ari Amici, avete svelato il mistero di quella strana grafia con cui abbiamo voluto riscrivere il titolo della nostra bella rivista? Lì per lì, abituati alle raffinatezze della grafica, ci si sarebbe magari aspettati qualcosa di meglio, soprattutto da un mensile che, dall’alto della sua esperienza ultrasettantenne, pretende adesso di sfoggiare tutta la propria vitalità rinnovandosi tanto vistosamente...

B

eh, era difficile pensarci: quella è nientepopodimeno che la stentata grafia di san Francesco! È come se quell’augurio l’avesse scritto proprio lui, di suo pugno, per tutti voi. È come un segno d’affetto. Vi piace?

D

ove l’abbiamo trovata? Ecco il bigliettino autografo che Francesco scrisse al suo amico frate Leone, conservato con grande devozione nella cattedrale di Spoleto. Tra le altre parole, ci sono tutte quelle del nostro titolo, che abbiamo sottolineato col rosso. Forte, eh?

sab 2 dom 3} sab 9 } dom 10

Fabriano, Fraternita’ per Ragazze Civitanova, Fraternita’ per Adolescenti

sab 16 dom 17} sab 23 } dom 24

Civitanova, Fraternita’ per Giovani Loreto, Weekend francescano per Giovani

S

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rivista di catechesi e attualità dei cappuccini delle marche