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Mensile di cultura religiosa e popolare

Anno 54 - Gennaio 2011 / n. 1

Questi 150 anni di Unità d’Italia

L’INTERVISTA

di ULDERICO BERNARDI

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e memorie d’Italia contengono le sue speranze! Lo ha scritto un grande italiano, che non ha potuto dare ulteriormente il suo contributo alla causa nazionale, per la morte sopravvenuta nel 1852, quando tante aspettative venivano maturando. Era Vincenzo Gioberti, sacerdote, sostenitore di un “cristianesimo repubblicano”, e per questo esule dalla sabauda Torino, dov’era nato. Uno dei padri dell’idea federale, che pensava a un’Italia unita nelle sue diversità. Oggi che il nostro giovane Stato si appresta, un poco burocraticamente, a celebrare i 150 anni dalla fondazione, sarebbe quanto mai opportuno riproporre a tutti, ma, in primo luogo, alle giovani generazioni, un pensiero come questo. Per riconoscerci nelle nostre diversità, ed esaltarci nella nostra unità: siamo siciliani e veneti, lombardi e campani, pugliesi e marchigiani, toscani e laziali, e in quanto tali tutti italiani! Lo dicono le nostre storie differenti che questa penisola gettata sul Mediterraneo, in dialogo millenario tra Oriente e Occidente, davanti al mondo è Italia. L’apprendere non è altro che il ricordarsi, insiste Gioberti. E su questa riflessione tornerà un altro grande italiano, il veneto di Dalmazia, Niccolò Tommaseo: La dimenticanza perde i popoli e le nazioni, perché le nazioni altro non sono che memoria! Se, con onestà, la celebrazione dell’Unità italiana volesse sfuggire alla demagogia, dovrebbe svolgersi come un progetto di approfondimento delle nostre storie, nelle case, nelle scuole e nelle piazze in ogni regione.

➢ continua a pagina 2

POLITICA

Avanti adagio

quasi indietro:

Paese a rischio Claudio Bonvecchio a pagina 4

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Il

Un 2011 di buone notizie È cominciato un nuovo anno: tutti abbiamo salutato, disincantati, il vecchio e brindato al nuovo, pieni di speranze. Per come vanno le cose, con i diffusi motivi di preoccupazione che spaziano dal lavoro alla sicurezza sociale, si avverte un bisogno incontenibile di buone notizie. È troppa, infatti, l’ondata di negatività che, quotidianamente, ci viene riversata addosso. Il semplice è il vero e il vero è semplice, dice il Papa ricordando come “il nostro problema consiste nel fatto che, per i troppi alberi, non riusciamo più a vedere la foresta; che con tutto questo sapere, non troviamo più la sapienza”. E a volte gli alberi potrebbero toglierci anche la veduta delle cime (nella foto: inverno in Val Fassa, sulle Dolomiti) che, simbolicamente, la vita è chiamata a raggiungere. Da questa finestra aperta sulla natura gli auguri più sentiti per il 2011.

mondo visto da Susanna

La famosa scrittrice Susanna Tamaro, che sta lavorando a un nuovo libro, si racconta e parla del suo sentire in una lunga intervista a tutto campo: dalla gogna mediatica, imperversante dopo Tangentopoli, alla svalutazione di molto impegno del femminismo, dall’urgenza di un nuovo linguaggio per l’evangelizzazione moderna, all’inciviltà degli sprechi. E poi: l’abdicazione dei genitori, la fragilità dei figli, il disorientamento prodotto dai mass-media… Giuseppe Zois alle pagine 6 e 7

La sua parola nel libro di Seewald

La Finlandia dei primati mondiali

Il Papa illumina il cammino del mondo

fiducia nei governanti

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nvece degli “strilli” sui consueti argomenti, importanti sì, ma utili principalmente, per fare audience - con il rischio tuttavia di procurargli un’attenzione solo fuggevole ed epidermica -, il recente libro con l’intervista a Benedetto XVI del giornalista tedesco Peter Seewald meritava sicuramente, da parte dei massmedia, una presentazione, più rivolta al suo effettivo e complessivo contenuto, estremamente ricco e variegato. Il volume è nato da una conversazione di 6 ore, sviluppatasi senza uno schema concordato: domande e risposte a ruota libera, insomma. Da qui, la spontaneità e la vivacità del testo. Il Papa parla della sua elezione (nella primavera del 2005) avvenuta mentre aspettava di…

andare in pensione in “pace e tranquillità”. Con comprensibile riserbo, Benedetto XVI riferisce dei suoi ultimi incontri con il predecessore Giovanni Paolo II. Al quesito: “Lei veramente può parlare a nome di Gesù?” replica: “Nell’annuncio della Fede e nella amministrazione dei Sacramenti, ogni sacerdote parla e agisce su mandato di Gesù Cristo (…). Se nel mio intimo accolgo e vivo la Fede di questa Chiesa, e penso a partire da questa Fede, allora quando annuncio Lui (il Cristo), parlo per Lui (…)”. In termini piani, Benedetto XVI spiega come va intesa la “infallibilità” del Papa; “In determinate circostanze e a determinate condizioni egli può prendere decisioni, in ultimo, vincolanti, grazie alle quali diviene chiaro cosa è la Fede della Chiesa e cosa non è”. ➢ Servizio a pagina 9

Il Paese dove c’è

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ella corsa per il titolo di “miglior Paese del mondo”, secondo “Newsweek”, l’Italia - nella classifica generale - è arrivata al 23° posto, superata (di poco) dalla Spagna (21°) e da Israele (22°), seguita da Slovenia, Repubblica Ceca, Grecia, Portogallo, Croazia, Polonia, Cile (30°). È riuscita a distinguersi, unicamente, per quanto concerne la sanità arrivando sul terzo gradino del podio. Si è ritrovata ventesima (nel mondo) per la qualità della vita, al 22° posto per il “clima politico”, al 34° per gli investimenti e i servizi nell’istruzione pubblica, e addirittura al 454° per dinamismo economico. Come ha fatto la Finlandia ad assicurarsi la leadership assoluta? A renderla una sorta di “paradiso terrestre” hanno contribuito tanti fattori: ha una popolazione di 5 milioni di persone, in un ambiente splendido: piuttosto pochi (2,5%)

risultano gli immigrati. Eccellenti sono le strutture e i servizi (ci sono treni che arrivano sino al Polo Nord). Formidabile è l’assetto dell’istruzione pubblica, che assorbe circa il 7% del Pil; il sistema sociale è fortemente protettivo; grande è l’amore per l’ambiente e per la sua tutela; nella raccolta differenziata dei rifiuti si arriva a 9 specifiche pattumiere; c’è fiducia tra governanti e governati. (g.c.) ➢ Servizio a pagina 3

ECONOMIA OGGI

Donne meglio degli uomini contro la crisi Stefania Briccola a pagina 2

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/ GENNAIO 2011

Il rilevamento di Monica D’Ascenzo

Eva contro la crisi Le donne si rivelano più corazzate degli uomini L

e donne hanno reagito meglio degli uomini alla crisi economica per diversi motivi, non ultimo l’abitudine ad affrontare più difficoltà nel mondo del lavoro. Le disparità salariali iniziano dalla famiglia con la paghetta settimanale, su su fino alle alte sfere della carriera aziendale. Le donne hanno, sempre, dovuto rimboccarsi le maniche tra impegni di lavoro e responsabilità famigliari, uscendo a testa alta dalle situazioni difficili. Della relazione tra la recessione e l’altra metà del cielo abbiamo parlato con Monica D’Ascenzo, giornalista del Sole 24 ore, autrice con Giada Vercelli del libro “Donne sull’orlo della crisi economica” (ed. Rizzoli). Monica D’Ascenzo, le donne come hanno affrontato la crisi economica? Hanno reagito con più prontezza rispetto agli uomini per diverse ragioni. Innanzitutto, perché le donne sono abituate a fare i conti con i problemi, avendo più difficoltà nel trovare lavoro e nel fare carriera. Per gli uomini la crisi è stata uno shock, anche perché non si era mai verificata con questa portata. Nei casi in cui le donne hanno perso il lavoro, sono riuscite a reinventarsi, mentre per gli uomini trovarsi senza lavoro ha significato perdere un po’ della propria identità, con rielaborazione molto più lunga. Anche nell’imprenditoria, il gentil sesso ha tenuto meglio. Nel 2009, i dati Unioncamere

“Donne sull’orlo della crisi” è il titolo del viaggio-inchiesta di Monica D’Ascenzo e Giada Vercelli nella crisi economica vista al femminile.

dicevano che le imprese guidate da donne sono scese dell’1,2% rispetto all’1,6% di quelle guidate dagli uomini. Nelle famiglie, le casalinghe hanno dovuto subire il colpo di minori introiti con una maggiore razionalizzazione delle spese. Le donne, in generale, hanno reagito meglio, ma hanno anche pagato lo scotto di maggiori tagli sul lavoro, perché in Italia il 60% dei lavori flessibili è a carico loro e per le aziende è più facile licenziare.

il motore della ripresa. Chi gestisce i soldi, da un lato, e le manager, dall’altro, stanno dando ottima prova delle loro capacità in questo momento difficile. Le donne manager, in media, sono più preparate degli uomini non perché siano migliori a priori, ma perché per arrivare a quei livelli affrontano una selezione molto più dura. Ci sono ancora disparità di genere sul lavoro? I dati Istat sono eloquenti: più del 70% degli uomini lavora, mentre le donne n mondo di disparità sono ferme al 46,4%. È già difficile accedere al ma il mercato mondo del lavoro, poi c’è la disparità salariale. è sempre più donna Le donne guadagnano, in Che ruolo può avere la donna media, tra l’8% e il 25% in per uscire dalla crisi? meno e più salgono di grado Andrea Jung, amministratore nelle aziende, più è alto il gap delegato di Avon, di recente salariale con i colleghi maschi entrata a far parte del consiglio a parità di ruolo. Questo è un di amministrazione di Apple come paradosso. Oltre alle correzioni unica donna chiamata da Steve di sistema, che andrebbero introJob, ha detto che il mercato dotte nella promozione all’interno emergente non è un paese, ma delle aziende nel segno della è il mercato delle donne. Le meritocrazia, sarebbe necessario donne in Italia costituiscono il iniziare dalle famiglie a non fare 63% dei consumi e ne influendifferenze. zano l’80%. Quindi loro sono Stefania Briccola

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Questi 150 ➢ dalla prima

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he ci restituirebbe finalmente una visione degna del divenire, e coerente con il desiderio di proseguire nel cammino di realizzazione dell’unione europea. E l’Italia si rivelerebbe per ciò che orgogliosamente è: un insieme di popoli vincolati a un comune destino, il cui patrimonio ereditato dalle generazioni è grande e prezioso proprio perché costituito nell’accumulazione di tante diversità. Messe a confronto nei secoli, e sollecitate all’unità nello scambio e nel dialogo con il mondo intero. Ciò che i nostri emigrati all’estero hanno capito benissimo, affermandosi nel lavoro e nell’impegno secondo la loro provenienza regionale, ma presentandosi unitariamente nelle nuove patrie come italiani. L’Italia si può considerare come un’Europa in piccolo, per la compresenza di tante culture differenti tra le

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1861-2011 IN CONTROLUCE

Isolati e analfabeti: le piaghe ereditate

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ul piano politico e istituzionale, la formazione dello Stato Unitario di 150 anni fa segnò una tappa fondamentale nella Storia d’Italia. Da quel momento ebbero luogo profondi mutamenti nel costume e nelle abitudini della gente, già auspicati da Massimo d’Azeglio quando, all’alba dell’Unità, sentenziò: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani”. La frase, rimasta celebre, riassumeva la consapevolezza di una complessa situazione sociale che doveva necessariamente evolvere verso una concezione più moderna del vivere. Riguardo alla condizione dei trasporti, per esempio, le località erano raggiungibili con difficoltà a causa di una rete scarsa e inadeguata, poi raddoppiata tra il 1861 e il 1870. L’analfabetismo raggiungeva l’elevata percentuale dell’80% con sostanziali differenze al Nord, dove il Piemonte e la Lombardia potevano vantare la presenza di un certo numero di istituzioni scolastiche. L’incoraggiante effetto della riduzione dell’analfabetismo si riscontra incrociando i dati derivanti dai censimenti: se nel 1861 si registra una percentuale del 74,7% di analfabeti, nel 1880 si assiste ad un sensibile calo al 47,5%. C’era poi da affrontare la spinosa questione del brigantaggio al Sud, dove i malviventi, che assaltavano i convogli, erano talvolta considerati dalla gente del luogo dei coraggiosi oppositori del nuovo

anni di

regime. Anche la moneta doveva essere unificata, sostituendo le otto divise che circolavano nelle zone degli Stati pre-unitari: il 24 agosto 1862 la lira ebbe corso legale e sostituì le precedenti valute. Passi lenti e spesso contrastati dalle forze conservatrici, che pur tra reazione e liberismo, portarono in capo a 15 anni, a cambiamenti radicali. L’informazione entrò più diffusamente nelle case grazie a nuove testate come il milanese Corriere della Sera e il romano Messaggero, imponendosi sul minuto localismo delle Gazzette. In quelle stesse case, la gente viveva in modo diverso a seconda della condizione sociale di appartenenza. ivario nord sud Un pianoforte strimpellava la già allora sera nei salotti e brigantaggio delle abitazioni borghesi, accompagnando voci maschili e femminili che intonavano arie verdiane, mentre la desolazione e la poca luce regnava nelle case umide dei meno abbienti, dove famiglie numerose si raccoglievano razionando legna, carbone e risorse alimentari. Per molti giovani di umile estrazione, dal 1861 in poi l’obbligo della leva militare imposto dal governo, cambiò le prospettive di vita. Ma se da una parte, la leva offriva loro un impiego certo, dall’altro toglieva utile forza lavoro alle famiglie che nelle campagne dovevano far fronte alla miseria. Giuseppe Muscardini

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Unità d’Italia

Alpi e il Mediterraneo con una civiltà plasmata dai valori del cristianesimo. Quell’Europa che, 8 secoli fa, Abelardo definiva diversa non adversa. La nostra Repubblica, democraticamente matura, può finalmente liberarsi dalla demagogia che ne è la peggior nemica. Non c’è miglior monumento che si possa alzare all’Unità italiana che la realizzazione di un solido impianto federalista. Non ripiegato nel piccolo nazionalismo, ma aperto e solidale, capace di riproporre il meglio dei contenuti d’ogni specificità regionale, nel comune vantaggio di un’appartenenza unitaria rispettosa del valore dell’interculturalità. Con la speranza che i nostri governanti sappiano trarsi fuori dallo squallore del politicume, degli ideologismi, dell’instabilità e del disimpegno morale, per offrire ai sessanta milioni di italiani in Patria e agli altrettanti discendenti di italiani che vivono nei continenti (e che

di rado hanno avuto momenti in cui sentirsi fieri dell’Italia da cui partirono gli antenati), un’immagine degna del Paese che ha tanto dato e ricevuto dal mondo. Prendendo atto delle due forze che oggi procedono in pari, inarrestabili entrambe: la spinta tecnologico-scientifica-economica alla mondializzazione; e l’esigenza di un radicamento saldo nei valori dell’appartenenza, che garantiscano di distinguere fra ciò che è possibile, tra quanto vengono proponendo le innovazioni, e ciò che è lecito secondo la propria tradizione. Aiutati in questo difficile compito da un’altra perla del pensiero giobertiano, che, nel Rinnovamento Civile d’Italia invita a considerare che in politica, come in ogni altro genere di cose, nulla prova né dura al mondo se non è spontaneo e nativo. Se non s’innesta cioè negli usi, nelle esperienze, nella memoria di un popolo. Ulderico Bernardi

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GENNAIO 2011 /

L’ITALIA SI È PIAZZATA VENTITREESIMA IN CLASSIFICA

L’ultimo posto del Burkina Faso

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e spese pubbliche, in Finlandia, sono tutte documentate con la massima trasparenza; per i politici non esistono privilegi; la gente ama l’esistenza semplice e tranquilla; legge molti libri e giornali; il reddito medio è piuttosto alto. Con tutto questo, però, anche la Finlandia ha i suoi problemi: è notevolmente diffuso il senso di solitudine; sono tante le sbornie; e il numero dei suicidi è tre volte superiore a quello rilevato in Italia. E Burkina Faso, che sino al 1984 si chiamava Alto Volta, perché regge il fanalino di coda tra le cento realtà statuali monitorate da “Newsweek”? Questo Paese, diventato indipendente (dalla Francia) nel 1960, è assalito da parecchi flagelli riassumibili sotto le voci: cattiva politica, disoccupazione, Aids e altre malattie. Ha una popolazione di 16 milioni

di abitanti in forte aumento (dal 2 al 3% ogni anno). Nel Burkina Faso si vive, in pratica, solo di agricoltura. Ogni giorno muoiono circa duemila bambini di fame, sete e malattie. L’aspettativa di vita non va oltre i 43 anni. In questa “terra degli uomini integri” (traduzione di Burkina Faso), l’indice di “Gini” indice che rimarca la disuguaglianza di reddito tra le classi sociali - dice che i ricchi sono pochi e hanno tantissimo, i poveri sono innumerevoli e indigenti. Il tasso di alfabetizzazione si aggira sul 22%. La maggior parte degli uomini emigra stagionalmente per cercare di guadagnare qualcosa nei Paesi confinanti. Nella capitale Ouagadougou solo il 20% dei cittadini può accedere a servizi igienici. (g.c.)

Paradiso in terra è la Finlandia di GINO CARRARA

zati per approdare al verdetto riassuntivo si sono avuti gli esiti seguenti: per l’istruzione, Finlandia ella graduatoria generale al primo posto, Burkina Faso dei cento Paesi analizzati all’ultimo; per la sanità, Giappone si sono piazzati, ai primi in testa, Zambia in coda; per la dieci posti, la Finlandia, la Svizzera, qualità della vita, Norvegia prima, la Svezia, l’Australia, il LussemBurkina Faso ultimo; per il dinaburgo, la Norvegia, il Canada, mismo economico e l’Olanda, il Giappone, produttività, Singapore la Danimarca: vale a Un giudizio emesso leader e Venezuela dire 7 Paesi europei, valutando istruzione, fanalino di coda; per uno asiatico, uno del sanità, qualità il clima politico, Svezia Nuovo Continente e della vita, dinamismo ai vertici e Siria in uno dell’Oceania. Negli economico, basso. ultimi venti posti della clima politico Dall’insieme degli classifica sono rotolaelementi confluiti ti una quindicina di nello studio ed entrati in gioco Paesi africani; i 10 messi peggio, nella configurazione della “scala” risalendo dal centesimo posto, del … merito, è scaturita chiara, sono risultati nell’ordine, Burkina in vista di buoni esiti a tutto Faso, Nigeria, Camerun, Zambia, campo, l’importanza dell’istruzione, Uganda, Mozambico, Etiopia, in relazione alla quale contano Tanzania, Yemen, Senegal. molto, sì, le agevolazioni e le In ciascuno dei 5 settori utiliz-

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strutture offerte dallo Stato, ma riesce assai meglio di un Paese ha un ruolo chiave pure la famigrande a “far star bene” la sua popolazione: la Cina - tanto glia, se assume - ed è in grado si assumersi - fino in fondo i per entrare nella concretezza - è, propri compiti: i bambini che indubbiamente, la seconda potencrescono in nuclei domestici za economica del nostro globo, più o meno benestanti, infatti, con un Pil (Prodotto interno nell’apprendimento (misurabile in lordo) annualmente in crescita termini di vocaboli ad un ritmo altrove conosciuti, di test sulla inimmaginabile; ma, Finlandia, Svizzera essa ha in condizioprontezza nel capire e così via) appaiono in e Svezia ai primi ni di miseria circa il tre posti. Sono vantaggio di circa un 50% del miliardo e in Africa anno rispetto ai loro trecento milioni dei i problemi coetanei appartenenti suoi abitanti; e così, più gravi al ceto disagiato e tra i cento Paesi in bisognoso. Un’occhiafila, figura solo al ta panoramica alla … colonna 59° posto, tra la Thailandia e dei cento Paesi messi in fila l’Oman, 8 posizioni sotto quella da “Newsweek” con alla mano i referti delle sue indagini porta, inoltre, ad affermare che, un’entità Foto: in alto mercato territorial-nazionale medio-piccola nel Burkina Faso; sotto Helsinki capitale finlandese. con risorse in buona quantità

Svezia prima contro la corruzione

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ei tempi più recenti, che hanno visto notevolissimi stanziamenti di denaro pubblico con finalità sociali, a sostegno delle industrie in difficoltà e nella promozione di nuove attività per creare posti di lavoro, la Svezia si è assicurata la palma di “miglior Stato” nello stanare e contrastare la corruzione. Il governo di Stoccolma ha voluto che fossero pubblicizzate tutte le transazioni operate con i mezzi della collettività. Anche la Gran Bretagna, la Germania e gli Stati Uniti - la rilevazione di “Newsweek”

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lo ha evidenziato - si sono mossi, assai efficacemente, sul medesimo terreno. La Germania, superando abbastanza in fretta le fasi più drammatiche della congiuntura, si è riconquistata il ruolo di locomotiva d’Europa sul piano industriale. La Spagna, dal canto suo, mettendo in difficoltà l’Italia, s’è guadagnata la fama di nuova Mecca degli amanti della buona tavola. Nel “carpe diem”, vale a dire nel godersi la vita nel miglior modo possibile, quelli della Repubblica Ceca, ormai, battono gli olandesi. In Albania i

problemi non mancano sicuramente; ma gli albanesi hanno trovato il modo di assicurarsi un’aspettativa di vita sino a 78 anni: traguardo che tanti Paesi “evoluti” ancora sognano. I più longevi nel mondo restano i giapponesi (per il DNA, per la prevenzione meticolosa delle malattie, per l’alimentazione corretta): in nessun luogo del mondo si trovano condizioni migliori per la terza età (dal livello delle pensioni ai centri di accoglienza, dai servizi sociosanitari a un’infinità di comodità).

I VOTI DI NEWSWEEK

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ome sono andati incontro al 2011 i vari Paesi? Chi si è attivato per presentarsi in condizioni eccellenti e chi, invece, per una serie di motivi, si è trovato a farsi avanti in uno stato quasi pietoso? La rivista americana “Newsweek” ha condotto uno studio che ha mobilitato società specializzate nelle rilevazioni e ha stilato la classifica della qualità della vita nel mondo . occupata dalla Russia (51°); gli Stati Uniti, invece, grazie ad una più vasta ed equilibrata distribuzione della ricchezza, sono riusciti a conquistare l’undicesimo posto, precedendo la Germania (12°), il Regno Unito (14°), la Francia (16°). La rivista non si è occupata di tutti i Paesi esistenti sul nostro Pianeta. Ne ha presi in considerazione solo cento, ossia circa la metà; ha fatto una oculata scelta a campione per avere un quadro che rifletta la realtà globale. “Newsweek” ha dato voti, specificamente, in 5 grandi settori - istruzione, sanità, qualità della vita, dinamismo economico o produttività, clima politico.

CURIOSITÀ ECCELLENTI

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ra le curiosità che la prestigiosa rivista americana, nel corso della sua inchiesta, ha spulciato nei cento Paesi presi di mira nei cinque continenti si possono sottolineare anche queste: l’Italia (78° nella classifica generale, appena sopra l’Iran) è una specie di “regno degli aquiloni”; il Belgio è il Paese dove i cani se la passano meglio (hanno via libera pressoché ovunque); nel Sud Africa esistono gli itinerari più incantevoli per i turisti; il Mali è una fucina senza eguali di ottimi musicisti folk; la Francia è una vera oasi felice (di servizi e aiuti sociali) per le neo-mamme; in Brasile va a gonfie vele per la chirurgia plastica. E l’Italia? Anche se “Newsweek” non l’ha rimarcata, resta con tutta probabilità, uno dei più bei Paesi del mondo. Ma gli italiani?

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/ GENNAIO 2011 OSSERVATORIO di Claudio Bonvecchio*

IL GIOCO DELL’OCA

Avanti adagio quasi indietro

DON CAMILLO E PEPPONE Altri tempi e altra tempra per i personaggi e le situazioni in cui Giovannino Guareschi ambientò i suoi leggendari protagonisti di scontri indimenticabili: molto aspri, duri, ma ispirati dalla franchezza sanguigna e dall’onestà di fondo. Qualità che sarebbe utile, importante e urgente recuperare alla politica d’oggi.

interessano nessuno, mentre quelli che sono all’opposizione mostrano la loro pochezza in estenuanti giochi di corridoio, in continui distinguo e una lotta interna senza quartiere - per il dominio sul partito. Tutti immaginano di rappresentare qualcosa mentre, in realtà, rappresentano solo se stessi, disattendendo la volontà del popolo sovrano che si sente sempre meno rappresentato e tutelato da personaggi di scarso valore, senza una professione e incuranti delle responsabilità a

Quasi tutta la classe politica, da tempo, sta alacremente lavorando con un risultato evidente, sotto gli occhi di tutti: il disastro del Paese. Non è pensabile che i nostri politici siano insensibili e disattenti all’indifferenza che è cresciuta, al progressivo distacco dell’opinione pubblica che ha ben altri problemi, ogni giorno, da affrontare e risolvere. Torna, purtroppo di drammatica attualità, il monito antico: “Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata”. E la Sagunto d’oggi è un’economia che, da tempo, è paralizzata.

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a troppi anni la politica italiana assomiglia, drammaticamente, al gioco dell’oca: un vecchio gioco che tutti ben conosciamo. Come nel gioco dell’oca, si va avanti, ci si ferma un giro, si ritorna al punto di partenza. E si ricomincia da capo. Con l’unica differenza: che la politica non è un gioco e che la posta non è un premio qualsiasi, ma l’avvenire dell’Italia. Avvenire che - mai come oggi sembra triste e cupo: presi, come siamo, da una spirale di pazzia politica che inabissa il paese in un gorgo senza fondo. Dall’inizio

della Repubblica, infatti, mai ci si è trovati in una situazione quale questa. Dove una classe politica arrogante, spocchiosa, improduttiva e incapace di governare detta legge all’intero Paese evitando, con cura, di affrontare quei problemi strutturali, dalla cui soluzione dipende la permanenza dell’Italia nel novero delle potenze occidentali. O la sua definitiva retrocessione tra le potenze del terzo mondo. Dinnanzi ad una crisi economica senza precedenti e per nulla risolta, i politici al governo non trovano di meglio che scannarsi su questioni personali che non

La tentazione di Luca Cordero di Montezemolo

Evitare le ripetizioni

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na delle anomalie della politica italiana - indipendentemente dal personaggio e dal giudizio che se ne può dare - è aver portato a capo del governo un imprenditore: Silvio Berlusconi. Un imprenditore, ovviamente, non è un politico e neppure si deve pretendere che sia tale, perché ha una forma mentis diversa. Tende a ragionare, in ogni cosa - compreso le questioni personali - come se fosse in una azienda: la sua. E tende a circondarsi di persone come quelle di cui può disporre nella sua azienda: persone ai suoi ordini, da lui in tutto e per tutto dipendenti, e che può licenziare in ogni momento. La politica è un’altra cosa: se è l’arte della decisione è soprattutto, quella della mediazione.

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Come ha insegnato l’esempio magistrale dei politici democristiani che riuscivano a coniugare il diavolo con l’acqua santa, Peppone con don Camillo. Nella politica come mediazione, i politici devono essere mediatori nati: anche quando si deve decidere nettamente. Il caso Berlusconi dimostra che un imprenditore è meglio se continua a fare il suo mestiere, e che alla politica debbono badare i politici, possibilmente di razza. Un nome di cui si parla e riparla spesso è Luca Cordero di Montezemolo, uomo-Ferrari e non solo. Lui pare abbia escluso fermamente questa ipotesi. Ma si sa, resistiamo a tutto tranne che alle tentazioni. Basta imprenditori, ridateci i politici. (c.b.)

contro ogni etica comportamentale, contro il buon senso e contro il principio basilare della politica: che è quello di dare l’esempio. Ma nessuno intende andarsene. Tutti vogliono rimanere facendo e disfacendo - come la famosa tela di Penelope - la rete delle alleanze. Tutti sono ancorati alla loro sedia, poltroncina o poltrona: incuranti del disprezzo che oramai li circonda. Incuranti che gli italiani si vergognano di loro e dei loro comportamenti: che siano primi ministri, presidenti della camera o capi dell’opposizione, poco utti immaginano importa. Tutti costoro sono accomunati da uno standard morale che - a dire il vero - mai nella qualcosa n realtà storia dell’Italia post-bellica è sceso così in basso. loro affidate. Responsabilità che Mai nella tanto famigerata Prima si dovrebbero esprimere nel goRepubblica si è visto un simile vernare da parte degli uni e nel degrado a cui tutti collaborano controllare come si governa da con particolare afflato: giornalisti parte degli altri. e giudici compresi, che dovrebbero Invece, si esprimono quasi tutti fare meglio e seriamente il loro in un incessante “corsa allo sfascio” lavoro, senza indulgere in prota- altro che gioco dell’oca - che gonismi e continua, stucchevole porterà, probabilmente, alle elezioni amplificazione del gossip. Quello a due anni dal voto (come era che sfugge a questi mestieranti della politica è che solo l’ancoraggio capitato a Prodi), non curanti con l’Europa - fin che durerà delle promesse e dei programmi consente all’Italia di non precipitare elettorali: ritenuti carta straccia, nel marasma politico-sociale di buoni solo a ingannare i cittadecisioni deflagranti: prima di dini. In questo contesto - dove tengono banco arroganti portavoce tutto quella di dividersi, come - viene spontaneo dire: “tutti a molti preoccupati commentatori casa”. Bisogna, insomma, cambiare politici non cessano di denunradicalmente questa classe politica, ciare. Ma che nessuno ascolta, sorda ad ogni appello, narcisistica interessati solo a colmare, con ed autoreferenziale, preoccupata di la retorica celebrativa dell’Unità fare i fatti propri e i propri affari d’Italia, i buchi di una azione politica inesistente e di un impegno pubblico deficitario. Non è un caso che - vent’anni dopo la caduta del muro di Berlino - la Germania è riuscita a risanare gli ex-territori comunisti, mentre dopo centocinquanta anni il problema meridionale rappresenta, per l’Italia, ancora un vicolo cieco: senza speranza di uscita. Questo la dice lunga sulla politica italiana e sulle sue possibilità di ripresa. Comunque, non bisogna essere pessimisti. Bisogna sempre sperare, ad una unica condizione però: quella di un totale ricambio della classe politica. Ricambio che se prima era solo opportuno, e se poi è diventato auspicabile, ora è assolutamente indispensabile. Non è più tempo di attendere: “chi ha orecchie per intendere, intenda”. *Docente di Filosofia delle Scienze Sociali all’Università di Varese

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di rappresentare

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GENNAIO 2011 /

Nei luoghi del Risorgimento

PRONOSTICI APERTI

Il Giro del 2011 pedala nella storia

Sarà l’anno di uno scalatore in maglia rosa?

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Varato un percorso tricolore Le TAPPE dell’UNITÀ

di GINO CARRARA

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enaria Reale, Torino, Reggio Emilia, Quarto, Castelfidardo, Bergamo: ponendo in queste, e in altre (siciliane incluse) località le sedi di partenza oppure di arrivo di alcune delle sue tappe, il Giro ciclistico d’Italia del 2011 ha pensato di unirsi alle celebrazioni per il 150° dell’Unità del nostro Paese: unità alla quale, peraltro, a quell’epoca mancavano ancora il Veneto (aggregata nel 1866); Roma come capitale (diventata tale soltanto nel 1871, a seguito della breccia di porta Pia del 20 settembre 1870), il Trentino e la Venezia Giulia (acquisiti assai più tardi, al termine della prima guerra mondiale - 1915/1918 non senza strascichi tormentati). Anche in occasione del centenario dell’unificazione di gran parte della penisola, e delle maggiori o minori isole che la attorniano nei Mari Tirreno, Mediterraneo ed Adriatico, la corsa della maglia rosa venne strutturata con analoghi intendimenti. Pure nel 1961 - con una scelta senza precedenti e che solo quest’anno verrà ripetuta - essa si mosse da Torino, addirittura con un “trittico del Tricolore” costituito da tre microfrazioni (per complessivi 115 chilometri) che si svolse-

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a dalla fine di febbraio a marzo inoltrato del 1861 il periodo dell’ufficializzazione della nascita del nucleo più consistente del nostro Paese. Il 18 febbraio del 1861, a Torino, si riunì il primo Parlamento “tricolore” (del vessillo cioè sventolato parecchio tempo innanzi dalle parti di Reggio Emilia) per la proclamazione del Regno d’Italia. Il 26 febbraio, il Senato e il 14 marzo, la Camera del medesimo Parlamento. Conferirono poi, con una determinazione promulgata il 17 marzo, il titolo di “re d’Italia” a Vittorio Emanuele II, il quale già il 10 gennaio 1859, nella sua Assise subalpina, a gran voce aveva detto di non essere “insensibile al grido di dolore” levantesi da tante parti del Bel Paese.

La “corsa rosa” del prossimo maggio (3.498 km ripartiti in 21 tappe) partirà da Torino (prima capitale e sede del primo Parlamento del nostro Paese unificato, almeno in gran parte), toccherà Quarto Ligure (dalla quale partirono i Mille di Garibaldi), Castelfidardo (luogo di una delle battaglie decisive del 1860), e Bergamo (patria di circa un quinto dei volontari unitisi all’ “eroe dei due mondi” nella sua spedizione verso la Sicilia). Anche nel 1961, in coincidenza con il centenario dell’unità d’Italia, la popolarissima competizione toccò siti legati a vicende memorabili del nostro Risorgimento. ro sotto una fitta grandinata. Approdò - con una decisione egualmente inedita - persino in Sardegna prima di volgersi verso Marsala, il punto dello sbarco in Sicilia (11 maggio 1860) dei Mille di Giuseppe Garibaldi salpati cinque giorni innanzi (il 6 maggio 1860) da Quarto, in Liguria, con circa centottanta bergamaschi tra le loro file. Nemmeno mezzo secolo fa la prestigiosa competizione organizzata (ormai da più di cento anni) dalla “Gazzetta dello sport” ignorò Castelfidardo, terra famosa per la produzione di fisarmoniche e di strumenti musicali in genere, oltre che per la battaglia del 18 settembre 1860 nella quale l’esercito piemontese, forte di trentamila uomini, ebbe la

meglio sulle truppe pontificie guidate dal generale Christophe Lamoricière. Assumendo poi il controllo dell’Umbria e delle Marche. Ma allora - cosa che non farà in questo 2011 - il Giro toccò Teano (dove, nel Casertano, il 26 ottobre 1860 si incontrarono l’“eroe dei due mondi” e il re Vittorio Emanuele II), la stessa Urbe (già ipotizzata nel 1861 come futura capitale) e Firenze (capitale provvisoria dal 1865 al 1871). E poi il Giro 1961 passò Trieste, Vittorio Veneto e Trento, senza però sconfinamenti in Austria, come invece accadrà in questa direzione, in un evidente richiamo delle vicende della potenza asburgica che, a lungo, ebbe il dominio su una notevole parte dell’Italia attuale.

i configura “all’insù” - vale a dire con parecchie montagne da “scalare” - il Giro d’Italia 2011: nei suoi 3.496 chilometri, suddivisi nelle 21 tappe in programma - intercalate da due giornate di riposo - dal 7 al 29 maggio, sono state, infatti, disseminate ben 40 salite, parecchie delle quali davvero tremende. Il Passo Giau, a 2236 metri, sarà la “Cima Coppi”, la più alta da toccare. Sono stati stabiliti 7 arrivi “in vetta”, più una cronoscalata. Al ritmo del tic-tac (cioè a cronometro) gli atleti dovranno fare a squadre i 21,5 km della frazione inaugurale, e individualmente i 32,8 km della frazione conclusiva, ambientata Vincenzo a Milano - per Nibali un totale di 67 in un momento km. Gli esperti di trionfo si sono subito concordemente pronunciati a favore di un “grimpeur” come probabile vincitore del giro 2011. Sarà ancora un italiano? Non si presenterà ai nastri di partenza Ivan Basso, trionfatore nel 2010 e ansioso adesso di spiccare al Tour, dove cominciò a farsi notare. Qualcuno - tra gli esperti - ha messo gli occhi sul siciliano Vincenzo Nibali, impostosi come uno dei protagonisti della stagione 2010 (terzo posto al Giro d’Italia, successo pieno al Giro di Spagna).

Per Gino Bartali un albero nel “Giardino dei Giusti”

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parte l’attribuzione alla “sua” FirenI nostri connazionali in essi onorati risultano ze dell’incarico dell’allestimento dei 484, tutti protagonisti di gesta o attività per Campionati Mondiali di Ciclismo salvare ebrei che, altrimenti, sarebbero finiti nei del 2013, a livello nazionale si è fatto poco o campi di sterminio nazisti o in qualche lager nulla, nel corso del 2010, per ricordare Gino tedesco, durante la seconda guerra mondiale. Bartali nel decennale della sua morte, avvenuta Tra i più noti insigniti del riconoscimento sta il 5 maggio 2000, a quasi 86 anni (essendo Giorgio Perlasca (commemorato anche in nato a Ponte a Ema il 18 luglio 1914). A una fiction televisiva di grande successo), il colmare la lacuna ha provveduto, proprio mentre quale a Budapest, fingendosi console spagnolo, il 2010 stava per finire, lo Stato d’Israele: il campione toscano del ampione e medaglia pedale sarà per sempre ricordato con un albero di carrubo nel “Giardino n vent’anni (dal 1934 al 1954) di carriera dei giusti tra le nazioni”, che come professionista del pedale, Gino Bartali si trova a Gerusalemme; giardino ottenne circa 130 vittorie: si impose in 2 Giri sorto sin dal 1962 nel Museo di Yad di Francia, in 3 Giri d’Italia, in 2 Giri della Vashem, luogo della memoria della Svizzera, in 2 Giri di Lombardia, in 4 MilanoShoah. Nel mondo esistono parecchi Sanremo (l’ultima volta quando aveva 36 anni, altri “Giardini dei giusti tra in volata, lui che era uno scalatore). Ebbe 4 le nazioni”, tutti nati però da titoli nazionali italiani della corsa su strada iniziative ebraiche; in Italia se ne (l’ultimo a 38 anni). Con le sue prestazioni trovano a Milano, Firenze, Catanel Tour del 1948 contribuì, per esplicito riconia, Padova, Palermo, Cittanova.

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salvò circa 5000 ebrei. Ben 1200 ne strappò ai forni crematori e alla gassificazione anche l’imprenditore tedesco Oskar Schindler, che Steven Spielberg pose al centro del suo film premiato con sette statuette dell’Oscar di Hollywood. Non si sa esattamente a quanti ebrei Gino Bartali diede la possibilità di continuare a vivere. Di questo suo “merito” egli non parlò quasi mai. Lo acquisì tra il 1943 e il 1944,

quando, facendo finta di essere in allenamento nei tubi del telaio e del manubrio della sua bicicletta nascose i documenti (falsi) necessari per metterli al sicuro, consentendo ad un bel numero di ebrei, allora residenti in Italia, di prendere il largo. Dapprima portò le “carte” avute in consegna da una “rete” clandestina - sul tracciato Firenze-Lucca-Genova e ritorno. Poi, fattasi tale “linea” troppo pericolosa, si spostò sull’asse Firenze-Assisi-Firenze, trovando, ovviamente, l’aiuto dei frati d oro al valor civile francescani. Pare abbia percorso una quarantina di volte questo secondo noscimento anche da parte di politici insigni tracciato, di oltre 350 chilometri. (Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti) ad evitare Alla stazione di Terontola, con la che le reazioni all’attentato contro Palmiro complicità di un amico barista in loco, Togliatti, leader del Partito comunista italiano, grazie alla sua popolarità attirava si tramutassero, nel luglio di quell’anno, in su di sé l’attenzione di popolazione rivolta popolare. Bartali fu sempre orgoglioso e polizia mentre gli ebrei preparati di appartenere all’Azione Cattolica. Gli fu (e muniti di documenti adatti) saassegnata la medaglia d’oro al valor civile il 25 livano sul treno e se ne andavano aprile 2006: il Presidente Ciampi la consegnò via. (g.c.) alla vedova, signora Adriana.

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Mali d’oggi, comportamenti scriteriati e cattivi maestri

Va’ dove ti porta Susanna Tamaro Intervista con GIUSEPPE ZOIS

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a usare la penna come un rasoio e lo ha dimostrato sia nei libri sia in duri interventi di critica verso molte derive di questa società, che ha deragliato dalla sobrietà ed è sempre più irretita dal consumismo. Eccola allora scagliare saette contro l’inciviltà degli sprechi e contro certe gogne mediatiche, aspra verso un femminismo preso dal culto dell’apparire, dura anche con certa gerarchia della Chiesa. Susanna Tamaro, l’autrice di un titolo che ha varcato tutte le frontiere - “Va’ dove ti porta il cuore” - non ama i pannicelli caldi e il buonismo che imperversa. Che società è quella in cui si sbandiera la cattiveria come dote per farcela nella vita e si celebra l’obbligo di essere spietati per raggiungere un qualsiasi obiettivo? Il messaggio subliminale è devastante: chi non è cattivo, sarà un fallito. Ma gli uomini dell’odio non costruiscono niente: ci vuole una civiltà dell’amore, un cerchio che non si consuma e nessuno può spezzare. Poi, giù una sferzata ai cattivi maestri, e sono tanti, che insegnano a guardare solo in basso, sempre più in basso. Di questi tempi, poi, il campo visivo è solo dalla cintola in giù, dimenticando che “l’uomo è nato per guardare in alto, verso il cielo”. Il suo sogno lo ha poeticamente precisato: “Non vedo l’ora che l’uomo torni ad essere un umile giardiniere, che conosca l’arte della semina e il tempo del raccolto, l’amore per ciò che nasce e vive e per ciò che muore. Un essere umano che cammini sopra una terra nuova e sotto un nuovo cielo”.

u Incomunicabilità

Siamo diventati più fragili e vulnerabili. Secondo lei perché? Abbiamo smarrito le nostre radici, abbiamo perso il rapporto con la Terra, dunque

con il senso del tempo, della fatica di crescere. Questa società tecnologica ci dà l’ebbrezza dell’onnipotenza, che è finta, e ci allontana dalla profondità del nostro essere. Dove sono le persone? Ce lo chiediamo un po’ tutti. Lei dice di vedere maschere più che esseri umani: maschere di tristezza, di risentimento,

di disperazione. E a volte ha l’impressione che sulla città sia sceso una sorta di incantesimo malvagio… Quando viaggio in autobus, osservo le facce delle persone, cerco di sorridere e di attaccar discorso. Non riesco solitamente ad attaccar bottone. Tutti con le cuffie o con il telefonino… Non c’è più la possibilità di dialogo, di conversazione se

Lassù Qualcuno ci ama obbiamo camminare per costruire un mondo la cui base “D non siano più il giudizio e il pregiudizio, ma l’umiltà e la comprensione”. Ha l’impressione che ci stiamo riuscendo? Siamo sempre nella palude, e lo vediamo bene, purtroppo, ogni giorno, seguendo i notiziari con cronache che tendono al peggio, ma mi pare di scorgere qualche tratto di terreno solido, con inquietudini che stanno diventando fertili.

“Ci guida Qualcuno o siamo soli?”: che cosa pensa? È venuto meno il timor di Dio. Questa è la causa delle nostre disgrazie. Anche se uno non è credente, guardando il cielo deve provare un attimo di timore che trattiene dal fare il male.

Triestina d’origine, Susanna Tamaro, 53 anni ha scelto di vivere nella verde Umbria.

non con i bambini molto piccoli. Siamo in una società di autismo tecnologico, in viaggio verso un “altrove” che non è l’umano immediato. E ci ritroviamo tutti più soli, malinconici, poco umani: almeno per come finora abbiamo inteso l’umanità.

u Ragazzi fragili

Condannati dunque ad essere solipsisti… Abito in campagna e perfino qui vedo gente che corre con le cuffie nelle orecchie, tutti insensibili o incapaci di ammirare la natura, di ascoltare il canto degli uccellini. Ci stiamo estraniando con le nostre mani: come farsi un film della propria vita, con relativa colonna sonora, e proiettarselo. Il rapporto con la realtà vera è il primo punto di salute mentale e spirituale dell’uomo. Si continua a parlare di nuovi adolescenti e nuovi giovani: qual è il suo giudizio? Lo smarrimento

LA PAURA DEL SILENZIO NEL TEMPO DEL RUMORE

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umentano rumore e stordimento, cancelliamo il silenzio, forse perché ci fa pensare… Siamo inseguiti da un rumore violento, eccessivo, perverso. Senza silenzio non ci sono domande e senza domande non c’è l’uomo.

vita passa: però se uno ha fatto un percorso, è anche orgoglioso delle sue rughe. La mia faccia è la storia della mia vita. Non avendo una vita, non si vuole nemmeno avere una faccia…

Coltivare la gioia e diventare cercatori di speranza: come è possibile? La pubblicità invece ci mostra modelli di Andando al fondo di se stessi, evitanvincenti, celebra il mito dell’efficienza e do bugie e mistificazioni. La vita è della velocità, non vuol sentire parlare un itinerario per diventare una sola di vecchiaia, ci raffigura sempre giovani, persona. Quando si è giovani non belli e felici… si sa bene chi siamo, non si hanno Questa è una realtà orribile insieme a molte strade davanti, si sbaglia… poi, quell’altro demone che è la chirurgia piano piano, ciascuno trova se stesso plastica. Un’amica, maestra alle elemene si mettono insieme tutti i pezzi. Sensibilità tari, mi parla dei crucci delle madri, Invecchiare è diventare una sola pere coraggio ansiose di portare le figlie a correggere sona, senza “ospiti” indesiderati. Per nell’opera un’imperfezione al viso, alle orecchie. sperare, dobbiamo trasmettere ai giovani della Tamaro il messaggio che c’è un modo diverso L’inseguimento della perfezione fisica di vivere e abbiamo dentro di noi le è un’assoluta follia, perché la bellezza sta nella diversità. Questo tempo sta omologando risorse enormi da esprimere. La vita è socialità, anche i fisici, e riesce, dunque, a cancellare la è comunità, il rapporto umano è il cuore della persona. È sempre triste invecchiare, perché la vita. Se cancelliamo questo, che cosa ci resta?

di molti a chi attribuirlo? Vedo aggirarsi la disperazione tra i ragazzi. Si è formata e cresce una voragine dentro di loro. C’è stato un vuoto spaventoso della famiglia, della scuola, delle istituzioni, della politica. In passato c’era la Chiesa, c’erano i partiti, c’erano le associazioni che raccoglievano i giovani, oggi sempre più esposti alla mercè delle sirene del consumismo. Si è allevati, fin dall’infanzia, per essere dei consumatori. Dentro rimane la nostalgia per un’idea diversa della vita, ma nessuno dà risposte. E dunque abbiamo ragazzi molto fragili, pieni di belle cose dentro, ma che, difficilmente, trovano possibilità di dialogare con il mondo adulto.

u Non siamo di plastica

Più precoci e più immaturi. È venuta meno l’abitudine ad affrontare le sfide, a sostenere sacrifici, molti sono figli unici, che i genitori viziano ad oltranza, le adolescenze sono interminabili. Educare è un impegno molto grosso e non lo si risolve dicendo sempre di sì. Un po’ si è abdicato al dovere di fissare dei limiti, di mettere dei paletti da rispettare. L’educazione va riportata a una fondamentale serietà che abbiamo lasciato perdere. Compito di tutti. I sociologi assicurano che siamo sempre più soli e più tristi. Che idea s’è fatta del vivere nel nostro tempo? Siamo sul fondo del barile e penso che quando si è lì bisogna per forza risalire, recuperare il senso e la scala dei valori, a lungo stravolti. Non siamo di plastica. In ogni uomo c’è l’anelito alla grandezza, dobbiamo riagganciarci a questo per cambiare le cose. Se non si ha un orizzonte da scoprire, una meta da raggiungere, saturi di cose, facilmente si cade nella depressione.

LA GOGNA MEDIATICA

FEMMINISMO

RIPARTIRE DA S. FRANCESCO

INCIVILTÀ DELLO SPRECO

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una sorta di barbarie che dai tempi di “Mani pulite” si è diffusa contagiosa. I media sono diventati veri e propri tribunali che decidono chi innalzare e chi far precipitare. Quando la giustizia arriva, ormai il danno è fatto. Se uno poi risulta innocente, sui giornali e nei notiziari non c’è più spazio e la macchia sulla persona rimane a vita.

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nnanzi tutto parlerei della unicità e della preziosità del proprio corpo: che non è un oggetto, ma è la base di ogni singola persona. Proprio per questo, va rispettato e, soprattutto, non va consumato. Il grande cancro di questi tempi è davvero l’ossessione del concetto di bellezza, di aspetto, di esibizione. E poi, la mania di apparire. Una “è” in virtù di come “appare”.

ra si tratta di entrare nelle difficoltà, nelle fatiche, nella disperazione di molti individui che cercano uno spiraglio di luce. Se si offre una soluzione preconfezionata e generica non si conquista nessuno. Le persone si aspettano una coerente testimonianza di vita di verità e gioia della fede. Le parole da sole sono gusci vuoti.

on ci si rende conto dello scandalo riguardo lo spreco dei beni che ci dona la Madre Terra. Il frutto è un dono che esige il ringraziamento. Di più: il ringraziamento è il senso stesso della vita. Siamo lanciati in un mondo di follia che corre verso il baratro. Forse è difficile fermare la nostra corsa verso la distruzione, ma voglio mantenere la speranza della buona volontà.

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GENNAIO 2011 /

CONOSCERE LA NATURA

Il messaggio educativo contenuto nella sua opera produce qualche sensibilizzazione o scivola via? La Tamaro: “I bambini sono molto sensibili a questo argomento, la avvertono come un’esigenza primaria: sono molto ricettivi e penso che i miei libri li aiutano ad avere alcuni punti fermi di riflessione per capire come comportarsi rispetto alla natura, per imparare a rispettarla e ad amarla”.

Cerchio magico

Ognuno di noi può farlo

LA VERA POLITICA

Arrivati al bivio dell’ottimismo e del pessimismo, che strada imbocca Susanna? “Ci vorrebbe un nucleo di persone vaccinate contro lo spirito di questo tempo. Vorrei vedere persone che lavorano per gli altri, per la comunità e, invece, vediamo, soprattutto, la corsa al potere personale, calcoli, giochi di palazzo… La vera politica, quella come servizio, è un’altra cosa”.

IL SACCO DEL PEGGIO

“Se per caso al vegliardo vecchio anno, un attimo prima di uscire dalla scena, dovesse scivolare il sacco di mano, cosa ne salterebbe fuori? Arroganza, insulti, corruzione, retorica, false parole, e false promesse, mancanza di rispetto, calunnia, oltre al tentativo costante di insudiciare e distruggere qualsiasi cosa di nuovo e positivo compaia all’orizzonte”. Amare osservazioni di 15 anni or sono: sembrano una radiografia d’oggi… e forse è anche peggio…

“Niente Facebook, io sono devota del mondo reale”

La Due Zampe Cipolloni con il gatto Dodò, curiosi protagonisti nelle pagine del libro “Il cerchio magico” di Susanna Tamaro, ora ripubblicato da Giunti. Immagini tratte dal libro per gentile concessione dell’Editore.

Una gara a guardare sempre più in basso Ma l’uomo deve scrutare il cielo di GIUSEPPE ZOIS

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l cerchio magico” è nato 14 anni or sono e ora rivede la luce con l’editore Giunti. Letto oggi, si resta colpiti dalla forte aderenza ai tempi attuali e, quindi, dalla capacità di Susanna Tamaro di scrutare in anticipo i tempi. Nel “Cerchio magico”, per superiore incantesimo, si comprendono tutti i linguaggi del mondo. Fuori di lì non ci si capisce. E quando non ci si capisce è una brutta cosa. Si finisce per litigare e da litigare a sbranarsi il passo è breve… “Il cerchio magico” - a giudizio di Susanna Tamaro - è quanto ciascuno di noi dovrebbe costruire nella propria vita, creando rapporti di amore con le persone, rifuggendo da odio, cattiveria, meschinità varie. Ognuno di noi può fare un cerchio magico nel suo cuore e attorno a sé, vivendo in armonia con le persone, con gli animali, le piante. Oggi c’è il bombardamento mediatico della cattiveria come dote per farcela nella vita. Guai inculcare l’obbligo di essere spietati per affermarsi. Messaggio subliminale devastante: se non sei cattivo, non farai niente nella vita. “Io porto come smentita a ciò - mi dice Susanna - l’esempio dei mafiosi, che hanno accumulato potere e soldi e sono costretti a vivere nei cunicoli sottoterra, come sepolti vivi. A che servono i soldi senza libertà? Che vita è, questa? Una condizione più che aberrante”.

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ire “Cerchio magico” significa volare alto: è un viaggio verso il cielo e si incontra l’avvincente linguaggio delle stelle, che cadono dove c’è un desiderio. Ecco la polvere delle stelle che è magica… ed ecco, anche, la paura che il prodigio del cerchio magico possa finire. Tutto finisce, non l’amore - rassicura l’autrice - perché l’amore è un cerchio che non si consuma e non si spezza

e nessuno può romperlo. Nemmeno gli uomini dell’odio. “Stiamo guardando solo in basso, ora poi è una gara a guardare sempre più in basso - commenta amara la Tamaro - anzi, di questi tempi si considera solo dalla cintola in giù. Questa è la visione contemporanea dell’uomo, che invece è nato per guardare in alto, verso il cielo, interrogarci sul cielo, sognare sulle stelle che cadono per dare una diversa dimensione ai nostri giorni. La vita non finisce qui sulla terra: c’è la continuità con un

mondo di cui non sappiamo nulla, ma al quale tendiamo”. I ragazzi restano molto colpiti dallo stemperarsi del racconto e da alcune frasi ad effetto, come queste: “Un mondo pulito e obbediente. Panza piena e in testa niente” e “Coda alta e sguardo dritto per non essere mai sconfitto”. La lingua batte dove il dente duole: la grande imbonitrice, cioè la TV e gli stessi giornali, troppo presi dalla negatività, dalla spettacolarizzazione delle notizie, dallo scandalismo e dal gossip. “È un mondo

talmente nuovo questo della comunicazione - commenta infastidita Susanna - che è difficile da comprendere per chi ha qualche anno sulle spalle. Non capisco i ragazzi di adesso, questa socialità che passa attraverso le stradette di faceboock. Io ho ancora gli stessi amici di quando avevo 15

anni, perché abbiamo condiviso gite in montagna, uscite, vacanze… C’è stato, insomma, un vissuto reale. Non ce la faccio a immaginare che cosa potrà costruire questo mondo virtuale e che cosa lascerà. Basta che ci sia un blackout elettrico e crolla tutto il castello. Io sono devota del mondo reale”.

La felicità è…

La ragione e il sentimento

L’amore e la vita

Torna più volte il tema della felicità nei suoi scritti. È davvero una domanda più grande di noi? È comunque una domanda che dobbiamo farci per dare un senso al nostro esistere. Felicità: è possedere dieci telefonini, auto veloci, vestire firmati, o vivere con le persone alle quali si vuole bene? Ognuno nel suo cuore ha la risposta. La felicità è vivere amati, amando. Però è più semplice comperare i telefonini.

Ragione e sentimento sui due piatti della bilancia: quale pesa di più oggi? Purtroppo una finta ragione. Il sentimento è stato sostituito dal sentimentalismo, che è il suo naufragio e viene imposto questo mito della ragione come decisiva per il futuro dell’umanità. La ragione senza un sentimento profondo è qualcosa di mostruoso.

“Mi ero sempre chiesta che cos’è l’amore, ma mai che cos’è la vita”. Ora immagino si sia data delle risposte a entrambe le questioni. E allora: che cos’è l’amore? Allora: l’amore è attenzione, una grande virtù scomparsa dai nostri orizzonti: è una qualità fondamentale dell’essere umano. Amore è essere attenti all’Altro, capire l’Altro, essere aperti.

Che cosa le fa più paura? Questa grande energia negativa che cerca di manipolare le menti, portando l’uomo lontano dal suo destino di libertà, per trasformarlo in consumatore.

“Siamo un inno alla precarietà e un invito al male…”. Un po’ cupo come scenario… Si è persa l’idea che l’uomo è costituito dal male, che il principio del male è dentro di noi. Tendiamo sempre a pensare che l’uomo è buono, alla Rousseau e che dunque il male è nell’altro.

E che cosa la vita? È il percorso lungo il quale si capisce che l’unico senso dell’essere è conquistare la capacità di amare, sempre e comunque. Sono convinta che la vita è un grande tirocinio verso la direzione dell’amore totale.

Una scrittrice conosciuta e tradotta in tutto il mondo

Vent’anni di successi

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a scrittrice Susanna Tamaro è nata a Trieste nel 1957 e dopo essersi diplomata in regia al Centro sperimentale di cinematografia - con dieci anni di esperienza in TV - ha deciso di assecondare la sua vena creativa con la parola.

Oggi è una delle scrittrici più conosciute non solo in Italia ma in campo internazionale, grazie ad un’opera che l’ha rivelata per la bellezza e la profondità dei sentimenti: “Va’ dove ti porta il cuore” (1994), un best seller senza confini. Ha pubblicato romanzi per adulti di straordinario successo di pubblico: La testa fra le nuvole (1989), Per voce sola (1991), Anima

Mundi (1997), Cara Mathilda (2001), Rispondimi (2001), Fuori (2003), Ascolta la mia voce (2006), Baita dei pini (2007), Luisito (2008). A questi titoli si affiancano anche narrazioni per ragazzi: Cuore di ciccia (1992), Tobia e l’angelo (1998), Papirofobia (2000), Il grande albero (2009). E dei saggi: Verso casa (1999), Più fuoco più vento (2002), Ogni parola è un seme (2005).

Tra i numerosi premi ottenuti, ricordiamo: Premio Italo Calvino agli esordienti (1989), Premio Elsa Morante (1990), per La testa fra le nuvole International PEN (1991), Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice (1992). A Il cerchio magico, uscito in una collana Mondadori nello stesso anno di Va’ dove ti porta il cuore, fu attribuito nel 1995 il Premio Cento.

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/ GENNAIO 2011 FEMMINILE SINGOLARE

di Anna Carissoni

Maschi padroni

Gite scolastiche: un “TAGLIO” terapeutico Tra i famigerati tagli alla scuola del Ministro Gelmini, ce n’è uno che forse non viene per nuocere: quello

Basta con l’idea del possesso N onostante la tanto conclamata “rivoluzione sessuale” del ’68, nel rapporto tra maschi e femmine il “femminile” continua ad essere vissuto dal “maschile” come in qualche modo pericoloso. E si continua a giudicare con tolleranza le avventure erotiche maschili e a criticare quelle femminili, mentre la cronaca di ogni giorno registra una spaventosa recrudescenza di violenze nei confronti delle donne. Se consideriamo le statistiche agghiaccianti (la violenza dei partner è la prima causa di morte e invalidità in tutta Europa, il 90% delle violenze si consuma dentro la famiglia) e se riflettiamo sul fatto che la violenza sulle donne è trasversale e globale, perché colpisce individui di tutte le razze, di tutte le civiltà e di tutti i continenti, compreso l’Occidente cosiddetto civilizzato e democratico, sorge il dubbio che questa violenza sia un dato antropologico strutturale. La domanda è dunque se la violenza dei maschi sia legata al loro essere uomini e la risposta è affermativa. È, infatti, il desiderio maschile che segna tutti gli spazi sociali, che oggettivizza i corpi delle donne limitando il loro diritto, non solo di cittadinanza, ma spesso anche di esistenza: un motore potentissimo, che muove oceani di denaro, tant’è vero che per vendere qualsiasi cosa - dalle auto ai corpi delle prostitute la pubblicità fa leva proprio su questo desiderio. Una violenza che si scatena più ferocemente quando la donna smette di percepirsi come vittima e decide di reagire: la moglie maltrattata che chiede la separazione, quella che denuncia il marito, la prostituta che si ribella al suo protettore, perché è sempre l’uomo a non sopportare che la partner gli dica di no o che lo lasci. E il peggio è che sia le donne-vittime che i loro carnefici vengono ridotti dai mass-media a marginalità, a devianza, a patologia, mentre resta sempre nell’ombra quel filo che lega tutti i persecutori alla comune appartenenza all’universo maschile. Un universo fatto di persone incapaci di instaurare una relazione paritaria con una donna e di viverla riconoscendone la libertà e l’autonomia, persone in grado di esprimere solo con la violenza la loro frustrazione, la loro passione, persino il loro dolore. Il problema, allora, è troppo profondo per richiedere soluzioni quali la stigmatizzazione sociale, condanne più pesanti oppure l’auspicio di una mag-

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che comporta la rinuncia ai “viaggi d’istruzione”, le cosiddette gite scolastiche. Gite di più giorni, in luoghi lontani, a costi elevati, tanto da costringere molte famiglie a notevoli sacrifici, e, soprattutto, quasi sempre prive di un autentico spessore culturale, perché ridotte a scampagnate inutili sotto il profilo conoscitivo. L’esigenza di risparmiare potrebbe forse servire a limitare le gite alla regione di provenienza dei ragazzi, troppo spesso ignari anche delle offerte paesaggistiche, artistiche e storiche dei luoghi in cui vivono.

giore civilizzazione dei costumi: il problema interpella il senso delle relazioni tra le persone e della relazione degli uomini con se stessi. Riguarda, dunque, soprattutto i maschi e il loro famoso “desiderio”: da esplorare e da resprimere su basi nuove, con onestà intellettuale ed umiltà, riconoscendo la fondamentale miseria del “naturale istinto predatorio” che li caratterizza e la bassezza del cosiddetto “bisogno fisiologico” che li domina al punto da farne degli aguzzini.

Nuovo anno, comportamenti migliori: cominciamo dalle cose più semplici

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uante volte, all’inizio di un nuovo anno, facciamo buoni propositi per migliorare la nostra vita e quella di chi ci sta intorno? Ci ripromettiamo di essere più buoni, più gentili, più solidali, ecc… Ma si tratta di buone intenzioni un po’ troppo generiche, destinate a lasciare il tempo che trovano, perché di fronte al degrado generale del nostro vivere civile, di fronte alla volgarità ed all’aggressività crescente del linguaggio e dei comportamenti, di fronte alla tensione lievitante che

percorre i rapporti umani del nostro tempo, forse ci vuole qualcosa di più, o magari semplicemente qualcosa di diverso, per poter remare controcorrente in modo efficace. Per essere migliori sarebbe forse il caso di cominciare dalle cose più semplici: come il linguaggio, visto che l’intercalare con parole volgari e/o violente è diventato costume diffusissimo: perché non iniziare a non dire più parolacce e a non usare un linguaggio comunque aggressivo? Ancora: perché non imporsi di non buttare dove

capita cicche, pacchetti vuoti, fazzoletti di carta, bottiglie di plastica e quant’altro riduce a pattumiera tutti gli spazi al di fuori delle nostre pulitissime case e dei nostri curatissimi giardini? “Pulizia e cortesia stanno bene anche in casa del diavolo”- dicevano le nostre nonne. E in una convivenza che, spesso, mostra tratti davvero infernali (la “casa del diavolo”, appunto!) potremmo cominciare a fare un po’ di… pulizia. Partendo proprio dalle piccole cose alla portata di tutti.

Paure vere e paure fasulle

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Una Penisola che frana

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l nostro Paese, tra frane e alluvioni, ci si sfalda sotto i piedi. E gli “esperti” ce ne spiegano le cause dalle cattedre dei mass-media: i cambiamenti climatici, la cementificazione selvaggia, l’inerzia delle istituzioni, ecc... ecc... Tutte cose vere, ma possibile che a nessuno venga in mente di dirci che molti disastri dipendono dal modello di sviluppo sbagliato che ci è stato imposto da un’economia di puro sfruttamento della risorsa-territorio? Dal dopoguerra in poi, vastissime zone di montagna e di collina sono state abbandonate e la popolazione si è condensata al piano e sulle coste: e con queste persone se ne sono andate le attività tradizionali, l’agricoltura, l’allevamento, la coltivazione del bosco, che costituiscono la miglior difesa del territorio.

o una vicina che passa la maggior parte del suo tempo a pulire e disinfettare ogni angolo di casa e che, quando esce, si mette i guanti usa e getta per difendersi dalla sporcizia, dai contagi e dalle infezioni… È un po’ fissata, d’accordo, ma a guardare tanti spot pubblicitari c’è da pensare che non sia la sola: batteri e germi vengono rappresentati come piccoli mostri schifosi da combattere strenuamente, mentre anche tra gli scaffali del supermercato sarebbero annidati pericoli di intossicazione… Così la paura finisce per annidarsi in pianta stabile in ogni gesto, in ogni momento del nostro vivere rendendoci tristi e diffidenti. Senza accorgerci che tante paure fasulle ci impediscono di renderci conto delle paure autentiche che dovremmo avere.

Piccoli imprenditori agricoli crescono

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ell’agriturismo sulle colline toscane, i venti ragazzi provenienti da tutta Italia ci erano andati in vacanza, ma poi l’esperienza si è trasformata in qualcosa di molto più serio: poiché avevano imparato a prendersi cura delle mucche e degli altri animali della fattoria, hanno pensato di trasformare la competenza acquisita in una piccola impresa, ed hanno dato vita alla “Latteria dei ragazzi”, che produce anche un ottimo yogurt di imminente arrivo sul mercato. Un’idea realizzato nell’ambito del progetto “Campagna Amica” della Coldiretti, che li ha aiutati a fare della loro impresa un’associazione ufficialmente riconosciuta. Una bella storia, della serie: quando i “piccoli” vengono responsabilizzati, i “grandi” risultati non mancano.

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GENNAIO 2011 /

PARADOSSALE MA VERO

di Luca Saltini

Quando Pierino chiede come nasce un figlio… Disinformazione pianificata

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Il quesito

Ma i ripetitori fanno male? i vediamo svettare come campanili della modernità sopra i tetti delle nostre città, in posizioni strategiche, sulla sommità di colline e monL tagne. Sono i ripetitori, gigantesche antenne slanciate verso l’azzurro del

cielo. L’interrogativo si trascina da tempo: fanno male o no alla salute? E, subito a ruota, il telefonino può far insorgere un cancro, come qualcuno, ogni tanto fa viaggiare sinistramente nei notiziari? L’uso del cellulare non risulta all’origine dello sviluppo di tumori cerebrali. È il dato principale che emerge da uno studio dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). Il rilevamento è stato condotto in tredici Paesi, tra i quali l’Italia nel 2000-2004. La direzione dello studio italiano è stata affidata all’Istituto Superiore di Sanità. Questo stesso Istituto, per voce di Paolo Vecchia, presidente della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni non Ionizzanti, da noi interpellato raccomanda di “utilizzare con cautela questi dispositivi”. La prima precauzione facile è quella di utilizzare gli auricolari, strumento che permette di ridurre le onde elettromagnetiche a zero. Vista l’eccessiva penetrazione dei telefonini - 1,5 a testa - meglio usare il caro, vecchio telefono fisso. (L.D.T.)

ell’immaginario collettivo, trasposto in decine di film e trasmissioni televisive di carattere comico, è facilmente individuabile l’episodio del figlio che domanda ai genitori come nascono i bambini. Tenendo conto della fantasia degli sceneggiatori, si apre una vasta gamma di situazioni divertenti e risposte bizzarre, dalla nota versione della cicogna o del ritrovamento sotto il cavolo, fino a quella scientifica con tanto di descrizione di organi riproduttivi maschili e femminili, ovuli e spermatozoi. Oggi, siamo in grado di annoverare una nuova versione che si può facilmente mutuare dal programma proposto in Svizzera per la lotta all’Aids per il periodo 2010-2017 da parte dell’Ufficio Federale per la Sanità Pubblica (UFSP). Nel caso un figlio vi domandasse come nascono i bambini, potrete rispondere nel modo seguente: “Vedi caro, quando si cresce le persone grandi provano delle pulsioni, una forte attrazione verso l’altro sesso (non sempre per la verità). Comunque, uomini

e donne si accoppiano. Questa attività, però, è molto pericolosa. Si possono contrarre tantissime malattie, per esempio la sifilide, la gonorrea, l’Aids e anche la gravidanza indesiderata. Questo è proprio quello che è accaduto alla mamma. Durante la sua relazione col papà si è ammalata di gravidanza indesiderata. Allora non si poteva guarire facilmente come oggi, con una pillolina; una volta ammalati non c’era nulla da fare, così sei nato tu: l’esito di una malattia allora

Fino ad oggi, parlando di aborto, era in uso il gioco del nascondino dietro le dita, affidandosi a fantasiose elucubrazioni per stabilire quando il bambino nella pancia della madre diventa persona, e quindi acquista il diritto di vivere, e quando non lo è ancora; come se fino a qualche settimana fosse una rapa, successivamente un peperone e, solo più tardi, a seguito di eventi imprevedibili, diventasse uomo. Oggi siamo invece sicuri: se si è concepiti nell’ambito di una gravidanza indesiderata si è soltanto una malattia, quindi non ci sono na campagna questioni etiche da porsi, ma unicamente cure da applicare. Bisognerà certo contro la maternità intervenire davanti a un evento che, se lasciato sviluppare liberamente, incurabile”. condurrebbe a sconvolgenti conL’Ufficio Federale Svizzero per seguenze nella vita dei malati! la Sanità Pubblica, incaricato di Davvero un bel passo avanti. elaborare un programma per la Qualcosa che farebbe schiattare lotta contro l’Aids, ha inserito d’invidia i fautori dell’eugenetica, la gravidanza indesiderata tra le molto attivi nella prima metà del malattie sessualmente trasmissibili. Novecento, soprattutto nell’ambito Un significativo passo avanti! di regimi quali il Nazismo! A quanto sembra, comunque, quella dell’Ufficio Federale Svizzero per la Sanità Pubblica è soltanto una proposta da sottoporre ancora al vaglio degli organi competenti e, già, si alzano molte voci di protesta. Paese saggio, quello elvetico. Nel documento in questione non l’Islam: “È naturale che anche da casi giustificati, ad esempio quando compare, invece, l’amante come noi i mussulmani possano riunirsi in un prostituto (una prostituta, nella malattia sessualmente trasmissibile. preghiera nelle moschee”. Ebraismo: versione italiana, subito finita al L’inserzione anche di questa casistica “Quanto accaduto nel Terzo Reich (…) centro di discussioni, NdR) utilizza sarebbe, per contro, assolutamente ci ha spinto a guardare al popolo di un profilattico; e questo può essere il opportuna, se si considera lo Israele con umiltà, vergogna e amore”. primo passo verso una moralizzazione, strascico di problemi economici, Droga: “Questo serpente che avvolge un primo atto di responsabilità per sentimentali, persino professionali il mondo (…) distrugge i giovani, disviluppare di nuovo la consapevolezza che spesso emergono a seguito strugge le famiglie, porta alla violenza del fatto che non tutto è permesso (…)”. di certe avventure. Certamente, e minaccia il futuro Qui lasciato per non paragonabili a quelli legati di intere nazioni”. ultimo, il tema ad un figlio indesiderato. In roga pedofilia Turismo sessuale: del preservativo alcuni casi, ci sono amanti che “Sono in atto processi e rapporti con ha trovato invece proprio non vogliono saperne di di distruzione (nei posto nei titoli lasciar stare il coniuge fedifrago le altre religioni giovani) di enorme di gran parte dei dopo qualche incontro clandeportata, generati dalla noia, dalla falmassmedia. Ma era il caso? Non stino, anzi, spesso riescono ad sa libertà, dall’eccitazione del mondo è certamente, da questo problema estorcere al malcapitato vere e occidentale”. Pedofilia: “I fatti non che si deve partire per andare proprie fortune. Ecco, allora, mi hanno colto di sorpresa del tutto. verso un mondo davvero illumila necessità di curare questa Ma le dimensioni furono uno shock nato dalla “luce”, che illumina malattia prima che si diffonda enorme (…). È stato difficile da sopquesto percorso giustamente in modo irreversibile. A questo portare”. Profilattici: “Concentrarsi intitolato “Luce del mondo - Il Papunto, occorre porsi soltanto sul profilattico vuol dire banalizzare pa, la Chiesa e i segni dei tempi”. una domanda: quando potremo la sessualità. Vi possono essere singoli (*) comprare la pistola in farmacia?

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pubblica acida

Dall’ipotesi di dimissioni in caso di impedimento per motivi di salute fino alla questione-preservativo

Nessuna paura dei temi scottanti “I l Cristianesimo dà gioia, svolta e annunciare che questa non allarga gli orizzonti… Ho può avvenire senza una conversione sempre avuto presente, anche interiore (…)”. se in maniere diverse, che il Vangelo Dopo aver escluso comunque un si trova in opposizione a costellazioni Concilio Vaticano terzo, Benedetto potenti (…)”. Il Papa nelle sue XVI parla anche dell’ipotesi di risposte affronta anche i fermenti dimissioni se gli fosse impossibile, della contestazione: “A partire dal per motivi di salute, svolgere 1968 la fede cristiana è entrata in pienamente il proprio ruolo e contrasto con un nuovo lascia intuire progetto di società e pprezzamento per l’apprezzamento ha dovuto fronteggiare per la “modernità”, la modernità riconoscendo che idee ostentate con prepotenza (…). Karol occorre interagire con essa la Chiesa Wojtyla è stato, per è chiamata ad così dire, donato da Dio alla Chiesa interagire, restando però fedele in una situazione molto particolare, alle sue radici, al Vangelo. critica, nella quale la generazione Nel libro trovano spazio e risposte marxista (…) metteva in discussione molte questioni attuali. Eccone l’intero Occidente e nella quale poi, al una sintesi. Sacerdozio alle donne: contrario, il socialismo reale è crollato”. “La Chiesa non ha in alcun modo la Per Benedetto XVI a questo facoltà di conferire l’ordinazione alle punto occorre “vedere, attraverso il donne; non si tratta di non volere, momento attuale, la necessità di una ma di non potere”. Rapporti con

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/ GENNAIO 2011 Giocare per crescere

I SEGNI DEI TEMPI

di Nazzareno Capodicasa

Bambini e ambienti di vita

Pregi e difetti delle nostre città Napoli: la Provincia più giovane Un milione, i minori stranieri residenti in Italia Cari bambini, voi andate a scuola, imparate naturalmente, ed ho pensato che sono 77 anni da quando io ho cominciato ad andare a scuola. Era in un piccolo paese di 300 anime, un po’“dietro la luna”, si direbbe; tuttavia, abbiamo imparato l’essenziale. Abbiamo imparato soprattutto a leggere e a scrivere, e penso che sia una cosa grande ’isola dei tesori”: così poter scrivere e leggere, perché così possiamo l’organizzazione Save conoscere il pensiero di altri, leggere i the Children ha pregiornali, i libri; possiamo conoscere quanto sentato, attraverso decine di è stato scritto duemila anni fa o ancora più mappe, il pianeta infanzia nel tempo fa; possiamo conoscere i continenti nostro paese. Con tutti i pregi spirituali del mondo e comunicare insieme; e i numerosi difetti di ogni proe soprattutto c’è una cosa straordinaria: vincia italiana, dove vivono e Dio ha scritto un libro, cioè ha parlato a crescono oltre dieci milioni di noi uomini e ha trovato delle persone che minori. Un’isola non troppo hanno scritto il libro con la Parola di Dio, felice e con tanti “pirati” proncosì che, leggendolo, possiamo anche leggere ti a derubarli dei loro beni più cosa dice Dio a noi. E questo è molto preziosi. Un universo diseguale importante: nella scuola imparare tutte le e variegato, con esigenze incose necessarie per la vita e imparare anche soddisfatte, problemi e disagi. a conoscere Dio, conoscere Gesù e così conoscere come si vive bene. Voi trovate nella scuola tanti nsufficiente amici ed è bello; così si forma una grande famiglia. Ma tra il i grandi amici, il primo che troviamo, che conosciamo, per i ragazzi dovrebbe essere Gesù, che è amico di tutti e che ci dà realmente la strada della vita.

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verde attrezzato

Santo Padre Benedetto XVI

L’atlante evidenzia dati e per-

centuali che si riferiscono all’anno 2009. Con le principali informazioni sugli under 18 nel nostro Paese: dalle città più “giovani” ai nomi più diffusi, dalle città più inquinate al verde pubblico a disposizione di ogni bambino, dagli asili nido alla dispersione scolastica. Una foto sulla condizione dell’infanzia che traccia soprattutto alcuni degli aspetti problematici, tra emarginazione, nuove povertà, discriminazione razziale, etnica o religiosa, violenza, con una legislazione in materia d’infanzia frammentata e impreparata a soddisfare i fondamentali diritti dei nostri giovani. Ma veniamo ai dati più indicativi ed anche più… curiosi. La provincia più giovane d’Italia è quella di Napoli, con quasi il 22 per cento di minori sul totale della sua popolazione, seguita da Caserta (21,3 per cento), Caltanissetta, Crotone e Catania (tutte oltre il 20 per cento). Come si vede, le province più “giovani”, quelle cioè con le percentuali più elevate di minori, sono prevalentemente al Sud, dove storicamente si fanno più figli, nonostante il minor reddito a disposizione.

Unica eccezione fra le province del Nord è Bolzano, con il 20 per cento di under 18 sul totale dei suoi abitanti. Al Nord, invece, il primato in negativo, lo ha Ferrara, con la quota percentuale più bassa di bambini (12,6 per cento). Ammontano a quasi un milione i minori stranieri residenti in Italia. E di questi sei su dieci appartengono a coloro che sono chiamati “di seconda generazione”, cioè nati nel nostro paese: un numero più che triplicato in meno di dieci anni. Erano circa centosessantamila nel 2001, oggi sono quasi seicentomila. Inquinamento dell’aria e mancanza di spazi verdi non rendono certo gradevole la vita dei nostri ragazzi. Centinaia di migliaia di bambini sono sempre più spesso privati di spazi essenziali, di zone verdi e di luoghi d’incontro e di gioco con i coetanei. Costretti a vivere in città e territori sempre più insani, squallidi e asociali. La maglia nera spetta, a buon diritto, alla città di Taranto, dove ogni bimbo ha a disposizione, come verde, uno spazio equivalente a una foglia d’insalata! Il primato in positivo, ben

ALLARME ACQUA DALLE ONLUS ANEA E UTILITATIS

Presentato il Blue Book 2010 L’

ANEA, in collaborazione con UTILITATIS, ha presentato il 21 settembre a Roma, presso la Sala delle Conferenze di Palazzo Marini, la sesta edizione del Blue Book, i dati sul Servizio Idrico Integrato in Italia. All’appuntamento, che ha costituito l’occasione pubblica di approfondimento sui numerosi avvenimenti che hanno, profondamente, modificato il quadro normativo, istituzionale e industriale del settore idrico. Sono intervenuti rappresentanti delle Istituzioni e del Governo, tra cui il Presidente di ANEA, Luciano Baggiani, ed il Vice Pre-

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sidente Raffaele Loddo. Il rapporto riporta un accurato esame, statistico ed economico, sulla situazione del servizio idrico integrato in Italia. Il Presidente dell’ANEA ha ribadito la necessità di un intervento urgente da parte del Governo e delle Regioni per superare l’attuale fase di stallo, creata dall’imminente obbligo di liberalizzazione e la conseguente estromissione degli Enti Locali dal controllo. “Il Paese — ha sostenuto Baggiani — soffre di una profonda arretratezza infrastrutturale, si stima che siano necessari più di 64 miliardi di euro di investimenti, vi è un

forte ritardo negli adeguamenti tariffari rispetto a quanto pianificato e si perde spesso l’attenzione circa il rapporto con l’utente. Questo porta ad una significativa disomogeneità a livello territoriale, che non sempre giova all’eguaglianza dei servizi per tutti i cittadini”. “In questo momento critico — ha proseguito il Presidente dell’ANEA —, serve con urgenza l’intervento del legislatore nazionale e regionale. I finanziamenti pubblici e privati sono bloccati dall’incertezza normativa per cui sono a rischio 2 miliardi e mezzo di euro di inve-

stimenti, con conseguenti ritardi nell’ammodernamento degli impianti, e si potrebbe incorrere anche in una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea”. Da qui la proposta dell’ANEA di rafforzare la regolazione locale e il collegamento col territorio, garantendo agli enti preposti una maggiore indipendenza, magari in stretto collegamento con le Regioni, nonché istituire un’autorità nazionale indipendente di settore, che possa svolgere funzioni di armonizzazione, raccordo e supervisione. BDF (Fonte ANEA)

Save the Children ha presentato una ricerca sulle province italiane, dalle città più inquinate al verde pubblico a disposizione di ogni bambino, dagli asili nido alla dispersione scolastica. al disopra della media nazionale di verde pro-capite (che è di 106 metri quadri per abitante), spetta invece a L’Aquila con 2.787 metri quadri, i cui giovani abitanti tuttavia devono fare i conti con le ferite aperte e lasciate dal terremoto. Nota finale piuttosto negativa. Dopo quindici anni di crescita del tasso di natalità, benché modesta, l’Italia sfiduciata e poco ottimista per il futuro ha ripreso la via della discesa. Neanche l’apporto significativo degli immigrati riesce più a far ringiovanire il paese. Nascono meno figli e la maternità non è più riconosciuta come valore sociale, se mai lo è stato nel passato. E spesso non si tratta di miope egoismo. In continuo aumento i giovani in cerca di lavoro e precari (oggi lavori, domani no!), senza futuro, stritolati da leggi che permettono sfruttamenti e ricatti di ogni genere. E allora sposarsi e mettere al mondo pargoli diventa sempre più frequentemente un’impresa che rasenta l’eroismo. E gli eroi sono merce rara, nel passato come oggi.

“È inaccettabile che ogni giorno al mondo vi siano oltre 132 milioni di bambine e bambini tra i 5 ed i 14 anni d’età costretti a lavorare sui campi, in condizioni spesso molto dure e rischiose per la loro salute”. J. M. Sumpsi Vinas (FAO)

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GENNAIO 2011 /

Lago di Tiberiade, divieto di pesca

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Stewart Brand

Una cura per la terra

“Ho cominciato a rivedere le mie idee negli anni ‘90, quando il cambiamento climatico è iniziato a diventare una questione pressante.”

Stewart Brand rivede le sue convizioni giovanili sul nucleare: Chernobyl, un caso di negligenza clamoroso che causò piu paura che danni

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tewart Brand, noto ambientalista statunitense, che si fece conoscere negli anni ‘60 per le sue battaglie ecologiste, fondatore e editore della rivista The Whole Earth Catalog, per quanto riguarda centrali nucleari e “OGM” ha cambiato parere. Secondo un suo libro, di recente pubblicazione, tradotto in italiano con il titolo Una cura per la terra, le centrali nucleari di ultima generazione non costituiscono più un pericolo letale, anzi, sono la risposta più realistica ed efficiente alla riduzione dei famigerati gas serra, principale causa dei cambiamenti climatici. In merito al grave incidente di Chernóbil, avvenuto la notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, afferma che fu causato da un clamoroso caso di negligenza del personale che, avendo disattivato i dispositivi di sicurezza, non si rese conto del malfunzionamento di uno dei reattori. La perdita di potenza, nel momento in cui i tecnici, che operavano nella centrale, se ne resero conto, non fu più in grado di essere controllata. Ciò causò una serie di esplosioni e di incendi che provocarono gravi danni all’edificio di contenimento del reattore con successiva fuoriuscita di radioattività, che riuscì ad essere di nuovo contenuta solo dopo dieci giorni. Si tratta dell’incidente più grave tra tutti quelli che si sono verificati nelle centrali nucleari di tutto il mondo. Trentuno persone, facenti parte dell’organico della centrale, morirono al momento dell’incidente. Una nube radioattiva si propagò per buona parte dell’Europa. 600.000 persone rimasero esposte a una forte emissione di radiazioni. Nella primavera e nell’estate dell’‘86, furono evacuate 116.000 persone che vivevano nelle vicinanze della centrale, altre 220.000 negli anni successivi, ma gli unici che rimasero seriamente contaminati, secondo Brand, furono gli operatori della centrale e quelli chiamati per far fronte all’emergenza, 1000 persone in tutto

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tualmente documentato, sulle (che non è poca cosa, n.d.r.), ripercussioni a carico dell’ammentre circa centomila furono biente, della salute e sugli effetti esposti a contaminazioni radiosocio-economici. Infine, sempre attive in dosi superiori a quelle riguardo all’incidente, Brand raccomandate; ma, a tutt’oggi, sostiene che nell’area evacuata, non è per niente facile stabilirimasta disabitata fino ad oggi, re, su basi certe, quante morti la fauna è tornata a moltiplifurono, nel tempo, provocate da carsi e la flora è abbondante e quell’esposizione. Sicuramente, rigogliosa, tanto che non rimarper Brand, gli individui che realrebbe sorpreso se, un giorno, gli mente si ammalarono per colpa ucraini decidessero di fondare delle radiazioni sono molto infeun parco nazionale a Chernobriori a quelle previste all’epoca yl. dei fatti e, anche, dopo. Per lui, Per quanto, invece, riguarda le i danni effettivi sono da attribuscorie radioattive in generale, ire più alla paura del contagio Brand è convinto che le paure radioattivo che non al contagio sono d’ordine irrazionale e che stesso. Quanto asserito dall’amil problema non bientalista, trova è serio, come conforto nei rapporti del Cherer arlo ubbia anche lui credeva anni or sono, nobyl Forum, a dato che si può cui hanno lavo- le risolvere in dirato sette agenzie delle Nazioni sono il problema versi modi. Una soluzione appliUnite; forum che cata da quasi cinnel 2006, quinquant’anni e che, finora, non di vent’anni dopo il disastro, ha comportato alcun tipo di inha monitorato l’intera zona di conveniente, è quella di vetrifiChernobyl per ricavarne un care il combustibile esausto e di approfondito rapporto, pun-

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scorie

TOUT COURT

racchiuderlo in contenitori di acciaio seppelliti nei pressi dei reattori. C’è, poi, la possibilità di riciclare le scorie radioattive, come fanno in Francia, o di rimpiegarle nei reattori di quarta generazione, ovvero di sistemarle, in completa sicurezza nei depositi geologici, privi di falde acquifere, come stanno facendo in America, Finlandia, Svezia e Francia. Va detto, però, che le argomentazioni di Stewart Brand, non convincono affatto molti scienziati e ambientalisti. Nel nostro Paese, per citare soltanto due nomi autorevoli, c’è l’oncologo Umberto Veronesi, oggi alla guida dell’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare in Italia, a sostenerle, mentre il premio Nobel Carlo Rubbia è più prudente e valuta diversamente il problema delle scorie. Lo stesso, fa notare, a differenza di Veronesi, che il nucleare contribuisce molto poco alla riduzione dell’anidride carbonica nell’atmosfera, in quanto rappresenta solo il 6 per cento del fabbisogno energetico mondiale.

rischio di estinzione la fauna ittica del Lago di Tiberiade. La scarsa piovosità, l’inquinamento e un’eccessiva attività di pesca hanno prodotto questo ennesimo disastro ecologico dovuto, soprattutto, al fattore umano. Detto anche Mare di Galilea, il lago in questione è quello narrato nei Vangeli, dove, attorno alle sue sponde, Gesù visse e predicò. Lo stesso della pesca miracolosa, della moltiplicazione dei pani e dei pesci e dell’apparizione di Gesù resuscitato ai suoi discepoli: “Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade” (Gv 21,1). Il Governo israeliano, preso atto della grave situazione, ha deciso, autorizzando un piano di emergenza, di vietare la pesca per i prossimi due anni. Il Governo, inoltre, si è impegnato ad individuare e indennizzare tutti quei pescatori che saranno penalizzati dal provvedimento. “La decisione - ha detto il premier Benyamin Netanyahu - nasce dal desiderio di mantenere l’equilibrio ecologico, di preservare la qualità dell’acqua e di ripopolare il lago di pesci che stanno quasi finendo”. Proprio per questo inarrestabile depauperamento, l’intervento governativo prevede l’immissione nelle acque del lago di una congrua quantità di pesci prelevati da altre parti. “Mi ricordo - ha proseguito il Primo Ministro - che da ragazzo pescavo nel lago e la pesca era abbondante e che i pesci erano squisiti. È importante assicurare al Paese ottimi pesci e acqua di qualità”. Il più noto tra i ventitré tipi di pesci che vi abitano, porta il nome di San Pietro ed è tra le specialità gastronomiche più rinomate dei ristoranti del posto. Purtroppo, per i prossimi due anni, non potrà più essere servito. Il Lago di Tiberiade è lungo, da nord a sud, circa ventidue chilometri e nel punto più largo supera abbondantemente i tredici chilometri, costituisce la più importante riserva di acqua dolce dello stato di Israele. (BDF)

di Bruno Del Frate

Lotta ai Rifiuti La questione spazzatura non riguarda solo Napoli. Di certo, il problema è più drammatico lì che da altre parti, ma l’emergenza spazzatura riguarda l’intera Europa, tanto che, a fine novembre dello scorso anno, 22 Paesi dell’UE hanno partecipato alla Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti. Si è trattato di una serie di iniziative che, attraverso il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati, hanno promosso un’azione di sensibilizzazione sui vari comportamenti, dei cittadini e delle istituzioni, da tenere per evitare che il problema dei rifiuti diventi irrisolvibile. Sul banco degli imputati c’è, soprattutto, il modello di vita occidentale con i suoi

parametri di sviluppo insostenibili. La formula del cosiddetto “usa e getta” deve essere sostituita da una che preveda una produzioni di merci e imballaggi eco-compatibili, consumi mirati alle necessità reali, interventi, dei singoli e delle comunità, tesi a diminuire gli sprechi energetici e di materie prime, e la possibilità di riusare e riciclare il più possibile.

Case troppo calde Sono diversi i sindaci che, nel nostro Paese, cominciano a preoccuparsi per l’eccessivo uso che si fa dei riscaldamenti nei luoghi di lavoro e nelle case. A Udine, la temperatura, negli edifici pubblici, non potrà più superare i 19 gradi.

A Prato, per limitare le emissioni sottili, la soglia dei 19 gradi è estesa ad ogni edificio. A Firenze il limite da non superare per le case è di 18 gradi mentre per gli uffici è di 17. In realtà, gli esperti del settore sostengono che 18 gradi è una temperatura ideale, dato che il benessere termico percepito è di 21. Giuseppe Mele, presidente dei pediatri milanesi, ricorda che, nei primi anni di vita, una casa troppo riscaldata, favorisce le infezioni respiratorie e l’asma bronchiale. Strano a dirsi, ma l’associazione Altroconsumo, in una sua recente indagine, sostiene che nelle città di Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani, tutte città dove il clima è,

generalmente, mite, il 42 per cento della popolazione usa il riscaldamento oltre i limiti previsti. Insomma, in un momento difficile per l’economia e per ridurre l’inquinamento dell’aria, dovremmo essere tutti più responsabili anche nell’uso del riscaldamento.

“Il prossimo passo non è solo quello di produrre meno rifiuti, ma di usare il rifiuto per produrre energia” Concordano, tra gli altri: Jeremy Rifkin, Antonio Massarutto, Davide Tabarelli, Andrea Gilardoni.

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/ GENNAIO 2011 COUSCOUS DI POLLO E VERDURE

A TAVOLA

di farglielo assaggiare e di dimostrargli come si “manipola”. Il metodo di cottura al vapore del cuscus, molto probabilmente, è di origine subsahariana, anche se non era la semola ad essere trattata, ma il miglio. D’altronde, è noto che i Berberi lo facevano preparare dalle donne nere. Il motivo va ricercato nel metodo di preparazione, che, essendo abbastanza lungo e complesso, richiede una certa esperienza per ottenere un risultato, quanto meno, corretto. La farina deve essere bagnata al punto giusto per essere, poi, ridotta in minuscole palline. Subito dopo, dette palline, vanno ripassate nella farina, per non farle attaccare tra loro, e, quindi, setacciate. Quelle che escocouscous dei Mori.” Nel Nord no dal setaccio devono essere Africa il cuscus è talmente di nuovo manipolate. Tutto amato che viene anche chiaquesto lavorio, termina solo mato, per antonomasia ta’am quando tutta la farina è stata (cibo) o aish (vita). ridotta in tante palline della La prima ricetta scritta che è giusta dimensione e consistenpervenuta si trova su un libro za. Il prodotto ottenuto, cioè il cuscus, un tempo, veniva essicellegrino cato al sole, mentre, ne parla oggi, la lavorazione è, perlopiù, meccanizzata nel suo ricettario e non ha nulla da invidiare a quella manuale. Una volta ottenuto il prodotto di cucina dell’Andalusia del secco, per servirlo in tavola, XIII secolo, all’epoca della dobisogna cuocerlo al vapore, minazione musulmana, Kitāb operazione che va ripetuta due al-tabīkh fī al-Maghrib wa lo tre volte, in un utensile fatAndalus. to apposta e composto da due In Italia, il primo a fornici nopezzi, generalmente, in metaltizie su come preparare il culo: la cosiddetta cuscussiera o scus è Pellegrino Artusi sul suo couscoussière (in arabo keskes celebre libro La Scienza in cue in berbero taseksut), che percina e l’Arte di Mangiare bene, mette al vapore delle carni e pubblicato per la prima volta delle verdure cotte in umido nel 1891, per i tipi della Casa di essere assorbito dal cuscus. Editrice Barbera di Firenze. Per essere gustato al meglio, il L’Artusi dice di aver appreso la cuscus deve risultare morbido ricetta da due suoi amici “israe vaporoso. eliti” che ebbero la gentilezza

di Bruno Del Frate

Il semolino berbero

Dal Nord Africa, ce n’è per tutti i gusti e le etnie Couscous di agnello e verdure 1 confezione di couscous da mezzo chilo, 1 litro di brodo di verdure, 100 gr di ceci lessi, 1 chilo e mezzo di agnello in pezzi, 2 cipolle, 4 carote, 5 zucchine, 100 gr di uva sultanina rinvenuta in acqua tiepida, 1 cucchiaio di radice di zenzero fresca grattugiata, 1 bustina di zafferano, mezzo cucchiaino di curcuma, 1 cucchiaio raso di zucchero, olio extra vergine di oliva, pepe nero. In un tegame capiente, mettere due cucchiai d’olio e far La tradizione soffriggere vuole che si la cipolla mangi con le tagliata a mani fette, appena sta per indorarsi aggiungere i pezzi di agnello e le spezie. Quando la carne sarà ben rosolata, aggiungere il brodo. Fare sobbollire per un’ora circa. Aggiungere, quindi, le carote, l’uva passa e lo zucchero e continuare la cottura per trenta minuti. Aggiungere le zucchine e i ceci e, quindi, terminare la cottura dopo un’altra mezz’ora almeno. Preparare il couscous secondo le indicazioni scritte sulla confezione e sciogliervi lo zafferano. Rovesciare il cuscus su un piatto da portata e disporvi sopra o intorno la carne e le verdure.

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oi lo chiamiamo cuscus, i Francesi couscous, i Magrebini kuskusu e i Berberi seksu, ma si tratta sempre dello stesso cibo a base di granelli (grani macinati grossolanamente) di semola di grano duro (triticum durum) cotti al vapore, che, nella maggior parte dei Paesi del Nord Africa, è di uso comune, un po’ come nel nostro Paese la pastasciutta o il riso in Oriente. Oggi, con lo stesso termine si indicano, anche, i preparati dello stesso tipo, ma ricavati da altri cereali. Il cu-

scus è un piatto molto antico, con tutta probabilità di origine berbera: risalirebbe all’epoca degli Imazighen (uomini liberi), quando la popolazione berbera, autoctona del Nord Africa, amava chiamarsi in questo modo. Oggi, detta denominazione è riservata solo a chi parla ancora la lingua berbera. Sappiamo che una sorta di cuscus imbandiva le tavole dei Cartaginesi: lo condivano con formaggio e miele. I Greci, per questo, li chiamavano “pultofagi” (mangiatori di poltiglia o polenta di grano). L’uso cartaginese è documentato nel “De Rusticae” di Catone. Un altro documento, pubblicato nella primavera del 1824, su “Biblioteca Italiana, o sia Giornale di Letteratura, Scienze ed Arti”, tomo XXXIV, pagina 94, attesta che: “... Dalla farina facevasi una specie di pasta, per cagione della quale gli Africani furono detti dai Greci pultofagi, e l’autore appoggiato a Procopio, trae una somiglianza di quel cibo coll’odierno

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Artusi

I tanti modi di prepararlo. La tabarchina di Carloforte, il ptitim israeliano e il maftoul libanese

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Culture a tavola nel Cous Cous Fest

n Algeria, Tunisia e Marocco viene, generalmente, preparato, con verdure varie e carni (pollo, montone o agnello) bollite in un brodo più o meno piccante. In Marocco, gli stufati di carne sono abbastanza leggeri, mentre in Algeria e Tunisia sono più sostanziosi e sapidi. In Algeria, si aggiunge la passata di pomodoro, mentre in Marocco si fa uso dello zafferano che, oltre al caratteristico aroma delicato, dona al cuscus un bel colore giallo dorato. In Tunisia, in maniera particolare, il cuscus si insaporisce con una salsa piccante a base di peperoncino rosso fresco, aglio e olio di oliva chiamata harissa. La salsa si presenta molto simile al concentrato di pomodoro, e, normalmente, viene arricchita da spezie quali il coriandolo, il cumino o il carvi (il cui seme assomiglia a quello del cumino, ma con aroma e sapore del tutto diversi). In Marocco, si cucina anche con pesce di mare, uvetta e cipolle in agrodolce. A Trapani, dove la tradizione di cucinare il cuscus è iniziata intorno al Mille, in seguito alla dominazione araba, si prepara con il pesce e i frutti di mare: è un piatto sontuoso riservato ai giorni di festa. A San Vito Lo Capo, nel Trapanese, è stato istituito un Festival Internazionale: il Cous Cous Fest, che, nel settembre dell’anno scorso, è giunto alla sua tredicesima edizione. Un’autentica sagra popolare di sapore etnico, in cui, all’insegna dell’integrazione culturale, si possono assaggiare i più diversi piatti di

cuscus, presenti nel menu della festa secondo le varie culture e tradizioni. Anche in Sardegna, più precisamente a Carloforte, si prepara il cascà o cashcà, che è una variante del cuscus tunisino. La ricetta è detta anche “tabarchina”, e prevede l’uso esclusivo di diverse verdure mescolate ai ceci, il tutto insaporito con finocchio selvatico, coriandolo, cannella, chiodi di garofano e anice stellato. L’uso nella cucina israeliana del cuscus in perle, o, meglio, del ptitim (una versione del cuscus a grani più grossi che in Libano chiamano maftoul), conobbe una diffusione maggiore subito dopo la fondazione dello Stato di Israele nel 1948, grazie agli ebrei immigrati dall’Oriente, in sostituzione del riso, cibo abituale di queste popolazioni, che nei territori israeliani, all’epoca, era carente, al contrario del grano che, invece, era sufficiente a sfamare tutti. Oggi, si trova in commercio, anche nei nostri supermercati, il cuscus precotto. Facile e veloce da preparare, non è proprio come quello secco, da cuocere al vapore, ma è gradevole ugualmente. Basta riscaldare un po’ d’acqua salata e, poi, versarla sul cuscus precotto insieme a un goccio d’olio extra vergine di oliva. Dopo qualche minuto, tutta l’acqua sarà assorbita dai chicchi di semola, a questo punto, con i rebbi di una forchetta, sganare il cuscus, che si sarà gonfiato, e, infine, condirlo a piacimento. BDF

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L’angolo di Mitì

di Erasmo

“Ma cosa è questa Kermesse”? “Quandoque bonus dormitat Homerus”, scriveva Orazio nella sua “Ars poetica”. “Qualche volta anche il buon Omero si appisola”. E se dormicchia il sommo Omero, figurarsi noi comuni mortali! Può, infatti, capitare a tutti, di tanto in tanto, una gaffe grammaticale o sintattica, un “lapsus linguae”, come si usa dire. E questo avviene sia scrivendo sia soprattutto parlando. E lo si può perdonare a tutti. Però, se li mettiamo insieme, gli svarioni dei nostri conduttori televisivi offrono un quadro preoccupante del degrado linguistico che impera sui nostri schermi. Qualche esempio ci fa capire meglio. “Questo è l’istituto che noi siamo orgogliosi di aver stretto una collaborazione”: uscita dalle labbra del meno noto Di Pietro, quello del peraltro ottimo programma “Occhio alla spesa”. “I frigoriferi è l’anima dell’economia di una casa” (lo chef Vissani). “Qual è invece la cosa che tu non rinunceresti per la musica?” (il conduttore Francesco Facchinetti). E si potrebbe continuare per giorni. Non meravigliamoci, allora, se i nostri rampolli, a forza di crescere tra gli orrori linguistici della televisione, crescano nell’incultura e nella trasandatezza del parlare e dello scrivere. Mi domando se non sia auspicabile, una riedizione della famosa trasmissione RAI degli anni ‘60 “Non è mai troppo tardi. Corso d’istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta” del compianto maestro Alberto Manzi. Che dire, poi, del vezzo dei Tg nazionali e locali di infilare, a ogni pié sospinto, parole che gli studiosi di lingua chiamavano “barbarismi”? L’uso, in altre parole, di voci straniere senza necessità. Ecco, allora, che una festa paesana diventa kermesse; si riuniscono cinque politici locali e si parla di summit, quattro funzionari che ricevono un incarico, formeranno una task force! Piccoli esempi di mancanza di una buona conoscenza della nostra splendida lingua. Non sarebbe meglio di smetterla di fare i ridicoli e parlare come nonno insegna?

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Piccola storia gastronomica: “l’artistico raviolo”

stati spesso strettamente legati all’arte; ad esempio, il pittore Giambattista Gaulli detto Il Baciccio, impegnato a Roma, dal 1669 al 1683, a decorare la Chiesa del Gesù, tirava fuori l’“estro inventivo” soltanto se il committente, padre generale dei gesuiti Paolo Oliva, gli faceva trovare, ogni santa mattina, ad attenderlo sulle impalcature poste all’interno del tempio, un’enorme e bollente porzione di ravioli, “capace di dissolvere l’acre atmosfera dell’acqua ragia e dei colori”. Invece, Niccolò Paganini, nel 1838, scriveva nostalgico all’amico Luigi Germi: “Ogni giorno di magro e anche di grasso, sopporto una salivazione (l’aquolina in bocca, ndr) rammentando gli squisiti ravioli che a più famosa locanda tante volte ho gustati alla tua mensa”; era l e nel 1840, pochi giorni prima di modu aviò rire, da Nizza Marittima trovava la forza di scrivere dominio della Repubblica genovese e i ravioli divennero entusiasta ad un amico la “sua” uno dei piatti più amati dalricetta dei ravioli, citata, ormai, la Superba che in seguito li come classica dai sacri testi delesportò, oltre che in tutta Itala storia gastronomica. lia, anche in Provenza, Corsica Infine, non tutti sanno che i rae America del Sud. E quando violi furono protagonisti anche (1528) una parte della famiglia del Futurismo. Nel 1931 MariRaviolo si traferì a Genova, netti sconvolse l’Italia col “Mavenne ascritta alla nobiltà e nifesto sulla cucina futurista scelse come stemma una forma italiana”, dove per prima cosa per ravioli sormontata da tre si riteneva necessaria “l’abostelle. lizione della pastasciutta, asI ravioli nella loro storia sono surda religione gastronomica” uando si parla di Gavi Ligure, si pensa subito al vino; però la cittadina merita di passare alla storia anche per un altro importante prodotto gastronomico italiano, che ebbe persino un’importanza artistica. Nel XII sec., Gavi era terra di frontiera, passaggio obbligato dei trasporti fra Liguria e il resto dell’Italia settentrionale; i mercanti sostavano, abitualmente, a mangiare e dormire nelle numerose locande del paese la cui più famosa era l’“Hustaria du Raviò”, proprietà della famiglia Raviolo che fu la prima a brevettare ufficialmente quella pasta ripiena chiamata, appunto, “ravioli”. Nel 1202 Gavi passò sotto il

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’“Hustaria R ”

la quale, digerendosi in gran parte in bocca e non facendo lavorare pancreas e fegato, sviluppava nelle italiche menti “scetticismo, sentimentalismo, fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo”. Ciò scatenò la rivolta nel gruppo futurista “Sintesi”, tanto che Farfa, Gaudenzi, Picollo, Lombardo, Pierro, Verzatti, Lo Duca, Tullio D’Albisola ecc. il 15 gennaio del ’31 scrissero un’accorata supplica al Marinetti nella quale, pur accettando di dichiar guerra a “maccheroni, vermicelli, spaghetti e tortellini” chiedevano fermamente una dichiarazione di “leale neutralità verso i ravioli, ottimistici propulsori dinamici per i quali nutriamo profonde simpatie e doveri di riconoscenza e di amicizia”. Marinetti si convinse ed il raviolo, “carnale lettera d’amore in busta color crema” (Farfa), si salvò dal progressismo rimanendo uno dei capisaldi dell’italica cucina. Mitì Vigliero

Piccolo mondo Gli spilli di Erasmo Wikileaks e diplomazia di Trilussa

“Naturarmente, la Dipromazzia/ è una cosa che serve a la nazzione/ pe’ conservà le bone relazzione,/ co’ quarche imbrojo e quarche furberia./ Se dice dipromatico pe’ via/ che frega co’ ‘na certa educazzione,/ cercanno de nasconne l’opinione/ dietro un giochetto de fisonomia./ Presempio, s’io te dico chiaramente/ ch’ho incontrato tu’ moje con un tale,/ sarò sincero, sì, ma so’ imprudente./ S’invece dico: - Abbada co’ chi pratica.../ Tu resti co’ le corna tale e quale,/ ma te l’avviso in forma dipromatica”.

Chi parla e chi tribola “Metà dell’arte della diplomazia consiste nel non dire nulla, specialmente quando stiamo parlando”. Come i politici nostrani che parlano del nulla, mentre noi continueremo ad alzarci all’alba per andare al lavoro a 1.100 euro al mese, le pensioni sociali continueranno a essere di 400 euro al mese, un litro di benzina continuerà a costare 1,40 euro, il dentista continuerà a chiederci 500 euro (senza ricevuta) per una carie, le donne in giro da sole di notte continueranno a correre rischi, le macchine blu continueranno a essere blu...

Le distanze aumentano Fateci caso. Se le vostre tasche vi permettono di recarvi ogni tanto al ristorante o in pizzeria, vedrete sempre qualcuno ricurvo sul suo cellulare che non conversa con gli altri. La tecnologia portatile ci avvicina a persone lontane, ma ci allontana da quelle vicine. Chi è attorno a noi,

L’arte di giustificare

Erasmo “Non dia troppi brutti voti a mio figlio. Anche Einstein era un cattivo alunno e lei non può sapere quale futuro lo aspetta”. “Giustifico mio figlio Fabio per l’assenza dell’8 aprile 1999 per lutto, per la scomparsa del criceto della zia”. Sono due delle tante giustificazioni addotte dai genitori e riportate in un recente libro di un preside francese. Ogni scusa è buona per giustificare il proprio pargolo svogliato. A tal proposito ci piace ricordare le celebri parole del filosofo greco Platone: “E avviene pure che…il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo Quando le scuse non sono clima di libertà, educative. nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia”. Realtà non troppo esaltante di 2500 anni fa. Come di oggi, purtroppo!

anche le persone più care, scompare, restano di noi solo i vestiti senza il corpo e il cervello dentro. E se, una volta, erano solo i quindicenni a fare arrabbiare i genitori per questo, oggi, il fenomeno dell’auto isolamento vale per tutte le età.

Crescere senza fratelli I nuclei con figli unici ormai sono il 46,5% e superano quelli con una prole numerosa. Mamma, papà e il loro bambino. È il trionfo della famiglia cortissima: un bambino per due genitori e quattro nonni. Sei per uno, insomma. Eppure, chi decide di fare famiglia nell’80% dei casi afferma di volere “due o più figli”. Ma, poi, ci si ferma a uno soltanto. I mancati aiuti dello stato e la scarsità di servizi si uniscono a una cultura, quella che al figlio si deve dare il più possibile, anche in termini materiali. E dunque, farne due può diventare impossibile.

Dieta mediterranea e merendine Così ha deciso l’Unesco: la nostra invidiatissima dieta mediterranea, con le sue materie prime eccellenti (fra le quali olio d’oliva extravergine, pomodoro, pasta, frutta, verdura e vino) è diventata patrimonio culturale dell’umanità. Tutti felici! Salvo poi correre al MacDonald 3-4 volte la settimana (e ci portiamo pure i figli). Nei supermercati gli scaffali preferiti sono quelli dei precotti o i congelati. Che dire poi delle merendine disponibili a ogni ora del giorno, spesso erogate onde sopprimere noiosi piagnistei dei pargoli rotondetti?

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SottoVoce Sia un anno di pace e di luce per tutti voi!

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an Giuseppe da Leonessa, frate e missionario cappuccino, salito agli onori degli Altari, durante il Pontificato di Benedetto XIV, il 29 giugno 1746, era solito irrompere nelle feste in cui si superava il limite della decenza, somministrando un bel predicozzo ai partecipanti, che, data la sua autorevolezza, lo stavano, in rispettoso silenzio, ad ascoltare. Per questo veniva chiamato il “guastaballi” ovvero “guastatore delli balli”. Ciò capitava spesso durante le feste di carnevale. Se ne andava in giro per le terre del Perugino, dove era ritornato a risiedere dopo il suo ritorno dalla movimentata missione evangelica in Turchia, in compagnia di fra Bernardino da Foligno e fra Silvestro da Montefalco, a stanare la gente riunita a far bagordi nei luoghi più umili o nei palazzi signorili. Tutti, secondo i suoi saldi principi cristiani, dovevano comportarsi l appuccino in modo degno, in che non amava qualsiasi la volgarità occasione e in ogni luogo. Altro che carnevale! Si metteva in mezzo ai gaudenti, chiassosi e sguaiati, e, alzando il suo leggendario Crocifisso, tuonava con pa-

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Il “guastaballi” San Giuseppe da Leonessa e il Carnevale Gli aneddoti che lo resero famoso tra la gente Maruzzi ha lasciato scritto che, un giorno, lo vide capitare a Gualdo Tadino, dove lui, giovane parroco, stava festeggiando il carnevale per le strade tra “imbriachi e travestiti”. Lui, il prete, si era, a sua volta, travestito da sbirro con tanto di archibugio. Al che, facendo finta di niente, fra Giuseppe domandò del parroco e, quando vide che nessuno gli rispondeva, reiterò, con gentilezza, la domanda a chiunque gli capitasse a tiro, anche allo stesso parroco. Infine, don Lorenzo fu costretto a qualificarsi. Fra Giuseppe, allora, gli chiese semplicemente di suonare la campana fino a che tutti non si fossero riuniti nella chiesa. Ottenuto quanto

DALLE CELLE

desiderato, salì sul pulpito e avviò uno di quei sermoni che fecero storia. Narra, invece, fra Bernardino da Foligno che, tra gli abitanti di Giove e Brumarzo, c’era la consuetudine di riunirsi per carnevale un anno in un centro e il successivo nell’altro. Quella volta i festeggiamenti erano toccati a Giove. Il Santo vi arrivò che era già iniziata la quaresima, certo in cuor suo che tutto fosse già bell’e finito. Ma, cosa inaudita, trovò ancora tanta gente a far baldoria in piazza, proprio di fronte alla chiesa. Apriti cielo! Al solito, tenendo ben alto il crocifisso, si mise a lanciare anatemi verso quelle persone irriguardose. Era davvero inviperito: “ci andò

giù con la vanga”. Quelli di Giove, ricordandosi di averlo chiamato proprio loro, si sentivano in colpa e buoni buoni si misero in disparte. Gli altri, al contrario, non vollero incassare e i più giovani ed esagitati, minacciarono addirittura di bastonarlo se non l’avesse fatta finita. Fra Giuseppe, per tutta risposta, si mise tranquillamente in ginocchio nel centro della piazza e li invitò a dar seguito alle loro minacce. Quei baldanzosi giovinastri rimasero confusi da un simile gesto e non ebbero l’ardire di mettergli le mani addosso. Sicché, ancora una volta, si entrò tutti in chiesa, dove il coraggioso cappuccino strigliò tutti quanti a dovere.

di Teobaldo Ricci

L’uomo missione

role di fuoco, contro gli eccessi carnascialeschi: poderose lavate di capo che sono rimaste celebri. Il Carnevale nel ’500, nonostante la riforma tridentina, era piuttosto triviale se non addirittura osceno: poteva assumere forme talmente trasgressive da non poter essere riferite in questa sede senza correre il rischio di scadere nella pornografia. Ecco perché, fra Giuseppe, vi si opponeva con tanta veemenza. Don Lorenzo

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“Possano le strade farsi incontro a te. Possa il vento essere alle tue spalle. Possa il sole splendere caldo sul tuo viso. Possa la pioggia cadere leggera sui tuoi campi. E, fino a quando non ci rincontreremo, possa Dio tenerti nel palmo della sua mano”. Benedizione gaelica calato il sipario sull’anno 2010 ed un altro si è affacciato. Ci porterà ancora affanni, guerre, violenza, disastri ambientali? O sarà un anno di pace, di progresso, di sollievo a chi ha sofferto, di maggiore giustizia? Non ci è dato saperlo in anticipo e non ci aiuteranno certo oroscopi e previsioni di maghi e sibille! L’augurio che faccio ai nostri lettori è quello di questa antica preghiera gaelica, l’antica lingua di origine celtica ancora in uso in Irlanda. In poche e semplici parole è racchiuso lo scorrere lento delle stagioni, il vento che soffia alle spalle, il caldo sole d’estate e le piogge autunnali e invernali. Sono le piccole e grandi cose quotidiane alle quali non badiamo più, sospinti da una corsa affannosa verso traguardi spesso insensati, ma che danno invece sostanza alle opere ed ai giorni della nostra esistenza. Ma è soprattutto con la frase finale che vorrei augurarvi un sereno anno nuovo: l’augurio di essere “tenuti nel palmo della mano di Dio”. Da quando siamo stati creati, conserviamo tutti, “buoni e cattivi”, ancora una traccia del tepore di quelle mani che ci hanno plasmato. E anche se poi Dio ci ha lasciati percorrere le vie della nostra libertà, non è mai venuta meno la sua cura, la sua premura e anche la sua preoccupazione. Non sappiamo quando, ma verrà un giorno in cui, concluso il nostro viaggio terreno, Egli ci raccoglierà con le sue mani per riportarci nel suo orizzonte, nella pace e nella luce. Nazzareno Capodicasa

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n compito, una scelta di vita, una missione non può mai assorbire totalmente l’uomo da non lasciargli spazio per altre cose. Il privato, per quanto siamo intensamente presi da un ufficio, un’arte, un ideale, ci sarà sempre, eccetto forse il caso di Giovanni Battista. Dice Luca che, fin dall’adolescenza lui vive solitario nel deserto in attesa di entrare in azione al momento dovuto. Là, lui non ha una casa, una mensa, veste se non secondo quello che la natura selvaggia gli offre. Forse, anche solo la sua rigidità

di vita, gli richiama attorno folle di gente, e tanto basta, perché sappia che il momento, dell’annunzio che egli deve dare, è arrivato. Nonostante questa celebrità che egli sta acquistando, egli ignora completamente se stesso. La sua persona, benché di richiamo per molti, è come se non esistesse, essa è solo tramite, indicazione, strumento che porta ad un altro. E questo lo fa in tutti i possibili modi. Il battesimo ch’egli pratica è solo una anticipazione di un battesimo che non sarà più di acqua

ma in Spirito Santo e fuoco (Mt 3,11). Quando annunzia, esorta e condanna vizi e storture, egli è solo voce, non persona a cui guardare e dare importanza. Egli è costruttore di una strada che spiana le montagne e riempie le valli, ma che un altro, che egli chiama il Veniente, percorrerà. Quando i suoi discepoli lo avvertono che questi non solo è arrivato, ma mette in ombra lo stesso loro maestro, egli dice: bisogna che lui prenda campo e io rimpiccolisca fino a scomparire. E la sua scomparsa non sarà soltanto per perduta pubblica fama, rispetto a quella che aveva in antecedenza, ma perché finisce in prigione per l’ultimo audace messaggio ri-

volto al potente, e poi coll’essere fisicamente cancellato da questo mondo per la stessa ragione. Se si vuole un esempio di come va accolta e portata a termine la missione che Dio affida all’uomo, e ogni uomo ne ha la sua, Giovanni Battista ne è l’incomparabile esempio, solo accompagnato, anzi superato in questo dalla missione di Maria che tutta si ricapitola in quella sua frase: Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola (Lc 1,38). E, soprattutto, da come Gesù parla ed attua a sua missione: Perché sono disceso dal cielo non per compiere la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato (GV 6,38).

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GENNAIO 2011 / IL LUNARIO di Giuseppe Muscardini

Chi scoprì… cosa: dal celerifero al velocipede e…

La lunga strada della bicicletta T

ra le invenzioni geniali di Leonardo da Vinci vi è qualcosa di simile ad una bicicletta. Ma il progetto restò sulla carta sotto forma di schizzo. Diverso destino ebbe il celerifero, realizzato tre secoli più tardi e, oggi, ritenuto l’antenato della bicicletta. La Rivoluzione Francese era ancora in corso quando un aristocratico di Port-Royal di nome Mede de Sivrac assemblò un’asse di legno e due ruote, denominando il curioso risultato célérifere, che nella traduzione suona come trasporto veloce. Per la verità, il veicolo non era affatto veloce: azionato dalle gambe di un uomo per scalciamento, non c’era neppure la possibilità di direzionarlo, mancando quello che oggi possiamo chiamare manubrio, e sostituito all’epoca da un fascio di crini. Impossibile dunque curvare senza scendere dalla sella e orientare il veicolo nella direzione voluta. Quando si definisce questo rudimentale prodotto come l’antenato della bicicletta, gli studiosi dell’evoluzione dei trasporti difficilmente concordano, riconoscendogli le caratteristiche di uno strumento ludico ed elitario, usato per qualche tempo da nobili e borghesi. La vera antenata della bicicletta fu la più celebre draisienne, nome coniato in onore del suo inventore, il barone di origine tedesca Von Drais di Sauerbrun, che vi lavorò negli anni 1816-1818, presentandola al pubblico parigino nel 1818. Fu poi perfezionata dal fabbro scozzese Kirkpatrick MacMillan, che aggiunse i pedali evitando così a chi era alla guida di ricorrere ai piedi per imprimere alle ruote il movimento. Ma, si trattava ancora di un movimento non rotatorio. Tutto migliorò con la nascita, quarant’anni più tardi, del velocipede del fabbro artigiano Pierre Michaux, che nel 1861 applicò al mozzo della ruota anteriore della sua draisienne due manovelle su cui posare i piedi per dare spinta continua al veicolo. Sottile ma decisiva, sotto l’aspetto tecnico, la differenza tra velocipede e bicicletta: mentre nel velocipede i pedali sono fissati sul mozzo della ruota anteriore, facendone un elemento portante della trazione, nella bicicletta i pedali trascinano la ruota posteriore tramite una pedaliera e una catena di trasmissione.

Bartali e Coppi: foto storica di due grandi campioni che hanno onorato ed esaltato il mito della bicicletta.

Ricorrenze&Ritratti

Modi di dire

Carlo Bo (1911-2001) A piede libero

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egli ultimi anni di vita, Carlo Bo faceva parte di diverse Commissioni giudicatrici di prestigiosi premi letterari, quando non le presiedeva. Chi ha avuto occasione di partecipare alle cerimonie conclusive di quei premi, lo ricorderà come un uomo taciturno, alto, asciutto e con il mozzicone di un sigaro che gli pendeva dal labbro. Quell’immagine di intellettuale silenzioso e assorto, nella sua molteplice veste di critico letterario, di Rettore dell’Università di Urbino e di senatore della Repubblica, ci è cara come ci sono care tutte le personalità insigni a cui il quotidiano va stretto. Scomparso nel 2001 all’età di novant’anni, Carlo Bo nacque un secolo fa a Sestri Levante. Formatosi all’Istituto Arecco di Genova, ben presto diede prova di aver acquisito alla scuola di Camillo Sbarbaro, di cui fu allievo, quella perizia e quel rigore filologico indispensabili

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per chi doveva affrontare negli anni Quaranta la pubblicazione di saggi e studi impegnativi, come Lirici del Cinquecento e Antologia del surrealismo. La prima formazione presso i Gesuiti dell’Istituto genovese contribuì a fare di Carlo Bo uno dei più significativi esponenti della cultura cattolica del tempo, noto per aver condotto in porto editoriale testi come Siamo ancora cristiani? e Sulle tracce del Dio nascosto. Ampio l’orizzonte culturale di Carlo Bo, e per nulla ancorato a certa mitografia del passato, se si considera lo spiccato interesse per le correnti più innovative della sua generazione. Nel 1951 usciva la sua Inchiesta sul neorealismo, che si aggiungeva agli approfonditi studi condotti sui cardini e i principi dell’ermetismo. Fra i tanti ambiti di indagine coltivò un amore costante, mai abbandonato, per la letteratura francese, insegnandola fin dal 1938 alla Facoltà di Magistero dell’Università di Urbino, diventandone un fine interprete. Quella stessa Università di Urbino, che oggi porta il suo nome e dove fu Rettore per ben cinquantatre anni.

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espressione a piede libero, usata comunemente anche in senso metaforico, precisa la condizione cui deve sottostare un individuo, quando non si vede comminare una pena, perché il giudice lo manda libero. Ma, nonostante ciò, la sua libertà è condizionata dall’esito di indagini ancora in corso o di istruttorie dell’autorità giudiziaria per stabilire eventuali colpe e reati, che lo porterebbero a nuove accuse e ad un conseguente processo. Quando, in passato, il

collettivo la figurazione di un arto imprigionato, che per un qualche motivo può riprendere a muoversi, secondo logiche anatomiche senza più limitazioni, è alla base del nostro modo di dire. Questo spiega anche certe condotte simboliche del mondo antico, quando, ad esempio, si scopriva l’innocenza di un condannato già destinato al carcere, per confessione del vero colpevole o per l’affiorare di nuovi indizi. Accadeva, allora, che per esorcizzare la pena ingiustamente patita, si spezzassero e si distruggessero i ceppi usati per imprigionarlo: un modo enza restrizioni emblematico per dare giusto valore, oltre le norme del diritto, all’acquisita libertà ma sotto controllo della vittima, ritornata giustappunto a piede libero. In piede di un condannato, nello seguito, l’espressione ha assunto, specifico la parte anatomica della nel linguaggio giuridico, la valenza caviglia posta appena al di sopra di una situazione in cui l’individuo del malleolo, era serrata dentro fruisce di una libertà che può due ceppi assicurati al muro traessere momentanea, in attesa di mite una catena, il movimento nuove prove da cui deriverebbero era limitato a pochi passi dentro possibili sanzioni. Ai fini pratici, è una cella angusta. Liberato il a piede libero la persona indagata che condannato dalla costrizione in si trova fuori dal carcere perché, legno o metallo che stringeva la temporaneamente, non esistono caviglia, la possibilità di movimento ragioni valide per emanare un aumentava e la deambulazione provvedimento restrittivo della ne guadagnava. Nell’immaginario sua libertà.

S della libertà,

Feste&Sagre

S. Sebastiano ad Acireale

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l 20 gennaio si terrà ad Acireale l’antica festa di San Sebastiano. Compatrono della città siciliana insieme a Santa Venera, il martire cristiano riceverà giusti onori dai fedeli del luogo, raccolti attorno ai loro secolari percorsi devozionali. Se S. Venera è recepita come sacro emblema della coesione fra la gente di Acireale, San Sebastiano è più legato allo spirito popolare e campanilistico degli abitanti, che ne custodiscono, gelosamente, la scultura cinquecentesca all’interno della Basilica Collegiata a lui intitolata. Per l’occasione, il simulacro sarà collocato, nelle prime ore del giorno, su un mezzo mobile in argento, risalente al XVIII secolo e denominato fercolo. Partendo dalla Basilica inizierà la lunga processione attraverso le vie di Acireale, che si concluderà con il rientro a notte inoltrata. Il rituale della processione prevede fuochi d’artificio e coriandoli, tragitti spontanei e soste nelle piazze e strade di Acireale. Lo stesso rituale prevede, inoltre, che i fedeli indossino un maglione e un fazzoletto di seta portato come una bandana. Sono entrambi elementi simbolici: il maglione è indossato a ricordo della nudità di San Sebastiano nel momento del martirio; la bandana testimonia, invece la grazia ricevuta da chi, guarito miracolosamente dalla peste, doveva in passato fasciarsi la testa per dare un segnale della sua idoneità a riprendere posto nella società. Ente promotore della manifestazione: Basilica Collegiata di San Sebastiano, tel. 095.601313. Acireale è raggiungibile da Catania con la SS. 114, o in autostrada con la A18. Buona la ricezione alberghiera, con comode soluzioni in Bed & Breakfast: Palazzo Pennini di Floristella, Piazza Lionardo Vigo, 16, tel. 095.7633079; San Sebastiano Holidays, Piazza Odigitria, 3, tel. 333.3258894; Il melarancio, Via Vittorio Emanuele II, 199, tel. 095.7631836. Si consiglia di contattare l’Associazione B&B Acireale, tel. 095.5211106.

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/ GENNAIO 2011

Nei campi È tempo di concimazioni e potature, ma attenzione a non potare durante i giorni di freddo intenso. Dovrete provvedere, inoltre, alla raschiatura, alla ripulitura e al trattamento degli alberi da frutto. Controllate la funzionalità dei fossi, degli scoli e dei solchi per l’irrigazione. Secondo un’antica tradizione, la potatura della vite va fatta a luna calante. Negli orti Vangate e concimate. A coltura protet-

Tra i fornelli

ta, potete già seminare cavolfiori, pomodori, melanzane, peperoni, ravanelli, cetrioli, sedani, spinaci, lattuga, scarola, indivia, porri e carote. Se non è freddo, a fine mese, seminate prezzemolo, aglio, scalogno e cipolle. “Chi vuole ottimo aglio lo semini di gennaio”. Nei terrazzi e giardini A fine mese date inizio ai rinvasi. Concimate con preparati adeguati o infuso di stallatico. Sui terrazzi e nei giardini proteggete le

Il colesterolo “cattivo”

L’

Zuppa

imperiale

Ingredienti per quattro persone:

un etto di grana, due etti di semolino, 80 gr di burro, 4 uova, un etto e mezzo di mortadella, scorza di limone biologico, noce moscata, pepe, brodo di carne.

Sbattere le uova e mescolarle, nell’ordine, al burro fuso, al semolino, al parmigiano, alla mortadella tritata e alla noce moscata. Per finire, aggiungere un po’ di scorza di limone grattugiata, di noce moscata e di pepe macinato al momento. Mettere il composto, ben livellato, in una teglia e infornare a 160°C per una mezz’ora, evitando che prenda troppo colore. Si formerà una sorta di pizza che andrà tagliata in tanti piccoli dadi. Versare i dadi nel brodo bollente e farli cuocere per circa tre minuti. Una volta nelle scodelle, la zuppa va cosparsa di grana grattugiato.

piante. Potete seminare piante annuali, petunie, garofani, azalee, begonie, calendole, nasturzi, viole, violacciocche, zinnie, ecc.. In luoghi soleggiati e a temperature miti, oppure in serre calde, in vasi da tenere in casa o in semenzai protetti. In cantina Rimboccate le botti per evitare possibili ossidazioni e contaminazioni microbiche. Primo travaso di vino a luna calante.

ipercolesterolemia è una malattia causata da una concentrazione di colesterolo LDL nel sangue più o meno alta. Costituisce un rischio per il sistema cardiovascolare, cioè un fattore che aumenta, considerevolmente, nei tassi più elevati, le probabilità di sviluppare una patologia che comporta il malfunzionamento della circolazione sanguigna. Nei casi più severi, può provocare ostruzioni nelle vene, tali da provocare un ictus cerebrale o un infarto del miocardio. A causare l’eccesso di colesterolo LDL, a differenza dei trigliceridi alti imputabili, soprattutto, a una dieta ipercalorica, sono, in buona parte, lo stile di vita (scarsa attività fisica, stress) e/o alcune anomalie genetiche di tipo familiare. Ma, anche la dieta alimentare ha la sua importanza. Infatti, gli acidi grassi saturi, presenti, in prevalenza, nei grassi di origine animale (burro, lardo, strutto ecc., ma anche nei grassi vegetali se idrogenati), aumentano il quantitativo di colesterolo LDL nel sangue, mentre quelli insaturi e polinsaturi, contenuti,

di solito, nei grassi vegetali (olio di oliva, di soia, di girasole ecc.) lo riducono, svolgendo un ruolo importante nel diluire, scomponendolo, il colesterolo depositato sulle pareti delle arterie e regolando il tasso di coagulazione del sangue, oltre a facilitare la digestione. La cosiddetta dieta mediterranea, caratterizzata, rispetto ad altri regimi alimentari, dalla presenza di una minore quantità di grassi saturi e una maggiore di antiossidanti e grassi insaturi, oltre a procurare una presenza equilibrata delle LDL, nelle popolazioni che la seguono, apporta sostanziali benefici per quanto concerne l’ossidazione delle stesse LDL, l’aterogenesi e la trombogenesi, riducendo la formazione di coaguli o trombi nel sangue con un importante apporto del cosiddetto colesterolo buono, che contrasta la formazione delle placche aterosclerotiche. A questo punto, c’è da chiarire che LDL (lipoproteine a bassa densità, chiamate, per semplificare, colesterolo cattivo) è solo una delle componenti del colesterolo, un grasso, peraltro, fon-

Domenica 14 novembre, alle ore 11.30, nella Chiesa Parrocchiale Santa Maria Assunta di Cerqueto, si è celebrata la Santa Messa in suffragio di padre Mariangelo da Cerqueto (Frate Indovino), dei suoi collaboratori e benefattori defunti, nonché dei confratelli umbri defunti. Ha presieduto S. E. Mons. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve. Hanno concelebrato il Ministro Provinciale padre Antonio Maria Tofanelli, il direttore tecnico-amministrativo padre Antonio Biagioli e i confratelli venuti per onorare le sue memorie. Era presente la famiglia di padre Mariangelo. Al Termine della Messa, i presenti hanno reso il consueto omaggio floreale alla tomba di fr. Mariangelo da Cerqueto, che si trova a pochi metri di distanza dalla chiesa, all’interno della Cappella di Frate Indovino. Il 1° gennaio sorge, mediamente in Italia, intorno alle ore 7,40 e tramonta intorno alle 16,51. Il 15 gennaio sorge, mediamente in Italia, intorno alle ore 7,38 e tramonta intorno alle 17,06. Il 31 gennaio sorge, mediamente in Italia, intorno alle ore 7,26 e tramonta intorno alle 17,25.

L’anello delle tradizioni

Quando natura cura

Un santo al mese

I l Piatto di Sant’A ntonio A Santa Maria degli Angeli (Assisi), i fedeli, la domenica successiva al 17 gennaio, in onore di sant’Antonio abate, accompagnano i loro animali d’affezione o da lavoro sul piazzale davanti alla Basilica per farli benedire. Altra tradizione angelana legata al santo è il tradizionale Piatto di Sant’Antonio. Nacque, intorno alla metà del 1800, come piatto gratuito per i poveri, ed era costituito da una razione di maccheroni, due fette di carne, in umido, quattro salsicce, due polpette, pane, mezzo litro di vino e due mele. Oggi, viene servito a residenti, amici, conoscenti e ad angelani che vivono fuori della frazione assisana, nei ristoranti ad un prezzo più basso del normale.

ZENZERO (Zinger officinale)

Sant’Antonio abate Si ricorda il 17 gennaio È il protettore degli animali domestici. Sant’Antonio, nacque a Eracleopoli nel Medio Egitto, nel 251 circa. Fu tra i fondatori del monachesimo orientale, per questo si meritò l’appellativo di “padre dei monaci”. A vent’anni cedeva tutti i suoi averi ai poveri per vivere da anacoreta (eremita) nel deserto. Dobbiamo la sua biografia a San Atanasio suo discepolo e amico, con lui si adoperò contro l’eresia ariana. Morì in Afroditopoli nel 356, alla veneranda età di 105 anni. Le sue reliquie riposano in terra di Francia, e più precisamente a Motte-SaintDidier, dove giunsero nell’XI secolo.

È pianta erbacea perenne, della famiglia delle Zinziberacee, nativa dell’Asia. Il rizoma trova impiego in cucina, in erboristeria e nell’industria alimentare. Per uso esterno, ha azione blandamente revulsiva (aumento dell’afflusso sanguigno verso i tessuti superficiali), per questo se ne ricavano cataplasmi per attenuare il dolore provocato da reumatismi e odontalgie (mal di denti). Per uso orale, è un rimedio molto efficace nei casi di inappetenza, flatulenza, meteorismo, digestione lenta e gonfiore intestinale, in quanto svolge un’ottima attività carminativa (espulsione dei gas intestinali) ed è indicato, anche, per il mal d’auto, la nausea, il vomito in gravidanza e come antispasmodico.

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damentale per il buon funzionamento nostro organismo; l’altra componente importante è l’HDL (lipoproteine ad alta densità o colesterolo buono). Il totale di entrambi non è di per sé un dato significativo per stabilire il grado di pericolosità. Mentre, invece, il rapporto tra il totale complessivo di colesterolo, per meglio dire, delle due componenti suddette sommate insieme, e la singola quantità di HDL è significativo per individuare il fattore di rischio cardiovascolare. Il rapporto, per non destare preoccupazioni, deve risultare inferiore a 5 negli uomini e inferiore a 4,5 per le donne. In conclusione, per prevenire l’ipercolesterolemia, bisogna fare un po’ di moto giornaliero (lunghe passeggiate, corsa, nuoto, ginnastica dolce ecc.), evitare, il più possibile, attività stressanti e seguire un modello nutrizionale (dieta) in cui prevalgano i cereali, i legumi, le verdure, la frutta fresca, le erbe aromatiche, il pesce, l’olio extra vergine di oliva e, moderatamente, il vino, specialmente il rosso.

Padre Mariangelo da Cerqueto

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Questo numero è andato in stampa il 14 dicembre del 2010.

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