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All’inizio del nostro percorso ci siamo posti una domanda: “ Che tipo di dialogo esiste tra formazione universitaria e turismo responsabile?” e ad essa oggi cercheremo di rispondere.

Per aprire la nostra relazione abbiamo scelto di prendere le mosse da un’opera d’arte e da una citazione ad essa connessa.


L’opera è “Airport” dell’artista coreano Ho – Yeol Ryu, la citazione, invece, così recita: “Il viaggio costituisce le fondamenta del mondo contemporaneo che, lo si voglio o no, è un mondo del turismo” Questa affermazione è di Matthias Ulrich, curatore della mostra “All- Inclusive. A Tourist World”, aperta fino al 4 maggio a Francoforte, in cui artisti e grandi fotografi raccontano il viaggio attraverso un mondo consumista, globalizzato, con l’imperativo categorico del divertimento, sottolineando come “le evidenti tracce lasciate sul pianeta dai turisti segnino l’inizio di un movimento globale che drasticamente trasforma l’uomo contemporaneo e i luoghi in cui vive”. Partendo quindi da questa realistica visione del problema, si rende sempre più urgente, come ben è stato sottolineato nei precedenti interventi, lo sviluppo di una cultura del viaggio capace di aprire la strada ad una fruizione diversa degli spazi della vita. L’Università, quale luogo della formazione e della ricerca, ha in tal direzione un compito arduo e un’alta responsabilità, perché riveste un ruolo fondamentale nella diffusione di una cultura improntata alla sostenibilità- responsabilità e, nello specifico, nella definizione e interpretazione delle linee d’indirizzo e delle strade che il turismo percorrerà. Da queste premesse è partita la nostra indagine che è stata pensata all’interno del progetto “Viaggiare ad occhi aperti”, un percorso di formazione-azione iniziato nel 2005 con l’obiettivo di - rilanciare la riflessione sul turismo responsabile e - favorire il confronto tra Scuole, Università, Imprese, Associazioni no profit collegati al turismo, al fine di promuovere collaborazioni e sollecitare un’azione di orientamento nello studio e nel lavoro nel segno della sostenibilità- responsabilità


.La relazione si svilupperà in quattro sezioni: • Lo stato attuale - che realizza una fotografia di come al momento è trattato il Turismo Responsabile all’interno delle Università • La ricerca - sezione in cui verranno esposte le research question e i criteri metodologici alla base della nostra analisi • I risultati • Le conclusioni

All’interno dello scenario che ci si è presentato abbiamo in prima istanza studiato l’Andamento delle nascite dei corsi Il corso più antico ancora attivo, risale al 1993: si stratta di un Master dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. E’ però interessante segnalare un pioneristico corso triennale di approfondimento sul turismo attivato già nel lontano 1984/85 dall’Università Bocconi e diretto ad operatori, insegnanti e giornalisti . La nascita dei corsi ha un andamento costante dal 1993 fino al 2000. (per un totale di 9 corsi )


A seguito del decreto MURST n.509 del 3 novembre 1999 CHE DEFINISCE LA NUOVA ARCHITETTURA DEL SISTEMA DEGLI ORDINAMENTI DIDATTICI, si determina nel 2001 la fase di massima espansione dell’attuazione del riordino dei percorsi formativi. E’ proprio in questo anno che assistiamo ad un incremento vertiginoso delle nascite dei corsi sul turismo ( + 45 , per un totale di 54). incremento che trova un altro momento significativo nel 2004, con la istituzione contemporanea di 26 corsi. (si giunge ad un totale di 112). Anche questo picco è giustificato da un decreto, il 270 del 2004 del MIUR, che modifica e sostituisce il precedente 509.

I

numeri attuali della formazione Dal nostro censimento (fonte MIUR e ricerca diretta nelle Università) emerge che Oggi lo scenario della formazione turistica universitaria in Italia vede…… 166 corsi ( è questo il numero totale dei corsi da noi censito) Per numero totale di 66 atenei (tra statali e non statali). Naturalmente accanto ai percorsi che si propongono di formare direttamente esperti per il turismo, ce ne sono altri per i quali le competenze turistiche completano quelle richieste dai profili professionali. (si tratta delle cosiddette classi limitrofe) I corsi sono così distribuiti 80 -Corsi triennali 35 -Corsi magistrali (ex specialistiche) 44 tra Master di I e II livello … di cui 9 fino ad ora non riattivati


Per quanto concerne invece i Corsi di specializzazione post diploma e post laurea ‌..( 7 nel nostro campione) - essendo questo ambito estremamente ricco e variegato interessando in modo particolare il settore non statale, -a livello puramente esemplificativo ed in relazione al tema della nostra indagine sono stati censiti solo alcuni corsi collegati a grandi centri di formazione. 1) Su base territoriale i corsi hanno una distribuzione omogenea, sia per numero, sia per utenza sostenibile 2) Sulla base delle aree della conoscenza, - in riferimento solo a triennali e magistrali vediamo che la formazione turistica interessa le aree: umanistica, sociale e scientifica, con una forte prevalenza dell’area sociale (85 corsi).


Vediamo ora come è stata strutturata la nostra indagine . E’ la prima condotta nella direzione della verifica dell’incidenza della tematiche sostenibiliresponsabili nella formazione universitaria italiana connessa al turismo. Ha inteso in prima istanza comprendere: - da un lato quanto e in che modo questa cultura ne faccia parte…- e dall’altro quanto si intende investire nel suo sviluppo. Ha voluto altresì verificare il livello di apertura ad azioni/attività e progetti collaborativi e alla relazione che le università in oggetto instaurano/costruiscono con il mondo del lavoro.

L’indagine si pone come un approfondimento che assume le caratteristiche di un’indagine pilota. Si è svolta su un arco temporale di 7 mesi Ed è stata articola in due fasi distinte: una qualitativa e una quantitativa La prima fase di ricerca qualitativa aveva lo scopo di individuare le aree problematiche e gli indicatori ad esse connessi per poter strutturare il questionario di rilevazione. Sono state effettuate interveste ad esperti, raccolta di documentazione ed il censimento dei corsi dedicati al turismo.


La seconda fase di ricerca quantitativa ha visto: 1. l’elaborazione del questionario di rilevazione (articolato in 3 sezioni: STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE - RELAZIONI ESTERNE - PROGETTO DIDATTICO) 2. la somministrazione del questionario, con un tasso di redemption del 51 % . Il questionario è stato somministrato esclusivamente via mail (perché contatto più veloce, immediato, più facile da reperire, con un costo ridotto - scelta che inoltre apre opportunità e possibilità materiale di contatti futuri) Analisi descrittiva dei dati


Nonostante il tasso di redemption di per sÊ alto, ci siamo imposti una certa cautela nella lettura dei risultati. Letti in sÊ,infatti, e in riferimento al campione (elevato e rappresentativo), i risultati sarebbero abbastanza confortanti per quanto concerne l’interesse rivolto al tema, ma se ipotizziamo che quel 49 % che non ha risposto lo ha fatto proprio per un ridotto interesse nei confronti del tema, i dati acquistano una ben diversa valenza Pertanto l’indagine non intende essere esaustiva, ma vuole in prima istanza lanciare una riflessione su dati oggettivi.

Sono stati somministrati 166 questionari Abbiamo ricevuto 84 risposte Il campione intervistato risulta rappresentativo in quanto rispecchia la distribuzione della popolazione universitaria sia per ambito territoriale, che per aree di conoscenza, che per tipologie di corsi.


Come detto, la prima parte dell’indagine mira a verificare: • l’incidenza del turismo responsabile all’interno dei corsi universitari, quanto cioè rientri nelle scelte strategiche e didattiche delle università e • l’incidenza quantitativa/qualitativa (in ordine alle ore e agli insegnamenti) che ha sull’intero corso …


In prima istanza abbiamo operato una suddivisione tra coloro che hanno dichiarato di avere il Turismo Responsabile tra gli obiettivi e coloro che, pur non avendolo indicato tra gli obiettivi, gli dedicano una sezione di studio. Il 37% degli intervistati ha dichiarato di avere il TR tra gli obiettivi (31) Il 39% di trattarlo all’interno di una sezione (33) il restante 24% non lo prende in considerazione (20). Questi dati di per sé sembrerebbero molto confortanti, ma procedendo nell’analisi vedremo che verranno in parte ridimensionati. Dobbiamo, inoltre, sempre tener presente quel 49 % che non ha risposto al questionario

Se poi prendiamo in considerazione la variabile dei corsi vediamo che percentualmente l’attenzione al TR aumenta in base alla maggiore specializzazione, passando cioè dalle triennali ai master.


Il ridimensionamento dei positivi dati forniti precedentemente comincia ad attuarsi scendendo più in profondità nell’analisi. Infatti, appena si calcola l’incidenza delle ore che sul totale del corso vengono dedicate al Turismo Responsabile , si vede che, all’alta incidenza (più di 30 ore) dichiarata solo dal 58% di coloro che hanno il TR tra gli obiettivi, corrisponde un 19% per i quali il monte ore varia da 10 a 20, e ancor più rilevante è quel 23 % PER I QUALI L’INCIDENZA è INFERIORE ALLE 10 ORE. Una ulteriore drastica riduzione dell’incidenza si registra tra chi vi dedica una sezione. Qui il dato rilevante è costituito proprio da quel 67 % per il quale l’argomento TR viene esaurito nell’arco di 1-10 ore.


Ancora più interessante risulta il dato relativo alla tipologia di interventi: Dall’analisi è emerso che il TR è nella maggior parte dei casi distribuito tra più insegnamenti, come dichiara l’84 % di coloro che lo hanno tra gli obiettivi e il 66% di coloro che ad esso dedicano una sezione. Il numero degli insegnamenti però varia da un minimo di 1 ad un massimo di 12 nel primo caso, e di 11 nel secondo. Mediamente, comunque vengono interessati tra 4 e 5 insegnamenti. Questo ampio raggio evidenzia che il TR viene sì affrontato secondo sfaccettature diverse, ma il rischio è che l’insegnamento sia frammentato e non riesca a costituire una visione organica. Questo timore è anche giustificato dal numero ridotto di ore totali che abbiamo visto viene ad esso dedicato.

Se poniamo poi l’attenzione alla tipologia di intervento (Facciamo innanzitutto una precisazione, che le opzioni presentate in queste tabelle non sono in alternativa.) vediamo che in ambedue i casi il TR è prevalentemente - 55 e 70 % - trattato come una parte del programma di un insegnamento ad esso non specificatamente dedicato. E’ significativa poi la rilevante incidenza - circa il 90% del campione- dell’uso dei casi di studio e testimonianze per trattare il tema del TR.


Solo nel 35 % dei casi al TR sono dedicati corsi specifici – dato questo che ben muta quando ad esso è dedicata solo una sezione. In questo caso l’insegnamento obbligatorio si riduce al 3%.

Per quanto concerne le relazioni che si instaurano con il mondo del lavoro attraverso lo strumento dello stage, si vede come questa sia una modalità diffusa - 68 % degli intervistati -, ma ridotta nei tempi. Infatti in media viene previsto in maniera obbligatoria per un numero ridotto di giorni (da 10 a 30); solo in 13 casi supera i 90.


Lo stage, però, viene individuato dagli intervistati come la più importante tra le attività formative che si affiancano alla didattica tradizionale - gli viene infatti attribuito in media il punteggio (in una scala da 1 a 9) di 7,97 – La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di ritersi abbastanza soddisfatto dell’utilizzo attuale che si fa dello strumento stage; ma, confrontando questo dato con quello relativo alla durata media, si nota che la sua incidenza non è in realtà così significativa . Nella maggior parte dei casi è infatti di breve durata e a volte non obbligatorio.

Per quanto concerne, invece, le relazioni , sotto forma di partnership, che si instaurano tra università ed organizzazioni esterne che si occupano di TR vediamo che nel 45 % dei casi sono state attivate. Nonostante la percentuale di per sè sia abbastanza alta, nel caso specifico ci aspettavamo un risultato maggiore proprio perché, per l’attuazione di un percorso di Turismo Responsabile, risulta fondamentale il coinvolgimento di diversi attori. Questo dato rivela: da un lato una moderata abitudine alla cultura della collaborazione tra i diversi soggetti, - ma dall’altro svela interessanti prospettive sulla possibilità/necessità di aperture. Inoltre, di questo 45 %, il 48 dichiara che le partnership sono durature, Il 61 che sono frutto di una volontà reciproca.


Confrontando questi dati con le valutazioni degli intervistati sul grado attuale di soddisfazione relativa alle partnership attivate, si nota una discrepanza. I punteggi attribuiti a tutte le variabili relative – come durata, intensità, ed altro… - sono risultati di livello medio- basso. la durata, intensità, la tipologia, il commitment, la condivisione, la natura e la frequenza. Dalle annotazioni poste a completamente dei questionari, è emerso che le partnership sono per la maggior parte finalizzate all’acquisizione di finanziamenti e alla realizzazione di stage. Viene a mancare, quindi, un vero e proprio coinvolgimento nello sviluppo delle linee d’indirizzo dei percorsi formativi.


In riferimento, poi, ai supporti didattici che sono ritenuti più efficaci, emerge che l’importanza maggiore è assegnata agli articoli scientifici e alle ricerche di settore. L’incidenza di queste ultime è attualmente medio-basso, ma gli intervistati hanno dichiarato di volerne fortemente incrementare la presenza nel futuro. Quindi, si sente forte la necessità di ricerca e supporti scientifici - al contrario, ridotto è l’interesse rivolto alle innovazioni tecnologiche. Infatti, abbiamo registrato l’attribuzione di punteggi alti per i supporti propri della didattica tradizionale: libri, articoli scient, ricerche. Punteggi bassi sono invece stati riservati a supporti quali e-learning, forum, blog.

Ma qual è la prospettiva di crescita del TR? L’81% degli intervistati ha dichiarato di volerne incrementare l’incidenza all’interno del percorso formativo. Dato questo che rivela una positiva tendenza.


Il quadro delineato, pur con i limiti di cautela imposti, offre utili e interessanti spunti di riflessione sulle politiche/strategie/ linee di indirizzo della formazione universitaria di settore, dandoci delle indicazioni sui suoi orientamenti futuri. Naturalmente risultano necessari ulteriori approfondimenti conoscitivi per poter, con sempre maggiore chiarezza, definire il terreno su cui si intende operare. I risultati ci hanno detto che il Turismo Responsabile è trattato in modo diffuso, ma ci hanno nel contempo sottolineato che il suo insegnamento è spesso frammentato e poco rilevante. Si è poi evidenziato come ancora oggi sia da sviluppare maggiormente la cultura della collaborazione tra i differenti soggetti che a diverso titolo sono coinvolti nel Turismo Responsabile, e il cui contributo risulta importante per un ambito che necessita di ulteriori approfondimenti e sviluppo . L’importanza delle relazioni tra università, impresa, enti va sottolineata; e va ricercato, senza pregiudizi e preconcetti, il terreno su cui costruire un dialogo, uno scambio reciproco per far sì che un territorio si trasformi in un’area di sviluppo e innovazione, ricordandosi che, - per plasmare il futuro è importante confrontarsi con le diverse tendenze.


In prospettiva sarebbe interessante allargare questo tipo di analisi anche al mercato del lavoro, con particolare riguardo: 1. al come le figure e le competenze professionali richieste si possano coniugare con la sfera etico-culturale 2. al grado di diffusione di una cultura sostenibile e responsabile all’interno delle imprese. GRAZIE PER L’ATTENZIONE


Formazione universitaria e turismo responsabile