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PERIODICO MENSILE DI CULTURA E INFORMAZIONE . N.2 SETTEMBRE-OTTOBRE 2020 - Spedizione in abb. Postale D.L.353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n.40) art.1, comma 2 Dir. Business - Savona

Giornale della Comunità parrocchiale SAN PIO X Via Bergamo 10 - 17025 Loano (SV) 019.670322 (chiesa) 019.67.79.679 (fax) 019.67.79.680 (viceparroco) e-mail sanpio10@libero.it sito web www.sanpiodecimoloano.it c.c.postale 59735928 - Parrocchia S. Pio X Loano

Vita della nostra comunità parrocchiale La vita della parrocchia è inserita nel contesto globale condizionato, in questo tempo, dal COVID 19 e da una grave crisi economica, alla quale la parrocchia cerca di dare una mano con pacchi alimentari, ed altri aiuti necessari alle famiglie. Tuttavia la comunità non può restare immobile e si avvia a riprendere tutte le attività pastorali con le precauzioni necessarie. Una prima parola vorrei dirla ai genitori dei ragazzi del catechismo: Cari genitori, nell'attuale situazione fluida del tempo del COVID, vogliamo dare un segno di impegno e di fede per il catechismo dei nostri ragazzi. Prima di iniziare il catechismo delle varie classi (che al presente risulta assai complicato) nel mese di ottobre, e se necessario novembre, vogliamo riprendere il catechismo tutti insieme, genitori e ragazzi, nella nostra chiesa alla domenica mattina. Ci ritroviamo alle 10.15 per iniziare con un canto. I genitori possono stare nella stessa panca con i ragazzi. I catechisti raccolgono le iscrizioni e si rendono disponibili con i sacerdoti per le iscrizioni e per ogni evenienza. Verso le 10.30 ci sarà una riflessione tenuta da Don Luciano, o Don Antonello, o Suor Lina sui temi fondamentali della vita cristiana (il Vangelo, i Sacramenti, la Chiesa la e le Preghiere…). Verso le 11.00 faremo le prove per alcuni canti e poi la S. Messa. Ciò non toglie la possibilità che al sabato o durante la settimana inizino a trovarsi i più grandi: Giovanissimi, Giovani, Educatori e Catechisti, gruppo Adulti e gruppo Biblico… Tutto questo nell'attesa di capire come riprendere tutte le attività e preparandoci a due grandi appuntamenti, che completano il catechismo del 20219.2020: S.Cresima sabato 5 dicembre 2020 ore 17.30 Prime Comunioni, martedì 8 dicembre 2020, ore 11.00 festa dell'Immacolata Concezione Devo riconoscere che appena ricevuto il “via” per riprendere le celebrazioni liturgiche “in presenza”, la nostra comunità si è subito messa in moto. Le presenze alle messe della scorsa estate sono state molto numerose e composte. Voglio dire grazie anche ai turisti presenti alle celebrazioni con il consueto atteggiamento gioioso e fraterno di “sentirsi a casa”. È stato possibile anche dedicare molto tempo alle confessioni usando la sacrestia dove è consentito un colloquio penitenziale in modo distanziato. Speriamo di poter riprendere tutte le attività pastorali cominciando dai gruppi degli adulti, degli educatori e dei giovani. Nel Consiglio Pastorale del 25 settembre 2020 si è ragionato

Offerte per i lavori della chiesa Parrocchia San Pio X - Loano

Date importanti per il 2021 Prime Comunioni 16 maggio 2021 ore 11 Sante Cresime 2 maggio 2021 ore 11

c.c.postale 59735928 IBAN IT53G0306909606100000013787 Banca Intesa Sanpaolo Pag.1


anche sui lavori della nostra chiesa. Dico la verità: avevo pensato di farli in due tempi. Subito il tetto, e dopo un certo periodo, anche di un anno, il presbiterio e le vetrate. Ma il Consiglio Pastorale è stato unanime e deciso: no a due tempi, quando incominciamo andiamo avanti e finiamo i lavori! E anch'io ho detto Sì! La mia perplessità circa lo svolgimento dei lavori in un'unica trance, era legata soprattutto al finanziamento. Nonostante il contributo del 70% della CEI per i lavori strutturali, alla parrocchia ne rimangono da pagare poco più di 200.000 € che comprendono il 30% dei lavori strutturali, e in toto i lavori di arredo (vetrate, altare, tabernacolo…) La descrizione dei lavori è molto semplice: il rifacimento totale del tetto (che comincerà nel mese di ottobre), la nuova sistemazione del presbiterio, e le vetrate dietro all'altare con la storia della Creazione, come è descritta in Gen.1, altare e tabernacolo. È possibile a tutti dare una mano facendosi carico di una parte dei lavori lottizzata secondo lo schema che trovate nella prima pagina. Il contributo può essere anonimo, o nominativo, anche dedicato in memoria di una persona cara. Al termine dei lavori provvederemo a fare un riquadro con tutte le somme elargite. È tempo di tirarsi su le maniche e metterci all'opera: chissà che le Prime Comunioni (16 maggio 2021) e le Sante Cresime (2 maggio 2021) non possano essere già celebrate in una chiesa totalmente rinnovata. Auguro a tutti un buon inizio del nuovo Anno Pastorale e dico grazie per la vicinanza e per il sostegno. Don Luciano

Il nostro antidoto per la “divano-felicità” ai tempi del COVID 19 Ciao a tutti cari lettori! Per questa edizione del giornale parrocchiale abbiamo deciso di rendervi partecipi delle attività svolte dai nostri ragazzi durante il periodo di ‘lockdown’ che ci ha costretto a rimanere dentro le nostre case e a rivoluzionare le nostre abitudini. Questo, però, non ha alimentato la nostra “divano-felicità”, ma, al contrario, la nostra fantasia nel cercare metodi alternativi per continuare a sentirci una famiglia di famiglie. Il gruppo dei piccolissimi, con le loro educatrici Simona e Michaela, si sono incontrati sulla piattaforma ‘Zoom’ per condividere la settimana passata e per divertirsi insieme. Nelle prime settimane di chiusura, invece, hanno dato spazio alla loro creatività nel disegno e hanno aiutato i propri genitori nelle pulizie di casa. I risultati del lavoro, inviati pazientemente agli educatori, sono stati racchiusi in collage, dei quali trovate qualche esempio. I bambini del gruppo di quarta elementare, invece, sono diventati chef preparando pranzi e cene con i loro genitori e hanno realizzato una meravigliosa colomba pasquale in origami. Negli incontri successivi, sempre sulla piattaforma ‘Zoom’, i loro educatori, Giorgio, Luca e Carlotta, hanno proposto loro alcuni giochi da fare insieme (rebus, impiccato, Sarabanda, ecc.). L’appuntamento più importante della settimana, però, è sempre stato quello della Messa domenicale del nostro parroco Don Luciano in diretta su Facebook. In conclusione possiamo dire quindi che in questo periodo difficile non ci siamo paralizzati, confondendo la felicità con un divano, ma abbiamo seguito il consiglio di Papa Francesco rimanendo svegli e liberi di stare insieme in un periodo di distanziamento sociale. Carlotta Pag.2


Il 15 settembre il vescovo Borghetti celebra il decennale dell'ordinazione episcopale

Il mio sogno: la Chiesa come vera famiglia Il Pastore si racconta a cuore aperto in un'intervista: il ricordo di ciò che è stato, le esperienze vissute lungo questi dieci anni e le sue aspettative per il futuro della comunità Dalla Riviera Apuana a quella Ligure, passando per l'Argentario, con tre passioni– per il Dio di Gesù, per l'uomo e per la Chiesa– e un sogno– una Chiesa che sa di famiglia: è così che si presenta Guglielmo Borghetti, vescovo di Albenga–Imperia, che il 15 settembre ricorda il decimo anniversario di ordinazione episcopale ed è per questa pagina l'occasione per una conversazione a tutto tondo. Qual è la costante della sua vita: da uomo, da prete, da vescovo? Quale il “fil rouge” che l'accompagna? «Un amore declinato in tre espressioni: la passione per il Dio di Gesù, la passione per l'uomo, quella per la Chiesa. Ciò che penso mi connoti in maniera particolare sia la passione per l'uomo che nasce dal vedere nell'uomo il Figlio di Dio. Tenuta ferma la ricerca di Dio in Gesù, tenuto fermo il fatto che non potrei pensare tutto questo fuori dalla vita della Chiesa, c'è questa passione per la persona umana che mi accompagna da sempre come costante della mia vita». L'essere vescovo la unisce in maniera del tutto particolare al successore di Pietro: chi è per lei il Papa? Cosa sono stati per lei i Papi che ha visto, conosciuto, incontrato? «Per me il Papa è sicurezza nella fede, è la Parola di Dio oggi; al di là di chi sia la persona del Papa, dobbiamo andare sempre al cuore del mistero e del ministero petrino: la Chiesa è un'esperienza di una comunità che va dietro a Gesù e che ha in Pietro il suo riferimento. Ho vissuto con Papi santi, tre canonizzati “agli onori degli altari”: sono stato sotto la loro luce magisteriale, non solo di dottrina, ma anche di testimonianza di vita. Tra loro, Paolo VI ha fatto aprire il mio cuore al mistero della Chiesa, è sotto la sua luce che è sbocciata lamia vocazione; Giovanni Paolo II ci ha veramente formato, abbiamo bevuto il suo latte e visto il suo esempio, la sua grandezza; Benedetto è il papa del mio episcopato, oltre ad essere uno dei più grandi teologi viventi del Novecento; con Francesco c'è un rapporto particolare di intensità, e, con il suo invito ad essere Chiesa in uscita, ci sta scuotendo, in meravigliosa continuità coi predecessori, ci dice che se non ci alleggeriamo non riusciamo a navigare nella complessità del mare del nostro tempo». Carrara e Massa, Pitigliano, Albenga: per usare una metafora da Cammino di Santiago, qual è la “conchiglia” che si porta nello zaino della vita dalla Riviera Apuana, dalle spiagge dell' Argentario e dalla Riviera Ligure? «Carrara e Massa hanno visto cinquantasei anni della mia vita, sono i luoghi della mia nascita, restano la matrice fondamentale della mia vita di uomo, di cristiano e di sacerdote: c'è una “giusta nostalgia” per quei luoghi che per me significano storie di vita, di giovinezza, di università, genitori, parenti, amici. Poi dieci anni fa l'esperienza “dell'esci dalla tua terra e va'”: spesso si riflette poco su questo cambiamento importante nella vita di chi diventa vescovo; vai in un posto nuovo, con volti nuovi, in mezzo a sconosciuti per i quali sei uno sconosciuto. Pitigliano è “il primo amore che non si scorda mai”: c'è l'imparare un mestiere nuovo, ma anche la gioia di sperimentare le gioie dell'essere principio di unità per una Chiesa locale; soprattutto, da Pitigliano mi porto dietro un senso di famiglia; non è una grandissima diocesi e questo mi ha permesso di coltivare dei bei rapporti coi miei preti ed è a Pitigliano che ho sperimentato la gioia particolarissima delle prime ordinazioni sacerdotali. Pitigliano è stata la “luna di miele” del mio episcopato! Venendo ad Albenga, ho avvertito la responsabilità di un impegno, di un incarico, di una fiducia, di una missione: nonostante tutte le problematiche, nonostante la fatica, mi sento a casa, mi sento in famiglia, qui ci sto bene». Infine, ci dica un sogno per la Chiesa locale di Albenga e per quella universale. «Sogno una Chiesa locale con uno stile di famiglia, con relazioni vere autentiche, non conformate da ruoli, rapporti dove ci sta l'uomo autentico: può essere così se c'è Gesù in mezzo; se non sento Gesù, la sua signoria, non si costruisce la Chiesa famiglia. E' anche un sogno per la Chiesa universale!». Di Marco Rovere Avvenire 13 Settembre 2020 Pag.3


Suor Lucia Fadelli

Non trascurare l’altare del Signore Di Don Lucio Fabbris Mercoledì 16, durante l'assemblea del clero, tenuta in seminario, è intervenuto don Fabbris, parroco della concattedrale di Porto Maurizio, e biblista, per illustrare quello che è il tema dell'anno pastorale 2020–2021 che sta per cominciare: “Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte (Ap 1,3). Ciò che lo Spirito dice alla nostra Chiesa”. La “cellula genetica”, dell'Apocalisse è contenuta nel capitolo 19 del suo vangelo quando “uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate”. Il sangue di cui si parla, rappresenta il “vissuto di Gesù”, sangue mescolato con acqua, che a sua volta rappresenta lo Spirito. Quindi lo Spirito riconsegna alla Chiesa il vissuto di Gesù; è ciò che viene riconsegnato alle sette Chiese dell'Apocalisse che corrono il rischio di cancellare l'umanità del Cristo e dunque la potenza salvifica del “sangue”. L'Apocalisse è divisa in due sezioni, i capitoli 1–3 e 4–22. Il veggente ci tiene a precisare che la sua non è un'estasi “personale”, ma è un rapimento da parte dello Spirito, viene obbligato a scrivere a queste Chiese. Giovanni, in queste pagine è chiamato a descrivere l'indescrivibile e lo compie attraverso alcuni artifici con le parole, come ad esempio quando dice: mi voltai per vedere la voce... la voce non si vede ma si sente, eppure lui la vede, perché rimanda al concetto della voce che si fa presenza nelle nostre vite. L'autore vede questo uomo in mezzo alle Chiese che parla. Giovanni ne parla sempre in termine di “arnion”, un piccolo agnello. In fondo è il modo in cui ha “vinto” Gesù il male, facendosi agnello sacrificale. L'arnion ha completato il cammino pasquale e ora può distribuire la sua potenza salvifica. Potenza che viene donata dal suo sangue ad ogni incontro domenicale. Nelle lettere alle sette Chiese, il Cristo che parla è Pag.4


furente perché relativizzando il “sangue” si arriva ad annullare l'umano ,ad annullare la Croce, ad annullare il suo comandamento principale. Nel corso dell'anno pastorale sarà trattato in modo più approfondito il di-scorso alle varie Chiese. Tra i vari peccati imputati alle Chiese, due vengono messi in evidenza il peccato di Baal Peor e la figura di Gezabele. Baal Peor è preso a segno del rifiuto del passato e del futuro e della fissazione nell'attimo presente. Nichilismo puro. Gezabele invece come colei che ha costruito tanti altari pagani e abbandonato all'incuria l'altare del Signore, quindi invito al sincretismo e l'incuria verso l'evento domenicale. Segno di quello che accade oggi: nessuno distrugge l'altare del Signore, ma lo si fa abbandonare costruendone altri, più belli e allettanti Da Avvenire 13 Settembre 2020

DI PABLO G. ALOY

Nel venticinquesimo della morte del vescovo il ricordo di uno dei collaboratori più stretti

Piazza, pastore nel cuore di tutti «Un uomo, un cristiano, un pastore»: è così che Mario Ruffino, 79 anni di età, 56 di vita presbiterale, di cui quasi trenta di intensa collaborazione accanto a lui, sintetizza la figura del vescovo Alessandro Piazza, dal 1965 al 1990alla guida della Chiesa di Albenga–Imperia, di cui il 10 settembre ricorre il venticinquesimo anniversario della scomparsa è ricordato in cattedrale con una Messa alle ore 18. «Il nostro primo incontro– racconta don Mario–avvenne a Reggio Emilia, dove avevo seguito monsignor Baroni, nostro vescovo, predecessore di Piazza, che da Albenga era stato trasferito a Reggio: Piazza era appena stato nominato vescovo di Albenga, e mi colpì da subito». «Concluso il colloquio con Baroni, accompagnandolo verso la porta dell'episcopio di Reggio, mi parlò del mio coetaneo compagno di seminario don Giancarlo Bonfante, poi parroco a Lucinasco, in Valle Impero, purtroppo scomparso qualche anno fa, che aveva vissuto parte del cammino di formazione al “Fassolo” di Genova, dove Piazza insegnava Sacra Scrittura. Era profondamente innamorato della Parola di Dio, la amava conoscendola e la conosceva amandola; desiderava, in sintonia col movimento biblico, le cui istanze al Concilio furono accolte nella costituzione “Dei Verbum”,che fosse compresa ed accolta in tutta la sua ricchezza. A questo proposito dobbiamo ricordare il contributo fondamentale che, da segretario della Commissione Cei all'uopo costituita, diede alla traduzione ufficiale della Bibbia in italiano; vi si dedicò anima e corpo, passando in rassegna ogni singolo passo di ogni libro della Bibbia». «Eravamo a Nava ed andavamo in macchina per la strada dei Boschetti, verso San Bernardo di Mendatica e Monesi– racconta don Mario – a provare ad intonare la traduzione dei Salmi per verificarne la resa nel canto liturgico. Nell'approntare questa traduzione la Commissione seppe fare tesoro dei migliori lavori all'epoca in circolazione, in particolare la Bibbia UTET di Galbiati, Penna e Rossano e dell'apporto di esperti nelle diverse discipline che ineriscono la conoscenza del testo biblico: con Galbiati scrissero, negli anni cinquanta, “Pagine difficili della Bibbia”, introducendo discorsi nuovi, che oggi diamo per scontati, ma allora guardati con sospetto, come quello sui “generi letterari”». Don Mario, nel suo racconto, prosegue mettendo l'accento «sulla stima che monsignor Piazza godeva tra i suoi confratelli nell'episcopato, che lo elessero nella prima delegazione che andò a rappresentare il nostro Paese in quello che diventerà il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, che ebbe come primo Presidente il futuro cardinale Etchegaray»; si sofferma sulla «profonda amicizia che legava Piazza a Franco Costa, come lui genovese, dapprima assistente della Fuci, poi assistente nazionale di Azione Cattolica durante la presidenza di Vittorio Bachelet, e una sorta di “fiduciario” di Paolo VI sulle vicende italiane»: «passavamo a trovarlo ogni volta che andavamo a Roma», sottolinea Ruffino; cita «il cardinale Colombo di Milano, più di una volta ospite in seminario ad Albenga e a Nava, monsignor Pangrazio, Segretario Generale della CEI a cavallo tra gli anni sessanta e i primi anni settanta, monsignor Sibilla, vescovo prima a Savona poi ad Asti, monsignor Barabino, anch'egli genovese, vescovo di Ventimiglia». Ma soprattutto Ruffino tiene ad evidenziare «la reciproca, profonda ed affettuosa stima che legava Piazza e papa Paolo VI»: «il “suo” papa è stato Paolo VI» –sottolinea– «col quale condivideva l'amicizia, di cui ho parlato poc'anzi, con Franco Costa e che, mandandolo ad Albenga, gli disse “la mando in una terra che il Signore ha dipinto con una pennellata di particolare bellezza”». Sono molti i ricordi su cui si sofferma don Mario e, mentre li racconta, gli occhi luccicano e, talvolta, sono solcati da qualche lacrima, di emozione e gratitudine, che egli stesso esplicita così: «non penso di esserci mai abbracciati, però in molti abbiamo percepito che era un padre: sì, un padre, questo è stato monsignor Piazza». Di Marco Rovere Da Avvenire 6 Settembre 2020

Mons. Piazza con Don Alessandro a S. Pio X

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Noi di fronte a Dio misericordioso Prima la fede o prima l'amore? Con la fede si vede, con l'amore si dona. Tutta la bontà del Signore si manifesta nel creato, e il suo amore illumina le cose. Il grazie dell'uomo è il canto di tutto il suo essere, anima e corpo. Il suo grazie è preghiera. Il suo grazie è felicità. Per godere pienamente della presenza del bene che ci dà l'essere, dobbiamo stare presso di lui e a lui aderire mediante l'amore. fino a quando “Camminiamo per fede e non in visione” non vediamo ancora a faccia a faccia come dice l'apostolo Paolo; (1 Cor 13,12). Tuttavia, se non lo amiamo fin d'ora, non lo vedremo mai. Ma chi ama ciò che ignora? Si può amare una cosa che non si conosce? E che cosa è “conoscere Dio” se non vederlo e percepirlo con gli occhi dello Spirito? Dio non è un corpo perché lo si cerchi con gli occhi del corpo, tuttavia prima di essere capaci di vederlo e percepirlo come è possibile su questa terra, privilegio riservato ai cuori puri: “beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5,8). È necessario amarlo per fede, perché soltanto così il cuore sarà purificato e reso capace di vedere Dio. Si può amare dunque anche ciò che non si conosce , ma si crede! pace e gioia Lucio Telese

...Dio vero da Dio vero...

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nuovo rapporto personale con Dio, scevro da ogni regola, confidando unicamente sul principio che Dio perdona tutto. È questo, a mio avviso, un gravissimo errore perché, pur essendo vero che Dio perdona sempre (a fronte di un sincero pentimento), non si può e ripeto non si può entrare autonomamente nelle decisioni di Dio e ancor meno pensare di poter giudicare al suo posto. Allontanandosi dalla fede in un Dio vero e supremo si inizia un percorso su una comoda strada che porta ad uno stravolgimento concettuale dell'uomo stesso, avviandosi verso una nuova visione umana che apparentemente sembra acquisire le caratteristiche di mezzo uomo e mezzo dio. I dettami di questa legge sono: solo io decido, io agisco, io intervengo su tutto, io giudico, io mi assolvo. Non più con Dio ma unicamente IO. Tutto questo pur mantenendo la figura di un dio costruito su misura, a propria immagine e a proprio uso e consumo. In tutto questo discorso la posizione dell'ateo appare più semplice e forse più trasparente. Egli non sente il bisogno di chiedersi cosa ne pensa Dio delle sue azioni per trovare risposte assolutorie. Non credendo in Dio non segue alcun criterio spirituale. A questo punto sorge spontanea la domanda: è forse meglio l'ateo del cristiano fai da te? Lungi da me esprimere un giudizio; personalmente non mi riconosco in queste due posizioni ma questo non significa assolutamente che io sia migliore di altri… anzi! Tuttavia, bisogna dire che l'ateo non scende a compromessi con sé stesso per salvarsi l'anima in quanto per lui l'anima non esiste. Ciò non significa che egli debba essere necessariamente una cattiva persona, tutt'altro, la stragrande maggioranza degli atei conduce una vita esemplare senza aspettarsi alcun premio finale. Essi, infatti, hanno totalmente sostituito il Dio Vero con la razionalità e, si sa, la ragione non potrà mai generare la fede. Nel loro modo di vedere le cose, l'uomo nasce, vive, si riproduce e muore. Tutto questo si compie da milioni di anni e continuerà fino all'estinzione dell'uomo stesso. Per loro, ciò che non è provato è solo un'ipotesi fantastica, un'invenzione. Comunque sia, Dio li ha lasciati liberi di non credere, pertanto non andrà contro la loro volontà, ma se non ci sarà un Suo intervento divino che possa aprire loro occhi e orecchi, essi rimarranno chiusi nelle loro ferree convinzioni. “Nessuno può venire a me, se non l'attira il Padre” (Gv. 6 ,44). E ora veniamo a noi (qui mi ci metto anch'io) che siamo i credenti, osservanti delle regole e praticanti. Siamo assolutamente certi di comportarci nel modo più giusto agli occhi di Dio o siamo i nuovi farisei dell'era post-moderna? Non so cosa ne pensate voi, ma a questa domanda ognuno può rispondere solo per sé stesso, seguendo la propria coscienza. Personalmente, sono sicuro che se fossi vissuto ai tempi di Gesù, Lui mi avrebbe definito come un uomo di poca fede perché io avrei dubitato, non avrei lasciato tutto per seguirLo e sono certo che anch'io, al momento del suo arresto e crocifissione, per paura, l'avrei rinnegato. In questi duemila anni, nel suo messaggio evangelico nulla è cambiato. Così come allora anche oggi Gesù ci rivolge sempre la stessa domanda: “Ma voi, chi dite che io sia?” Questa domanda senza tempo si perpetuerà in tutte le generazioni future. Noi cristiani conosciamo molto bene la risposta: [Tu sei] “Gesù Cristo unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo di Lui tutte le cose sono state create.” e possiamo aggiungere: Tu sei il Santissimo Verbo incarnato, la rivelazione del pensiero di Dio. Purtroppo per noi però non basta conoscere la risposta. Dobbiamo credere nelle parole della risposta ed è lì che si misura la nostra fede. Credere a quelle parole, come credere alla Resurrezione di Gesù, non sono cose facili e quando ci assalgono i momenti di sconforto, quando ci assalgono i dubbi frutto delle nostre debolezze, quando ci esaminiamo nel profondo per capire chi realmente siamo, ci accorgiamo di quanto abbiamo bisogno di aiuto. Aiuto che arriva solo se lo chiediamo, rivolgendoci al Padre Nostro con umiltà e sincerità senza nascondere nulla di noi, anche se Lui già ci conosce perfettamente. Aiuto che arriva anche dai nostri pastori che ci conducono sulla via giusta, aiuto che arriva oggi da Papa Francesco che ci insegna ogni giorno ad essere misericordiosi e caritatevoli e con le sue parole infonde un fiume di speranza nei nostri cuori, ricordandoci il fondamentale bisogno cristiano di dare e ricevere amore. La chiesa è la barca della nostra salvezza in un mare in tempesta, non abbandoniamola mai. Restiamo tutti a bordo! Camillo Pag.7


I poveri e il peso delle nostre scelte «Giornata mondiale dei poveri»: è chiamata la domenica che quattro anni fa fu istituita da Papa Francesco per richiamare l'attenzione dei cristiani alla cura dei poveri. Non è, quindi, un'attenzione che si concentra su un concetto astratto ma che si interfaccia coi volti reali dei poveri, quelli antichi e quelli nuovi, quelli degli affamati e i senzatetto che sono stati sempre con noi e quelli che sono spuntati, numerosi, in questo tempo di pandemia e si indovinano dietro le serrande abbassate, i negozi chiusi, i tavolini dei bar deserti: percepiamo disorientamento nella tristezza che vediamo. La quarta Giornata mondiale dei poveri si celebra nella domenica che precede la solennità di Cristo Re. Non c'è fede biblica, non c'è Dio dei cristiani né concezione del mondo e dell'umano senza l'inclusione degli altri, senza la percezione che sulla terra siamo un unico corpo formato da tante membra e nessuna può essere eliminata senza che l'intero organismo ne risenta. «Tendi la tua mano al povero»: così comincia il Messaggio del Papa, con una citazione dal libro del Siracide (7,32) che spiega l'anima e il sentimento della premura della Chiesa per i poveri, dell'urgenza evangelica verso di loro e del dovere morale di non dimenticarsene mai. Perché quello dei poveri non è un tema a sé stante che potrebbe saper di retorica; i "poveri" sono quegli occhi, quelle esperienze umane, quei mucchi di vita negata e quelle rughe di inciviltà che rivelano il modo in cui tutti noi viviamo le nostre relazioni, scriviamo regole e leggi, stabiliamo diritti e doveri. I poveri sono lo specchio dei nostri stili di vita. E proprio concentrando la sua riflessione sulle mani tese, il Papa getta una traboccante verità sugli intrecci di cui è fatta la società umana e che trovano luce dalla presenza dei poveri. L'elenco delle esemplificazioni inizia dai legami di bontà, dai vincoli d'amore che sono stati perle di gioia, balsami di grazia per i 'poveri' della pandemia: le mani tese dei medici, degli infermieri, degli amministratori, dei sacerdoti, dei volontari. Mani che hanno saputo trasformare i deboli, gli impotenti, in persone libere e liberate, più felici di un re! La loro solerte tenerezza ha sanato, ammorbidito, salvato dall'abbandono e dalla paura. Alla potenza delle mani tese nella supplica e nell'impegno verso i poveri, il Papa contrappone le mani tese di chi, con apparente innocenza, getta la vita di tanti nella condanna, nella maledizione. Dure sono le scene concrete che vanno a dare esempio di queste mani tese all'incontrario, rispetto alle prime, che distruggono la dignità 'regale' di ogni creatura umana, rendendola inumana e schiava. «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo». Le parole che Dio, dai rami di un roveto che arde senza consumarsi, rivolge a Mosè nel terzo capitolo del libro dell'Esodo segnano l'inizio della storia, di una storia veramente umana, una storia di salvezza. Prima di queste parole l'uomo era solo un elemento naturale in mezzo ad altri viventi suoi simili, aggiogato al ritmo ciclico della natura, all'interno di una dura lotta per la sopravvivenza che sfociava sempre in una legge, quella del più forte. Ora accade un fatto nuovo. Qualcuno, al di sopra della natura, il creatore stesso, interviene, viene dentro la storia, “scende” per liberare l'uomo di cui prova compassione per la sua “miseria”. Questa discesa avviene perché si realizzano, insieme, tre azioni: osservare, udire, conoscere. Questa storia, come tante altre raccontate dalla Bibbia, avviene sempre, ogni giorno: Dio chiama e propone, l'uomo risponde. Può farlo perché ne è capace, è responsabile. A volte lo fa, ma non sempre, e quando l'uomo non risponde ritorna ad essere un elemento solamente naturale. Lo si riconosce dal fatto che mette a dormire la propria responsabilità, la mette “in letargo”. È questa l'espressione che il Papa ha utilizzato nel suo ultimo Messaggio per la giornata mondiale dei poveri. C'è bisogno di un intervento soprannaturale per interrompere questo ciclo apparentemente ineluttabile e questo puntualmente avviene grazie al fatto che, come ricordava Pascal, «l'uomo supera infinitamente l'uomo». Questo intervento si esprime in un gesto che il Papa ha voluto indicare come titolo del suo messaggio: il tendere la mano al povero. Un gesto che oggi, anche in questo momento di drammatica crisi, avviene spesso, ogni giorno, solo che non ce ne accorgiamo. Il gesto di tendere la mano al povero, osserva il Papa, «fa risaltare, per contrasto, l'atteggiamento di quanti tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch'essi complici. L'indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano». Si diventa collaboratori della tenerezza di Dio o indifferenti non tutto di un colpo ma attraverso un “cibo quotidiano”. «Non ci si improvvisa strumenti di misericordia»: «È necessario un allenamento quotidiano, che parte dalla consapevolezza di quanto noi per primi abbiamo bisogno di una mano tesa verso di noi. Dobbiamo tenere gli occhi fissi, cioè osservare. E obbedire, cioè mettersi in ascolto, perché c'è un grido nella storia degli uomini che deve essere ascoltato. Così si arriverà a conoscere le sofferenze degli altri. Solo se si conoscono le sofferenze, se le si riconoscono, si può veramente passare all'azione del venire incontro, soccorrere, salvare. Su questo passaggio il Papa ha parole quanto mai nette e Pag.8


inequivocabili: «Non possiamo sentirci “a posto” quando un membro della famiglia umana è relegato nel nulla e diventa un'ombra. Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità». È un discorso che ha senz'altro conseguenze politiche ma prima ancora è profondamente umano e autenticamente cristiano, rivolto al popolo dei cristiani, che per loro natura non possono, su questa terra, sentirsi “a posto”. Don Renato

Estate 2020 Anche l'estate di questo 2020 anomalo sta spegnendosi. L'aria è cristallina, l'umidità scomparsa, i parcheggi in Loano disponibili, il mare di nuovo nostro come d'inverno. Tra poco riapriranno le scuole e l'ACR al sabato (certo in modo diverso). Abbiamo bisogno di incontrarci, anche distanziati! Che freddo è diventato a messa lo scambio della pace. Forse, pur non stringendoci la mano, potremmo farci un sorriso, perché il senso di questo gesto non vada perduto. Questa estate la San Pio è stata un alveare di attività: la pesca di beneficienza, la mini sagra. Queste iniziative, oltre che a raccogliere fondi, sono servite ad avvicinare le persone (quanti volontari si sono alternati in questi servizi), a ritrovare vecchi amici, a rinsaldare legami. In questo tempo ci siamo resi conto del privilegio della nostra comunità di avere due preti come Don Luciano e Don Antonello, così come Azione Cattolica, abbiamo pensato di ingegnarci a pregare per le vocazioni, dedicando il mercoledì a questo scopo, e recitando: “Manda o Signore santi sacerdoti alla tua chiesa” ogni giorno (io aggiungerei anche: “Rendi santi o Signore i sacerdoti della tua chiesa”). La comunità messa alla prova dalla pandemia, risponde sia pure con sofferenza, e cerca di ripartire con più forza perché ha capito che la sua unica forza è Cristo. Giosetta

AGESCI Loano 1

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La fede e la pandemia È la prima volta che scrivo sul giornale della mia parrocchia e l'occasione mi viene offerta da questa pandemia. La nostra chiesa, per tre mesi non ha avuto celebrazioni aperte al pubblico. Durante la quarantena tutti abbiamo potuto riflettere sulla nostra vita che non sarebbe stata mai più come prima. Io mi sono chiesta come mai il Signore avesse permesso a questo virus di provocare tante morti precoci e tanta inutile sofferenza. Per questo motivo avevo maturato la decisione di non tornare più in chiesa a pregare quel Dio che si stava dimostrando tanto ingiusto verso l'umanità intera! Ipotizzavo anche che la pandemia avesse fatto perdere la fede a molti cristiani e, quindi, alla riapertura, le chiese sarebbero state frequentate meno di prima. Invece, il 18 maggio scorso, ho notato, con mia grande sorpresa, che tanti erano ritornati a partecipare alle SS. Messe! un'amica mi ha confermato che, i primi giorni, c'è stato addirittura un aumento di fedeli partecipanti alle funzioni! Mi sono domandata come fosse possibile che così tanta gente non avesse capito che Dio non ci aveva protetto adeguatamente. In seguito ho dovuto ammettere che parecchi cristiani irriducibili sono anche istruiti, la loro fede è autentica e non è legata alla superstizione o alla forza dell'abitudine. Sicuramente ci sarà qualcuno, fra di loro, che conosce la famosa scommessa su Dio del filosofo francese Blaise Pascal: se scommettiamo sull'esistenza di Dio abbiamo tutto da guadagnare e niente da perdere. E poi, voglio aggiungere che mi mancavano le omelie di Don Luciano e Don Antonello, due bravi sacerdoti che sanno parlare dal pulpito e farsi ben capire ed apprezzare da tutti noi. Allora ho deciso di ritornare alla Messa della domenica e di continuare a far parte di questa comunità parrocchiale. Sopportatemi… Lucia Rancati

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Consultorio Diocesano La nostra Diocesi può contare su un eccellente CONSULTORIO DIOCESANO che opera in due poli: "Consultorio Diocesano Profamilia", che ha sede in Via Privata Gazzano 10, IMPERIA; telefono: 0183297677; sito: www.associazioneprofamilia.it; pagina Facebook: Consultorio Diocesano Profamilia. "Consultorio Diocesano di Albenga", inaugurato lo scorso anno dal nostro Vescovo Mons. Borghetti, con sede in Piazza del Popolo 6, ALBENGA; telefono: 339-8540477. Mentre il primo funziona da tanti anni, quello ingauno, essendo nuovo, ha parecchie difficoltà. In entrambi operano molte figure professionali tra cui: lo psicologo, il pedagogista, il consulente familiare, l'assistente sociale, il consulente etico, l'ostetrica, l'avvocato, e tanti altri, ma, perché il servizio sia efficiente, occorrono anche VOLONTARI disponibili a fare SERVIZIO di SEGRETERIA; questi mancano completamente per la zona di Albenga. C'è bisogno di persone disponibili a tenere aperta la sede almeno qualche ora al giorno; se qualcuno volesse dedicarsi a questo servizio, che richiede semplicemente riservatezza e tempo, può rivolgersi al proprio parroco. È una priorità rendere questo importante servizio operativo, soprattutto oggi; il Consultorio Diocesano di ispirazione cattolica è un luogo dove si possono ottenere chiarificazioni e sostegno in momenti di crisi, difficoltà o crescita per la vita del singolo, della coppia e della famiglia; offre il proprio intervento a gruppi, parrocchie, scuole, istituzioni per l'organizzazione di momenti formativi ed educativi. I principali obiettivi: concorrere alla prevenzione del disagio, fornire un primo sostegno a chi si trova davanti ad una malattia rara, o ad una disabilità, promuovere lo star bene con se stessi, dare alla coppia aiuto per una corretta comunicazione in famiglia e per una genitorialità responsabile, favorire, con incontri e corsi specifici, la conoscenza di sé e la crescita personale e relazionale. Garantire questo servizio, soprattutto in questo tempo, è segno, non solo di civiltà, ma anche di Speranza! Laura

Festa di San Pio X, 21 agosto

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Profile for Franco Mantegazza

Giornale della Parrocchia di Settembre 2020  

Giornale della Parrocchia di Settembre 2020  

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