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Naturalmente l’obiettivo migliore sarebbe che un intero comparto, come la Cultura, unificasse una terminologia gestionale. In mancanza di ciò, è sempre più opportuno dichiarare il proprio glossario a priori; cosa tuttavia facile e ormai diffusa nelle trattazioni scritte, molto più complessa nella quotidianità dei rapporti di lavoro. L’ambito generale cui si possono ricondurre le attività dello Spettacolo è quello dei servizi culturali, anche se ovviamente questa definizione non si confà agli eventi e ai soggetti tipicamente imprenditoriali presenti nello Spettacolo. Attualmente il concetto di cultura sfugge a canonizzazioni scientifiche o accademiche; la contaminazione dei generi e l’instabilità delle etichette sono innegabili. In ogni caso i significati intellettuali, etici, antropologici, esulano dalla presente trattazione. Altrettanto sproporzionato sarebbe avventurarsi nelle megatematiche in cui l’argomento è attualmente immerso, fra cui due: il rapporto fra le concezioni globalistiche e quelle localistiche della cultura, con relativo indebolimento dei valori nazionali condivisi; la progressiva mutazione della tecnologia da strumento ad “ambiente” che ormai sovrasta i contenuti, con relativo tramonto dei riferimenti ideologici. La democratizzazione della cultura rischia di diventare una anarchia delle culture inscritta in una dittatura della comunicazione. In realtà, poiché la Qualità chiede la trasparenza delle definizioni come prerequsito, questa imprendibilità concettuale, che è stata felicemente definita “danza delle culture” (cfr. Breidenbach-Zukrigl, Bollati Boringhieri, 2000), non è metodologicamente accettabile. Pertanto si ricorre a nozioni meramente politico-amministrative. Da questo punto di vista le cose di interesse artistico, storico, archeologico, etc, della legge 1.089/1939 sono diventate “beni e attività culturali” nelle normative più recenti. In una accezione più economica vale la ripartizione che declina l’oggetto cultura in quattro macrocomponenti: i beni (artistici, librari, architettonici, etc), lo spettacolo dal vivo, gli audiovisivi (compreso il cinema), l’editoria. L’offerta di questo patrimonio ai cittadini-consumatori passa attraverso varie forme di servizio. In Qualità il servizio viene ritenuto un prodotto intangibile risultante dalle attività all’interfaccia fra il fornitore e il cliente. Questa definizione calza ai servizi di rilevanza sociale, da quando il legislatore ha posto in primo piano i diritti del cittadino-utente (all’informazione, al comfort, alla personalizzazione, e anche al “consenso” cioè alla valutazione immediata della qualità del

Qualityshow  
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FERRARI Franco, QualityShow. Qualità gestionale e sistema-sala. Norme ISO e attività dello Spettacolo, FrancoAngeli, Milano, 2000.

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