Page 70

La progressiva aziendalizzazione delle strutture dello Spettacolo è inarrestabile ed è già in atto: sui fronti dei modelli organizzativi interni, della qualificazione delle risorse umane e della trasparenza della conduzione economica. I criteri di sovvenzionamento si fondono innanzitutto sulla quantità espressa numericamente dai costi sostenuti da ciascun beneficiario e sulla qualità artistica e progettuale delle attività svolte, ma si evidenziano altri parametri: i requisiti tecnicoprofessionali dei richiedenti, la stabilità occupazionale delle loro aziende, la validità organizzativa e gestionale delle loro strutture. Si fa strada il principio che il “saper gestire" è complementare al “saper produrre”, anche se per ora non è congruamente premiato; tuttavia ci si deve adoperare perché non sia più prevalente il quanto si fa, ma vengano esaminate prioritariamente la qualità del cosa si fa (arte) e la qualità del come lo si fa (gestione). Lo Stato (e gli stessi soggetti dello Spettacolo) tendono ancora ad una forte centralizzazione, ma un riequilibrio con i poteri decentrati è inevitabile. Le leggi citate avocano allo Stato l’individuazione di vari requisiti, ma “aprono” al territorio. Una equità distributiva dello Spettacolo, più volte richiamata tra le finalità del nuovo dicastero, non può significare soltanto una attenzione del centro verso la periferia “disagiata”, ma anche una crescita del ruolo delle autonomie locali. Le Regioni sono chiamate a verificare il perseguimento degli obiettivi e il corretto uso delle risorse. Gli enti locali devono fare monitoraggio delle attività di loro pertinenza; possono entrare nelle gestioni e persino nell’esercizio; portano prepotentemente gli interessi dell’identità locale e il protagonismo della domanda, cioè la priorità dei diritti del cittadino-utente. I poteri decentrati considereranno sempre più lo Spettacolo un servizio giudicato sulla base della soddisfazione delle loro comunità, e condizioneranno i finanziamenti al rispetto di requisiti. Chi quotidianamente siede ad un tavolo organizzativo dello Spettacolo, sa che il contesto normativo fin qui tracciato è determinante, ma è “aggravato” da un ulteriore gruppo di riferimenti “esterni”, come quelli di natura tecnica la cui cogenza è pesante e spesso si accompagna a responsabilità penali. Basti pensare alla mole di produzione legislativa negli ultimi anni e all’estrema difficoltà che incontra chi vuole orientarvisi. Si pensi al DM 19.08.1996 n°149 “Approvazione della regola tecnica di

Qualityshow  
Qualityshow  

FERRARI Franco, QualityShow. Qualità gestionale e sistema-sala. Norme ISO e attività dello Spettacolo, FrancoAngeli, Milano, 2000.

Advertisement