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indispensabile ma comunque non risolutivo), e sul piano della gestione hanno definitivamente posto la necessità di deburocratizzare e modernizzare le organizzazioni. Lo stesso concetto di nonprofit, che si è diffuso, non rimanda alla mancanza di fini di lucro, ma al fatto che un’organizzazione non lucrativa sia comunque gestibile come un’azienda. Segnali si erano già avuti con alcuni provvedimenti: per esempio, la L. 78/1997 che sopprimeva la tassa di ingresso ai musei statali e consentiva l’adozione di moderne forme di vendita, potenziate dal D 24.03.1997 n°139 che finalmente regolamenta quei “servizi aggiuntivi” (punti vendita, informazione, ristoro, editoria, pulizia, vigilanza, etc) introdotti dalla storica legge “Ronchey” 14.01.1993 n°04; inoltre questi incentivi alla vendita sono stati perfezionati dall’abolizione dell’imposta che gravava sugli spettacoli dal 1972. Ma l’apparire delle leggi Bassanini comporta un’attenzione particolare verso la gestione degli enti, da una parte, e dall’altra verso la riforma della organizzazione dello Stato, complementare all’avvio di un decentramento di poteri a Costituzione invariata. L’ingegneria istituzionale indirizza la ricerca di forme gestionali privatistiche soprattutto verso la fondazione, figura giuridica indicata dal Codice Civile. Ci sono altri esperimenti (si veda il DLgs 29.01.1998 n°19 “Trasformazione dell’ente pubblico La Biennale di Venezia in persona giuridica privata denominata ‘Società di cultura La Biennale di Venezia’, a norma dell’art.11 della L. 15.03.1997 n°59”), ma è indubbio che negli ultimi anni tutti considerano il ricorso alla forma fondazione una panacea per ogni ente culturale, anche nelle varie “correzioni” che si stanno inventando, prima fra tutte la “fondazione di partecipazione”. Sono state le fondazioni di origine bancaria ad alimentare il mito, in quanto soggetti nuovi destinati a riversare nel sociale, e quindi anche nell’arte e nella cultura, un capitale fresco e cospicuo. Nate nel 1990 soprattutto per consentire alle banche di entrare nel mercato competitivo in forma di società per azioni, le fondazioni derivate non possono sottrarsi alla storica missione altruistica delle casse di risparmio e devono diventare una rilevante risorsa per la valorizzazione del territorio sul piano socioculturale, con ciò facilitando un certo ritiro del capitale pubblico almeno locale (non per nulla i governi comunali hanno cercato subito di assaltare i consigli d’amministrazione di queste diligenze cariche d’oro). Lo sponsor, ancorché rivelatosi un filone facilmente esauribile, manifesta non solo la sua legittima volontà di controllo dei risultati, ma soprattutto una tendenza a considerarsi un gestore migliore rispetto alla parte pubblica. La forma gestionale

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FERRARI Franco, QualityShow. Qualità gestionale e sistema-sala. Norme ISO e attività dello Spettacolo, FrancoAngeli, Milano, 2000.

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