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essere un fast-food ma un vero salto qualitativo dell’esercizio, come dice Lionello Cerri in veste di esercente/produttore (cfr. “Giornale dello Spettacolo”, n°15/1999). La stessa gestione aziendale interna è costantemente modernizzata almeno dagli esercenti più preparati, consapevoli che l’esito nei confronti del pubblico dipende anche dai processi organizzativi interni; basta sfogliare le dichiarazioni di Ernesto Di Sarro per conto degli esercenti cinematografici. “Al cinema devono arrivare prodotti che abbiano le caratteristiche di cui il mezzo ha bisogno: originalità, fantasia ed emozioni, evento spettacolare o culturale. Ci vuole un sistema che assorba e medi in modo accettabile la maggior parte del prodotto che viene realizzato; quello attuale è inadeguato a dare risposte efficaci. Ha in sé potenzialità di autocorrezione (si pensi al prolungamento della stagione) ma ha anche bisogno di profonda innovazione: ad esempio, è inimmaginabile che il sistema-sala sia da solo in grado di assolvere ai compiti essenziali e irrenunciabili di sperimentazione e formazione”. Il cinema ha questa chiarezza: la centralità della sala. Il successo del cinema nel Novecento è stato anche il successo della sala. Il distacco netto fra la realizzazione del prodotto e il suo consumo, le differenziazioni professionali fra produttori ed esercenti, hanno agevolato, al contrario dello spettacolo dal vivo, un’attenzione particolare al momento dell’incontro fra l’offerta e la domanda. La rinascita degli ultimi anni, dopo un vero e proprio crollo delle presenze, si deve anche alla reinvenzione dei contenitori e dei servizi agli spettatori. “Cinema” significa di nuovo, nonostante l’apocalisse televisiva, “andare al cinema”, in un luogo identificabile, rituale. Ciò dipende, beninteso, dal prodotto-film, ma anche da un grande investimento tecnologico delle sale, dalla loro rinnovata capacità di accoglienza del pubblico e dalle loro metamorfosi; si veda il ciclo monosalaoligosala-multisala-multiplex illustrato in una ricerca del 1992 della SDA Bocconi, “Il cinema italiano: imprenditorialità, efficienza, innovazione”. La sala cinematografica è ridiventata la sede di linguaggi diversi, iconici, emotivi, culturali, in grado di coinvolgere tutti i tipi e le età di spettatori; l’unico luogo in cui si attua una “vera” conciliazione fra Arte e Mercato. I gestori del cinema e della musica popolare sanno quindi che rinnovare l’efficienza e l’efficacia non è fatica da poco, ma ci sono imprenditorialmente abituati. Gli operatori del teatro e della musica istituzionali attribuiscono “qualità” in primo luogo ai loro prodotti, e non concepiscono il valore artistico dei prodotti stessi come un prerequisito in attesa del confronto con il cliente, ma

Qualityshow  
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FERRARI Franco, QualityShow. Qualità gestionale e sistema-sala. Norme ISO e attività dello Spettacolo, FrancoAngeli, Milano, 2000.

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