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ingolfata altresì da un eccesso di soggetti, con forme gestionali diseguali. La Qualità non può rimediare al morbo dei costi dello Spettacolo; non sul piano degli incassi (che non ammortizzeranno mai sufficientemente), dello sviluppo della tecnologia (tranne il cinema, lo Spettacolo deve difendere il suo artigianato), del valore materiale (gli spettacoli non sono beni), del prestito pubblico (ci si sta provando, ma il vero finanziamento dei cittadini è l’acquisto del biglietto), del credito (gli interessi sono schiaccianti, a meno che le fondazioni bancarie non facciano miracoli), dei servizi aggiuntivi (sono ormai indispensabili ma non provvidenziali). Nello Spettacolo i singoli possono guadagnare moltissimo (se si sente dire che nessuno si è mai arricchito con il teatro, è falso; in alcune occasioni è probabile che gli stessi contributi diventino un lucro per i beneficiari), ma il complesso del comparto richiede un sovvenzionamento pubblico, per contenere il quale bisogna spingere ad amministrare bene, non a rivolgersi al mercato tout court come dagli anni ’90 la stessa mano pubblica sembra sostenere. Il fatto che lo Stato contribuisca e investa nello Spettacolo dovrebbe significare essere parzialmente sottratti al mercato, poter perseguire altri scopi. La garanzia è la gestione sana, un proficuo rapporto con il privato, una corretta connotazione nonprofit. Lo Stato, o altri mecenati pubblici, possono continuare a fare assistenzialismo e contemporaneamente invitare all’ingresso sul mercato, ma certamente devono modificare i loro parametri ed è giusto che le categorie professionali partecipino, almeno consultivamente, a tali ridefinizioni. I cittadini hanno, insieme, il peso fiscale che dà loro il diritto a servizi efficienti, e il costo diretto di tali servizi sempre più elevato. La Qualità è una buona bussola per cercare i punti di equilibrio delle diverse azioni da intraprendere. Paradossalmente la Qualità è difficile da “unificare”; tutti pensano di possederla, come ci insegna la frase di Pirsing che apre questo libro. Ma la Qualità organizzativa è antica; ce lo ricorda la citazione di Juran in chiusura; è un valore che parte da lontano, magari dall’onestà intellettuale e dall’umiltà professionale di ciascuno.

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Qualityshow  
Qualityshow  

FERRARI Franco, QualityShow. Qualità gestionale e sistema-sala. Norme ISO e attività dello Spettacolo, FrancoAngeli, Milano, 2000.

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